Aptene: cos’è e perché è importante per il sistema immunitario

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIAL’aptene è una molecola a basso peso molecolare (inferiore a 10.000 uma) che di per sé non induce una risposta anticorpale, cioè non ha proprietà immunogeniche, ma se legata ad un carrier è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici e di reagire con essi.

Molte sostanze naturali (proteine, carboidrati, acidi nucleici e lipidi) e molte sostanze di origine sintetica si comportano come immunogeni efficaci, ovvero evocano una risposta immunitaria contro di sé agendo come antigeni. Per evocare una risposta immunitaria un composto deve contenere dei determinanti antigenici o epitopi (cioè deve essere riconosciuto dai diversi linfociti B e dai diversi linfociti T) e deve avere un’ulteriore proprietà, quella dell’immunogenicità, cioè deve poter evocare una risposta immunitaria. In quest’ultimo caso, spesso, le dimensioni dell’antigene sono fondamentali: l’antigene deve cioè essere sufficientemente grande da dare inizio all’attivazione linfocitaria necessaria per portare ad una produzione di anticorpi. Dal punto di vista pratico ciò che si osserva è che alcuni composti chimici di piccole dimensioni e di struttura piuttosto semplice (apteni) in genere non sono dei buoni immunogeni, cioè, pur essendo riconosciuti come estranei (not-self) dall’organismo, non evocano una risposta anticorpale. In ogni caso anche queste sostanze, una volta veicolate da molecole di dimensioni maggiori chiamate trasportatori (carriers) possono acquisire la caratteristica dell’immunogenicità. Il carrier veicolante l’aptene non necessariamente è in grado di suscitare una risposta immunitaria di per sé, ma lo è il complesso carrier-aptene.

Va ricordato che, in generale, solo grandi molecole (cosiddetti antigeni timo-dipendenti), sono in possesso delle caratteristiche per determinare una adeguata risposta immunitaria (memoria immunitaria, scambio di classe anticorpale, maturazione dell’attività anticorpale). Queste caratteristiche comprendono anche un peso molecolare superiore a 10.000 dalton, peculiarità per definizione assente nell’aptene.

Il meccanismo per il quale non si ha una risposta immunitaria a seguito della penetrazione nell’organismo di una piccola molecola con funzioni di aptene, non è completamente chiarito, ma sembra possa coinvolgere meccanismi immunologici più complessi, tra cui la assenza o insufficienti segnali di co-stimolazione da parte delle cellule presentanti l’antigene.

Sono stati sperimentalmente accertati come apteni sostanze a basso peso molecolare come zuccheri, peptidi, acidi nucleici, steroidi e farmaci legati a carriers proteici.

L’aptene risulta avere grande importanza nello studio immunoistochimico per l’ottenimento della risposta immunitaria da parte di molecole che naturalmente non evocherebbero tale risposta. L’immunoistochimica affianca la tradizionale immunochimica nello studio dei tessuti.

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Ipotalamo: anatomia, funzioni ed ormoni prodotti in sintesi

MEDICINA ONLINE IPOTALAMO IPOFISI ADENOIPOFISI NEUROIPOFISI ORMONI STIMOLANTE RH HORMONE ANATOMIA FUNZIONI FISIOLOGIA SCHEMI ASSE IPOTALAMO-IPOFISARIO CERVELLO ENDOCRINOLOGIA CERVELLO GHIANDOLE METABOLISMO TSH TRH TIROIDEL’ipotalamo è una struttura del sistema nervoso centrale situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali. Costituisce la parte ventrale del diencefalo e comprende numerosi nuclei che attivano, controllano e integrano i meccanismi autonomici periferici, l’attività endocrina e molte funzioni somatiche quali la termoregolazione, il sonno, il bilancio idro-salino e l’assunzione del cibo. L’ipotalamo controlla molte attività connesse all’omeostasi e controlla anche l’ipofisi.

Anatomia

L’ipotalamo è situato ai lati del terzo ventricolo cerebrale e si continua col suo pavimento, è delimitato posteriormente dai corpi mammillari, anteriormente dal chiasma ottico, superiormente dal solco ipotalamico e inferiormente dall’ipofisi, con la quale è a stretto contatto non solo anatomicamente ma anche funzionalmente.

Nel suo contesto, in senso antero-posteriore si possono riconoscere tre gruppi nucleari principali:

  • gruppo anteriore: comprende i nuclei sopraottico e paraventricolare
  • gruppo intermedio: in esso, prendendo come riferimento un piano sagittale passante per la colonna del fornice, possiamo distinguere una regione mediale (con i nuclei: ventromediale, dorsomediale, perifornicale e arcuato, il quale si estende nell’eminenza mediana) e una regione laterale (nuclei: ipotalamico laterale e tuberali laterali)
  • gruppo posteriore: comprende i corpi mamillari nei quali si distinguono i nuclei mamillari mediale, laterale e intermedio, e i nuclei ipotalamici posteriori.

La superficie inferiore dell’ipotalamo si espande leggermente verso il basso formando il tuber cinereum, dal cui centro sporge l’infundibolo, riccamente vascolarizzato, che a sua volta si prolunga nell’ipofisi.

Il rapporto tra ipotalamo e ipofisi è detto asse ipotalamo-ipofisario e collega il sistema nervoso al sistema endocrino o, per meglio dire, permette al primo di svolgere azioni di regolazione sul secondo.

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Struttura e funzioni

L’ipotalamo è costituito da cellule di sostanza grigia raggruppate in numerosi nuclei, distinti topograficamente nei tre gruppi sopra descritti (anteriore, intermedio e posteriore), e collegati con la corteccia cerebrale e i centri del telencefalo, con il talamo e l’epitalamo, con il mesencefalo e il bulbo, da cui arrivano o ai quali vanno impulsi sensoriali vari e fibre nervose efferenti.

L’ipotalamo svolge pertanto una duplice funzione:

  • una funzione di controllo del sistema nervoso autonomo (attraverso il quale modifica la motilità viscerale, i riflessi, il ritmo sonno-veglia, il bilancio idrosalino, il mantenimento della temperatura corporea, l’appetito e l’espressione degli stati emotivi);
  • una funzione di controllo del sistema endocrino: due dei nuclei ipotalamici (sopraottico e paraventricolare) collegano direttamente l’ipotalamo all’ipofisi tramite neuroni che, partendo da essi e terminando con i loro assoni nei capillari della neuroipofisi (porzione posteriore dell’ipofisi, minore per dimensioni), formano un fascio ipotalamo-neuroipofisario che unisce i due organi e forma così il suddetto asse ipotalamo-ipofisario.

I neuroni presenti nei due nuclei producono due ormoni:

  • ossitocina: stimola la contrattura della muscolatura liscia, soprattutto quella uterina (è infatti importante nel parto);
  • vasopressina (od ormone antidiuretico o ADH): agisce sui collettori del rene e viene rilasciata quando aumenta la concentrazione salina nel sangue): questi, attraverso gli assoni degli stessi neuroni, vengono trasportati alla neuroipofisi e lì accumulati fino a quando non si presenta uno stimolo adeguato; infatti questi neuroni sono sensibili ai cambiamenti di pressione osmotica del plasma per mezzo dei neuroni osmocettori (capaci di recepire i valori della pressione osmotica) che, in base alle variazioni di concentrazioni saline, si attivano stimolando la neuroipofisi.

Gli altri nove nuclei ipotalamici:

  • anteriore,
  • sopraottico,
  • paraventricolare,
  • periventricolare,
  • arcuato,
  • soprachiasmatico,
  • premammillare,
  • dorsomediale,
  • ventromediale

presentano dei neuroni detti parvocellulari, dai quali si dipartono i relativi assoni che vanno a terminare con bottoni sinaptici su capillari infundibolari, e permettono in tal modo il controllo della adenoipofisi (ipofisi anteriore). Questo meccanismo di tipo vascolare è detto sistema portale ipotalamo-ipofisario, e si attua tramite il rilascio da parte dell’ipotalamo dei cosiddetti fattori di rilascio (RH) come:

  • TRH per la tireotropina,
  • GnRH per la gonadotropina,
  • CRH per l’ormone adenocorticotropo,
  • GHRH per il fattore della crescita,

ma anche di fattori di inibizione (IF) che vengono riversati nei capillari. Intercettati dall’ipofisi, essi controllano la produzione e il rilascio dei corrispondenti ormoni ipofisari, i quali agiscono a loro volta sulla secrezione degli ormoni secreti dagli organi bersaglio.

Il rilascio dei fattori RH o IF è controllata da uno tipo di regolazione a feedback negativo: infatti, una diminuzione della concentrazione ematica degli specifici ormoni secreti dagli organi bersaglio farà aumentare il rilascio dei fattori RH; al contrario, un loro aumento provocherà una diminuzione del rilascio degli stessi fattori. Questo tipo di regolazione è molto importante e il suo malfunzionamento crea squilibri anche gravi nell’organismo.

Per quanto concerne il controllo che l’ipotalamo attua sul sistema nervoso parasimpatico, esso avviene mediante l’attivazione di ulteriori nuclei, posti nella parte anteriore dell’ipotalamo, il nucleo anteriore e il nucleo preottico. Questi nuclei sono responsabili di fenomeni come la bradicardia(diminuzione della frequenza dei battiti cardiaci al di sotto dei 60 bpm), incremento di salivazione e sudorazione, ipotensione (abbassamento della pressione arteriosa), a seguito di un incremento dell’attività parasimpatica (vedi sistema nervoso parasimpatico). Viceversa, quando un individuo è improvvisamente allarmato o eccitato, le aree cerebrali superiori inviano segnali ai nuclei posteriori dell’ipotalamo, che stimolano il simpatico. Questo provoca tachicardia (accelerazione del battito cardiaco), tachipnea (aumento della frequenza respiratoria), midriasi (dilatazione delle pupille), aumento di flusso di sangue ai muscoli. Questo tipo di reazione si chiama “reazione di lotta o fuga” ed è un tipico esempio delle funzioni che possono essere svolte dall’ipotalamo. In particolare, aree diverse stimolano reazioni diverse.

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Un ulteriore esempio di quanto detto può essere riscontrato nell’azione svolta nella termoregolazione: infatti, i nuclei anteriore e preottico sono detti “centri del raffreddamento”; viceversa il nucleo posteriore è detto “centro del riscaldamento”. Le cellule di cui sono composti sono sensibili alla variazione di temperatura corporea, dato che ricavano dalla temperatura del sangue che arriva al cervello. Se la temperatura è al di sotto dei 36 °C, l’ipotalamo anteriore reagisce liberando serotonina, la quale attiva il nucleo posteriore che, stimolando il simpatico, crea un innalzamento della temperatura. Viceversa se la temperatura è elevata, il nucleo posteriore libera noradrenalina o dopamina, che stimolano i nuclei situati nella zona anteriore dell’ipotalamo, i quali agiscono aumentando la sudorazione e la vasodilatazione periferica. Questi meccanismi favoriscono la dispersione di calore e, quindi, l’abbassamento della temperatura corporea.

Altri ruoli fondamentali svolti dall’ipotalamo sono la regolazione del sonno, ad opera del nucleo soprachiasmatico che ha in particolare la funzione di mantenere lo stato di veglia; il controllo dell’alimentazione ad opera dei nuclei ventromediale e ipotalamico laterale, che possono essere anche detti “centri della fame, della sazietà e della sete” data la loro funzione. Questa è resa possibile grazie agli impulsi derivanti da alcuni ormoni implicati nella regolazione del metabolismo (in particolare quello del glucosio, per cui gli ormoni più importanti che regolano questa attività sono insulina e leptine) ma anche dalle informazioni ricavate dagli enterocettori relative alla concentrazione di zuccheri e acqua nel sangue che, se troppo bassa, stimola il desiderio di mangiare e di bere.

L’ipotalamo è anche in grado di controllare emozioni, stati d’animo e umore, nonché anche il comportamento sessuale. Questo è possibile grazie alla connessione anatomica dell’ipotalamo con il talamo e il sistema limbico (il quale è un insieme funzionale di zone del cervello che regola impulsi e comportamenti emotivi, ma è anche legato alle funzioni organiche vegetative. D’altra parte, sembra essere una delle parti più “antiche” dal punto di vista evoluzionistico); in questa accezione, si può affermare che l’ipotalamo funge da “connessione” tra i due sistemi suddetti e la relativa risposta corporea. Infatti, stimolazioni di diversi centri dell’ipotalamo, come già detto, danno luogo anche in questo caso a risposte diverse: la stimolazione del nucleo posteriore produce risposte aggressive, viceversa accade se vengono stimolati i centri laterali.

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Robert Liston: il chirurgo geniale che ha ucciso tre persone in una sola operazione

MEDICINA ONLINE Robert Liston (Ecclesmachan, 28 ottobre 1794 – Londra, 7 dicembre 1847) è stato un chirurgo scozzese, pioniere della chirurgia, famoso per la sua abilità.jpgRobert Liston (1794-1847) fu un chirurgo scozzese, noto per le sue tecniche pionieristiche. Egli era noto per la sua abilità di chirurgo e per la rapidità di azione, qualità quest’ultima molto importante in un’epoca in cui la velocità delle operazioni era questione di vita o di morte a causa della mancanza di anestesia. Liston divenne primo docente di chirurgia clinica al college di Londra, nel 1835. Egli era in grado di amputare una gamba in 2 minuti e 30 secondi, aumentando le probabilità di sopravvivenza del paziente. Alcune fonti riportano un’amputazione della durata di soli 28 secondi. Robert Liston è stato per questo soprannominato “il coltello più Veloce del West End”.

Nei primi dell’800, la chirurgia era diversa da come è ora: si trattava di un’epoca della medicina in cui l’igiene non era considerata ed i chirurghi operavano con camici incrostati di sangue, poiché la trasmissione delle infezioni non era nota. Liston fu un pioniere della chirurgia, e fu il primo ad eseguire un’operazione con moderna anestesia in Europa, utilizzando dell’etere, il 21 Dicembre 1846, sulle orme dei medici americani che avevano già sperimentato la tecnica 2 mesi prima (al Massachusetts General Hospital). Un giorno Liston riuscì a rimuovere da un paziente un tumore allo scroto di 20 kg. Lo scroto era talmente ingombrante e pesante, prima dell’intervento, che il paziente per poter camminare doveva trasportarlo con una carriola.

Liston non era ben visto dai colleghi scozzesi a causa del carattere brusco e polemico, ma nonostante ciò, pazienti e conoscenti lo hanno sempre descritto come un medico estremamente professionale, generoso e caloroso nei confronti dei malati: era famoso anche perché si prestava spesso ad operare anche i più poveri e coloro che erano stati giudicati inoperabili dagli altri medici. Le antipatie erano comunque molte nei suoi confronti e nel 1840, per sfuggire dalla cerchia dei detrattori, Liston si trasferì a Londra e iniziò a lavorare presso lo University College Hospital.

Liston era specializzato soprattutto nella calcolosi vescicale e nelle amputazioni per le quali inventò nuove tecniche e strumenti. Alcuni di questi strumenti, tra cui alcuni tipi di pinze per bloccare le emorragie e la stecca Liston per il sostegno della coscia, sono in uso ancora oggi. Attualmente un tipo di bisturi prende il suo nome (il coltello da aputazione Liston). Nel film La vera storia di Jack lo squartatore – From Hell, con Johnny Depp, nel dialogo fra l’ispettore di polizia indagatore sugli omicidi commessi a White Chapel e il medico chirurgo della Regina Vittoria, quest’ultimo cita proprio questo coltello da amputazione.

Nonostante la sua indubbia genialità, Liston divenne tuttavia famoso anche per i suoi incidenti catastrofici sul tavolo operatorio. Eccone una selezione documentata in “Great medical disasters” di Richard Gordon.

Il tumore che non lo era

Liston discuteva con un collega riguardo alla massa pulsante sul collo di un ragazzo. Si trattava di aneurisma dell’arteria carotide o di un tumore? Affermando che in un paziente così giovane non si poteva trattare di aneurisma, Liston estrasse un bisturi e perforò la massa. L’arteria iniziò a buttare sangue a gran carriera e il ragazzo morì dissanguato. L’arteria è conservata ancora oggi al museo della patologia del college di Londra, campione N°1256.

Testicoli rimossi “per l’entusiasmo”

Liston, amputando una gamba in 2 minuti, amputò anche i testicoli del paziente “per l’entusiasmo” scrive Gordon parafrasando l’enfasi e la velocità con cui Liston operava.

Tre decessi con un solo intervento

Il suo incidente più celebre fu letteralmente letale per tre persone. Mentre Liston amputava una gamba, poiché il paziente si agitava molto, amputò anche per sbaglio le dita del suo assistente, inoltre il chirurgo forò accidentalmente col bisturi la giacca di una persona che assisteva all’intervento. Non solo morirono di cancrena sia il paziente che l’assistente: anche lo spettatore morì praticamente all’istante per lo spavento che forse gli provocò un infarto del miocardio. E’ ad oggi l’unica operazione della storia dell’uomo con un tasso di mortalità del 300%.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra pepe nero, bianco, verde e rosa: qual è il più piccante?

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZAIl pepe è una pianta della famiglia delle piperacee della quale si utilizzano solo i frutti secchi, è originaria del sud dell’India  ma oggi si coltiva anche in Brasile, Indonesia e Malesia.
Il pepe nero, come pure il pepe verde e il pepe bianco derivano tutti dalla stessa pianta la differenza però sta nel grado di maturazione del frutto.

PROPRIETÀ DEL PEPE

Il pepe è una spezia deliziosa conosciuta fin dall’antichità, viene citato diverse volte nella Bibbia, nonostante fosse una specie così esotica. Nell’epoca romana era una delle spezie più costose. In seguito è entrata in Europa grazie ai mercanti arabi che la rivendevano ai veneziani, che a loro volta la rivendevano in tutta Europa.
È una spezia che si può aggiungere a tutti i piatti, per arricchire gustose ricette, ma possiamo distinguere fra i vari tipi per alcuni utilizzi:

  • Il pepe verde possiede un gusto leggermente meno piccante, meno intenso ma più fresco. Il verde è il colore naturale della cuticola del frutto della pianta del pepe. Nel procedimento di essiccazione viene trattato con diossido di zolfo in modo da mantenere il colore verde del frutto. Il pepe verde impreziosisce piatti a base di pesce e carne e dona brio e sapidità a molte salse e creme
  • Il pepe nero è sicuramente il più utilizzato in generale, spesso lo troviamo in zuppe, pasta e quant’altro. Il pepe nero ha un sapore abbastanza piccante e forte; sono i frutti raccolti prima della loro maturazione (circa 9 mesi dopo la fioritura della pianta). Tali frutti vengono seccati ad una temperatura moderata in modo da far seccare la cuticola verde che li ricopre. Il pepe nero è il più diffuso, mentre il pepe bianco viene utilizzato di meno, soprattutto nella preparazione delle salse colorate, dove il nero della polpa rimarrebbe visibile.
  • Il pepe bianco viene molto utilizzato nelle salse più delicate, è ottimo per creare composizioni sminuzzandolo e legandolo ad altri elementi. Il pepe bianco ha un aroma più forte degli altri ma è meno piccante rispetto a quello nero. Quando il frutto non può più seccare perché il baccello ha raggiunto un alto contenuto di zuccheri, si mettono i frutti del pepe a bagno facendo così staccare del tutto la cuticola. Rimane a quel punto solo il seme che è appunto quello che noi conosciamo come pepe bianco.  Il pepe bianco si adatta perfettamente a tutti i piatti dal sapore delicato come quelli a base di pesce (buonissimo nei primi con frutti di mare) o di carni bianche. Perfetto per aromatizzare salse (soprattutto se a base di panna o formaggio), patate lesse e sottaceti. Per il suo aroma dolce e tenue si presta bene anche ad abbinamenti originali, ad esempio con la frutta per creare un fresco dessert di fragole o con il tofu.
  • Il pepe rosa o “falso pepe” è la bacca, di colore rosa dal gusto simile a quello del pepe, di un albero chiamato Schinus molle. Rispetto agli altri tipi di pepe è più delicato, dolce, meno intenso e piccante. Può essere consumato solo in modica quantità poiché contiene sostanze leggermente tossiche. Perfetto per insaporire piatti a base di pesce, ma soprattutto carpacci di pesce spada, tonno o salmone. È un ottimo componente di salse a base di yogurt, burro, mascarpone o frutta. Il suo colore così ricco e brillante rende questo pepe un’ottima spezia che regala eleganza e vivacità a piatti, perfetto per preparare originali risotti o dessert particolari. Il pepe rosa è, assieme al pepe nero, bianco e verde, una delle spezie che compongono la famosa miscela creola.

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Olio di avocado: proprietà ed impieghi in cosmesi

MEDICINA ONLINE ESSENTIAL OIL OILS AROMATHERAPY AROMATERAPIE AROMATERAPIA OLIO ESSENZIALE OLII OLI VETTORE MASSAGGIO MASSAGE EUCALIPTO BERGAMOTTO COSMETICA MANDORLE ARGAN AVOCADO ROSMARINella cosmesi naturale, l’olio di avocado è apprezzato per le proprietà rigenerative e idratanti. In ambito alimentare, l’olio di avocado si presenta con un insolito punto di fumo che nella forma grezza raggiunge i 249 °C mentre nella forma raffinata raggiunge i 271 °C. Il punto di fumo dell’olio di avocado, così come quello di tutti gli altri oli vegetali presenti in commercio, dipende dai trattamenti e dall’intera filiera produttiva.

Olio di avocado, proprietà

Da un punto di vista alimentare, l’olio di avocado ha un alto contenuto di grassi monoinsaturi e vitamina E. Se usato per condire carote o pomodori, aumenta la biodisponibilità dei micronutrienti in essi contenuti: l’olio di avocado migliora l’assorbimento di carotenoidi e altre sostanze antiossidanti.

L’olio di avocado è tra i pochi oli vegetali commestibili non ricavato dai semi, infatti la produzione avviene per mezzo di premitura della stessa polpa carnosa dell’avocado.

Il profilo di acidi grassi contenuti nell’olio di avocado è molto simile a quello dell’olio di oliva: sono entrambi ricchi di acido oleico. Nello specifico, l’olio di avocado contiene per il 76% di grassi monoinsaturi (acido oleico e acidi palmitoleico), per il 12% di acidi grassi polinsaturi (acido linoleico e acido linolenico), e per il 12% di saturi (acido palmitico e acdo stearico). L’antiossidante per antonomasia presente nell’olio vegetale è il cosiddetto a-tocoferolo, che nell’olio di avocado è presente a livelli di 70-190 mg per ogni litro di prodotto.

La produzione di olio di avocado ha soprattutto scopi cosmetici a causa della sua elevata capacità di penetrazione cutanea e rapido assorbimento.

L’olio di avocado si produce a seguito dell’essiccazione della polpa di avocado così da rimuovere quanti più acqua possibile (fino al 65% della polpa di avocado è composta da acqua). Dopo la disidratazione, l’olio di avocado è estratto mediante premitura a freddo (per la produzione di olio di avocado a uso alimentare) o mediante alte temperature e solventi se l’olio di avocado è destinato al settore cosmetico.

Prima di arrivare all’industria cosmetica, l’olio di avocado viene sbiancato, raffinato e deodorato.

In ambito della cosmesi naturale, l’olio di avocado è famoso per le sue proprietà benefiche:

  • Idrata la pelle
    L’olio di avocado, se applicato localmente, aiuta a idratare la pelle. E’ un rimedio naturale ottimo contro la pelle secca ed è efficace anche contro il prurito. E’ aggiunto ad altri elementi idratanti per migliorarne l’assorbimento a livello cutaneo.
  • Migliora la salute del cuoi capelluto
    Può alleviare i sintomi di prurito del cuoio capelluto, inoltre, quando regolarmente applicato può aiutare la crescita dei capelli.
  • Aumenta la produzione di collagene
    L’olio di avocado migliora e aumenta la produzione di collagene che diminuisce gli effetti dell’invecchiamento.
  • Rimedio naturale contro eczema e psioriasi 
    L’olio di avocado sembrerebbe un ottimo rimedio naturale per la cura di condizioni quali eczema, psoriasi…
  • Dermatite 
    Nei bambini, l’olio di avocado può essere usato per alleviare e curare la dermatite e le irritazioni da pannolino.
  • Altri benefici
    L’olio di avocado sembrerebbe favorire la guarigione da ferite e ustioni della pelle.

Dove comprare l’olio di avocado?
L’olio di avocado a uso cosmetico si trova nei negozi di articoli di bellezza più forniti.

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Differenza tra anemia e leucemia

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BAnemie e leucemie sono entrambe malattie del sangue. Le anemie sono un gruppo di patologie caratterizzate dalla carenza di emoglobina e, indirettamente, dalla diminuzione dei globuli rossi che la contengono: in questi casi diventa insufficiente il trasporto di ossigeno alle cellule dell’organismo e, di conseguenza, anche la loro produzione di energia, con danni alla funzione del cervello, del cuore e della crescita corporea.

Le leucemie sono invece un gruppo di malattie tumorali gravi caratterizzate dalla crescita eccessiva di cellule del sangue, più frequentemente di globuli bianchi.

Anemie

Anemia è una parola di origine greca che significa “mancanza di sangue”, ma con essa in realtà si indica più precisamente la mancanza di globuli rossi (anche se dal punto di vista medico sarebbe più corretto parlare di riduzione dell’emoglobina). Queste cellule sono ripiene di emoglobina, una proteina che trasporta ossigeno dai polmoni a tutte le cellule dell’organismo per permettere loro di produrre energia. L’organismo di un adulto contiene in media più di un chilo di emoglobina: la mancanza di 500 grammi già provoca danni gravi all’organismo e nessuno può sopravvivere con meno di 300 grammi. Sono colpite soprattutto le cellule che hanno bisogno di grandi quantità di ossigeno, e quindi il cervello, il cuore e i muscoli, oltre che, nei bambini, tutte le cellule in crescita.

Quali situazioni causano anemia? La prima è ovvia: una ferita grave che taglia un’arteria importante provoca una grave emorragia. In altri tipi di anemia, invece, proprio i globuli rossi possono essere incapaci di produrre emoglobina: questo può essere dovuto a malattie ereditarie in cui sono alterati i geni responsabili della produzione di emoglobina. La talassemia, per esempio, è un’anemia ereditaria presente in Italia, soprattutto nella zona del delta del Po e in Sardegna. Alcuni individui sono portatori sani di questa malattia (non hanno la malattia ma possono trasmetterla) e sono eterozigoti, cioè possiedono nel proprio patrimonio genetico due copie diverse dello stesso gene, una delle quali è alterata. Se però concepiscono un figlio con un altro eterozigote, con una probabilità su quattro il bambino nascerà talassemico omozigote, vale a dire con entrambe le copie del gene alterate. È quindi opportuno che due persone che stiano per sposarsi, particolarmente se originarie di quelle regioni, sappiano se sono eterozigoti per la talassemia. Non è difficile saperlo, perché i globuli rossi anche nei portatori sani risultano più piccoli del normale.

Ci sono anche anemie dovute alla mancanza nel cibo di sostanze come il ferro e alcune vitamine necessarie all’organismo per fabbricare l’emoglobina. In questo caso i globuli rossi sono presenti, ma contengono poca emoglobina. In altre anemie, dette aplastiche, i globuli rossi sono troppo pochi, perché è danneggiato il midollo osseo che dovrebbe produrli. Questo succede nelle leucemie, ma anche quando l’ambiente è sottoposto a radiazioni ionizzanti ‒ come dopo esplosioni atomiche ‒ o è avvelenato da particolari sostanze tossiche.

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Leucemie

Leucemia è una parola composta che deriva dai due termini greci leukós “bianco” e aíma“sangue”: le leucemie sono infatti tumori che provocano la crescita disordinata di alcune cellule bianche del sangue.

Ogni anno in Italia circa ventimila persone si ammalano di leucemia. Per quale motivo le cellule normali del sangue, il cui ritmo di crescita è regolare, cominciano a crescere troppo in fretta? La causa di queste malattie è molto simile a quella dei tumori che colpiscono altre parti del corpo. A volte per opera di sostanze che inquinano l’ambiente, ma spesso anche per puro caso, si danneggia un gene responsabile di mantenere regolare la crescita di una cellula e aumenta la velocità con cui quella cellula si duplica.

I geni sono come un lungo tema di italiano che deve essere copiato e in questa copiatura ci scappa un errore. Quasi sempre il gene si danneggia perché si rompe il cromosoma su cui è posto e la malattia viene riconosciuta proprio guardando al microscopio i cromosomi rotti dei globuli bianchi. In quell’unica cellula che va di fretta altri geni vengono a loro volta copiati male e il ritmo di crescita di quella cellula aumenta ancora, fino a che diventa leucemica. Pensiamoci bene quando copiamo troppo in fretta i temi di italiano!

Perché è dannoso un numero eccessivo di cellule del sangue? Le cellule del sangue crescono nel midollo osseo e formano popolazioni diverse: globuli rossi, globuli bianchi (linfociti e granulociti) e piastrine, che sono responsabili di diverse funzioni, tutte importanti per l’organismo. Nel primo caso la leucemia colpisce solo una di queste popolazioni che, crescendo in modo eccessivo, riempie la cavità del midollo osseo e impedisce la crescita delle altre popolazioni. Nel secondo caso le cellule che diventano leucemiche, crescendo troppo in fretta, non hanno il tempo per raggiungere la maturazione definitiva e la capacità di funzionare come dovrebbero per svolgere il loro compito.

Dato che i globuli bianchi fanno parte del sistema immunitario e perciò sono responsabili delle difese dell’organismo contro batteri, virus e parassiti, le persone con la leucemia si ammalano facilmente di malattie infettive che si manifestano con febbre alta e continua. La mancanza di piastrine, che sono importanti per la coagulazione del sangue, causa frequenti emorragie. Mentre la mancanza di globuli rossi, come si è detto, provoca anemie.

Esistono diversi tipi di leucemie. Le leucemie acute cominciano d’improvviso, precedute da pochi disturbi e colpiscono soprattutto i giovani. Le leucemie croniche colpiscono invece più spesso le persone anziane e si aggravano lentamente, nel corso di anni. Talvolta le leucemie croniche cambiano forma e diventano acute. Un discorso a parte meritano i linfomi, dovuti sempre a un’eccessiva crescita di linfociti, ma in questo caso sono localizzati nei linfonodi, che crescono a dismisura e comprimono gli organi che li circondano.

Come si può curare la leucemia? Per curare la leucemia bisogna riportare alla normalità la crescita dei globuli bianchi. Questo può essere fatto in due modi. Se la malattia è meno grave, vengono usati farmaci particolari che distruggono solo le cellule che crescono troppo. Se la malattia è molto grave, si interviene con il trapianto di midollo; in questo caso, devono prima essere distrutte tutte le cellule del midollo osseo del malato, che poi vengono sostituite con quelle di un midollo sano prelevato da un donatore. In tal modo nel midollo del malato cresceranno di nuovo cellule sane. Con queste cure almeno metà dei malati di leucemia guarisce, riprendendo una vita perfettamente normale.

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Il pandoro fa male ai cani? Ed il panettone o il torrone?

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Dolci come il panettone, il pandoro ed il torrone, ricchi non solo di zucchero ma soprattutto di grassi, possono provocare l’insorgenza di danni ai denti e alle gengive nel cane, mentre quantità eccessive possono far sorgere patologie come il diabete. I dolci senza zucchero, che al contrario contengono dolcificanti come lo xilitolo, causano nocumenti al fegato con esiti molto pesanti per la salute del vostro amico.

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Pepe di Cayenna, proprietà, calorie ed usi in cucina e per il mal di denti

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Il nome Cayenna deriva dal nome della città della Guyana francese e spesso viene erroneamente usato per indicare qualsiasi varietà di peperoncino, come fosse un sinonimo.
I peperoncini di Cayenna sono sottili e di forma allungata (arrivano a 10 cm).

Commercialmente è uno dei peperoncini più coltivati al mondo ma la sua produzione interessa per l’80% esclusivamente gli Stati Uniti, che lo utilizzano per la preparazione di salse piccanti.

Proprietà e benefici del pepe di Cayenna

L’uso del pepe di Cayenna come rimedio naturale è diffuso da tempo in Grecia, in Cina e in Medio Oriente.

Il pepe di Cayenna stimola il flusso sanguigno, è tonico e stomachico per cui facilita la digestione. L’effetto termoregolatore e sudorifero lo rende efficacie contro il raffreddore, la congestione e contro la tosse. A livello topico il pepe da Cayenna è rubefacente e stimolante grazie alla capsicina e funziona come un antinfiammatorio e antidolorifico naturale. Utile in caso di mal di testa, nevralgie, artrite, dolori a livello muscolari e della cavità orale. Soprattutto in caso di mal di denti può essere di grande sollievo tamponare la parte dolorante con un batuffolo imbevuto in una soluzione di acqua calda e pepe di Cayenna.

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Calorie e valori nutrizionali per 100 grammi di pepe di Cayenna

  • Calorie 318 kcal
  • Lipidi 17 g
  • Colesterolo 0 mg
  • Sodio 30 mg
  • Potassio 2,014 mg
  • Glucidi 57 g
  • Fibra alimentare 27 g
  • Zucchero 10 g
  • Proteine 12 g
  • Vitamina A 41.610 IU
  • Vitamina C 76,4 mg
  • Calcio 148 mg
  • Ferro 7,8 mg
  • Magnesio 152 mg

Uso in cucina

Il pepe di Cayenna è un condimento conosciuto in tutto il mondo e con il suo sapore intenso e piccante valorizza pietanze come il jambalaya (zuppa piccante della Louisiana), alcune ricette thai e il chili, piatto della cucina tex mex (a base di fagioli e salsa piccante) talmente diffuso in Messico e New Mexico che, quando si pone la domanda “Green or red?”, è sottinteso che si sta parlando del colore della salsa.

Viene venduto già macinato ed è ottimo per insaporire formaggi, uova e crostacei.

Una preparazione che consente di utilizzare questa spezia in modo originale per aromatizzare bruschette o carni cotte alla griglia è quella dell’olio d’oliva aromatizzato al pepe di Cayenna, molto semplice da realizzare e da conservare in un barattolo pronto per l’uso:

Ingredienti

  • 100 gr di peperoncini di Cayenna freschi
  • 350 ml di olio d’oliva
  • sale

Spezzettare i peperoncini, salarli, disporli su una teglia e metterli in forno per un’ora a temperatura bassa e con lo sportello aperto, per ottenere appena il calore che gli faccia perdere l’umidità.
Raccogliere i peperoncini, metterli in un barattolo e ricoprirli d’olio avendo cura di lasciare almeno un cm di aria dal bordo superiore.
Chiudere bene i barattoli riempiti di peperoncino e olio e metterli a bollire in una pentola piena d’acqua per circa mezz’ora.

Dopo una settimana l’olio aromatico sarà pronto per dare un tocco piccante a qualsiasi pietanza.

Curiosità sul pepe di Cayenna

Il grado di piccantezza di un peperoncino viene misurato sulla Scala Scoville che si basa sulla reazione cutanea rispetto alle sostanze irritanti presenti in questi frutti.
Ad oggi, il Guinness del primato appartiene ad una varietà chiamata Infinity Chili ed è di 1.067.286 SHU mentre il pepe di Cayenna raggiunge circa i 30.000 SHU, piazzandosi all’incirca a metà della scala dei gradi di piccantezza conosciuti tra tutte le varietà di peperoncini.

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