VES alta o bassa: cause, sintomi e valori normali della velocità di eritrosedimentazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma VES ALTA BASSA CAUSE SINTOMI VALORI Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene VaginaIn medicina, quando si parla di VES, si intende la “Velocità di EritroSedimentazione”: è una analisi di laboratorio che calcola il tempo che impiega la parte solida del san­gue (soprattutto, i globuli rossi) a separarsi da quella liquida (il plasma). Il sangue infatti è composto da due parti distinte:

  • una parte liquida, chiamata plasma sanguigno (o semplicemente “plasma”) in cui sono presenti numerose sostanze, come gli enzimi, i minerali, gli ormoni, gli zuccheri, le vitamine, le proteine, eccetera, utili per il metabolismo dell’organismo;
  • una parte cellulare solida, o “corpuscolata”, costituita dai globuli rossi o eritrociti, dai globuli bianchi o leuco­citi e dalle piastrine o trombociti.

Il laboratorio per 1 ora valuta in quanto tempo la parte corpuscolata del sangue precipita all’interno di una provetta graduata in millimetri posta verticalmente. Variazioni della VES possono essere un campanello di allarme di una quantità sterminata di patologie, da una infiammazione fino a tumori ed infarti; in alcuni casi, comunque la VES potrebbe essere aumentata senza alcuna patologia.

Perché la VES può servire?

La VES è un esame che viene prescritto perché offre al medico uno spunto diagnostico, che deve essere eventualmente poi approfondito con altri esami più specifici.

La VES permette di fare diagnosi?

La velocità con cui avviene la separazione tra la parte corpuscolata del sangue e il plasma, in una provetta posta verticalmente, varia da persona a persona e cioè varia sia in rapporto alla concentrazione nel plasma di determinate proteine (per esempio, le mucoproteine, le gammaglobuline, eccetera), sia con il numero dei globuli rossi. Questa variazione non è preci­sa e, quindi, il medico non può pronunciare una diagnosi, ma può sospetta­re la presenza di una patologia nell’organismo. In definitiva la VES da sola NON permette di fare una diagnosi: è un dato che va osservato insieme agli altri dati di laboratorio e tenendo conto della visita medica generale del paziente.

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Quando è utile controllare la VES?

E’ un esame di routine, tende comunque ad  essere ancor più utile quando il paziente tende ad ammalarsi spes­so a causa di un abbassamento delle difese naturali dell’organismo o soffre di stati infiammatori come la bronchite, la faringite, l’otite, eccetera, che tendo­no a ripetersi.

Patologie che fanno aumentare la VES

Le seguenti patologie possono provocare un aumento moderato o medio della VES (entro 50 mm/h):

  • Endocardite: è l’infiammazione della membrana di rivestimento interna del cuore;
  • Gotta: è un tipo di artrite acuta causata da cristalli di acido urico che si depositano solitamente nelle articolazioni;
  • Malattie renali di diverso tipo;
  • Malattie della tiroide di diverso tipo;
  • Sifilide: malattia venerea infettiva che danneggia il sistema nervoso;
  • Tubercolosi: malattia infettiva, rara ma in aumento in Italia, in cui vengono attaccati principalmente i polmoni e che causa necrosi dei tessuti;
  • Mononucleosi: conosciuta anche come “malattia del bacio”, è un’infezione causata da un virus, contagiosa, che provoca febbre, faringite e rigonfiamento dei linfonodi;
  • Osteomielite: infezione che colpisce le ossa e il midollo osseo;
  • Febbre reumatica: detta anche reumatismo articolare acuto, è un’infiammazione che deriva dal contagio con lo streptococco e causa solitamente febbre e dolore alle articolazioni;
  • Artrite reumatoide: è una malattia autoimmune che provoca dolore, infiammazione e anchilosi delle articolazioni;
  • Artrosi: malattia degenerativa delle articolazioni, cronica;
  • Crioglobulinemia: accumulo di crioglobuline (complessi di anticorpi che precipitano a temperatura ambiente), con eruzioni cutanee e infiammazione ad articolazioni ed organi;
  • Allergia acuta: intolleranza verso particolari sostanze. Si parla di allergia acuta quando il corpo è in piena reazione all’allergene;
  • Lupus eritematoso sistemico: malattia autoimmune che colpisce la pelle e causa degenerazione dei tessuti o ipertrofia dei tessuti;

Le seguenti patologie possono provocare un aumento elevato o molto elevato della VES (superiore a 50 mm/h):

  • Infarto del miocardio: necrosi di una parte di tessuto del cuore. Si ha quando a causa solitamente di un trombo o di un embolo, un vaso sanguigno che va al cuore viene occluso e smette di portare ossigeno e nutrimento;
  • Ictus: patologia che colpisce il cervello quando si verifica o un mancato afflusso di sangue ad una certa zona, la quale muore, o quando vi è un’emorragia, che porta comunque a non irrorare una porzione del cervello;
  • Infarto polmonare: si verifica quando un’arteria polmonare viene occlusa e il tessuto polmonare, non più irrorato di sangue, inizia ad andare in necrosi.
  • Leucemia: grave neoplasia che colpisce il sangue e causa un eccessivo aumento della produzione di globuli bianchi;
  • Linfomi: tipologie di tumore che colpiscono primariamente le ghiandole linfatiche;
  • Meningite acuta: grave infezione delle meningi (cervello) che può essere causata da virus o batteri. Fra i suoi sintomi ci son intensa cefalea, febbre e vomito;
  • Polmonite: grave infezione dell’apparato respiratorio, molto profonda. Causa tosse, febbre alta, dolore al torace, fatica a respirare, abbondante produzione di catarro;
  • Setticemia: infezione molto grave e diffusa in cui gli agenti patogeni (germi o tossine) si diffondono nel sangue in grande quantità;
  • Mieloma multiplo: tumore maligno che colpisce il midollo osseo;
  • Vasculite necrotizzante: infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni. Può verificarsi come conseguenza di altre patologie come il lupus;
  • Polimialgia reumatica: è una malattia reumatica più comune negli anziani che colpisce collo, anche, avambracci e gambe;
  • Iperfibrinogenemia: malattia che comporta un’eccessiva produzione di fibrinogeno, con conseguenze sui tempi e modi di coagulazione e cicatrizzazione;
  • Arterite a cellule giganti: è una vasculite che colpisce i vasi sanguigni più grandi
  • Tromboflebite: infiammazione che porta alla formazione di trombi. Nella zona colpita la pelle è tesa, rossa, calda e dolente;
  • Uremia: intossicazione causata dall’incapacità dei reni di filtrare correttamente l’urea e le altre sostanze azotate che l’organismo scarta;
  • Ascessi: sacca di pus che si forma internamente al corpo a seguito di un’infezione che non ha trovato uno sfogo all’esterno.

Le seguenti patologie possono provocare più frequentemente una VES alta:

  • Infezioni batteriche:
    • Infezioni batteriche urinarie (cistiti, pielonefriti, uretriti),
    • Infezioni batteriche alle vie aeree (polmonite, bronchite, bronchiolite, faringite, laringite, sinusite). La bronchiolite ad esempio è una causa frequente di VES alta nei bambini.
    • Infezioni batteriche dentarie e del cavo orale (granulomi, ascessi, tonsilliti),
    • Infezioni batteriche cutanee (erisipela, impetigine, cellulite, fascite)
    • altre tipiche infezioni della giovane età come otiti e la scarlattina.
  • Infezioni fungine: sono meno frequenti, la maggior parte è causata da infezioni delle vie urinarie causate da miceti (funghi), la più frequente è la Candida.

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Una VES alterata indica SEMPRE malattia?

Questo è un concetto molto importante che spesso i pazienti non riescono a comprendere: una VES alta è sempre indice di malattia? La risposta è NO, entro un certo limite, lievi alterazioni acute (e non croniche) non devono necessariamente preoccupare, specie se presenti senza sintomi, segni e altri valori alterati. Aumenti molto elevati e/o cronici della VES è più probabile che indichino la presenza di una patologia, specie se il paziente presenta sintomi, segni ed altri valori alterati. Chiedete sempre al vostro medico.

Come ci si prepara all’analisi?

Si tratta di un semplice prelievo di sangue venoso, di solito dal braccio, che non prevede alcuna speci­fica preparazione, neppure essere a digiuno, anche se, per evitare che l’ali­mentazione influisca sul risultato accelerando o diminuendo la velocità con cui precipitano i globuli rossi, il consiglio è quello di eseguire l’analisi la mattina a digiuno, se possibile.

L’assunzione di farmaci influisce sulla VES?

I farmaci più comuni non influiscono sul risultato dell’esame, ma è sempre consigliabile informare il medico su una eventuale cura in corso in modo che possa avere un’idea globale dello stato di salute in cui si trova la persona.

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Quali sono i valori normali della VES?

Il valore normale della VES è 0-20 mm in 1 ora. Tuttavia l’età ed il sesso del paziente possono influire su questo range: le donne più anziane tendono infatti ad avere una VES più alta.

  • uomini fra i 20 e i 49 anni: VES media = 5 mm/h, con un range di 0-13 mm/h
  • uomini fra i 50 e i 69 anni: VES media = 7 mm/h, con un range di 0-19 mm/h
  • donne fra i 20 e i 49 anni: VES media = 9 mm/h, con un range di 0-21 mm/h
  • donne fra i 50 e i 69 anni: VES media = 12 mm/h, con un range di 0-28 mm/h

Alla luce di questi dati, in generale, sono considerati normali i valori di VES compresi tra 0-22 mm/h negli uomini, e tra 0-29 mm/h nelle donne

Formula di Miller per calcolare i valori normali della VES

Esiste un calcolo, la formula di Miller, che permette di calcolare in modo approssimativo i valori normali della VES.

VES minore di:    [ età in anni (+ 10 se sesso femminile)] / 2

Esempi. Per una persona di 60 anni di sesso femminile quindi, i valori di VES dovranno essere minori a [(60 + 10) / 2], cioè minori di 35. Per un ragazzo di 20 anni invece, i valori di VES dovranno essere minori di (20/2), quindi minori di 10.

Cosa significa avere la VES alta?

Secondo un indice, chiamato indice di Katz, 7 è il valore che può essere definito mediamente normale della VES.

  1. Se la VES è molto alta, con valori di molto superiori al valore massimo, può essere determinata da uno stato infiammatorio come l’artrite reumatoide (malattia infiammatoria acuta che colpisce le aticolazioni), da una epatopatia (sofferenza del fegato), da una insufficienza renale, da un trauma e via dicendo, fino a far sospettare la presenza di un tumore quando il valore è superiore a 100 millimetri dopo 1 ora.
  2. Se la VES è mediamente alta, con valori vicini o poco più alti di 20 mil­limetri in 1 ora, vi può essere uno stato di gravidanza oppure una infe­zione causata da batteri come, per esempio, la faringite o una anemia.
  3. Se la VES è piuttosto bassa, vicina allo 0, la causa può essere una aller­gia o una eccessiva presenza di globuli rossi nel sangue o uno stato di disidratazione dell’organismo.

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Fattori che fanno aumentare la VES

Il risultato della VES può essere influenzato da alcune condizioni non patologiche o comunque non inerenti ad infiammazione. Fattori che fanno aumentare la VES, sono:

  • Sesso femminile
  • Età avanzata
  • Anemia
  • Caldo
  • MCV elevato (globuli rossi di dimensioni superiori alla media, es. nella macrocitosi)
  • Traumi
  • Necrosi tissutale (a seguito di traumi)
  • Gravidanza
  • Malattie linfoproliferative
  • Infiammazioni già superate (il rientro a valori normali può richiedere qualche giorno)
  • Post-partum

In presenza di queste condizioni, il valore della VES può apparire elevato anche quando in realtà non è presente un’infiammazione che ne alza il valore.

Fattori che fanno diminuire la VES

Fattori che – al contrario – fanno diminuire la VES, sono:

  • Sesso maschile
  • Giovane età
  • Poliglobulia
  • Freddo
  • MCV basso (globuli rossi di dimensioni inferiori alla media, es. nella microcitosi)
  • Malnutrizione

In presenza di queste condizioni, il valore della VES può apparire normale anche quando in realtà è presente un’infiammazione che ne alza il valore.

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VES bassa: quali le cause?

Le possibili cause di una VES bassa, sono:

  • Danni al fegato: in questo caso è probabile che nel sangue vi sia un basso livello di proteine plasmatiche, che vengono prodotte dal fegato in caso di infiammazione, e che per questo i globuli rossi “galleggino” più a lungo;
  • Insufficienza cardiaca: condizione in cui il cuore non è in grado di pompare abbastanza sangue da soddisfare le necessità di tutto l’organismo;
  • Iperviscosità del sangue: sindrome in cui il sangue non è abbastanza fluido da essere pompato agevolmente ne vasi sanguigni, causando una circolazione rallentata, affaticamento del cuore e sofferenza di tutto l’organismo;
  • Ipofibrinogenemia: malattia in cui il corpo produce meno fibrinogeno del normale, con conseguenze nei processi di cicatrizzazione e coagulazione;
  • Anemia falciforme: malattia genetica in cui i globuli rossi hanno una forma allungata, a cilindro oppure a falce. I sintomi sono spossatezza, mal di testa, pelle fredda e pallore.

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Quali sono i principali sintomi e segni di VES elevata?

Essendo causata da moltissime patologie possibili, non esistono dei sintomi specifici legati ad una VES elevata. Generalmente sono i classici sintomi di tipo infiammatorio, a cui vanno aggiunti i sintomi specifici di ciascuna malattia (infettiva, autoimmunitaria, reumatologica, altro). I sintomi di VES elevata sono quindi compresi in una vasta gamma di manifestazioni, e per questo sono poco utili per inquadrare una specifica patologia, se non affiancati da altri esami bioumorali  e/o radiologici, che in prima battuta potrebbero essere emocromo con formula leucocitaria, PCR, creatinina, ionemia, esame urine, e – se sono presenti sintomi respiratori – una radiografia del torace (Rx torace).

Nel caso una velocità di eritrosedimentazione elevata sia un sinonimo di infiammazione acuta, i principali sintomi potranno essere:

  • febbre con temperatura corporea elevata al di sopra dei 37.5°C
  • dolori articolari o muscolari
  • sensazione di freddo a volte accompagnata da  brividi, alternata a fasi di sudorazione
  • possibili segni di infezione / infiammazione  in uno più distretti corporei, come ad esempio:
  • arrossamento o tumefazione (gonfiore) della pelle nelle infezioni dei tessuti molli come nel caso di erisipela o di cellulite (con interessamento degli strati sottocutanei più profondi),
  • problemi nella minzione come disuria (bruciore mentre si urina) o stranguria (dolore mentre si urina) nel caso vi sia un infezione delle vie urinarie, come ad esempio cistite o pielonefrite
  • tosse prodotti a volte accompagnata da difficoltà respiratorie nel caso di un’infezione delle vie aeree (polmonite, bronchite, broncopolmonire, bronchiolite nei bambini)
  • dolore addominale, nausea e/o vomito, comparsa di ittero nel caso di un’infezione delle vie biliari o della cistifellea (colangite  o colecistite)
  • sensazione di gonfiore, tensione e dolore a livello del cavo orale (da escludere presenza di granuloma o ascesso a livello dentale)
  • Dolore pelvico o inguinale che si accentua con i rapporti sessuali e al termine di ogni ciclo mestruale: sono sintomi tipici della malattia infiammatoria pelvica.

Se una VES alta è invece legata ad un processo infiammatorio cronico i sintomi più comuni potrebbero essere:

  • febbre a carattere altalenante di lieve modesta entità (febbricola)
  • dolori articolari accompagnati o meno da tumefazione (gonfiore),  arrossamento e sensazione di calore a livello delle articolazioni
  • diarrea e dolore addominale ricorrenti nel caso delle malattie croniche intestinali.
  • Dimagrimento (calo ponderale), perdita di appetito (iporessia) e di energia (astenia): sono sintomi che devono essere indagati perchè presenti in corso di neoplasia.

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Cosa fare dopo aver letto il risultato?

Dopo aver valutato i risultati della VES, il medico può orientarsi meglio e consigliare altre indagini di approfondimento.

Quale altre analisi fare insieme alla VES?

E’ importante affiancare questa analisi e confrontarla con un altro esame del sangue, la prima citata Proteina C-reattiva (PCR), molto più preciso perché la Proteina C-reattiva è una sostanza presente solo nel sangue delle persone che soffrono di malattie infiammatorie e che, quindi, aumenta quando ci si ammala e scompare a guarigione avvenuta.
Un altro esame che indica la presenza o meno di una infiammazione con cui può essere utile confrontare i risultati di VES e Proteina C-reattiva è l’a­nalisi delle Mucoproteine (alfa -1- glicoproteina acida), un esame utile per valutare se lo stato infiammatorio è dovuto a cause reumatiche.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sorridere fa bene alla salute: 10 motivi per sorridere più spesso

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SORRIDERE FA BENE SALUTE MOTIVI Si Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoOggi, come ogni anno il primo venerdì di ottobre, si festeggia la Giornata Mondiale del Sorriso, festa bellissima specialmente perché non ha partito politico, non ha geografia, non ha religione. Buon sorriso a tutti!

Sorridere in una situazione buffa è un gesto che l’uomo compie probabilmente fin dai tempi più remoti, e fa bene: sorridere regala salute e migliora la qualità della tua vita, sia nei rapporti sociali che in quelli professionali.

1) Sorridere stimola la tua concentrazione
Lo stress può limitare la nostra capacità di attenzione e di concentrazione. Una delle armi più efficaci per garantire al nostro organismo un momento di relax è il sorriso. Sorridere contrasta l’azione negativa dello stress e riapre la nostra mente verso migliori capacità di percezione e di multitasking.

2) Sorridere rafforza il sistema immunitario
Sorridere aiuta il corpo a rilassarsi. Il relax permette al sistema immunitario di reagire in modo più rapido ed efficace di fronte alle minacce. Se il nostro sistema immunitario funzionerà meglio, ci ammaleremo di meno e il nostro stato di salute ne guadagnerà.

3) Sorridere ti aiuta nelle relazioni sociali
Secondo uno studio condotto in Inghilterra, i sorrisi genuini ci aiutano a stringere relazioni sociali sincere, mentre i sorrisi non spontanei fatti solo per educazione ci allontanano dagli altri. Secondo gli esperti, i sorrisi genuini sono una forma di ricompensa sociale preziosa. Fanno bene a noi stessi e alle persone intorno a noi. Sorridere, inoltre, stimola l’empatia e incoraggia l’ottimismo. Non ultimo, sorridere infonde sicurezza e può essere la chiave del successo, sia nella vita che sul lavoro. Le persone che sorridono spesso accettano più volentieri l’aiuto degli altri e sono aperte al confronto pacifico. Non sono interessate alla competizione e tendono a proporre idee vincenti.

4) Sorridere fa bene al tuo cuore
Sorridere aiuta a ridurre la pressione e a rallentare il battito cardiaco. Ciò significa che il nostro cuore funzionerà meglio e senza affaticarsi troppo. Le persone che sorridono spesso hanno meno probabilità di sviluppare patologie cardiache e godono di uno stato di salute migliore.

5) Sorridere ti mette di buonumore
Sorridere, o vedere una persona che sorride, ci mette subito di buonumore. Perché? E’ merito delle endorfine, che ci aiutano ad accantonare la tristezza e la malinconia. Quando vi sentite un po’ giù, provate a sorridere. L’effetto di un bel sorriso, anche quando all’inizio appare forzato, è quasi immediato.

6) Sorridere aumenta la tua produttività
Sorridere fa bene anche all’efficienza sul lavoro. Chi sorride ed è di buonumore di solito è più produttivo e lavora meglio. Dunque, ogni tanto, concedetevi una pausa divertente. Vi rimetterete alla scrivania con una rinnovata buona volontà.

7) Sorridere fa bene al tuo cervello
L’umorismo è una vera e propria palestra per il cervello e sorridere può essere d’aiuto. L’esercizio mentale del saper ridere aiuta a mantenere il cervello impegnato e fa bene all’umore e al fisico quanto una corsa o una partita a tennis. Secondo le ricerche più recenti, l’umorismo è in grado di aumentare la nostra forza dinanzi alle sfide della vita e la nostra flessibilità mentale.

8) Sorridere ti fa vivere più a lungo e riduce rischio di ictus
Chi sorride vive più a lungo e sembra più giovane. Il sorriso naturale ringiovanisce il viso di almeno 3 anni e chi sorride di più può vedere prolungata la propria aspettativa di vita anche di 7 anni. Sorridere, insomma, è una vera e propria garanzia per sentirsi sempre giovani. Inoltre, secondo una ricerca presentata dalla American Stroke Association, essere pessimisti e vedere tutto nero ci espone ad un rischio maggiore di ictus. Il nostro modo di essere e il nostro carattere incidono davvero sullo stato di salute. Quindi cerchiamo sempre di cogliere il lato positivo. Possiamo scegliere di essere felici e ottimisti per sentirci subito meglio. Infine, se vogliamo dimagrire, sorridere spesso è un buon modo per perdere qualche caloria in più.

9) Sorridere riduce lo stress ed il dolore
Sorridere spesso e in modo naturale allevia lo stress. Spesso i sintomi dello stress si leggono sul viso, ma un sorriso può aiutarci ad apparire meno stanchi e abbattuti. Quindi, quando vi sentite stressati, provate a fare un respiro profondo e un bel sorriso. Vi aiuterà a sentirvi un po’ meglio. Inoltre il sorriso e la risata sono stati entrambi associati ad una riduzione del dolore: grazie al sorriso e alla risata nel nostro organismo vengono rilasciate endorfine, che non migliorano solo l’umore, ma che ci aiutano anche a sopportare meglio il dolore e ad alleviarlo. Ecco dunque la diffusione e il successo della clown-terapia negli ospedali.

10) Sorridere ti rende più attraente e le persone si fidano più di te
Il sorriso rende le persone più attraenti e simpatiche. Stringere la mano ad una persona che ricambia con un sorriso è un’esperienza piacevole che migliora la nostra prima impressione sulle nuove conoscenze. Chi sorride spesso appare a proprio agio e più aperto agli altri rispetto a chi tende a mettere sempre il broncio. Inoltre quando le persone attorno a noi sorridono in modo genuino e sincero, tendiamo a fidarci di loro molto di più. La fiducia è una componente molto importante nelle relazioni con gli altri, anche se si tratta di semplici conoscenti. Basti pensare che dopo il gioco di sguardi, il sorriso è quasi sempre il passo successivo che permette alle relazioni di nascere.

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Ricostruire un cuore con la stampante 3D per un futuro senza infarto del miocardio

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CUORE DOLORE TORACE (2)Il cuore è un organo estremamente semplice eppure estremamente complesso, robusto eppure delicato, dal suo corretto funzionamento dipende la nostra salute. Uno dei sogni dei ricercatori di tutto il mondo è sempre stato quello di creare un cuore “di ricambio” in laboratorio ed oggi forse questo sogno potrebbe essere un po’ più accessibile.

Ricostruire un cuore funzionante con una stampante in 3D, oggi non è più fantascienza grazie ad una particolare tecnica di stampa sviluppata dagli esperti di bioingegneria della Carnagie Mellon University di Pittsburgh. Nei loro laboratori hanno già preso forma piccoli cuori embrionali e arterie coronarie, fatti con materiali biologici morbidi come il collagene. Le loro strutture riproducono fedelmente quelle ‘fotografate’ dal vivo con la risonanza magnetica, e in futuro potranno essere ulteriormente arricchite con cellule viventi per permettere la contrazione.

Il risultato, annunciato sulla rivista Science Advances, apre nuove prospettive per la ricostruzione degli organi con la medicina rigenerativa, che in un futuro non troppo lontano potrebbe perfino risolvere il problema delle liste d’attesa per i trapianti. “La sfida che si pone nell’usare materiali morbidi come gelatine è che quando vengono stampati in 3D tendono a collassare sotto il loro stesso peso”, spiega il bioingegnere Adam Feinberg. ”Per risolvere questo problema – aggiunge – abbiamo pensato di stampare i materiali morbidi dentro ad un materiale di supporto.

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Com’è fatto il cuore, a che serve e come funziona?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE2 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaIl cuore è un muscolo potente, all’incirca delle dimensioni di un pompelmo, di forma conica, posto leggermente a sinistra del centro del torace. E’ uno degli organi più potenti del corpo ed oggi cercherò di spiegarvi come è fatto e come funziona, nella maniera più semplice possibile! Per prima cosa partiamo dalla sua posizione nel corpo.

Dove si trova il cuore e che forma ha?

Il cuore è posto nel torace, dietro lo sterno che lo protegge, posizionato leggermente a sinistra e poggiato sul diaframma in una zona che viene chiamato mediastino anteriore. Ha la forma di un tronco di cono ad asse obliquo rispetto al piano, immaginate una specie di triangolo con una base che guarda in alto verso il vostro mento ed un apice a sinistra nel quinto spazio intercostale (lo spazio tra la quinta e la sesta costa).

Quali sono le dimensioni del cuore e quanto sangue può contenere?

Le dimensioni del cuore variano ovviamente molto da persona a persona ed in base al riempimento; per approfondire l’argomento leggi questo articolo: Quanto pesa e quanto sangue contiene un cuore?

Come è diviso il cuore al suo interno?

All’interno, è diviso in quattro cavità distinte:

  • due cavità superiori chiamate atrio destro e atrio sinistro;
  • due cavità inferiori, denominate ventricolo destro e ventricolo sinistro.

MEDICINA ONLINE CUORE INFARTO MIOCARDICO ACUTO SCOMPENSO FREQUENZA CARDIACA IPERTENSIONE ARTERIOSA ENZIMI CARDIACI ANGINA PECTORIS ISCHEMIA NECROSI SINDROME CORONARICA CORONARIE STENOSI VALVOLA PROLASSO SANGUE

Una spessa parete muscolare, il setto atrio-ventricolare, divide le due parti del cuore. Completano il cuore le quattro valvole cardiache, importantissime perché mettono in comunicazione atri con ventricoli, ed il cuore stesso con la circolazione esterna. Le valvole regolano il flusso unidirezionale del sangue cardiaco, impedendo che esso torni indietro creando reflussi che sono alla base di varie patologie.

Leggi anche: Valvole cardiache: cosa sono, quali sono ed a che servono

Da cosa è formato il cuore?

Il cuore è composto da tessuti sovrapposti:

  • il pericardio, una sacca sierosa che lo avvolge e protegge;
  • l’epicardio;
  • il miocardio, il “muscolo” del cuore;
  • l’endocardio, che costituisce le pareti interne del cuore.

MEDICINA ONLINE PERICARDIO STRATO SIEROSO FIBROSO FOGLIETTO VISCERALE EPICARDIO E PARIETALE VANO PERICARDICO SACCO PERICARDICO LIQUIDO LIQUOR PERICARDICO STRATI DEL CUORE.

Il cuore è formato da tessuto muscolare striato involontario, ma a differenza degli altri muscoli del corpo umano il cuore è capace di generare da solo lo stimolo nervoso che ne assicura il movimento. Il miocardio, in particolare, è composto da fibre muscolari e da cellule cardiache chiamate miocardiociti. Queste cellule sono in grado di assicurare l’impulso nervoso necessario alla contrazione, cioè il battito cardiaco che permette la circolazione sanguigna. Il “generatore” di questo stimolo è il nodo seno atriale, posto tra vena cava superiore ed atrio destro, che trasmette l’impulso a contrarsi a tutto il cuore attraverso le fibre muscolari. Nel cuore si trovano anche fibre nervose autonome che costituiscono il plesso cardiaco, mentre il nervo vago e le fibre simpatiche connettono l’organo con il sistema simpatico, parasimpatico e sensitivo assicurando la coordinazione del cuore con gli stimoli cerebrali.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTO IL CUORE Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata Macchie Pene Capillari Pressoterapia Linfodrenaggio Antifumo 1

Le valvole cardiache

Abbiamo visto che il cuore è diviso in quattro cavità: atrio destro e atrio sinistro superiormente e ventricolo destro e ventricolo sinistro inferiormente. Come già accennato prima, affinché non si verifichino “ingorghi”, ogni accesso nelle varie parti del cuore è regolato da un sistema di quattro valvole. Il sangue entra nell’atrio destro e nel sinistro, quindi, per passare nei ventricoli è necessario che si aprano la valvola tricuspide – a destra – e la valvola mitrale – a sinistra. A sua volta, per uscire dai ventricoli devono quindi essere superate la valvola polmonare (a destra) e la valvola aortica (a sinistra).

L’irrorazione sanguigna del cuore e l’infarto del miocardio

Il cuore necessita di un abbondante rifornimento di ossigeno e nutrienti che gli è fornito da un altrettanto abbondante quantità di sangue, assicurato dal sistema coronarico. Il sangue affluisce al cuore attraverso le arterie coronarie che si dipartono dall’aorta e rivestono il cuore con una fitta rete vascolare. L’arteria coronaria sinistra si divide in due rami principali; l’arteria coronaria destra decorre con un unico ramo; dai tre rami principali si dipartono numerosissime arterie di calibro progressivamente minore, in modo da raggiungere – con i rami più piccoli, i capillari –  tutte le cellule del tessuto cardiaco. Quando il miocardio non viene irrorato del tutto o non viene irrorato a sufficienza, a causa di un restringimento delle coronarie e di altri fattori concomitanti, il cuore e i suoi tessuti soffrono per la mancanza di ossigeno.Si parla in questi casi di ischemia del miocardio (cardiopatia ischemica o ischemia miocardica) che si concretizza nel temuto infarto del miocardio (o sindrome coronarica acuta). Altre patologie che possono colpire il cuore sono di origine infiammatoria, lesioni vallvolari e problemi della conduzione nervosa come l’aritmia.

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La grande efficienza del cuore

Il cuore è un organo straordinario, potente e resistente: durante l’attività fisica il cuore è in grado di pompare fino a 20-30 litri di sangue al minuto per assicurare il maggior fabbisogno di sangue da parte dei muscoli; a riposo il cuore fornisce circa 5 litri di sangue ossigenato al minuto. La pressione arteriosa considerata ottimale è compresa tra 130 (pressione sistolica o alta) e 80 (pressione diastolica o bassa) mmHg anche se tali valori variano molto in base al soggetto (età, costituzione…).

Come si muove il sangue all’interno del cuore e uscendo da esso?

Il movimento del sangue dentro al cuore è semplificato nell’immagine che segue. Per meglio capire come si muove il sangue all’interno del cuore ed all’uscita da esso, leggi questo articolo: Come si muove il sangue all’interno del cuore?

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Che significa sistole e diastole?

Il cuore garantisce la sua attività di pompa attraverso movimenti coordinati chiamati ciclo cardiaco. Tale ciclo si compone, di due fasi che si ripetono in media 70 volte al minuto a riposo: una fase di rilassamento (diastole) e una di contrazione (sistole). La circolazione si fonda sulla diversa pressione che il sangue esercita sulle strutture cardiache, provocandone la chiusura per evitare il flusso retrogrado.

  • Durante la fase di diastole, le valvole tra atri e ventricoli sono aperte, la muscolatura delle camere è rilassata e il sangue scorre liberamente tra camere e atri. In questa fase le valvole semilunari sono chiuse, impedendo che il sangue entri nei letti vascolari.
  • Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE1 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaDurante la sistole, atri e ventricoli si contraggono in maniera coordinata: prima gli atri (sistole atriale) e poi i ventricoli (sistole ventricolare). Nella contrazione ventricolare la pressione del sangue spinge l’alto le valvole atrio-ventricolari e ne provoca la chiusura, non permettendo che il sangue torni negli atri, e il sangue viene pompato nelle vene effluenti, vale a dire quelle attraverso il quale il sangue esce dal cuore.

La coordinazione tra sistole e diastole avviene – semplificando – grazie ad una specie di “percorso elettrico”: l’elettricità compie uno specifico schema nel cuore ed “attiva” le varie parti in maniera coordinata. Tale elettricità viene registrata da un apparecchio chiamato elettrocardiografo e determina le famose onde che vediamo nei tracciati elettrocardiografici. Per approfondire: Come si muove l’impulso elettrico cardiaco nel cuore?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Lavori troppo? La tua salute è a rischio: ecco i 10 trucchi per faticare di meno a lavoro

dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-ecografia-vascolare-LAVORI TROPPO SALUTE RISCHIO articolare-medicina-estetica-mappatura-nei-posturale-dietologo-roma-ecografia-articolare-flebologo-aiuto-medicina-privato-studio-visita-prenota-costoLe vacanze estive stanno finendo per molti di noi, le città lentamente si riempiono di nuovo e si ritorna a lavoro, ma ora una ricerca britannica ci ricorda un dato che ad alcuni può apparire scontato: lavorare troppo fa male alla nostra salute. Secondo questa ricerca, pubblicata recentemente su Lancet, basta lavorare un’ora più del dovuto ogni giorno per veder salire del 10% il rischio di incappare in un ictus nei successivi otto anni e mezzo. Naturalmente il pericolo si impenna per gli stakanovisti: lavorare 55 ore o più a settimana porta il pericolo ad aumentare di un terzo. Inoltre chi passa più tempo a lavorare è anche più incline a sviluppare una cardiopatia o un ictus cerebrale (il rischio aumenta del 10%).

I dieci consigli per stancarsi di meno a lavoro

1) Bevi un bicchiere d’acqua quando ti svegli

2) Svolgi le priorità lavorative sempre per prime

3) Ogni ora di lavoro, riposa 5 minuti

4) Programmiamo il 90% della giornata (il 10% è per gli imprevisti)

5) Ordiniamo gli oggetti

6) Preparati un “piano B” nel caso in cui le cose vadano male

7) Loda in pubblico e critica in privato

8) Ascolta il tuo corpo

9) Il lavoro non è tutto

10) Il lavoro domani è ancora lì: puoi continuare a lavorare domani!

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Qual è l’errore più grave che facciamo a tavola?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RISTORANTE MANGIARE CUCINA DIETA CIBO COPPIA AMOREFa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo“.

Lo diceva il grande Ippocrate di Cos quasi 2500 anni fa, e ci aveva visto giusto. Mangiare bene è la medicina migliore per vivere una vita lunga ed in salute; purtroppo però vale anche il contrario: mangiare “male” è il veleno migliore per vivere una vita ad alto rischio di svariate patologie. Molti mi chiedono cosa significhi “mangiare male”, ovviamente la risposta a questa domanda è molto articolata e complessa, tuttavia ci sono alcuni concetti che sono facilmente intuibili anche dai non addetti ai lavori, come ad esempio mangiare più calorie rispetto al nostro fabbisogno calorico, oppure assumere troppi grassi, o anche limitare le importantissime verdura ed acqua. Una delle mie risposte preferite è – senza dubbio – abusare del sodio, cioè del sale da cucina. E non sto parlando di inestetismi come cellulite e ritenzione idrica (dove il sale gioca comunque un ruolo importantissimo): parlo di un aumento del rischio di patologie cardiovascolari anche mortali, come ipertensione arteriosa, infarto del miocardio ed ictus cerebrale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non consumarne più di 2 grammi al giorno, ma i consumi medi globali di sodio sono assai superiori a questo limite. Lo ha appurato un gruppo di ricercatori della Tufts University, secondo i quali sarebbero attribuibili all’eccessiva assunzione di questo minerale, contenuto nel comune sale da cucina e in una miriade di prodotti alimentari, oltre un milione e mezzo di morti per malattie cardiovascolari all’anno.

“Si sa che un elevato apporto di sodio aumenta la pressione sanguigna, uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari”, spiega Dariush Mozaffarian, che ha condotto la ricerca i cui risultati sono apparsi sul New England Journal of Medicine. “Ma gli effetti di un eccessivo apporto di sodio sulle malattie cardiovascolari a livello globale per età, sesso e paese non erano ancora stati chiariti”. Così raccogliendo e analizzando dati provenienti da 205 indagini sul consumo di sodio in 187 paesi, che rappresentano i tre quarti della popolazione adulta del mondo, e abbinandoli ad altri dati nutrizionali globali è stato possibile calcolare l’assunzione del minerale a livello mondiale. I suoi effetti sulla pressione sanguigna e gli effetti della pressione sanguigna sulle malattie cardiovascolari sono stati determinati separatamente in una meta-analisi che ha consentito di stimare il numero di decessi dovuti a malattie cardiovascolari attribuibili a un consumo di sodio superiore ai 2 grammi al giorno.

I risultati impressionanti sono due. Il primo è che nel 2010 il livello medio dell’assunzione globale di sodio è risultata pari a 3,95 grammi al giorno, ovvero quasi il doppio di quanto raccomandato dall’Oms. Ma quanto sono 2 grammi di sodio? Corrispondono a circa 5 grammi di sale, più o meno la quantità contenuta in un cucchiaino da tè. A far lievitare i consumi quotidiani però non è tanto l’uso indiscriminato di sale come condimento, quanto la presenza nascosta di sodio in una miriade di prodotti dell’industria alimentare, dalle merendine ai salumi, dai formaggi al dado da brodo, dal tonno in scatola alla pizza. Non ha invece alcun ruolo nell’aumentare o diminuire i rischi il sodio eventualmente contenuto nell’acqua minerale, checché ne dica la pubblicità: si parla comunque di livelli risibili rispetto a quelli di uno qualunque degli alimenti citati e di molti altri.

La regione del mondo in cui i consumi medi sono più bassi, ma pur sempre superiori alle raccomandazioni dell’Oms, è l’Africa sub-Sahariana (2,18 g al giorno), quella dove sono più alti è l’Asia Centrale (5,51 g al dì). In totale sarebbero un milione e 650mila all’anno le morti per malattie cardiovascolari dovute all’assunzione eccessiva di sodio, ecco l’altro dato inquietante. “Questi 1,65 milioni di morti rappresentano circa una su 10 di tutte le morti per cause cardiovascolari nel mondo”, spiega Mozaffarian, che suggerisce la necessità di robuste politiche sanitarie per ridurre l’assunzione di sodio nella dieta negli Usa e nel resto del mondo.

Gli autori avvertono peraltro che i loro risultati usano stime basate su campioni di urina e i reali livelli di assunzione potrebbero risultarne sottostimati. Inoltre lo studio è incentrato sulle morti cardiovascolari e non può quindi riflettere la totalità dell’impatto del sodio sulla salute, che comprende un più alto rischio di malattie dei reni e di cancro allo stomaco, il secondo tumore per tasso di mortalità nel mondo.

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