L’occhio quando fissa è fermo? Cosa sono i movimenti saccadici?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOIl nostro occhio “vede nitidamente” solo in una piccolissima area all’interno della macula detta “fovea” per cui non sta mai fermo compiendo velocissimi micromovimenti (detti “movimenti saccadici” o “saccadi“), non percepiti consciamente, che “scandagliano” rapidissimi l’oggetto della nostra osservazione e solo la successiva elaborazione cerebrale ci ricostruisce integralmente l’immagine “vista” nel nostro cervello. Tali rapidissimi movimenti oculari sono necessari per portare porta una regione inizialmente periferica, al centro del campo visivo (nella fovea).

Quando la nostra attenzione viene attratta da una particolare immagine, per esempio un viso, i nostri occhi ci sembrano fissi su un punto, ma in realtà viaggiano velocemente esplorando prima le caratteristiche più importanti (occhi, bocca, naso) trascurando tratti privi di interesse come la fronte e le guance, per poi tornare ad i tratti salienti con più attenzione. La durata delle pause nell’osservazione è in relazione all’attenzione che suscita l’immagine ed è diversa fra l’uomo e la donna.

Le saccadi servono per portare le varie zone di interesse di una immagine a coincidere con la fovea, la regione centrale della retina, dotata di massima acutezza visiva. I movimenti sono molto rapidi e vengono eseguiti in media 3-4 volte al secondo. In media, durante la veglia, vengono eseguite circa 150.000 saccadi in un giorno. I movimenti saccadici sono “movimenti coniugati“, cioè – salvo patologie –  vengono effettuati da entrambi gli occhi in modo sincrono. I movimenti saccadici seguono traiettorie rettilinee per i movimenti orizzontali e traiettorie curve per quelli verticali ed obliqui.

I movimenti saccadici hanno solitamente una ampiezza massima di 20°. Sono molto rapidi: la loro massima velocità angolare può raggiungere i 900 gradi al secondo. La latenza di un movimento saccadico è di circa 2oo millisecondi: tra la comparsa del bersaglio e l’inizio del movimento dell’occhio passano circa 200 ms.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Rottura del frenulo del pene: cosa fare?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PENE UOMO RAGAZZO VERGINITA FILETTO FRENULO GLANDE ASTA RAPPORTO SESSUALE IMENE PENETRAZIONE VAGINA CORONA FIMOSI SOLCOCORONALE MEATO URETRALE SPERMADobbiamo tenere in considerazione che la rottura del frenulo corto è più frequente. In ogni caso la rottura del frenulo nell’uomo non si verifica sempre, ma avviene in seguito ad un rapporto sessuale piuttosto energico o nel caso in cui si abbia a che fare con una stimolazione troppo eccentrica.

Il frenulo, come tutti i tessuti, se particolarmente sollecitato, può andare incontro ad una lacerazione parziale o totale. Il risultato consiste in un dolore intenso e nel sanguinamento. La lacerazione del frenulo avviene soprattutto quando non ci siano le condizioni per una sufficiente lubrificazione.

Leggi anche: Frenulo del pene: cos’è e perché la sua lunghezza è importante?

Vedi anche: foto di un pene sottoposto a frenulotomia

Rottura del frenulo: cosa fare

Rottura del frenulo: cosa fare? Se si dovesse andare incontro ad un episodio di questo genere, la prima cosa da fare consiste nel tamponare la ferita per qualche minuto. In genere tutto ciò basta per risolvere il problema.

Se invece ci troviamo di fronte ad una lacerazione più estesa, è necessario recarsi al pronto soccorso. Ricevendo le giuste cure mediche, si verrà sottoposti ad un piccolo intervento ambulatoriale, che avviene in anestesia locale.

Subito dopo l’intervento che segue la rottura del frenulo, ci si dovrà astenere dai rapporti sessuali per circa 20 giorni. Se il frenulo si lacera, ma riusciamo comunque a tamponare la fuoriuscita di sangue, è opportuno evitare i rapporti sessuali per circa 10 giorni, disinfettando in maniera adeguata la ferita, in modo che si possa giungere ad una cicatrizzazione completa.

E’ però da specificare che il frenulo può essere sottoposto ad una nuova lacerazione in seguito ad un rapporto successivo. In casi come questo si deve scegliere: lasciare che la rottura avvenga in modo naturale oppure ricorrere alla frenuloplastica. Quest’ultima è un’operazione risolutiva, che determina il superamento del problema in maniera definitiva, magari abbinando l’intervento a qualche piccolo accorgimento, come l’uso del preservativo, nel momento in cui si riprende l’attività sessuale.

In effetti la rottura del frenulo con il preservativo è più rara, ma non è detto che non avvenga. La frenuloplastica è comunque un intervento da considerare, anche perché non va trascurato il legame fra eiaculazione precoce e frenulo corto, anche se non ci sono prove decisive per questo collegamento.

Al pari dell’intervento per la circoncisione maschile, la frenuloplastica rientra fra quei tipi di interventi chirurgici da non sottovalutare per una corretta salute sessuale dell’uomo.

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Cosa si prova a vivere il proprio funerale?

MEDICINA ONLINE COSA SI PROVA A VIVERE IL PROPRIO FUNERALE MORTE CHIESA BARA SENSAZIONE.JPGTutti noi, almeno una volta nel corso della nostra vita, abbiamo pensato a come sarebbe stato il nostro funerale, immaginandone gli scenari e con la curiosità di “vedere dal vivo” quali sarebbero stati le reazioni e i comportamenti di amici e parenti. Anthony De Luca, un giovane artista bolognese noto per le sue performance irriverenti con cui ama giocare mescolando vita, arte e morte, ha fatto molto di più: ha realmente organizzato il proprio “funerale da vivo” osservandolo direttamente dalla bara per cogliere con ironia “gli ultimi scatti artistici” della propria esistenza.

Ci pensavo da anni! E mi sono sempre chiesto: come sarà il mio funerale? Quanta gente verrà? In quanti piangeranno? Così mi sono dato da fare per far svolgere le mie esequie in anticipo (mi auguro con molto anticipo!) e da vivo. L’intento era quello di vivere un evento che non sarei mai riuscito a vedere! Ho inserito su Facebook un annuncio a cui hanno risposto centinaia di persone, ho fatto affiggere necrologi in tutta Bologna e ho informato la stampa. Molti hanno compreso le mie intenzioni lasciando commenti divertenti ed entusiasti; qualcuno mi ha subito telefonato preoccupato per capire effettivamente se fosse uno scherzo; altri ancora hanno avuto qualche istante di esitazione. Ancora oggi ricevo telefonate in cui mi sento dire: ma allora sei vivo? E qualcuno, dopo la mia risposta positiva, aggiunge scherzosamente: ah, peccato!”.

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L’evento si è consumato martedì 4 maggio 2010 in una Bologna cui la fitta pioggia conferiva un ulteriore tocco di tristezza e di malinconia.

È stato un funerale proprio come quello che desidero abbia luogo quando sarà il momento. Ho cercato di avere tutto ciò che mi occorreva: bara, macchina, corteo, prete, banda musicale in perfetto stile New Orleans e un palazzo storico per l’allestimento della camera ardente. Amici, parenti e qualche conoscente, tutti con impeccabile look e mood triste, hanno atteso in piazza VIII Agosto l’arrivo dell’ auto funebre con la bara. Da lì è partito un corteo di circa 200 persone, accompagnato da una banda musicale di bravissimi jazzisti, che ha percorso parte del centro storico, con una piccola sosta per una breve commemorazione in Piazza Maggiore. Poi si è mosso verso Palazzo Gnudi, sempre sotto la pioggia battente. I necrofori hanno sorretto il feretro per più di un’ora, bagnandosi e sostenendo anche il mio peso. Sì, perché io ero realmente dentro la bara. Alle ore 21,30 è stata allestita la camera ardente in una magnifica location. Qui il cofano era aperto e all’interno io giacevo immobile, con gli occhi chiusi. Durante la “veglia” tutti potevano avvicinarsi per un ultimo bacio, per sussurrarmi una frase o per scattare una fotografia. L’ultima. Di sfondo la toccante proiezione di immagini mie da bambino: felice, giocoso e già in tenera età travestito per giocare con la mia identità e con la fantasia. La musica di accompagnamento, malinconica, ha commosso tantissime persone. L’ultimo commiato ad opera di un prete-attore e poi l’applauso di circa 600 persone ha accompagnato la chiusura della bara con il mio corpo all’interno”.

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Sempre all’interno del feretro! Come si sta? Che sensazioni si provano?
Ho voluto che tutto fosse il più autentico possibile. Qualche giorno prima avevo fatto delle prove per comprendere quanta aria ci fosse: per circa 20 minuti si può respirare tranquillamente. Abbiamo creato un piccolo spiraglio per fare passare una cannuccia in caso mi necessitasse prendere aria e comunque avevo con me il cellulare in caso di malesseri, di mancamenti o di attacchi di panico. Ogni tanto un mio caro amico arruolato fra i necrofori bussava alla parete della cassa e io rispondevo per far capire che era tutto ok. Ho trovato comunque il modo di divertirmi anche mentre “soffocavo” in quello spazio ristretto: ho portato con me una videocamera ed una piccola macchina fotografica e presto, su Youtube, sarà possibile vedere un funerale vissuto da dentro una bara. Magnifiche e divertentissime le reazioni della gente durante il corteo: tutti correvano fuori dai negozi, dai ristoranti, sospendevano le loro attività per cercare di comprendere, senza riuscirvi, cosa stesse accadendo. Le facce erano sbalordite, qualcuno si faceva il segno della croce, altri si lasciavano andare a gesti scaramantici. Le reazioni più curiose le ho osservate passando di fianco ai bar all’ora dell’aperitivo: chi stava sorseggiando un cocktail, spensierato e ignaro, all’improvviso si è visto arrivare una bara “scortata” da 200 persone. C’era incredulità e stupore: la gente cercava conferma negli sguardi degli altri, ma con tanta insicurezza su come comportarsi”.

Una organizzazione perfetta.
C’è voluto un po’ di tempo: tutto è stato fatto in maniera autonoma e senza alcun budget, ma con il fondamentale aiuto di molte persone che mi hanno supportato per affetto o perché credevano nell’idea. Determinante è stato Massimo Benetti, Presidente del Consorzio Imprese Funebri di Bologna, una persona squisita che mi ha messo a disposizione tutto l’occorrente. Ho peregrinato per anni cercando il sostegno di produttori e di impresari funebri, ma sono stato sempre snobbato. L’incontro con Massimo è stato quasi casuale; la sua intelligenza e la sua ironia hanno colto immediatamente il significato di ciò che avrei voluto realizzare. Ed è stato un prezioso consigliere anche sulla scelta dei materiali: Benetti sa già che quando sarà il momento vorrei avere una bara bianca identica a quella che abbiamo utilizzato e la medesima imbottitura. È stata una emozione davvero forte! Consiglierei a tutti di provarla: è una esperienza davvero unica e apre lo sguardo a diversi punti di vista. Centinaia di persone che vengono al tuo funerale da vivo per commuoversi, per divertirsi, per curiosità o semplicemente per stare al gioco. Alcuni ti accarezzano, altri ti baciano e tu non puoi muoverti o aprire gli occhi per guardarli e per ricambiare il gesto affettuoso. Qualcuno ha sussurrato frasi spiritose, altri hanno portato fiori o infilato nelle mie tasche bigliettini con dediche. Ho davvero realizzato il mio sogno vivendo l’evento che mai potrò godermi nella vita!”.

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Arvenum: terapia di emorroidi e fragilità capillari

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIComposizione di Arvenum
Ogni compressa contiene: principio attivo: Frazione flavonoica purificata micronizzata 500 mg – costituita da diosmina 450 mg, flavonoidi espressi in esperidina 50 mg – eccipienti: carbossimetilamido sodico; cellulosa microcristallina; gelatina; glicerina; ipromellosa; sodio laurilsolfato; ossido di ferro giallo E 172; ossido di ferro rosso E 172; titanio diossido; macrogol 6000; magnesio stearato; talco.

Forma farmaceutica e contenuto

  • 15 compresse rivestite con film
  • 30 compresse rivestite con film
  • 60 compresse rivestite con film

Via di somministrazione: orale.

Indicazioni: perché si usa Arvenum? A cosa serve?
Arvenum è un vasoprotettore e viene usato nelle sintomi attribuibili ad insufficienza venosa e stati di fragilità capillare.

Leggi anche: Alternative economiche a Daflon 500 mg e ad Arvenum 500 mg

Controindicazioni: quando non dev’essere usato Arvenum?

  • Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

Interazioni: quali farmaci o alimenti possono modificare l’effetto di Arvenum?
Non sono stati effettuati studi di interazione. Informare il medico o il farmacista se si è recentemente assunto qualsiasi altro medicinale, anche quelli senza prescrizione medica.

Arvenum si può assumere in gravidanza?
Chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di prendere qualsiasi medicinale. La sicurezza del farmaco in gravidanza non è stata determinata, pertanto è opportuno non somministrare il prodotto durante la gravidanza.

Arvenum durante l’allattamento
In assenza di dati sull’escrezione nel latte, il trattamento deve essere evitato durante l’allattamento.

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e di utilizzare macchinari
Non sono stati condotti studi per valutare l’effetto della frazione flavonoica sulla capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.

Posologia
2 compresse rivestite con film al giorno (1 a mezzogiorno e 1 alla sera) al momento dei pasti, anche nell’insufficienza venosa del plesso emorroidario.

Sovradosaggio: cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Arvenum?
In caso di assunzione accidentale di una dose eccessiva di Arvenum avvertire immediatamente il medico o rivolgersi al più vicino ospedale.

Effetti Indesiderati
Come tutti i medicinali, Arvenum può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino. La frequenza delle possibili reazioni avverse elencate di seguito è descritta usando la seguente convenzione:

Patologie del sistema nervoso

  • vertigini,
  • cefalea,
  • malessere.

Patologie gastrointestinali

  • diarrea,
  • dispepsia,
  • nausea,
  • vomito,
  • colite.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

  • rash,
  • prurito,
  • orticaria,
  • edema al volto, alle labbra, alla palpebra (gonfiore),
  • edema di Quincke (rapido ingrossamento del volto, delle labbra, della bocca, della lingua o della gola che può portare a difficoltà nel respirare).

Patologie del sistema emolinfopoietico

  • trombocitopenia.

Il rispetto delle istruzioni contenute nel foglio illustrativo riduce il rischio di effetti indesiderati.

Scadenza e conservazione
Scadenza: vedere la data di scadenza indicata sulla confezione. Attenzione: non utilizzare il medicinale dopo la data di scadenza indicata sulla confezione. La data di scadenza indicata si riferisce al prodotto in confezionamento integro, correttamente conservato. I medicinali non devono essere gettati nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici.

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Dislessia: i problemi più diffusi nella decodifica del testo e ripercussioni su scrittura ed apprendimento

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SINDROME DI ASPERGER BAMBINI ADULTI SINTOMI CURE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie CapillariPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, ti consiglio di leggere: Dislessia: cos’è, come riconoscerla, come affrontarla e superarla

Le caratteristiche più comuni relative alla decodifica della singola parola o del testo scritto nel bambino dislessico, sono le seguenti (possono non essere tutte presenti contemporaneamente):

  • Scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio
    Il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la “p”, la “b”, la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”. Nello stampato minuscolo (con cui è scritta questa pagina e tutti i testi dei libri scolastici) sono molte le coppie di grafemi che differiscono rispetto al loro orientamento nello spazio, per cui le incertezze e le difficoltà di discriminazione possono rappresentare un impedimento alla lettura.
  • Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari
    Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio, può confondere la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”; la “e” con la “a”… questo succede specialmente se si tratta di una scrittura in corsivo o in script.
  • Scarsa discriminazione di grafemi che corrispondono a fonemi sordi e fonemi sonori
    Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo-uditive. L’alfabeto è composto di due gruppi di fonemi: i fonemi sordi e i fonemi sonori, che risultano somiglianti tra loro, per cui anche in questo caso l’incertezza percettiva può rappresentare un ostacolo alla lettura. Le coppie di fonemi simili sono le seguenti:
F V
T D
P B
C G
S sorda S sonora
  • Difficoltà di decodifica sequenziale
    Leggere nella lingua italiana richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra-destra e dall’alto in basso; tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura ma, con l’affinarsi della tecnica, la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire. Nel soggetto dislessico, invece, talvolta ci troviamo di fronte a un ostacolo nella decodifica sequenziale, che può essere data da due fattori, spesso presenti contemporaneamente: i “saltelli” oculari citati nel primo paragrafo o la mancanza del concetto di orientamento (di sé, del grafema e della parola) nello spazio. Per cui si manifestano con elevata frequenza i seguenti errori:

    • Omissione di grafemi e di sillabe
      Il soggetto omette la lettura di parti della parola; può tralasciare la decodifica di consonanti (ad esempio può leggere “fote” anziché “fonte”; oppure “capo” anziché “campo”…) o di vocali (può leggere, ad esempio, “fume” anziché “fiume”; “puma” anziché piuma”…) e, spesso, anche di sillabe (può leggere “talo” anziché “tavolo”; “paro” anziché “papavero”…). In alcuni casi capita che questi soggetti leggano la prima parte della parola, mentre la seconda se la inventino o immaginino (vedi “Prevalenza della componente intuitiva”, subito sotto).
    • Salti di parole e salti da un rigo all’altro
      Il soggetto dislessico presenta evidenti difficoltà a procedere sul rigo e ad andare a capo, per cui sono frequenti anche “salti” di intere parole o di intere righe di lettura.
    • Inversioni di sillabe
      Spesso la sequenza dei grafemi viene invertita provocando errori particolari di decodifica della sillaba (il soggetto può, ad esempio, leggere “li” al posto di “il”; “la” al posto di “al”, “ni” al posto di “in”…) e della parola (può leggere, ad esempio, “talovo” al posto di “tavolo”…).
    • Aggiunte e ripetizioni
      La difficoltà a procedere con lo sguardo nella direzione sinistra-destra può dare origine anche a errori di decodifica caratterizzati dall’aggiunta di un grafema o di una sillaba (ad esempio “tavovolo” al posto di “tavolo”…).
  • Prevalenza della componente intuitiva
    Il soggetto che presenta chiare difficoltà di lettura privilegia, indubbiamente, l’uso del processo intuitivo rispetto a quello di decodifica. L’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento ma, al tempo stesso, è fonte di errori, definiti di anticipazione. Non di rado, infatti, il soggetto esegue la decodifica della prima parte della parola, talvolta anche solo del primo grafema o della prima sillaba, e procede “intuendo”/“inventando” l’altra parte. La parola contenuta nel testo viene così a essere spesso trasformata in un’altra, il cui significato può essere affine ma anche completamente diverso.

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Possibili ripercussioni sulla scrittura
Difficoltà di copiatura dalla lavagna a causa della lenta o scorretta decodifica. Può inoltre essere causa di questo problema l’incapacità di decodificare la scrittura di un’altra persona, avendo già problemi con la propria. Molto spesso questo problema è correlato ad uno scorretto orientamento del grafema rispetto al senso di lettura/scrittura (scrivere le lettere partendo dal basso o da destra, leggere dall’alto al basso e da destra a sinistra).

Possibili ripercussioni sull’apprendimento logico-matematico
Il soggetto talvolta può presentare alcune difficoltà di decodifica del testo del problema e può presentare l’impedimento nella risoluzione di semplici problemi matematici che i non affetti di dislessia risolverebbero senza problema. Hanno quindi un apprendimento più lungo della norma. Possono presentarsi anche problemi di calcolo legati alla specularità del 2 e del 5 o del 6 e del 9.

Dislessia e difficoltà semplici della lettura
La dislessia si riconosce per la presenza di caratteristiche, più o meno presenti, sopra descritte, che impediscono o ostacolano fortemente il processo di decodifica. Le difficoltà semplici di lettura, invece, si riconoscono per la presenza di uno o di alcuni degli elementi di riconoscimento sopra descritti, ma gli ostacoli alla conquista di adeguate tecniche di lettura risultano superabili attraverso l’esercizio graduato, la proposta di attività coinvolgenti e stimolanti, la sollecitazione delle curiosità del soggetto, lo sviluppo di capacità di base talvolta non adeguatamente interiorizzate all’ingresso della scuola elementare. Le difficoltà semplici di lettura sono dovute, quasi sempre, a un ritardo maturazionale, a lievi difficoltà percettivo-motorie, a un inadeguato bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale, ma anche a errori didattico-pedagogici che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche relative all’approccio alla lingua scritta sia, successivamente, negli itinerari di recupero conseguenti all’accertamento delle difficoltà stesse.

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Il disagio psicologico nel bambino con dislessia

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MAI ESSERE TRASPARENTI FUORI IL CARATTERE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Filler BotulinoPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, ti consiglio di leggere: Dislessia: cos’è, come riconoscerla, come affrontarla e superarla

Spesso la dislessia – confusa con le normali prime difficoltose fasi di apprendimento del bambino – non viene precocemente diagnosticata, accade quindi molto frequentemente che le difficoltà specifiche di apprendimento del bambino non vengano individuate precocemente. Il risultato di ciò è che sovente capita che il bimbo sia costretto a vivere una serie di insuccessi a catena senza che lui ne riesca a comprendere il motivo. Quasi sempre i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione: i genitori spesso si lamentano col bimbo della sua poca voglia di impegnarsi nello studio. Questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli. L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad un’elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo-affettive particolari quali:

  • la timidezza estrema;
  • la forte inibizione;
  • l’aggressività;
  • gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe;
  • la depressione.

Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non viene elaborata una diagnosi accurata che permette di fare chiarezza.

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Possibili sensazioni e comportamenti del ragazzo dislessico
Provando a mettersi nei panni di un bambino o di un ragazzo con disturbo di apprendimento si possono immaginare le esperienze e gli stati d’animo:

  • egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte;
  • osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte e ottiene buoni risultati;
  • sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”, ” Impegnati di più!”, “hai bisogno di esercitarti molto”…);
  • si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei;
  • comincia a maturare un forte senso di colpa sentendosi responsabile delle proprie difficoltà;
  • ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui, né gli insegnanti né i genitori;
  • ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari (ad esempio quello di fare il buffone di classe);
  • per non percepire il proprio disagio, mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno (“Non leggo perché non ne ho voglia!”, “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco (aggressività);
  • talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.

Possibili atteggiamenti dei familiari del soggetto dislessico
Per la maggior parte dei genitori la scuola è importante, è al primo posto nella vita dei bambini e dei ragazzi, tutto il resto viene dopo e, se la scuola va male, ne sono insoddisfatti e chiedono al/alla figlio/a un maggiore impegno. Non di rado si sente dire ai genitori rispetto alla difficoltà del figlio: “Non me lo aspettavo… mi è sempre sembrato un bambino intelligente…”.
L’ingresso nella scuola elementare ha, in questi casi, fatto emergere un problema; il bambino non apprende come gli altri, gli altri sanno già leggere e scrivere, lui invece… Comincia così la storia del bambino – scolaro, una storia che, in certi casi, ha risvolti davvero drammatici, non si riesce a comprendere tutta quella serie di “perché” che permetterebbero di intraprendere percorsi adeguati ed efficaci e si cercano soluzioni spesso dannose, anche se decise in buona fede. Ecco allora che si sottopongono i figli a estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, si elargiscono punizioni (niente più sport, niente più videogiochi…), e talvolta si arriva anche a far cambiare scuola al figlio.
Nonostante si parli molto di questi problemi, c’è ancora scarsa conoscenza e non sempre la diagnosi giunge in tempi accettabili, cosicché sia il bambino sia la famiglia tutta vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia e di un clima affettivo non certamente favorevole.

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Bambino con dislessia e scuola: un apprendimento attraverso l’esempio e la sperimentazione

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In generale, il bambino e lo studente con dislessia non hanno un rapporto “naturale” con l’apprendimento che deve avvenire tramite le parole: non è per loro sufficiente ascoltare per capire ed imparare, ma necessitano di spiegazioni che passino anche attraverso l’esempio concreto e la sperimentazione.
Inoltre, lo schema riassuntivo, dove compaia il “percorso ragionato” compiuto dall’insegnante, è molto importante per l’alunno con Dislessia, che soprattutto durante gli anni della scuola Primaria e Secondaria di I grado, non sarà in grado di costruire tale schema in autonomia, ma dovrà esservi guidato. Ciò riguarda tutte le discipline scolastiche e tutto ciò che il bambino deve apprendere in classe. Infatti, la Dislessia non è un problema solo per la lettura. I bambini con Dislessia spesso hanno avuto difficoltà di linguaggio nei primi tre anni di vita: può trattarsi di bambini che hanno imparato a parlare verso i due anni, altre volte invece hanno imparato verso l’anno ma poi il loro linguaggio è rimasto povero, oppure non hanno mai pronunciato bene le parole, o hanno continuato ad usare frasi costruite in modo non del tutto corretto.

L’uso del linguaggio è alla base delle attività didattiche presenti a scuola ed è per questo motivo che alcuni casi di Dislessia sembrano “nascere” durante gli anni della Primaria. In realtà, il contesto scolastico mette in luce problematiche già presenti. In alcuni casi, se il bambino non venisse in contatto con un ambiente ove sia il linguaggio scritto che quello orale costituiscono allo stesso tempo lo strumento e l’oggetto principale di apprendimento, il suo disagio e le sue problematiche si configurerebbero in maniera meno “forte” (come ad esempio accade nei percorsi di apprendimento che seguono il metodo Montessori).

Il problema di lettura e scrittura può essere considerato dall’insegnante come il segnale più evidente di un funzionamento più ampio. Generalmente, il bambino con Dislessia è particolare anche quando non legge: quando parla usa parole diverse tra loro credendo che significhino la stessa cosa, oppure ha poco interesse a parlare in maniera “corretta” e fatica ad imparare il linguaggio specifico delle varie materie. Non memorizza parole nuove con facilità ed è lento nel ricordare l’alfabeto, oppure non lo impara del tutto. Quando ascolta, il bambino potrebbe non comprendere del tutto il senso di ciò che gli viene detto, se il pensiero è ricco di frasi subordinate e se sono pochi gli esempi legati alla realtà concreta presenti nel discorso.
E’ come se il nostro modo di parlare risultasse troppo complesso, perché il bambino non ha gli strumenti per organizzarlo autonomamente (come fa invece il bambino non dislessico, che comunque a seconda dell’età risulta più o meno competente nell’organizzare ciò che ascolta).

Diverso è ascoltare un brano che qualcuno legge, dall’ascoltare un discorso. Il brano che viene letto, ha una ritmica ed una punteggiatura che già lo riordinano e che quindi facilitano l’organizzazione. Un buon brano, o un capitolo di un buon libro di testo, sono già “organizzati” e quindi il bambino riesce a comprendere ascoltando la lettura di un’altra persona.

Importante sottolineare che: anche un disturbo della letto scrittura isolato può comportare difficoltà in matematica, più o meno importanti a seconda del grado di dislessia e della classe frequentata dal bambino. Infatti, più il bambino va avanti con la scolarizzazione, più le richieste aumentano e con esse le difficoltà in matematica, legate alla comprensione dei testi dei problemi ed alla concettualizzazione astratta, soprattutto se essa deve appoggiarsi prevalentemente sul canale verbale.

Per approfondire:

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Dislessia: le condizioni più frequentemente correlate

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Disgrafia

Prima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, ti consiglio di leggere: Dislessia: cos’è, come riconoscerla, come affrontarla e superarla

La dislessia è spesso accompagnata da parecchie difficoltà di apprendimento, ma non è chiaro se esse condividono le sottostanti cause neurologiche. Queste correlate disabilità comprendono:

Disgrafia, disortografia e discalculia

Un disturbo che si esprime principalmente attraverso le difficoltà con la scrittura, ma in alcuni casi con difficoltà associate alla coordinazione occhio-mano e o ai processi orientati ad una sequenza, come legare nodi o svolgere compiti ripetitivi. Nella dislessia, la disgrafia è spesso multifattoriale, a causa della ridotta automaticità del processo lettera-scrittura, delle difficoltà organizzative ed elaborative e la compromissione della formazione della parola visiva, che rende più difficile per recuperare l’immagine visiva delle parole necessarie per l’ortografia. Spesso si associa anche la disortografia e la discalculia. Per approfondire:

Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)

Un significativo grado di comorbidità è stato segnalato tra i disturbi ADHD e la dislessia. L’ADHD si verifica nel 12%-24% di tutte le persone con dislessia. Per approfondire: Deficit di attenzione: quando un bambino è iperattivo, che fare?

Disturbo dell’elaborazione uditiva
Una disabilità dell’ascolto che colpisce la capacità di elaborare le informazioni uditive. Ciò può portare a problemi con la memoria uditiva e il sequenziamento uditivo. Molte persone con dislessia hanno problemi di elaborazione uditiva e possono sviluppare i propri spunti logografici per compensare questo tipo di deficit. Alcune ricerche indicano che le competenze di elaborazione uditiva potrebbero essere il deficit primario nella dislessia.

Disprassia
Una condizione neurologica caratterizzata da una marcata difficoltà nello svolgere compiti routinari che coinvolgono il controllo dell’equilibrio, del coordinamento cinestetica, nella difficoltà dell’uso dei suoni vocali, problemi di memoria a breve termine e nell’organizzazione. Per approfondire: Disprassia a scuola: sintomi, esercizi, si guarisce?

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