Sordità improvvisa: quali possono essere le cause e le terapie?

MEDICINA ONLINE ORECCHIO OTORINO CONDOTTO COCLEA CELLULE CILIATE TIMPANO OSSICINI MARTELLO INCUDINE STAFFA LABIRINTITE OTOLITI ACUFENE FISCHIO UDIRE SENSO ESTERNO MEDIO INTERNOSi tratta di una patologia relativamente frequente, consistente in un brusco abbassamento dell’udito in un orecchio,  che sopraggiunge nel giro di qualche secondo ed è accompagnato da un senso di vertigine e di “orecchio anestetizzato”.

Dal punto di vista clinico  distinguiamo:

  • sordità improvvisa transitoria Si tratta di un evento con una durata che va da pochi minuti a qualche ora, relativamente frequente  nella popolazione: dopo il brusco calo di udito, la situazione ritorna alla normalità in poco tempo,  al massimo entro  24 ore.
  • sordità improvvisa persistente Se la sordità dovesse invece  persistere oltre le 24 ore ci troveremmo dinnanzi ad un’emergenza che può portare alla perdita totale e definitiva dell’udito, per cui è necessario  contattare con urgenza lo specialista

Cause

Sulle cause esatte della sordità improvvisa non vi sono ancora certezze. Sappiamo che entrano in gioco due tipi di fattori:

  • Un fattore circolatorio, per cui un disturbo del microcircolo dell’orecchio può causare una sorta di infarto nella zona nervosa, la chiocciola.
  • Un fattore virale. L’imputato principale è l’Herpes Virus Zooster (quello che causa il “fuoco di Sant’Antonio”): in molti pazienti si trovano evidenti segni di infezione recente.

Dall’epidemiologia sappiamo che lo stress, direttamente o indirettamente, gioca un ruolo decisivo nell’insorgere della malattia. Nei primi anni in cui si iniziò a studiare la sordità improvvisa, ci si accorse che le persone colpite appartenevano ad un certo gruppo, e la malattia venne annoverata tra le “MANAGER’S DISEASES”. Oggi confermiamo il ruolo dello stress che, in effetti, modificando l’asse ipotalamo-ipofisario, altera sia i fattori che controllano la circolazione, sia quelli che influenzano l’immunità.
Essendo mutato lo stile di vita  oggi la malattia colpisce trasversalmente le più disparate classi sociali, dalle giovani madri in carriera con figli, agli studenti prima degli esami. Motivo di sordità improvvisa possono essere anche la perforazione timpanica, il neurinoma dell’acustico e la presenza di un corpo estraneo nell’orecchio.

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Sintomi associati

I sintomi e segni a volta legati a perdita dell’udito, sono:

I sintomi e segni associati, aiutano il medico nella diagnosi differenziale.

Diagnosi

I problemi di udito sono un disturbo serio, che non deve essere sottovalutato; in caso di dubbi è quindi consigliabile rivolgersi immediatamente a un otorinolaringoiatra per una visita otorinolaringoiatrica. La diagnosi di perdita dell’udito e delle sue cause inizia con una dettagliata anamnesi ed un esame fisico: l’esame include un’ispezione dettagliata dell’orecchio con l’uso di strumenti speciali, come l’otoscopio o anche con otomicroscopio. È necessario eseguire un esame audiometrico e un esame impedenziometrico per determinare l’entità della perdita di udito. Possono essere effettuate TAC e risonanza magnetica del cervello per escludere la possibilità di fratture o tumori.

Cure

Sappiamo che la tempestività del trattamento è importante.
Pertanto è essenziale consultare uno specialista in caso di sordità improvvisa che superi le 24-48 h. Dopo la conferma  della diagnosi, si eseguono una serie di esami audiometrici e si avvia la terapia. Lo standard  terapeutico prevede un trattamento farmacologico endovena, eseguito in regime di Day Hospital con un cocktail di prodotti che contiene:

  • vasodilatatori;
  • cortisone;
  • vitamine;
  • mannitolo;
  • glicerolo;
  • farmaci antivirali.

Un’utile terapia di supporto sembra essere l’ossigeno-terapia IPERBARICA.
E’ inoltre essenziale che la persona colpita riduca la propria attività lavorativa, abbattendo i livelli di stress e conduca una vita sana anche dal punto di vista alimentare, controllando inoltre la pressione arteriosa, il colesterolo, un eventuale diabete, tutti fattori di rischio per la malattia.

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Prognosi

Per fortuna mediamente si registra una percentuale di guarigioni totali o parziali intorno all’80%. In una minoranza dei pazienti il danno persiste  e, a volte, giunge ad un  progressivo peggioramento, fino alla sordità totale monolaterale.

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Pucker maculare: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULEIl pucker maculare (membrana epiretinica) è un’alterazione anatomica dell’interfaccia tra il corpo vitreo e la retina: consiste nello sviluppo di una sottile membrana traslucida sopra la macula (zona centrale della retina). Quando tale membrana si contrae e si arriccia causa una deformazione e una progressiva distorsione della macula stessa, con conseguente peggioramento della visione centrale.

Sintomi di pucker maculare

Al momento della comparsa i sintomi sono rappresentati da una lieve distorsione delle immagini e, soprattutto, dei testi scritti con i caratteri più piccoli (le righe appariranno ondulate). Quando la trazione esercitata dalla membrana sulla macula aumenta, allora ci si accorge che la lettura dei testi con l’occhio interessato diventa sempre più difficile. L’evoluzione della malattia porta, infine, alla visione di una macchia che impedisce la visione centrale.

Cause di pucker maculare

Nella maggior parte dei casi si forma spontaneamente per ragioni ancora non note. Tra le altre cause ci sono soprattutto i processi infiammatori (edema maculare dopo lungo tempo) o la complicanza di trattamenti laser retinici (particolarmente panfotocoagulazioni in pazienti affetti da retinopatia diabetica).

Diagnosi di pucker maculare

La diagnosi viene fatta grazie all’esame del fondo oculare, che permette di visualizzare la membrana. Tuttavia, la conferma deve essere ottenuta tramite OCT (esame che consente di analizzare la retina, in particolare la macula), il quale permette di valutare l’entità della trazione e, inoltre, aiuta a controllare nel tempo la sua evoluzione.

Leggi anche: Tomografia ottica computerizzata (OCT): cos’è, come si legge il risultato, perché farla

Terapie per il pucker maculare

Inizialmente si valuta l’evoluzione dello sviluppo della membrana, senza effettuare un’azione diretta, ma eseguendo soltanto dei controlli frequenti (ogni 3 mesi) del fondo oculare e l’OCT. Nel momento in cui la trazione comporta una riduzione dell’acuità visiva rilevante si rende necessario l’intervento chirurgico di rimozione della membrana (vitrectomia con peeling maculare). Questa operazione permette di bloccare i meccanismi di trazione e, in alcuni casi, di appianare la retina, con un possibile miglioramento della sintomatologia (la distorsione viene ridotta). E’ comunque un intervento molto delicato, in quanto si agisce direttamente sulla parte più importante dell’occhio (macula) e non sempre consente di ottenere il risultato sperato.

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Strabismo nell’adulto: risultati dell’intervento

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOUno strabismo nell’adulto è spesso uno strabismo infantile trascurato o una recidiva tardiva favorita da cause diverse quali: abbandoni della correzione ottica, comparsa della presbiopia, particolari condizioni di affaticamento visivo.
Uno strabismo nell’adulto può anche tradurre una paralisi acquisita dei muscoli oculari.
L’intervento chirurgico può essere necessario per corregger la deviazione oculare.

Intervento chirurgico

Prima dell’intervento viene eseguita un’indagine specialistica chiamata esame sensomotorio; il test è in grado di evidenziare quali muscoli stanno contribuendo allo strabismo e su quali è necessario intervenire per migliorare l’allineamento degli occhi. Si valuta se operare solo su uno o entrambi gli occhi. L’intervento richiede anestesia generale o locale; il paziente deve digiunare 8 ore prima dell’intervento. Il chirurgo esegue una incisione attraverso la congiuntiva per accedere ai muscoli dell’occhio; questi vengono staccati dalla parete oculare ed indeboliti, rafforzati o riposizionati con suture permanenti o riassorbibili. L’intervento dura generalmente 1 o 2 ore. In alcuni casi, possono essere necessari più interventi per correggere nel miglior modo possibile lo strabismo.

Rischi

Gli effetti collaterali associati alla chirurgia, sono:

  • visione doppia;
  • infezioni;
  • dolore;
  • rossore;
  • sanguinamento;
  • abrasione della corne;
  • diminuzione della acuità visiva;
  • distacco della retina;
  • traumi alle strutture oculari;
  • complicanze legate all’anestesia;
  • allergia a materiali o sostanze usate nell’intervento;
  • parziale disallineamento residuo.

Dopo l’intervento chirurgico

Il recupero dopo l’intervento richiedere generalmente alcune settimane. I bambini sono in grado di riprendere le loro normali attività nel giro di pochi giorni. Gli adulti non devono guidare, nuotare o fare sforzi intensi nei giorni successivi all’intervento. Il dolore viene gestito con analgesici come ibuprofene e con impacchi freddi. L’occhio rimane generalmente arrossato per un paio di settimane.

Risultati

I risultati dipendono da molti fattori come età del paziente, sue eventuali patologie e bravura del chirurgo. Nessun chirurgo oftalmico può garantire una riuscita totale dell’operazione. Un riallineamento corretto dei due occhi viene ottenuto nella maggioranza dei casi dopo uno o più interventi. Tuttavia la posizione degli occhi si modifica nei mesi o negli anni seguenti, soprattutto nel bambino. Per questo sono necessari dei controlli regolari anche dopo molti anni dall’interventi chirurgico. Il ripristino di una vista binoculare normale è possibile solo quando questa vista binoculare era già preesistente. Anche in questo caso non si può affermare prima dell’intervento che questo risultato sarà ottenuto. In molti casi l’intervento chirurgico nello strabismo non elimina del tutto la necessità ulteriore di occhiali correttivi al fine di assicurare la miglior vista possibile.

Per approfondire, leggi anche: Strabismo convergente, divergente, paralitico: sintomi, cause, cure

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Labirintite e vertigini: sintomi, cause e terapie

MEDICINA ONLINE ANATOMIA ORECCHIO ESTERNO MEDIO INTERNO SORDITA IPOACUSIA SISTEMA UDITIVO NERVO 8 VIII CRANICO VESTIBOLO COCLEARE LIEVE PROFONDA DECIBEL TIPI GRADI APPARECCHI ACUSTICI UDITO SENSOIl termine labirintite viene spesso usato a sproposito per indicare vertigini e conseguente nausea; in realtà la vera causa di questi disturbi è spesso diversa (molto più comune è per esempio la sindrome di Ménière). La vera labirintite è un disturbo infiammatorio dell’orecchio interno, o labirinto. Dal punto di vista clinico questa malattia provoca disturbi dell’equilibrio e può colpire una o entrambe le orecchie, oltre ai problemi di postura il paziente affetto può andare incontro a riduzione dell’udito e acufene.

Può verificarsi:

  • come singolo episodio;
  • come episodi ricorrenti che tendono a risolversi in 3-6 settimane.

Il sintomo caratteristico sono vertigini anche gravi, ma la nausea, il vomito, l’ansia e una sensazione di malessere generale sono frequenti, perché il cervello riceve dall’orecchio interno informazioni distorte per quanto riguarda l’equilibrio. La causa spesso non è chiara, potrebbe essere provocata da un’infezione (virale o batterica), ma anche da traumi o altri fattori scatenanti.

Orecchio ed equilibrio

L’apparato vestibolare, che si trova nell’orecchio interno, è un insieme di terminazioni nervose composto da tre canali semicircolari che si occupano di rilevare i movimenti rotatori dell’organismo, e dagli otoliti, che rilevano il movimento lineare. Il cervello combina le informazioni visive con quelle sensoriali date dall’apparato vestibolare, per effettuare le correzioni necessarie al mantenimento dell’equilibrio. Se funziona correttamente, l’apparato vestibolare fornisce al muscolo oculare anche le informazioni relative al movimento della testa: questo meccanismo, chiamato riflesso vestibolo-oculare, ci permette di mantenere sempre gli oggetti a fuoco, anche quando siamo in movimento.

Cause

La labirintite è in genere causata da un’infezione del labirinto, la parte più interna dell’orecchio. Le cause scatenanti non sono ancora state comprese appieno ed esistono poche prove dirette che ci inducano a pensare che la labirintite abbia una causa virale, ma l’esperienza dimostra che molti virus sono davvero in grado di causare l’infiammazione del labirinto, per esempio è un dato di fatto che nella maggior parte dei casi la patologia segue un raffreddore, un’influenza o un’altra malattia da raffreddamento virale; l’infezione può propagarsi dal petto, dal naso, dalla bocca o dalle vie aeree fino all’orecchio. Meno comunemente causano l’infezione del labirinto infezioni sistemiche, come morbillo, parotite o la mononucleosi. Più raramente la causa scatenante è batterica, che tuttavia sembra interessare maggiormente la popolazione pediatrica e peraltro in forma piuttosto grave, per esempio a seguito di danni. Può infine manifestarsi in soggetti con malattie autoimmuni.

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Possibili cause virali:

  • cytomegalovirus;
  • virus della parotite;
  • virus della varicella;
  • virus del morbillo;
  • virus dell’influenza;
  • virus della parainfluenza;
  • virus della rosolia;
  • virus dell’herpes simplex;
  • adenovirus;
  • coxsackievirus;
  • virus sinciziale respiratorio (pneumovirus).

I batteri che provocano la labirintite sono gli stessi responsabili anche della meningite e dell’otite:

  • Streptococcus pneumoniae;
  • Haemophilus influenzae;
  • Moraxella catarrhalis;
  • Neisseria meningitidis;
  • Batteri della specie streptococco;
  • Batteri della specie stafilococco;
  • Batteri della specie proteus;
  • Batteri della specie batteroide;
  • Escherichia coli;
  • Mycobacterium tuberculosis.

Fattori di rischio

La labirintite virale di solito si verifica negli adulti dai 30 ai 60 anni di età e solo raramente viene diagnosticata nei bambini.
La labirintite purulenta, collegata alla meningite, di solito viene diagnosticata nei bambini di età inferiore ai 2 anni che appartengono alla fascia età maggiormente a rischio per quanto riguarda la meningite. La labirintite purulenta si può verificare a qualsiasi età se si è in presenza di colesteatoma e di otite media acuta non adeguatamente curata.
La labirintite sierosa è più frequente nella fascia di età pediatrica, in cui si verifica anche la stragrande maggioranza dei casi di otite media, sia acuta sia cronica.
Sono poi fattori di rischio più o meno certi:

  • abuso di alcolici,
  • affaticamento,
  • allergie,
  • recenti affezioni virali,
  • fumo,
  • stress.

Sintomi

I sintomi caratteristici della labirintite, sono:

  • vertigine;
  • stordimento;
  • perdita dell’udito;
  • nausea;
  • vomito;
  • acufene;
  • sudorazione;
  • scialorrea (saliva che cola per difficoltà di deglutizione);
  • malessere generalizzato;
  • ipercapnia (aumento di anidride carbonica nel sangue);
  • nistagmo (movimento involontario dell’occhio).

Quando l’apparato vestibolare è colpito dalla labirintite spesso si crea un movimento rapido e indesiderato dell’occhio (il nistagmo), perché i movimenti rotatori non vengono rilevati con precisione. Gli stessi disturbi possono anche essere provocati dai cambiamenti di pressione, ad esempio quando si va in aereo o si fanno delle immersioni subacquee. I sintomi vertiginosi della labirintite in genere tendono a risolversi in un periodo compreso tra qualche giorno e qualche settimana, mentre è prevedibile l’eventuale recupero della diminuzione d’udito. Oltre alle vertigini (anomala sensazione di movimento), l’ansia cronica è un effetto collaterale frequente della labirintite, che può provocare anche:

  • attacchi di panico;
  • derealizzazione;
  • depressione.

Spesso l’attacco di panico è uno dei primi sintomi che accompagna l’insorgenza della labirintite. Le vertigini potrebbero anche essere provocate da uno stato di grave ansia, mentre la labirintite, da sola, può facilitare la comparsa e la ricorrenza degli attacchi di panico.

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Quando contattare il medico

Contattare sempre il medico curante in caso di episodi di vertigine o difficoltà di equilibrio. Nel caso di sintomi gravi e debilitanti farsi accompagnare in Pronto Soccorso a maggior ragione nel caso in cui comparissero:

  • confusione;
  • difficoltà di parola;
  • visione doppia;
  • debolezza o intorpidimento di una parte del corpo;
  • cambiamento nel modo di camminare.

Pericoli

I sintomi acuti, cioè le vertigini, la nausea e il vomito, guariscono dopo diversi giorni o settimane in tutti i tipi di labirintite, invece il recupero della riduzione dell’udito varia maggiormente da persona a persona. In caso di episodi vertiginosi è possibile cadere e andare incontro a traumi di varia entità; quando sia presente un vomito particolarmente severo il rischio principale è invece la disidratazione. Sia la labirintite di origine batterica sia quella di origine virale possono causare sordità permanente, ma per fortuna si tratta di un’eventualità rara; il rischio è maggiore in caso di forme batteriche, soprattutto nei bambini che l’abbiano sviluppata come complicazione della meningite. Non è stato riportato alcun decesso associato alla labirintite, tranne nel caso di meningite o di sepsi gravissima (malattia sistemica dovuta all’attivazione del sistema immunitario in seguito alla presenza di batteri o loro tossine nel sangue).

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Durata

La malattia è in genere autolimitante e il processo di guarigione dalla labirintite acuta di solito dura da una a sei settimane, però accade sovente che alcuni sintomi (mancanza di equilibrio e/o vertigini) continuino per diversi mesi o più; nelle ultime settimane di guarigione i sintomi tendono a sfumare gradualmente.

Cura e rimedi

Spesso determinante è l’approccio allo stile di vita, che permette di diminuire sensibilmente l’impatto del disturbo, il trattamento parte in effetti proprio dai seguenti punti:

  • abbondante idratazione (bere molto),
  • riposo nelle fasi di vertigine acuta,
  • evitare il consumo di alcolici,
  • ridurre le fonti di stress esterne, come rumori e luci molto intense,
  • farmaci per dare sollievo ai sintomi.

In alcuni casi l’otorino può insegnare al paziente specifici esercizi e movimenti per trovare sollievo dalle vertigini, attraverso una sorta di ricalibrazione del sistema vestibolare.

Farmaci

Tra i farmaci, uno dei più usati è la proclorperazina (Stemetil®) che contribuisce ad alleviare i sintomi delle vertigini e della nausea, così come la cinnarizina e simili. Si ricorre spesso alle benzodiazepine, molecole con azione ansiolitica, che in questo caso manifestano anche un’azione diretta sul sistema nervoso centrale a livello della gestione dei segnali dell’equilibrio (provenienti dal sistema vestibolare); non è consigliabile fare un uso protratto di questi farmaci, perché le benzodiazepine generano facilmente dipendenza. Si ricorre talvolta alla prescrizione di cortisonici, che tuttavia non sembrano modificare significativamente la prognosi. Poiché i disturbi dell’umore possono interferire direttamente con il sistema vestibolare, sede dell’infiammazione tipica della labirintite, in alcuni pazienti si prescrivono con successo farmaci appartenenti alla categoria degli SSRI o degli SNRI, principi attivi comunemente usati per il trattamento di ansia e depressione. In caso specifici si può eventualmente ricorrere ad antivirali e antibiotici, ma solo quando si è sicuri di poter agire in modo estremamente mirato. Purtroppo nel caso della labirintite non esistono manovre effettuabili dall’otorino che possano guarire dal disturbo (a differenza per esempio della vertigine posizionale benigna).

Prevenzione

Purtroppo attualmente non si conosce alcun modo di prevenire la labirintite, se non quello generico di avere uno stile di vita sano.

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Cosa sono le miodesopsie (mosche volanti) e perché si muovono?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES MIODESOPSIE MOSCHE VOLANTI PRETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO WALLPAPER HI RES PHOTO PICTULe miodesopsie (o “mosche volanti”) sono addensamenti del vitreo (una specie di “gelatina” che riempie l’occhio) che proiettano delle ombre mobili sulla retina e, quindi, si presentano nel campo visivo sotto forma di punti, filamenti, tralci a S, C, J…, veli, macchie, greche, serpentine, ragnatele di varie fattezze e dimensioni, grumose o gommose, chiare o scure, che si muovono avanti e indietro, fluttuando (gli anglosassoni li definiscono “floaters, galleggianti”), percepite tanto più nitidamente quanto maggiore è il contrasto (ad esempio quando si guarda una superficie luminosa, tipicamente il cielo azzurro e lo schermo chiaro di un computer), mentre scompaiono in penombra o indossando occhiali da sole. Le miodesopsie, entro un certo grado, sono normali e non sono indice di patologia. Per avere un esempio di mosche volanti, basta guardare il cielo della foto in alto.

Perché si formano le miodesopsie?

Le cause dell’insorgenza delle miodesopsie si riconducono principalmente ma non esclusivamente all’invecchiamento. Il corpo vitreo è composto per la stragrande maggioranza da acqua e per il restante da collagene, zuccheri, cellule vitree, proteine, acido ialuronico, elettroliti ed altri componenti ancora i quali, tutti insieme, ne costituiscono l’impalcatura. La degenerazione dell’impalcatura comincia con la fluidificazione della sua componente gelatinosa: le fibre di collagene iniziano a frammentarsi e formano filamenti di svariate forme che talvolta possono intrecciarsi tra loro e proiettare così un’ombra sulla retina, che viene percepita dal paziente come un’opacità o, appunto, una “mosca volante”. Questo processo, per quanto una graduale disidratazione sia del tutto fisiologica, può essere acuito dalla miopia, specie se piuttosto elevata, da traumi violenti alla testa, dall’utilizzo di particolari colliri a base di cortisonici per lunghi periodi di tempo ma anche dalla disidratazione dovuta ai mesi estivi o a regimi alimentari sbagliati (come ad esempio diete drastiche o digiuni). Anche la presenza di una pressione intraoculare elevata può essere concausa, nell’esperienza degli oculisti, di miodesopsie. A prescindere dalla presenza dei vari fattori di rischio, la degenerazione dell’acido ialuronico diventa evidente intorno ai 40-50 anni di vita, mentre in condizioni adeguate le miodesopsie possono manifestarsi anche molto prima, intorno ai 20-30 anni di vita.

Perché le miodesopsie si muovono?

Le miodesopsie seguono i movimenti oculari: se si cambia la posizione dello sguardo, i corpi mobili seguono il cambiamento di posizione per poi fermarsi in contemporanea all’occhio. Questo può, a volte, disturbare la lettura, in quanto le miodesopsie sono piuttosto visibili sulle pagine della carta stampata e possono arrivare a nascondere i caratteri tipografici. Questo avviene a causa dei movimenti del gel vitreo e dei suoi addensamenti.

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L’occhio quando fissa è fermo? Cosa sono i movimenti saccadici?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOIl nostro occhio “vede nitidamente” solo in una piccolissima area all’interno della macula detta “fovea” per cui non sta mai fermo compiendo velocissimi micromovimenti (detti “movimenti saccadici” o “saccadi“), non percepiti consciamente, che “scandagliano” rapidissimi l’oggetto della nostra osservazione e solo la successiva elaborazione cerebrale ci ricostruisce integralmente l’immagine “vista” nel nostro cervello. Tali rapidissimi movimenti oculari sono necessari per portare porta una regione inizialmente periferica, al centro del campo visivo (nella fovea).

Quando la nostra attenzione viene attratta da una particolare immagine, per esempio un viso, i nostri occhi ci sembrano fissi su un punto, ma in realtà viaggiano velocemente esplorando prima le caratteristiche più importanti (occhi, bocca, naso) trascurando tratti privi di interesse come la fronte e le guance, per poi tornare ad i tratti salienti con più attenzione. La durata delle pause nell’osservazione è in relazione all’attenzione che suscita l’immagine ed è diversa fra l’uomo e la donna.

Le saccadi servono per portare le varie zone di interesse di una immagine a coincidere con la fovea, la regione centrale della retina, dotata di massima acutezza visiva. I movimenti sono molto rapidi e vengono eseguiti in media 3-4 volte al secondo. In media, durante la veglia, vengono eseguite circa 150.000 saccadi in un giorno. I movimenti saccadici sono “movimenti coniugati“, cioè – salvo patologie –  vengono effettuati da entrambi gli occhi in modo sincrono. I movimenti saccadici seguono traiettorie rettilinee per i movimenti orizzontali e traiettorie curve per quelli verticali ed obliqui.

I movimenti saccadici hanno solitamente una ampiezza massima di 20°. Sono molto rapidi: la loro massima velocità angolare può raggiungere i 900 gradi al secondo. La latenza di un movimento saccadico è di circa 2oo millisecondi: tra la comparsa del bersaglio e l’inizio del movimento dell’occhio passano circa 200 ms.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Gengivite: cause, patogenesi, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE LINGUA BOCCA FRENULO ANATOMIA FISIOLOGIA ORAL TONGUE LABBRA LEPORINO GENGIVE DENTI MANDIBOLA MASCELLA PAPILLE GUSTATIVE GUSTO CIBO FONAZIONE GLOSSODINIA PALATO SCHISIPer gengivite si intende infiammazione dei tessuti gengivali, caratterizzata da gonfiore, arrossamento, calore e sanguinamento conseguenti all’accumulo di placca. La malattia è reversibile dopo rimozione delle cause responsabili.

Cause

Tutte le specie batteriche che compongono la placca, depositandosi sulle superfici dure del dente, possono causare la patologia. Quindi tutte le cause che possono favorire l’accumulo della placca sono cofattori associati alla gengivite. Possono essere:

  • anomalie morfologiche o strutturali dei denti, come le perle di smalto;
  • fratture radicolari
  • ricostruzioni dentali incongrue.

Anche alcuni ormoni possono favorire e soprattutto esacerbare la gengivite: prove scientifiche hanno dimostrato l’importanza dei livelli dei cosiddetti ormoni sessuali: androgeni, estrogeni, progesterone. Si riscontrano pertanto gengiviti caratteristiche durante la pubertà e durante la gravidanza, quando l’infiammazione gengivale può causare l’insorgenza di una iperplasia dei tessuti molli nota come epulide. La malnutrizione continua ad essere causa di gengiviti nei paesi in via di sviluppo: in particolar modo la carenza di vitamina C che porta allo scorbuto, ma anche di vitamina A, B2 e B12, favoriscono la gengivite. Vari farmaci, appartenenti ai gruppi degli anticonvulsivanti, immunosoppressori, antipertensivipossono causare modificazioni gengivali caratterizzate da un ispessimento abnorme (iperplasia).

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Patogenesi

L’accumulo di placca lungo il margine gengivale scatena una reazione infiammatoria dei tessuti molli. I batteri responsabili sono perlopiù cocchi e bastoncelli Gram positivi anaerobi facoltativi (streptococchi e actinomiceti). Il tartaro non sembra svolgere un’azione diretta contro la gengiva, ma favorendo l’adesione e l’accumulo batterico generalmente aggrava il quadro clinico.

Il deposito di batteri sulle superfici dentali è da solo responsabile dell’infiammazione. Già dopo le prime 24 ore l’epitelio orale è stimolato dai microbi a produrre mediatori proinfiammatori: aumenta la pressione sanguigna locale e la permeabilità vasale, si forma un essudato con le cellule di difesa polimorfonucleate che raggiungono la sede dell’infiammazione e si accumulano nella regione del solco gengivale. I primi segni clinici si riscontrano dopo circa 7 giorni, quando oltre ai polimorfonucleati la zona è raggiunta anche dai globuli bianchi, ed inizia la degenerazione dei fibroblasti (probabilmente per morte cellulare) che sono responsabili della compattezza del tessuto gengivale. Il gonfiore aumenta gradualmente, fino a quando non viene rimosso lo stimolo. Superato un tempo limite, variabile in funzione del sistema immunitario dell’individuo e dell’aggressività delle specie batteriche coinvolte, la gengivite reversibile sfocia in parodontite irreversibile, in quanto l’infiammazione non è più contenuta nella gengiva bensì coinvolge tutti i tessuti parodontali.

Le gengiviti da farmaci determinano l’ispessimento gengivale anche in una dentizione relativamente priva di placca; comportano comunque difficoltà al mantenimento dell’igiene orale, e la presenza di placca concomitante determina un peggioramento del quadro clinico.

Sintomi e segni

L’infiltrato infiammatorio determina edema (gonfiore); l’aumento di pressione del microcircolo provoca rossore e calore; la degenerazione fibroblastica e la dilatazione capillare determina una facilità al sanguinamento. Il dolore è generalmente assente, tranne nei casi in cui la posizione della gengiva infiammata esponga la stessa allo sfregamento dei denti, della lingua o alla contrazione muscolare della bocca. Una variante, fortunatamente molto rara, denominata gengivite ulcerativa necrotizzante che tende a colpire in forma acuta e a volte ricorrente adolescenti e giovani adulti sottoposti a stress psicologico, è caratterizzata da una sintomatologia aggravata da dolore e sanguinamento spontanei, dovuti ad ulcerazione e necrosi del tessuto gengivale.

Terapia

La terapia e la prevenzione della gengivite si praticano con un’impeccabile igiene orale. Lo spazzolamento corretto dei denti, due-tre volte al giorno, e l’utilizzo del filo interdentale per rimuovere la placca dalla zona della papilla gengivale è sufficiente ad evitare la gengivite e permettere la guarigione. Qualora siano presenti fattori che favoriscono la ritenzione della placca (protesi o otturazioni incongrue, malformazioni dentarie) questi andranno rimossi. La prescrizione di antibiotici (penicillina o metronidazolo) è indicata solo nei casi più gravi (gengivite ulcerativa necrotizzante o gengivite di vecchia data).

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Sindrome di Ménière e vertigini: sintomi, cause e cura

MEDICINA ONLINE EQUILIBRIO OTOLITI ESAME VESTIBOLARE NISTAGMO ORECCHIO FENOMENO DI TULLIO MOVIMENTI FASTIDIO CADUTA LABIRINTITE MENIERE OTOSCLEROSI POSIZIONALE BENIGNA CUPOLOLITIASI DIAGNOSI COSTO SEMICIRCOLARE LABIRINTOLa sindrome di Ménière è un disturbo dell’orecchio interno che provoca

  • forti vertigini,
  • acufeni (tintinnii nell’orecchio),
  • perdita dell’udito,
  • una sensazione di pienezza o congestione dell’orecchio.

In genere, interessa un solo orecchio. Gli attacchi di vertigine possono insorgere improvvisamente o dopo un breve periodo di acufeni o udito attutito. In alcuni soggetti, la sindrome si manifesta con singoli attacchi di vertigine intervallati da lunghi periodi, mentre in altri ci possono essere episodi ripetuti nell’arco di diversi giorni. La sindrome di Ménière può dare vertigini talmente intense da provocare la perdita di equilibrio e la caduta del soggetto (attacchi con caduta). La comunità scientifica stima che sei pazienti su dieci migliorano spontaneamente o a seguito di:

  • dieta;
  • farmaci;
  • o altri approcci non invasivi.

Esiste infine un piccolo gruppo di soggetti con sindrome di Ménière che migliora solo sottoponendosi a chirurgia. La sindrome si chiama così in onore del medico francese Prosper Ménière, che la descrisse per primo nel 1861.

Cause

Esistono diverse teorie sulle possibili cause della sindrome, ma nessuna è risultata conclusiva; il termine sindrome indica infatti un insieme di sintomi che potrebbero essere provocati da cause diverse. Alcuni ricercatori ritengono che la sindrome di Ménière sia il risultato di una vasocostrizione simile a quella che origina l’emicrania.

Altri ipotizzano che possa essere conseguente a

  • infezioni virali,
  • allergie,
  • reazioni autoimmuni.

Poiché la sindrome di Ménière sembra avere un decorso famigliare, potrebbe anche dipendere da variazioni genetiche causanti anomalie nel volume o nella regolazione dell’endolinfa. I sintomi della sindrome di Ménière sono dovuti all’accumulo di liquido nel labirinto, lo spazio compartimentato dell’orecchio interno. Il labirinto contiene gli organi dell’equilibrio (canali semicircolari e otoliti) e dell’udito (coclea). Comprende due sezioni: il labirinto osseo e il labirinto membranoso. Il labirinto membranoso è pieno di un liquido detto endolinfa che, negli organi dell’equilibrio, stimola i recettori mentre il corpo è in movimento. I recettori inviano quindi segnali al cervello su posizione e movimento del corpo. All’interno della coclea, le vibrazioni acustiche causano una compressione del liquido, che stimola la trasmissione di segnali dalle cellule sensoriali al cervello. Nella sindrome di Ménière, l’accumulo di endolinfa nel labirinto interferisce con l’equilibrio e con i segnali acustici tra orecchio interno e cervello. Questa anomalia causa le vertigini e gli altri sintomi della malattia.

Fattori di rischio

La sindrome può insorgere a qualunque età, anche se è più frequente negli adulti tra i 40 e i 60 anni di età. Sembrano essere esposti a un rischio maggiore di sviluppare i sintomi i soggetti con:

  • disturbi autoimmuni, caratterizzati dal sistema immunitario che per errore attacca i propri tessuti e organi,
  • famigliarità per il disturbo,
  • squilibri chimici nel fluido presente a livello dell’orecchio interno, per esempio a causa di alterazioni dell’equilibrio di specifici elettroliti (sodio e potassio in particolare),
  • disturbi della circolazione,
  • infezioni virali.

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Sintomi

I sintomi della sindrome di Ménière sono improvvisi: possono verificarsi tutti i giorni come una volta sola all’anno. Le vertigini, che spesso sono il sintomo più debilitante della sindrome, di solito provocano un forte capogiro che costringe il paziente a sdraiarsi. Gli attacchi di vertigini possono provocare:

  • grave nausea,
  • vomito,
  • sudorazione

e spesso non hanno alcun segno premonitore. In alcuni pazienti affetti da sindrome di Ménière gli attacchi hanno inizio con:

  • acufene (ronzio alle orecchie),
  • diminuzione dell’udito,
  • sensazione di riempimento o pressione nell’orecchio colpito.

È importante ricordare che tutti questi sintomi non possono essere previsti in alcun modo: di norma l’attacco è caratterizzato da una combinazione di vertigini, acufene e diminuzione dell’udito e può protrarsi per diverse ore. La frequenza, la durata e l’intensità di questi disturbi variano da persona a persona. Alcuni possono provare lievi vertigini alcune volte all’anno, altri invece possono essere affetti di tanto in tanto da un acufene intenso e incontrollabile durante il sonno. I pazienti affetti dalla sindrome di Ménière spesso vivono anche una diminuzione dell’udito e si sentono sempre insicuri e traballanti anche per lunghi periodi. Tra gli altri sintomi della sindrome di Ménière, che però si verificano con meno frequenza troviamo:

  • mal di testa,
  • disturbi addominali,
  • diarrea.

L’udito tende a ridiventare normale tra un attacco e l’altro, ma con l’andare del tempo peggiora.

Diagnosi

Per una corretta diagnosti della sindrome di Ménière sono necessari diversi passaggi, tra cui un colloquio conoscitivo della storia medica del paziente e un esame fisico da parte di un otorinolaringoiatra. Non esistono purtroppo né esami specifici né sintomi univoci cui riferirsi per fare diagnosi, che è basata essenzialmente sull’anamnesi e sulla presenza di:

  • due o più episodi di vertigine della durata di almeno 20 minuti ciascuno,
  • acufeni,
  • perdita temporanea dell’udito,
  • sensazione di congestione dell’orecchio.

Alcuni medici eseguono un esame dell’udito per quantificarne la riduzione dovuta alla sindrome; è infatti opinione diffusa che la misurazione accurata e la caratterizzazione della perdita d’udito siano fattori di importanza fondamentale per la diagnosi della sindrome di Ménière. Usando diversi tipi di esame dell’udito i medici possono caratterizzare la diminuzione dell’udito come sensoriale, cioè originata dall’orecchio interno, oppure neurale, cioè originata dal nervo acustico. La registrazione della risposta uditiva del tronco encefalico, che misura l’attività elettrica nel nervo acustico e nel tronco encefalico, è molto utile per distinguere tra questi due tipi di diminuzione dell’udito. L’elettrococleografia, ovvero la registrazione dell’attività elettrica dell’orecchio esterno in reazione al suono, può aiutare a confermare la diagnosi. Per esaminare l’apparato vestibolare, deputato all’equilibrio, il medico irriga le orecchie con acqua o aria calda e fredda. Questo procedimento provoca il nistagmo, ovvero i rapidi movimenti involontari degli occhi, che possono aiutare il medico nell’analisi del disturbo dell’equilibrio. Possono inoltre essere indicati esami come la risonanza magnetica o la TAC del cervello per escludere altre malattie; per esempio poiché i tumori, crescendo, possono provocare sintomi simili a quelli della sindrome di Ménière, una risonanza magnetica è utile per capire se le vertigini e la diminuzione dell’udito possano essere provocati da un tumore.

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Cura e terapia

La sindrome di Ménière purtroppo non dispone di una cura specifica, ma possono però essere indicati alcuni degli approcci sottoelencati per la gestione dei sintomi.

  • Farmaci. Il sintomo più invalidante della sindrome di Ménière è la vertigine. Farmaci su prescrizione medica, come alcune benzodiazepine (diazepam, lorazepam, …), la betaistina e alcuni antistaminici di vecchia generazione possono alleviare la vertigine e ridurne la durata. Utile la metoclopramide per la nausea. Possono talvolta essere prescritti anche cortisonici.
  • Restrizione del sale e diuretici. In alcuni soggetti, una dieta povera di sale e l’assunzione di diuretici controllano la sintomatologia riducendo la ritenzione idrica dell’organismo, con possibili minori volume e pressione del liquido nell’orecchio.
  • Altre modifiche alimentari e comportamentali. Alcuni soggetti individuano in caffeina, cioccolato e alcolici alimenti che peggiorano i sintomi, quindi riducendone le quantità o eliminandoli dalla propria dieta si osserva spesso un miglioramento dei sintomi. Anche l’astensione dal fumo può aiutare a ridurre i sintomi.
  • Terapia cognitivo-comportamentale. Si tratta di una forma di psicoterapia che aiuta a concentrarsi sulle interpretazioni e reazioni alle esperienze di vita. In alcuni soggetti, la terapia cognitiva aiuta a tollerare meglio la natura improvvisa degli attacchi e riduce l’ansia per possibili nuovi episodi.
  • Iniezioni. L’iniezione di gentamicina nell’orecchio medio aiuta a controllare le vertigini ma aumenta significativamente il rischio di perdere l’udito; la gentamicina, infatti, può danneggiare le microscopiche cellule cigliate dell’orecchio interno che servono a sentire. Alcuni medici iniettano piuttosto un corticosteroide, che spesso aiuta a ridurre le vertigini senza rischi per l’udito.
  • Chirurgia. La chirurgia può trovare indicazioni quando tutti gli altri trattamenti non sono riusciti ad attenuare le vertigini. Alcune procedure chirurgiche vengono eseguite sul sacco endolinfatico per decomprimerlo. Altro possibile intervento è il taglio del nervo vestibolare, anche se viene eseguito più raramente.
  • Medicina alternativa. Una valutazione scientifica di alcune pratiche di medicina alternativa nella sindrome di Ménière non ha mostrato alcuna evidenza a supporto di un’efficacia di terapie come agopuntura, agopressione, tai chi, integratori naturali come gingko bilboa, niacina o zenzero. Condividere comunque con il proprio curante il ricorso a queste terapie, perché possono talvolta avere conseguenze sull’efficacia o sulla sicurezza della medicina convenzionale.

Studiando le ciglia dell’orecchio interno, responsabili dell’udito e dell’equilibrio, sarà possibile capire come l’orecchio possa convertire l’energia meccanica delle onde sonore in impulsi nervosi; con una migliore comprensione dei meccanismi della sindrome di Ménière i ricercatori potranno sviluppare strategie di prevenzione e terapie più efficaci e mirate.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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