Differenza tra immunità umorale e cellulare

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIALa risposta immunitaria è una forma di difesa dell’organismo verso cellule o sostanze non self (estranee all’organismo) o comunque ritenute potenzialmente dannose per l’organismo. La risposta immunitaria può essere specifica (o adattativa) o aspecifica (innata). La risposta immunitaria specifica può essere ulteriormente distinta in due tipi: umorale o cellulo-mediata.

Le risposte umorali avvengono mediante la produzione d’immunoglobuline, chiamate anche anticorpi, prodotte dai linfociti B in risposta alla penetrazione di un antigene nell’organismo.

La reazione cellulo-mediata avviene mediante il contatto diretto dei linfociti T con l’antigene estraneo, anche senza la produzione d’anticorpi da parte dei linfociti B. Prevede l’attivazione dei macrofagi, delle cellule natural killer, dei linfociti T e la produzione di antigeni specifici a qualcosa di tossico per le cellule (citotossicità), nonché il rilascio di varie citochine in risposta ad un antigene.

La risposta immunitaria umorale è importante soprattutto nella difesa contro le infezioni batteriche; invece quella cellulo-mediata è efficace specie contro parassiti, virus, funghi, tumori e cellule trapiantate non self (non compatibili). Tuttavia, non esiste una separazione così netta, in quanto in genere si ha la cooperazione di entrambi i tipi di linfociti.

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Endocardite batterica: profilassi in bambini ed adulti

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONEL’endocardite batterica è una infezione delle strutture interne del cuore o delle grosse arterie causata “dall’impianto” di batteri o, più raramente, funghi. Il passaggio nel sangue dei germi può essere provocato da focolai di infezione ovunque situati, da interventi chirurgici, da procedure ostetrico-ginecologiche e da manovre strumentali capaci di provocare sanguinamento particolarmente se eseguite su territori abitulmente ricchi di flora batterica come il cavo orale, le vie genito-urinarie, l’apparato respiratorio superiore o l’apparato gastrointestinale.

Sono particolarmente esposti al rischio di contrarre l’endocardite batterica i pazienti portatori di malformazioni cardiache congenite, di vizi valvolari acquisiti o degli esiti di interventi cardiochirurgici (protesi artificiali o biologiche, valvole, patch).

Va sottolineato che la profilassi della Malattia Reumatica mediante Penicillina in forma “ritardo” non previene l’ endocardite batterica.

PROFILASSI DELL’ENDOCARDITE BATTERICA

Raccomandazioni di ordine generale:

  • Curare l’igiene della bocca e sottoporsi a controlli dentistici periodici
  • Riferire prontamente al proprio medico ogni episodio febbrile senza una causa evidente
  • Recare con sé questo stampato ed esibirlo al medico dentista, al chirurgo o ad altro specialista prima della visita

ADULTI

Procedure dentarie e sulle vie aeree superiori:

  • Orale:
    • Prima scelta: Zimox o Velamox 3 grammi 1 ora prima e 1,5 grammi 6 ore dopo la procedura.
    • Allergici alla Penicillina: Eritrocina 1 grammo 2 ore prima e 500 mg 6 ore dopo.
  • Via Parenterale:
    • Prima scelta: Amplital 2 grammi in muscolo o endovena 30 minuti prima + Gentalyn 1,5mg/Kg in muscolo o ev 30 minuti prima.
    • Allergici alla Penicillina: Vancomicina 1 grammo endovena in 1 ora lentamente (iniziando 1 ora prima della procedura)

Procedure gastrointestinali e genitourinarie:

  • Orale:
    • Zimox o Velamox 3 grammi 1 ora prima e 1,5 grammi 6 ore dopo la procedura.
  • Via Parenterale:
    • Prima scelta: Amplital 2 grammi in muscolo o endovena 30 minuti prima + Gentalyn 1,5mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima.
    • Allergici alla Penicillina: Vancomicina 1 grammo endovena in 1 ora lentamente (iniziando 1 ora prima della procedura)+ Gentalyn 1,5mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima.

BAMBINI

Procedure dentarie e sulle vie aeree superiori:

  • Orale:
    • Prima scelta: Zimox o Velamox 50 mg/Kg 1 ora prima e 25 mg/kg 6 ore dopo la procedura
    • Allergici alla Penicillina: Eritrocina 20 mg/Kg 2 ore prima e 10 mg/Kg 6 ore dopo
  • Via Parenterale:
    • Prima scelta: Amplital 50mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima + Gentalyn 2 mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima
    • Allergici alla Penicillina: Vancomicina 20mg/Kg endovena in 1 ora infuso lentamente, nel giro di 1 ora (iniziando quindi 1 ora prima della procedura)

Procedure gastrointestinali e genitourinarie:

  • Orale:
    • Prima scelta : Zimox o Velamox 50mg/Kg 1 ora prima e 25 mg/Kg 6 ore dopo la procedura.
  • Via Parenterale:
    • Prima scelta: Amplital 50 mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima + Gentalyn 2 mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima.
    • Allergici alla Penicillina: Vancomicina 20 mg/Kg infuso lentamente, nel giro di 1 ora (iniziando quindi 1 ora prima della procedura) + Gentalyn 2 mg/Kg in muscolo o endovena 30 minuti prima.

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Albumina ed albuminemia alta o bassa: cause, valori e terapie

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINAL’albumina è una proteina del plasma, prodotta dalle cellule epatiche. È contenuta anche nel latte e nell’albume dell’uovo, da cui prende il nome. Ha un elevato peso molecolare e costituisce circa il 60% di tutte le proteine plasmatiche.

Valori normali di albumina

La concentrazione di albumina nel sangue (albuminemia) varia fra 3,5 e 5,0 g/dl e si misura con l’elettroforesi delle proteine.

Funzioni dell’albumina

L’albumina è essenziale per la regolazione e il mantenimento della pressione oncotica, ovvero la pressione che “tiene” il sangue all’interno dei vasi sanguigni. Oltre ad essere la proteina più presente nel sangue, l’albumina è il principale veicolo di altre proteine trasportate attraverso di esso: se viene escreta con le urine (dove in condizioni normali è praticamente zero), il calo di albumina nel plasma lo rende con meno proteine disciolte e meno colloidale, con una pressione oncotica che scende sotto il limite di 20 mmHg, travaso di fluidi ed elettroliti dai vasi ai tessuti con edema generalizzato (di solito a palpebre ed estremità nella fase iniziale, e vistoso nell’addome nei cali di pressione maggiori). Le funzioni dell’albumina, in sintesi, sono le seguenti:

  • mantenimento della pressione oncotica (soglia fisiologica di 20 mmHg);
  • trasporto degli ormoni della tiroide;
  • trasporto degli altri ormoni, in particolare quelli solubili nei grassi (liposolubili);
  • trasporto degli acidi grassi liberi;
  • trasporto della bilirubina non coniugata;
  • trasporto di molti farmaci;
  • legame competitivo con gli ioni calcio (Ca2+);
  • tamponamento del pH.

Alterazioni di albumina

Eventuali valori più bassi di albuminemia sono, nella maggior parte dei casi, da ricondursi a una ridotta produzione di albumina da parte del fegato. La capacità di sintetizzare proteine da parte dell’epatocita risulta compromessa nelle epatopatie gravi, come l’emocromatosi, le epatiti croniche, la cirrosi epatica. In questi casi, la concentrazione di albumina nel siero costituisce un indice importante, sia dal punto di vista diagnostico, che da quello prognostico.

Albumina nelle urine

La molecola dell’albumina è carica negativamente, come la membrana del glomerulo renale; la repulsione elettrostatica impedisce quindi, normalmente, il passaggio dell’albumina nell’urina. Nelle sindromi nefrosiche questa proprietà viene persa e si nota di conseguenza la comparsa di albumina nelle urine del malato. L’albumina, per questo, è considerata un importante marcatore di disfunzioni renali, che compaiono anche a distanza di anni.

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Ipoalbuminemia

Si parla di ipoalbuminemia generalmente quando i livelli di albumina nel sangue sono inferiori a 3,5 g/dl. Le cause di diminuita albumina nel sangue, sono varie:

1) ipoalbuminemia da sintesi ridotta di albumina, causata da:
  • cirrosi epatica (è la causa più comune);
  • sindromi da malassorbimento;
  • carenze nutrizionali;
  • malattie infiammatorie croniche con diminuzione della funzionalità epatica;
  • epatiti acute e croniche;
  • anomalie genetiche che portano alla sintesi di albumina difettosa (rare).
2) ipoalbuminemia da aumentata perdita di albumina, causata da:
  • sindrome nefrosica;
  • ustioni estese;
  • enteropatia proteino-disperdente.
 3) ipoalbuminemia da aumentato catabolismo di albumina, causato da neoplasie metastatizzate.

Iperalbuminemia

Si parla di iperalbuminemia generalmente quando i livelli di albumina nel sangue superano i 5,0 g/dl. Le cause dell’albumina alta nel sangue possono essere diverse. Si può avere un problema di disidratazione per varie ragioni, in seguito al vomito o alla diarrea prolungata, di ustioni che interessano una vasta area corporea o a causa del morbo di Addison, un’insufficienza cronica che è da attribuire alle ghiandole surrenali. Altre cause di albumina alta nel sangue possono essere la sarcoidosi (formazione di cellule del sistema immunitario in vari organi del corpo) o il morbo di Burger (infiammazione delle piccole e medie arterie). L’albumina alta nelle urine può essere determinata da una dieta troppo ricca di proteine o da un uso eccessivo di integratori. Altri fattori che influiscono possono essere il diabete, l’ipertensione, l’elevata concentrazione di acido urico nel sangue, il lupus eritematoso sistemico. Possono essere fattori di rischio anche l’età avanzata e il tabagismo. Un’altra causa è costituita dai problemi a livello renale.

Terapia delle alterazioni dell’ambuninemia

E’ impossibile indicare una terapia generale nell’ambito dei rimedi contro l’albumina alta o bassa. A volte la variazione può essere anche non patologico e legato semplicemente a condizioni transitorie dell’organismo, se si tratta invece di vere e proprie patologie, per rimediare occorre individuare e curare la malattia che costituisce la causa a monte del disturbo.

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Le 10 malattie genetiche più diffuse al mondo

SINDROME DI BLOOM CAUSE SINTOMI DIAGNOSI TERAPIA GENETICA FOTO IMMAGINI DNA MALATTIA

Giovane con eritema teleangiectasico del volto dovuta a sindrome di Bloom

Con “malattia genetica” in medicina si intende un sottotipo di malattia, generalmente rara o molto rara, causata da una o più anomalie del Continua a leggere

Differenza tra capside a simmetria icosaedrica, elicoidale e complessa

MEDICINA ONLINE INVASIVITA VIRUS BATTERI FUNGHI PATOGENI MICROBIOLOGIA MICROORGANISMI CLINICA BIOLOGICA BIOLOGIA MICROBI LABORATORIO ANALISI PARETE INFEZIONE ORGANISMO PATOGENESIIn un virus il càpside (o capsìde, dal latino capsa, involucro) è la struttura proteica che racchiude l’acido nucleico del virus e lo protegge dall’ambiente esterno. Sulla superficie dei capsidi a simmetria icosaedrica si osservano diverse subunità morfologiche dette capsomeri. Anche se il termine capside indica solamente il rivestimento proteico del virus, spesso viene utilizzato come sinonimo di nucleocapside, che rappresenta invece il capside e il genoma virale contenuto al suo interno. Osservati al microscopio elettronico a scansione, la maggior parte dei capsidi appaiono vagamente sferici. In realtà essi presentano una simmetria icosaedrica (ad esempio il virus HIV). Altri capsidi appaiono filamentosi e sono detti a simmetria elicoidale (ad esempio il virus della rabbia). Esistono anche diversi capsidi per i quali non è possibile identificare una precisa simmetria (si parla in questo terzo caso di simmetria complessa).

A simmetria icosaedrica

Il capside assume la forma di un icosaedro regolare (20 facce a triangolo equilatero). Ogni faccia è costituita da proteine sferiche adiacenti, unite in gruppi di 5/6 unità (capsomeri). Il genoma si trova all’interno del capside, unito spesso a proteine particolari che formano la matrice(o proteina m). Materiale proteico (ad esempio enzimi) può essere a volte presente anche nell’interno del capside.

A simmetria elicoidale

Il capside è costituito da una spirale di proteine che si avvolge in senso antiorario. Il genoma forma una spirale all’interno del capside ed è contenuto in una specie di doccia situata sulla parte superiore della proteina. Al centro del virus è presente un tubicino con enzimi e matrice proteica.

A simmetria complessa

Il capside non è ben strutturato. Esso può essere: o un capside di forma definita, ma né tubulare né icosaedrica, o un capside asimmetrico.

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Emoglobina nelle urine (emoglobinuria): cause, sintomi e terapia

campioni con urina rossaLa presenza di emoglobina nelle urine, definita dal termine medico emoglobinuria, si verifica quando si riscontra la presenza di emoglobina (Hb) nelle urine. L’emoglobina è una proteina solubile e di colore rosso presente nei globuli rossi per i quali svolge la funzione vitale di trasporto dell’ossigeno molecolare (per approfondire, leggi: Emoglobina bassa, alta, cause e valori normali). L’emoglobinuria può essere la conseguenza di emolisi (rottura) dei globuli rossi a livello intravascolare (nei vasi sanguigni) o intravescicale (nella vescica urinaria).

La presenza di emoglobina nelle urine non dev’essere confusa con l’ematuria, cioè con la perdita urinaria di sangue; in effetti, l’emoglobina è solo una componente dei globuli rossi, che a loro volta sono solo una delle tante parti corpuscolate del sangue. Tuttavia, entrambe le condizioni sono accumunate dalla colorazione rossastra delle urine, dato che è proprio l’emoglobina ricca di ossigeno a conferire al sangue arterioso la tipica colorazione rossa; al contrario, il sangue venoso è più scuro, perché ricco di emoglobina deossigenata. In definitiva, quindi, l’emoglobinuria non riflette necessariamente una perdita di sangue con le urine, ma solo di pigmenti ematici (emoglobina) che le colorano di rosso.L’ematuria è spesso accompagnata da emoglobinuria, causata dall’emolisi dei globuli rossi contenuti nell’urina, mentre l’emoglobinuria può essere scorporata dall’ematuria, perché spesso sostenuta dai già citati fenomeni di eccessiva emolisi intravascolare. Un’altra importante precisazione è che l’escrezione di urine rossastre non è necessariamente sinonimo di ematuria o di emoglobinuria; infatti, un’urina di questo colore può semplicemente essere dovuta a una contaminazione con flusso mestruale o all’assunzione di particolari alimenti o farmaci. Per quanto detto, la presenza di emoglobina nelle urine conferisce alle stesse un colorito rosso-bruno omogeneo. Tra i vari sintomi che possono associarsi ad emoglobinuria, in relazione alla causa d’origine, ricordiamo febbre, brividi, ingrossamento della milza (splenomegalia), pallore cutaneo, tachicardia, mancanza di respiro, debolezza e itterizia.

L’emoglobinuria si verifica tipicamente quando il livello di Hb nel sangue raggiunge valori troppo elevati, in seguito a una distruzione improvvisa e imponente di globuli rossi (chiamata “emolisi“).
Se le concentrazioni di emoglobina nel sangue sono alte, le funzioni delle cellule del sistema reticolo-endoteliale – che recuperano l’emoglobina libera circolante, trasformandola in bilirubina per smaltirla – potrebbero venire meno o agire in modo non completamente sufficiente. L’emoglobina è la componente essenziale dei globuli rossi (a cui conferisce anche il colore). La sua funzione consiste nel trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti in periferia.

Quando i globuli rossi muoiono per cause fisiologiche o patologiche (emolisi), liberano nel sangue l’emoglobina che contengono, la quale viene immediatamente captata dall’aptoglobina. Il complesso che si ottiene è troppo grande per essere filtrato dai glomeruli renali, quindi viene processato e degradato per il riciclo del ferro, dalle cellule immunitarie che costituiscono il sistema reticolare-endoteliale. Tuttavia, se la quantità di emoglobina liberata nel sangue supera i 3 grammi si ha la completa saturazione dell’aptoglobina in circolo (questa proteina ha una concentrazione che va dai 50 ai 150 milligrammi per ogni decilitro di sangue). In simili circostanze, l’emoglobina libera, da composto a 4 catene peptidiche, si scinde in composti a due catene peptidiche e come tale riesce ad attraversare la barriera renale. A questo punto, le cellule epiteliali del tubulo prossimale renale processano l’emoglobina filtrata, trasformandola in ferritina ed emosiderina. Se le quantità di emoglobina sono notevoli e le capacità di assorbimento dei tubuli renali vengono superate, si ha allora passaggio di emoglobina nelle urine (emoglobinuria).

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Perché si misura l’emoglobina nelle urine?

L’emoglobinuria si può verificare in tutte le situazioni che portano a un’improvvisa e aumentata distruzione dei globuli rossi, e alla loro eliminazione con le urine.
Il più delle volte, la presenza di emoglobina nelle urine è la spia di alcune patologie che riguardano l’apparato urinario. Il primo passo per accertare le esatte cause scatenanti l’emoglobinuria consiste nell’analisi delle urine e nell’urinocoltura. Con l’ausilio dell’analisi anamnestica e la constatazione del quadro clinico (eventuali sintomi e segni presenti contemporaneamente all’emoglobinuria), il medico indirizzerà il paziente verso indagini cliniche mirate, sulla base del sospetto diagnostico.

Valori normali di emoglobina nelle urine

Quando si parla di emoglobina nelle urine non esiste un vero valore di riferimento che indichi la normalità, in quanto questa non dovrebbe mai essere presente nelle urine di una persona sana.

  • Valore normale di emoglobina nelle urine: assenza completa di emoglobina nelle urine.
  • Valore patologico di emoglobina nelle urine: presenza di emoglobina nelle urine.

Emoglobina nelle urine alta

Di norma, l’emoglobina non è presente nelle urine. Per tale motivo non si può parlare di valore troppo alto, in quanto basta la sola presenza di emoglobina nelle urine per indurre all’esecuzione di ulteriori accertamenti. Sono molte le possibili cause a monte di una emoglobinuria, tuttavia la presenza di emoglobina nelle urine è determinata principalmente da:

  • produzione difettosa di globuli rossi;
  • ritmo troppo elevato della loro distruzione.

In entrambi i casi, l’emoglobina viene liberata nel circolo ematico e, quando tale presenza diventa eccessiva e il suo smaltimento naturale diventa difficile, questa viene eliminata con le urine.
Le condizioni in cui più comunemente si manifesta un’emoglobinuria sono:

  • Avvelenamenti;
  • Reazioni a trasfusioni di sangue incompatibile;
  • Ustioni estese;
  • Uso di certi farmaci (es. penicillina, cefalosporine o medicinali antiaritmici, come la chinidina, possono provocare emolisi intravascolare e passaggio di emoglobina nelle urine);
  • Malaria;
  • Alcune infezioni acute;
  • Intossicazioni alimentari.

Vi è, inoltre, una serie di patologie che possono essere causa di emoglobinuria. Il favismo è, per esempio, una malattia genetica caratterizzata dalla carenza dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Se il paziente assume sostanze come la divicina contenuta nelle fave o alcuni farmaci, questo deficit determina la rottura dei globuli rossi con immissione in circolo dell’emoglobina, che verrà poi filtrata dai reni e precipiterà nelle urine.
Inoltre, tra le possibili condizioni associate alla presenza di emoglobinuria vanno ricordate:

  • Glomerulonefrite acuta (infiammazione acuta dei glomeruli renali);
  • Tumori delle vie urinarie;
  • Anemia falciforme;
  • Morbo di Cooley;
  • Sindrome emolitico-uremica;
  • Malfunzionamento di protesi valvolare cardiaca;
  • Esposizione al piombo;
  • Calcolosi renale;
  • Insufficienza renale cronica;
  • Carcinoma renale;
  • Coagulazione intravasale disseminata (CID);
  • Porpora trombotica trombocitopenica;
  • Tubercolosi delle vie urinarie.

Emoglobinuria in gravidanza

In gravidanza, può essere normale riscontrare tracce di emoglobina, come pure di sangue nelle urine, che possono dipendere da cistite. Tuttavia, se i valori aumentano considerevolmente potrebbe essere sintomo di gestosi.

Emoglobina nelle urine nelle sindromi cliniche

In altri casi, l’emoglobina compare nelle urine periodicamente, nel quadro di sindromi cliniche come:

  • Emoglobinuria da sforzo o da marcia: si manifesta per cause sconosciute dopo sforzi fisici intensi e prolungati, esercitati in posizione eretta. Predisposti a sviluppare tale condizione sono gli atleti che praticano la marcia e la corsa, e coloro che lavorano per un periodo prolungato, affrontando attività professionali impegnative dal punto di vista fisico (es. uso di un martello pneumatico). L’emoglobinuria da sforzo o da marcia può comparire soprattutto se tali attività si svolgono in condizione di disidratazione. Ad ogni modo, tale condizione ha carattere benigno e il fenomeno tende a scomparire spontaneamente.
  • Emoglobinuria parossistica da freddo: la crisi emoglobinurica si ha in seguito all’esposizione del corpo, o di una sua parte, a basse temperature. Tale condizione è spesso correlata a un’infezione luetica, ma può essere idiopatica o dipendere da altre infezioni, virali e batteriche.
    L’emoglobinuria parossistica da freddo è dovuta alla presenza nel plasma di una particolare sostanza, l’emolisina, che a basse temperature si lega con i globuli rossi ed esplica la sua attività emolitica a 37°C.
  • Emoglobinuria parossistica notturna: malattia genetica chiamata così per il fatto che è strettamente collegata al sonno, per cui le urine emesse al mattino sono scure al risveglio per la presenza di emoglobina. La condizione è associata a un difetto acquisito dei globuli rossi, che li rende maggiormente suscettibili a fattori diversi (quale probabilmente la modificazione del pH del sangue che si ha durante il sonno).
    La malattia esordisce in modo insidioso, per lo più in soggetti di giovane età, e può essere aggravata da infezioni, trasfusioni di sangue, interventi chirurgici e diversi tipi di farmaci. L’evoluzione è cronica e lenta, e la gravità delle manifestazioni si diversifica da caso a caso.

Possibili sintomi e segni associati

In presenza di emoglobinuria, le urine presentano un colore che va dall’amaranto al bruno, in rapporto alla concentrazione proporzionale di due pigmenti: l’ossiemoglobina (di colore rosso vivo) e la metaemoglobina (rosso-bruna).
A questo fenomeno si può accompagnare o meno una serie di altri sintomi, che saranno correlati alla patologia scatenante l’emoglobinuria, come:

  • Sintomi di anemia;
  • Cefalea;
  • Malessere generale;
  • Senso di prostrazione;
  • Febbre;
  • Brividi;
  • Pallore cutaneo;
  • Ingrossamento della milza (splenomegalia);
  • Tachicardia;
  • Respiro corto o difficile;
  • Dolori all’addome ed agli arti inferiori.

L’emoglobina che attraversa il rene può precipitare nei tubuli renali, determinando gravi alterazioni che, talvolta, sfociano in un blocco renale e nell’uremia.

Emoglobina bassa

Di norma, l’emoglobina non è presente nelle urine. Per tale motivo, anche una bassa concentrazione deve indurre all’esecuzione di ulteriori accertamenti. Riscontrare un’urina rossastra, comunque, non deve subito creare allarme, in quanto può dipendere dall’assunzione di alcuni medicinali o di determinati cibi.

Come si misura?

La presenza di emoglobina va approfondita mediante esame citologico delle urine. In pratica, si effettua un esame microscopico delle cellule emesse con le urine, dopo aver effettuato un particolare procedimento che viene detto “colorazione panottica”.

Preparazione

Per la valutazione dell’emoglobina nelle urine è necessario raccogliere una piccola quantità delle urine del mattino, a digiuno, dopo aver effettuato un’accurata igiene intima e dopo aver lasciato andare la primissima emissione (che può contenere i germi presenti all’esterno dell’apparato urinario). Nel caso delle donne, è bene effettuare l’esame lontano dal periodo mestruale. Le urine vanno raccolte in un contenitore sterile, che va richiuso accuratamente subito dopo e portato in laboratorio entro un breve periodo di tempo.

Interpretazione dei risultati

In presenza di emoglobinuria, è sempre bene rivolgersi al proprio medico, così da individuarne la causa e predisporne la cura.

Cause di emoglobina nelle urine

Il riscontro di emoglobina nelle urine, assente in condizioni normali, è la tipica conseguenza di processi emolitici (distruzione dei globuli rossi), che liberano in circolo l’emoglobina contenuta nelle emazie lese. Quando le concentrazioni di tale pigmento raggiungono livelli particolarmente elevati – tali da saturare l’aptoglobina, i sistemi di recupero e smaltimento del sistema reticolo endoteliale, e le capacità di riassorbimento del tubulo prossimale – l’emoglobina passa nelle urine.
Tra le cause più frequenti di emoglobinuria ricordiamo:

  • Glomerulonefrite acuta;
  • Ustioni estese;
  • Tumori renali;
  • Malaria;
  • Emoglobinuria parossistica notturna;
  • Pielonefriti;
  • Infarto renale;
  • Anemia falciforme;
  • Tubercolosi del tratto urinario;
  • Anemia emolitica autoimmune;
  • CID (coagulazione intravasale disseminata);
  • Sindrome emolitica uremica;
  • Reazioni a trasfusioni di sangue incompatibili;
  • Anemie immunoemolitiche da farmaci (ad esempio a metil-dopa o a penicillina);
  • Emoglobinuria da freddo;
  • Favismo;
  • Protesi valvolare cardiaca malfunzionante;
  • Sforzi fisici intensi e prolungati (emoglobinuria da sforzo, tipica ad esempio di podisti, marciatori e di chi fa lungo uso di martello pneumatico).

Terapia

La terapia dell’emoglobinuria è essenzialmente eziologica, cioè è rivolta al trattamento delle cause a monte che l’hanno determinata. Ciò significa che non esiste una terapia unica che vada bene in tutti i casi. Curando la causa a monte che l’ha determinata, l’emoglobina nelle urine dovrebbe non essere più ritrovata.

Per approfondire:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra pressione idrostatica, oncotica ed osmotica

MEDICINA ONLINE CAPILLARE SANGUE PRESSIONE IDROSTATICA ONCOTICA STARLING RENI RENE URINA APPARATO URINARIO AZOTEMIA ALBUMINA SINDROME NEFRITICA NEFROSICA PROTEINURIA POLLACHIURIA UREMIA LABORATORIO INSUFFICIENZA RENALE.jpgLa pressione idrostatica è la forza esercitata da un fluido in quiete sull’unità di superficie con cui è a contatto normalmente a essa. Il valore di questa pressione dipende esclusivamente dalla densità del fluido e dall’affondamento del punto considerato dal pelo libero o, in linea più generale, dal piano dei carichi idrostatici.

La pressione osmotica è una proprietà colligativa associata alle soluzioni. Quando due soluzioni con lo stesso solvente, ma a concentrazioni diverse di soluto, sono separate da una membrana semipermeabile (cioè che lascia passare le molecole di solvente ma non quelle di soluto), le molecole di solvente si spostano dalla soluzione con minore concentrazione di soluto (quindi maggiore concentrazione di solvente) alla soluzione con maggiore concentrazione di soluto (quindi minore concentrazione di solvente), in modo da uguagliare (o meglio, rendere vicine) le concentrazioni delle due soluzioni. La pressione che occorre applicare alla soluzione affinché il passaggio del solvente non avvenga è detta appunto “pressione osmotica”.

Con pressione oncotica si intende una pressione osmotica esercitata da soluzioni colloidali. In medicina e fisiologia il termine si riferisce alla pressione causata dalle proteine (come l’albumina prodotta dal fegato) presenti in soluzione nel plasma sanguigno. In condizioni normali il suo valore è 20 mmHg (28 mmHg a livello sanguigno – 8 mmHg opposta a livello tissutale) ed è in grado di determinare il movimento di liquido attraverso le membrane dei capillari, e in particolare nel glomerulo renale.

In generale, la differenza tra pressione oncotica e pressione idrostatica a livello dell’estremità arteriosa dei capillari favorisce il passaggio nello spazio extracellulare di acqua, elettroliti e alcune proteine del plasma. La minore pressione idrostatica che si ha a livello delle estremità venose dei capillari (data tra le altre cose dalla diminuzione della velocità del sangue) e la costante pressione oncotica inducono, invece, un riassorbimento nel circolo sanguigno di acqua, di elettroliti e dei prodotti del catabolismo dei tessuti.

Semplificando: mentre la pressione idrostatica spinge il sangue verso l’esterno del vaso sanguigno, la pressione oncotica tende a trattenerlo all’interno del vaso. Questo è il motivo per cui ad esempio un calo di albuminemia (cioè l’albumina contenuta nel sangue), come quello che si verifica in caso di cirrosi epatica, determina un calo della pressione oncotica del sangue e quindi una patologica fuoriuscita del sangue dal vaso sanguigno con formazione di trasudato (edema non infiammatorio) ed ascite.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sintomi della tubercolosi polmonare ed extrapolmonare

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA DRENAGGIO TORACE GABBIA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIO LOBI ANATOMIA VERSAMENTOLa tubercolosi (TBC) può infettare qualsiasi parte del corpo, ma più comunemente colpisce i polmoni, prendendo il nome di tubercolosi polmonare. La tubercolosi extrapolmonare si verifica quando vi è un’infezione all’esterno dei polmoni. La TBC extrapolmonare può coesistere con la TBC polmonare. Sintomi sistemici includono febbre, brividi, sudorazione notturna, perdita di appetito, perdita di peso, pallore, e una tendenza ad affaticarsi molto facilmente (astenia). In caso di infezioni ai reni è possibile che si verifichi anemia normocitica e normocromica per carenza di produzione di eritropoietina da parte dei reni.

Nelle infezioni tonsillari si riscontrano linfoadenopatie cervicali satelliti con evidenti periadeniti permanenti. La mucosa tonsillare si presenta ipertrofica e iperemica e ciclicamente si ulcera con necrosi caseose tendenti alla guarigione senza lasciare traccia. Negli stati avanzati di malattia questa può portare pressione bassa, frequenza cardiaca accelerata e dita ippocratiche dette anche a “bacchetta di tamburo”. Nonostante la TBC extrapolmonare non sia affatto contagiosa può coesistere con la TBC polmonare che invece lo potrebbe essere se è in una fase attiva e se la saliva del soggetto è bacillifera.

Tubercolosi polmonare

Se una infezione tubercolare diventa attiva, molto probabilmente coinvolge i polmoni (in circa il 90% dei casi). I sintomi possono includere dolore al petto e una tosse prolungata con produzione di espettorato. Circa il 25% delle persone può non avvertire alcun sintomo (cioè rimanere “asintomatica”). Di tanto in tanto, le persone possono tossire sangue (emottisi) in piccole quantità, e in casi molto rari, l’infezione può erodere l’arteria polmonare, con conseguente emorragia massiva (aneurisma di Rasmussen).

La tubercolosi può diventare una malattia cronica e causare cicatrici estese nei lobi superiori dei polmoni. I lobi polmonari superiori sono, infatti, più frequentemente colpiti rispetto a quelli inferiori. La ragione di questa differenza non è del tutto chiara ma potrebbe essere spiegata dalla presenza di un maggior flusso d’aria migliore, o dallo scarso drenaggio linfatico presente nei lobi superiori.

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Tubercolosi extrapolmonare

Nel 15-20% dei casi attivi, l’infezione si diffonde al di fuori delle vie respiratorie, causando altri tipi di tubercolosi. Questi sono comunemente indicate come “tubercolosi extrapolmonare”. La TBC extrapolmonare si verifica più comunemente nei soggetti immunocompromessi e nei bambini piccoli. Negli individui affetti da HIV, ciò si verifica in più del 50% dei casi.

Le infezioni extrapolmonari da Mycobacterium tuberculosis possono interessare tutto l’organismo anche se, essendo micobatteri aerobi, colpiscono maggiormente organi concavo cavernosi. Siti più frequenti di infezione extrapolmonare includono la pleura (pleurite tubercolare), sistema nervoso centrale (meningite tubercolare), sistema linfatico (adenite tubercolare), apparato genito-urinario (tubercolosi urogenitale) e nelle ossa e articolazioni (Malattia di Pott). Quando vi è un coinvolgimento dell’apparato scheletrico, la malattia prende il nome di “tubercolosi ossea”, una forma di osteomielite. A volte, lo scoppio di un ascesso tubercolare attraverso la pelle dà origine ad una ulcera tubercolare.

I sintomi della tubercolosi extrapolmonare sono vari e di varia entità in relazione all’organo colpito, al tipo o ai tipi di micobatterio e al modo in cui reagisce il sistema immunitario. In caso di infezioni intestinali si possono avere: ernia iatale, reflusso gastro esofageo, stenosi intestiale, megacolon, stipsi. Questa forma è spesso confusa e trattata per malattia di Crohn, celiachia o intolleranze alimentari.

Nelle infezioni tonsillari si riscontrano linfoadenopatie cervicali satelliti con evidenti periadeniti permanenti. La mucosa tonsillare si presenta ipertrofica e iperemica e ciclicamente si ulcera con necrosi caseose tendenti alla guarigione senza lasciare traccia. Nella tubercolosi esofagea, a causa della atonia causata dai patogeni infiltrati, si riscontra disfagia spesso dolorosa. Potenzialmente più grave vi è una forma di tubercolosi diffusa, comunemente nota come tubercolosi miliare. Questa forma costituisce circa il 10% dei casi extrapolmonari della malattia.

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