Il diabetico può mangiare la pizza? Quale preferire?

MEDICINA ONLINE PIZZA PIADINA NAPOLETANA ROMANA ROSSA EMILIANA POMODORO FORMAGGIO MOZZARELLA RISTORANTE CIBO CALORIE MANGIARE OLIO PASTA PANE INGREDIENTI TAVOLA LIGHT DIETA DIMAGRIRE INGRASSARELa pizza è uno dei cibi che fa alzare maggiormente la glicemia e non dovrebbe essere mangiata spesso dal paziente diabetico (una pizza media di 300 gr ha 800 cal). Tuttavia questo divieto non è assoluto, specie se la pizza ha il condimento adeguato.

Il diabetico può dunque mangiare anche un alimento come la pizza, possibilmente relegandola al fine settimana. Ok per la pizza una volta a settimana, nella versione margherita o marinara (pomodoro, olio, origano), purché sia fatta “a regola d’arte” (vale a dire ben lievitata e realizzata con prodotti di prima qualità), purché la abbinate ad un bel piatto di insalata (le fibre aiutano ad abbassare il carico glicemico) e purché la vostra glicemia ve lo consenta.

Altra raccomandazione, preferire appunto varianti semplici ed evitare ad esempio le famose “pizze con patate fritte” o pizze con condimento di patate, anche bollite. In quel caso l’indice glicemico schizza in alto. No all’abbinamento con coca cola o birra, quest’ultima se ricordate ha gli indici glicemici tra i più elevati. Insomma, moderazione è la parola d’ordine, non “rinuncia” o “divieto”.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Se stacchi un capello bianco ne ricresceranno altri? I 10 miti sui capelli bianchi

MEDICINA ONLINE CAPELLI BIANCHI WHITE HAIR GRAY COLOR CABELLO CANOSO COLORE TINTA COPRIRE COLOR BROWN COLORARE ACCONCIATURA TESTA DONNA RADICE PELO CAPELLO WALLPAPER SFONDO PICTURE PHOTOIl primo capello bianco viene spesso vissuto come una tragedia, come il primo segno della vecchiaia incombente. Ma non è vero che capelli grigi e maggiore età sono sempre collegati. Moltissimi sono i miti relativi alla canizie: da quello classico, che esorta a non staccarsi alcun capello bianco se non si vuole rischiare di ritrovarsi con la testa piena di fili argentati; alla teoria che associa stress e incanutimento. Ecco alcuni miti sui capelli bianchi:

1) Non è vero che se stacchi un capello bianco ne ricresceranno altri
Staccare un capello bianco non influisce sul colore degli altri capelli. Il rischio però è quello di danneggiare il follicolo e che quindi là dove è stato staccato un capello non ne crescano altri.

2) Lo stress non fa ingrigire la chioma
Lo stress non può fare diventare i capelli bianchi, ma può farli cadere. D’altra parte quando ricrescono i capelli in genere contengono meno pigmenti e ciò può far sì che si ingrigiscano. Lo stress può quindi contribuire, ma non è la causa diretta dei capelli bianchi.

3) È in gran parte una questione legata a madre natura
Se vuoi sapere a che età la canizie inizierà a incombere sulla tua testa, pensa a tua madre. I capelli bianchi infatti dipendono molto dalla genetica.

4) L’etnia gioca un ruolo fondamentale
Le persone di etnia caucasica tendono ad avere i capelli bianchi prima dei neri e degli asiatici.

5) La regola del 50-50-50 non è così accurata
Un qualche studio sostiene che il 50 per cento della popolazione a 50 anni ha il 50 per cento dei capelli bianchi. Ma un sondaggio ha dimostrato che questo vale solo per una fetta della popolazione compresa tra il 6 e il 23 per cento.

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6) Troppa tinta potrebbe farti diventare i capelli bianchi?
Non si tratta altro che di un mito, usato soprattutto per dissuadere le ragazzine dal tingersi i capelli dei coloro più improbabili.

7) Il sole può essere dannoso, ma il suo ruolo non è così decisivo
I capelli si ingrigiscono quando le loro cellule iniziano a produrre troppo perossido di idrogeno. Il sole di per sé non fa diventare i capelli bianchi, ma la canizie -poiché i capelli contengono meno melanina- è più suscettibile ai danni causati dai raggi solari. Indossare un cappello può essere una buona soluzione.

8) Lo stile di vita influisce
I dottori affermano che scarsi livelli di vitamina B12 possono ridurre i pigmenti nei capelli. Inoltre i capelli dei fumatori tendono a ingrigirsi prima dei 30 anni.

9) I capelli bianchi crescono più forti e più velocemente?
Vero a metà anche il fatto che i capelli bianchi crescono più velocemente rispetto a quelli colorati. Se da una parte ci sono studi che avvallano questa convinzione, altri affermano l’esatto contrario. Anche in questo caso, varia tutto da persona a persona. E non è detto nemmeno che i capelli bianchi abbiano un diametro maggiore di quelli colorati. È vero invece che la rifrazione della luce può fare apparire i primi più grossi e robusti.

10) Il capello può essere di colore grigio
Falso, i capelli “grigi” non esistono. L’effetto sale e pepe deriva dal miscuglio di capelli colorati e bianchi, ma il capello ha solo due alternative: colorato o bianco.

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Ernia del disco e mal di schiena: sintomi, diagnosi e cura

MEDICINA ONLINE ERNIA DEL DISCO SCIATICA NERVO SCIATICO SCHIENA DOLORE MAL DI SCHIENA NERVO ISCHIATICO STRETCHING RIMEDI INFRAROSSI RADIOFREQUENZA AMMORTIZZARE OSSO RACHIDE VERTEBRA DIFFERENZE ANZIANO PIEDE GAMBA IRRADIATO.jpgTra le cause più comuni del mal di schiena e della sciatalgia, c’è senza dubbio l’ernia del disco (o “ernia discale”), per capire il meccanismo dietro questo disturbo bisogna prima farsi una domanda:

Cosa sono i dischi intervertebrali ed a che servono?

I dischi intervertebrali sono strutture anatomiche che si frappongono tra le varie vertebre della spina dorsale. Sono composti da un anello fibroso che contiene un nucleo polposo. Il loro ruolo è da una parte quello di distribuire in modo omogeneo le forze applicate alla colonna su tutta la superficie delle vertebre; dall’altra, quello di permettere movimenti di inclinazione, rotazione e scivolamento tra le vertebre adiacenti. Per alcuni motivi che tra poco vedremo, i dischi possono essere interessati da un’erniazione.

Cos’è l’ernia del disco?

L’ernia del disco compare quando il nucleo polposo fuoriesce dall’anello fibroso e si sposta verso le radici nervose della colonna vertebrale, creando così un conflitto disco-radicolare che può portare dolore. Il dolore, in realtà, può essere causato tanto dalla compressione diretta del nucleo polposo sulle radici nervose, quanto dall’insorgenza di un’infiammazione acuta, come un edema, ossia un accumulo di liquido sieroso che provoca un conflitto con il nervo. Le ernie possono interessare l’intera colonna, ma più di frequente si verificano nel tratto lombare, dando quindi origine a sciatalgie e a lombosciatalgie, con dolore alla schiena e alle gambe. Se invece si tratta di un’ernia nel tratto cervicale, il dolore, oltre che al collo (cervicalgia), si avvertirà anche lungo il braccio (cervicobrachialgia) e addirittura fino alla mano . In rapporto alla forza espulsiva del nucleo, e quindi in base alla gravità dell’ernia, si distingue tra ernie:

  • contenute;
  • protruse;
  • espulse.

Le cause e i fattori di rischio dell’ernia al disco

Da dove ha origine un’ernia del disco? Innanzitutto diciamo che se il nucleo polposo del disco può “scivolare” verso l’esterno è perché c’è un cedimento delle strutture fibrose dell’anello che lo circonda. Ciò è dovuto a un processo degenerativo legato all’avanzare dell’età, a fattori genetici o ad altri fattori come vita sedentaria, fumo, peso eccessivo, etc. L’ernia, poi, può essere conseguente anche a sforzi importanti o a una cattiva postura.

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I sintomi e segni dell’ernia del disco

Il sintomo principale di ernia discale è il dolore che viene in genere descritto come intenso e acuto e spesso peggiora quando raggiunge l’arto interessato, quello inferiore se l’ernia riguarda un disco più “basso” (ad esempio in zona lombare/sacrale, evenienza più frequente) o quello superiore se l’ernia riguarda un disco più “alto” (ad esempio in zona cervicale). L’insorgenza del dolore per via di un’ernia discale può verificarsi improvvisamente o può essere preceduta da una sensazione di rottura o di scatto a livello della colonna vertebrale. Il dolore, diffuso o localizzato che sia, non è l’unico sintomo dell’ernia del disco. Esistono altri sintomi e segni legati ad un’ernia del disco, che possono essere lievemente diversi in base alla sede dell’erniazione, tra questi ricordiamo:

  • ipovalidità muscolare, quindi debolezza dei muscoli;
  • alterazione della sensibilità: tipicamente i pazienti riferiscono una sensazione di intorpidimento o di formicolio;
  • alterazione dei riflessi osteotendinei.

Il dolore è ovviamente localizzato in base al disco erniato. Ad esempio l’ernia discale cervicale comporta dolore al collo e alla spalla, dolore irradiato al braccio, intorpidimento e formicolio al braccio o alla mano. Il dolore può essere diffuso, intenso e difficile da localizzare, oppure acuto, bruciante e facilmente localizzabile. In genere, il dolore alle braccia o al collo costituisce il primo segno di irritazione delle radici nervose dovuta a problemi alla cervicale. L’intorpidimento, il formicolio e la debolezza a livello muscolare possono essere sintomi di un problema più grave. Ernie a dischi lombari e sacrali determineranno un dolore che parte dalla zona lombare e si irradia alla gamba.

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Diagnosi

La diagnosi di ernia del disco inizia con l’esame obiettivo completo della colonna vertebrale, delle braccia e degli arti inferiori. Il medico dovrà esaminare la colonna vertebrale osservando la flessibilità, l’ampiezza dei movimenti e segni che suggeriscano un danneggiamento delle radici nervose o del midollo spinale a causa di un’ernia del disco. Al paziente può essere sottoposto uno schema che richieda di descrivere dettagliatamente sintomi come dolore, intorpidimento, formicolio e debolezza. Potrebbe essere necessario ricorrere ad accertamenti diagnostici strumentali, quali la radiografia o la risonanza magnetica (RM).

Quando si interviene su un’ernia del disco?

Non tutte le ernie sono uguali e non tutte le ernie sono chirurgiche. Ci sono anche casi di ernie del disco totalmente asintomatiche. L’intervento chirurgico, comunque, non si valuta mai solo in base al dolore avvertito. È necessario studiare il danno che il nervo subisce a causa dell’ernia. In genere, si opta per la chirurgia se sono presenti deficit motori o importanti disturbi della sensibilità. In tutti gli altri casi si propende per terapie di tipo conservativo (farmacologiche e ortesiche tramite l’uso di cinture lombari) e riabilitativo (fisioterapia, manipolazioni vertebrali, educazione posturale).

  • Cure conservative. Non tutti i pazienti che lamentano dolore al collo e alla schiena necessitano di un intervento chirurgico. Infatti, la maggior parte dei soggetti trova sollievo dalla sintomatologia dolorosa grazie a terapie non chirurgiche come l’esercizio fisico, i farmaci, la fisioterapia e la chiroterapia.
  • Decompressione chirurgica. L’intervento chirurgico maggiormente praticato per la stenosi spinale cervicale è la foraminoctomia cervicale. Tale procedura è volta ad allargare il canale spinale per alleviare la compressione sul midollo spinale e ridurre sintomi, come formicolio e debolezza, osservati in caso di stenosi spinale.
  • Sostituzione discale artificiale. I dischi artificiali sono soluzioni protesiche concepite per sostituire il disco malato, rimosso dalla colonna, mantenendo però il movimento, la flessibilità e quindi la naturale conformazione biomeccanica della colonna vertebrale.
  • Chirurgia di fusione spinale. La fusione spinale consiste in un intervento chirurgico volto al trattamento delle condizioni degenerative della colonna vertebrale in genere. Mediante l’utilizzo di innesti ossei e strumenti, quali piastre metalliche e viti, questa procedura permette di fondere due o più vertebre adiacenti, con l’obiettivo di stabilizzare la colonna vertebrale e ad alleviare il dolore provocato dalla patologia degenerativa.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Quali sono i benefici del sonno?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 17 MARZO GIORNATA MONDIALE SONNO DORMIRE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePerché dormire è così importante?

Oltre a recuperare le energie fisiche consumate durante la giornata, dormire fa bene per consolidare la memoria e mantenere la linea: alcuni studi hanno infatti dimostrato che un sonno regolare è utile sia per la mente che per la dieta, per motivi logicamente diversi. Ogni giorno è fonte di nuove nozioni, informazioni e scoperte che tratteniamo nella memoria a breve termine del cervello e le passiamo in rassegna mentre dormiamo: messi a riposo i neuroni dell’apprendimento, i neuroni colinergici, se ne attivano altri che fanno ordine fra le informazioni raccolte durante il giorno e le integrano in un contesto più generale e già conosciuto. Questo processo fa sì quindi che la nostra memoria sia quotidianamente migliorata e che ci svegliamo ogni giorno più intelligenti, in quanto abbiamo immagazzinato e metabolizzato un maggior numero di informazioni rispetto al giorno precedente.
Il sonno è inoltre importante per il mantenimento della linea perché è responsabile della produzione di leptina, l’ormone che tiene a freno lo stimolo della fame; chi soffre di insonnia o dorme poco durante la notte è invece più portato a ingrassare in quanto l’organismo che dorme poco produce la grenalina, un ormone dall’effetto contrario, vale a dire che fa aumentare l’appetito.

Quali alimenti favoriscono il buon riposo?

Per garantirsi una notte serena e un sonno appagante è bene evitare di appesantirsi troppo a cena con abbuffate o cibi poco digeribili. Prima di coricarsi è maggiormente indicato mangiare la pasta, il gelato e alcune verdure come patate, zucchine, fagiolini, lattuga e cavolfiore. Carne e pesce, ma anche frutta ricca di vitamina C, come i kiwi, le fragole e gli agrumi, rimangono molto più tempo nel nostro stomaco e non favoriscono un buon riposo.

Leggi anche: Perché abbiamo gli incubi?

Quali sono le regole per dormire bene?

Al di là della quantità di ore ideali per una rigenerazione completa e per un risveglio senza stanchezza arretrata, ovvero le famose “8 ore di sonno”, per favorire un riposo salutare è importante prendere l’abitudine di seguire alcuni gesti e azioni molto semplici e basilari quali il mantenimento, se possibile, di orari regolari sia per il coricarsi che per lo svegliarsi; non bere bevande eccitanti e stimolanti la sera e a maggior ragione proprio poco prima di andare a letto; andare a letto solo quando si ha davvero sonno.

Che cosa è la fase Rem?

Rem è l’acronimo di Rapid Eye Movement ed è la prima fase del sonno che inizia quando andiamo a dormire: durante la notte si alterna circa quattro o cinque volte con quella non Rem e la prima dura 15 minuti mentre l’ultima un’ora. In questa fase di sonno il nostro organismo consuma molto, addirittura più di quando siamo svegli! I movimenti oculari sono rapidi, il ritmo cardiaco e la pressione sanguigni aumentano, il respiro si fa irregolare e anche le oscillazioni nel cervello diventano più rapide, ecco perché nei sogni ci sembra di essere svegli e ci immaginiamo di parlare e muoverci. Quando il sonno si fa più profondo comincia la fase non Rem e si abbassa la temperatura corporea e non sogniamo più: ogni ciclo non Rem dura circa un’ora e mezzo e si contraddistingue da una fase discendente e da una ascendente che precede di fatto la fase Rem. Per approfondire: Differenze tra fase REM e NON REM del sonno

Continua la lettura con: Igiene del sonno come aumentarla per dormire bene ed evitare l’insonnia

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Ecco perché il kiwi è un’ottima scelta per chi soffre di diabete

MEDICINA ONLINE KIWI FRUTTA PROPRIETA CALORIE ZUCCHERI GRASSO DIMAGRIRE DIABETE INSULINA SANGUE GLICEMIA.jpgUno scarso controllo della glicemia è collegato all’obesità e viene associato a patologie croniche come il diabete e le malattie cardiovascolari. Per questo è estremamente importante, per chi soffre di diabete, mantenere sempre sotto controllo il livello di glucosio ematico.

Tenere sotto controllo il glucosio ematico

Chi soffre di diabete sa bene che la quantità di carboidrati che si assume può avere un impatto notevole sulla glicemia (pertanto, è necessario fare attenzione a ciò che si mangia). L’indice glicemico (IG) classifica i cibi che contengono carboidrati in base a come questi influiscono sui livelli di glucosio ematico:

  • Gli alimenti a IG elevato (70 e oltre) sono digeriti e assorbiti rapidamente e determinano un forte aumento dei livelli di glucosio ematico. Questo tipo di alimenti, tra cui il pane bianco, le ciambelle, le bevande zuccherate, dovrebbe essere assunto con limitazione.
  • Gli alimenti a basso IG (55 o meno) sono digeriti, assorbiti e metabolizzati più lentamente, e causano un aumento del glucosio ematico molto più ridotto. Questo genere di alimenti, che include la frutta fresca, le verdure, i cereali integrali e i legumi (fagioli, piselli e lenticchie) è una fonte di carboidrati migliore.

In che modo il kiwi Zespri ti aiuta a regolare la glicemia

Ci si aspetterebbe che, dal momento che la maggior parte della frutta è dolce e contiene zuccheri semplici, essa faccia aumentare drasticamente il livello di glucosio nel sangue (assegnandole quindi un IG elevato). Tuttavia, così non è nel caso di frutti ad alto apporto di fibre, come i kiwi Zespri.

I kiwi Zespri possono aiutarti a regolare la glicemia in due modi:

  1. I kiwi Zespri hanno un basso IG 
    I kiwi Zespri Green hanno un IG di 39, mentre i kiwi Zespri SunGold hanno un IG di 49, cosa che fa rientrare entrambi nella categoria di alimenti a basso IG. Ciò è dovuto all’alto contenuto di fibre dei kiwi Zespri, che rallenta l’assorbimento degli zuccheri durante la digestione che, a sua volta, implica un più lento assorbimento del glucosio da parte dell’organismo e un rilascio controllato all’interno del flusso ematico.
  2. I kiwi Zespri possono abbassare il tasso di assorbimento del glucosio derivante da altri alimenti
    Un nuovo studio scientifico ha mostrato che mangiare del kiwi a colazione rallenta significativamente l’assorbimento degli zuccheri nel flusso ematico. Questo è dovuto al fatto che le fibre contenute nel kiwi hanno una grande capacità di trattenere l’acqua. Quando vengono ingerite, le fibre contenute nel kiwi trattengono l’acqua, gonfiandosi e ispessendosi, e acquisendo una consistenza gelatinosa. Quando la colazione viene digerita, gli alimenti vengono scissi in zuccheri più semplici, che si muovono più lentamente lungo la sostanza gelatinosa formatasi dalle fibre. In questo modo, gli zuccheri vengono assorbiti più lentamente nel sangue e l’energia è rilasciata più gradualmente.

Gli studi hanno dimostrato che combinare il kiwi Zespri con i cereali per la colazione migliora la risposta glicemica

Inoltre, le fibre presenti nei kiwi Zespri Green e Zespri SunGold sono un aiuto naturale alla digestione, e alcuni studi condotti sugli anziani hanno mostrato che il consumo regolare di kiwi contribuisce a prevenire la stitichezza. Un’altra buona ragione per mangiare ogni giorno un kiwi Zespri a colazione!

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Tappo di cerume: perché si forma e come si elimina

MEDICINA ONLINE ORECCHIO UDITO TIMPANO OSSICINI ANATOMIA ESTERNO MEDIO INTERNO COCLEA NERVO CRANICO 8 VIII VESTIBOLARE COCLEARE UDITIVO ESAME AUDIOMETRICO IPOACUSIA SORDITA CORPO TAPPO CERUME LAVAGGIO.jpgIl tappo di cerume è una frequente patologia conseguente alla formazione di un tappo che chiude il condotto uditivo. In realtà il Continua a leggere

Sospetta un tradimento ed evira il marito

MEDICINA ONLINE KISSING SIDE BACIARE DESTRA SINISTRA LATO AMORE COPPIA DIVORZIO LITIGIO MATRIMONIO FIDANZATO PARTNER UOMO DONNA AMORE SESSO SEX WALLPAPER GIRL MAN BOY WOMAN SAD COUPLE HI RES PICTURE IMAGE PICTURES.pngIl tradimento è una cosa seria, c’è chi lo subisce e si deprime e poi pian piano mette in ordine le idee e affronta la situazione e chi, invece, non ci sta, si vendica e va fuori di testa. Quando il partner va fuori di testa la situazione può diventare molto pericolosa, potenzialmente anche mortale. Una donna indiana aveva il sospetto che il marito la tradisse e si è vendicata in modo terribile, lo ha evirato con un coltello e poi, evidentemente sconvolta, è andata in strada con il mano i genitali del marito e il coltello. L’uomo è adesso ricoverato in ospedale e la moglie in prigione.

La coppia ha quattro figli ed è sposata ma da qualche tempo la relazione non andava benissimo: la donna era convinta che la causa della crisi matrimoniale fosse una relazione extraconiugale, ma il marito non lo ha mai ammesso. Qualche sera fa le tensioni ed i litigi sono esplosi in un atto efferato, la donna ha tagliato il pene al marito e se n’è andata, lasciandolo per terra sanguinante e inerme.

La donna, madre di 4 figli, è stata arrestata a Gudiyatham, nel Tamil Nadu, dopo essere stata sorpresa davanti alla casa dei suoi genitori con i genitali del marito in mano. Secondo quanto riporta il Daily Mail i due erano sposati da 14 anni, ma da un anno il loro matrimonio era entrato in crisi e avevano preso la decisione di separarsi.

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Nervo faciale: anatomia, funzioni e patologie in sintesi

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA  NERVO FACIALE ATTACCHI PANICO ANSIA IPPOCAMPO IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA ROMBE.jpgIl nervo faciale costituisce il VII paio di nervi cranici e comprende due distinti nervi:

  • Il nervo faciale propriamente detto, che contiene fibre motrici somatiche per l’innervazione dei muscoli mimici e degli altri muscoli derivati del secondo arco branchiale.
  • Il nervo intermedio (del Wrisberg), che comprende fibre sensitive somatiche e viscerali che hanno una origine comune nel ganglio genicolato e si portano ai 2/3 anteriori della lingua e a una ristretta area del padiglione auricolare, e fibre parasimpatiche pregangliari per le ghiandole lacrimali, per le ghiandole salivari sottomandibolare e sottolinguale e per le ghiandole della mucosa del naso e del palato. Viene considerato un nervo a se stante. Secondo Alex Alfieri riveste un importante ruolo nella chirurgia dell’angolo pontocerebellare, per esempio nel neurinoma dell’acustico Schwannoma vestibolare.

Origina anteriormente al peduncolo cerebellare, a livello dell’estremità caudale del ponte, attraversa il meato acustico interno ed entra nel canale facciale, dove si trova il ganglio genicolato. All’uscita dal canale facciale, a livello della parotide si divide in diverse diramazioni che raggiungono il cuoio capelluto, il padiglione auricolare, il volto, il platisma, il muscolo stiloioideo e il ventre posteriore del muscolo digastrico.

Funzioni

Il nervo faciale permette il movimento dei muscoli del viso che permettono la mimica facciale, cioè la capacità di esprimere sentimenti (rabbia, allergia, paura…) valendosi solo degli atteggiamenti del volto.

Patologia

Il nervo faciale può essere sede di tumori, che più spesso si sviluppano nell’angolo pontocerebellare. Molto frequente tra le patologie a carico di questo nervo risulta essere la paralisi facciale, che può essere centrale o periferica, a seconda che questa colpisca i centri nervosi centrali o periferici.

  • paralisi facciale centrale: è dovuta a lesioni delle vie piramidali legate al nucleo del nervo; causa la paresi dei muscoli mimici della metà inferiore del viso dal lato controlaterale a quello della lesione;
  • paralisi facciale periferica: è dovuta a lesioni del nucleo del nervo, della sua radice o delle sue fibre. Causa la paresi di tutti i muscoli mimici della metà del viso colpita da lesione.

Alterazioni del nervo faciale determinano quindi un impedimento parziale o totale nella mimica facciale. Patologie che interessano il nervo nervo vestibolococleare, anche chiamato nervo stato-acustico (l’ottavo del gruppo dei 12 nervi cranici), possono determinare – per vicinanza – anche alterazioni del nervo faciale: particolare importanza riveste a tal proposito il neurinoma dell’acustico.

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