Ematocrito (HCT): basso, alto, in gravidanza, valori normali e interpretazione

MEDICINA ONLINE PRELIEVO VALORI ANEMIA DONAZIONE SANGUE ANALISI BLOOD LABORATORI VES FORMULA LEUCOCITARIA PLASMA FERESI SIERO FIBRINA FIBRINOGENO COAGULAZIONE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIASTRINE WALLPAPER HI RES PIC PICTURE PHOL’ematocrito (Ht o HCT) indica la percentuale del volume sanguigno occupata dalla parte corpuscolata del sangue, rappresentata specialmente dai globuli rossi dal momento che globuli bianchi e piastrine occupano un volume decisamente minore. Da un punto di vista pratico l’esame prevede un normale prelievo di sangue, generalmente dal braccio; l’analista porrà il campione in una provetta per poi sottoporla a centrifugazione, un processo in grado di separare la parte corpuscolata (ossia le cellule, più pesanti), dalla parte liquida (plasma).

È un indice molto importante nella valutazione di un eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore dell’ematocrito risulta diminuito. Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di emoconcentrazione, con conseguente riduzione della frazione plasmatica del sangue (policitemia). In questo caso aumenta notevolmente la viscosità del sangue e secondo la legge di Hagen-Poiseuille la velocità del sangue viene notevolmente diminuita.

Esistono condizioni fisiologiche, come la gravidanza, in cui si instaura una cosiddetta “anemia fisiologica”. Con questo termine si intende specificare che l’ematocrito, a causa dell’aumento della componente plasmatica del sangue, risulta “diluito”, e si situa quindi a valori leggermente più bassi di quelli normalmente presenti nel sangue della donna al di fuori della gravidanza.

In alcuni sport, come il ciclismo, il regolamento impone un limite massimo al valore dell’ematocrito degli atleti per tutelare la loro salute e per prevenire la pratica del doping. L’atleta il cui valore supera il limite viene escluso dalla competizione a scopo cautelativo per limitare il rischio di ictus e altri problemi di salute. Vengono inoltre effettuati accertamenti antidoping: si ricerca infatti la presenza di eritropoietina sintetica (eritropoietina ricombinante umana, rEPO o rHuEPO) nelle urine, un analogo sintetico di un ormone fisiologicamente prodotto dall’organismo umano che spesso viene utilizzato come farmaco in diverse patologie e come sostanza dopante, il quale aumenta il valore dell’ematocrito.

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Valori normali

Tendenzialmente i valori normali sono più alti negli uomini rispetto alle donne.

  • Uomini
    • Bambini
    • Nascita-7 giorni: 42.0-60.0%
    • 8-14 giorni: 39.0-60.0%
    • 15 giorni-1 month: 31.0-55.0%
    • 2-5 mesi: 28.0-42.0%
    • 6 mesi-1 year: 33.0-40.0%
    • 2 anni: 33.0-42.0%
    • 3-5 anni: 33.0-43.0%
    • 6-11 anni: 35.8-42.4%
    • 12-15 anni: 37.3-47.3%
  • Adulti: 38.8-50.0%
  • Donne
  • Bambini
    • Nascita-7 giorni: 42.0-60.0%
    • 8-14 giorni: 39.0-60.0%
    • 15 giorni-1 month: 31.0-55.0%
    • 2-5 mesi: 28.0-42.0%
    • 6 mesi-1 year: 33.0-40.0%
    • 2 anni: 33.0-42.0%
    • 3-5 anni: 35.0-44.0%
    • 6-11 anni: 35.7-43.0%
    • 12-15 anni: 36.3-43.4%
  • Adulti: 34.9-44.5%

Da notare che i valori di riferimento possono variare da un laboratorio all’altro, quindi si raccomanda di fare sempre riferimento a quelli forniti sul proprio referto.

Valori alti

Da un punto di vista molto generale un ematocrito alto indica la presenza di un’elevata quantità di globuli rossi rispetto al volume totale del sangue, ma l’interpretazione viene in genere fatta associata ad altri parametri del sangue.

Si tratta di una situazione che se portata all’estremo può diventare pericolosa, in quanto un sangue troppo denso trova maggiori difficoltà a venire pompato dal cuore anche nelle periferie dell’organismo e nei capillare più piccoli; il cuore verrà quindi messo sotto sforzo (peggiorando eventuali patologie cardiache pre-esistenti) ed esponendo il soggetto a rischi di salute importanti (emorragie cerebrali, trombofilia, …).

Valori bassi

Un ematocrito basso associato a un valore insufficiente del numero di globuli rossi e un valore di emoglobina sotto la norma indica in genere uno stato di anemia, le cui cause possono essere:

  • perdita di sangue (mestruazioni abbondanti, emorragie a livello del tratto digestivo, traumi, tumori, …),
  • insufficiente produzione di globuli rossi (anemia aplastica, dieta povera di ferro, carenze ormonali, gravidanza, …),
  • aumentato tasso di distruzione dei globuli rossi (anemia falciforme, talassemia, …).

Un valore alto dell’ematocrito associato a valori alti di emoglobina e globuli rossi indica policitemia, le cui cause principali possono essere:

  • disidratazione (la causa in assoluto più comune; diminuendo la frazione liquida del sangue la percentuale di volume occupata dai globuli rossi aumenta di conseguenza),
  • malattie polmonari (quando l’ossigeno non viene assorbito in quantità adeguate l’organismo prova a compensare aumentando la quantità di globuli rossi disponibili),
  • malattie cardiache congenite,
  • tumore renale che aumenta la produzione dell’ormone che stimola la sintesi dei globuli rossi.

Fattori

In gravidanza tendenzialmente si assiste a un aumento della quantità di liquidi nel sangue e a una diminuzione dei valori del ferro, quindi è comune osservare un ematocrito leggermente diminuito rispetto ai valori normali.

I soggetti fumatori mostrano spesso un aumentato ematocrito, strategia che l’organismo sceglie per compensare la minor quantità di ossigeno che riesce a venire assorbita.

Vivere ad altitudini elevate, per lo stesso motivo, è causa di valori alti.

Quando viene richiesto

Essendo parte dell’emocrono, l’ematocrito viene richiesto spesso come esame di routine, ma può essere preso in considerazione soprattutto in caso di sospetto di:

  • anemia,
  • leucemia,
  • disidratazione,
  • carenze alimentari.

L’utilizzo principale che si fa di questo esame è la diagnosi e la valutazione delle anemie, che prevedono la valutazione del parametro insieme al risultato dell’emoglobina; tra i sintomi più comuni dell’anemia ricordiamo:

  • mancanza di fiato,
  • stanchezza e debolezza,
  • senso di svenimento,
  • vertigini,
  • mal di testa,
  • mani e piedi freddi,
  • pallore,
  • dolore al petto.

In caso di anemia l’organismo perde la capacità di distribuire efficacemente l’ossigeno in tutto il corpo (per questo compaiono fatica e stanchezza).

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Tireoglobulina alta, bassa, valori normali ed interpretazione

MEDICINA ONLINE TIROIDE NODULO IPOTIROIDISMO IBSA EUTIROX ORMONI TIROIDEI METABOLISMO BASALE COLLO GOZZO SINTOMI PARATIROIDI TIROIDECTOMIA TOTALE PARZIALE CHIRURGIA OBESITA INGRASSARE PELa tireoglobulina è una proteina prodotta dalla tiroide che si può trovare nel sangue. La tiroide è una ghiandola che regola il metabolismo, cioè la velocità con cui l’organismo usa l’energia. È a forma di farfalla, si trova nella gola, appoggiata alla trachea, ed è composta perlopiù da follicoli, minuscole strutture sferiche che producono e conservano la tireoglobulina (Tg).

L’importante funzione di questa molecola è quella di servire da precursore dei due principali ormoni tiroidei:

  • tiroxina (T4)
  • triiodiotironina (T3)

che vengono prodotti a seguito dello stimolo prodotto dalla presenza del TSH.

Si ipotizza inoltre che possa svolgere un importante ruolo nella gestione dell’immagazzinamento dello iodio per tutte le esigenze dell’organismo.

La misurazione della tireoglobulina (abbreviato Tg) nel sangue è un importante test di laboratorio per verificare la salute della tiroide; l’utilità risiede nel fatto che la Tg può essere prodotta solo dalla ghiandola tiroidea (sia sana che, eventualmente, tumorale), ciò significa per esempio che a seguito della rimozione completa della tiroide l’esame può essere utilizzato per verificare se vi siano cellule tumorali residue. In presenza di tumori che producono tireoglobulina trattati con l’intervento di rimozione della ghiandola ci aspettiamo quindi di trovare livelli non più misurabili della molecola, se così non fosse il medico può decidere di trattare il paziente con radioiodio per sbarazzarsi delle ultime cellule tumorali residue.

Può inoltre essere usato come indicatore della possibile presenza di un tumore; non tutti i tipi di tumori della tiroide producono la tireoglobulina, spesso però i tipi più diffusi, cioè il carcinoma papillare e quello follicolare ben differenziati, la producono, e quindi il livello della sostanza nel sangue aumenta.

Valori Normali

I valori normali in soggetti con la tiroide che funziona normalmente e senzaanticorpi anti-tireoglobulina (TgAb) è

  • 3-40 ng/ml

nei paesi con un adeguato apporto di iodio.

Nel neonati il livello può essere più alto (36-48 ng/ml) fino a 48 ore dopo la nascita.

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

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Interpretazione

  • Una concentrazione elevata non è sufficiente, da sola, per diagnosticare i tumori della tiroide. Per diagnosticare un tumore serve una biopsia, cioè un esame al microscopio delle cellule colpite.
  • Quando ci si tiene sotto controllo per le recidive del tumore, la variazione dei valori nel tempo è più indicativa rispetto al risultato del singolo esame.
  • La presenza della tireoglobulina nel sangue in quantità minima non deve destare preoccupazione: è normale anche quando la tiroide è sana.

Se la concentrazione iniziale è molto elevata in un paziente a cui è stato diagnosticato un tumore alla tiroide, è probabile che la molecola possa essere usata come marcatore tumorale. Dopo la rimozione chirurgica della tiroide (tiroidectomia) e dopo la terapia con lo iodio radioattivo la tireoglobulina non dovrebbe essere individuabile, oppure dovrebbe essere molto bassa. Se la molecola è ancora presente dopo l’intervento, con ogni probabilità è ancora rimasto del tessuto tiroideo sano o tumorale nell’organismo, e quindi sarà necessaria un’altra terapia.

A seconda dei risultati dell’esame il medico può proseguire la terapia con una scintigrafia e/o con terapie a base di iodio radioattivo per identificare e distruggere tutto il tessuto tiroideo rimasto nell’organismo, sia esso sano o tumorale. L’esame viene poi ripetuto dopo alcune settimane o mesi per verificare che la terapia sia stata efficace.

  • Se la concentrazione della tireoglobulina rimane bassa per alcune settimane o mesi dopo l’intervento e poi ricomincia ad aumentare, probabilmente c’è una recidiva del tumore.
  • La diminuzione della concentrazione nei pazienti in terapia per il morbo di Graves indica che l’organismo del paziente risponde alla terapia.
  • Chi soffre di gozzo, tiroidite o ipertiroidismo può avere una concentrazione della tireoglobulina più alta del normale, ma l’esame di solito non viene prescritto per queste malattie.

Valori Bassi

  • Disgenesia tiroidea
  • Tiroidectomia

Valori Alti

  • Carcinoma tiroideo
  • Gozzo
  • Insufficienza epatica
  • Morbo di Grave

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Fattori che influenzano l’esame

È molto importante sottoporsi all’esame sempre nello stesso laboratorio per poter ottenere risultati confrontabili.

Insieme all’esame della tireoglobulina viene eseguito anche quello degli anticorpi anti-tireoglobulina. Gli anticorpi sono delle proteine prodotte dal sistema immunitario che attaccano la tireoglobulina stessa, scambiandola per un nemico esterno. Possono svilupparsi in qualsiasi momento.

Circa il 15 al 20 per cento dei pazienti affetti da cancro alla tiroide hanno anticorpi anti-tireoglobulina che circolano nel sangue. Questi anticorpi (spesso abbreviati come TgAb nei referti degli esami) purtroppo interferiscono con la misurazione della Tg, a seconda del metodo usato è possibile che l’interferenza sia in eccesso o in difetto.

La maggior parte dei laboratori clinici utilizzano oggi saggi immunometrici che riportano valori falsamente bassi di Tg quando TgAb è presente nel sangue di un paziente, valori falsamente bassi che possono causare un ritardo nell’inizio del trattamento necessario.

Quando viene richiesto l’esame

L’esame può essere usato per monitorare pazienti con tumore della tiroide, in particolare dopo la chirurgia e il trattamento con iodio radioattivo, ma molte malattie benigne della tiroide possono essere associate a livelli aumentati di tireoglobulina, quindi l’esame da solo NON è sufficiente a formulare una diagnosi. È quindi considerato un marker tumorale, ma non un marker diagnostico, ciò significa che un individuo con livelli aumentati non necessariamente ha un tumore.

L’esame non è perciò un test di screening per i pazienti asintomatici, non può essere utilizzato nella popolazione generale per determinare se un individuo abbia il cancro alla tiroide o meno.
Un aumento dei livelli di tireoglobulina può essere infatti rilevato in molte condizioni non maligne della tiroide.

Spesso viene prescritto a intervalli regolari dopo l’intervento per capire se il tumore abbia una recidiva o abbia dato origine a metastasi: di norma sono effettuati diversi prelievi in serie (dosaggi seriali), perché la variazione della tireoglobulina dà più informazioni rispetto al singolo prelievo.

Può succedere infatti che una piccola quantità di tessuto tiroideo possa essere inavvertitamente lasciata dal chirurgo e questo può essere rilevato dalla presenza di livelli misurabili di tireoglobulina nel sangue. Questo è il motivo per cui i chirurghi possono raccomandare la terapia con iodio radioattivo dopo l’intervento chirurgico, per distruggere eventuale tessuto tiroideo residuo, fino a trovare valori pari a zero.

In alcuni casi l’esame può essere richiesto se il paziente presenta i sintomi dell’ipertiroidismo, oppure se ha una massa sospetta in corrispondenza della tiroide e il medico sospetta che possa soffrire di una malattia tiroidea come il morbo di Graves o la tiroidite.

Può inoltre essere prescritto a intervalli regolari se il paziente è in terapia con farmaci anti-tiroidei (per malattie come il morbo di Graves), per capire se la terapia è efficace. In rari casi viene richiesto per capire se il paziente soffre di tiroidite subacuta o di tireotossicosi factitia (disturbo causato dall’assunzione eccessiva di ormoni tiroidei).

In rari casi può essere richiesto per i neonati che presentano sintomi connessi all’ipotiroidismo congenito.

Preparazione richiesta

Il campione di sangue viene raccolto tramite prelievo da una vena del braccio. Per l’esame non è necessaria nessuna preparazione particolare.

Altre informazioni

C’è qualcosa da fare per abbassare dei valori alti?

No, non direttamente. L’esame della tireoglobulina indica se nell’organismo è presente del tessuto tiroideo (normale o tumorale). La concentrazione  non cambia se il paziente modifica il proprio stile di vita.

È possibile prevenire la comparsa degli anticorpi anti-tireoglobulina?

No, gli anticorpi possono svilupparsi in qualsiasi momento, e non si può adottare alcuna misura preventiva. Proprio per questo è importante controllarli durante gli esami di follow-up per il tumore alla tiroide.

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Ormone follicolo stimolante (FSH) alto, basso, valori normali e significato

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L’ormone follicolo-stimolante (FSH, follicle-stimulating hormone), conosciuto anche come follitropina, è un ormone sintetizzato dall’adenoipofisi che ha la funzione di stimolare l’ovulazione nella donna e la spermatogenesi (formazione di nuovi spermatozoi) nell’uomo; si tratta quindi di un valore fondamentale nella valutazione della fertilità.

Più nel dettaglio, l’ormone è in grado nella donna di favorire la crescita dei follicoli nelle ovaie fin quando quello dominante rilascerà l’ovulo pronto ad essere fecondato; con il procedere della maturazione, i diversi follicoli rilasciano delle sostanze in grado di ridurre progressivamente la produzione di FSH (feedback negativo). Questo aspetto è molto importante per capire come interpretare l’esame, perchè con l’aumentare dell’età diminuiscono i follicoli a disposizione ad ogni ciclo e quindi le sostanze prodotte per segnalare che è possibile diminuire la produzione dell’ormone diventano inferiori e, di conseguenza, i valori di FSH diventano più alti.

Semplificando possiamo riassumere così:

  • In giovane età ad ogni ciclo mestruale vengono prodotti numerosi follicoli (anche se poi solo uno rilascerà l’ovulo) e questa grande quantità è un forte segnale che riduce la produzione di FSH (valori bassi nel sangue).
  • Verso la menopausa ad ogni ciclo mestruale sono ormai pochi i follicoli disponibili rimasti, che non hanno quindi più la forza di abbassare sufficientemente i valori di FSH, che saranno quindi più alti.

Valori Normali

  • Uomini
    • Età prepubere: 0-5.0 mIU/ml
    • Pubertà: 0.3-10.0 mIU/ml
    • Adulto: 1.5-12.4 mIU/ml
    • Donne
      • Età prepubere: 0-4.0 mIU/ml
      • Pubertà: 0.3-10.0 mIU/ml
      • Età fertile
        • Fase follicolare: 1.0-8.8 mIU/ml
        • Ovulazione: 4.0-25.0 mIU/ml.
        • Fase luteale: 1.0-5.1 mIU/ml
      • Menopausa: 16.7-134.8 mIU/ml

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all’altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Interpretazione

Donna

Quando viene prescritto per lo studio della fertilità di una donna, l’esame viene effettuato di norma nella prima fase del ciclo (fase follicolare) e più esattamente in genere fra il terzo ed il quinto giorno del ciclo, ci concentreremo quindi sull’analisi di questo valore.

Il valore dell’ormone follicolo stimolante ci permette di valutare la fertilità della donna dal punto di vista della riserva ovarica, in altre parole di permette un’idea approssimativa di quanti ovuli rimangono a disposizione.

Uno studio del 1989 effettuato su più di 750 cicli mestruali di circa 450 donne, ha dimostrato che, anche a parità di età, le donne con valori di FSH in terza giornata (ossia dal terzo giorno della mestruazione) inferiori a 15 mIU/ml dimostravano una drammatica differenza di probabilità di gravidanza rispetto alle donne con valori superiori a 25 mIU/ml, che avevano invece molte più difficoltà.

Cercando di generalizzare i risultati, l’esame nelle donne nel terzo giorno di ciclo può essere così valutato:

    • Valori superiori a 15: scarse probabilità di successo (ma non nulle).
    • Valori tra 10 e 15: possibile diminuzione della fertilità dovuta all’età.
    • Valori inferiori a 10: situazione ottimale.

Mi preme tuttavia aggiungere che uno studio recente ha dimostrato che, nonostante sia più difficile rimanere incinta con valori alti, in caso di gravidanza il rischio di complicazioni rimane legato all’età ed indipendente dall’FSH; questo significa che la quantità di ormone presente di fornisce una stima della quantità dei follicoli ancora presenti e sulla probabilità di impianto, ma non influisce in alcun modo sulla loro qualità

Un valore alto è infine predittivo di scarsa probabilità di successo anche in caso di tecniche di fecondazione assistita; questo è dimostrato dal fatto che molti centri per l’infertilità non accettano donne con valori di FSH oltre una certa soglia, in genere proporzionale all’età. Per esempio il CHR considera normali questi valori:

Età FSH
< 33 anni < 7.0 mIU/ml
33-37 anni < 7.9 mIU/ml
38-40 anni < 8.4 mIU/ml
Più di 40 anni < 8.5 mIU/ml

Questo tuttavia non significa che non sia possibile rimanere incinta con valori superiori, ma solo che può insorgere qualche difficoltà in più; il dato viene infine spesso incrociato con il valore di ormone antimulleriano, un esame molto più recente e preciso per la stima della riserva ovarica.

Uomo

Nel caso dell’uomo l’esame viene in genere richiesto in presenza di uno spermiogramma non ottimale, in quanto consente di ottenere indicazioni sulle possibili cause.

Elevati livelli di FSH maschile sono dovuti a un’insufficienza testicolare primaria., causata in genere da difetti dello sviluppo nella crescita dei testicoli o a lesioni agli stessi:

Difetti dello sviluppo:

  • Mancato sviluppo,
  • Anomalie cromosomiche,
  • Infezione virale (parotite),
  • Trauma,
  • Radiazioni,
  • Chemioterapia,
  • Malattie autoimmuni,
  • Tumori delle cellule germinali.

Bassi livelli fanno invece pensare a disturbi ipofisari o ipotalamici.

Valori Bassi

  • Amenorrea
  • Anoressia
  • Disfunzione ipotalamica
  • Iperplasia surrenale
  • Ipofisectomia
  • Ipogonadotropismo
  • Pubertà tardiva
  • Tumore al testicolo
  • Tumore alle ovaie
  • Tumore del surrene

Valori Alti

  • Acromegalia
  • Adenoma pituitario
  • Amenorrea
  • Anorchidia
  • Castrazione
  • Insufficienza gonadica
  • Insufficienza ovarica
  • Insufficienza testicolare
  • Iperpituitarismo
  • Ipogonadismo
  • Isterectomia
  • Menopausa
  • Mestruazione
  • Orchiectomia
  • Pubertà precoce
  • Sindrome di Stein-Leventhal
  • Sindrome di Turner
  • Sindrone di Klinefelter
  • Tumore ipotalamico

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Fattori che influenzano l’esame

Il risultato può essere alterato da numerosi farmaci, inoltre i valori di possono aumentare nel caso di soggetti fumatori.

Si segnala infine che recenti esami radiologici possono influenzare il risultato.

Quando viene richiesto l’esame

Sia negli uomini che nelle donne l’esame può essere richiesto in caso di problemi di infertilità, ma nelle donne è spesso usato anche nei casi di ciclo mestruale irregolare od assente.

Preparazione richiesta

Non è richiesta alcuna preparazione particolare nè il digiuno, ma è molto importante effettuare il test nel giorno indicato dal medico per una corretta valutazione del risultato.

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Immunodeficienza primaria e secondaria: sintomi, cause e terapie

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIAI disturbi da immunodeficienza alterano la capacità del sistema immunitario di difendere l’organismo dall’invasione di cellule estranee o patologiche (come batteri, virus, funghi e cellule tumorali). Di conseguenza, si possono manifestare infezioni batteriche, virali o micotiche o linfomi oppure altri tumori normalmente poco frequenti. Un altro problema è rappresentato dal fatto che il 25% dei soggetti affetti da immunodeficienza presenta anche una malattia autoimmune (come la trombocitopenia immune). In una malattia autoimmune, il sistema immunitario attacca i tessuti stessi del corpo ( Disturbi autoimmuni). Talvolta la malattia autoimmune si sviluppa prima che l’immunodeficienza causi altri sintomi.

Esistono due tipi di disturbi da immunodeficienza:

Primario: questi disturbi sono generalmente presenti alla nascita ed ereditari. Si manifestano generalmente durante la prima o la seconda infanzia. Esistono oltre 100 disturbi da immunodeficienza primari e sono tutti relativamente rari.

Secondari: questi disturbi si sviluppano generalmente più avanti nel corso della vita e spesso derivano dall’uso di certi farmaci o da un’altra malattia, come il diabete o l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Sono più diffusi rispetto a quelli primari.

Alcuni disturbi da immunodeficienza abbreviano l’aspettativa di vita, mentre altri persistono per tutta la vita, ma non influiscono sulla sopravvivenza e pochi si risolvono con o senza trattamento.

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Cause

Cause di immunodeficienza primaria
Questi disturbi possono essere causati da mutazioni, talvolta di un gene in particolare. Se la mutazione è presente sul cromosoma X (sessuale), la malattia che ne deriva si definisce legata al cromosoma X ( Pattern di ereditarietà : Ereditarietà di cromosomi legati al cromosoma X). Questo genere di malattie colpisce maggiormente i bambini di sesso maschile. Il 60% circa delle persone con immunodeficienza primaria è maschio.

I disturbi da immunodeficienza sono classificati in base all’area interessata del sistema immunitario ( Panoramica sul sistema immunitario):

  • L’immunità umorale, che coinvolge i linfociti B, un tipo di globuli bianchi che producono anticorpi (immunoglobuline)
  • L’immunità cellulare, che coinvolge i linfociti T, un tipo di globuli bianchi che aiutano a identificare e distruggere le cellule estranee o anomale
  • Immunità sia umorale sia cellulare
  • Fagociti (cellule che ingeriscono e distruggono i microrganismi)
  • Proteine del complemento (proteine con svariate funzioni immunitarie, come quella di distruggere i batteri e altre cellule estranee e rendere più facile il riconoscimento e l’ingestione delle cellule estranee da parte di altre cellule del sistema immunitario, Immunità innata : Sistema del complemento).

Il componente interessato del sistema immunitario può essere mancante, ridotto in quantità o alterato e malfunzionante. I problemi legati ai linfociti B sono i più diffusi fra i disturbi da immunodeficienza, rappresentandone oltre la metà.

Alcuni disturbi da immunodeficienza primari:

  • Immunodeficienza comune variabile
  • Carenza di un anticorpo specifico (immunoglobulina), quale l’IgA
  • Ipogammaglobulinemia transitoria infantile
  • Agammaglobulinemia legata al cromosoma X
  • Immunità cellulare: Malattie dei linfociti T
  • Candidosi mucocutanea cronica
  • Sindrome di DiGeorge
  • Sindrome linfoproliferativa legata al cromosoma X
  • Atassia-telangiectasia
  • Sindrome da ipergammaglobulinemia E
  • Immunodeficienza combinata grave
  • Sindrome di Wiskott-Aldrich
  • Malattia granulomatosa cronica
  • Sindrome di Chédiak-Higashi
  • Neutropenia ciclica
  • Deficit di adesione leucocitaria
  • Carenza dell’inibitore del componente del complemento 1 (C1) (angioedema ereditario)
  • Carenza di C3
  • Carenza di C5, C6, C7, C8 e/o C9

Patologie da immunodeficienza secondaria
Queste malattie derivano frequentemente dall’uso di farmaci (in particolare gli immunosoppressori). Questi farmaci vengono somministrati al fine di sopprimere il sistema immunitario. Ad esempio, alcuni vengono usati per prevenire il rigetto di un organo o di un tessuto trapiantato ( Farmaci utilizzati per prevenire il rigetto del trapianto). Possono essere somministrati a soggetti con una malattia autoimmune per sopprimere l’attività di attacco dell’organismo nei confronti dei propri tessuti. I corticosteroidi, un tipo di immunosoppressori, sono usati per sopprimere l’infiammazione dovuta a svariate cause, come l’artrite reumatoide. Tuttavia, gli immunosoppressori compromettono anche la capacità dell’organismo di combattere le infezioni e probabilmente di distruggere le cellule tumorali.

La chemioterapia e la radioterapia possono anch’esse sopprimere il sistema immunitario, talvolta causando disturbi da immunodeficienza.

Alcuni farmaci che possono causare immunodeficienza:

  • Anticonvulsivanti (usati per il trattamento delle convulsioni)
  • Carbamazepina
  • Fenitoina
  • Valproato
  • Immunosoppressori (farmaci che sopprimono il sistema immunitario)
  • Azatioprina
  • Ciclosporina
  • Micofenolato mofetile
  • Sirolimus
  • Tacrolimus
  • Corticosteroidi
  • Metilprednisolone
  • Prednisone
  • Alemtuzumab
  • Busulfano
  • Ciclofosfamide
  • Melfalan
  • Adalimumab
  • Etanercept
  • Infliximab
  • Muromonab (OKT3)
  • Rituximab
  • Tocilizumab

Malattie e condizioni che possono causare immunodeficienza:

  • Anemia aplastica
  • Leucemia
  • Mieloma multiplo, un tipo di tumore
  • Anemia a cellule falciformi
  • Alcuni tipi di tumore
  • Sindrome di Down
  • Infezioni da citomegalovirus
  • Infezioni da virus di Epstein-Barr
  • Infezione da HIV (virus dell’immunodeficienza umana)
  • Morbillo
  • Varicella
  • Alcune infezioni batteriche
  • Diabete mellito
  • Accumulo di sostanze tossiche nel sangue (uremia)
  • Malattia renale cronica
  • Sindrome nefrosica
  • Epatite
  • Insufficienza epatica
  • Artrite reumatoide
  • Lupus eritematoso sistemico (lupus)
  • Asportazione della milza
  • Alcolismo
  • Ustioni
  • Denutrizione

I disturbi da immunodeficienza possono essere indotti quasi da qualsiasi disturbo grave che persiste per lungo tempo. Ad esempio, il diabete può indurre un disturbo da immunodeficienza, poiché la funzionalità dei globuli bianchi è ridotta in presenza di livelli elevati di glicemia. Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) induce sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il disturbo da immunodeficienza acquisita più grave e più diffuso.

La denutrizione, generale o legata alla mancanza di specifici nutrienti, può compromettere il sistema immunitario. Quando la denutrizione riduce il peso di una persona pari a meno dell’80% rispetto a quello raccomandato, il sistema immunitario è solitamente compromesso. Un calo pari a meno del 70% determina in genere una grave compromissione.

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Sintomi

I soggetti con disturbi da immunodeficienza tendono a sviluppare infezioni ripetute. Generalmente, le prime a comparire sono le infezioni respiratorie (come le infezioni dei seni paranasali e dei polmoni) che si ripresentano spesso. La maggior parte dei soggetti sviluppa infine infezioni batteriche gravi che persistono, ricorrono o portano a complicanze. Ad esempio, mal di gola e sindromi da raffreddamento, possono complicarsi sfociando in una polmonite. Tuttavia, la ricorrenza di molti raffreddori non presuppone necessariamente un disturbo da immunodeficienza.

Sono frequenti le infezioni di bocca, occhi e apparato digerente. Il mughetto, un’infezione micotica della bocca, può essere un segno precoce di disturbo da immunodeficienza. Possono comparire ulcerazioni buccali. Possono insorgere gengiviti croniche e infezioni dell’orecchio e della pelle frequenti. Le infezioni batteriche (ad esempio da stafilococchi,) possono causare ulcere piene di pus (pioderma). La pelle dei soggetti affetti da disturbi da immunodeficienza può essere ricoperta da grosse verruche molto visibili, causate da virus.

Molte persone hanno febbre e brividi e perdono l’appetito e/o calano di peso.

Può comparire dolore addominale, eventualmente causato dall’ingrossamento del fegato o della milza.

I neonati o i bambini nella prima infanzia possono avere diarrea cronica e un ritardo dello sviluppo e della crescita (crescita stentata). L’immunodeficienza può essere aggravata se i sintomi si sviluppano nella prima infanzia e non più avanti nel corso della vita.

Altri sintomi variano in base alla gravità e alla durata delle infezioni.

Le immunodeficienze primarie possono verificarsi come parte di una sindrome che presenta altri sintomi, spesso più facili da riconoscere rispetto a quelli dell’immunodeficienza. Ad esempio, un medico potrebbe riconoscere la sindrome di DiGeorge perché i neonati che ne sono affetti hanno una malformazione dei padiglioni auricolari, mandibola piccola con recessione e occhi distanti.

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Diagnosi

Il medico valuta per prima cosa la presenza di un disturbo da immunodeficienza. Esegue esami per l’identificazione di un’anomalia specifica del sistema immunitario.

L’immunodeficienza viene sospettata quando il soggetto presenta infezioni ricorrenti (tipicamente sinusite, bronchite, infezioni dell’orecchio medio o polmonite). I medici sospettano un disturbo da immunodeficienza nel caso di ricorrenza di un’infezione rara o grave o quando un organismo che solitamente non causa gravi infezioni (come funghi Pneumocystis o citomegalovirus) diventa patogeno.

I risultati dell’esame obiettivo possono indicare un’immunodeficienza e, talvolta, il tipo di malattia specifica. Ad esempio, il medico sospetta un certo tipo di disturbo da immunodeficienza quando i linfonodi e le tonsille sono insolitamente piccoli e altri tipi quando questi risultano gonfi e dolorabili alla palpazione.

Per identificare il tipo di disturbo da immunodeficienza, il medico chiede l’età all’insorgenza delle infezioni ricorrenti o rare o altri sintomi caratteristici. I vari tipi di immunodeficienza dipendono principalmente dall’età di insorgenza, come segue:

  • Neonati prima dei 6 mesi d’età: generalmente un’anomalia dei linfociti T
  • Da 6 a 12 mesi: possibile malattia dei linfociti B e T
  • Oltre i 12 mesi: generalmente un’anomalia dei linfociti B e della produzione anticorpale

Il tipo di infezione, potrebbe anche aiutare a identificare il tipo di disturbo da immunodeficienza. Ad esempio, può essere utile individuare l’organo affetto (orecchie, polmoni, cervello o vescica), l’organismo infettante (batteri, funghi o virus) e la specie di quest’ultimo.

I medici s’informano sui fattori di rischio, come diabete, uso di alcuni farmaci, esposizione a sostanze tossiche e sull’eventualità che il paziente abbia parenti stretti con disturbo da immunodeficienza (anamnesi familiare). Si chiedono informazioni sull’attività sessuale precedente e attuale e all’uso di droghe somministrate per via endovenosa, per stabilire se la patologia sia dovuta a infezione da HIV ( Infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV)).

Esami

Sono necessari esami di laboratorio per confermare la diagnosi e identificare il tipo di disturbo da immunodeficienza. Si preleva un campione di sangue che viene analizzato per determinare il numero totale dei globuli bianchi e le percentuali di ciascuna classe di essi. I globuli bianchi vengono esaminati al microscopio alla ricerca di anomalie. Vengono determinati anche i livelli di immunoglobuline, il numero di globuli rossi e piastrine e i livelli di alcuni tipi di anticorpi prodotti dopo la somministrazione di vaccini. In presenza di risultati alterati vengono eseguiti ulteriori esami.

Qualora si ritenga che l’immunodeficienza sia dovuta a un’anomalia dei linfociti T, vengono eseguiti test cutanei. Il test cutaneo assomiglia al test cutaneo alla tubercolina, usato come controllo della tubercolosi. Piccole quantità di proteine derivanti da organismi infettivi comuni, come il lievito, vengono iniettate sotto pelle. In caso di reazione (eritema, calore e tumefazione) nel giro di 48 ore, i linfociti T funzionano normalmente. L’assenza di una reazione può indicare un’anomalia dei linfociti T. Oppure possono essere ricercate anomalie dei linfociti T eseguendo esami del sangue per stabilire il numero di linfociti T e valutarne la funzionalità.

I soggetti appartenenti a famiglie portatrici di un gene che induce un disturbo da immunodeficienza ereditario possono richiedere di essere sottoposti a un test genetico, per ricercare la presenza di tale gene ed essere informati sul rischio di avere un figlio affetto da tali disturbi. Può essere utile consultare un genetista prima di eseguire i test. Diversi disturbi da immunodeficienza, come l’agammaglobulinemia legata al cromosoma X, la sindrome di Wiskott-Aldrich, l’immunodeficienza combinata grave e la malattia granulomatosa cronica, possono essere riscontrati in un feto, prelevando un campione di liquido attorno al feto (liquido amniotico) o il sangue del feto (test prenatale, Metodi). Questi test sono consigliati ai soggetti con un’anamnesi familiare di disturbi da immunodeficienza, se la mutazione è stata identificata all’interno della famiglia. Alcuni esperti raccomandano di sottoporre a screening tutti i neonati eseguendo un esame del sangue che stabilisce la presenza di linfociti T anomali o scarsi in quantità: si tratta del test TREC (T-cell receptor excision circles). Grazie a questo test è possibile identificare le immunodeficienze cellulari, come l’immunodeficienza combinata grave. L’identificazione precoce di questa patologia nei neonati può prevenirne la morte in tenera età. Il test TREC su tutti i neonati è ora obbligatorio in molti Stati statunitensi.

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Prevenzione e trattamento

Alcune delle malattie che possono causare immunodeficienza possono essere prevenute e/o trattate, contribuendo a prevenire così lo sviluppo dell’immunodeficienza. Di seguito alcuni esempi:

Infezione da HIV: il rischio d’infezione da HIV può essere ridotto con rapporti sessuali protetti ed evitando di scambiare gli aghi con cui si iniettano le droghe. Anche i farmaci antiretrovirali possono generalmente trattare l’infezione da HIV in maniera efficace ( Infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) : Trattamento).

Cancro: il trattamento corretto ripristina di norma la funzionalità del sistema immunitario, a meno che il soggetto non continui ad assumere immunosoppressori.

Diabete: un buon controllo del diabete può contribuire a migliorare la funzione dei globuli bianchi, ostacolando pertanto l’insorgenza delle infezioni.

Le strategie volte alla riduzione del rischio e al trattamento delle infezioni dipendono dal tipo di disturbo da immunodeficienza. Ad esempio, i soggetti con disturbo da immunodeficienza dovuto a carenza di anticorpi sono predisposti alle infezioni batteriche. Quanto segue può contribuire a ridurre il rischio:

  • Trattamento periodico con immunoglobuline (anticorpi ottenuti dal sangue di soggetti con sistema immunitario sano), somministrate per via endovenosa o sottocutanea
  • Mantenere una buona igiene personale (compresa un’attenta igiene orale)
  • Non consumare cibi crudi
  • Non bere acqua potenzialmente contaminata
  • Evitare il contatto con persone infette

Si somministrano antibiotici alla comparsa di febbre o di un altro segno di infezione, prima di eseguire tecniche chirurgiche e odontoiatriche che possano introdurre batteri nel flusso sanguigno. Se una malattia (come l’immunodeficienza combinata grave) aumenta il rischio di sviluppare infezioni gravi o particolari, è necessario somministrare antibiotici come prevenzione.

I farmaci antivirali vengono somministrati al primo segno di infezione se il soggetto è affetto da un disturbo da immunodeficienza che aumenta il rischio di infezioni virali (come l’immunodeficienza dovuta a un’alterazione dei linfociti T). Questi farmaci comprendono amantadina per l’influenza e aciclovir per l’herpes o la varicella.

Se il disturbo da immunodeficienza specifico non influisce sulla produzione di anticorpi, vengono somministrati i vaccini. I vaccini vengono somministrati per stimolare l’organismo a produrre anticorpi che riconoscono e attaccano batteri e virus specifici. Se il sistema immunitario del soggetto non riesce a produrre anticorpi, la somministrazione di un vaccino non ne promuove la produzione e può addirittura scatenare una malattia. Ad esempio, se una malattia non influisce sulla produzione di anticorpi, la persona affetta da quella malattia deve sottoporsi a vaccino anti-influenzale una volta all’anno. Questo vaccino può anche essere somministrato ai familiari più prossimi del soggetto e alle persone che vivono a stretto contatto con lui/lei. In generale, i vaccini a base di virus vivi non vengono somministrati alle persone con alterazioni dei linfociti B o T perché potrebbero scatenare un’infezione. I vaccini a base di virus vivi includono quello contro rotavirus, morbillo-orecchioni-rosolia, varicella, varicella-zoster (fuoco di S. Antonio), bacillo di Calmette-Guérin (bacille Calmette-Guérin, BCG) e influenza, somministrato come spray nasale. Un vaccino vivo per il virus della poliomielite somministrato per via orale non viene più utilizzato negli Stati Uniti, ma lo è ancora in alcune parti del mondo.

Il trapianto delle cellule staminali ( Trapianto di cellule staminali) può correggere alcuni disturbi da immunodeficienza, soprattutto l’immunodeficienza combinata grave. Le cellule staminali vengono solitamente prelevate dal midollo osseo, ma talvolta dal sangue (compreso quello prelevato dal cordone ombelicale). Il trapianto delle cellule staminali, disponibile in alcuni centri medici importanti, è solitamente riservato ai soggetti con patologie gravi.

Talvolta è utile eseguire il trapianto del tessuto timico. La terapia genica per alcune patologie congenite da immunodeficienza è stata sperimentata con successo.

Grazie al trattamento adeguato, molti soggetti affetti da immunodeficienza possono godere di un’aspettativa di vita normale. Alcuni, tuttavia, necessitano di cure intensive e frequenti per tutta la vita. Altri, come quelli affetti da immunodeficienza combinata grave, muoiono durante l’infanzia, a meno che non ricevano un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali.

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Quando inizia e finisce la primavera?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere di fumare Dimagrire 10 mila passi al giornoLa primavera, quest’anno, inizia il 20 marzo alle ore 11:29 italiane (alle 10:29 UTC, ossia tempo coordinato universale, abbreviazione dell’inglese Coordinated Universal Time) e finisce il 21 giugno.

Siamo abituati a pensare che la primavera inizi il 21 marzo. In realtà non è così! L’inizio ufficiale di una stagione si stabilisce, infatti, a partire dalla posizione della Terra rispetto al Sole.

La primavera astronomica inizia il giorno dell’equinozio. La parola equinozio deriva dal latino”equi -noctis” e significa “notte uguale” al dì.  Si realizza quando la Terra raggiunge quel punto dell’orbita in cui il Sole si trova a picco sull’Equatore, mentre si trova sull’orizzonte sia al Polo Nord che al Polo Sud. Si verifica nel mese di marzo (Equinozio di Primavera) e nel mese di settembre (Equinozio d’Autunno).

Questo momento speciale varia ogni anno ma si verifica quasi sempre (per quanto riguarda la primavera) il 20 marzo e non il 21 come comunemente si crede, a orari diversi. La variazione, a volte di poche ore, è dovuta al graduale scarto che c’è tra il tempo solare e il nostro calendario. Uno scarto che ha portato alla creazione degli anni bisestistili.

Oggi abbiamo quindi l’inizio della primavera astronomica mentre quella meteorologica è cominciata già i primi di marzo. 

  • L’estate, quest’anno, busserà alle porte il 21 giugno, alle ore 6:24 italiane.
  • L’autunno farà capolino con le sue foglie e le castagne, il 22 settembre alle ore 22:02 italiane.
  • L’inverno che abbiamo appena lasciato alle spalle si ripresenterà puntuale il 21 dicembre alle ore 17:28.

Una curiosità: nel calendario giuliano, precedente all’attuale gregoriano, l’equinozio di primavera cadeva il 25 marzo!

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Camminare fa davvero dimagrire?

MEDICINA ONLINE WALKING INTO NATURE CAMMINARE PASSEGGIARE NATURA BOSCO SAND POLVERE MONTAGNA ALBERI OMBRA SOLE SPIAGGIA COMPAGNIA AMICI STILE DI VITA DIMAGRIRE CORSA RUNNER HI WELLPAPERDimagrire camminandoper quanto tempo e funziona davvero? Se avete realmente intenzione di perdere chili, il primo passo importante da fare è alzarsi dal letto e mettersi in movimento: invece di guardare la propria serie televisiva preferita o di schiacciare un pisolino di pomeriggio, conviene fare una bella passeggiata all’aria aperta, che non fa bene semplicemente al girovita, ma anche alla salute in generale, anche a quella mentale. Camminare aiuta a ridurre lo stress e a donarvi così più energie per affrontare nella maniera più giusta le difficoltà del quotidiano. Questo significa che camminare fa bene a chi vuole dimagrire e a tutti coloro che desiderano trovare un po’ di serenità, staccando la spina da lavoro e problemi.
Non inventate mille scuse per non uscire di casa e fare qualche passo, ma imparate a ritagliarvi sempre almeno mezz’ora al giorno per fare una passeggiata. Dimagrire camminando si può! Se invece, per motivi che solo voi conoscete, non potete proprio mettere la testa fuori casa, vi consiglio di compare la cyclette o il tapis roulant che, se usati con costanza e abbinati a uno stile alimentare per dimagrire velocemente, vi daranno dei grossi risultati.

Non è impossibile dimagrire camminando sul tapis roulant, dunque, ma non svolge lo stesso effetto rilassante di quando si cammina all’aperto (fate attenzione quando il sole è troppo caldo): stare rinchiusi nelle quattro mura non vi permetterà realmente di prendere del tempo per la cura di voi stessi. Se non avete un tapis roulant o avete seguito questo mio consiglio – quello di uscire di casa e camminare per dimagrire -, allora non dovete mai rinunciare a scarpe comode, a una borraccia con acqua fresca (mai fredda), a dei polsini per il sudore e a un cappellino se il sole batte forte sulla testa.

Ma per quanto tempo bisogna camminare per dimagrire? Il tempo ideale, per chi vuole perdere veramente peso e rendere più toniche e belle le gambe, è di 60 minuti: si può davvero dimagrire camminando un’ora al giorno. L’importante è essere costanti e non mangiare troppo per recuperare le energie perse. Molti si affidano ad app gratis per dimagrire camminando, ma con i consigli che troverete qui di seguito, capirete che perdere peso in poco tempo non è impossibile.

Dimagrire camminando 1 ora al giorno

Se il vostro intento è quello di tenere sotto controllo il peso, allora bastano 30 minuti circa di camminata, ma se invece volete dimagrire camminando dovete passeggiare e correre (alternando le due attività) per un’ora al giorno. Non bisogna strafare: non serve a niente. Dimagrire camminando 1 ora al giorno è possibile e, appena più in basso, scoprirete cosa fare per perdere chili con una semplice passeggiata unita a una corsetta benefica:

  1. Prima di tutto, bisogna camminare lentamente, a passo normale, per 5 minuti, in modo tale da mettere in funzione i muscoli delle gambe;
  2. Accelerate e andate a passo spedito per 15 minuti;
  3. Dopo venti minuti di attività, correrete piano, molto piano: ricordate che non dovete allenarvi per conquistare l’oro olimpico!;
  4. Terminati i 10 minuti di corsa leggera, camminate molto lentamente per 5 minuti;
  5. Fate un pausa di 5 minuti camminando sempre molto lentamente: approfittate di questa occasione per bere;
  6. Altri dieci minuti di camminata veloce;
  7. Cinque minuti di corsetta;
  8. Infine camminate lentamente e recuperate;
  9. Dedicate dieci minuti del vostro tempo allo stretching;
  10. Fate una doccia con acqua fresca per recuperare più in fretta le energie e tonificare gambe e braccia.

Solitamente, chi segue questi consigli per dimagrire camminando un’ora al giorno, brucia intorno alle 400 calorie, massimo 700. Si può seguire questo programma di allenamento anche cinque volte a settimana, lasciando come giorni di riposo il mercoledì e il sabato o la domenica.

Dimagrire camminado sul tapis roulant

Si può anche dimagrire camminando col tapis roulant, ovviamente: potete alternare, proprio come la camminata all’aperto, la passeggiata con la corsetta e scegliere di inclinare il nastro per rendere ancora più duro l’esercizio oppure aumentare il livello di velocità. Vi conviene non eccedere con la corsa sul tapis roulant per dimagrire, soprattutto se è la prima volta che lo utilizzate: bastano 10 minuti al giorno di camminata lenta, massimo 20 se lo avete usato per più volte. Per dimagrire davvero, dovete associare la camminata ad altri esercizi che coinvolgano altre parti del corpo. Sono presenti in Italia anche delle palestre che offrono dei particolari esercizi sul tapis roulant per dimagrire realizzati da personal trainer esperti.

Come avrete avuto modo di constatare, non è difficile dimagrire camminandofunziona davvero e, se affiancate questa attività a tutti i consigli che trovate nella sezione per perdere peso, scoprirete che è molto più semplice di quanto pensiate avere un bel fisico e soprattutto rimanere in salute. Pazienza e costanza sono le parole d’ordine per chi intende veramente migliorarsi!

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Eutirox per dimagrire: come si usa?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIAttenzione: questo articolo rappresenta soltanto uno sguardo divulgativo sul mondo dei farmaci, non vuole assolutamente incitarne l’uso. Consultate il vostro medico prima di assumere i farmaci citati in questo articolo.

Prima di comprendere in che modo si possa utilizzare l’Eutirox per dimagrire, ricordiamo come questo farmaco abbia gradualmente sostituito le vecchie tecniche terapeutiche per l’ipotiroidismo, presentando infatti notevoli vantaggi non solamente nei confronti della “vecchia” polvere di tiroide essiccata, quanto anche nei confronti dell’ormone tiroideo di sintesi T3, o triidotoritina. Gli analoghi di questo ormone hanno infatti un’emivita di sole 24 ore, mentre gli analoghi del T4 come l’Eutirox possono arrivare anche a 8 giorni, garantendo un miglior livello di efficacia sui pazienti (è sufficiente una sola assunzione giornaliera). Per queste e altre caratteristiche, l’Eutirox è divenuto un punto di riferimento nella tearpia dell’ipotiroidismo, poichè mira a normalizzare i livelli di TSH, ormone ipofisario che stimola la tiroide a produrre gli ormoni T3 e T4. Dunque, se la ghiandola funziona troppo l’organismo compenserà diminuendo la secrezione di TSH, mentre se la ghiandola funzione poco, come nell’ipotiroidismo, vi saranno valori ematici molto alti di TSH. L’assunzione di una dose eccessiva di Eutirox comporta una discesa del TSH al di sotto dei valori fisiologici. Ne deriva la necessità di personalizzare la terapia e, di conseguenza, una vasta scala di dosaggi.

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Eutirox per dimagrire, è possibile?

Da quanto sopra dovrebbe essere chiaro che l’Eutirox NON è un farmaco per dimagrire, ma può comunque permettere di arrivare a tale risultato. Il perché è molto semplice: la somministrazione di ormoni tiroidei può infatti stimolare in maniera significativa il metabolismo del nostro corpo, incrementando il dispendio di energie. È per questo motivo che alcuni sintomi tipici dell’ipotiroidismo sono una cospicua sudorazione, un rapido dimagrimento e una scarsa tolleranza alle alte temperature. Dunque, la somministrazione di Eutirox potrebbe realmente portare a una perdita di parte del peso corporeo.

Eutirox per dimagrire, attenzione ai rischi

Naturalmente, l’assunzione di Eutirox per dimagrire non è priva di rischi, anzi: dosi eccessive sono infatti in grado di condurre a tachicardie, dolori angiosi, tremori, crampi della muscolatura, vampate di calore, diarrea, nausea, aritmie, insonnia. Inoltre, l’utilizzo costante ed eccessivo del farmaco potrebbe compromettere la regolare funzionalità della tiroide, trasformando pertanto una persona sana in una persona malata. Tra gli altri effetti collaterali, per fortuna più rari, vi sono l’infarto miocardico, l’angina pectoris, la miocardite, l’insufficienza cardiaca con tachicardia, e così via. Ricordate pertanto che l’utilizzo dell’Eutirox per dimagire non è certo quello più congruo. Nell’ipotesi in cui decidiate comunque di assumerlo per la finalità del dimagrimento, è necessario tendere conto del fatto che non sarà mai possibile eliminare gli effetti collaterali di cui sopra, ma al limite solamente attenuarli attraverso il rispetto delle dosi consigliate, l’avvio del ciclo terapeutico con dosaggi molto bassi, l’aumento del dosaggio stesso con particolare gradualità. Inoltre, ricordate che il trattamento non deve essere protratto mai oltre il mese e non deve essere mai interrotto bruscamente. Parlatene con il vostro medico per saperne di più.

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Differenza tra infestazione interna ed esterna

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME ML’infestazione è la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo: la scabbia, la pediculosi, le malattie da artropodi (come le pulci), da echinococco, da filaria, da schistosomi. L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio.

Le infestazioni possono essere classificate come interne o esterne, in relazione alla localizzazione dei parassiti rispetto all’ospite:

  • infestazioni esterne (ectoparassitiche): sono condizioni in cui gli organismi vivono primariamente sulla superficie dell’ospite; comprendono le infestazioni da acari, pidocchi e zecche;
  • infestazioni interne (endoparassitiche): sono condizioni in cui gli organismi vivono all’interno dell’ospite; comprendono le infestazioni da vermi.

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