Bruciore agli occhi: cause, rimedi naturali e farmaci

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BRUCIORE AGLI OCCHI CAUSE RIMEDI NATURALIRiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.gif

Cheratocongiuntivite

Con “bruciore agli occhi” si intende una condizione fastidiosa relativa alle zone interne e intorno agli occhi, caratterizzata appunto da senso di bruciore più o meno intenso, per un periodo limitato o prolungato, occasionale o in episodi ripetuti. La maggior parte delle volte, oltre al bruciore, il paziente avverte altri sintomi come prurito della zona oculare e perioculare, arrossamento, visione annebbiata, eccessiva lacrimazione, maggiore sensibilità alla luce, secrezioni oculari, sensazione di corpo estraneo.

Quali sono le più comuni cause di bruciore agli occhi?
Il bruciore agli occhi è un sintomo comune a diverse patologie che colpiscono l’occhio e gli annessi oculari; tra le malattie potenzialmente responsabili, ricordiamo la cheratocongiuntivite secca (sindrome dell’occhio secco), la congiuntivite, la blefarite e la cheratite da herpes simplex. Spesso, questa fastidiosa manifestazione può insorgere insieme a prurito, arrossamento e irritazione oculare. Alcune persone, quando sperimentano il bruciore agli occhi, riportano una visione offuscata e un’aumentata sensibilità alla luce.
Le allergie stagionali o perenni possono causare un’infiammazione (congiuntivite allergica) che si manifesta tipicamente con questo sintomo. In particolare, il bruciore agli occhi si può sviluppare come reazione ad allergeni presenti nell’aria (pollini, acari della polvere, muffe o peli di animali) o che entrano in contatto con la mucosa congiuntivale (ipersensibilità da contatto locale). Anche le infezioni delle alte vie respiratorie, come l’influenza o il raffreddore, possono essere accompagnate da bruciore agli occhi.

Altre cause di bruciore agli occhi
Una delle principali cause di bruciore agli occhi occasionale consiste nell’esposizione accidentale a irritanti ambientali (come il fumo di sigaretta, lo smog, la sabbia o la polvere) e a sostanze chimiche presenti nei detergenti per la casa, come la candeggina o l’ammoniaca. Una sensazione di bruciore transitoria si può sperimentare anche quando accidentalmente lo shampoo, il sapone o i cosmetici per la cura della pelle entrano a contatto con gli occhi. Altre possibili cause includono l’alterazione del film lacrimale legato all’invecchiamento, l’effetto collaterale di alcuni farmaci, l’impiego non corretto delle lenti a contatto (indossate per troppo tempo e non cambiate regolarmente), l’eccessivo uso di monitor di computer o televisori e l’irritazione provocata da un corpo estraneo.

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Possibili cause di bruciore agli occhi

  • Miopia
  • Pediculosi
  • Pinguecola
  • Presbiopia
  • Raffreddore
  • Rinite allergica
  • Allergia da contatto
  • Allergie respiratorie
  • Astigmatismo
  • Blefarite
  • Rosacea
  • Sindrome dell’occhio secco
  • Sindrome di Sjögren
  • Ulcera corneale
  • Cheratite da Herpes simplex
  • Cheratocono
  • Congiuntivite
  • Episclerite
  • Febbre emorragica Crimea-Congo
  • Herpes simplex
  • Herpes zoster oftalmico
  • Influenza
  • Ipermetropia

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Quali sono i rimedi contro il bruciore agli occhi?
Per porre rimedio al bruciore degli occhi è necessario:

  • eliminare i fattori accidentali che possono essere alla base del disturbo (polvere, fumo di sigaretta) arieggiando i locali in cui si soggiorna (o lavora);
  • limitare l’uso di schermi di pc, smartphone e tablet;
  • evitare l’uso di sostanze (come detersivi e make up) che risultano irritanti;
  • cambiare le lenti a contatto spesso per prevenire il bruciore e comunque toglierle del tutto in caso di bruciore;
  • curare la patologia a monte che causa il bruciore agli occhi.

Gli interventi da mettere in atto in caso di bruciore agli occhi dipendono ovviamente dalla causa scatenante; quando il problema non è legato a una patologia, ma a una momentanea irritazione può essere sufficiente aspettare la risoluzione spontanea del problema; possono aiutare i colliri decongestionanti, le lacrime artificiali, i risciacqui con soluzioni saline e dagli impacchi freddi sugli occhi.

Bruciore agli occhi: farmaci
Il trattamento farmacologico dipende ovviamente dalla tipo di patologia che sta alla base. La terapia farmacologica può prevedere o gocce o pomate antibiotiche, farmaci antistaminici e risciacqui con acqua salina.

Bruciore agli occhi: quando rivolgersi al proprio medico?
È bene chiedere un consulto al proprio medico se il bruciore agli occhi non accenna a migliorare nel giro di qualche giorno o se assieme al bruciore si presenta all’improvviso un forte dolore ad uno o entrambi gli occhi. Devono destare particolare attenzione l’associazione del bruciore agli occhi anche con sintomi o segni come:

  • fotopsie (lampi di luce),
  • miodesopsie,
  • sanguinamento oculare,
  • alterazione della funzione visiva,
  • vista offuscata,
  • diplopia,
  • secrezione di materiale purulento o comunque denso di colore giallo/verdastro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Masturbazione: ecco i 10 effetti sulla salute della donna

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Dieta Sessuologia HD Sex LDH PSA Pene Laser Filler Rughe Botulino Sesso DONNA ORGASMO LAVA DENTIQuello della masturbazione è per troppe donne un vero e proprio tabù. Molte di loro non la praticano, e se lo fanno, difficilmente saranno così sincere da ammetterlo. Eppure l’autoerotismo femminile ha dei benefici impensabili per l’organismo, eccone alcuni:

1) Migliora l’umore: il piacere sessuale rende indubbiamente più felici, dal momento che l’orgasmo rilascia dopamina e ossitocina, ormoni indispensabili a migliorare l’umore.

2) Aiuta il sonno: l’autoerotismo, così come il sesso, stanca fisicamente ed emotivamente, aiutando il corpo a rilassarsi alleviando tensione e insonnia.

3) Allevia i dolori mestruali: la masturbazione, anche durante il ciclo, aiuta il rilassamento dell’utero in contrazione e favorirebbe la fuoriuscita di sangue.

4) Migliora la vita sessuale: imparare a conoscere le nostre zone erogene può aiutare anche la vita di coppia, con una maggiore intesa col partner.

5) Scarica la tensione e riduce lo stress: la masturbazione può sostituire adeguatamente, se non meglio, un uomo in tempi di ‘carestia’.

6) Mantiene l’attività sessuale: allo stesso modo del sesso, l’autoerotismo femminile aiuta i tessuti a mantenersi sani ed elastici, oltre a favorire la circolazione sanguigna.

7) Ampia varietà di sex toys: l’industria del piacere si sta espandendo sempre di più anche con i sex toys, pensati soprattutto per lei. Ce ne sono diversi a seconda delle forme e delle modalità di utilizzo, impossibile non trovare quello che fa per voi.

8) Aumenta il desiderio: l’orgasmo può creare una sorta di dipendenza, e quello indotto dalla masturbazione non fa eccezione.

9) Orgasmi multipli: la donna può avere orgasmi multipli, e se impara a conoscere bene il proprio corpo può arrivarvi anche e soprattutto senza un partner.

10) Nessuna conseguenza negativa: non c’è il rischio di contagio di malattie veneree o gravidanze indesiderate.

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Differenza tra elettrone, fotone, protone e ione

MEDICINA ONLINE ATOMO ELETTRONE ORBITA ORBITALE LIVELLO ENERGETICO ELETTRONE NUCLEO PROTONE NEUTRONE FOTONE RAGGIO RADIAZIONE LUCE VELOCITA CHIMICA DIFFERENZA STRUTTURA BOHR RELATIVITA GENERALE RISTRETTA WALLPAPER SFONDOL’elettrone è una particella subatomica con carica elettrica negativa che si ritiene essere una particella elementare; ruota attorno al nucleo dell’atomo costituito da protoni e neutroni. Gli elettroni, insieme ai protoni e ai neutroni, sono componenti degli atomi e, sebbene contribuiscano alla massa totale dell’atomo per meno dello 0,06%, ne caratterizzano sensibilmente la natura e ne determinano le proprietà chimiche: il legame chimico covalente si forma in seguito alla condivisione di elettroni tra due o più atomi. L’elettrone, come altre particelle di materia, è dotato di massa e carica elettrica, ha una velocità v (rispetto ad un sistema di riferimento) che non raggiunge mai la velocità della luce e possiede energia e quantità di moto (calcolabili a basse velocità per mezzo delle relazioni della fisica classica e ad alte velocità mediante la fisica relativistica).

Il fotonequanto di energia, è una particella che che costituisce un’onda elettromagnetica ed al contrario dell’elettrone non possiede massa né carica elettricasi muove in qualsiasi sistema di riferimento a velocità c, possiede energia e quantità di moto.

Il protone è una particella subatomica composta dotata di carica elettrica positiva, formata da due quark up e un quark down che sono detti di valenza, in quanto ne determinano quasi tutte le caratteristiche fisiche. Costituisce il nucleo assieme al neutrone, con il quale si trasforma continuamente mediante l’emissione e l’assorbimento di pioni.

Lo ione è un’entità molecolare elettricamente carica: si forma quando un atomo (o una molecola o un gruppo di atomi legati tra loro) cede o acquista uno o più elettroni si trasforma in uno ione, positivo (se ha perso l’elettrone) o negativo (se ne ha acquisito uno)

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Quanto pesa un cervello umano?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma CERVELLO 75% DI ACQUA Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sessualità Sex Filler BotulinoIl peso è piuttosto variabile, normalmente non supera i 1500 grammi ed ha un volume compreso tra i 1100 e i 1300 cm³, tenendo presente la possibilità di significative variazioni tra individuo e individuo oltre al sesso (il cervello maschile è mediamente più grande di quello femminile) ed ovviamente all’età.

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Diabete: come comportarsi col paziente anziano

MEDICINA ONLINE ANZIANO VECCHIO NONNO NONNI TERZA ETA SOLITUDINE DIABETE PATOLOGIE AIUTO SUPPORTO.jpgIl 65% di chi ha il diabete ha più di 65 anni, una su cinque più di 80, mentre l’età media dei diabetici italiani è 68 anni. Ciò significa che chi cura il diabete ha spesso a che fare con persone nella terza o nella quarta età. E il trattamento del diabete nell’anziano e nel grande vecchio deve seguire delle regole particolari. L’Organizzazione Mondiale della Salute stima che entro il 2040 nel mondo una persona su dieci sarà affetta da diabete, con una maggiore incidenza negli uomini rispetto alle donne. Dopo ipertensione e tabagismo, l’iperglicemia è il terzo fattore di rischio più importante per la mortalità precoce: solo nel 2015 i decessi nel mondo sono stati 5.000.000.

La prevalenza del diabete aumenta con l’aumentare dell’età
Secondo gli ultimi dati ISTAT in Italia nel 2015 i diabetici erano il 5,4% della popolazione, ma tra i 65 e i 74 anni il diabete interessa il 15,2% delle persone e tra gli ultra75enni ne è colpita quasi una persona su cinque. Oltre il 65% dei diabetici si colloca nella fascia di età superiore ai 65 anni, e quasi un paziente su quattro ha un’età pari o superiore agli 80 anni. Ecco tutti i consigli

La valutazione nutrizionale
La valutazione nutrizionale deve avvenire di routine e deve essere fatta con uno strumento di valutazione standardizzato, come il ‘Mini Nutritional Assessment’, un questionario su aspetti fisici e comportamentali riguardanti lo stato nutrizionale dell’anziano. Per la compilazione bastano 10 minuti. L’anziano è più portato a mangiare male, una condizione che si somma ai cambiamenti legati all’età, come la riduzione della massa ossea e muscolare e l’aumento della massa grassa.

Attenzione a dieta e attività fisica
Tutti i pazienti anziani con diabete e i loro caregiver (le persone che se ne occupano, ndr) devono ricevere assistenza qualificata sull’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica. La dieta va personalizzata in base alle preferenze e alle abitudini individuali, lo stato di salute fisica e mentale e la terapia che si sta seguendo. La dieta mediterranea è quella da preferire. L’apporto proteico non deve superare il 10-20% delle calorie totali in presenza di insufficienza renale. Quando la dieta da sola non basta a garantire i fabbisogni nutrizionali, si può ricorrere a integratori proteici, di vitamina B12, di vitamina D e di calcio. Va garantito un adeguato apporto di liquidi – principalmente attraverso acqua, frutta e verdura – per evitare la disidratazione. Gli anziani con diabete in buone condizioni vanno inoltre incoraggiati a fare attività fisica: 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di moderata intensità
suddivisa in tre giorni, associata ad esercizi di resistenza e di stretching. Dopo 90 minuti passati seduti o sdraiati è bene muoversi un po’.

Attenzione alle altre malattie dell’anziano
La persona anziana con diabete di tipo 2 dovrebbe essere sottoposto a una valutazione
multidimensionale geriatrica (misura delle funzioni globale/fisica, cognitiva e affettiva) e delle sindromi geriatriche. Un anziano con limitazioni potrebbe avere infatti difficoltà a gestire la terapia anti-diabete. Per lo stesso motivo bisogna vigilare sulla possibile comparsa del decadimento cognitivo (il diabete si associa ad un aumento del rischio di demenza del 47% e di Alzheimer del 39) o di depressione. Nella somministrazione dei farmaci va sempre tenuto presente il grado di funzionalità dei reni, sul quale va deciso il dosaggio dei farmaci. Lo screening annuale del diabetico anziano deve prevedere la ricerca dei sintomi di incontinenza e soprattutto di episodi di caduta a terra (che potrebbero anche essere dovuto a episodi di ipoglicemia, ma anche alla neuropatia periferica e ai disturbi della vista). Nei pazienti cosiddetti “fragili”, che sono un anziano su quattro, non vanno perseguiti obiettivi glicemici
troppo ambiziosi, per evitare il rischio di incorrere nell’ipoglicemia e nelle gravi
complicanze che può comportare (cadute, fratture, e così via).

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Obiettivi glicemici
Nei diabetici anziani, gli obiettivi glicemici da raggiungere con la terapia vanno modulati sulla base del farmaco utilizzato e il suo rischio di dare ipoglicemia.

  • Per i farmaci a basso rischio di ipoglicemia (metformina, DPP-4 inibitori, pioglitazone, SGLT-2 inibitori, GLP-1 agonisti e acarbosio) l’obiettivo di emoglobina glicata può essere minore del 7 per cento.
  • Nel caso in cui sia necessario somministrare farmaci a rischio di ipoglicemia (sulfoniluree, repaglinide, insulina o suoi analoghi), è bene avere un obiettivo meno restrittivo (emoglobina glicata 7,0/7,5 per cento) o anche più elevato (emoglobina glicata 7,5/8,0 per cento) in presenza di fragilità (complicanze gravi, decadimento cognitivo, demenza, pluripatologie).

Il glucometro
Il glucometro, ovvero l’apparecchio per l’automonitoraggio della glicemia, deve essere facile da usare e da leggere (caratteri di grandi dimensioni). Ne esistono alcuni con risposta vocale per i pazienti con problemi di vista. Va sempre sottolineata l’importanza del monitoraggio della glicemia. L’anziano deve sapere come gestire un’eventuale ipoglicemia e portare sempre con sé delle bustine di zucchero.

La terapia non insulinica
La metformina è il farmaco di prima scelta anche negli anziani, purché non vi sia un’insufficienza renale grave (filtrato glomerulare <30 ml/min), insufficienza cardiaca grave (classe III/IV NYHA), insufficienza respiratoria o epatica.

  • Chi non può assumere metformina, come prima linea di trattamento può ricorrere a un farmaco che non induca ipoglicemia (acarbosio, agonista del recettore GLP-1, inibitore DPP-4, inibitore SGLT-2 e pioglitazone). In caso di mancato controllo si può aggiungere un secondo, un terzo o un quarto farmaco.
  • Gli inibitori della DPP-4 sono da preferire a sulfoniluree e repaglinide nei pazienti anziani per la loro efficacia, l’elevata tollerabilità, la semplicità d’uso, il profilo di sicurezza cardiovascolare.
  • Attenzione invece oltre i 75 anni agli inibitori di SGLT-2 perché possono provocare una deplezione di liquidi.
  • Il pioglitazone va evitato in caso di rischio di fratture o di scompenso cardiaco. Sulfoniluree e repaglinide andrebbero evitate nell’anziano perché possono indurre ipoglicemia.
  • Nelle persone con pregresso evento cardiovascolare, è consigliabile scegliere un farmaco con documentati benefici cardiovascolari quali empagliflozin, liraglutide o pioglitazone.

La terapia insulinica
Quando è necessario passare all’insulina, la prima da prescrivere è un analogo basale (glargine U100 e U300, degludec, detemir). Nei pazienti con iperglicemia dopo i pasti può essere necessario iniziare anche una terapia insulinica ai pasti. Il paziente deve essere accuratamente istruito all’uso delle ‘penne’ o delle siringhe da insulina e alle modalità iniettive. L’automonitoraggio deve farsi più attento e va istruito a come gestire un’eventuale ipoglicemia.

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Fanno più male le sigarette o la marijuana?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 MOTIVI SMETTERE FUMARE PALESTRA PESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneOvviamente entrambe le sostanze sono assolutamente da evitare, perché provocano danni estremamente seri all’organismo, tuttavia, se proprio dovessimo fare una “gara” tra quale tra sigarette e marijuana faccia meno male, la risposta sarebbe relativamente semplice. O forse no?

Gli effetti ed i danni procurati dal fumo di sigaretta (e quindi dalla tossicodipendenza da nicotina), sono ormai a tutti ben noti; puoi trovare tutti i nostri articoli riguardando il fumo di sigaretta e lo smettere di fumare, a questo link.
Meno noti invece sono gli effetti di una tossicodipendenza cronica da THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) cioè il principio attivo della marijuana, quindi cerchiamo di comprendere a fondo cosa significa per l’organismo “farsi una canna”.

Cos’è la marijuana?
La marijuana è una miscela di foglie, semi, gambi e fiori di cannabis sativa ed è la droga illegale più utilizzata in Europa e negli Stati Uniti. Dalla resina della stessa pianta si ricava l’hashish. Come prima accennato il principio attivo nella marijuana e nell’hashish è il THC: quando viene fumato passa rapidamente dai polmoni al resto del corpo, cervello compreso, attraverso il flusso sanguigno.

Come agisce la marijuana sul cervello?
Il THC, una volta che viene immesso nel torrente circolatorio, si lega a neuroni specifici dotati dei recettori dei cannabinoidi, che regolano il movimento, la coordinazione motoria, la memoria e altre funzioni cognitive complesse.
Come la maggior parte delle droghe, quando entra in circolo produce euforia e benessere perché stimola il rilascio di dopamina. Colori e suoni sembrano più intensi, il tempo sembra passare più lentamente e, a volte, il tutto si accompagna con fame e sete. Passata la fase dell’euforia possono manifestarsi ansia, paura, diffidenza nei confronti degli altri e panico. Il THC si lega inoltre ad alcuni recettori del cervelletto che regolano la coordinazione motoria, l’equilibrio, la postura e il movimento quindi altri sintomi possono essere legati all’alterazione legati a questi meccanismi.

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Effetti sulla guida di veicoli
Mettersi alla guida fumando una sigaretta o uno spinello: una profonda differenza! Uno studio condotto nel 2001 su 907 neozelandesi tra i 18 e 21 anni, pubblicato dal Centro Europeo per il Monitoraggio delle Droghe, ha rilevato una significativa correlazione statistica tra l’uso di cannabis e il rischio di incidenti stradali: chi si è fatto più di 50 canne in un anno, praticamente una a weekend, ha provocato il 60% di incidenti in più rispetto ai non utilizzatori.

Effetti sulla memoria
L’uso abituale di hashish o marijuana accelera la perdita di neuroni nell’ippocampo, l’area del cervello responsabile della memoria a breve termine, velocizzando ciò che accade nel normale processo di invecchiamento (è comune, negli anziani, ricordare fatti molto lontani nel tempo ma non ciò che hanno mangiato il giorno prima, per esempio). Esperimenti condotti sui ratti hanno evidenziato come la somministrazione quotidiana di THC per 8 mesi abbia prodotto una perdita di cellule nervose equivalente a quella di animali con il doppio della loro età. Anche in questo caso il THC batte la nicotina in fatto di pericolosità.

Cancerogenesi
Gli effetti di un joint (lo spinello) durano dalle 2 alle 3 ore: subito dopo l’inalazione del fumo il cuore accelera dai 70/80 battiti normali fino a 100/130 e più, gli occhi si arrossano per la dilatazione dei vasi sanguigni e le vie bronchiali si rilassano. Oltre agli effetti neurologici, fumare marijuana provoca al fisico più danni del consumo di tabacco: ai classici sintomi correlati all’inalazione di fumo che si verificano con le “semplici” sigarette (irritazione della gola, tosse, predisposizione a malattie respiratorie e infezioni polmonari) aumenta la percentuale di rischio di cancro ai polmoni e del tratto respiratorio, perché il fumo di marijuana contiene dal 50 al 70% in più di idrocarburi cancerogeni rispetto a quello di tabacco.

La marijuana fa più male del tabacco?
A conti fatti, e ricordando che ovviamente conta anche la quantità di sigarette o spinelli fumati, direi proprio che, quando vi dicono che “fumare canne fa meno male che fumare sigarette”, non gli dovete davvero credere! O forse no? Uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports da Dirk Lachenmeier e Jurgen Rehm, della Klinische Psychologie & Pshychoterapie alla Techische Universitat Dresden, dice tutto il contrario. Gli scienziati hanno confrontato gli effetti della salute di sette stupefacenti (alcool, tabacco, cocaina, ecstasy, metamfetamina, eroina e marijuana), scoprendo che, per l’appunto, la marijuana è la più innocua della lista. Addirittura 114 volte meno pericolosa, in termini di mortalità, rispetto all’alcool. Nel dubbio… evitate entrambe le sostanze!

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Sangue dal naso (epistassi) in bambini e adulti: cause, rimedi naturali, cosa fare e cosa NON fare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SANGUE DAL NASO EPISTASSI BAMBINI ADULTI RIMEDI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgE’ capitato a tutti noi almeno una volta nella vita, specie da bambini: sto parlando dell’epistassi nasale o rinorragia o – più semplicemente – della fuoriuscita di una quantità più o meno grande di sangue dal naso. La prima domanda che ci facciamo è… Perché esce sangue dal naso? Tecnicamente si tratta di un problema di fragilità della mucosa nasale, in particolare della membrana superficiale che le riveste: sotto questo strato sottile ci sono numerosi piccoli capillari e la loro rottura comporta il sanguinamento. L’epistassi può verificarsi senza causa apparente (epistassi essenziale) o come sintomo di una patologia locale o sistemica (epistassi secondaria).
Allergie e raffreddori da fieno favoriscono l’epistassi anche nell’adulto e per le persone allergiche è fondamentale condizionare il livello di umidità degli ambienti in cui vivono: riscaldamento eccessivo e scarsa umidità sono i primi aggravanti. Per prevenire l’epistassi è anche importante evitare gli sbalzi pressori (tipici quelli da rapida risalita in superficie nell’immersione subacquea) e tenere sotto controllo eventuali malattie che causano il sanguinamento dal naso. Qualora questo si verifichi è bene mantenere la calma poiché l’ansia determina un aumento di frequenza cardiaca e pressione arteriosa che possono peggiorare ulteriormente l’epistassi.

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Cause di sanguinamento dal naso in giovani ed adulti

Molto spesso, specie in bambini ed in pazienti giovani, l’emorragia è dovuta a rottura spontanea dei piccoli vasi della muscosa nasale, in seguito a irritazione o a piccoli traumi (raffreddore, manovre maldestre con le dita, riniti, secchezza della mucosa, modificazioni ormonali tipiche della pubertà ecc.). In questi casi si ha epistassi anteriore, la più comune e facile da trattare: si risolve quasi sempre da sé. Più raramente, e soprattutto negli adulti e negli anziani, il sanguinamento dal naso – specie se gli episodi si verificano frequentemente – può essere sintomo di un malessere severo. In questo caso è possibile una epistassi posteriore, più difficile da trattare e più pericolosa.

Patologie e condizioni de determinano sanguinamento dal naso
Sono innumerevoli le situazioni patologiche che possono determinare epistassi:

  • fragilità dei vasi sanguigni fisiologica in pazienti anziani,
  • fragilità dei vasi sanguigni dipendente da una patologia che interessa le pareti dei vasi,
  • cardiopatie,
  • allergie,
  • raffreddore,
  • ipertensione,
  • malattie infettive (come scarlattina, febbre tifoide, morbillo),
  • avvelenamento,
  • alterazioni o patologie della coagulazione,
  • arteriosclerosi,
  • deficienze nutrizionali, specie vitaminiche,
  • colpi di calore;
  • patologie renali,
  • patologie epatobiliari,
  • varici del setto,
  • polipi nasali,
  • deviazioni del setto,
  • neoplasie,
  • ulcera perforante del setto,
  • morbo di Rendu-Osler,
  • fibroma rinofaringeo,
  • irritazione chimica da sostanze inalate come la cocaina.

Leggi anche: Naso chiuso (congestione nasale): cause, rimedi naturali e farmaci

Epistassi: cosa fare?

Se l’emorragia dei vasi sanguigni presenti nelle cavità nasali non è correlata ad un trauma cranico, occorre mettere il soggetto in posizione seduta, con il capo leggermente chinato in avanti; questa operazione, unitamente all’invito di sputare il sangue eventualmente presente nel cavo orale, ha lo scopo di evitare l’insorgenza di nausea o vomito con la sua ingestione o di soffocamenti. Slacciare gli abiti intorno al collo e comprimere la narice sanguinante con un dito per qualche minuto; utile (se il soggetto NON è un bimbo piccolo) il raffreddamento con ghiaccio o acqua fredda alla radice del naso: la soluzione migliore è la classica pezza con acqua fredda premuta forte sul naso. E’ inoltre importante, ad emorragia cessata, evitare di soffiare o strofinare il naso; nei giorni successivi vanno evitati sforzi fisici importanti.

Epistassi: cosa NON fare?

In caso di epistassi bisogna ricordare le regole fondamentali:

  • Evitare di piegare la testa all’indietro: questo rimedio della nonna evita di sporcarsi i vestiti ma crea un reflusso che spinge il sangue indietro, verso la bocca e le orecchie.
  • Evitare il cotone emostatico: la rimozione toglie e strappa eventuali crosticine ed il sanguinamento può ricominciare.
  • Attenzione all’uso del ghiaccio ghiaccio che potrebbe evocare mal di testa nei bimbi già sensibili alla cefalea.

Quando chiamare il medico?

E’ opportuno rivolgersi al medico se:

  • l’emorragia è copiosa;
  • l’emorragia non si arresta da sola o con i metodi visti nel paragrafo precedente;
  • epistassi ricorrente.

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Se il sanguinamento dal naso non si arresta, il medico provvederà al tamponamento (introduzione nella fossa nasale di un cilindro di cotone imbevuto di acqua ossigenata o di una garza iodoformica) o, nelle emorragie più severe e recidivanti, alla galvanocausticazione.
Se l’epistassi è ricorrente, è importante recarsi dal medico in modo da eseguire tutti gli accertamenti necessari per scoprirne le cause e curare l’epistassi a monte.

Quando chiamare il medico con urgenza?

Allertare tempestivamente il Numero Unico per le Emergenze 112 quando l’epistassi è molto abbondante, non cessa e/o è associata ad un trauma cranio-facciale: in quest’ultimo caso potrebbe essersi verificata una frattura delle ossa nasali, da sospettarsi specie se il naso si presenta tumefatto e dolente. In questo caso è bene evitare qualsiasi manovra, poiché interventi impropri o maldestri potrebbero causare danni funzionali, anatomici ed estetici permanenti. Se il paziente perde conoscenza in seguito al trauma va messo in posizione laterale di sicurezza sul lato dell’emorragia (onde evitare che il sangue si raccolga nel retrobocca e vada ad ostruire le vie respiratorie); tale operazione andrebbe eseguita con l’ausilio di un compagno per evitare inopportuni movimenti del collo. Il passo successivo sarà chiamare immediatamente assistenza medica.

L’arnica montana

Un buon rimedio naturale contro l’epistassi è l’arnica montana, che favorisce la coagulazione. L’arnica in gel deve essere distribuita con un semplice cotton fioc sulla mucosa interna del setto nasale. Ne basta uno strato sottile. Le virtù di questa pianta antisanguinamento rafforzeranno la membrana capillare proteggendo dalla rottura i piccoli vasi ed è utile anche quando il sanguinamento riguarda le gengive (anche se in quel caso è meglio cambiare le setole dello spazzolino e sceglierle morbide). Un ottimo prodotto, consigliato dal nostro Staff, è il seguente: https://amzn.to/3CSBWGV

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Conigli: cosa non devono mangiare e cibi tossici per loro

CONIGLI COSA DEVONO NON POSSONO MANGIARE CIBI CIBO TOSSICO ALIMENTAZIONE CIOCCOLATO DOLCI BERE.jpgEsistono moltissimi cibi non adatti ai conigli ma che troviamo regolarmente perfino nei negozi specializzati. Partiamo dalle granaglie: alimento che avvelena lentamente il coniglio, a partire dall’intestino, che non sa e non può assorbire e ritrasformare quei carboidrati in elementi utili, oltre al fatto che il coniglio deve masticare FIBRA assolutamente non presente nelle granaglie, in conseguenza c’è un danno anche ai denti e nel breve periodo. NO al pane: vedi sopra, è un carboidrato e NON serve a limare i denti anzi, li danneggia. Così le patate: sono carboidrati, non sono verdura. Le erbe aromatiche in genere si possono dare, ma in minima quantità poiché tantissime sono ricche di calcio. Non interrogatevi dunque troppo a riguardo e nel dubbio, evitate. Ogni tanto ci domandiamo: “ma questo potrà mangiarlo”? Ecco, se avete dei dubbi evitate, e attenetevi alle liste specifiche delle associazioni accreditate in adozione di conigli. Non improvvisate chissà che alimenti che possono fare danni al coniglio.

L’alimento migliore: erba, non trattata e sicura. Ovviamente questo sarebbe l’alimento top per il coniglio ma è chiaro che non tutti hanno un giardino privato o erba pulita a disposizione (no, quella nei parchi non è adatta: chi ci è passato? L’hanno trattata? I cani ci hanno urinato?). In sostituzione fieno, fieno e ancora fieno, oltre ad una dieta di verdure ben bilanciata. TUTTI I GIORNI: sedano in abbondanza, finocchio in abbondanza (sono verdure fibrose che fanno benissimo al coniglio), radicchio rosso, e a rotazione pan di zucchero, catalogna, belga, insalata romana, scarola, riccia, qualche tocchetto di carota (con parsimonia!), radicchio variegato, canasta etc etc. Per carità non buttate soldi in stecche di granaglie e miele, drops, caramelline colorate, dolcetti, o peggio cioccolato che è tossico per i conigli.

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