Eiaculazione precoce: sintomi, cura, rimedi naturali e farmaci

MEDICINA ONLINE PENE EREZIONE SPERMA LIQUIDO SEMINALE ANATOMIA EIACULAZIONE PENETRAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO UOMO RAPPORTO SESSUALE SEX Male Genital and Rectal AnatomyL’eiaculazione precoce è una patologia caratterizzata da difficoltà o incapacità da parte dell’uomo nell’esercitare il controllo volontario sull’eiaculazione, col risultato che l’espulsione dello sperma arriva in tempi troppo brevi per godere di un rapporto sessuale soddisfacente. Tra i vari sintomi dell’eiaculazione precoce, che consentono di qualificare un uomo come eiaculatore precoce, vi è ovviamente innanzitutto la durata del rapporto sessuale, poiché se più volte capita che l’atto sessuale si concluda prima che entrambi i partner lo desiderino allora è probabile che l’uomo presenti effettivamente la condizione di eiaculazione veloce. La breve durata dell’amplesso non può però essere sempre annoverata tra i sintomi dell’eiaculazione precoce in quanto può accadere che in particolari situazioni si possano verificare episodi di eiaculazione veloce, come ad esempio dopo un’astinenza prolungata: in questi casi è del tutto normale non riuscire ad avere un controllo del riflesso eiaculatorio. Altri casi in cui è normale avere una eiaculazione precoce è ad esempio quando il soggetto è alle sue prime esperienze sessuali e/o è di fronte ad un nuovo partner: in questi casi l’ansia da prestazione sessuale può influire negativamente sul controllo dell’eiaculazione. Finché l’eiaculazione precoce è “acuta”, cioè capita di tanto in tanto con episodi sporadici legati allo stress o all’ansia, il problema potrebbe non essere grave; se invece l’eiaculazione precoce è “cronica” cioè si presenta ad ogni esperienza sessuale, allora potrebbe essere la manifestazione di una patologia. Dopo avervi descritto classificazione, cause e sintomi, in fondo all’articolo vi forniremo anche una lista di alcuni prodotti come integratori e spray desensibilizzanti che sono estremamente utili per ritardare l’eiaculazione.

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Classificazione

In base all’inizio dei sintomi, l’eiaculazione precoce viene distinta in:

  • eiaculazione precoce primaria: si è manifestata fin dall’inizio dell’attività sessuale del soggetto (in pratica il soggetto ha sempre sofferto di eiaculazione precoce, fin dalle sue prime esperienze;
  • eiaculazione precoce secondaria: è intervenuta più o meno all’improvviso, dopo un periodo di attività sessuale normale e soddisfacente.

In base alla costante o meno presenza dei sintomi, si parla di:

  • disturbo generalizzato: i sintomi sono sempre presenti, sia con la masturbazione che con il sesso con il partner e con tutti i partner, in qualsiasi situazione;
  • disturbo situazionale: i sintomi NON sono sempre presenti, bensì si verificano solo in determinate situazioni o partner, ad esempio può verificarsi solo durante il sesso con un partner e non durante la masturbazione, oppure può verificarsi solo con un determinato partner (magari conosciuto da poco) e non con un altro partner.

In base al momento in cui si verificano i sintomi, si parla di:

  • eiaculazione ante portam: l’eiaculazione precoce si verifica prima ancora della penetrazione, a causa dei preliminari o anche semplicemente all’idea di avere un rapporto sessuale;
  • eiaculazione intra portam: il soggetto riesce a non eiaculare durante i preliminari, ma eiacula poco tempo (pochi minuti o – nei casi più gravi – pochi secondi) dopo aver iniziato la penetrazione.

Classificazione in base alle cause

Le cause dell’eiaculazione precoce possono essere di tipo organico o di tipo psicologico/emotivo, riguardando la storia e le caratteristiche individuali e in alcuni casi le dinamiche relazionali della coppia.

  • Cause organiche: possono essere riferite ad ipersensibilità del glande, eventualmente accentuata da anomalie anatomiche esterne come la fimosi oppure dal frenulo corto (o breve) del pene, oppure a processi infiammatori come prostatite e vescicolite.
  • Cause psicologiche: in questo caso il problema riguarda spesso un’errata abitudine psicofisiologica acquisita attraverso un’attività autoerotica condotta con fretta e frenesia nell’epoca adolescenziale, spesso per via di sensi di colpa latenti o della necessità di celare tale pratica agli adulti. Alla difficoltà nel controllo dell’eiaculazione può inoltre contribuire il fenomeno dell’ansia da prestazione e una difficoltà più generale a gestire ed esprimere le emozioni.

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Le diverse definizioni diagnostiche

Secondo una prima definizione proposta da Masters & Johnson un uomo soffre di eiaculazione precoce se eiacula prima che il partner raggiunga l’orgasmo in più della metà dei rapporti sessuali. Nei successivi sviluppi scientifici della sessuologia, a questa definizione si sono susseguite altre interpretazioni del fenomeno che correlano la precocità dell’eiaculazione alla durata del rapporto sessuale, al numero di spinte coitali, alla percezione di controllo sull’eiaculazione, alla soddisfazione del partner e della coppia. Una definizione diagnostica che utilizzi quale parametro di riferimento il raggiungimento dell’orgasmo del partner deve valutare l’eventuale presenza di una parallela disfunzione femminile dell’orgasmo che ne ritarda o ne rende impossibile il raggiungimento e che potrebbe rappresentare la reale difficoltà della coppia.
Recentemente, secondo i principi dell’evidence-based medicine, è stato proposto un modello interpretativo focalizzato sul tempo di latenza eiaculatoria intravaginale (IELT); si ritiene così di poter definire come affetto da eiaculazione precoce colui il quale eiacula, mediamente, in un tempo inferiore al minuto rispetto all’inizio della penetrazione. Appare tuttavia evidente come tale modello non sia sufficiente a contenere i numerosi casi di insoddisfazione di coppia associati ad una tempistica superiore al minuto ma ritenuta inadeguata dall’uomo e dalla partner.
Attualmente la definizione diagnostica maggiormente sostenuta dalla sessuologia scientifica si centra sulla carente percezione e possibilità di controllo dell’individuo con eiaculazione precoce sui tempi del processo di eccitazione sessuale e quindi sul raggiungimento della soglia psicofisiologica di attivazione del riflesso eiaculatorio. A tale condizione deve associarsi l’insoddisfazione e il disagio soggettivo dell’uomo e/o della partner per potersi correttamente configurare una diagnosi di eiaculazione precoce.

Leggi anche: Quanto deve durare un rapporto sessuale prima che si parli di eiaculazione precoce?

Sintomi dell’eiaculazione precoce e conseguenze psicologiche

Quando si presentano i primi sintomi dell’eiaculazione precoce è inevitabile che vi siano anche delle conseguenze psicologiche che possono ledere la salute mentale dell’uomo in maniera anche accentuata. L’eiaculazione veloce causa spesso ansia da prestazione a cui susseguono disagio e preoccupazione durante i rapporti sessuali, stati d’animo negativi che non fanno altro che peggiorare la condizione di eiaculatore precoce.
In molti casi può accadere che l’uomo, per ridurre gli episodi di eiaculazione veloce, cerchi di avere più rapporti consecutivi nel tentativo di ottenere orgasmi ritardati nei rapporti successivi. Talvolta l’eiaculatore precoce cerca anche di formulare pensieri distrattivi durante l’amplesso, tenta di limitare le stimolazioni genitali al minimo oppure riduce i tempi dedicati alle attività preliminari col risultato di costruire un rapporto deprivato di ogni aspetto piacevole.
Quando l’eiaculatore precoce si rende conto che pur avendo attuato numerose strategie per ridurre al minimo i sintomi dell’eiaculazione precoce senza però aver ottenuto risultati apprezzabili, tende, solitamente, ad evitare di avere rapporti sessuali, complicando così la condizione di eiaculazione veloce e alterando profondamente gli aspetti psichici e sociali di se stesso ma anche della coppia.

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Ritardare l’eiaculazione

Riuscire a ritardare l’ eiaculazione è un desiderio che accomuna molti uomini, infatti, non sono pochi coloro che dichiarano di non riuscire ad avere un rapporto sessuale “normale” a causa di un mancato controllo del riflesso eiaculatorio. L’eiaculazione precoce è un disturbo che non consente di avere un’attività sessuale appagante e soddisfacente, generando conseguentemente anche stati d’animo negativi come ansia, stress e depressione. Proprio per tale ragione numerosi uomini hanno cercato dei validi metodi che permettessero loro di riuscire a ritardare l’ eiaculazione ed avere una vita sessuale migliore. Attualmente vi sono varie terapie alternative che consentono di ritardare l’ eiaculazione ed avere un maggiore controllo del riflesso eiaculatorio. Vi è poi, anche il trattamento farmacologico da prescrizione che può essere utile a ritardare l’ eiaculazione, soprattutto quando il disturbo sessuale si manifesta in maniera accentuata.

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Ritardare l’eiaculazione con le terapie alternative

Fra le terapie alternative per ritardare l’ eiaculazione vengono incluse tutte quelle pratiche per le quali non esiste alcuna prova scientifica che ne dimostri l’efficacia. Proprio per tale ragione le terapie alternative non possono essere comprese nella medicina scientifica.

Ritardare l’eiaculazione con l’agopuntura

Svariate ricerche scientifiche hanno valutato i risultati ottenuti con l’agopuntura per ritardare l’ eiaculazione e consentire di avere maggior controllo del riflesso eiaculatorio. In particolare, è stato condotto uno studio su 90 uomini, di età compresa tra i 28 ed i 50 anni, in cui è stato dimostrato che gli uomini trattati con l’agopuntura, rispetto a coloro che invece erano stati sottoposti ad altre tecniche alternative riuscivano, successivamente, ad avere un controllo del riflesso eiaculatorio più saldo e continuativo.
È stato appurato, però, che gli effetti di questa antica tecnica orientale per ritardare l’eiaculazione sono buoni ma, inferiori alla terapia farmacologica. La maggior parte dei pazienti riferisce un miglioramento dopo i primi 3-4 trattamenti, però, l’agopuntura per poter essere inclusa fra le terapie a lungo termine deve essere effettuata ogni 6 mesi.

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Ritardare l’eiaculazione con la terapia del calore

Uno studio condotto solamente in via sperimentale, dalla University Hospitals Case Medical Center di Cleveland, ha progettato, qualche tempo fa, la terapia del calore per cercare di ritardare l’ eiaculazione . Questa terapia alternativa si avvale di uno strumento neuro-termico che emana onde radio in grado, teoricamente, di diminuire le sensazioni provocate dalle sedi nervose che causano difficoltà nel riuscire a tenere il controllo del riflesso eiaculatorio. Questa terapia, però, può essere indicata quando la disfunzione sessuale deriva da problemi di tipo psicologico.

Ritardare l’eiaculazione con la luce-terapia

Per ritardare l’eiaculazione la luce-terapia prevede che ogni mattina il paziente si sottoponga all’esposizione di un fascio di luce bianca di intensità pari ai raggi solari per circa 30 minuti per un periodo di due settimane. I pazienti dopo la luce terapia hanno dichiarato di riuscire ad avere un controllo più intenso sul riflesso eiaculatorio. Allo stato attuale, però, bisogna ancora accertare se la luce-terapia sia una soluzione a lungo termine oppure no.

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Rimedi per l’eiaculazione precoce: la terapia naturale

La terapia naturale può essere compresa fra i rimedi per l’ eiaculazione precoce quando questo disturbo si presenta episodicamente e quindi quando non può considerarsi grave. I rimedi per l’ eiaculazione precoce di tipo naturale includono le piante che possono ritardare, seppur di poco, il processo eiaculatorio, oli essenziali e preservativi ritardanti.

Piante

Fra le piante che più comunemente vengono utilizzate come soluzione all’eiaculazione precoce vi è innanzitutto l’impatiens. Questa pianta favorisce il rilassamento mentale e corporeo e permette quindi di avere un maggiore autocontrollo consentendo di gestire con più facilità il proprio riflesso eiaculatorio.
Anche valeriana, passiflora e tiglio risultano essere indicate per il trattamento dell’eiaculazione precoce lieve. Queste piante, infatti, hanno proprietà rilassanti e possono essere d’aiuto per vivere la relazione sentimentale con maggiore serenità diminuendo così l’ansia da prestazione che è fra le cause più comuni di eiaculazione precoce.

Oli essenziali

Gli oli essenziali possono essere ritenuti una possibile soluzione all’eiaculazione precoce per la loro azione sulla psiche. L’olio essenziale chiamato Ylang ylang, ad esempio, svolge un’azione rilassante sul sistema nervoso, attenuandone i disturbi, come ansia, depressione, irritabilità e nervosismo che spesso causano l’eiaculazione precoce.
L’olio essenziale agli estratti di sandalo, invece, agisce equilibrando la sessualità con lo spirito e trasformando le energie sessuali in energie spirituali. Non è dunque una diretta soluzione all’eiaculazione precoce, in quanto la sua azione è prevalentemente di tipo meditativo e rivolta verso l’interiorità. Ma, il suo pregio particolare, consiste nel fatto che riesce a calmare la mente agevolando il rilassamento e aiutando a lasciarsi andare, avendo così maggior controllo del riflesso eiaculatorio.

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Preservativi ritardanti

I preservativi ritardanti possono rappresentare una soluzione all’eiaculazione quando questa condizione si presenta raramente. I preservativi ritardanti contengono un composto chimico chiamato benzocaina che consente all’uomo di ritardare l’eiaculazione e prolungare così il rapporto sessuale.

Rimedi per l’eiaculazione precoce: la terapia psicologica

La terapia psicologica individuale o di coppia può essere compresa fra i rimedi per l’ eiaculazione precoce solo quando il disturbo è causato da problemi psicologici come ansia, depressione stress. Queste condizioni, influiscono sul normale processo di eiaculazione andando e ledere il riflesso eiaculatorio e causando così la comparsa della disfunzione sessuale dell’eiaculazione precoce.

Rimedi per l’eiaculazione precoce: la terapia farmacologica

La molecola usata è la “dapoxetina” (il nome commerciale è Priligy®) che viene assunto un paio d’ore prima del rapporto e permette di allungare i tempi eiaculatori.
Molto spesso per ridurre questo tipo di problematica, possiamo mettere sul frenulo una piccolissima quantità di crema anestetica; desensibilizzando la zona si possono benissimo allungare i tempi eiaculatori, in maniera molto semplice e tranquilla.

Esercizi per ritardare l’eiaculazione

A tal proposito vi consiglio di leggere: Esercizi di Kegel: allena il muscolo pubococcigeo per aumentare potenza sessuale ed eiaculazione

Psicoterapia individuale

La psicoterapia individuale pone al centro del suo interesse l’individuo e le problematiche che lo affliggono. Solitamente l’approccio individuale viene considerato con maggiore assiduità, fra i vari rimedi per l’ eiaculazione, rispetto all’approccio di coppia, poiché in molti casi l’uomo, che presenta il disturbo sessuale dell’eiaculazione precoce, prova difficoltà ed imbarazzo a parlarne con la propria partner e preferisce quindi recarsi da solo dallo specialista per cercare insieme la soluzione all’eiaculazione precoce.

Psicoterapia di coppia

La terapia di coppia, seppur presa meno in considerazione rispetto a quella individuale, risulta essere più efficace. La qualità della terapia di coppia è più consistente rispetto a quella individuale perché quando una coppia decide di recarsi insieme da uno psicoterapeuta vuol dire che si è compreso che il problema dell’eiaculazione precoce oltre ad affliggere il diretto interessato crea insoddisfazione e malumore anche nella propria partner. Aver compreso questo aspetto permette alla psicoterapia di coppia di includersi fra i migliori rimedi per l’ eiaculazione precoce, nel caso in cui questa dovesse essere dovuta a cause psicologiche.

Ritardanti

Questi prodotti, selezionati dal nostro Staff di esperti, possono ritardare l’eiaculazione nel paziente che soffre di eiaculazione precoce, permettendo di far durare più a lungo il vostro rapporto sessuale:

Se credi di soffrire di eiaculazione precoce da cause psicologiche, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Non mangio eppure ingrasso, e se fosse ipotiroidismo?

MEDICINA ONLINE TIROIDE NODULO IPOTIROIDISMO IBSA EUTIROX ORMONI TIROIDEI METABOLISMO BASALE COLLO GOZZO SINTOMI PARATIROIDI TIROIDECTOMIA TOTALE PARZIALE CHIRURGIA OBESITA INGRASSARE PECon “ipotiroidismo” si intende un’insufficiente presenza, nel sangue, di ormoni tiroidei, ovvero secreti dalla tiroide, una ghiandola endocrina a forma di farfallina situata nella gola che sovrintende a numerose funzioni fisiologiche, tra cui il metabolismo. Questa condizione può manifestarsi in qualunque momento della vita per svariate cause, ma può anche essere congenita, in questo caso determinata da un insufficiente sviluppo della tiroide al momento della nascita, o anche totale assenza della ghiandola. E’ bene però effettuare una netta distinzione tra le persone affette da ipotiroidismo congenito e persone che ad un certo momento della loro vita si accorgono che la loro tiroide è ipo-funzionante (in questo caso si parla di ipotiroidismo acquisito) , perché i rimedi e le cure, ma anche i sintomi, sono molto diversi. Cominciamo con l’elencare le cause che possono portare una persona sana a soffrire di ipotiroidismo.

Leggi anche: Il sale iodato è importante per prevenire le malattie della tiroide: in quali alimenti trovarlo?

Ipotiroidismo acquisito: cause principali

Le cause principali che possono portare la tiroide a produrre meno ormoni di quanto necessario per il corretto funzionamento dell’organismo umano, sono:

  • Malattie autoimmuni come la tiroidite autoimmune;
  • Tiroidite (infiammazione della tiroide) di origine virale;
  • Cancro alla tiroide;
  • Cure chemioterapiche e radiologiche per il tumore alla tiroide;
  • Rimozione chirurgica della tiroide (tiroidectomia);
  • Ipotiroidismo da gravidanza;
  • Assunzione di farmaci che interferiscono con il funzionamento della tiroide, come i sali di litio;
  • Problemi alle ghiandole ipofisi ed ipotalamo, che a loro volta regolano a monte l’attività tiroidea;
  • Insufficiente apporto di iodio, soprattutto tipico di chi vive lontano dal mare.

Leggi anche: Tiroide: anatomia, funzioni e patologie in sintesi

Ipotiroidismo acquisito: sintomi e segni

Poiché l’insufficiente presenza degli ormoni tiroidei nel sangue produce un rallentamento di tutte le funzioni fisiologiche, i principali sintomi e segni dell’ipotiroidismo acquisito, sono:

  • Sensibilità maggiore al freddo;
  • Metabolismo rallentato e tendenza ad aumento ponderale non legato alla dieta (tendenza ad ingrassare facilmente);
  • Stanchezza e debolezza;
  • Stitichezza;
  • Pelle secca a aspetto sciupato, unghie fragili;
  • Sindrome depressiva, malinconia, pessimismo;
  • Vuoti di memoria;
  • Calo del desiderio sessuale;
  • Perdita dei capelli e alopecia;
  • Sudorazione diminuita o assente;
  • Gozzo;
  • Amenorrea (alterazione del ciclo mestruale fino alla sua completa mancanza).

Leggi anche: Gozzo tiroideo: semplice, tossico, endemico, rimedi, intervento, immagini

Diagnosi di ipotiroidismo

In molti casi si tratta di sintomi lievi, in ogni modo solo con le analisi del sangue è possibile scoprire di essere affetti da ipotiroidismo. La conferma di ipotiroidismo avviene generalmente attraverso un semplice esame del sangue, tramite il quale si andranno a valutare vari parametri tra cui i livelli ormonali del paziente. È importante distinguere l’ipotiroidismo secondario da quello primitivo; anche se l’ipotiroidismo secondario non è frequente, spesso coinvolge altri organi endocrini sotto il controllo dell’asse ipotalamo-ipofisario. L’ecografia tiroidea è utile per andare ad individuare eventuali alterazioni nel tessuto tiroideo e la presenza di eventuali noduli.

Per approfondire i vari strumenti usati nella diagnosi, leggi anche:

Ipotiroidismo acquisito: cure e rimedi naturali

L’ipotiroidismo, anche quello acquisito, non è curabile, ma si può ovviare alla carenza ormonale e quindi far sì che tutti i sintomi regrediscano. Nello specifico, si devono tenere sotto controllo e riportare a livelli accettabili i due ormoni T4 e THS prodotti a livello tiroideo con una somministrazione ormonale sostitutiva accuratamente dosata. Il medico prescriverà i farmaci a base di tiroxina (Eutirox) che permetteranno di colmare le carenze ormonali, anche per tutta la vita. Se si effettuano costantemente i controlli, e le cura farmacologica viene ritoccata a seconda delle fluttuazioni del dosaggio ormonale, si può convivere con l’ipotiroidismo senza grossi problemi. Inoltre, un aiuto a chi soffre di ipotiroidismo viene dalla dieta, aumentando il consumo di pesce o alghe e altri alimenti che contengono iodio, ma sempre sotto stretta indicazione medica, così come dalla fitoterapia. Erbe amare in tintura, mirra e alga bruna sono efficaci stimolanti della tiroide, ma evitate sempre e comunque il fai da te ed evitando di pensare che i rimedi naturali possano sostituirsi del tutto alla terapia farmacologica prescritta dal medico.

Leggi anche: Dosaggio Eutirox: come scegliere quello corretto?

Ipotiroidismo congenito

L’ipotiroidismo può anche essere una affezione endocrina congenita, dovuta alla mancanza o alla ridotta dimensione della tiroide. Dato che gli ormoni tiroidei sono indispensabili per un normale accrescimento e sviluppo dell’organismo, i bambini che soffrono di ipotiroidismo neonatale vanno incontro ad un notevole deficit dell’accrescimento corporeo e dello sviluppo del sistema nervoso, con grave ritardo mentale. Per questa ragione, attualmente in tutti i neonati, anche apparentemente sani, si effettua lo screening dell’ipotiroidismo, e cioè il dosaggio degli ormoni tiroidei e del TSH nei primi giorni di vita, per poter identificare subito i casi di ipotiroidismo e non perdere del tempo prezioso. La diagnosi viene poi confermata da altri esami ormonali e da indagini radiologiche, come lo studio dell’età delle ossa e la scintigrafia tiroidea, che permette di accertare la presenza o l’assenza della tiroide, la sua forma, le sue dimensioni e la sua sede, spesso anomala.

Leggi anche: Tiroidite di Hashimoto: esami, cura, conseguenze, dieta, guarire

Ipotiroidismo congenito: i sintomi e le cure

I sintomi dell’ipotiroidismo congenito sono legati ad uno sviluppo corporeo disarmonico: testa grossa, tronco lungo, arti corti e tozzi. Statura ridotta (nanismo), lineamenti grossolani; cute e labbra spesse; naso lungo, torpore, bassa temperatura corporea, scarso accrescimento; ritardo dello sviluppo mentale; ritardo della dentizione. L’aplasia o l’ipoplasia della tiroide può essere corretta, ovviamente, soltanto con un trattamento ormonale sostitutivo, che dovrà essere continuato per tutta la vita, con dosi progressivamente maggiori e proporzionate al peso del bambino. I farmaci attualmente disponibili in commercio consentono di attuare una terapia molto precisa e adeguata alle esigenze del bambino; tuttavia, almeno nei primi sei mesi di trattamento, sono indispensabili frequenti e accurati controlli dei livelli ormonali che raggiungono nel sangue, per evitare sia una concentrazione insufficiente di ormoni, sia un iperdosaggio. Questo può provocare infatti la comparsa di disturbi come tremori, agitazione, dimagrimento, aumento della frequenza della pulsazioni cardiache e una febbricola.

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Mastodinia: quando il seno è gonfio e dolorante

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Mastodinia seno è gonfio e doloranteSeno gonfio? Qualche lettrice potrebbe dire: “magari!”. In realtà non mi riferisco all’aspetto estetico, bensì a quella condizione di tensione mammaria, spesso accompagnata a dolore che si definisce col termine “mastodinia” o “mastalgia“. Ma quali sono le cause? Numerose e molto diverse tra loro. Occorre infatti subito dire che il seno gonfio (e dolente) rappresenta uno dei sintomi più frequenti nel corso dell’età fertile della donna, ovvero dalla prima mestruazione alla menopausa, e può essere determinato da svariate cause. Cerchiamo allora di capire insieme quali i casi più frequenti e come comportarsi.

Seno gonfio a causa delle mestruazioni

In prossimità del ciclo mestruale e dunque dell’ovulazione si è spesso in presenza di seno gonfio. A dir la verità si tratta di una sensazione spiacevole causata a volte dal dolore correlato, ma che fa sentire alcune donne anche un pochino più piacenti: non solo infatti aumenta di volume ma diventa più sodo! Il gonfiore può essere minimo oppure abbastanza rilevante, tale anche da costituire un vero e proprio fastidio, un senso di pesantezza. vorrei comunque tranquillizzare tutte le lettrici: tale situazione come sapete si allevierà col passare del ciclo mestruale. E’ infatti causata dall’aumento di flusso sanguigno nella zona, provocato dagli ormoni. Che fare? Attendere con pazienza o alleviare il fastidio con impacchi di acqua tiepida. Se il sintomo è particolarmente rilevante dal punto di vista della qualità della vita, è possibile chiedere al vostro medico di fiducia l’ausilio di una terapia, magari una pomata per applicazioni locali a base di progestinici.

Leggi anche: Differenza dolore al seno da gravidanza e da ciclo mestruale

Seno gonfio, se la colpa è della prolattina alta

C’è poi il discorso dell’iperprolattinemia che può causare forti mal di testa, difficoltà a rimanere in stato interessante, ma soprattutto un aumento del volume del seno e dolore. La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi e fisiologicamente serve alla donna per produrre il latte quando nasce un bambino. Per approfondire, leggi questo articolo: Iperprolattinemia: alterazione del ciclo mestruale e secrezioni dal capezzolo

C’è forse un bambino in arrivo?

Prima di chiudere devo anche ricordare un fatto che farà felici alcune donne e potrebbe terrorizzarne altre: il seno gonfio è uno dei primi sintomi della gravidanza, per cui se la vostra tensione mammaria è improvvisa, apparentemente senza motivo e avete avuto rapporti sessuali non protetti di recente… fate il test! E’ la cosa più semplice. Per approfondire: Capire se sono incinta: i primi 7 sintomi di gravidanza

Cancro al seno

Un dolore al seno, soprattutto se monolaterale e se associato a sintomi come alterazioni della forma della mammella, secrezioni anomale, retrazione del capezzolo ed increspatura della pelle, potrebbe essere correlato a tumori maligni del seno. A tal proposito, leggi: Cancro al seno: sintomi precoci, diagnosi, terapia e prevenzione

Seno gonfio, quando non dipende dalle mestruazioni

A volte il seno rimane gonfio anche lontano dal ciclo mestruale e questo tende a farci preoccupare. Se è solo una mammella ad essere caratterizzata da questa tensione, ci si può trovare in presenza di di una mastite, ovvero di un’infiammazione dei dotti galattofori, tipica della gravidanza e non solo. Una volta fatta la diagnosi precisa, il vostro medico vi consiglierà la terapia adeguata, antibiotica (se la mastite è provocata da un’infezione batterica) o puramente antinfiammatoria. In taluni casi il gonfiore al seno può nascondere una cisti, ma non necessariamente pericolosa. Basterà fare le dovute indagini diagnostiche. L’auto-palpazione è fondamentale in questi casi.

Continua la lettura con: Dolore al seno (mastodinia): da cosa è causata e quando preoccuparsi?

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Tampone vaginale: cos’è, come si pratica ed a che serve?

MEDICINA ONLINE VISITA MEDICA GINECOLOGICA COMPLETA VIDEO VULVA GENITALI INTERNI ESTERNI STUDIO VAGINA UTERO ESAME ECOGRAFIA TRANSVAGINALE FIBROMI POLIPI TUMORE CANCRO GRAVIDANZA INCINTA CISTI OVAIO PAP TEST ETAConosciamo bene il tampone tonsillare che si consiglia a quei pazienti che vadano incontro ad infezioni delle prime vie aeree, magari siamo meno ferrati in fatto di tamponi vaginali, non tanto riguardo la conoscenza della loro esistenza, semmai a proposito del fatto di sapere a cosa servano e come ci si comporta per il loro uso. Cominciamo col dire che il tampone vaginale è un metodo di indagine che ci consente di stabilire se a carico degli organi riproduttori femminili si annidi un’infezione batterica e se la risposta è positiva, che tipo di famiglia batterica è implicata nella malattia.
Tale procedura evita, alla stregua di quanto fatto in altre sedi dell’organismo, di “sparare” nel mucchio utilizzando antibiotici diversi senza conoscere se nella sede dell’infezione vi sia o meno presenza di quell’agente sensibile all’antibiotico stesso ed è a questo punto che l’operatore preleva una ridotta quantità di secrezione vaginale e la immerge in uno speciale terreno di coltura ove sono depositati anche nutrienti previsti per il batterio riscontrato, a questo punto l’agente patogeno in laboratorio si moltiplica dando la possibilità al personale di capire la natura della carica batterica.
Ma non è finita qui, il passo successivo è rappresentato dall’antibiogramma, una metodica questa utilizzata, sia pure in altra maniera, per constatare la carica batterica delle urine di un soggetto che sia andato incontro ad infezioni urinarie ed anche nel tampone vaginale si agisce allo stesso modo, ovvero, attaccando i batteri con antibiotici diversi e mostrando la carica batterica residua dopo aver fatto interagire i batteri con i farmaci, al punto da poter stabilire quale molecola farmacologica sia più adatta a debellare il batterio e quello sarà l’antibiotico che dovrà essere somministrato alla paziente.
Tale metodica consente alla donna di affrancarsi da quelle infezioni spesso ricorrenti a livello vaginale che spesso si palesano privi di una sintomatologia, fatto questo ancora più grave visto che la paziente non avvertendo alcun fastidio finisce per non curarsi facendo inconsapevolmente divenire cronica l’infezione causa di danni di diverso grado.
L’evidenza di malattie sessualmente trasmesse di cui la donna abbia sofferto, la possibilità che il proprio partner sia a sua volta interessato da infezioni diverse a livello genitale o, addirittura, l’abitudine della donna di intrattenere rapporti sessuali con partner diversi, dovrebbe indurre la paziente a sottoporsi, su consiglio del medico, a tampone vaginale anche al fine di individuare un germe patogeno quale la clamidia, responsabile in larga parte di sterilità di coppia. Da ricordare che molte infezioni sono causate proprio dalla presenza dei tamponi interni utilizzati dalla donna durante il ciclo mestruale, che diventano terreno fertile per i batteri causa di infezioni.

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Quando fare un tampone vaginale?

Questi tamponi servono principalmente per individuare infezioni vaginali recidivanti o resistenti alle normale terapie. Sono quindi consigliabili in fase di prevenzione, oppure in previsione di una gravidanza, in quanto spesso infezioni come questa, possono essere causa di infertilità (a volte anche irreversibile), oppure di casi di abortività nelle prime fasi di una gravidanza. Il tampone vaginale con relativo antibiogramma si fa soprattutto in tutti quei casi in cui ci siano disturbi come prurito intimo, arrossamento, dolori durante minzione e rapporti sessuali e perdite anormali dalla vagina. In presenza di tali sintomi, il tampone va fatto subito.
Esistono alcune infezioni che non hanno sintomi percepibili, quindi sono difficili da individuare, a volte la fretta o la noncuranza, ci portano a non dare peso a lievi bruciori che possono rivelarsi invece molto importanti nel riuscire ad identificare malattie che trascurate potrebbero rivelarsi dannose, ma se prese in tempo combattute e sconfitte, prima che gli effetti collaterali possano danneggiare a vita la nostra fertilità.
A questo punto, non sottovalutare eventuali dolori addominali, soprattutto durante il rapporto sessuale, oppure controllare eventuali perdite genitali atipiche, in quanto potrebbero essere dei campanelli d’allarme al quale rispondere.

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Come si svolge l’esame? Si sente dolore durante un tampone vaginale?

L’esame è assolutamente INDOLORE e dura pochi minuti, non è altro che di un prelievo di materiale dalla zona che si ritiene infetta, attraverso un tampone ovattato. Per l’analisi endocervicale è necessario che venga applicato lo speculum, uno strumento che applicato internamente, serve per divaricare le pareti della vagina e permette di osservare bene dall’esterno il collo dell’utero. Vi assicuro che oltre il “Taac” dello scatto di apertura dell’apparecchio, non sentirete nessun dolore!
Un pò come fanno vedere nei film quando prendono un “campione” per effettuare il test del DNA.
Dovrete sdraiarvi sulla solita poltrona ginecologica a gambe divaricate e nel limite del possibile rilassarvi, per permettere al dottore di inserire il tampone nella vagina per prelevare la secrezione prodotta e successivamente “strisciarla” su di un vetrino che verrà inviato in laboratorio per effettuare tutte le analisi del caso. Il dottore dovrà assicurarsi di inserire bene il tampone, per evitare che tocchi le parti esterne alla vagina, quindi per rendergli il lavoro più facile ed avere un risultato sicuro e non contaminato, vi consiglio di rimanere immobili e più rilassate possibile.
E’ possibile eseguire nello stesso momento più esami, quindi per esempio abbinare la conta delle colonie infettive e l’antibiogramma.

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Cosa succede al campione prelevato?

Il materiale prelevato, viene diviso in due. Una parte viene strisciato su di un vetrino che verrà esaminato al microscopio sia prima, sia dopo averlo sottoposto a speciali colorazioni e contrasti, la restante parte invece, verrà inserita in un apposito contenitore e lasciata “riposare” per permettere il rilevamento di eventuali crescite di batteri o funghi (esame culturale).
Il risultato si ottiene in tempi diversi, a seconda della velocità di replicazione di eventuali agenti infettivi, ma solitamente in 4/5 giorni al massimo.

Come ci si prepara prima di fare un tampone vaginale?

Per poter effettuare l’esame, salvo diversa indicazione da parte del medico, bisogna generalmente sottoporsi ad una preparazione affinché il risultato sia corretto:

  • sospendere le cure antibiotiche ed antimicotiche per via orale o via vaginale per almeno 5 giorni prima dell’esame (salvo consiglio medico);
  • astenersi da rapporti sessuali nelle 24 ore precedenti;
  • non effettuare irrigazioni vaginali nei 3-4 giorni precedenti.

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Torsione del testicolo: sintomi, cure, conseguenze, neonati. E’ doloroso? Cosa fare dopo l’intervento?

MEDICINA ONLINE TORSIONE TESTICOLO FUNICOLO SINTOMI CURE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene VagiLa torsione testicolare, o torsione del funicolo spermatico, è una patologia caratterizzata dalla rotazione del testicolo attorno al proprio asse. E’ una urgenza chirurgica a tutti gli effetti. Se trascurata, può portare ad atrofia del testicolo.

Leggi anche: Testicoli e scroto: dimensioni, anatomia e funzioni in sintesi

Fattori di rischio

Le probabilità di una torsione aumentano se il cordone è troppo lungo e se il didimo non è ben ancorato alla parte terminale dello scroto.

Frequenza

La torsione del testicolo si manifesta in un caso ogni 15 mila maschi al di sotto dei 25 anni.

Leggi anche: L’autopalpazione del testicolo ti salva dal cancro testicolare

Cause

Le cause sono genetiche: alcuni pazienti sembrano essere più predisposti di altri al problema per motivi anatomici. In età neonatale le cause sono l’anomala mobilità testicolare all’interno dello scroto. Altre possibili cause sono traumi ripetuti, criptorchidismo, testicolo posto orizzontalmente, incremento volumetrico testicolare, neoplasie del didimo e disuria.

Sintomi e segni

In caso di torsione completa, non ricevendo più sangue, il testicolo tende ad atrofizzarsi e andare in necrosi nel giro di poche ore. Il dolore è fortissimo e può essere spesso confuso con coliche molto fastidiose, dato che i nervi che partono dal testicolo ramificano fino in zona inguinale. Il testicolo tende ad aumentare di volume e ad assumere una posizione anomala nello scroto. Lo scroto si arrossa. Il paziente può inoltre avere malessere, nausea, febbre e dolore durante la minzione.

Leggi anche: Cancro del testicolo: prevenzione, diagnosi, stadiazione, cure

Rischi

Se non trattata in tempo, la torsione del testicolo può determinare lesioni irreversibili del testicolo, necrosi del testicolo, infertilità o sterilità.

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Diagnosi

La torsione testicolare viene diagnosticata principalmente con anamnesi, esame obiettivo ed ecografia.

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Terapie

Se non viene diagnosticata e di conseguenza curata (con un intervento chirurgico), può arrecare danni irreversibili al testicolo con l’inevitabile asportazione chirurgica. Pertanto a qualsiasi età sussista il sospetto clinico di torsione del testicolo l’intervento chirurgico assume i caratteri dell’urgenza indifferibile. Se il testicolo non può essere salvato, il chirurgo lo rimuove e può essere applicato un testicolo artificiale; ed a tal proposito leggi: Impianto di protesi testicolare: quando, come e perché si effettua

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Ridurre il consumo di sale ci può salvare la vita

Ridurre sale

La notizia arriva dal Congresso dell’ANMCO, l’associazione dei cardiologi ospedalieri italiani, che sottolineano come gli Italiani ogni giorno ingeriscano una quantità di sale doppia rispetto a quella consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il sale è un nemico nascosto e che spesso tendiamo a sottovalutare, ma che può fare grandi danni. “Innanzitutto dal punto di vista di cuore e arterie, perché un’alimentazione ricca di sale fa salire la pressione, che come sappiamo è tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. E limitando il consumo di sale a un cucchiaino da tè al giorno si eviterebbero ogni anno più di 60.000 infarti e 40.000 ictus”, spiega il professor Mario Scherillo, Presidente dell’ANMCO.

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I rischi non si fermano qui
Ma i rischi degli eccessi di sale non si fermano qui. Secondo le ultime ricerche, infatti, un abuso di sodio potrebbe essere collegato alla comparsa di alcuni tumori (ad esempio allo stomaco e alla vescica) e di alcune malattie degenerative. Per non parlare poi degli aspetti più estetici. Come saprai, un eccesso di sale può favorire la ritenzione di liquidi nei tessuti, dando il via alla comparsa di gonfiori alle gambe e alla cellulite.

Che fare in pratica?
“Il 60% dei nostri connazionali mangia alimenti ricchi di sale nascosto, come affettati e formaggi 3 volte la settimana. Mentre il 22% li consuma addirittura 5 volte la settimana”, dice la dottoressa Simona Giampaoli, Dirigente di Ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità. Se sei veramente deciso ad “abbattere” la quantità di sale che consumi ogni giorno evita del tutto i piatti pronti (un piatto di pasta surgelata contiene circa 1 grammo di sale, un quinto della quantità concessa ogni giorno), gli affettati (50 grammi di crudo dolce contengono 1,3 grammi di sale), gli snack salati, le aggiunte di sale e consuma solo pane senza sale. La soluzione ti sembra un po’ “estrema”? Limita l’aggiunta di sale ai cibi e scegli il pane “sciapo”. Limita gli alimenti che contengono sale nascosto: ricordati, ad esempio, che una pizza contiene più o meno 2 grammi di sale. E se invece sei piuttosto pigra nel porti dei limiti a tavola, cerca di scegliere il più possibile cibi freschi al posto di quelli pronti o surgelati (meglio un piatto di pasta al volo delle lasagne surgelate, solo per fare un esempio), non mangiare affettati più di 1-2 volte a settimana ed evita i dadi da brodo, ricchissimi di sodio, che puoi sostituire con (poco) sale da cucina ma soprattutto con le spezie.
E se nonostante tutto esageri? Il pasto successivo dedicati a cibi poveri di sale, come frutta, verdura, pesce e riso preparati con le spezie. Poi bevi molto, almeno 10 bicchieri di acqua al giorno, per eliminare il sodio in eccesso che hai ingerito.
La tua “forza di volontà” non basta però, secondo gli esperti a combattere gli eccessi di sale. “Bisognerebbe infatti intervenire sulle preparazioni industriali per ridurre la quantità di sale che viene aggiunta agli alimenti, spesso solo per dare più sapore. Il nostro palato, tuttavia, è in grado di abituarsi ad un gusto meno salato e di apprezzarlo nel giro di 10-15 giorni”, conclude il professor Scherillo.

Guerra mondiale al sale
A livello mondiale è guerra dichiarata al sale. Le politiche sanitarie di tutti i Paesi hanno fatto questo passo stimolate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che, tra gli obiettivi per migliorare la salute, ha inserito da alcuni anni la riduzione del consumo di sale. L’Oms ha ribadito come sia indispensabile ridurre al minimo l’utilizzo del sale nei cibi confezionati industrialmente, invitando le aziende alimentari a lavorare per questo obiettivo. Il sale infatti è presente in abbondanza in quasi questi alimenti: nei dessert, negli snack, nei prodotti da forno e persino nelle bibite zuccherate.
Diversi Paesi hanno aderito a questo invito; vale per tutti l’esempio dell’alleanza fra governo degli Stati Uniti e industrie alimentari per diminuire del 10 per cento il contenuto di sale negli alimenti, che ha già portato la Kellog’s a iniziare a diminuirne il contenuto nei cereali. La Commissione europea ha proposto un’etichetta nutrizionale sugli alimenti che riporti chiaramente l’indicazione del contenuto di sale per porzione. Ogni singolo Paese inoltre porta avanti le sue iniziative. Da noi ad esempio è stato firmato un accordo fra il Ministero della Salute e la Federazione italiana panificatori per la riduzione del contenuto di sale nel pane nella misura almeno del 15 per cento.

Quanto sale c’è?
Come abbiamo visto, il sale nascosto è uno dei principali ostacoli al controllo dell’assunzione quotidiana di sale. Ecco quanto puoi trovarne in alcuni cibi:

  • Pizza rossa o focaccia (300 grammi circa)  – Circa 2 grammi
  • Prosciutto crudo dolce (circa 50 grammi) – 1,3 grammi
  • Pasta surgelata (un piatto) – 1 grammo
  • Dadi da brodo (3 grammi circa) – 0,5 grammi
  • Fagioli in scatola (100 grammi) – 0,5 grammi
  • Prosciutto cotto (50 grammi) – 0,35 grammi
  • Parmigiano (50 grammi) – 0,3 grammi
  • Cracker (un pacchetto) – 0,3 grammi
  • Pane (una fetta) – 0,15 grammi

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Papilloma Virus: sintomi, test e vaccino per difendersi dal cancro del collo dell’utero

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE CONSULTO DIAGNOSI MEDICO DI BASE FAMIGLIA ANAMNESI OPZIONI TERAPIE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO PARERE IDEA RICHIESTA ESAME LABORATORIO ISTOLOGICO TUMORE CANCROSi identifica con la sigla HPV il virus genitale a trasmissione sessuale Papilloma Virus, pericoloso nella donne perché può produrre un’alterazione maligna delle cellule del collo dell’utero e della cervice, sfociando in un cancro. I rapporti sessuali non protetti sono la via di contagio dell’HPV, motivo per cui è fondamentale che una donna viva in maniera consapevole la propria vita intima proteggendosi sempre con il preservativo. Attualmente, però, il miglior sistema di prevenzione è rappresentato dal vaccino, consigliato a tutte le bambine e le adolescenti, mentre le donne non vaccinate devono comunque tenersi sempre sotto controllo sottoponendosi ogni tre anni al Pap Test combinato con l’HPV Test, in modo da rilevare immediatamente la presenza del virus. Ma vediamo in cosa consiste esattamente il test HPV e come si fa.

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HPV Test, cos’è e come si effettua

Il Test HPV viene normalmente prescritto nella donne il cui Pap test sia risultato inconcludente o “borderline“, quando, cioè, le cellule cervicali prelevate e sottoposte ad analisi citologica non abbiano una natura (normale o alterata) chiaramente identificabile. In questo caso la donna si sottopone ad un nuovo prelievo delle sue cellule cervicali – proprio come per un normale Pap Test – e il materiale organico viene sottoposto ad analisi del DNA (Digene HPV Test) per riscontare la presenza, o meno, del Papilloma Virus. Questo esame in particolare permette di individuare, o meno, un HPV ad alto rischio (di sviluppare un tumore). Anche se, dopo un test HPV risultato positivo, saranno necessari ulteriori esami di approfondimento per scoprire a quali ceppi appartiene il Papilloma virus contratto. Naturalmente le donne già sottoposte al vaccino non necessitano di sottoporsi all’HPV Test, mentre per tutte le altre, anche se hanno già effettuato il Pap Test, è sempre consigliabile richiedere anche questo ulteriore esame, perché i due test combinati sono in grado di scoprire praticamente il 100% delle patologie cervicali in stadio avanzato. Ma quali sono i sintomi del virus HPV?

HPV: i sintomi del contagio

Quali sono i segni e i sintomi che ci possono spingere a fare un Test HPV per vedere se siamo stati contagiati dal Papilloma Virus? In moltissimi casi si tratta di un virus asintomatico, ma a volte ci sono delle manifestazioni fisiche. Ad esempio, tra i sintomi dell’HPV negli uomini e nelle donne, c’è la formazione di verruche genitali, che possono spuntare anche settimane o mesi dopo il rapporto a rischio, ma che una normale visita ginecologica o andrologica è in grado di scoprire. Come ormai già tantissime donne hanno imparato, il Papilloma Virus può causare molti tipi di tumore all’utero e alla cervice, ma non solo. Anche la gola può essere colpita da tumori causati dall’HPV, ecco perché il Test è così importante da effettuare in chi abbia avuto rapporti intimi a rischio. Ricordiamoci, infine, che si può essere contagiati da più tipi di Papilloma Virus contemporaneamente. Una buona notizia riguarda il vaccino HPV e le recidive del tumore all’utero. Vediamo meglio.

HPV: il vaccino protegge dal tumore all’utero e dalle recidive

Buone notizie per le donne che hanno sconfitto il tumore alla cervice, secondo varie ricerche il vaccino contro il Papilloma virus protegge dalle recidive, che purtroppo sono un problema ancora molto grave con cui si devono fare i conti dopo aver sconfitto un cancro. Una ricerca ha dimostrato che il vaccino contro il Papilloma virus previene le recidive. La ricerca è stata effettuata dai medici dell’Università dell’Alabama, presentato al meeting della Society of Gynecological Oncologists a Chicago. Il vaccino è stato somministrato a 17mila donne tra i quindici e i ventisei anni di età, di queste molte erano già state operate per un tumore all’apparato genitale o per lesioni di tipo precanceroso. Dopo 3,8 anni il rischio di recidive si era abbassato del 40%, tanto che Warner Huh, uno dei medici che hanno condotto lo studio, ha potuto dichiarare: “Questo studio suggerisce che il vaccino aiuta con tutte le modifiche causate dal virus e può essere offerto come protezione post operatoria“.

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Occhiaie: tutte le cause ed i rimedi

MEDICINA ONLINE OCCHI COSA SONO LE OCCHIAIE PERCHE VENGONO CURO CURA TERAPIA TRATTAMENTO EYES TRUCOS DE BELLEZA BELLEZZA VISO DONNA RIMEDI NATURALI CHIRURGIA MEDICINA ESTETICA PELLE SCURA PANDA OCCHIO NEROCerchi neri sotto gli occhi? Le occhiaie sono tanto comuni quanto brutte da vedersi, rovinano lo sguardo e l’aspetto generale, ci fanno apparire sempre stanche ed il trucco sembra evidenziare il problema. A volte si tratta di un fenomeno passeggero, provocato dalla momentanea mancanza di sonno, dal ciclo mestruale in arrivo o da un’effettiva stanchezza generale. Ma non rari i casi in cui le occhiaie perdurano nel tempo. Diventa allora importante scoprirne le cause e trovare i giusti rimedi.

Le cause delle occhiaie

Essenzialmente le occhiaie sono provocate da una errata microcircolazione nella zona dell’occhio, dove la pelle è sottile e particolarmente delicata e può capitare che vi sia un ristagno dei fluidi ematici. Questo non provoca solo i cerchi neri, ma anche il gonfiore, le classiche “borse sotto agli occhi” che accompagnano di frequente le occhiaie. Di solito c’è una preponderante predisposizione genetica che può aggravarsi con un cattivo stile di vita o semplicemente con l’età (quando soprattutto la pelle si assottiglia ulteriormente e la circolazione sanguigna comincia ad avere dei problemi). Non va inoltre dimenticato che donne di origine asiatica o africana potrebbero avere un pigmento in eccesso nell’area oculare in questione. Le occhiaie possono anche presentarsi, seppur raramente come conseguenza di problemi di salute seri al fegato, ai reni, alla tiroide o all’apparato cardiocircolatorio. Dunque cosa fare in tutti questi casi?

Migliorare lo stile di vita per combattere le occhiaie

Le regole basilari per prevenire le occhiaie sono poche: una corretta alimentazione, ore di sonno adeguate ed una buona idratazione dell’area oculare. Vitamina C e K, Sali minerali possono aiutare sia attraverso l’alimentazione che contenute nei cosmetici. Un massaggio delicato aiuta il microcircolo. Va limitato il fumo di sigarette ed il consumo di alcool che incidono sulla circolazione del sangue in modo negativo.

I rimedi per le occhiaie

Quotidianamente è possibile coprire le occhiaie con un correttore, ma se si vuole risolvere definitivamente la questione bisogna rivolgersi ad un medico, o in casi più estremi, ad un chirurgo. Tamponi freddi, o creme idratanti alla caffeina potranno essere suggeriti, oppure trattamenti più drastici per togliere la pigmentazione della pelle (se quello fosse il problema). Anche l’acido ialuronico usato come filler sembra avere una discreta efficacia sulle occhiaie, con trattamenti da fare però solo presso uno specialista. Un ottimo aiuto viene fornito, in medicina estetica, dalla radiofrequenza monopolare. Infine se il problema è veramente grande, si accompagna a rughe e “borse” e si vuole risolvere in maniera drastica un chirurgo plastico potrà sottoporvi alla blefaroplastica.

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