Zampe spezzate e dato alle fiamme: cagnolino torturato e buttato nell’immondizia da due adolescenti

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZAMPE SPEZZATE FIAMME CAGNOLINO BOTTE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina1.jpgCattiveria pura. Non c’è altro modo per definire ciò che due adolescenti, uno di 15 e uno di 16 anni, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, hanno fatto con questo povero cucciolo indifeso dagli occhi tristi ed impauriti.
Il cagnolino, di nome Chunky, è stato individuato da un istituto di protezione animale locale ed il suo stato era semplicemente sconvolgente e deplorevole.
Si è scoperto che il piccolo animale ha dovuto sopportare ogni tipo di tortura nelle mani degli adolescenti. Chunky è stato preso a calci e pugni, costretto a ingerire droga, il suo musetto era stato bruciato con le fiamme di un accendino in vari punti, infilzato nell’occhio destro, le sue zampe erano rotte ed era stato gettato dentro un cestino della spazzatura per strada. Come giustificare questo? COME?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZAMPE SPEZZATE FIAMME CAGNOLINO BOTTE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina2.jpg
La cosa davvero sorprendente è che sia rimasto vivo. Dopo alcuni giorni che ha vissuto tra la vita e la morte, il piccolo Chunky è stato ritrovato a vagare da solo, di notte per le strade tra le auto che gli sfrecciavano pericolosamente vicino. Era silenzioso, a testa bassa e riusciva a malapena a reggersi sulle zampe tanto era demoralizzato, dolorante e denutrito.
Una delle dipendenti dell’ente che ha salvato Chunky, Caroline Doc, ha affermato che questo è stato il caso più inquietante che abbia mai visto. “I ragazzi sono stati rintracciati e sono arrivati a confessare tutto quello che hanno fatto. Hanno tentato di giustificarsi sostenendo di aver fatto tutto sotto l’effetto delle droghe e di non essere responsabili delle proprie azioni. Ma non c’è perdono. Anche dopo le cure, il cane ancora soffriva”.

Ora fortunatamente il cagnolino ha iniziato la sua lenta riabilitazione che lo riporterà a camminare meglio ed a curare le ferite del corpo. Ma quelle dell’anima, dopo tutte queste torture, temo non si rimargineranno mai.

Fonte: Pelo fim da Escravidão Animal – STOP Animal Slavery

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Lussazione della spalla: cause, tipi, sintomi e cosa fare per guarire

MEDICINA ONLINE OSSO SPALLA LUSSAZIONE DELLA SPALLA ECOGRAFIA ULTRASUONI RISONANZA MAGNETICA RAGGI RX RADIOGRAFIA IMMAGINE ANTERIORE POSTERIORE DIFFERENZE ARTICOLAZIONE BRACCIO.jpgLa lussazione della spalla è, tra tutti i tipi di lussazione, quella di gran lunga più frequente. Questa tipologia di lussazione si verifica quando la testa dell’omero viene a perdere contatto con la cavità glenoidea, il punto in cui si articola con la scapola. La shoulder dislocation, come viene chiamata nei Paesi anglosassoni, è un evento decisamente più comune nei soggetti di sesso maschile (rapporto 9:1) e nei giovani rispetto agli anziani. In ambito sportivo, la lussazione della spalla si verifica più frequentemente negli sport cosiddetti “di contatto” come, per esempio, il baseball, il basket, l’hockey, la lotta e il rugby; un’altra disciplina sportiva in cui tale evento non è infrequente è lo sci.

Le cause di lussazione della spalla

Le cause alla base di una lussazione della spalla sono abbastanza numerose; una delle più frequenti è la caduta in appoggio su braccio extraruotato (l’extrarotazione del braccio quando si cade è un meccanismo istintivo di difesa; si tende in fatti a ruotare esternamente il braccio allo scopo di creare un punto di appoggio per proteggere il corpo dagli effetti della caduta. Un altro evento che può determinare la lussazione della spalla è un trauma di notevole intensità su braccio intraruotato e addotto. Anche un violento scontro, con collisione della spalla contro un avversario di gioco o contro un qualsivoglia ostacolo, può determinare la lussazione; lo stesso può dirsi di una caduta sul versante laterale della spalla. In ambito sportivo, questo sportivo di infortunio può essere dovuto a un movimento brusco del braccio sopra la testa (i classici esempi sono quello del movimento compiuto dal lanciatore di una squadra di baseball e quello effettuato da un giavellottista al momento del lancio dello strumento). Anche un’iperlassità congenita o acquisita può portare alla lussazione; nel primo caso si tratta di una naturale predisposizione all’instabilità dell’articolazione, mentre nel secondo caso il problema è relativo a una precedente lussazione.

Leggi anche: Differenze tra distorsione, lussazione, sublussazione e strappo muscolare

Le tipologie di lussazione della spalla

Si possono distinguere due tipologie di lussazione della spalla:

  • lussazione scapolo-omerale
  • lussazione acromion-claveare.

1) LUSSAZIONE SCAPOLO-OMERALE

La lussazione scapolo-omerale rappresenta circa la metà di tutte le lussazioni. La testa dell’omero può lussarsi in varie direzioni ovvero anteriormente, posteriormente o superiormente alla glenoide; si parla quindi rispettivamente di lussazione scapolo-omerale anteriore, posteriore e di luxatio erecta.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LUSSAZIONE DELLA SPALLA CAUSE COSA FARE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgSegni e sintomi di lussazione scapolo-omerale della spalla
La lussazione scapolo-omerale anteriore è senza ombra di dubbio quella che si presenta con più frequenza e si verifica da una caduta con il braccio in abduzione ed extrarotazione. La sintomatologia è caratterizzata da un fortissimo dolore e da deficit funzionale pressoché totale; tipicamente il braccio è pendente lungo il tronco, extraruotato; la palpazione della spalla mette in evidenza la perdita della sua caratteristica rotondità e rende possibile la localizzazione della testa dell’omero lussato. La cavità glenoidea risulta vuota.

Diagnosi di lussazione scapolo-omerale della spalla
È opportuno un esame della sensibilità della cute del moncone laterale della spalla per evidenziare eventuali lesioni del nervo circonflesso. Oltre all’esame obiettivo si rende necessario un esame radiografico ed ecografico che oltre a evidenziare la lussazione avrà il compito di documentare l’eventuale presenza di fratture associate.

Complicazioni della lussazione scapolo-omerale della spalla
La frattura della testa dell’omero e la lesione del nervo circonflesso (che ha come conseguenza la paralisi del muscolo deltoide) non sono le sole complicanze che possono verificarsi in caso di lussazione di spalla. Spesso infatti un trauma del genere può portare, tardivamente, a un quadro di lussazione abituale.

Terapia della lussazione scapolo-omerale della spalla
La terapia della lussazione scapolo-omerale prevede in prima battuta (possibilmente nel giro di 24 ore) la sua riduzione (ovvero il suo riposizionamento). La manovra di riposizionamento (manovra di Kocher) deve essere eseguita da personale medico; generalmente la manovra viene effettuata in anestesia locale per limitare il più possibile il dolore. Dopo la riduzione è opportuno eseguire un nuovo esame radiografico. Il braccio verrà immobilizzato con un tutore che dovrà essere indossato per un periodo che può variare da una a tre settimane. Solitamente il braccio viene posizionato in rotazione interna e con l’avambraccio aderente al corpo. Va però precisato che alcuni autori ritengono più efficace il posizionamento in rotazione esterna che probabilmente, nella stragrande maggioranza dei casi viene evitato a causa della sua maggiore scomodità.  I tempi di guarigione sono molto variabili (si va dai due ai sei mesi). Le attività fisiche non particolarmente pesanti possono essere intraprese nel giro di tre-quattro settimane.

Lussazioni recidivanti
Il problema delle lussazioni recidivanti si verifica con più frequenza nei soggetti di età inferiore ai 30 anni. In soggetti più anziani le probabilità di lussazioni recidivanti sono decisamente inferiori. È anche per questo che i trattamenti riabilitativi variano con l’aumentare dell’età. È fondamentale cercare di evitare le recidive perché più le lussazioni sono frequenti più aumenta il rischio di danneggiare seriamente le strutture anatomiche coinvolte. È altresì importante non trascurare le lussazioni della spalla dal momento che, a lungo andare, possono verificarsi sia fenomeni degenerativi della cartilagine articolare sia serie compromissioni funzionali della spalla. Nei soggetti di giovane età, per scongiurare il pericolo di recidive, si tende ad agire chirurgicamente riposizionando in artroscopia il labbro glenoideo e i legamenti articolari. L’efficacia di tale intervento è decisamente elevata (sfiora il 95%).

Leggi anche:

2) LUSSAZIONE ACROMION-CLAVEARE

La lussazione acromion-claveare si verifica tipicamente a causa di un trauma diretto o di una caduta sulla spalla.

Segni e sintomi della lussazione acromion-claveare della spalla
Nella stragrande maggioranza dei casi il capo clavicolare ha uno spostamento verso l’alto, mentre l’acromion si sposta verso il basso. La clavicola si disloca verso l’alto; la sintomatologia è caratterizzata da dolore e risulta praticamente impossibile muovere la spalla.

Quadro di sublussazione
Quando la lussazione non è completa e alle manifestazioni sopraccitate si associa un rigonfiamento di lieve entità siamo di fronte a un quadro sub-lussazione; in questo caso è necessario trattare l’infortunio immobilizzando l’arto per un periodo di circa tre settimane. Terminata questa fase ci si dovrà sottoporre a un ciclo rieducativo i cui scopi sono sostanzialmente due: il recupero della forza e il ripristino del movimento. Il ritorno alle normali attività lavorative potrà avvenire dopo 30-40 giorni, mentre per quanto riguarda le attività sportive è necessario attendere almeno due mesi.

Lussazione completa
Nel caso invece di lussazione completa si avrà un sollevamento completo dell’acromion; la sintomatologia è caratterizzata da un dolore intensissimo e da deformità del profilo della spalla. Per il riavvicinamento dei capi articolari è inevitabile il ricorso alla pratica chirurgica. Dopo l’intervento chirurgico sarà necessario immobilizzare la spalla per almeno un mese dopodiché sarà necessario intraprendere un ciclo rieducativo.

I migliori prodotti per la cura delle ossa e dei dolori articolari

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

PSA totale e free alto: capire i risultati dell’esame e rischio di tumore alla prostata

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PSA TOTALE FREE LIBERO ALTO TUMORE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene VaginaIl PSA (acronimo di Prostatic Specific Antigen, in italiano Antigene Prostatico Specifico, anche chiamato semenogelasi), è un enzima, appartenente alla classe delle idrolasi, che viene prodotto dalla prostata, la ghiandola posta lungo l’uretra che produce la parte liquida dello sperma. L’esame del PSA è un esame che viene utilizzato per individuare precocemente gli uomini che possono sviluppare il carcinoma della prostata, uno dei più diffusi tumori maligni del sesso maschile, essendo il PSA un formidabile marker tumorale. I marker tumorali o marcatori tumorali sono quelle sostanze riscontrabili nel sangue o nel liquido ascitico che presentano un aumento significativo della loro concentrazione in presenza di alcuni tipi di tumore. Un aumento di uno specifico marker, può far scattare nel medico un “campanello d’allarme” ed indurlo ad effettuare ulteriori analisi per individuare il tumore correlato all’aumento di quel determinato marker. L’aumento di un dato marker, non basta comunque da solo per poter fare diagnosi di tumore.

Che funzioni ha il PSA?

La funzione fisiologica del PSA è la dissoluzione della gelatina che serve a intrappolare gli spermatozoi e che è composta di semenogelline e di fibronectina. Il PSA catalizza la proteolisi di queste due proteine e favorisce la liquefazione del coagulo, lasciando che gli spermatozoi siano liberati.

Perché eseguire il PSA?

Il PSA è una proteina presente nel sangue dell’uomo e che risulta essere elevata in varie situazioni, tra cui la presenza di tumore della prostata. Conoscere il PSA può essere quindi utile per sospettare o meno la presenza di un tumore prostatico, soprattutto nei pazienti considerati più a rischio.

Leggi anche: Prostata: anatomia, dimensioni, posizione e funzioni in sintesi

PSA alto significa cancro alla prostata?

All’inizio dell’articolo avevo scritto chiaramente che l’aumento di un marker tumorale, non basta da solo per poter fare diagnosi di tumore ed il PSA, nonostante sia senza dubbio uno dei marker più “capaci” nell’indicare la reale presenza di un tumore prostatico, non fa differenza. E’ quindi importante sottolineare il fatto che alti valori di PSA non sono necessariamente sinonimo di cancro prostatico.

Leggi anche: Visita andrologica completa di pene e testicoli [VIDEO]

In quali altri casi il PSA aumenta?

Il PSA può aumentare non solo in caso di cancro prostatico, ma può risultare elevato anche in presenza di:

  • ipertrofia prostatica beni­gna (adenoma prostatico): l’ipertrofia prostatica benigna (più correttamente denominata “iperplasia prostatica benigna“) è una patologia benigna che si presenta solitamente dopo i 50-60 anni, e consiste in un ingrossamento della parte centrale della prostata, che può diventare anche 2-3 volte più grande del normale.È dovuta all’aumento degli estrogeni che si ha in età avanzata, ed essendo la prostata ricca di recettori per gli estrogeni, subisce facilmente l’influsso di questo cambiamento ormonale. L’ingrossamento della prostata, pur essendo una neoplasia benigna, dà origine a problemi soprattutto di origine meccanica. La pressione della prostata ingrossata contro vescica e uretra rende difficoltosa la minzione, addirittura risulta difficile iniziare ad urinare e svuotare completamente la vescica. Di conseguenza, i residui che rimangono nella vescica possono essere la causa di infezioni secondarie, conseguenti all’ipertrofia prostatica.Le difficoltà nel controllo dell’urina possono portare a casi estremi in cui sia necessario l’uso del catetere. Le cure vanno dai rimedi farmacologici e fitoterapici fino all’intervento chirurgico. Per approfondire: Ipertrofia o iperplasia prostatica benigna: cause, sintomi e cure
  • infezione urinaria;
  • infiammazione (prostatite): la prostatite è l’infiammazione della prostata, può essere dovuta a svariate cause e le diverse forme di prostatiti colpiscono circa il 14% della popolazione nazionale.
    Principalmente, le prostatiti acute e croniche sono di origine batterica e si curano con antibiotici sistemici. Le forme acute iniziano con un dolore che aumenta velocemente e si risolvono, se ben curate in pochi giorni: i sintomi sono febbre, brividi, problemi o dolore a urinare, urgenza e difficoltà nella minzione, nausea e vomito, dolori diffusi.Nelle forme croniche il dolore aumenta più lentamente e per la guarigione completa possono volerci anni: anche in questo caso vi è urgenza di urinare spesso ma con risultati poco soddisfacenti, dolore nella zona pelvica che aumenta con l’eiaculazione.Esistono poi anche prostatiti che non sono causate da batteri e vengono chiamate prostatosi. Vi è poi un particolare tipo di prostatite, particolarmente dolorosa, detta prostatite cronica o sindrome del dolore pelvico cronico: in questo caso le cause della patologia sono sconosciute e generalmente vengono imputate ad una qualche forma di prostatosi (dove l’agente patogeno è un microbo ma non un batterio) o ad un problema nel sistema nervoso o stress psicologico. Il dolore coinvolge anche schiena, pene e addome e può aumentare durante o subito dopo l’eiaculazione e la minzione, con gravi conseguenze sulla qualità della vita della persona che viene colpita.Infine, esiste la prostatite infiammatoria asintomatica, che non necessita generalmente di trattamento e viene scoperta casualmente quando si va ad indagare su altre affezioni dell’apparato urinario o riproduttore maschile;
  • manovre o solleciti del­l’apparato urinario per esempio, dovuti al posizionamento di un catetere, cistoscopia;
  • un recente rapporto sessuale con eiaculazione;
  • una recente masturbazione con eiaculazione;
  • eiaculazioni frequenti;
  • una visita con esplorazione digito-rettale, a tal proposito leggi anche: Esplorazione rettale digitale della prostata: fa male? A che serve?;
  • un’ecografia transrettale;
  • minimi traumatismi ripetuti, dovuti all’uso della bicicletta o alle vibrazioni da guida prolungata di moto.

Per i motivi sopra esposti , se possibile è sempre meglio effettuare il test del PSA a distanza di qualche giorno dalle condizioni sopra menzionate (quelle evitabili ovviamente).

Leggi anche: Prostatite batterica ed abatterica: cause e cure dell’infiammazione della prostata

Che significa PSA totale e PSA free (libero)?

Il PSA totale è la somma della quantità di PSA libero e di PSA legato a proteine di trasporto, misurato in nanogrammi per millilitro, disciolti nel plasma.
Se il valore di PSA totale risulta elevato, il laboratorio procede in automatico al calcolo del ratio (cioè del rapporto) tra il PSA totale ed il PSA free, cioè il PSA libero, analisi che viene eseguita sullo stesso siero già prelevato. Infatti, se il rapporto tra il PSA-totale e il PSA-free è ancora alterato, aumenta la pro­babilità che l’anomalia sia dovuta a tumore della prostata maligno e, quindi, il medico consiglierà ulteriori esami di approfondimento, come, per esempio, una ecografia transrettale e una biopsia, al fine di arrivare alla certezza della diagnosi. Va ricordato che non esistono sintomi specifici del tumo­re del carcinoma della prostata, se non quelli dovuti all’ostruzione determi­nata dall’ingrossamento della ghiandola che è causa di indebolimento del getto delle urine, aumento della frequenza ad urinare sia di giorno che di notte e stimolo impellente ad urinare, sintomi che non sono distinguibili da quelli dell’ipertrofia prostatica benigna.

Leggi anche: Esplorazione rettale digitale della prostata [VIDEO]

Da che età è consigliabile controllare il PSA?

E’ un esame utile a titolo di prevenzione e deve essere effettuato dai 40 anni di età in poi, insieme alla visita urologica. In caso di patologie tumorali in famiglia, soprattutto a livello prostatico, i controlli dovrebbero essere anticipati di almeno cinque anni.

Ogni quanto fare l’esame?

E’ con­sigliabile effettuarlo una volta ogni due anni (anche meno in soggetti a rischio, con casi di tumore in famiglia e con frequenti sintomi di malattia urinaria).

Leggi anche: Il peperoncino e gli altri cibi che irritano la tua prostata e possono causarti eiaculazione precoce

Come si fa l’esame del PSA?

Il PSA si valuta grazie ad un semplice prelievo di sangue venoso in cui non è necessario il digiu­no, anche se è consigliabile perché in questo modo il siero è più fluido. Nelle ventiquattro ore precedenti l’esecuzione dell’analisi, è necessario non andare in bici o in motocicletta (il sellino, infatti, stimola la prostata), non avere rapporti sessuali o altri stimoli di alcun genere sulla prostata (per esempio l’e­splorazione manuale rettale durante la visita dall’urologo). Tutto questo per­ché se la ghiandola viene stimolata comincia a produrre PSA e, quindi, l’a­nalisi potrebbe risultare falsata in eccesso.

Leggi anche: Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

I valori normali di PSA

I valori normali di PSA per un uomo adulto, sono:

  • PSA totale 0-4 ng/ml (ng/ml si legge “nanogrammi per millilitro di sangue)
  • Rapporto PSA free/PSA totale superiore a 0,20

Interpretare i valori

Per interpretare i valori del PSA totale e libero ed il loro rapporto, serve tener presente che:

  • se il valore del PSA totale è inferiore a 4 nanogrammi per millilitro di sangue, non vi è nulla da segnalare. Il PSA, infatti, viene prodotto normalmente dalla prostata, per cui un valore, anche se basso, di questa proteina è sempre presente nel sangue.
  • se il suo valore è uguale o superiore a 4 nanogrammi per millilitro di sangue, siamo in presenza di una anomalia che potrebbe essere causata da una infezione delle vie urinarie, ipertrofia prostatica benigna oppu­re dal più preoccupante carcinoma della prostata. Il laboratorio in auto­matico esegue il PSA-free, cioè il PSA-libero, che è la quota di PSA che generalmente circola libero nel sangue:
    • se il PSA libero / PSA totale ha unrapporto basso, inferiore a 0,2: in questo caso abbiamo un PSA totale di cui la maggior parte è costituita da PSA legato, quindi prodotto probabilmente da cellule tumorali. In questo caso la diagnosi è di un’alta probabilità di tumore maligno;
    • se il PSA libero / PSA totale ha rapporto normale o elevato, maggiore di 0,2: in questo caso abbiamo un PSA totale di cui la maggior parte è costituita da PSA libero, prodotto da una ghiandola prostatica che difficilmente presenta un tumore maligno.

Leggi anche: Prostata: ogni quanto tempo fare il controllo del PSA?

Valutare il PSA a casa

La valutazione del PSA può essere effettuata anche a casa, usando un test pratico ed affidabile come quello consigliato dal nostro Staff medico: https://amzn.to/44JmBFz

Valore del PSA e probabilità di tumore

Più è alto il valore di PSA, maggiore sarà il rischio di tumore prostatico:

  • PSA totale 0-4: c’è il 10% di probabilità di avere un tumore alla prostata, che nel 90% dei casi coinvolge solo la prostata senza aver fatto metastasi;
  • PSA totale 4-10: c’è il 25% di probabilità di avere un tumore alla prostata, che nel 70% dei casi coinvolge solo la prostata senza aver fatto metastasi:
  • PSA totale >10: c’è il 50% di probabilità di avere un tumore alla prostata, che nel 50% dei casi coinvolge solo la prostata senza aver fatto metastasi.

Leggi anche: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Il tumore della prostata

Il cancro alla prostata è la neoplasia maschile più diffusa: in Italia ne vengono colpiti più di 40.000 uomini ogni anno, principalmente individui che abbiano superato i 50 anni di età. È un tumore strettamente legato all’età anagrafica, tanto che quasi tutti gli over 80 presentano l’inizio di una neoplasia alla prostata, anche asintomatica. La buona notizia riguardo a questo tumore maligno è che nella maggior parte dei casi si tratta di un tipo di cancro poco aggressivo per due motivi: tende a non dare metastasi (fatto che migliora la prognosi) od a produrle molto tardivamente e tende a progredire piano, crescendo con estrema lentezza. Ne esistono tuttavia forme aggressive con crescita rapida e facilità nel produrre metastasi, che viaggiano attraverso i vasi sanguigni e i vasi linfatici andando ad attecchire soprattutto come metastasi ossee, rilevabili con la scintigrafia ossea. I fattori di rischio per il cancro alla prostata sono l’età superiore a 40 anni, l’appartenenza all’etnia afro-americana, la predisposizione familiare (parenti con cancro alla prostata o al seno), il fumo di sigaretta, l’obesità e consumo di alimenti ricchi di grassi saturi, frequenti infezioni alla prostata. Inizialmente, il tumore alla prostata può essere asintomatico, cioè a non dare al paziente alcuna manifestazione della sua presenza, almeno fino a quando la sua dimensione non induce i primi sintomi e segni, del tutto simili a patologie benigne, come difficoltà nella minzione (urgenza, frequenza, sensazione di svuotamento incompleto della vescica), seguiti da un aggravamento del quadro generale con possibilità di:

  • sangue nelle urine o nello sperma;
  • eiaculazionedolorosa;
  • minzione dolorose;
  • disfunzione erettile;
  • dolori diffuso in zona pelvica e addominale;
  • spossatezza e perdita di appetito;
  • incontinenza urinaria;
  • perdita di peso nelle fasi avanzate.

La conseguenza più grave è data dalle metastasi ossee, che portano ad una eccezionale fragilità dello scheletro, che è indolenzito e indebolito al punto tale per cui anche i traumi più lievi causano fratture (fratture patologiche). La rimozione chirurgica della prostata è un rimedio risolutivo nella maggioranza dei casi, ma può condurre a disfunzione erettile permanente, salvo gli interventi chirurgici detti di “nerve sparing“, che conservano la funzionalità erettiva del pene perché permettono di asportare la ghiandola prostatica i fasci di nervi responsabili dell’erezione peniena. Per approfondire: Tumore maligno della prostata (carcinoma prostatico): cause, sintomi e terapie

Ho il PSA elevato, che faccio?

Nel caso di PSA elevato, è SEMPRE IMPORTANTE eseguire una visita urologica o andrologica con analisi attenta di eventuali sintomi urinari presenti, come la minzione frequente. Durante la visita, il medico provvederà ad una esplorazione digito-rettale e – se necessario – una ecografia transrettale che analizzi la prostata e calcoli il suo volume: il volume prostatico associato al valore di PSA è infatti molto utile al medico per fare una corretta diagnosi.

Leggi anche: Prostata ingrossata ed infiammata: ecco cosa fare per mantenerla in salute

Integratori alimentari per il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di diminuire infiammazioni e bruciori e migliorare la salute della prostata:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Emette gas intestinali durante l’intervento chirurgico: i risultati sono disastrosi

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-gas-intestinali-chirurgico-disastrosi-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogrSi era recata in un ospedale di Tokyo per un intervento chirurgico ma durante l’operazione una donna trentenne ha emesso dei gas intestinali che hanno causato l’incendio della sala operatoria, provocandole ustioni in tutto il corpo.

Colpa di un laser

L’incendio è scoppiato il 15 aprile al Tokyo Medical University Hospital, secondo il giornale Asahi Shimbun, nel momento in cui un medico stava utilizzando un laser sul collo dell’utero della donna. Il fuoco provocato dal contatto tra il laser ed il gas emesso dalla paziente, ha bruciato la maggior parte del corpo della donna, la vita e le gambe, secondo News.com.au. Secondo un rapporto sull’incidente, in sala operatoria non erano presenti materiali infiammabili durante l’intervento chirurgico e le attrezzature funzionavano normalmente. Quando il gas intestinale della paziente si è disperso nello spazio della camera (operatoria) si è acceso con l’irradiazione del laser, e la fiamma si è diffusa fino al telo chirurgico causando l’incendio.

Leggi anche: Lo operano per un tumore e gli trovano 40 coltelli nella pancia

I dubbi

C’è qualcosa in questa storia che non quadra, secondo il chirurgo di Los Angeles dr. Michael Zadeh che, in una dichiarazione rilasciata alll’Huffington Post americano, ha detto: “Ho eseguito moltissimi interventi chirurgici al colon-retto e anali e questo non è mai accaduto. È necessaria una quantità superiore di metano nel colon per provocare delle lesioni così gravi”. Zadeh ha dichiarato che la quantità di gas rilasciata durante un peto si potrebbe incendiare quando fonti di calore come gas ed elettrocoagulazione sono utilizzate nelle vicinanze. Ma rimane comunque scettico. “Tutte le informazioni che ho sentito coinvolgono casi di occlusione intestinale dovuti all’accumulo di gas metano. Dubito che questo sia l’unico fattore determinante in questa storia” ha aggiunto il chirurgo.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Black Monday 19 ottobre 1987: il lunedì nero dell’economia mondiale

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LUNEDI NERO ECONOMIA MONDIALE Soldi Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene HD.jpg

Indice Dow Jones dal luglio 1987 al gennaio 1988

Forse siete qui perché avete appena visto il film di Martin Scorsese “The Wolf of Wall Street”, dove se ne parla nelle prime scene del film: mi riferisco al “lunedì nero“, il più grave crollo economico della storia dell’economia mondiale, un tipico cigno nero, cioè un evento inaspettato che cambia il mondo.

Tutto iniziò lunedì 19 ottobre 1987. Quella storica mattina molti operatori raccontarono di essere andati a lavorare con una strana sensazione di disagio, perché il venerdì precedente l’indice dei titoli industriali, il Dow Jones, era sceso di 108.35 punti.
Il primo mercato ad aprire dopo il weekend era stata la Borsa australiana di Melbourne. I prezzi furono messi sotto pressione fin dall’inizio, registrando grandi perdite. Anche a Tokio la Borsa aveva aperto più bassa, chiudendo tuttavia con una perdita limitata del 2,5%. Ma a Hong Kong non ci fu moderazione. In una febbrile attività di compravendita l’indice azionario perse l’11%, raggiunto il quale la Borsa sospese gli scambi per eccesso di ribasso per tutta la settimana. Lo scenario fu lo stesso a Singapore.

In vista di questi eventi le borse europee aprirono sotto la minaccia di una tempesta. A Londra e a Zurigo gli indici scesero dell’11% a Francoforte e a Parigi, Stoccolma e Copenhagen del 6% con pesanti vendite su tutti i comparti e in un’atmosfera da differenti livelli di panico collettivo. Prima della chiusura delle borse europee, le principali società finanziarie americane avevano iniziato le consuete riunioni della mattina per fare il punto sui mercati. Una era la Merrill Lynch, il cui analista capo, Robert J. Farrell, annunciò che era estremamente pessimista. “Una caduta di 200 punti” non sarebbe stata impossibile. Anche il presidente della Kidder, Peabody &Co., Max C. Chapman Jr. aveva visto le sue preoccupazioni aumentare nel weekend e quel lunedì mattina avvertì i suoi collaboratori che avrebbero dovuto affrontare una giornata difficile. E quando gli operatori arrivarono in ufficio in una terza società di intermediazione, la Donaldson, Lufkin & Jenrette, furono sorpresi nello scoprire che il consiglio d’amministrazione aveva assunto delle guardie armate per proteggersi dai clienti infuriati. La ramanzina del presidente, che si concludeva con queste parole: “Cerchiamo di ragionare a mente fredda e forse riusciremo a sopravvivere a questa situazione”, non risollevò certo il morale. Poi suonò il gong e iniziarono gli scambi.

Quando i primi prezzi iniziarono a scorrere sugli schermi dei computer l’indice industriale era a 2180 punti, 67 punti in meno rispetto al livello del venerdì precedente. Cinquanta milioni di azioni furono scambiate già nei primi 30 minuti dopo l’apertura. Poi i prezzi iniziarono a scendere lentamente e inesorabilmente, mentre gli scambi raggiunsero un livello mai registrato prima. Ogni minuto tre milioni di azioni cambiavano mani. Dopo un’ora, 140 milioni di azioni erano state scambiate e l’indice era sceso ulteriormente a 2145. Poi iniziò il vero collasso. Un operatore urlò “Stiamo affondando”, le linee telefoniche diventarono incandescenti e i computer non riuscivano più a tenere il passo, erano sempre più indietro rispetto agli scambi, riportando alla fine i prezzi delle azioni con mezz’ora di ritardo. La causa principale era stato il computer trading, allora molto diffuso. Un esercito di computer, programmati per tenere allineati i prezzi delle azioni con quelli dei future, iniziò a immettere sul mercato un flusso infinito di stop-order, dato che in quel momento i prezzi dei future erano inferiori del 20% a quello delle azioni sottostanti. Il mercato scese inesorabilmente, minuto dopo minuto, e nessuno aveva la minima idea di quanto sarebbe successo ancora. Alla Shearson Lehman gli operatori misero sulle loro scrivanie un cartello su cui c’era scritto: “Alle scialuppe di salvataggio!”

Quando finalmente arrivarono le 4 e suonò il gong di chiusura, si sentì l’urlo disperato di un operatore: “Questa è la fine del mondo!” Poi venne la quiete. Nel corso di sette ore l’indice azionario americano era sceso del 23% raggiungendo 1739 punti, con un volume record di 604 milioni di azioni.
Ma le borse non dormono a lungo. Un paio di ore dopo che la Borsa della West Coast aveva chiuso, aprì la Borsa di Tokio, in un evidente stato di shock. Nella prima mezz’ora di scambi 247 dei 250 principali titoli furono sospesi e gli altri vennero scambiati a prezzi che colavano a picco, chiudendo con una caduta del 15%.

Il martedì il mostro si scatenò anche in Europa. A Londra l’indice crollò del 12% e a Parigi il mercato aprì con un tonfo del 10%, raggiunto il quale i sistemi informatici della Borsa crollarono e gli scambi furono in parte sospesi. A Piazza Affari ci fu una caduta dei prezzi del 10% dall’inizio degli scambi. Poi diversi titoli guida furono sospesi. In Spagna cercarono di gestire la situazione con i titoli principali, ma alla fine sospesero tutti i titoli guida. L’Europa era capitolata e l’unica speranza era che gli Usa rompessero il circolo vizioso.

Quando New York aprì alle 15.30 (orario europeo), non sembrava che questo potesse accadere. Fin dall’apertura i prezzi fluttuarono selvaggiamente, e presto fu presa la decisione di sospendere gli scambi di quasi 90 titoli. Ma non appena il presidente della Borsa dichiarò la completa disfatta e una chiusura di tutta la Borsa, iniziò un rally frenetico e l’indice chiuse a 1841,01, il 6% in più del livello del giorno precedente.
Il mercoledì mattina era tutto finito. In tutto il mondo gli operatori iniziarono a lavorare in un mercato positivo, in cui tutto era come prima. Così improvvisamente come il mostro era apparso, scomparve di nuovo. Dopo i due giorni più strani della Borsa iniziò una fase di grandi guadagni e si diffuse una strana sensazione attraverso i mercati, in cui tutti facevano la stessa domanda: “Che cosa è successo?”.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Bilirubina diretta, indiretta, coniugata e libera: valori normali, ittero, significato, patologie

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo RomaBILIRUBINA DIRETTA INDIRETTA ITTERO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina

La bilirubina è una sostanza derivante dall’emoglobina, in particolare dalla distruzione dei globuli rossi al termine del loro ciclo vitale. Si distinguono due tipi di bilirubina,:

  • bilirubina libera (anche chiamata indiretta, sono sinonimi);
  • bilirubina coniugata (anche chiamata diretta).

Il termine “bilirubinemia” indica la bilirubina ematica, cioè quella contenuta nel nostro sangue.

Che differenza c’è tra la bilirubina diretta (o “coniugata”) e quella indiretta (o “non coniugata” o “libera”)?

La bilirubina che viene riversata nel sangue quando un globulo rosso viene distrutto, è in forma libera (o indiretta o non coniugata). Si lega all’albu­mina, una proteina prodotta dal fegato, e viene captata dalle cellule del fega­to che la legano all’acido glucuronico, una sostanza che la rende solubile nella bile. In questa forma legata all’acido glucuronico la bilirubina prende il nome di bilirubina coniugata (o diretta) e viene escreta con la bile nell’intestino. Qui, ad opera della flora bat­terica intestinale, viene in parte eliminata con le feci ed in parte riassorbita dal fegato e di nuovo escreta con la bile. Un’altra parte, invece, sfugge alla captazione del fegato e viene eliminata attraverso i reni.

Perché è importante controllare la bilirubina totale e frazionata?

L’analisi della bilirubina totale e della bilirubina frazionata (che corrisponde alla somma della bilirubina diretta ed indiretta), viene prescritta perché è utile per orientare il medico verso la diagnosi di varie malattie come, per esempio, l’eccessiva distruzione dei globuli rossi che provoca anemia o talassemia e, soprattutto, per offrire indicazioni sul funzionamento del fegato e della bile ed indagare su eventuale ittero.

Leggi anche: Cistifellea: cos’è, a cosa serve e dove si trova

Come si analizza la bilirubina?

La biliribunemia si calcola in laboratorio, su un campione ottenuto con semplice prelievo di sangue venoso periferico (dal braccio).

Come ci si prepara all’esame?

Per eseguire l’esame non è necessario essere a digiuno, anzi un digiuno protratto oltre le ventiquattro-quarantotto ore può indurre aumenti della bilirubina.

Farmaci che interferiscono col risultato dell’esame

I farmaci non influi­scono sul risultato, fatta eccezione per quelli a base di paracetamolo, clora-diezepossido, novobiocina ed acetoeximide. E’, quindi, sempre consigliabile informare il medico su quale tipo di medicinali si sta assumendo.

Quali sono i valori normali di bilirubina?

I valori normali di bilirubina, sono:

  • bilirubina totale 0,1-1,3 mg/dl
  • bilirubina libera (indiretta) 0,0-1,2 mg/dl
  • bilirubina coniugata (diretta) 0,0-0,3 mg/dl.

I valori di riferimento del test della bilirubina totale e frazionata possono cambiare in funzione dell’età, del sesso e anche della strumentazione in uso nel singolo laboratorio. È pertanto preferibile consultare i range forniti dal laboratorio direttamente sul referto. Si ricorda inoltre che lievi alterazioni non indicano necessariamente malattia: è sempre importante che i risultati delle analisi vengano valutati NON in assoluto, bensì nell’insieme e mai da soli, ma sempre dal proprio medico di fiducia che conosce la propria situazione clinica specifica.

Leggi anche: Insufficienza epatica lieve, acuta e cronica: dieta e rischio di morte

Quali patologie indica un livello di bilirubina totale alto o basso?

Se il valore della bilirubina totale aumenta oltre quello normale, si parla di “iperbilirubinemia” e siamo quasi certamente in presenza di un “ittero” causato dall’eccesso di bilirubina.
Si definisce ittero la colorazione giallastra della pelle, delle sclere e delle mucose causata dall’eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue. L’iddeto non deve essere confuso con la carotenodermia. . Affinché l’ittero sia visibile il livello di bilirubina deve superare 2,5 mg/dL. Un ittero lieve (denominato “sub-ittero”), osservabile esaminando le sclere alla luce naturale, è di solito evidenziabile quando i valori della bilirubina sierica sono compresi tra 1,5 – 2,5 mg/dl. L’ittero è una condizione parafisiologica nel neonato, mentre è frequentemente segno di patologia nell’adulto.
Se invece il valore della bili­rubina è basso, si parla di “ipobilirubinemia” e nella maggioranza dei casi siamo in presenza di una anomalia spesso non rilevante.

Leggi anche: Funzionalità epatica; cos’è, cosa indica e come si misura

Quali patologie indica un livello di bilirubina libera (indiretta) alto o basso?

Il valore della bilirubina libera (o indiretta) aumenta oltre il valore nor­male, da sola, nel sangue degli itteri emolitici (come nella talassemia o da emolisi, cioè distruzione dei globuli rossi, causata da farmaci o sostanze tossiche) e nella malattia di Gilbert (che provoca un sovracca­rico di bilirubina nel sangue perché il fegato non la capta), mentre aumenta insieme alla bilirubina coniugata (o diretta) negli itteri epato­cellulari (epatite, cirrosi epatica) e negli itteri meccanici cronici (calcolidella colecisti).

Quali patologie indica un livello di bilirubina coniugata (o diretta) alto o basso?

Il valore della bilirubina coniugata (o diretta) aumenta oltre il valore normale, da sola, nella malattia di Dubin Jhonson (malattia ereditaria causata da una eccessiva presenza in circolo di bilirubina coniugata per un difetto di escrezione del fegato), mentre aumenta insieme con la bili­rubina libera (o indiretta) negli itteri epatocellulari (malattia causata da
sostanze tossiche o infettive che compromettono la capacità del fegato di secernere la bilirubina) e negli itteri meccanici cronici (malattia cau­sata da un ostacolo che ostruisce il deflusso della bile dal fegato all’inte­stino). In particolare, inoltre, aumenta rispetto alla bilirubina libera (o indiretta) negli itteri meccanici recenti (coliche epatiche causate da calcoli alla bile) e aumenta di meno negli itteri epatocellulari.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

San Benedetto a Norcia, foto prima e dopo il terremoto

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SAN BENEDETTO A NORCIA CHIESA PRIMA DOPO TERREMOTO 30 OTTOBRE 16 Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpg

30 ottobre 2016, purtroppo una nuova forte scossa di terremoto è stata avvertita in tutto il Centro Italia. Dai dati forniti dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia il terremoto di magnitudo 6.5 è stato registrato tra le province di Macerata e Perugia alle 7.40. E’ la scossa più forte dal 1980, questa scossa è stata così forte che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci saranno probabilmente altre scosse, anche sopra 5 di magnitudo, perché questo terremoto ha messo in moto un sistema che si deve riassestare. Le località vicine all’epicentro sono Castelsantangelo, Norcia e Preci. In Umbria fortunatamente non si registrano decessi, si contano tuttavia una decina di feriti – di cui due gravi – trasferiti in elicottero all’ospedale di Foligno.
Frati in ginocchio questa mattina davanti alla statua di San Benedetto a Norcia con accanto cittadini impauriti nelle immagini mostrate da Sky. Sullo sfondo appare la cattedrale della città umbra: la Basilica di San Benedetto (patrono d’Europa) e la cattedrale di Santa Maria argentea, a Norcia, sono crollate.
La Basilica di San Benedetto è stata costruita nel 1300 e sorgeva su quella che secondo la tradizione era la casa natale dei santi Benedetto e Scolastica. Ora, quello che rimane della basilica, lo potete vedere nella foto. Pochi secondi per distruggere 700 anni di storia ed arte.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Coenzima Q10 (ubiquinone): dove si trova, a cosa serve, dosaggi, controindicazioni, interazioni

MEDICINA ONLINE SALMONE SALMON FISH PESCE TAVOLA CUCINA OMEGA 3 6 9 GRASSI MARE PIATTO MANGIARE CIBO DIETA CALORIE CARBOIDRATI FOSFORO NUTRIENTI CUCINA RICETTA LIGHT DIMAGRIREIl coenzima Q10 (chiamato anche ubidecarenone o ubichinone) è una molecola del gruppo degli ubichinoni, benzochinoni liposolubili implicati nel trasporto degli elettroni nei mitocondri e nella fosforilazione ossidativa cellulare. L’ubidecarenone è particolarmente abbondante nei mitocondri del miocardio. Gli ubichinoni fungono da tramite nella catena respiratoria, fra le flavoproteine e i citocromi, quindi il coenzima Q10 è un elemento importantissimo per il corretto funzionamento del mitocondrio, un organello che funge da centrale energetica per la cellula del nostro organismo: da ciò si intuisce come sia essenziale per mantenere una buona efficienza fisica.

Cibi ricchi di coenzima Q10

Il coenzima Q10 si trova principalmente in:

  • carni come manzo, pollo e maiale
  • frutti di mare;
  • carni di organi (fegato);
  • cereali integrali;
  • soia;
  • spinaci;
  • germe di grano;
  • frutta secca;
  • oli vegetali;
  • pesci come il salmone, le sardine, gli sgombri, il merluzzo ed il tonno.

Perché usare un integratore di coenzima Q10?

Il coenzima Q10 viene oggi proposto anche come integratore alimentare, spesso in associazione ad altri antiossidanti come la vitamina C, la vitamina E, il betacarotene, il selenio e lo zinco, per contrastare l’invecchiamento dell’organismo provocato dai radicali liberi formatisi a causa di inquinamento ambientale, intensa attività fisica, fumo di sigaretta ed esposizione prolungata al sole. Il coenzima Q10 è utilizzato come integratore, soprattutto:

  • come antiaging (previene l’invecchiamento);
  • contro le cardiopatie;
  • contro l’ipertensione arteriosa;
  • per prevenire le patologie neurodegenerative;
  • come mioprotettivo (difende i muscoli dai danni procurati dallo stress intenso).

Leggi anche: Ferro: alimenti ricchi di ferro, fabbisogno giornaliero, integratore

Usi in medicina

Il coenzima Q10 viene somministrato per via orale, in aggiunta ai trattamenti tradizionali, nella cura dei disturbi cardiovascolari tra cui:

  • insufficienza cardiaca congestizia di lieve e media entità;
  • miocardiosclerosi;
  • cardiomiopatia dilatativa;
  • cardiopatie ischemiche acute e croniche;
  • scompenso cardiaco;
  • sindromi metaboliche con carenza del coenzima.

Il farmaco viene utilizzato anche per:

  • miopatie di vario tipo, primitive e secondarie, specialmente nelle miopatie mitocondriali (come encefalomiopatia mitocondriale (MELAS), sindrome di Kearns‑Sayre e sindrome MERRF);
  • fatica muscolare generalizzata;
  • distrofia muscolare dove sembra rallentare l’evolvere della malattia.

Leggi anche: Combattere le macchie cutanee sul viso: rimedi naturali, cosmetica e laserterapia

Controindicazioni

L’uso del coenzima Q10 è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo (allergia o intolleranza). Vedi anche il paragrafo “interazioni con farmaci”. In caso di dubbio chiedere sempre al proprio medico prima di assumere un integratore di coenzima Q10, soprattutto se assumi farmaci.

Coenzima Q10 in gravidanza

L’assunzione di coenzima Q10 dovrebbe essere evitata durante la gravidanza e l’allattamento.

Leggi anche: Zinco: carenza, tossicità, fabbisogno, dieta, integratore e funzioni

Dosaggi

Il coenzima Q10 è normalmente utilizzato a dosaggi compresi tra i 30 ed i 300 mg al giorno. In genere il dosaggio consigliato è 200 mg al giorno.

Modo d’uso

L’integratore di coenzima Q10 viene assorbito in maniera più efficace se assunto durante i pasti, specie insieme ad alimenti ricchi di grassi.

Leggi anche: Molibdeno: benefici, funzioni, fabbisogno, dieta, integratore, carenza, tossicità

Effetti collaterali

Il dosaggio consigliato è 200 mg/die. A dosi superiori i 200 mg al giorno, il coenzima Q10 potrebbe determinare:

  • dolore addominale;
  • nausea;
  • diarrea.

Interazioni con farmaci

Il coenzima Q10 potrebbe interagire con alcuni farmaci e sostanze, tra cui:

  • antidiabetici (potenzia l’effetto ipoglicemizzante);
  • beta bloccanti;
  • corticosteroidi;
  • doxorubicina;
  • warfarin (potenzia l’effetto anticoagulante);
  • piperina (incrementa l’assorbimento plasmatico di coenzima Q10).

Integratore consigliato

Il miglior integratore di coenzima Q10 in capsule, consigliato dal nostro Staff, è questo: https://amzn.to/3Oeinxz

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi articoli, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!