Articolazione temporo mandibolare (ATM): anatomia, funzioni e patologie

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Anatomia dell’articolazione temporo-mandibolare

L’articolazione temporo-mandibolare (da cui l’acronimo “ATM“), mostrata nel quadrato evidenziato in rosso nella figura in alto, è una diartrosi condiloidea doppia che si occupa di articolare i due condili mandibolari con le fosse mandibolari delle due ossa temporali. L’articolazione viene considerata doppia perché tra il condilo mandibolare e le fosse mandibolari si inserisce un disco che va a suddividere l’articolazione in:

  • temporo-meniscale;
  • mandibolo-meniscale.

Entrambe le superfici articolari sono rivestite da fibrocartilagine composta da 4 strati sovrapposti. Il disco invertebrale invece ha una forma ovolare ed è formato da una parte di tessuto e una parte di cartilagine.

Le ossa presenti nell’articolazione sono:

  • processo condiloideo: ha una forma oivoidale che anteriormente e inferiormente si ristringe;
  • fossa mandibolare: è laterale all’ala dello sfenoide e posteriore al tubercolo articolare; risulta essere inclinata di 25° rispetto al piano occlusale.

I legamenti presenti sono:

  • legamento temporo-mandibolare;
  • legamento collaterale;
  • legamento sfeno-mandibolare;
  • legamento stilo-mandibolare.

Leggi anche: Articolazioni mobili, semimobili, sinoviali e fisse: struttura e funzioni

Funzioni dell’articolazione temporo-mandibolare

L’articolazione temporo-mandibolare si occupa di far muovere la mandibola per favorire la fonazione e la masticazione. In particolare si distinguono i seguenti movimenti:

  • movimenti simmetrici: apertura, chiusura, protusione, retrusione;
  • movimenti asimmetrici: lateralità, masticatori, movimenti automatici;
  • movimenti limite;
  • movimenti di contatto: quelli che prevedono il contatto fra i denti;
  • movimenti liberi.

Leggi anche: Angolo goniaco (angolo goniale): dove si trova e quanto deve misurare per avere un bel profilo?

Patologie dell’articolazione temporo-mandibolare

Come qualsiasi parte del nostro corpo, anche l’articolazione temporo-mandibolare può essere interessata da patologie, traumi e malformazioni che vanno trattate con dei trattamenti specifici, tra queste le più diffuse sono:

  • sindrome temporo-mandibolare;
  • lussazione temporo-mandibolare;
  • dislocazione del menisco;
  • frattura della mandibola;
  • sindrome di Costen.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Cattivo sapore in bocca acido o amaro: rimedi e quando è pericoloso

MEDICINA ONLINE LINGUA BOCCA FRENULO ANATOMIA FISIOLOGIA ORAL TONGUE LABBRA LEPORINO GENGIVE DENTI MANDIBOLA MASCELLA PAPILLE GUSTATIVE GUSTO CIBO FONAZIONE GLOSSODINIA PALATO SCHISILa presenza di un cattivo sapore in bocca può indicare un’alterazione del gusto. Le cause di questo disagio possono variare da una alterazione del gusto ad una perdita totale del senso del gusto. Tuttavia, quest’ultima è un’eventualità piuttosto rara. Il cattivo sapore in bocca è un sintomo comune di malattia da reflusso gastroesofageo, infezione delle ghiandole salivari, sinusite, scarsa igiene dentale oppure può essere dovuto all’assunzione di alcuni farmaci. I problemi che interessano il senso del gusto sono causati da tutto ciò che interrompe il trasferimento delle sensazioni gustative al cervello o da condizioni che influenzano il modo in cui il cervello interpreta tali sensazioni. Il reflusso gastrico è una causa comune di cattivo sapore in bocca. L’acido gastrico che viene rigurgitato in bocca produce un sapore anomalo, descritto come acido o metallico. Anche una infezione di una delle ghiandole salivari maggiori è una causa comune di cattivo sapore in bocca. Una ulteriore possibilità può essere una infezione virale che può danneggiare le cellule sensoriali della lingua e causare alterazioni del gusto. Anche altri disturbi della bocca o della lingua, incluse le ulcere del cavo orale, sono possibili cause. Il cattivo sapore in bocca può insorgere a seguito di una radioterapia e dell’assunzione di farmaci, come antibiotici e inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-inibitori). La risoluzione dei problemi che interessano il senso del gusto può richiedere mesi o anni. Alcune alterazioni possono essere permanenti, specie nel caso in cui la bocca sia il target di una radioterapia diretta. La presenza di alito cattivo può essere un segno di una condizione grave. Qualora il cattivo sapore dovesse essere persistente o rappresentare motivo di preoccupazione, si consiglia di rivolgersi prontamente al medico. Se si dovessero sperimentare difficoltà respiratorie o febbre alta, si raccomanda di recarsi presso l’ospedale più vicino.

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Sintomi

Il cattivo sapore in bocca può accompagnare altri sintomi, che variano a seconda della condizione sottostante. I sintomi che spesso interessano l’apparato digerente possono anche coinvolgere altri sistemi corporei.

Sintomi gastrointestinali

  • Dolore addominale
  • Gonfiore addominale dovuto ai gas intestinali
  • Tosse
  • Pirosi (bruciore di stomaco)
  • Indigestione

Sintomi delle ghiandole salivari

  • Difficoltà ad aprire la bocca
  • Secchezza delle fauci
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Dolore al viso o alla bocca
  • Rossore ad un lato del viso o nella parte superiore del collo
  • Mal di gola
  • Gonfiore del viso o del collo

Sintomi nasali e sinusali

  • Stanchezza
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Scolo retronasale
  • Mal di gola
  • Congestione nasale

Sintomi che potrebbero indicare una condizione grave

In alcuni casi, il cattivo sapore in bocca può insorgere in concomitanza con altri sintomi che potrebbero indicare la presenza di una condizione grave che necessita di una valutazione medica immediata. Si raccomanda di ricercare cure mediche immediate nel caso il cattivo sapore in bocca si presenti con altri sintomi gravi come:

  • Difficoltà respiratoria
  • Febbre alta
  • Dimagrimento
  • Altre perdite sensoriali (come vista, udito od olfatto)

Cause

Le infiammazioni e le infezioni a carico di tratto respiratorio superiore, seni paranasali, bocca e lingua possono tradursi in cattivo sapore in bocca. I sintomi possono insorgere in seguito a condizioni infiammatorie, infezioni o malattie che colpisco le papille gustative della lingua responsabili della sensazione del gusto. La malattia da reflusso gastroesofageo presenta un effetto simile sulla superficie della lingua, che può essere danneggiata dall’acido gastrico e dalla bile.

Cause gastrointestinali

  • Esofagite (infiammazione dell’esofago)
  • Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE)
  • Gas intestinali
  • Ulcere peptiche

Altre cause

  • Infezioni batteriche
  • Disidratazione
  • Farmaci
  • Ulcere o ascessi del cavo orale
  • Scarsa igiene orale
  • Infezioni dei seni paranasali
  • Sindrome di Sjogren (malattia autoimmune caratterizzata da secchezza oculare e delle fauci)
  • Uso del tabacco
  • Infezioni virali

Cause gravi o pericolose per la vita del paziente

  • Cancro del cavo orale
  • Infezione severa
  • Ictus

Dal medico

Per diagnosticare la condizione sottostante, il medico porrà al paziente alcune domande, tra cui:

  • I cibi e le bevande hanno tutti lo stesso sapore?
  • Fuma?
  • Sperimenta difficoltà a mangiare?
  • Il suo senso dell’olfatto è normale?
  • Ha cambiato dentifricio o collutorio?
  • Da quanto dura il problema gustativo?
  • Quali farmaci sta assumendo?
  • Sperimenta altri sintomi?

Quando può essere pericoloso? Le complicanze

Poiché il cattivo sapore in bocca può essere dovuto a patologie gravi, il mancato trattamento della condizione può tradursi in gravi complicanze e danni permanenti. Una volta diagnosticata la causa sottostante, è di fondamentale importanza che il paziente segue il piano terapeutico formulato dal medico al fine di ridurre il rischio di potenziali complicanze, come:

  • disidratazione;
  • eccessivo dimagrimento;
  • malnutrizione;
  • diffusione di cancro;
  • diffusione dell’infezione.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato, testato ripetutamente ed usato dal nostro Staff di esperti:

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Sindrome temporo-mandibolare: cause, sintomi, diagnosi e cure

MEDICINA ONLINE ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE ATM MANDIBOLA MASCELLA ANATOMIA FUNZIONI FISIOLOGIALa sindrome temporo-mandibolare è un disturbo che interessa l’articolazione omonima che collega l’osso temporale del cranio alla mandibola oppure i muscoli e i legamenti a supporto. L’articolazione temporo-mandibolare deve essere perfettamente allineata in modo da favorire la corretta masticazione; nei casi in cui non è presente un corretto allineamento, i muscoli e i legamenti a supporto si sforzano per compensare i movimenti errati e viene danneggiata tutta l’articolazione. Tra le cause più accrediatate che possono provocare la patologia vi sono: artrosi dell’articolazione, traumi della mandibola, traumi al collo e altre cause che analizzeremo nel prossimo paragrafo. I pazienti colpiti dalla patologia mostrano una certa difficoltà nell’apertura della bocca accompagnata da schiocchi, blocchi improvvisi e scricchiolii. Esistono diversi trattamenti medici per alleviare il dolore e la tensione muscolare e tra questi sono consigliate anche delle sedute di Agopuntura.

Cause e fattori di rischio

Le cause che spesso provocano la sindrome temporo-mandibolare sono:

  • trauma alla mandibola;
  • trauma al collo;
  • trauma alla testa;
  • artrosi dell’articolazione temporo-mandibolare;
  • malocclusione;
  • otturazione eseguita male;
  • protesi dentale eseguita male;
  • dislocazione articolare;
  • digrignamento notturno dei denti.

Leggi anche: Alitosi: il tipo di odore del tuo alito cattivo rivela la patologia che hai

Sintomi e segni

La sindrome temporo-mandibolare si caratterizza per la difficoltà ad aprire correttamente la bocca. Spesso la bocca si può bloccare in una determinata posizione provocando dolori improvvisi, scricchiolii, schiocchi e blocchi momentanei. Oltre a ciò possono manifestarsi altri sintomi come:

  • mal di testa;
  • mal di denti;
  • cefalea;
  • dolore al collo;
  • dolore al viso;
  • dolore alle orecchie;
  • vertigini;
  • ronzii;
  • muscoli mandibolari indolenziti.

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Diagnosi

Per diagnosticare la sindrome che colpisce l’articolazione temporo-mandibolare è necessario effettuare:

  • anamnesi (raccolta delle informazioni del paziente, delle sue abitudini alimentari, di altre patologie, dei suoi sintomi…);
  • esame obiettivo (osservazione della zona interessata e raccolta dei segni);
  • indagini di laboratorio come analisi del sangue;
  • indagini strumentali come radiografia, TC o risonanza magnetica dell’articolazione.

Leggi anche: Denti più bianchi e più sani: i cibi e le bevande consigliati e quelli da evitare

Terapie

Per trattare il dolore è consigliato assumere: aspirine, FANS e miorilassanti. Poi è necessario utilizzare un Bite (apparecchio in resina che si appoggia sull’arcata dentaria superiore o inferiore) per evitare di digrignare i denti. Per alleviare la tensione muscolare, i dolori e il mal di testa è consigliato effettuare delle sedute di Agopuntura. E’ consigliato preferire cibi morbidi ai cibi croccanti. Nei casi in cui è presente una malformazione anatomica dell’articolazione, può essere opportuno l’intervento chirurgico.

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La perforazione traumatica del timpano: sintomi e cura

MEDICINA ONLINE CATENA DEGLI OSSICINI ORECCHIO MARTELLO INCUDINE STAFFA MEDIO IMPEDENZA COMPRESSIONE MUSCOLI FUNZIONI PATOLOGIE SORDITA IPOACUSIA TRASMISSIONE IMPULSO SUONO SONORO RUMORE ANATOMIA 2La membrana timpanica è una struttura dello spessore di pochi decimi di millimetro, che viene posta in vibrazione Continua a leggere

Bruciore agli occhi: cause, rimedi naturali e farmaci

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BRUCIORE AGLI OCCHI CAUSE RIMEDI NATURALIRiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.gif

Cheratocongiuntivite

Con “bruciore agli occhi” si intende una condizione fastidiosa relativa alle zone interne e intorno agli occhi, caratterizzata appunto da senso di bruciore più o meno intenso, per un periodo limitato o prolungato, occasionale o in episodi ripetuti. La maggior parte delle volte, oltre al bruciore, il paziente avverte altri sintomi come prurito della zona oculare e perioculare, arrossamento, visione annebbiata, eccessiva lacrimazione, maggiore sensibilità alla luce, secrezioni oculari, sensazione di corpo estraneo.

Quali sono le più comuni cause di bruciore agli occhi?
Il bruciore agli occhi è un sintomo comune a diverse patologie che colpiscono l’occhio e gli annessi oculari; tra le malattie potenzialmente responsabili, ricordiamo la cheratocongiuntivite secca (sindrome dell’occhio secco), la congiuntivite, la blefarite e la cheratite da herpes simplex. Spesso, questa fastidiosa manifestazione può insorgere insieme a prurito, arrossamento e irritazione oculare. Alcune persone, quando sperimentano il bruciore agli occhi, riportano una visione offuscata e un’aumentata sensibilità alla luce.
Le allergie stagionali o perenni possono causare un’infiammazione (congiuntivite allergica) che si manifesta tipicamente con questo sintomo. In particolare, il bruciore agli occhi si può sviluppare come reazione ad allergeni presenti nell’aria (pollini, acari della polvere, muffe o peli di animali) o che entrano in contatto con la mucosa congiuntivale (ipersensibilità da contatto locale). Anche le infezioni delle alte vie respiratorie, come l’influenza o il raffreddore, possono essere accompagnate da bruciore agli occhi.

Altre cause di bruciore agli occhi
Una delle principali cause di bruciore agli occhi occasionale consiste nell’esposizione accidentale a irritanti ambientali (come il fumo di sigaretta, lo smog, la sabbia o la polvere) e a sostanze chimiche presenti nei detergenti per la casa, come la candeggina o l’ammoniaca. Una sensazione di bruciore transitoria si può sperimentare anche quando accidentalmente lo shampoo, il sapone o i cosmetici per la cura della pelle entrano a contatto con gli occhi. Altre possibili cause includono l’alterazione del film lacrimale legato all’invecchiamento, l’effetto collaterale di alcuni farmaci, l’impiego non corretto delle lenti a contatto (indossate per troppo tempo e non cambiate regolarmente), l’eccessivo uso di monitor di computer o televisori e l’irritazione provocata da un corpo estraneo.

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Possibili cause di bruciore agli occhi

  • Miopia
  • Pediculosi
  • Pinguecola
  • Presbiopia
  • Raffreddore
  • Rinite allergica
  • Allergia da contatto
  • Allergie respiratorie
  • Astigmatismo
  • Blefarite
  • Rosacea
  • Sindrome dell’occhio secco
  • Sindrome di Sjögren
  • Ulcera corneale
  • Cheratite da Herpes simplex
  • Cheratocono
  • Congiuntivite
  • Episclerite
  • Febbre emorragica Crimea-Congo
  • Herpes simplex
  • Herpes zoster oftalmico
  • Influenza
  • Ipermetropia

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Quali sono i rimedi contro il bruciore agli occhi?
Per porre rimedio al bruciore degli occhi è necessario:

  • eliminare i fattori accidentali che possono essere alla base del disturbo (polvere, fumo di sigaretta) arieggiando i locali in cui si soggiorna (o lavora);
  • limitare l’uso di schermi di pc, smartphone e tablet;
  • evitare l’uso di sostanze (come detersivi e make up) che risultano irritanti;
  • cambiare le lenti a contatto spesso per prevenire il bruciore e comunque toglierle del tutto in caso di bruciore;
  • curare la patologia a monte che causa il bruciore agli occhi.

Gli interventi da mettere in atto in caso di bruciore agli occhi dipendono ovviamente dalla causa scatenante; quando il problema non è legato a una patologia, ma a una momentanea irritazione può essere sufficiente aspettare la risoluzione spontanea del problema; possono aiutare i colliri decongestionanti, le lacrime artificiali, i risciacqui con soluzioni saline e dagli impacchi freddi sugli occhi.

Bruciore agli occhi: farmaci
Il trattamento farmacologico dipende ovviamente dalla tipo di patologia che sta alla base. La terapia farmacologica può prevedere o gocce o pomate antibiotiche, farmaci antistaminici e risciacqui con acqua salina.

Bruciore agli occhi: quando rivolgersi al proprio medico?
È bene chiedere un consulto al proprio medico se il bruciore agli occhi non accenna a migliorare nel giro di qualche giorno o se assieme al bruciore si presenta all’improvviso un forte dolore ad uno o entrambi gli occhi. Devono destare particolare attenzione l’associazione del bruciore agli occhi anche con sintomi o segni come:

  • fotopsie (lampi di luce),
  • miodesopsie,
  • sanguinamento oculare,
  • alterazione della funzione visiva,
  • vista offuscata,
  • diplopia,
  • secrezione di materiale purulento o comunque denso di colore giallo/verdastro.

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Oftalmodinia solare: il dolore agli occhi che dipende dalla luce

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma OFTALMODINIA SOLARE DOLORE OCCHI LUCE SOLRiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCon “oftalmodinia” in medicina si intende “dolore all’occhio”. Qualora siamo di fronte ad dolore agli occhi che interviene o peggiori con l’esposizione alla luce solare e/o all’illuminazione artificiale intensa, allora si parla di “oftalmodinia solare“.

Cause e fattori di rischio

L’oftalmodinia (e quella solare in particolare) si può riscontrare soprattutto in caso di alcune patologie che riguardano l’occhio, come uveiti (ed altre infiammazioni), abrasioni della cornea, infezioni, congiuntiviti, cheratiti e glaucoma acuto. L’oftalmodinia solare, inoltre, può essere correlata a meningite, cefalea e vari stati febbrili. In altri casi, è conseguenza di irritazioni secondarie all’uso errato delle lenti a contatto.

Leggi anche: Ulcera corneale (lesione della superficie oculare trasparente): cause, sintomi e cure

Sintomi e segni

L’oftalmodinia è essa stessa un sintomo. Sintomi e segni associati all’oftalmodinia, possono essere:

  • rossore all’occhio;
  • lacrimazione;
  • emissione di materiale purulento dall’occhio;
  • orzaiolo;
  • difficoltà visive.

Leggi anche: Occhi rossi, forse è congiuntivite

Diagnosi

Per diagnosticare una oftalmodinia, e soprattutto la causa a monte che la determina, è importante rivolgersi all’oftalmologo per eseguire una visita oculistica. Ogni visita oculistica può comprendere vari step diversi. In tutti i casi vengono eseguiti:

  • anamnesi: il medico, tramite alcune domande, raccoglie di informazioni di carattere generale, sulle patologie del paziente e suoi parenti (non solo oculistiche) e sulla tipologia di sintomi avvertiti. Il medico inoltre visiona eventuale documentazione su esami precedentemente svolti o su altre patologie;
  • esame obiettivo: il medico osserva direttamente del paziente ed i suoi segni nella sua totalità, con particolare attenzione alla testa ed ovviamente agli occhi. Si esamina ad esempio l’allineamento degli occhi e la loro motilità, lo stato delle palpebre e la loro motilità, l’eventuale presenza di alterazioni macroscopiche correlabili a patologie orbitarie e dell’apparato lacrimale, la mobilità e la statica pupillare per notare eventuale nistagmo.

A tali indagini diagnostiche si associano vari altri test, tra cui:

Ovviamente non tutti gli esami elencati sono sempre necessari al medico per capire la causa a monte dell’oftalmodinia. Per approfondire, leggi anche: Visita oculistica: in cosa consiste e come si svolge?

Cura e prevenzione

In caso di oftalmodinia – soprattutto se grave e persistente – è importante una valutazione clinico-strumentale da parte dell’oftalmologo (oculista), in modo da individuare la causa a monte che la determina. Determinata la causa, il medico potrà decidere se e quali strumenti terapeutici usare. Antibiotici o antivirali sono prescritti quando il dolore all’occhio sia causato da infezioni batteriche o virali. Colliri antistaminici possono contribuire ad alleviare l’oftalmodinia associata alla congiuntivite allergica. In caso di lesioni corneali, possono essere indicati corticosteroidi e anestetici locali. Un semplice FANS (come l’ibuprofene), può temporaneamente diminuire il dolore. Importante poi capire se il paziente sta sbagliando qualcosa nell’applicazione e nella gestione delle lenti a contatto: se presenti errori, questi devono essere corretti. Nei bambini, i traumi e le infezioni rappresentano le cause più frequenti di oftalmodinia; è importante prestare attenzione ad alcuni comportamenti, come lo sfregarsi gli occhi frequentemente soprattutto dopo che il bambino ha toccato materiali inquinati, come la terra. In questo caso è importante ricordare ai genitori l’importanza di lavare accuratamente le mani del bimbo, prima che egli le porti al viso. Per alleviare l’oftalmodinia, può essere utile distendersi al buio con gli occhi chiusi, anche applicando un impacco con acqua fredda e dopo aver instillato colliri decongestionanti od a base di camomilla ed eufrasia. Per prevenire l’oftalmodinia solare nello specifico, è possibile utilizzare lenti schermanti, a norma di legge, che filtrino la maggior parte dei raggi UVA ed UVB (ultravioletti), soprattutto durante l’estate.

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Orecchio interno: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE ANATOMIA ORECCHIO ESTERNO MEDIO INTERNO SORDITA IPOACUSIA SISTEMA UDITIVO NERVO 8 VIII CRANICO VESTIBOLO COCLEARE LIEVE PROFONDA DECIBEL TIPI GRADI APPARECCHI ACUSTICI SENSO UDITOL’orecchio interno è la componente più profonda dell’orecchio.
Situate in una cavità dell’osso temporale, il cui nome è labirinto osseo, le parti che costituiscono l’orecchio interno sono sostanzialmente due: l’apparato vestibolare (o sistema vestibolare) e la coclea.
In anatomia, il complesso “apparato vestibolare – coclea” prende il nome di labirinto membranoso.
All’interno, così come all’esterno, dell’apparato vestibolare e della coclea, circola un fluido caratteristico: il fluido all’esterno prende il nome di perilinfa, mentre il fluido all’interno è la già citata endolinfa.
Interponendosi tra il labirinto osseo e il labirinto membranoso, la perilinfa agisce da cuscinetto ammortizzante, che impedisce gli urti tra una delle strutture dell’orecchio interno e le pareti ossee circostanti.
L’endolinfa, invece, gioca un ruolo fondamentale nel processo di percezione dei suoni e nei meccanismi di equilibrio.

  • Apparato vestibolare. Struttura dell’orecchio specificatamente deputata al controllo dell’equilibrio, consta di due elementi: il vestibolo e i canali semicircolari.
    Il vestibolo comprende due vescicole caratteristiche: una superiore, chiamata utricolo, e una inferiore, denominata sacculo. L’utricolo possiede forma allungata, è strettamente connesso alle ampolle dei canali semicircolari e comunica con la staffa, attraverso la finestra ovale. Il sacculo, invece, ha forma sferica ed è strettamente connesso alla coclea.
    Per quanto concerne invece i canali semicircolari, questi sono tre condotti ricurvi, che prendono posto sopra il vestibolo, rappresentando in questo modo la parte superiore dell’intero apparato vestibolare. Alla base di ciascun canale semicircolare c’è una piccola dilatazione, che prende il nome di ampolla.
    L’orientamento dei canali semicircolari è particolare; ogni canale, infatti, forma un angolo retto con ciascuno degli altri due.
    All’interno di vestibolo e canali semicircolari, dispersi nell’endolinfa, ci sono i cosiddetti otoliti (cristalli di carbonato di calcio) e degli elementi cellulari particolari, forniti di ciglia (cellule ciliate).
    Insieme all’endolinfa, gli otoliti e le cellule ciliate di vestibolo e canali semicircolari giocano un ruolo centrale nei meccanismi di regolazione dell’equilibrio.

Coclea e Vestibolo

  • Coclea. Simile a una chiocciola – somiglianza a cui deve il suo secondo nome – è la struttura dell’orecchio specificatamente deputata alla percezione dei suoni.
    All’interno della coclea, sono riconoscibili tre camere, il cui nome è: scala vestibolare, dotto cocleare e scala timpanica.
    Di queste tre camere – tutte e tre molto importanti – si segnala in particolare il dotto cocleare, per il fatto che contiene un elemento fondamentale per il processo di percezione uditiva: il cosiddetto organo del Corti. L’organo del Corti è un insieme di cellule ciliate molto particolari, deputate all’interazione con l’endolinfa.
    Si segnala, infine, che l’area della coclea connessa alla finestra rotonda risiede al confine con il vestibolo, nelle immediate vicinanze dell’utricolo.

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Innervazione dell’orecchio interno

L’innervazione dell’orecchio interno spetta al nervo vestibolococleare (o ottavo nervo cranico). Il nervo vestibolococleare è un importante struttura nervosa con funzione sensitiva, che origina a livello del ponte di Varolio (tronco encefalico) e si divide in: nervo vestibolare superiore, nervo vestibolare inferiore e branca cocleare (o nervo cocleare).
I nervi vestibolare superiore e vestibolare inferiore hanno il compito di trasmettere i segnali nervosi dall’apparato vestibolare – con il quale comunicano e al quale devono il nome – all’encefalo.
Il nervo cocleare, invece, ha la funzione di trasmettere i segnali nervosi dalla coclea – alla quale è collegato e al quale deve il nome – all’encefalo.

Vascolarizzazione dell’orecchio

Orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno possiedono, ciascuno, una propria rete di vasi arteriosi, la quale fornisce loro il sangue ossigenato necessario alla sopravvivenza dei diversi elementi anatomici costituenti.
L’afflusso di sangue ossigenato all’orecchio interno spetta a: la branca timpanica anteriore dell’arteria mascellare, la branca stilo-mastoidea dell’arteria auricolare, la branca petrosa dell’arteria meningea media e l’arteria labirintica.

Funzione dell’orecchio interno

L’orecchio interno ha la funzione di interpretare – grazie alle cellule ciliate – i movimenti dell’endolinfa presente nella coclea, in impulsi elettrici da inviare al lobo temporale del cervello, tramite il nervo cocleare. Nel lobo temporale del cervello ha luogo la finale rielaborazione degli impulsi nervosi e la generazione della percezione dell’udito. L’orecchio interno è anche il centro dell’equilibrio grazie all’apparato vestibolare in esso contenuto.

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Lacrime: di che sono fatte, a che servono e cosa le produce?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE SI PIANGE LACRIME Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Pulsata Macchie Capillari Pressoterapia Linfodrenaggio 1Da cosa sono prodotte le lacrime?
La lacrima (o pellicola lacrimale) è una struttura liquida che ricopre fisiologicamente la congiuntiva palpebrale bulbare e la cornea e viene prodotta dall’apparato lacrimale. Tale apparato, come si può intuire dalla foto, è formato da due parti:
1) porzione secretoria (ghiandola lacrimale e dotti secretori) che secerne la lacrima,
2) porzione escretoria che ha il compito di drenare la lacrima verso il naso (sacco lacrimale, canalini e dotti).

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A che servono le lacrime?
Le funzioni principali della pellicola lacrimale sono cinque:
1) Pulizia: attraverso la pellicola lacrimale defluiscono verso la componente escretoria delle ghiandole lacrimali, le impurità provenienti dall’ambiente esterno.
2) Lubrificazione: la componente mucotica della pellicola lacrimale svolge funzione lubrificante, nei confronti dell’epitelio corneale.
3) Nutrizione: la componente acquosa della pellicola lacrimale funge da veicolo per numerose sostanze disciolte nella lacrima; ossigeno, ioni, anidride carbonica, mucine, lipidi; sostanze indispensabili all’eutrofismo della superficie oculare e alla sua nutrizione.
4) Trasparenza ottica: lo strato mucoso della pellicola lacrimale migliora la trasparenza ottica della superficie corneale. I microvilli dell’epitelio corneale fungono da base alla mucina, che viene assorbita dalle villosità corneali, consentendo una migliore uniformità superficiale.
5) Difesa: la pellicola lacrimale rappresenta la principale difesa alle infezioni batteriche corneali e congiuntivali, assieme alla palpebra. Diffondendosi uniformemente sull’epitelio corneale, funge da barriera protettiva agli agenti batterici esterni ed ha un potente potere disinfettante.

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Di cosa sono fatte le lacrime?
Le lacrime sono formate al 98% di acqua, il restante 2% è composto principalmente da elettroliti, numerose proteine (albumina, lattoferrina, immunoglobuline…) e glucosio. Il potere disinfettante prima citato è dovuto a varie componenti lacrimali: cloruro di sodio, urea e un enzima battericida, il lisozima. Non tutte le lacrime sono uguali: quelle prodotte durante pianti emozionali (da gioia o tristezza) presentano una composizione chimica diversa dagli altri tipi di lacrime: contengono infatti un quantitativo significativamente più alto di ormoni prolattina, ormoni adrenocorticotropo, leu-encefalina (un oppioide endogeno e potente anestetico), potassio e manganese.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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