La prima cosa che bisogna conoscere è la sigla con la quale vengono designati i dispositivi: il pacemaker viene chiamato PM, il defibrillatore ICD un l’acronimo inglese (Implantable cardioverter-defibrillator – defibrillatore cardiaco impiantabile). Entrambi possono essere mocamerali (con un solo elettrocatetere); bicamerali (con due elettrocateteri); biventricolari (con tre elettrocateteri), e in questo caso servono per cercare di resincronizzare l’attività elettrica del cuore (CRT – Cardiac resynchronization therapy ).
Qual’è la differenza tra un pacemaker e un defibrillatore?
Il pacemaker è uno strumento elettronico capace di monitorare il battito del nostro cuore e di erogare un impulso elettrico se rileva una frequenza bassa o molto bassa. In pratica serve per risolvere quei blocchi cardiaci che causano una bradicardia patologica (ritmo cardiaco molto lento, causa di vertigini o svenimenti).
Il defibrillatore ICD, oltre ad essere un pacemaker a tutti gli effetti, e quindi con la capacità di regolare i ritmi lenti del cuore, può riconoscere una aritmia cardiaca a ritmi elevati ed iniziare una terapia elettrica per risolverla prima che diventi pericolosa per il paziente.
La modalità ATP (Anti Tachi Pacing) spesso riesce a risolvere la tachicardia ventricolare senza che il paziente lo avverta. Nei casi di aritmia ventricolare più pericolosi, il defibrillatore eroga uno shock (una scarica elettrica) che azzera l’attività del cuore e consente il ripristino del ritmo naturale. In questo caso il paziente avverte un colpo, una scossa più o meno forte al centro del petto o una sensazione simile.
Semplificando: il pacemaker ripristina un ritmo cardiaco normale quando esso è troppo lento, il defibrillatore lo ripristina quando è troppo lento e quando è molto alterato (come nel caso di tachicardia ventricolare, cioè arresto cardiaco potenzialmente mortale).
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La colecisti (o cistifellea), ha il compito di raccogliere la bile, una sostanza densa prodotta dal fegato, che serve per il metabolismo dei grassi di origine alimentare (ad esempio il colesterolo). Questo piccolo organo è soggetto alla formazione di calcoli, i quali, ostruendo i dotti biliari, possono provocare un’infiammazione, ovvero una colecistite.
L’eterna domanda, che fanno soprattutto le donne in palestra: pesi o cardio per dire addio ai rotolini di grasso? Ve lo dico subito: la risposta giusta è nel mezzo: per dimagrire (perdere massa grassa) bisogna fare entrambi, perché cardio da solo non basta. L’attività cardiovascolare è sicuramente una discreta soluzione per bruciare un buon numero di calorie, ma da sola non è sufficiente, questo tipo di allenamento, infatti, impegna poco la muscolatura ed il consumo di calorie termina con l’attività stessa, invece con i pesi, oltre a perdere calorie durante l’allenamento, si aumenta nel tempo la massa muscolare e ciò tende ad aumentare il metabolismo basale che permette di consumare di più anche a riposo.
Con “anamnesi” in medicina si intende la raccolta dalla voce diretta del paziente di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico a indirizzarsi verso una diagnosi di una certa patologia o verso un gruppo specifico di esami diagnostici, scremando tutte le possibilità meno probabili e gli esami che probabilmente possono essere di scarsa utilità per raggiungere la diagnosi. L’anamnesi patologica segue quella familiare e quella fisiologica, è relativa alle malattie del paziente e può essere prossima o remota.
Con “anamnesi” in medicina si intende la raccolta – se possibile dalla voce diretta del paziente – di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico a indirizzarsi verso una diagnosi di una certa patologia o verso un gruppo specifico di esami diagnostici, scremando tutte le possibilità meno probabili e gli esami che probabilmente possono essere di scarsa utilità per raggiungere la diagnosi. L’anamnesi è importante per il medico soprattutto la prima volta che incontra un paziente, dal momento che egli – per il professionista – è, dal punto di vista clinico, un perfetto sconosciuto. La parola anamnesi deriva dal greco ἀνά-μνησις, “ricordo”.
Placenta
Sindrome di Hikikomori, uno degli effetti della dipendenza da internet dei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. Un fenomeno che sta pericolosamente prendendo piede in Italia, dove 240mila ragazzini e adolescenti passano in media più di 3 ore al giorno davanti al pc. Una vera e propria web-dipendenza che porta a una sorta di isolamento sociale, prima presente solo in Giappone e per questo denominata “sindrome di Hikikomori”.
L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha stilato per la prima volta nella sua storia la classifica dei batteri più pericolosi al mondo. Sono 12 e sono divisi in tre categorie: fortemente critici, critici e medi. La priorità è stata definita in base alla loro resistenza agli antibiotici, al numero di morti che causano, alla frequenza delle infezioni dentro e fuori dagli ospedali.