Dopo aver smesso di fumare il sottoscritto è ingrassato di parecchi chili. Pensavo che ci avrei messo anni a ritornare come ero prima di smettere, tuttavia in alcuni mesi sono riuscito a ritrovare linea e tonicità seguendo le stesse regole e consigli che do ai miei pazienti. Una delle regole più importanti è fare attenzione al sale che assumiamo con la dieta. Mangiare con poso sale, o addirittura smettere di aggiungerlo ai cibi, oltre ad abbassare la pressione arteriosa, è il metodo migliore per combattere la cellulite, per evitare i gonfiori improvvisi, prevenire l’osteoporosi e la sindrome premestruale. Alcuni studi hanno addirittura dimostrato che una dieta povera di sodio prevenga alcune forme tumorali. È importante sottolineare che mangiare senza sale non vuol dire privarsi del sapore delle pietanze, ma semplicemente usarlo con parsimonia e trovare il modo di sostituire il sale con altre spezie.
Addio sale, ma senza rinunciare al gusto!
Come prima cosa è fondamentale per la riuscita del cambiamento non eliminare il sale completamente da un giorno all’altro. Inizialmente è bene cominciare a ridurlo leggermente e iniziare a scegliere alimenti con un contenuto di sodio basso. Infatti il problema maggiore non è il sale che utilizziamo per condire gli alimenti, ma quello che assumiamo inconsciamente. Volendo fare un esempio pratico, del pane comune o del formaggio contengono più sale di una fettina di carne ben condita. Particolare attenzione va messa nell’assumere cibi come: cracker, pane, dadi da brodo, cibi in scatola, grissini, dolci industriali, e formaggi, che sono ricchi di sodio “nascosto”. La dose consigliata di sale è di cinque grammi al giorno. Il modo più semplice, oltre a quello di evitare i cibi che già lo contengono è quello di utilizzare le spezie. Aggiungere all’insalata dell’aceto o del limone, ad esempio, è un trucco per utilizzare meno sale. Sostituire il sale con pepe, peperoncino, paprika o curry nelle preparazioni di carne o pesce consente di non rinunciare al gusto. Perfette sono anche le erbe, alloro, rosmarino, basilico e tante altre. Se proprio non si riesce a rinunciare totalmente al sale, per mantenersi dentro i limiti è sufficiente:
- Limitarsi a mezzo cucchiaino di sale, che corrisponde a 2.5 grammi, per le insalate o carne e pesce.
- Per l’acqua della pasta (900 millilitri a persona) basta un altro mezzo cucchiaino di sale.
- Per quanto possibile evitate salumi troppo salati come prosciutto crudo e insaccati. Ricordate che 50 grammi di prosciutto crudo contengono 6 grammi di sale, un etto di parmigiano ne contiene 1.5 grammi.
Dunque mangiare senza sale non è così difficile, se si fa attenzione ai cibi già ricchi di sodio e si controlla la quantità che si aggiunge alle pietanze, magari sostituendola con erbe e spezie, ne guadagnerà la salute e la linea. Assumere poco sale aiuta a ridurre i liquidi in eccesso, riducendo la cellulite e il gonfiore.
Poco sale, ma quale scegliere?
Mangiare senza sale non è l’unica cosa a cui fare attenzione, anche la scelta del sale è fondamentale. In commercio infatti esistono diversi tipi di sale:
- Sale comune, ovvero cloruro di sodio, è quello che si è soliti utilizzare.
- Sale iposodico, è indicato per chi soffre di pressione alta e di ritenzione idrica. In questo caso però poiché dà la sensazione di essere meno salato si tende a utilizzarne una quantità superiore.
- Sale integrale, ha un colore grigio, è spesso utilizzato dalle persone attente all’alimentazione biologica e naturale. È un particolare sale che contiene anche calcio, potassio, magnesio, bromo e iodio.
- Sale iodato, è quello più utilizzato, si tratta di sale comune arricchito di iodio. È consigliato se si hanno problemi con la tiroide.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Dietro la difficoltà nel dire addio alle sigarette c’è spesso la paura di ingrassare. E in effetti la nicotina, la sostanza che crea la dipendenza dal tabacco, è anche tra i maggiori responsabili del temuto aumento di peso nel momento in cui cessa di essere assunta, cioè quando si smette di fumare.
Ormai creare un nuovo tipo di dieta sembra diventato uno sport nazionale: chiunque se ne inventa una nuova ed ognuna ha nomi sempre più improponibili (ci manca solo la media alla maionese e poi siamo al completo) offrendo risultati strabilianti, ma quasi sempre solo “sulla carta” e non nella realtà! Tutti possiamo fare quello che vogliamo della nostra alimentazione e della nostra vita ma fatevi dare un consiglio: se siete in procinto di iniziare un percorso di dimagrimento serio e tenete alla vostra salute, fatevi aiutare da un medico (o da un biologo nutrizionista) e non da altre figure professionali come naturopati, psicologi, personal trainer senza titoli, “food coach” (!), laureati in scienze motorie, infermieri, fisioterapisti… A riprova di ciò alcuni giorni fa la Cassazione ha infatti confermato (con la sentenza n. 15006 del 2 aprile 2013) che:
Ovviamente il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio: un titolo più politically correct potrebbe essere “correre non fa sempre dimagrire”. Ma cominciamo con una domanda (apparentemente) facile: chi ha meno percentuale di grasso corporeo, uno sprinter professionista che corre i 100 metri o un maratoneta professionista che in gara corre per 42 km e 195 metri?
Piccola doverosa premessa: l’articolo che state per leggere ha il solo fine di divulgare una ricerca scientifica e non vuole proporre in nessun modo diete a base del cibo spazzatura (junk food).
Consumare almeno tre tazze al giorno di tè verde o nero fa bene al cuore. Il tè, grazie all’alto contenuto di flavonoidi, gli antiossidanti naturali particolarmente conosciuti e apprezzati per le loro proprietà salutistiche, non solo protegge dalle malattie cardiovascolari ma gioca un ruolo importante anche nella prevenzione di altre patologie come diabete e obesità. È quanto emerge da alcune ricerche presentate a Parigi durante le Giornate Europee della Società Francese di Cardiologia e secondo le quali bere regolarmente tè riduce le possibilità di avere un infarto del miocardio.
Dopo il