Ridere fa bene alla salute: tutti i benefici della risata

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RIDERE FA BENE ALLA SALUTE BENEFICI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUno studio dell’Università di Basilea, pubblicato sulla rivista scientifica Cerebral Cortex, si è concentrato nello scoprire quali siano le aree del cervello coinvolte quando ridiamo. I ricercatori hanno suddiviso alcuni volontari in tre gruppi: il primo gruppo veniva solleticato sotto la pianta dei piedi e aveva il permesso di ridere, il secondo veniva solleticato ma doveva cercare di non ridere, infine il terzo doveva ridere volontariamente senza essere solleticato. Durante l’esperimento i volontari sono stati sottoposti a Risonanza Magnetica per Immagini. Nel cervello del primo gruppo, dove i partecipanti ridevano in modo genuino, alcune regioni del cervello si attivavano in maniera più consistente rispetto agli altri due gruppi. Le aree stimolate erano:

  • Ipotalamo laterale, coinvolto in un grande numero di processi come l’eccitazione, ma anche il comportamento alimentare, la riduzione della percezione del dolore, le funzioni digestive e la pressione sanguigna.
  • Opercolo parietale, responsabile di parte dei processi legati ai sensi, come il tatto e la percezione della temperatura.
  • Amigdala, coinvolta nel processo di memorizzazione, nel prendere decisioni e nelle reazioni emotive.
  • Cervelletto, importante nella attenzione visiva e nel linguaggio.

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Ridere riduce la sensazione di dolore

Nello studio è stata misurata anche l’attivazione della sostanza grigia periacqueduttale, che gioca un ruolo chiave nella percezione del dolore, producendo encefalina, un neurotrasmettitore che appunto inibisce il dolore, tanto che è qui che vengono sistemati gli impianti che stimolano il cervello nei pazienti con dolore cronico. Mentre si ride si attivano anche le regioni della corteccia prefrontale ventromediale che rilasciano endorfine, che riducono il dolore e aumentano la sensazione di euforia.

Combatte l’ansia

Una risata libera sostanze che hanno una funzione benefica sul sistema immunitario e migliorano il tono dell’umore; tali sostanze, inoltre, eliminano lo stress aiutandoci a prevenire tutta una serie di disturbi ad esso correlati (attacchi di panico, depressione, ansia, malattie cardiovascolari). Uno studio, pubblicato sulla rivista Heart&Lung, ha indagato sui benefici psicologici per le persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva e ha dimostrato che ridere migliora sensibilmente l’umore e lo stato psicologico dei pazienti. 

Regola la pressione

È ormai universalmente riconosciuto che gli stati emotivi negativi possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolariUno studio, pubblicato sulla rivista The American Journal of Cardiology, ha messo sotto osservazione un gruppo di volontari mentre guardavano un film comico e un documentario. Mentre la visione del documentario non aveva alcun effetto sul sistema circolatorio, quella del film comico migliorava non solo la pressione, ma anche la flessibilità delle arterie e l’effetto durava 24 ore.

Meno rischio di infarti e ictus

Un’altra ricerca, pubblicata su the Journal of Epidemiology, si è concentrata sul rapporto tra ridere e il rischio di infarto e ictus. I ricercatori giapponesi hanno analizzato dati di quasi 21.000 persone che avevano almeno 65 anni. Chi non ride mai o ride poco ha il 21% di rischio in più di avere un attacco cardiaco rispetto a chi ride ogni giorno. Per quanto riguarda l’ictus il dato è eclatante: chi ride poco o mai aumenta la possibilità del 60% di esserne colpito.

Qualità del sonno

Uno studio sul rapporto tra qualità del sonno negli anziani e risate, pubblicato su Geriatrics and Gerontology, ha coinvolto 109 volontari. Solo la metà di loro è stata sottoposta alla terapia della risata (4 sessioni nel corso di un mese). In seguito sono stati interrogati da alcuni psicologi sul loro stato di salute mentale e sulla qualità del riposo prima e dopo l’esperimento. I risultati parlano chiaro: ridere ha migliorato la qualità del loro riposo, diminuendo ansia e tristezza.

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Come fa ad uscire il sangue mestruale se sono vergine e l’imene è integro?

MEDICINA ONLINE IMENE ROTTURA SANGUE VAGINA DOLORE DONNA RAPPORTO VAGINA PENE PENETRAZIONE SESSO SESSUALITA EMORRAGIA GOCCIA QUANDO CHIAMARE MEDICO AIUTO RAGAZZAIl sangue mestruale raggiunge l’esterno anche in presenza di un imene integro che nella donna vergine ricopre l’apertura vaginale: questo perché, anche prima del primo rapporto sessuale dove avviene la deflorazione, l’imene è dotato di opportuni forellini – in numero variabile – presenti fisiologicamente sulla sua superficie. L’assenza congenita di questi forellini impedisce la fuoriuscita del sangue mestruale e rende necessario l’intervento del medico.

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Come si chiama l’apertura attraverso cui fuoriesce l’urina?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTUREL’urina, in arrivo dalla vescica, percorre l’uretra e fuoriesce attraverso una apertura chiamata meato uretrale (o orifizio, o apertura, in inglese urethral opening), un piccolo forellino che nella donna è relativamente ben nascosto: nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride. Nell’uomo il meato uretrale è invece posizionato sul glande, proprio sulla punta del pene.

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Mentre dal meato uretrale femminile fuoriesce solo l’urina, dal meato uretrale maschile invece possono fuoriuscire sia l’urina che – durante l’orgasmo – lo sperma.

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Il sangue mestruale e l’urina escono dallo stesso condotto?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTURENo, il flusso mestruale fuoriesce dall’apertura vaginale, mentre l’urina fuoriesce dal meato (o orifizio) uretrale, un piccolo forellino relativamente ben nascosto che nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride (vedi foto in alto).
Mentre l’urina proviene dall’apparato urinario (reni, ureteri, vescica ed uretra che sbocca appunto all’esterno tramite il meato uretrale), il flusso mestruale è composto da cellule della mucosa uterina (l’endometrio) e sangue, proviene dall’utero ed attraversa la vagina per dirigersi all’esterno tramite l’apertura vaginale.

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Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Squirting: quello che c’è da sapere sull’eiaculazione femminile

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Tutto questo per dire che, quando parli di sesso, le notizie che trovi, le cose che scopri, spesso, ti stupiscono. L’ultima sorpresa l’ho avuta quando ho letto i dati di Pornhub sui video hard più cliccati dalle donne italiane negli ultimi tre mesi: in testa alla classifica (dopo italian, ma ogni nazione cerca video in lingua, quindi non conta) c’è lo squirt. Al secondo posto, c’è il sesso lesbico, che invece, sempre secondo Pornhub, è la cosa più cercata online dalle donne di tutto il mondo.

NOI ITALIANE ABBIAMO LA FISSA DELLO SQUIRTING. PERCHÉ? PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE PER NOI GUARDARE VIDEO DI DONNE CHE EIACULANO?

Ho cominciato a chiedere in giro, ad amiche, colleghe, amiche di amiche, sconosciute (praticamente, una pazza) e ho capito che le donne si dividono in due categorie. Quelle che squirtano, e quelle che no. Le prime, quando parli con loro, capisci subito che lo fanno perché si rilassano, contente finalmente di poterne discutere. Le seconde invece pensano che sia un’invenzione, ma davvero che cosa è, e poi perché io no? Entrambe le categorie però hanno idee molto confuse sull’argomento: nessuna sa che cosa sia l’eiaculato, e soprattutto da dove esca. Dalla vagina? Trasuda dalle labbra, dall’uretra? E poi: come si fa a farlo? Insomma, in fin dei conti non stupisce che nelle nostre stanze segrete, anziché gustarci il classico video lesbo-chic che tanto ci piace e ci fa eccitare, siamo tutte lì a cliccare su filmati di ragazze in grado di inondare la videocamera. Semplicemente: vogliamo capirne di più. Siccome anche io non è che abbia proprio tutto chiaro, al grido di la-gente-vuole-sapere ho intervistato un accademico che l’eiaculato femminile lo ha analizzato al laboratorio.

«Chiariamo subito una cosa fondamentale: lo squirting non è urina», dice Emmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’università Tor Vergata di Roma che sull’argomento ha pubblicato uno studio sul Journal of Sexual Medicine. «Questo eiaculato non contiene le sostanze tipiche dell’urina. Viene prodotto dal rene, stoccato nella vescica e viene espulso attraverso l’uretra. Quindi teoricamente è urina. Ma è così diluito da essere più simile all’acqua che all’urina».

Tant’è vero che tutte le donne che squirtano (e i loro compagni) sanno benissimo che il liquido prodotto non puzza, anche dopo diverse ore dall’eiaculazione. «Il mio ragazzo mi dice sempre che profuma», mi racconta Claudia, 40 anni, grafica. «Il problema però è che a volte è tantissimo. Pensa che una volta ho dovuto usare il mocio per raccoglierlo da terra. Certo, non è che lo faccio ogni volta che raggiungo l’orgasmo, riesco a controllarlo. Ma quando mi lascio andare del tutto, è molto bello».

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RESTA DA CAPIRE PERCHÉ SI VERIFICA: CIOÈ PERCHÉ ALCUNE DONNE, AL MOMENTO DELL’ORGASMO, EMETTONO QUESTO FLUIDO, E COME SI CREA.

«Nelle pazienti che squirtano, abbiamo evidenziato una capacità velocissima da parte della vescica di riempirsi di liquido e di emetterlo al momento dell’orgasmo, prima che questo fluido venga concentrato e trasformato in urina dal rene», riprende l’esperto. «È una specie di riflesso incondizionato, che viene innescato stimolando solo il clitoride, oppure, molto più frequentemente, la parte iniziale della vagina, nella parete anteriore, su cui è appoggiata la vescica. Una zona che una volta veniva chiamata punto G, e che ora viene denominata complesso clitoro-uretro-vaginale. Questa stimolazione sollecita direttamente la vescica, e sembra favorire tutto il processo. Oltre allo squirting, abbiamo anche evidenziato la presenza di un altro eiaculato, più denso e meno copioso, che viene espulso sempre dall’uretra. Analizzandolo in laboratorio abbiamo scoperto che è molto simile allo sperma, tant’è vero che contiene un’altissima quantità di PSA, un enzima che negli uomini viene secreto dalla prostata . Questo fluido viene prodotto da residui di ghiandola prostatica presenti e attivi solo in alcune donne».

MA LA CAPACITÀ DI SQUIRTARE È UNA COSA GENETICA O SI CONQUISTA CON IL TEMPO? INSOMMA SQUIRTER SI NASCE O SI DIVENTA?

Mi racconta Stefania, 38 anni, commessa: «Io lo sono diventata. Ho fatto sesso per anni senza che succedesse. Poi un giorno ho conosciuto un uomo più grande di me. È stato lui il primo a dirmi: guarda che tu se vuoi puoi squirtare. Ha cominciato a toccarmi dentro in modo particolare, non si fermava mai. Ma anziché raggiungere l’orgasmo mi scappava la pipì. Mi sono precipitata sul water, ma il liquido che è uscito non era urina. Era più chiaro, e usciva tipo rubinetto: non si fermava. Da quella volta mi succede quasi ogni volta che raggiungo l’orgasmo».

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IL MOMENTO FOCALE, STANDO AI RACCONTI, SEMBREREBBE PROPRIO QUELLO DEL “MI SCAPPA LA PIPÌ”

«Se ti stai toccando e arrivi a un punto in cui senti bruciare e hai una gran voglia di andare in bagno, devi continuare e lasciarti andare, senza paura. Quello che esce non è pipì!», assicura Valeria Visconti la squirter girl italiana più famosa, che dal fare richiestissimi spettacoli è passata da circa due anni al porno vero e proprio. «Io lo dico sempre a tutte le mia amiche che me lo chiedono: se vuoi imparare, devi farlo da sola, devi conoscere il tuo corpo. Ti metti lì, sul letto e cominci con il dito a esplorare la parte interna della vagina, molto vicina all’ingresso. Bisogna sfregare a lungo. A me viene meglio se sono supina. Bisogna fare esercizio, provarci e riprovarci. E non fermarsi quando si sente la voglia di fare la pipì».

LA PAROLA A ROCCO SIFFREDI

Uno dei trucchi che sui set pornografici è molto utilizzato è bere grandi quantità di acqua. 

«Le attrici arrivano con una scorta di bottiglie di Smart Water, dicono che le aiuta. E funziona, perché alcune sono in grado di andare avanti a eiaculare per un sacco di tempo», assicura Rocco Siffredi. «Fino a cinque anni fa, lo facevano in poche. Oggi invece in quell’atto teatrale che è il porno, lo squirt è diventato la rappresentazione dell’orgasmo femminile. È la liberalizzazione del piacere della donna. Che non vuole più essere un oggetto sessuale ma che ha deciso di prendersi il suo orgasmo, lasciandosi andare completamente. La chiave è tutta qui».

Certo, a guardare i film porno, non sono proprio certa che le professioniste sul set siano tutte squirter genuine. Magari hanno solo imparato a fare la pipì a comando. Ma magari hanno ragione Rocco e Valeria. E Stefania e Claudia. Le donne magari si dividano in due categorie: quelle che squirtano. E quelle che lo faranno.

Vibratori e sex toy

Esistono una serie di vibratori e sex toy, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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FONTE: Cosmopolitan

Differenza tra arma automatica e semiautomatica con esempi

MEDICINA ONLINE MEDICINA LEGALE ARMA FUCILE PISTOLA MITRA ASSALTO AUTOMATICA SEMI DIFFERENZA.jpgCon “arma automatica” (in inglese “automatic firearm”) si intende un’arma da fuoco con la capacità di sparare in modo automatico, senza bisogno di ricaricare le stesse tra l’esplosione di una cartuccia e l’altra, in grado quindi di generare un fuoco continuo (continuano a sparare fino a che non finiscono i proiettili o viene rilasciato il grilletto). Esempi di arma a fuoco automatico, sono:

  • AK-47, senza dubbio il più celebre e diffuso tra i fucili di assalto, chiamato anche Kalašnikov, dal nome del suo inventore, il militare sovietico Michail Timofeevič Kalašnikov;
  • Beretta MAB 38 e Thompson, due mitra;
  • Breda Mod.30, un fucile mitragliatore;
  • SIG SG 510, un fucile da battaglia.

Con “arma semi-automatica” (in inglese “semi-automatic firearm”) si intende un’arma da fuoco che necessita della pressione del grilletto, con un meccanismo tale per cui successivamente al fuoco viene ricaricata la munizione successiva. Le armi semi-automatiche sono morfologicamente uguali alle armi automatiche: ciò che le differenzia è il sistema di scatto, il quale permette di sparare solamente un colpo ad ogni pressione del grilletto mentre le armi automatiche continuano a sparare fino a che non finiscono i proiettili o viene rilasciato il grilletto, anche se a volte il termine automatico viene incorrettamente usato per le armi semiauto. Storicamente sono comparse prima le armi automatiche rispetto a quelle semiautomatiche, ciò si spiega in virtù della maggiore complessità del sistema di scatto di un’arma semiautomatica rispetto ad una automatica. Esempi di arma a fuoco semi-automatico, sono:

  • M1 Garand;
  • M1 Carbine;
  • Tokarev SVT 40;
  • Mauser Gewehr 41/43.

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Differenze tecniche tra arma automatica e semiautomatica

Tecnicamente la differenza tra le due armi è una diversa organizzazione della catena di scatto: mentre nelle armi automatiche, una volta premuto il grilletto viene liberato il dispositivo di percussione che non viene più intercettato per essere bloccato in posizione armata durante la fase di ritorno dell’otturatore finché non viene rilasciato il grilletto stesso, nelle armi semiautomatiche, ogni volta che l’otturatore arretra durante la fase di sparo, il dispositivo di percussione viene intercettato e bloccato in posizione armata. Il successivo avanzamento dell’otturatore non cambia lo stato di armamento del percussore, che per essere liberato per effettuare una nuova azione di sparo deve essere di nuovo intercettato dagli elementi della catena di scatto durante il rilascio del grilletto, il quale potrà nuovamente liberare il dispositivo di percussione solo dopo essere stato premuto nuovamente.
Avvenuto ciò, ogni qualvolta si prema il grilletto si otterrà la risposta al fuoco e, oltre all’espulsione del bossolo, l’inserimento di una nuova cartuccia con conseguente riarmo del percussore. Queste operazioni proseguono sino a che il caricatore non si svuota a seguito di ripetute pressioni del grilletto: a quel punto l’arma può rimanere con l’otturatore aperto per segnalare che non può più sostituire nella canna vuota una nuova cartuccia.
Questi tipi di armi sparano quindi sempre a colpo singolo ad ogni pressione del grilletto, pur provvedendo alla ricarica di una nuova cartuccia in camera per essere pronte alla ripetizione del colpo appena si torna a premere il grilletto, a differenza delle armi a ripetizione manuale, che necessitano ad ogni colpo dell’azione manuale di ricameramento di una nuova cartuccia.

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Rendere reversibile la morte cerebrale? In USA ci stanno lavorando

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GResuscitare il cervello?

Sta facendo discutere da qualche settimana la dichiarazione di una società americana, nota come Bioquark, secondo la quale presto verranno avviate delle sperimentazioni sui cervelli di pazienti dichiarati cerebralmente morti. Questi test hanno lo scopo di verificare se è possibile riportare in vita il cervello o quantomeno dimostrare come il processo non sia del tutto irreversibile. Lo scorso anno la Bioquark aveva riferito che avrebbe inziato a condurre degli esperimenti in India, ma il governo americano aveva obbligato la società ad annullare tutti i test sugli esseri umani. Tuttavia quest’anno l’azienda ha comunicato che procederà con i test, ma non ha specificato il luogo dove tali esperimenti verranno avviati; si pensa sia in Sud America.

Il metodo

La Bioquark crede di poter riportare in vita i processi neuronali dell’encefalo grazie alle cellule staminali. Il primo step del test consiste nell’estrarre le cellule staminali e iniettarle di nuovo nel corpo. Successivamente nel midollo spinale del paziente deceduto verrà inserita una dose di peptidi. L’ultima parte dell’espirimento consiste nella stimolazione dei nervi attraverso l’utilizzo di un laser; tale operazione sarà continumanete monitorata tramite un elettroencefalogramma. Come dichiarato dal CEO, Ira Pastor, i test verranno effettuati subito sull’uomo, non ci saranno dunque esperimenti iniziali sugli animali.

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Un progetto pericoloso

Ad oggi tutta la questione è vista con grande difidenza da parte della comunità scientifica, sia per i metodi utilizzati sia per il risultato dichiarato, che per molti è difficilmente realizzabile. Inoltre come si può leggere dal sito del NCBI (National Center for Biotechnology Information):

“Questo progetto è stato approvato internamente in un ospedale a Rudrapur, India, ma non è stato esaminato dal Consiglio indiano per la ricerca medica o da qualsiasi comitato scientifico o etico esterno. Sebbene lo studio sia condotto in India e non sia soggetto alle norme americane, la Bioquark ha comunque  sede negli Stati Uniti”. Tale ricerca,dal forte dubbio etico, non sarebbe mai stata consentita negli USA.  Inoltre, sempre da quanto si legge sul sito del NCBI, la Bioquark “mira ad alterare lo stato iniziale dei tessuti e degli organi umani” ed “ha un brusco conflitto di interesse per intraprendere questa attività”.

Nessun fondamento scientifico

Alcuni medici hanno definito il metodo utilizzato dalla Bioquark come “privo di fondamenti scientifici”. Il bioetico Arthur Caplan e il neurologo Arian Lewis hanno dichiarato: “Purtroppo, questo studio non ha fondamenti scientifici. La scienza biomedica si basa sulla ricerca di una conoscenza attraverso l’osservazione e la sperimentazione. Lo studio di Bioquark sembra cercare di facilitare questa ricerca, tuttavia, l’indagine scientifica non può essere casuale, e gli studi umani devono essere basati su prove e aderire agli standard e alle normative.”

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Differenza tra mascella e mandibola: sono sinonimi?

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA MASCELLA MANDIBOLA OSSA CRANIO MASCELLONE ATM ARTICOLAZIONE TEMPOR MANDIBOLARE MANGIARE PARLARE BOCCA DENTI.jpgNel linguaggio di tutti i giorni si usano i termini “mandibola” e “mascella” come se fossero dei sinonimi. Ma è davvero così? In realtà usare mandibola e mascella come se fossero sinonimi è un errore grossolano, purtroppo molto diffuso in Italia, dove ad esempio si usa la parola “mascellone” riferito ad una persona che ha – in realtà – una grossa mandibola e non una grossa mascella. Il termine corretto sarebbe quindi “mandibolone”. Ma dov’è la differenza? Come riportato nell’immagine in alto, dove le due ossa sono evidenziate in giallo, i due termini si riferiscono a due regioni anatomiche ben distinte:

  • la mandibola è un osso che forma l’impalcatura inferiore della bocca. Ospita, nell’arcata alveolare, i denti inferiori ed è l’unica parte mobile della faccia, grazie alla potente azione dell’articolazione temporo mandibolare (ATM).
  • la mascella è un osso che forma invece l’impalcatura superiore della bocca ed ospita l’arcata dentaria superiore. A differenza della mandibola, la mascella è un osso fisso, per cui non si muove con l’apertura e chiusura della bocca.

Il fatto che la mandibola sia spesso indicata come mascella inferiore, e che la mascella sia spesso indicata come mascella superiore, è un altro errore tipico, che alimenta ulteriormente la confusione tra i due termini.

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