Geloni alle mani e ai piedi: sintomi e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE RAIN TORNADO COLD WATER OMBRELLO TEMPO BOSCO FOGLIE SECCHE AUTUNNO INVERNO CLIMA METEO METEREOPATIA WINTER SNOW NEVE AUTUMN LEAVES WOODS WALLPAPER Alone-sad-girl-lonely-wGeloni alle mani e ai piedi: vediamo i sintomi e i rimedi naturali per contrastarli. Sono delle reazioni cutanee causate da un rapido passaggio dal freddo ad una temperatura calda. Si provoca un vero e proprio danno termico ai capillari, i piccoli vasi sanguigni nella pelle, con una risposta infiammatoria che si manifesta con gonfiore, prurito e vesciche nella parte del corpo interessata. Queste condizioni possono essere idiopatiche o associate a malattie della circolazione o del tessuto connettivo. Non bisognerebbe trascurare il problema, se non si dovesse risolvere in poche settimane, visto che c’è un rischio di complicazioni, come infezioni o ulcere cutanee.

Sintomi

I sintomi possono comparire in seguito all’esposizione delle mani o dei piedi ad una temperatura fredda e possono peggiorare se si entra a contatto successivamente con il caldo. Si può verificare dolore al piede o alla mano, oltre a gonfiore, arrossamento e prurito nella parte del corpo interessata, la comparsa di vesciche e ulcere o cambiamenti nel colore della pelle.

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Cause

Con una temperatura bassa si può verificare una costrizione vascolare; accade il contrario in presenza di una temperatura più alta: avviene una vasodilatazione. Con un rapido passaggio dal freddo al caldo, la dilatazione dei capillari può verificarsi in maniera più veloce rispetto a quella che interessa i grandi vasi sanguigni. Questo potrebbe causare la fuoriuscita di componenti ematiche nei tessuti e successivamente la comparsa dell’infiammazione sulla pelle. Fattori di rischio sono, oltre ad una tendenza familiare, anche un basso peso del corpo, il periodo invernale e un’esposizione prolungata della pelle al freddo. Contrariamente a quanto si possa pensare, i geloni non si verificano più di frequente nei luoghi più freddi, visto che in questi casi c’è una temperatura più secca e ci si adegua più facilmente alle condizioni climatiche con l’abbigliamento adatto. Una maggiore possibilità di sviluppo dei geloni può essere presente negli individui che fumano, nelle donne e nelle persone con malattie vascolari o del tessuto connettivo. Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’assunzione di alcuni farmaci, come i beta-bloccanti.

Prevenzione

E’ possibile attenersi a delle regole molto semplici per prevenire i geloni. Specialmente nel caso in cui si sia maggiormente a rischio di esporsi a questo problema, bisognerebbe coprire le parti del corpo esposte alle temperature estreme, indossare un abbigliamento a strati, con guanti e accessori che riescano a mantenere una temperatura del corpo più calda. In presenza di un’esposizione al freddo, bisognerebbe riscaldare mani e piedi in modo graduale, per evitare repentini cambiamenti di temperatura.

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Cura

Cosa fare? Se si è in presenza di un danneggiamento della pelle, bisognerebbe procedere a pulire la parte del corpo interessata con un antisettico e proteggere le ferite. Per diminuire la sensazione di prurito e il gonfiore, potrebbe essere utile una crema a base di corticosteroidi.

Esiste una terapia con i farmaci per contrastare i geloni nei casi più gravi, che viene attuata con la nifedipina, un farmaco capace di far diminuire la pressione sanguigna e di provocare la vasodilatazione. E’ necessario in ogni caso mantenere la pelle delle mani o dei piedi asciutta, al riparo da fonti di calore, e non graffiare la parte interessata dal problema.

Rimedi naturali

I geloni possono essere combattuti efficacemente con i rimedi naturali. In particolare si rivelano utili tutte quelle cure naturali con soluzioni che hanno la proprietà di riattivare o favorire la circolazione del sangue, come gli impacchi con arnica, ortica e lavanda, erbe ricche di resine e oli con azione decongestionante. In alternativa si può utilizzare il pepe di Cayenna in polvere, da applicare sulla parte della mano o del piede interessata da queste formazioni dolorose, se la pelle non è ferita. Ecco i dieci migliori rimedi naturali:

1) Impacchi alle erbe

L’enciclopedia “La salute senza medicine. Curiamoci con le erbe medicinali” suggerisce impacchi di erbe specifiche contro i geloni. Si tratta di erbe ricche di tannini, resine e oli essenziali ad azione decongestionante. Tra di esse vengono segnalate arnica, ortica, ruta e lavanda.

2) Pepe di Cayenna

Il pepe di Cayenna è tra le spezie che aiutano a migliorare la circolazione. Potrebbe essere utile applicare sulla parte interessata dal gelone del pepe di Cayenna in polvere. Non utilizzate questo rimedio se la pelle è screpolata o ferita, per non aumentare il bruciore.

3) Rape

Tra i rimedi della nonna contro i geloni troviamo le rape. È possibile attenuare il problema strofinando sulla pelle delle fettine di rapa. Oppure, secondo un altro rimedio casalingo, potrete provare ad attenuare i geloni immergendo per un paio di minuti le parti interessate in acqua portata ad ebollizione con alcune fettine di rapa.

4) Rafano

Un altro rimedio casalingo, che promette di condurre alla completa scomparsa dei geloni, consiste nello strofinare con delicatezza sulle zone interessate da arrossamento e gonfiore, delle fettine di rafano. Potrete anche applicare il rafano a fette sulla parte, fasciare senza stringere troppo, e lasciare agire per attenuare il problema.

5) Succo di limone

Si tratta del rimedio naturale più semplice da applicare in caso di geloni. I limoni sono tra gli ingredienti, che insieme ad altri agrumi, dovremmo consumare ancora di più in inverno per arricchire la nostra alimentazione di vitamina C. Tra i rimedi naturali contro i geloni troviamo il consiglio di strofinare le dita delle mani e dei piedi con del succo di limone.

6) Decotto al Sedano

Ecco un altro ingrediente che proviene direttamente dalla cucina e che è presente nella nostra spesa invernale e autunnale: il sedano. Dovrete cuocere alcuni gambi di sedano in mezzo litro d’acqua per almeno un’ora. Otterrete così una sorta di decottoin cui potrete immergere, una volta tiepido, le dita colpite dai geloni due o tre volte al giorno.

7) Patate

Le fette di patate sono tra i rimedi più conosciuti per alleviare i rossori in caso di scottature solari. Il loro impiego può risultare utile anche in caso di pelle irritata dal freddo e di geloni. Dovrete strofinare delicatamente delle fettine di patata sulle parti colpite. L’amido contenuto nelle patate dovrebbe aiutarvi ad attenuare il problema.

8) Oli alle erbe

I massaggi effettuati sulle dita e sulle parti colpite dai geloni con oli a base di erbepotrebbero risultare utili per trovare sollievo. Potrete utilizzare degli oli aromatizzati preparati in casa, o dall’erborista, con rosmarino, menta o eucalipto, con la raccomandazione di non applicarli in presenza di ferite o abrasioni. Possono risultare utili anche gli oli – o oleoliti – preparati con arnica o calendula.

9) Cipolla

La cipolla è un ortaggio dalle numerose virtù curative. Si tratta di un vero e proprio antibiotico naturale, noto come rimedio benefico fin dall’antichità. Contro i geloni si suggerisce l’applicazione di succo fresco ricavato dalla cipolla, di fettine di cipolla o di cipolla tritata sulle parti interessate dal problema.

10) Equiseto e rosa canina

Una tisana a base di equiseto, anche noto come coda cavallina, potrebbe essere utile per attenuare i geloni provocati da problemi di circolazione. L’equiseto può aiutare i tessuti dell’organismo danneggiati dal gelone a tornare alla normalità. Un altro rimedio utile è costituito dalle tisane alla rosa canina. Chiedete al vostro erborista maggiori informazioni in proposito.

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Differenza tra infarto ed angina

MEDICINA ONLINE GLICEMIA INSULINA SANGUE DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ORMONE PIASTRINE GLOBULI ROSSI BIANCHI GLUCAGONE TESTOSTERONE ESTROGENI PROGESTERONE CUOREL’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris sono due malattie del cuore derivanti da un’alterazione a livello delle arterie cardiache, le quali causano mancanza di ossigeno e scarso afflusso di sangue verso il cuore, producendo varie conseguenze secondo la patologia. Sebbene entrambe siano malattie coronariche e abbiano punti in comune, ci sono divergenze tra di esse.

Infarto del miocardio ed angina pectoris sono entrambe sindromi coronariche ma si distinguono per essere di diverso tipo. Per cominciare l’infarto è acuto, il che significa che avviene in un determinato tempo relativamente ristretto (anche se le cause che lo determinano possono instaurarsi gradatamente nel tempo), invece l’angina pectoris è di tipo cronico.

La causa di entrambe le sindromi coronariche è un’ostruzione delle arterie coronariche. La differenza fra una e l’altra parte dal fatto che nell’infarto l’ostruzione di queste arterie è completa portando alla morte del miocardio (muscolo del cuore) mentre, nel caso dell’angina pectoris troveremo un’ostruzione parziale che porta a un danneggiamento.
Quindi, la morte o necrosi del miocardio negli infarti è prodotta dalla perdita di ossigenazione totale del cuore. Invece nell’angina pectoris la mancanza di ossigeno è transitoria.

L’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris hanno in comune un sintomo: il dolore precordiale che si caratterizza per essere intenso e irradiarsi dallo sterno verso: braccia, colonna vertebrale, collo, mandibola e persino la bocca dello stomaco. Al contempo, il dolore serve per differenziare entrambe le patologie cardiache; nel caso dell’infarto il dolore appare a riposo, ha una durata di 30-45 minuti. Per contro, il dolore dell’angina pectoris compare generalmente con lo sforzo (esercizio, attività sessuale), si allevia con il riposo e non dura più di 2 o 3 minuti. E’ importante però ricordare che esistone un tipo particolare di angina, definita “instabile”, in cui il dolore può comparire anche a riposo.

L’infarto acuto del miocardio è un’emergenza medica: l’intervento tempestivo del medico salva la vita al paziente; l’angina pectoris non è una urgenza medica, tuttavia questo non significa che deve essere sottovalutata.

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Differenza tra cc e ml

MEDICINA ONLINE STUDIO STUDIARE LIBRO LEGGERE LETTURA BIBLIOTECA BIBLIOGRA LIBRERIA QUI INTELLIGENTE NERD SECCHIONE ESAMI 30 LODE UNIVERSITA SCUOLA COMPITO VERIFICA INTERROGAZIONE ORALE SCRITTO Library PICTURE HD WALLPAPERC’è differenza tra cc e ml? Per poter rispondere è importante prima di tutto conoscere il significato delle due sigle: ml sta per millilitri, mentre cc sta per centimetro cubo. Per calcolare il volume dei liquidi o dei solidi, si misura la capacità dei contenitori che li custodiscono; quindi riportando alla luce qualche nozione di aritmetica, il volume della sostanza è uguale alla capacità del recipiente che la contiene. L’unità di misura dominante delle capacità è il litro. Il suo equivalente al volume è il centimetro cubo. Dopo questa premessa, alla domanda “c’è differenza tra cc e ml?” la risposta è negativa, perché hanno lo stesso valore ossia: 1 ml è uguale a 1 cc. Il problema si presenta quando si deve quantificare la misura e non si sa come fare.

Prima di somministrare dei farmaci si legge il dosaggio indicato sul foglio illustrativo. Se si tratta di gocce la posologia viene espressa in ml che corrisponde a un numero preciso di gocce. Se si tratta di uno sciroppo è il tappo a fungere da dosatore. Difficilmente si sbaglia la somministrazione poiché vicino alla misura, per esempio 1 ml, c’è sempre l’equivalente in gocce (25 gocce). Quando si tratta di seguire una ricetta culinaria, la situazione si complica un po’ perché non tutti hanno in casa un bicchiere dosatore.

Come comportarsi se nella ricetta viene richiesto 100 ml di latte? In questo caso è importante sapere che un bicchiere di carta contiene 200 ml di liquido. Perciò 100 ml è la metà del contenitore. Se invece di 100 ml vengono richiesti 100 cc, bisogna prendere come dato di riferimento il solito mezzo bicchiere di plastica, poiché i millilitri e i centimetri cubi fanno parte della stessa unità di misura dei liquidi. Ora che finalmente è stato spiegato quale differenza c’è tra cc e ml la prossima volta che ci si ritrova ad avere 1000 cc è d’obbligo sapere che corrispondono a un litro e a 1000 ml.

Se non si ha il bicchiere dosatore ma soltanto una bilancia, come si fa a sapere un’unità di misura per liquidi a quanti grammi corrisponda? Come è stato detto in precedenza i centimetri cubi calcolano non solo il volume dei liquidi, ma anche il volume dei solidi. Supponiamo di leggere gli ingredienti di una ricetta dove viene chiesto di aggiungere all’impasto 300 cc di latte intero. Con il bicchiere dosatore si andranno ad inserire 300 ml di liquido, mentre se si andasse ad utilizzare la bilancia si dovranno unire 300 grammi di latte. Per sintetizzare l’argomento 1 litro di acqua corrisponde a 1000 ml, oppure 1000 cc, oppure 1000 grammi. Quello che in apparenza potrebbe apparire complicato in realtà è semplice, l’importante è capirne il concetto.

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Differenza tra mare ed oceano

MEDICINA ONLINE SOLE MARE ABBRONZATURA PELLE CUTE MELANINA SPIAGGIA MARE DONNA OMBRELLONE COSTUME SEA SAND GIRL BEACH SWIMMING WALLPAPER HI RES PICS PICTURE PHOTO BEAUTIFUL VETRO UVA UVB ULTRAVIOLETTI RADIAZIONE CANCRO NEONonostante vi siano differenze tra mare e oceano, spesso questi termini vengono usati indistintamente per indicare vaste distese d’acqua salata, ma mare e oceano non sono sinonimi tra loro e presentano peculiarità differenti che ne determinano l’utilizzo; vediamo cosa li contraddistingue. Il Mare è una distesa d’acqua salata che lambisce le coste di isole e continenti (quindi ben delimitata), ed è idrograficamente connesso ad un oceano attraverso dei canali. Lo Stretto di Gibilterra, ad esempio, separa Marocco e Penisola Iberica, collega Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico.

Talvolta ‘mare’ può essere utilizzato anche per indicare laghi, molto vasti o salati, che non presentano sbocchi sull’oceano, è il caso del Mar Caspio, Mar Morto o Mar di Galilea. Nella sua accezione generica, il termine viene utilizzato per indicare mari tropicali o acqua marina quando il riferimento è a quella oceanica. L’Oceano, a differenza del mare, è una distesa d’acqua salata dalle dimensioni maggiori non confinata, che può contenere al suo interno mari, con caratteristiche geologiche dei fondali differenti: se il mare è un bacino stabile, l’oceano presenta invece dorsali in continua espansione.

Certo queste due definizioni appaiono molto chiare: grande distesa d’acqua senza confini uguale oceano, mentre una discreta distesa d’acqua ben delimitata e connessa con l’oceano è un mare. Eppure bisogna tener di conto anche delle differenti caratteristiche geologiche, che ci portano ad esaminare lo strano caso del Mar Mediterraneo. Il mare, come detto precedentemente, presenta un bacino stabile non più in espansione, l’esempio immediato è l’Adriatico, mentre il Tirreno geologicamente è un oceano.

Entrambi fanno parte del Mediterraneo, portando quest’ultimo a essere un ibrido tra i due (anche se, secondo la prima definizione data, è inequivocabilmente un mare). Ovviamente il Mediterraneo non è l’unico caso borderline; anche il mar Rosso, mare secondo la classificazione canonica, geologicamente parlando è un oceano in espansione. Sulla carta possiamo analizzare le differenze tra mare e oceano e fare ogni distinzione possibile e canonica, ma esaminando i singoli casi ci si trova davanti a situazioni che non sono facilmente indentificabili in una o nell’altra categoria.

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Arinia: la mancanza congenita del naso

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ARINIA MANCANZA CONGENITA DEL NASO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’arinia è una patologia caratterizzata dalla mancanza congenita del naso, spesso associata con altre malformazioni del cranio e dell’encefalo (aprosopia, ecc.). E’ una condizione rarissima: in letteratura si contano soltanto 29 casi. L’arinia congenita può essere parziale, qualora interessi soltanto le strutture nasali esterne, o totale, se coinvolge l’apparato olfattivo in toto (compresi nervi e bulbi olfattivi). Le cause possono essere molteplici: sono stati descritti casi associati ad inversione e trisomia del cromosoma 9, diabete materno, polidramnios. E’ molto difficile da trattare.

In foto potete vedere Eli Thompson, bambino nato in Alabama, affetto da arinia. Si può notare dalla foto che Eli sia stato sottoposto a tracheotomia, procedura chirurgica che prevede la perforazione della trachea e l’apertura di uno stoma per il passaggio di aria.

Questa malattia colpisce una persona ogni 197 milioni di persone. Quando pensate di essere sfortunati, ricordatevi di questo dolcissimo bimbo.

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Cosa fare quando si soffre per amore

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPERLa tua storia è giunta al capolinea e vi siete lasciati: come puoi smettere di soffrire per amore? Tutti abbiamo risorse di cui ignoriamo l’esistenza, ma che tiriamo fuori al momento giusto: questa abilità è la resilienza, ovvero quella capacità di reagire in maniera positiva a eventi traumatici e di riadattare positivamente la propria vita, restando umani e sensibili.

All’inizio quando una storia finisce entri nella fase dei pensieri tristi e inizi a dirti: “Non sarò mai più felice”, “Era l’unica persona al mondo che volevo”, “La mia vita è finita”. Ma la tua vita non è finita e sarai ancore più felice, solo che non lo sai. Ok, hai preso una rovinosa caduta, ma prima ti alzi in piedi e prima potrai uscirne. Se ti blocchi troppo a lungo, rischi di impantanarti nella sofferenza, il che potrebbe fermare i tuoi sentimenti per anni. Puoi decidere però di superarla, restando positiva per riprendere a vivere una vita felice.

Per superare la sofferenza devi attraversare due fasi: la prima consiste nell’accettare i sentimenti che provi; la seconda nell’andare avanti. Hai presente quando da bambina piangevi e te ne andavi dopo i dispetti che ti aveva fatto l’amichetta? Ecco, non ti sei bloccata e hai reagito. Devi fare la stessa cosa: puoi sfogarti, piangere e inveire ma poi vai via e riprendi la tua vita.

La sofferenza è causata anche dai sensi di colpa, da quel che poteva essere e non è stato a causa di parole dette o azioni fatte. Metti da parte quel che è stato e perdona te stessa perché se inizi a entrare in guerra con te stessa allora sei destinata a perdere: fai pace con te e ritrova il tuo equilibrio. Smetti di pensare “Che razza di persona sono?” e inizia a dirti: “Cosa posso fare?”.

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Impara ad accettare. Accetta la fine della tua storia senza più rimpianti o rimorsi. Quel che è stato è stato. Perdona te stessa per gli errori fatti e perdona il partner. Chiudi questo capitolo della tua vita nella scatola dei ricordi e vai avanti per la tua strada. L’accettazione fermerà anche il desiderio di tornare indietro e di sperare che non sia mai successo. Una volta che ti fermi in questa lotta la calma tornerà a regnare nel tuo cuore.

Accettare la realtà non è porsi in una posizione passiva e lasciare che tutto intorno a te accada. Non devi perdere il desiderio di agire. È piuttosto dire: “Mi ha lasciata, cosa posso fare per me ora?”. In questo modo prendi coscienza della realtà e la accetti per quella che è senza resistenza e senza confusione interiore, ma ponendoti nella condizione di iniziare a fare qualcosa partendo da te stessa che sei la persona più importante in assoluto.

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Lasciati andare al destino. Pensa che a volte le cose vanno come devono andare perché c’è un disegno più grande di tutti noi. Funziona! Perché ti senti subito più sollevata ammettendo che non sempre possiamo essere responsabili di tutto quel che ci accade e con un po’ di fiducia in te stessa riuscirai a ritrovare la tua strada maestra. Vedrai piano piano sorgere davanti a te tante nuove opportunità.

Ritrova l’equilibrio. Ci sono vantaggi e svantaggi in ogni situazione e prova a trovare i lati positivi di tutta la storia che ti è capitata. Non cercare giustificazioni, analizza con onestà chi ti ha causato questo dolore e perché, ma anche cosa di buono hai ricevuto e come ora puoi ritrovare il tuo equilibrio. Chiediti se ci sono dei vantaggi e se la fine della tua relazione non sia l’occasione per crescere e per imparare cose nuove, riaffermando il tuo potere nella vita.

Impara. Una storia finita rappresenta una grande esperienza e sai che certi errori non li commetterai più. Sai anche come dovrà essere la persona che ti starà accanto e cosa cerchi per la tua vita. Hai tempo per lavorare su te stessa e per migliorarti e per affermarti come desideri.

Sorridi. Un sorriso cambia sempre le prospettive e può essere fonte di gioia perché ha il potere di cambiare lo stato d’animo. Puoi sempre sorridere, anche quando la vita ti fa del male perché il sorriso è contagioso e fa stare bene te e chi ti sta accanto.

Esci dai pensieri negativi. La sofferenza si insinua in quel solco che tracciamo noi stessi con l’ossessione della perdita e così non riesci a pensare ad altro. Cambia le tue abitudini e inizia a fare qualcosa che non hai mai fatto. Potrebbe essere il momento giusto per fare quel viaggio che hai sempre desiderato, di iniziare a seguire un corso di yoga o di essere più gentile con chi ti circonda. Fai qualunque cosa che possa tirarti via dalla routine e vedi come il cambiamento modifica la natura della tua sofferenza.

Quando sperimentiamo il dolore, tendiamo a isolarci pensando che nessuno sta peggio di noi. Eppure sai che non è così. Entrare in contatto con qualcuno che soffre si rivela un antidoto alla sofferenza. Potresti non sentirti pronta ma appena il tuo dolore si allevia, esci dalla comfort zone e cerca di essere più gentile con chi ti sta intorno, vedrai i risultati molto velocemente.

Se credi di avere dei problemi con il tuo partner e non riesci a gestire da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare questo momento difficile.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Piede di Charcot: quali sono le cause della neuro-osteoartropatia?

Piede di CharcotLa neuro-osteoartropatia di Charcot (o “piede di Charcot”) è una malattia degenerativa su base infiammatoria che può insorgere in pazienti affetti da neuropatia ed è caratterizzata da un progressivo riassorbimento osseo delle articolazioni del piede (più raro l’interessamento di altre articolazioni), associato talvolta a crolli strutturali ed a marcate deformità, tali da richiedere nei casi più gravi il ricorso ad interventi di chirurgia correttiva o ad amputazione.

La patogenesi è legata a qualsiasi condizione da cui derivi la diminuzione della sensibilità periferica dolorifica, propriocettiva e del fine controllo motorio:

  • Neuropatia diabetica (oggi il più comune negli Stati Uniti, con conseguente distruzione del piede e della caviglia), con articolazione di Charcot in 1/600-700 diabetici. In relazione allo scarso controllo cronico glicemico.
  • Neuropatia alcolica
  • La paralisi cerebrale
  • Lebbra
  • Sifilide (tabe dorsale), causata dal Treponema pallidum microrganismo
  • Lesioni del midollo spinale
  • Mielomeningocele
  • Siringomielia
  • Iniezioni intra-articolari di steroidi
  • Insensibilità congenita al dolore

Sono state elaborate due principali teorie:

Neurotrauma: La perdita della sensibilità periferica dolorifica e propriocettiva porta a ripetuti microtraumi dell’articolazione; il danno, passando inosservato da parte del paziente neuropatico, progredisce e il conseguente riassorbimento infiammatorio dell’osso traumatizzato rende tale regione ancora più debole e suscettibile di ulteriori traumi. Si crea è un circolo vizioso. Inoltre, una diminuzione del fine controllo motorio genera posture che esercitano pressioni innaturali sulle articolazioni a cui conseguono microtraumatismi supplementari.

Neurovascolare: l’alterazione dei riflessi del sistema nervoso autonomo fanno sì che l’articolazioni desensibilizzata riceva un flusso di sangue significativamente maggiore. L’iperemia conseguente porta ad un aumento del riassorbimento osseo mediato dagli osteoclasti, e questo, insieme alle sollecitazioni meccaniche, porta alla distruzione ossea.

In realtà, entrambi questi meccanismi probabilmente un ruolo nello sviluppo della articolazione di Charcot.

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Fitoestrogeni: rimedi naturali in menopausa

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTE.jpgFitoestrogeni: molte donne ne hanno sentito parlare, poche sanno cosa sono davvero e come agiscono sull’organismo femminile?
Io amo chiamarli “ormoni verdi”! In pratica, sono estratti ricavati da piante a elevato potere estrogenico: la salvia, la soia, il trifoglio rosso, la cimicifuga racemosa. Si tratta di veri e propri estrogeni naturali, in grado cioè di agire al livello organico proprio come gli estrogeni della terapia sostitutiva, ma con un’azione molto più leggera, blanda e, di conseguenza, non dannosa per l’organismo. Questo significa, in parole semplici, che il fitoestrogeno è scarsamente attivo sia sull’utero sia sulla mammella (organi a rischio con la terapia estrogenica artificiale), ma beneficamente attivo sui principali organi che, invece, tendono a invecchiare e ad ammalarsi, come la pelle, il cervello, le ossa, il sistema cardiovascolare e la vagina. Dunque, il saggio principio della minima dose con il massimo effetto è garantito: con i fitoestrogeni le ossa e il cervello si mantengono in ottima salute, la pelle resta giovane e bella, l’utero e il seno non corrono alcun pericolo.

Dove si trovano i fitoestroegeni?
Gli “ormoni verdi” si dividono in tre gruppi principali: gli isoflavoni, i lignani e i cumestani.

  • Gli isoflavoni sono contenuti in dosi generose nei legumi, per esempio nelle lenticchie, nei fagioli, nei piselli, ma soprattutto nella soia.
  • I lignani sono contenuti nella buccia (o meglio, nella cuticola) dei cereali principali – ovvero grano, frumento, orzo, riso, segala, semi di lino – nella frutta, nella verdura e negli oli vegetali, incluso l’olio d’oliva.
  • I cumestani, infine, sono presenti soprattutto nei germogli.

È chiaro, quindi, che la prevenzione della sindrome menopausale dovrebbe partire proprio in cucina, grazie all’ampio utilizzo di soia (ma anche tofu e latte di soia) e di tutti i legumi, oltre che dei semi (lino, girasole, noci, mandorle e così via). Una cucina salva-salute e salva-govinezza ben conosciuta dalle donne orientali che, a parità di anni, non solo evitano i disturbi più fastidiosi della menopausa, ma hanno anche ossa molto più forti delle loro coetanee occidentali e solo raramente si ammalano di tumore al seno. La soia e il trifoglio sono, in particolare, tra gli alimenti più ricchi di fitoestrogeni, capaci di proteggere dalla comparsa di tumore al seno quando la donna è ancora in età fertile, figurarsi in menopausa, quando si rivelano il migliore toccasana. Attenzione, però. La sola alimentazione non basta a fare il pieno di fitoestrogeni. Per assumere la giusta quantità di principi attivi, dunque, è necessario ricorrere sempre a integratori specifici, studiati proprio per soddisfare la richiesta di fitoestrogeni da parte dell’organismo.

Quali sono i benefici degli isoflavoni?
Gli isoflavoni di soia sono riusciti a convincere ormai anche il medico più diffidente, tanto è vero che sono universalmente utilizzati per contrastare i fastidi che la menopausa porta con sé e per prevenirne le conseguenze più pericolose per la salute futura della donna, come l’osteoporosi. Questo non stupisce, visto che il loro impiego è semplice e praticamente privo di effetti collaterali. Con i nostri ormoni verdi, le vampate si spengono ed è possibile vivere la fine dell’età fertile in armonia e in salute. I miglioramenti sono apprezzabili rapidamente, dopo il primo mese di trattamento, e restano invariati nel tempo. Mentre i sintomi più fastidiosi vengono neutralizzati, le ossa rimangono salde e forti, così come il colesterolo cattivo e i trigliceridi (i principali nemici di cuore e arterie) si abbassano e se sono già bassi non si alzano, con enormi vantaggi per l’intero sistema cardiovascolare. Un risultato, questo, che è stato ormai dimostrato da moltissimi studi ginecologici, tanto da indurre molti esperti a suggerire un’integrazione con fitoestrogeni anche nelle donne che stanno seguendo la TOS (terapia ormonale sostitutiva) a scopo precauzionale e preventivo.

Nonostante siano sostanze naturali, ci sono possibili effetti collaterali?
Gli effetti collaterali sono praticamente nulli, tuttavia non devono essere assunti in presenza di forti fattori di rischio per il cancro al seno (ad esempio in caso di madri o sorelle con cancro al seno).

Trattandosi di integratori, ci si può affidare al fai-da-te o è sempre meglio seguire il consiglio del medico?
No al fai-da-te. L’integratore deve essere sempre assunto dopo un parere positivo da parte del medico, specie se si è a rischio di cancro al seno.

Quando i rimedi naturali sono da preferire alla TOS (terapia ormonale sostitutiva)?
Quando la donna ha sofferto o soffre di una serie di patologie più o meno gravi (al seno, cardiovascolari ecc.) o quando i disturbi della menopausa sono di moderata entità. Poi ci sono ben poco propense ad assumere qualcosa che “sa” di farmacologico e che, dunque, preferiscono affidarsi ai rimedi naturali. Teniamo conto che è anche possibile sfruttare le due terapie in combinata, cioè seguire una TOS a bassissimi dosaggi affiancata da una terapia sostitutiva naturale di “sostegno”. O ancora, dopo cinque anni di TOS è possibile passare il testimone ai rimedi naturali, in modo da trarre il massimo beneficio da entrambe le terapie. Le soluzioni a disposizione delle donne in menopausa, dunque, sono tanti e uno non è necessariamente migliore o peggiore di un altro: per questo è indispensabile farsi seguire da un medico. In casi particolari – per esempio di menopausa precoce, isterectomia oppure ovariectomia – quale strada è meglio seguire? Ogni caso merita un’attenta valutazione a sé. In caso di menopausa precoce, per esempio, spesso si ricorre alla pillola contraccettiva, mentre in caso di isterectomia, invece, si può valutare di seguire una terapia ormonale sostitutiva con i soli estrogeni.

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Lo Staff di Medicina OnLine

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