I nuovi distributori automatici di frutta biologica a km zero

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DISTRIBUTORI FRUTTA BIOLOGICA A KM ZERO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneSvolta salutista per le macchine automatiche di distribuzione: i gestori stanno ampliando l’offerta per tenere conto delle differenti esigenze nutrizionali e di gusto. Secondo una ricerca svolta da Confida (l’Associazione italiana distribuzione automatica) l’82,6% dei gestori sta introducendo prodotti per intolleranti, mentre il 74,4% prodotti provenienti da agricoltura biologica. Introdotti anche yogurt e frutta, prodotti del territorio o a “chilometro zero” e prodotti equo solidali.

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Atrofia muscolare spinale: sintomi, trasmissione, tipi e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ATROFIA MUSCOLARE SPINALE SINTOMI CURE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneL’Atrofia muscolare spinale (Spinal muscular atrophy  anche detta SMA) è una malattia neuromuscolare ereditaria, caratterizzata dalla progressiva degenerazione dei nuclei motori del tronco encefalico e dei motoneuroni delle corna anteriori del midollo spinale da cui partono i nervi diretti ai muscoli, e che trasmettono i segnali motori (vedi foto). Il risultato di questa degenerazione è un’importante debolezza muscolare da cui conseguono varie complicanze.

Qual è la causa dell’Atrofia muscolare spinale?
Questa patologia è provocata da un’aberrazione genica che colpisce una regione del cromosoma 5 e determina una produzione di livelli insufficienti di una proteina chiamata SMN (survival motor neuron).

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Come viene trasmessa dai genitori ai figli?
Nella sua forma più comune, l’Atrofia muscolare spinale è una malattia autosomica recessiva, ossia si può manifestare solo se il soggetto affetto eredita da entrambi i genitori mutazioni nel gene coinvolto nella patologia. Nel caso in cui entrambi i genitori siano portatori, la probabilità, per ogni concepimento, che la mutazione venga trasmessa da entrambi al nascituro, rendendolo affetto da SMA, è del 25%, cioè un caso su quattro. Esistono anche alcune forme estremamente rare di SMA che possono manifestarsi come forma mutante o autosomica dominante.

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Qual è il periodo di esordio dell’Atrofia muscolare spinale?
I sintomi dell’atrofia muscolare spinale possono esordire in momenti diversi della vita del paziente, in particolare durante l’infanzia o in età adulta, a seconda del tipo (vedi più avanti nell’articolo).

Quanto è diffusa l’Atrofia muscolare spinale?
Negli USA colpisce secondo vari studi da 1 su 6.000 a 1 su 20.000 neonati all’anno. L’atrofia muscolare spinale rappresenta il secondo disordine neuromuscolare più frequente in età pediatrica. L’incidenza complessiva di tutte le forme di SMA è attualmente stimata essere di 1/10000 nati vivi. La prevalenza delle forme di SMA tipo II e III è stimata essere compresa tra 40 casi/milione di bambini e 12 casi/milione nella popolazione generale. In Italia, tuttavia, esistono regioni dove la diffusione della malattia conosce punte massime e queste medie vengono totalmente stravolte. I pazienti richiedono spesso un approccio multidisciplinare a causa della complessità del quadro clinico.

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Quali sono i sintomi ed i segni dell’Atrofia muscolare spinale?
I sintomi e segni dell’Atrofia muscolare spinale sono molti; alcuni di essi sono tipici, ma non esclusivi, del Atrofia muscolare spinale.

  • Artrogriposi (rigidità articolare presente già alla nascita in diversi distretti anatomici);
  • astenia (mancanza di forza);
  • paralisi muscolare;
  • ipotrofia/atrofia muscolare;
  • crampi muscolari;
  • disfagia (difficoltà a deglutire ed al corretto transito del bolo nelle vie digestive superiori);
  • dispnea;
  • fascicolazione muscolare;
  • ipostenia;
  • ritardo di crescita;
  • scoliosi;
  • spasmi muscolari.

Quanti tipi esistono di Atrofia muscolare spinale?
La malattia può manifestarsi, in particolare, in tre forme principali:

1) Atrofia muscolare spinale di tipo I (malattia di Werdnig-Hoffmann): è la forma più grave; in questo caso, la malattia risulta sintomatica entro i primi 6 mesi di vita. I neonati affetti presentano ipotonia (frequentemente significativa fin dalla nascita), ritardo di sviluppo, iporeflessia, fascicolazioni linguali, marcate difficoltà di suzione e disturbi della deglutizione. La debolezza muscolare è quasi sempre simmetrica ed interessa prima gli arti prossimali, poi le estremità distali (mani e piedi). I pazienti con atrofia muscolare spinale di tipo I non sono in grado di sedere senza supporto e non raggiungono mai la deambulazione. Purtroppo un bambino affetto dal tipo I non è mai in grado neppure di reggere autonomamente la testa. Inoltre, durante il decorso della malattia, sono presenti segni gravi e progressivi di insufficienza respiratoria, la quale provoca il decesso tra il primo e il quarto anno di età. Può manifestarsi altresì una mancanza di movimenti fetali nei mesi finali di gravidanza (SMA zero)

2) Atrofia muscolare spinale di tipo II (forma intermedia): i sintomi si manifestano solitamente tra i 3 e i 15 mesi; alcuni bambini affetti acquisiscono la capacità di stare seduti, ma non riescono a camminare autonomamente. Questi pazienti presentano debolezza muscolare con flaccidità e fascicolazioni, mentre i riflessi osteotendinei sono assenti. Inoltre, possono svilupparsi disfagia e complicanze respiratorie. La progressione della malattia può arrestarsi, lasciando il bambino con una debolezza muscolare permanente e una grave scoliosi.

3) Atrofia muscolare spinale di tipo III (malattia di Wohlfart-Kugelberg-Welander): rappresenta la forma meno grave; si manifesta solitamente tra i 15 mesi e i 19 anni. I segni sono simili a quelli riscontabili nella forma di tipo I, ma la progressione è più lenta e l’aspettativa di vita è più lunga o addirittura normale (quest’ultima dipende dall’eventuale sviluppo di complicanze respiratorie). La perdita di forza simmetrica e l’atrofia progrediscono dalle regioni prossimali a quelle distali e sono più evidenti a livello degli arti inferiori, insorgendo a livello dei muscoli quadricipiti e dei flessori dell’anca. Le braccia vengono colpite più tardivamente.

4) Atrofia muscolare spinale di tipo IV (età adulta): normalmente in questa forma di SMA i sintomi iniziano a manifestarsi dopo i trentacinque anni. Molto raramente l’Atrofia muscolare spinale si manifesta fra i diciotto e i trent’anni. La SMA adulta si caratterizza per un inizio insidioso e una lenta progressione. I muscoli bulbari, che si utilizzano per la deglutizione e per la funzione respiratoria, raramente vengono colpiti nel tipo IV.

Come si fa la diagnosi di Atrofia muscolare spinale?
La diagnosi si basa sulla valutazione clinica e può essere confermata dall’analisi genetica.

Quali cure esistono per l’Atrofia muscolare spinale?
Purtroppo, allo stato attuale della ricerca, non esiste una cura, anche se numerosi sono gli studi clinici che stanno cercando una soluzione definitiva. Sono in corso diversi trials con farmaci atti al potenziamento della forza muscolare che stanno avendo discreti risultati. In passato sono state già provate diverse terapie che prevedano la somministrazione di farmaci, ma studi approfonditi hanno dimostrato la non validità per le forme sia di tipo II che di tipo III. Sono state effettuate promettenti ricerche sull’uomo con l’uso della leuroprelina; inoltre due ricerche sperimentali su modelli in vitro ipotizzano l’uso della tetraciclina.
Il trattamento è di supporto e si basa su un approccio multidisciplinare finalizzato a migliorare la qualità della vita. Questo può prevedere fisioterapia, ventilazione assistita e gastrostomia. Talvolta è necessario ricorrere all’intervento chirurgico per eliminare una grave contrattura di uno o più muscoli.

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Qual è l’aspettativa di vita per i pazienti con Atrofia muscolare spinale?
La prognosi è strettamente correlata al tipo di Atrofia muscolare spinale.

  • La SMA I porta a decesso del paziente tra il primo ed il quarto anno di vita ma in rarissimi casi la malattia regredisce spontaneamente.
  • La SMA II riduce di qualche anno l’aspettativa di vita dei pazienti rispetto agli individui sani.
  • La SMA III e la SMA IV non riducono significativamente l’aspettativa di vita.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Sindrome del piriforme: sintomi, esercizi, cura e recupero

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SINDROME DEL PIRIFORME SINTOMI ESERCIZI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa Sindrome del muscolo piriforme o più comunemente “Sindrome del piriforme“, è una patologia che provoca un dolore di tipo sciatalgico, tanto che viene anche definita “falsa sciatalgia“. Il primo autore a ipotizzare il ruolo del muscolo piriforme quale causa di dolore di tipo sciatalgico fu W. Yoeman, nel 1928.

Cos’è il muscolo piriforme e dove si trova?
Prima di iniziare a parlare della patologia, facciamo un rapido accenno anatomico. Il muscolo piriforme è appunto un muscolo, piuttosto sottile, inizialmente è appiattito e poi si trasforma in un ventre dalla forma rotondeggiante. È costituito da tre fasci che originano dal secondo e terzo forame sacrale. È posizionato sia all’interno che all’esterno della pelvi (regione anatomica costituita dalle ossa delle anche, dal sacro e dal coccige). La parte intrapelvica è posizionata contro la parete laterale e ha di fronte il plesso sacrale, i vasi ipogastrici e il retto; la parte extrapelvica decorre fra il margine inferiore del piccolo gluteo posizionato superiormente e i muscoli gemelli e il muscolo otturatore interno che sono invece posizionati inferiormente. Le arterie glutee e il nervo ischiatico possono passare al di sopra o al di sotto del muscolo.

A che serve il muscolo piriforme?
Ha funzione extrarotatoria (ruota in fuori la coscia) con lieve componente di abduzione e di estensione. In fase di appoggio, il piriforme stabilizza il femore e ne impedisce la rotazione all’interno.

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Quali sono le cause della Sindrome del piriforme?
Il piriforme è un muscolo che può facilmente essere soggetto a fenomeni ipertrofici e di irrigidimento e sono appunti questi che scatenano la sindrome dolorosa descritta in questo articolo. Se fra le cause di tale dolore si possono escludere con certezza condizioni patologiche quali un’ernia del disco, una stenosi lombare, una massa neoplastica o un ematoma a livello dei muscoli ischio-crurali è sicuramente opportuno effettuare indagini a livello del muscolo piriforme; è possibile infatti che una sofferenza del piriforme (che può essere dovuta ai motivi più svariati) sia il responsabile della dolorabilità sciatalgica.
La sintomatologia causata da questa condizione può derivare dalla compressione del nervo sciatico contro l’arcata ossea del grande forame ischiatico o dalla strozzatura dello stesso nervo nel ventre del muscolo.
Dal punto di vista eziologico la Sindrome del muscolo piriforme è multifattoriale; dai dati presenti in letteratura sembra che la causa più frequente sia di tipo traumatico; altre cause sono:

  • la compressione diretta sulla natica, detta anche “sindrome del portafoglio”, in quanto proprio l’abitudine di tenere oggetti nelle tasche posteriori, specie da seduti, può portare (se protratta nel tempo) alla tumefazione del ventre muscolare, con conseguente tensione e compressione del nervo sciatico a quel livello;
  • le dismetrie/asimmetrie degli arti inferiori: rendono il bacino obliquo con sforzo compensatorio a carico anche del muscolo piriforme, specie se vi è associata una rotazione esterna dell’arto;
  • le miositi (infiammazioni) del piriforme;
  • dismorfismi o disfunzioni a carico del piede: portano ad una eccessiva pronazione del piede;
  • gli interventi chirurgici per problematiche relative all’anca.

Quali sono gli sport più frequentemente associati alla Sindrome del piriforme?
Alcune tipologie di attività, che richiedono un intenso utilizzo delle gambe, possono favorire l’insorgenza del problema; in ambito sportivo, per esempio, la Sindrome del piriforme interessa i ciclisti, i podisti, i ballerini e anche coloro che praticano il canottaggio.

Quali sono i sintomi della Sindrome del piriforme?
La sintomatologia della Sindrome del piriforme è alquanto variegata. Spesso si avverte dolore, talvolta accompagnato da parestesie, al tratto lombare, alla regione dei glutei, nelle zone posteriori della gamba e della coscia e anche alla pianta del piede. Chi soffre della Sindrome del piriforme, sente un dolore intenso al centro del gluteo, che si può irradiare lungo la parte posteriore della coscia, sino a dietro al ginocchio. I movimenti più dolorosi sono proprio le rotazioni, in particolare quando si accavallano le gambe da seduti o ci si gira nel letto. Altri segni e sintomi che possono comparire sono deficit di tipo motorio, riduzioni della sensibilità in alcune zone degli arti inferiori e gonfiore esteso nella zona che va dal sacro al gran trocantere. La sintomatologia è spesso acutizzata se il soggetto è rimasto a lungo seduto (in particolar modo con il femore intraruotato) oppure se si sono svolte attività sportive o lavorative caratterizzate da notevole intensità (corsa, danza ecc.).

Come si fa la diagnosi della Sindrome del piriforme?
La diagnosi della sindrome del muscolo piriforme viene effettuata, di norma, attraverso un esame di tipo clinico con accurata anamnesi (con particolare interesse alle abitudini lavorative e sportive del paziente); talvolta può essere necessario ricorrere a indagini supplementari (elettromiografia, per valutare la conducibilità nervosa del nervo sciatico, TAC e risonanza magnetica). Fra i test clinici maggiormente usati per la diagnosi della patologia in questione ricordiamo il test di Freiberg e il test di Pace e Nagle.

  1. Test di Freiberg: il paziente è in posizione prona, flette in modo passivo il ginocchio a 90° e porta la gamba all’esterno allo scopo di imprimere una rotazione interna al femore; il test viene ritenuto positivo nel caso lo stiramento del muscolo provochi dolore e un sintomo da compressione del nervo sciatico.
  2. Test di Pace e Nagle: il paziente, in posizione seduta, compie un’abduzione-extrarotazione isometrica delle anche contro le mani del medico. L’aumento del diametro del muscolo unito alla tensione causata dalla contrazione scatena, in caso di positività, dolori miofasciali e compressivi. Altri tipi di test usati per la diagnosi sono la palpazione della natica, il test di Saudek e il test di Mirkin.

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Come si cura la Sindrome del piriforme?
Esistono diverse modalità di trattamento della Sindrome del muscolo piriforme, queste sono sia di tipo farmacologico sia di tipo fisico.

  1. Farmaci: il trattamento farmacologico comprende l’assunzione orale di farmaci antinfiammatori non steroidei (per esempio l’ibuprofene o il naprossene; questi farmaci, che oltre ad attenuare il dolore, riducono anche l’infiammazione) e di farmaci miorilassanti, iniezioni locali di farmaci anestetici e di corticosteroidi e, in casi particolari, quando lo spasmo è resistente ai trattamenti prima elencati, inoculazione diretta di tossina botulinica di tipo A che risulta spesso efficace nel rilassamento del muscolo.
  2. Terapie fisiche: quelle consigliate sono:
  • gli ultrasuoni;
  • i massaggi trasversali profondi;
  • lo stretching;
  • la tecarterapia.

Sindrome del piriforme: rimedi casalinghi
Quando compare il dolore, può risultare di una certa utilità l’applicazione di un impacco freddo sulla parte dolorante per alcune volte al giorno per circa un quarto d’ora ogni volta. Per rilassare la parte può essere utile applicare una borsa dell’acqua calda.

Sindrome del piriforme: esercizi di stretching consigliati
Alcuni esercizi di stretching possono aiutare a recuperare il normale allungamento del piriforme durante i movimenti di adduzione-intra-rotazione del femore poiché il muscolo viene gradualmente stirato.

1° esercizio: Distesi su un tappetino in posizione supina (in posizione orizzontale, con la schiena appoggiata a terra) afferrate il ginocchio destro con entrambe le mani appoggiando il piede sinistro sul ginocchio destro. Portatelo verso il petto e mantenere questa posizione 5-6 secondi. Tornate lentamente alla posizione di partenza e poi ripetete con l’altra gamba.

2° esercizio: Sedetevi sul tappetino con le gambe allungate e flettete la gamba destra verso l’interno coscia, mentre la gamba sinistra verso l’esterno. Mantenete questa posizione per 5-6 secondi e rilasciate, poi ripetete con l’altra gamba.

3° esercizio: Seduti su una sedia mettete il piede destro sulla coscia sinistra, facendo una leggera pressione con la mano sul ginocchio della gamba che è coinvolta nell’allungamento. Mantenete questa posizione da 30 secondi ad 1 minuto e poi ripetete lo stesso esercizio con l’altra gamba.

Quali sono i tempi di recupero?
La ripresa dell’attività sportiva (o lavorativa) deve avvenire in modo graduale. Durante il periodo di trattamento può essere utile, nelle ore di sonno, posizionare un cuscino tra le ginocchia allo scopo di favorire il rilassamento del muscolo.

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Le ultime parole e foto di Elvira prima di sdraiarsi sui binari in attesa di morire

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ULTIME PAROLE ELVIRA VERRONE FOTO WHATSAPP  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari P (.jpgAddentrandosi nella vita di Elvira Verrone, diventa sempre più incomprensibile capire cosa abbia spinto una giovane di 25 anni, bella e solare, a sdraiarsi sui binari della linea ferroviaria Napoli-Formia per attendere che un treno la falciasse. L’agonia dell’attesa e il travaglio del tormento interiore che le offuscava la lucidità, sopraffatti da un dolore lancinante. Questa è la tragica fine che Elvira ha scelto di abbracciare: 25 anni, professione commessa, residente a San Cipriano, ma ha cercato la morte alla stazione di Albanova.

Il suo profilo Facebook la ritrae come una ragazza qualunque che, domenica 6 novembre, prima di uscire si è concessa qualche selfie davanti allo specchio, come sono solite fare le giovani donne d’oggi. Un amore smisurato per i trucchi e gli smalti e per i bei vestiti, Elvira era una ragazza che sapeva coccolarsi e volersi bene, senza entrare in quel conflittuale e pericoloso rapporto con la bellezza fisica che limita i peccati di gola. La giovane non disegnava il buon cibo e non se ne vergognava affatto.

Le uscite e le serate con le amiche, trascorse tra una pizza e un pigiama-party o sedute ai tavolini dei bar più frequentati dai giovani della zona, i selfie e i momenti condivisi con loro, ben raccontano il ruolo egemone che l’amicizia ricopriva nella scala dei valori della giovane. Tant’è vero che le ultime parole le ha rivolte alla sua amica Marika. Attraverso una serie di messaggi, inviati su whatsapp, Elvira scrive all’amica: “Non faccio che pensare in negativo della mia vita, non mi aspetto niente di bello”.MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ULTIME PAROLE ELVIRA VERRONE FOTO WHATSAPP  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari P (3).jpg

Dopo la morte di Elvira, l’amica ha pubblicato su Facebook gli screen della loro ultima conversazione. Frasi e pensieri che, in seguito all’estremo gesto, assumono dei connotati ben diversi. Alla base del gesto estremo la delusione d’amore. Probabilmente la fine di una storia col fidanzato. Tantissimi i messaggi che si susseguono sulla sua bacheca di Facebook. Amici, amiche, famigliari e anche qualche ex fidanzato. Tra i tanti post pubblicati da Elvira, l’attenzione cade su una frase condivisa pochi giorni prima di togliersi la vita: “Sorridi, urla, parla, incazzati, divertiti, ma non mollare mai perché la vita è bella”.

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Si rifiuta di consegnare la borsa, i rapinatori le uccidono la figlia di 4 anni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIANA GOMEZ RAPINATORI UCCIDONO FIGLIA   Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgQuando si è svegliata in un letto d’ospedale di Houston, il suo primo pensiero è stato dove fossero i suoi bambini. L’ultimo ricordo che aveva era quello di un gruppo di uomini che si avvicinavano intimandole di consegnare la borsetta. Poi gli spari, la corsa in ospedale e il buio. Infine la più tragica delle notizie, comunicata dai suoi familiari che non hanno potuto contenere le lacrime mentre le dicevano che la piccola Ava, di soli 4 anni, era rimasta vittima di una violenza folle e inaudita.

Lunedì sera Diana Gomez, 27 anni, era andata a fare la spesa con i suoi figli: Betzida, 10 anni, Isaia, 5, e Ava, 4. Stavano caricando i sacchetti in auto quando un gruppo di uomini si è avvicinato alla famiglia chiedendo alla donna di dare loro la borsetta. Istintivamente Diana si è rifiutata: non avrebbe mai potuto immaginare che quelle persone senza scrupoli potessero aggredire o fare fuoco sulla sua famiglia. Invece così è stato: dopo averla spintonata hanno iniziato a sparare ferendo lei e le sue bambine. Isaia, invece, è rimasto illeso. Mamma e figlie sono state soccorse e portate immediatamente in ospedale. Diana è stata intubata e le sue condizioni rimangono critiche. Betzida è stata sfiorata dal proiettile ed è stata già dimessa.

La piccola Ava, invece, non ce l’ha fatta: martedì il suo cuore ha smesso di battere, mentre in un’altra stanza sua madre riprendeva conoscenza. La donna ha chiesto immediatamente dei suoi figli e sono stati i familiari stessi a doverle dare la triste notizia. «Non può ancora parlare, ma quando le abbiamo detto che Ava era morta, ha iniziato a piangere a dirotto – ha raccontato Julie, la sorella di Diana – Il suo volto si contorceva di dolore. Non possiamo ancora credere che la nostra dolce bambina non ci sia più. Siamo distrutti». La famiglia ha creato una pagina GoFundMe (che potete trovare a questo link) per raccogliere soldi per le spese del funerale. Intanto la polizia ha reso noto che almeno tre persone sono state coinvolte nella rapina a mano armata: martedì una pistola è stata rinvenuta in un motel della zona, ma al momento non è stato effettuato alcun arresto.

Clearance della creatinina: alta o bassa, valori, calcolo e sintomi

MEDICINA ONLINE RENE RENI ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI SANGUE FILTROLa clearance della creatinina (o creatina clearance, o ClCr) misura la quantità di sangue depurato dalla creatinina a livello glomerulare, per unità di tempo. Si esprime in mL/min. Il presupposto è che la creatinina (un prodotto di degradazione della fosfocreatina, presente nel tessuto muscolare scheletrico) sia interamente escreta con le urine e che pertanto quantità di creatinina eliminata nelle urine nel corso di un minuto sia uguale alla quantità di creatinina passata attraverso i glomeruli renali nello stesso intervallo di tempo. La quantità di creatinina eliminata nelle urine nel corso di un minuto si ottiene moltiplicando la concentrazione della creatinina nelle urine delle 24 ore (espressa in mg/mL) per il flusso urinario temporizzato (espresso in mL/min), ottenendo così i mg/min. Dividendo questo prodotto per la creatinina sierica (espressa in mg/mL) si ottiene la quantità di sangue depurato dalla creatinina a livello glomerulare in un minuto (espresso in mL/min).

A che serve la clearance della creatinina?
Il calcolo della clearance della creatinina è indicato nella valutazione del filtrato glomerulare e della funzionalità renale.

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Come ci si prepara all’esame?
Il paziente deve raccogliere le urine delle 24 ore e si deve sottoporre ad un prelievo di sangue. È necessario evitare un intenso esercizio fisico nelle 8-12 ore che precedono il prelievo. Questa norma deve essere assolutamente osservata in caso di analisi delle urine per la determinazione della clearance della creatinina.

Valori di riferimento della clearance della creatinina:

Femmine: 70-120 mL/min
Maschi: 70-120 mL/min

Importante
Il paziente deve essere adeguatamente idratato prima e durante il test per garantire un flusso urinario di almeno 2 ml/min. Occorre correggere il risultato sulla base della superficie corporea del paziente. Evitare te e caffé durante il test. Prima del test occorre sospendere trattamenti con ACTH, cortisonici o tiroxina. Evitare esercizi fisici vigorosi durante il test. Occorre ricordare che, nelle insufficienze renali croniche, la creatinina è eliminata anche attraverso il tubulo renale ed il conseguente aumento della creatinina urinaria porta a sovrastimare il filtrato glomerulare per mezzo della clearance della creatinina. Per questo si preferisce stimare il filtrato glomerulare direttamente a partire dalla creatinina sierica (vedi alla voce Filtrato Glomerulare, stima).

Leggi anche: Azotemia alta e reni: cibi da evitare per abbassarla

Alterazioni del valore della clearance della creatinina (valore più basso), possono indicare insufficienza renale, che determina vari sintomi tra cui:

  • Gonfiore: diffuso poiché i reni non funzionano bene e il corpo tende ad accumulare acqua.
  • Anemia: causata dal deficit di eritropoietina, un ormone che stimola la produzione di globuli rossi che viene prodotto a livello renale.
  • Tossine: accumulo di tossine con comparsa di nausea, vomito, debolezza, prurito e astenia.
  • Urina: nelle prime fasi si assiste ad una maggiore produzione di urina (poliuria) che però in breve tempo diminuisce drasticamente (oliguria).

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Azotemia alta e reni: cibi da evitare per abbassarla

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AZOTEMIA UREA ALTA I CIBI DA EVITARE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’azotemia è un parametro che indica la quantità di azoto non proteico nel sangue ed è di tutta evidenza che se si hanno valori di azotemia oltre i limiti consigliati, vi è qualcosa che non va. Solitamente si tratta di un problema  alimentare, ma potrebbe anche trattarsi di una ridotta funzione renale o del fatto che si beve molto meno di quanto si dovrebbe nell’arco della giornata. Ad ogni modo, per comprendere meglio il problema, è necessario innanzi tutto capire in che modo e perché l’azoto non proteico va a finire nel sangue.
Il principale prodotto delle proteine, che vengono trattate a livello epatico,  è l’urea e in essa è presente anche l’azoto, o meglio le scorie azotate, prodotte dal catabolismo epatico. L’urea, come è noto, viene eliminata dal sangue attraverso il filtraggio dello stesso da parte dei reni, ma in questa operazione, una parte delle scorie azotate non vengono eliminate del tutto e il conseguente loro accumulo nel sangue determina il livello di azotemia. Di norma questo accade in presenza di una ridotta funzionalità renale, ma potrebbe essere anche l’effetto di una dieta iperproteica, che produce quindi un alto numero di scorie azotate.
Altra causa di una azotemia oltre la norma potrebbe essere anche una ridotta assunzione di acqua durante la giornata e di norma basta bere un po’ di più per normalizzare il livello di azotemia.
In un soggetto sano  che adotta una dieta equilibrata l’azotemia è compresa tra i valori di 22-46 mg/dl. Alcuni laboratori utilizzano un diverso metodo di valutazione dell’azotemia e in quel caso i valori sono compresi nel range che va da 10,3 a 21,4 mg/dl.

Leggi anche: Clearance della creatinina: alta o bassa, valori, calcolo e sintomi

Livelli alti di azotemia non sono necessariamente indice di ridotta funzionalità renale, in quanto ci si potrebbe trovare alla presenza di una dieta alimentare particolarmente sbilanciata in favore degli alimenti ricchi di proteine, ed è quanto accade in tutte quelle diete iperproteiche che  stanno vivendo un periodo di grande popolarità. Questo è uno di motivi per cui è  necessario sempre valutare bene se è il caso di adottare certe diete sbilanciate che, in sostanza, nel lungo periodo non si sa che problemi potrebbero arrecare all’organismo.
Se invece l’azotemia alta è dovuta ad una semplice abitudine alimentare errata, quindi non sostenuta da una dieta  particolarmente rigida, basta evitare o ridurre alcuni alimenti, bere di più, e la situazione si normalizzerà.
Ma cosa bisogna evitare di mettere in tavola, o quanto meno ridurre, per evitare di incorrere in una situazione del genere.

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Innanzi  tutto bisogna distinguere le proteine in base alla loro qualità, e in questo ci vengono in aiuto tre parametri e, per la precisione il CUD, coefficiente di utilizzazione digestiva,  parametro che sarà alto in caso di proteine di origini animali e basso per quelle vegetaliPER, coefficiente di efficacia proteica, che indica l’accrescimento di peso corporeo per ogni grammo di proteina che viene assunto con l’alimentazione;  NPU, utilizzazione proteica netta,  che esprime la digeribilità delle proteine.
L’apporto consigliato di proteine nell’alimentazione è in stretta relazione all’età, per cui  nel neonato, che ovviamente deve crescere, il valore corretto è di 2 g/kg/die;  nei bambini di 5 e più anni il valore corretto è di 1.5 g/kg/die; negli adolescenti e negli adulti questo valore continua a ridursi e quindi è di 1-1.2 g/kg/die.

E’ ormai dimostrato che un eccessivo apporto di proteine animali, in particolare in associazione a grassi saturi, è uno dei fattori di rischio di cancro al colon, per cui, tornando alle diete di cui si parlava precedentemente, è una valutazioneda fare con molta attenzione.
Gli alimenti quindi da evitare o da assumere con moderazione, in caso di azotemia alta, sono prosciutto crudo, salame, bresaola, grana,  carne rossa, merluzzo o nasello, tonno fresco, petto di pollo, pinoli, soia secca. Quest’ultimo è l’alimento che in assoluto detiene il maggior contenuto di proteine.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Azotemia (Urea) alta o bassa: valori, cause, sintomi e cosa fare

MEDICINA ONLINE RENE RENI ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI SANGUE FILTROLa misurazione dell’azotemia (urea) e della creatinina sono entrambi esami di laboratorio usati dal medico per poter valutare il corretto funzionamento dei reni. L’azotemia è un esame più datato rispetto alla creatinina, che è molto più preciso nel diagnosticare un malessere del rene perché non è influenzato da condizioni esterne come l’alimentazione.

Perché si eseguono queste analisi?

Si tratta di analisi che vengono eseguite per verificare il corretto funzio­namento dei reni. Nel sangue, infatti, sono presenti proteine fondamentali per il nostro organismo, ma anche prodotti di rifiuto che vengono trasporta­ti agli organi la cui funzione è di rimuoverli dal nostro organismo. Il rene eli­mina questi rifiuti attraverso le urine, svolgendo una funzione di “filtro” fon­damentale per l’organismo.

Fattori che influenzano l’azotemia

L’azotemia è un esame ancora molto usato, tuttavia – per una corretta interpretazione – serve valutarlo tenendo a mente che il suo valore risulta influenzato dal tipo di alimentazione: in caso, infatti, di una dieta ricca di proteine, l’azotemia potrebbe essere alta anche se il rene funziona perfetta­mente. Fra le cause non legate a insufficienza renale in cui, però, l’esame dell’azotemia potrebbe essere alterato ci sono frequentemente:

  • la gravidanza, per la maggior richiesta di proteine da parte dell’orga­nismo;
  • una alimentazione troppo ricca di proteine (per esempio, se si mangia troppa carne);
  • una attività sportiva o lavorativa che causa un notevole utilizzo di ener­gia (catabolismo muscolare), per cui l’organismo usa le proteine come scorta energetica.

E’ necessario tener presente che una azotemia elevata può presentarsi in numerosissime patologie e condizioni, tra cui:

  • Alimentazione iperproteica;
  • Cirrosi epatica;
  • Collagenopatie;
  • Diabete mellito;
  • Digiuno;
  • Disidratazione;
  • Sudorazione elevata;
  • Emolisi gravi;
  • Emorragie gastrointestinali;
  • Epilessia;
  • Farmaci cortisonici, tetraciclina e diuretici;
  • Glomerulonefrite;
  • Gotta;
  • Insufficienza cardiaca;
  • Ipercalcemia;
  • Ipercorticosurrenalismo;
  • Iperidratazione;
  • Ipertensione maligna;
  • Ipertiroidismo;
  • Ipopotassiemia;
  • Leptospirosi;
  • Leucosi;
  • Malattie infettive;
  • Mieloma multiplo;
  • Nefrangiosclerosi;
  • Neoplasia renale;
  • Necrosi corticale o tubulare;
  • Ostruzione uretrale o del collo della vescica;
  • Pielonefrite;
  • Psicosi confusionale;
  • Sindrome di Conn;
  • Shock;
  • TBC renale;
  • Traumi;
  • Tumore cerebrale;
  • Ustioni;
  • Vasculopatia cerebrale.

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La creatinina

E’ il test per eccellenza al fine di osservare se la funzione di “filtro”, tipica del rene, avviene efficacemente, perché non subisce altera­zioni in base a condizioni esterne. Nel caso in cui il risultato di azotemia e creatinina sia alterato e, quindi, si sospetti un malfunzionamento del rene, esiste un ulteriore esame di approfondimento chiamato “clearance della creatinina” utilizzato sia per diagnosticare definitivamente una insuffi­cienza renale, sia per monitorare il funzionamento del rene nelle persone che hanno una insufficienza renale già diagnosticata.

Leggi anche: Creatinina alta o bassa: cos’è, cosa indica e come si corregge

La clearance della creatinina

La creatinina clearance (o “clearance della creatinina”, cioè la creatinina depurata) è un test combinato che misura il valore della creatinina sia nel sangue, sia nelle urine delle ventiquattro ore. Il risultato è un valore frutto di un calcolo che il laboratorio elabora in automatico mettendo in correlazione il risultato della creatinina nel sangue e quello della creatinina nelle urine.

Leggi anche: Clearance della creatinina: alta o bassa, valori, calcolo e sintomi

Come si eseguono le analisi?

Gli esami dell’azotemia e della creatinina si eseguono con un semplice prelievo di sangue venoso dal braccio. Per la clearance della creatinina, invece, oltre all’esecuzione del prelievo di sangue, deve essere portato un campione di urine raccolto nelle ventiquattro ore. Sia l’azotemia, sia la creatinina sono analisi che devo­no essere eseguite a digiuno. La raccolta delle urine delle ventiquattro ore per l’esame della clearance della creatinina avviene prima di tutto alla mattina, appe­na svegli, facendo attenzione perché il primo getto di urine non deve essere raccolto, per cui la raccolta parte dalla seconda emissione di urine della giornata. Da questo momento e nello stesso campione andranno raccolte tutte le urine successive, del giorno e della notte, fino a quelle della mattina del gior­no successivo appena svegli comprese. Durante il periodo della raccolta le urine devono essere conservate in frigorifero per evitare che i batteri, con il caldo, trovino un ambiente favorevole per riprodursi. I farmaci non influi­scono sull’esito di questi esami, ma è sempre consigliabile avvertire il medi­co se ci sono terapie in corso.

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Valori normali di azotemia, creatinina e clearance della creatinina

Azotemia: 22-46 mg/dl

Creatinina:

  • Donne < 12 anni 0,35-1,00 mg/dl Donne > dopo 12 anni 0,60-1,05 mg/dl
  • Maschi < 12 anni 0,35-1,00 mg/dl  Maschi > 12 anni 0,75-1,25 mg/dl

Clearance della creatinina: 70-120 ml/minuto

Come interpretare i valori

Azotemia troppo alta o troppo bassa:

  • se il risultato è più alto del normale, può essere il segnale di una even­tuale insufficienza renale, ma potrebbe anche essere dovuto ad una dieta troppo ricca di proteine, per questo è necessario che il valore sia confermato dall’esame della creatinina, che, invece, non viene influen­zato da condizioni esterne;
  • se il risultato è inferiore al normale, non c’è nulla di allarmante, proba­bilmente è legato ad una dieta troppo povera di proteine che deve esse­re meglio bilanciata.

Creatinina:

  • se il risultato è più alto del normale e la persona non è muscolosa (per­ché la cretinina è un valore legato alla massa muscolare), significa che il rene non sta funzionando in modo corretto. Il risultato deve essere approfondito con l’esame della clearance della creatinina;
  • se il risultato è più basso del normale, probabilmente si tratta di una persona con una scarsa massa muscolare, niente di preoccupante.

Clearance della creatinina:

  • se il risultato è più basso del normale, ci si orienta verso una insufficienza renale;
  • se il risultato è più alto del normale, probabilmente si tratta semplice­mente di una persona con scarsa massa muscolare.

Leggi anche: Clearance della creatinina: alta o bassa, valori, calcolo e sintomi

Sintomi e segni di azotemia elevata

La sintomatologia dell’azotemia alta è legata strettamente ad una patologia, un’insufficienza renale dalla quale necessariamente discende. I sintomi sono abbastanza precisi e sostanzialmente si concretizzano in astenia e debolezza, un dimagrimento abbastanza evidente, pallore e vomito frequente. Una tachicardia di una certa portata, ipertensione e tremori possono coabitare con la sintomatologia appena descritta ed aggravare il quadro clinico dei pazienti.

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Curare l’azotemia elevata

La prima cosa da fare è variare la propria alimentazione, inoltre occorre bere molto, la quantità minima deve attestarsi intorno a 1,5/2 litri di acqua al giorno. Le cattive abitudini, come il fumo, vanno eliminate subito e se assumiamo farmaci per altre patologie comunichiamoli immediatamente al medico: alcuni farmaci sono altamente tossici per i reni. E’ bene anche associare un controllo quotidiano della pressione arteriosa, come pure un periodico controllo di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Come variare l’alimentazione per abbassare l’azotemia?

A tal proposito vi consiglio di leggere questo mio articolo: Azotemia alta e reni: dieta e cibi da evitare per abbassarla

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Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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