Il glutine è una componente proteica di alcuni cibi, è presente nel frumento ed in vari cereali quali farro, spelta, triticale, orzo e segale. Di conseguenza, è Continua a leggere
Qual è la differenza tra arteria e vena?
I vasi sanguigni non sono tutti uguali. Molti sanno che esistono arterie e vene, e che sono diverse tra loro, ma non tutti esattamente quali siano queste differenze. Cominciamo illustrando cosa siano le arterie.
Arterie
Le arterie sono i vasi sanguigni che portano il sangue ossigenato dal ventricolo sinistro del cuore verso gli altri organi (ad esempio la grande arteria aorta) e dal ventricolo destro del cuore conducono il sangue poco ossigenato ai polmoni (ad esempio le arterie polmonari); le più grosse arterie si ramificano in arterie sempre più piccole, fino a costituire i piccoli capillari sanguigni (vedi immagine in basso). Rispetto alle vene sono più piccole e biancastre, ma hanno una parete più spessa e sono sottoposte ad una pressione più elevata: questo perché il cuore spinge violentemente il sangue nelle arterie per fargli raggiungere tutto l’organismo. Oltre che resistenti le arterie devono essere anche molto elastiche sia per sopportare la spinta che il cuore imprime al sangue durante la sistole, che per poter redistribuire la stessa spinta al sangue.

Vene
Le vene che fanno parte della circolazione sistemica sono vasi sanguigni che trasportano sangue carico di anidride carbonica, dalla periferia dell’organismo all’atrio destro del cuore. Nella circolazione polmonare, invece, sono vasi che portano il sangue ossigenato dai polmoni verso l’atrio sinistro del cuore. Le vene hanno una parete più sottile delle arterie e sono di colore rosso scuro; quando sono vuote si presentano flaccide e appiattite. Esse si suddividono in vene superficiali e vene profonde. Rispetto alle arterie, le vene sono facilmente comprimibili, basta ad esempio osservare il comportamento dei due tipi di vasi con un ecografo: comprimendo una vena, essa tende a collassare, mentre una arteria tende a mantenere la propria forma. Per approfondire il movimento del sangue nel nostro corpo, leggi: Come si muove il sangue all’interno del cuore e nel corpo?
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Avvicinamento ed allontanamento dal cuore
Da quanto detto si può facilmente intuire che la differenza fondamentale tra i due tipi di vaso NON E’, come molti pensano, nel fatto che le arterie portano sangue carico di ossigeno e le vene di anidride carbonica (vero solo nel caso della circolazione sistemica mentre è l’opposto nella circolazione polmonare), bensì nel fatto che:
- le arterie sono vasi che si allontanano dal cuore;
- le vene sono vasi in avvicinamento al cuore.
La differenza è quindi nel flusso (allontanamento/avvicinamento dal/al cuore) e non nel contenuto (sangue ossigenato/non ossigenato).
Struttura di vene ed arterie
La struttura delle arterie si modifica con il variare del loro calibro. Si dividono in tre strati chiamati tuniche:
- l’intima, la più interna, sta a contatto con la membrana basale dell’endotelio su cui scorre il sangue, composta di connettivo con fibrociti e rare fibro-cellule muscolari;
- la media in cui si trovano fibrocellule muscolari lisce disposte circolarmente;
- l’avventizia, composta da fibre collagene ed elastiche orientate secondo l’asse del vaso.
Le vene hanno una struttura per lo più simile a quella delle arterie, solo che le arterie hanno pareti più robuste ed elastiche perché devono sopportare una ben più elevata pressione del sangue.
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Valvole a “nido di rondine”
Una grande differenza è che le vene possiedono delle valvole dette “a nido di rondine” che impediscono al sangue di rifluire (tornare indietro) per effetto della forza di gravità; tali valvole non sono necessarie nelle arterie, dove il reflusso è ostacolato dall’alta pressione che il cuore fornisce al sangue stesso.
Decorso di vene ed arterie
Vene ed arterie hanno percorsi quasi sempre appaiati e paralleli. Le vene possono avere la medesima distribuzione delle arterie, decorrendo parallelamente a queste, come negli arti, oppure avere un’arborizzazione propria e differente, come nel fegato e nel cervello.
Per approfondire, continua la lettura con: Differenza tra arterie, vene, capillari, arteriole e venule
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Ho trovato per strada questo cucciolo, ma non so che animale sia! Leggi la storia fino alla fine per scoprirlo
Se un giorno dovessi trovare per strada uno strano piccolo animale, avresti la voglia di raccoglierla e prendertene cura, anche se non hai la minima idea di che cosa si tratti? Oppure la lasceresti per terra da sola sapendo che quella piccola ed indifesa creatura sicuramente morirà e tu potresti essere la sua unica chance di sopravvivenza?
Jeff Longo è un ragazzo qualsiasi a cui capitò un giorno di imbattersi in qualcosa di inatteso. Di fronte a se, camminando sul marciapiede in una torrida giornata della calda Florida, c’era uno strano animale piccino e tutto solo.
Longo non poteva immaginarsi in che modo questo cucciolo avrebbe potuto sopravvivere, ma sapeva di dover fare la cosa giusta. Mentre gli altri passavano indifferenti, Jeff raccolse il piccolo animale da terra e si precipitò a casa.
Una situazione che poteva diventare fatale per il piccolino, è diventata invece una storia davvero avvincente ed un esempio di come il mettersi in gioco ti può portare delle sorprese, persino uno strano e nuovo migliore amico.
Ma secondo voi che tipo di specie sarà mai questo piccolo? Qualcuno di voi lo può immaginare?
Senza peli, cieco e dotato di piccoli artigli affilati, questo essere simile ad un alieno non incarnava molto l’ideale di dolcezza quando Jeff Longo lo trovò sdraiato sull’asfalto bruciante a Tampa, in Florida.
Longo ipotizzò che l’animale era stato abbandonato o perso dalla madre, quel che era certo è che ora si trovava in balia di una terribile sorte. Pur non sapendo di che tipo di bizzarra creatura si trattasse, Longo era sicuro che non avrebbe potuto lasciar soffrire un minuto di più il povero cucciolo sotto il sole micidiale di quella giornata afosa.
La creatura era lunga quanto il dito mignolo di Longo, rendendo più facile supporre che si trattasse del cucciolo di un mammifero di piccole dimensioni, qualcosa simile ad un topo.
Ma la natura può essere ingannevole. Per esempio, un cucciolo di canguro quando nasce ha la dimensione di un chicco di riso e poi cresce in grandezza nel marsupio della madre. Quindi, in realtà, anche questa creatura poteva essere di qualsiasi specie.
Longo si mise a chiedere in rete di che specie si trattasse e cosa doveva fare per accudirlo. Molti degli “esperti” che sono entrati in contatto con Longo direttamente oppure tramite internet erano del parere che il cucciolo non sarebbe sopravvissuto cosi piccolo e che la vita del piccolo cucciolo fosse già segnata.
Anche se non sembrava probabile che il piccolo animale sarebbe sopravvissuto, Longo si sentiva in qualche modo motivato e speranzoso. Con la pazienza, la determinazione, l’attenzione e l’amore del ragazzo, la creatura trovata quasi morta ha cominciato a crescere e fiorire, trasformandosi in un adorabile, affettuoso animale.
Pur non essendo in grado di identificarlo, Longo riuscì a raccogliere informazioni sufficienti per iniziare a fornirgli la pappa e le cure infermieristiche adeguate.
Fin da subito il ragazzo ha iniziato a nutrirlo artificialmente con un misto di latte e cibo per cuccioli di cane. Dopo alcuni giorni la piccola creatura acquistò un po’ di peso, il suo pelo crebbe ed i suoi baffi si allungarono: il piccolo cucciolo diventava più grande e più forte col passare dei giorni. Finalmente un giorno aprì definitivamente gli occhi, che fino ad allora erano stati sempre socchiusi, e che occhi grandi che aveva! Ha iniziato a somigliare ad una sorta di roditore, ma ancora una volta, il mistero non si era risolto.
Nel corso dei successivi tre mesi, Longo ha fatto tutto il possibile per aiutare la strana creatura a tornare in piena forma e salute. Ha chiamato il sua piccolo trovatello Biscotto. Pian piano, anche le orecchie della creatura spuntarono fuori e gli crebbe ancor di più la pelliccia. Ora non sembrava più così simile ad un essere alieno ma piuttosto ad una sorta di gerbillo. Tuttavia, era ancora molto difficile capire esattamente che tipo di creatura fosse Biscotto.
Il fatto che la coda di biscotto fosse coperta di pelliccia significava che non era un topo. Sul suo lato inferiore invece, la pancia di Biscotto era coperta da una pelliccia bianca.
Ti sei appassionato a questa storia e vuoi sapere com’è andata a finire? Leggi la seconda parte seguendo questo link: Ho trovato per strada questo cucciolo, ma non so che animale sia, seconda parte
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Papà single e truccato: la polemica sulla pubblicità del latte
Suscita polemiche la campagna pubblicitaria della Centrale del Latte di Brescia. La società, a partecipazione pubblica, ha diffuso l’immagine di un uomo truccato da donna assieme ad una bambina con lo slogan, “la famiglia ha un nuovo formato” (vedi foto).
Il riferimento è alla nuova bottiglia del latte più piccola rispetto alle precedenti, ma l’allusione è ai nuovi modelli di famiglia e non è piaciuta all’associazione Generazione famiglia che è nell’orbita No Gender e che ha condannato l’iniziativa. Sulla questione l’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Brescia Mario Labolani ha chiesto pubblicamente di boicottare l’azienda, mentre il centrodestra in Comune a Brescia è pronto a presentare un’interrogazione al sindaco della città Emilio Del Bono.
La mia personale opinione a riguardo è che questa foto mi regala un sorriso e tanta simpatia per un padre che farebbe di tutto per far divertire la propria figlia, anche farsi truccare il viso… almeno io ci vedo questo! In ogni caso siamo nel 2016, il mondo è cambiato, la società è cambiata, la famiglia e cambiata ed a chi se la prende per queste cose dico: forse è il caso di adeguarsi!
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Ritirato in tutta Italia il famoso farmaco anti reflusso: ecco i lotti interessati
Ritirato il famoso farmaco generico anti reflusso esofageo Pantoprazolo della Eg Spa. Lo ha comunicato l’Aifa che ha disposto il richiamo dal mercato del lotto 60801 con scadenza 02-2021. Le confezioni interessate sono quelle da 20 milligrammi da 14 compresse. L’ AIC è 038440020. Il ritiro si è reso necessario dopo la segnalazione del colore alterato delle pasticche. Un provvedimento peraltro già preso qualche mese fa, a febbraio 2016, sempre nei confronti dello stesso prodotto e della stessa azienda farmaceutica che tratta di specialità medicinali equivalenti.
Il pantoprazolo è utilizzato per il trattamento della malattia da reflusso di grado lieve e dei sui suoi sintomi, dal rigurgito acido alla disfagia. Ne fanno uso moltissime persone sempre più colpite dai disturbi gastro intestinali provocati da cattiva alimentazione e stili di vita non corretti. Chi dovesse avere in casa una confezione del lotto indicato non ne faccia uso.
Il farmaco è indicato anche nel trattamento a lungo termine e prevenzione delle recidive delle esofagiti da reflusso. E nella prevenzione delle ulcere gastroduodenali indotte dai cosiddetti Fans, i farmaci antiinfiammatori non steroidei non selettivi, in tutti quei pazienti a rischio che hanno necessità di essere trattati con gli stessi. L’Agenzia del farmaco ha precisato che la Eg Spa, del gruppo Stada, entro qualche giorno dovrebbe fornire informazioni su eventuali altri lotti interessati e sulle azioni correttive che intenderà adottare. Nel frattempo il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute verificherà l’avvenuto ritiro e, in caso di presenza nelle farmacie, provvederà al sequestro del lotto richiamato.
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Bimbo di 3 anni diventa eroe: salva la vita del padre con due yogurt
Mark Jones aveva perso conoscenza dopo un attacco di ipoglicemia che aveva comportato bassi livelli di zucchero nel sangue finendo in coma diabetico. Il piccolo Lenny George è riuscito a prendere due yogurt dal frigo alimentando il papà. Chi soffre di diabete può correre il rischio di entrare in coma diabetico non appena i livelli di glicemia si abbassano. La moglie di Mark ha detto al Daily Mail che il marito soffre di diabete di tipo uno e fa l’insulina quattro volte al giorno. “Sono molto fiera del mio bambino perché è riuscito a salvare il suo papà”. La donna ha raccontato che era uscita in quel momento e che non aveva mai spiegato come intervenire in casi come questo. Il piccolo però deve aver visto la mamma prendere dei dolci e darli al papà durante le stesse crisi.
Bravissimo Lenny George!
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Uomo anaffettivo: cosa fare e come comportarsi con lui?
Vivete con lui da mesi o – più probabilmente – da anni. Inizialmente era tutto perfetto, poi è iniziato a sorgervi qualche dubbio, ora ne siete quasi certe: il vostro uomo è completamente anaffettivo. Non siete le sole: moltissime donne vivono una situazione simile alla vostra che sembra non portare a nulla di buono nell’immediato futuro. Cosa fare quindi? Se avete l’assoluta certezza che il vostro sia un uomo anaffettivo e che lo sia da tanti anni senza accennare a cambiamenti, il mio drastico consiglio è quello di “abbandonare la nave”.
Nota: per motivi pratici, questo articolo è rivolto alle donne, tuttavia gli stessi consigli sono validi anche nei confronti di un uomo che viva la relazione con una donna anaffettiva.
Consigli per gestire la relazione con un uomo anaffettivo
Anche se ogni situazione ha soluzioni diverse, ecco alcuni consigli pratici che valgono praticamente sempre:
- Rendersi subito conto che si stano investendo tutte le energie in un rapporto che – molto probabilmente – non ha i requisiti per funzionare.
- Capire che cambiare per davvero un uomo annaffettivo è quasi sempre una battaglia persa in partenza.
- Capire che lui non vi ama perché voi non siete amabili, ma perché probabilmente lui non è capace di amare o perché semplicemente non siete la donna giusta per lui.
- Cercare delle fonti di realizzazione personale alternative alla coppia, imparando ad investire su di sé e dare valore a ciò che si ha (amicizie, lavoro, hobby, ecc) ed a ciò che si fa.
- Parlarne con una persona veramente fidata. Raccontagli i comportamenti del partner: dall’esterno saprà più facilmente dirvi se sono comportamenti “normali” o patologici.
- Chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta o di un medico, qualora questa situazione determini un’ansia insopportabile.
Leggi anche: Perché mi capita di piangere senza motivo? Come affrontare il problema?
Consigli per salvare la relazione con un uomo anaffettivo
Se invece avete la sensazione che ancora “non tutto è perduto”, ecco alcuni consigli per rimanere insieme al vostro uomo anaffettivo cercando di migliorare le cose:
- Essere indipendenti: con un uomo anaffettivo la prima regola è dargli la netta impressione di vivere a prescindere da lui e di essere forti al punto da sopravvivere ad una ipotetica rottura. Non deve essere solo una “facciata”: dovete realmente lavorare su voi stesse, rendervi davvero indipendenti e fargli capire che “la musica è cambiata”.
- Aumentate la vostra autostima: iscrivetevi in palestra, fate una dieta, comprate vestiti che vi fanno sentire belle, andate a teatro, comprate libri nuovi, viaggiate… Fate quello che vi fa stare bene e che può migliorarvi, in maniera autonoma.
- Iniziate un nuovo hobby: avreste voluto fin da bambine fare un corso di disegno, saper ballare la salsa o imparare lo spagnolo? Perché non iniziate a farlo ora? Starete meglio con voi stesse e mostrereste all’uomo che la vostra felicità non dipende (solo) da lui.
- Provate a proporgli un periodo di distanza.
- Non sentitevi obbligate ad apparire sempre come lui vi vuole piuttosto che come siete in realtà: se a lui non sta bene, fategli capire che ci sono altri uomini disposti ad apprezzarvi per le vostre reali caratteristiche e non per una maschera che dovete indossare per piacergli.
- Non contate su di lui: se avete un problema fate affidamento solo sulle vostre capacità.
- Se minaccia violenza fisica, minacciatelo a vostra volta di chiamare subito le forze dell’ordine.
- Per nessun motivo al mondo lui può essere legittimato a calpestare la vostra dignità, se continuerà a farlo fategli capire che ciò non rimarrà senza conseguenze: voi lo lascerete per un uomo che vi rispetta.
- Se dipendete economicamente da lui, sforzatevi di trovare un lavoro in modo di essere indipendenti.
- Cercate di capire se la sua anaffettività è in realtà una forma di difesa legata ad una sua bassa autostima, in tal caso provate ad aiutarlo.
- Fate autocritica in maniera oggettiva: a volte è la donna a portare l’uomo ad una certa forma di anaffettività. La maniera migliore per fare autocritica è farsi aiutare da una amica che vi conosce bene. Parlo di una VERA amica, non una di quelle false amiche che sotto sotto non vede l’ora che il vostro rapporto vada a rotoli!
- Ingelositelo: dagli l’impressione di poterlo sostituire in qualsivoglia momento perché ci sono tanti altri uomini in fila per voi molto più affettuosi di lui.
- Uscite con le vostre amiche con un bel vestito nuovo ed un bel trucco, senza di lui.
- Andate insieme da un medico o uno psicoterapeuta per una terapia di coppia.
- Cercate di parlare con lui apertamente di quello che non vi piace dei suoi comportamenti, anche a costo di farlo arrabbiare e di rompere la relazione.
- Amàtevi. Imparate ad amare e rispettare voi stesse, prima di amare lui o chiunque altro al mondo.
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Considerazioni finali
Il mio consiglio, come accennato all’inizio dell’articolo, è comunque quello di lasciare questo tipo di uomo e di cercarne un altro più adatto a voi: l’uomo anaffettivo nella maggioranza dei casi non cambierà mai, anzi probabilmente peggiorerà. E non pensate che il vostro marito o compagno faccia eccezione o che voi – rispetto ad altre donne nella vostra condizione – sarete più brave e riuscirete a cambiarlo. Mi dispiace disilludervi ma questa è la realtà e prima ne prendiamo atto e meglio è. Tra le mie pazienti ce ne sono decine che si sono ritrovate a sprecare anni di vita, circondate da una assuefazione che pian piano le ha spente, anno dopo anno, nella convinzione di riuscire a cambiare il proprio uomo. Può essere apparentemente più facile lasciare le cose come stanno e molto più faticoso e difficile rivoluzionare la vostra vita – specie se avete dei figli – ma meglio cambiare al più presto piuttosto che sprecare la vostra vita in un rapporto apatico ed a senso unico, per paura di cambiare le cose. Trovate la forza nel rispetto per voi stesse e per la vostra dignità di donna e di persona. Trovate la forza nel buon esempio che volete dare ai vostri figli, specie se femmine. Sforzatevi: la vostra vita vi ringrazierà!
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Tendine d’Achille: cos’è, dov’è, a che serve e perché si chiama così?
Cos’è il tendine d’Achille?
Il tendine di Achille, (anche chiamato tendine calcaneale o tendine d’Achille) è appunto un tendine del corpo dell’uomo e di alcuni animali, cioè un insieme di fibre che permettono ai muscoli di fissare le proprie estremità ad un osso o alla pelle consentendo all’apparato contrattile di svolgere le sue funzioni. In caso di lesioni gravi di questo tendine, si ha la perdita del movimento generato dal muscolo interessato con impossibilità di eseguire una flessione plantare della caviglia.
Dove si trova il tendine d’Achille?
E’ sito sulla parte posteriore del piede, tra il calcagno ed il polpaccio (vedi foto). Origina dal muscolo tricipite della sura (formato dai muscoli gemelli e dal soleo) e si inserisce sull’osso calcaneale.
Da cosa è costituito il tendine d’Achille?
Come tutti i tendini è costituito dal punto di vista istologico da fibre elastiche (fibre di collagene) e da foglietti di rivestimento connettivali che prendono il nome di epitenonio, peritenonio ed endotenonio. La sua integrità anatomica può essere valutata col test di Simmonds.
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Anatomia del tendine d’Achille
Il tendine calcaneale, il tendine comune al gastrocnemio e soleo, è il più grosso e più forte del corpo. È lungo 15 cm circa, comincia verso la metà della gamba, ma riceve fibre muscolari sulla sua faccia anteriore, quasi alla sua estremità inferiore. Gradualmente si assottiglia verso il basso, è inserito nella parte centrale della faccia posteriore del calcagno, una borsa è interposta tra il tendine e la parte superiore di questa superficie. Il tendine si allarga un po’ alla sua estremità inferiore, in modo che la sua parte più stretta è circa 4 cm al di sopra del suo inserimento. È coperto dalla fascia e dal tegumento, ed è separato dai muscoli profondi e dai vasi da uno spazio notevole riempito di tessuto areolare e adiposo. Lungo il suo fianco laterale, ma superficiale ad esso, c’è la piccola vena safena. Il tendine può ricevere uno stress di carico di 3,9 volte il peso del corpo mentre si cammina e 7,7 volte il peso del corpo in corsa.
A che serve il tendine d’Achille
Il tendine d’Achille permette di eseguire una flessione plantare della caviglia; potete “metterlo in funzione” stando in posizione eretta e mettendovi in punta di piedi. Il tendine di Achille è breve o assente nelle grandi scimmie, ma lungo non solo negli esseri umani ma anche nella quasi totalità dei gibboni arboricoli. Esso ha tante altre funzioni oltre a permettere la flessione plantare della caviglia: contribuisce all’equilibrio del corpo, regala stabilità al piede, fornisce soprattutto una riserva di energia elastica nel salto, nel camminare e nella corsa. I modelli al computer suggeriscono che l’energia accumulata nel tendine aumenta la velocità di marcia di più dell’80% e riduce i costi energetici della corsa di oltre tre quarti. È stato suggerito che la mancanza di un tendine d’Achille ben sviluppato nelle scimmie africane le preclude la possibilità di correre su lunghe distanze ad alta velocità. La vibrazione bilaterale del tendine di Achille, in assenza della vista, ha un maggiore impatto nei comportamenti posturali. Si sa che una vibrazione applicata a tale tendine induce in soggetti liberi in piedi uno spostamento indietro del corpo e in un soggetto trattenuto un’illusoria inclinazione in avanti del corpo. Le vibrazioni stimolano fusi neuromuscolari nei muscoli del polpaccio. I fusi neuromuscolari avvisano il cervello che il corpo si muove in avanti, in tal modo il sistema nervoso centrale compensa spostando il corpo all’indietro.
Perché il tendine d’Achille si chiama così?
La più antica annotazione conosciuta del termine risale al 1693 dovuta all’anatomista fiammingo/olandese Philip Verheyen. Nel suo testo ampiamente utilizzato Humani Corporis Anatomia, capitolo XV, pagina 328, ha descritto la posizione del tendine e disse che era comunemente chiamato “chorda Achillis”. Il nome tallone d’Achille deriva dalla mitologia greca; la nereide Teti, madre di Achille aveva ricevuto una profezia della morte di suo figlio allora lo immerse nel fiume Stige per proteggerne il corpo dai pericoli. Tuttavia, lo tenne con la mano per il suo tendine, il che significa che l’acqua non toccò questa parte del suo corpo che era quindi vulnerabile. Durante la guerra di Troia, Achille fu colpito sul tendine non protetto da una freccia avvelenata, che lo uccise. Perché gli eponimi non hanno alcun rapporto con l’oggetto, gli eponimi di parti anatomiche sono sostituiti da termini descrittivi; la terminologia corrente per “tendine di Achille” è tendine calcaneale.
Breve accenno sulle patologie più diffuse che riguardano il tendine d’Achille
I più comuni danni a questo tendine sono la tendinite e la rottura. La tendinite di Achille, l’infiammazione del tendine, induce dolore e rigidità dello stesso. La rottura parziale o totale del tendine è più probabile che accada in sport che richiedono un’estensione improvvisa, come la corsa veloce. Si possono distinguere in lesioni acute e lesioni degenerative. Possiamo quindi considerare:
- Rotture da traumi diretti
- Rotture traumatiche indirette
- Rotture spontanee
Nel trauma acuto il paziente riferisce di uno schiocco a livello del polpaccio seguito dalla comparsa di dolore, nelle rotture croniche, il paziente riferisce un fastidio costante nel tempo. Una volta lesionato, nella zona del tendine, si evidenzia un avvallamento più o meno marcato e una mancanza di continuità del profilo tendineo, il movimento dell’articolazione provoca dolore, il paziente a volte però riesce a camminare da solo. Maffulli et al. ha suggerito che l’etichetta di tendinopatia dovrebbe essere data alla combinazione di dolore tendineo, gonfiore e prestazione compromessa. Lo xantoma può essere sviluppato a livello del tendine di Achille in pazienti affetti da ipercolesterolemia familiare. Infine, possono verificarsi anche casi di tendinopatia achillea. Attualmente si può fare l’intervento chirurgico che consiste nell’allungare i tendini nei casi di spasticità consultando un ortopedico di fiducia.Di solito lo si fa nei bambini che sono in crescita.L’intervento dura di solito circa 10 minuti.
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