Tumore del polmone: epidemiologia, cause, fattori di rischio

MEDICINA ONLINE COME SMETTERE DI FUMARE SIGARETTA SIGARETTE BIONDE NICOTINA CATRAME FILTRO TOSSICODIPENDENZA CHAMPIX FARMACI ELETTRONICA FUMO DIVIETO APERTO ACCENDINO DIPENDENZA TABAGISMOI tumori maligni del polmone (“cancro del polmone” o “carcinoma polmonare”) sono oggi la più comune malattia maligna ad esito infausto, sia negli uomini che nelle donne, nei paesi industrializzati. Poiché l’incidenza mondiale dei tumori del polmone è in aumento, diventa sempre più importante la diagnosi precoce e una terapia più efficace. Il termine “maligno” denota il comportamento infausto del tessuto abnorme, che non assolve nessuna funzione e che si diffonde in maniera incontrollata a spese del tessuto normale, invadendo non solo i tessuti vicini al tumore primario, ma in alcuni casi diffondendosi a distanza (metastasi). Ricordiamo tuttavia che non solo il polmone può essere sede di un tumore primario che metastatizza in organi diversi, ma può anche essere sede di metastasi che giungono al polmone da altri organi (neoplasia secondaria): in alcuni casi si possono infatti ritrovare in alcuni casi metastasi
di tumori maligni che si originano da organi come il rene, il fegato, la mammella e la prostata.

Epidemiologia

Il carcinoma del polmone è la neoplasia con il maggior tasso di incidenza e di mortalità nel mondo: si registrano quasi un milione e mezzo di nuovi casi all’anno ed oltre un milione di morti, con la massima frequenza negli Stati Uniti d’America e in Europa. Negli Stati Uniti, nel 2006, il carcinoma del polmone è stato diagnosticato in circa 60 persone ogni 100 mila abitanti e, nello stesso anno, sono morte 52 persone ogni 100 abitanti. In Europa il carcinoma del polmone costituisce la più comune causa di morte per cancro. In Italia nel 2004 sono morte 32.840 persone per carcinoma del polmone; il carcinoma del polmone rappresenta la prima causa di mortalità per cancro nell’uomo e la seconda nella donna (dopo il cancro della mammella). Per anni i tumori polmonari sono stati diffusi soprattutto tra gli uomini, tuttavia negli ultimi decenni le donne si stanno “rimettendo in pari” con il sesso maschile e ciò è dovuto al fatto che il tabagismo si è diffuso anche al sesso femminile.

Vengono colpiti prevalentemente (ma non esclusivamente) soggetti maschi con età superiore a 50 anni con alle spalle una lunga storia di tabagismo e/o di esposizione professionale a sostanze cancerogene. Nazioni con incidenza e mortalità da tumore polmonare un tempo relativamente basse- come Cina ed India – hanno visto un un notevole aumento di incidenza e di mortalità man mano che aumentava nella popolazione il tabagismo.

Si è registrato un aumento dell’incidenza dal 1950 in poi, della variante adenocarcinoma, tumore che interessa soprattutto le regioni periferiche del polmone. Il fenomeno è probabilmente dovuto soprattutto all’introduzione del filtro nelle sigarette: esso è in grado di intrappolare le particelle più grandi (che si depositano maggiormente nei bronchi prossimali) e di lasciar passare invece le particelle più piccole, che si depositano nei bronchi distali. La presenza del filtro, inoltre, ha storicamente “costretto” il tossicodipendente da nicotina a fare inspirazioni più profonde per ricevere la stessa quota di nicotina che riceveva in assenza del filtro, e ciò determina una maggiore deposizione delle sostanze tossiche nelle regioni polmonari più periferiche. L’incidenza di adenocarcinoma è correlato non solo alla presenza del filtro, ma anche fortemente all’inquinamento ambientale.

Cause e fattori di rischio

La maggior parte dei ricercatori, forse tranne quelli alle dipendenze dell’industria del tabacco ed alcuni “complottisti da tastiera”, concorda sul fatto che il fumo di sigaretta (quella a combustione, quindi non quella elettronica i cui rischi sono ancora in fase di studio) sia in assoluto il più grande responsabile del cancro del polmone sia negli uomini che nelle donne: è ormai certo che la combustione del tabacco non solo produca centinaia di sostanze tossiche, ma alcune cancerogene ed addirittura radioattive, sostanze che ad ogni boccata vengono copiosamente immesse non solo nei polmoni ma, tramite il sangue, a tutto l’organismo, tanto che la tossicodipendenza da nicotina è non solo un fattore di rischio per il tumore polmonare, ma anche per il cancro in generale (ad esempio per quello al pancreas). Esiste una correlazione tra il fumo e virtualmente qualsiasi tumore maligno esistente, in particolare esiste una forte associazione tra l’esposizione al fumo di sigaretta e l’incidenza del carcinoma broncogeno: il 10% di tutti i fumatori sviluppa un tumore del polmone e circa l’80% di tutti i pazienti con tumore del polmone è fumatore o è stato fumatore in un certo periodo della sua vita. Il rischio di sviluppare una neoplasia polmonare – in riferimento alla tossicodipendenza da nicotina – appare correlato:

  • al numero di sigarette fumate,
  • alla durata (in anni) dell’abitudine,
  • all’età del paziente quando ha incominciato a fumare,
  • alla profondità dell’inalazione e al contenuto in catrame e nicotina delle sigarette.

I fumatori hanno un rischio di sviluppare un tumore del polmone 10-25% volte maggiore rispetto ai non fumatori. Esso diminuisce gradualmente per circa 13 anni dopo l’eliminazione del fumo e – pur avvicinandosi fortemente – non raggiunge mai il livello di rischio di chi non ha mai fumato in vita sua, soprattutto se si è iniziato a fumare da giovanissimi un gran numero di sigarette giornaliere e/o se si è smesso di fumare in tarda età. Non solo chi fuma è a rischio, ma anche chi gli è vicino ed assume il fumo passivo e quello terziario. Nella seguente tabella elenchiamo il rischio relativo di tumore del polmone in alcune categorie di persone. Il rapporto di rischio indica quante volte un dato gruppo di persone rischia di sviluppare una neoplasia polmonare rispetto al rischio di pari individui senza i fattori di rischio elencati.

  • individuo che fuma meno di 10 sigarette al giorno: rapporto di rischio 15
  • individuo che fuma tra 10 e 20 sigarette al giorno: 17
  • individuo che fuma tra 20 e 40 sigarette al giorno: 42
  • individuo che fuma oltre 40 sigarette al giorno: 64
  • individuo che fuma il sigaro: 3
  • individuo che fuma la pipa: 8
  • individuo ex fumatore: tra 2 e oltre 10 (in funzione soprattutto del tempo che è passato dalla cessazione del fumo: più tempo è passato e più e basso il rapporto di rischio)
  • individuo non fumatore esposto ad amianto: 5 
  • individuo fumatore esposto ad amianto: 92
  • individuo non fumatore cronicamente esposto al fumo passivo del partner: 1.4 – 1.9
  • parenti non fumatori di pazienti con tumore del polmone: 4 
  • parenti fumatori di pazienti con tumore del polmone: 14 

Da “Murray, JF and Nadel, JA: Textbook of Respiratory Medicine. WB Saunders, Philodelphia, 1988”

Anche l’esposizione ad alcune fibre irritanti, radiazioni ionizzanti, inquinanti ambientali, polveri sottili e fumi chimici è stata associata ad una aumentata incidenza di tumori del polmone, soprattutto in quei lavoratori che sono esposti professionalmente cronicamente a tali sostanze. Queste ultime comprendono principalmente amianto, cromo, nickel, uranio, vinilcloruro, etere bisclorometile e prodotti di degradazione del gas radon. Molte di queste sostanze potenziano gli effetti del fumo di tabacco nell’induzione del carcinoma broncogeno, infatti – come potete notare dalla tabella prima pubblicata – l’esposizione all’amianto è stata associata ad una incidenza di tumori del polmone 5 volte maggiore nei non fumatori, ma ben 92 volte maggiore nei fumatori: in parole semplici l’amianto da solo è un fattore di rischio non indifferente, ma aumenta il rischio di tumore polmonare nei fumatori in modo più che esponenziale.

Altri fattori di rischio comprendono l’inquinamento atmosferico, il fumo di sigari o di pipa e le lesioni polmonari cicatriziali. I fattori inquinanti riducenti (biossido di zolfo, particelle carboniose) sono considerati cancerogeni, mentre non sono considerati tali i fattori ossidanti (ad esempio idrocarburi e ossido di azoto).

La predisposizione familiare ai tumori dell’apparato respiratorio aumenta la suscettibilità individuale verso questo tipo di patologia. Gli individui con parenti stretti affetti da tumore del polmone hanno una probabilità da tre a quattro volte maggiore di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale e tale rischio aumenta considerevolmente se tali individui assumono fumo passivo e terziario ed ancora di più se fumano a loro volta.

La presenza di anomalie genetiche a carico di p53 (come nel caso della sindrome di Li-Fraumeni) e di Rb predispongono al carcinoma del polmone. Un altro gene coinvolto potrebbe essere quello che codifica per il citocromo CYP1A1, della famiglia del sistema enzimatico P450: polimorfismi a carico di questo gene comportano un alterato metabolismo dei composti cancerogeni presenti nel fumo di sigaretta, con maggiore suscettibilità al cancro.

Un’incidenza tre volte maggiore di sviluppare un tumore del polmone è associata anche alla sarcoidosi. La presenza di malattie come enfisema polmonare, bronchite cronica, fibrosi polmonare e tubercolosi aumentano il rischio di sviluppare un tumore polmonare.

Le infezioni polmonari virali e batteriche, specie se recidivanti e croniche, possono essere un fattore di rischio per il tumore polmonare. Alcuni virus sembrano avere la capacità di alterare il ciclo cellulare e bloccare i processi di apoptosi, promuovendo un anomalo controllo della replicazione cellulare, il che rappresenta uno step che favorisce la formazione di tumori. Alcuni virus che potrebbero avere un ruolo nella cancerogenesi, sono:

  • papillomavirus;
  • poliomavirus JC;
  • del simian virus 40 (SV40);
  • virus BK;
  • citomegalovirus.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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