Splenectomia parziale e totale: perché si esegue e quali sono i rischi

DCIM100MEDIALa splenectomia parziale e totale è l’intervento chirurgico di rimozione della milza – attuata in parte o nella sua totalità – che si rende necessaria quando questo organo è oggetto di danni irreparabili o non è più funzionale per colpa di una grave patologia.La milza ricopre diverse funzioni:

  • combatte le infezioni, controllando la presenza di agenti patogeni in circolo (batteri e particelle estranee) e producendo anticorpi e globuli bianchi;
  • favorisce la maturazione dei globuli rossi (eritrociti);
  • ripulisce il sangue dai globuli rossi invecchiati (un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni) o danneggiati;
  • è una riserva di ferro, di piastrine e di globuli bianchi.

Quando si esegue una splenectomia parziale o totale?
L’intervento di splenectomia viene messo in pratica alla comparsa di una delle seguenti condizioni o patologie:

  • Rottura della milza. Causata da un trauma addominale, provoca un’emorragia interna, che, se non viene bloccata, può portare alla morte. La splenectomia rappresenta, molto spesso, l’unica soluzione valida per interrompere la perdita di sangue.
    La splenomegalia, condizione patologica in cui la milza è ingrossata, è uno dei fattori favorenti la rottura della milza, in quanto quest’ultima è più esposta agli urti a causa delle notevoli dimensioni.
  • Malattie del sangue. Alcune gravi malattie del sangue, come l’anemia falciforme, la talassemia, la policitemia vera o la porporatrombocitopenica idiopatica, possono richiedere la splenectomia. La decisione di rimuovere la milza, tuttavia, viene presa solo dopo che tutti gli altri trattamenti possibili non sono andati a buon fine.
  • Tumori. Determinate neoplasie, come la leucemia linfatica cronica, il linfoma di Hodgkin, il linfoma non-Hodgkin o la leucemia a cellule capellute, possono interessare anche la milza, causandone un suo ingrossamento (splenomegalia). Come nel caso precedente, se tutti i trattamenti attuati per la cura della splenomegalia sono inefficaci, è necessario ricorrere alla splenectomia.
  • Infezioni. Alcuni agenti patogeni (virus, batteri e parassiti) possono infiammare la milza, provocando splenomegalia. Se le infezioni sono molto serie e i trattamenti sono inefficaci, il rimedio ultimo è rappresentato dall’asportazione dell’organo infiammato. Alcuni esempi di patogeni, che provocano splenomegalia (e che potenzialmente potrebbero richiedere splenectomia), sono il plasmodio della malaria (un parassita) ed il batterio della sifilide.
  • Cisti o tumori benigni. La milza può sviluppare delle cisti o dei tumori benigni, che ne alterano la normale anatomia. Se queste malformazioni sono di dimensioni elevate o se la loro completa rimozione chirurgica è impossibile, l’unico rimedio attuabile è la splenectomia.
  • Casi particolari. In rarissime occasioni, la milza può ingrossarsi senza un causa precisa, o meglio senza una causa documentabile attraverso i test diagnostici. In questi casi, impostare un terapia è difficile, perché non si sa quale sia il fattore scatenante. Pertanto, l’unico rimedio, per evitare le complicazioni della splenomegalia, è rappresentato dalla splenectomia.

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Rischi legati all’asportazione chirurgica parziale o totale della milzaGrazie ai progressi della medicina, la splenectomia è, ormai, un’operazione sicura. Tuttavia, la sua esecuzione, come quella di un qualsiasi altro intervento chirurgico, presenta dei potenziali rischi, che non vanno sottovalutati. Le quattro più importanti complicanze dell’asportazione della milza sono:

  • emorragie;
  • coaguli di sangue (trombi);
  • infezioni della ferita;
  • lesioni degli organi adiacenti (stomaco, pancreas e colon).

La milza è un organo indispensabile? Cosa succede quando viene asportata la milza?
A causa di tutte le funzioni elencate precedentemente, i pazienti che hanno subìto un intervento di asportazione della milza possono andare incontro ad alcune condizioni particolari. Per approfondire leggi: La milza è un organo indispensabile? Se viene asportata cosa può succedere?

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Differenze tra ginocchio valgo e varo: terapie, esercizi e consigli per raddrizzare le gambe

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO GAMBE STORTE GINOCCHIO VARO GINOCCHIO VALGO GINOCCHIO NORMALE TIBIA FERONE ANGOLO ASSE LONGITUDINALE GINOCCHIA GAMBE A X Y

Negli arti inferiori normali, il ginocchio si pone lungo l’asse longitudinale passante tra due ossa, il femore e la tibia. Se il ginocchio devia verso l’interno o l’esterno, si parla rispettivamente di ginocchio “valgo” e “varo”. E’ importante ricordare, però, che l’arto normale non è perfettamente “dritto”: femore e tibia normali formano tra di loro un angolo di circa 170 gradi ed in questo caso si parlerà di ginocchio valgo fisiologico (il ginocchio sarà quindi lievemente verso l’interno). Un angolo maggiore di 170° determina varismo, mentre un angolo inferiore di 170° determina valgismo patologico.

Il ginocchio valgo

Con “ginocchio valgo” o “valgismo del ginocchio” in medicina si intende una deformità del ginocchio per cui questo tende verso l’interno. Ciò accade quando il femore e la tibia non sono perfettamente allineati, ma formano un angolo ottuso aperto lateralmente. Nel ginocchio valgo le ginocchia si avvicinano tra loro rispetto al normale. Questa condizione viene definita, nel linguaggio comune, “ginocchia a X” o “gambe a X“. Molto spesso il ginocchio valgo si manifesta già in età puberale come un disturbo evolutivo senza cause evidenti e solitamente viene corretto senza bisogno di alcun intervento prima dei 9 anni di vita. Si procede intervenendo con delle terapie correttive oppure, in casi dove il difetto è grave, il trattamento vede solo la soluzione chirurgica. Il ginocchio valgo è la conseguenza della mancata calcificazione ossea e compare dal momento in cui interviene l’azione del peso corporeo, cioè quando il bambino inizia a muovere i primi passi. Nell’adolescente, invece, si manifesta nei soggetti costituzionalmente gracili e con i muscoli poso sviluppati. In questo caso, la causa potrebbe essere attribuita a disturbi di tipo ormonale che ostacolano la cartilagine di coniugazione. I principali sintomi avvertiti dall’individuo coinvolto sono in genere: difficoltà a camminare, deformazione, malformazione, zoppicamento, dolore e gonfiore della parte interessata. Anche la rotula può soffrire del malallineamento in valgo, sviluppando così una sindrome dolorosa rotulea. L’operazione chirurgica che viene praticata in questi casi è la osteotomia. Questo tipo di intervento permette di migliorare l’angolazione della rotula consentendo all’osso di assumere una posizione naturale e regolare. Quando il valgismo è rilevante, il ginocchio valgo può causare dolore e la comparsa di disturbi alle ossa o alle articolazioni, come la meniscopatia. La meniscopatia è il complesso dei sintomi più o meno dolorosi che fanno sospettare la presenza di lesioni acute o croniche ad uno o entrambi i menischi. Il menisco serve all’assorbimento delle forze di trasmissione del carico, alla trasmissione e alla distribuzione dei carichi in flesso-estensione; è fondamentale per la stabilità articolare e partecipa alla lubrificazione articolare. In caso di dubbi sul coinvolgimento di questa parte del ginocchio nel problema, una risonanza magnetica permette di valutare al meglio lo stato delle strutture articolari.

Il ginocchio varo

Il ginocchio si definisce “varo” (“varismo del ginocchio“) quando femore e tibia non sono perfettamente allineati, ma formano un angolo ottuso aperto medialmente. Quindi, mentre il ginocchio valgo tende verso l’interno, al contrario il ginocchio varo tende verso l’esterno. Nel ginocchio varo le ginocchia si allontanano tra loro rispetto al normale. Questa condizione viene comunemente definita “gambe a parentesi contrapposte” o “ginocchia a O” o “ginocchia da cowboy”, tipiche dei calciatori professionisti. Le cause sono le medesime del ginocchio valgo. Tra le altre ipotizzabili, possono esserci: eventuali lesioni legamentose inveterate, fratture malconsolidate, artrosi, disturbi neurologici, malattie ossee focali, ecc. Se le gambe sono gravemente arcuate, può essere un segno di rachitismo, causato da una carenza di vitamina D. Altre cause, più estreme, di ginocchio varo includono il morbo di Blount, displasie ossee, e intossicazione da piombo o fluoro. I sintomi più comuni del ginocchio varo sono facilmente riconoscibili: ginocchia che non si toccano stando con i piedi uniti, gambe arcuate su entrambi i lati del corpo, gambe storte oltre i 3 anni di età. In tutti i casi, la diagnosi definitiva deve avvenire tramite una radiografia.

Leggi anche: Alluce valgo: sintomi iniziali, dolore, correttore, esercizi e operazione

Come “raddrizzare” le gambe?

Le terapie per il ginocchio varo e per quello valgo comprendono vari strumenti, che variano in funzione di molti fattori soggettivi tra cui gravità di varismo o valgismo ed età del soggetto:

  • nei casi meno gravi e nei bambini, si possono usare particolari plantari correttivi e lavoro di rinforzo e riequilibrio muscolare dell’arto inferiore e del “core” (la parte centrale del corpo), eseguito con l’aiuto del fisioterapista. Sempre il fisoterapista può mobilizzare gradatamente il ginocchio ed usare una serie di tecniche fisiatriche che includono radiofrequenza, TENS, radarterapia;
  • nei casi più gravi (ad esempio con angoli molto patologici e/o con degenerazione in artrosi dell’articolazione), negli adulti e nei soggetti in cui le terapie mediante plantari e fisioterapia non hanno funzionato, la terapia è chirurgica mediante osteotomia e protesi.

Esercizi

Di seguito riportiamo alcuni esercizi utili per “raddrizzare” le gambe.

Esercizio 1

Dalla posizione in piedi vai in appoggio sul piede dal lato dove vuoi migliorare il ginocchio varo.
Noterai una caduta all’interno dell’arco plantare nel momento in cui andrai a portare il peso del corpo su una sola gamba. Da questa posizione dovrai cercare di recuperare l’arco plantare e avvicinare la testa del primo metatarso verso il calcagno, utilizzando la muscolatura che si trova alla base del piede.
Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Esercizio 2

Posizionati in appoggio su un piede solo (il piede dela gamba con il problema che dobbiamo migliorare). Piegati sulla gamba a terra e stendi la gamba. Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Esercizio 3

Dalla posizione in piedi porta indietro la gamba senza problema al ginocchio, effettuando degli affondi profondi e torna in posizione di partenza. Evita un’iperestensione nel ginocchio recurvato. Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Esercizio 4

Dalla posizione accovacciata con i piedi paralleli leggermente divaricati, distendi le ginocchia mantenendo le mani sul pavimento o sui piedi o sugli stinchi. Non andare in distensione completa del ginocchio, basta una semi estensione. Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Consigli

Consigli sempre validi per migliorare la situazione generale, sono:

  • evitare obesità e sovrappeso, mediante una dieta adeguata ed attività fisica regolare, soprattutto se il paziente è un bambino;
  • assumere un integratore specifico per le articolazioni, contenente glucosamina e condroitina, come questo: https://amzn.to/3DN2D2E;
  • assumere la giusta quantità di minerali come calcio e vitamine, anche con un integratore come questo: https://amzn.to/3dA9xxJ;
  • se possibile intraprendere il trattamento precocemente, fin dall’infanzia;
  • evitare calzature inadatte;
  • usare una ginocchiera specifica, come questa: https://amzn.to/3SpYbuL;
  • avere una buona igiene posturale;
  • evitare sport che sottopongono le ginocchia a stress eccessivi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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La ragazza fruttariana che beve la sua urina

MEDICINA ONLINE PAMELA SCUPPA PAM DRINKING URINE URINA BEVE GIRL CUTE RAGAZZA PIPI BEVANDA DRINK FRUTTARIANA CRUDISTA ACQUANecessaria premessa alla lettura di questo post: stiamo per parlare di crudisti, persone cioè  che si nutrono esclusivamente di verdure e frutta crude, ingerite così come sono o al più frullate, tritate, essiccate ma a una temperatura massima di 45 gradi. In particolare, stiamo parlando di una crudista fondamentalista definita «fruttariana»: una crudista che mangia esclusivamente frutta. Fine della necessaria premessa sulla dieta fruttariana.

Se solo Paulo Coelho, lo scrittore brasiliano de “L’alchimista”, si rendesse conto dei danni causati dai suoi libri alle menti degli individui più suggestionabili, forse si andrebbe a chiudere in un monastero nel sicuramente amato Tibet, si mangerebbe la chiave con tutta la serratura e avrebbe come unica aspirazione quella di essere dimenticato dal consesso civile del mondo intero per omnia saecula saeculorum.

Purtroppo,  però,  manco più il Tibet è quello di una volta, e i supermercati di carabattole cinesi hanno preso il posto degli antichi monasteri, così come le antiche e profonde dottrine religioso-filosiche sono diventate paccottiglia new age da smerciare ai polli di turno, insieme al consueto contorno di parole passe-partout buone per ogni occasione quali le immancabili “consapevolezza”, “coscienza”, “compassione” e il solito repertorio che viene puntualmente sfoderato dai vari “guru” de noantri, ormai sparsi a bizzeffe per ogni angolo della Terra.

Ad oggi, infatti, tutti noi possiamo vantarci di annoverare tra le nostre conoscenza almeno un “guerriero della luce” o uno spirito evoluto, e se non lo troviamo nel figlio adolescente della vicina di casa appena reduce dalla lettura di Osho, possiamo comunque reperirlo agevolmente sul web, e cibarci delle perle di saggezza che da questi promanano.

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Come Pamela Scuppa, la procace mamma – youtuber che sta spopolando su Facebook o Twitter, non si sa bene se per le generose forme che offre con sguardo ammiccante facendoci l’occhiolino in pose porno-soft, o per le profonde riflessioni a base di risvegli vari e compassione a profusione, oppure per il particolare regime alimentare da lei seguito, che proprio della “filosofia” new age è diretta emanazione.

La sua particolarità infatti non è solo di essere “fruttariana”, cioè di cibarsi esclusivamente di frutta –fatto di per sé del tutto personale e neanche troppo stravagante, in un mondo dove ormai troviamo chi si ciba di solo respiro– ma soprattutto di integrare le pantagrueliche mangiate a base di meloni e pesche nettarine ad altrettante benefiche bevute a base di… urina. Sì avete letto bene. Di urina.

Pamela Scuppa diffonde infatti il verbo dell’urinoterapia, in compagnia, a suo dire, del grande Mahatma Gandhi e, più umilmente, della “nota opinionista” Eleonora Brigliadori, che tutti ricordiamo non tanto per i suoi trascorsi da annunciatrice televisiva dagli occhi magnetici quanto per le più recenti e movimentate performance con oggetto proprio questi temi.

Ammesso e non concesso che tale pratica sia stata effettivamente seguita dalla Grande Anima –cosa tutta da dimostrare e che ne fa comunque in automatico un regime da consigliare, così come il fatto di annoverare tra gli adepti una ex annunciatrice nostrana, e non un’esperta di alimentazione, non la rende parallelamente una pratica sicuramente deprecabile –  ci si domanda  comunque il motivo per cui l’abitudine di bere la propria o altrui urina dovrebbe essere considerata un rimedio paragonabile all’elisir di lunga vita, capace di curare dall’asma al diabete, dal cancro all’ipertensione.

Se è vero infatti che la nostra urina è composta al 95% di acqua ma anche da una (minima) parte di vitamine e sali minerali, è altrettanto vero che questi elementi sono stati scartati dal nostro corpo, giudicati inutili o in eccesso; perché quindi rimetterli in circolo?

Perché avremmo bisogno di assumere nuovamente ciò di cui già una volta il nostro organismo si è liberato?

Questi ragionamenti non sembrano comunque interessare l’insolita youtuber, che afferma tutta fiera: “posso permettermi il “lusso” di bere la mia amaroli (urina) perché mi nutro di sola frutta e quindi la mia urina è buona in ogni senso. Il gusto è molto gradevole ed è ricca di tutti i sali minerali e proprietà che vengono rilasciati dai reni. Questa dovrebbe essere un’abitudine di tutti”.

In realtà, un ragionamento del genere non dovrebbe risultarci così estraneo di questi tempi, tempi in cui la cucina molecolare e l’attenzione verso gli elementi intrinsechi contenuti in un alimento diventano a volte più importanti dell’alimento stesso.

Non è forse questo, oltretutto, il concetto che ha dato origine al Soylent,  il beverone sostitutivo del pasto che impazza in America e ispirato proprio dal ragionamento secondo cui al nostro organismo non servirebbero  gli alimenti di per se stessi –latte, pasta o carne che siano– ma i loro nutrienti fondamentali, suddivisi tra proteine, vitamine, sali e quant’altro risulti utile all’organismo umano?

Lo stesso varrebbe per l’urina: in pratica ci berremmo un bicchierone di buona pipì per godere di quel tesoro costituito dal 5% di vitamine e sali minerali, nientemeno, invece di mangiare più prosaicamente una  bella mela o un grappolo d’uva.

Ma ovviamente l’urinoterapia va oltre i freddi dati scientifici e il suo fascino non è certo dato dall’eventuale beneficio, tutto da dimostrare, che deriva dall’assunzione di quantità risibili di vitamine o sali minerali.

Il suo fascino contagioso è dato infatti dal contorno mistico- esoterico di cui è ammantata, dal suo richiamo alla dottrina ayurvedica, a pratiche millenarie, a benefici miracolosi in stile elisir di lunga vita.

Ce n’è abbastanza, per cinici e disincantati, per esprimere tutto il sarcasmo di cui sono capaci, vedendo in simili comportamenti e simili personaggi non certo “la mia Luce, la mia Purezza e l’Anima Evoluta e Guerriera che io sono” ma soltanto un modo come un altro per attirare l’attenzione e far parlare di sé in modo rapido.

Ad ogni modo, fruttariani e seguaci dell’urinoterapia procedono per la loro strada senza esitazioni, informando puntualmente noi profani della bontà e salubrità dei regimi da loro seguiti.

Nonché dalla loro genuinità, apprezzabile in particolare quando sono ospiti a cena presso amici e parenti, che invece di sbattersi a preparare parmigiane e paste al forno se la cavano servendo da mangiare una mela renetta.

E da bere? A voi l’amara, paglierina risposta.

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Torte di sperma e biscotti col grasso umano da liposuzione: il primo corso “cucinare con lo sperma”

MEDICINA ONLINE TORTE DI SPERMA BISCOTTI GRASSO UMANO LIPOSUZIONE LONDRA CORSO CUCINA DIETA CIBO LIQUIDO SEMINALE SEMETERAPIA.jpgSe pensavate di aver visto tutto di fronte a torte di cavallette, crostate di formiche o pasti a base di grossi vermi vivi e saltellanti, sappiate che in realtà non avevate ancora visto nulla. Di sicuro, non avevate ancora visto, né tanto meno assaggiato, la torta di sperma. L’ultima novità in tema di delizie gastronomiche viene da Londra, dove sta per tenersi un particolare corso di cucina in cui l’ingrediente principale sarà, appunto, il liquido seminale umano. Nel corso per aspiranti cuochi lo chef insegnerà ai partecipanti ad utilizzare l’inedito “ingrediente” in tutti i piatti principali, dagli antipasti ai secondi, per finire con i dessert.

Non sappiamo bene se tale ingrediente dovrà, in qualche modo, essere “prodotto” sul momento per preservarne freschezza e appetibilità,  considerato che il congelamento del seme, afferma  lo chef, è possibile, ma potrebbe influire negativamente  sulla consistenza del risultato finale: del resto, gli ingredienti freschi sono sempre migliori e sinonimo di sicura qualità.

E d’altra parte, su Amazon è disponibile da tempo un libro di ricette dal titolo “Natural Harvest – una raccolta di ricette a base di sperma”, al momento quotato con quattro stellette. Niente di così disgustoso, quindi, almeno a detta dell’esperto sessuologo Alix Fox, secondo cui cibarsi di alimenti a base di sperma, proprio o del partner, non dovrebbe suscitare troppo disgusto ed a ben guardare, forse, non ha tutti i torti, visto che di alimenti “particolari” ci cibiamo forse più di quanto non crediamo.

La famosa “colla di pesce” che mettiamo in candide bavaresi e morbidi budini, non è forse altro che viscida e molliccia cotenna di maiale? E non sono già stati prodotti in Olanda, nel 2008, dei biscotti prodotti con il grasso umano da liposuzione, e destinati a sfamare Paesi del terzo mondo?

E gli insetti, attualmente considerati il cibo del futuro, non sono forse, per i palati di noi occidentali, dei pranzetti di cui non avremmo voluto sentir parlare? Che sarà mai, quindi, un po’ di liquido seminale, per di più cotto? Ecco, non poniamoci più limiti, quindi, e guardiamo fiduciosi e con gioia al pranzo del futuro: insalata di cavallette, cocktail di vermi vivi in salsa aurora, biscotti di grasso umano e per finire una bella e ricca torta di sperma. E da bere? Beh, ovviamente delle buona e calda urina, la “bevanda” da molti ormai considerata seconda solamente all’elisir di lunga vita.

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Quali sono le posizioni sessuali consigliate in gravidanza?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOPurtroppo le statistiche dicono che più la gravidanza procede, più la coppia smette di fare sesso, almeno per il 50% delle coppie, dato che trova piena conferma anche tra i miei pazienti. E’ importante per prima cosa sottolineare che non bisogna vergognarsi, né pensare di far male al bambino, né sentirsi a disagio con le nuove forme, anzi, per la donna che al termine dei nove mesi dovrà misurarsi con il diventare madre, continuare a fare l’amore col compagno sarà una conferma che il proprio corpo non è solo un contenitore, ma ancora desiderabile ed erotico.
All’uomo piaceranno i vostri seni floridi o le curve dei fianchi accentuate! Certo, non è sempre così: se il vostro partner avesse invece un calo di desiderio bisognerà cercare di coinvolgerlo di più nelle vostre trasformazioni fisiche, fargli sentire i movimenti del piccolo e ricordargli che la gravidanza dura nove mesi poi tutto torna più o meno come prima!
Se i timori riguardano invece il poter far male al bambino ricordatevi che – usando un minimo di buon senso – non verrà né disturbato né schiacciato perché il liquido amniotico lo protegge come un morbido scudo, allo stesso modo le contrazioni di un orgasmo non  interferiranno con la dilatazione del collo dell’utero che è molto robusto e protetto da un tappo mucoso. Veniamo ora ad una lista di posizioni da preferire in gravidanza.

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Il missionario diventa un “aratro”

La classica posizione chiamata “missionario”, con donna sotto a gambe divaricate e uomo sopra, va bene per tutti ma in gravidanza la si potrà praticare solo nei primi mesi, dal quinto mese la donna infatti potrebbe provare un senso di schiacciamento. Per ovviare potete provare un ‘missionario seduto’ ovvero il più conosciuto ‘aratro’: sdraiata sul dorso la donna poggia le natiche sul bordo di un letto o di un tavolo e stringe tra le gambe le anche del partner.

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Il cucchiaio diventa un “boa”

Nel classico cucchiaio la donna è su un fianco e lui dietro di lei, è molto riposante, la pancia è appoggiata di lato e non si fa fatica, però le cose non possono andare per le lunghe perché il pene tende ad uscire facilmente. Allora si può ricorrere all’unione del boa, ovvero, stessa partenza ma la donna alza la gamba sopra e la avvinghia, come un serpente appunto, alle gambe di lui, così da mantenere più salda la presa e la penetrazione.

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Andromaca e l’altalena

Nella posizione detta “della schiava” o “di Andromaca” (dal nome della moglie di Ettore e madre di Astyanax, che dopo la presa di Troia fu portata schiava in Grecia), l’uomo è sdraiato sulla schiena, la compagna si siede sopra di lui in posizione accovacciata o inginocchiata con il busto completamente dritto. In questo caso, la donna controlla perfettamente la profondità e il ritmo della penetrazione. Andromaca è adatta soprattutto fino alla fine del secondo trimestre quando ancora l’agilità è buona, peccato che a volte le gambe possano fare male: chiedete allora a lui di aiutarvi nel movimento muovendovi i fianchi con le mani su e giù. La posizione a cavalcioni può essere variata con la posizione dell’altalena, ovvero la donna è sempre sopra ma dà la schiena all’uomo e si dondola avanti e indietro.

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La pecorina e l’antilope

Una delle posizioni più diffuse diventa utile quando la donna è infastidita dal peso dell’uomo, quindi potrà mettersi carponi sul letto dandogli le spalle e nel contempo riparando la pancia: si tratta della classica posizione a “pecorina” o “a pecora”. Dopo un po’ potrebbero far male le braccia quindi si può passare all’appoggio sui gomiti o alla cosiddetta posizione dell’antilope: inginocchiata per terra la donna solleva il dorso appoggiandosi al bordo del letto. Lui dietro sempre in ginocchio.

Conclusioni

Analizzando le fasi della gravidanza si può dire che i primi tre mesi potrebbero essere un problema in quanto a desiderio sessuale: la donna infatti può essere soggetta alle fin troppo note nausee e non avere nessuna voglia di prodigarsi in prodezze in camera da letto; ma attenzione perché alcune donne potrebbero invece essere inspiegabilmente attratte più del solito dai loro partner. La seconda fase, corrispondente al secondo trimestre di gravidanza, è invece per tutte caratterizzata da un aumento sensibile di ormoni e desiderio sessuale, ragione per cui è uno dei momenti propizi per approfittarne.
Nell’ultimo trimestre l’unico problema è l’ingombro: le dimensioni della pancia potrebbero costituire effettivamente un fastidio, per cui è ovvio che la coppia non potrà annoverare tutte le posizioni del kamasutra.
Consigliate quindi: lui seduto e lei sopra; lei su un fianco e lui dietro, sempre su un fianco; lei supina sul bordo del letto e lui in piedi davanti.

Per approfondire:

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Sei vittima di un narcisista? Forse sei una donna dipendente

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-tattiche-usate-narcisisti-conversazioni-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogPerché alcune donne ed alcuni uomini restano invischiati in relazioni amorose malsane, che spesso non hanno nemmeno l’ambire di sbocciare?
Perché – soprattutto le donne – rimangono per anni appese, agonizzando in lunghe e sospiranti attese, colmando vuoti, tollerando assenze, fughe e ritorni di lui o ancora peggio perché alcuni di noi, vivono relazioni di coppia e familiari deprivanti, umilianti, spesso ignorando chiari segnali di violenza psicologica e nei casi più gravi anche fisica?
Perché alcune donne ed alcuni uomini amano “troppo”? Perché si identificano sempre con l’archetipo della salvatrice (salvatore), della guaritrice (guaritore), della madre (padre) e si illudono di poter “cambiare” l’uomo (la donna) che incontrano?
Perché le donne, e alcune persone in genere, ognuna con un grado di gravità diverso, non si amano, non si stimano, non sanno stare con se stessi? Tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella vita una relazione insoddisfacente, un amore non corrisposto, oppure non chiaro, ambiguo, soprattutto in adolescenza, quando la personalità è ancora in formazione e con essa anche la capacità di stare in una relazione affettiva matura ed appagante.

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Intrappolati nella relazione

La delusione d’amore, la scoperta che l’altro non è sempre disponibile solo perché noi lo desideriamo, è fonte di grande frustrazione e sofferenza, ma può anche rappresentare anche un’occasione di crescita, individuale o di coppia.
Che succede se invece si resta attaccati alla speranza che quella persona possa amarci come noi desideriamo? Che succede se la persona di cui ci innamoriamo si comporta con noi in modo ambiguo? Se si mostra interessata solo a tratti per poi sparire, se è fredda distaccata, inaffidabile e cinica?
Ce la prendiamo spesso con le persone anaffettive, aride, egoiste e distaccate che spesso identifichiamo con l’etichetta “narciso”, ma ci siamo mai chiesti perché noi, rimaniamo in relazioni affettive e sessuali deprivanti e insoddisfacenti?
C’è da dire che il partner narcisista si presenta sempre nel migliore dei modi: seducente, coinvolgente, interessato e spesso affrettato (sei la mia vita, sei l’unico vero amore della mia vita, andiamo a vivere insieme…), quindi è capace di intrappolarci in relazioni tossiche. In seguito, il narcisista tende a ritrarsi, soprattutto quando l’oggetto d’amore è stato conquistato. Non sempre il narciso è interessato all’aspetto sessuale, quello è un complemento, spesso anche noioso per lui/lei, che implica il donarsi anche se in parte all’altro e per questo è anche spesso il territorio in cui si dibatte meno volentieri. Lascia intendere, si concede brevemente per poi sparire, lasciando l’altro a desiderarlo/a, si pone sempre come dominante nella relazione, lui/lei ha le migliori idee, le migliori soluzioni, lui/lei è il/la più intelligente, il/la più scaltro/a.

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Qual è la vittima ideale del narcisista?

Quasi certamente è una persona insicura che ha subito abbandoni e traumi affettivi e che vede nella possibilità che il/la narciso/a la/lo ami, la conferma del suo valore, la vincita di una sfida ardua e anche l’occasione di colmare un grande vuoto affettivo. Non importa che età abbia, che lavoro faccia; sia che sia una persona timida e remissiva oppure audace ed aggressiva, di fondo soffre di una grave insicurezza affettiva.
E perché tentare di colmarla in una relazione con una persona anaffettiva ed arida? Che senso ha?
Se io voglio capire se sono in grado di aprire le porte, ne cercherò una chiusa. Inutile cercare di aprire una porta aperta. Solo quando comprendiamo che L’AMORE E’ UNA PORTA APERTA PER TUTTI, allora forse smetteremo di chiederci se noi ne siamo degni.
Tuttavia cresciamo con degli schemi di relazione e spesso, passiamo la nostra intera vita a cercare di disconfermarci il fatto di non essere degni di amore, perché così coi hanno fatto sentire da piccoli. TI AMERO’ SE…TI AMERO’ QUANDO…SARAI PULITO, AVRAI FATTO I COMPITI, SOMIGLIERAI A ME, FARAI IL BRAVO… e via dicendo.
Un amore non gratuito, al quale spesso non possiamo ambire, un ricatto affettivo di base: sei nato grazie a me.
Inutile dire che spesso questi genitori sono narcisi a loro volta e il figlio, deve rappresentare per loro la conferma del loro valore come genitori e come persone, un orpello, uno stemma, un premio da esibire più che un anima da amare.
Ecco allora che inseguire il mito del grande amore sfuggente, diventa il modo per conquistare quell’amore di cui non ci siamo ritenuti mai degni.
Una persona che dipende affettivamente, è una persona che non vuole scegliere di amarsi e di diventare genitore di sé stesso e continua a cercare nell’altro un genitore non disponibile.

Leggi anche: Uomo anaffettivo: cosa fare e come comportarsi con lui?

Maggiore autostima per superare vecchi traumi

Spesso si sceglie come partner proprio quel genitore dal quale avremmo voluto maggiore amore o con il quale abbiamo avuto un rapporto più conflittuale, nella speranza, con la relazione adulta, di colmare i vecchi vuoti. E’ per questo che se ci troviamo in una relazione con un narcisista anaffettivo, dobbiamo capire quanto deprivante sia per noi la relazione e rimboccarci le maniche, attraverso un percorso di terapia volta a riacquistare autostima ed a superare i traumi affettivi non risolti, per far si che non si ripetano, come una catena di tristi destini, che vede più spesso donne tra le sue vittime. Anche se negli ultimi anni le cose stanno radicalmente cambiando, c’è da dire che storicamente – tra i due sessi – è la donna ad essere culturalmente più incline a sottomettersi ad una relazione insoddisfacente perché la cultura patriarcale l’ha deprivata anche dei sui primari diritti come persona, addestrandola alla dipendenza affettiva; ecco che i concetti di sottomissione, pazienza e amorevolezza sono spesso esasperati, entrano in ballo moltissimo anche i fattori culturali, gli stereotipi di genere e di ruolo (una donna deve aiutare il suo uomo, una donna amorevole sa portare pazienza etc..), ma anche gli uomini spesso restano vittime di donne narciso, belle donzelle con infinite problematiche, che sono sempre a un passo da concedersi o che spesso sono già impegnate con altri che vorrebbero lasciare ma… Quindi anche l’uomo, sebbene più raramente può essere un dipendente affettivo.

Se credi di essere intrappolata o intrappolato in una relazione tossica o che il tuo partner sia un narcisista manipolatore, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire ed a superare questa situazione.

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Frattura del pene: trattamenti e cosa succede nel post intervento

autopalpazione testicolo cancro tumorePrima di iniziare la lettura, vi consiglio di leggere questo articolo: Cosa accade e cosa si prova quando si frattura il pene?

Il trattamento della frattura del pene può essere di tipo conservativo o chirurgico. Il trattamento chirurgico è attualmente considerato il metodo migliore, avendo dimostrato di portare a risultati migliori. L’intervento chirurgico consiste nell’esposizione del tessuto danneggiato, con incisione in loco o, più ampiamente, dell’intera circonferenza balano-prepuziale. L’accesso chirurgico può essere longitudinale e quello coronale e, sebbene non vi siano differenze significative, il secondo è quello più utilizzato. Successivamente vi è il drenaggio dell’ematoma, l’avvicinamento dei lembi strappati della tonaca albuginea e la loro sutura. Nel caso di concomitante rottura uretrale, questa viene suturata sulla struttura di un catetere di silicone. In tal caso, per lo svuotamento della vescica, è utile l’esecuzione di una cistostomia sovrapubica.

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In cosa consiste il trattamento conservativo?
Il trattamento conservativo consiste nell’uso di farmaci antiinfiammatori e fibrinolitici, mentre alcuni autori suggeriscono l’uso di antibiotici; tale trattamento può portare al riassorbimento dell’ematoma e a esiti cicatriziali con un tasso di complicanze del 40% rispetto all’11% che si verifica nel trattamento chirurgico. Uno studio, condotto su ratti da laboratorio, ha dimostrato l’efficacia della colla di fibrina nel trattamento della frattura peniena; ciononostante tale terapia non è ancora stata sperimentata sull’uomo.
Più precoce è il trattamento chirurgico, migliori sono i risultati in termini di giorni di ospedalizzazione, di morbilità e di grado di curvatura. Tuttavia molti pazienti non si rivolgono per vergogna a medici o strutture ospedaliere e, quando lo fanno, spesso sono reticenti e non permettono lo svolgersi di una corretta anamnesi.

Cosa succede dopo l’intervento?
Il paziente dopo l’intervento deve astenersi dai rapporti sessuali per almeno sei settimane ed essere rivalutato a tre mesi. Come conseguenze della frattura di pene possono insorgere disfunzione erettile, dolore durante l’erezione e i rapporti sessuali e la presenza di una curvatura, di una tumefazione o di un diverticolo pulsante del pene; questo traumatismo può esitare anche nella induratio penis plastica o essere, sebbene più raramente, causa di aneurismi penieni, priapismo, fistole e necrosi cutanea. Durante la convalescenza possono essere utilizzati farmaci come le benzodiazepine o gli antiandrogeni, quali il dietilstilbestrolo, per evitare l’erezione. Dal punto di vista psicosociale i pazienti non sembrano dimostrare una maggior incidenza di stati d’ansia, depressione, eiaculazione precoce o insoddisfazione sessuale.

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Feci pastose e maleodoranti: malassorbimento e cattiva digestione

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOMolte malattie o le loro conseguenze possono causare un malassorbimento . Il meccanismo può essere rappresentato da un’alterazione diretta dell’assorbimento o da dei disturbi della digestione che causano l’alterato assorbimento. Il malassorbimento si può verificare per molte sostanze nutritive o per specifici carboidrati, grassi o micronutrienti.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?
In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

Sintomi e segni

I sintomi del malassorbimento sono causati dagli effetti delle sostanze osmoticamente attive nel tratto GASTRO INTESTINALE o dai deficit nutrizionali che si sviluppano. Alcune cause di malassorbimento hanno dei quadri clinici specifici. La dermatite erpetiforme si associa spesso a un’enteropatia simil-celiaca di grado lieve; la cirrosi biliare e il cancro del pancreas causano l’ittero; l’ischemia mesenterica causa l’angina abdominis; la pancreatite cronica causa un fastidioso dolore addominale epigastrico e la sindrome di Zollinger-Ellison causa una grave e persistente dispepsia ulcerosa. Il malassorbimento causa perdita di peso, glossite, spasmi carpo-podalici, assenza di riflessi tendinei, ecchimosi cutanee, flatulenza, distensione addominale, meteorismo e senso di fastidio legato all’aumento della massa intestinale e alla produzione di gas. I sintomi di un deficit di lattasi includono una diarrea esplosiva con meteorismo addominale e presenza di gas dopo l’ingestione di latte. Il deficit di lipasi pancreatiche si manifesta con delle feci grasse, contenenti i grassi, indigeriti, assunti con la dieta (trigliceridi). A volte si ha steatorrea, con feci chiare, soffici, pastose e maleodoranti che aderiscono ai lati del water o che galleggiano e sono mandate via con difficoltà. La steatorrea si verifica più frequentemente nella malattia celiaca o nella sprue tropicale. Può essere presente anche in caso di feci che sembrano relativamente normali. Il deficit nutrizionale secondario si verifica in proporzione alla gravità della malattia primaria e all’area del tratto GASTRO INTESTINALE interessata. Molti pazienti affetti da malassorbimento sono anemici, di solito, a causa del deficit di ferro (anemia microcitica) e di acido folico (anemia megaloblastica). Il deficit di ferro si verifica usualmente nella malattia celiaca e nei pazienti gastrectomizzati. Il malassorbimento dei folati, si verifica nonostante la dieta adeguata, soprattutto nella malattia celiaca e nella sprue tropicale. Nella sindrome dell’ansa cieca, così come molti anni dopo un’estesa resezione della parte distale del tenue o dello stomaco, si può avere un deficit di vitamina B12. Tuttavia, la classica resezione di 50 cm dell’ileo terminale per una malattia di Crohn ileocecale, raramente conduce a un significativo deficit di B12. Il deficit di Ca è comune, in parte dovuto a un deficit di vitamina D con alterato assorbimento e in parte al legame del Ca con gli acidi grassi non assorbiti. Questa carenza può causare dolore osseo e tetania. Il rachitismo infantile è raro, ma nella forma grave della malattia celiaca dell’adulto si può verificare l’osteomalacia. Un deficit di tiamina (vitamina B1) può causare delle parestesie (come il deficit di vitamina B12), mentre il malassorbimento della vitamina K (principalmente liposolubile) può condurre a un’ipoprotrombinemia con la tendenza all’ecchimosi e al facile sanguinamento. Un grave deficit di riboflavina (vitamina B2) può causare un’infiammazione della lingua e una stomatite angolare, mentre i deficit di vitamine A, di vitamina C e di niacina raramente causano problemi clinici. Un malassorbimento proteico può portare a un edema ipoproteico, solitamente a carico degli arti inferiori. Una disidratazione, una perdita di potassio e una debolezza muscolare possono far seguito a una diarrea profusa. La malnutrizione può essere responsabile anche di deficit endocrini secondari; per esempio, l’amenorrea primaria o secondaria costituisce un’importante manifestazione della malattia celiaca nelle giovani donne.

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Diagnosi

I sintomi e i segni conducono al sospetto diagnostico di malassorbimento. Qualunque combinazione di calo ponderale, diarrea e anemia deve far nascere il sospetto di un malassorbimento. Gli studi di laboratorio confermano la diagnosi. La misurazione diretta dei grassi fecali è il test più affidabile per la diagnosi definitiva. La steatorrea rappresenta un’evidenza assoluta di malassorbimento, ma non è sempre presente. Per un adulto che segue una normale dieta occidentale, con un’assunzione giornaliera di grassi pari a 50-150 g, una perdita di grassi fecali > 17 g/die non è normale. L’accuratezza nella raccolta delle feci è importante. È possibile ed è vantaggioso effettuare gli studi dei grassi fecali ambulatorialmente; solitamente una raccolta di 3-4 gg è adeguata. L’ispezione delle feci e l’esame microscopico sono anch’essi di grande valore. Il tipico aspetto delle feci, descritto sopra, è inconfondibile. La presenza di frammenti di cibo indigerito suggerisce o l’estrema ipermotilità intestinale o un intestino corto (p. es., una fistola gastrocolica). Le feci grasse in un paziente itterico indirizzano verso una cirrosi biliare primitiva o un cancro del pancreas. L’esame microscopico che evidenzia la presenza di particelle di grasso e di fibre carnee indigerite, suggerisce un’insufficienza pancreatica. La microscopia permette di identificare le uova o i parassiti. La colorazione di Sudan III di uno striscio di feci è un test di screening relativamente semplice e diretto, anche se non quantitativo, per il grasso fecale.

I test dell’assorbimento sono utili per definire la lesione (per l’assorbimento del lattoso, v. oltre Intolleranza ai carboidrati). Il test di assorbimento del d-xiloso è una misura indiretta, ma relativamente specifica, dell’assorbimento della parte prossimale del piccolo intestino. I reperti alterati sono comuni nella malattia digiunale primitiva, ma raramente lo sono nelle altre cause. Al paziente a digiuno vengono somministrati 5 g di d-xiloso PO e poi vengono raccolte le urine per le successive 5 h. Questo dosaggio è leggermente meno sensibile rispetto a una somministrazione maggiore (25 g), ma non provoca nausea o diarrea. Se il flusso urinario è adeguato e la filtrazione glomerulare è normale, una quantità < 1,2 g di d-xiloso nelle urine raccolte per 5 h è considerata alterata, mentre 1,2-1,4 g sono considerati valori al limite della norma. Anche se il test è molto popolare nella pratica pediatrica, la raccolta completa delle urine nei bambini piccoli è difficile e molti ricercatori preferiscono misurare i livelli ematici. Tuttavia, la misurazione dei livelli ematici è meno attendibile perché i livelli normali e quelli anormali si sovrappongono in maniera importante a meno che la dose di d-xiloso non sia di 0,5 g/kg.

Il malassorbimento del ferro, solitamente, può essere sospettato in un paziente che segue una dieta adeguata e che non ha una perdita cronica di sangue o non è affetto da talassemia, ma presenta un deficit di ferro, indicato da una bassa ferritina sierica e da una bassa sideremia. All’esame del midollo osseo si possono osservare delle ridotte riserve di ferro.

L’assorbimento di acido folico è anormale se, in un paziente che assume una dieta adeguata e non consuma una quantità eccessiva di alcol, viene riscontrato un basso livello di folati nel siero o nei GR.

L’assorbimento della vitamina B12 è alterato nei casi in cui la concentrazione sierica di vitamina B12 è bassa. Poiché i depositi sono abbondanti, un basso livello indica una condizione cronica. Il test di Schilling è utile per accertare la causa del malassorbimento. La ridotta escrezione urinaria (< 5%) della vitamina B12 radiomarcata indica il malassorbimento. Se l’escrezione torna a valori normali (> 9%) quando viene somministrato il fattore intrinseco legato alla vitamina B12 radiomarcata, il malassorbimento è causato da un deficit di attività del fattore intrinseco (spesso, una vera anemia perniciosa). Quando la somministrazione del fattore intrinseco non corregge l’escrezione, devono essere sospettate una pancreatite cronica, i farmaci (p. es., l’acido aminosalicilico) o una malattia del piccolo intestino (p. es., le anse cieche, i diverticoli digiunali e la malattia ileale).

La deconiugazione dei sali biliari da parte dei batteri intestinali, che si verifica nei disordini del piccolo intestino che causano una stasi e una crescita batterica (p. es., le anse cieche, i diverticoli e la sclerodermia), può essere valutata con il breath test con l’acido glicolico con C 14. Il test, di solito, non è necessario, è costoso e spesso non è disponibile.

Le rx possono essere aspecifiche o diagnostiche. Un esame dell’apparato digerente superiore, seguito da un esame del piccolo intestino, può mostrare una dilatazione delle anse intestinali con un assottigliamento delle pliche mucose (che indicano una sprue celiaca) o un loro ispessimento (che indica la malattia di Whipple) e una frammentazione irregolare della colonna di bario, ma questi aspetti suggeriscono solo un malassorbimento. I reperti diagnostici sono rappresentati dalla presenza di fistole, di anse cieche o di varie anastomosi intestinali; di una diverticolosi digiunale; e aspetti della mucosa suggestivi di un linfoma intestinale, di una sclerodermia o di una malattia di Crohn. L’esame rx diretto dell’addome può evidenziare delle calcificazioni pancreatiche, che sono un segno di pancreatite cronica. Anche la CPRE può essere utile nell’identificare un’insufficienza pancreatica cronica, ma di solito è sufficiente la calcificazione pancreatica.

La biopsia del piccolo intestino a livello digiunale è una procedura di routine che permette contemporaneamente dei prelievi di succo digiunale per un esame microbiologico della flora intestinale. Le biopsie endoscopiche sono anch’esse utili, ma devono essere eseguite oltre la seconda porzione del duodeno. Il prelievo mucoso può essere esaminato macroscopicamente con una lente di ingrandimento o con un microscopio dissettore o con la microscopia ottica o elettronica e gli omogenati tissutali possono essere analizzati per la loro attività enzimatica. Le diagnosi specifiche includono la malattia di Whipple, il linfosarcoma, la linfangectasia intestinale e la giardiasi (in cui si può notare il trofozoita strettamente adeso alla superficie villosa). L’istologia digiunale (atrofia dei villi) si presenta alterata anche nella malattia celiaca, nella sprue tropicale e nella dermatite erpetiforme.

Sono utilizzati due test della funzione pancreatica che richiedono entrambi l’intubazione duodenale: il test di Lundh, in cui la secrezione pancreatica viene stimolata indirettamente mediante l’assunzione orale di un pasto apposito, misura i livelli della lipasi nell’aspirato duodenale. La secrezione pancreatica può essere stimolata anche direttamente da un’iniezione di secretina EV. Il test alla bentiromide è stato, invece, introdotto per valutare la funzione pancreatica, ma la sua accuratezza e la sua utilità devono essere ancora definite. Il test è basato sulla scissione del peptide sintetico bentiromide, da parte dell’enzima pancreatico chimotripsina. La molecola dell’acido para-amminobenzoico è assorbita ed escreta nelle urine. L’accuratezza dipende dal normale svuotamento gastrico, dal normale assorbimento e da una normale funzione renale; alcuni farmaci (p. es., i sulfamidici e l’acetaminofene) possono provocare dei falsi risultati.

Di test speciali possono essere utili per fare la diagnosi delle cause meno comuni di malassorbimento, come i livelli della gastrina sierica e la secrezione gastrica acida nella sindrome di Zollinger-Ellison, la concentrazione del Cl nel sudore nella fibrosi cistica, l’elettroforesi delle lipoproteine nella abetalipoproteinemia e il cortisolo plasmatico nella malattia di Addison.

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Cura e trattamento

Cure e trattamenti dipendono, ovviamente, dalle cause responsabili di malassorbimento. Possono essere richieste specifiche integrazioni alimentari per colmare deficit nutrizionali, che nei nei casi più gravi andranno eseguite per via venosa (nutrizione parenterale); in presenza di deficit enzimatici può essere utile la supplementazione di enzimi digestivi animali (pancreatina) o vegetali (bromelina e papaina); diete di esclusione possono essere utili in presenza di intolleranze alimentari e celiachia (evitando, ad esempio, gli alimenti che contengono glutine); l’uso di antibiotici da un lato e probiotici dall’altro può essere utile per ripristinare il normale equilibrio della flora batterica intestinale nelle sindromi da malassorbimento dovute o associate a disbiosi.

E’ necessario quindi identificare le cause ed eliminare gli agenti scatenanti, oltre a seguire un regime alimentare sano accompagnato da integratori. Nei casi connessi all’uso di farmaci per il trattamento del cancro, a disfunzioni del pancreas e a particolari problemi conseguenti a interventi chirurgici allo stomaco o all’intestino è necessario un attento consulto medico.

Coloro che soffrono di malassorbimento hanno bisogno di più sostanze nutritive del normale per porre rimedio al problema. Gli elementi nutritivi vengono assimilati più facilmente in forma di iniezioni, polveri, liquidi e pasticche sublinguali. L’organismo di molti pazienti non è in grado di scomporre gli integratori in pillole; talvolta le pillole vengono eliminate attraverso le feci. Si dovrebbero evitare le pastiglie voluminose e dure e a rilascio prolungato. È essenziale una correzione della dieta e un programma depurativo che aiuti a guarire e depurare il colon.

A dispetto della correttezza della dieta o del numero di integratori presi, se accusate alcuni dei disturbi intestinali descritti precedentemente potreste soffrire di carenze nutritive. La sostanza fecale che rimane nell’intestino a causa della stitichezza si decompone e libera delle tossine e dei gas velenosi che entrano nel circolo sanguigno. Queste tossine danneggiano i tessuti e gli organi. Il sangue intossicato non è in grado di eliminare le cellule morte e i rifiuti, causando affaticamento, mal di testa, nervosismo e insonnia.

Il malassorbimento può provocare un invecchiamento precoce. È inoltre un fattore significativo nel processo complessivo dell’invecchiamento e può essere il motivo per cui alcune persone invecchiano più rapidamente di altre. Con gli anni il tratto intestinale si altera e il suo rivestimento si copre di dura sostanza fecale e di muco, che rendono difficile l’assorbimento degli elementi nutritivi. Per mantenersi giovane il corpo ha bisogno di sostanze nutritive. La cattiva assimilazione è una delle ragioni per cui gli anziani hanno bisogno di una maggiore quantità di elementi nutritivi.

Se il cambiamento di dieta e l’assunzione di corretti integratori non migliorano il vostro stato di salute nel giro di alcuni mesi, è possibile che abbiate problemi di malassorbimento. Coloro che soffrono di cattiva assimilazione hanno bisogno che gli integratori assunti eludano il più possibile il tratto intestinale, permettendo così di ricavare i necessari elementi nutritivi e di ritornare in salute. Si dovrebbero prendere integratori nelle forme sopra menzionate. Le pillole dure o le tavolette a rilascio prolungato dovrebbero essere evitate.

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SUGGERIMENTI

Si dovrebbero seguire i seguenti consigli dietetici per un periodo di trenta giorni, in modo da fornire al colon la possibilità di guarire e di eliminare dalle sue pareti il materiale indurito e il muco. Dopo trenta giorni potete reintrodurre nella dieta gli alimenti eliminati; non fatelo tuttavia troppo velocemente. Reinserite gradatamente piccole quantità di questi alimenti.
La dieta dovrebbe includere riso integrale ben cotto, escludendo però il riso bianco. Mangiate molta frutta, ma limitate il consumo di agrumi. Anche la farina d’avena, i vegetali cotti a vapore e il miglio dovrebbero far parte della dieta. Non consumate prodotti derivati dal grano fino a guarigione avvenuta. Mangiate pesce bianco ai ferri, a vapore o al forno tre volte alla settimana, ma eliminate dalla dieta i frutti di mare.
Bevete da sei a otto bicchieri di liquidi, includendo acqua di qualità, spremute e tisane alle ERBE (vedi: vi si trovano indicazioni su quelle che favoriscono la guarigione del colon). Per dolcificare usate malto d’orzo, una piccola quantità di miele e noci e latte di soia.
Evitate burro e margarina, alimenti fritti e tutti i tipi di oli e di grassi. Questi alimenti aggravano i problemi di malassorbimento rivestendo lo stomaco e l’intestino tenue e impedendo il passaggio degli elementi nutritivi. Si dovrebbero inoltre evitare gli alimenti che favoriscono la secrezione di muco da parte delle membrane, poiché anch’essi interferiscono con il processo di assimilazione. Tra questi alimenti troviamo i prodotti caseari, gli alimenti trattati e gli alimenti istantanei, la maggior parte dei quali contenuti in scatole e lattine.
La carne è difficile da digerire ed è acidogena. Evitate i prodotti contenenti caffeina come il tè, il caffè, le bevande tipo Coca-Cola e il cioccolato; i “cibi spazzatura” come le patatine in sacchetti e le caramelle; i prodotti contenenti zucchero, sale, MSG (glutammato di sodio) e conservanti.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

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