Bilirubina diretta, indiretta, coniugata e libera: valori normali, ittero, significato, patologie

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo RomaBILIRUBINA DIRETTA INDIRETTA ITTERO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina

La bilirubina è una sostanza derivante dall’emoglobina, in particolare dalla distruzione dei globuli rossi al termine del loro ciclo vitale. Si distinguono due tipi di bilirubina,:

  • bilirubina libera (anche chiamata indiretta, sono sinonimi);
  • bilirubina coniugata (anche chiamata diretta).

Il termine “bilirubinemia” indica la bilirubina ematica, cioè quella contenuta nel nostro sangue.

Che differenza c’è tra la bilirubina diretta (o “coniugata”) e quella indiretta (o “non coniugata” o “libera”)?

La bilirubina che viene riversata nel sangue quando un globulo rosso viene distrutto, è in forma libera (o indiretta o non coniugata). Si lega all’albu­mina, una proteina prodotta dal fegato, e viene captata dalle cellule del fega­to che la legano all’acido glucuronico, una sostanza che la rende solubile nella bile. In questa forma legata all’acido glucuronico la bilirubina prende il nome di bilirubina coniugata (o diretta) e viene escreta con la bile nell’intestino. Qui, ad opera della flora bat­terica intestinale, viene in parte eliminata con le feci ed in parte riassorbita dal fegato e di nuovo escreta con la bile. Un’altra parte, invece, sfugge alla captazione del fegato e viene eliminata attraverso i reni.

Perché è importante controllare la bilirubina totale e frazionata?

L’analisi della bilirubina totale e della bilirubina frazionata (che corrisponde alla somma della bilirubina diretta ed indiretta), viene prescritta perché è utile per orientare il medico verso la diagnosi di varie malattie come, per esempio, l’eccessiva distruzione dei globuli rossi che provoca anemia o talassemia e, soprattutto, per offrire indicazioni sul funzionamento del fegato e della bile ed indagare su eventuale ittero.

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Come si analizza la bilirubina?

La biliribunemia si calcola in laboratorio, su un campione ottenuto con semplice prelievo di sangue venoso periferico (dal braccio).

Come ci si prepara all’esame?

Per eseguire l’esame non è necessario essere a digiuno, anzi un digiuno protratto oltre le ventiquattro-quarantotto ore può indurre aumenti della bilirubina.

Farmaci che interferiscono col risultato dell’esame

I farmaci non influi­scono sul risultato, fatta eccezione per quelli a base di paracetamolo, clora-diezepossido, novobiocina ed acetoeximide. E’, quindi, sempre consigliabile informare il medico su quale tipo di medicinali si sta assumendo.

Quali sono i valori normali di bilirubina?

I valori normali di bilirubina, sono:

  • bilirubina totale 0,1-1,3 mg/dl
  • bilirubina libera (indiretta) 0,0-1,2 mg/dl
  • bilirubina coniugata (diretta) 0,0-0,3 mg/dl.

I valori di riferimento del test della bilirubina totale e frazionata possono cambiare in funzione dell’età, del sesso e anche della strumentazione in uso nel singolo laboratorio. È pertanto preferibile consultare i range forniti dal laboratorio direttamente sul referto. Si ricorda inoltre che lievi alterazioni non indicano necessariamente malattia: è sempre importante che i risultati delle analisi vengano valutati NON in assoluto, bensì nell’insieme e mai da soli, ma sempre dal proprio medico di fiducia che conosce la propria situazione clinica specifica.

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Quali patologie indica un livello di bilirubina totale alto o basso?

Se il valore della bilirubina totale aumenta oltre quello normale, si parla di “iperbilirubinemia” e siamo quasi certamente in presenza di un “ittero” causato dall’eccesso di bilirubina.
Si definisce ittero la colorazione giallastra della pelle, delle sclere e delle mucose causata dall’eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue. L’iddeto non deve essere confuso con la carotenodermia. . Affinché l’ittero sia visibile il livello di bilirubina deve superare 2,5 mg/dL. Un ittero lieve (denominato “sub-ittero”), osservabile esaminando le sclere alla luce naturale, è di solito evidenziabile quando i valori della bilirubina sierica sono compresi tra 1,5 – 2,5 mg/dl. L’ittero è una condizione parafisiologica nel neonato, mentre è frequentemente segno di patologia nell’adulto.
Se invece il valore della bili­rubina è basso, si parla di “ipobilirubinemia” e nella maggioranza dei casi siamo in presenza di una anomalia spesso non rilevante.

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Quali patologie indica un livello di bilirubina libera (indiretta) alto o basso?

Il valore della bilirubina libera (o indiretta) aumenta oltre il valore nor­male, da sola, nel sangue degli itteri emolitici (come nella talassemia o da emolisi, cioè distruzione dei globuli rossi, causata da farmaci o sostanze tossiche) e nella malattia di Gilbert (che provoca un sovracca­rico di bilirubina nel sangue perché il fegato non la capta), mentre aumenta insieme alla bilirubina coniugata (o diretta) negli itteri epato­cellulari (epatite, cirrosi epatica) e negli itteri meccanici cronici (calcolidella colecisti).

Quali patologie indica un livello di bilirubina coniugata (o diretta) alto o basso?

Il valore della bilirubina coniugata (o diretta) aumenta oltre il valore normale, da sola, nella malattia di Dubin Jhonson (malattia ereditaria causata da una eccessiva presenza in circolo di bilirubina coniugata per un difetto di escrezione del fegato), mentre aumenta insieme con la bili­rubina libera (o indiretta) negli itteri epatocellulari (malattia causata da
sostanze tossiche o infettive che compromettono la capacità del fegato di secernere la bilirubina) e negli itteri meccanici cronici (malattia cau­sata da un ostacolo che ostruisce il deflusso della bile dal fegato all’inte­stino). In particolare, inoltre, aumenta rispetto alla bilirubina libera (o indiretta) negli itteri meccanici recenti (coliche epatiche causate da calcoli alla bile) e aumenta di meno negli itteri epatocellulari.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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San Benedetto a Norcia, foto prima e dopo il terremoto

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SAN BENEDETTO A NORCIA CHIESA PRIMA DOPO TERREMOTO 30 OTTOBRE 16 Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpg

30 ottobre 2016, purtroppo una nuova forte scossa di terremoto è stata avvertita in tutto il Centro Italia. Dai dati forniti dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia il terremoto di magnitudo 6.5 è stato registrato tra le province di Macerata e Perugia alle 7.40. E’ la scossa più forte dal 1980, questa scossa è stata così forte che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci saranno probabilmente altre scosse, anche sopra 5 di magnitudo, perché questo terremoto ha messo in moto un sistema che si deve riassestare. Le località vicine all’epicentro sono Castelsantangelo, Norcia e Preci. In Umbria fortunatamente non si registrano decessi, si contano tuttavia una decina di feriti – di cui due gravi – trasferiti in elicottero all’ospedale di Foligno.
Frati in ginocchio questa mattina davanti alla statua di San Benedetto a Norcia con accanto cittadini impauriti nelle immagini mostrate da Sky. Sullo sfondo appare la cattedrale della città umbra: la Basilica di San Benedetto (patrono d’Europa) e la cattedrale di Santa Maria argentea, a Norcia, sono crollate.
La Basilica di San Benedetto è stata costruita nel 1300 e sorgeva su quella che secondo la tradizione era la casa natale dei santi Benedetto e Scolastica. Ora, quello che rimane della basilica, lo potete vedere nella foto. Pochi secondi per distruggere 700 anni di storia ed arte.

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Coenzima Q10 (ubiquinone): dove si trova, a cosa serve, dosaggi, controindicazioni, interazioni

MEDICINA ONLINE SALMONE SALMON FISH PESCE TAVOLA CUCINA OMEGA 3 6 9 GRASSI MARE PIATTO MANGIARE CIBO DIETA CALORIE CARBOIDRATI FOSFORO NUTRIENTI CUCINA RICETTA LIGHT DIMAGRIREIl coenzima Q10 (chiamato anche ubidecarenone o ubichinone) è una molecola del gruppo degli ubichinoni, benzochinoni liposolubili implicati nel trasporto degli elettroni nei mitocondri e nella fosforilazione ossidativa cellulare. L’ubidecarenone è particolarmente abbondante nei mitocondri del miocardio. Gli ubichinoni fungono da tramite nella catena respiratoria, fra le flavoproteine e i citocromi, quindi il coenzima Q10 è un elemento importantissimo per il corretto funzionamento del mitocondrio, un organello che funge da centrale energetica per la cellula del nostro organismo: da ciò si intuisce come sia essenziale per mantenere una buona efficienza fisica.

Cibi ricchi di coenzima Q10

Il coenzima Q10 si trova principalmente in:

  • carni come manzo, pollo e maiale
  • frutti di mare;
  • carni di organi (fegato);
  • cereali integrali;
  • soia;
  • spinaci;
  • germe di grano;
  • frutta secca;
  • oli vegetali;
  • pesci come il salmone, le sardine, gli sgombri, il merluzzo ed il tonno.

Perché usare un integratore di coenzima Q10?

Il coenzima Q10 viene oggi proposto anche come integratore alimentare, spesso in associazione ad altri antiossidanti come la vitamina C, la vitamina E, il betacarotene, il selenio e lo zinco, per contrastare l’invecchiamento dell’organismo provocato dai radicali liberi formatisi a causa di inquinamento ambientale, intensa attività fisica, fumo di sigaretta ed esposizione prolungata al sole. Il coenzima Q10 è utilizzato come integratore, soprattutto:

  • come antiaging (previene l’invecchiamento);
  • contro le cardiopatie;
  • contro l’ipertensione arteriosa;
  • per prevenire le patologie neurodegenerative;
  • come mioprotettivo (difende i muscoli dai danni procurati dallo stress intenso).

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Usi in medicina

Il coenzima Q10 viene somministrato per via orale, in aggiunta ai trattamenti tradizionali, nella cura dei disturbi cardiovascolari tra cui:

  • insufficienza cardiaca congestizia di lieve e media entità;
  • miocardiosclerosi;
  • cardiomiopatia dilatativa;
  • cardiopatie ischemiche acute e croniche;
  • scompenso cardiaco;
  • sindromi metaboliche con carenza del coenzima.

Il farmaco viene utilizzato anche per:

  • miopatie di vario tipo, primitive e secondarie, specialmente nelle miopatie mitocondriali (come encefalomiopatia mitocondriale (MELAS), sindrome di Kearns‑Sayre e sindrome MERRF);
  • fatica muscolare generalizzata;
  • distrofia muscolare dove sembra rallentare l’evolvere della malattia.

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Controindicazioni

L’uso del coenzima Q10 è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo (allergia o intolleranza). Vedi anche il paragrafo “interazioni con farmaci”. In caso di dubbio chiedere sempre al proprio medico prima di assumere un integratore di coenzima Q10, soprattutto se assumi farmaci.

Coenzima Q10 in gravidanza

L’assunzione di coenzima Q10 dovrebbe essere evitata durante la gravidanza e l’allattamento.

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Dosaggi

Il coenzima Q10 è normalmente utilizzato a dosaggi compresi tra i 30 ed i 300 mg al giorno. In genere il dosaggio consigliato è 200 mg al giorno.

Modo d’uso

L’integratore di coenzima Q10 viene assorbito in maniera più efficace se assunto durante i pasti, specie insieme ad alimenti ricchi di grassi.

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Effetti collaterali

Il dosaggio consigliato è 200 mg/die. A dosi superiori i 200 mg al giorno, il coenzima Q10 potrebbe determinare:

  • dolore addominale;
  • nausea;
  • diarrea.

Interazioni con farmaci

Il coenzima Q10 potrebbe interagire con alcuni farmaci e sostanze, tra cui:

  • antidiabetici (potenzia l’effetto ipoglicemizzante);
  • beta bloccanti;
  • corticosteroidi;
  • doxorubicina;
  • warfarin (potenzia l’effetto anticoagulante);
  • piperina (incrementa l’assorbimento plasmatico di coenzima Q10).

Integratore consigliato

Il miglior integratore di coenzima Q10 in capsule, consigliato dal nostro Staff, è questo: https://amzn.to/3Oeinxz

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La sigaretta elettronica si rompe: polmone perforato

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SIGARETTA ELETTRONICA SI ROMPE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei.jpgE’ stato ricoverato in ospedale con un buco nel polmone destro dopo che il liquido della sua e-cigarette gli è finito in gola, come riporta il ‘Mirror‘. Richard Courtney, 33 anni di Horley, nel Surrey, Inghilterra, racconta di aver speso 100 sterline per il dispositivo, con l’intento di smettere di fumare: “Sono passato alla sigaretta elettronica per cercare di smettere di fumare – ha affermato – dopo 16 anni di dipendenza dalla nicotina, ma non avrei mai immaginato che mi avrebbe mandato all’ospedale”. 

Liquido che colava in gola

L’incidente è avvenuto mentre Courtney stava tornando a casa a piedi, dopo essere stato da un amico. Intento a fumare la sua sigaretta elettronica, si è reso conto che qualcosa non andava quando ha sentito del liquido colargli nella gola e ha iniziato a tossire: “Mi sono sentito come se avessi un nodo alla spalla – ha spiegato – e la mattina seguente ho sentito un dolore forte al petto. Non riuscivo a respirare correttamente, così sono andato in ospedale e una delle infermiere ha collegato la sigaretta elettronica a un tubicino dell’ossigeno, mostrandomi che c’era del liquido che gocciolava fuori”. Il suo polmone destro stava lavorando solo al 25 per cento.  L’uomo è stato tenuto sotto osservazione tutta la notte nell’East Surrey Hospital a Redhill con un inalatore, ma cinque giorni dopo, a seguito di una ricaduta è stato costretto a passare un’altra notte in ospedale. Tuttavia, la triste vicenda non è bastata ad allontanarlo dal tabacco: “Voglio smettere di fumare – ha detto l’uomo – ma al momento sono tornato a rollare sigarette. Sono dipendente dal fumo, e anche dopo quello che mi è successo non riesco a smettere”.

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Morto il bodybuilder di San Donà Enrico Vignotto

MEDICINA ONLINE Enrico Vignotto PALESTRA MORTO ALLENAMENTO PESI MUSCOLI PALESTRA DOPING PROTEINE MORTE INTEGRATORE BODY BUILDING 14 FARMACI ILLEGALI PROIBITI ANFETAMINE TREMBOLONE OBESO MUSCOLI FOTO PICTURE deathUn infarto del miocardio è stato fatale ad Enrico Vignotto, body builder 51enne residente a San Donà di Piave (Venezia). Una morte improvvisa, che ha lasciato tutta la comunità sconvolta. L’uomo stava facendo colazione venerdì mattina, quando improvvisamente ha avvertito un malore al torace e si è accasciato. Sua moglie ha subito chiamato i soccorsi e gli ha praticato il massaggio cardiaco. Purtroppo, però, quando i sanitari sono intervenuti sul posto, il body builder era già deceduto.

Chi lo ha conosciuto, lo ricorda come un uomo allegro e dal cuore d’oro. La passione del body building avevano portato Vignotto a vincere il titolo di campiono italiano Aicap over 45, nonché quello del Triveneto. Quella stessa passione, con tutto il “giro” di sostanze dopanti ad essa legato, potrebbero però aver avuto un ruolo nello sviluppo di un infarto cardiaco, in un individuo altrimenti sano ed in forma.

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Come fa uno spermatozoo a fecondare un ovulo femminile? Perché solo uno su milioni?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME SPERMATOZOO FECONDA OVULO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina GluteiNon è affatto facile la vita degli spermatozoi emessi nella vagina durante un rapporto sessuale: li aspetta un viaggio lungo e tortuoso che comunque lascerà scontenti decine di milioni di loro, visto che solo uno verrà premiato con la fecondazione, cioè l’unione dell’ovulo femminile con lo spermatozoo, per formare una cellula – lo zigote – da cui si svilupperà una nuova vita.

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Cosa avviene quando lo sperma viene eiaculato nella vagina?

Al culmine dell’atto sessuale, l’eiaculato maschile fuoriesce dal pene e si riversa nella parte superiore della vagina, insieme al suo carico di spermatozoi, che – negli uomini sani – sono compresi tra 40 e gli oltre 100 milioni di unità per eiaculazione. Dopo l’emissione del liquido seminale dal meato uretrale del pene, gli svariati milioni di spermatozoi sani disponibili iniziano un lungo viaggio alla ricerca della cellula uovo, annidata in una delle due tube di Falloppio. La stragrande maggioranza dei gameti maschili perisce ancor prima di intravedere l’ambita meta: è un vero e proprio viaggio di eliminazione, dove la selezione è estrema e così deve essere: permette statisticamente solo agli spermatozoi più sani di diventare parte del corredo genetico del bimbo che nascerà. Tra i primi ostacoli presenti, c’è il muco cervicale, una secrezione dell’utero che intrappola gli spermatozoi meno vitali, non completamente maturi o con caratteristiche morfologiche non favorevoli.

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Gli spermatozoi come trovano la strada?

Grazie alle “indicazioni” dell’apparato genitale femminile: il pH, l’ossitocina che li attrae, le contrazioni dell’utero, le cellule ciliate che li spingono verso l’ovocita: tutto è organizzato dalla natura per favorire il “grande incontro”.

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Superato il muco cervicale, via in alto

Gli spermatozoi che riescono a sfuggire al muco proseguono la risalita verso la parte superiore dell’utero. E’ stato calcolato che, con le debite proporzioni, la velocità di uno spermatozoo sarebbe pari a quella di una persona che corre a 55 km/h. In realtà, vista la ridottissima dimensione, la loro velocità di avanzamento assoluta è piuttosto bassa, pari a circa 15 centimetri all’ora (l’utero è lungo circa 6-9 cm e le tube uterine una decina di cm). In genere la fecondazione avviene nello stesso giorno in cui si ha il rilascio della cellula uovo da parte del follicolo ovarico (intorno al 14° giorno del canonico ciclo ovarico di 4 settimane). L’ovocita maturo sopravvive al massimo per 24 ore circa dopo la liberazione. Gli spermatozoi depositati dal maschio possono invece resistere fino a 4 giorni (in alcuni casi anche di più) nelle cripte della mucosa cervicale e da qui risalire verso le tube. Normalmente la fecondazione avviene in prossimità dell’ovaio.

Uno su centinaia di milioni

Nonostante la fecondazione metta in gioco milioni di spermatozoi, solamente uno di questi riesce a fecondare l’ovulo: quest’ultimo, infatti è protetto da uno strato di cellule chiamato corona radiata. Dopo aver superato questo primo ostacolo, lo spermatozoo si trova davanti alla barriera glicoproteica chiamata zona pellucida. Per poterla attraversare, gli spermatozoi rilasciano enzimi tramite un processo chiamato reazione acrosomale, che consente agli spermatozoi di scavarsi un canale nell’ovulo.Il privilegio della fecondazione spetta solamente al primo spermatozoo che completa l’assalto all’ovocita. La fusione delle due membrane cellulari è molto importante perché stimola l’ovulo a completare la sua seconda divisione meiotica; consente al nucleo dello spermatozoo di raggiungere quello dell’ovocita e con esso fondersi; impedisce la fecondazione dell’ovulo da parte di altri spermatozoi (cioè impedisce la “polispermia”).

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Cosa avviene dopo l’entrata dello spermatozoo nell’ovocita?

L’unione dei nuclei di spermatozoo e oocita origina una nuova cellula, lo “zigote“, che possiede 46 cromosomi, 23 dei quali ereditati dallo spermatozoo e 23 dei quali dalla cellula uovo. Lo zigote subirà varie divisione mitotiche, che porta alla formazione dell’embrione. Le prime fasi di sviluppo dell’organismo umano (zigote, morula, blastula, gastrula) o alcune di esse a volte sono incluse nella definizione di embrione, altre volte no. L’embrione, giorno dopo giorno, inizia ad assumere le caratteristiche dell’organismo umano. Sviluppa un metabolismo basale, si rapporta con l’ambiente esterno, modificando le proprie risposte metaboliche in relazione a esso, si accresce e si rigenera, seppur dipendendo completamente dalla madre per quanto riguarda l’assunzione di nutrienti, gli scambi gassosi e la rimozione delle sostanze di scarto. A partire dall’ottava settimana di gestazione il prodotto del concepimento prende il nome di feto.

Perché tutta questa concorrenza per generare un nuovo essere vivente?

La fecondazione sessuata, così come avviene nell’uomo e in molti altri organismi, consente al nuovo individuo di ereditare una combinazione di cromosomi paterni e materni, e quindi di caratteristiche, tra le miliardi possibili. Tutto ciò spiega perché ognuno di noi – tranne i gemelli omozigoti – abbia caratteristiche genotipiche praticamente uniche e permette il rafforzamento della specie, poiché si pone alla base della selezione naturale, vale a dire di quel processo che – nel lungo periodo – favorisce gli organismi dotati dei caratteri più adatti in un determinato ambiente e scarta quelli meno adatti, raffinando la specie. Questi caratteri, innati in seguito a piccole mutazioni casuali, sono ereditati, cioè trasmessi ai discendenti tramite la fecondazione sessuata di cui abbiamo oggi parlato. Alcuni soggetti avranno quindi ereditato una combinazione genetica meno favorevole e tenderanno storicamente ad essere “scartati” dalla selezione naturale, mentre altri avranno combinazioni genetiche più favorevoli e continueranno la specie, contribuendo al suo progressivo miglioramento genetico globale.

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Per quanto vivono gli spermatozoi dopo un’eiaculazione in vagina e nell’ambiente?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SPERMA SPERMATOZOO OVOCELLULA SESSO CONCEPIMENTO GRAVIDANZA PENELa durata della vita di uno spermatozoo è molto variabile essendo è determinata da alcuni parametri chimico-fisici tra i quali soprattutto la temperatura e il grado di acidità (il pH) dell’ambiente.

Quali sono i fattori che determinano la longevità dello spermatozoo?

I fattori che determinano la longevità dello spermatozoo, sono principalmente tre:

  • temperatura;
  • pH;
  • disponibilità di zuccheri.

Nello sperma le migliori chance di lunga vita sono determinate dalla temperatura, che deve essere compresa tra 37 e 37,5 °, da una leggera alcalinità (pH tra 7 e 7,5) e dalla disponibilità di zuccheri. Alterazioni anche lievi di questi fattori compromettono facilmente la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi. I testicoli non scesi, cioè ritenuti all’interno del corpo (difetto chiamato criptorchidismo) possono provocare sterilità proprio perché la temperatura interna è troppo alta per la fisiologica vitalità degli spermatozoi.

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Quanto vive uno spermatozoo emesso in vagina?

Nella vagina, durante i periodi di non ovulazione, l’ambiente ha un pH inferiore a 6 (acido) e gli spermatozoi vivono per breve periodo (in genere solo alcuni minuti). Nei giorni vicini all’ovulazione quando invece è presente il muco cervicale (che ha un pH ottimale), gli spermatozoi sopravvivono da 2 a 16 ore. Dopo aver superato il muco cervicale, essi si diffondono, a ondate, nell’utero, nelle tube e anche nella cavità peritoneale e qui possono sopravvivere anche oltre tre giorni (addirittura fino a cinque giorni). Dopo un rapporto sessuale non protetto, con eiaculazione all’interno della vagina, la donna potrebbe quindi avere spermatozoi vitali e fecondanti al suo interno fino a circa 5 giorni massimo: questo è il motivo per cui, anche se il rapporto sessuale non protetto è avvenuto PRIMA dell’ovulazione, la donna può comunque rimanere incinta.

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Quanto vive uno spermatozoo emesso nell’ambiente esterno?

Se sono emessi all’esterno, a temperatura ambiente, per esempio a 15 °, gòi spermatozoi rimangono vitali circa uno o due giorni, ma non tutti e in percentuali sempre più basse col passare del tempo e comunque con grande variabilità secondo la persona e l’età. A 36 ° vivono poche ore. Per conservarli due o tre giorni si possono mettere a 4 ° (la temperatura di un frigorifero), ma per la loro sopravvivenza è indispensabile aggiungere alcune apposite sostanze crio-preservanti.

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Quanto vive uno spermatozoo conservato nelle banche del seme?

Con la crioconservazione – eseguita nelle apposite banche del seme – la provetta è tenuta alla temperatura di -196 °, in azoto liquido e con sostanze preservanti: in queste condizioni gli spermatozoi si conservano per periodi estremamente lunghi, anni e anni, virtualmente all’infinito.

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A che velocità viaggiano sperma e spermatozoi? Quanto è lungo il loro viaggio?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma VELOCITA SPERMA SPERMATOZOI Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina GluteiA che velocità viaggia il liquido seminale quando viene emesso dal pene?

La velocità media che possiedono i circa 5 ml di sperma emessi al momento dell’eiaculazione è circa 45 km/h, ovviamente questo dato può variare molto tra persona e persona ed anche nello stesso soggetto. In linea di massima, una persona più giovane, con maggiore libido ed alla prima eiaculazione giornaliera, tende ad emettere liquido seminale con una velocità maggiore rispetto ad un soggetto meno giovane, con meno libido ed alla seconda o terza eiaculazione giornaliera.

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A che velocità viaggiano gli spermatozoi?

Gli spermatozoi si muovono ad una velocità media di circa 2,2 millimetri al minuto, cioè quasi 15 centimetri all’ora. Potrebbe sembrare poco, ma non lo è: è stato calcolato che, con le debite proporzioni, la velocità di uno spermatozoo sarebbe pari a quella di una persona che corre a quasi 55 km/h; per paragone, vi basti pensare che l’attuale primatista dei 100 metri piani è il giamaicano Usain Bolt, che il 16 agosto 2009 a Berlino ha corso i 100 metri in 9,58 secondi, ad una media di 37,578 km/h: nulla contro i 55 km orari di uno spermatozoo!

Quanto è lungo il viaggio degli spermatozoi fino all’oocita?

Il viaggio che devono compiere gli spermatozoi copre un tragitto di una ventina centimetri (l’utero è lungo circa 6-9 cm e le tube uterine circa 10 cm), e dura circa un’ora/un’ora e mezza.

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Gli spermatozoi viaggiano tutti alla stessa velocità?

No, non tutti gli spermatozoi viaggiano alla stessa velocità. La velocità degli spermatozoi sani può oscillare tra 1,5 e 3 millimetri al minuto.

Quali sono i fattori che influenzano la velocità di uno spermatozoo?

La rapidità con cui uno spermatozoo “nuota” per fecondare l’ovulo dipende da molti fattori, tra cui:

  • Morfologia: la velocità di un gamete maschile dipende molto dalla sua forma, specialmente quella della “testa”, che contiene il materiale genetico ereditario, e soprattutto quella del “flagello”, l’appendice lunga e sottile che ha compiti di locomozione: spermatozoi con alterazioni morfologiche e funzionali possono essere molto più lenti degli spermatozoi in salute.
  • Viscosità dello sperma: la viscosità del liquido lattescente in cui si trova immerso, può caratterizzare la sua velocità. Liquidi più viscosi oppongono più resistenza e causano un rallentamento nello spermatozoo.
  • Gene Y o X: gli spermatozoi portatori del gene Y (e che quindi in caso di fecondazione possono produrre un embrione maschile) sono più veloci arrivando anche sui 3 mm/minuto, ma vivono per un periodo di tempo più limitato; gli spermatozoi che portano il gene X (caratteristici della femmina) sono più lenti (circa 1,5 mm/minuto) ma vivono più a lungo.

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Come si muovono gli spermatozoi?

Gli spermatozoi si muovono grazie al flagello (una sorta di coda, vedi immagine in alto). Il loro movimento è particolare: preferiscono strisciare invece che “nuotare”. Raramente transitano nella parte centrale del tratto riproduttivo femminile e, anzi, cercano proprio di evitare questa zona per spostarsi verso le pareti della vagina, sulle quali strisciano e quando incontrano una svolta improvvisa lasciano l’angolo in cui si trovavano per lasciarsi cadere sulla parete opposta, contro la quale vanno a sbattere come se si trovassero su un autoscontro.
Questo tipo di movimento non è affatto casuale, ma ha a che fare con la necessità degli spermatozoi di perforare lo strato di muco che normalmente protegge la cervice uterina: andando a urtarvi ripetutamente, perforano il muco che li separa dall’utero e si aprono un varco per raggiungere la meta. Ecco perché quando trovano una parete davanti a loro, queste cellule vi vanno naturalmente a impattare contro. Un gruppo di ricercatori statunitensi grazie a un ingegnoso sistema a LED è riuscito a osservare il percorso di circa 1.500 spermatozoi. Ha scoperto che compiono percorsi a “turacciolo” e – curiosamente – girano quasi sempre verso destra.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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