Norvasc (amlodipina): posologia, effetti collaterali [FOGLIETTO ILLUSTRATIVO]

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLONorvasc contiene il principio attivo amlodipina che appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati calcioantagonisti. Norvasc è utilizzato per il trattamento della pressione alta (ipertensione) o di un tipo di dolore toracico detto angina, inclusa una rara forma detta angina di Prinzmetal o variante. Nei pazienti ipertesi questo farmaco agisce facendo rilassare i vasi sanguigni in modo che il sangue possa defluire più facilmente. Nei pazienti con angina, Norvasc migliora l’apporto sanguigno al muscolo cardiaco che riceve più ossigeno e in tal modo previene il dolore toracico. Questo farmaco non determina un sollievo immediato dal dolore toracico dovuto all’angina.

Non prenda Norvasc:

  • Se è allergico (ipersensibile) ad amlodipina, o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo medicinale elencati al paragrafo 6, o ad uno qualsiasi degli altri calcioantagonisti. La reazione può essere prurito, arrossamento cutaneo o difficoltà di respirazione.
  • Se è affetto da grave pressione arteriosa bassa (ipotensione)
  • Se presenta un restringimento della valvola cardiaca aortica (stenosi aortica) oppure shock cardiogeno (una condizione in cui il cuore non è in grado di fornire al corpo sangue a sufficienza).
  • Se soffre di insufficienza cardiaca in seguito ad un attacco di cuore

Avvertenze e precauzioni
Si rivolga al medico o al farmacista prima di prendere Norvasc. Informi il medico se presenta o ha sofferto delle seguenti condizioni:

  • Recente attacco cardiaco
  • Insufficienza cardiaca
  • Grave aumento della pressione arteriosa (crisi ipertensiva)
  • Malattia del fegato (epatopatia)
  • È anziano e la sua dose deve essere aumentata

Bambini e adolescenti
Norvasc non è stato studiato nei bambini di età inferiore ai 6 anni. Norvasc deve essere usato solo per l’ipertensione nei bambini e adolescenti dai 6 ai 17 anni di età.
Per ulteriori informazioni, consulti il suo medico.

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Altri medicinali e Norvasc
Informi il medico o il farmacista se sta assumendo o ha recentemente assunto qualsiasi altro medicinale, compresi quelli senza prescrizione medica.
Norvasc può avere effetti su altri medicinali o altri medicinali possono avere effetti su Norvasc, quali:
• ketoconazolo, itraconazolo (medicinali antifungini)
• ritonavir, indinavir, nelfinavir (cosiddetti inibitori della proteasi utilizzati per il trattamento dell’HIV)
• rifampicina, eritromicina, claritromicina (antibiotici)
• Hypericum perforatum (erba di San Giovanni)
• verapamil, diltiazem (medicinali per il cuore)
• dantrolene (infusione per alterazioni della temperatura corporea gravi)
• simvastatina (medicinale ipocolesterolemizzante)
• tacrolimus (medicinale usato per modificare il modo in cui agisce il sistema immunitario)
• ciclosporina (un immunosoppressore)

Norvasc può ridurre la pressione arteriosa ancor di più se si stanno già prendendo
contemporaneamente altri farmaci per il trattamento dell’ipertensione.

Norvasc con cibi e bevande
Le persone che assumono Norvasc non devono bere succo di pompelmo in quanto il pompelmo e il relativo succo possono indurre un aumento dei livelli del principio attivo amlodipina nel sangue, e ciò può determinare un incremento dell’effetto ipotensivo di Norvasc.

Gravidanza
La sicurezza di amlodipina nelle donne in gravidanza non è stata stabilita. Se ritiene di essere incinta o se sta programmando una gravidanza, informi il medico prima di assumere Norvasc.

Allattamento
Non è noto se amlodipina passi nel latte materno. Se sta allattando al seno o inizierà a farlo, informi il medico prima di assumere Norvasc.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari
Norvasc può avere un effetto sulla capacità di guidare o di usare macchinari. Se le compresse le causano malessere, capogiri o affaticamento, o le provocano cefalea, eviti di guidare o di usare macchinari e contatti il medico immediatamente.

Come prendere Novarsc
Prenda questo medicinale seguendo sempre esattamente le istruzioni del medico. Se ha dubbi consulti il medico o il farmacista. La dose iniziale raccomandata è di Norvasc 5 mg una volta al giorno. La dose può essere aumentata a Norvasc 10 mg una volta al giorno.
Questo medicinale può essere assunto prima o dopo cibi e bevande. Deve assumere questo medicinale ogni giorno alla stessa ora con un po’ d’acqua. Non prenda Norvasc con il succo di pompelmo.

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Uso nei bambini e negli adolescenti
Per i bambini e gli adolescenti (dai 6 ai 17 anni di età), la dose iniziale raccomandata è di 2,5 mg al giorno. La dose massima giornaliera raccomandata è di 5 mg al giorno. Norvasc 5 mg può essere suddiviso in due parti uguali per ottenere una dose pari a 2,5 mg.
E’ importante continuare ad assumere le compresse per tutto il tempo indicato dal medico. Si rechi dal medico prima di terminare le compresse.

Se prende più Norvasc di quanto deve
Se dovesse assumere un numero eccessivo di compresse la pressione potrebbe abbassarsi troppo e ciò potrebbe costituire un pericolo. Potrebbe avere capogiri, stordimento mentale, debolezza o svenire. Il calo pressorio potrebbe essere così grave da provocarle uno shock. La cute potrebbe raffreddarsi e diventare umida e potrebbe perdere conoscenza. Nel caso avesse preso un numero eccessivo di compresse di Norvasc, contatti immediatamente il medico.

Se dimentica di prendere Norvasc
Non si preoccupi. Se dimentica di prendere una compressa, salti la dose dimenticata. Prenda la compressa successiva all’orario abituale. Non prenda una dose doppia per compensare la dimenticanza della dose.

Se interrompe il trattamento con Norvasc
Il medico le dirà per quanto tempo assumere il medicinale. Il suo disturbo potrebbe ricomparire se lei interromperà il trattamento prima che il medico le dica di farlo.
Se ha qualsiasi dubbio sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o al farmacista.

Possibili effetti indesiderati
Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Se nota uno qualsiasi dei seguenti effetti indesiderati, consulti immediatamente il medico:
• Comparsa improvvisa di dispnea, dolore al petto, affanno o difficoltà a respirare
• Gonfiore delle palpebre, del viso o delle labbra
• Gonfiore della lingua e della gola che può causare difficoltà a respirare
• Reazioni cutanee gravi inclusi eruzione cutanea intensa, orticaria, arrossamento cutaneo su tutto il corpo, prurito intenso, vesciche, desquamazione e gonfiore della cute,
infiammazione delle membrane mucose (sindrome di Stevens Johnson) o altre reazioni
allergiche
• Infarto, ritmo cardiaco anomalo
• Infiammazione al pancreas che può causare intenso dolore addominale e alla schiena unito ad una sensazione di forte malessere.

Sono stati segnalati i seguenti effetti indesiderati molto comuni. Se si verifica uno di questi effetti o se persiste per oltre una settimana, si rivolga al medico.
• Gonfiore alle caviglie (edema)
Sono stati segnalati i seguenti effetti indesiderati comuni. Se si verifica uno di questi effetti o se
persiste per oltre una settimana, si rivolga al medico.
Comuni: possono interessare fino a 1 persona su 10
• Cefalea, capogiri, sonnolenza (specialmente all’inizio del trattamento)
• Palpitazioni (avvertire il proprio battito cardiaco), rossore
• Dolore addominale, nausea
• Alterate abitudini intestinali, diarrea, costipazione, indigestione
• Stanchezza, debolezza
• Disturbi visivi, visione doppia
• Crampi muscolari
• Cambiamenti d’umore, ansia, depressione, mancanza di sonno
• Tremore, alterazioni del gusto, svenimenti
• Sensazione di torpore o formicolio agli arti; perdita della sensibilità al dolore
• Ronzii nelle orecchie
• Pressione arteriosa bassa
• Starnuti/naso che cola a causa dell’infiammazione della mucosa nasale (rinite)
• Tosse
• Secchezza della bocca, vomito
• Perdita di capelli, aumento della sudorazione, prurito cutaneo, chiazze rosse sulla pelle,
discolorazione cutanea
• Disturbi urinari, necessità di urinare di notte, necessità di urinare spesso
• Incapacità di raggiungere un’erezione; fastidio o aumento del seno negli uomini
• Dolore, malessere
• Dolore articolare o muscolare, dolore alla schiena
• Aumento o diminuzione di peso
• Confusione
Molto rari: possono interessare fino a 1 persona su 10.000
• Bassi livelli di globuli bianchi e di piastrine nel sangue che possono determinare un’insolita
comparsa di lividi o propensione al sanguinamento (danno ai globuli rossi)
• Alti livelli di zucchero nel sangue (iperglicemia)
• Un disturbo nervoso che può causare debolezza, formicolio o torpore
• Gonfiore alle gengive
• Gonfiore addominale (gastrite)
• Funzione anomala del fegato, infiammazione del fegato (epatite), ingiallimento della pelle
(ittero), aumento degli enzimi del fegato che può condurre ad alterazioni di alcuni esami
clinici
• Aumento della tensione muscolare
• Infiammazione dei vasi sanguigni, spesso con eruzione cutanea
• Sensibilità alla luce
• Disturbi correlati a rigidità, tremore e/o disturbi del movimento

Come conservare Norvasc
Tenere questo medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.
Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sull’astuccio dopo ‘SCAD’. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno di quel mese. Non conservare a temperatura superiore ai 25°C. Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista come eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

Contenuto della confezione e altre informazioni
Il principio attivo di Norvasc 5 mg compresse è amlodipina (come besilato).
Il principio attivo di Norvasc 10 mg compresse è amlodipina (come besilato).
Gli eccipienti sono: calcio fosfato dibasico anidro, magnesio stearato, cellulosa microcristallina e amido glicolato sodico.

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Differenza tra contrazione eccentrica e concentrica con esempi

MEDICINA ONLINE PALESTRA DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ECCENTRICA CONCENTRICA DIFFERENT ECCENTRIC CONTRACTION CONCENTRIC ESEMPI MUSCLE MUSCOLO.jpgChiunque frequenti una palestra con l’obiettivo di aumentare la massa muscolare, prima o poi sente parlare dei concetti di movimento concentrico ed eccentrico. Questi termini complessi hanno a che fare con nozioni e azioni fondamentali in un programma di allenamento efficace. Ma illustriamo meglio le caratteristiche dei due concetti.

Leggi anche: I muscoli: come sono fatti, come funzionano e cosa rischiano quando ti alleni

Movimento concentrico

È la forma più nota di contrazione muscolare. Immagina di stare eseguendo dei curl per i bicipiti con un manubrio. In questo esercizio, la parte in cui si solleva il peso – mentre si espira – è la fase concentrica dell’esercizio. Il movimento concentrico è caratterizzato da un rigonfiamento del muscolo causato da un avvicinamento delle unità contrattili dei muscoli. All’inizio della contrazione, solo un piccolo numero di unità motorie vengono attivate, generando una forza minima. Più forza è richiesta per compiere il movimento, più unità motorie verranno ingaggiate dal muscolo. Ne deriva che la forza che uno specifico muscolo può generare aumenta in relazione al numero di unità motorie coinvolte. La fase concentrica di solito è effettuata con maggiore forza e velocità rispetto alla eccentrica.

Movimento eccentrico

Dopo aver spiegato cos’è il movimento concentrico, il concetto di movimento eccentrico diventa più semplice da afferrare. In pratica, è l’esatto opposto. Che ci si riposi alla fine del movimento concentrico (per assicurarsi di essere in pieno controllo del peso) o meno, il movimento si conclude portando giù il peso alla posizione iniziale. Questa parte della ripetizione – effettuata mentre si inspira – è chiamata fase eccentrica o fase negativa e molti, sbagliando, tendono a trascurarla. Ad esempio, quando si abbassa un manubrio durante il curl per i bicipiti, il bicipite si distende gradualmente, nonostante mantenga un certo livello di contrazione per quasi tutta la durata dell’esercizio. Nel movimento eccentrico, gli impulsi nervosi continuano a stimolare le unità motorie, benché meno che nella fase concentrica. In questo modo si ha una pressione maggiore su tutte le cellule muscolari coinvolte nell’esercizio e questo ha importanti conseguenze in termini di dolore ai tessuti (processo che porta alla crescita muscolare). La fase eccentrica di solito è effettuata con minore forza e velocità rispetto alla concentrica. Una delle teorie dello sviluppo muscolare sostiene che sia necessario provocare dei danni ai tessuti muscolari per poter innescare una reazione infiammatoria. Questa reazione è uno dei meccanismi che in seguito attiveranno la sintesi proteica e, di conseguenza, contribuiranno a far crescere i muscoli. In una sessione di allenamento normale, quando si esegue il movimento eccentrico, il peso che abbassiamo è lo stesso che solleviamo, solo che nella fase di discesa impieghiamo una quantità minore di fibre muscolari. Quindi ogni fibra che usiamo è soggetta a una maggiore tensione, per cui si danneggia di più, e questo maggiore deterioramento può incentivare la crescita muscolare. In breve, il movimento eccentrico è quello in cui le fibre muscolari si distendono, mentre il movimento concentrico ha a che fare con la contrazione delle fibre muscolari. In questo senso, il movimento eccentrico è molto impegnativo e più dannoso per i muscoli.

Cosa dice la scienza?

La ricerca scientifica conferma che in fatto di crescita muscolare, la componente eccentrica del movimento ha la stessa importanza della fase concentrica. Secondo diversi studi, se comparato con una normale sessione di sollevamento pesi (che includa sia la fase concentrica sia quella eccentrica), un allenamento esclusivamente concentrico necessita di due volte più ripetizioni per produrre gli stessi risultati. Un altro studio, condotto dai ricercatori di un’Università di Roma, ha determinato che in sole poche settimane degli sportivi esperti sono stati in grado di aumentare del 10% il peso massimo nelle distensioni con bilanciere semplicemente abbassando il bilanciere più lentamente di come facevano di solito. Nicholas Burd ha condotto uno studio che intendeva dimostrare che i pesi non sono il fattore più importante nel bodybuilding – o, almeno che non sono l’unico fattore importante. Questo studio ha sottolineato l’importanza del lasso di tempo in cui il muscolo è tenuto “sotto stress”, nel contesto della crescita muscolare. Tuttavia, un altro studio ha indicato che non esistono validi motivi per eseguire gli esercizi più lentamente e con pesi più leggeri. Secondo questo studio, se si è in grado di sollevare dei carichi pesanti, è proprio quello che bisognerebbe fare. Le ripetizioni più lente, con enfasi sulla fase eccentrica, sono comunque utili per le persone che non possono utilizzare carichi pesanti, ad esempio perché non sono disponibili o perché sono reduci da una lesione.

Conclusione

Non è necessario né obbligatorio essere esattamente a conoscenza di tutti i processi che hanno luogo nelle nostre strutture muscolari quando eseguiamo un determinato movimento, eppure potrebbe essere utile capire pochi principi basilari riguardanti questi processi. Ad esempio, è bene tenere presente che, per sviluppare i muscoli, il movimento eccentrico ha la stessa importanza della fase concentrica. Non dimenticare di respirare, naturalmente, e di mantenere il controllo durante tutte le fasi del movimento. Tenere costante la tensione sul muscolo che si lavora ed evitare di fermarsi a metà durante la contrazione. Se ciascuna delle serie viene eseguita con intelligenza e nella maniera corretta, gli allenamenti produrranno una crescita muscolare più rapida.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Puntura di vespa e shock anafilattico: cosa fare e cosa NON fare?

MEDICINA ONLINE ITALIAN AMBULANCE DOCTOR NURSE AMBULANZA STRADA EMERGENZA INFERMIERE MEDICO PORTANTINO ITALIA PRONTO SOCCORSO OSPEDALE BARELLA CORSA MORTE MALATTIA DOLORE INCIDENTE ICTUS INFARTO WALLPAPER PIC HI RES.jpgIn caso di shock anafilattico da puntura di vespa, o anche solo di dubbio di shock anafilattico:

Cosa fare se si sospetta uno shock anafilattico:

  • Allertare immediatamente i soccorsi sanitari senza perdere tempo, magari cercando informazioni su internet!
  • Sebbene la terapia vera e propria sia di esclusiva competenza medica, è bene che il soccorritore conosca a grandi linee gli interventi da porre in essere. Il farmaco salvavita in corso di shock anafilattico è rappresentato dall’adrenalina (o epinefrina) somministrata per via endovenosa, preferibilmente in infusione lenta e continua. Ad essa si associano soluzioni infusionali di tipo elettrolitico o colloidale per compensare la vasodilatazione periferica, l’ipotensione e la fuoriuscita di fluidi intravascolari nei tessuti. Ulteriori farmaci possono rendersi necessari in relazione allo stato di compromissione funzionale degli organi interessati.
  • Se nei casi più lievi è generalmente sufficiente la somministrazione combinata di adrenalina ed antistaminici (che al pari dei corticosteroidi ostacolano l’attività dei mediatori vasoattivi coinvolti nello shock), in quelli più gravi è necessario assicurare il mantenimento della pervietà delle vie aeree, ricorrendo all’ossigenoterapia o ad interventi chirurgici in caso di necessità.
  • Di fronte al sospetto di shock anafilattico, in attesa dei soccorsi sanitari il malcapitato dev’essere posto nella posizione antishock → supino con le gambe sollevate di circa 30 cm (ad esempio con l’ausilio di una sedia). Se possibile, il paziente andrà posizionato in modo che il capo si trovi inferiormente a ginocchia e bacino. Questa posizione, detta di Trendelenburg, risulta particolarmente utile perché favorisce il ritorno venoso agli organi vitali (cuore e cervello) per semplice effetto della gravità.
  • In attesa dei soccorsi sanitari, la persona colpita da shock anafilattico dev’essere rassicurata e per quanto possibile confortata sulle sue condizioni e sull’arrivo dell’ambulanza.

Cosa NON fare se si sospetta uno shock anafilattico:

  • Se lo shock anafilattico è causato dalla puntura di un’ape, il pungiglione non dev’essere estratto con le pinzette o con le dita, dal momento che la compressione dello stesso aumenterebbe il rilascio del veleno; piuttosto, si consiglia di raschiarlo via con un’unghia o con carta di credito. Ad ogni modo, recenti studi hanno dimostrato che ciò che conta realmente è la rapidità di intervento; più tempo passa tra la puntura e l’estrazione del veleno, maggiore è il rilascio dello stesso; secondo questi studi, non sarebbe quindi tanto importante la tecnica di estrazione, quanto piuttosto la rapidità d’intervento.
  • La posizione antishock non dev’essere adottata qualora si sospettino traumi a livello della testa, del collo, della schiena o delle gambe.
  • Se il malcapitato lamenta difficoltà respiratorie non porre rialzi o cuscini sotto la testa, né tanto meno somministrare pillole, liquidi o alimenti; queste operazioni, infatti, rischiano seriamente di aggravare l’ostacolo al passaggio di aria nelle vie aeree che tipicamente accompagna gli episodi di shock anafilattico.

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Differenza tra femore e anca

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA TRA FEMORE ANCA ARTICOLAZIONE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’anca in anatomia è la regione che unisce la regione pelvica del tronco (il segmento centrale del nostro corpo) all’arto inferiore. Comunemente con “anca” si può intendere anche l’articolazione coxofemorale, cioè l’enartrosi tra il cotile (o acetabolo) dell’osso iliaco e la testa del femore. L’articolazione coxofemorale è anche chiamata “articolazione dell’anca”.

Il femore è invece il nome dell’osso principale dell’arto inferiore, situato nella coscia e messo in comunicazione con l’osso iliaco tramite l’articolazione coxofemorale. È l’osso più lungo, voluminoso e resistente dello scheletro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Differenza tra pesi e corpo libero: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI MUSCOLI MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA CARNITINA DIMAGRIRE WORKOUT ALLENAMENTO BICIPITI SPALLE DORSCi sono molte differenze nell’allenarsi a corpo libero o con i pesi ed entrambe le formule hanno vantaggi e svantaggi.

Massa o resistenza?

In primo luogo bisogna capire quale obiettivo si vuole raggiungere: massa o resistenza?
Se l’obiettivo è l’ipertrofia muscolare bisogna tener presente che essa si ottiene quando il nostro organismo attua una risposta ad uno stimolo dato da un sovraccarico; quando invece si usano carichi più leggeri, il corpo usa il principio del reclutamento muscolare: recluta cioè il numero minimo di fibre muscolari per svolgere il lavoro. L’uso di carichi più leggeri attiva inizialmente le fibre muscolari a contrazione lenta, che non sono sensibili alla crescita muscolare quanto le fibre a contrazione rapida. L’altro problema relativo all’utilizzo di carichi leggeri, quindi ad un alto numero di ripetizioni, è che è possibile passare ad un percorso energetico aerobico, che tende ad interferire con la crescita muscolare favorendo i processi di durata muscolare.

Allenarsi ovunque ed incrementare la forza

Il più grande vantaggio dell’allenarsi a corpo libero è il fatto che molti esercizi possono essere eseguiti quasi ovunque, a casa o all’aperto, in vacanza sulla spiaggia, la domenica al parco o perfino il lunedì mattina durante le pause lavorative! Tutto ciò che serve è uno spazio idoneo sul pavimento e vari tipi di trazioni possono essere eseguiti ovunque ci sia una barra rialzata oppure, se hai una solida presa, ovunque tu possa avere un pezzo di corda di un certo spessore. E’ conveniente ed efficiente allo stesso tempo. Se una persona viaggia spesso in luoghi in cui non può aver accesso ai pesi, non ha una attrezzatura idonea a casa, non ama frequentare la palestra o semplicemente preferisce allenarsi a casa o all’aperto può allenarsi in maniera efficace anche con l’uso di esercizi con peso corporeo.

D’altra parte il più grande svantaggio di questa forma di allenamento è che la progressione di resistenza non può essere aumentata facilmente né può essere quantificata in maniera semplice come può accadere con i pesi.
Per diventare più forti bisogna incrementare la resistenza contro cui si lavora durante l’esercizio al fine di ottenere miglioramenti maggiori. La forza contro cui i muscoli lavorano durante l’esercizio è fondamentalmente il prodotto di due fattori principali: la massa e le leve. L’incremento di resistenza con bilancieri, manubri o macchine è semplice da quantificare, registrare e paragonare nel tempo. Diventando più forti si aumentano i pesi utilizzati, ovvero la massa, in maniera proporzionale. I movimenti (le leve) non variano in maniera significativa. Con l’allenamento a corpo libero invece la massa (il corpo) non incrementa in proporzione alla forza.
Per incrementare la resistenza senza ricorrere a cinture o giubbotti zavorrati è necessario aumentare le leve contro cui i muscoli stanno “combattendo”. Questo porta ad eseguire progressivamente sempre più varianti di un certo esercizio o esercizi sempre più stimolanti per ogni gruppo muscolare. E’ possibile diventare estremamente forti e muscolosi usando solo il proprio peso corporeo ma bisogna essere abbastanza forti da poter eseguire trazioni alla sbarra, squat ad una gamba, piegamenti in verticale. Lo svantaggio di usare una variazione di leva invece di incrementare il carico è che ogni nuovo esercizio necessita di una maggiore abilità nell’essere eseguito e inizialmente può essere più una sfida di abilità che di forza.

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Aumento di forza o controllo del corpo?

Semplificando il concetto, possiamo dire che con i pesi – una volta che sia stata consolidata l’esecuzione del movimento di un particolare esercizio – ci si può concentrare “semplicemente” sul diventare più forti; col corpo libero invece il concetto di abilità di esecuzione dell’esercizio rimarrà sempre il nucleo dell’esercizio. Nelle loro versioni più avanzate, gli esercizi a corpo libero sono soprattutto un’espressione di grande controllo del corpo, che ha (come effetto secondario) lo sviluppo (entro certi limiti) della massa muscolare. Ritengo però che i movimenti con i pesi, essendo più semplici possano essere “sovraccaricati” meglio e in condizioni di maggiore sicurezza.
A questo punto giudice della contesa non può essere che l’obiettivo da raggiungere, generalizzando:

Allenamento coi pesi:

  • minore abilità ed agilità nei movimenti;
  • minore resistenza;
  • maggiore ipertrofia ed aumento della massa muscolare;
  • maggiore potenza e forza.

Allenamento a corpo libero:

  • maggiore abilità ed agilità nei movimenti;
  • maggiore capacità di concentrazione durante l’esercizio;
  • maggiore resistenza;
  • minore ipertrofia ed aumento della massa muscolare;
  • minore potenza e forza.

Queste sono ovviamente considerazioni generali dal momento che nulla vieta ad un atleta che si allena coi pesi di avere una migliore abilità di uno che pratica esercizi a corpo libero, come nessuno vieta che quest’ultimo possa avere una maggiore massa muscolare rispetto ad un appassionato di manubri e bilancieri. Quello che fa veramente la differenza – come sempre avviene – è la costanza e la dedizione. E tutto questo è ottenibile solamente a condizione che quello che andiamo a fare ci piaccia e ci permetta di divertirci mentre lo facciamo.

Meglio pesi o corpo libero?

Il nostro consiglio – se siete appassionati di fitness – è quello di praticarli entrambi ed ottenere il massimo dei vantaggi! La storia cambia ovviamente se gli obiettivi diventano molto molto più ambiziosi. E’ naturale che se il tuo obiettivo fosse diventare un body builder o competere in gare di power lifting allora ci sono allenamenti specifici nei quali l’utilizzo di pesi e macchine è praticamente obbligatorio. Tutto dipende, come sempre, dall’obiettivo che volete raggiungere.

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Mal di pancia forte: quando chiamare il medico?

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOCertamente il mal di pancia ed i dolori addominali non possono mai essere considerati “normali”, però nella maggior parte dei casi non è necessario preoccuparsi troppo. Se c’è un dolore lieve o cronico che non presenta segnali di allarme bisognerebbe informare il proprio medico, senza alcuna fretta. Possiamo tuttavia individuare alcuni altri sintomi e condizioni che, quando presenti, dovrebbero spingere a un approfondimento in tempi più rapidi. Contattare il medico è necessario se:

  • il dolore addominale tende a peggiorare drasticamente in poco tempo,
  • il dolore persiste o tende a ritornare per più di una settimana,
  • si verifica un’inspiegabile perdita di peso e/o perdita di peso.,
  • si verificano perdite vaginali anomale,
  • si verificano disturbi della minzione,
  • si rileva febbre,
  • si verifica sanguinamento rettale,
  • si verifica un’alterazione della normale funzionalità intestinale (diarrea persistente o stitichezza ostinata),
  • si manifestasse un gonfiore esagerato addominale.

Recarsi in pronto soccorso se:

  • compare un improvviso ed acutissimo dolore addominale,
  • compare dolore in caso di pressione,
  • vomito con sangue,
  • sangue nelle feci, che possono anche apparire nere,
  • non sia possibile urinare,
  • si manifesti un collasso o l’incapacità di respirare,
  • un paziente diabetico inizia a vomitare,
  • compare un dolore a spalla, petto o collo,
  • l’addome si presenza molto duro al tatto,
  • si manifesta ittero (colorazione gialla della pelle),
  • la paziente è incinta.

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Differenza tra rene policistico e multicistico

MEDICINA ONLINE RENE RENI ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI SANGUE FILTROCon rene multicistico (o “muliticistico displastico”) si intende un gruppo di patologie caratterizzate dalla formazione di cisti renali, per lo più unilaterali, accompagnate da displasia e mancata funzionalità renale. Questa condizione, nella maggior parte dei casi unilaterale, si ritiene sia dovuta ad un difetto durante lo sviluppo del rene. In alcune condizioni può essere di origine genetica, ma perlopiù sembra essere di origine sporadica.
Con rene policistico si intende invece un gruppo di patologie di origine genetica che comprende la forma autosomica dominante (ADPKD), molto frequente e ad esordio tardivo nella maggior parte dei casi, e la forma recessiva (ARPKD), più rara ma anche più aggressiva che colpisce l’infante.

Differenza tra rene policistico autosomico dominante – ADPKDrene policistico autosomico recessivo – ARPKD.
Questi termini fanno riferimento alla modalità con cui si eredita la patologia (spiegato sotto), ma, nonostante la similitudine nei nomi, si tratta di due patologie differenti dovute a mutazioni in geni diversi.
La ADPKD è una patologia ereditata in forma dominante (basta un allele mutato per essere affetti). Questa malattia colpisce circa 1 individuo su 1000 ed è caratterizzata dalla formazione di numerose cisti in entrambi i reni. Le cisti aumentano per numero e dimensione durante la vita di un individuo fino a determinare la totale perdita di funzionalità renale intorno ai 50 anni nella metà dei pazienti. La patologia è dovuta all’acquisizione di mutazioni in uno di due geni: il gene PKD1 che si trova sul cromosoma 16 è mutato nell’85% dei casi, mentre il gene PKD2, sul cromosoma 4, è mutato nel restante 15% dei casi.
La ARPKD è invece una patologia ereditata in forma recessiva (bisogna ereditare entrambe le copie del gene mutato) ed è molto più rara (colpisce un individuo su 20.000). La sua caratteristica principale è la formazione di dilatazioni del tubo collettore che chiamiamo cisti in entrambi i reni. Ha un’insorgenza precoce e per lo più colpisce il bambino. In tutte le famiglie in cui si riscontra, la patologia è dovuta a mutazioni in un gene chiamato PKHD1, che si trova sul cromosoma 6.
Quindi le due patologie hanno basi genetiche diverse e anche decorsi clinici e morfologici diversi, ben distinguibili, a parte rari casi di forme di ADPKD molto severe e precoci che rassomigliano ad ARPKD.

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Come si trasmette il rene policistico autosomico dominante dell’adulto (Polycystic Kidney Disease, PKD – ADPKD) e quali sono le probabilità di trasmissione.
Il nostro genoma contiene due copie (alleli) di ciascun gene. Una patologia si dice dominante quando è sufficiente ereditare dal padre o dalla madre una copia del gene mutata e, nonostante la seconda copia sia sana, l’allele mutato “domina” su quello sano determinando l’insorgere della patologia. Questo fa sì che un soggetto affetto ha il 50% di probabilità di trasmettere l’allele mutato e 50% di trasmettere quello sano. Ogni individuo nato da un genitore affetto ha quindi il 50% di probabilità di essere affetto.

Come viene trasmesso il rene policistico autosomico recessivo.
Nel caso di una malattia recessiva è necessario che entrambi gli alleli vengano ereditati in forma mutata perché la patologia si manifesti. Quando solo uno dei due è mutato, la copia sana è in grado di sopperire. Un individuo che porta una copia mutata in questo caso viene detto “portatore”, nel caso di una malattia dominante questo non si può verificare perché “portare” un allele mutato significa essere affetti. Quindi i soggetti affetti hanno entrambi i genitori portatori sani di un allele mutato. In questo caso, la probabilità che un figlio di portatori sani sia affetto è del 25%.

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I diabetici possono mangiare lo yogurt greco?

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Lo yogurt greco contiene mediamente 115 calorie per 100 grammi e circa 2,5 grammi di carboidrati. Lo yogurt greco può essere tranquillamente assunto dal diabetico, ovviamente in dosi moderate, lontano dai pasti principali e dopo parere positivo del medico.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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