Perdita della coordinazione muscolare: l’atassia

MEDICINA ONLINE CERVELLETTO ANATOMIA INTERNA ESTERNA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneCon “atassia” (in inglese “ataxia”) in medicina si indica un disturbo caratterizzato nella progressiva perdita della coordinazione muscolare che rende Continua a leggere

Gerhard Berger, gli anni in Ferrari e non solo: dalle gioie ai dolori

MEDICINA ONLINE Gerhard Berger's crash at Tamburello INCIDENTE IMOLA SAN MARINO GP GRAN PREMIO FORMULA 1 1989 FERRARI FIRE FUOCO USTIONIGerhard Berger è stato senza dubbio l’uomo dei ritorni, quello che lasciava le squadre in ottimi rapporti e alla prima occasione vi tornava. E’ stato un pilota che ha lasciato sempre un buon ricordo nelle formazioni in cui ha militato e come pochi altri ancora, dopo essere uscito dalla Ferrari, vi è tornato concludendo un cammino che avrebbe potuto avere ben altro successo. La storia di Gerhard Berger in rosso comincia un giorno d’aprile del 1986. Siamo a Imola e Marco Piccinini, DS della Ferrari, avvicina Gerhard e gli fa una proposta di collaborazione per i tre anni successivi. In quella stagione Gerhard è un pilota Benetton-BMW. Col motorista bavarese ha debuttato due anni prima, nel GP d’Austria, su una Arrows BMW Turbo concludendo 4 GP e assicurandosi il sedile anche per la stagione.

Quando il motorista tedesco stringe il rapporto di collaborazione con la Benetton, Berger segue la BMW nel team trevigiano. Dall’Austria all’Italia il passo è breve e Gerhard, come tanti suoi connazionali, trascorre le vacanze e i weekend sulla riviera romagnola. Muove i primi passi nel Trofeo Alfasud con una vettura gestita da Trivellato, che ha sede in Veneto. Passare a una scuderia che la base amministrativa a Treviso e il team in Inghilterra, non è altro che un modo per continuare le scorrazzate estive e rinsaldare i legami coi suoi amici italiani. Quando Piccinini chiede a Berger la disponibilità a correre col team di Maranello è perché Enzo Ferrari era rimasto impressionato dall’abilità di pilotaggio di Gerhard, ma soprattutto dalla fama di donnaiolo impenitenteche lo accompagna. Siamo solo alla terza gara della stagione e fino a quel momento Berger ha concluso le prime due corse in sesta posizione.

La proposta di Piccinini colpisce nel profondo Gerhard che la domenica va sul podio, il primo della sua lunga carriera di F.1 che alla fine lo vedrà al via in 210 GP. Il destino di Johansonn è segnato, la Ferrari per il 1987 schiererà Michele Alboreto e Gerhard Berger. Arrivato a Maranello con l’entusiasmo del giovane pronto a sfondare, ma anche con un palmares di tutto rispetto, al punto che in Messico, penultima gara della stagione 86, Berger vince il suo primo GP, la realtà è quella di una squadra in fase di ricostruzione. Il titolo mondiale, sfiorato nel 1985 da Alboreto, nell’86 è solo un ricordo a fronte del potere della McLaren TAG di Prost e delle Williams Honda di Piquet e Mansell. A Maranello si rimboccano le maniche e si affidano alla grinta di Berger, ma gli inizi non saranno affatto facili né felici. Se Berger è il giovane promettente, Michele ha in mano le chiavi della squadra. E’ veloce nei test, è veloce in gara, è ascoltato dal Grande Vecchio. Berger, umilmente, capisce che deve applicarsi di più e rubare il mestiere al più esperto compagno di squadra. La prima metà stagione è un disastro: Michele sale sul podio due volte, Gerhard non va oltre due quarti posti e un ritiro.

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I primi guai

Dopo quell’avvio stentato, cominciano i guai. Ritiri a ripetizione, guasti, turbine che saltano, manicotti che cedono. La chiave di volta di quella stagione arriva nel GP d’Austria, gara di casa di Gerhard Berger. Non sarà tanto per il quarto posto finale, quanto perché la Ferrari ha ritrovato il bandolo della matassa. Nei ricordi di Berger la Ferrari di quel periodo è l’emblema dell’italianità. E’ una squadra caciarona, dove l’improvvisazione e i colpi di genio sopperiscono alla ricerca metodica e scientifica. In un ambiente del genere Gerhard va a nozze e si integra perfettamente nella squadra, diventa più attento e preciso, il confronto con Michele Alboreto viene spesso vinto in pista. Emerge l’indole politica di Gerhard che riesce ad amalgamarsi con le diverse anime della rossa. Ormai è uno dei loro, fa comunella coi meccanici e quando va a colloqui con Enzo Ferrari, spesso il Drake oltre a chiedere come va la macchina, gli domanda anche di qualche nuova conquista di cui ha sentito parlare nei corridoi della squadra.

E Berger risponde, sempre e diverte il Grande Vecchio di Maranello. L’apice viene raggiunto sul finire di stagione. In Portogallo Berger fa la pole position, scatta al comando ma ha alle costole un mastino come Alain Prost che lo pressa e lo costringe alla difesa della prima posizione. Fino a quando Berger non va in testacoda e lascia la vittoria al pilota della McLaren. Gerhard finisce al secondo posto, teme un rimbrotto da parte di Enzo Ferrari, che domenica sera non telefona alla squadra. Invece, con grande sorpresa, appena giunto a Fiorano, per dei test privati, Gerhard si vede recapitare un bigliettino scritto a mano dallo stesso Enzo Ferrari: “Grazie per tutto quello che ha fatto, peccato per come è finita, andrà meglio la prossima volta”. Firmato Enzo Ferrari, col caratteristico inchiostro viola. Quel bigliettino, e gli altri, Gerhard li ha messi in fila in una bacheca nel suo ufficio in Austria e li conserva gelosamente. Ma quel bigliettino è anche il via libera alla gara seguente, a quel finale di stagione in cui Berger in Giappone e Australia segna la pole position. A Suzuka la rossa vince, e rompe un digiuno che durava dal GP del Nurburgring del 1985, quando vinse Michele Alboreto.

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La Ferrari torna a vincere

E’ il segnale che la Ferrari è tornata competitiva, che si può lottare ancora per il mondiale. Ma, anche se la vittoria in Giappone è importante per statistiche, quella seguente in Australia è per Berger la consacrazione a grande campione. Ancora oggi, a distanza di anni, quando Gerhard ricorda gli eventi di quella lotta, si infiamma, si agita e non crede a quanto messo in scena. Basta poco per ricordarlo: in prova Berger fa la pole, Alain Prost è al suo fianco ma la sorpresa sarà Ayrton Senna con la Lotus Renault Turbo. Il brasiliano è scatenato, si esalta e parte alla caccia di Berger. E’ un duello fatto di giri veloci, di sorpassi mozzafiato, di una bagarre corsa sul filo dei nervi. A ogni giro veloce di Berger, che pensa di aver messo un margine sufficiente fra sé e Ayrton, il brasiliano risponde e riprende la caccia. E via così fino a quando la bandiera a scacchi non sancisce la seconda vittoria consecutiva della Ferrari in quella stagione. Poi, la doccia fredda: Senna verrà squalificato per una presa d’aria dei freni ritenuta irregolare. Al secondo posto sale Michele Alboreto: è una doppietta rossa che fa ben sperare per la stagione 1988.

E’ l’ultimo anno dei motori turbo, la pressione viene limitata con una valvola pop-off che impedisce l’overboost, quell’eccesso di pressione che negli anni precedenti aveva permesso al motore della BMW Turbo della Brabham di Nelson Piquet di arrivare alla soglia incredibile di 1430 CV. La Ferrari sa di avere una gran macchina, bilanciata e dall’aerodinamica quasi perfetta per le monoposto dell’epoca. Ma commette un errore di presunzione. I tecnici prendono sotto gamba la limitazione a 4 bar dei motori turbo con una valvola pop-off e svolgono tutti i test invernali limitando solo la pressione con il manettino di regolazione. Invece alla prima sessione ufficiale, con le valvole fornite dalla federazione, si scopre che il margine di tolleranza mantenuto in inverno, nelle prove private, di fatto non esiste con la valvola e la potenza risulta essere molto inferiore a quella in teoria disponibile. La McLaren, che è passata ai motori Honda Turbo, ha provato e messo a punto i propulsori con questo sistema e in gara le monoposto anglo-nipponiche dispongono della potenza massima mentre le Ferrari si “bloccano”. Quando si capisce il motivo per le mancate prestazioni, ormai è troppo tardi. Berger, però, a fine anno sarà il primo degli inseguitori dietro al due Senna e Prost.

A Silverstone segna una pole position che fa sperare, ma in gara c’è poco da fare contro le monoposto biancorosse dirette da Ron Dennis. L’unico spiraglio di luce arriva a Monza. Ayrton Senna comanda la gara senza problemi, ma in fase di doppiaggio urta alla prima chicane Jo Schlesser. La corsa di Ayrton finisce contro il rail con una sospensione rotta, la folla esulta: in testa ci sono le due Ferrari di Gerhard Berger e Michele Alboreto. Quasi un mese prima, il 15 agosto, è morto Enzo Ferrari. Le tribune di Monza vengono avvolte da una sorta di misticismo quando Gerhard e Michele salgono sul gradino più alto del podio, migliaia di bandiere rosse col cavallino rampante sventolano al grido di “Ferrari, Ferrari”. Dal podio Gerhard e Michele si stringono e applaudono la folla. Ai box Ayrton Senna è colpito dal clima e commenta con una frase sola: “Si vede che qualcuno, da lassù, voleva che oggi andasse così”. E perdona Schlesser che lo ha messo fuori gara.

Arriva il 1989, il regolamento tecnico dei motori cambia: solo aspirati di 3 litri, bando ai motori turbo. A Maranello guardano perplessi la scocca della nuova 639/40, detta anche la papera per via del musetto schiacciato. Ma a destare perplessità non è tanto la forma della macchina, molto lunga, con una coda rastremata, quando l’adozione di un cambio a comando elettroidraulico coi comandi al volante tramite due levette. Sotto al cofano, inoltre, questa Ferrari rivoluzionaria adotta le molle a barra di torsione invece delle classiche molle elicoidali. E’ una rivoluzione per la F.1 che ha segnato tutte le monoposto moderne, eredi di quella Ferrari. Ma gli inizi, anche delle rivoluzioni, non sono dei migliori. Il cambio spesso si blocca, gli attuatori non reggono la pressione e i piloti restano per strada col cambio inutilizzabile. Addirittura a Maranello l’allora responsabile della Fiat, l’ingegner Ghidella, prova a far passare un manico di bastone nella scocca per vedere se c’è un modo per tornare alla classica leva del cambio invece che usare la “diavoleria” voluta da John Barnard. Niente da fare: lo spazio per far passare la leva, non c’è. Bisogna sviluppare questa trasmissione.

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La breve parentesi in McLaren

E all’inizio le cose non vanno nemmeno male. Nigel Mansell ha sostituito Michele Alboreto e nel GP inaugurale della stagione, in Brasile, vince cambiando pure il volante coi comandi del cambio durante una sosta ai box. Dopo quell’exploit eccezionale, per Berger e la rossa saranno dolori. Anche l’aerodinamica darà dei grattacapi, tanto che a Imola Gerhard va a muro per il cedimento di uno spoiler anteriore. La Ferrari prende fuoco, i commissari della CEA compiono un miracolo di efficienza salvando Berger dalle fiamme, che se la cava con poche ustioni alle mani. Incredibile, specie se si pensa che in Portogallo Berger vince, riprendendosi quella vittoria sfumata solo due anni prima. Ma questa è anche l’ultima vittoria in questa prima fase da ferrarista. Dopo una parentesi alla McLaren al fianco di Senna, a fine 92 la Ferrari decide di chiamare ancora a Maranello Gerhard Berger. Quella che trova l’austriaco è una Ferrari profondamente diversa: è molto più inglese, schematica, in piena fase di ristrutturazione sotto la presidenza di Luca di Montezemolo. Ci sono da mettere a punto le sospensioni attive per la stagione 93, a capo c’è l’ingegner Harvey Postletwaite, detto amichevolmente Postalmarket dai meccanici che non riescono a pronunciare bene il nome del simpatico tecnico inglese. Le sospensioni faticano a funzionare, la F93A non è un fulmine di guerra, erede della disgraziata F92A dell’anno prima, ma priva del doppio fondo, anche se i pesi e il baricentro sono più alti rispetto alle monoposto della concorrenza.

Con questa monoposto Berger colleziona uscite di pista, ritiri e rabbia a ripetizione. In Portogallo si sfiora la tragedia: uscendo dai box, le sospensioni reagiscono mandando contro il guard rail Gerhard, che esce indenne dall’incidente, ma molto provato. Il 94 si presenta meglio. La macchina, tanto per cominciare, è nuova. La 412 T1 va bene sulle piste veloci, manca però di affidabilità. Un sensore del motore, infatti, provoca ritiri a ripetizione a Berger, che a fine stagione conta solo sulla vittoria in Germania sul veloce tracciato di Hockenheim. La rossa non vinceva un GP da Jerez 1990, ovvero quasi quattro anni prima. Dopo Suzuka 87, è sempre Berger a rompere un digiuno ancora più lungo del precedente. Nel 1995 la Ferrari sta preparando la rivoluzione del futuro: per l’anno seguente, infatti, è previsto l’arrivo di Michael Schumacher e di alcuni tecnici di valore dalla Benetton. Berger potrebbe essere riconfermato, ma preferisce seguire Jean Alesi, col quale ha fatto coppia dal 93, nella formazione di Flavio Briatore.

Un latin lover incontenibile

L’anno si chiude per la rossa con la sola vittoria di Jean Alesi in Canada, Berger finisce sei volte terzo e va sul podio, ma conclude il mondiale al sesto posto, dietro al compagno di squadra e senza vittorie. La Ferrari riparte da zero, Gerhard affronta le sue ultime due stagioni. Tornando praticamente alle origini, a quella Benetton che lo aveva lanciato dieci anni prima nell’olimpo della F.1 e gli aveva aperto le porte della Ferrari. Ed è qui che conclude la carriera, con una ultima vittoria e la salute claudicante che gli consiglia di smetterla con la F.1. Questa la carriera agonistica di Berger, se si dovesse parlare di quella da latin lover, non basterebbe un libro. Per tutte, una scommessa fatta con i meccanici: quella di portare a letto le fidanzate, bellissime, di alcuni colleghi in pista durante il week end di gara. Ce la fece con tutte tranne una, che fu beccata dal fidanzato, giovane pilota sostituto di un grande campione appena scomparso. La scommessa di Berger però non fu persa. Solo spostò i termini della… consegna.

Infatti vinse anche questa ma fuori dalle gare, in un posto riservato. E conosciuto solo a chi doveva testimoniare l’avvenuto incontro. Mica come quella volta ad Aida, sabato pomeriggio dopo le qualifiche, quando con una scusa fece arrivare la fidanzata brasiliana e formosa di un giovane pilota. La fece sedere sul divano dell’ufficio di Ecclestone. E mentre operava con la ragazza sul divano, con un piede teneva aperta la porta per fare in modo che i testimoni potessero prendere nota dell’evento. Peccato che se ne accorse anche il fidanzato tradito. Che non gradì e dopo aver mollato una sberla alla fedifraga, la rimandò in Brasile col primo volo disponibile. E Gerhard? Lo invitò a bere qualcosa: se una così ti tradisce, non ti merita. Ti ho fatto un favore, pagami da bere. Unico Berger, anche per questo!

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Lutto nel mondo del culturismo, muore a 33 anni noto bodybuilder salentino

MEDICINA ONLINE CRISTIAN SOLIDORO PALESTRA MORTO ALLENAMENTO PESI MUSCOLI PALESTRA DOPING PROTEINE MORTE INTEGRATORE BODY BUILDING 14 FARMACI ILLEGALI PROIBITI ANFETAMINE TREMBOLONE OBESUn’emorragia cerebrale lo ha stroncato a soli 33 anni: i medici del 118 non hanno potuto strapparlo alla morte. Lutto nel mondo del bodybuilding salentino e nazionale, per la morte del culturista Cristian Solidoro, di Gallipoli, istruttore in una palestra di Galatone, comune italiano di quasi 16mila abitanti della provincia di Lecce in Puglia, e conosciuto in tutto l’ambiente del culturismo d’Italia. Pare che nei giorni scorsi il bodybuilder leccese avesse accusato un malore, scambiato per un problema di cervicale.

La notizia della morte del giovane culturista salentino si è presto diffusa sia a Gallipoli, dove vive la famiglia, sia a Galatone, dove Cristian lavorava. Il bodybuilder leccese era sposato con Diana e dalla loro storia d’amore è nata una bambina, che oggi ha 9 anni. Sono centinaia i messaggi di cordoglio e conforto che i tantissimi amici e colleghi del bodybuilder hanno inviato alla famiglia ed alla moglie, travolti da questo improvviso lutto.

Su una delle pagine social di bodybuilding italiano, New Generation BodyBuilder, si legge: “Non si è mai preparati a notizie di questo tipo. Lo sgomento, il dolore e poi il senso di vuoto. Eri un grande amico e un grande atleta. Tutto il team di NGB si stringe intorno alla tua famiglia… Riposa in pace Cristian Solidoro”.

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Sono un sonnambulo: cause, sintomi, diagnosi e terapie

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA PSICOSOMATICA PSICHIATRIA CLAUSTROFOBIAIl sonnambulismo è un disturbo del sonno di natura benigna e a risoluzione generalmente spontanea, che si presenta tipicamente durante la prima parte della notte, ovvero, entro le prime 2 ore dall’addormentamento. Chi ne soffre compie dei movimenti o dei comportamenti, a volte anche complessi, senza averne coscienza: nonostante l’attività motoria del sonnambulo, questo in realtà sta continuando a dormire.

A volte, durante gli episodi di sonnambulismo, il soggetto semplicemente si siede sul letto con gli occhi aperti, in altri casi più complessi si alza, cammina, compie comportamenti automatici come lavarsi o vestirsi, accende la tv, ecc. tutto ciò senza che al mattino si ricordi nulla di quanto accaduto. Al termine di ogni episodio, di solito, il soggetto torna spontaneamente a letto a dormire. Gli episodi di sonnambulismo durano generalmente dai 5 ai 20 minuti, raramente si prolungano oltre questo tempo.

sonnambuli possono parlare, oppure emettere suoni incomprensibili e possono diventare aggressivi, specialmente se qualcuno li tocca nel tentativo magari di svegliarli. Nonostante, come si è detto inizialmente, la natura del disturbo sia fondamentalmente benigna, e in genere si risolva da solo, bisogna stare attenti ai comportamenti compiuti durante gli episodi, perché non essendo cosciente di ciò che sta facendo, potrebbero diventare pericolosi per sé stesso.

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Quando esordisce il disturbo?

Il sonnambulismo è un disturbo che riguarda prevalentemente l’età evolutiva, e si ritiene essere anche piuttosto comune: si stima che tra il 15 e il 30% dei bambini hanno sperimentato almeno una volta un episodio di sonnambulismo mentre circa il 6% presenta episodi ricorrenti. L’età di insorgenza di questo disturbo varia dai 4 ai 12 anni, e generalmente a partire dalla pubertà tende a scomparire spontaneamente. Più raramente si presenta o si prolunga in età adulta, dove incontra una prevalenza pari a solo il 2%.

Quali sono le cause?

Tra le cause del sonnambulismo, un ruolo chiave lo giocano i fattori genetici: circa la metà delle persone con sonnambulismo hanno almeno un familiare che a sua volta ha sperimentato questi episodi. Tra le cause scatenanti ci sono inoltre fattori emotivi (ad es. stress o periodi di disagio psicologico), fattori medici (infezioni e febbre alta, perché aumentano la quantità di sonno profondo, fase in cui si presentano gli episodi), la deprivazione di sonno e l’uso di alcool o droghe.

Come si presenta nei bambini?

Come si è detto, il sonnambulismo è un disturbo che interessa prevalentemente i bambini, e quindi, quando un genitore si trova a rilevare questi episodi, tendenzialmente può stare tranquillo. Tra i comportamenti più comuni che i bambini mettono in atto durante gli episodi rientrano: mettersi seduto sul letto, andare nel letto dei genitori o del fratellino/sorellina a dormire, accendere la luce, lavarsi, ecc. Tutte queste attività vengono compiute ad occhi aperti e spesso il genitore è convinto che il bimbo sia sveglio.

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Il consulto ad un esperto in disturbi del sonno deve essere richiesto se:

  • Gli episodi hanno una frequenza maggiore di 2 volte la settimana
  • Se durante la notte è presente più di un episodio o comunque avvengono non necessariamente entro 1-2 ore dall’addormentamento (in questo caso deve essere effettuata una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica)
  • Il bambino compie azioni pericolose (sale/scende le scale) o presenta episodi di sonnambulismo “agitato”.
  • Se il bambino, oltre al sonnambulismo, presenta anche enuresi (pipì a letto) o risulta essere particolarmente ansioso, è bene chiedere una consulenza psicologica al fine di valutare eventuali problematiche emotive sottostanti il disturbo.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi può essere effettuata anche solo sulla base del racconto riportato da chi ha assistito agli episodi di sonnambulismo. Una diagnosi di tipo strumentale (video-polisonnografia) si rende indispensabile nel caso si sospetti che gli episodi riportati non siano di sonnambulismo, bensì che siano di natura epilettica.

In cosa consiste il trattamento?

L’approccio terapeutico di elezione per il sonnambulismo, è quello comportamentale. I genitori vanno istruiti circa l’importanza dei principi di igiene del sonno, primo tra tutti, mantenere orari di addormentamento/risveglio regolari ed evitare di dormire poco o di andare a dormire troppo tardi. Altro aspetto fondamentale nel trattamento è relativo all’utilizzo delle tecniche di rilassamento, che sono consigliate all’addormentamento e nei casi in cui i soggetti si trovino in periodi particolarmente stressanti (e che quindi potrebbero facilitare l’insorgenza degli episodi di sonnambulismo). Generalmente l’evoluzione del disturbo ha un andamento benigno e tende ad andare incontro a remissione spontanea senza interventi mirati. Quando invece sono presenti le condizioni di seguito elencate, si rende necessario un intervento specialistico:

  • Diagnosi confermata attraverso uno studio del sonno completo del bambino
  • Presenza di parasonnia del sonno NREM caratterizzata da episodi di stato di coscienza alterato (episodi confusionali notturni, difficoltà ad alzarsi, risvegli con amnesia completa o parziale, comportamenti dannosi o potenzialmente tali)
  • Cronicità dei sintomi
  • Frequenza elevata degli episodi (ogni notte o più volte a settimana)
  • Gli episodi si manifestano in determinati periodi della notte

In questi casi, dopo una valutazione clinica approfondita (anamnesi dei disturbi del sonno, polisonnografia), un tipo di trattamento indicato consiste in un protocollo di risvegli notturni programmati per una o più settimane. I risvegli notturni, infatti, alterano i cicli del sonno del bambino, modificando il pattern elettrofisiologico che sottende al disturbo. Si tratta di una strategia comportamentale molto efficace, seppur faticosa, che consiste nel risvegliare il bambino prima dell’orario in cui di solito si verificano gli episodi e, in seguito, predisporlo nuovamente a dormire.

Il trattamento farmacologico

Il trattamento farmacologico risulta essere indicato solo nel caso in cui gli episodi sono molto frequenti oppure se i fenomeni di sonnambulismo mettono a rischio l’incolumità della persona (ad es. se il sonnambulo si alza e apre le porte o scende le scale ecc.). In questo caso la terapia comprende la somministrazione di farmaci come il diazepam, il clonazepam o l’imipramina, che agiscono riducendo la quantità di sonno profondo (fase del sonno 3-4 durante la quale si verificano gli episodi). Una alternativa, utilizzata per lo più nei bambini (visto che ha ridottissimi effetti collaterali e non dà assuefazione) è il L-5-idrossitriptofano, che, nell’ipotesi di una disfunzione del sistema serotoninergico nella genesi del sonnambulismo e delle altre parasonnie del NREM, determina una stabilizzazione del sonno.

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Coppia di cannibali conservava i resti di 30 persone nel freezer

MEDICINA ONLINE RUSSIA CANNIBALI COPPIA Dmitry Bakshaev.jpgNormalmente, si è portati a pensare al cannibalismo come a un qualcosa di arcano, relegato a tempi primitivi, o a popoli che non hanno ancora conosciuto la civiltà. Purtroppo, questa orrenda pratica è ancora presente ed anche in Paesi piuttosto evoluti: a conferma di ciò giunge un fatto dall’immenso territorio russo, ove una coppia è stata appena fermata con l’accusa di aver rapito, ucciso, smembrato e mangiato, circa 30 persone.

La vicenda, raccontano i media locali (tra cui “Mir24”), ha avuto una svolta ai primi di Settembre quando, in un dormitorio militare, erano stati trovati dei resti di una donna, poi seguiti da un secchio contente altri pezzi della medesima vittima: in seguito, per le strade della cittadina di Krasnodar (Russia meridionale europea, non lontano dal Mar Nero e da Soci), era stato rinvenuto uno smartphone nella cui memoria erano presenti foto con un uomo immortalato in bella posa con dei resti umani tipici di una donna. Da qui, risalire al proprietario del telefono, il 35enne Dmitry Bakshaev, era stato relativamente semplice.

Nel corso dei primi interrogatori, l’uomo – secondo il periodico online “Ria Novosti” – avrebbe coinvolto anche la moglie, la 42enne Natalia Shaporenko, infermiera presso un istituto militare, e avrebbe ammesso 2 omicidi: gli inquirenti, però, avrebbero già identificato 7 vittime, e sospettano che la coppia, attiva con una lunga sequenza omicida sin dal 1999, abbia potuto assassinare e divorare circa 30 vittime.

Nel frattempo, come diffuso dal tabloid britannico “Daily Mirror“, le perquisizioni delle forze dell’ordine avrebbero scoperto, nella casa della coppia, resti umani nel freezer del frigorifero, conservati presumibilmente per un “consumo successivo“, e questo avrebbe portato ad ulteriori accertamenti nell’appartamento, nell’eventualità e nel timore che possano essere rinvenuti altri resti.

L’episodio di Kranodar, purtroppo, non è il primo nelle immense lande di Madre Russia: qualche decennio fa, infatti, i media di tutto il mondo portarono alla luce la storia del cannibale di Rostov, un certo Andrej Romanovič Čikatilo che, viaggiando in lungo e in largo nell’URSS, divorò circa 53 persone (compresi dei bambini), tra gli anni ’80/90, con la scusa di esser rimasto traumatizzato dalla carestia avvenuta negli anni ’30. L’uomo, cui il presidente russo Eltsin rifiutò un appello, fu condannato a morte con un colpo di pistola alla nuca, proprio nella prigione di Rostov.

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Qual è la lunghezza media di clitoride e glande clitorideo?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE ORGASMO CLITORIDEO VAGINALE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa lunghezza longitudinale media mondiale del clitoride, che include asta e glande clitoridei, è 16 millimetri con un range tra 11,7 e 20,3 mm.

Il diametro trasversale del glande clitorideo è 3,4 millimetri, con un range tra 2,4 e 4,4.

Il diametro longitudinale del glande clitorideo è 5,1 millimetri, con un range tra 3,7 e 6,5.

Fonte dei dait: Verkauf BS, Von Thron J, O’Brien WF., “Clitoral size in normal women“, Obstet Gynecol. 1992 Jul;80(1):41-4.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Vogatore: benefici, rischi, vantaggi, come e per quanto tempo usarlo

MEDICINA ONLINE VOGATORE RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA BOSCO CITTA SMOG WALLPAPER SEXY GIRL RUNNING CITYIl vogatore è un attrezzo ginnico con il quale è possibile simulare l’attività sportiva del canottaggio anche in palestra o tra le mura domestiche. E’ un attrezzo composto essenzialmente da un binario su cui scorre un carrello mobile, il sedile, e da un volano posto alla fine della rotaia. A questo è attaccata una catena, o degli elastici, che determinano il fattore di resistenza. Tramite un manubrio l’atleta tira a sè la catena, poggiando i piedi su delle pedane.
E’ presente inoltre un piccolo display con varie funzioni: misura la durata dell’allenamento,, la distanza “virtualmente” percorsa, la velocità, le calorie consumate ed i battiti cardiaci. La sua invenzione è di due fratelli americani, ingegneri e canottieri olimpici, nel 1976 quando Pete e Dick Dreissigacker unirono la loro passione per il canottaggio alla precisione del disegno tecnico per mettere a punto una macchina che gli permettesse di allenarsi e remare anche al coperto, durante il periodo invernale, quando le basse temperature ghiacciavano le acque.
Nacque così il primo simulatore di remata, che ebbe subito una grande diffusione, destando anche l’interesse di chi non aveva remato prima. Il boom delle attività legate al fitness ed alla ginnastica tradizionale ha contribuito in maniera determinante, negli ultimi anni, alla diffusione nelle palestre e soprattutto nelleabitazioni private di numerosi attrezzi, tra i quali il vogatore. Si tratta di uno strumento costituito da una struttura cardine alla quale sono fissati un sellino regolabile, un poggiapiedi e due bracci rotanti. Ideato per consentire all’utilizzatore di compiere un movimento analogo a quello di un rematore, consente di allenare prevalentemente il busto e gli arti superiori, senza tuttavia tralasciare i muscoli inferiori.
La pratica costante nel tempo di esercitazioni collegate all’uso di questo attrezzo contribuisce allo sviluppo ed al mantenimento della massa muscolare, pertanto risulta notevolmente indicato per l’allenamento quotidiano sia di atletiprofessionisti che di atleti amatoriali appartenenti alle più svariate discipline, nonchè per il loro graduale recupero da eventuali infortuni o traumi patiti. I benefici garantiti da un utilizzo abituale, lo rendono inoltre particolarmente adatto allo sv0olgimento di esercizi praticati da amanti del fitness e persone comuni che possono così curare in maniera semplice, ma al contempo adeguata, la propria forma fisica sia per motivi di carattere estetico che salutare.

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Ma quali sono esattamente tutti i benefici che si hanno utilizzando un vogatore?

– Riduce lo stress, l’ansia e la depressione.
– Diminuisce una pressione sanguigna elevata.
– Riduce il tasso di colesterolo.
– Diminuisce del 50% i rischi di infarto.
– Diminusce la percentuale della vostra massa grassa (utilizzando il vogatore tre volte a settimana per circa 20 minuti vi sarà di grande aiuto se intendete perdere peso).
– migliora il vostro sistema cardiovascolare.
Il vogatore è un attrezzo che permette di allenare contemporaneamente i muscoli superiori e quelli inferiori. L’allenamento che può fornire questo attrezzo è realmente uno dei più completi, dato che che permette di associare al rafforzamento della muscolatura l’allenamento del sistema cardiovascolare. I vogatori impegnano l’80% dei muscoli del corpo. I muscoli principalmente impegnati sono quelli delle cosce, dei glutei, della schiena, i bicipiti e le spalle. Un vogatore coinvolge, appunto diversi muscoli del vostro corpo, tonificando contemporaneamente arti superiori e arti inferiori.Vi permette infatti di irrobustire in maniera più o meno intensa le vostre spalle, le braccia, la schiena, i pettorali, gli addominali, le cosce e i polpacci. Alternando flessioni ed estensioni, potrete allenare sia il davanti sia la parte posteriore delle vostre gambe e delle braccia.
Dai primi vogatori in commercio sono stati fatti passi da gigante fino ad arrivare ad un attrezzo che riproduce i gesti e le sensazioni del canottaggio sfruttando la resistenza ad aria prodotta da una ventola. Da questo nasce una nuova disciplina: indoor rowing, un misto tra canottaggio e fitness, a tempo di musica. Questo sport si è presto diffuso in quanto è uno strumento di allenamento particolare perchè la resistenza della macchina è direttamente proporzionale alla forza che impiega l’atleta. Risulta essere uno sport molto efficace perchè mette a lavoro tutti i principali gruppi muscolari, e non solo le spalle e l’avambraccio, ma anche i muscoli delle dita, gli addominali, i dorsali ed interamente anche le gambe. E’ un allenamento completo, quindi, che permette di migliorare la forza fisica e di tonificare la muscolatura. Ma c’è anche un’altro beneficio molto importante che vede protagonista il nostro cuore: aumento della resistenza cardiaca e benefici cardiovascolari e respiratori in generale.

Quali rischi può portare fare indoor rowing?

Per fare indoor rowing bisogna essere sani come un pesce; infatti questo sport è sconsigliato a chi soffre di ipertensione ed a chi ha problemi cardiaci. Lo sforzo provocato dal movimento innalza i valori pressori e ciò può risultare pericoloso in questi casi. E’ opportuno, quindi, consultare un medico, meglio se cardiologo, prima di dedicarsi a questo sport, anche se non lo si vuole praticare a livello agonistico, soprattutto se non si fa attività fisica da molto tempo. Inoltre è consigliabile evitare l’indoor rowing se avete problemi alle spalle ed alle ginocchia.

Quanto può durare un allenamento di indoor rowing?

Può durare dai 20 ai 40 minuti, ma occore prima fare un pò di riscaldamento e streching per distendere i muscoli, come ogni buon istruttore che ci consiglierebbe.

Come utilizzare il vogatore?

– Il movimento di un vogatore va eseguito in2 tempi : prima la spinta è data dalle gambe, poi dalle braccia.
– La schiena deve sempre rimanere dritta, , il busto non partecipa al movimento.
– Durante il movimento le gambe non devono venire tese al massimo : questo infatti avrebbe conseguenze negative sulle articolazioni delle ginocchia.
– Durante la spinta, le gambe devono rimanere parallele e conservare la stessa distanza.
– Le spalle devono restare basse dato che partecipano al movimento facendo avvicinare le scapole.
– Non rilasciate mai la barra di trazione intanto che tirate.
– Verificate la posizione dei poggiapiedi : se le vostre braccia non sono tese correttamente nella posizione di trazione iniziale, significa che i poggiapiedi sono regolati male.
Questo sport si può facilmente praticare anche in casa, , con vogatori più piccoli di quelli da palestra e quindi più economici ma altrettanto efficienti. Si possono acquistare in negozi specializzati ed anche online.

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Differenza tra sindrome nefritica e nefrosica

MEDICINA ONLINE RENI RENE URINA APPARATO URINARIO URETRA URETERE AZOTEMIA ALBUMINA SINDROME NEFRITICA NEFROSICA PROTEINURIA POLLACHIURIA UREMIA DISURIA CISTITE INFEZIONE POLICISTICO LABORATORIO.jpgLa sindrome nefritica è un complesso di segni e sintomi che può manifestarsi in molte nefropatie. Si presenta con ematuria, edema e ipertensione. In alcuni casi è associata ad insufficienza renale acuta. La proteinuria è spesso presente in quantità modesta, comunque inferiore ai 3 grammi nelle 24 ore. Per approfondire: Sindrome nefritica: fisiopatologia, ipertensione, glomerulonefrite

La sindrome nefrosica è un insieme di sintomi e segni clinici causati da una alterazione dei glomeruli renali che comporta una perdita di proteine con le urine di oltre 3 grammi al giorno, a differenza della sindrome nefritica in cui la proteinuria è inferiore ai 3 grammi. La sindrome nefrosica è caratterizzata da proteinuria, ipoalbuminemia, edema, ipercolesterolemia e lipiduria. Per approfondire: Sindrome nefrosica: terapia, prognosi, dieta, si guarisce?

Sintomi e segni comuni

I sintomi ed i segni clinici di base comprendono:

  • proteinuria,
  • ipoalbuminemia,
  • edema,
  • iperlipidemia.

A questi possono conseguire anoressia, debolezza, lipiduria (perdita di lipidi con le urine), ipercoagulabilità e anemia ipocromica microcitica. Si riscontra un’aumentata suscettibilità alle infezioni per deplezione di immunoglobuline, in particolare IgG, dovuta alle perdite urinarie, ed ipocalcemia (conseguente all’ipoalbuminemia) a cui può conseguire iperparatiroidismo e/o alterato metabolismo della vitamina D. L’elettroforesi delle sieroproteine mostra, oltre alla riduzione della albumina, un incremento delle α2 e β globuline ed una riduzione delle gamma globuline. Nei casi più gravi, fortunatamente rari, una grave e prolungata perdita proteica comporta denutrizione e cachessia. Altri sintomi possono essere presenti, ma dipendono dall’eziologia della sindrome.

Eziologia

La sindrome nefritica si può osservare in seguito ad infezioni batteriche o virali delle alte vie respiratorie. In particolare, in seguito ad un’infezione da streptococco di gruppo A può insorgere una sindrome nefritica provocata dalla formazione di immunocomplessi che si depositano a livello glomerulare; la formazione degli immunocomplessi è stimolata da alcuni antigeni tipici dello streptococco (glomerulonefrite post-streptococcica). Anche altri agenti infettivi possono essere responsabili di glomerulonefrite acuta con sindrome nefritica. Altre possibili cause sono:

  • glomerulonefrite rapidamente progressiva;
  • glomerulonefrite a depositi mesangiali di IgA o malattia di Berger.

La sindrome nefrosica può essere primitiva, cioè conseguente ad un danno primitivamente renale, o secondaria, cioè conseguente ad una malattia che non colpisce esclusivamente i reni.

  • sindrome nefrosica primitiva: le glomerulopatie che più frequentemente la causano sono la glomerulopatia a lesioni minime, la glomerulosclerosi segmentaria e focale, la glomerulonefrite membranosa e la glomerulonefrite membrano-proliferativa. I sintomi sono frequentemente simili; per una diagnosi di certezza è sempre necessaria una biopsia renale;
  • sindrome nefrosica secondaria: la sindrome nefrosica compare come complicanza di diverse malattie. Fra queste la più frequente è la nefropatia diabetica; segue il lupus eritematoso sistemico ed il mieloma multiplo (la cui manifestazione renale è detta “rene da mieloma”, o meglio nefropatia da mieloma multiplo), con le altre cause di amiloidosi.

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Edema nella sindrome nefrosica

L’importante edema presente nella sindrome nefrosica è dovuto principalmente alla diminuzione della pressione oncotica intracapillare conseguente all’ipoalbuminemia, dovuta sia alla perdita renale, sia all’aumentato metabolismo proteico dei tubuli renali. La sintesi epatica, benché aumentata in valore assoluto, risulta insufficiente nel compensare la ipoalbuminemia. L’edema si aggrava nel momento in cui si attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone, conseguente alla riduzione del volume ematico (i liquidi vengono intrappolati nell’interstizio) e rapidamente evolvente verso un grave quadro di ritenzione di sodio e liquidi. Inoltre, il fegato produce una grande quantità di fibrinogeno che, unitamente alla deplezione renale di antitrombina III e altri fattori anticoagulanti, giustifica la ipercoagulabilità che si riscontra frequentemente nella sindrome nefrosica. Un’ulteriore complicanza dell’ipercoagulabilità in corso di sindrome nefrosica è la possibile trombosi di una delle vene renali.

Sono inoltre evidenti, in corso di sindrome nefrosica, alterazioni nei livelli plasmatici dei lipidi; in particolare si osserva un aumento di trigliceridi, LDL e VLDL. La causa di questa iperlipidemia è riconducibile alla perdita urinaria di alcuni fattori che regolano il metabolismo lipidico (come la lipoproteina lipasi, la lecitina-colesterolo aciltransferasi o LCAT, l’apolipoproteina C2 e l’orosomucoide o “alfa1 glicoproteina acida”) e all’accumulo nel sangue di acidi grassi liberi in conseguenza della perdita di albumina (la quale lega e trasporta appunto anche gli acidi grassi); nelle gravi sindromi nefrosiche si può inoltre riscontrare una riduzione delle HDL plasmatiche, dovuta a perdita urinaria delle stesse.

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