Michael Jordan: biografia della più grande leggenda del basket

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-michael-jordan-nella-mia-vita-ho-riabilitazione-nutrizionista-dieta-medicina-estetica-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-seno-pulsatMichael ‘Air’ Jordan, leggenda del basket americano, nasce il 17 febbraio 1963 a New York, nel quartiere di Brooklin, dove i genitori James e Delores si erano appena trasferiti. Il suo nome completo è Michael Jeffrey Jordan. La famiglia è di umili origini: il padre lavora come meccanico alla centrale elettrica mentre la madre ha un modesto impiego in banca.

Il ragazzo è molto timido, al punto che frequenta per tre anni un corso di economia domestica, dove impara a cucire, spaventato dal fatto che, crescendo, non avrebbe mai trovato una donna con cui sposarsi. Fortunatamente l’interesse per lo sport serve a incanalare tutte le sue energie: in compagnia del fratello Larry e della sorella Rasalyn pratica diverse attività sportive.

Studente medio, ma già atleta eccezionale, brilla nel basket, ma anche nel football americano (come quarterback) e nel baseball (come lanciatore). Tutto questo però sembra insufficiente per l’allenatore di basket che decide di non sceglierlo per la squadra di quella che in America equivale alla scuola media. Eppure le sue doti emergono: nelle poche partite che gli è consentito giocare conquista in breve la fama di “dunker”, a causa delle bellissime schiacciate che è in grado di effettuare. Dopo un anno di duro lavoro viene inserito in prima squadra e diventa subito famoso in tutto lo stato tra i migliori giocatori del campionato scolastico.

A fine stagione la squadra di Wilmington è campione e per Micheal Jordan arriva anche la convocazione per la partita degli all-stars delle High School.
Alla North Carolina university, al suo primo anno (1981) segna il tiro decisivo nella finale della NCAA, la famosa lega universitaria americana di basket. Terribilmente assorbito dall’impegno e dalla passione sportiva, abbandona prematuramente l’università. Partecipa alle Olimpiadi di Los Angeles, vince l’oro e approda all’NBA.

Viene scelto come terzo giocatore dai Chicago Bulls. La squadra è considerata di bassa classifica, ma al suo arrivo tutto cambia. La gara d’esordio è contro Washington: i Chicago escono vincitori, con Michael che riesce a segnare 16 punti. Al termine della prima stagione viene eletto “Rookie of the year” (matricola dell’anno) e dopo pochi mesi viene votato per partecipare all’Allstar Game, che gli permette di essere messo sotto gli occhi del grande pubblico.

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La seconda stagione però non inizia nemmeno: la causa è un infortunio, il 25 Ottobre 1985, in una partita di allenamento contro i Golden State Warriors. Il risultato sono cinque mesi di stop per una frattura da stress. Il rientro avviene il 14 marzo 1986 quando mancano ancora 18 partite di stagione regolare. La voglia di rivincita è tanta e soprattutto c’è il desiderio di dimostrare che le sue capacità non sono scomparse. Il risultato di questa spinta interiore è eccezionale: nei playoff segna 63 punti contro i Boston Celtics di Larry Bird, la sua miglior prestazione di sempre.

Nell’estate 1986 inizia a prendere forma attorno a Micheal Jordan la squadra che diventerà la dominatrice degli anni ’90. Il terzo campionato NBA è per Jordan quello della conferma e della continuità, vince infatti per la prima volta la classifica marcatori con 37.1 punti a partita, una media da fantascienza del basket che forse nessuno riuscirà mai ad avvicinare.

Negli 82 incontri di regular season Mike è il miglior realizzatore dei Bulls in 77 partite, segna due volte 61 punti, arriva a 50 in otto partite, ne mette 40 o più per addirittura 37 volte. Supera la barriera dei tremila punti e con 3041 segna il 35% dei punti totali realizzati da Chicago. Tutto ciò non lo distoglie dall’applicazione in difesa: è il primo giocatore della storia a concludere un campionato con 200 palle recuperate accoppiate a 100 stoppate.

Dopo le edizioni “Slam Dunk Contest” del 1987 e del 1988 Michael viene consacrato “Air”, per la sua grandiosa capacità di volare a canestro. Grazie a questi risultati e all’immenso seguito di cui gode negli Stati Uniti, il suo nome e la sua immagine diventano, com’è facilmente immaginabile, una macchina per fare soldi. Tutto quello che tocca diventa oro: a Chicago apre addirittura un ristorante dove può mangiare senza essere assediato dai fan. Anche il valore complessivo dei Bulls ha avuto una crescita inimmaginabile: passa da 16 a 120 milioni di dollari.

Alle olimpiadi di Barcellona 1992, insieme a Larry Bird e Magic Johnson, Mike è una delle stelle del favoloso “Dream Team”: vince il suo secondo oro olimpico.

La crisi però è dietro l’angolo. Dopo aver ottenuto tutto ciò che era umanamente possibile ottenere come atleta, Michael Jordan annuncia a sorpresa il suo ritiro.

Il 6 ottobre 1993 in una conferenza straripante di giornalisti al fianco di Jerry Reinsdorf, proprietario dei Chicago Bulls, e David Stern, commissioner NBA, comunica al mondo la sofferta decione. Lui stesso ammette in una dichiarazione: “Ho perso ogni motivazione. Nel gioco del basket non ho più nulla da dimostrare: è il momento migliore per me per smettere. Ho vinto tutto quello che si poteva vincere. Tornare? Forse, ma ora penso alla famiglia”.

A parte queste dichiarazioni “esistenziali”, a incidere sulla sua decisione sono soprattutto due fattori. Il primo è legato alla vicenda del gioco d’azzardo e alle scommesse, il secondo è la tragica morte di suo padre James, ucciso con un colpo di pistola calibro 38 ai bordi di un’autostrada del North Carolina a scopo di rapina.

Quasi un anno dopo il ritiro, il 9 settembre 1994, torna a giocare al “Chicago Stadium” in una partita di beneficenza tra giocatori NBA organizzata dal suo ex compagno Pippen. La cerimonia avviene dentro ad uno United Center stracolmo, le lacrime si sprecano quando viene alzata sul soffitto la tela della sua maglia: la storia del fantastico ‘Air’ Jordan sembra davvero finita.

“Voglio dimostrare di poter primeggiare anche in un’altra disciplina”, sono le prime parole del nuovo Jordan. Ecco allora che il 7 febbraio 1994 firma un contratto con la i Chicago White Sox, squadra della major league di baseball. Un sogno coltivato sin da quando era ragazzino, che però si infrange solo dopo 45 giorni quando si dovrà accontentare della molto meno prestigiosa maglia dei Birmingham Barons in una lega di seconda divisione. “E’ stato un sogno per me, 16 dollari al giorno per mangiare attraversando le piccole città dell’America in pullman, un’esperienza che mi ha arricchito. Mi ha dato più voglia di tornare a giocare a basket”.

Ben presto dunque torna a casa, dichiarando che la sua esperienza con il baseball è conclusa. I suoi tifosi iniziano a sperare quando si allena per due giorni di fila con i Bulls. La rete televisiva ESPN interrompe i programmi per dare la notizia di un suo possibile ritorno. La Nike invia 40 paia di scarpe ai Bulls, quelle di Jordan. Il 18 marzo alle 11:40 del mattino i Bulls emanano un breve comunicato: “Michael Jordan ha informato i Bulls di aver interrotto il suo volontario ritiro di 17 mesi. Esordirà domenica a Indianapolis contro i Pacers”. Michael Jordan, accompagnato da alcune guardie del corpo, si presenta a una conferenza stampa superaffollata balbettando solo poche parole: “I’m back!” (Sono tornato!).

Non ancora appagato dei trionfi ottenuti, decide di continuare per un’ulteriore, forse ultima, stagione. La marcia dei “tori” durante la regular season 97-98, anche se non emozionante come le precedenti, è comunque convincente. L’esito è sempre lo stesso: i Bulls giungono nuovamente alla finalissima, dove incontrano i Jazz per il secondo anno consecutivo, uscenti da un’agevole finale di Conference vinta per 4-0 contro i giovani Lakers. I Bulls arrivano così al sesto titolo, forse l’ultimo, come detto, per Michael Jordan, che intravede all’orizzonte sempre più da vicino il momento del ritiro definitivo.

Si ritirerà ripensandoci per ben due volte, fino al ritiro definitivo che arriva nel 2003. Michael Air Jordan lascia i parquet con un interminabile numero di record alle spalle.

Di lui hanno detto:

“È Dio travestito da Michael Jordan”. (Larry Bird, dopo il record di 63 punti segnati da M. Jordan contro i Boston Celtics nei Playoff).

“È il numero uno, credetemi” (Magic Johnson)

“La sera prima di gara 5 della finale, Michael Jordan mangiò una pizza e si beccò una intossicazione alimentare. Volle scendere ugualmente in campo e segnò 40 punti. È questo il doping del campione vero: la voglia di giocare” (Spike Lee)

 

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I vari tipi di pepe e le loro caratteristiche e proprietà

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZAIl pepe è una spezia utilizzatissima nelle nostre cucine grazie alla sua capacità di rendere gustosamente piccante le pietanze. Originario delle terre tropicali questa spezia è diffusa e impiegata soprattutto nel Sud del India. Tradizionale sin dalla notte dei tempi e conosciuta già nella medicina ayurvedica, il pepe è arrivato sulle tavole d’Europa grazie ai viaggi dei mercanti di spezie orientali. Attualmente anche in Italia il pepe è un aroma che è divenuto tradizionale nelle cucine territoriali di gran parte della penisola e in particolare nel Sud Italia.

Il pepe è un albero di grandi dimensioni che prende il nome scientifico di Piper nigrum e appartiene alla famiglia botanica delle Piperaceae. Questa pianta è originaria delle zone tropicali ed è molto diffuso nel Sud del India.

Tipologie di pepe

Le tipologie di pepe vengono differenziate proprio a seconda della raccolta e del metodo di preparazione del frutto del pepe. Esistono così tre tipologie di pepe: il pepe nero, il pepe bianco e il pepe verde.

  • Il pepe nero viene preparato raccogliendo i frutti del pepe quando sono ben maturi e quindi quando la loro colorazione è rosso scuro. Successivamente questi piccoli frutti vengono trattati attraverso una bollitura ed essiccazione al naturale con il sole per almeno una settimana. Il sapore del pepe nero è molto forte, aromatico e piccante. Questa tipologia di pepe è la più conosciuta e diffusa nel mondo, venduta sia in grani che in polvere. I più pregiati pepi neri derivano dalle coltivazioni delle terre della Thailandia, dello Sri Lanka e del Mafdagascar.
  • Il pepe verde invece viene preparato raccogliendo i frutti ancora acerbi del pepe che sono di colorazione verde e successivamente vengono trattati con diossido di zolfo per conservare tale colorazione. Questo trattamento permette anche di usare il pepe verde nelle conservazioni in salamoia oppure semplicemente il suo uso è al naturale. Il pepe verde fresco è difficile da acquistare perché è molto raro ma il suo gusto è veramente particolare perché insieme al sapore aromatico e alla piccantezza porta anche un fresco sapore fruttato. Solitamente il pepe verde è venduto in salamoia e questo ha un sapore meno piccante degli altri pepi ma comunque ancora molto aromatico e piccante
  • Il pepe bianco viene ottenuto dai frutti raccolti alla massima maturazioni e ripuliti dalla loro polpa. Vengono posti in acqua per poter toglie completamente la buccia rossa del frutto e mantenere così soltanto il solo seme che viene poi fatto essiccare. Il suo sapore è molto simile al pepe nero rimanendo fortemente aromatico e piccante, ma senza cambiare colore alle pietanze e dando un senso leggermente più dolce. I 2 più pregiati pepi bianchi sono il pepe bianco brasiliano e il pepe Muntok che viene prodotto nel isola di Bangk.

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Proprietà dei tipi di pepe

Ciascuno di questi pepi contiene in dosaggi differenti un particolare principio attivo la piperina. Sicuramente il pepe nero è il più ricco di questa sostanza ma comunque anche il pepe bianco, il verde e il rosa ne hanno buone percentuali.

La peperina ha proprietà dimagranti grazie all’inibizione della formazione di cellule del tessuto adiposo con conseguente diminuzione della massa grassa; inoltre questa sostanza ha eccellenti proprietà digestive perché stimola la produzione di saliva che permette l’aumento di succhi gastrici e prepara il sistema delle stomaco a una migliore digestione.

La peperina in più è un antibatterico naturale che controlla la proliferazione batterica aiutando anche il potenziamento del sistema immunitario. Infine è persino stata studiata come antitumorale grazie alla sua capacità di fermare la proliferazione delle cellule tumorali.

L’uso di pepe come rimedio naturale è molto antico ma ricondiamo anche che è una spezia e per tanto va utilizzato in quantità minime per non incorrere in controindicazioni come ad esempio irritazione gastrica, acidità ed emorroidi.

Altre tipologie di pepe

Il pepe rosa invece è ottenuto sempre dalle bacche di un albero ma di un’altra specie di pianta dal nome scientifico Schinus molle.  I grappoli delle bacche di questa pianta vengono raccolti a maturazione quando il colore è di un intenso rosa scuro ed questi viene asportata la buccia. Successivamente questa parte di buccia viene tostata e macinata per ottenere così il cosiddetto pepe rosa. Il suo sapore è molto più delicato e meno piccante del pepe classico e viene per lo più utilizzato nelle ricette ricercate e raffinate. La particolarità inoltre è di avere un leggero aroma di limone che dona anche più freschezza ai piatti. In oriente è molto utilizzato questa tipologia di pepe rosa ed è tradizionale della cucina giapponese, tibetana e cinese sin dai tempi antichi. Questo pepe è conosciuto anche con il nome di falso pepe peruviano o pepe Schinus.

Il pepe di cayenna è in realtà un falso pepe perché non deriva dalle bacche di un frutto del pepe ma dalla macinazione di una specie di peperoncino, il Capsicum annuum. Infatti questo particolare peperoncino di Cayenna viene coltivato e raccolto per poi essere essiccato e trasformato in polvere.

La sua forma e il suo sapore piccante lo rendo simile al pepe ma la realtà è che non è un vero pepe. Le proprietà differiscono dal pepe classico perché non contiene gli stessi principi attivi ma viene comunque utilizzato come stimolante del flusso sanguigno e come tonico generale.

La sua azione rubefacente data dalla capsicina riesce ad avere anche un effetto antidolorifico e antinfiammatorio naturale molto efficacie. La sua attività di regolare la temperatura corporea permette di aiutare nei casi di influenza, raffreddore, febbre, congestione e tosse.

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Sedazione cosciente: via inalatoria, endovenosa e gastrointestinale

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESCon “sedazione” si indica, in medicina, uno stato di ipnosi parziale in cui il paziente non perde completamente la nozione di sé, anche se in parte ne è deficitario. La sedazione può essere indotta pressoché con tutti i farmaci ipnotici ed è utile per l’esecuzione di manovre chirurgiche poco cruente e dalla durata limitata, come una endoscopia (gastroscopia, broncoscopia, colonscopia…). Si può distinguere in sedazione cosciente e sedazione profonda.

Le vie più utili ed adeguate per ottenere la sedazione cosciente sono tre:

  • per via gastrointestinale: questa metodo prevede che il farmaco, una volta assunto per bocca, venga assorbito nel tratto gastrointestinale;
  • per via endovenosa: questa tecnica prevede la somministrazione di farmaci ansiolitici o sedativi attraverso una via venosa e richiede l’utilizzo di dosi crescenti di un unico farmaco;
  • per via inalatoria: questa via prevede la somministrazione di un agente volatile o gassoso attraverso le vie respiratorie, quindi l’effetto dipende dal suo assorbimento a livello  polmonare. La tecnica raccomandabile per eseguire una sedazione cosciente inalatoria consiste nel dosaggio di percentuali crescenti di protossido d’azoto (N2O).

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Pepe nero: proprietà, calorie, controindicazioni ed usi in cucina

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZAIl pepe nero è una spezia diffusissima, dalle numerose proprietà: trova largo impiego in cucina e anche nella cura del corpo. Le sue proprietà digestive sono ben note, stando a diversi studi, il pepe migliorerebbe il metabolismo (ma solo per un tempo limitato a seguito dell’ingestione) e così potrebbe essere un blando coadiuvante per chi segue una dieta per dimagrire. Per la cura del corpo, il pepe è impiegato per uso esterno, cioè per la preparazione di diluizioni da frizionare sul corpo per lenire i dolori muscolari o per massaggi rilassanti. Vediamo in dettaglio quali sono le proprietà del pepe nero.

Descrizione della pianta

Da una particolare lavorazione dei frutti del Piper nigrum, una pianta della famiglia delle Piperaceae originaria dell’India, si ottiene la spezia che conosciamo come pepe nero.
Dagli stessi frutti, attraverso procedimenti di lavorazione diversi, si ottengono anche altre specie di pepe: il pepe bianco e il pepe verde.
Quello che chiamiamo invece pepe rosa è il frutto di un’altra pianta (lo Schinus molle) ed è una spezia dal sapore molto più delicato usata prevalentemente per le sue qualità decorative. Il pepe nero viene prodotto dai frutti acerbi del Piper nigrum che vengono sbollentati e lasciati essiccare al sole per circa 10 giorni: in questo modo i grani si disidratano, anneriscono e assumono il tipico aspetto rugoso.

Le proprietà e i benefici del pepe nero

Se per noi occidentali il pepe è “solo” una spezia da usare in cucina, per il mondo asiatico e, in particolar modo per la medicina indiana, il pepe è un importante ingrediente farmacologico. Stando alla medicina ayurvedica, il pepe nero è un potente rimedio per favorire la digestione e stimolare il metabolismo. Le proprietà stimolanti del pepe nero sono da attribuire alla piperina, uno dei principi attivi contenuto in buona concentrazione nel pepe. La stessa sostanza, un alcaloide, conferisce al pepe nero proprietà tonica e somachica promuovendo la secrezione di succhi gastrici.

  • E’ grazie alla piperina che il pepe nero aiuta la digestione e agevola l’assorbimento dei nutrienti a livello del primo tratto intestinale, ma per lo stesso motivo può essere controindicato in caso di problemi di gastrite, come vedremo in seguito.
  • Stando alle proprietà dimagranti del pepe nero, questo va a stimolare lievemente la termogenesi, vale a dire il consumo di calorie per la produzione di calore.
  • Le proprietà imputate al pepe nero sono le più disparate: aiuterebbe a contrastare i cali di libido (è annoverato tra gli alimenti afrodisiaci), popolare per le proprietà antisettiche ed espettoranti.
  • Alcuni studi hanno collegato il consumo di pepe nero all’aumento di endorfine ed è per questo che tale spezia è spesso definita un antidepressivo naturale aiutando, chimicamente, a combattere la depressione.

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Pepe nero: usi esterni in cosmetica e come antidolorifico

Relativamente al pepe nero adoperato per uso esterno, vediamo che questo alimento può definirsi un buon rimedio naturale per il trattamento di diversi disturbi della pelle.

  • Sembrerebbe efficace per il trattamento naturale di disturbi cutanei quali vitiligine e acne.
  • Gli operatori dei centri benessere usano il pepe nero per i trattamenti eudermici e per la formulazione di lozioni per massaggi rilassanti.
  • In ambito domestico è possibile preparare una lozione per massaggi rilassanti o massaggi per lenire stanchezza muscolare, lasciando a macero il pepe nero in olio di mandorle.
  • Un bagno aromatizzato al pepe nero riuscirebbe a stimolare la sudorazione così da aiutare il corpo da liberarsi dalle tossine e depurare l’organismo.
  • Il pepe nero potrebbe tornare utile in caso di contusioni: riuscirebbe a diminuire il gonfiore e lenire il dolore se combinato con impacchi freddi.

Proprietà nutrizionali del pepe nero

Le proprietà nutrizionali del pepe nero descrivono un alimento ricco di sodio, è per questo che tra le controindicazioni aggiungiamo che non è consigliato a chi soffre di ipertensione arteriosa. Il pepe nero fa male? No, fatte le dovute precisazioni con le controindicazioni, tuttavia, se state seguendo una terapia farmacologica è consigliato chiedere un parere medico perché alcuni principi attivi contenuti nel pepe possono interagire con l’attività farmacologica di alcune sostanze.

Di seguito sono riportate le proprietà nutritive del pepe nero riferite a 100 grammi di prodotto:

  • Calorie – 251 kcal

  • Proteine – 10,39 g

  • Carboidrati – 63,95 g

  • Zuccheri – 0,64 g

  • Grassi – 3,26 g

  • Fibra alimentare – 25,3 g

  • Sodio – 20/44 mg

Controindicazioni: quando il pepe nero è sconsigliato

Tra le controindicazioni, vediamo che il pepe nero è sconsigliato in caso di gastriti e ulcera (proprio perché stimola la produzione di succhi gastrici), è sconsigliato anche in caso di emorroidi perché tende a irritare le mucose.

Altre varietà di pepe

Quella nera non è l’unica varietà di pepe diffusa, abbiamo infatti il pepe bianco, pepe verde, pepe grigio e pepe lungo. Attenzione! Il pepe rosa non è ottenuto dalle piante della famiglia delle Piperaceae, e per questo chiamato anche “falso pepe”. Il pepe bianco si ottiene dal frutto che viene messo a bagno nell’acqua per un’intera settimana prima dell’essiccazione. Il pepe grigio è semplicemente una miscela macinata di pepe bianco e pepe nero. Il pepe lungo è ricavato dalle bacche della specie Piper Longum ed è altrettanto popolare nella medicina indiana.

Curiosità sul pepe nero

Nessun’altra spezia, al pari del pepe nero, spinse tanto la ricerca di nuove vie commerciali verso l’Oriente, tanto che per secoli rappresentò una merce di scambio di altissimo valore. Ad oggi la spezia più diffusa nella cucina europea, il pepe nero, con il suo sapore piccante e aromatico, era apprezzato già nell’Antico Egitto, tanto che alcuni grani di pepe furono trovati nelle tombe dei Faraoni. Conosciuto in Grecia già prima del IV secolo a. C. e consigliato da Ippocrate unito ad aceto e miele contro i dolori mestruali, nell’Impero Romano divenne sinonimo di ricchezza e merce di scambio. Apicio inseriva questa spezia in quasi tutte le ricette del suo De re coquinaria e sembra che durante l’assedio di Roma sia gli Unni che i Visigoti chiesero enormi quantità di pepe in cambio della salvezza della città. Il pepe rappresenta nell’immaginario comune arguzia e vivacitàtanto che parlare di una persona “tutto pepe” ne sottolinea il carattere vispo e mordace mentre “rispondere col sale e col pepe” significa fare polemica o comunque mostrarsi decisi per farsi valere.

Il pepe in cucina

Il pepe è una spezia molto diffusa, si usa singolarmente o in miscele di spezie come il Garam Masala. In alcuni paesi europei l’uso del pepe in cucina è associato a quello degli agrumi: non mancano liquori all’arancia aromatizzati al pepe così come molto frequenti sono le paste fatte in casa aromatizzate all’arancia e al limone. Per eseguire questi esperimenti culinari è possibile approfittare dei mix presenti sul mercato. Sono ottimi anche per arricchire insalate al profumo di agrumi.

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Rabbia: differenza tra ira passiva ed ira aggressiva

MEDICINA ONLINE RABBIA GELOSIA UOMO VIOLENTO VIOLENT RAGE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLECon il termine ira (spesso sostituito da “furia”, “collera” o, impropriamente, “rabbia”) si indica uno stato psichico alterato, in genere suscitato da elementi di provocazione capaci di rimuovere i freni inibitori che normalmente stemperano le scelte del soggetto coinvolto. L’iracondo prova una profonda avversione verso qualcosa o qualcuno, ma in alcuni casi anche verso se stesso. L’ira è vista come una forma di reazione e/o risposta da parte di una persona a situazioni sfavorevoli. In psicologia, sono riconosciuti tre tipi di ira:

  • la prima forma, denominata “rabbia frettolosa ed improvvisa” da Joseph Butler (un vescovo inglese del XVIII secolo), è collegata all’impulso di autoconservazione: condivisa da uomo ed animale si verifica quando il soggetto si ritiene tormentato o intrappolato;
  • la seconda forma, chiamata “rabbia costante e deliberata”, è una reazione alla percezione deliberata di subire un trattamento ingiusto oppure un danno da altri soggetti. Come la prima forma, anche questa è episodica;
  • la terza forma è invece disposizionale, legata più a tratti caratteriali che ad istinto e cognizione. Irritabilità, villania e scontrosità sono spesso presenti in quest’accezione.

Potenzialmente, l’ira è in grado di mobilitare risorse psicologiche positive tra cui: correzione di comportamenti sbagliati, promozione di un’uguaglianza sociale ed espressione di sentimenti negativi su controversie. D’altro canto l’ira può rivelarsi “distruttiva” quando non trova un adeguato sbocco di espressione; una persona irata può infatti perdere oggettività, empatia, prudenza e senso di riflessione e causare danni ad altre persone o cose. Ira ed aggressività(fisica o verbale, indiretta o diretta) sono distinte, anche se possono influenzarsi a vicenda.

Sintomi

Una distinzione nella manifestazione dell’ira può essere fatta tra “ira passiva” ed “ira aggressiva”: forme, queste, che hanno sintomi caratteristici.

Ira passiva

Può manifestarsi nei seguenti modi:

  • Elusività: voltare le spalle agli altri, tirarsi indietro e diventare fobico.
  • Distacco: manifestare indifferenza, tenere il muso o fare sorrisi falsi.
  • Finta riservatezza: evitare il contatto visivo, spettegolare, minacciare in modo anonimo.
  • Autosacrificio: essere eccessivamente disponibili, accontentarsi di una seconda scelta, rifiutare aiuto.
  • Autobiasimazione: scusarsi eccessivamente, autocriticarsi ed accettare ogni critica.

Ira aggressiva

Può manifestarsi nei seguenti modi:

  • Distruttività: distruggere oggetti, ferire animali, rompere rapporti, abusare di droga.
  • Vendetta: essere punitivi, rifiutare di perdonare, rievocare vecchi ricordi.
  • Bullismo: intimidire o perseguitare le persone, prendersi gioco di elementi deboli della società.
  • Minaccia: spaventare le persone, tenere comportamenti pericolosi.
  • Esplosività: furia improvvisa, senso di frustrazione, attacco indiscriminato.
  • Egoismo: ignorare le esigenze altrui.
  • Sconsideratezza: tenere atteggiamenti pericolosi come guidare troppo velocemente e spendere denaro sconsideratamente.
  • Vandalismo: danneggiare opere ed oggetti, compiere atti di teppismo o piromania. Comportamenti spesso associati al consumo di alcol e droghe.

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Differenza tra ghepardo, leopardo e giaguaro

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA GHEPARDO LEOPARDO GIAGUARO MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA COCRODILE WALLPAPER COCCODRILLO DEL NILO SFONDO HD.jpgAvete davanti a voi un ghepardo, un leopardo ed un giaguaro. Sapreste riconoscerli? Probabilmente in una situazione del genere il vostro problema principale non sarebbe certo distinguerli dal momento che sono creature meravigliose ma anche pericolose. Sono tutti e tre grossi felini (o ancora meglio felidi), sono maculati, ma non sono certo lo stesso animale. Vediamo insieme le differenze.

Cominciamo dal ghepardo (Acinonyx jubatus), forse l’animale dei tre più noto, visto che ha come principale caratteristica quella di raggiungere velocità di quasi 120 km/h: un vero record, con uno scatto da 0 a 100 km/h in soli tre secondi, non poi così distante da un aereo F14 in decollo. Per questo motivo il corpo del ghepardo è slanciato, con zampe lunghe, altezza al garrese di 70-90 cm, eppure un peso incredibilmente basso, dovuto al cranio piccolo e al corpo molto snello. Un suo segno di riconoscimento sono delle bande nere che “collegano” il lato interno degli occhi con i lati della bocca. La particolare corporatura lo rende molto veloce solo per le brevi distanze, data la scarsa resistenza, ed è per certi versi più simile ai canidi: presenta infatti zampe lunghe e strette e le unghie sono solo parzialmente retrattili. I suoi tratti lo rendono un animale estremamente adatto alla caccia di piccole prede molto veloci. Una volta diffuso in Asia e Africa, oggi è presente quasi solo in popolazioni isolate dell’Africa subsahariana. Il suo habitat ideale sono le zone aperte e semideserte che permettono al felino di sfruttare al massimo la sua velocità e il suo manto maculato.

Il leopardo (Panthera pardus) è invece un felino che presenta un corpo lungo, ma più muscoloso e proporzionato rispetto a quello del ghepardo. Pesa spesso più del ghepardo (soprattutto il maschio, sensibilmente più grande della femmina), leopardo_009-2è dotato di buona velocità, riesce ad arrampicarsi molto bene sugli alberi e grazie alla sua agilità può fare salti da fermo di tre metri di altezza. La sua prestanza muscolare gli consente invece di sollevare prede molto più grandi di lui, come un cucciolo di giraffa (che pesa già sui 150 Kg di peso). Il leopardo è relativamente diffuso in Africa e in numerose zone dell’Asia, tra cui Cina, Russia e Indonesia, anche se negli ultimi decenni gli individui rimasti sono in forte calo. L’animale è noto anche come pantera, anche se nel gergo comune la pantera è un leopardo nero per via di una mutazione genetica (melanismo): se fate attenzione, però, generalmente le macchie rimangono visibili.

Il giaguaro (Panthera onca) è il felino più grande dei tre, con un’altezza al garrese che che può arrivare anche a 1,40 metri. A differenza del leopardo, muscgiaguaro_001-2oloso, ma snello e piuttosto leggero. Il giaguaro è particolarmente robusto, ha una testa grossa e la coda corta. Alcuni esemplari raggiungono e superano abbondantemente i 100 Kg (per fare un paragone, raramente i ghepardi superano i 60 Kg). Nonostante questo il giaguaro è piuttosto agile e riesce ad arrampicarsi sugli alberi. Oltre che per la sua stazza, iil felino è riconoscibile per le sue macchie, molto più grandi, a rosetta e con un interno di colore rossastro. Il suo habitat è completamente diverso da quello di ghepardo e leopardo: una volta diffuso in numerose zone del continente americano, oggi vive soprattutto nelle foreste amazzoniche e in alcuni luoghi più aridi o montagnosi, come in Argentina o in alcuni luoghi a Sud degli Stati Uniti e in Colombia.

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Quanto pesano le feci prodotte in un giorno?

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDEIl peso delle feci è estremamente variabile, tuttavia uno studio inglese del 1992 ha provato a rispondere a questa domanda raccogliendo dati sulla quantità di feci emessa quotidianamente da 20 diverse popolazioni, con questi risultati:

  • la quantità media di feci emessa in un giorno è stata di 106 grammi;
  • la quantità minima di feci giornaliere è stata 72 g;
  • la quantità massima è stata 471 g/die.

Questa grossa variabilità è dovuta alla variabilità individuale, all’eventuale presenza di patologie o altro, ma principalmente si verifica in base alla diversa quantità di fibre assunte con la dieta, fattore che determina anche le volte settimanali in cui si va di corpo. E’ interessante sottolineare che all’aumentare della quantità di feci emesse diminuisce il rischio di cancro al colon, quindi una alimentazione ricca di fibre, e la conseguente regolarità intestinale, è davvero – come accennato all’inizio dell’articolo – uno degli ingredienti di una vita sana. Per ridurre  drasticamente il rischio di cancro al colon, è necessario espellere almeno 150 grammi di feci al giorno (risultato che si ottiene consumando almeno 18 grammi di fibra giornalmente); a tal proposito leggi anche: Stitichezza acuta e cronica: tipi, cause, trattamenti medici e rimedi

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Diabete e dolci di Natale: il diabetico può mangiare il pandoro?

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA.jpgIl pandoro contiene mediamente 410 calorie per 100 grammi; per quanto riguarda i carboidrati tutte tre le versioni del dolce si aggirano intorno ai 45-50 grammi, mentre i grassi corrispondono a circa 19-20 grammi.

Il pandoro è un alimento sconsigliato, tuttavia può essere saltuariamente assunto dal paziente diabetico, in dosi moderate, preferibilmente lontano dai pasti principali e dopo parere positivo del medico. Sarebbe comunque preferibile sostituirlo con altri dolci meno calorici e con meno carboidrati.

Il problema vero del pandoro è che spesso viene servito in tavola alla fine dei pasti natalizi che già da soli sono ipercalorici e ricchi di carboidrati e vanno così ad aggiungersi a un menu già fin troppo abbondante. Per evitare un eccessivo apporto calorico e di carboidrati, un trucco potrebbe essere quello di ridurre le calorie durante la cena, diminuendo le porzioni ad esempio di pasta. Altro trucco è – se prevedete una cena abbondante – quello di limitare le calorie a pranzo o, comunque, nei giorni precedenti e successivi al periodo natalizio. Altro trucco è, ovviamente, quello di limitare le porzioni e di aumentare l’attività fisica prima, durante e dopo le feste.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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