Dove finisce il collo ed inizia il torace?

MEDICINA ONLINE MEDICO ESAME OBIETTIVO ANAMNESI PATOLOGICA FISIOLOGICA FAMIGLIARE VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE COLLO.jpgIl limite superiore del torace, che divide quest’ultimo dal collo, è descritto da una linea immaginaria, denominata “linea cervico-toracica”, che, nell’uomo, origina dall’incisura giugulare dello sterno, prosegue lungo il margine superiore delle clavicole fino all’acromion della scapola e prosegue fino al processo spinoso della settima vertebra cervicale.

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Immunità specifica (acquisita): memoria passiva, attiva ed immunizzazione

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Prima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, vi consigliamo di leggere questo articolo: Sistema immunitario, immunità innata e specifica: riassunto, schema e spiegazione

Memoria immunologica

Quando i linfociti B e T vengono attivati e cominciano a replicarsi, alcuni dei loro discendenti diventano cellule di memoria a lunga durata. Durante tutto il corso della vita di un animale, esse sono in grado ricordare ogni agente patogeno specifico incontrato e, se l’agente viene rilevato nuovamente, può stimolare una forte, risposta. Questo è un sistema “adattativo” in quanto consiste in un adattamento alle infezioni causate da quel dato patogeno e prepara il sistema immunitario ad incontrarlo in futuro. La memoria immunologica può essere sotto forma di una memoria passiva a breve termine o di una memoria attiva a lungo termine.

Memoria passiva

I neonati non hanno alcuna precedente esposizione ai microbi e sono pertanto particolarmente vulnerabili alle infezioni. Diversi livelli di protezione passiva sono fornite dalla madre. Durante la gravidanza, un particolare tipo di anticorpi, chiamati IgG, si trasferisce dalla madre al bambino direttamente attraverso la placenta, in modo che i neonati umani abbiano alti livelli di anticorpi, anche alla nascita, con la stessa gamma di specificità dell’antigene della propria madre. Anche il latte maternocontiene anticorpi che vengono trasferiti all’intestino del neonato e fonendogli protezione contro le infezioni batteriche fino a quando il neonato non sia in grado di sintetizzare i propri anticorpi.  Questo è l’immunità passiva poiché il feto in realtà non produce alcuna cellula di memoria o anticorpi, prendendoli solamente in prestito. Questa immunità passiva è di solito a breve termine, della durata che va da pochi giorni fino a diversi mesi. In medicina, la protezione da immunità passiva può anche essere trasferita artificialmente da un individuo ad un altro, tramite siero ricco di anticorpi.

Memoria attiva ed immunizzazione

La memoria attiva a lungo termine viene acquisita a seguito di un’infezione e da una attivazione dei linofciti B e T. L’immunità attiva può anche essere generata artificialmente, attraverso la vaccinazione. Il principio alla base della vaccinazione (chiamato anche immunizzazione) è quello di introdurre un antigene di un agente patogeno al fine di stimolare il sistema immunitario e sviluppare l’immunità specifica contro quel particolare patogeno, senza però causare la malattia correlata a tale organismo. Questa induzione deliberata di una risposta immunitaria ha successo poiché sfrutta la specificità naturale del sistema immunitario, così come la sua inducibilità. Essendo che la malattia infettiva rimane una delle principali cause di morte nella popolazione umana, la vaccinazione rappresenta la manipolazione più efficace del sistema immunitario che l’uomo ha sviluppato. La maggior parte dei vaccini virali sono basate su virus vivi attenuati, mentre molti vaccini batterici sono basati su componenti acellulari di microrganismi, comprese tossine rese innocue. Poiché molti antigeni derivati da vaccini acellulari non inducono una forte risposta adattativa, i vaccini batterici sono forniti con coadiuvanti aggiuntivi che attivano le cellule che presentano l’antigene del sistema immunitario innato e massimizzano l’immunogenicità.

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Diarrea in gravidanza: cosa mangiare, cosa fare e rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERDITE BIANCHE GIALLE GRAVIDANZA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoPer comprendere meglio l’argomento, leggi prima: Perché viene la diarrea in gravidanza? Fa male al bambino? Cure e rimedi

La prima cosa che dovete fare in caso di diarrea in gravidanza è tenere sotto controllo gli episodi e condividerne le valutazioni con il proprio medico. Può esser comunque d’aiuto procedere verso una dieta in bianco, che aiuta a ridurre e regolarizzare le deposizioni. Tra i principali alimenti raccomandabili in caso di diarrea in gravidanza, il pane, le patate, le mele e le banane. Da evitare i cibi ricchi di grassi come la carne, i fritti, i legumi, i latticini in genere e i cibi molto ricchi di fibre, come vedremo in maniera più approfondita nel prossimo paragrafo. Per quanto concerne le bibite via libera ad acqua, succo di mela e succo d’uva. Evitare invece il caffè, che potrebbe irritare ulteriormente l’apparato digerente. Non appena sono visibili i primi miglioramenti, cercate di proseguire con questa buona dieta in bianco per evitare ricadute, tenendo conto che nei primi giorni derivanti alla scomparsa della diarrea sono normali alcuni giorni di stitichezza.

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Cura e prevenzione della diarrea in gravidanza in 8 passi:

1) Segui una dieta a base di banane, riso, mele e toast. Questi alimenti sono efficaci per bloccare la diarrea rendendo più solide le tue feci.

  • È preferibile che il riso sia integrale, così come il pane per i toast.
  • Le fibre contenute in questi alimenti assorbono acqua, rendendo le feci più solide e voluminose.
  • Sia le banane che il riso sono ottime fonti di fibre.
  • Le mele contengono pectina, che aiuta ad aumentare il volume delle feci e a bloccare la diarrea.
  • Utilizza uno di questi cibi a ogni pasto per prevenire la diarrea.
  • Saranno necessarie da 4 a 6 porzioni al giorno.

2) Mangia formaggi non fermentato, tipo il Cheddar, la Toma piemontese o l’Asiago, per introdurre enzimi in grado di solidificare le feci. Il formaggio può aiutare a solidificare le feci grazie alla presenza del caglio, una miscela di enzimi che regolano la digestione.

  • Sarà sufficiente ¼ di porzione per pasto.
  • Evita formaggini, formaggi spalmabili e fermentati.
  • Non assumere formaggio se sei intollerante al lattosio, altrimenti potresti aggravare i sintomi.

3) Evita cibi ricchi di grassi e zuccheri.

  • Evita bevande che contengono un alto contenuto di zuccheri, come quelle gassate.
  • Evita altre fonti naturali di zucchero, come la frutta e i succhi.
  • Una dieta ricca di zuccheri stimola la secrezione acida, causando irritazione gastrointestinale.
  • I cibi ad alto contenuto di grassi non sono facilmente digeribili perché non sono idrosolubili, quindi saranno difficilmente assorbiti e digeriti.
  • Questi alimenti possono causare disturbi gastrici e aggravare la diarrea.
  • Esempi di alimenti che dovresti evitare sono: succhi di frutta, bevande gassate, burro, frutta secca, caramelle, gelato, carne rossa e cibi confezionati.

4) Evita alimenti che possano irritare il tratto digestivo.

  • Questi alimenti comprendono: cibi piccanti, alimenti a base di caffeina e prodotti caseari.
  • Esempi di alimenti che dovresti evitare sono: peperoncini piccanti, spezie, caffè, tè, bevande gassate, latte, burro e yogurt.

5) Aumenta l’assunzione di liquidi per rimanere idratato. Dal momento che la diarrea priva il tuo organismo di molta acqua, devi reidratarti.

  • Bevi un litro d’acqua ogni ora per una o due ore, fino a che i sintomi non passano.
  • Questo ti aiuterà a prevenire la disidratazione.

6) Mangia dei cracker. Essendo ricchi di sodio, sono utili per ripristinare gli elettroliti persi durante la diarrea.

  • Mangiare cracker ogni 2 o 3 ore potrebbe aiutarti.
  • Mangiare una piccola quantità di cibo può anche aiutarti a sentirti più forte fornendo al tuo organismo energia e calorie.

7) Chiedi al tuo medico se puoi bere degli sport drink, per ripristinare gli elettroliti persi.

  • Queste bevande non servono per curare la diarrea, tuttavia possono aiutarti a prevenire e bloccare la disidratazione.
  • Gli sport drink contengono potassio, sodio, cloruro e glucosio, importanti nutrienti da ripristinare quando hai la diarrea.
  • Bevi 500 ml al giorno di sport drink.
  • Leggi attentamente l’etichetta di queste bevande e consulta il tuo medico prima di assumerle.

8) Rivolgiti a un medico se hai tre o più scariche di diarrea al giorno. Durante la gravidanza, la disidratazione può essere pericolosa.

  • Se hai avuto tre o più scariche di diarrea, significa che la situazione non sta migliorando.
  • Devi immediatamente contattare il tuo medico che ti dirà come comportarti e quali farmaci assumere.
  • Cerca di bere molto per evitare la disidratazione.
  • La disidratazione può nuocere anche al bambino.
  • Inoltre, se hai uno di questi sintomi, rivolgiti immediatamente a un medico:
    • Diarrea grave (più di dieci scariche al giorno);
    • Feci scure o presenza di sangue nelle feci;
    • Febbre sopra i 37,5°C;
    • Estrema secchezza alla bocca e agli occhi;
    • Vertigini;
    • Assenza di urinazione per più di 12 ore;
    • Letargia e stordimento;
    • Svenimenti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Antidepressivi triciclici: tipi, indicazioni e meccanismo di azione

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONII triciclici (TCA) sono una classe di farmaci antidepressivi che agiscono attraverso l’inibizione non selettiva (o, in alcuni casi selettiva per la noradrenalina) della ricaptazione dei neurotrasmettitori monoamine. La struttura chimica dei triciclici è analoga a quella delle fenotiazine e inizialmente vennero prodotti come farmaci antipsicotici.

Il principale effetto dei TCA consiste nel blocco della ricaptazione delle ammine dalle terminazioni nervose, probabilmente per competizione con il trasportatore. Molti di questi farmaci, inoltre, interagiscono con recettori neurotrasmettitoriali, tra cui i recettori colinergici muscarinici, i recettori serotoninergici e i recettori istaminici causando vari effetti collaterali. Tra questi i più importanti sono: sedazione (blocco H1); ipotensione ortostatica (blocco recettori adrenergici); secchezza delle fauci, offuscamento della vista, costipazione (blocco muscarinico), nonché ritenzione urinaria, tachicardia, confusione e disfunzioni sessuali.

La tossicità avviene ad approssimativamente 10 volte i dosaggi normali (l’indice terapeutico è relativamente basso); questi farmaci sono spesso letali se assunti in sovradosaggio, dal momento che possono causare aritmie ventricolari, delirio e convulsioni. Sono controindicati in caso di ipertrofia prostatica e glaucoma. Sebbene siano ancora prescritti in condizioni particolari nei tempi più recenti il loro uso è stato largamente rimpiazzato in clinica dai più recenti inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e dagli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (SNRI), che in genere presentano meno effetti collaterali.

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Tipologia

Questa categoria di farmaci include:

Antidepressivi Triciclici a tipo Amina Terziaria:

  • Amitriptilina (Elavil, Endep, Laroxyl)
  • Clomipramina (Anafranil in Italia e USA, poco effetto anticolinergico)
  • Doxepina (Adapin, Sinequan)
  • Imipramina (Tofranil, Pertofran)
  • Trimipramina (Surmontil)

Antidepressivi Triciclici a tipo Amina Secondaria

  • Desipramina (Nortimil in Italia, Norpramin in USA)
  • Nortriptilina (Pamelor, Aventyl)
  • Protriptilina (Vivactil).

Indicazioni terapeutiche

I farmaci antidepressivi triciclici sono usati principalmente nel trattamento dei disturbi dell’umore come depressione maggiore, distimia e disturbi bipolari, in particolare nelle varianti resistenti al trattamento, in molti casi non sono più, infatti, i farmaci di prima scelta. Possono essere impiegati anche nel trattamento di numerosi disordini tra cui i casi di ansia, fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, panico, disturbo post traumatico da stress, sindrome da fatica cronica, dismorfofobia, disturbi del comportamento alimentare come anoressia nervosa e bulimia, alcuni disturbi della personalità come il disturbo borderline di personalità e la sindrome da deficit di attenzione e iperattività così come dolore cronico, nevralgie o dolore neuropatico e fibromialgia, cefalea o emicrania, sindrome di Tourette, Tricotillomania, sindrome dell’intestino irritabile, cistite interstiziale, enuresi, narcolessia, insonnia, pianto o riso patologici, singhiozzo cronico, avvelenamento da ciguatera e come adiuvante nella terapia della schizofrenia. L’effetto antidepressivo non si manifesta prima di 15-20 giorni; un miglioramento clinico dopo pochi giorni è da giustificare come un effetto placebo o alla sedazione dell’ansia.

Depressione clinica

Per molti anni gli antidepressivi triciclici sono stati il trattamento farmacologico di prima scelta nella depressione. Sebbene siano considerati ancora oggi molti efficaci, sono stati progressivamente sostituiti da antidepressivi con un migliorato profilo di sicurezza e che presentano meno effetti collaterali come gli SSRI ed altri nuovi antidepressivi come gli inibitori reversibili delle MAO (moclobemide). Gli antidepressivi triciclici rimangono, ad oggi, la classe più efficace nel trattamento della depressione per pazienti ospedalizzati e nella depressione maniacale. Gli antidepressivi più recenti hanno minori e meno gravi effetti collaterali, inoltre è più difficile che causino danni gravi o morte se usati in tentativi di suicidio, poiché l’intervallo terapeutico è molto più esteso e la dose terapeutica è molto inferiore alla dose letale 50. I TCA sono ancora impiegati, occasionalmente, nel trattamento dei pazienti che non sono responsivi alla terapia con i nuovi farmaci, Non danno significativa dipendenza fisiologica e per il loro profilo farmacologico sono preferibili in molti casi agli inibitori della MAO (MAOI). I primi effetti collaterali dei TCA in genere insorgono prima della minima concentrazione terapeutica per il trattamento della depressione e/o dell’ansia e, per questo motivo, possono essere pericolosi in quanto aumentando la volizione possono aumentare il desiderio del paziente di suicidarsi.

Sindrome da deficit di attenzione e iperattività

I TCA sono stati utilizzati nel trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sebbene ad oggi non siano più impiegati in quanto sostituiti da farmaci più efficaci e con meno effetti collaterali come la atomoxetina(nomi commerciali Strattera, Tomoxetin e Attentin) e stimolanti come il metilfenidato (Ritalin, Focalin, Concerta’ ecc.), e amfetamine (Adderall, Dexedrine). Si ritiene che l’ADHD sia causata da una carenza di dopamina e noradrenalinanell’attività cerebrale a livello della corteccia prefrontale del cervello. La maggior parte dei TCA inibisce la ricaptazione di noradrenalina, ma non di dopamina: per questo mostrano dei risultati nel trattamento dell’ADHD ma non sono farmaci di prima scelta. È stato osservato che i TCA curano più efficacemente la componente comportamentale dell’ADHD rispetto a quella cognitiva in quanto limitano l’iperattività e l’impulsività, ma non hanno mostrato benefici significativi sull’attenzione.

Dolore cronico

Gli antidepressivi triciclici hanno mostrato efficacia nel trattamento clinico di diversi tipi di dolore cronico, tra cui nevralgie o dolore neuropatico e fibromialgie. I dettagli del loro meccanismo d’azione per quanto concerne l’effetto analgesico sono poco chiari, ma si ritiene che siano modulatori indiretti del sistema oppioide attraverso neuromodulazione serotoninergica e noradrenergica. I TCA hanno mostrato attività anche nella prevenzione dell’emicrania, ma non danno sollievo immediato nel caso di un attacco acuto.

Farmacologia

La maggior parte dei TCA agiscono principalmente come inibitori non selettivi della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (SNRI) bloccando il trasportatore della serotonina (SERT) e della noradrenalina (NET) rispettivamente. Ciò provoca un aumento della concentrazione sinaptica di questi neurotrasmettitori e pertanto un incremento nella trasmissione nervosa. I TCA hanno affinità trascurabile per il trasportatore della dopamina (DAT) e pertanto non hanno alcuna azione come inibitori della ricaptazione di dopamina. Si ritiene che sia la serotonina sia la noradrenalina svolgano un ruolo nella depressione e nell’ansietà, ed è dimostrato che un aumento della loro attività ha effetti positivi su questi disordini mentali.

Oltre all’attività inibitoria sulla ricaptazione di neurotrasmettitori, molti TCA hanno anche alta affinità come antagonisti recettoriali sui recettori serotoninergici 5-HT2 5-HT2A e 5-HT2C, 5-HT6 e 5-HT7, sui recettori adrenergici α1e sui recettori NMDA e come agonisti del recettore σ e σ2, alcuni dei quali possono contribuire al loro effetto terapeutico così come agli effetti collaterali.

I TCA hanno anche una affinità variabile ma generalmente alta nell’antagonizzare i recettori istaminici H1 ed H2, così come i recettori muscarinici. Il risultato sono potenti azioni antistaminiche e anticolinergiche. Questi effetti sono generalmente indesiderati nell’azione antidepressiva e contribuiscono ai significativi effetti collaterali di questa classe di farmaci. La gran parte, se non tutti, i TCA sono anche potenti inibitori dei canali del sodio e dei canali del calcio di tipo L e pertanto agiscono come bloccanti del canale del sodio e del calcio rispettivamente. La prima attività è responsabile dell’alta mortalità nei casi di sovradosaggio a causa della cardiotossicità.

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Calore sul duodeno: una possibile cura per sconfiggere il diabete

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIE.jpgUsare il calore per trattare il diabete: al via tra Roma e Milano una sperimentazione su una nuova promettente cura che ‘ringiovanisce’ il duodeno, organo considerato nevralgico nello sviluppo di questa grave malattia metabolica. Sta per partire infatti presso la Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma e presso l’Humanitas Research Hospital di Rozzanouna sperimentazione clinica di fase II su una nuova cura – definitiva e non farmacologica – per il diabete: si tratta di usare il calore per rigenerare una mucosa intestinale ‘sana’ agendo su una parte dell’intestino, il duodeno appunto. Lo studio convolgerà in tutto oltre 100 pazienti in vari centri europei.

La tecnica, in chirurgia mininvasiva endoscopica con una apparecchiatura e un catetere che permettono di applicare con la massima precisione il calore alla mucosa del duodeno per brevissimo tempo, è stata finora testata su alcuni pazienti “dimostrandosi sicura e potenzialmente efficace”, spiega una nota. I nuovi test clinici serviranno a convalidarne l’efficacia anti-diabete.

Agendo sulla mucosa intestinale, il calore ripristina la normale composizione degli ormoni prodotti dall’intestino e migliora il controllo della glicemia e quindi il diabete. La tecnica si chiama ringiovanimento della mucosa duodenale (Dmr) ed è stata sviluppata dall’azienda statunitense Fractyl Laboratories Inc. La nuova fase di sperimentazione consiste in un trial multicentrico (Revita-2) che vede protagonista per l’Italia la Cattolica e la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e l’Humanitas Research Hospital di Rozzano, insieme a più di 15 altri centri ospedalieri europei di eccellenza in Belgio, Inghilterra e Germania.

I primi pazienti arruolati nel precedente studio, Revita-1, sono stati trattati a Gemelli da Guido Costamagna, direttore dell’Unità operativa complessa di di Endoscopia digestiva chirurgica e direttore dell’Istituto di Clinica chirurgica generale e Terapia chirurgica all’Università Cattolica. I risultati finora ottenuti in più di 100 pazienti trattati, sia nello studio di fattibilità (eseguito in Cile) sia nello studio Revita-1, hanno dimostrato che il trattamento ha un impatto sulla malattia di notevole entità e duraturo nel tempo.

“L’endoscopia sta vivendo una continua evoluzione: salla diagnostica fino al trattamento mini-invasivo di malattie benigne e maligne per le quali prima era previsto solo l’intervento chirurgico”, commenta Alessandro Repici, responsabile di Endoscopia digestiva e docente di Humanitas University. “E’ possibile ampliare sempre più l’ambito di applicazione – aggiunge – fino ad uscire da quello strettamente gastroenterologico e rappresentare una valida alternativa terapeutica per patologie come il diabete, il fegato grasso e l’obesità. Per questo siamo particolarmente contenti di prendere parte a questo studio, che rappresenta il primo caso di applicazione al di fuori delle patologie classiche”. Revita-2 sarà seguito nella seconda parte dell’anno dall’inizio di un’analoga sperimentazione negli Usa, per ottenere l’approvazione della Fda, l’organo regolatorio sui farmaci e le terapie negli Stati Uniti.

Il trattamento sarà messo a confronto con una terapia placebo per verificarne l’efficacia. Si cercano pazienti volontari tra 28 e 74 anni, affetti da diabete di tipo 2, in terapia con farmaci antidiabetici orali, ma non ancora sottoposti a insulina, con valori di emoglobina glicata (HbA1c) tra 7,5 e 10%. “Ci auguriamo risultati definitivi degli studi attualmente in corso entro un paio d’anni”, afferma Geltrude Mingrone, direttore dell’Unità operativa complessa Patologie dell’obesità del Gemelli e docente di Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica. L’arruolamento è iniziato il 19 maggio ed è prevista la conclusione a fine giugno. “La fase sperimentale si concluderà – dice Costamagna – nell’arco di circa 2 anni; se i risultati si confermeranno positivi, questo innovativo trattamento potrà essere esteso a tutti quei pazienti affetti da diabete che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci e che costituiscono circa la metà del totale”. Il dispositivo ha già il marchio Ce, quindi è commercializzabile nell’Unione europea. Un’attività che inizierà dopo la conclusione dello studio.

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Micropene: i trattamenti per un pene troppo piccolo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTO PENE INTERNO UOMO SESSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, leggi anche: Micropene: quanto misura, complicazioni, c’è una cura?

La condizione di micropene può essere risolta facendo ricorso sia a una terapia ormonale (quindi farmacologica) sia a una terapia chirurgica.

TRATTAMENTO ORMONALE

Il trattamento ormonale consiste principalmente nella somministrazione di testosterone esogeno.
Per ottenere dei buoni risultati, tale cura dovrebbe iniziare durante la prima infanzia – quindi è fondamentale la diagnosi precoce – e interrompersi alla fanciullezza – per evitare spiacevole effetti collaterali come virilizzazione e maturazione ossea precoci.
Sui tempi e le modalità di somministrazione del testosterone esogeno, è bene sapere che:

  • L’assunzione dell’ormone non è mai continuativa. Infatti, massimo ogni 3 mesi è prevista un’interruzione temporanea della terapia.
  • Le vie di assunzione possibili sono quella intramuscolo e quella topica.

Se all’origine del micropene c’è una condizione di ipogonadismo (per esempio come nel caso di un portatore di sindrome di Klinefelter), la cura ormonale a base di testosterone esogeno deve riprendere durante l’adolescenza; molto spesso, in questi frangenti, le somministrazioni durano per tutta la vita.
Per quanto concerne la sua efficacia, il trattamento ormonale può avere particolare successo in alcuni pazienti e meno in altri, quindi varia da persona a persona. In ogni caso, raramente fa sì che il pene raggiunga una lunghezza considerata normale.

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Deficienza di 5-alfa reduttasi

In presenza di una deficienza di 5-alfa reduttasi (quindi quando c’è una mutazione genetica a carico del gene SRD5A2), i medici possono prescrivere una terapia a base di diidrotestosterone esogeno. I risultati ottenibili da un siffatto trattamento sono più che soddisfacenti.
A tal proposito, è importante sottolineare che il ricorso al diidrotestosterone avviene in tutti quei casi in cui c’è una risposta ridotta alla cura con testosterone esogeno.

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TRATTAMENTO CHIRURGICO

Il trattamento chirurgico del micropene consiste in un intervento particolare e molto delicato, chiamato falloplastica di allungamento.
Durante una falloplastica di allungamento, il chirurgo preleva da un avambraccio del paziente una porzione di tessuto cutaneo, che applica attorno al piccolo pene, creando una sorta di involucro cilindrico.
Quindi, su questo involucro cilindrico, opera nel seguente modo:

  • Lo fa raggiungere da una rete di vasi sanguigni e lo innerva. La costruzione di un sistema vascolare serve per la capacità d’erezione, mentre l’innervazione per la sensibilità durante i rapporti sessuali.
  • Vi inserisce una protesi gonfiabile (N.B: in genere, sono protesi ripiene di liquido), dotata di un canale interno per l’espulsione dell’urina e dello sperma. In altre parole, nella protesi c’è un’uretra sintetica.

Se c’è il consenso del paziente, il chirurgo può anche migliorare l’aspetto estetico dell’involucro cilindrico, ricostruendovi, al suo apice, il glande (glanduloplastica).
La falloplastica di allungamento è un’operazione alquanto invasiva, pertanto non è esente da rischi e complicazioni.

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TRATTAMENTI CHIRURGICI DEL PASSATO

In passato, soprattutto su influenza dello psicologo e sessuologo John William Money (1921-2006), si diffuse la teoria secondo cui i portatori del micropene fossero delle “donne mancate” e che, per questo, era necessario ricorrere a una terapia particolare, nota come riassegnazione del sesso.
Brevemente, la riassegnazione del sesso consisteva in: un intervento chirurgico per la modificazione dell’apparato genitale (in un maschio, si provvedeva alla sostituzione del pene con una vagina), cure ormonali e terapia psicologica finalizzata all’accettazione della nuova condizione sessuale.
A partire dal 1975, dopo l’emblematico caso di un certo Bruce Reimer, gli studi e le teorie sulla riassegnazione del sesso, portate avanti da Money, destarono sdegno e furono oggetto di aspre critiche in più parti del mondo. Fu così, quindi, che diversi medici e rappresentanti della carta stampata si incaricarono di screditare l’operato di Money, affermando come la riassegnazione del sesso fosse un trattamento del tutto illogico.
A questo punto, riteniamo opportuno precisare che i soggetti con micropene nascono con un corredo cromosomico XY, come gli uomini con un pene di dimensioni normali.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Dove finisce il torace ed inizia l’addome?

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