Astenia, sonnolenza, stanchezza: cosa li causa e come curarle

MEDICINA ONLINE STANCHEZZA COSA FARE ASTENIA SONNOLENZA LAVORO DORMIRE MALE REGOLE AIUTO CAUSE CURE MANCANZA DI FORZA DEPRESSIONE MUSCOLI SENZA FORZE MANCANZA DI ENERGIE SPORT MOVIMENTO.jpgChiunque può sentirsi stanco e assonnato più o meno occasionalmente, ma in genere è sufficiente una buona notte di sonno per recuperare e affrontare nuovamente con entusiasmo i mille impegni che caratterizzano i ritmi di vita attuali. Se tuttavia la stanchezza persiste da molte settimane, magari inspiegabilmente, è senza dubbio opportuno rivolgersi al medico per approfondire. I medici parlano in questo caso di astenia, il cui significato è una costante sensazione di esaurimento fisico, un sintomo che consiste nella riduzione di energia del soggetto colpito. La stanchezza non è una malattia di per sé, ma può essere il sintomo di una patologia, l’effetto collaterale di un farmaco o la conseguenza di uno stile di vita errato. Un disturbo caratterizzato da una stanchezza e una sonnolenza patologici è la sindrome da fatica cronica, che persiste per lunghissimi periodi senza trarre sollievo dal riposo.

Cause

Malattie

La sensazione di fatica, di stanchezza, di sonnolenza, è spesso un campanello d’allarme che l’organismo utilizza per segnalarci che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe; tra le condizioni che possono causare astenia troviamo ad esempio:

  • celiachia non curata, ossia l’intolleranza al glutine, che tra i diversi sintomi spesso si presenta anche con affaticamento, anemia e perdita di peso;
  • anemia, una delle spiegazioni più comuni di pazienti costantemente stanchi (soprattutto donne in età fertile, magari con mestruazioni abbondanti), causata spesso dalla carenza di ferro;
  • sindrome da fatica cronica, una condizione caratterizzata da stanchezza e affaticabilità debilitanti;
  • fibromialgia, una sindrome caratterizzata da dolore e stanchezza;
  • sindrome delle apnee notturne, una condizione caratterizzata dalla ripetuta interruzione della respirazione durante la notte, che quindi inficia pesantemente la qualità del riposo notturno;
  • ipotiroidismo, uno dei sintomi più comuni di una tiroide pigra è proprio l’astenia;
  • diabete, uno dei sintomi più comuni (ma spesso sconosciuti) è una stanchezza a lungo termine, accompagnata da sete e perdita di peso;
  • mononucleosi, un’infezione virale che colpisce la gola e che, soprattutto negli adulti, può causare stanchezza per mesi,
  • sindrome delle gambe senza riposo, una condizione caratterizzata dall’esigenza di muovere costantemente le gambe, anche di notte;
  • artrite reumatoide, una condizione dolorosa che colpisce le articolazioni e che spesso è accompagnata anche da stanchezza;
  • tumore, a prescindere dall’organo colpito molto spesso i pazienti colpiti da tumore vanno incontro a forte astenia (peggiorata dalle terapie).

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Farmaci

Moltissimi farmaci possono causare astenia, ma tra quelli più comunemente usati e in grado di dare questo effetto collaterale ricordiamo:

  • antistaminici,
  • antidepressivi,
  • farmaci per nausea e vomito (ad esempio Plasil),
  • farmaci per la cinetosi (mal d’auto),
  • chemioterapia e radioterapia.

Anche il recupero da un intervento chirurgico è assolutamente normale che possa richiedere tempo e causare affaticamento.

Emozioni

Le preoccupazioni emotive e altre condizioni psicologiche possono spesso causare astenia, ad esempio:

  • ansia (spesso legata anche all’insonnia),
  • attacchi di panico,
  • depressione,
  • lutti,
  • stress (per esempio per problemi finanziari o personali, come un divorzio o un lutto),
  • noia.

Come vedremo meglio in seguito l’attività fisica regolare può efficacemente contribuire a ridurre queste sensazioni, migliorando stato d’animo e benessere generale.

Stile di vita

Anche uno stile di vita sbagliato può avere un concreto impatto sull’energia disponibile:

  • restare svegli troppo a lungo la sera,
  • consumo eccessivo di caffeina,
  • consumo eccessivo di alcool,
  • alimentazione ricca di junk-food (ricca di calorie vuote).

Anche un peso significativamente diverso da quello ideale può essere causa di affaticamento, sia in caso di sovrappeso (ancor di più se si parla di obesità) che di sottopeso, anche se ovviamente per ragioni diverse. Un importante sovrappeso rende qualsiasi attività, anche se banale come camminare, molto più faticosa per l’organismo e la stanchezza si accumula più facilmente; se a questo sommiamo il fatto che spesso l’obesità si porta dietro numerosi altri problemi (apnee notturne, pasti abbondanti alla sera) è intuitivo comprende le cause di questo legame. Nel caso di importante sottopeso l’organismo potrebbe essere carente di scorte di energia e segnala queste difficoltà attraverso una costante sensazione di astenia. Possiamo infine aggiungere la gravidanza, una condizione e non una malattia, che tipicamente nel primo e nel terzo trimestre è spesso causa di stanchezza e sonnolenza anche intense.

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Stanchezza invernale

Moltissime persone patiscono i lunghi periodi invernali, a causa della riduzione delle ore di luce; con l’accorciarsi delle giornate i ritmi circadiani dell’organismo possono venire alterati con un aumento della produzione endogena di melatonina che si traduce rapidamente in un aumento della sonnolenza. La produzione di questo importante ormone è fortemente influenzata dalle ore di buio, quindi nel tardo pomeriggio viene anticipata la produzione e così aumenta il desiderio di andare a letto presto. In alcuni casi questo passaggio può influire così profondamente da permettere la formulazione di una vera e propria diagnosi di disturbo affettivo stagionale, considerato a tutti gli effetti un disturbo dell’umore collegato alla depressione.

Quando contattare il medico?

Se la stanchezza persiste per parecchie settimane senza alcun sollievo e apparentemente senza alcuna spiegazione, è sicuramente necessario valutare la situazione con il medico curante, che procederà a un’anamnesi (domande su sonno, attività quotidiane, appetito ed esercizio) e probabilmente alla prescrizione di esami del sangue.

Dove perdiamo energia inutilmente?

È possibile individuare alcune cause nascoste in grado di influenzare sensibilmente la nostra riserva di energia giornaliera, vediamo quali sono:

  • Rimanere per lunghi periodi immobili: Anche stiamo guardando la TV o leggendo un libro, è consigliabile cambiare periodicamente posizione, fare qualche rapido esercizio di stretching e magari anche fare qualche passo; l’organismo associa l’immobilità al sonno e così riduce attenzione, voglia di fare, …
  • Cattiva postura: Rimanere a lungo in posizioni sbagliate o poco ergonomiche è spesso causa di affaticamento alla colonna vertebrale, causato dalla necessità di compensare con la forza muscolare uno scorretto allineamento.
  • Diete troppo aggressive: Recuperare il peso forma è sicuramente consigliabile sotto tutti i punti di vista, ma procedere con una dieta troppo audace può essere controproducente: può far sentire di più la stanchezza e soprattutto dopo aver perso i primi chili rapidamente si andrà altrettanto rapidamente in una condizione di stallo metabolico che renderà molto più difficile perdere i restanti.
  • Chiudersi in casa: Ridurre eccessivamente l’esposizione al sole e all’aria esterna ha un concreto impatto sulla produzione ormonale e può causare astenia (oltre a causare carenza di vitamina D per insufficiente esposizione solare).
  • Eccesso di zuccheri: A colazione è corretto concedersi una parte delle calorie giornaliere derivanti dagli zuccheri, ma è bene non esagerare e possibilmente andrebbero associati alla fibra (per esempio alla frutta o a cereali integrali); in questo modo si beneficerà dell’energia a pronto assorbimento, ma senza patire un calo ipoglicemico a distanza di due ore, dovuto alla risposta insulinica dell’organismo.
  • Ansia e stress: Anche quando non si tratta di ansia patologica, vivere costantemente in tensione è causa di aumento del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna e tensione muscolare, tutte attività che tra le diverse conseguenze (anche in termini di rischio cardiovascolare) si traducono in un enorme e inutile dispendio energetico.
  • Eccesso di esercizio fisico: L’attività fisica, inutile dirlo, è consigliata a tutti: migliora l’umore, riduce il rischio cardiovascolare e fa stare bene. Esagerare, come tutte le cose, è però controproducente e può non dare modo all’organismo di recuperare.

Rimedi

Moltissimi casi di stanchezza e astenia sono dovuti a stress, carenza di sonno, dieta poco sana e altri fattori inerenti lo stile di vita: vediamo come affrontarle.

  • Preferire 5-6 spunti giornalieri ai 2-3 classici pasti abbondanti, questo permetterà di mantenere costanti i livelli di energia disponibile ed eviterà la sonnolenza dovuta agli eccessi.
  • L’attività fisica moderata deve essere un pochino stancante, ma se praticata regolarmente permette di mantenere in salute l’organismo e ridurre la stanchezza e la fatica sul lungo periodo, aumentando i livelli di energia disponibili. È molto importante iniziare con sforzi compatibili con il proprio stato di salute e grado di allenamento e in seguito aumentare gradualmente, senza voler a tutti i costi strafare.
  • Perdere peso se necessario, in modo da permette all’organismo di spendere meno energia a parità di attività (riferendomi anche e soprattutto al quotidiano, come camminare, salire le scale o anche solo lo stare in piedi).
  • Migliorare la qualità del sonno e dormire un numero di ore adeguato (in genere almeno 7-8 per un adulto).
  • Ridurre lo stress.
  • Ridurre la caffeina e il consumo di alcolici per favorire il riposo notturno.
  • Bere almeno 1.5 l al giorno di acqua (alcuni casi di stanchezza sono legati a una moderata disidratazione).
  • Esporsi quotidianamente e regolarmente al sole e all’aria aperta, magari mentre si fa attività fisica; l’esposizione al sole stimola la produzione ormonale dell’organismo e regola finemente i ritmi circadiani, aiutando il corpo a essere attento e attivo durante il giorno e riposare meglio durante la notte.

Rimedi che NON funzionano

Nonostante claim pubblicitari e parole di sedicenti esperti, girano moltissimi falsi miti che è bene sfatare.

  • Praticare diete o altri protocolli detossificanti non serve a nulla, non esiste anzi alcuna evidenza scientifica che l’organismo abbia bisogno di alimenti o integratori detox (detossificarsi da cosa poi?).
  • Non esistono cibi miracolosi, ma esistono evidenze che un’alimentazione varia e completa possa fare la differenza. È la varietà a essere importante, non l’eccesso di un singolo alimento.
  • Pur essendo estremamente utili in molte situazione, gli integratori multivitaminici non devono mai sostituire interamente un’alimentazione ricca di frutta e verdura, ma solo integrarsi con essa.

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Stanchezza pomeridiana tra lavoro e palestra: come ottenere il meglio dal vostro pomeriggio

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma STANCHEZZA POMERIDIANA LAVORO PALESTRA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAvete appena pranzato, il pomeriggio è appena agli inizi, avete ancora tanto lavoro da fare ma gli occhi iniziano a diventare un po’ pesanti, il livello di energia diminuisce e la necessità di un pisolino diventa quasi impellente. Ma perché si verifica ciò? La stanchezza pomeridiana può essere causata da svariate condizioni, tra cui: un calo di zuccheri nel sangue, disidratazione, noia, un pasto eccessivo e relativa digestione, carenza di sonno. Le barrette di cioccolato e la caffeina non sono un aiuto veramente efficace: possono funzionare nell’immediato, ma dopo un breve lasso di tempo, il livello di energia tende a scemare nuovamente.

Tuttavia, esistono alcune strategie che favoriscono la ripresa e permettono di tornare al lavoro o all’attività che state svolgendo con più grinta. Consumare piccoli pasti ogni 3 o 4 ore durante il corso della giornata è un modo per prevenire questi cali di energia. Ma se questo rimedio non si adatta al vostro programma giornaliero, provate a ripristinare un adeguato livello di energia con uno dei metodi che andremo a elencare qui di seguito.

Mantenersi idratati

Mantenersi idratati è fondamentale per preservare un buon livello di energia. Quindi, prima di precipitarvi verso il distributore automatico dell’uffico alla ricerca di qualcosa che vi tiri su, provate a bere un bel bicchiere di acqua. Quando si è disidratati, ci si sente stanchi. Quindi, uno dei modi più semplici e privi di calorie per contrastare un calo di energia è bere un bicchiere di acqua. Con l’avanzare dell’età, i meccanismi che regolano il senso di sete non sono più affidabili e il loro funzionamento non è più perfetto come un tempo. Quindi, tenete sempre a portata di mano delle bottigliette di acqua (sulla scrivania o in macchina) e sorseggiatela regolarmente.

Se l’acqua non è di vostro gradimento, potete anche optare per un bicchiere di tè freddo o una tazza di tè caldo. Per esempio, il rito quotidiano del tè delle cinque, presente in molte culture, accompagnato da un piccolo spuntino aiuta a prevenire i cali di energia. Bere una tazza di tè contribuisce a preservare un adeguato livello di idratazione e l’aggiunta di un piccolo spuntino aiuta a prevenire i morsi della fame che possono favorire un’abbuffata durante la cena. Inoltre, il tè è ricco di antiossidanti e altre sostanze che promuovono un buono stato di salute. Quindi, aggiungete alla vostra dispensa o portate in ufficio diversi tipi di tè e qualche spuntino (da 100 calorie l’uno) in modo da potervi godere un piacevole e rigenerante momento di pausa.

Sonno e colazione

Anzitutto, un buon sonno notturno ristoratore è di fondamentale importanza. In caso di carenza di sonno, è difficile contrastare un calo di energia con metodi diversi dalla classica pennichella. Inoltre, per mantenere gli zuccheri nel sangue a un livello adeguato, ricordate di iniziare la giornata con unasana colazione. Molte persone saltano la colazione e questo, di solito, comporta un inevitabile calo di energia a metà mattina. Una ciotola di cereali integrali, frutta e latte parzialmente scremato è un buon modo per fare una colazione sana e veloce. Se proprio non avete tempo di sedervi a tavola, fatevi un frullato oppure optate per una banana o uno yogurt.

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Spuntino sì, ma bilanciato

Uno spuntino equilibrato potrebbe essere ciò di cui avete bisogno per recuperare l’energia persa: è il tipo di spuntino che fa la differenza. Meglio optare per carboidrati e proteine. Alcuni alimenti, come la frutta, sono carboidrati semplici che l’organismo riesce ad assorbire facilmente. Inoltre, il consumo di questo tipo di cibi comporta un rapido aumento degli zuccheri nel sangue e del livello di energia. La frutta apporta altri benefici, in quanto contiene acqua, fibre, vitamine e minerali. Se poi aggiungete anche alcune proteine magre, otterrete uno spuntino in grado di fornirvi un livello costante di energia per diverse ore.

Organizzatevi in anticipo e portate con voi uno o più dei seguenti spuntini energizzanti:

  • mele con burro di arachidi
  • hummus (o un altro tipo di condimento povero di grassi) e verdure
  • un pezzetto di formaggio magro e crackers integrali
  • confezioni da 100 calorie l’una di popcorn, crackers o biscotti semplici
  • cacao non zuccherato con una spruzzata di latte scremato
  • un uovo sodo e un bicchiere di succo di frutta
  • un bicchiere di latte scremato e crackers
  • frullato di frutta
  • barretta ai cereali o muesli poveri di zuccheri
  • ciambelline integrali e formaggio
  • mix di frutta secca

Ovviamente, gli spuntini apportano calorie. Quindi, fate in modo che le porzioni siano ridotte. Così facendo, potrete dare una sferzata di energia alla giornata senza aumentare di peso.

Mangiare prima di praticare attività fisica

Dopo una lunga giornata di lavoro o dopo una notte di riposo, è necessario un carico di energia prima di andare in palestra.

Lo spuntino migliore pre e post allenamento contiene proteine magre e carboidrati.

Le proteine aiutano l’organismo a riparare i tessuti muscolari e i carboidrati forniscono il “carburante” necessario al corpo per praticare attività fisica e ripristinare il glucosio nel sangue a sessione ultimata. Assicuratevi che gli alimenti che consumate prima di praticare esercizio fisico siano facilmente digeribili e fate in modo che lo spuntino sia di porzioni ridotte. Inoltre, non dimenticate di bere molta acqua prima, durante e dopo l’allenamento. Per mantenervi idratati e per un apporto di zuccheri necessario per preservare il livello di energia, potete anche portare con voi un piccolo contenitore di bevanda sportiva.

Ecco alcuni spuntini sani da consumare prima o dopo una sessione di allenamento:

  • yogurt magro e cereali integrali o crackers
  • un piccolo contenitore di succo di mela naturale e una manciata di frutta secca
  • banane, per un rapido apporto energetico e di potassio necessario per i muscoli
  • frutta disidratata e frutta secca
  • frullato di frutta
  • formaggio magro e un frutto
  • pane integrale tostato con burro di noci

Fare movimento

Uno dei motivi per cui al lavoro si verifica il tanto indesiderato calo di energia, può essere il fatto di essere sempre seduti alla scrivania senza muovere un muscolo, ad eccezione delle dita che, per ovvi motivi, siete costretti a utilizzare per scrivere a computer.

Quindi, alzatevi dalla seduta e muovetevi almeno per qualche minuto ogni ora.

Invece di inviare una mail al vostro collega per informarlo di una riunione importante, andate direttamente nel suo ufficio. Pianificate, se possibile, di andare a un incontro di lavoro a piedi. Se il bagno dista due piani dal vostro ufficio, raggiungetelo passando per le scale. Basta trovare un semplice motivo per muoversi ed essere più attivi. E non pensate che sia uno spreco di tempo, in quanto questo movimento extra può aiutarvi a essere più produttivi. Infine, queste mini e poco impegnative sessioni di attività fisica possono essere molto energizzanti e aiutarvi a superare un momento di stallo mentale e a pensare con più chiarezza.

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Sempre stanco e senza energia al lavoro? Ecco i rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SEMPR STANCO SENZA ENERGIA LAVORO RIMEDI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgVarie ricerche confermano che l’orario in cui di solito i lavoratori con orari di ufficio si sentono più stanchi e senza energia è circa alle 14, ovvero nel primo pomeriggio, dopo la pausa pranzo. Prima di rimediare a questo problema ricorrendo a una barretta di cioccolato o a un pacchetto di patatine, provate i rimedi che andremo a suggerirvi qui di seguito.

Spuntino pomeridiano
La carica di energia che di solito dà uno spuntino composto prevalentemente da zuccheri, è temporanea e di breve durata. Provate invece a spezzare la fame con frutta fresca, frutta disidratata o frutta secca. Questi alimenti, oltre a rappresentare una scelta alimentare salutare, sono una fonte di energia di lunga durata. Se non riuscite a fare a meno di qualcosa di dolce, preferite qualche cubetto di cioccolata fondente di buona qualità. Contiene meno zuccheri.

Un po’ di movimento
Stare seduti ricurvi tutto il giorno davanti al pc rende stanchi e doloranti. Anzitutto, assicuratevi di sedervi alla scrivania in modo corretto. Concedetevi delle pause, almeno una ogni ora: alzatevi, muovetevi all’interno del vostro spazio lavorativo e muovete le gambe. Alcuni respiri profondi e un po’ di stretching aiuteranno la circolazione e il vostro livello di energia.

Provate questi mini-esercizi:

  • incrociate le mani, stendete le braccia in avanti per poi portarle sopra la vostra testa.
  • alzate le spalle fino a toccare i lobi delle orecchie e fatele ruotare delicatemente all’indietro.
  • stendete le gambe in avanti. Puntate e flettete i talloni.
  • abbracciate le ginocchia, una per volta, piegandovi verso di esse col busto.

Bevete acqua
Se non bevete una quantità sufficiente di acqua, vi sentirete assonnati, la vostra capacità di concentrazione sarà minore e potrebbe anche insorgere un fastidioso mal di testa. Molto spesso la sensazione di fame corrisponde in realtà al bisogno di bere. Non aspettate di essere assetati per bere. Tenete sulla scrivania una bottiglia di acqua, così facendo sarete più portati a bere regolarmente e avrete modo di appurare se state bevendo a sufficienza o meno.

Modificate il vostro modo di focalizzare gli obiettivi lavorativi

Se la mole di lavoro che dovete affrontare sembra infinita, è facile perdere entusiasmo e sperimentare un calo di energia. Organizzate e suddividete la lista delle “cose da fare” in piccoli e gestibili obiettivi e concedetevi una pausa ogni volta che avrete portato a termine un compito. Questo vi aiuterà a rimanere concentrati. Occupatevi dei compiti meno pesanti nel primo pomeriggio, così non sarà necessario un livello di concentrazione elevato.

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Colleghi le donano le ferie per stare con la figlia malata: morta la bimba di 6 anni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DONANO FERIE FIGLIA MALATA MORTA 6 ANNI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgNicole non ce l’ha fatta: la piccolina si è spenta il giorno della vigilia di Natale tra le braccia della mamma nella loro casa di Marostica (Vicenza). La bimba di sei anni era affetta da tetraparesi spastica e la sua storia aveva commosso il Paese dopo che, qualche settimana fa, i colleghi della mamma avevano deciso di donarle le loro ferie per consentire alla donna di stare accanto alla figlia. Le condizioni di Nicole si sono aggravate a settembre, con il ricovero della bimba in terapia intensiva all’ospedale di Padova. Poi il ritorno a casa, sulle colline di Marostica, nonostante le sue condizioni fossero ancora gravi. A dicembre, a complicare la situazione ci si è messo il lavoro dei genitori: i due si sono trovati senza ferie e permessi mentre la piccola aveva costante bisogno della loro assistenza, giorno e notte. Ed è qui che è successo un piccolo “miracolo di Natale” che ha commosso il Paese.

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Il gesto dei colleghi della mamma
I colleghi della mamma, Michela Lorenzin, 34enne dipendente della Brenta Pcm di Molvena, hanno deciso di aiutarla. Si sono uniti e le hanno regalato le loro ferie, dieci mesi in tutto. “Molti li conosco soltanto di vista, eppure hanno saputo fare un gesto di puro altruismo, arrivando a rinunciare, per me, a un po’ del tempo che invece avrebbero potuto trascorrere con le loro famiglie”, raccontava Michela al Corriere del Veneto. “Questo Natale è magico, ricevo cosi tanta solidarietà da tante persone”, scriveva il 22 dicembre su Facebook. Solo due giorno dopo, la sua Nicole si sarebbe spenta. E’ proprio Michela, il giorno di Natale, ad annunciarlo in un post: “Ieri sera io e Nicole nel nostro abbraccio di arrivederci. Ti amerò per sempre, un giorno ci incontreremo”.

Tante volte pensiamo di essere sfortunati perché non ci possiamo permettere l’ultimo modello di cellulare o di borsa. La realtà è che le cose importanti della vita, come la salute di un figlio, le diamo per scontate e non lo sono affatto. Fermiamoci un attimo e riflettiamo sulle cose belle che abbiamo – e che altri non hanno – piuttosto che su quelle che vorremmo.

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Come capire se soffri di disturbo schizoide di personalità? I 20 comportamenti caratteristici

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-capire-se-soffro-disturbo-schizoide-personalita-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequeIn questo articolo ci eravamo occupati del disturbo schizoide di personalità, vi consiglio di leggerlo per comprendere meglio l’argomento trattato in questo articolo. Oggi vediamo come fare a capire – o quantomeno sospettare – la presenza di un disturbo schizoide di personalità. La diagnosi deve ovviamente essere fatta dal medico, ma se vi ritrovate – o ritrovate una persona a voi cara – nei seguenti comportamenti, si potrebbe effettivamente trattare di disturbo schizoide di personalità:

  1. ti consideri un osservatore, anziché partecipe di ciò che accade intorno a te;
  2. quello che ti accade ti appare abbastanza “piatto, insignificante e privo di importanza”;
  3. vivi in un “mondo tutto tuo” fatto più di interessi astratti, come la matematica, l’informatica, la filosofia, che di relazioni;
  4. tendi a preferire gli animali alle persone;
  5. tendi a limitare al minimo il contatto con gli altri;
  6. il contatto con le altre persone è fastidioso ed è più che altro finalizzato ad ottenere uno stile di vita più convenzionale e socialmente accettato, piuttosto che ad ottenere piacere;
  7. hai una carriera scolastica o professionale buona, sei serio e bravo nel profitto, ma ti senti totalmente estraneo alla vita di classe o di ufficio ed abbastanza indifferente alle relazioni sociali coi tuoi compagni di scuola o colleghi;
  8. non hai particolari desideri;
  9. non hai una famiglia (moglie, marito, figli) e preferiresti non averla;
  10. prediligi i lavori solitari, che richiedano un contatto ed uno scambio minimi con i colleghi, meglio ancora se totalmente solitari;
  11. hai un senso di indifferenza o di ansia verso le relazioni;
  12. difficilmente ti senti disinvolto ed a suo agio di fronte agli altri;
  13. vedi le altre persone come soggetti intrusivi e poco gratificanti;
  14. preferisci isolarti e non avere amici stretti e relazioni intime;
  15. preferisci sport singoli a sport di squadra;
  16. preferisci sport in cui l’interazione con gli avversari è minima o assente;
  17. i rapporti sessuali sono poco gratificanti e li vedi più come obbligo sociale che come reale fonte di piacere;
  18. di fronte ad una critica o ad un elogio, la tua reazione è la medesima: indifferenza;
  19. anche se fortemente provocato, tendi a non manifestare una rabbia che nascondi all’interno;
  20. qualsiasi attività preferisci farla da solo, piuttosto che in gruppo.

Se vi ritrovate in questi comportamenti, vi consiglio di interpellare al più presto un medico a riguardo.

Articoli sui disturbi di personalità:

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Cataratta: complicanze, cosa fare e cosa non fare dopo l’intervento

La cataratta è una patologia molto diffusa che comporta una perdita progressiva di trasparenza del cristallino dell’occhio e quindi una graduale diminuzione della vista. E’ tipica dell’invecchiamento ma può insorgere anche in seguito a traumi, infiammazioni, o esposizione cronica a infrarossi o ultravioletti. Può interessare uno o entrambi gli occhi e si classifica in cataratta senile, giovanile o congenita. Spesso si sviluppa lentamente e si verifica soprattutto con l’aumentare dell’età. I sintomi possono includere colori percepiti sbiaditi, visione offuscata, aloni intorno alle luci, problemi con luci e difficoltà a vedere di notte. La cataratta è la causa di metà dei casi di cecità e del 33% delle disabilità visive in tutto il mondo. Proprio per evitare la cecità è opportuno inizialmente il trattamento farmacologico (per rallentare il progressivo peggioramento della patologia) e successivamente il trattamento chirurgico che sostituisce il cristallino opacizzato con una lente artificiale intra-oculare, posizionata dietro all’iride, tramite apparecchiature al laser.

Cosa fare dopo l’intervento ?

  • Il paziente appena dimesso può camminare, chinarsi con una certa prudenza, sollevare pesi molto leggeri, usare scale, vedere la televisione, lavarsi i denti, pettinarsi, radersi (facendo attenzione che i peli tagliati non entrino nell’occhio).
  • La prima visita di controllo sarà effettuata il giorno successivo all’intervento.
  • Il paziente a casa da solo o aiutato dai suoi familiari, dovrà istillare 4 volte al dì delle gocce di collirio antibiotico nell’occhio operato per 2/4 settimane.
  • Dopo le medicazioni si potranno indossare degli occhiali preferibilmente scuri per una settimana a scopo protettivo.
  • Durante il sonno, notturno o diurno, e per una settimana dovrà essere applicata un’apposita protezione in plastica.
  • Il paziente può fare il bagno (NON la doccia!) già il giorno dell’intervento, ma senza lavarsi i capelli.
  • Dopo una settimana il paziente potrà andare dal parrucchiere o dal barbiere, informandolo adeguatamente per evitare che entrino nell’occhio capelli, acqua od altri liquidi.

Cosa NON FARE dopo l’intervento?

  • Il paziente appena dimesso deve evitare di correre, di eseguire movimenti rapidi, di sollevare grossi pesi: in poche parole deve evitare gli sforzi eccessivi.
  • L’occhio non deve essere compresso né lavato.
  • E’ importante non stropicciarsi gli occhi.
  • Evitare fonti di luce intense.
  • Nel lavare il viso evitare di toccare e comprimere la regione oculare.
  • Attendere alcuni giorni prima di farsi una doccia con lavaggio dei capelli.
  • Cosmetici e trucchi attorno agli occhi devono essere evitati per almeno 2 settimane.
  • Evitare parrucchiere e barbiere per almeno una settimana.
  • E’ bene evitare lavori manuali pesanti. I pazienti che svolgono un lavoro sedentario possono riprenderlo dopo qualche giorno, non appena se la sentono. Chi deve eseguire un lavoro manuale pesante può riprenderlo dopo due settimane.
  • Astenersi per i primi giorni da letture prolungate.
  • Non guidare l’automobile per circa una settimana (molto pericolosa è la possibile apertura violenta dell’airbag).

Sintomi normali

Il paziente potrà avvertire per 1 o 2 settimane diversi sintomi del tutto normali che gradualmente spariranno:

  • un lieve fastidio in zona oculare;
  • un certo grado di arrossamento e lacrimazione;
  • comparsa di sensazioni visive di corpuscoli scuri vaganti;
  • la tonalità della luce può apparire sull’azzurro/verde;
  • le luci possono sembrare allungate con degli aloni intorno;
  • lievi fluttuazioni giornaliere a causa di un lieve astigmatismo fisiologico che diminuirà progressivamente permettendo di raggiungere il massimo della capacità visiva.

Complicazioni dopo l’intervento

L’intervento di cataratta non sempre dà risultati positivi, ed esistono pazienti che non hanno recuperato più la vista, ma presenta una percentuale di successi superiore al 95%. Alcuni farmaci assunti per via sistemica possono rendere particolarmente difficile l’intervento di cataratta, così come vi sono condizioni dell’occhio che aumentano sensibilmente la percentuale di complicanze. Il recupero visivo dopo l’intervento di cataratta ovviamente dipende anche dalla situazione dell’occhio precedente all’intervento, in particolare retina e nervo ottico. Per tale motivo l’indicazione all’intervento di cataratta deve essere data solo dal medico e solo dopo un completo esame dell’occhio.

Le complicanze più diffuse sono:

  1. Cataratta secondaria. Una complicanza che talvolta si verifica è l’opacizzazione della capsula posteriore del cristallino operato. Tale fenomeno, detto cataratta secondaria, può essere spiegato come una reazione da corpo estraneo (il cristallino artificiale) e può generalmente essere eliminato con una applicazione di YAG laser.
  2. Rottura o distacco di retina. La sostituzione del cristallino naturale, che ha una curvatura fisiologica, con una lente piatta, determina uno spostamento in avanti del vitreo e una conseguente trazione della retina che può dare origine a rotture o distacchi di retina, tanto più frequenti quanto più il soggetto è miope.
  3. Infezioni. Più gravi, anche se più rare, sono le complicanze infettive, che rappresentano generalmente un’indicazione al reintervento immediato e/o all’iniezione intravitreale (ovvero all’interno dell’occhio) di antibiotici.

Per approfondire: Cataratta primaria, secondaria, congenita: sintomi, terapie, chirurgia

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sindrome dell’intestino irritabile: cause, sintomi e diagnosi

MEDICINA ONLINE Medico Chirurgo Roma SINDROME INTESTINO IRRITABILE CAUSE SINTOMI DIAGNOSI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie AnoLa sindrome dell’intestino irritabile (da cui l’acronimo “IBS”) rappresenta una parte di un più vasto gruppo di malattie funzionali gastroenteriche, caratterizzata prevalentemente da dolore addominale e disturbi della defecazione. Questo disturbo è molto frequente e può essere associato con alterazioni della sfera psichica, riduzione della qualità della vita, disabilita sociale ed elevati costi socio-sanitari. In Italia ne soffre circa il 30% della popolazione, ad essere colpite sono soprattutto le donne, tra i 30 ed i 50 anni.

Cause e fattori di rischio della Sindrome dell’intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile ha varie cause e fattori di rischio, tra cui:

1) Cause fisiopatologiche: queste includono:

  • Alterazioni della motilità intestinale;
  • ipercontrattilità del sigma di tipo non propulsivo che si accentua dopo il pasto;
  • ipersensitività viscerale (distensione anche minima delle pareti del colon, provocano dolore);
  • infiammazione: da allergie/intolleranze alimentari, infezioni intestinali o modificazioni della flora batterica intestinale;
  • patologie di interesse psichiatrico: in uno studio di Drosmann del 1988 si è visto che nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, erano più frequenti disturbi come la depressione, l’ipocondria, e la paranoia.

2) Fattori genetici: esistono studi sui gemelli monozigoti che dimostrano una certa prevalenza di gemelli affetti da IBS. Si ritiene che non solo l’ambiente familiare ma proprio meccanismi genetici siano responsabili di una predisposizione a sviluppare IBS. In uno studio pubblicato da Levy nel 2001 si osserva che la prevalenza di IBS nei gemelli monozigoti è doppia rispetto a quella nei gemelli di zigoti, che hanno una prevalenza simile a quella dei pazienti con IBS non geneticamente trasmessa.

3) Fattori psicologici: alla base della sindrome dell’intestino irritabile, possono esserci periodi di forte stress psicologico, determinati ad esempio da lutti, forte stress lavorativo, mobbing, bullismo, licenziamento.

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Diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile

La diagnosi si serve di vari strumenti, tra cui l’anamnesi (raccolta dei dati e dei sintomi del paziente), l’esame obiettivo (raccolta dei segni), diagnostica per immagini (radiografie, ecografie, TC…) ed esami di laboratorio (esame del sangue, esame delle feci…).

Anamnesi ed esame obiettivo

All’anamnesi il paziente riferisce in genere un dolore addominale prsente insieme ad almeno due dei seguenti punti:

  • il dolore è attenuato dalla evacuazione;
  • esistono variazioni nella frequenza delle evacuazioni;
  • esistono variazioni nella consistenza delle feci.

Questi sintomi devono essere presenti per almeno 12 settimane (non necessariamente consecutive) negli ultimi 12 mesi. Altri sintomi sono:

  • presenza di muco;
  • gonfiore o tensione addominale;
  • alterata consistenza delle feci).

Essi possono essere presenti ma non sono elementi sintomatologici fondamentali.
Pertanto questi criteri rappresentano l’elemento diagnostico fondamentale su cui ci dobbiamo basare per porre diagnosi di IBS. Ma è importante che la valutazione di questi criteri sia completata dalla esclusione di altri quadri clinici, che abbiano la presenza di sintomi uguali, e che includono patologie organiche o altre patologie funzionali.
Quando non vi siano segni di “allarme” come la perdita di peso, la diarrea refrattaria e viene esclusa un’anamnesi familiare di Cancro del Colon, la specificità dei Criteri di Roma supera il 98% ed il rischio di misconoscere una patologia organica è molto basso.

Oltre ad un’attenta anamnesi completata da un esame obiettivo accurato (che miri ad escludere una epatomegalia, masse addominali o segni di occlusione intestinale), può essere opportuno completare l’esame obiettivo con una esplorazione rettale, soprattutto quando viene descritta la presenza di sangue nelle feci o sintomi di incontinenza.

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Diagnostica per immagini ed esami di laboratorio

Oltre ad anamnesi ed esame obiettivo, laboratorio ed immagini sono componenti importanti per la diagnosi e la diagnosi differenziale. Utili un esame completo ematologico ed una ricerca del sangue occulto fecale. Tra gli esami consigliati troviamo la VES, la biochimica clinica, il TSH e la ricerca di parassiti fecali e delle uova. Nei soggetti giovani che presentano diarrea può essere utile dosare gli anticorpi antigliadina (aga) ed antiendomisio (ema) per la diagnosi della celiachia.
Per pazienti che abbiano superato i 50 anni e vi siano elementi che possono far sospettare patologie gravi (come il cancro al colon-retto) si raccomanda una colonscopia, mentre nei soggetti più giovani tale esame va effettuato solo con un fondato sospetto di malattia organica (prevalentemente nella diagnosi differenziale con le IBD). Se il trattamento iniziale fallisce il quadro clinico va approfondito con altre indagini strumentali come la manometria rettale, il Breath-Test al glucosio o al Lattosio per lo studio del transito e per lo studio della Intestinal Bacterial Overgrowth. In alcuni casi – in cui si sopettano malattie più gravi – può essere opportuno ottenere biopsie del colon per escludere un tumore maligno, una collagenopatia o una colite linfocitica.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

Per approfondire: Sindrome dell’intestino irritabile: sintomi, dieta e cibi da evitare

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Lavori troppo? La tua salute è a rischio: ecco i 10 trucchi per faticare di meno a lavoro

dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-ecografia-vascolare-LAVORI TROPPO SALUTE RISCHIO articolare-medicina-estetica-mappatura-nei-posturale-dietologo-roma-ecografia-articolare-flebologo-aiuto-medicina-privato-studio-visita-prenota-costoLe vacanze estive stanno finendo per molti di noi, le città lentamente si riempiono di nuovo e si ritorna a lavoro, ma ora una ricerca britannica ci ricorda un dato che ad alcuni può apparire scontato: lavorare troppo fa male alla nostra salute. Secondo questa ricerca, pubblicata recentemente su Lancet, basta lavorare un’ora più del dovuto ogni giorno per veder salire del 10% il rischio di incappare in un ictus nei successivi otto anni e mezzo. Naturalmente il pericolo si impenna per gli stakanovisti: lavorare 55 ore o più a settimana porta il pericolo ad aumentare di un terzo. Inoltre chi passa più tempo a lavorare è anche più incline a sviluppare una cardiopatia o un ictus cerebrale (il rischio aumenta del 10%).

I dieci consigli per stancarsi di meno a lavoro

1) Bevi un bicchiere d’acqua quando ti svegli

2) Svolgi le priorità lavorative sempre per prime

3) Ogni ora di lavoro, riposa 5 minuti

4) Programmiamo il 90% della giornata (il 10% è per gli imprevisti)

5) Ordiniamo gli oggetti

6) Preparati un “piano B” nel caso in cui le cose vadano male

7) Loda in pubblico e critica in privato

8) Ascolta il tuo corpo

9) Il lavoro non è tutto

10) Il lavoro domani è ancora lì: puoi continuare a lavorare domani!

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