Fame fisica o fame emotiva? Riconosci la tua fame per mangiare bene e vivere felici

MEDICINA ONLINE DIETA PERDERE PESO CIBO ALIMENTAZIONI CIOCCOLATO DOLCI GRASSI CALORIEUn momento prima non stai neanche pensando al cibo, e un attimo dopo hai una fame da morire?
Non scoraggiarti e invece di pensare che sei il solo o la sola a cui accade, sappi che siamo in tanti a essere proprio come te! Un passo importante, che molti dietologi si “dimenticano” di spiegare ai propri pazienti è la differenza tra fame fisica (fisiologica) o emotiva.
Scopri insieme a me, a quale delle due tipologie di fame appartieni e vediamo insieme cosa puoi fare per migliorare. Di seguito elenchiamo alcune caratteristiche della fame fisica e di quella emotiva.

Caratteristiche della fame fisica:

  • compare poco a poco e colpisce lo stomaco (esempio: brontolio alla pancia);
  • non è accompagnata da un senso di costrizione;
  • si verifica alcune ore dopo l’ultimo pasto;
  • va via quando sei piena;
  • porta ad una piacevole sensazione di soddisfazione dopo aver mangiato.

Caratteristiche della fame emotiva:

  • si sviluppa improvvisamente colpisce la gola e la mente (esempio: voglia improvvisa di mangiare assaggiando solo un gelato);
  • compare un urgente bisogno di mangiare;
  • non è correlata al tempo trascorso dall’ultimo pasto;
  • è specifica, spesso per un particolare alimento (esempio: alimenti estremamente dolci e ipercalorici);
  • persiste nonostante la pienezza;
  • dopo aver mangiato, porta al senso di colpa e alla vergogna.

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Sei ossessionato dal mangiare cibi sani? Forse soffri di ortoressia

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FRUTTA VERDURA LEGUMI TERRA NATURA VITAMINE SALI MINERALICon “ortoressia” (termine che deriva dal greco orthos – corretto – e orexis – appetito -) si intende un disturbo alimentare proposto da alcuni medici e psichiatri, descritto come una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. La differenza con i disturbi del comportamento alimentare (come anoressia nervosa e bulimia nervosa) è che, mentre in questi le attenzioni sono poste in particolare sulla quantità di cibo, nell’ortoressia tutte le preoccupazioni riguardano soprattutto la qualità del cibo. Colpirebbe soprattutto persone molto attente alla forma fisica, ad esempio i modelli e gli appassionati di sport e palestra L’ortoressia non è attualmente riconosciuta come patologia dal DSM-5, il principale manuale di diagnostica dei disturbi mentali.

È stata proposta come forma patologica per la prima volta da Steve Bratman nel 1997, dietologo che si autodefinisce “ex-ortoressico” e che ha formulato un questionario allo scopo di identificare quella che lui ritiene essere una psicopatologia. Bratman correla certi comportamenti alimentari ad una paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute, che possono condurre a un risultato opposto con conseguenze negative sul sistema nervoso, avvertite con difficoltà dal soggetto colpito e in modo evidente da chi lo circonda.

Come già prima anticipato, l’ortoressia non è ufficialmente riconosciuta come malattia o menzionata in alcun modo nel DSM 5, il più utilizzato manuale nosografico per la diagnostica e la categorizzazione dei disturbi mentali. Di conseguenza, l’American Psychiatric Association (APA) che redige il manuale non identifica l’ortoressia come malattia o disturbo alimentare. Il termine è invece ampiamente diffuso nei media.

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Pregorexia, ortoressia… I disturbi del comportamento alimentare che ancora non conosci

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO MANGIARE PANINO DIETA CUCINARE DIMAGRIREAl di là di anoressia nervosa e bulimia nervosa esistono vari disturbi del comportamento alimentare poco conosciuti. Oggi vi parlo di alcuni di essi.

Ortoressia

L’ortoressia è un’attenzione morbosa al cibo, che deve essere selezionato accuratamente prima di essere mangiato. L’ortoressico tipicamente elimina in modo ossessivo-compulsivo alcune tipologie alimentari considerati non salutari e sceglie esclusivamente cibi organici o comunque qualitativamente “puri” e salutari, pesando ogni porzione e seguendo diete con precisione maniacale. Se costretto suo malgrado a mangiare cibo che lui considera non sano, l’ortoressico si rifiuta con forza o, se proprio costretto, ha una forte sensazione di ansia quando ingurgita il cibo poco sano. Mentre chi è affetto da anoressia nervosa mangia il meno possibile per puntare alla magrezza, l’ortoressico al contrario mangia una adeguata quantità di calorie ma le assume da cibi “ultra-sani” per evitare ossessivamente qualsiasi possibilità di ammalarsi a causa degli alimenti.

Drunkorexia

La drunkorexia porta chi ne è affetto a limitare l’apporto calorico dei cibi così da poter bere il più possibile senza ingrassare. In pratica il drunkoressico segue una dieta preventiva, per lasciarsi andare a bevute quasi illimitate. In questo modo, però, il fegato ne soffre e contemporaneamente vengono a mancare vitamine e sali minerali forniti dal cibo “vero”. Per approfondire: Rinunci al cibo per poter bere più alcolici? forse soffri di drunkoressia

Pregorexia

La pregorexia è un disturbo che interessa le donne incinte che non vogliono guadagnare il peso, compreso tra 11 e 15 chili, raccomandato dai medici durante la gravidanza. La donna incinta pregorexica segue tipicamente diete rigidissime per ingrassare il meno possibile. Questo, però, potrebbe portare a gravissime complicanze sia per la madre (depressione, anemia, malnutrizione per difetto…) e per il feto (malformazioni, ritardo di crescita, parto pretermine…).

Binge eating

Il binge eating (anche chiamato “disturbo da alimentazione incontrollata”) corrisponde al mangiare compulsivo, atto che serve per allontanare da sé stress, pensieri negativi e problemi irrisolti. Un problema psicologico diviene quindi il motore di varie abbuffate, che servono per placare l’ansia. Il binge eating è simile alla bulimia nervosa, ma in quest’ultima – dopo l’abbuffata – si praticano condotte di compensazione per eliminare il cibo (ad esempio vomito autoindotto) o per dimagrire (eccessivo esercizio fisico). Nel binge eating non vengono praticate condotte di compensazione. Per approfondire: Abbuffarsi senza alcun controllo: è il disturbo da alimentazione incontrollata

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Glucomannano per dimagrire: nel tuo stomaco aumenta di 100 volte, ti sazia e ti impedisce di mangiare troppo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOIl glucomannano è un polisaccaride ad alto peso molecolare che viene estratto dal tubero di Amorphophallus konjac, una pianta utilizzata nella cucina giapponese come agente gelatificante. Da tale pianta si ottengono anche gli Shirataki, la pasta senza carboidrati e senza glutine che non fa ingrassare e può essere consumata anche da chi è celiaco. Il glucomannano purificato è considerato uno dei più efficaci prodotti per favorire il dimagrimento: questa fibra ha infatti la capacità di attirare molta acqua, aumentando fino a 100 volte il proprio volume e dando origine ad una soffice massa gelatinosa. Il miglior integratore di glucomannano, selezionato, usato e raccomandato dal nostro Staff di esperti, lo potete trovare qui: http://amzn.to/2AFT572

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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I trenta cibi che ringiovaniscono il tuo cervello

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO VERDURA FRUTTA DIETA VITAMINE DIMAGRIRE CALORIE POMODORI CETRIOLI ERBETTAParlo spesso dei cibi che servono per farci ringiovanire e farci apparire più belli “fuori”, oggi invece ecco per voi una interessante lista di tutti i cibi che fanno ringiovanire il nostro… cervello. Perché essere belli serve poco se quando apriamo bocca il nostro encefalo sta li solo per separare le orecchie!

Mirtillo
Varie ricerche sembrano confermare che seguire una dieta ricca di mirtilli, more, ribes, lamponi e fragole, può aumentare la capacità di apprendimento. Inoltre è certo che il mirtillo protegga il cervello da patologie cerebrali legate all’età.

Cavolo rosso
E’ ricco di polifenoli, potenti antiossidanti che riducono il numero di placche cerebrali che causano il morbo di Alzheimer. Ottimo con: insalata, mela grattugiata, carota, cipolla, olio d’oliva e aceto di vino bianco.

Sgombro
Mangiare lo sgombro un paio di volte alla settimana aumenta la capacità di apprendere, migliora l’umore, aumenta la memoria. I grassi omega-3, che esso contiene in gran quantità, offrono fluidità alle membrane cellulari e migliorano la comunicazione tra le cellule.

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Cavolo
Il rendimento della mente peggiora con l’età, uno studio pubblicato sulla rivista “Neurology” ha scoperto che tre porzioni di verdura il giorno possono ridurre tale calo di rendimento addirittura del 40%.

Pomodoro
In un recente studio francese è stata trovata una correlazione positiva tra alti livelli di licopene del pomodoro e la capacità cognitiva. Il licopene è assorbito più facilmente quando si riscalda (come quando si fa il sugo di pomodoro).

Leggi anche: I pomodori proteggono dal rischio di cancro al seno

Avocado
Avocado può contribuire a ridurre la pressione sanguigna che, secondo l’Università del Maine (USA), è associata a peggiorare la funzione cognitiva.

Fagioli rossi
I fagioli rossi sono una grande fonte di fibre e proteine che contribuiscono a mantenere ottimale la glicemia (il livello ematico del glucosio): ciò è vitale per il corretto funzionamento del cervello. Combattete i crolli di energia con un piatto di fagioli con le vongole.

Albicocche
La vitamina C contenuta in quattro o cinque albicocche, determina un picco di assunzione di ferro. Il Centro di Nutrizione Umana presso l’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti) ha dimostrato che un elevato livello di ferro è maggiore nell’attività neurale dell’emisfero sinistro del cervello (responsabile del pensiero analitico).

Mandorle
La fenilalanina delle mandorle ha la capacità di attraversare la barriera emato-encefalica e stimolare il cervello a produrre dopamina, adrenalina e noradrenalina, neurotrasmettitori che stimolano positivamente lo stato d’animo. Le mandorle hanno anche una grande quantità di riboflavina (vitamina B2), che ha anche la proprietà di migliorare la memoria.

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Acciughe
Le alici sono ricche di DMAE, un composto che accelera la produzione di acetilcolina, un composto che riduce l’ansia e migliora la concentrazione. Uno studio tedesco ha dimostrato che l’assunzione di DMAE ricarica il cervello.

Barbabietola
La barbabietola rossa è ricca di betaina (nota anche come trimetilglicina o TMG). Questa sostanza fornisce benessere, aumenta l’energia, l’attenzione, la concentrazione, la vista.

Melanzana
La melanzana contiene un potente antiossidante che combatte i radicali liberi proteggendo le membrane cellulari del cervello.

Quinoa
Questo cereale peruviano (se non lo conoscete cercate nei negozi di prodotti biologici o naturali), originario del Sud America, appartiene alla stessa famiglia degli spinaci. E’ utilizzato fin dai tempi degli Incas e degli Aztechi, contiene tutti gli otto aminoacidi essenziali, indispensabili per i nostri neuroni e neurotrasmettitori. E’ una buona alternativa al riso e pasta, può essere mangiato calda o fredda.

Pollo
Ottimo per i muscoli e il cervello. Il pollo contiene grandi quantità di vitamina B6 che svolge un ruolo chiave nella conversione del triptofano in serotonina. La carenza della vitamina B6, evidenzia stomatiti, eczemi, dermatiti, irritabilità, tremori e crampi muscolari.

Leggi anche: Quante proteine devo assumere ogni giorno? Troppe proteine fanno male?

Mollusco
La vitamina B12, contenuta in buone quantità nei molluschi, è importante per il cervello. In uno studio pubblicato su “Neurology” è stato evidenziato che le persone anziane con bassi livelli di B12, aumentano il rischio di atrofia cerebrale, associata alla malattia di Alzheimer e la perdita delle funzioni cognitive.

Uva
Un recente studio ha confermato che l’epicatechina contenuta nell’uva, facilita il flusso di sangue al cervello e potenzia la memoria.

Salvia
Nel 1597 l’erborista inglese John Gerard scrisse che la salvia era “ottima per i nervi e la memoria”. E aveva ragione. Uno studio della University of Newcastle (UK) conferma che può migliorare la memoria.

Yogurt
Lo yogurt contiene l’aminoacido tirosina, necessaria per la produzione di dopamina e noradrenalina. Alcuni studi condotti dalla U. S. Army mostrano che lo stress diminuisce la tirosina. Mangiare yogurt tutti i giorni migliora la memoria e la capacità di attenzione e combatte gli effetti dello stress psico-fisico.

Piselli
I piselli verdi ad alto contenuto di vitamina B1 (tiamina), contribuiscono alla salute del sistema nervoso. La carenza di vitamina B1 può causare confusione mentale e perdita di memoria.

Asparagi
Circa 125 grammi di asparagi contengono il 70% della dose giornaliera di acido folico, secondo gli scienziati olandesi, migliora la memoria negli adulti.

Gamberi
Sono una fonte di vitamina D, la cui carenza cronica è associata ad un cattivo umore, perdita di capacità mentali, schizofrenia e Alzheimer. Come se ciò non fosse abbastanza, i gamberi hanno un effetto positivo sulla funzione cognitiva e stimolano la sintesi del fattore di crescita nervosa.

Cacao
Uno studio della facoltà di medicina presso l’Università di Nottingham (Regno Unito), ha evidenziato che il cacao, ricco di flavanoli, durante l’esecuzione di compiti mentali complessi, migliora il flusso di sangue alle cellule cerebrali e migliora le funzioni cognitive.

Leggi anche: Mangiare cioccolato migliora la circolazione (e ti fa correre più veloce)

Patata dolce o americana
Questo tubero, una delle maggiori fonti naturali di beta carotene, secondo un recente studio di Harvard (USA), combatte l’ossidazione cellulare. Esso è in grado di proteggere il cervello e ritardare l’invecchiamento cognitivo, oltre che quello fisico.

Uovo
La colina, un nutriente contenuto nell’uovo, mantiene la flessibilità e l’integrità delle membrane cellulari del cervello. E’ anche un componente essenziale dell’acetilcolina -già prima citata – che è un neurotrasmettitore che “trasporta” i messaggi tra nervi e muscoli.

Leggi anche: Gli otto cibi che ti possono procurare una intossicazione alimentare

Fegato di vitello
Secondo lo studio della EE.UU. di Baltimora (USA), i cibi ricchi di folati sono ottimi per il cervello e riducono il rischio di Alzheimer. Il fegato di vitello contiene una grande quantità di folati. A me non piace molto però dicono che sia ottimo con i fagioli.

Spinaci
Gli spinaci sono ricchi di un coenzima chiamato CoQ10 che, oltre alla proprietà d’impedire al cervello di degenerare velocemente, e di bruciare grasso, è anche in grado di “trasportare energia” tra le cellule e di modulare il metabolismo.

Kiwi
Un Kiwi contiene il fabbisogno giornaliero di vitamina C, una protezione per il cervello contro i danni da radicali liberi. Essi sono la causa di funzioni cerebrali inferiori, ridotta capacità di risolvere problemi e perdita di memoria.

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Bietola
Studi recenti suggeriscono che una maggiore assunzione di vitamina E contenuta nella bietola, nel corso degli anni aiuta a migliorare la funzione del cervello e protegge dalla degenerazione neuronale.

Salsa di soia
E’ molto ricca di vitamina B3. Tale vitamina, secondo uno studio pubblicato su “Psicofarmacologia”, gioca un ruolo chiave nel neutralizzare le tossine. Una ricerca statunitense ha confermato che una dose giornaliera di B3 migliora la memoria fino al 40%.

Merluzzo
Uno studio della U. S. Department of Agriculture ha dimostrato che una dieta ricca di selenio protegge le cellule dagli effetti dei radicali liberi. Inoltre protegge da alcuni degli effetti neurologici della carenza di iodio e contribuisce a prevenire patologie croniche quali tumori e malattie cardiache.

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Con la dieta mediterranea ti difendi dal diabete

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO VERDURA FRUTTA DIETA VITAMINE DIMAGRIRE CALORIE POMODORI CETRIOLI ERBETTALa dieta mediterranea riduce di oltre il 10% il rischio di ammalarsi di diabete. E se chi la segue limita anche il consumo di carboidrati, la riduzione del rischio può arrivare al 20%. Lo dimostra uno studio degli epidemiologi dell’Irccs Mario Negri di Milano, guidati dal dott. Carlo La Vecchia. La ricerca è pubblicata su ‘Diabetologia’, rivista scientifica dell’Easd, l’European Association for The Study of Diabetes.

Gli autori hanno analizzato i dati di 22.295 partecipanti alla coorte greca dello studio ‘Epic’ (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), tuttora in corso, diretto da Antonia Trichopoulou. All’interno del campione, seguito attivamente per 11 anni, si sono registrati 2.330 casi di diabete di tipo 2, la forma ‘adulta’ legata agli stili di vita. Le informazioni sui consumi alimentari, raccolte tramite questionario, hanno permesso ai ricercatori di definire per ogni partecipante un punteggio da 0 a 10 in base alla minore o maggiore aderenza alla dieta mediterranea (Dm), e un punteggio che misura i carboidrati disponibili nella dieta in termini di carico glicemico (Gl).

Chi aveva un punteggio di dieta mediterranea sopra a 6 – riferiscono dall’Istituto diretto da Silvio Garattini – mostrava un rischio di diabete ridotto del 12% rispetto a chi aveva un punteggio Dm minore di 4. Per contro, chi era nel livello più alto di Gl aveva un rischio di diabete aumentato del 21% rispetto a chi era nel livello più basso. Inoltre, una dieta che combinava aderenza alla dieta mediterranea e basso carico glicemico riduceva il rischio di diabete del 20%.

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Superare le intolleranze alimentari con la dieta di eliminazione? Meglio lo schema di rotazione dei cibi

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO MANGIARE PANINO DIETA CUCINARE DIMAGRIREChi è pratico di visite dal dietologo ci sarà probabilmente passato: fatti i test adeguati, si scopre di essere intolleranti ad uno o più cibi. Una volta scoperta tale intolleranza può capitare che molti colleghi della vecchia guardia diano al paziente la “dieta di eliminazione“, cioè una dieta che escluda l’alimento, o gli alimenti, a cui il paziente è intollerante. La reazione del soggetto è di solito un misto di felicità e di tristezza: al sollievo per aver individuato la vera causa o concausa di un malessere si sovrapponga il timore di non riuscire a “reggere” l’eliminazione di tali alimenti dalla quotidianità. Questa preoccupazione è del tutto fuori luogo. Una dieta di eliminazione non solo è un sacrificio inutile, che fa vivere da malati, minando il rapporto con il cibo, il piacere di nutrirsi e anche la socialità. E’ una strategia che può rivelarsi persino controproducente, quando non addirittura dannosa. Anche la dietologia si evolve e le ricerche più moderne vanno in direzione completamente nuova rispetto al passato, svelandoci una nuova verità: anziché seguire una dieta di eliminazione, si deve optare, da subito, per l’assunzione ragionata e personalizzata degli alimenti e sul recupero della tolleranza immunologica.  Non è escludendo i cibi verso cui ci si scopre ipersensibili che si vincono le intolleranze alimentari e si contrastano efficacemente i problemi – dal mal di testa alla pancia gonfia, dalle cistiti ricorrenti alle manifestazioni di tipo dermatologico, dal sovrappeso alle infezioni respiratorie frequenti – che spesso sono collegati a ciò che mangiamo

Continua la lettura su https://www.lucaavoledo.it/2013/01/intolleranze-alimentari-la-dieta-di.html

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I test per le allergie e le intolleranze alimentari

MEDICINA ONLINE FRUTTA DIETA CIBO UVA BANANE MELE ALBICOCCHE VITAMINEIl più delle volte il termine allergia alimentare viene usato genericamente per indicare qualsiasi reazione sgradevole che sia legata all’assunzione di alimenti. In realtà l’allergia alimentare vera e propria è un’evenienza molto meno comune di quanto non si creda. Si può parlare di allergia alimentare solo quando l’organismo di alcuni soggetti reagisce in modo anomalo, eccessivo ad alcuni alimenti o ingredienti, producendo anticorpi nei confronti delle sostanze che contengono. Quando il sistema immunitario non è coinvolto si deve parlare invece più propriamente di intolleranza alimentare i cui sintomi sono spesso largamente sovrapponibili a quelli dell’allergia vera e propria.

Test diagnostici
La diagnosi di allergia alimentare è semplice ed immediata solo quando compaiono sintomi caratteristici, piuttosto severi, tanto da portare a visite urgenti subito dopo l’assunzione di un determinato alimento. Molto più frequentemente le cose non sono così lineari: se la reazione è ritardata, i sintomi sono variabili o incostanti, la diagnosi è più difficile.
Se il medico ritiene che i disturbi possano essere verosimilmente legati all’assunzione di qualche alimento, le procedure diagnostiche più ampiamente utilizzate per valutare la possibilità di una allergia alimentare sono rappresentate da test cutanei (Prick test) e da esami di laboratorio (es. Rast Tes,. CAP- System).

Il Prick test viene eseguito ponendo alcune gocce di allergene sulla pelle che poi viene leggermente graffiata. La comparsa, entro 20 minuti, di gonfiore e arrossamento localizzato indica che vi è stata una reazione in risposta all’allergene alimentare testato. Quando non è possibile l’esame cutaneo (es. per la presenza di reattività cutanea estrema o di ansietà del paziente) o permangono dubbi, si può procedere ai test di laboratorio sul sangue, dove si ricercano un tipo specifico di anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), utilizzando un metodo radioimmunologico (RAST test) oppure immunoenzimatico (CAP- System).

Per diversi motivi questi test non andrebbero utilizzati a tappeto ma come conferma, in caso si sospetti un’allergia ad un determinato alimento e tenendo conto della storia personale. Infatti, se le sostanze valutate mediante test cutaneo sono numerose, è possibile la comparsa di falsi positivi, ossia il paziente reagisce ad una determinata sostanza anche se in realtà non è allergico nei suoi confronti, e si creano così preoccupazioni inutili.

I falsi positivi sono possibili anche con i test di laboratorio: possono, infatti, essere presenti anticorpi nei confronti di alimenti che, in realtà, sono sempre stati tollerati oppure che hanno provocato allergia in passato, ma ora risultano tollerati. Inoltre, i test allergologici non sono indicativi in caso di intolleranze alimentari non mediate dagli anticorpi. Per alcuni alimenti le prove allergologiche devono essere ripetute periodicamente per verificare se la reazione immunologica dell’organismo si stia attenuando.

Test di provocazione orale
Se i test risultano positivi, ma i sintomi non sono chiari, per evitare restrizioni alimentari inutili soprattutto nei confronti di alimenti fondamentali, si procede all’esecuzione di un ulteriore test che è il test di provocazione orale, da svolgere in ambulatori attrezzati e con la supervisione di personale medico. Queste prove vengono eseguite somministrando ogni alimento sotto forma di gocce, capsule o pappine in modo da eliminare completamente la componente psicologica legata all’assunzione di una porzione di cibo vera e propria e si osservano eventuali reazioni che si sviluppano in seguito all’assunzione dell’alimento. Questo test permette di avere la conferma dell’effettiva allergia ad un dato alimento, che verrà quindi eliminato dall’alimentazione. Il test di provocazione viene anche utilizzato per valutare uno stato di tolleranza che il soggetto allergico abbia eventualmente conseguito nel tempo, quando i test allergologici cutanei o di laboratorio evidenziano una attenuazione della risposta immunitaria.

Diete di eliminazione
Meritano di essere menzionate anche le diete di eliminazione di cui sempre più spesso si sente parlare quando si affronta il problema delle allergie alimentari. La dieta di eliminazione si attua principalmente quando sono presenti patologie croniche, come eczema, orticaria o problemi gastroenterici. Tali diete consistono nell’eliminare per un certo periodo di tempo tutti gli alimenti sospetti e tutti quelli più comunemente responsabili di reazioni allergiche. La carne che provoca reazioni allergiche con minor frequenza è la carne di agnello, fra i cereali il riso, fra le verdure le patate, le carote e la lattuga, fra i frutti le pere, fra i grassi l’olio di girasole. In genere sono questi gli alimenti che costituiscono la dieta base. Se i sintomi migliorano, si procede alla reintroduzione graduale degli altri alimenti uno alla volta. Le diete di eliminazione comportano, se protratte a lungo, il rischio di carenze nutritive e pertanto devono sempre essere condotte con la supervisione di un medico. Alla dieta di eliminazione io preferisco applicare uno schema di rotazione di cibi.

Per approfondire:

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