Imenoplastica: la ricostruzione chirurgica dell’imene lacerato

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A patient undergoes surgery at Intermountain Medical Center, which is known for its low cost, high quality, evidence-based health care system.

La ricostruzione dell’imene o imenoplastica è l’intervento chirurgico di riparazione dell’imene lacerato. L’ imene è un sottile strato di tessuto, una membrana che, è di solito intatta, nelle donne giovani (vergini) e che ha la funzione di barriera all’ingresso della vagina.
In alcune culture è molto importante che l’ imene sia intatto fino al matrimonio.
A volte l’intervento è necessario per ripararlo.
La riparazione dell’ imene o la ricostruzione di un nuovo imene può variare da persona a persona.
La consultazione con un chirurgo esperto, aiuterà a capire quale tecnica usare e che cosa esattamente ci si può aspettare.

Che cos’è la ricostruzione dell’ imene?
La ricostruzione richiede:

  • un anestetico locale
  • nessun ricovero ospedaliero
  • punti di sutura riassorbibili
  • tempo di guarigione di circa 6 settimane (I rischi di infezione e febbre sono minimi)

la ricostruzione dell’ imene consente una nuova lacerazione della membrana provocando dolore e sanguinamento.

La ricostruzione dell’ imene: non solo sesso
Contrariamente alla credenza popolare, l’ imene può rompersi per una serie di motivi non sessuali come:

  • equitazione
  • ginnastica
  • inserimento di un tampone
  • donne che nascono senza imene
  • altre ragioni

La ricostruzione dell’ imene: chi la richiede?

Ci sono:

  • Le donne che hanno avuto figli
  • Le vittime di stupro
  • Le donne il cui imene si è rotto nel corso della loro vita
  • Le donne che provengono da alcune culture e tradizioni
  • che considerano imene intatto come prova della verginità
  • Le donne che sono in procinto di sposarsi
  • Le donne che vogliono sentirsi di nuovo giovani
  • Donne che non hanno mai avuto l’imene
  • soddisfazione sessuale

l’elenco potrebbe continuare.

La ricostruzione dell’ imene: come viene eseguita
Esistono varie tecniche nel mondo.  Quelle più diffuse sono:

La ricostruzione dell’ imene di base o tradizionale
L’ imenoplastica di base di solito consiste nel ricucire i resti o le tracce dell’imene lacerato.
I punti di sutura che vengono utilizzati durante questo processo sono riassorbibili.
Il chirurgo di solito somministra un anestetico locale.
La procedura è abbastanza semplice e dura circa 30 minuti.
Questa procedura viene di solito eseguita in ambulatorio, si è in grado di tornare alle normali attività il giorno dopo l’intervento, ovviamente seguendo delle raccomandazioni.

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La ricostruzione dell’ imene.
 Potenziali rischi e complicazioni

la procedura chirurgica presenta alcune complicazioni e potenziali rischi.

  • Post-operatoria lividi, gonfiore e dolore sono i sintomi più marcati.

La maggior parte dei chirurghi concordano sul fatto che un maggiore riposo a letto, permettendo una guarigione naturale sia l’opzione più saggia per risolvere tali problemi. Sarà il medico a prescrivere farmaci antidolorifici se necessari.

  • Sanguinamento

Il sanguinamento non è un motivo di preoccupazione, se dura solo pochi giorni dopo l’intervento chirurgico. La maggior parte dei chirurghi concorda nell’affermare che questa emorragia è simile ad un sanguinamento mestruale in termini di intensità e, quindi, non deve essere percepito negativamente.
Il sanguinamento sarà persistente in caso si siano formati degli ematomi. un ematoma può essere chirurgicamente drenato e trattato da parte del chirurgo, ma non  sempre i chirurghi scelgono il trattamento immediato. Questo significa che si dovrà convivere con un ematoma che è noto per essere doloroso.

  • ematomi

se l’ematoma non è trattato correttamente potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.

Tali ematomi possono anche complicarsi evolvendo in coaguli di sangue che possono portare ad embolia.

  • decolorazione

C’è la possibilità che l’ imene trattato possa scolorirsi, potrebbe essere temporaneo e si risolve senza alcun farmaco o potrebbe trasformarsi in depigmentazione permanente.

  • Intorpidimento

Al contrario di dolore post-operatorio, alcuni pazienti potrebbero lamentarsi di avvertire un certo intorpidimento nella zona vaginale. Anche se questo è previsto per alcune ore dopo l’intervento chirurgico a causa dell’uso di anestetici, l’intorpidimento potrebbe continuare per giorni. Lo scenario peggiore si verifica quando il torpore è causata da una lesione del nervo che si è verificato durante l’intervento chirurgico.

La ricostruzione dell’imene è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, aldilà delle implicazioni psicologiche e sociali si dovrebbe sempre riflettere bene su quelle che sono le proprie aspettative e soprattutto di non sottoporsi a questo tipo d’intervento sotto pressioni esterne. 

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Citalopram (Elopram): lista degli effetti collaterali del farmaco

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIIl citalopram è una molecola della famiglia degli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors) utilizzata per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo). Al pari di altri SSRI ha anche utilizzi off-label come per il trattamento del disturbo disforico premestruale, neuropatia diabetica e dismorfofobia, per citarne alcuni.

Effetti collaterali

Il profilo di effetti collaterali del Citalopram è sovrapponibile a quello dell’Escitalopram. Gli effetti collaterali più comuni (sperimentati da più del 10% dei pazienti) consistono in:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea, diarrea)
  • Disfunzioni sessuali (disfunzione erettile, calo della libido, anorgasmia)
  • Sonnolenza, sedazione e affaticamento, insonnia
  • Ansia, nervosismo, tremori
  • Sudorazione, bocca secca
  • Sogni vividi, incubi

Questi effetti collaterali, in genere di lieve entità, tendono a diminuire e scomparire spontaneamente nel corso delle prime settimane di trattamento; gli effetti collaterali sulla sfera sessuale tendono invece a comparire nel corso delle prime settimane di trattamento e a persistere nel corso dell’assunzione (può accadere che alcuni effetti collaterali, specie le disfunzioni sessuali, persistano per un tempo indefinito, anche anni, dopo la sospensione del trattamento, generando la così detta Sindrome Post-SSRI).

Nel 2004 la FDA allerta per il rischio di un aumento di ideazioni suicide per un peggioramento del comportamento, soprattutto negli adolescenti in terapia con gli SSRIs. Un’analisi condotta dalla FDA mostrò però una variazione statisticamente insignificante di aumento della percentuale di suicidio negli adulti trattati con citalopram.

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Prendere il sole in gravidanza fa male al bambino?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIA.jpgUna domanda tipica di chi è in dolce attesa durante i mesi estivi è: “posso prendere il sole col… pancione?”. Cerchiamo di fare chiarezza.

Il sole aiuta a sintetizzare meglio la vitamina D, fondamentale perché favorisce la crescita e lo sviluppo del feto, diminuisce il rischio di asma e, secondo gli ultimi studi, riduce le possibilità che il nascituro possa soffrire in età scolare di disturbi del linguaggio. Ecco perché, durante la gravidanza, negarsi all’esposizione solare sarebbe controproducente. È necessario, però, seguire alcune semplici regole e prendere alcune semplici precauzioni che – se sono importanti per chi non è in gravidanza – lo sono ancora di più per chi lo è:

  • utilizzare sempre una crema solare ad alto fattore di protezione per evitare scottature e prevenire il cloasma gravidico;
  • evitare periodi di esposizioni prolungati: soprattutto le prime volte è preferibile non esporsi oltre 30 minuti (anche meno durante le ore più calde della giornata);
  • preferire l’esposizione tra le 9 e le 11 del mattino, oppure dalle 17 in poi;
  • evitare di esporsi ai raggi solari nelle ore più calde della giornate, dalle 12.00 alle 16.00;
  • proteggere la testa con un cappello di paglia o bagnandola frequentemente;
  • per quanto possibile, evitare l’esposizione diretta della pancia al sole coprendola con un telo bianco o comunque chiaro, abbastanza spesso e leggermente umido. In alternativa indossare un costume intero, possibilmente bianco o di colore chiaro.

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Dieci ragazze raccontano le loro tecniche di masturbazione e come hanno iniziato

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 COSE NON SAI VAGINA ORGASMO CLITORIDE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An PeneAbbiamo intervistato dieci ragazze che ci hanno raccontato le loro tecniche di masturbazione e come hanno iniziato a masturbarsi le prime volte. Ecco cosa ci hanno raccontato.

1) Vibratore al mattino

«Non ricordo bene a che età ho iniziato, forse ero alle medie. Le mie compagne mi hanno raccontato che era bello farsi delle carezze lì, così ho provato anche io. All’inizio non sapevo bene né come né dove, ma poi ho trovato la zona più piacevole: il clitoride. A dire la verità ormai mi masturbo piuttosto frequentemente (almeno quattro volte a settimana), e ho provate varie tecniche di masturbazione: uso la mano, leggo storie sexy e faccio fantasie su esperienze sessuali passate. La mia preferita però rimane la tecnica che uso la mattino, appena sveglia: prendo il vibratore che ho nel cassetto del comodino, me lo infilo dentro, lo accendo e raggiungo un orgasmo intenso nel giro di due minuti. Anche mettermi un dito nell’ano mentre raggiungo l’orgasmo mi eccita». Noemi, 21 anni.

2) Soffione della doccia

«Avevo 13 anni quando mi sono masturbata per la prima volta. Stavo guardando la tv con mia nonna un telefilm e si parlò di masturbazione. Non avevo neanche idea di cosa volesse dire ma Google mi illuminò rapidamente. Mi masturbai per la prima volta poco dopo con le dita. All’inizio fu strano. Mi toccavo solo all’esterno perché ero vergine ed avevo paura ad infilarmi un dito nella vagina, per paura di sverginarmi da sola. Nel corso degli anni ho poi provato varie tecniche di masturbazione. La mia preferita ora è usare il soffione della doccia. E sono anche velocissima: mi metto il balsamo, e nei due minuti in cui lo faccio agire, mi stimolo con il getto dell’acqua calda. Funziona! ». Sonia, 17 anni.

Leggi anche: Masturbazione maschile: 10 cose che le donne non sanno

3) Cuscino tra le gambe

«Ho cominciato a sperimentare con la masturbazione, sapendo quello che stavo facendo, quando andavo alle medie, intorno ai 13 anni. Ero in bagno. Ero un po’ nervosa nei confronti della cosa ma quando ho provato, ho sentito un po’ di piacere e così sono andata avanti. Di solito lo faccio prima di andare a letto, così mi rilasso e mi addormento meglio. Per un po’, le mie tecniche di masturbazione si sono concentrate solo su un modo: mettermi un cuscino tra le gambe e strusciarmici contro. A pensarci col senno di poi lo facevo anche prima di sapere che quella cosa si chiamasse “masturbazione”: mi faceva piacere e lo facevo, punto. Solo verso i 15 anni ho cominciato a farlo senza cuscino, usando mani ed oggetti allungati. Non  mi sento in colpa: ci sono così tante buone cose che derivano dall’avere un orgasmo per cui, perché no? Hai bisogno di imparare cosa ti piace e imparare a capire te stessa prima che possa farlo qualcun altro». Anna, 21 anni .

4) Un dito sul clitoride, uno in vagina

«Mi masturbo ormai da dieci anni, da quando ne avevo 14, e ormai ho una tecnica consolidata: la sola stimolazione clitoridea non mi basta. Cioè, è sufficiente per raggiungere l’orgasmo, ma a me piace anche molto sentire le contrazioni che ho dentro la vagina. Così quando sto per raggiungere l’orgasmo stimolando il clitoride con un dito, mi infilo dentro un dito dell’altra mano. A volte mi basta anche correre ed avvicinare le cosce in modo che premano leggermente per eccitarmi: in questo senso si può dire che a volte mi masturbo anche quando vado in palestra e sto sul tapis roulant, soprattutto se di fronte a me c’è un bel ragazzo che si allena. Mi eccita sapere che nessuno attorno a me sospetti che in quel momento io stia godendo!». Monica, 25 anni.

Leggi anche: “Se ti tocchi diventi cieco”: tutti i falsi miti sulla masturbazione

5) Lo specchio

«Mi masturbo da quando avevo 12 anni. Era estate e vidi per caso il pene di mio cugino di un anno più grande di me, mentre si cambiava. La cosa mi turbò, ma ogni volta che ci ripensavo sentivo un calore strano e mi piaceva strusciarmi sul materasso e sul cuscino. Ultimamente non riesco a fare a meno dello specchio. Quando mi masturbo, mi piace da morire mettermi seduta davanti allo specchio, con le gambe aperte e guardarmi venire mentre mi masturbo con un vibratore. Ne uso uno che mi stimola l’interno della vagina, ma anche il clitoride. Non sbaglio mai un colpo con quello». Chiara, 27 anni.

Leggi anche: Come bloccare sul nascere il desiderio di masturbarti in 10 passi

6) Protagonista: il clitoride

«Ho iniziato tardi a masturbarmi, quando avevo circa 17 anni. La mia è una famiglia molto religiosa ed ho sempre avuto paura di fare peccato. Ho avuto il mio primo orgasmo dopo alcune volte che ci provavo, chiusa in bagno o sul letto quando i miei genitori erano fuori casa, e da lì è diventato qualcosa che dovevo fare ogni notte, prima di addormentarmi. La mia tecnica è abbastanza banale: mi inumidisco le dita e con esse mi stimolo il clitoride. Per me è infallibile ed è la cosa che mi fa stare meglio. Con la stimolazione vaginale non ho mai provato lo stesso piacere. Non ho mai provato ad usare sex toys, anche se un paio di volte ho usato un grosso pennarello per masturbarmi». Giovanna, 19 anni.

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7) Video pornografici

«Lo ammetto, mi masturbo almeno una volta al giorno. Lo faccio da quando avevo 11 anni. Mi stavo lavando i genitali ed ho notato che insistendo sul clitoride provavo piacere. È difficile per me immaginare le cose e basta, quindi per eccitarmi spesso guardo i video pornografici sul mio smartphone mentre mi stimolo con le dita. Tra tutte le tecniche di masturbazione che ho provato, questa è in assoluto la mia preferita. Mi piace farlo anche quando sono all’aperto, ad esempio in un parco seduta su una panchina, lontano da sguardi indiscreti». Francesca, 22 anni.

8) Vibratore

«Mi masturbo più o meno da una a tre volte a settimana. A 12 anni, salendo su un albero per gioco, ho notato che la pressione del ramo sui genitali mi procurava piacere, quindi, senza sapere perché, ho iniziato a strusciarmi addosso agli oggetti, come cuscini, giocattoli, peluche. La mia tecnica di masturbazione preferita? Fino a qualche tempo fa usavo le dita o il soffione della doccia. Poi mi sono comprata un vibratore su Amazon: con quello vengo in un minuto al massimo. Mi piace anche farlo con il mio ragazzo che mi guarda mentre lo faccio: si eccita anche lui e si tocca insieme a me». Marica,18 anni.

Leggi anche: Contrazioni vaginali durante l’orgasmo femminile [VIDEO] Attenzione: immagini sessualmente esplicite

9) Video pornografici e cuscino

«La prima volta che mi sono masturbata avevo circa 10 anni. È stato quasi per caso. Era estate, ero vestita leggera ed avevo messo un cuscino tra le gambe per evitare che mi si appiccicassero l’una all’altra a causa del sudore e un attimo dopo ho iniziato a sfregarmi sul cuscino, senza sapere bene perché. Era piacevole, quindi ho iniziato a farlo con tutti i cuscini di casa. Poi ho affinato la tecnica e ora comincio iniziando guardando qualche filmato pornografico su internet, ma poi prendo sempre in mano il cuscino e mi ci struscio contro. Il mio fidanzato è bravo a toccarmi, ma farlo da sola per me è più piacevole». Federica, 24 anni.

10) Accavallare le gambe al lavoro

«Mi sono imbattuta nella masturbazione quando avevo 12 anni. Ho aspettato di essere sola a casa. Usai un dito per strofinare il clitoride molto velocemente e fortemente perché pensavo che si dovesse fare così, in base ai racconti delle mie compagne di scuola. Invece con il tempo ho scoperto che su di me funzionano molto di più i movimenti più lenti e circolari intorno al clitoride. Il movimento deve essere delicato e solo quando sto per raggiungere l’orgasmo deve aumentare di ritmo e forza. Mi piace usare tutte le dita insieme a premere sul clitoride e non un dito solo. Recentemente ho imparato che mi basta accavallare le gambe e premere a ritmo per provare piacere: lo faccio anche quando sto al lavoro». Laura , 22 anni.

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L’uomo moderno non più macho: la dipendenza dalle donne

MEDICINA ONLINE COME RICONQUISTARE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE COUPA differenza di quella femminile, la dipendenza affettiva maschile è più mascherata e più drammatica. Un motivo è quello familiare e culturale: l’uomo è spinto a controllare le sue emozioni e gli affetti perché deve apparire forte. Come si esprime la dipendenza maschile? Essa si esprime attraverso tre diversi comportamenti:

  • La ricerca del potere
  • La paura di legarsi ed impegnarsi
  • La freddezza, tecnicamente “l’anaffettività”.

Il potere

L’uomo dipendente cerca di dominare e di imporsi nel rapporto di coppia. Il potere è uno strumento che utilizza per nascondere al mondo la sua fragilità e cioè il suo personale bisogno di dipendenza ed è per questo motivo che cerca partner bisognosi di cure e affetto. Finché il partner accetta di recitare la parte del “debole”, il rapporto può mantenere un equilibrio. Se questi, spontaneamente o per effetto di un cambiamento, inizia a conquistare una maggiore autonomia o ricerca la parità, l’altro cerca di respingerlo nella condizione di dipendenza attraverso la manipolazione psicologica, tentando cioè di provocare nel partner dei sensi di colpa. Se il “debole” insiste nella rivendicazione, c’è il rischio che l’uomo prima s’incattivisca, minacciando l’abbandono, e poi, di fronte ad un processo irreversibile, crolli miseramente aggrappandosi ad essa.

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La paura di legarsi

Gli uomini – in genere – si vantano di essere indipendenti e liberi, cercano la libertà e rifuggono i legami eppure è raro che non abbiano legami. I legami poi o s’interrompono precocemente in nome della libertà o sono portati avanti, ma il partner è vittima di manipolazioni psicologiche e/o deprivazione affettiva. Quest’atteggiamento porta le donne a giudicare uomini del genere “figli di p…”. L’accusa però è impropria. Primo, perché in genere gli uomini che hanno non si vogliono legare hanno avuto madri iperprotettive e gelose. Secondo, perché “non lo fanno apposta”; l’uomo è in buona fede nel momento in cui entra in relazione e sente che quella è la donna giusta. Il problema si pone se l’uomo sente che il sentimento potrebbe condurlo a “qualcosa d’importante” e la paura raffredda ogni sua passionalità ed intenzione sentimentale.

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L’anaffettività

L’anaffettività è tipica di quegli uomini che invece cedono al bisogno di relazione, ma poi compensano la propria paura con un atteggiamento che non dà spazio al calore, alla tenerezza, ai gesti affettuosi. Quest’atteggiamento spesso porta all’esasperazione la partner perché è come se l’uomo stesse con lei per farle un piacere, ma manifestamente “scoglionato”. L’uomo anaffettivo inoltre è facilmente riconoscibile dal fatto che svaluta la sua partner. La strategia inconscia che sottende quest’atteggiamento è rivolta a convincere la partner di non avere alcun valore e, pertanto, di essere fortunata d’avere accanto un uomo il quale, nonostante i suoi difetti, la tollera. Tale strategia è ovviamente funzionale a evitare l’abbandono. Se essa funziona, di fatto, la donna finisce con lo svalutarsi, e di solito questo comporta l’insorgenza di disturbi di vario genere, ma soprattutto alla depressione.

Se la partner non ha una personalità depressiva e si oppone ai tentativi di squalifica del partner, avanzando una serie di rabbiose contestazioni volte a evidenziare i difetti dell’altro, quest’ultimo si arrabbia, passa gran parte del tempo a dire che lui è fatto così, se non le va bene può andarsene, tanto lui non ne ha bisogno e non sa che farsene. Intanto, ovviamente, continua a “pretendere” di essere accudito e più si sente debole e minacciato più aumentano le recriminazioni. Se la donna, alla fine, non ce la fa più e si allontana, i tentativi di ricondurla al suo posto sono incessanti, ma non si associano mai alla confessione dell’affetto e del bisogno. Quando essi riescono vani, e l’uomo non ce la fa ad avviare un altro rapporto con le stesse caratteristiche del precedente o, al limite, a rifugiarsi presso la madre, si danno paurosi crolli dell’identità personale.

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L’uomo e la ricerca della seconda mamma

Se si osserva oggettivamente il comportamento di un uomo a casa, si nota come essi esprimano un bisogno di affidamento totale alla partner femminile: farsi accudire (cibo, pulizia della casa, lavaggio e stiratura degli abiti, ecc.) a richieste ingiustificabili (farsi allungare un oggetto a portata di mano, chiedere dove stanno le cose, ecc.). Comportamenti del genere sono intollerabili per alcune donne, perché essi sono letti come impositivi e prepotenti. La prepotenza di fatto è oggettiva. Il motivo alla base di questo comportamento è che l’uomo ha bisogno di sondare la disponibilità della partner da un punto di vista “pratico” nei suoi confronti e da questa disponibilità ne ricava conferme affettive, così come la donna le donne le ricava dalle attenzioni, dalle tenerezze e dalle espressioni di affetto. La natura “mammona” dei maschi italiani in particolare è un luogo comune, ma molto più concretamente occorre riconoscere che, almeno nel contesto culturale italiano, parecchi figli maschi sono curati, iperprotetti e idolatrati dalla madre.

L’iperprotezione materna condiziona i figli a dipendere da una figura femminile, e ciò esaspera le donne evolute, soprattutto se esse lavorano, si tratta di un vero e proprio handicap, che si rende evidente in due circostanze; la partner si ammala, ha dei disturbi psicosomatici che esprimono il suo bisogno di sottrarsi al ruolo di madre. In tale circostanza, l’uomo si aggira per la casa come un cane bastonato, scopre, con frustrazione e con rabbia, la sua scarsa dimestichezza coi fornelli, con la lavatrice, col ferro da stiro, ecc. Le donne masochiste alla fine si trascinano fuori dal letto e continuano a fare le mamme affrante, le donne combattive invece assumono atteggiamenti più sadici, ma rischiano di aggravare ancor più la loro condizione fisica.

La seconda circostanza si realizza quando la donna, stanca di fare da madre e da serva all’uomo, decide di separarsene. Le conseguenze di questa decisione sono varie. Alcuni uomini, che non hanno mai manifestato un attaccamento particolare alla partner, crollano, si aggrappano a lei, la scongiurano di non lasciarli soli e promettono di cambiare. Altri si appellano a parenti ed amici per indurre un ripensamento nella partner, la colpevolizzano fino al giorno della comparsa di fronte al giudice. Altri reagiscono con indifferenza e con ma questo atteggiamento dura finché essi non capiscono che è finita per sempre. Quando avviene questa presa di coscienza, il comportamento indifferente si converte in uno dei due descritti in precedenza. Il problema è che gli uomini, non meno delle donne, sono vittime di una tradizione che impone loro di controllare le emozioni e l’affettività e di vergognarsene profondamente. La vergogna, è accentuata dal comportamento iperprotettivo delle madri italiane che, nell’intento cosciente di privilegiarli, finiscono, di fatto, con il determinare nei figli un bisogno incoercibile di dipendenza da una figura femminile.

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Durante la mattina la febbre è più alta o più bassa?

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Differenza tra prolasso rettale ed emorroidi

MEDICINA ONLINE EMORROIDI EMORROIDE DIFFERENZA EMORROIDI INTERNE ESTERNEEmorroidi

Con il termine “emorroidi” (in inglese “hemorrhoid”) si identifica un gruppo di strutture vascolari appartenenti al canale anale. Quando, per vari motivi, sono gonfie ed infiammate, diventano patologiche e causano una sindrome nota come “malattia emorroidaria“. Nel linguaggio comune, con il termine “emorroidi”, ci si riferisce proprio alla “malattia emorroidaria”. Mentre la causa esatta non è nota, una serie di fattori che aumentano la pressione intra-addominale, in particolare la costipazione, si ritiene rivestano un ruolo nel loro sviluppo. Il trattamento iniziale per la malattia, da lieve a moderata, consiste nell’aumentare l’assunzione di fibre e di liquidi per mantenere l’idratazione. I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) possono, temporaneamente, essere utilizzati per lenire il dolore. Nei casi più gravi si interviene chirurgicamente. Per approfondire, leggi anche: Emorroidi interne e esterne: cause, sintomi, cura e rimedi

Prolasso rettale

Con “prolasso rettale” si identifica invece una condizione in cui il retto tende a scivolare in basso e protrudere al di fuori dell’ano. Gli sfinteri anali possono non svolgere completamente la loro funzione per cui al prolasso del retto può associarsi la perdita involontaria di muco o di feci. E’ una patologia più comune nelle donne che nell’uomo. Può essere completo, quando cioè il retto fuoriesce completamente dall’ano, anche per molti centimetri, proprio come un calzino rovesciato, interno, quando cioè il retto si introflette in se sesso (invaginazione retto-rettale) o nel canale anale (invaginazione retto-anale), o solo mucoso, quando cioè solamente la mucosa rettale tende a discendere nel canale anale o fuori dall’ano. Molti fattori possono contribuire allo sviluppo del prolasso rettale. La stipsi e l’eccessivo sforzo all’evacuazione, soprattutto nelle persone anziane, sono le cause più comuni. Anche il parto può giocare un ruolo importante nella formazione di un prolasso rettale. Lo stiramento e il cedimento di particolari legamenti che sostengono il retto nella pelvi ne provocano la discesa con ripercussioni sugli sfinteri anali. Talvolta il prolasso rettale fa parte di un difetto che riguarda tutto il pavimento pelvico e si associa ad incontinenza urinaria e a prolasso degli altri organi pelvici come l’utero e la vescica. Più raramente può essere causato da lesioni neurologiche come lesioni del midollo spinale. Riguardo alla cura del prolasso rettale: correggendo la stipsi e l’eccessivo sforzo durante la defecazione la progressione del prolasso può essere rallentata; esistono inoltre numerose tecniche chirurgiche variano a seconda del tipo di prolasso. Per approfondire, leggi anche: Prolasso rettale: intervento, cure, ginnastica, immagini, pomate

Prolasso del retto ed emorroidi sono la stessa cosa?

Non sono sinonimi: le emorroidi esterne sono una conseguenza del prolasso e ne sono la prima manifestazione. Alcuni sintomi sono però comuni ad esntrambe le condizioni, come il sanguinamento e/o la protrusione al di fuori dell’ano.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il peperoncino potenzia davvero l’erezione e combatte la disfunzione erettile?

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Vasodilatatore

La risposta a questa domanda è SI. Il peperoncino, specie di buona qualità ed assunto con moderazione (quantità ridotte e non più di due volte a settimana), può effettivamente agire come blando vasodilatatore naturale e ciò può determinare una effettiva maggiore facilità di raggiungere e mantenere una erezione efficace e per un tempo maggiore. Inoltre il peperoncino ha un effetto infiammante sulla prostata e ciò può tradursi in un rapporto sessuale più ricco di emozioni piacevoli. A questo si aggiunge – come spesso avviene negli integratori stimolanti – una percentuale non indifferente di “effetto placebo” che può solo che aiutare l’uomo a mantenere una potente erezione.

Soluzione definitiva?

Il peperoncino è quindi la soluzione definitiva, naturale e senza controindicazioni alla disfunzione erettile? Certamente no. E’ importante ricordare infatti che un eccessivo uso di peperoncino può determinare infiammazioni a bocca, esofago e stomaco oltre a fastidiose prostatiti ed aumentare il rischio di eiaculazione precoce; inoltre alcuni tipi di disfunzione erettile (ad esempio quelle in cui l’impotenza è correlata ad alterazioni vascolari dell’asta peniena) non giovano assolutamente dell’assunzione di peperoncino.

Integratori che migliorano la vita sessuale

Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

Per approfondire, leggi: Come avere la più potente erezione della tua vita senza farmaci

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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