Tre litri di acqua al giorno ti fanno ringiovanire

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Laser Rughe pelle pulsato frazionato Lifting  Antiaging Acqua Sarah SmithIl Daily Mail  ci racconta la storia di che ha provato a bere tre litri d’acqua al giorno per un mese così da provare sul proprio corpo gli effetti dati dall’idratazione del corpo. In realtà non si tratta di un capriccio ma di una terapia consigliatole dal suo neurologo che le ha prescritto tutta quell’acqua per risolvere la sua cefalea ed i suoi problemi digestivi. Con tre litri d’acqua, questo il parole del terapeuta, la donna non avrebbe più sofferto ed il suo corpo avrebbe lavorato al meglio. E per certificare il proprio impegno decise di fotografarsi giorno per giorno per immortalare gli effetti dell’idratazione. Il primo giorno, per sua stessa ammissione, dimostrava dieci anni più dei suoi 42 a causa delle occhiaie e delle rughe sul viso. L’acqua con il passare dei giorni ha lavato via le tossine ed ha aiutato le cellule a ricevere il loro nutrimento.

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Polifenoli, erbe medicinali e staminali: funzionano realmente contro il diabete?

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE LABORATORIO RICERCA OSPEDALE SCIENZA SCIENZIATO MICROSCOPIO FARMACI CHIMICA TEST ESPERIMENTO ANALISI CLINICHE LABORATORYCome tutte le malattie in rapida diffusione anche il diabete, soprattutto quello di tipo 2 che viene acquisito con gli anni ma anche il tipo 1 che si sviluppa già nei primi anni di vita, sta dando vita a un florido mercato di terapie, test diagnostici e rimedi ‘anticonvenzionali’ senza nessuna base scientifica e potenzialmente pericolosi per i pazienti. A ‘censirli’ sono stati gli esperti della società italiana di Diabetologia, durante il congresso ‘Panorama Diabete’ che si è tenuto a Riccione.

LE BUFALE CONTRO IL DIABETE

Uno degli inganni principali utilizza una parola molto in voga in questo periodo, ‘nutraceutica’, per propagandare sostanze teoricamente in grado di prevenire e curare il diabete, ma che possono nascondere dei rischi. ”Con la promessa di risultati miracolosi – spiega Rosalba Giacco, membro del Consiglio Direttivo della Sid – sempre più pazienti affetti da diabete e malattie cardiovascolari si sono avvicinati all’utilizzo di prodotti come nutraceutici, fitofarmaci e altri integratori. Forti e consolidate sono attualmente le evidenze scientifiche relative all’utilizzo di nutraceutici quali pectine, β-glucani e amido resistente o dei fitosteroli e degli acidi grassi polinsaturi della serie omega-3. Incerte o assenti sono, invece, le evidenze relative agli effetti dei polifenoli e di erbe medicinali quali ginseng, cipolle, aglio, cannella”. Si richiamano invece alle più recenti scoperte i test del DNA che dovrebbero predire i rischi di diabete di tipo 2 e delle altre malattie cardiovascolari, ma nella realtà al di fuori dei laboratori non hanno una grande utilità.

STORIE E MITI

”Non tutti i marcatori che sono stati fino ad oggi identificati sono poi utilizzabili nella pratica – sottolinea Vincenzo Trischitta dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma – e soprattutto, aggiunti ai modelli di predizione che già esistono, che costano poco e sono ben collaudati, non migliorano il modello”. Ancora più pericolose sono le presunte terapie a base di staminali, che sono in sviluppo nei laboratori di tutto il mondo, e che secondo gli esperti in futuro daranno la possibilità di eliminare la malattia, ma che al momento non sono state introdotte nella pratica clinica, anche se impazzano cliniche e ospedali pronti a somministrarle.” Da più parti si sta cercando di far passare il concetto che la terapia con cellule staminali sia un po’ la panacea per tutta una serie di malattie croniche – sottolinea Piero Marchetti dell’Università di Pisa – Di qui il caso di un centro tedesco verso il quale si stava creando una migrazione di ‘viaggiatori della speranza’ che pensavano di trovare la soluzione ai loro mali. Finché si sono verificati dei decessi e solo a quel punto tutto è stato fermato”.

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Chi è felice mangia di più o di meno?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RISTORANTE MANGIARE CUCINA DIETA CIBO COPPIA AMOREEsistono modelli dinamici di comportamento alimentare che caratterizzano le persone in base alla situazione che vivono. Un nuovo studio tedesco ha Continua a leggere

Cos’è l’influenza, chi rischia di “prenderla” e come comportarsi con i bambini?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAFFREDDORE RINITE INFLUENZA FEBBRE TOSSE MAL DI GOLA SINUSITE FREDDO NASO CHE COLA BAMBINI BIMBI (5)Tutti l’anno avuta almeno una volta, ma sapete realmente cosa sia?

Cos’è l’influenza e quali sono i suoi sintomi?

Forse non tutti sanno che la patologia che prende il nome di influenza, già descritta da Ippocrate circa 2400 anni fa, deve il suo nome dalla vecchia dottrina miasmatico-umorale che forniva una spiegazione astrologica di questa malattia: in tempi antichi si affermava infatti che l’influenza era causata appunto da una certa “influenza” che i pianeti e le stelle avevano sul nostro corpo. Per fortuna la scienza ha fatto qualche passo in avanti ed ora sappiamo che l’influenza è in realtà una malattia infettiva causata da un virus RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae. Come dicevo poco fa, tutti noi l’abbiamo “presa” almeno una volta nella vita e quindi tutti conosciamo fin troppo bene i fastidiosi sintomi: febbre (che però può anche non essere presente), malessere generale psico-fisico, cefalea, dolori osteomuscolari, difficoltà respiratoria, tosse, faringodinia. L’esordio è generalmente improvviso e brusco e la sintomatologia dura circa 4 giorni ma può anche protrarsi più a lungo.

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Vaccinazione e influenza

Ogni anno il 5-10% della popolazione italiana si ammala. I virus influenzali possono causare forme lievi o gravi di malattia che occasionalmente possono anche portare a morte. La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace ed è fondamentale per le categorie a rischio come i bambini affetti da determinate patologie. Solo vaccinandosi si può contribuire a ridurre il numero di casi, di ospedalizzazioni e di morti premature. I vaccini antinfluenzali sono considerati sicuri poiché vengono sottoposti a controlli di qualità predefiniti a livello internazionale. A volte, tuttavia, possono manifestarsi reazioni avverse, per lo più lievi.

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Categorie a rischio di contrarre l’influenza

Tutti corrono il rischio di contrarre il virus dell’influenza, ma alcune categorie sono più vulnerabili di altre. I gruppi a rischio comprendono:

  • le persone anziane;
  • quelle con patologie croniche come asma grave;
  • altre patologie respiratorie;
  • diabete e malattie endocrine;
  • malattie cardiovascolari;
  • malattie renali croniche;
  • malattie epatiche croniche;
  • tumori;
  • malattie metaboliche;
  • malattie muscolari e neurologiche che colpiscono la funzione respiratoria;
  • malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
  • immunocompromissione congenita o acquisita.

Bambini ed influenza

Un’attenzione particolare è poi richiesta a tutti i genitori che hanno i figli affetti da determinate patologie. Tutti coloro che hanno un figlio con cardiopatia, pneumopatia, diabete e fibrosi cistica, devono vaccinare il proprio figlio proprio per evitare la possibilità che contragga l’influenza. Bambini con queste patologie sono – infatti – soggetti a rischio per le quali una semplice influenza può diventare una malattia di particolare rilevanza. Per tutti i bambini in buona salute è sufficiente fronteggiare i sintomi avvalendosi del consiglio del medico, somministrare farmaci per la febbre e tenere le vie respiratorie il più libere possibile. Insomma i tipici comportamenti che i genitori di bambini ormai non più piccoli conoscono molto bene. Secondo gli esperti, la vaccinazione dovrebbe essere effettuata ogni anno a partire da metà ottobre. È comunque possibile vaccinarsi anche più tardi, quando la stagione influenzale è già iniziata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Il chitosano fa davvero perdere grasso e diminuire il colesterolo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOIl chitosano è comunemente conosciuto come un integratore alimentare utile alla perdita di grasso corporeo. Il chitosano è un tipo di fibra alimentare ricavato dalla chetina, che a sua volta è ricavata dal guscio dei crostacei. La chetina in sé è un complesso di proteine e zuccheri che una volta era considerato un prodotto di scarto dell’industria dei crostacei. Ma quando si scoprì che il chitosano mostrava capacità di assorbimento di olio e grasso, trovò una nicchia nelle applicazioni industriali come mezzo per assorbire via l’unto. Questa proprietà non sfuggì all’attenzione dell’industria alimentare naturale che cominciò a commercializzare il chitosano come un “bloccatore di grassi”. La ragione per cui il chitosano riesce ad attrarre le particelle di grasso è che è un composto a carica positiva, mentre il grasso è a carica negativa. Questa differenza elettrochimica fa aderire il grasso al chitosano. Gli originari studi sul chitosano coinvolgevano topi e prendevano in esame la capacità del composto di abbassare il colesterolo. Tutti questi studi hanno indicato che il chitosano abbassa effettivamente il colesterolo, almeno nei roditori. Un problema con questi studi sugli animali è che le dosi di chitosano somministrate agli animali erano di gran lunga maggiori di quelle che qualunque essere umano potrebbe probabilmente ingerire. Quando lo stesso tipo di studi si focalizzava sugli esseri umani, il calo del colesterolo era ben più modesto.

Il chitosano e la perdita di grasso

Ma, il chitosano funziona altrettanto bene nella realtà – ad esempio in un normale organismo umano? Uno studio presentato all’11° Congresso Europeo sull’Obesità, avendo notato le discrepanze nella ricerca esistente sul chitosano, ha cercato di determinare l’efficacia dell’integratore. Lo studio prevedeva un disegno randomizzato, in doppio-cieco, controllato con placebo per assicurare accuratezza scientifica. I soggetti dello studio erano costituiti da 50 donne obese, assegnate a caso o ad un gruppo con chitosano o ad un gruppo con placebo. I soggetti nel gruppo con chitosano ingerivano capsule di chitosano, 2 capsule, tre volte al giorno prima di ogni pasto; ogni capsula conteneva 750 milligrammi di chitosano. Entrambi i gruppi seguivano la stessa dieta, contenente solo 1.000 calorie al giorno. Dopo 6 mesi, i soggetti nel gruppo con chitosano avevano perso 12,3 Kg di grasso corporeo rispetto a 7,4 Kg nel gruppo con placebo. Le donne nel gruppo con chitosano mostravano anche un significativo calo nella pressione sanguigna, che può essere collegato alla generale perdita di peso, sebbene nel gruppo con placebo l’abbassamento della pressione sanguigna fosse considerevolmente più ridotto. Nessuno dei due gruppi registrava alcun cambiamento nella massa magra. Gli autori di questo studio fanno notare che i risultati ottenibili dal chitosano possono dipendere da fattori come la solubilità del prodotto, il peso molecolare e la viscosità. Ciò implica che il chitosano a buon mercato può non funzionare.

Gli studi contrari

L’effetto di blocco del grasso da parte del chitosano è tornato in questione con la pubblicazione di un altro studio più recente che invece sembra aver confermato l’assenza di effetto bloccante sul grasso ad opera di capsule di chitosano. In questo studio, 15 uomini consumavano 5 pasti al giorno per 12 settimane, senza alcuna limitazione energetica: era, cioè, consentito loro mangiare quello che volevano. Durante un periodo di controllo di 4 giorni, gli uomini non assumevano integratori. Durante un periodo di altri 4 giorni, i soggetti ingerivano 2 capsule, cinque volte al giorno contenenti in totale 4,5 grammi di chitosano. Le capsule erano ingerite 30 minuti prima dei pasti.
I soggetti dello studio consumavano in media 132 grammi di grasso al giorno. Secondo i proclami che pubblicizzano il chitosano, i soggetti avrebbero dovuto legare ed espellere 44 grammi di grasso. In realtà, comunque, i soggetti espulsero solo 1,1 grammi di grasso. In base a ciò, la reale capacità del chitosano di legare grasso fu stimata essere di 0,25 grammi di grasso per grammo di chitosano ingerito. Perciò, per ottenere una riduzione del 50% nella digeribilità di grasso, i soggetti avrebbero dovuto ingerire 264 grammi di chitosano, cioè 587 capsule al giorno. Con un’assunzione di 10 capsule di chitosano al giorno, ci vorrebbero 778 giorni per perdere 1 Kg di grasso.

Assorbimento di altri nutrienti

Alcune prove indicano che combinare chitosano con vitamina C lo fa funzionare meglio. D’altra parte, il chitosano può bloccare l’assorbimento delle vitamine liposolubili, come le vitamine A, D, E, e K, così come i carotenoidi quali beta-carotene e licopene. Il chitosano può anche influenzare negativamente l’assorbimento di flavonoidi e zinco. Le persone con qualsiasi allergia ai crostacei di qualunque tipo devono assolutamente evitare di assumere integratori di chitosano. Sommate tutto questo, e potete concludere che l’effetto di perdita di peso fornito dal chitosano è relativamente modesto, così come lo è il suo effetto sull’abbassamento dei lipidi ematici, come il colesterolo. Il problema principale con il chitosano non è la sua efficacia, ma il modo in cui la sostanza è stata super-promossa: il prodotto funziona ma non quanto dicono le pubblicità!

Pubblicità ingannevole

I proclami pubblicitari asseriscono che la semplice assunzione di chitosano prima di un pasto ad alto apporto di grassi “neutralizza” queste calorie grasse, consentendovi così di mangiare quello che volete impunemente. Ma la triste verità è che una simile panacea alimentare non esiste ancora. Non esiste niente, contrariamente a quanto potreste leggere o sentir dire, che sostituisca un’alimentazione corretta unita ad esercizio fisico. Forse un giorno questo tipo di sostanze saranno prodotte, ma nel frattempo l’unico modo conosciuto per liberarsi del grasso corporeo è bruciarlo attraverso il sangue, il sudore e qualche volta le lacrime di un duro, regolare allenamento e regime dietetico.

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Le 7 abitudini alimentari che rovinano la tua salute

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO GUARDA LA TV MENTRE MANGIA POP CORN CINEMA TELEVISIONE FILM SERIE TVLo stile di vita odierno spesso impone dei comportamenti non salutari che però alla lunga possono influire negativamente sulla nostra salute. Ecco le sette abitudini alimentari che dovremmo evitare se vogliamo mantenere la nostra alimentazione sana ed equilibrata. Continua la lettura su https://archivio.giornalettismo.com/le-sette-abitudini-alimentari-che-ti-possono-fare-male/

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La chirurgia regala un volto nuovo alla ragazza sfigurata usando la pelle del suo seno

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Xu Jianmei dopo l’intervento: quando le cicatrici se ne saranno andate il suo volto tornerà finalmente alla normalità

Un team di medici cinesi ha dato un nuovo volto ad un’adolescente facendoglielo ricrescere su un seno. Xu Jianmei, una ragazza di 17 anni era rimasta orribilmente sfigurata all’età di 5 anni a causa di un incendio. Qualche settimana fa si è sottoposta all’intervento chirurgico che le ha ridato un volto nuovo a Fuzhou, nella provincia del Fujian , nel sud-est del paese. La notizia è stata riportata da Mail Online.

I chirurghi le hanno impiantato nel seno un vaso sanguigno della gamba e hanno utilizzato un palloncino pieno d’acqua per espandere la sua pelle e crearne abbastanza per darle un nuovo volto, grazie al quale sarà in grado di esprimere i suoi stati d’animo.

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Laser Rughe pelle pulsato Sessuologia Sesso Macchie Lifting Antiaging Volto Pelle Seno 02

L’espansore ha creato, sul petto dalla ragazza, nuova pelle che è stata usata per ricostruirle il viso

Il suo team negli ultimi mesi ha effettuato altre operazioni del genere, come quando han dato un naso nuovo a un uomo dopo averglielo fatto crescere sulla fronte. La prima persona ad aver ricevuto un trapianto di faccia in Cina è stato Li Guoxing nel 2006, meno di un anno dopo rispetto a Isabelle Dinoir, la prima donna al mondo alla quale è stato trapiantato il viso.

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Per un malato di cancro vivere un anno in più costa 96 mila dollari

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaMalato Cancro Vivere Costa 96mila dollariVi siete mai chiesti quanto vale un anno della vostra vita? Vi siete mai chiesti quanto sareste disposti a pagare per poterne vivere uno in più? Probabilmente no, ma c’è una persona che in questo preciso momento sta pensando proprio a questo. Kimm Fletcher è forse una delle poche donne al mondo che può quantificare il valore di un anno della sua vita: novantaseimila dollari. È il costo di un anno di trattamenti farmacologici contro il glioblastoma multiforme, una neoplasia del cervello che l’ha colpita nel 2010.

La storia di Kimm la racconta l’Huffington Post canadese: alla donna, una quarantunenne dell’Ontario madre di due figli piccoli, è stato diagnosticato un cancro al cervello nel 2010. Dopo un lungo ciclo di cure e un intervento, la malattia era andata in remissione. Qualche mese fa, però, tutto è precipitato di nuovo: il cancro è tornato e questa volta ha già raggiunto uno stadio troppo avanzato perché Kimm possa sperare di farcela. I medici le hanno dato due mesi di vita.

«Dire ai miei figli che sto morendo è stata la cosa peggiore che abbia mai dovuto fare in vita mia».

L’inevitabile, però, può essere rimandato di qualche mese: un farmaco, l’Avastin, potrebbe regalare a Kimm e alla sua famiglia ancora un anno da trascorrere insieme. Ma il prezzo di questo trattamento è altissimo: 48.000 dollari per sei mesi. In Ontario l’Avastin viene fornito gratuitamente ai pazienti che soffrono di determinati tipi di cancro, tra cui non compare il glioblastoma, diversamente da quanto accade nelle nelle province di Saskatchewan, Manitoba e British Columbia. Questo significa che se Kimm vuole accedere al trattamento e sperare di riuscire a trascorrere un anno di più con i suoi bimbi di sette e nove anni, deve sobbarcarsi per intero la spesa della sua cura.

Kimm non si è persa d’animo e ha avviato una sottoscrizione aperta a chiunque voglia fare una donazione e finora ha già raccolto oltre 70.000 dollari. Ha anche incontrato il ministro della Salute dell’Ontario, Deb Matthews, per chiedere di allargare l’accesso alle cure con l’Avastin anche ai pazienti che soffrono di altri tipi di cancro.

«Non mi arrendo: tutti muoiono prima o poi ma io non ho intenzione di farlo così presto».

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