Ogni quanto tempo si può donare il sangue

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINAIl numero massimo di donazioni di sangue intero, previsto dal D.M. 25/1/01 All. 1, è di:

  • 4 all’anno per l’uomo, con intervallo minimo di 90 giorni (3 mesi) fra una donazione e l’altra;
  • 2 all’anno per la donna in età fertile, con intervallo minimo di 180 giorni (6 mesi) fra una donazione e l’altra;
  • 4 all’anno per la donna in età non fertile, con intervallo minimo di 90 giorni (3 mesi) fra una donazione e l’altra.

E’ prevista una periodicità diversa, regolamentata dalla vigente legge, per la donazione di emocomponenti (plasma, piastrine).

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Che la forza sia con te

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Che la forza sia con te

Luke Skywalker, Star Wars

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Polipi, noduli e granulomi delle corde vocali: cause, sintomi e cure

MEDICINA ONLINE CORDE VOCALI POLIPI NODULI GRANULOMI VOCE LESIONE PARLARE FONAZIONE LOGOPEDIA NERVI RICORRENTI LARINGE FARINGE GOLA DOVE SONO ANATOMIA A CHE SERVONO.gifI polipi sono vegetazioni dotate di un peduncolo,  che si possono formare in qualsiasi zona delle corda e pertanto, ostacolandone la vibrazione, sono causa di una marcata  raucedine.

Perché si formano i polipi?

I polipi si formano spesso in seguito ad uno SFORZO FONATORIO eseguito durante uno stato di infiammazione delle corde vocali. . Le corde vocali sono strutture anatomiche povere di recettori del dolore pertanto, contrariamente ad altri organi del corpo, anche se sono infiammate, viene a mancare il segnale del dolore. Esiste quindi il rischio che, inconsapevolmente,  si sottopongano le corde  a sforzi notevoli mentre sono sofferenti.
A nessuno di noi verrebbe infatti in mente di fare una corsa con un ginocchio dolente!
Vediamo invece cosa accade comunemente con la voce: un CASO CLASSICO è il paziente “influenzato” che si reca allo stadio o in discoteca, dove urla per delle ore.
Le corde infiammate vengono sollecitate meccanicamente in maniera esasperata, si formano dei cedimenti di piccoli capillari e quindi delle emorragie intra-cordali, dalle quali  non è improbabile che nell’arco di poche ore si formi un polipo. In tal caso compare una violenta ed improvvisa raucedine persistente senza dolore.

I noduli delle corde vocali interessano entrambe le corde vocali e sono causati principalmente da abuso cronico della voce (urlare, cantare o gridare abitualmente oppure usare una frequenza bassa innaturale). I noduli possono svilupparsi nei bambini.

I granulomi delle corde vocali spesso sono causati da una lesione delle corde vocali dovuta a un reflusso gastroesofageo non controllato ( Reflusso gastroesofageo (GERD)) o un danno durante l’intubazione endotracheale (inserimento di un tubo respiratorio di plastica dalla bocca nella trachea). I granulomi sono comuni negli adulti.

Diagnosi

In tutte le forme di raucedine che persistono per altre 3-4 settimane è assolutamente imperativo eseguire un controllo specialistico otorinolaringoiatrico per comprendere la natura del problema e distinguere subito tra una lesione benigna della laringe, come il polipo, ed un tumore maligno. Lo specialista otorinolaringoiatra esegue una laringoscopia indiretta ed un  esame video-endoscopico  che consentono  di porre la corretta diagnosi.

Terapia

Nel caso di polipi molto recenti è possibile tentare  di farle riassorbire con un trattamento farmacologico abbinato a riposo vocale. In caso di insuccesso, come in tutti i tumori benigni della laringe  è necessaria l’asportazione microchirurgica.  Non conviene in tal caso attendere troppo a lungo: le corde vocali sono degli ORGANI MUSICALI ed emettono delle vibrazioni armoniche molto eleganti. La corda vocale malata vibra male e lentamente tende a perdere la sua “taratura”.
Ne consegue che l’asportazione in tempi rapidi dei tumori della laringe viene seguita quasi sempre da un rapido recupero della voce. Viceversa, nei casi in cui si attenda troppo tempo, la ripresa vocale può tardare molti mesi o può richiedere un trattamento rieducativo foniatrico dopo la chirurgia.

L’intervento per asportate i polipi delle corde vocali è una delle più  eleganti operazioni  microchirurgiche dell’ORL. La microchirurgia delle corde vocali è  praticamente indolore e viene eseguita in anestesia generale. Dopo l’operazione, il paziente dovrà osservare alcuni giorni di riposo vocale e praticare le terapie prescritte. I controlli endoscopici consentiranno allo specialista otorinolaringoiatra  di evidenziare il successo dell’exeresi, monitorare il recupero funzionale  delle corda vocale e  valutare l’opportunità di trattamenti adatti ad evitare l’insorgenza di recidive.

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Lo yogurt fa bene: per dimagrire sceglilo così

MEDICINA ONLINE POLLO YOGURT FA BENE INGRASSARE CARNE BIANCA FRITTATA Italian egg pie EGGS PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE COLESTEROLO CUCINA RICETTA LEGGER.jpgLo yogurt è uno degli alimenti che tipicamente rientra nella diete dimagranti. E con ragione: leggero, con poche calorie, questo latticino è una fonte importante di proteine che stimolano il metabolismo, è saziante e molto digeribile. Non tutti gli yogurt, però, fanno bene alla linea e alla salute, e alcuni nascondono insidie, sotto forma di zuccheri semplici e grassi, che si possono identificare soltanto imparando a leggere i valori nutrizionali. Capita ad esempio con alcuni tipi di yogurt bianco che contengono anche succo d’uva che, sebbene evochi un ingrediente naturale e “benefico”, in realtà non è altro che un modo diverso per aggiungere zucchero. Così come il saccarosio, anche il succo d’uva è in grado di alzare la glicemia, far lievitare le calorie e favorire l’accumulo di grasso. Anche le scritte “crema di yogurt”, “yogurt bianco cremoso” oppure “ yogurt dolce”, dovrebbero insospettirti…

Uno yogurt al giorno

Chi mangia yogurt tutti i giorni, è più magro di chi ne consuma solo uno ogni tanto. Lo confermano alcune ricerche pubblicate sull’International Journal of Obesity, che affermano che il consumo di uno yogurt al giorno sia associato a un più basso indice di massa grassa, a un minore accumulo di peso e quindi a un girovita più sottile. La scelta più semplice e sicura è quella di uno yogurt bianco intero naturale. Grazie alla presenza di enzimi e bacilli che favoriscono la digestione, scongiurando fermentazioni e gonfiori, questo alimento non pesa sull’intestino, anzi viene smaltito velocemente e sgonfia la pancia. In più, contiene calcio, un minerale che promuove lo smaltimento dei grassi, e vitamina B12, che combatte la fame nervosa. La presenza di grassi e proteine è ciò che conferisce l’effetto saziante allo yogurt intero, mentre nelle versioni “magre” questo effetto si perde.

Quello greco ha più proteine

Una versione particolare dello yogurt bianco e intero è quella greca, che ha meno di un cucchiaino di zucchero per vasetto ed è un’eccellente fonte proteica. L’aggiunta, in alcune marche, di crema di latte, ne migliora il gusto, senza comprometterne l’utilità per la dieta, soprattutto se lo utilizzi al posto del dessert. Si può scegliere nella versione intera, sostanziosa ma completa e adatta, per esempio, a colazione o per sostituire un pasto; oppure in quelle al 2% e allo 0% di grassi, un po’ meno caloriche e più adatte come spuntini. Sono tutte un concentrato di proteine, ne contengono infatti fino a 15,4 g per vasetto, il triplo di quelle presenti in uno yogurt normale! Latte e fermenti lattici vivi sono gli unici ingredienti dell’autentico yogurt greco. Peccato che alcuni prodotti “alla greca” contengano anche amidi modificati, maizena, sciroppi, composte di frutta o panna, tutte aggiunte inutili.

Porta lo yogurt in tavola a ogni ora del giorno 

A colazione con i cereali: lo yogurt bianco è ottimo a colazione, perché riduce l’indice glicemico dei carboidrati rappresentati ad esempio da fiocchi di cereali o da una fetta di pane e marmellata, essenziali all’inizio della giornata. Abbinalo a un frutto con pochi zuccheri e tante fibre, come mirtilli, fragole, pesche…

Come spuntino con la frutta: un vasetto di yogurt bianco intero con un cucchiaio di semi o di frutta secca è una merenda perfetta, che non alza la glicemia e tiene a bada la fame per molte ore. È perfetto abbinato anche a un semplice frutto, di cui aumenta il potere saziante.

A pranzo con l’insalata: lo yogurt intero, in particolare greco, è ideale come minipasto, associato a un’abbondante insalata di verdure miste.

A fine pasto con il cacao: lo yogurt bianco, nella versione magra, invece, è la soluzione giusta per chiudere un pasto leggero. Puoi insaporirlo con un cucchiaino di cacao amaro, che combatte la fame nervosa e concilia il sonno, o con della cannella.

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Dormire dopo pranzo: la pennichella fa bene o male alla salute?

MEDICINA ONLINE STANCHEZZA COSA FARE ASTENIA SONNOLENZA LAVORO DORMIRE MALE REGOLE AIUTO CAUSE CURE MANCANZA DI FORZA DEPRESSIONE MUSCOLI SENZA FORZE MANCANZA DI ENERGIE SPORT MOVIMENTOLa “pennichella” dopo pranzo fa bene?
A tal quesito non può esserci una risposta univoca, poiché si tratta di un qualcosa di estremamente soggettivo: appisolarsi dopo aver mangiato a pranzo è per alcuni un toccasana e per altri un elemento disturbante, sia per il resto della giornata che per il riposo notturno. Da un lato aiuta la digestione, dall’altro favorisce l’accumulo di grasso e può determinare una alterazione del normale ritmo circadiano sonno-veglia.

In linea generale si può quindi dire che la pennichella pomeridiana può esser ben vista se soddisfa due condizioni: se non supera mediamente la mezzora di tempo e se non serve per recuperare il sonno della notte precedente, altrimenti si attiva un circolo vizioso con conseguenze difficili da ripristinare.

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Rinalgit (cetirizina) 10mg compresse e gocce, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICDenominazione

CETIRIZINA ABC

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Cetirizina dicloridrato.

Eccipienti

Compresse 10 mg: lattosio monoidrato, cellulosa microcristallina, silice colloidale anidra, magnesio stearato, sodio amido glicolato.

Gocce orali, soluzione 10 mg/ml: glicerolo 85%, glicole propilenico, saccarina sodica, metile paraidrossibenzoato, propile paraidrossibenzoato, sodio acetato triidrato, acido acetico glaciale, acqua depurata.

Indicazioni

>>Compresse. Adulti e pazienti pediatrici a partire da 6 anni di eta’:trattamento dei sintomi nasali e oculari della rinite allergica stagionale e perenne; trattamento sintomatico dell’orticaria cronica idiopatica. >>Gocce. Adulti e bambini a partire da 2 anni di eta’: trattamento dei sintomi nasali e oculari della rinite allergica stagionale e perenne; trattamento sintomatico dell’orticaria cronica idiopatica.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo, ad uno qualsiasi degli eccipienti, all’idrossizina o a qualunque derivato della piperazina; pazienti con grave insufficienza renale con clearance della creatinina inferiorea 10 ml/min; pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza algalattosio, deficit di Lapp lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere compresse di Cetirizina.

Posologia

>Compresse. Bambini di eta’ compresa tra 6 e 12 anni: 5 mg due volteal giorno (mezza compressa due volte al giorno). Adulti e bambini al di sopra dei 12 anni: 10 mg una volta al giorno (1 compressa). Le compresse devono essere inghiottite con un bicchiere di liquido.

>Gocce orali, soluzione. Bambini di eta’ compresa tra 2 e 6 anni: 2.5 mg due volte al giorno (5 gocce due volte al giorno). Bambini di eta’ compresatra 6 e 12 anni: 5 mg due volte al giorno (10 gocce due volte al giorno). Adulti e bambini al di sopra dei 12 anni: 10 mg una volta al giorno. (20 gocce). Le gocce devono essere depositate su un cucchiaio o diluite in acqua e assunte per via orale. Se si utilizza la diluizione, si deve considerare che il volume di acqua aggiunto alle gocce deve essere in quantita’ tale da poter essere assunto dal paziente, specialmente per la somministrazione pediatrica. La soluzione diluita deve essere somministrata immediatamente. Pazienti anziani: sulla base dei datidisponibili, nei soggetti anziani con funzionalita’ renale normale nonrisulta necessaria alcuna riduzione della dose. Pazienti con insufficienza renale di grado da moderato a grave: non sono disponibili dati che documentino il rapporto efficacia/sicurezza nei pazienti con insufficienza renale. Poiche’ la cetirizina e’ prevalentemente escreta per via renale, nei casi in cui non possono essere utilizzati trattamenti alternativi, gli intervalli tra le dosi devono essere personalizzati inbase alla funzionalita’ renale.

>>Adattamento della posologia per adulti con funzionalita’ renale compromessa. Gruppo normale >= 80 ml/min:10 mg una volta al giorno; gruppo lieve 50 – 79 ml/min: 10 mg una volta al giorno; gruppo moderata 30 – 49 ml/min: 5 mg una volta al giorno; gruppo grave < 30 ml/min: 5 mg una volta ogni 2 giorni; malattia renale all’ultimo stadio – pazienti in dialisi < 10 ml/min: controindicata. Nei pazienti pediatrici affetti da insufficienza renale, la dose dovra’ essere adattata individualmente, tenendo in considerazione la clearance renale e il peso corporeo del paziente. Pazienti con insufficienza epatica: i pazienti affetti solo da insufficienza epatica non necessitano di alcun adattamento della posologia. Pazienti con insufficienza epatica e renale: si raccomanda un adattamento della posologia.

Conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna speciale condizione per la conservazione.

Avvertenze

Alle dosi terapeutiche, non sono state evidenziate interazioni clinicamente significative con alcool (per livelli ematici di alcool di 0,5 g/l). Tuttavia, si raccomanda cautela in caso di assunzione concomitante di alcool. Si raccomanda cautela nei pazienti epilettici e nei pazienti a rischio di convulsioni. L’uso della formulazione in compresse non e’ raccomandato nei bambini di eta’ inferiore ai 6 anni, poiche’ questa formulazione non consente un appropriato adattamento della dose. L’uso della formulazione in gocce orali, soluzione non e’ raccomandatonei bambini di eta’ inferiore a 2 anni. Il metilparaidrossibenzoato eil propilparaidrossibenzoato contenuti nelle gocce orali 10 mg/ml possono causare reazioni allergiche (talora ritardate). I test cutanei perl’allergia sono inibiti dagli antistaminici ed e’ richiesto un periodo di wash-out (di 3 giorni) prima di effettuarli.

Interazioni

Per il profilo farmacocinetico, farmacodinamico e di tollerabilita’ della cetirizina, non sono previste interazioni con questo antistaminico. Negli studi di interazione farmaco-farmaco, in effetti, non sono state riportate ne’ interazioni farmacodinamiche ne’ interazioni farmacocinetiche significative, in particolare con pseudoefedrina o teofillina(400 mg/die). Il grado di assorbimento della cetirizina non viene ridotto dall’assunzione di cibo; sebbene la percentuale di assorbimento sia diminuita.

Effetti Indesiderati

Studi clinici hanno mostrato che la cetirizina al dosaggio raccomandato ha effetti indesiderati minori a livello del SNC, che includono sonnolenza, affaticamento, capogiri e cefalea. In qualche caso, e’ stata riportata stimolazione paradossa del SNC. Benche’ la cetirizina sia uninibitore selettivo dei recettori H 1 periferici e sia relativamente priva di attivita’ anticolinergica, sono stati segnalati rari casi di difficolta’ nella minzione, disturbi dell’accomodazione dell’occhio e secchezza delle fauci. Sono stati segnalati casi di funzionalita’ epatica anomala con innalzamento degli enzimi epatici accompagnato da bilirubina elevata, la maggior parte dei quali risolti a seguito di interruzione del trattamento con cetirizina dicloridrato. Nell’ambito di sperimentazioni cliniche controllate in doppio cieco o di studi di farmacologia clinica, nei quali sono stati confrontati gli effetti di cetirizina verso placebo o altri antistaminici al dosaggio raccomandato (10 mg al giorno per la cetirizina) per le quali sono disponibili dati quantitativi di sicurezza, sono stati trattati con cetirizina piu’ di 3200soggetti. In base a questi dati, nell’ambito di sperimentazioni controllate contro placebo sono stati segnalati i seguenti eventi avversi con una incidenza pari o superiore all’1,0 % nel corso di trattamento con cetirizina 10 mg. Organismo nel suo insieme – patologie generali: affaticamento. Patologie del sistema nervoso centrale e periferico: capogiri, cefalea. Patologie del sistema gastro-intestinale: dolore addominale, secchezza delle fauci, nausea. Disturbi psichiatrici: sonnolenza. Patologie del sistema respiratorio: faringite. Sebbene l’incidenzadella sonnolenza con la cetirizina fosse piu’ comune che con il placebo, tale evento e’ risultato di entita’ da lieve a moderata nella maggioranza dei casi. Ulteriori studi in cui sono state effettuate prove obiettive hanno dimostrato che le usuali attivita’ quotidiane non vengono compromesse alla dose giornaliera consigliata, nei volontari sani giovani. Reazioni avverse con una incidenza pari o superiore all’ 1,0% nei bambini di eta’ compresa tra 6 mesi e 12 anni, in studi clinici controllati verso placebo o studi di farmacologia clinica. Patologie delsistema gastro-intestinale: diarrea, disturbi psichiatrici, sonnolenza. Patologie del sistema respiratorio: rinite. Organismo nel suo insieme – patologie generali: affaticamento. >>Esperienza post-marketing. Gli effetti indesiderati sono descritti secondo la classificazione MedDRA per sistemi e organi e in accordo con la frequenza definita sulla base dell’esperienza post-marketing. Le frequenze sono definite come segue: molto comune (>= 1/10); comune (>= 1/100, < 1/10); non comune: (>=1/1000 <1/100); raro (>= 1/10.000, <1/1000); molto raro (<1/10.000); non nota. Patologie del sistema emolinfopoietico. Molto raro: trombocitopenia. Disturbi del sistema immunitario. Raro: ipersensibilita’; molto raro: shock anafilattico. Disturbi psichiatrici. Non comune: agitazione; rari: aggressivita’, confusione, depressione, allucinazioni, insonnia; molto raro: tic. Patologie del sistema nervoso. Non comune: parestesia; rari: convulsioni, disordini dei movimenti; molto rari: disgeusia, sincope, tremore, distonia, discinesia; non nota: amnesia, compromissione della memoria. Patologie dell’occhio. Molto rari: disturbo dell’accomodazione, visione offuscata, oculorotazione. Patologie cardiache. Raro: tachicardia. Patologie gastrointestinali. Non comune: diarrea. Patologie epatobiliari. Raro: funzionalita’ epatica alterata (innalzamento delle transaminasi, della fosfatasi alcalina, della gamma-GT edella bilirubina). Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comuni: prurito, rash; raro: orticaria; molto rari: edema angioneurotico, eruzione fissa da farmaci. Patologie renali e urinarie. Molto rari: disuria, enuresi. Patologie sistemiche e condizioni relative allasede di somministrazione. Non comuni: astenia, malessere; raro: edema. Esami diagnostici. Raro: aumento di peso.

Gravidanza E Allattamento

Per cetirizina sono disponibili pochissimi dati clinici su gravidanzeesposte al trattamento. Studi sugli animali non mostrano effetti dannosi diretti o indiretti per quanto riguarda la gravidanza, lo sviluppoembrionale/fetale, il parto o lo sviluppo post-natale. La prescrizionea donne in gravidanza deve essere effettuata con cautela. Cetirizinae’ escreta nel latte materno a concentrazioni che rappresentano dal 25% al 90% di quelle misurate nel plasma, a seconda del tempo di campionamento dopo la somministrazione. Pertanto la prescrizione a donne cheallattano deve essere effettuata con cautela.

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Troppo caldo per prendere sonno: i 14 trucchi per dormire bene in estate

MEDICINA ONLINE DORMIRE SONNO LETTO UOMO DONNA SESSO AMORE COPPIA MATRIMONIO ESTATE CALDO TRUCCHI TEMPERATURA CUSCINO MATERASSO.jpgIl caldo ed i disturbi del sonno vanno di pari passo, ma i rimedi per dormire meglio esistono, scopriamoli insieme. Capita a molte persone di passare l’intera notte a girarsi nel letto senza riuscire a prendere sonno, e tutto questo per colpa dell’innalzarsi delle temperature. Soprattutto nelle città, l’afa e l’umidità raggiungono livelli davvero allarmanti e a risentirne sono tutti coloro che non riescono a riposare correttamente. È quindi normale, durante la giornata, essere stanchi, nervosi e meno concentrati del solito. Dunque è importante mettere in atto alcuni stratagemmi per dormire bene anche con il caldo d’estate.

1) Non esagerare con l’esposizione al sole

Per avere un buon sonno, bisogna partire già da parecchie ore prima di andare a letto. L’estate è la stagione in cui finalmente ci si può godere un po’ di sole, ma fate attenzione: se ci si scotta, la temperatura corporea si innalza e la notte si farà più fatica a prendere sonno.

2) Preferire una cena leggera

Sebbene d’estate sia piacevole fare grigliate con gli amici o andare al ristorante, è necessario fare attenzione ai cibi e alle bevande che si consumano. Tra gli alimenti sconsigliati con il caldo, possiamo annoverare le fritture, i cibi grassi e quelli troppo speziati. Via libera invece a frutta e verdura, che sono leggere e mantengono idratato il nostro corpo. Se si soffre di pressione bassa per il caldo, è possibile aggiungere un pizzico di sale ai propri pasti, facendo attenzione a non esagerare.

3) Evitare alcool e bevande zuccherate

Un occhio di riguardo anche a quello che si beve: l’alcool sarebbe da evitare, perché se è vero che induce sonnolenza, è altrettanto vero che porta ad avere un riposo disturbato e a risvegliarsi spesso durante la notte. Sono sconsigliate anche le bevande zuccherate e, naturalmente, il caffè e il tè – come tutte le bevande eccitanti. A tale proposito, leggi anche: La dieta per dormire bene, combattere l’insonnia e svegliarsi la mattina riposati

4) Fare attenzione alla posizione della camera da letto

Ovviamente è molto importante cercare di mantenere una temperatura confortevole nella camera da letto, già da alcune ore prima del momento del riposo. Quando il sole batte sulle finestre della camera, fate attenzione a chiudere le tapparelle e a tirare le tende, per evitare di surriscaldare l’ambiente. Al contrario, quando il sole è calato, spalancate le finestre e cambiate aria.

5) Dormire in un letto basso

Il calore tende a salire verso l’alto, quindi un letto basso può farci sentire più fresco. Una soluzione tipo futon è l’ideale, ma nelle notti più calde si può provare anche un materasso appoggiato a terra.

6) Usare il condizionatore con moderazione

Se siete tra i fortunati che hanno un condizionatore in camera da letto, sarete tentati di tenerlo acceso tutta la notte per non soffrire il caldo. L’importante è che la temperatura non sia troppo bassa: quella ideale va dai 18° ai 23°C.

7) Usare poche luci in camera

Un altro consiglio importante è quello di non tenere troppe luci accese in camera da letto. Sfruttate la luce solare più che potete, e poi utilizzate lampadine a basso voltaggio, che producono meno calore. Se siete abituati a leggere a letto – cosa che sicuramente concilia il sonno – cercate di accontentarvi di un solo punto luce, magari un’abat jour sul comodino. Tenere le luci spente è importante anche per evitare uno dei fattori che determina un sonno poco ristoratore: la presenza di zanzare in camera da letto.

8) Spegnere le apparecchiature elettroniche

Da sempre è consigliato non abusare di tv e smartphone poco prima di andare a letto. Le luci che emettono infatti interferiscono con il sonno, specie quelle del cellulare che sono letteralmente “sparate” in faccia. In questo caso il consiglio è ancora più valido, perché tutte le apparecchiature elettroniche, quando in uso, producono calore. Spegnete la tv e ricordatevi di NON ricaricate il telefono sul comodino, il vostro riposo ne trarrà beneficio. A tale proposito leggi anche: Usare lo smartphone a letto prima di andare a dormire potrebbe ucciderti

9) Scegliere con cura la biancheria da letto

Bisogna fare attenzione alla scelta delle lenzuola: il cotone e il lino sono tessuti naturali, che aiutano la traspirazione e permettono il passaggio dell’aria. Anche il colore della biancheria da letto può risultare importante. I colori chiari infatti attirano meno calore, e sono quindi i più consigliati.

10) Indossare il pigiama

Può sembrare un controsenso, ma indossare il pigiama può aiutare a rimanere più freschi. Questo perché un buon tessuto – lino o cotone – assorbe il sudore e favorisce la traspirazione. Se indossare un pigiama sembra esagerato, possono bastare anche una camicia da notte od una canotta.

11) Fare una doccia fresca

Naturalmente il consiglio più seguito è quello di una bella doccia fresca poco prima di andare a letto. In effetti, l’acqua fresca abbassa velocemente la temperatura corporea e ci libera dal sudore.

12) Fare un pediluvio

Ma non sempre è possibile fare una doccia subito prima di coricarsi. In questo caso, può essere utile immergere i piedi in acqua fresca per qualche minuto. Le estremità infatti sono le parti più sensibili al caldo, e abbassare la loro temperatura con un pediluvio donerà una sensazione di freschezza in tutto il corpo.

13) Bere prima di andare a letto

L’idratazione è fondamentale, soprattutto in estate. Per dormire bene quando fa molto caldo, non c’è nulla di meglio di un bicchiere di acqua fresca poco prima di coricarsi. Basta fare attenzione a non esagerare: se l’acqua è troppo fredda, si rischia di provocare spiacevoli crampi allo stomaco. Se invece si beve troppo, si avrà più bisogno di andare in bagno e quindi il sonno verrà disturbato da fastidiosi risvegli.

14) Scegliere una posizione comoda

Infine un ultimo consiglio per riposare bene: che posizione assumere a letto? Il calore si disperde su una superficie più ampia, quindi è meglio dormire ben distesi e non in posizione fetale. Inoltre aprire leggermente le braccia e le gambe permette di avere più pelle esposta all’aria, e quindi di abbassare la temperatura corporea. Chi soffre di gambe gonfie a causa del caldo, può anche utilizzare dei cuscini per tenerle sollevate.

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Nervo trigemino: anatomia, decorso, branche e funzioni

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA  NERVO TRIGEMINO ATTACCHI PANICO ANSIA IPPOCAMPO IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA ROMBE.jpgIl nervo trigemino è il V paio di nervi cranici. È un nervo misto somatico costituito prevalentemente da fibre sensitive somatiche e da un piccolo contingente di fibre motorie. Questi due componenti emergono direttamente dal nevrasse come due radici distinte: la radice sensitiva, più voluminosa, laterale rispetto a quella motrice ed appiattita in senso anteroposteriore, mette capo al ganglio semilunare del Gasser; la radice motrice, più piccola, mediale rispetto a quella sensitiva, passa al di sotto del ganglio medesimo e si unisce alla terza branca trigeminale.

La componente sensitiva consta di tre nuclei:

  • Nucleo della radice discendente del N. Trigemino (colonnina di sostanza grigia che giunge fino ai primi segmenti cervicali del midollo spinale),
  • Nucleo Sensitivo (o principale) del N. Trigemino,
  • Nucleo Mesencefalico del N. Trigemino.

Il primo porterà una sensibilità Protopatica, Tattile, Dolorifica e Termica del collo e della testa; il secondo, porterà una sensibilità Epicritica del collo e della testa; il terzo una sensibilità propriocettiva dei muscoli masticatori. Tutti dunque raccolgono stimoli riguardanti la sensibilità esterocettiva e propriocettiva della testa, faccia, meningi, denti e lingua, ventre anteriore del muscolo digastrico, il muscolo tensore del velo palatino e tensore dell’ugola e il muscolo miloioideo.

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Ganglio semilunare del Gasser

Il ganglio del Gasser rappresenta l’origine reale delle fibre sensitive somatiche del nervo trigemino. È posto nella fossa cranica media presso l’apice della piramide del temporale in un ripiegamento della dura madre chiamato cavo del Meckel.

Dal Gasser le fibre sensitive afferiscono al tronco encefalico nei tre nuclei del trigemino: mesencefalico, pontino e discendente.

Il Gasser dà origine alle tre branche trigeminali, il nervo oftalmico (V1), il nervo mascellare (V2) e il nervo mandibolare (V3). In realtà già all’interno del cavo del Meckel le fibre della radice del trigemino si dividono nelle tre branche, per tal motivo il Gasser dovrebbe essere considerato l’insieme di tre gangli distinti.

Nucleo masticatorio

Il nucleo masticatorio rappresenta l’origine della componente motrice somatica della piccola radice. È posizionato ventralmente, in rapporto con il locus coeruleus del pavimento del IV ventricolo cerebrale.

Decorso

Il nervo trigemino emerge dalla faccia anteriore del ponte (origine apparente), lateralmente, vicino al peduncolo cerebellare medio. La radice sensitiva è più voluminosa e appiattita ed è posta lateralmente; la radice motrice, piccola e cilindrica, si pone medialmente. Le due radici, dirette in avanti e in alto, superano l’apice della rocca petrosa dell’osso temporale, perforano la dura madre ed entrano nella cavità del Meckel della dura madre. La radice sensitiva penetra nella concavità della faccia posteriore mentre la radice motrice, passando al di sotto del ganglio medesimo, si unisce alla terza branca trigeminale.

Branche del nervo trigemino

Nervo oftalmico

Il nervo oftalmico è un nervo sensitivo e rappresenta la branca di minore dimensione del nervo trigemino. Emerge dal margine anteriore convesso del ganglio semilunare del Gasser, in posizione mediale. Decorre con direzione anteriore, inizialmente accolto in un prolungamento della cavità del Meckel e, successivamente, nella parete laterale del seno cavernoso della dura madre, dove è localizzato al di sotto del nervo trocleare, il quarto nervo cranico. Raggiunge la fessura orbitale superiore dello sfenoide, dove si divide nei suoi rami terminali:

  • nervo naso ciliare
  • nervo frontale
  • nervo lacrimale

Nervo naso-ciliare

Il nervo naso-ciliare origina dal nervo oftalmico in corrispondenza della fessura orbitale superiore dello sfenoide, che poi attraversa all’interno dell’anello tendineo comune dei muscoli dell’occhio. All’interno della cavità orbitale si dispone dapprima lateralmente al nervo ottico. Incrocia quest’ultimo superiormente, disponendovisi sul lato mediale. Decorre con direzione anteriore fino all’apertura orbitaria, dove si risolve nei suoi rami terminali:

  • il nervo infratrocleare continua la direzione del nervo naso-ciliare e si porta sotto la troclea del muscolo obliquo superiore dell’occhio, dove riceve un ramo dal nervo sovratroclare del nervo frontale e si risolve in rami terminali che si distribuiscono al sacco lacrimale, al canale naso-lacrimale, ai condotti lacrimali e alla metà mediale della palpebra superiore;
  • il nervo etmoidale anteriore penetra nel canale etmoidale anteriore, tramite il quale raggiunge la fossa cranica anteriore. Si dispone al di sopra della lamina cribrosa dell’etmoide, ricoperto dalla dura madre. Tramite i forellini della lamina cribrosa etmoidale raggiunge la fossa nasale, al cui livello si divide nei rami nasali interni per la tonaca mucosa della parte anteriore delle pareti nasali media e laterale, e ramo nasale esterno che, discendendo lungo la faccia posteriore dell’osso nasale raggiunge la cute della ala del naso alla quale si distribuisce.

I rami collaterali del nervo naso-ciliare sono:

  • la radice lunga del ganglio ciliare, costituita da fibre sensitive provenienti dal ganglio semilunare del Gasser, mette capo al ganglio ciliare dal quale fuoriesce tramite i nervi ciliari brevi che provvedono all’innervazione sensitiva dell’occhio.
  • nervi ciliari lunghi, in numero di due, provvedono all’innervazione sensitiva dell’occhio e motrice del muscolo dilatatore della pupilla. Le fibre postgangliari ortosimpatiche per l’innervazione del muscolo dilatatore della pupilla giungono al ganglio semilunare del Gasser tramite un’anastomosi con il plesso cavernoso, costituito dalle fibre originate dal ganglio cervicale superiore, che a sua volta ha ricevuto le fibre pregangliari dal centro cilio-spinale del Budge della colonna intermedia laterale del midollo spinale.
  • il nervo etmoidale posteriore raggiunge le cellule etmoidali posteriori e il seno sfenoidale, distribuendo fibre sensitive alle rispettive tonache mucose, dopo aver decorso il canale etmoidale posteriore della parete mediale della cavità orbitale.

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Nervo frontale

È il ramo più voluminoso del nervo oftalmico. Entra nella cavità orbitaria, dove si dispone sulla parete superiore, tramite la fessura orbitaria superiore dello sfenoide al di fuori dell’anello tendineo comune dei muscoli dell’occhio. I rami terminali sono:

  • il nervo sopratrocleare si porta sopra la troclea del muscolo obliquo superiore dell’occhio fornendo un piccolo ramo per il nervo infratrocleare del naso-ciliare, esce dalla cavità orbitale e termina dividendosi in rami laterali per la palpebra superiore e rami mediali per la cute della radice del naso e della glabella;
  • il nervo frontale esce dalla cavità orbitale circondando il margine sopraorbitale dell’osso frontale. Diretto in alto, si distribuisce alla cute della fronte e alla metà mediale della palpebra superiore;
  • il nervo sopraorbitale fuoriesce dalla cavità orbitale impegnando l’incisura sopraorbitale del margine sopraorbitale dell’osso frontale. Si divide in due rami che si distribuisono alla cute della fronte e al cuoio capelluto. Invia inoltre rami per la cute e la congiuntiva della parte media della palpebra superiore e rami per la tonaca mucosa del seno frontale.

Nervo lacrimale

È il minore dei rami terminali del nervo oftalmico. Penetra nella fessura orbitale superiore dello sfenoide fuori dall’anello tendineo comune dei muscoli dell’occhio. Decorre in direzione anteriore lungo la parete anteriore della cavità orbitale. Reca fibre postgangliari parasimpatiche del ganglio sfeno-palatino (del Meckel) ricevute tramite anastomosi dal nervo zigomatico alla ghiandola lacrimale.

Nervo mascellare

È un nervo sensitivo, più voluminoso del nervo oftalmico. Con direzione postero-anteriore, il nervo mascellare si immette in un prolungamento della cavità di Meckel della dura madre. Raggiunge la fossa pterigo-mascellare impegnando il foro rotondo dello sfenoide. Al di fuori del cranio si dirige anteriormente, raggiunge la fessura orbitale inferiore e, entrato nella cavità orbitale, si dispone nella parete inferiore. Si continua con il nervo infraorbitale, suo ramo terminale, nel solco infraorbitale. Il nervo infraorbitale fornisce come rami collaterali i nervi alveolari supero-anteriori e si immette all’interno del canale infraorbitale. Fuoriesce dal medesimo canale impegnando il foro infraorbitale dividendosi in rami ascendenti (per la cute e la congiuntiva della palpebra inferiore), mediali (per la cute dell’ala del naso e la tonaca mucosa del vestibolo della fossa nasale) e discendenti (per la cute e la mucosa del labbro superiore e della contigua mucosa gengivale). Emette quattro rami collaterali.

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Nervo meningeo medio

Originato dal decorso intracranico del nervo mascellare, raggiunge ed innerva la dura madre encefalica accompagnato dall’arteria meningea media.

Nervo zigomatico

Origina dalla fossa pterigo-mascellare. Raggiunge la parete laterale della cavità orbitale passando per la fessura orbitale inferiore dello sfenoide e cede fibre postgangliari parasimpatiche per l’innervazione eccitosecretrice della ghiandola lacrimale al nervo lacrimale dell’oftalmico. All’interno del canale zigomatico si divide in due rami terminali: il nervo zigomatico-temporale per l’innervazione sensitiva della cute della parte anteriore della regione temporale e il nervo zigomatico-faciale per l’innervazione sensitiva della cute della regione zigomatica.

Nervi sfeno-palatini

I nervi sfeno-palatini mettono capo al ganglio sfeno-palatino (del Meckel) per proseguire nei nervi nasali postero-superiori e nervi palatini.

Nervi alveolari supero-posteriori

Originati nella fossa pterigo-palatina dal nervo mascellare, i nervi alveolari supero-posteriori affondano nei canalicoli ossei della tuberosità dell’osso mascellare. Terminano anastomizzandosi con i nervi alveolari supero-anteriori, collaterali del nervo infraorbitale, con i quali formano il plesso dentale superiore.

Nervo mandibolare

È la maggiore delle tre branche del nervo trigemino. È un nervo misto. Origina dal margine anteriore del ganglio semilunare del Gasser, lateralmente rispetto al nervo oftalmico e al nervo mascellare, e si completa con l’unione della radice motrice del nervo trigemino. Percorre un diverticolo della cavità del Meckel fino a raggiungere il foro ovale dello sfenoide, grazie al quale raggiunge la fossa infratemporale. Nella stessa fossa infratemporale fornisce un ramo collaterale, il nervo spinoso, che, attraversando il foro spinoso dello sfenoide, raggiunge e si distribuisce alla dura madre, dopodiché si divide in due tronchi:

  • il tronco anteriore o anterolaterale, prevalentemente motore, si scompone nei nervi temporo-buccinatoretemporale profondo mediotemporo-masseterino e pterigoideo esterno.
  • il tronco posteriore o posteromediale, prevalentemente sensitivo, si scompone nei nervi auricolo-temporalelingualealveolare inferiorepterigoideo internodel muscolo tensore del velo palatino e del muscolo tensore del timpano.

Nervi temporali profondi

In numero di tre, sono rappresentati dai nervi temporale profondo anteriore (originato dalla divisione del nervo temporo-buccinatore del tronco anteriore del nervo mandibolare), temporale profondo medio e temporale profondo posteriore (originato dalla divisione del nervo temporo-masseterino del tronco anteriore). Sono nervi esclusivamente motori. Percorrono la faccia inferiore della grande ala dello sfenoide fino a raggiungere la cresta infratemporale della stessa. Risalgono successivamente sulla faccia laterale del cranio, disposti profondamente al muscolo temporale al quale distribuiscono le proprie fibre motrici.

Nervo buccinatore

Il nervo buccinatore o buccale accoglie prevalentemente fibre sensitive alle quale si aggiungono fibre postgangliari parasimpatiche provenienti dal ganglio otico (dell’Arnold)per l’innervazione eccitosecretrice delle ghiandole geniene e labiali. Origina dalla scomposizione del nervo temporo-buccinatore del tronco anteriore, si porta in avanti ponendosi sulla faccia laterale del muscolo buccinatore. Si risolve in numerose fibre che si distribuiscono al muscolo buccinatore medesimo per l’innervazione motrice somatica e alla cute della guancia per l’innervazione sensitiva somatica; numerose fibre, perforando il muscolo buccinatore, si portano in profondità per l’innervazione eccitosecretrice delle ghiandole geniene e labiali. Si è precedentemente detto che il nervo buccinatore si distribuisce al muscolo omonimo per la sua innervazione motoria; in realtà tali fibre non appartengono al nervo buccinatore e non sono quindi di origine trigeminale: esse derivano dall’anastomosi del nervo buccinatore con rami provenienti dal faciale, nervo deputato all’innervazione della muscolatura mimica, della quale il muscolo buccinatore fa parte.

Nervo masseterino

È un nervo prevalentemente motore, originato dalla divisione del nervo temporo-masseterino del tronco anteriore del nervo mandibolare. Con direzione laterale, passa per l’incisura del ramo della mandibola portandosi quindi sulla faccia profonda del muscolo massetere, al quale distribuisce le proprie fibre motrici somatiche. Cede un ramuscolo sensitivo per l’innervazione anteriore dell’articolazione temporomandibolare.

Nervo pterigoideo esterno

Origina dal tronco anteriore del nervo mandibolare. Distribuisce le proprie fibre motrici somatiche al muscolo pterigoideo esterno.

Nervo auricolo-temporale

Il nervo auricolo-temporale accoglie fibre sensitive somatiche e fibre postgangliari parasimpatiche del ganglio otico (dell’Arnold) per l’innervazione eccitosecretrice della ghiandola parotide, ciò è reso possibile dall’arricchimento dell’ultimo di fibre visceroeffetrici date dal nervo glossofaringeo. Il nervo auricolo-temporale origina dal tronco posteriore con due radici, che si riuniscono a formare un occhiello percorso dall’arteria meningea media. Si porta in dietro, incrocia medialmente il collo del condilo della mandibola e giunge e penetra nella ghiandola parotide, alla quale distribuisce le fibre postgangliari parasimpatiche. Le fibre sensitive somatiche piegano verso l’alto e, accompagnate dall’arteria temporale superficiale, passano davanti al meato acustico esterno e raggiungono la cute della regione temporale, distribuendovisi.

Nervo linguale

È un voluminoso nervo originato dal tronco posteriore del nervo mandibolare. Accoglie fibre sensitive somatiche, fibre sensitive specifiche del senso del gusto per i calici gustativi della regione anteriore della lingua, giunte tramite anastomosi con la corda del timpano, collaterale del nervo faciale e fibre parasimpatiche pregangliari per i gangli sottomandibolare e sottolinguale ricevute in seguito ad anastomosi con la corda del timpano. Dalla sua origine, il nervo linguale decorre in avanti, descrivendo una concavità aperta superiormente, tra il muscolo pterigoideo esterno e il muscolo pterigoideo interno e successivamente tra il muscolo pterigoideo interno e la faccia mediale del ramo della mandibola. Giunge nella loggia sottolinguale, disponendosi tra i muscoli io-glosso e genio-glosso (situati medialmente) e la ghiandola sottolinguale (situata lateralmente), ricoperto in superficie solo dalla mucosa del pavimento della bocca. Si dirige in avanti, all’apice della lingua, tra il muscolo longitudinale inferiore e il muscolo genio-glosso, risolvendosi in rami terminali. Nel suo decorso in posizione laterale alla lingua il nervo linguale emette esili rami collaterali per i gangli sottomandibolare e sottolinguale e infine emette il nervo sottolinguale che si distribuisce alla mucosa del pavimento della bocca e la superficie linguale della gengiva dei denti inferiori.

Nervo alveolare inferiore

È un nervo misto: presenta fibre sensitive somatiche e motrici somatiche. Presenta un decorso parallelo a quello del nervo linguale, descrivendo come quest’ultimo una concavità aperta antero-superiormente. Giunto tra il muscolo pterigoideo interno e la faccia mediale del ramo della mandibola, il nervo alveolare inferiore fornisce come ramo collaterale in nervo milo-ioideo per l’innervazione del muscolo milo-ioideo e del ventre anteriore del muscolo digastrico, per poi immettersi nel canale della mandibola. All’interno di quest’ultimo emette come rami collaterali i nervi dentali infero-posteriori che, insieme ai nervi dentali infero-anteriori (terminali del nervo incisivo), costituiscono il plesso per l’emiarcata gengivo-dentale inferiore. Il nervo alveolare inferiore giunge al foro mentale, dividendosi nei suoi rami terminali:

  • il nervo mentale fuoriesce dal canale della mandibola tramite il foro mentale. Si distribuisce alla cute del mento e al labbro inferiore.
  • il nervo incisivo si dirige verso la sinfisi del mento, dove si divide nei nervi dentali infero-anteriori.

Nervo pterigoideo interno

È un nervo esclusivamente motore del tronco posteriore. Con decorso supero-inferiore e medio-laterale raggiunge il muscolo pterigoideo interno, al quale si distribuisce.

Nervo del muscolo tensore del velo palatino

È un nervo motore del tronco posteriore. Innerva il muscolo tensore del velo palatino.

Nervo del muscolo tensore del timpano

È un nervo motore del tronco posteriore. Innerva il muscolo tensore del timpano.

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