Classifica LANCET della pericolosità delle droghe

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-le-droghe-piu-potenti-pericolose-mondo-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogrDanno fisico, dipendenza e danno sociale: in base a questi tre fattori è stata stilata la classifica delle 20 droghe più pericolose al mondo, grazie ad uno studio condotto da David Nutt dell’università di Bristol e pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet.  Il risultato in parte ha confermato la pericolosità di alcune droghe, come l’eroina,  ma in altri casi ha accertato l’estrema pericolosità di sostanze reputate erroneamente “leggere”, come l’alcol. A detenere il primato in questa classifica è l’eroina, seguita da cocaina e barbiturici. Ecco la lista completa:

1. Eroina
2. Cocaina
3. Barbiturici
4. Metadone
5. Alcol
6. Ketamina
7. Benzodiazepine
8. Anfetamine
9. Tabacco
10. Buprenorphine
11. Cannabis
12. Solventi
13. 4-MTA
14. LSD
15. Methylphenidato
16. Steroidi
17. GHB
18. Ecstasy/MDMA
19. Nitrati
20. Khat

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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LSD (dietilamide dell’acido lisergico): effetti, danni, set e setting

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Storia dell’LSD

L’LSD fu sintetizzato per la prima volta in Svizzera nel 1938 presso la casa farmaceutica “Sandoz” da Albert Hofmann, come risultato della ricerca di nuovi composti con valore terapeutico. Cinque anni dopo la sintesi, Hofmann assunse per errore una goccia del composto sintetico n.25 (LSD-25) e sperimentò per la prima volta su sé stesso gli effetti allucinogeni della sostanza. Successivamente l’LSD venne impiegato con esiti positivi per cure sperimentali in psichiatria e psicologia, per curare schizofrenia e alcolismo, ma l’utilizzo si diffuse anche al di fuori dell’ambito accademico. Divenne nota a partire dagli anni ’50 poiché veniva assunta da poeti ed artisti per espandere la propria coscienza e creatività, e – in seguito alla descrizione degli effetti allucinogeni – la sostanza conobbe una diffusione tra il grande pubblico.
Negli anni ’60 l’LSD venne assunta come simbolo della contro-cultura hippie sorta in quegli anni, ed utilizzata senza nessuna forma di controllo. Iniziò allora nei confronti di questa nuova droga una forte repressione, tale da costringere il “Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs” a definire nel 1967 l’LSD come sostanza di nessuna utilità terapeutica, rendendolo di fatto illegale. L’LSD è, ad oggi, una sostanza abbastanza diffusa.

Aspetto dell’LSD

L’LSD appena sintetizzato appare in forma di cristallo, di colore bianco o comunque chiaro, ed è inodore. Successivamente può essere ridotto in polvere e mescolato con altri elementi addensanti per produrre barrette, piccole tavolette o quadrati di gelatina, chiamati “window panes“. Più frequentemente viene diluito, anche in acqua, e vaporizzato su fogli di carta assorbente o cartoncini, suddivisi in piccoli quadrati che ne rappresentano le singole dosi. In origine la carta veniva imbevuta per immersione o facendovi cadere sopra delle gocce della soluzione, ma questo portava a delle concentrazioni elevate che procuravano solo bad trip (reazioni avverse). I fogli , chiamati in gergo “blotter acid – trip – cartone“, vengono presentati sul mercato illegale dipinti con colori accesi e simboli accattivanti, come ad esempio lo “smile”; questo, oltre a rendere più “affascinante” la droga agli occhi dell’acquirente, avrebbe lo scopo di impedire a chi la acquista di intuire lo stato di degrado della sostanza. L’LSD, infatti, allo stato puro e da poco sintetizzato, si presenta di colore bianco; ma se lavorato da tempo, o se tagliato con altre sostanze contaminanti, può assumere altri colori, dal marrone fino al nero.

Modalità d’assunzione dell’LSD

I quadrati dei fogli vengono generalmente assunti per via orale, tenuti sotto la lingua per permettere il rilascio della sostanza, oppure ingeriti. Altra modalità, ma ben poco diffusa, è l’assunzione sfruttando la traspirazione attraverso la pelle.

Dosaggio dell’LSD

L’LSD è l’allucinogeno più potente tra quelli conosciuti, sia naturali che sintetici. Mentre le altre sostanze vengono misurate in milligrammi, per l’LSD viene impiegato il microgrammo (µg), ossia il milionesimo di grammo, ed è sufficiente una quantità di 25 µg per produrre effetti allucinogeni. L’entità delle dosi è variata negli anni; mentre negli anni ’60 era addirittura di 300 µg, negli anni ’90 sono scese tra i 20 e gli 80 microgrammi.

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Dopo quanto si provano gli effetti dell’LSD?

I primi effetti della sostanza si notano entro 30-60 minuti dall’assunzione. Le esperienze con l’LSD vengono definite in gergo trip (che in inglese significa “viaggio”) in particolare, quelle che causano forti reazioni avverse sono chiamate bad trip. La durata media di un trip si aggira intorno alle 6-10 ore; in alcuni casi delle distorsioni lievi della senso-percezione, chiamate in gergo traces, possono durare anche più a lungo e scomparire solo dopo il sonno notturno.

Effetti indotti e collaterali

La sostanza agisce sul sistema nervoso centrale e periferico. Gli effetti dipendono da quattro fattori principali:

  • variazione individuale: ogni organismo ha delle reazioni potenzialmente molto diverse alla medesima sostanza;
  • dosaggio: maggiore dosaggio potrebbe essere correlato a maggiori effetti;
  • setlo stato d’animo del soggetto che lo assume;
  • settingl’ambiente in cui si trova il soggetto al momento dell’assunzione.

Set e setting sono molto importanti per determinare le percezioni “positive”: sensazioni e contesti piacevoli saranno generalmente amplificate così come eventuali sensazioni e contesti spiacevoli potrebbero determinare percezioni spiacevoli. Da ciò si intuisce come l’LSD determini effetti potenzialmente molto diversi in persone diverse ed in contesti diversi.

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Effetti sull’organismo

LSD può indurre molte variazioni nell’organismo, tra cui:

  • perdita di consapevolezza dello spazio e del tempo;
  • perdita di lucidità psicofisica;
  • contrazioni uterine;
  • aumento della temperatura del corpo;
  • elevati livelli di zucchero nel sangue;
  • secchezza della bocca;
  • piloerezione (pelle d’oca);
  • alterata percezione della temperatura corporea;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • contrazione della mandibola;
  • sudorazione;
  • dilatazione delle pupille indipendente dalla quantità di luce;
  • iperproduzione di muco;
  • insonnia;
  • alterazioni del sonno (incubi e sogni vividi);
  • crampi;
  • tensione muscolare.

Effetti sulla psicologia e sulla percezione

Gli effetti a livello psicologico variano molto in base alla dose, alla sensibilità individuale e al setting (luogo e stato psicologico al momento della somministrazione). Consistono principalmente in alterazione della coscienza, euforia, perdita di consapevolezza e lucidità, riduzione dei riflessi psicofisici, alterazioni nella memoria a breve e lungo termine, sensazione di intensa beatitudine, emozioni amplificate (tuttavia non alterate), aumento dell’apprezzamento musicale; a dose media provoca allucinazioni geometriche e frattali, amplificazioni sensoriali, distorsione della consapevolezza del tempo, dello spazio e del sé (Leary parlava di ego loss, perdita dell’io) ma contemporaneo senso di unione con l’ambiente circostante, percezione intensificata di suoni, colori, odori e sapori; in alcuni casi è riportata sinestesia.

Sinestesia, setting e creatività amplificata

La sinestesia è un fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione: le stimolazioni provenienti da una via sensoriale o cognitiva inducono esperienze, automatiche e involontarie, in un secondo percorso sensoriale o cognitivo. Ad esempio un soggetto “vede” un suono o “ascolta” un colore. Queste sensazioni possono, in alcuni casi, causare ansia a causa del loro fortissimo impatto emotivo e rivelatorio. Consumatori ed esperti concordano sul fatto che, essendo l’LSD un amplificatore delle percezioni interiori ed esteriori, il setting è decisivo nella definizione degli effetti: sensazioni e contesti piacevoli saranno amplificate così come sarà amplificato il peso di eventuali sensazioni e contesti spiacevoli. Uno studio del 2016 pubblicato su Language, Cognition and Neuroscience ha dimostrato come l’LSD amplifica effettivamente i processi creativi stimolando le associazioni semantiche tra concetti.

LSD, disturbi mentali e bad trip

Per quanto in passato si ritenesse che l’LSD potesse slatentizzare disturbi mentali preesistenti, secondo alcuni recenti studi l’uso di LSD non costituirebbe un fattore di rischio indipendente per la salute mentale; tuttavia altri studi indicano che in soggetti predisposti o con patologie mentali latenti l’assunzione della sostanza possa predisporre allo sviluppo di patologie psichiatriche come psicosi persistenti e disturbi allucinatori persistenti. Il cosiddetto bad trip, invece, pur generando ricordi che possono essere successivamente difficili da integrare, è di carattere momentaneo, poiché deriva da una sensazione negativa, interiore (legata al “set” – può capitare di realizzare aspetti della propria vita che possono non piacere) o causata da eventi esterni (legata al “setting”) che viene amplificata dallo psichedelico, rendendola dunque difficile da gestire. In tali casi gli operatori sociali consigliano il dialogo e il posizionamento del soggetto in un ambiente tranquillo e rilassato; in casi molto intensi la somministrazione di clorpromazina o benzodiazepine può attenuare le sensazioni negative.

Dipendenza e tolleranza all’LSD

L’LSD non produce dipendenza fisica o comportamenti compulsivi indirizzati alla sua ricerca ma, data l’intensità e la peculiarità di questo tipo d’esperienza e il suo grande impatto psicologico e spirituale, chi prova le sostanze psichedeliche tende a ripetere l’esperienza (dipendenza psicologica). Inoltre, la tolleranza verso la sostanza cresce in ogni caso molto rapidamente, di modo che per percepire gli effetti sarebbe necessario aumentare la quantità: già il giorno successivo dall’assunzione si renderebbero necessarie dosi il doppio del quantitativo iniziale per raggiungere lo stesso grado di intensità.

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Danni a breve e lungo termine

L’LSD può innescare, specie ad alti dosaggi o in soggetti predisposti, attacchi di panico e senso di estrema ansia comunemente definiti “bad trip”. Queste intense esperienze emotive possono causare, al pari di esperienze traumatiche o emotivamente forti, dei sintomi psicologici anche nel lungo termine e che possono generare in alcuni soggetti dei fenomeni di “flashback” (improvviso e momentaneo rivivere delle esperienze psichedeliche) per alcuni versi in maniera simile ad un disturbo post-traumatico. In alcuni soggetti, specie se hanno fatto uso prolungato e ad alte dosi di psichedelici, questi fenomeni possono cronicizzare e possono associarsi a disordini caratteristici della percezione come disturbi della visione (spesso descritti come una scia lasciata dagli oggetti spostando lo sguardo, o una sorta di neve nel campo visivo) dando luogo ad un disordine psichiatrico specifico chiamato HPPD (Hallucinogen Persisting Perception Disorder). Per il suo scarso potenziale tossico e l’assenza di dipendenza fisica, nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, l’LSD occupa il diciottesimo posto (terz’ultimo).

LSD può determinare morte?

Non esistono casi di morte documentati per azione tossica diretta a seguito dell’assunzione di LSD (si ipotizza che la dose necessaria per provocare danni fisici sia di circa 704 dosi medie) mentre sono riportati diversi casi di gravi complicazioni, coma, ipertermia a seguito dell’assunzione di dosi molto alte (anche nell’ordine delle centinaia o migliaia di dosi) del composto. Pur non essendo causa diretta di morte, sono tuttavia riportati numerosi casi di incidenti, comportamenti auto lesionistici e suicidio dovuti alle alterazioni sensoriali e nella capacità di giudizio indotti dall’uso della sostanza; tipiche sono ad esempio le cadute da balcone determinata da una errata percezione dell’altezza che porta il soggetto a valutare “basse” delle altezze che invece sono elevate.

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Allucinogeni naturali e sintetici: elenco ed effetti delle droghe allucinogene

MEDICINA ONLINE ALLUCINOGENI FUNGHI FUNGHETTI ECSTASY DROGA EFFETTI MDMA METABOLITA MDA DIPENDENZA ALLUCINAZIONI VISIONI ECCITAZIONE PILLS PILLOLA COMPRESSE PASTIGLIE PASTICCHE ILLEGALI FARMACI psychedelic mushroom hallucin.jpgLe droghe allucinogene, (naturali, sintetiche o semisintetiche) sono così definite a causa dei loro effetti; l’assunzione infatti altera sensibilmente il sistema percettivo, provocando illusioni sensoriali e inducendo una distorsione della realtà spazio temporale, fino a provocare vere e proprie allucinazioni, separate dal contesto ambientale.
Gli allucinogeni agiscono sul Sistema Nervoso Centrale, intervenendo nell’interazione fra le cellule nervose e il neurotrasmettitore serotonina, che è appunto coinvolto nel controllo del comportamento e della percezione sensoriale. Le droghe allucinogene possono essere di origine naturale oppure create in laboratorio, o ancora sintetizzate da sostanze naturali.

L’evoluzione storica degli allucinogeni

L’utilizzo delle sostanze allucinogene da parte dell’uomo risale a tempi estremamente lontani; per migliaia di anni quasi tutte le culture in ogni angolo del mondo hanno sfruttato gli effetti visionari di queste sostanze a fini mistici in rituali sociali e religiosi. Gli allucinogeni naturali venivano impiegati da sciamani, sacerdoti, guaritori e stregoni per provocare un distacco dalla realtà e “mettersi in contatto” con gli spiriti. L’assunzione, essendo legata a rituali religiosi ben precisi, era gestita da norme rigide e non era consentito l’utilizzo a scopi ricreazionali; l’infrazione delle regole veniva spesso punita severamente. Ben diversa finalità assume l’impiego degli allucinogeni, anche sintetici, in età moderna in occidente tra i giovani negli anni ’60, dove vengono utilizzati al solo scopo di “sballare” e diventano uno dei simboli di contro-cultura del movimento giovanile di quegli anni.

Da dove provengono gli allucinogeni?

Gli allucinogeni possono avere due tipi differenti di origine: naturale e sintetica:

  • allucinogeni naturali: sono sostanze tossiche prodotte da piante o animali a scopo difensivo; gli effetti provocati dovrebbero dissuadere i predatori da eventuali futuri attacchi. Nell’antichità, come anche in tempi più moderni, le sostanze stupefacenti venivano ricercate nei funghi allucinogeni, che contengono psilocina e psilocibina, nel peyote, un piccolo cactus originario del Messico che ha come principio attivo la mescalina, nella cannabis, nella salvia divinorum, nell’amanita muscaria, il fungo rosso con caratteristici punti bianchi, nel bufo alvarius, un rospo originario della California le cui ghiandole sulla schiena secernono bufotenina, e in alcune piante appartenenti alle solanacee, che contengono atropina e scopolamina.
  • allucinogeni sintetici: sono sostanze con effetti allucinogeni prodotte dall’uomo. Inizialmente sviluppate in ambito medico, ed utilizzate in psichiatria come supporto farmacologico per lo studio delle psicosi, sono diventate sostanze illegali poiché abusate al di fuori del contesto sanitario. In particolare l’LSD-25, sintetizzato nel 1938, è il frutto di una ricerca di composti che avessero valore terapeutico. La produzione è divenuta illegale dopo che si è concluso come non avesse alcun impiego medico accettato, mentre l’utilizzo come droga ebbe incrementi drammatici specialmente negli anni ’60. Un’origine simile è condivisa dall’MDMA, un’anfetamina sviluppata con funzioni psico-terapeutiche ma entrata nel mondo illegale, e la si trova fra i componenti principali dell’ecstasy.

Lista di allucinogeni

Esempi tipici di sostanze allucinogene, sono:

  • LSD;
  • Fenciclidina (PCP);
  • Ketamina;
  • Destrometorfano;
  • Peyote e mescalina;
  • DMT;
  • Psilocibina e psilocina.

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Meccanismo di funzionamento degli allucinogeni

Gli allucinogeni hanno la caratteristica comune di intervenire sul Sistema Nervoso Centrale attraverso l’interazione con il sistema del neurotrasmettitore serotonina. Questa rappresenta uno dei “ponti chimici” attraverso i quali una cellula nervosa comunica con i recettori di un’altra per innescare l’impulso nervoso. Distribuito dal cervello attraverso il midollo spinale, il sistema della serotonina è coinvolto nel controllo del comportamento, della percezione e dei sistemi regolatori, incluso umore, fame, temperatura corporea, comportamento sessuale, controllo muscolare e percezione sensoriale, oltre a essere coinvolta nella coagulazione del sangue, avendo influenza anche sulle piastrine. La differenza rispetto ad altre sostanze è nella risposta dei segnali cellulari dei neuroni corticali che LSD, mescalina, psilocibina e simili attivano dei recettori cerebrali, denominati 2AR (5-HT2AR), che abitualmente sono reattivi alla serotonina, fornendo però segnali di risposta diversi da quelli naturali; si ritiene che siano queste diverse risposte a causare i particolari effetti delle sostanze allucinogene.

Quali sono gli effetti degli allucinogeni?

Anche se con qualche differenza fra le diverse sostanze, sotto l’influenza degli allucinogeni le persone vedono immagini, sentono suoni e avvertono sensazioni riconosciute come reali, ma che nella realtà non esistono, fino al fenomeno della “sinestesia” in cui ad una persona sembra di ascoltare i colori e di vedere i suoni.

Gli effetti delle sostanze allucinogene sono difficilmente prevedibili perché fortemente influenzate dallo stato psico-fisico della persona al momento dell’assunzione. Altro motivo di imprevedibilità degli effetti è dovuto al fatto che le sostanze vengono prodotte in laboratori clandestini illegali, al di fuori di qualsiasi controllo. Il prodotto finale può essere “tagliato” di volta in volta con elementi diversi, anche dallo stesso produttore, causando quindi effetti inattesi nell’assuntore, che variano da piacevoli (good trip) a insopportabili e terrificanti (bad trip).
Gli effetti degli allucinogeni si presentano da 30 a 90 minuti dopo l’assunzione, e possono avere una durata anche superiore alle 12 ore, senza contare la presenza dei così detti “flashback”, ossia l’improvvisa ricomparsa degli effetti anche a distanza di mesi dall’assunzione.

Alterazioni fisiologiche

In seguito all’assunzione di sostanze allucinogene si verificano:

  • aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco;
  • secchezza delle fauci;
  • perdita dell’appetito;
  • nausea;
  • aumento della sudorazione;
  • tremori.

Alterazioni visive

Uno dei primi effetti prodotti dagli allucinogeni sono le alterazioni del campo visivo, con la comparsa di macchie colorate, figure dai contorni indefiniti, oggetti in movimento che lasciano una scia colorata.
I mutamenti visivi possono aggravarsi con l’apparizione di persone o animali, fino ad arrivare a vere e proprie allucinazioni, isolando la persona dalla realtà con la comparsa di paesaggi assurdi e di figure inesistenti.

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Alterazioni percettive

L’alterazione del sistema della percezione comporta la mutazione delle sensazioni della pelle (che può diventare ipersensibile o totalmente anestetizzata) e della propriocezione muscolare, non riuscendo quindi a percepire gli arti e il resto del corpo, e arrivando all’impossibilità di stabilire in quale posizione ci si trovi. Ne consegue inevitabilmente un disturbo dell’equilibrio e del movimento.
È possibile inoltre che si verifichi una distorta percezione temporale, ossia che il tempo passi molto lentamente.

Alterazioni dell’umore

Anche se in modo indiretto, gli allucinogeni comportano dei mutamenti nell’umore, dovuti al tipo di visioni causate dalle sostanze ingerite. Si possono verificare attacchi di panico e psicosi, anche durature (come paura della pazzia e della morte), stati di trance e di delirio, perdita dell’autocontrollo e scarsa concentrazione. L’alterazione della sensibilità, inoltre, comporta un elevato stato confusionale.

Danni collaterali e dipendenza

Gli allucinogeni possono determinare la morte in modo diretto, a causa di intossicazione acuta, di insufficienza renale o cardiocircolatoria, e più spesso in modo indiretto, a causa degli incidenti relativi alle allucinazioni vissute, come la sensazione di volare o, se ci si mette alla guida, l’improvvisa comparsa sulla strada di ostacoli inesistenti.
L’assunzione di queste sostanze può procurare delle “psicosi persistenti”, come manie, depressione, incapacità di pensare in modo razionale, e generare il “disturbo persistente della percezione da allucinogeno- Hallucinogen Persisting Perception Disorder” (HPPD), comunemente chiamato “flashback” o “ritorno dell’acido”: distorsioni sensoriali, come bagliori, movimenti illusori e altri disturbi visivi, si possono ripresentare periodicamente in modo spontaneo ed inatteso, anche a distanza di mesi dall’assunzione, o addirittura di anni se l’uso della droga è stato prolungato. Le cause che provocano questi flashback non sono ancora note, ma sembra ci siano correlazioni con situazioni di stress fisico e psicologico.

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Gli allucinogeni determinano dipendenza?

L’utilizzo di queste sostanze non genera dipendenza fisica (come fanno altre sostanze come eroina e nicotina), però frequentemente determinano una dipendenza psicologica: il soggetto, piacevolmente colpito dalle sensazioni procurate dalla droga, desidera ardentemente di riprovare la sostanza.

Allucinogeni e legge

La legge di riferimento è quella del 21 febbraio 2006, n.49 (GU n. 48 del 27/02/2006 Suppl. Ordinario n. 45)

  • Sulla base di questa legge e delle tabelle di recente pubblicazione, la quantità massima considerata come uso personale equivale a 0,150 milligrammi di LSD, punibile con sanzioni amministrative (ritiro della patente, del passaporto, del porto d’armi o del permesso di soggiorno per gli stranieri).
  • Il possesso di quantità di sostanze stupefacenti superiori ai limiti massimi previsti dalla legge è un reato punito con la reclusione da 1 a 6 anni, e una multa da 3.000 a 26.000 euro.
  • La legge prevede la reclusione da 6 a 20 anni, e una multa da 26.000 a 260.000 euro, per chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa, consegna” sostanze stupefacenti illegali.

Guidare autoveicoli dopo aver assunto allucinogeni: cosa si rischia?

Oltre agli evidenti pericoli di incidenti, chiunque guidi in stato di alterazione psico-fisica dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope rischia una ammenda da 1.000 a 4.000 € e l’arresto fino a 3 mesi. La pena, su richiesta dell’imputato, può essere sostituita con lo svolgimento di un’attività sociale gratuita e continuativa presso strutture sanitarie traumatologiche pubbliche per un periodo da 3 a 6 mesi. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sospensione della patente di guida da 6 mesi a un anno.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Ecstasy, MDMA e MDA: cosa sono e quali effetti produce questa droga

MEDICINA ONLINE ECSTASY DROGA EFFETTI MDMA METABOLITA MDA DIPENDENZA ALLUCINAZIONI VISIONI ECCITAZIONE PILLS PILLOLA COMPRESSE PASTIGLIE PASTICCHE ILLEGALI FARMACICos’è l’ecstasy?

L’ecstasy è una sostanza psicoattiva sintetica che agisce sia come stimolante che come allucinogeno. Fa sentire pieni di energia e induce una distorsione temporale e percettiva, oltre che aumentare il piacere derivante dalle esperienze tattili. E’ nota anche come MDMA, acronimo del suo nome chimico metildiossimetanfetamina. Farmaci che bloccano il reuptake delle monoammine come gli SSRI, SNRI, cocaina contrastano gli effetti di questo composto, impedendone la ricaptazione. L’uso cronico di MDMA può portare a dipendenza sia fisica che psicologica, oltre a molti danni relativi alla perdita delle connessioni (sinapsi) a lunga distanza tra neuroni.

Come si assume l’ecstasy?

L’ecstasy viene assunta in genere per via orale sotto forma di pastiglie o capsule, vendute illegalmente nei posti frequentati dai consumatori abituali, come ad esempio le discoteche od i rave party.

Quanto durano gli effetti dell’ecstasy?

Quando assunto per via orale, i primi effetti cominciano a manifestarsi dopo circa 30-40 minuti e raggiungono il picco entro 70-120 minuti. La massima concentrazione plasmatica viene raggiunta in 1,5-3 ore circa. Gli effetti dell’ecstasy hanno durata variabile, ma mediamente durano tra 3 e 6 ore, fino a quando non vengono esaurite le riserve cellulari di serotonina. I livelli di serotonina tendono a ristabilirsi, nel consumatore occasionale, nel giro di qualche giorno. L’emivita è di circa 8-9 ore.

Metabolismo dell’ecstasy

L’ecstasy è prevalentemente metabolizzata per via epatica (80% per mezzo anche di CYP2D6) principalmente attravero due vie distinte che coinvolgono reazioni di ossidazione e demetilazione, che portano alla formazione di metaboliti N-demetilati (MDA) e quindi O-demetilati (derivati della metil dopa) che vengono poi idrossilati sull’anello benzenico in posizione 3 e coniugati con Glutatione e N-Acetil Cisteina per formare addotti tioeterei che si crede siano i responsabili della azione neurotossica della sostanza; una parte (20%) è escreta immodificata nelle urine.

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Bersagli dell’ecstasy

L’MDMA ha un’affinità all’incirca 10 volte superiore per il trasportatore della serotonina che per quello delle altre monoamine per cui ha un effetto prevalentemente serotoninergico: in un esperimento è riportato che una dose di tale composto è stata in grado di aumentare dopo 40 minuti dalla somministrazione del 900% i livelli extracellulari di serotonina, non aumentando in maniera significativa quelli di dopamina (per confronto il mefedrone ha aumentato del 950% quella di serotonina e del 500% quello di dopamina mentre l’amfetamina ha aumentato del 400% quelli di dopamina non modificando significativamente quelli di serotonina). L’MDMA possiede anche altri target secondari, in parte dovuti ai suoi metaboliti come l’MDA. È infatti un parziale agonista dei recettori 5-HT1 e 5-HT2, e ciò potrebbe essere responsabile del notevole aumento delle concentrazioni ematiche di ossitocina, cortisolo e prolattina che si verificano nei consumatori di ecstasy.

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Quali sono gli effetti dell’ecstasy?

Gli effetti dell’ecstasy sono generalmente di eccitamento e, al tempo stesso, effetti di natura psichedelica. Genera empatia, aumenta la capacità di comunicare con gli altri, accresce il desiderio sessuale, potenzia le sensazioni e le percezioni ma, contemporaneamente, provoca esperienze depersonalizzanti, lievi disturbi delle percezioni sensitive, a volte stati di psicosi con allucinazioni della durata di diverse ore e insonnia pronunciata.

Gli effetti psicoattivi desiderati a breve termine sono:

  • euforia, senso di generale benessere, senso di felicità diffusa;
  • aumento dell’empatia, senso di vicinanza e legame emotivo con cose e persone;
  • aumento della socialità e dell’emotività, si tende a parlare facilmente con sconosciuti e a dire quello che realmente si pensa;
  • alterazione della percezione dello scorrere del tempo;
  • allucinazioni (specie a dosi elevate).

Gli effetti collaterali a breve termine derivanti dall’uso della sostanza potrebbero essere:

  • diminuzione dell’appetito;
  • disidratazione;
  • basso livello di salivazione;
  • acidità di stomaco;
  • malessere generale;
  • diarrea;
  • nausea;
  • irrequietezza ed ansia;
  • confusione;
  • panico;
  • piloerezione;
  • secchezza alle fauci;
  • ipertermia;
  • sbalzi di pressione.

Il soggetto che assume ecstasy può anche essere soggetto a movimenti involontari e difficoltà nei movimenti, come:

  • nistagmo;
  • mascelle digrignanti;
  • paralisi temporanea;
  • perdita del controllo muscolare;
  • iperriflessia;
  • mioclono;
  • convulsioni.

Effetti imprevedibili di una compressa di ecstasy

Gli effetti di una data compressa di ecstasy sono del tutto imprevedibili, per almeno tre motivi principali:

  • ogni essere umano reagisce in modo diverso allo stesso principio attivo;
  • spesso l’ecstasy viene assunta insieme ad alcol ed altre droghe come marijuana e cocaina e gli effetti sinergici di più droghe assunte contemporaneamente possono essere diversi agli effetti dell’assunzione di una singola droga;
  • le compresse di ecstasy sono prodotte in laboratori clandestini e non è quindi possibile prevedere quali componenti siano realmente contenuti in una pastiglia che si pensa possa essere di ecstasy.

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Quali altre sostanze può contenere una pillola di ecstasy?

Potenzialmente una pillola di ecstasy può contenere qualsiasi sostanza. Molti studi hanno dimostrato che le pastiglie di ecstasy in commercio spesso contengono numerose altre sostanze oltre all’MDMA, che sono generalmente dannose o perfino letali. Fra queste sostanze troviamo: metamfetamina, caffeina, dextromethorphan, efedrina e cocaina.

Interazioni con altre sostanze

  • L’assunzione di MDMA in concomitanza con gli inibitori della monoamino ossidasi (MAO-I) è una combinazione pericolosa e potenzialmente letale.[69] I MAO-I si trovano nei farmaci antidepressivi come Nardil (fenelzina), Parnate (tranilcipromina), Marplan (isocarbossazidina), Deprenil (selegilina), Aurorix/Manerix (moclobemide).[70] Anche l’ayahuasca contiene MAO-I (armina e armalina).
  • L’assunzione contemporanea di MDMA e Ritonavir (farmaco antiretrovirale inibitore delle proteasi, utilizzato nelle terapie della infezione da HIV) pone un grave rischio di morte.
  • Le persone con precedenti episodi di attacchi cardiaci,  ipertensione,  aneurisma o infarto, glaucoma, malattie epatiche o renali, ipoglicemiapossono essere a rischio maggiore.
  • Particolare attenzione va fatta nel combinare MDMA e Viagra (sildenafil).
  • I farmaci antidepressivi SSRI\SNRI inibiscono gli effetti comportamentali dell’MDMA.
  • L’assunzione di MDMA associato a medicinali antibiotici porta all’aumento dei rischi per la salute. Può avere pericolose interazioni farmacologiche quando, in concomitanza all’assunzione, si è sotto terapia medico-farmacologica di qualsiasi tipo. L’uso è comunque fortemente sconsigliato a chi è affetto da patologie renali, epatiche (anche lievi o latenti) e a chi soffre di pressione alta.

Quali danni procura l’ecstasy?

L’uso prolungato di ecstasy può danneggiare il tessuto cerebrale (è tossica a livello dei neuroni) e, in alcuni casi, può determinare la morte, specie se assunta insieme ad altre droghe e/o farmaci. Numerosi studi mostrano come tale composto sia una tossina serotoninergica, in grado cioè di danneggiare i neuroni che producono serotonina: tali studi su cavie e primati hanno infatti dimostrato che sia in grado di causare la perdita delle connessioni (sinapsi) tra i neuroni della serotonina, in particolare quelle a lunga distanza. Queste connessione tendono poi a ricrescere parzialmente nel corso di diversi mesi ma in maniera non equivalente, cioè formando molte connessioni a breve raggio ma non a lunga distanza. Inoltre l’uso cronico di MDMA tende ad alterare il numero di recettori per la serotonina ed a diminuire i livelli di serotonina nell’ordine del 5-10% che tendono a recuperare nell’arco di 2-3 mesi di astinenza. Queste alterazioni sono evidenti nei consumatori abituali o in quelli di alti dosaggi, nei quali alcune di queste alterazioni sono rilevabili anche dopo mesi di astinenza insieme ad alterazione di parametri psicologici. Nei consumatori occasionali che fanno uso di basse dosi del composto, la presenza e la persistenza di tali alterazioni è più difficili da rilevare e i risultati degli studi, in questi casi, sono contrastanti. Tali alterazioni possono causare, specie in soggetti che ne hanno fatto un uso prolungato o ad alte dosi, problemi psicologici e cognitivi persistenti anche ad anni di distanza. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, l’MDMA occupa il diciassettesimo posto: questa classifica considera il pericolo integrale di una sostanza, cioè il pericolo complessivo creato per sé e per gli altri quando la si assume, compreso il rischio di dipendenza, il costo economico e contesto criminale associato. Questa scala non considera però la neurotossicità, gli effetti sulle capacità cognitive e la salute mentale indotte dalle sostanze in classifica.

Test antidroga da fare a casa

Nel caso in cui abbiate bisogno di ottenere rapidamente il risultato positivo o negativo di un test antidroga specifico, potete usare uno di questi test antidroga da fare a casa, acquistabili online, ritirabili anche nei punti di ritiro, facili da fare e dai risultati attendibili. Tutti i prodotti sono stati accuratamente selezionati dal nostro Staff di esperti:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Allucinazioni lillipuziane e Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

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Alice dopo aver mangiato il fungo… allucinogeno!

La “Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie” è una particolarissima sindrome di interesse neurologico e psichiatrico, in cui viene alterata la percezione dello spazio e del tempo, facendo vedere – a chi ne soffre – gli oggetti molto più grandi o molto più piccoli di quanto siano in realtà. Inoltre queste persone trovano difficoltoso giudicare il tempo che scorre, dal punto di vista quantitativo. Il disturbo può essere temporaneo, quando è associato con l’emicrania, crisi epilettica, tumori cerebrali e l’uso di droghe psicoattive, oppure permanente in seguito a lesioni cerebrali di vario tipo.

Le allucinazioni lillipuziane

Un sintomo prominente, e spesso fastidioso, della sindrome è quello dell’alterazione dell’immagine del proprio corpo: il malato può infatti confondere la dimensione e la forma di parti (o di tutte le parti) del corpo. La sindrome comporta distorsioni percettive anche della dimensione degli oggetti. Le allucinazioni caratterizzanti la sindrome sono chiamate spesso “allucinazioni lillipuziane“, questo perché gli oggetti possono apparire molto più grandi o – più frequentemente – molto più piccoli di quello che in realtà sono. I pazienti possono presentare sia micropsia che macropsia. La micropsia è una condizione caratterizzata dalla visione distorta di oggetti, che appaiono più piccoli di quanto in realtà sono. Nella macropsia, invece, il paziente vede tutto più grande di quanto non lo sia in realtà. Anche le reali distanze, tra soggetto e oggetti, vengono percepite in modo errato; per esempio un corridoio può sembrare di ampiezza smisurata o il terreno apparire troppo vicino.

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Credersi in movimento da fermi

Il paziente può presentare un senso del tempo e dello spazio distorto, per cui il tempo sembrerà scorrere molto lentamente, in modo simile ad un trip da sostanze allucinogene. La perdita temporanea di tali sensi causa una distorsione nella percezione della velocità. Questo può portare il paziente a credersi in movimento, anche quando non lo è. Altri sintomi minori e meno comuni possono essere: mancanza di coordinamento, difficoltà nel muovere gli arti, perdita di memoria a lungo termine e una sensazione persistente di essere ascoltato, osservato o toccato. La sindrome è talvolta chiamata “Sindrome di Todd“, in riferimento ad un’influente descrizione della condizione nel 1955 da parte dello psichiatra inglese John Todd nella prima metà del ‘900. Todd aveva infatti scoperto che molti dei suoi pazienti, che soffrivano di gravi attacchi di emicrania, vedevano e percepivano gli oggetti in modo sproporzionato, soprattutto dopo un’intensa aura encefalica.

Il romanzo

Spesso questo delirio può essere causato da emicrania, della quale Lewis Carroll (l’autore del famoso “Alice nel Paese delle Meraviglie”, di cui il 14 gennaio ricorrevano i 150 anni dalla morte) soffriva e che probabilmente ha ispirato la scrittura del racconto. Inoltre nel romanzo di Lewis, colpisce il fatto che la protagonista Alice presenti tutti i sintomi della sindrome in questione dopo l’ingestione di muscimolo, un alcaloide psicoattivo contenuto dall’amanita muscaria e dall’amanita pantherina (nel romanzo descritto come un “fungo rosso e bianco”).

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Se uso un doping leggero, ho minori effetti collaterali?

MEDICINA ONLINE INIEZIONE OLIO SYNTHOL PALESTRA MORTO ALLENAMENTO PESI MUSCOLI PALESTRA DOPING PROTEINE MORTE INTEGRATORE BODY BUILDING 14 FARMACI ILLEGALI PROIBITI ANFETAMINE TREMBOLONEUn giovane lettore ci ha posto questa domanda: “Vado in palestra da poco e vorrei aumentare più velocemente i miei muscoli. Secondo voi è possibile usare farmaci dopanti in modo ‘lieve’, cioè evitando gli abusi di certi culturisti, in modo da prevenire gli effetti collaterali?”

I farmaci dopanti, come qualsiasi altro farmaco, hanno effettivamente in genere maggiori effetti collaterali ed indesiderati se consumati ad alti dosaggi e minori effetti collaterali se assunti a dosaggi minori. Detto questo doparsi è SEMPRE E COMUNQUE SBAGLIATO, oltre che illegale in caso di agonismoNon esiste un doping giusto o sbagliato, non esiste un doping lieve, normale o abusato. Il doping lieve è molto grave, quello abusato è ancora più grave: nessuno dei due “non è grave”. Entrambi sono enormi errori che possono portare non solo gravi effetti collaterali anche irreversibili, ma anche determinare il decesso di chi li assume, a prescindere dalla dose più alta o più bassa.

Gli effetti collaterali non capitano agli “altri”

Non sentirti al sicuro se ti dopi “poco”: nessuno può prevenire gli effetti collaterali e – seppur teoricamente vero che meno farmaco di solito equivale a meno effetto collaterale – ciò nella pratica non è vero sempre e comunque: potresti assumere farmaci illegali a bassi dosaggi e soffrire ugualmente di gravissimi effetti collaterali anche perché, essendo farmaci costosi e reperiti illegalmente, è molto facile assumere prodotti contraffatti e/o sostanze di non ben precisata natura aggiunte al principio attivo. Come reagisce un organismo ad un dato farmaco (parola che deriva dal greco e significa “veleno”) è spesso ben poco prevedibile, specie se i farmaci assunti sono più di uno e gli effetti delle varie molecole vanno a sommarsi con esiti imprevedibili. Non fare l’errore di pensare di essere l’eccezione alla regola e che gli effetti collaterali capitino solo agli “altri”: per quanto tu pensi di essere “forte”, sei la regola e non l’eccezione.

Dipendenza psicologica

Infine pur ammettendo i minori effetti collaterali, ricordati di non sottovalutare una cosa chiamata “dipendenza psicologica“: si inizia con “poco” e si raggiunge un buon obiettivo ma spesso per non perdere i risultati ottenuti e per aumentarli ulteriormente, si passa a steroidi anabolizzanti sempre più potenti ed in combinazioni sempre più al limite, perdendo spesso completamente il senso del pericolo, arrivando a pensare come un mio paziente: “se fino ad ora mi è andata bene, significa che il mio corpo regge bene, quindi posso permettermi di andare oltre”, affermazione estremamente pericolosa che ti può trascinare in un circolo vizioso senza facili uscite, come successo poi a quel mio paziente.

No al doping, sempre e comunque

Il nostro consiglio? Mai usare nessun farmaco per aumentare la massa muscolare, la definizione o qualsiasi altro obiettivo “estetico” e/o funzionale, in nessun caso. Ogni tipo di doping, anche quello apparentemente più “leggero” è SEMPRE E COMUNQUE SBAGLIATO con ogni dosaggio o combinazione farmacologica. Non giocare con la tua salute! Continua ad allenarti facendoti seguire da un bravo personal training, mangia bene, integra bene, dormi bene, lavora bene sulla tua mente e sulle tue motivazioni: i risultati arriveranno prestissimo e ne sarai ben più orgoglioso, perché saranno TUOI e li avrai raggiunti senza alcuna scorciatoia e non scompariranno appena smetterai di intossicarti di farmaci!

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Betadine 10% soluzione cutanea antisettica: foglio illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICBetadine 10% soluzione cutanea è un antisettico a largo spettro di azione per uso esterno, usato in ambito ospedaliero e casalingo per una efficace disinfezione e pulizia della cute lesa da ferite, piaghe ed altre lesioni di varia natura.

Composizione di Betadine 10% soluzione cutanea

1 ml contiene:

  • Principio attivo: Iodopovidone (al 10% di iodio) g 0,1, pari a g 100 per flacone da 1000 ml.
  • Eccipienti: alcool isopropilico, acido citrico, sodio fosfato bibasico, acqua depurata.

Il principio attivo Iodopovidone è contenuto in vari prodotti disinfettanti equivalenti al Betadine, come ad esempio questo: http://amzn.to/2FfgqhL

Controindicazioni: quando non dev’essere usato Betadine

Ipersensibilità verso i componenti o altre sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico. Bambini di età inferiore ai 6 mesi.

Precauzioni per l’uso: cosa serve sapere prima di prendere Betadine?

In età pediatrica usare solo in caso di effettiva necessità e sotto controllo medico. In caso di impiego per periodi prolungati su estese superfici corporee, su mucoseo sotto bendaggio occlusivo (bendaggio effettuato con materiale impermeabile), in particolare nei bambini e nei pazienti con disordini tiroidei, praticare test di funzionalità tiroidea. Interrompere il trattamento almeno 10 giorni prima di effettuare una scintigrafia con iodio marcato (test di funzionalità tiroidea). L’ingestione o l’inalazione accidentale di alcuni disinfettanti può avere conseguenze gravi, talora fatali. Evitare il contatto con gli occhi.

Interazioni: quali farmaci o alimenti possono modificare l’effetto di Betadine?

Evitare l’uso contemporaneo di altri antisettici e detergenti. Non impiegare contemporaneamente sulla parte trattata prodotti contenenti sali di mercurio o composti del benzoino. Può manifestarsi incompatibilità con i sali di mercurio, carbonati, acido tannico, alcali, acqua ossigenata. Se state usando altri medicinali chiedete consiglio al vostro medico o farmacista.

Avvertenze in gravidanza/allattamento e bambini

Usare in bambini, gravidanza ed allattamento solo in caso di effettiva necessità e solo dopo avere consultato il medico. Tenere Betadine fuori dalla portata e dalla vista dei bambini.

Dose, modo e tempo di somministrazione: posologia

  • Applicare 2 volte al giorno direttamente su piccole ferite ed infezioni cutanee. Si può coprire la parte con garze e bende adesive. Una quantità di 5 ml di soluzione (contenente 50 mg di iodio) è sufficiente a trattare un’area di circa 15 cm di lato. La soluzione di colore marrone, applicata sulla cute, crea una pellicola superficiale protettiva che non macchia.
  • Attenzione: non superare le dosi indicate senza il consiglio del medico.
  • Attenzione: usare solo per brevi periodi di trattamento; in assenza di risultati apprezzabili si consiglia di consultare il medico.

Sovradosaggio: cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Betadine?

Trattandosi di un impiego locale su cute e ferite, l’eventualità di un uso eccessivo di prodotto è improbabile. Tuttavia, in caso di impiego di dosi superiori a quelle consigliate, potrebbero manifestarsi gli effetti generali dello iodio: diminuzione o aumento della funzione della tiroide. Instaurare un trattamento dei sintomi o una terapia di supporto. In caso di uso di una dose eccessiva di Betadine® 10% soluzione cutanea avvertite immediatamente il medico o rivolgetevi al più vicino ospedale.

Effetti Indesiderati: quali sono gli effetti collaterali di Betadine?

In qualche caso l’uso di Betadine potrebbe dare origine a bruciore od irritazione. L’uso, specie se prolungato, può dare origine a fenomeni di sensibilizzazione. In tal caso interrompere il trattamento ed adottare idonee misure terapeutiche. La reazione dello iodio con i tessuti lesi può ritardarne la cicatrizzazione. Il rispetto delle istruzioni contenute nel foglio illustrativo riduce il rischio di effetti indesiderati. Questi effetti indesiderati sono generalmente transitori. Quando si presentano è tuttavia opportuno consultare il medico o il farmacista. È importante comunicare al medico o al farmacista la comparsa di effetti indesiderati non descritti nel foglio illustrativo.

Scadenza e conservazione

Attenzione: non utilizzare il medicinale dopo la data di scadenza indicata sulla confezione. Conservare al riparo dal calore, ben chiuso. È importante avere sempre a disposizione le informazioni sul medicinale: pertanto conservare il flacone.

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Differenza tra acqua ossigenata e disinfettante

MEDICINA ONLINE LABORATORIO CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRY LAB VISCOSITA LIQUIDO GAS SOLIDO FLUIDO ACQUA MIELE OLIO VINO RESISTENZA ATTRITO MOVIMENTO MATERIALE ESPERIMENTOPer cominciare bisogna chiarire il fatto che in medicina esiste una grande famiglia di farmaci chiamati “farmaci antinfettivi” la quale comprende un lungo elenco di sostanze naturali o artificiali in grado di eliminare diversi tipi di microrganismi potenzialmente nocivi per l’uomo. I farmaci antinfettivi si possono distinguere a seconda del loro campo di applicazione in:

  • farmaci disinfettanti: sono farmaci antinfettivi utilizzati per oggetti o su superfici;
  • farmaci antisettici: sono farmaci antinfettivi utilizzati su tessuti e mucose umani o animali, integri o danneggiati;
  • chemioterapici: sono farmaci antinfettivi utilizzati per uso interno, esercitano cioè un effetto antimicrobico sistemico, tra i chemioterapici più diffusi si annoverano gli antibiotici.

Ogni antinfettivo è dotato di un particolare spettro d’azione cioè un gruppo specifico di patogeni sui quali l’antinfettivo risulta efficace ed anche di una dose di efficacia specifica. La strategia moderna della terapia antibatterica per uso sistemico è quella di evitare, quando possibile, prodotti battericidi preferendo quelli batteriostatici per far sì che l’organismo riesca autonomamente ad eliminare i microrganismi patogeni una volta bloccata la loro crescita. Questa strategia ha come scopo principale l’evitare l’insorgenza di ceppi microbici resistenti, insensibili cioè all’antinfettivo utilizzato.

Esistono varie sostanze chimiche ad azione disinfettante, ad esempio:

  • La clorexidina è una sostanza antisettica, antibatteria e antimicotica, in grado quindi di eliminare attivamente una grande quantità di microrganismi potenzialmente dannosi per la salute. In pratica, la clorexidina scioglie letteralmente il corpo del batterio. Viene largamente usata anche in odontoiatria, all’interno dei colluttori, proprio per la sua azione antibatterica. Ad alte concentrazioni può danneggiare occhi e orecchie, quindi è meglio stare attenti a non avvicinarla agli occhi.
  • Il cloruro di benzalconio è un battericida, un microbicida e un conservante, ed è efficace anche contro alcuni virus. Agisce sui microrganismi come la clorexidina, sciogliendoli e bloccando delle funzioni vitali a livello cellulare. A differenza della clorexidina, non danneggia parti delicate come gli occhi, ed è anzi piuttosto usato nei gel per mani e nella disinfezione degli strumenti chirurgici.
  • Lo jodopovidone, invece, è un ottimo disinfettante a base di iodio e polivinilpirrolidone, da NON usare in combinazione con l’acqua ossigenata, dato che non sono compatibili. È un anitbatterico ad ampio spettro, e combatte anche lieviti, muffe, funghi, virus e protozoi. Sostituisce la vecchia tintura di iodio, dato che rispetto a questa è meno tossico. Si applica direttamente sulla ferita che poi viene coperta con una garza sterile. Oppure è ottimo come disinfettante prima di un prelievo o di un’iniezione.

Cos’è l’acqua ossigenata ed a che serve?

L’acqua ossigenata è un tipo particolare di disinfettante antisettico a base di perossido di idrogeno (H2O2), un composto altamente instabile che –  quando reagisce a contatto con altre sostanze – libera acqua e ossigeno. Ha diverse applicazioni, dallo sbiancamento dei tessuti al propellente per i razzi, a concentrazioni diverse. Come disinfettante, viene usata diluita al 3% o al 6% in acqua. Non appena viene a contatto con una ferita, reagisce immediatamente liberando ossigeno, e eliminando tutti i microrganismi che incontra e che potrebbero portare un’infezione. La sua azione disinfettante è breve, perché è una sostanza volatile, quindi si consiglia di usarla nelle ferite lacero-contuse come disinfezione preventiva, per poi passare a un disinfettante di altro tipo (non a base di potassio permanganato o ioduro, perché non è compatibile con l’acqua ossigenata). Non deve essere avvicinata agli occhi. L’acqua ossigenata, pur essendo utile e sufficiente nella maggioranza dei casi di piccoli traumi, non è un disinfettante “completo”: ad esempio se su una ferita sono presenti dei batteri che vivono senza problemi in presenza di ossigeno, l’acqua ossigenata fa ben poco ed in quel caso sarebbe preferibile usare un prodotto più efficace, come il Betadine 10% soluzione cutanea (o equivalente), che è un antisettico a largo spettro di azione.

  • Un’ottima acqua ossigenata è questa: http://amzn.to/2AIIiY0
  • Il principio attivo Iodopovidone contenuto nel Betadine, lo potete trovare in vari prodotti disinfettanti, come ad esempio questo: http://amzn.to/2FfgqhL

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