Come faccio a sapere se sono in prediabete senza saperlo?

MEDICINA ONLINE DIABETE MELLITO TIPO 1 2 PREDIABETE PRE-DIABETE SANGUE VALORI GLICEMIA EMOGLOBINA GLICATA ZUCCHERI DIETA CARBOIDRATI PASTA PANE INSULINA RESISTENTE DIPENDENTE CIBO MANGIAIl termine prediabete viene riservato a due condizioni di iniziale alterazione del metabolismo glucidico (metabolismo degli zuccheri) – in cui i sintomi del diabete conclamato sono ancora assenti – e precisamente:

  1. ALTERATA GLICEMIA A DIGIUNO: si configura per valori di glicemia tra 100-125 mg/dl e si evidenzia con il semplice prelievo di sangue a digiuno;
  2. RIDOTTA TOLLERANZA AL GLUCOSIO: si valuta tramite curva da carico di glucosio e si evidenzia in caso di glicemia a 120 minuti compresa tra 140-199 mg/dl.
  3. EMOGLOBINA GLICATA ELEVATA: si parla di prediabete anche nel caso di riscontro di emoglobina glicata (Hb glicata) compresa tra 42-48 mmol/mol.

Come si può intuire, le prime due condizioni segnalano rispettivamente un’alterazione della glicemia a digiuno e della risposta glicemica dopo stimolo (in questo caso, per l’esame si utilizza il glucosio) e pertanto possono comparire isolatamente o essere co-presenti. La valutazione di queste iniziali alterazioni del metabolismo glucidico prevede pertanto il dosaggio periodico della glicemia plasmatica a digiuno e/o della Hb glicata e nei soggetti risultati positivi per ‘prediabete’ si completa con l’esecuzione della curva da carico di glucosio allo scopo di escludere la presenza di diabete fino ad allora misconosciuto, in particolare in presenza di altri fattori di rischio di diabete (obesità, familiarità per diabete, etc).

Perché è molto importante scoprire se si è prediabetici?

È stato ampiamente dimostrato che se si iniziano a controllare i valori di iperglicemia sin dalla fase iniziale di prediabete, si può ritardare o addirittura prevenire l’insorgenza del diabete mellito di tipo 2. Inoltre, nella fase di prediabete si possono già prevenire la possibili complicanze del diabete, che sono il vero problema di questa malattia. I danni a lungo termine, soprattutto al cuore e al sistema circolatorio, si avviano già in questa fase, in modo subdolo e silenzioso.

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Alimentazione consigliata a chi soffre di diabete: i cibi che tengono sotto controllo la glicemia

MEDICINA ONLINE CIBO VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA RICETTALe recenti conoscenze scientifiche e in particolare quelle legate alla nutrigenomica, ovvero la scienza che studia come gli alimenti possono condizionare la risposta dei nostri geni, ci hanno permesso di comprendere come alcuni alimenti possano intervenire a migliorare i funzionamenti cellulari e in particolare, per quanto riguarda il diabete, stimolare alcuni enzimi importanti nella regolazione della glicemia. In particolare la fibra solubile può agire come sostanza molto utile nel diabete. La fibra solubile la troviamo nel carciofo, nella cicoria, nell’aglio, nella cipolla, nelle mele e nelle arance.
Anche la fibra insolubile può aiutare, in quanto come abbiamo già detto lega una porzione di zuccheri rendendoli meno assorbibile.
Ma in genere possiamo dire che una corretta assunzione di frutta e verdura (evitando quella segnalata per l’alto tenore di zuccheri o l’alto indice glicemico) è essenziale per il controllo glicemico. Infine, secondo alcuni studi alcuni prodotti caseari e in particolare i formaggi caprini o formaggi provenienti da ruminanti di alpeggio (fontine, asiago) sembrano essere molto utili nel migliorare la glicemia  grazie all’alto contenuto in acidi grassi cosiddetti coniugati. Questi ultimi sono dati ancora preliminari sull’uomo anche perché bisogna essere cauti visto l’alto valore calorico di questi prodotti.

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Fa dimagrire di più il tapis roulant magnetico o quello elettrico?

MEDICINA ONLINE TREADMILL RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA PESI CITTA SMOGNon esiste un tipo di tapis roulant necessariamente migliore di un altro per perdere peso: la vera differenza è nel tipo di allenamento che si compie. Entrambi permettono di bruciare molte calorie, specie se si predilige una camminata veloce in salita per tempi più lunghi, piuttosto che una corsa veloce per pochi minuti. A parità di tempo, pendenza e velocità, è comunque il tapis roulant magnetico che permette un maggiore sforzo, una maggiore perdita di calorie ed una maggiore tonificazione di gambe e glutei.

Quante calorie si bruciano con il tapis roulant magnetico?

Dipende dall’intensità e da come avete regolato l’inclinazione della pendenza.
Più la camminata è veloce e intensa, più la pendenza è al massimo dell’inclinazione, più si suda e si dimagrisce lavorando su glutei e pancia.
Sono sufficienti dai 30 ai 50 minuti di allenamento, a seconda delle esigenze, per mantenersi in forma e dimagrire.
Non stupitevi se vi diciamo che la camminata può bruciare massa grassa più della corsa se si inclina la pedana del tapis roulant magnetico per simulare al meglio la salita (secondo la vostra resistenza) tonificando i glutei e bruciando in media 100 kcal ogni 10 minuti (praticamente, 600 l’ora come lo spinning o il walking).

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Il diabetico può mangiare le nespole? Quante calorie hanno?

MEDICINA ONLINE BERE GELATO NESPOLE FRUTTA DIABETE BEVANDA CALORIE SODIO GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE DISTILLATA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO PASTO LONTANO DAI PASTILe nespole contengono soltanto 47 calorie per 100 grammi, circa 12 grammi di carboidrati ed 1,7 grammi di fibra alimentare. Inoltre contengono tanta acqua, fibre, sali minerali (come potassio, fosforo, magnesio e calcio) e vitamine (vitamina C, vitamina B). Possono essere assunti dal diabetico, in dosi moderate e possibilmente lontano dai pasti principali.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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Allattamento: quali sono gli alimenti da evitare?

MEDICINA ONLINE NEONATO BIMBO BAMBINO PIANTO CONGENITO LATTE ALLATTAMENTO SEN MADRE FIGLIO GENITORE BIMBI LATTANTE MATERNO ARTIFICIALE DIFFERENZA PICCOLO PARTO CESAREO NATURALE PIANGEREDurante la fase di allattamento del neonato è opportuno fare attenzione alla tipologia dei cibi che fanno parte della dieta della madre, poiché le sostanze che essi contengono, così come il loro sapore, passano attraverso il latte e quindi vengono assimilati dal bambino.

Sostanze da evitare
E’ importante avere dunque un’alimentazione varia e sana, con qualche accortezza in più evitando, se possibile, di assumere farmaci, nicotina e alcol, poiché potrebbero portare ad una diminuzione del consumo del latte da parte del bambino e di conseguenza uno sviluppo irregolare.
Un bicchiere di vino, caffè e tè, sono concessi di in quantità moderate, ogni tanto.

Alimenti da evitare
Succhi di frutta, bevande zuccherate e in generale bibite o dolci che contengono un’elevata quantità di zucchero, sono da evitare poiché possono provocare disturbi gastrointestinali nel neonato.
Crostacei, frutti di mare, mirtilli, pesche e fragole invece potrebbero in futuro provocare allergie nel bambino.

Alimenti da consumare moderatamente
Oltre agli alimenti da evitare ci sono dei cibi particolari che possono essere assunti con moderazione, poiché il bambino potrebbe in un primo momento rifiutare di prendere il latte.
Si tratta di alimenti dal sapore deciso e forte, come castagne, asparagi, cavoli e derivati, peperoni, porri, aglio e cipolla; ma anche le carni molto saporite, come selvaggina, cavallo o salumi piccanti e anche il pesce affumicato. Meglio evitare inoltre le spezie forti o piccanti, come il curry o il peperoncino.
E’ dunque opportuno assumere certi cibi in quantità moderata, questo per vedere la reazione del bambino: se piacciono significa che è possibile continuare a consumarli, se invece il neonato sembra non gradire il sapore del latte, meglio evitarli.

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Pandoro light: ricetta facile, leggera e gustosa

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA.jpgIngredienti

  • 100 ml latte scremato
  • 300 ml albume
  • 400 g farina di grano duro + 50 g crusca di grano duro
  • 1 g sale
  • 1 bacca di vaniglia
  • 170 g burro light
  • 70 g Truvia (stevia con eritritolo)
  • 12 g bicarbonato di sodio

Preparazione

  1. Preparare il primo impasto sciogliendo 10 g di bicarbonato con 70 ml di latte tiepido, 3 g di truvia e 50 ml di albume montato. Aggiungere 50 g di farina e impastare. Coprire e lasciare lievitare per un’ora.
  2. Sciogliere 2 g di bicarbonato in 30 ml di latte. Aggiungere al precedente composto insieme a 33 g truvia, 130 ml albume montato. Impastare con 200 g di farina. Unire 30 g di burro a temperatura ambiente. Impastare e coprire, lasciando lievitare per un’ora.
  3. Unire altri 200 g di farina, 120 ml albume montato, 8 g truvia, sale, semi della bacca di vaniglia. Impastare. Lasciare lievitare fino al raddoppio di volume. Quindi riporre in frigo per 8-12 ore (chiudendo in un sacchetto di plastica per alimenti).
  4. Stendere l’impasto con un mattarello, distriuire al centro 140 g di burro e chiudete l’impasto in modo che il burro non fuoriesca. Spianare e piegare in 3 volte. Lasciare 15-20 minuti in frigo. Ripiegare ancora e lasciare di nuovo 15-20 minuti in frigo. Per la terza volta, ripiegare e fare riposare 15-20 minuti in frigo.
  5. Stendere l’impasto un’ultima volta, arrotolandolo a palla e lavorandolo.
  6. Versare in uno stampo per pandoro (alto 20 cm) e lasciare lievitare finché la cupola uscirà dal bordo.
  7. Infornare insieme ad una ciotola d’acqua sulla griglia inferiore a 170° C per 15 minuti, poi abbassare a 160° C e lasciare cuocere per 50 minuti. controllare la cottura.

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L’ananas fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE ANANAS FRUTTA CALORIE DIABATE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGRIRE TERMOGENICO.jpgChi è a dieta se lo domanda spesso: l’ananas fa dimagrire? Falso o, quantomeno, non del tutto corretto. E’ vero, invece, che questo gustoso frutto esotico, il cui nome deriva da ‘Anana’ che in lingua caraibica significa ‘profumo dei profumi’, è povero di calorie (possiede solo 50 calorie per 100 grammi) ed è molto ricco di acqua, quindi può favorire l’eliminazione dei liquidi, ma non ha azione diretta sul dimagrimento.

Perché l’ananas è consigliato a chi vuole dimagrire?

L’ananas, originario dell’America Centrale contiene grandi quantità di bromelina, una sostanza che facilita la digestione e la disintegrazione delle proteine. Questa sostanza, appunto, è un enzima che agisce sul fegato e sull’intestino favorendo la digestione delle proteine, questo però non vuol dire che fa dimagrire. La sua azione diuretica aiuta a snellire chi soffre di ritenzione idrica eliminando i liquidi con le urine, ma per quel che riguarda i chili di troppo quelli, purtroppo, restano.

E l’eliminazione dei liquidi aiuta a perdere peso?

L’ananas è ricchissimo di acqua e questa, associata alla sua proprietà digestiva, favorisce la depurazione e lo ‘sgonfiamento’ del fisico tramite l’eliminazione dei liquidi e delle tossine con le urine. La diuresi, infatti, aiuta a purificare l’organismo disintossicandolo, dando anche una sensazione generale di benessere. Proprio per questa sua proprietà detossinante l’ananas aiuta a eliminare i gonfiori e la ritenzione idrica riducendo la cellulite e mettendo il fisico in una condizione di benessere. Questi effetti si hanno sempre grazie alla bromelina, che ha la capacità di controllare gli edemi sia di tipo post – traumatico sia di origine infiammatoria, e alla presenza di acidi organici.

Quando è meglio mangiare l’ananas: prima o dopo i pasti?

L’ideale è di mangiare l’ananas a fine pasto perché in questo modo aiuta la digestione, ma solo se è fresco perché la bromelina, che ha proprietà digestive, si perde con il calore, quindi è assente nell’ananas in scatola o cotto. In ogni caso, può essere utilizzato anche come ‘spezzafame’ a metà mattina o a metà pomeriggio per il suo elevato contenuto di fibre e il suo ridotto apporto calorico (solo 40 Kcal per 100 g). Inoltre, contiene grandi quantità di vitamine (A e C) e sali minerali (calcio, fosforo, potassio e ferro) che lo rendono un elemento prezioso per il benessere dell’organismo.

E’ indicato a tutti?

In linea di massima sì, anche se i preparati a base di ananas potrebbero essere scarsamente tollerati da persone con ulcera peptica attiva e devono essere evitati da chi è in trattamento con anticoagulanti a causa della loro moderata attività antiaggregante piastrinica. Devono, poi, fare attenzione a non esagerare con le dosi le donne in gravidanza perché potrebbe creare complicazioni nella normale crescita del feto.

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Soia: dose, proprietà e controindicazioni nel tumore al seno

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Senologia Mammografia Tumore Cancro Seno Mammella Diagnosi Mastectomia Medicina Chirurgia Estetica Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Ragadi Seno CapezzoloLa soia rappresenta una pietra miliare della dieta tradizionale asiatica, dove storicamente si vanta una minore incidenza di malattie cardiovascolari, diabete, cancro al seno e altri tumori ormone-dipendenti, come quello alla prostata. Tale osservazione ha alimentato a lungo la convinzione che il consumo di alimenti a base di soia (latte di soia, tofu, tempeh, fagioli di soia…) riduca sensibilmente il rischio di malattia. In letteratura i dati sono però controversi e piuttosto complessi da discernere, probabilmente perché ancora in corso d’opera.

La soia è sicura?

Indubbiamente l’assunzione di soia alimentare risulta abbastanza sicura e vantaggiosa per le donne che non hanno storia personale o familiare di cancro al seno, e per le quali l’assunzione di questo legume garantisce un valido contributo per la prevenzione di condizioni patologiche associate all’età, come le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, e il trattamento dei sintomi della menopausa. Importante è, in tal caso, cominciare ad assumere alimenti a base di soia fin da giovani, e non quando se ne presenta la necessità come in post-menopausa, ond’evitare di scombussolare ulteriormente un organismo che già presenta scompensi ormonali. Discorso diverso per le donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario personale o familiare, in cui l’assunzione di soia, anche in forma di alimento, ha dimostrato una correlazione diretta con l’aumento plasmatico di IGF-1, fattore di crescita associato all’incremento del rischio tumore.

Perché allora le popolazioni asiatiche mostrano un’incidenza minore di tumori ormono-dipendenti nonostante l’alto consumo di soia?

Si è scoperto che associare alimenti a base di questo legume (fino a 2 gr di soia per kg di peso corporeo al giorno ) con il consumo di alghe, altro alimento tipico della cucina orientale (con una media di 5 gr al giorno), riduce la concentrazione di IGF-1 del 40%.

Cosa dire invece degli integratori a base di Isoflavoni?

Gli Isoflavoni, fitoestrogeni della soia, quali la Ginesteina o la Daidzeina, sono in grado di agire sia come proliferativi (a dosi fisiologiche) che come anti-proliferativi (a dosi elevate) e sono capaci di stimolare l’attività di un enzima chiave per la conversione degli androgeni in estrogeni (l’aromatasi), incrementando così l’azione di questi ormoni femminili sui recettori responsabili della proliferazione cellulare. Alcuni farmaci utilizzati nella cura e prevenzione della recidiva del carcinoma mammario bloccano proprio tale enzima per ridurre la produzione locale di estrogeni e, di conseguenza, ridurre lo stimolo proliferativo a livello dei loro recettori ER. I fitoestrogeni non solo stimolano l’iperproduzione di estrogeni a questo livello, ma interferiscono anche con l’azione e l’efficacia di farmaci anti-aromatasi, essenziali per la riduzione del rischio di recidiva in pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma (vedi Aromasin). Gli ultimi studi affermano che l’integrazione con gli estratti di soia non solo presentano dei rischi, come appena mostrato, ma secondo le ultime ricerche non producono nessun effetto sulla prevenzione tumorale, sopratutto per i soggetti ER +, ovvero mutati in senso proliferativo a livello del recettore per gli estrogeni.

Quindi soia sì o no in relazione al tumore al seno?

E’ preferibile evitare integratori a base di soia, a maggior ragione in donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario, per le quali tale precauzione deve essere osservata con maggior attenzione. In soggetti sani, invece il consiglio è raggiungere i livelli di assunzione di isoflavoni consigliati anche dalla Food and Drug Administration Americana , pari a circa 25 mg al giorno,anche se già 10 mg al giorno riducono il rischio di carcinoma al seno del 12%.

25 mg di isoflavoni, utili alla prevenzione del tumore al seno quindi , in donne sane, in cosa ed in quanta soia li troviamo?

Gli alimenti di soia tradizionali forniscono circa 30 mg di isoflavoni per porzione, per cui è possibile affermare che per soggetti sani un bicchiere di latte di soia, una porzione di tofu o uno yogurt di soia al giorno è la quota ideale per un alimentazione salubre con il miglior rapporto rischio/beneficio.

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