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Informazioni su dott. Emilio Alessio Loiacono

Medico Chirurgo iscritto all’albo dei Medici Chirurghi di Roma con numero d’iscrizione 61477. Direttore del gruppo di ricerca Medicina OnLine.

Formistin (cetirizina) 10mg/ml gocce orali, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICDenominazione

FORMISTIN 10 MG/ML GOCCE ORALI, SOLUZIONE

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Cetirizina dicloridrato.

Eccipienti

Glicerolo; glicole propilenico; saccarina sodica; metile paraidrossibenzoato (E 218); propile paraidrossibenzoato (E 216); sodio acetato; acido acetico glaciale; acqua depurata.

Indicazioni

In adulti e pazienti pediatrici, a partire da 2 anni di eta’: trattamento dei sintomi nasali e oculari della rinite allergica stagionale e perenne; trattamento sintomatico dell’orticaria cronica idiopatica.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo, ad uno qualsiasi degli eccipienti, all’idrossizina o a qualunque derivato della piperazina; pazienti con grave insufficienza renale con clearance della creatinina inferiorea 10 ml/min.

Posologia

Bambini di eta’ compresa tra 2 e 6 anni: 2,5 mg due volte al giorno (5gocce due volte al giorno). Bambini di eta’ compresa tra 6 e 12 anni:5 mg due volte al giorno (10 gocce due volte al giorno). Adulti e ragazzi di eta’ superiore ai 12 anni: 10 mg una volta al giorno (20 gocce). Le gocce devono essere depositate su un cucchiaio o diluite in acqua e assunte per via orale. Se si utilizza la diluizione, si deve considerare che il volume di acqua aggiunto alle gocce deve essere in quantita’ tale da poter essere assunto dal paziente, specialmente per la somministrazione pediatrica. La soluzione diluita deve essere somministrata immediatamente. Pazienti anziani: sulla base dei dati disponibili,nei soggetti anziani con funzionalita’ renale normale non risulta necessaria alcuna riduzione della dose. Pazienti con insufficienza renaledi grado da moderato a grave : non sono disponibili dati che documentino il rapporto efficacia/sicurezza nei pazienti con insufficienza renale. Poiche’ la cetirizina e’ prevalentemente escreta per via renale,nei casi in cui non possono essere utilizzati trattamenti alternativi,gli intervalli tra le dosi devono essere personalizzati in base allafunzionalita’ renale. Per utilizzare tale posologia, e’ necessario avere una stima della clearance della creatinina (CL cr ) del paziente espressa in ml/min. La CL cr (ml/min) puo’ essere ricavata partendo dalvalore della creatinina sierica (mg/dl) usando la seguente formula: clcr uguale [140- eta’ (anni)] x peso (kg) diviso 72 x creatinina sierica (mg/dl) (x 0,85 per le donne). Clcr >= 80 ml/min normale: 10 mg unavolta al giorno; clcr 50-79 ml/min lieve: 10 mg una volta al giorno; clcr 30-49 ml/min moderata: 5 mg una volta al giorno; clcr < 30 ml/mingrave: 5 mg una volta ogni 2 giorni; clcr < 10 malattia renale all’ultimo stadio – pazienti in dialisi: controindicata. Nei pazienti pediatrici affetti da insufficienza renale, la dose dovra’ essere adattata individualmente, tenendo in considerazione la clearance renale, eta’ e il peso corporeo del paziente. Pazienti con insufficienza epatica: i pazienti affetti solo da insufficienza epatica non necessitano di alcunadattamento della posologia. Pazienti con insufficienza epatica e renale: si raccomanda un adattamento della posologia.

Conservazione

Conservare a temperatura non superiore a 25 gradi C.

Avvertenze

Alle dosi terapeutiche, non sono state evidenziate interazioni clinicamente significative con alcool (per livelli ematici di alcool di 0,5 g/l). Tuttavia, si raccomanda cautela in caso di assunzione concomitante di alcool. Si raccomanda cautela nei pazienti epilettici e nei pazienti a rischio di convulsioni. Il metilparaidrossibenzoato e il propilparaidrossibenzoato contenuti nelle gocce orali 10 mg/ml possono causare reazioni allergiche (talora ritardate). A causa della quantita’ di alcuni eccipienti nella formulazione, la soluzione orale non e’ raccomandata nei bambini di eta’ inferiore a 2 anni. I test cutanei per l’allergia sono inibiti dagli antistaminici ed e’ richiesto un periodo di wash-out (di 3 giorni) prima di effettuarli.

Interazioni

Per il profilo farmacocinetico, farmacodinamico e di tollerabilita’ della cetirizina, non sono previste interazioni con questo antistaminico. Negli studi di interazione farmaco-farmaco, in effetti, non sono state riportate ne’ interazioni farmacodinamiche ne’ interazioni farmacocinetiche significative, in particolare con pseudoefedrina o teofillina(400 mg/die). Il grado di assorbimento della cetirizina non viene ridotto dall’assunzione di cibo, sebbene la percentuale di assorbimento sia diminuita.

Effetti Indesiderati

Studi clinici hanno mostrato che la cetirizina al dosaggio raccomandato ha effetti indesiderati minori a livello del SNC, che includono sonnolenza, affaticamento, capogiri e cefalea. In qualche caso, e’ stata riportata stimolazione paradossa del SNC. Benche’ la cetirizina sia uninibitore selettivo dei recettori H 1 periferici e sia relativamente priva di attivita’ anticolinergica, sono stati segnalati rari casi di difficolta’ nella minzione, disturbi dell’accomodazione dell’occhio e secchezza delle fauci. Sono stati segnalati rari casi di funzionalita’epatica anomala con innalzamento degli enzimi epatici accompagnato dabilirubina elevata, nella maggior parte dei quali risolti a seguito diinterruzione del trattamento di cetirizina dicloridrato. Nell’ambitodi sperimentazioni cliniche controllate in doppio cieco o di studi difarmacologia clinica, nei quali sono stati confrontati gli effetti dicetirizina verso placebo o altri antistaminici al dosaggio raccomandato (10 mg al giorno per la cetirizina) per le quali sono disponibili dati quantitativi di sicurezza. In base a questi dati, nell’ambito di sperimentazioni controllate verso placebo sono stati segnalati i seguenti eventi avversi con una incidenza pari o superiore all’1,0 % con cetirizina 10 mg. Organismo nel suo insieme – patologie generali: affaticamento. Patologie del sistema nervoso centrale e periferico: capogiri,cefalea. Patologie del sistema gastro-intestinale: dolore addominale,secchezza delle fauci, nausea. Disturbi psichiatrici: sonnolenza. Patologie del sistema respiratorio: faringite. Sebbene statisticamente l’incidenza della sonnolenza con la cetirizina fosse piu’ comune che conil placebo, tale evento e’ risultato di entita’ da lieve a moderata nella maggioranza dei casi. Ulteriori studi in cui sono state effettuateprove obiettive hanno dimostrato che le usuali attivita’ quotidiane non vengono compromesse alla dose giornaliera raccomandata, nei volontari sani giovani. Reazioni avverse con una incidenza pari o superiore all’1 % nei bambini di eta’ compresa tra 6 mesi e 12 anni, in studi clinici controllati verso placebo o studi di farmacologia clinica. Patologie del sistema gastro-intestinale: diarrea. Disturbi psichiatrici: sonnolenza. Patologie del sistema respiratorio: rinite. Organismo nel suo insieme – patologie generali: affaticamento. >>Esperienza post-marketing. Gli effetti indesiderati sono descritti secondo la classificazione MedDRA per sistemi e organi e in accordo con la frequenza definitasulla base dell’esperienza post-marketing. Le frequenze sono definitecome segue: molto comune (>=1/10); comune (>=1/100, <1/10); non comune(>=1/1.000, <1/100); raro (>=1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000), non nota. Patologie del sistema emolinfopoietico. Molto raro: trombocitopenia. Disturbi del sistema immunitario. Raro: ipersensibilita’; molto raro: shock anafilattico. Disturbi psichiatrici. Non comune: agitazione; rari: aggressivita’, confusione, depressione, allucinazione, insonnia; molto raro: tic. Patologie del sistema nervoso. Non comune: parestesia; rari: convulsioni, disordini dei movimenti; molto rari:disgeusia, sincope, tremore, distonia, discinesia; non nota: amnesia,compromissione della memoria. Patologie dell’occhio. Molto rari: disturbo dell’accomodazione, visione offuscata, oculorotazione. Patologie cardiache. Raro: tachicardia. Patologie gastrointestinali. Non comune:diarrea. Patologie epatobiliari. Raro: funzionalita’ epatica alterata(innalzamento delle transaminasi, della fosfatasi alcalina, della gamma-GT e della bilirubina). Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comuni: prurito, rash; raro: orticaria; molto rari: edema angioneurotico, eruzione fissa da farmaci. Patologie renali e urinarie. Molto rari: disuria, enuresi. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Non comuni: astenia, malessere; raro:edema. Esami diagnostici. Raro: aumento di peso.

Gravidanza E Allattamento

Per cetirizina sono disponibili pochissimi dati clinici su gravidanzeesposte al trattamento. Studi sugli animali non mostrano effetti dannosi diretti o indiretti per quanto riguarda la gravidanza, lo sviluppoembrionale/fetale, il parto o lo sviluppo post-natale. La prescrizionea donne in gravidanza o che allattano deve essere effettuata con cautela. Cetirizina e’ escreta nel latte materno a concentrazioni che rappresentano dal 25% al 90% di quelle misurate nel plasma, a seconda deltempo di campionamento dopo la somministrazione. Pertanto la prescrizione a donne che allattano deve essere effettuata con cautela.

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Differenza tra insufficienza renale acuta, cronica e dialisi

MEDICINA ONLINE RENI RENE URINA APPARATO URINARIO URETRA URETERE AZOTEMIA ALBUMINA SINDROME NEFRITICA NEFROSICA PROTEINURIA POLLACHIURIA UREMIA DISURIA CISTITE INFEZIONE POLICISTICO LABORATORIO INSUFFICIENZA RENALEI reni sono due organi a forma di fagiolo localizzati nel mezzo della parte bassa della schiena, su entrambi i lati della colonna vertebrale. L’urina che si forma nei reni scorre attraverso dei tubi, chiamati ureteri, per essere depositata nella vescica, da quest’ultima l’urina raggiunge l’esterno tramite l’uretra. Hanno funzione di filtrazione del sangue e collaborano nel determinare la pressione arteriosa grazie alla loro capacità di eliminare liquidi tramite l’urina. Varie condizioni e patologie possono determinare la perdita parziale o totale della funzionalità renale, fino anche alla dialisi.

  1. Si definisce insufficienza renale acuta (IRA) la patologia caratterizzata da un rapido decremento della funzione renale; è potenzialmente fatale.
  2. Si definisce invece insufficienza renale cronica (IRC) la sindrome caratterizzata dal lento e progressivo decadimento della funzione renale, indipendentemente dalla causa; nei casi di insufficienza renale più gravi, può rendersi necessaria la dialisi o il trapianto renale.

Leggi anche: Apparato urinario: anatomia e fisiologia [SCHEMA]

Insufficienza renale acuta

L’insufficienza renale acuta è caratterizzata da una compromissione molto rapida della funzione renale; tale compromissione può avere molte cause fra cui patologie e/o altre problematiche quali per esempio disidratazione da perdite di fluidi corporei (per esempio in seguito a diarrea, febbre, sudorazione e vomito), scarsa assunzione di liquidi, assunzione di sostanze tossiche per il rene (molti farmaci, fra cui vari FANS e alcuni antibiotici), assunzione di diuretici (questi farmaci possono provocare sia un’eccessiva perdita di acqua sia un aumento eccessivo del flusso sanguigno verso il rene con conseguente ostruzione dell’arteria renale) e ipovolemia da perdite ematiche. L’insufficienza renale acuta viene solitamente suddivisa in tre categorie:

  • IRA da cause pre-renali: si ha un’alterazione del processo di filtraggio legata all’afflusso di sangue verso le arterie renali (è la più diffusa tra le insufficienze renali acute);
  • IRA da cause renali: nel secondo caso si ha un coinvolgimento dei tubuli che consentono il passaggio del filtrato glomerulare;
  • IRA da cause post-renali: nel terzo caso si ha un problema nel processo di espulsione delle urine

I sintomi e segni dell’insufficienza renale acuta sono diversi; peraltro in alcuni casi la patologia è asintomatica e il problema viene rilevato casualmente in seguito ad analisi di laboratorio effettuate per altri motivi. Fra i sintomi e i segni più frequenti in caso di insufficienza renale acuta vanno ricordati i seguenti:

  • riduzione della produzione di urina (oliguria), anche se, occasionalmente, la diuresi risulta normale;
  • ritenzione di liquidi con conseguente gonfiore agli arti inferiori;
  • sonnolenza;
  • fame d’aria;
  • affaticamento;
  • stato confusionale;
  • nausea;
  • convulsioni e/o coma (nei casi più gravi);
  • dolore o senso di oppressione al petto.

La diagnosi si basa su una serie di esami di laboratorio (BUN -azoto ureico ematico-, Creatinina, Sodio, Potassio, Cloro, Calcio, Fosforo, Emocromo, Acido urico, esame delle urine) e strumentali (radiografia addominale, ecografia, TAC, RMN, scintigrafia renale, urografia, biopsia renale).

Il trattamento dell’insufficienza renale acuta richiede solitamente la degenza in una struttura sanitaria; la terapia è rappresentata dall’eliminazione della causa che l’ha provocata, dal ripristino della diuresi e degli equilibri idroelettrolitici, dal trattamento delle infezioni. Ovviamente è necessario anche il trattamento delle eventuali complicanze.

Il rischio di danno renale permanente in seguito a insufficienza renale acuta è concreto; peraltro l’IRA può avere esito fatale; questo rischio è più elevato nei soggetti che avevano problemi renali prima di manifestare il problema acuto.

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Insufficienza renale cronica

L’insufficienza renale cronica è una condizione patologica piuttosto seria legata a un lento, ma progressivo declino delle funzioni renali. Diversamente da quanto accade nel caso dell’insufficienza renale acuta che ha un decorso rapido e improvviso, l’insufficienza renale cronica è una condizione che si sviluppa nel corso di settimane e mesi o addirittura di anni.

Le principali cause di insufficienza renale cronica sono il diabete mellito (sia di tipo 1 che di tipo 2) e l’ipertensione arteriosa; queste patologie, infatti, sono in grado di danneggiare i piccoli vasi sanguigni presenti nell’organismo, ivi compresi quelli che si trovano nei reni. Altre cause di insufficienza renale cronica sono rappresentate da patologie autoimmuni, rene policistico, pielonefrite ricorrente, ostruzione delle vie urinarie e reflusso, utilizzo cronico di farmaci metabolizzati a livello renale ecc.

Relativamente ai segni e ai sintomi, va premesso che il declino della funzione renale può essere talmente lento che non è infrequente che la patologia rimanga asintomatica per lunghi periodi di tempo; questo rappresenta un problema di non poco conto perché la patologia, di fatto, passa inosservata fino a quando i reni non hanno subito danni irreparabili. Quando si manifesta, fra i segni i sintomi più comuni vi sono un aumento della frequenza delle minzioni, ematuria, urine torbide e dal colore scuro; altri segni e sintomi sono rappresentati da ipertensione arteriosa, senso di fatica persistente, edemi, calo ponderale, fiato corto, sete eccessiva, crampi, prurito, rash cutanei, alitosi, nausea e vomito. Man mano nell’organismo si accumulano tossine e si possono avere anche convulsioni e confusione mentale. Si possono poi verificare varie complicanze fra cui alterazioni elettrolitiche, in particolare iperkaliemia, ipercalcemia e iperfosfatemia, anemia, ipertensione arteriosa, frequenti sanguinamenti, disidratazione, osteoporosi ecc.

Per la diagnosi ci si avvale degli stessi mezzi citati a proposito dell’insufficienza renale acuta. Per quanto concerne il trattamento, nel caso della forma cronica, si devono adottare severi cambiamenti nella dieta, passando a un’alimentazione priva di sodio, con poche proteine e fosfati, per evitare ulteriori danni ai reni, e una terapia farmacologica che consenta di correggere gli squilibri presenti nell’organismo. Nel caso dei pazienti ormai giunti all’uremia, le uniche possibilità sono rappresentate dalla dialisi e dal trapianto renale (quest’ultimo indicato soprattutto per i pazienti molto giovani). La forma più completa di terapia è rappresentata dal trapianto; in più della metà dei casi, il rene trapiantato funziona in modo ottimale anche dopo quindici anni dall’intervento. In caso di fallimento del trapianto, il paziente torna alla dialisi, ma potrà in seguito effettuare un nuovo tentativo.

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Dialisi

La dialisi è un processo che consente di purificare il sangue mediante un macchinario specifico, il rene artificiale, la cui introduzione ha permesso di garantire la sopravvivenza ai malati di insufficienza renale cronica. Infatti, fino agli anni Sessanta, chi non poteva sottoporsi a trapianto di rene, arrivava alla sindrome uremica terminale e inevitabilmente moriva nel giro di pochi giorni o alcune settimane. Nell’emodialisi è necessario attivare la circolazione extracorporea del sangue, con appositi macchinari; il paziente dovrà recarsi più volte alla settimana in ospedale (o presso un centro specializzato) per sottoporsi al trattamento. Nel caso della dialisi peritoneale si utilizza come membrana il peritoneo (invece di un filtro artificiale come nell’emodialisi). Qui viene introdotto il liquido di dialisi per effettuare lo scambio delle sostanze. Questo secondo tipo di trattamento può essere effettuato anche durante la notte, a domicilio, riducendo così notevolmente il disagio per il malato.

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Perché nuotare fa così bene alla salute?

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Nel periodo estivo – ma non solo – possiamo dedicarci ad attività sportive che fanno davvero molto molto bene alla salute. Oggi parliamo del nuotare, una attività che aiuta tutto il corpo a restare in forma, fornendo anche una buona dose di divertimento.

Nuotare aiuta a bruciare le calorie in eccesso, abbassa lo stress e oggi sappiamo che è un toccasana anche per ridurre i rischi cardiovascolari per il cuore. Dedicarsi regolarmente alla disciplina per 3-4 volte a settimana dai 15 ai 45 minuti, può infatti abbassare la pressione e migliorare la funzione vascolare. A dimostrarlo sono importati studi scientifici, che dimostrano come l’arteria carotidea in chi ha deciso di allenarsi diventi più elastica e reattiva ai cambiamenti nel flusso sanguigno. Un segnale molto utile perché quando queste arterie sono rigide il cuore ha più difficoltà a pompare il sangue. Inoltre, nuotare fa bene alla schiena ed è un rimedio ottimo per eliminare la cellulite, inestetismo che rappresenta un vero problema per milioni di donne in tutto il mondo. Il nuoto rafforza poi le difese immunitarie, perché aumenta la produzione di linfocitit T, nemici di virus ed infezioni.

Nei bambini favorisce lo sviluppo armonioso della struttura ossea e corregge alcune deviazioni della colonna vertebrale; ma è adatto anche agli anziani, perché in acqua il rischio di traumi all’apparato locomotore è quasi del tutto inesistente e perché coinvolge e attiva tutti i muscoli del corpo. A seconda dei diversi stili di nuoto, inoltre, si possono ottenere risultati mirati per ogni parte del corpo.

Con il nuoto libero si tonificano soprattutto glutei, addominali e spalle. Il dorso è ottimo per rinforzare la schiena e allungare i muscoli flessori dei fianchi. La rana fa lavorare maggiormente il torace e l’interno cosce, mentre delfino e farfalla, che richiedono una grande forza e flessibilità, sviluppano soprattutto la parte superiore del corpo. Il nuoto è inoltre lo sport ideale in caso di lombalgie ed altri problemi alla schiena perché la colonna vertebrale viene alleggerita dal peso del corpo.

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Il plasma contiene fibrinogeno? Ed il siero?

technician placing blood tubes in the laboratory centrifuge

technician placing blood tubes in the laboratory centrifuge

Il plasma contiene fibrinogeno? La risposta è SI. Il plasma è composto per il 90% da acqua, in cui sono disciolti sali e proteine plasmatiche: albumina, fattori della coagulazione prodotti dal fegato, le immunoglobuline (o anticorpi per la difesa) prodotte dai linfociti e appunto fibrinogeno.

Il siero sanguigno – o più semplicemente “siero” – invece NON contiene fibrinogeno. Il siero è infatti plasma privo di fibrinogeno, fattore VIII, fattore V e protrombina.

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Dove si trova l’orifizio dell’uretra femminile rispetto alla vagina?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTURE PHOTO.jpgIl meato uretrale (o orifizio, o apertura, in inglese urethral opening) è un piccolo forellino relativamente ben nascosto che nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride (vedi foto in alto). Attraverso il meato uretrale fuoriesce l’urina che – attraverso l’uretra – giunge dalla vescica.

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Siete stati cresciuti da un genitore narcisista? Ecco i 6 segni che lo indicano

MEDICINA ONLINE FATHER PADRE SON SONS FIGLIO MAN UOMO GENITORE FAMILY FAMIGLIA MADRE MENTE CERVELLO CRESCITA BAMBINO BIMBO AMORE FAMIGLIARE COMPONENTI MADRE PATRIGNO PROBLEMI ANAFFETTIVOPer gli estranei vostro padre è una sorta di potentissima “calamita sociale” capace di attirare persone delle più svariate estrazioni. Vostra madre è la donna perfetta, che cerca di accontentare tutti e si destreggia tra mille cose con estrema facilità. Ma una volta chiusa la porta di casa, la messinscena sparisce. Solo tu, come figlio, sai cosa significa sopportare la loro freddezza per giorni, magari dovuta a una banale sciocchezza. O tollerare il peso delle loro continue pretese di “perfezione” e dimostrazioni di forza, non sempre appropriate per la tua età. Tu solo sai cosa significa avere dei genitori narcisisti.

Il disturbo narcisistico di personalità è uno dei 10 disturbi di personalità descritto nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tra le più auterevoli guide psichiatriche. I narcisisti tendono ad avere un’autostima esagerata e fondano la loro identità sulle lodi e le approvazioni altrui. Le loro relazioni personali sono superficiali e basate prevalentemente su come le altre persone li vedono, con pochissima (o nessuna empatia) per l’esperienza altrui.

Sono convinti di essere migliori delle altre persone, ma tendono a provare anche un forte senso di vergogna per le critiche che ricevono o per gli errori che commettono. I ricercatori stimano che meno dell’1% della popolazione generale sia affetta dal disturbo “conclamato”, ma il 2-16% delle persone che si rivolgono a uno specialista mostra dei segnali. Di solito sono le persone care a convincerli a cercare aiuto per non rovinare rapporti, carriera o altri aspetti positivi della loro vita, come spiega la psicologa Wendy Behary, fondatrice del centro di Terapia cognitiva del New Jersey e autrice del libro “Disarming the Narcissist: Surviving and Thriving with Self-Absorbed”.

Ma i figli dei narcisisti spesso si trovano in una posizione scomoda e raramente insistono affinché i genitori cerchino aiuto. Anzi, possono anche non comprendere a pieno la natura dei loro genitori finché non sono loro stessi a rivolgersi ad uno specialista, come ha spiegato Behary che aiuta le persone con Disturbo narcisistico di personalità e le loro “vittime”. Mentre i narcisisti sono di diverse “specie” e mostrano sintomi che variano all’interno di uno spettro, la dottoressa Behary sottolinea che ci sono pochi elementi per stabilire se un adulto è stato cresciuto da un genitore narcisista. Nei punti elencati di seguito, insieme allo psicologo Craig Malkin, analizza le caratteristiche di un genitore narcisista suggerendo cosa dovrebbe fare un adulto per interrompere il circolo vizioso delle sue decisioni autolesioniste.

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1) Sei un vero e proprio zerbino

Un genitore narcisista è capace di calpestare un’intera famiglia per soddisfare i suoi desideri, senza dare troppa importanza ai bisogni altrui. Per questo motivo, da adulti, i figli dei narcisisti tendono a “espiare” la colpa dei genitori e si fanno in quattro per assicurarsi che nessuno si accorga del problema. Oppure si sono sentiti dire per una vita intera che i loro bisogni sono irrilevanti. In ogni caso, il risultato è lo stesso: lasciano che la gente li calpesti perché non sono riconoscono le loro necessità e non sanno come esternarle. Non sono capaci di dire “Io conto” oppure “Ho delle esigenze” perché credono sia narcisistico. Come ha spiegato la dottoressa Behary: “Cercando con tutte le forze di non essere narcisisti finiscono per essere calpestati da chiunque”. “Ho avuto clienti con genitori capaci di farli sentire malati, pazzi o egoisti semplicemente perché esplicitavano delle esigenze elementari. Uno dei miei clienti si sentiva così “inutile” e spaventato da essere tormentato dagli incubi. Indietreggiava di fronte a qualsiasi figura autoritaria perché nella sua mente riaffiorava il ricordo del padre”.

Cosa fare: imparate quanto più potete sul narcisismo, così da essere in grado di identificare i messaggi disfunzionali che vi hanno accompagnato durante la crescita ed iniziare a lavorare per sconfiggerli.  “Se incontro una persona cresciuta da un genitore narcisista (o se qualcosa mi lascia intendere che mi trovo di fronte ad un caso simile) è molto importante per me assicurarmi che comprenda il narcisismo in ogni sua sfumatura”, spiega Behary. “Insieme, capiamo il tipo di narcisismo del genitore e soprattutto rintracciamo la parte della personalità del cliente che è state soffocata durante il suo percorso di vita”.

2) Hai paura di essere un narcisista a tua volta

Alcuni bambini credono che l’unico modo per evitare di essere ridicolizzati e maltrattati sia comportarsi come i loro genitori e, negli anni, questa tecnica di sopravvivenza diventa il loro unico approccio verso il mondo. Una volta adulti, i soggetti che hanno adottato questi meccanismi di difesa possono avere atteggiamenti denigratori o offensivi verso gli altri perché temono (sin da bambini) che, se non mostrano la loro forza per primi, saranno schiacciati proprio come accadeva quando erano piccoli, spiega Malkin. “I bambini molto determinati, più estroversi sin dalla nascita, spesso diventano narcisisti. Alla base del loro comportamento c’è il concetto: “Se non puoi sconfiggerli, allora fai come loro”.

Cosa fare: rivolgetevi ad uno specialista che vi aiuti ad abbandonare questo modello comportamentale “abusante”, soprattutto se avete un partner e/o dei figli.  “I figli dei narcisisti, che a loro volta tendono a sminuire e denigrare gli altri, non sono casi disperati ma devono rimboccarsi le maniche e lavorare duramente sul lato emotivo”. Devono essere a loro agio nel sentire ed esprimere anche le emozioni che li mostrano vulnerabili come la tristezza, il senso di solitudine e la paura”

3) Ti senti in competizione con i tuoi fratelli

I narcisisti non sanno porsi dei limiti personali e vedono le altre persone come delle loro estensioni. Nelle famiglie numerose, uno dei figli può essere scelto per “rispecchiare” i pregi del genitore narcisista. Riceve maggiori attenzioni più elogi e supporto, ma è sempre sotto pressione. Di contro, l’altro figlio può essere il bersaglio delle frustrazioni genitoriali e diventa un vero e proprio capro espiatorio, costretto a sopportare il peso di non riuscire mai farne una giusta rispetto al fratello “prescelto”. Si tratta di due diverse proiezioni della personalità narcisitica del genitore, ma il figlio “prediletto” e il capro espiatorio avranno due infanzie molto diverse, cosa che li metterà l’uno contro l’altro anche da grandi.

Cosa fare: condividete con i vostri fratelli quanto avete imparato. Se siete stati i figli prescelti probabilmente nutrite rancore verso i vostri fratelli perché non hanno subito la pressione cui eravate soggetti voi. Ma se siete i “capri espiatori” potreste avercela con i vostri fratelli perché tutti gli elogi e la gloria sono stati riservati a loro, lasciandovi a bocca asciutta. È importante capire che il narcisista mette le persone una contro l’altra allo scopo di soddisfare le proprie esigenze e che questa dinamica non è da ricondurre ad una colpa dei figli.  “I narcisisti amano mettere le persone su un piedistallo, quasi quanto amano buttarle giù. Le persone perfette non deludono, così “idolatrare” i propri figli è un modo per evitare la preoccupazione di essere delusi o feriti. Eleggere i capri espiatori ha lo stesso scopo. Mette il narcisista nelle condizioni di non aspettarsi troppo e di non preoccuparsi di un’eventuale delusione, perché nessuno ripone le proprie speranze in una persona che considera inutile”.  C’è una speranza per i fratelli che hanno ricevuto questo trattamento da bambini, anche se alla fine l’unico collante dovesse rivelarsi la loro esperienza comune alle prese con un genitore narcisista, spiega la dottoressa Behary. “Possono riscoprirsi molto legati l’uno all’altro. Sono come ostaggi che attraversano diverse fasi di tortura”.

4) Ti senti più un ‘partner’ che un figlio

Non tutti i narcisisti hanno una personalità sfrontata e impudente. A qualcuno piace attirare l’attenzione facendo la vittima o descrivendo i propri problemi come più gravi di qualsiasi dilemma altrui. A volte, cercano di controllare le azioni degli altri minacciando di farsi del male se le cose non vanno come dicono loro. Chi ha avuto questa tipologia di genitore narcisista può percepire la propria infanzia come una corsa continua per cercare di spegnere un fuoco dopo l’altro. Come il tentativo perenne di mantenere la pace per non ferire nessuno. Alcuni clienti della dottoressa Behary hanno ammesso di essersi sentiti come dei partner per i loro genitori, ciò significa che erano loro a supportare emotivamente la figura genitoriale e non il contrario. Oppure sentono di aver passato la loro esistenza ad arginare la rabbia del padre nei confronti del resto della famiglia.  “Questi bambini sentono di dover gestire da soli una situazione drammatica. Per farlo, rinunciano a molte delle loro esigenze di bimbi”.

Cosa fare: prendetevi del tempo per riconoscere il bambino che è ancora dentro di voi, che aveva ed ha ancora dei bisogni. La dottoressa Behary invita ad usare il potere dell’immaginazione (magari coadiuvato da foto dell’infanzia) per riconoscere le esigenze emotive che non sono state prese in considerazione e che ancora non vengono soddisfatte dalle figure genitoriali.  “Quel bimbo sta ancora soffrendo ed ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui. Ha bisogno di sentirsi in pace, deve sapere che anche lui ha dei diritti”, spiega la dottoressa Behary.

Leggi anche: Le 8 tattiche usate dai narcisisti per controllare le conversazioni

5) La tua autostima si basa unicamente sui risultati che ottieni

Alcuni figli di narcisisti credono che il solo modo per andare avanti nel mondo sia imitare i propri genitori. La loro autostima deriva da quanto “producono”, dalla loro performance lavorativa e dal risultato ottenuto. Anche se non sono afflitti dalla scarsa autostima e dallo schiacciante senso di vergogna di un vero narcisista, alcuni adulti possono diventare dei veri e propri maniaci del lavoro. Hanno imparato che la loro resa lavorativa è l’unica cosa che può definirli come persone. “Il figlio di un narcisista impara che conta solo quanto produce. È un atteggiamento simile a quello del narcisista vero e proprio, ma i figli spesso non hanno la stessa sfrontatezza e sono più distaccati e introversi”, dice la Behary.

Cosa fare: cercate di empatizzare con le figure genitoriali, suggerisce la dottoressa. Non dovete essere dispiaciuti per loro, ma potrebbe essere utile “entrare” nelle emozioni e nelle scelte di un’altra persona per capire i suoi pensieri e le sue decisioni anche se non siete d’accordo. La dottoressa Behary sa che questi soggetti soffrono anche perché le tecniche di sopravvivenza sviluppate da bambini possono ritorcersi contro di loro in età adulta. Anche se alcuni ricercatori credono che ci sia un fondamento biologico che rende certe persone più esposte al narcisismo, altri affermano che il disturbo derivi da un complesso insieme di fattori, inclusi l’aver ricevuto critiche troppo severe o, al contrario, essere stati troppo elogiati durante l’infanzia. Questo porterebbe il bambino a “proteggere” la scarsa autosima con un’immagine forte, che rasenta la perfezione. Inoltre lo rende particolarmente bisognoso di conferme, ammirazione e complimenti per sentirsi “normale”, rendendolo allo stesso tempo particolarmente sensibile alle critiche. “Tengo molto ai pazienti con cui lavoro perché so che soffrono. Gli altri potrebbero pensare che sono troppo morbida con loro. Anche se li ritengo responsabili dei loro comportamenti negativi, non li incolpo per la formazione che hanno ricevuto”. La dottoressa Behary sa però che, sebbene i suoi pazienti non abbiano colpe per il loro modo di essere, è loro responsabilità (non dei figli) fare qualcosa a riguardo.

6) Non hai alcuna percezione di te stesso, dei tuoi desideri, delle tue esigenze o dei tuoi obiettivi

Un tratto rivelatore di una personalità narcisistica è il senso di superiorità, di grandezza, la convinzione di essere migliore degli altri anche senza avere prove che lo giustifichino. I genitori narcisisti possono considerarsi una specie di “élite”. Spesso però il fatto di non aver raggiunto un certo livello di successi, li porta a vivere “per interposta persona” , attraverso i figli e i loro risultati. Molti figli di narcisisti ammettono: “Non so come ho iniziato questa carriera, non era ciò che volevo davvero”. Oppure: “Mi sono sempre sentito come una sorta di riflesso di mia madre, non come una persona indipendente”.

Cosa fare: prendete in considerazione l’idea di diminuire o eliminare i contatti con i genitori manipolatori. Non tutti i narcisisti sono responsabili di abusi, come spiega Malkin. Ma i genitori che presentano forme estreme di narcisismo hanno il potere di far sentire i loro figli come dei “gusci vuoti”, una volta adulti. Per questo, a volte, la cosa più giusta da fare è limitare il contatto con queste relazioni tossiche, soprattutto se il genitore crede di non avere nulla di cui scusarsi. Malkin spiega che sono tre i segnali che dovrebbero convincere un adulto a valutare questa scelta: l’abuso, la negazione e la presenza di malattie mentali. Nessuno dovrebbe sopportare la violenza mentale o fisica e se i genitori non vogliono ammettere la presenza di un problema, ci sono poche propabilità di cambiare le cose. La malattia mentale (che in questo caso si baserà sulle bugie e su una manipolazione spietata) indica che i genitori non sono solo incapaci di mettersi nei panni altrui, ma probabilmente sono anche incapaci di entrare in empatia con gli altri. Possono perfino arrivare a non avere alcuna coscienza. “Queste persone sono responsabili al 100% della loro violenza e sono i soli che possono fermarla. Fino a quel momento, interagire con loro non è sicuro”, conclude Malkin.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Eosinofili alti, bassi, valori normali ed interpretazione

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINAI granulociti eosinofili sono un tipo di globuli bianchi il cui contenuto contiene granuli che legano fortemente l’eosina, una sostanza in grado di conferire loro un tipico colore rosso-arancio; hanno funzione di difesa dell’organismo, anche per esempio verso i parassiti intestinali come i vermi.

Vengono prodotti dal midollo osseo, partendo da cellule staminali comuni agli altri globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.

Una volta maturi circolano nel sangue per 6-10 ore per migrare poi nei tessuti e sopravvivere ulteriori 8-12 giorni svolgendo le loro funzioni.Svolgono il loro compito nelle reazioni allergiche e nella difesa da parassiti ed elminti (vermi). Sono in grado di rilasciare mediatori per i processi infiammatori e l’uccisione dei microbi.

Una seconda importante funzione, benchè negativa per l’uomo, è la secrezione di leucotrieni, molecole coinvolte nell’asma in grado di stimolare tra l’altro la secrezione di muco e favorire una broncocostrizione.

Valori Normali

  • 0.04-0.4 x 109/l e rappresentano normalmente circa il 2-4% dei globuli bianchi

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Interpretazione

Per eosinofilia si intende un valore di eosinofili più alto del normale e questo può verificarsi nel sangue od in un preciso sito di infiammazione/infezione; quando viene rilevata un’eosinofilia tissutale (per esempio nell’analisi del muco) è probabile che invece i livelli circolanti nel sangue siano normali.

L’esame del sangue rileva invece solo alte concentrazioni in questo fluido e possono essere associati per esempio a malattie parassitarie e reazioni allergiche ai farmaci, fra  le cause più comuni. L’aumento dei valori si registra quando un gran numero di eosinofili sono rilasciati in un sito specifico, oppure quando il midollo osseo ne produce in quantità eccessiva. Ciò può essere causato da una varietà di condizioni tra cui:

  • Malattie parassitarie e fungine,
  • Allergie, comprese quelle a farmaci o alimenti,
  • Malattie del surrene,
  • Disturbi della pelle (eczema, dermatite, …),
  • Malattie infiammatorie intestinali,
  • Tossine,
  • Malattie autoimmuni,
  • Patologie endocrine,
  • Asma,
  • Tumori.

L’eosinopenia è al contrario caratterizzata dalla carenza di eosinofili, può essere dovuta all’uso di cortisone o da gravi stress continuati e  da infezioni batteriche molto gravi ed aggressive; quando rilevata solo occasionalmente in genere non ha significato clinico.

Valori Bassi
(Eosinopenia)

  • Cortisonici
  • Infezione acuta e severa
  • Shock
  • Sindrome di Cushing
  • Stress
  • Trauma

Valori Alti
(Eosinofilia)

  • Allergia
  • Anemia perniciosa
  • Artrite reumatoide
  • Colite ulcerosa
  • Leucemia
  • Linfoma di Hodgkin
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Morbo di Addison
  • Parassitosi intestinale
  • Policitemia
  • Scarlattina
  • Scleroderma
  • Tumore al polmone
  • Tumore alle ovaie
  • Tumore allo stomaco

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Fattori che influenzano l’esame

Il loro numero può presentare oscillazioni dal giorno alla notte, a seconda delle stagioni e delle fasi del ciclo mestruale nella donna.

L’abuso di alcool può causare diminuzione dei valori.

Quando viene richiesto l’esame

L’esame viene richiesto come controllo di routine insieme ai restanti valori dell’emocromo oppure per la conferma della diagnosi di specifiche condizioni e malattie.

Preparazione richiesta

Non è richiesta alcuna preparazione.

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Fecaloma ed ostruzione intestinale: quando chiamare il medico

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOIl fecaloma, anche chiamato coprolita, è un ammasso di feci disidratate e dure che si può formare nell’intestino crasso o all’interno di un diverticolo per diverse cause. Il fecaloma può essere capace di ostruire del tutto il normale transito delle feci, provocando stipsi severa e complicanze anche gravi, che necessitano l’intervento tempestivo di personale sanitario.

Complicanze della presenza di fecaloma

Le maggiori complicanze si associano all’impaccamento fecale.  Volvolo intestinale, megacolon ed ostruzione rettale si osservano in casi rari ma sono complicanze potenzialmente gravi. Con frequenza decisamente maggiore si possono osservare:

  • ostruzione delle vie urinarie: in genere associata ad una compressione dell’uretere in corrispondenza della giunzione uretero vescicale oppure ad innalzamento della vescica, che a sua volta produce una forte angolazione dell’uretra e l’ostruzione.
  • ulcera stercoraria: derivante dalla necrosi della mucosa per la pressione causata dalla presenza del fecaloma. Le ulcere sono generalmente confinate al retto e al sigma, meno frequentemente può essere colpito anche il colon trasverso.
  • perforazione spontanea del colon: avviene quasi esclusivamente con i fecalomi di maggiori dimensioni. La prevenzione di questa complicanza consiste semplicemente nella somministrazione di agenti ammorbidenti delle feci, di mucillagini idrofile o di lassativi blandi.

In questi casi, e quando un fecaloma si verifica frequentemente, è necessario l’intervento del medico.

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