Combattere la cellulite mangiando senza sale e senza rinunciare al gusto è realmente possibile

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SALE ZUCCHERO BIANCO CUCCHIAIO CUCINA CUCINARE DIETA DIETOLOGIA DIMAGRIRE CALORIEDopo aver smesso di fumare il sottoscritto è ingrassato di parecchi chili. Pensavo che ci avrei messo anni a ritornare come ero prima di smettere, tuttavia in alcuni mesi sono riuscito a ritrovare linea e tonicità seguendo le stesse regole e consigli che do ai miei pazienti. Una delle regole più importanti è fare attenzione al sale che assumiamo con la dieta. Mangiare con poso sale, o addirittura smettere di aggiungerlo ai cibi, oltre ad abbassare la pressione arteriosa, è il metodo migliore per combattere la cellulite, per evitare i gonfiori improvvisi, prevenire l’osteoporosi e la sindrome premestruale. Alcuni studi hanno addirittura dimostrato che una dieta povera di sodio prevenga alcune forme tumorali. È importante sottolineare che mangiare senza sale non vuol dire privarsi del sapore delle pietanze, ma semplicemente usarlo con parsimonia e trovare il modo di sostituire il sale con altre spezie.

Addio sale, ma senza rinunciare al gusto!

Come prima cosa è fondamentale per la riuscita del cambiamento non eliminare il sale completamente da un giorno all’altro. Inizialmente è bene cominciare a ridurlo leggermente e iniziare a scegliere alimenti con un contenuto di sodio basso. Infatti il problema maggiore non è il sale che utilizziamo per condire gli alimenti, ma quello che assumiamo inconsciamente. Volendo fare un esempio pratico, del pane comune o del formaggio contengono più sale di una fettina di carne ben condita. Particolare attenzione va messa nell’assumere cibi come: cracker, pane, dadi da brodo, cibi in scatola, grissini, dolci industriali, e formaggi, che sono ricchi di sodio “nascosto”. La dose consigliata di sale è di cinque grammi al giorno. Il modo più semplice, oltre a quello di evitare i cibi che già lo contengono è quello di utilizzare le spezie. Aggiungere all’insalata dell’aceto o del limone, ad esempio, è un trucco per utilizzare meno sale. Sostituire il sale con pepe, peperoncino, paprika o curry nelle preparazioni di carne o pesce consente di non rinunciare al gusto. Perfette sono anche le erbe, alloro, rosmarino, basilico e tante altre. Se proprio non si riesce a rinunciare totalmente al sale, per mantenersi dentro i limiti è sufficiente:

  • Limitarsi a mezzo cucchiaino di sale, che corrisponde a 2.5 grammi, per le insalate o carne e pesce.
  • Per l’acqua della pasta (900 millilitri a persona) basta un altro mezzo cucchiaino di sale.
  • Per quanto possibile evitate salumi troppo salati come prosciutto crudo e insaccati. Ricordate che 50 grammi di prosciutto crudo contengono 6 grammi di sale, un etto di parmigiano ne contiene 1.5 grammi.

Dunque mangiare senza sale non è così difficile, se si fa attenzione ai cibi già ricchi di sodio e si controlla la quantità che si aggiunge alle pietanze, magari sostituendola con erbe e spezie, ne guadagnerà la salute e la linea. Assumere poco sale aiuta a ridurre i liquidi in eccesso, riducendo la cellulite e il gonfiore.

Poco sale, ma quale scegliere?

Mangiare senza sale non è l’unica cosa a cui fare attenzione, anche la scelta del sale è fondamentale. In commercio infatti esistono diversi tipi di sale:

  • Sale comune, ovvero cloruro di sodio, è quello che si è soliti utilizzare.
  • Sale iposodico, è indicato per chi soffre di pressione alta e di ritenzione idrica. In questo caso però poiché dà la sensazione di essere meno salato si tende a utilizzarne una quantità superiore.
  • Sale integrale, ha un colore grigio, è spesso utilizzato dalle persone attente all’alimentazione biologica e naturale. È un particolare sale che contiene anche calcio, potassio, magnesio, bromo e iodio.
  • Sale iodato, è quello più utilizzato, si tratta di sale comune arricchito di iodio. È consigliato se si hanno problemi con la tiroide.

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Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare?

MEDICINA ONLINE DIETA UOMO PANCIA GRASSO DIMAGRANTE GRASSI CALORIE ATTIVITA FISICA SPORT DIMAGRIRE PERDERE PESODietro la difficoltà nel dire addio alle sigarette c’è spesso la paura di ingrassare. E in effetti la nicotina, la sostanza che crea la dipendenza dal tabacco, è anche tra i maggiori responsabili del temuto aumento di peso nel momento in cui cessa di essere assunta, cioè quando si smette di fumare.

Molti addirittura non smettono di fumare per la paura di ingrassare! Purtroppo non si tratta di una paura del tutto infondata, visto che sono numerosi gli studi che hanno dimostrato che quando si dice addio alle sigarette si tende ad accumulare dei chili di troppo, alcuni dicono 2 kg, altri dicono 6 kg. Io quando ho smesso di fumare sono aumentato di circa 10 kg in sei mesi e sono tornato ai livelli precedenti dopo circa un anno e mezzo rispetto a quando avevo smesso, ma solo con una dieta ipocalorica ferrea ed aumentando l’attività fisica.

Leggi anche: Smettere di fumare: quanto e per quanto tempo ingrasserò? L’esperienza mia e dei miei pazienti

Vi dico subito che smettere di fumare (sia le sigarette tradizionali che le elettroniche con nicotina) è la cosa migliore che voi possiate fare nella vostra vita quindi la paura di ingrassare non vi deve bloccare dal tentare di smettere! Come dicevo io stesso sono ingrassato di 10 kg, eppure in pochi mesi – con un po’ di impegno – sono riuscito a riperderli tutti tornando al mio peso forma. Quando faccio smettere un mio paziente, gli dico di concentrarsi inizialmente solo allo smettere di fumare, anche a costo di prendere qualche kg di massa grassa in più: sono successivamente, quando i sintomi di astinenza diminuiranno, cominceremo insieme un programma per tornare al peso forma.

Perché si ingrassa dopo aver smesso di fumare?

In questo articolo cominciamo con capire quali sono i motivi che ci fanno ingrassare dopo aver smesso, in modo che successivamente sapremo come muoverci per ritrovare il nostro peso forma. I motivi per cui ingrassiamo dopo aver smesso di fumare sono molteplici:

1) VIENE A MANCARE L’AUMENTO DEL METABOLISMO: SI BRUCIANO MENO CALORIE
Molti studi condotti sull’argomento hanno dimostrato che un adulto fumatore medio (10-12 sigarette al giorno) nel momento in cui smette di fumare ha una riduzione del metabolismo di circa 200 calorie quotidiane. Smettere di fumare un pacchetto di sigarette al giorno sembra che lo diminuisca di quasi 400 calorie! Ciò si spiega facilmente: la nicotina è un alcaloide facilmente assorbito dall’organismo che, oltre ad indurre dipendenza, esercita un potente effetto di accelerazione del metabolismo. Chi fuma brucia un po’ di calorie in più, rispetto ad un NON fumatore di uguale costituzione, dieta ed esercizio fisico. Un’azione che sembrerebbe simile a quella della caffeina, un altro noto stimolante del metabolismo, ma così non è. Il caffè ha un effetto transitorio, ed è tanto più stimolante quanto più il suo consumo è sporadico, altrimenti l’organismo si assuefà diminuendone l’efficacia. Al contrario, la nicotina accelera il metabolismo finché si ha l’abitudine al fumo e quando si smette inevitabilmente il metabolismo rallenta. Facendo i dovuti distinguo, è un po’ come succede agli ipertiroidei quando vengono “normalizzati” dai farmaci o agli sportivi che si mettono a condurre una vita sedentaria: il dispendio energetico diminuisce bruscamente ma le abitudini alimentari rimangono le stesse. E, inevitabilmente, l’ago della bilancia sale.

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2) VIENE A MANCARE L’AZIONE ANORESSIZZANTE: AUMENTA L’APPETITO
La nicotina ha un’azione anoressizzante di conseguenza una volta abbandonate le sigarette l’appetito giustamente aumenta. L’appetito aumenta anche per motivi legati alla chimica delle ghiandole salivari e delle papille gustative.

3) VIENE A MANCARE IL GESTO DI INTRODURRE QUALCOSA IN BOCCA
Gli ex fumatori lo sanno bene: esiste anche un fattore psicologico che può contribuire all’aumento di peso e riguarda l’aspetto orale del fumo. Si ha la necessità di sostituire la sigaretta con qualcos’altro, col rischio di “mangiucchiare” in continuazione, aumentando così l’introito energetico.

4) IL NERVOSISMO CI INDUCE A MANGIARE ALIMENTI GUSTOSI ED IPERCALORICI
Non appena la nicotina entra in corpo, questa viene rapidamente diffusa dalla circolazione sanguigna, tramite la quale arriva al sistema nervoso. In genere, giunge al cervello in circa sette secondi, dove agisce sui recettori dell’acetilcolina. A basse concentrazioni aumenta l’attività di questi recettori portando ad un aumento della produzione di adrenalina, un ormone stimolante. A concentrazioni elevate la nicotina blocca il recettore dell’acetilcolina e questa è la ragione della sua tossicità e della sua efficacia come insetticida. Oltre a ciò, la nicotina aumenta il livello di dopamina nei circuiti cerebrali del piacere. Questa genera una sensazione di piacere con un meccanismo analogo a quello innescato dalla cocaina e dall’eroina. La dipendenza da nicotina è quindi legata anche alla necessità biochimica di mantenere elevati livelli di dopamina. Quando si smette di fumare, calano i livelli di dopamina e ci sentiamo nervosi così cerchiamo tutti quegli alimenti che riportano in alto la concentrazione di molecole che ci fanno stare bene: i cibi ipercalorici!

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5) LE CELLULE DELLA LINGUA RINASCONO: SI SENTONO MEGLIO I SAPORI
Le papille gustative subiscono una modificazione nei fumatori e diventano meno attive, quindi i sapori si sentono meno bene. Smettendo di fumare si sentono meglio i sapori e purtroppo un bel piatto di pasta al sugo diventa in pochi giorni decisamente molto più gustoso di quando si fumava, invogliandoci a mangiarlo!

6) VIENE A MANCARE L’AZIONE ANTIDEPRESSIVA DELLA NICOTINA
La nicotina contenuta nelle sigarette agisce come antidepressivo tramite la stimolazione del rilascio di dopamina e norepinefrina; in aggiunta, la nicotina sembra esercitare un effetto antidepressivo per mezzo della desensibilizzazione dei recettori della nicotina a seguito della tolleranza. Anche la Vareniclina, un farmaco che agisce sui recettori della nicotina utilizzato per eliminare la dipendenza da nicotina (come il farmaco Champix) ha mostrato proprietà antidepressive. Quando si smette di fumare, il venire a mancare l’effetto antidepressivo della nicotina può determinare uno stato depressivo nel paziente. Dal momento che l’atto di mangiare, specie cibi grassi e ipercalorici, induce il rilascio di molecole che inducono sensazioni piacevoli come la dopamina, l’ex fumatore tende a mangiare di più per ripristinare le scorte di dopamina a cui era abituato quando fumava ed evitare lo stato depressivo. Per lo stesso motivo quando si smette di fumare aumenta il rischio di sviluppare comportamenti compulsivi, come masturbazione compulsiva, gioco d’azzardo e shopping compulsivo, tipici comportamenti che determinano un forte rilascio di dopamina.

Vi sono altri motivi per cui si ingrassa dopo aver smesso di fumare ed esiste una correlazione tra il numero di sigarette fumate ed i chili presi; per approfondire leggi la seconda parte dell’articolo: Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare? (seconda parte)

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco e vuole perdere peso. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Correre non fa dimagrire

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA CHE CORRE SPORT ALLENAMENTO RUNNER MARATONETA CORREREOvviamente il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio: un titolo più politically correct potrebbe essere “correre non fa sempre dimagrire”. Ma cominciamo con una domanda (apparentemente) facile: chi ha meno percentuale di grasso corporeo, uno sprinter professionista che corre i 100 metri o un maratoneta professionista che in gara corre per 42 km e 195 metri?

Sprinter o maratoneta?

La risposta che ricevo sempre é “un maratoneta”. Si puó capire perché le persone, a cui é stato ripetutamente detto che per ridurre il tessuto adiposo é necessario allenamento aerobico continuativo, pensino in questo modo. La loro risposta è sbagliata. Gli sprinter fanno ben poco allenamento aerobico continuativo, eppure hanno meno percentuale di grasso corporeo rispetto ad un maratoneta e questa non è una mia opinione ma un dato assolutamente oggettivo.

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Come è possibile ciò?

La ragione di questa apparente stranezza è da riconoscersi nella natura stessa dell’allenamento. Più alta è l’intensità (con intensità si intende la capacità di Massime Pulsazioni del Cuore), più calorie si consumano al minuto. Il maratoneta si sottopone a escursioni lunghe e frequenti nella zona aerobica e ciò provoca, per adattamento specifico, la perdita di tessuto muscolare importantissimo per tenere alto il metabolismo basale dell’organismo. Perché il corpo del maratoneta “sacrifica” la massa muscolare? La risposta è una domanda: vi siete mai chiesti perché i nuotatori professionisti sono “muscolosi ma non troppo”? Perché il muscolo è un tessuto molto pesante ed, estremizzando, un culturista quasi non riuscirebbe a stare a galla! Dato che il muscolo pesa più del grasso, è il tessuto da cannibalizzare preferito dal corpo per cercare di alleggerire il carico da trasportare, quando l’attività che svolge è portata più alla resistenza che alla forza esplosiva.

Correre sul tapis roulant non fa dimagrire

Tra i miei pazienti, quelli che vogliono dimagrire, è diffusa la falsa convinzione che per perdere adipe basti “corricchiare” il più a lungo possibile sul tapis roulant, magari un paio di volte a settimana. Poi doccia e a casa. Grande errore! Ovviamente non voglio dire che correre (in palestra, in pista o al parco sotto casa) non faccia perdere una certa quantità di massa grassa, né che sia una cosa buona per il nostro organismo – anzi fa benissimo a cuore, circolazione, polmoni e psiche – voglio invece affermare che un programma di allenamento volto al dimagrimento – incentrato quasi totalmente sull’attività aerobica e che tralascia l’attività anaerobica – non porta ai risultati sperati, ma al contrario produce una diminuzione della percentuale di massa magra presente nel corpo e ciò provoca una diminuzione del metabolismo del nostro corpo, cosa che non certo ci aiuta nel perdere peso!

Con la corsa perdi soprattutto acqua

Durante l’allenamento aerobico tipico della maggior parte delle persone che vogliono dimagrire, avviene una notevole perdita d’acqua e una combustione di acidi grassi e zuccheri. A differenza di quanto si possa pensare, i grassi persi dopo aver svolto attività aerobica prolungata sono di solito solo poche decine di grammi. Quindi è assolutamente inutile avviarsi frettolosamente verso la bilancia presente in palestra a controllare i kg persi dopo una bella corsa, in quanto l’abbassamento del valore indicato sulla bilancia è principalmente dovuto alla copiosa perdita di acqua mediante la sudorazione e non alla (esigua) perdita di grassi. Lo sapevate che un maratoneta perde tranquillamente 6 litri di acqua (non di grasso) durante un gara e che un calciatore durante un incontro ne può perdere anche due o più? Inoltre, se correte in palestra, sono quasi sicuro che non avete mai tenuto conto di un fattore quasi banale: per chi corre sul tapis roulant viene a mancare il tipico “effetto vento” che si ha correndo all’aria aperta, ciò determina – per chi corre in palestra – un innalzamento della temperatura maggiore e maggior perdita d’acqua, rispetto a chi corre al parco. In definitiva, dopo un’ora di corsa specie al chiuso, se pesate 1 kg di meno e siete felici, vi basterebbe sottoporvi ad una rapida bioimpedenziometria per farvi passare l’entusiasmo: avete sudato tanto, perso molta acqua ma poco grasso e, cosa peggiore, il vostro metabolismo basale è rimasto praticamente invariato. Triste ma è così!

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Correre ti fa mangiare di più

Moltissimi miei pazienti subiscono inoltre quello che io chiamo “effetto corro e mangio“: tornati a casa dopo un’ora di corsa in palestra, si mettono a tavola con l’idea che – avendo fatto quell’ora di attività fisica – possono permettersi di poter mangiare un “dolcetto” in più. Il risultato è che, al netto delle entrate e delle uscite, il soggetto in questione avrà paradossalmente assunto molte più calorie rispetto a quante ne avrebbe assunto se non avesse fatto quell’ora di corsa e non avesse assunto il dolcetto. Addirittura alcuni fanno la “corsa preventiva“: il giorno prima di un evento in cui prevedono di mangiare molto (come un matrimonio), fanno la loro corsetta di un’ora al parco pensando di poter mangiare chissà quanto il giorno dopo. Inutile dire che al matrimonio mangeranno ben più delle poche centinaia di calorie perse con quella corsetta. Paradossale, vero? Senza contare che, chi si comporta in questo modo, affronterà quella corsa una tantum senza fare stretching e, probabilmente, correndo come dei forsennati e quindi in modo sbagliato: ciò può arrecare molti danni alla loro salute! Correre BENE è una scienza, non ci si improvvisa corridori!

L’eccesso di attività aerobica può addirittura determinare dei danni:

1) Peggiora la relazione testosterone/cortisolo che impedisce l’abilità di aumentare la massa muscolare (quella che determina il nostro metabolismo e quindi la nostra capacità di dimagrire).

2) Aumenta lo stress delle ghiandole adrenali che PUÓ avere come conseguenza il SOVRAPPESO e produrre altre conseguenze indesiderabili per la salute.
Secondo il Dr. James Wilson (autore di Fatica Adrenale – La Sindrome di Stress del 21 Secolo), “le ghiandole adrenali hanno la funzione di produrre ogni minuto, una quantità precisa e bilanciata di ormoni”. Quando una persona fa troppo esercizio di tipo aerobico continuativo, le ghiandole adrenali possono alterarsi e possono avere come conseguenza la fatica adrenale. La fatica adrenale é associata a sintomi come: stanchezza, senso di paura, allergia, indebolimento del sistema immunitario, artrite, ansia, depressione, fatica cronica, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, insonnia e piú importante in relazione a questo articolo, la inabilità di perdere peso.

3) Aumenta lo stress ossidativo che accelera i processi di invecchiamento.
Secondo l’endocrinologa Dr. Diana Schwarzbein (autrice del Secondo Principio Schwarzbein), “l’ossidazione” é un processo che favorisce la formazione di radicali liberi nel corpo. Normalmente il corpo neutralizza i radicali liberi con sostanze conosciute come antiossidanti. Solo in presenza di una eccessiva produzione di radicali liberi, il corpo non é in grado di neutralizzare tutti i radicali liberi. Questo ha come conseguenza ALTERAZIONI nel metabolismo che rende più difficile perdere peso ed accelera i processi di invecchiamento.

4) Secondo alcune teorie, la corsa prolungata causerebbe addirittura danni irreversibili alle articolazioni.

5) Altera l’equilibrio degli ormoni sessuali femminili.

Ma allora correre fa male?

Come già precedentemente affermato, lungi da me affermare che l’allenamento aerobico ben eseguito sia inutile o dannoso. Tutto il contrario: è importantissimo (il piede è addirittura considerato il secondo cuore del corpo: camminando/correndo, la pressione col terreno, spinge il sangue che ristagna alle estremità degli arti inferiori, verso il cuore, impedendo le famose “gambe gonfie”) ma deve essere svolto nella maniera corretta e accostato all’allenamento anaerobico (oltre ad una corretta alimentazione!). Esso apporta poi notevoli benefici, non solo per quanto riguarda l’aspetto fisico, ma anche quello mentale, liberando endorfine nell’organismo che ci faranno provare una sensazione di benessere generale notevole.

Allenarsi in maniera corretta

Cosa fare allora? Continuare imperterriti a macinare km su km incuranti della perdita di massa muscolare, oppure cercare di combinare i benefici dell’allenamento aerobico con i risultati di quello anaerobico? La seconda che hai detto. Bisogna semplicemente mixare il tutto in un’unica soluzione per ottenere i risultati sperati. Allenamento aerobico (non eccessivo) per aumentare la sudorazione, capacità polmonare e battito cardiaco, in associazione ad un buon allenamento anaerobico per mantenere e migliorare la muscolatura che è il vero motore del nostro metabolismo e della nostra perdita di grasso. I due tipi di allenamento: insieme per vincere!

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La dieta Haub: si può davvero perdere 12 kg in due mesi mangiando cibo spazzatura?

MEDICINA ONLINE DIETA PERDERE PESO CIBO ALIMENTAZIONI CIOCCOLATO DOLCI GRASSI CALORIEPiccola doverosa premessa: l’articolo che state per leggere ha il solo fine di divulgare una ricerca scientifica e non vuole proporre in nessun modo diete a base del cibo spazzatura (junk food).

La notizia, che risale per la verità a novembre 2010, è tuttavia degna di nota, perché parla di junk food ed è in completa controtendenza rispetto alla crociata che si sta combattendo a tutti i livelli negli Stati Uniti per fronteggiare l’epidemia di obesità che sta interessando la popolazione. Ebbene, per 10 settimane Mark Haub, professore di nutrizione umana alla Kansas State University, si è cibato di merendine della peggior specie ogni tre ore, invece di avere pasti regolari.

Quello che questo scienziato voleva dimostrare era che nella perdita di peso ciò che più conta è il conteggio delle calorie – e non il valore nutrizionale degli alimenti. E sembra esserci riuscito, se è vero che ha perso 12 chili in due mesi. Durante la dieta, Haub si è limitato ad assumere meno di 1.800 calorie al giorno. Un uomo con la costituzione di Haub dovrebbe consumare circa 2.600 calorie al giorno, quindi ha seguito un principio di base della perdita di peso: ha consumato significativamente meno calorie di quelle che bruciava. Il suo indice di massa corporea è passato da 28,8, considerato in sovrappeso, a 24,9, il che è normale, pesando 78 chili. Ma ci si potrebbe aspettare altri indicatori di salute abbiano sofferto. Ma non è così. Il colestestolo “cattivo” di Haub (LDL), è sceso del 20 per cento e il colesterolo “buono” o HDL, aumentato del 20 per cento. Si sono ridotti i livelli di trigliceridi, una forma di grasso, del 39 per cento.

Haub, attaccato dai ricercatori di tutto il mondo e sommerso da una valanga di critiche, ha detto che in realtà non abbiamo ancora capito qualcosa di importante della nutrizione umana. “Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che, dopo aver fatto questa dieta, io sono sano? Oppure significa che il modo di definire la salute da un punto di vista biologico manca ancora di qualcosa?” Nonostante il suo successo temporaneo, Haub consiglia di non replicare la sua dieta snack-centrica. “Non sono orientato a dire che questa è una buona cosa da fare”, ha detto. “Sono bloccato, e questa è la parte frustrante di questa ricerca, ossia che non posso dare una risposta concreta. Non ci sono abbastanza informazioni per farlo.”

Due terzi delle sue calorie venivano da cibo spazzatura. Ma durante le 10 settimane ha anche assunto una pillola multivitaminica e proteine ogni giorno. Inoltre, ha mangiato verdure, tipicamente una porzione di fagiolini verdi o 3-4 gambi di sedano. Il ragionamento di Haub è molto pragmatico, ed è il seguente. Ci sono moltissime persone che non possono permettersi altro che junk food, per un motivo o per l’altro, sia negli Stati Uniti che altrove. A questo punto, è meglio cercare di capire come limitare i danni in casi come questo, piuttosto che condannare a spada tratta il junk food e dire che non occorre cibarsene. Un modo per limitare i danni, suggerisce Haub, è di tenere sotto controllo le calorie e evitare degli scompensi, come la mancanza di vitamine o proteine, essenziali per una corretta nutrizione. C’è molta gente che ha un accesso limitato a frutta e verdura fresca, e che quindi spesso si basa sul tipo di cibo di cui Haub si è cibato per 10 settimane.

“Questi alimenti sono consumati da un sacco di gente,” ha detto. “Una soluzione potrebbe essere dimensionare correttamente delle porzioni e moderare il consumo, piuttosto imporre la rimozione totale. Penso solo che sia irrealistico aspettarsi che la gente abbandoni completamente questi alimenti per passare verdure e frutta. Queste ultime possono essere sane, ma non è realistico che tutti possano cibarnese”.

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Proteggi il tuo cuore e previeni diabete ed obesità col tè verde

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO THE BEVANDA CALDA BERE PESCA LIMONE VERDEConsumare almeno tre tazze al giorno di tè verde o nero fa bene al cuore. Il tè, grazie all’alto contenuto di flavonoidi, gli antiossidanti naturali particolarmente conosciuti e apprezzati per le loro proprietà salutistiche, non solo protegge dalle malattie cardiovascolari ma gioca un ruolo importante anche nella prevenzione di altre patologie come diabete e obesità. È quanto emerge da alcune ricerche presentate a Parigi durante le Giornate Europee della Società Francese di Cardiologia e secondo le quali bere regolarmente tè riduce le possibilità di avere un infarto del miocardio.

Attenzione in gravidanza

Durante le Giornate di studio si è parlato molto riguardo il metabolismo alterato dell’endotelio, il tessuto che forma il rivestimento interno dei vasi sanguigni, una cui disfunzione può portare all’ictus. Soprattutto si è discusso su quali sono gli alimenti che possono migliorare il funzionamento dell’endotelio e tra questi oltre a frutta, verdura, pesce, cacao e vino vi è soprattutto il tè. La bevanda è anche in grado di ridurre colesterolo e trigliceridi e agisce sulla “resistenza all’insulina” a patto però di non aggiungere zucchero o latte quando la si beve. Solo le donne in gravidanza e chi soffre di anemia da carenza di ferro è bene che non superino le tre tazze al giorno perché il tè a dosi molto elevate può ostacolare l’assorbimento del ferro nel corpo.

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La dieta vincente per affrontare i colloqui di lavoro, gli esami universitari ed i concorsi

MEDICINA ONLINE DONNA LAVORO SCRIVANIA CARRIERA
In questo periodo di esami universitari e ultime interrogazioni e compiti in classe (da “prendere almeno 7 per non essere bocciati”) lo stress diventa altissimo. Ma in periodi di crisi economica come questo anche un colloquio di lavoro o un concorso pubblico possono “distruggere” la nostra mente e non solo: lo stress, oltre ad essere esso stesso un fattore di rischio per molte patologie come quelle cardiache, è esso stesso il motivo che ci induce a compiere errori dietetici, dal digiuno da “stomaco chiuso” alle overdose di bevande eccitanti (caffè eccetera) o di snack ipercalorici per “tirarsi su”. Rimedi che sembrano utili al momento per un’immediata gratificazione ma che producono alla lunga gli effetti opposti a quelli desiderati. Un’alimentazione corretta, unita ovviamente ad uno stile di vita sano (no al fumo e si all’attività fisica) può invece svolgere un ruolo rilevante non solo durante le settimane di studio ma anche negli impegnativi giorni degli esami.

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Cosa NON serve al cervello

Sostanzialmente sono quattro le regole dietetiche alla base di una buona concentrazione, memoria e reattività:
1) non esagerare con le calorie e mantenere un peso corretto
2) non eccedere con grassi animali e zuccheri semplici
3) privilegiare i carboidrati integrali e determinati grassi come quelli del pesce
4) seguire una dieta variata, ricca di frutta e verdura, per assicurare un buon introito quotidiano di sostanze antiossidanti

I primi due punti sono collegati: spesso chi segue una dieta abbondante di alimenti molto energetici – a meno che non si tratti di un atleta – è anche sovrappeso o obeso. Numerosissimi studi hanno provato che un’alimentazione ricca di colesterolo e grassi principalmente di origine animale (burro, panna, formaggi, carni grasse, salumi ecc.) ma anche di quelli vegetali presenti nei prodotti industriali, diminuisce l’efficienza delle cellule nervose, peggiorando la capacità di apprendimento e mnemoniche, e in più facilitando i processi d’invecchiamento cellulare (il cosiddetto stress ossidativo dovuto all’aumento dei radicali liberi, aumentati a causa degli errori dietetici).
Stessa azione negativa è esercitata dall’eccesso – non certamente da un consumo saltuario – di cibi dolci, quali merendine, gelati, caramelle e così via, e di alimenti a base di cereali raffinati o amidi (pane e riso bianco, pizza, patate). Tutti questi alimenti hanno in comune la caratteristica di avere un indice glicemico alto, ovvero sono in grado di innalzare notevolmente i tassi di zuccheri nel sangue (iperglicemia) rispetto anche ad altri carboidrati, come quelli integrali ad esempio. E i frequenti bruschi rialzi glicemici – con conseguenti ipoglicemie – non giovano alla concentrazione e alla salute delle nostre cellule nervose.

I nutrienti preziosi

Per fortuna esistono delle sostanze alimentari che, al contrario, proteggono i neuroni dallo stress, dovuto sia da cause interne (ad esempio una dieta scorretta) che esterne (ad esempio gli esami). Si tratta per lo più di vitamine e minerali, presenti prevalentemente negli alimenti vegetali, con proprietà antiossidanti, ossia con il compito di proteggere le cellule nervose. Purtroppo i giovanissimi amano poco frutta e verdura, che abbondano di queste preziose componenti, e ciò può portare a carenze che seppur indirettamente influiscono sulla capacità di apprendimento. Le vitamine dalle proprietà antiossidanti, che contrastando l’azione dei radicali liberi contribuiscono all’efficienza dell’organismo e quindi delle capacità mentali sono la E, la A (o betacarotene nei vegetali) e la C, che avendo un’azione benefica sui vasi sanguigni permette una buona circolazione a livello cerebrale.
Poi ci sono le vitamine del gruppo B che tra le tante funzioni permettono al sistema nervoso di funzionare correttamente. In particolare la B1 agisce sul sistema nervoso, la B6 e la B5 su vista e pelle, la B3 contro insonnia e depressione e sul sistema immunitario in generale. In più ogni singola vitamina del gruppo B aumenta l’azione delle altre. Tipici segni di carenza di queste vitamine sono infatti sintomi generali quali affaticamento, svogliatezza, sbalzi d’umore e disturbi gastrointestinali.
C’è chi consiglia, di assumere integratori di vitamine B nei periodi di maggiore necessità, che essendo per fortuna idrosolubili come la C hanno il vantaggio di non accumularsi nell’organismo ma di essere eliminati con le urine.

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Il pesce fa bene, ma non per il fosforo

“Mangia il pesce che ha il fosforo e ti fa bene alla memoria” dicevano le mamme: ecco un vecchio luogo comune che incredibilmente ancora resiste. Il fosforo, minerale presente in tutti gli alimenti di origine animale, fa parte dei fosfolipidi, costituenti delle membrane delle cellule nervose, ma non ha certo un’azione sulla memoria. Inoltre la nostra alimentazione ne è già ricca sia per l’abituale consumo di alimenti proteici, sia per il quantitativo di fosforo utilizzato in agricoltura e che migra nei vegetali.
Le nostre mamme non sapevano che mangiare pesce faceva comunque bene alla memoria ma per un’altra ragione. Mentre una dieta con troppi grassi e colesterolo fa male al cervello, una dieta che abbondi degli acidi grassi del pesce, i cosiddetti Omega 3 di cui tanto si parla, è invece estremamente benefica anche per la memoria, secondo i ricercatori. In particolare, questa azione sarebbe dovuta a un componente degli Omega 3: l’acido docosaesaenoico, detto anche DHA, con una forte azione antinfiammatoria e antiossidante. Il DHA si trova in alte concentrazioni nel cervello ed è indispensabile per le nostre funzioni cognitive.
Tra i minerali utili a chi studia troviamo il selenio e lo zinco, anche questi per le loro capacità antiossidanti e di difesa immunitaria, nonché il magnesio, regolatore dell’umore e ansiolitico, utile in particolare a chi non riesce a concentrarsi o a studiare per colpa dell’ansia e della paura dell’esame. Attenzione alle carenze di ferro, abbastanza frequenti nelle adolescenti: l’anemia, ha tra i suoi sintomi principali proprio la difficoltà a concentrarsi e una scarsa resistenza alla fatica mentale.
Ma ci sono anche altre sostanze presenti nei cibi che sembrano svolgere un’azione diretta sul cervello: la lecitina – e la colina dalla quale deriva – e l’inositolo hanno uno stimolo eccitatorio sulla mente aumentando il numero di neurotrasmettitori. Sono tutti composti chiamati vitamino-simili: la colina serve alla formazione di importanti costituenti delle membrane cellulari (lecitine e sfingomieline) e la sua integrazione viene utilizzata nella cura di svariati disturbi neurologici. Anche l’inositolo è presente nelle membrane cellulari ed è usato in certe patologie per aumentare la velocità della risposta nervosa.

Il menu dello studente

Ma come deve essere la giornata alimentare ideale dello studente, specie se bambino o adolescente, valida anche nei giorni delle prove di esame? Il consiglio più importante è quello di iniziare la giornata con una buona prima colazione. È provato che chi la fa ha delle migliori prestazioni intellettuali rispetto a chi la salta. Inoltre consente di arrivare non troppo affamati o deboli all’ora di pranzo, e quindi di evitare pasti abbondanti con la conseguente sonnolenza pomeridiana. La prima colazione deve essere completa: frutta, latte o yogurt con cereali (muesli con fiocchi di avena) oppure pane (meglio se integrale) e miele o marmellata. Ma anche una porzione di proteine a rotazione: un uovo (magari sbattuto o alla coque), due fette di prosciutto, un pezzetto di formaggio.
Riguardo ai due pasti principali, per avere un’alimentazione equilibrata uno dovrà essere basato più sui carboidrati e l’altro più sulle proteine. Ad esempio, un piatto di pastasciutta al pomodoro fresco con una bella insalata mista e colorata a pranzo; un primo leggero (come una crema di verdure), un secondo a base di pesce, carne bianca o un uovo con contorno a cena. Oppure viceversa, con proteine a pranzo per rimanere più tonici nel pomeriggio e sfruttare l’effetto rilassante (e saziante se si arriva affamati) dei carboidrati alla sera.
Come al solito gli spuntini ideali sono a base di frutta preparata nel modo che il giovane preferisce (al naturale, frullata, macedonia) ma anche a base di pane o yogurt. L’importante però, è che il momento della merenda sia per il bambino una pausa piacevole con qualcosa di buono: via libera quindi a gelati alla frutta o ai frappè al cacao in polvere. Oppure – ma non troppo spesso, una tazza di cioccolata, che per il suo effetto eccitante è un po’ il caffè dei giovanissimi: meglio “somministrarla” nel primo pomeriggio, per non disturbare il sonno. Infatti, se non si dorme bene, non si studia neanche bene.

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Nutrienti per la memoria

Vitamina A. Albicocche, anguria, asparagi, broccoli, carote, cachi, cavolo, indivia, lattuga, melone, peperoni rossi, pomodori, spinaci, zucca.
Vitamina C. Agrumi, broccoli, cavoli, fragole, kiwi, lamponi, mango, papaia, peperoni, pomodori, ribes nero, spinaci.
Vitamina E. Oli vegetali (girasole, mais, oliva), avocado, mandorle, noci, nocciole, pistacchi.
Vitamine gruppo B. Fonti vegetali: cereali integrali, semi oleosi, frutta secca, legumi (soia in particolare), ortaggi (cavoli, radicchio, asparagi, spinaci). Fonti animali: fegato. La B12, quasi assente nel mondo vegetale, si trova anche in pesce, uova e latticini.
Omega 3 e DHA. Sono presenti in tutti i pesci, in particolare in quelli grassi (non di allevamento) come salmone, tonno, aringhe, sardine, sgombri.
Selenio. Fonti vegetali: aglio, broccoli, cavolo, cetrioli, cereali (specie se integrali), cipolle, funghi, sedano. Fonti animali: carne (agnello, anatra, maiale, pollo), formaggi stagionati, pesce (crostacei, frutti di mare, sardine, tonno), tuorlo d’uovo.
Zinco. Fonti vegetali: tutti i cereali e i legumi, frutta oleosa. Tra gli ortaggi: carote, cavolo verde, sedano, spinaci. Fonti animali: carne e pesce in generale (acciughe, polipo, seppie, ostriche).
Ferro. Fonti vegetali: Legumi, pomodori essiccati, radicchio verde, rucola, tarassaco, spinaci, foglie di rapa, germe di frumento, muesli, fiocchi d’avena, semi oleosi e frutta secca. Fonti animali: Fegato, carne in generale, pesce (ostrica, cozza, mormora, scorfano, pagello).
Magnesio. Fonti vegetali: Cereali integrali, legumi, semi oleosi, bieta, spinaci, carciofi, zucchine, banane. Fonti animali: Formaggi stagionati (grana, pecorino), pollo, tacchino, bresaola, uova.
Colina. Verdure (in particolare lattuga e cavolfiore); come lecitina si trova nel tuorlo d’uovo (ricco inoltre di fosfatidilserina, utile per la memoria), cereali e legumi (soia).
Inositolo. Agrumi, cereali integrali, noci, semi oleosi e legumi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il cioccolato fa ingrassare? No, fa dimagrire!

MEDICINA ONLINE CIOCCOLATO DOLCIDopo il cioccolato che non ingrassa e le recenti scoperte sulle qualità protettive del cioccolato nei confronti di cuore e vasi sanguigni, ancora buone notizie per chi ama particolarmente il cioccolato, secondo gli studi di alcuni ricercatori pubblicati negli Archives of Internal Medicine, questo, se mangiato occasionalmente, aiuterebbe a dimagrire.

Le qualità del cioccolato
Una barretta di cioccolato ogni tanto non solo fa perdere peso, ma grazie alle sue proprietà antiossidanti, garantisce benefici per la salute, abbassando il colesterolo e la pressione. Gli esperti ritengono che, anche se contiene diverse calorie, il cioccolato è ricco di epicatechina, che aiuta a bruciare le calorie e a migliorare la massa muscolare: insomma ci rende più magri e più tonici, ovviamente se inserito in una dieta corretta. I ricercatori guidati da Beatrice Golomb, dell’University of California di San Diego, affermano inoltre che il cioccolato sia collegato ad un più basso Indice di Massa Corporeo.

Quanto cioccolato al giorno?
Ma qual’è effettivamente la quantità giusta da assumere? Come per ogni alimenti, il consiglio generale è quello di non eccedere, gli studi però hanno dimostrato che non è la quantità, ma quanto spesso si mangia il cioccolato a determinare l’effetto sul proprio fisico. Quindi, il consiglio è quello di mangiarne un pezzetto ogni giorno (30 grammi di cioccolato fondente di alta qualità vanno bene) , in questo modo il corpo ne beneficerà a lungo termine.

Quale tipo di cioccolato?
Se state già partendo per il supermercato per fare incetta di barrette e dolci al cioccolato però, fermatevi! Bisogna infatti fare una fondamentale distinzione tra vari tipi di cioccolato. Andrea Ghiselli, ricercatore dell’INRAN (Istituto nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma, ha sottolineato: “Molti studi sul cioccolato sono condotti con cioccolato speciale, ricco di catechine e povero di grassi (esattamente il contrario di ciò che si trova in commercio): le catechine appartengono alla famiglia dei polifenoli, responsabili di effetti positivi sulla pressione sanguigna e sul metabolismo degli zuccheri, oltre che sui livelli di colesterolo ematico. Peccato che il cioccolato commercializzato sia differente e che per avere la stessa quantità di sostanze benefiche occorra normalmente assumere anche chili di grassi saturi“. Il cioccolato, per fare davvero bene, dovrà quindi essere “vero cioccolato”, puro e non avere nulla a che fare con i prodotti che si trovano al supermercato, molto grassi e poco salutari. Va anche sottolineato come risulti sbagliato pensare che un alimento possa avere poteri magici in grado di farci dimagrire. Al contrario è fondamentale riflettere sul modo in cui un alimento si inserisce nella nostra dieta giornaliera. Ci sono poi ovviamente anche casi limite, come quello di Peter Ajello, italo-americano che vive in Florida, che ha perso 90 chili con la dieta del cioccolato!

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