Differenza tra acqua distillata e demineralizzata e loro usi

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Endocrinolog Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaPsicologia Dimagrire Etichetta AcquaL’acqua demineralizzata (anche chiamata “acqua deionizzata”) è un’acqua da cui è stata estratta la componente salina (tra cui il calcare). Il metodo di produzione tipico è composto da fasi distinte:

  • l’acqua prima di essere demineralizzata è pretrattata con un’unità di osmosi inversa, che riduce il contenuto salino totale di più del 90%;
  • l’acqua viene fatta passare attraverso gli scambiatori anionici e cationici;
  • l’acqua viene trattata con scambiatori ionici a letto misto per ridurre ulteriormente la conducibilità elettrica.

È impiegata tipicamente nei ferri da stiro (perché evita il formarsi delle incrostazioni), nelle batterie, negli acquari e nei casi in cui sia consigliato l’uso di acque prive di durezza. L’acqua demineralizzata è economica e non è microbiologicamente pura, ciò significa che può contenere perciò batteri ed altri microorganismi.

Per approfondire, leggi anche: L’acqua demineralizzata è potabile? Si può bere o può dare danni alla salute?

L’acqua distillata è invece un’acqua più costosa rispetto alla demineralizzata, priva non solo dei sali minerali, bensì quasi totalmente priva di impurità come gas disciolti, batteri ed altri microorganismi. L’acqua distillata si ottiene tramite un procedimento di distillazione, che consiste nel far bollire l’acqua, raccogliendo successivamente l’acqua condensata dal vapore acqueo per raffreddamento. I sali contenuti nell’acqua non evaporano per cui dalla raccolta del condensato si ottiene acqua con un contenuto di sali estremamente basso. Scartando la frazione iniziale di acqua evaporata, si ottiene inoltre un’acqua con un basso contenuto di gas volatili. L’acqua distillata presenta una conducibilità elettrica più bassa dell’acqua di partenza a causa di una più bassa concentrazione di ioni al suo interno, inoltre ha “meno sapore” rispetto all’acqua potabile e può essere definita insipida, dal gusto indefinito, metallico o amaro.
L’acqua distillata è utilizzata in laboratorio come reagente e per preparare soluzioni; in ambito domestico è usata, parimenti all’acqua demineralizzata, per alimentare i ferri da stiro a vapore, che con il calcare potrebbero a lungo andare danneggiarsi. In campo medico viene usata per le iniezioni e per la somministrazione di farmaci per via parenterale (per esempio, con l’utilizzo della flebloclisi), nonché per produrre la cosiddetta “soluzione fisiologica“, che è una soluzione di 9 grammi per litro di cloruro di sodio in acqua distillata, a sua volta usata nella produzione di soluzioni iniettabili e colliri. Un ulteriore requisito fondamentale per l’acqua distillata destinata a questi scopi è la completa sterilità, cioè la totale assenza di organismi viventi (batteri, protozoi, virus, spore). Tale sterilità è spesso ottenuta per esposizione dell’acqua già distillata ad una fonte di luce ultravioletta. L’acqua distillata per la preparazione degli iniettabili deve essere sterile ed apirogena e quindi sottoposta ad un processo di microfiltrazione atto ad eliminare il contenuto di residui di batteri e virus uccisi con la sterilizzazione in autoclave. Infatti, tali residui pur non risultando infettanti possono causare febbri anche alte a causa della reazione immunologica che comunque avverrebbe nei loro confronti.

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Differenza tra mare ed oceano

MEDICINA ONLINE SOLE MARE ABBRONZATURA PELLE CUTE MELANINA SPIAGGIA MARE DONNA OMBRELLONE COSTUME SEA SAND GIRL BEACH SWIMMING WALLPAPER HI RES PICS PICTURE PHOTO BEAUTIFUL VETRO UVA UVB ULTRAVIOLETTI RADIAZIONE CANCRO NEONonostante vi siano differenze tra mare e oceano, spesso questi termini vengono usati indistintamente per indicare vaste distese d’acqua salata, ma mare e oceano non sono sinonimi tra loro e presentano peculiarità differenti che ne determinano l’utilizzo; vediamo cosa li contraddistingue. Il Mare è una distesa d’acqua salata che lambisce le coste di isole e continenti (quindi ben delimitata), ed è idrograficamente connesso ad un oceano attraverso dei canali. Lo Stretto di Gibilterra, ad esempio, separa Marocco e Penisola Iberica, collega Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico.

Talvolta ‘mare’ può essere utilizzato anche per indicare laghi, molto vasti o salati, che non presentano sbocchi sull’oceano, è il caso del Mar Caspio, Mar Morto o Mar di Galilea. Nella sua accezione generica, il termine viene utilizzato per indicare mari tropicali o acqua marina quando il riferimento è a quella oceanica. L’Oceano, a differenza del mare, è una distesa d’acqua salata dalle dimensioni maggiori non confinata, che può contenere al suo interno mari, con caratteristiche geologiche dei fondali differenti: se il mare è un bacino stabile, l’oceano presenta invece dorsali in continua espansione.

Certo queste due definizioni appaiono molto chiare: grande distesa d’acqua senza confini uguale oceano, mentre una discreta distesa d’acqua ben delimitata e connessa con l’oceano è un mare. Eppure bisogna tener di conto anche delle differenti caratteristiche geologiche, che ci portano ad esaminare lo strano caso del Mar Mediterraneo. Il mare, come detto precedentemente, presenta un bacino stabile non più in espansione, l’esempio immediato è l’Adriatico, mentre il Tirreno geologicamente è un oceano.

Entrambi fanno parte del Mediterraneo, portando quest’ultimo a essere un ibrido tra i due (anche se, secondo la prima definizione data, è inequivocabilmente un mare). Ovviamente il Mediterraneo non è l’unico caso borderline; anche il mar Rosso, mare secondo la classificazione canonica, geologicamente parlando è un oceano in espansione. Sulla carta possiamo analizzare le differenze tra mare e oceano e fare ogni distinzione possibile e canonica, ma esaminando i singoli casi ci si trova davanti a situazioni che non sono facilmente indentificabili in una o nell’altra categoria.

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Conserve sicure: tutti i consigli per evitare il rischio di botulino

MEDICINA ONLINE MARMELLATA GELATINA CONSERVA MOSTARDA SENAPE VERDURA FRUTTA OLIO BARATTOLO BOTULINO DISINFEZIONE COTTURA BOLLITURA PESCA KIWI CREMA NUTELLA CIOCCOLATO RICETTA CACAO FATTA IN CASA YOGURT CALORIE DIETA FRAGOLAbarattoli di conserve su uno scaffale della dispensa hanno un aspetto casalingo e confortante, un po’ come portare con sé il ricordo del sapore di un frutto o di una verdura fuori stagione.PER PREPARARE LE CONSERVE IN CASA SONO NECESSARIE ACCORTEZZE CHE RIDUCANO A ZERO IL RISCHIO DI SVILUPPARE IL BOTULINOPrepararle in casa è un ottimo modo per garantirsi la genuinità del prodotto e la qualità degli ingredienti utilizzati, ma per igiene e sicurezza le accortezze da prendere sono determinanti. Nell’industria alimentare i contenitori pieni vengono sottoposti a trattamenti termici non riproducibili in casa, quindi è impensabile riuscire a replicare le condizioni di stabilizzazione e conservazione a temperatura ambiente per lunghi periodi di alcune conserve. In alcuni casi la pastorizzazione, trattamento termico più blando della sterilizzazione, è sufficiente a garantirne la conservazione soprattutto se associato a condizioni che riducono il rischio dello sviluppo del batterio Clostridium botulinum, il botulino.

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CAPIRE SE UNA CONSERVA È IDONEA AL CONSUMO

La prima accortezza da usare è quella di osservare attentamente il barattolo al momento della sua apertura: a un primo esame visivo il rigonfiamento della capsula del coperchio e l’intorbidamento del liquido di conservazione, ove previsto, devono scoraggiare il consumo. All’apertura non devono essere presenti fioriture di muffe né odori sgradevoli; la frutta o la verdura in barattolo non devono avere una consistenza molliccia e cedevole. La proliferazione di tossine botuliniche è inibita dall’acidità e dalla presenza di sale: ambienti acidi con pH<4,5 e salamoie almeno al 15% di sale (150 g di cloruro di sodio per litro di acqua) sono sicuri. Anche lo zucchero in elevate concentrazioni inibisce il batterio, come per le marmellate che utilizzano pari peso di zucchero e frutta.

ACCORTEZZE IN FASE DI PREPARAZIONE

Quando si prepara una conserva, è opportuno non riempire i contenitori fino al bordo ma lasciare uno spazio sufficiente per l’interposizione di appositi distanziatori tra la frutta o verdura e il coperchio: in questo modo lo spazio formatosi (spazio di testa) consente la generazione del vuoto e contiene l’aumento di volume durante i processi termici di pastorizzazione, mantenendo comunque i pezzi immersi nel liquido di conservazione.

PASTORIZZAZIONE

È un processo che si ottiene immergendo i barattoli in una casseruola piena di acqua e portando a bollore uniforme per un determinato periodo di tempo, in funzione del peso. L’esposizione delle conserve non acide e non in salamoia alla temperatura di 100 °C basta per inattivare il batterio ma non è sufficiente per la distruzione di eventuali spore, anzi la variazione termica può favorirne la germinazione e la produzione di tossina. Particolare attenzione deve essere riposta nella preparazione dei sottoli, laddove la sbianchitura delle verdure in acqua acidula e salata non sia sufficiente.

In casa è opportuno quindi sottoporre queste conserve a tindalizzazione, ossia una sterilizzazione frazionata i cui passaggi successivi hanno lo scopo di favorire la germinazione per poter poi distruggere le spore. Alla prima bollitura di pastorizzazione segue un’altra nelle 24 ore successive, durante le quali germinano eventuali spore presenti e vitali che sono uccise durante la seconda pastorizzazione. Un terzo trattamento termico ha il solo scopo precauzionale. Durante questi processi di bollitura è bene osservare gli stessi accorgimenti utilizzati in sanificazione e pastorizzazione per evitare urti e scheggiature del vetro.

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Differenza ghiandole eccrine ed apocrine

MEDICINA ONLINE CLASSIFICAZIONE GHIANDOLE ESOCRINE ENDOCRINE ANFICRINE ORMONI SECRETO SIEROSE MUCOSE MISTE MEROCRINE APOCRINE OLOCRINE ECCRINE PARIETALI TUBULARI GLOMERULARI SEMPLICI COMPOSTE ACINOSE ALVEOLARILe ghiandole sudoripare sono ghiandole esocrine tipiche dei mammiferi. Esse partecipano principalmente alla regolazione della temperatura corporea mediante l’emissione del sudore, ma i loro compiti non si limitano a questo. Si distinguono due tipi di ghiandole sudoripare:

  • le ghiandole sudoripare eccrine, presenti su tutta la superficie cutanea e particolarmente concentrate nelle ascelle, sulla fronte, palmo delle mani e pianta dei piedi, mentre sono assenti a livello di glande, clitoride, superficie interna del prepuzio, piccole labbra e faccia interna del padiglione auricolare. Le ghiandole eccrine sono in numero variabile tra 2 e 5 milioni per individuo e producono un sudore incolore e pressoché inodore che, con la sua evaporazione, impedisce un eccessivo aumento della temperatura corporea.
  • le ghiandole sudoripare apocrine, presenti solo in alcune zone: ascelle, areole mammarie, regione inguinale e perineale. Sono più numerose nella donna rispetto all’uomo e le persone di colore ne possiedono circa tre volte tanto rispetto ai caucasici. Le ghiandole apocrine producono, a partire dalla pubertà, un sudore bianco-giallastro e di odore pungente, la cui funzione (più nell’animale che nell’essere umano) è quella di stimolare, con il suo odore, l’interesse sessuale. Un’eccessiva produzione di questo tipo di sudore può generare odori sgradevoli e creare problemi nei rapporti interpersonali. Molte delle ghiandole presenti nel corpo umano sono ghiandole apocrine modificate (ad esempio la ghiandola mammaria, le ghiandole perinali, le ghiandole ceruminose auricolari e le ghiandole di Moll delle palpebre).

Le ghiandole sudoripare eccrine producono ininterrottamente piccolissime
quantità di sudore (circa 400 mg al minuto) di cui non riusciamo ad accorgerci perché evapora subito anche a temperatura ambiente: si parla di perspiratio insensibilis.
L’eliminazione di liquidi attraverso la pelle (traspirazione cutanea) consente di disperdere con l’evaporazione una quantità di calore pari a 15 kcalorie all’ora, se la traspirazione è “insensibile”, ma che può aumentare quando la sudorazione si fa evidente, sotto forma di goccioline di sudore che fuoriescono dai pori. In questo caso, si parla di perspiratio sensibilis, perché la traspirazione cutanea è ben visibile. La produzione di sudore eccrino non è continua, ma dipende da diversi stimoli che influenzano anche le regioni in cui avviene la produzione stessa. Il caldo, per esempio, provoca una sudorazione prevalentemente sulla fronte, sul collo, sul dorso, sul torace e sul dorso delle mani. Stimoli emozionali riguardano invece le regioni delle ascelle, lati del tronco, nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. In 24 ore può essere prodotta una quantità variabile di sudore, che può arrivare anche a 10-12 litri. L’attività delle ghiandole è controllata dall’ipotalamo e le fibre nervose efferenti per le cellule sercernenti sono colinergiche, mentre sono adrenergiche per le cellule mioepiteliali.

Le ghiandole eccrine prendono il nome dal tipo di secrezione che operano, cioè eccrina. Essa prevede la secrezione del solo prodotto delle cellule, tramite trasporto attivo e diffusione, con la caratteristica peculiare di non accumulare il proprio secreto. Si differenziano dalle ghiandole sudoripare apocrine che partecipano alla secrezione con parte della membrana apicale e del citoplasma.

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Bere tanta acqua fa ingrassare o dimagrire? Quanta berne?

MEDICINA ONLINE BERE ACQUA BEVANDA CALORIE SODIO MINERALI GASSATA OLIGOMINARALE DISTILLATA INGRASSARE DIMAGRIRE FONTANA MARE PISCINA POTABILE COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO PASTO LONTANO DAI PASTI.jpgL’acqua di per sé non apporta alcuna caloria e non è una bevanda dimagrante né ingrassante.

Se saliamo sulla bilancia dopo aver bevuto è vero che magari pesiamo qualche grammo in più, ma le variazioni di peso dovute all’assunzione di acqua sono ovviamente temporanee e vengono compensate dall’eliminazione della stessa con le urine, il sudore e le feci. Al contrario, bere tanta acqua può aiutare a dimagrire perché ha la capacità di mantenere idratato e ben funzionante il nostro intero organismo.

Quanta bisogna berne, e come?

Circa 1,5-2 litri al giorno (1 millilitro ogni caloria di fabbisogno calorico giornaliero), che equivalgono ad almeno 8 bicchieri, meglio se a digiuno, soprattutto nella prima parte della giornata (ottima al mattino appena svegli). Quando abbiamo lo stomaco più o meno vuoto, ad esempio a metà mattina o metà pomeriggio, e iniziamo a sentire un certo languorino, spesso siamo semplicemente disidratati. Proviamo questo piccolo trucco per ingannare il cervello: beviamo un bel bicchiere colmo di acqua a temperatura ambiente o comunque fresca, dove avremo spremuto del succo di limone. L’effetto sarà di immediata sazietà e benessere perché quell’acqua svolgerà un’azione stimolante della funzionalità renale ed epatica, pertanto sarà ideale se soffriamo di ritenzione idrica e cellulite.

Bere acqua ammorbidisce infine le feci e quindi aiuta a combattere un disturbo comune come la stitichezza, che a sua volta ci fa sentire gonfi e “imbarazzati”. Indipendentemente dal desiderio di perdere peso, l’acqua deve essere la protagonista di una qualunque dieta sana ed equilibrata e non dobbiamo aver paura della ritenzione idrica: essa è provocata dal sale contenuto nella nostra dieta e non certo dall’acqua in sé.

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Scura o chiara, liquida o schiumosa: la tua urina rivela la tua salute

MEDICINA ONLINE URINA SCURA CHIARA COLORE MALATTIE RENI SALUTE.jpgL’urina è formata da acqua ed altre sostanze di rifiuto ed è, per il medico, un importante strumento di diagnosi. Può assumere sfumature del rosso, verde, giallo, blu ed ogni tonalità – a meno che non si sia semplicemente mangiato un alimento di quel colore specifico o assunto un particolare farmaco – è indicativo di un preciso problema di salute. Così, ad esempio, una urina di colore rosso può indicare la presenza di malattie renali o cardiache, ma può anche essere la semplice ed innocua conseguenza dell’avere mangiato barbabietole che contengono betanina, un composto colorato rossastro. Vediamo ora alcuni tipi particolari di urina.

Paglierino chiaro

Il paglierino chiaro rappresenta la normale colorazione dell’urina, ovvero una corretta idratazione, quindi non c’è nulla da preoccuparsi, il nostro stato di salute è ottimo.

Urina trasparente

L’urina trasparente potrebbe indicare una eccessiva idratazione, o meglio che abbiamo bevuto troppa acqua, o in casi rari potrebbe indicare una eccessiva quantità di zuccheri (iperglicemia) che potrebbe portare a lungo andare allo sviluppo di diabete. Quest’ultimo caso si verifica quando abbiamo in continuazione sete e andiamo in bagno ad urinare più del dovuto.

Leggi anche: Odore delle urine di pesce, zolfo o ammoniaca: cause e cure

Giallo trasparente

Il giallo trasparente è una colorazione ottimale dell’urina, il soggetto è in buone condizioni di salute.

Giallo scuro

Il giallo scuro rappresenta una normale condizione di salute. La colorazione più scura potrebbe essere dovuto dal fatto che non siamo molto idratati. Quindi per ovviare a questo, bevete di più durante il corso della giornata.

Ambrato o color miele

Questo colore ci indica che il nostro corpo è disidratato e questo accade quando non beviamo a sufficienza o quando abbiamo una grande perdita di liquidi (sudorazione, utilizzo di diuretici, diarrea, ecc). Vi consigliamo di bere di più.

Leggi anche: Le tue feci dicono se sei in salute: con la Scala di Bristol impara ad interpretarle

Arancione

Il colore arancione potrebbe essere dovuto ad una disidratazione, o potrebbe essere ancora dovuto a una patologia del fegato o del dotto biliare. Molte volte potrebbe essere causato dall’assunzione di un farmaco (anti-infiammatori come la sulfasalazina (Azulfidine); fenazopiridina (Pyridium), e alcuni farmaci chemioterapici) o di un colorante presente negli alimenti.

Sciroppo

Il color sciroppo potrebbe rappresentare un grave disidratazione o ancora più grave la presenza di una malattia al fegato. Quindi bevete di più e se il problema persiste consultate uno specialista per eventuali accertamenti.

Leggi anche: Differenza tra nefrologo ed urologo: patologie e competenze specifiche e comuni

Da rosa a rosso

Il colore rosa-rosso potrebbe essere dovuto al consumo di un particolare alimento come ad esempio il rabarbaro, la barbabietola, mirtilli e rape. In casi gravi invece, il colore rossastro potrebbe essere dovuto alla presenza di sangue nelle urine dovuto a patologie come infezioni del tratto urinario, ingrossamento della prostata, cisti renali, calcoli renali o alla vescica, o tumori cancerosi e non-cancerosi. Questa colorazione potrebbe ancora essere dovuta ad avvelenamento cronico da mercurio o piombo.

Grigio sporco, verdastro

Queste tipologie di urina possono essere causate da infezioni del tratto urinario e da calcoli renali.

Leggi anche: Le tue unghie dicono molto sulla tua salute: ecco come leggerle

Blu o verde

Il colore blu o verde dell’urina che si verifica raramente, potrebbe essere dovuta alla presenza di una di infezione batterica delle vie urinarie causata ad esempio da batteri Pseudomonas (colorazione verde). Spesso questa colorazione potrebbe essere causata dall’assunzione di qualche farmaco (amitriptilina, indometacina e propofol) o dal consumo di un colorante alimentare.

Marrone scuro

Possono indicare malattie del fegato oppure un melanoma, per la presenza di melanina nelle urine.

Leggi anche: Esame delle urine completo con urinocoltura: come fare e capire i risultati

Gradazioni del blu

In questo caso si parla di sindrome del pannolino blu, malattia ereditaria che aumenta i livelli di calcio nel sangue.

Urina schiumosa

L’urina normale è liquida e saltuariamente lievemente schiumosa e ciò non deve destare preoccupazioni. Se però persiste una elevata quantità di schiuma, ciò potrebbe essere la manifestazione di un consumo eccessivo di proteine, di infezioni urinarie o di problemi renali.

Urine torbide

Possono essere causate da infezioni delle vie urinarie, in questo caso possono essere associate a bisogno frequente di urinare con poca usina emessa ogni volta, dolore durante la minzione, febbre, debolezza. Se le urine sono torbide e rosse, possono essere la spia di un problema alla prostata. Per approfondire: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Calcoli biliari e renali

Se le urine sono scure e le feci chiare, probabilmente vi è la presenza di calcoli biliari. Se il colore delle urine si avvicina al rosso e si avverte, o si è da poco avvertito, un dolore intenso ed improvviso al fianco, solitamente da un solo lato, è probabile la presenza di calcoli renali. Per approfondire: Calcoli urinari bloccati in rene, uretere, vescica e uretra: cause e cure

Sintomi gravi: cosa fare?

In caso di sintomi potenzialmente gravi, come forte dolore alla minzione, dolore addominale intenso, sangue nelle urine, malessere genrale e/o blocco totale della minzione, vi consigliamo di recarvi dal vostro medico, che indagherà la situazione con anamnesi, esame obiettivo, esami di laboratorio (ad esempio esame delle urine e/o del sangue) e/o di diagnostica per immagini (ad esempio radiografia addominale, ecografia addominale o cistoscopia).

Consigli

Per ridurre queste problematiche alcuni consigli generici possono essere:

  • bere la giusta quantità di acqua: per le donne circa 1.5 litri al giorno, per gli uomini 2 litri, con dosi aumentate in caso di forte caldo ed attività sportiva intensa. Per approfondire: Idratazione corretta: quanta acqua bere al giorno e perché è così importante;
  • alimentarsi in modo corretto;
  • evitare la vita sedentaria;
  • evitare il fumo di sigaretta;
  • evitare l’abuso di alcolici;
  • usare il profilattico in caso di rapporti sessuali con sconosciuti;
  • evitare i rapporti sessuali con partner che hanno malattie sessualmente trasmissibili come candidosi e sifilide;
  • usare indumenti intimi di alta qualità;
  • evitare vestiti troppo stretti a livello dei genitali;
  • mantenere una adeguata igiene intima.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Pelle che prude dopo la doccia: ecco da cosa dipende e rimedi

MEDICINA ONLINE ERRORI BANALI DOCCIA ACQUA HAIR SOAP SHAMPOOIl prurito è per definizione una sensazione che provoca il desiderio o il riflesso di grattarsi. Quando il prurito si verifica in caso di contatto con l’acqua, si parla di “prurito acquagenico” (in inglese “aquagenic pruritus“) il quale è un disturbo che consiste nel manifestarsi di crisi di prurito appena la pelle viene a contatto con l’acqua ed è probabilmente dovuto ad un rilascio eccessivo di acetilcolina in seguito a tale evento.

Caratteristiche
La sensazione di prurito associata a tale disturbo assomiglia ad una continua puntura di spilli ed interessa frequentemente gambe e braccia, specialmente i polpacci, ma può colpire tutto il corpo. Le crisi hanno una durata di qualche decina di minuti e, tipicamente, iniziano ad attenuarsi appena la pelle non è più esposta all’aria.

Diagnosi_differenziale_rispetto_al_prurito_da_cause_allergiche
Poiché spesso il disturbo si manifesta dopo una doccia o un bagno con prodotti detergenti, erroneamente si è portati a confondere le crisi di prurito acquagenico con episodi di allergia a questi prodotti. Tuttavia, ci sono alcune caratteristiche particolari che permettono di distinguere il prurito acquagenico:

  • il prurito non dipende dalle particolari sostanze disciolte nell’acqua, per cui l’utilizzo di prodotti detergenti delicatissimi, per esempio bagnoschiuma per neonati, non impedisce l’insorgenza del disturbo che continua a manifestarsi ugualmente, perfino utilizzando solo acqua distillata;
  • nei casi più importanti, le crisi possono essere innescate anche soltanto dal proprio sudore, specialmente durante i mesi più caldi;
  • molti pazienti lamentano una certa stagionalità del disturbo, osservando una maggiore incidenza nei periodi in cui l’abbronzatura sta andando via.

Dunque, di per sé, il prurito acquagenico non è una manifestazione di tipo allergico, anche se si osserva che la sua insorgenza può essere ulteriormente favorita dalla concomitante presenza di particolari fattori come, per esempio, il contatto della pelle con fibre sintetiche. Il consumo di ortaggi della famiglia delle solanacee possono favorire l’insorgenza di questo disturbo per il contenuto di nicotina che aumenta l’attività dei neuro-recettori dell’acetilcolina.

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Diagnosi differenziale rispetto all’orticaria acquagenica
Anche l’orticaria fisica di natura acquagenica, o semplicemente orticaria acquagenica, è causata dal contatto della pelle con l’acqua ed è accompagnata da prurito. Per escluderla o confermarla, occorre valutare se sono presenti le tipiche manifestazioni cutanee dell’orticaria (ovviamente non presenti in caso di semplice prurito acquagenico) ma, per una risposta definitiva, occorre effettuare un T.O.F. (test orticaria fisica) in un ambulatorio dermatologico.

Rimedi
Si osserva che alcune soluzioni saline, per esempio soluzioni di bicarbonato di sodio, possono ridurre l’intensità delle crisi di prurito acquagenico (infatti le crisi risultano meno frequenti a contatto con l’acqua di mare). Per alleviare il prurito sono indicate anche l’esposizione a raggi UVB e l’applicazione di creme a base di sostanze in grado di disattivare le terminazioni nervose responsabili del disturbo, per esempio la capsicina contenuta nel peperoncino, utilizzate anche nel trattamento delle nevralgie talvolta ancora presenti dopo la guarigione dall’herpes zoster. Secondo alcuni, qualche effetto positivo si può avere anche con l’applicazione di creme idratanti, per ridurre la secchezza della pelle, oppure di glicerolato d’amido, ma non tutti i dermatologi sono concordi sull’efficacia di questi prodotti. Infine, si può tentare un cambiamento della temperatura dell’acqua, poiché per alcuni pazienti il disturbo si manifesta solo con acqua a determinate temperature. Altri segnalano una riduzione o addirittura scomparsa del prurito, se la parte finale della doccia viene effettuata con acqua fredda e se poi ci si asciuga con un phon o tamponando con un telo (evitando di sfregare la pelle). Da registrare gli sviluppi nella terapia del prurito acquagenico successivi al 2010. Attualmente sono disponibili trattamenti potenzialmente più efficaci di quelli indicati sopra. La ricerca e la pratica medica hanno individuato per esempio l’efficacia su alcuni pazienti del trattamento con propranololo, un betabloccante usato principalmente nel trattamento dell’ipertensione e di alcune forme di angina.

Prodotti per la cura della pelle irritata
Ecco una lista di prodotti, selezionati e testati dal nostro Staff di esperti, per detergere, idratare e calmare la pelle irritata. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile:

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Mangiare senza sale fa dimagrire o ingrassare?

MEDICINA ONLINE MANGIARE TIPI DI SALE SALT KIND MANDORLE ROSSE FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO LONTANO DAI PASTI WALLPAPER.jpgMangiare senza sale fa dimagrire o ingrassare? La risposta esiste: sì, aiuta a perdere peso, ma non è l’unico a dover essere limitato nella nostra dieta, considerato che c’è anche lo zucchero – molto pericoloso per la linea -, cibi spazzatura e quelli in scatola, grassi. Chi ha iniziato già a seguire seriamente una dieta ipocalorica sa bene che deve evitare di usare condimenti super-calorici per i propri piatti, evitando soprattutto di aggiungere tonnellate di sale e olio. Oltre a fare attenzione a quello che si mette in tavola, bisogna auto-convincersi che, per raggiungere il proprio peso forma e un fisico per niente flaccido, lo sport non deve mancare almeno tre giorni a settimana.

Ma perché il sale fa ingrassare?
Più che ingrassare, fa aumentare i chili sulla bilancia e c’è un motivo per cui ho fatto questa distinzione, una leggera sfumatura: il sale non genera massa grassa (quindi non fa ingrassare), ma provoca un accumulo di liquidi per via della sua capacità di legare le molecole di acqua e questo porta alla ritenzione idrosalina, pericolosa per chi soffre di cellulite, difficile da eliminare del tutto (ma non impossibile). Assumere troppo sale fa male alla salute, oltre che al peso-forma: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che mangiare quattro o cinque volte sale durante tutto l’arco della giornata porta ad avere pressione alta, tumore allo stomaco, osteoporosi, problemi ai reni e al cuore, seri disturbi alla vista. C’è chi crede che mangiare senza sale fa male alla tiroide, ma anche per chi soffre di problemi tiroidei deve stare molto attento ai grammi di sale da utilizzare in cucina.

Quanti grammi da assumere ogni giorno? 
Uomini e donne, in media, assumo tra gli 8 e i 10 grammi di sale. Troppi! L’ideale sarebbe usare 2 massimo 3 grammi di sale nei propri piatti, non di più, evitando così di aumentare il rischio delle malattie sopraccitate. Diminuendo notevolmente il sale, diminuisce anche il peso: senza troppo sale, l’organismo riesce a perdere persino 2 chili dopo quattro giorni e ciò è dovuto alla risoluzione della ritenzione idrosalina. In un mese, si possono abbattere anche 6 chili, se ovviamente a queste accortezze vengono affiancate attività sportive da svolgere regolarmente: anche una semplice passeggiata ha i suoi benefici!

Mangiare senza sale fa dimagrire: quello che devi sapere

  • Il sale non deve mai mancare nella nostra dieta perché il sodio svolge un’azione importante per il nostro organismo: allevia i dolori reumatici, rende più attivo il cervello, evita i crampi muscolari;
  • Mangiare con poco sale si dimagrisce davvero perché si evita la ritenzione idrosalina;
  • Per perdere peso bisogna limitare sale, zucchero, grassi e cibi spazzatura;
  • Lo sport è fondamentale per dimagrire, non solo la riduzione del sale;
  • Il sale può provocare malattie cardiovascolari, osteoporosi e tumore allo stomaco;
  • Bisogna assumere all’incirca 3 g di sale al giorno;
  • Riducendo il sale, si possono perdere anche sei chili in un mese.

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