Il cioccolato fondente fa dimagrire? Calorie e valori nutrizionali

MEDICINA ONLINE POLLO CIOCCOLATO FONDENTE DARK CHOCOLATE Italian egg pie EGGS PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE COLESTEROLO CUCINA RICETTA WALLPAPER PICS PHOTO.jpgBandito dalle diete per il suo alto contenuto calorico il cioccolato, soprattutto il fondente, sta lentamente guadagnando fiducia anche da parte dei consumatori più attenti alla linea e al benessere grazie a delle doti nascoste che sembrano avere effetti davvero positivi sulla salute e perfino sulla bellezza! Curiosi di scoprire i valori nutrizionali e le proprietà che rendono cosi interessante questo alimento? Prima però capiamo quando il cioccolato può definirsi fondente.

Calorie e valori nutrizionali del cioccolato fondente

Caratteristiche e definizione del prodotto.

Per poter parlare delle caratteristiche del cioccolato fondente, bisogna risalire alla normativa della direttiva comunitaria 2000/36/CE recepita con D.leg.vo 12/6/2003 n. 178, che decorre dal 3 agosto 2003: in questa normativa, si definisce cioccolato un prodotto costituito da granelli di cacao, cacao magro e cacao in polvere, saccarosio e burro di cacao e vengono indicate precisamente le percentuali e gli ingredienti di base dei vari tipi di cioccolato.

La percentuale di cacao contenuta va specificata in etichetta e, se nella lista degli ingredienti vi è la parola “puro”, il cioccolato che state acquistando è realizzato senza aggiunta di ulteriori grassi vegetali, che comunque non possono essere addizionati in misura maggiore al 5% del peso del prodotto finale.

  • Il cioccolato fondente ed extra-fondente contiene una quota minima di cacao pari al 43% e 28% di burro di cacao. Percentuali di sostanza secca (pasta di cacao e cacao) che vanno dal 55% al 70% risultano ottimali nel rapporto gusto/proprietà benefiche. La tipologia extra-fondente può anche contenere percentuali di cacao superiori al 70%.
  • Il cioccolato amaro ed extra-amaro ha una percentuale di cacao che varia dall’85 al 99% ed è un prodotto che non piace a tutti, a causa del sapore molto intenso ed amaro.

Stabilito di cosa stiamo parlando ed a cosa prestare attenzione quando compriamo una tavoletta per essere certi che sia cioccolato fondente, vediamo ora i macro e micronutrienti che lo compongono. Il cioccolato fondente è una buona fonte di fibra: circa 3,2g. ogni 40g. di cioccolato rispetto all’1,4g. di quello al latte.

Inoltre 40g di cioccolato fondente contengono: carboidrati (19,88g), zuccheri (19,88g) e proteine (2,64g). Il totale delle calorie è di 206 Kcal per il cioccolato fondente contro le 218 Kcal di quello al latte.

I grassi del cacao amaro e gli effetti sul colesterolo.

Nonostante il suo contenuto di grassi saturi, studi dimostrano che mangiare il cioccolato fondente non ha alcun effetto sui livelli di colesterolo potenzialmente dannosi nel sangue; questo perché non tutti i grassi saturi sono uguali. Il grasso nel cioccolato viene dal burro di cacao, il grasso vegetale che si trova nei semi (il cioccolato al latte ha grassi in più dovuti all’aggiunta di latte). Circa il 36% del grasso nel chicco di cacao è “grasso buono” – sia mono che polinsaturi, tra cui, l’acido oleico (l’acido grasso che si trova in abbondanza anche nell’olio d’oliva) che costituisce la percentuale più elevata.

Del contenuto di grassi saturi nel cioccolato fondente, oltre la metà è costituita dall’acido stearico, che è stato dimostrato in numerosi studi non avere impatto sul colesterolo nel sangue. La ragione principale sta nel fatto che quando quest’acido viene metabolizzato esso si converte in grasso insaturo per azione del nostro organismo.

Quali sono, quindi, i grassi che costituiscono il cioccolato fondete? La metà dei grassi saturi del cioccolato fondente puro è costituita dall’acido stearico, che è neutro sul colesterolo, e un altro terzo del totale è rappresentato da mono e polinsaturi, che hanno effetto riducente sui livelli di colesterolo.

Diverso è il discorso per gli altri tipi di cioccolato, il contenuto di colesterolo in questi casi dipende dall’eventuale presenza di latte.

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Proprietà benefiche ed antiossidanti

Tra i componenti del cioccolato fondente che hanno riscosso maggiore interesse per le loro proprietà benefiche ci sono, primi fra tutti, gli antiossidanti. Vediamo nel dettaglio il loro ruolo e quello degli altri componenti di questo tipo di cacao.

Gli antiossidanti: il cacao in polvere e il cioccolato fondente contengono concentrazioni relativamente elevate di composti polifenolici, in particolare alcuni flavanoli, soprattutto in forma monomerica, come l’epicatechina, ed in forma di oligomeri e polimeri chiamati proantocianine. Questi composti agiscono come forti antiossidanti alimentari. Il cioccolato fondente contiene più antiossidanti e meno zucchero del cioccolato al latte. Gli antiossidanti proteggono e riparano le cellule dall’ossidazione causata dai radicali liberi, molecole inquinanti a livello ambientale e pericolose per l’organismo stesso, poiché danneggiano le cellule e possono essere causa di malattie croniche come il cancro. Gli antiossidanti sono agenti protettivi del frutto, particolarmente presenti nella buccia, infatti il processo produttivo può ridurne la concentrazione in base al tempo di fermentazione e al tempo di essiccazione: una concentrazione troppo elevata di antiossidanti conferisce una forte astringenza al prodotto, rendendolo meno palatabile, e una concentrazione troppo bassa fa perdere molti degli effetti benefici al cioccolato.

I minerali: il cioccolato è naturalmente ricco di minerali, e più è puro, più minerali sono contenuti in esso. Una barretta da 40g di cioccolato al latte contiene il 5,2% della dose giornaliera raccomandata di ferro, mentre una tavoletta di cioccolato fondente ne contiene il 6,9% (cioccolato con il 50-60% di cacao). Inoltre, contiene anche altri minerali importanti come Rame, Magnesio e Potassio. Una barretta media (40g) di cioccolato fondente copre quasi il 12% del fabbisogno giornaliero di Magnesio, importante per la prevenzione di diverse malattie croniche come il diabete di tipo 2, l’ipertensione e malattie cardiovascolari; ha un contenuto di rame pari al 14% del fabbisogno giornaliero; 4,2% di Potassio; 5,3% di Fosforo; 4,3% di Zinco e solo l’1,3% di Calcio rispetto al 7,6% del cioccolato al latte, ovviamente conferito dall’aggiunta di latte alla miscela di preparazione.

Caffeina e teobromina: eccitanti che fanno dimagrire?

Il cioccolato fondente contiene quantità relativamente basse di caffeina, più o meno quanto una tazza di caffè decaffeinato. Tuttavia, il cioccolato contiene anche teobromina, un parente della caffeina, ma molto meno potente: la teobromina è un alcaloide noto per ridurre la pressione sanguigna ed ha anche azione lipolitica.

Per questo motivo, al cioccolato vengono associate proprietà eccitanti, che però dall’altro lato contribuirebbero a stimolare il metabolismo e quindi favorire il dimagrimento. Attenzione però questo significa che per dimagrire bisogna mangiare chili di cioccolato anzi, superate certi dosi si perderebbero tutti gli effetti positivi, 20 – 30 gr al giorno sono più che sufficienti! Va detto inoltre che qualsiasi effetto benefico è totalmente vano se non inserito in una dieta equilibrata ed abbinato ad uno stile di vita sano. Ricordate sempre che non esistono alimenti che fanno dimagrire o bruciano i grassi, ma solo nutrienti che ci possono aiutare in questo senso, ma serve un minino di impegno anche da parte nostra!

N.B.Le donne in gravidanza, che non devono eccedere con il consumo di caffeina, devono prestare attenzione anche a quella poca quantità contenuta nel cioccolato fondente, per non eccedere nel consumo quotidiano.

Effetti benefici del fondente sul sistema cardio-circolatorio e sul diabete

Sono stati riscontrati effetti positivi legati all’assunzione di cioccolato scuro per alcuni problemi dell’apparato cardio-circolatorio e su persone affette da diabete.

Pressione arteriosa e cuore: il cacao è un regolatore chiave dell’omeostasi vascolare, agisce come trasduttore di segnale di fattori metabolici e infiammatori che modificano la funzione e la morfologia della parete del vaso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (2009), la pressione alta è responsabile del 13% dei decessi a livello globale e il sovrappeso e l’obesità sono responsabili del 5%. L’ipertensione e l’obesità sono spesso associati, e l’associazione causale tra obesità e pressione arteriosa elevata è stata dimostrata da tempo.

Interventi sullo stile di vita, tra cui la dieta, agiscono sullo stato di salute del sistema circolatorio. Recentemente, il cacao e i suoi prodotti derivati, come il cioccolato fondente al 70% o più di cacao, hanno guadagnato l’attenzione a causa di evidenze che dimostrano che sono in grado di abbassare la pressione sanguigna e migliorare la funzione endoteliale. Questi effetti positivi sono stati spesso attribuiti ai flavonoidi, un sottogruppo della famiglia polifenolica di sostanze chimiche antiossidanti, presenti in abbondanza in frutta, verdura, vino rosso, tè e cacao. La catechina e il suo isomero, l’epicatechina, sono tipi di flavonoidi con proprietà antiossidanti. Il cioccolato fondente contiene alte concentrazioni di epicatechina ed ha un contenuto antiossidante due volte superiore a quello del vino rosso e quasi tre volte superiore a quello del tè verde.

Ai flavanoidi del cioccolato fondente sono stati associati numerosi benefici tra cui la stimolazione della ossido nitrico sintasi, il miglioramento del flusso sanguigno e dell’elasticità arteriosa, la diminuzione della pressione sanguigna e l’aggregazione piastrinica, oltre che proprietà antinfiammatorie.

Ci sono diversi meccanismi plausibili attraverso cui i polifenoli possono migliorare la funzione endoteliale e abbassare la pressione sanguigna. In aggiunta ai loro effetti antiossidanti, che aumentano la biodisponibilità di ossido nitrico (NO), i polifenoli sono anche in grado di migliorare la produzione del fattore iperpolarizzante di derivazione endoteliale (EDHF) e la prostaciclina, e di inibire la sintesi di vasocostrittori come endotelina-1 e l’enzima di conversione dell’angiotensina.

Gli effetti del cioccolato fondente e del cacao in soggetti ipertesi è stato correttamente dimostrato: tuttavia, vi è una mancanza di studi che valutino il suo effetto su soggetti ipertesi e sovrappeso o obesi. Alcuni studi dimostrano che nei soggetti con ipertensione di tipo 1 ed elevato peso corporeo, il consumo di cioccolato fondente è associato comunque ad un miglioramento della funzione endoteliale, ma occorrono ulteriori studi.

A luglio del 2008, è stato pubblicato un articolo sull’ “American Journal of Clinical Nutrition” che dimostra come il livello di zucchero nel cioccolato influisca sul suo effetto benefico finale: un contenuto di zucchero più elevato potrebbe attenuare gli effetti benefici sul cuore, mentre una bassa concentrazione di zucchero potrebbe anche amplificarli. Ne consegue che maggiore è la concentrazione di cacao nel cioccolato e migliori sono gli effetti sulla salute.

Diabete: recenti studi hanno inoltre dimostrato gli effetti benefici del cioccolato fondente e del cacao sulla resistenza all’insulina, il profilo lipidico, e sullo stato infiammatorio.

Gli effetti antiossidanti del cacao possono influenzare direttamente l’insulino-resistenza e, di conseguenza, ridurre il rischio di diabete, attraverso un effetto protettivo della lipossidazione delle lipoproteine plasmatiche. Dal 1966 al 2010 sono stati condotti 10 studi clinici comprendenti 320 partecipanti. La durata del trattamento variava da 2 a 12 settimane. L’intervento consisteva nel somministrare cioccolato fondente quotidianamente ai soggetti esaminati, e in tutti si è riscontrata una riduzione significativa delle lipoproteine sieriche a bassa densità (LDL) e dei livelli di colesterolo totale, senza effetti statisticamente significativi sulle lipoproteine ad alta densità (HDL) e sui trigliceridi. Inoltre, il consumo di cioccolato fondente può stimolare cambiamenti redox-dipendenti attraverso le vie di segnalazione coinvolte nell’espressione genica e la risposta immunitaria.

Tuttavia, il numero di studi a lungo termine che valutano l’effetto del cioccolato fondente su questi fattori di rischio è relativamente basso, e alcuni autori sono in disaccordo, quindi occorrono ulteriori indagini a riguardo.

Per la bassa percentuale di zucchero contenuta, il cioccolato fondente e, ancora meglio, quello extra-fondente, sono tra i pochi dolci non “banditi” dalle diete per diabetici: il cioccolato fondente al 70% o più di cacao ha un indice glicemico che non supera il 30, il cioccolato fondente con una percentuale di cacao inferiore ha un indice glicemico medio e quello al latte o il cacao zuccherato arrivano ad un indice glicemico di 70, pari a quello delle fette biscottate e del cocomero.

Perchè il cioccolato migliora l’umore.

Tra i tanti minerali e nutrienti, il cioccolato fondente è ricco anche di triptofano, un aminoacido precursore della sintesi di serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore che ha un ruolo importante sull’umore, il sonno, la sessualità e l’appetito; è coinvolta in numerosi disturbi neuropsichiatrici, come l’emicrania, la depressione, il disturbo bipolare e l’ansia, e non è un caso che sia un target di molti psicofarmaci. Inoltre l’ingestione di carboidrati stimola il rilascio di insulina, che, insieme ai suoi effetti anabolici, promuove l’ingresso degli aminoacidi del sangue nelle cellule muscolari, tranne che del triptofano. Questo causa un aumento relativo di triptofano che passa la barriera emato-encefalica, entra nel cervello, e genera un aumento della sintesi di serotonina, che va a spiegare, in parte, “gli effetti sull’umore” associati al consumo di cioccolato.

Infiammazioni, alterazioni del sistema nervoso o anemia? Aiutiamoci con il cioccolato amaro

Il consumo di cioccolato fondente è positivamente correlato anche a situazioni particolari del sistema nervoso o a stati infiammatori.

Sistema nervoso ed infiammazioni: gli studi sostengono che il cioccolato scuro concorra alla protezione dei nervi da danno meccanico e infiammazione. I grassi buoni entrano a far parte della struttura mielinica protettiva dei nervi e gli antiossidanti li proteggono dal danno ossidativo. La ricerca epidemiologica suggerisce che un’elevata assunzione di flavonoidi è correlata ad una minore incidenza dei disturbi cerebrali, tra cui il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. La teoria è che il cioccolato fondente contenga composti ferro-chelanti. Molte delle proteine amiloidi (responsabili della formazione della placca amiloide, una manifestazione fisiologica nella malattia di Alzheimer) sono geneticamente regolate da proteine ferro-dipendenti, responsabili di una delle forme più diffuse di anemia tra donne, bambini e anziani. Da qui nasce l’ipotesi dell’effetto benefico del cioccolato fondente, ma sono necessarie ulteriori ricerche a riguardo.

Anemia: mangiare una piccola quantità di cioccolato fondente insieme ad altri alimenti ricchi di Ferro può essere d’aiuto nei casi lievi di anemia sideropenica, che non necessitano di trattamento farmacologico.

L’anemia si verifica quando il corpo ha un numero eccessivamente basso di globuli rossi. L’anemia sideropenica, o anemia da carenza di Ferro, si ha quando c’è una insufficiente quantità di Ferro presente nel corpo a causa di forti emorragie o malnutrizione ed è una delle forme più diffuse di anemia tra donne, bambini e anziani. Il Ferro è responsabile della produzione di emoglobina e il trasporto di ossigeno in tutto il corpo. In questi casi occorre aumentare l’assunzione di vitamina C e Ferro nella dieta (La vitamina C è necessaria per aumentare l’assorbimento di Ferro). Per incrementare l’assunzione quotidiana di Ferro alimentare si può contare anche su qualche pezzetto di cioccolato fondente. E’ importante sottolineare che il cioccolato non contiene abbastanza Ferro e vitamine del gruppo B per il trattamento dell’anemia da carenza di folati o anemia megaloblastica, ed occorre quindi consultare un medico o uno specialista, poiché il consumo di cioccolato fondente può solo funzionare da supporto.

Tipologie e produzione del fondente: dai semi al cioccolato.

Le fave di cacao sono i semi del frutto della pianta Theobroma Cacao. Il frutto ha la forma di baccello, ogni baccello produce circa 35-50 semi circondati da una polpa dolce. Il baccello e la polpa che circonda il seme di cacao costituiscono il frutto del cacao. Dopo la raccolta, i semi vengono posti in contenitori e fermentati sotto l’azione di microrganismi presenti in natura che si nutrono dello zucchero dalla polpa, loro fonte di energia. I semi vengono poi essiccati al sole o in forni a legna e successivamente ripuliti, tostati e macinati per ottenere tre prodotti: la pasta di cacao, da cui si ricava il burro di cacao, e la polvere di cacao.

Esistono tre varietà di cacao da cui si produce il cioccolato:

  • Tipologia Criollo: molto pregiato, è aromatico e ha un sapore delicato, non amaro; è originario del Messico, poco prodotto e, per tutte queste caratteristiche, anche il più caro sul mercato.
  • Tipologia Forestiero: dell’Amazonia, più acido e amaro al gusto per la sua ricchezza di antiossidanti è comunque più coltivato e meno pregiato del Criollo, quindi più economico.
  • Tipologia Trinitario: un ibrido ottenuto dalle prime due, ha caratteristiche organolettiche intermedie tra quelle parentali. Spesso in commercio troviamo cioccolato ottenuto miscelando le diverse tipologie di cacao, proprio come succede per il caffè.

Effetti sui denti, attenzione alle carie

La permanenza dello zucchero a contatto con i denti è la vera causa delle carie, più che la quantità di zucchero consumata. Il cioccolato non resta “attaccato” ai denti quanto i cracker, i biscotti o la frutta secca. Studi suggeriscono che il cioccolato fondente e il cacao possono addirittura avere affetti benefici sulla salute dentale, perché i flavanoli antiossidanti e altri composti presenti nel cioccolato fondente rallentano l’accumulo di placca.

Bisogna comunque ricordare l’importanza di lavare i denti dopo un pasto, a prescindere dalla natura dello stesso, per prevenire la comparsa di carie.

Un buon alleato per la fame nervosa da stress

Lo stress produce, generalmente, effetti differenziali sull’alimentazione a seconda del tipo di soggetto ed è spesso associato ad un aumento del consumo di grassi e cibi particolarmente gradevoli al palato. Vari studi hanno dimostrato che gli individui in uno stato d’animo negativo mangiano come forma di distrazione o di compenso. Il cioccolato è uno dei prodotti più consumati o riconosciuti come appetibile in queste circostanze umorali, e per l’alto contenuto lipidico e quindi calorico è considerato “un peccato di gola”; in realtà, come abbiamo visto il consumo di fondente può anche avere effetti benefici sul metabolismo, basta solo cercare di non esagerare. In circostanze di particolare stress ci si può anche concedere qualche pezzetto di cioccolato fondente con nocciole, mandorle o arachidi, essendo anche questi frutti ricchi di proprietà benefiche, ma proprio come il cioccolato sono molto calorici, quindi non bisogna lasciarsi andare con le quantità assunte.

Controindicazioni del cioccolato fondente: quando non abusarne

Tra le principali controindicazioni legate al consumo eccessivo di cioccolato fondente c’è il rischio di ingrassare:abbiamo detto che la teobromina ha azione lipolitica, ma ricordiamo che questo è molto diverso dal dire che mangiare cioccolato “brucia i grassi”, perché parliamo comunque di un alimento molto calorico, che deve essere consumato a piccole dosi in un regime alimentare equilibrato. Inoltre abbiamo visto come contenga caffeina e treobromina, sostanze eccitanti che vanno consumate entro certi limiti (soprattutto in caso di gravidanza, allattamento o nel caso si soffra di tachicardia).

Il cioccolato fondente può contenere Nichel o altri allergeni come tracce di frutta secca o latte,

quindi occorre leggere bene le etichette e non abusarne.

L’Università del Maryland Medical Center ipotizza che il cioccolato possa essere causa di emicrania, poiché contiene naturalmente la tiramina, responsabile dell’insorgenza del disturbo. Un altro fattore che scatena l’emicrania è l’elevato livello di zucchero nel sangue, quindi se si soffre di questo disturbo è bene scegliere cioccolato con basso tenore di saccarosio.

Il cioccolato contiene ossalati, il cui incremento è correlato al rischio di calcoli renali: coloro che sono predisposti a calcoli o hanno sofferto di questo problema devono fare attenzione al consumo di cioccolato.

La ricerca, ad oggi, suggerisce che i benefici di un moderato consumo di cioccolato fondente (anche tutti i giorni, non più di 40g e preferendo il fondente con maggiore percentuale di cacao) probabilmente superano i rischi relativi al suo consumo regolare.

Prevenire rughe acne e cellulite con trattamenti al cioccolato amaro

Trattamenti per la pelle a base di cioccolato fondente, che ha la maggiore percentuale di cacao e che conserva maggiormente intatti gli antiossidanti (il processo produttivo del cioccolato bianco causa la perdita della maggior parte dei composti antiossidanti), possono aiutare la pelle a mantenersi giovane e sana, quindi mangiare piccole dosi di cioccolato fondente, anche tutti i giorni, o utilizzare trattamenti esterni a base di cioccolato fondente può avere benefici per la pelle.

I chicchi freschi di cacao contengono 10.000 mg di antiossidanti per 100 g. Il burro di cacao estratto dal chicco è stato usato per secoli come crema idratante intensiva.

Rughe e invecchiamento della pelle: le proprietà antiossidanti del cioccolato fondente possono aiutare a prevenire i danni causati dai radicali liberi sull’elastina e il collagene della pelle, contribuendo così a prevenire le rughe e le macchie.

Il cioccolato è apparso come un ingrediente dei prodotti di bellezza per il corpo a partire dalla metà del 1800, quando è stato scoperto l’effetto emolliente del burro di cacao sulla pelle. Il burro di cacao fonde alla temperatura corporea quindi è facilmente assorbito dalla pelle, e per questo in passato veniva raccomandato dai dermatologi per una varietà di problemi, come l’eczema, le dermatiti e per la prevenzione di smagliature in gravidanza.

Esistono diversi trattamenti per corpo al cioccolato fondente: scrub corpo al cacao e zucchero per eliminare le cellule morte ed ottenere una pelle luminosa; impacchi e bagni di cioccolato fondente per idratare la pelle e aumentare la circolazione; altri trattamenti per il corpo, come pedicure, manicure, massaggi e cere che sfruttano il cioccolato per stimolare i sensi e rendere il trattamento più piacevole.

Per ottenere i massimi benefici da questi trattamenti al cioccolato è importante scegliere prodotti che contengono cioccolato fondente, cacao o burro di cacao come ingrediente principale. Janice Cox, autrice americana del libro “La bellezza naturale a casa” dice che più scuro è il cioccolato, migliori sono i suoi benefici per la pelle, quindi quando è possibile bisogna scegliere i trattamenti che utilizzano il cioccolato contenente almeno il 35% di cacao.

Cellulite: La teobromina – di cui abbiamo parlato prima – appartiene alla famiglia delle metilxantine, come la teofillina del tè e la caffeina del caffè, ed è una sostanza lipolitica, quindi contenuta in molte creme o fanghi adatte per il trattamento della cellulite. Pensare che il cioccolato fondente sia un nemico perché favorisca la comparsa della cellulite proprio per il suo contenuto di teobromina ci induce in errore, infatti è sufficiente non abusarne, anche perché ad alte dosi le metilxantine hanno effetti collaterali come tachicardia e insonnia.

Acne: la vecchia credenza che lega il consumo di cioccolato alla comparsa di acne è, in realtà, errata. L’acne degli adolescenti è dovuta a fattori ormonali, non al consumo di cioccolato, soprattutto di cioccolato fondente.

Esiste una relazione tra alimentazione e comparsa di acne, ma questa è legata al consumo di alimenti dall’alto indice glicemico che aumentano il rilascio di insulina, e alimenti dall’alto contenuto di steroidi anabolici come il latte vaccino. Allo stesso modo si associa la comparsa di un brufoletto nel periodo pre-mestruo delle donne al maggiore consumo di cibi grassi o cioccolato, in realtà, si tratta di cambiamenti ormonali che accompagnano questo periodo a determinare un aumento del desiderio di cioccolata o cibi grassi in molte donne.

Ricetta scrub al cacao fondente:

Sciogliere 30g di cioccolato fondente a bagnomaria e aggiungere un cucchiaino di olio di semi e un cucchiaino di miele. Togliere dal fuoco e aspettare che intiepidisca, poi aggiungere un cucchiaio di bagnoschiuma, possibilmente privo di profumazione. Prima che si raffreddi del tutto aggiungere un cucchiaio di sale grosso. Terminata la parte liquida aggiungere farine con diversa grana (quella di mais lo rende più aggressivo ed è poco adatta alle pelli delicate, quella di riso è molto più sottile e soffice), 2 cucchiaini di farina di cocco e un fondo di caffè. Le quantità e gli ingredienti sono a discrezione personale, fino ad ottenere la densità desiderata. Non preparatene una grande quantità, in quanto non aggiungendo conservanti lo scrub non può essere conservato a lungo né bisogna esagerare con questo trattamento, dato che rimuove le cellule morte ma anche il sebo della pelle. Preparato con farine più sottili e delicate può essere usato più spesso e, lasciato agire sulla pelle per una decina di minuti, ha azione anticellulite grazie al contenuto di caffè, sale e cioccolato fondente che lo rende anche idratante e nutriente con laggiunta di olio e miele. L’azione esfoliante delle farine completa il tutto e il risultato sarà una pelle morbida e compatta.

Bagno idratante e rilassante al cioccolato amaro:

Riempire una vasca da bagno di acqua, sciogliere a bagnomaria 100g. di cioccolato fondente, aggiungere 2 bicchieri di latte, 1 cucchiaio di miele e togliere dal fuoco, aggiungere 2 cucchiai di bagnoschiuma delicato e versare il tutto nella vasca da bagno. Questo trattamento è paragonabile a quelli da spa, ma più economico! è rilassante e idratante, una vera ricetta di bellezza per la pelle.Aggiungendo del sale grosso si potenzia anche l’ effetto anticellulite…

Dai Maya al XX secolo, curiosità e aneddoti sui chicchi di cacao.

Risale agli Aztechi il primo utilizzo del cioccolato a scopi medici, riservato principalmente ai sacerdoti e alle classi più agiate, ma anche ai soldati per conferire loro forza ed energia.

Per secoli è stato consumato come bevanda dai Maya, dagli Aztechi e dai primi europei: questo infuso schiumoso a base di chicci di cacao era un fenomeno della natura, a causa del suo valore stimolante delicato che li faceva sentire svegli, vigili e forti. Così, il cioccolato ha rapidamente guadagnato una reputazione come alimento essenziale per la salute.

Il Codice Badianus, pubblicato nel 1590, dice che i fiori di cacao venivano utilizzati in bagni profumati per curare la fatica dei funzionari del governo e narra di una miscela di fave di cacao, mais ed erbe in grado di alleviare la febbre, lenire le ansie e trattare i deboli di cuore.

In Europa la bevanda al cioccolato venne considerata una panacea, utilizzata per il trattamento di disturbi diversi, dall’anemia ai problemi di digestione. Sono più di 100 gli usi medicinali relativi al cioccolato dei quali si è rinvenuto nei manoscritti europei dal XVI al XX secolo.

All’inizio del 1800, in Inghilterra, il Dottor Hughes disse che era un alimento particolarmente indicato per le donne in gravidanza: “Il cioccolato è la bevanda più eccellente che sia mai stata trovata. Ottima anche da sola per la colazione, è benefica per il corpo e può essere bevuta da persone di tutte le età, in particolare dalle donne in gravidanza, dal momento che nutre l’embrione, e impedisce gli svenimenti “.

Come segno della reputazione del cioccolato, quando nel 1753 il naturalista svedese Linneo assegnò ufficialmente una nomenclatura a tutte le piante del mondo, chiamò l’albero del cacao Theobroma cacao, che appunto significa “cibo degli Dei”.

Come preparare la crema di nocciole e cioccolato fondente fatta in casa

Ingredienti:

  • 80g. di cioccolato fondente
  • 50g. di nocciole sgusciate
  • 90g. di zucchero
  • 90mL di latte
  • 50g. di burro o margarina

Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria, tritare zucchero e nocciole a parte. Aggiungere il burro e il latte nel contenitore a bagnomaria (il cioccolato deve essere quasi del tutto sciolto) e fare attenzione che il cioccolato non arrivi a temperature elevate, affinché mantenga intatte le sue properietà. Spezzettate il cioccolato e il burro, in modo che si scioglieranno prima, e poi versare la polvere di zucchero e nocciole e mischiare bene tenendo il contenitore ancora a bagnomaria per far addensare la crema. Spegnere il fuoco una volta raggiunta la consistenza desiderata.

Il risultato sarà una crema spalmabile buonissima ma calorica, quindi non esagerate!

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Lo staff di Medicina OnLine

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Differenza tra omega 3, omega 6 ed omega 9: quale integratore scegliere?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO Nahrungsergänzungsmittel.jpgOmega 3, 6 e 9: cosa sono?
I primi due sono generalmente definiti grassi essenziali, perché l’organismo non può produrli da sé ma li dobbiamo assumere con la dieta. E tutti e 3 sono anche dei grassi polinsaturi, in contrapposizione ai grassi monoinsaturi (che si trovano ad esempio nell’olio di oliva) e ai grassi saturi (che troviamo invece nella carne, nel cocco, nel formaggio).

Gli omega 3 sono presenti in natura in 3 forme: ALA, EPA e DHA
I grassi che appartengono alle sostanze chiamate OMEGA 3 contengono i seguenti acidi simili nelle loro strutture ma con benefici diversi:

  • Acido α-linolenico (ALA): presente principalmente nella verdura a foglie verdi, semi di soia, semi di lino (il più ricco in assoluto);
  • Acido acido eicosapentaenoico (EPA): presentie principalmente nell’olio di fegato di merluzzo, sgombro, aringa e olio di aringa, salmone e olio di salmone;
  • Acido docosaesaenoico (DHA): presente principalmente in sgombro, olio di pesce, alcuni tipi di alghe

Questi grassi acidi insaturi sono definiti “essenziali” in quanto non sono sintetizzabili nell’organismo e come tali devono essere introdotti mediante l’alimentazione. A livello delle mucose intestinali sono molto importanti per la protezione locale e generale del corpo per l’opera di assorbimento delle sostanze tossiche. Molto rilevante la loro azione nei meccanismi immunitari e di modulazione nella reazione infiammatoria come i mediatori chimici (aspirina e FANS).
Sebbene solo i primi siano essenziali e l’organismo è teoricamente in grado di convertirli nelle altre due forme (EPA e DHA), questo processo si è rivelato altamente inefficiente, in altre parole: se la tua dieta contiene solo omega 3 ALA e non omega 3 EPA e DHA, corri il rischio di entrare in carenza. E questa purtroppo è una situazione all’ordine del giorno, infatti, mentre gli ALA sono presenti anche in alcuni vegetali (semi di lino, semi di chia, noci), gli EPA e i DHA si trovano solamente nelle fonti animali. In condizioni naturali la carne sarebbe una buona fonte di questi grassi, ma in pratica non lo è per via degli allevamenti intensivi e l’alimentazione (tristemente innaturale) a base di cereali a cui viene sottoposto il bestiame. Rimane quindi il pesce come fonte abbondante di grassi omega 3, ma se non consumi salmone almeno 3 volte a settimana, una via intelligente è quella di ricorrere alle capsule di olio di pesce.

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Effetti specifici di EPA E DHA
EPA

  • contrastare il trigliceridi;
  • azione antitrombolica per il contrasto con l’aggregazione piastrinica;
  • effetto antiaritmico perché stabilizza il ritmo cardiaco e abbassa il rischio di infarto;
  • azione antinfiammatoria.

DHA

  • contrasta il trigliceridi;
  • azione antipertensiva;
  • azione antinfiammatoria;
  • migliora i sintomi della depressione.

Omega 6: quali sono e dove trovarli
Gli omega 6 sono grassi molto più comuni nella dieta occidentale, tanto che una carenza è virtualmente impossibile. Quello che invece è possibile, anzi direi all’ordine del giorno, è un eccesso di omega 6. Gli omega 6 si comportano da antagonisti riguardo gli omega 3, ciò significa che più omega 6 assumi, più avrai bisogno di integrare omega 3. Ne consegue che un ottimo metodo per non entrare in carenza di omega 3, è ridurre il consumo di omega 6. Sebbene questi ultimi si trovino un po’ dappertutto, dai cereali alle carni (appunto perché il bestiame viene nutrito con cereali), le fonti più abbondanti sono gli oli vegetali, in particolare l’olio di girasole, ma anche quello di mais, di arachidi, di soia e così via. Questi oli sono presenti praticamente in qualsiasi cibo pronto al supermercato, quindi leggi bene l’etichetta. Una regola semplice: gli unici oli utili e sani sono quello di oliva (purché di buona qualità), di cocco e di lino. Assumere troppi omega 6 e pochi omega 3 non è un errore senza conseguenze: può portare a diverse patologie fino anche a danni al tessuto cerebrale.

Omega 9: quali sono e dove trovarli?
A differenza dei precedenti, i grassi Omega 9 non sono essenziali, nel senso che l’organismo è in grado di produrli in modo autonomo a partire da altri grassi. Per questo motivo non sono interessanti dal punto di vista dell’alimentazione e se ne sente parlare di rado. Il più importante di questi è l’acido oleico, che si trova abbondantemente ad esempio nell’olio di oliva.

Integratori di omega 3, 6 e 9: servono davvero?
Integratori di omega 3-6-9 non hanno effetti collaterali (come si sente dire a volte) ma sono assolutamente inutili. Come detto gli omega 9 non sono essenziali e comunque si trovano nell’olio di oliva. Mentre gli omega 3 e 6 sono spesso presenti in un rapporto sfavorevole o al massimo pari, quindi anche qui davvero pochi benefici. Gli unici che ha senso integrare sono quindi gli Omega 3, dopo esserti assicurato che non provengano da fonte vegetale e contengano EPA e DHA.

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Uso specifico di omega 3, 6 e 9

  • OMEGA 3: olio di Pesce. Specifico per prevenzione e contrasto di problemi cardiovascolari, prezioso nel diabete alto colesterolo e trigliceridi alti e in caso di artriti, reumatismi, disturbi infiammatori. Ha un elevato effetto anticoagulante inibendo la viscosità delle piastrine.
  • OMEGA 6 (EFA) olio di Boraggine. Per depurare il sangue, per il drenaggio cutaneo, ha potere antidepressivo e disintossicante sul fegato. Stimola e rivitalizza le ghiandole surrenali agendo sulla ricostituzione della corteccia e quindi indispensabile dopo l’assunzione di cortisone e steroidi. Rassoda il seno e mantiene sani i capelli e le unghie.
  • OMEGA 9 olio di Lino. Utile per la riduzione del colesterolo totale, facendo diminuire il colesterolo LDL e aumentando quello HDL, per la prevenzione dei calcoli biliari, lubrifica i vasi sanguigni. Ha un forte effetto antinfiammatorio. Fornisce energia e dona un umore più sereno e tranquillo.

Una miscela ben bilanciata di acidi grassi indispensabili 3-6-9 porta a benefici sensibili su:

  • Concentrazione colesterolo “cattivo”, inibendo la formazione del LDL e favorendo l’incremento del HDL;
  • trigliceridi;
  • aggregazione piastrinica;
  • pressione arteriosa e sulla viscosità ematica;
  • artrite reumatoide;
  • allergie;
  • asma;
  • problemi dermatologici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Differenza tra caffè, ginseng e caffè d’orzo

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOEspresso, ristretto, lungo, moka, ginseng, decaffeinato, macchiato, corretto, d’orzo… Tante varietà, aromi diversi, una sola bevanda: il caffè. Quali sono le differenze tra le tipologie, quali gli apporti nutrizionali e a chi non è indicato?

Ipertensione arteriosa e colon irritabile

Per cominciare è importante ricordare che l’assunzione del caffè non è indicata a persone ipertese o che soffrono di sindrome del colon irritabile: nel primo caso può favorire l’insorgere di tachicardia sinusale, cardiopalmo, oppure insonnia; nel secondo caso potrebbe irritare l’intestino. Nella maggioranza dei casi, tuttavia, il caffè non deve essere necessariamente escluso del tutto: basta assumerne quantità ridotte (uno o due al giorno) o usare dei sostituti come il caffè d’orzo.

Caffè la sera, a stomaco vuoto e mescolato al latte

Il caffè ha un effetto nervino e facilita l’attenzione, ma per questo motivo non deve essere assunto la sera prima di andare a dormire perché potrebbe determinare insonnia, inoltre potrebbe acuire lo stress in persone con carattere particolarmente nervoso o irascibile. Il caffè provoca anche un’ipersecrezione gastrica (che potrebbe aiutare la digestione) e favorisce il riflesso gastrocolico che innesca i movimenti di massa intestinali, stimolando la defecazione. In virtù della sua capacità di aumentare i succhi gastrici, il caffè non andrebbe assunto a stomaco vuoto la mattina. Il caffè mescolato al latte caldo è inoltre poco assimilabile: l’acido tannico del caffè si combina con la caseina del latte, dando luogo al tannato di caseina, composto difficile da digerire. Il caffè ha proprietà antiossidanti, preventive del diabete e dimagranti, presenti soprattutto nel caffè verde che, diversamente dal caffè tradizionale, non viene tostato e non perde tale valore nutrizionale.

Caffè d’orzo

Il caffè d’orzo è una bevanda completamente diversa dal tipico caffè espresso, perché non utilizza chicchi di caffè nella sua preparazione, ma orzo essiccato o tostato ed è pertanto privo di caffeina, cosa che lo rende adatto a chi assume molti caffè al giorno (oltre tre, quattro) e/o soffre di ipertensione arteriosa. Ha un aroma più delicato che però, specie se si è abituati al caffè normale, può non piacere anche se questa è certamente una questione legata al gusto soggettivo. Non contenendo caffeina, si può avere la sensazione di “non aver bevuto nulla”. Il lato positivo non indifferente è che, non avendo effetti nervini, può essere assunto anche la sera senza avere problemi di insonnia, come può capitare invece col caffè normale. Inoltre mantiene le caratteristiche salutari ereditate dall’orzo, come la funzione antinfiammatoria: già Ippocrate più di 2000 anni fa lo consigliava, come decotto d’orzo, per le sue proprietà lenitive. Una donna incinta dovrebbe sempre preferire il caffè d’orzo a quello normale.

Caffè al ginseng

Il caffè al ginseng non è altro che caffè “normale” addizionato con un preparato solubile della radice di ginseng. La bevanda nell’aspetto è simile al caffelatte, avendo come ingredienti crema di latte (solitamente di origine vegetale), zucchero, caffè istantaneo e estratto secco di ginseng. L’effetto sull’organismo è estremamente soggettivo: fisiologicamente ha un effetto energizzante, ma anche distensivo grazie alla grande secrezione di dopamina (l’ormone del piacere) che determina. Il caffè al ginseng deve essere assunto con cautela da ipertesi (il ginseng e la caffeina insieme possono aumentare anche di oltre 10 mmHg la pressione, per circa mezz’ora) e dalle donne durante la gravidanza: in questi casi, lo ripetiamo, è preferibile assumere il caffè d’orzo.

La migliore selezione di tè, tisane e caffè

Qui di seguito trovate una lista con la migliore selezione di tè, infusi e caffè provenienti da tutto il mondo, di altissima qualità e scelti dal nostro Staff di esperti ed appassionati. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca.

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Colonscopia: rischi, effetti collaterali e complicanze

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA TRA INTESTINO TENUE E CRASSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consiglio di leggere: Colonscopia: cos’è, quando si fa, preparazione e rischi

La colonscopia è un esame diagnostico mediamente invasivo ma basso rischio; complicazioni importanti si verificano statisticamente in circa 3 casi su 1000, a causa principalmente di:

  • affetti avversi ai sedativi utilizzati durante l’esame;
  • eventuale sanguinamento in seguito alla rimozione di polipi od altri tessuti anomali;
  • accidentale perforazione del colon.

La complicanza più grave (< 1 caso su 2000) è la perforazione del colon, che richiede un immediato intervento di chirurgia maggiore. Eventuali perdite di sangue possono invece essere arrestate mediante cauterizzazione già durante la colonscopia, che dev’essere ripetuta a tale scopo nel caso in cui l’emorragia si manifestasse senza arrestarsi spontaneamente nei giorni successivi al primo esame. Le altre complicazioni riguardano l’effetto dei farmaci sedativi su persone a rischio, come i cardiopatici o l’allergia al farmaco somministrato.

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Fitoestrogeni: rimedi naturali in menopausa

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTE.jpgFitoestrogeni: molte donne ne hanno sentito parlare, poche sanno cosa sono davvero e come agiscono sull’organismo femminile?
Io amo chiamarli “ormoni verdi”! In pratica, sono estratti ricavati da piante a elevato potere estrogenico: la salvia, la soia, il trifoglio rosso, la cimicifuga racemosa. Si tratta di veri e propri estrogeni naturali, in grado cioè di agire al livello organico proprio come gli estrogeni della terapia sostitutiva, ma con un’azione molto più leggera, blanda e, di conseguenza, non dannosa per l’organismo. Questo significa, in parole semplici, che il fitoestrogeno è scarsamente attivo sia sull’utero sia sulla mammella (organi a rischio con la terapia estrogenica artificiale), ma beneficamente attivo sui principali organi che, invece, tendono a invecchiare e ad ammalarsi, come la pelle, il cervello, le ossa, il sistema cardiovascolare e la vagina. Dunque, il saggio principio della minima dose con il massimo effetto è garantito: con i fitoestrogeni le ossa e il cervello si mantengono in ottima salute, la pelle resta giovane e bella, l’utero e il seno non corrono alcun pericolo.

Dove si trovano i fitoestroegeni?
Gli “ormoni verdi” si dividono in tre gruppi principali: gli isoflavoni, i lignani e i cumestani.

  • Gli isoflavoni sono contenuti in dosi generose nei legumi, per esempio nelle lenticchie, nei fagioli, nei piselli, ma soprattutto nella soia.
  • I lignani sono contenuti nella buccia (o meglio, nella cuticola) dei cereali principali – ovvero grano, frumento, orzo, riso, segala, semi di lino – nella frutta, nella verdura e negli oli vegetali, incluso l’olio d’oliva.
  • I cumestani, infine, sono presenti soprattutto nei germogli.

È chiaro, quindi, che la prevenzione della sindrome menopausale dovrebbe partire proprio in cucina, grazie all’ampio utilizzo di soia (ma anche tofu e latte di soia) e di tutti i legumi, oltre che dei semi (lino, girasole, noci, mandorle e così via). Una cucina salva-salute e salva-govinezza ben conosciuta dalle donne orientali che, a parità di anni, non solo evitano i disturbi più fastidiosi della menopausa, ma hanno anche ossa molto più forti delle loro coetanee occidentali e solo raramente si ammalano di tumore al seno. La soia e il trifoglio sono, in particolare, tra gli alimenti più ricchi di fitoestrogeni, capaci di proteggere dalla comparsa di tumore al seno quando la donna è ancora in età fertile, figurarsi in menopausa, quando si rivelano il migliore toccasana. Attenzione, però. La sola alimentazione non basta a fare il pieno di fitoestrogeni. Per assumere la giusta quantità di principi attivi, dunque, è necessario ricorrere sempre a integratori specifici, studiati proprio per soddisfare la richiesta di fitoestrogeni da parte dell’organismo.

Quali sono i benefici degli isoflavoni?
Gli isoflavoni di soia sono riusciti a convincere ormai anche il medico più diffidente, tanto è vero che sono universalmente utilizzati per contrastare i fastidi che la menopausa porta con sé e per prevenirne le conseguenze più pericolose per la salute futura della donna, come l’osteoporosi. Questo non stupisce, visto che il loro impiego è semplice e praticamente privo di effetti collaterali. Con i nostri ormoni verdi, le vampate si spengono ed è possibile vivere la fine dell’età fertile in armonia e in salute. I miglioramenti sono apprezzabili rapidamente, dopo il primo mese di trattamento, e restano invariati nel tempo. Mentre i sintomi più fastidiosi vengono neutralizzati, le ossa rimangono salde e forti, così come il colesterolo cattivo e i trigliceridi (i principali nemici di cuore e arterie) si abbassano e se sono già bassi non si alzano, con enormi vantaggi per l’intero sistema cardiovascolare. Un risultato, questo, che è stato ormai dimostrato da moltissimi studi ginecologici, tanto da indurre molti esperti a suggerire un’integrazione con fitoestrogeni anche nelle donne che stanno seguendo la TOS (terapia ormonale sostitutiva) a scopo precauzionale e preventivo.

Nonostante siano sostanze naturali, ci sono possibili effetti collaterali?
Gli effetti collaterali sono praticamente nulli, tuttavia non devono essere assunti in presenza di forti fattori di rischio per il cancro al seno (ad esempio in caso di madri o sorelle con cancro al seno).

Trattandosi di integratori, ci si può affidare al fai-da-te o è sempre meglio seguire il consiglio del medico?
No al fai-da-te. L’integratore deve essere sempre assunto dopo un parere positivo da parte del medico, specie se si è a rischio di cancro al seno.

Quando i rimedi naturali sono da preferire alla TOS (terapia ormonale sostitutiva)?
Quando la donna ha sofferto o soffre di una serie di patologie più o meno gravi (al seno, cardiovascolari ecc.) o quando i disturbi della menopausa sono di moderata entità. Poi ci sono ben poco propense ad assumere qualcosa che “sa” di farmacologico e che, dunque, preferiscono affidarsi ai rimedi naturali. Teniamo conto che è anche possibile sfruttare le due terapie in combinata, cioè seguire una TOS a bassissimi dosaggi affiancata da una terapia sostitutiva naturale di “sostegno”. O ancora, dopo cinque anni di TOS è possibile passare il testimone ai rimedi naturali, in modo da trarre il massimo beneficio da entrambe le terapie. Le soluzioni a disposizione delle donne in menopausa, dunque, sono tanti e uno non è necessariamente migliore o peggiore di un altro: per questo è indispensabile farsi seguire da un medico. In casi particolari – per esempio di menopausa precoce, isterectomia oppure ovariectomia – quale strada è meglio seguire? Ogni caso merita un’attenta valutazione a sé. In caso di menopausa precoce, per esempio, spesso si ricorre alla pillola contraccettiva, mentre in caso di isterectomia, invece, si può valutare di seguire una terapia ormonale sostitutiva con i soli estrogeni.

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Colore delle feci: normale e patologico

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FECI GIALLE GIALLASTRE ORO CAUSE CIBO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIn condizioni normali, il colore delle feci varia dal marrone chiaro al marrone scuro. Questa caratteristica pigmentazione è conferita dai residui biliari sfuggiti al riassorbimento intestinale e metabolizzati dalla flora locale (la bile viene prodotta dal fegato e riversata nell’intestino, dove favorisce la digestione e l’assorbimento dei lipidi alimentari). Nonostante il colore delle feci sia pesantemente influenzato dalle abitudini alimentari, un’eventuale anomalia cromatica può essere dovuta anche a condizioni morbose. Per questo, qualora l’alterazione non sia attribuibile a particolari modificazioni dietetiche o si accompagni ad altri sintomi – come diarrea, stitichezza, debolezza, dolori addominali o capogiri – è importante segnalarlo prontamente al proprio medico.

Feci verdi

Nella composizione della bile rientra una sostanza, chiamata bilirubina, derivata dalla degradazione dei globuli rossi. Questa viene metabolizzata dalla flora batterica intestinale in stercobilina, che dona alle feci la tipica colorazione marrone. La bilirubina deriva a sua volta da un precursore, chiamato biliverdina, anch’esso presente nella bile e talvolta nelle feci, a cui dona un colore verde. Tale situazione si verifica quando il transito intestinale è talmente veloce da causare un’incompleta trasformazione della biliverdina in bilirubina e derivati. Feci verdi sono quindi una tipica espressione della diarrea e delle condizioni di natura patologica e non (ad es. abuso di lassativi) che la provocano. Anche alcune cure antibiotiche o gli integratori a base di ferro possono dare il medesimo inconveniente. Il colore verde delle feci può essere legato alla cospicua assunzione di alimenti ricchi di clorofilla, contenuta soprattutto negli spinaci, nella rucola, nel prezzemolo, nei fagiolini e nei vegetali a foglia verde in genere.

Leggi anche: Il mio alito odora di feci: cause, quando è pericoloso e rimedi

Feci arancioni

Feci arancioni possono essere la conseguenza di un abbondante consumo di cibi ricchi di beta-carotene, riconoscibili perché caratterizzati da sfumature giallo-arancioni (carote, zucche, albicocche, mango, patate dolci ecc.). Anche l’abuso degli integratori che contengono questo pigmento ad azione antiossidante, l’assunzione di medicinali a base di rifampina (un antimicobatterico) o di alimenti con coloranti di analoga tonalità, possono causare l’evacuazione di feci arancioni.

Leggi anche: Fecaloma: tappo di feci durissime, cause, sintomi e rimedi

Feci rosse

Quando il colore delle feci assume tonalità rossicce, il timore è che l’evento sia in qualche modo correlato a gravi patologie associate alla presenza di sangue negli escrementi. Fortunatamente, anche in questo caso esiste una possibile correlazione con l’abbondante consumo di alimenti di colore rosso (succo di pomodoro, frutta rossa e barbabietole). Dall’altra parte, non dobbiamo dimenticare che un’emorragia nei vari tratti del tubo digerente può avere come effetto l’evacuazione di feci rossicce o con presenza di sangue. Nella peggiore dell’ipotesi potrebbe anche trattarsi di cancro al colon, oppure di un polipo intestinale con tendenza ad evolvere in una forma cancerosa. Il colore rosso delle feci può essere uniforme o alterato da filamenti o macchie di colore rosso vivo, che si possono notare anche sulla carta igienica o sulle pareti del wc; tale condizione si manifesta quando l’emorragia interessa l’ultimo tratto dell’intestino (proctite, diverticolite, emorroidi, ragadi anali, polipi o tumori del retto). Se le feci sono di colore rosso scuro, è più probabile che l’emorragia provenga dai tratti superiori del tubo digerente (esofago, stomaco e duodeno).

Leggi anche: Feci pastose e maleodoranti: malassorbimento e cattiva digestione

Feci bianche, grigie o pallide (acoliche)

Feci di colore tendente al chiaro possono essere dovute alla cospicua assunzione di cibi di colore bianco o beige, come riso, patate o tapioca. L’ingestione di antiacidi (a base di idrossido di alluminio) o il bario utilizzato come metodo di contrasto per radiografie del tubo digerente, possono conferire alla massa fecale un colore bianco gessato. Nella parte iniziale abbiamo detto che il colore delle feci è dovuto soprattutto alla presenza di bilirubina e dei suoi metaboliti. Ne consegue che un’ipocromia fecale è spesso dovuta al mancato arrivo della bile nell’intestino, ad esempio per la presenza di calcoli alla colecisti o più raramente per un tumore del dotto biliare o del pancreas. Feci di colore bianco possono segnalare anche una serie di gravi disturbi epatici che comportano il blocco dei dotti biliari, come cirrosi, epatite e cancro al fegato.
Feci lucide, untuose e di colore pallido, sono tipiche della steatorrea (eccessiva presenza di grasso negli escrementi, causata generalmente da un malassorbimento intestinale come avviene nella celiachia).

Leggi anche: Feci galleggianti e maleodoranti: cause e quando chiamare il medico

Feci nere, picee, scure, catramose

Feci di colore grigio scuro possono segnalare la presenza di metalli, come ferro (ad esempio per l’eccessiva ingestione di cioccolato e/o carne) o bismuto; possono essere anche la conseguenza dell’assunzione di carbone o di un elevato apporto di liquirizia. Più in generale, comunque, feci nerastre e catramose possono indicare la presenza di sangue parzialmente digerito (melena); tale condizione può testimoniare emorragie del tratto digerente superiore, ad esempio a livello esofageo, gastrico o duodenale (ulcera peptica) e, in alcuni casi, può essere la spia di un tumore di tratto digerente.

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Feci nere e melena: cause e cure in adulti e neonati

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAGNO TAZZA TOILETTE WC SANITARI CACCA FECI URINA PIPI GABINETTO BIDET CISTITE EMORROIDI STIPSI COSTIPAZIONE STITICHEZZALa presenza di sangue nelle feci conferisce loro un colore molto scuro, tendente al nero. È sangue che arriva dalla zona alta dell’apparato gastrointestinale, ovvero dall’esofago, dallo stomaco e dall’intestino tenue: se il sangue derivasse da una zona bassa dell’intestino (più vicino all’ano), il sangue sarebbe di colore rosso vivo e non marrone scuro tendente al nero. Le feci nere dovute a sanguinamento prendono il nome di “melena“. Non tutte le feci nere sono necessariamente dovute a sanguinamento: “false melene” sono quelle feci che risultano scure o nere, ma in realtà non contengono sangue.
Le feci nere possono essere provocate da varie cause, come ad esempio l’ingestione di alcune sostanze o l’assunzione di integratori di ferro. Tuttavia, come prima accennato, le feci nere possono anche essere causate da una grave condizione, ovvero il sanguinamento nel tratto digestivo dovuto ad un’ulcera peptica. Tra le cause più comuni di feci nere spiccano:

  • ulcera allo stomaco (ulcera peptica);
  • infiammazione del tratto gastrointestinale;
  • uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei.

Le feci nere potrebbero essere un’abitudine per le persone che hanno subito un intervento di colectomia, perché il cibo non viene digerito nel modo più completo. Tuttavia, se si è presentato un sanguinamento gastrointestinale in passato, le feci hanno un cattivo odore o il problema va avanti per più di un paio di giorni, consultare immediatamente il medico.

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Le cause di feci nere

Una delle possibili cause di melena è l’ulcera che sanguina: l’ulcera è una ferita che appare sul rivestimento dello stomaco, può provocare sanguinamento e melena. Contrariamente alla credenza popolare, le ulcere allo stomaco non sono di solito causate da stress o da cibo piccante (anche se questi possono aggravare un’ulcera già esistente). In realtà, esse sono causate da un’infezione dovuta ad un batterio chiamato Helicobacter pylori (H. pylori). Gli antibiotici sono normalmente prescritti per eliminare l’infezione, e talvolta un riduttore acido. Un’altra causa di ulcere allo stomaco è l’uso a lungo termine di farmaci antidolorifici noti come FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei). I FANS possono irritare lo stomaco, indebolendo la capacità del rivestimento di resistere all’acido prodotto nello stomaco. Per questo stesso motivo, i FANS hanno un effetto negativo sulla malattia di Crohn e la colite ulcerosa. I FANS sono farmaci comuni come l’ibuprofene, il naprossene sodico e l’aspirina. Alcuni FANS sono prescritti dai medici. Le ulcere dello stomaco, causate da FANS, di solito guariscono dopo che viene interrota la somministrazione del farmaco incriminato. Anche la gastrite (l’infiammazione del rivestimento dello stomaco) può determinare la comparsa di feci nere. Questa infiammazione può essere causata da troppo alcol o cibo, dal cibo piccante, dal fumo, da infezione da batteri o dall’uso prolungato di FANS. La gastrite si può sviluppare anche dopo un intervento chirurgico o un trauma, oppure può essere associata a condizioni mediche preesistenti. Le varici esofagee sono vene dilatate nella parete dello stomaco, nell’esofago o superiore o inferiore, e possono anch’esse determinare la comparsa di feci nere. Quando queste vene si rompono, possono causare sanguinamento, che può far comparire il sangue nelle feci o nel vomito. Le varici esofagee sono una grave complicanza derivante da ipertensione portale (pressione alta) causata da cirrosi epatica.

Quali sintomi accompagnano la comparsa di feci nere?

Le feci nere possono essere accompagnate da altri sintomi, che variano a seconda della causa principale. I sintomi e segni che possono accompagnare le feci nere includono:

  • dolore addominale;
  • gonfiore addominale;
  • cambiamento delle abitudini intestinali;
  • diarrea;
  • indigestione;
  • sintomi simil-influenzali ;
  • feci maleodoranti;
  • nausea e vomito;
  • scarso appetito;
  • malessere generale;
  • astenia;
  • dolore rettale o sensazione di bruciore;
  • perdita di peso imprevisto.

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Come avviene la diagnosi delle feci nere?

La causa a monte delle feci nere generalmente viene diagnosticata dal medico tramite anamnesi, esame oggettivo e vari test di laboratorio e di diagnostica per immagini. Questi test possono includere:

  • radiografie;
  • ecografie;
  • esami del sangue;
  • esami delle feci;
  • ricerca di sangue nelle feci;
  • colonscopia;
  • gastroscopia;
  • cultura delle feci.

A quali trattamenti si deve ricorrere in caso di feci scure?

La cura varia in base alle cause che hanno generato il problema, quindi può essere farmacologica, chirurgica o di altro genere, a seconda dei casi.

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Feci nere nei bambini e neonati

E’ possibile che le feci assumano questa colorazione per una assunzione eccessiva di ferro, se il bambino si è alimentato con molte verdure. Se la colorazione invece è del tutto nera allora è necessario far visitare subito il bambino dal pediatra perché ciò potrebbe essere sintomo di sanguinamento nel tratto digestivo alto ed il colore scuro essere determinato dalla presenza di sangue digerito. Se insieme alle feci si vedono invece piccole striature di sangue rosso vivo, la causa più frequente risiede in piccole ragadi o escoriazioni della mucosa anale, dovute all’espulsione di feci più dure; la mamma (o il pediatra) se ne accorge perché sono ben visibili attorno all’ano. Per evitarle, basta fare in modo di ammorbidire le feci, curando un’eventuale stitichezza; per lenire il fastidio, si possono applicare pomate cicatrizzanti, ad esempio a base di fitostimoline, oppure un po’ di pomata all’ossido di zinco che ha la funzione di proteggere la pelle al passaggio delle feci.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?

In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

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Patina bianca sulla lingua: da cosa può essere causata?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LINGUA BIANCA IMPASTATA CAUSE PERICOLOSA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa comparsa di una patina bianca sulla lingua può essere attribuita a varie condizioni e patologie.

Questo segno clinico si può riscontrare in corso di stati febbrili ed affezioni che inducono a respirare con la bocca aperta, come il raffreddore e le sindromi parainfluenzali. In tali contesti, le cellule superficiali della mucosa linguale si desquamano, depositandosi sul dorso e facendo apparire la lingua asciutta e ricoperta da un sottile strato biancastro.

Anche una mancanza fisiologica di saliva all’interno del cavo orale può produrre questa manifestazione.

La presenza di una patina bianca dalla consistenza simile a quella della ricotta è, invece, sintomo del mughetto (o candidosi orale), un’infezione provocata dal fungo Candida albicans. Questa condizione può essere favorita dall’indebolimento del sistema immunitario per affaticamento, stress o cure debilitanti (uso prolungato di cortisone, radioterapia e chemioterapici).

La patina bianca sulla lingua può indicare anche una scarsa igiene orale.

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