I 10 uomini da evitare accuratamente in una relazione

MEDICINA ONLINE TRADIMENTO 10 UOMINI DA EVITARE RELAZIONE GELOSIA PATOLOGICA NORMALE DIFFERENZE GEALOUS GIRL BOY MAN WOMAN LOVE WALLPAPER AMICIZIA RAPPORTO SESSO TRADIRE FIDANZATI MATRIMONIO MARITO MOGLIE SCOPRIRE HDL’amore percorre vie strane e per ogni donna esiste almeno un uomo al mondo che la renderà felice, il problema è trovarlo, dal momento che in giro ci sono tanti uomini che sembra si divertano a far soffrire le donne (e viceversa!). Eccovi una lista di tipologie di uomo da evitare accuratamente in una relazione, se volete evitare di soffrire.

1) Il geloso
Il geloso logora la sua mente e il vostro rapporto inventando ogni giorno spunti maliziosi o possibili tradimenti in qualsiasi cosa voi facciate. Spesso sulla gelosia possono nascere delle discussioni lunghissime che alla fine non porteranno a niente e che potranno andare avanti anche per giorni. Vi conviene uscire da questa relazione a dir poco asfissiante se volete salvarvi. Attente poi che la categoria del geloso può sfociare o assere abbinata a quella del violento: ha scatti d’ira esagerati che devono far suonare il campanello d’allarme. Meglio allontanarli definitivamente.

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2) Il narcisista
Ama molto parlare di sé, ma ascolta poco gli altri. Chi ha tendenze narcisiste cerca di essere sempre al centro della scena e fa in modo di veicolare tutta l’attenzione su di sé. Il difetto principale? Non accetta le critiche e fatica ad ammettere gli errori, perché attribuisce la responsabilità degli eventi negativi agli altri o alla sfortuna. Ricorda che spesso dietro a un comportamento megalomane si cela una personalità fragile e insicura. Tuttavia questo non è un buon motivo per… scusarlo e continuare a sopportare!

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3) L’irresponsabile
Ha superato da tempo l’adolescenza, eppure adolescente lo sembra ancora, soprattutto dal punto di vista emozionale. Disprezza le regole, non si impegna nel lavoro, né mostra di essere granché interessato a mettersi in gioco: l’irresponsabile è sempre in fuga. L’errore frequente? Pensare di poterlo cambiare. A parole non conta. È possibile iniziare a prendere seriamente in considerazione ciò che una persona dice solo quando agisce di conseguenza, con i fatti. Se mai accadrà.

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4) Il manipolatore
La sua arma più importante è il ricatto. Il manipolatore isola, usa l’amore come merce di scambio e ti mette con le spalle al muro sviluppando una dipendenza emotiva lontana anni luce da un rapporto di coppia costruttivo e sereno. È sempre pronto a minacciare di toglierti il suo amore? Lascialo andare: perdere chi denigra e colpevolizza gli altri alla lunga andrà a vantaggio della tua autostima. Amore è prendersi cura, creare fiducia.

5) L’egoista
Se percepisci che ci sia una remota possibilità che dietro atteggiamenti rigidi si nasconda una scelta di priorità ovvero l’io, è i caso di valutare la rottura. Anteporre sempre i propri, interessi, i propri corsi, il proprio lavoro, i propri genitori significa abituarti all’idea di accontentarti degli spazi rimanenti nella fitta rete di impegni. L’interesse sarà dell’io, insostituibile dal plurale noi.

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6) L’uomo senza difetti
Ognuno di noi ha dei difetti e l’uomo senza difetti non esiste. Se il vostro uomo vi fa vivere una vita di coppia talmente perfetta che vi sembra quasi di vivere una soap opera degli anni ’80, state attente! L’uomo dall’apparenza fin troppo perfetta finisce spesso per rivelare un retroscena abilmente nascosto dietro un muro di apparenza artificiale e ben costruita.

7) L’innamorato istantaneo
L’amore è una cosa bellissima, talvolta improvvisa, certamente magica e incomprensibile. A tutto c’è un limite, però. Proclamarsi innamorato dopo una settimana che ci si frequenta, promettere amore eterno o, peggio, dirti che non può fare a meno di te al primo appuntamento è tipico dell’innamorato istantaneo. Non lo fa con cattiveria: lui ci crede veramente al “ti amo” che vi dice dopo tre giorni che vi conoscete, ed è per questo che voi gli credete. Si innamora “istantaneamente” in media due volte al mese ed “istantaneamente” si disinnamora; l’importante è non cascarci.

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8) Il violento
Anche se lui ti ispira simpatia e una certa attrazione fisica, indaga per comprendere se soffre di dipendenze, qualunque esse siano. L’inclinazione all’ira o repentini scatti devono far scattare in te il campanello d’allarme: troppo spesso, come insegna la cronaca, questi segnali vengono sottovalutati dalle donne che si lasciano ingannare a comportamenti apparentemente gentili e rassicuranti. Il violento camuffa la propria natura.

9) Il mammone
Questa categoria è tra le più subdole perché il mammone all’inizio ispira tenerezza, soprattutto nella prima fase quando tutto di lui ci sembra meraviglioso. Attenta perché potrai trovarti in un poco piacevole rapporto a tre con voi due e la mamma perfetta e sempre presente, nella quale lui cercherà conforto e dalla quale correrà alla prima difficoltà. Inoltre ci saranno sempre paragoni di tipo culinario: sì, è buono ma mia mamma è insuperabile. Anche in questo caso cerca di capire subito in che guaio ti stai cacciando. E se non vuoi vivere una perenne frustrazione da confronto, lascialo perdere.

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10) Il bugiardo
È bravissimo a trovare sempre una giustificazione valida, ogni ritardo è corredato da una spiegazione accurata. Avrà sempre una scusa pronta e darà sempre una spiegazione molto accurata di ogni sua mancanza o ritardo: tutti quei particolari devono farvi dubitare subito. Questa categoria di uomini è da considerarsi spesso patologica: cercano di ottenere qualcosa mentendo sempre e quasi mai si scusano per il loro comportamento quando vengono scoperti. Per loro la bugia è pane quotidiano e la considerano la normalità. Spesso sono poi dei manipolatori minando così anche la tua autostima. Meglio lasciarlo perdere e cercare una persona autentica e di cui potersi fidare. Accontentarsi di una facciata perfetta quando dentro si vive un inferno logora la salute: invece di togliere fiducia a te stessa… toglila al bugiardo di turno e scegli di riprendere in mano la tua vita.

Se hai problemi di coppia ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a superare questo momento difficile.
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Le confessioni di un mio paziente masturbatore cronico

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Per comprendere meglio il problema, vi presento oggi un elenco di alcuni pensieri di un masturbatore cronico riguardo alla propria “attività”, che mi sono stati confessati da un mio paziente trentenne. Sono i tipici pensieri di chi ancora non comprende che alcuni tipi di masturbazione possono configurare una vera e propria patologia:

1) che problema c’è a masturbarsi tanto? Che sarà mai! Non faccio male né a me né agli altri… Non reco fastidio a nessuno quando lo faccio;

2) non faccio male alla mia salute, anzi la miglioro, visto che è assodato che la masturbazione non fa male alla salute, anzi fa bene: il mio medico di base mi ha detto che abbassa il rischio di cancro alla prostata;

3) masturbarsi è una cosa naturale, quindi non potrà mai farmi male: lo faccio ogni giorno da vent’anni e sto benissimo;

4) non ho tanti soldi da spendere in divertimenti: masturbarmi è un piacere che posso ottenere gratis;

5) posso fruire di una quantità di video porno illimitata: se mi “stufo” di un video, passo al successivo;

6) qualsiasi mia voglia recondita, può essere soddisfatta da video sempre più estremi e trasgressivi, quindi è una passione che posso portare avanti facilmente;

7) io non ho alcun problema: se voglio posso smettere di masturbarmi quando voglio, mica sono malato, basta evitare di farlo;

8) posso masturbarmi per tutto il tempo che lo desidero, quando e dove voglio;

9) quando mi masturbo, non devo sottostare a quello che la mia donna vuole;

10) quando mi masturbo, non vengo giudicato da nessuno e non ho paura di “fare cilecca”;

11) non ho successo con le donne e sono sempre solo, almeno masturbandomi provo quel piacere sessuale che mi manca;

12) mi annoio, masturbandomi il tempo passa divertendomi;

13) quando sono stressato, non c’è nulla di male se – anziché pensare al mio problema e cercare di risolverlo – allevio un po’ la tensione con una masturbazione;

14) a lavoro mi è capitato di andare in bagno a masturbarmi, certe volte metto da parte i miei impegni e rimango indietro col lavoro, per masturbarmi, ma alla fine nessun collega lo sa e comunque riesco a fare il mio lavoro, quindi non c’è alcun problema;

16) una volta ho preferito rimanere a casa a masturbarmi tutta la sera piuttosto che uscire con i miei amici;

17) preferisco masturbarmi al fare sesso con la mia ragazza;

18) potendo guardare donne bellissime che fanno cose estreme nei video porno, la mia donna ultimamente mi appare meno bella ed il fare sesso con lei è sempre più noioso;

19) subito dopo la masturbazione e l’orgasmo, a volte mi rendo conto che forse mi sto masturbando un po’ troppo e che forse è il caso di diminuire il numero di masturbazioni giornaliere, ma poi penso che è uno dei pochi piaceri della vita che mi sono rimasti, quindi come potrei vivere senza…;

20) quando mi viene voglia di masturbarmi, se non posso farlo mi prende l’ansia ma la reputo una cosa abbastanza normale, d’altronde anche se ho fame e non posso mangiare, provo fastidio;

21) internet è pieno di porno, se facesse male non potrebbero esistere tutti questi siti con video pornografici…;

22) ultimamente con la mia ragazza il sesso è meno soddisfacente e non riesco ad avere sempre una erezione, ma penso sia normale – dopo qualche mese insieme – che il sesso diventi un po’ noioso;

23) ultimamente ho considerato l’opzione di andare con una prostituta;

24) sono io che scelgo di masturbarmi o di non masturbarmi: niente mi costringe a farlo;

25) dopo che mi masturbo, a volte penso che non dovrei farlo più, ma dopo un paio d’ore mi sto già masturbando di nuovo, non riesco a smettere di farlo.

Tutti questi pensieri ricorrenti e giustificatori, simili a quelli di un tossicodipendente, a volte perfino contraddittori (“smetto quando voglio” e “non riesco a smettere”), uniti alla spropositata quantità di materiale pornografico reperibile gratuitamente in rete in qualsiasi momento e posto grazie ad un semplice smartphone, rendono il vortice della masturbazione compulsiva con video porno online, molto difficile da spezzare e trasformano un gesto originariamente naturale e fisiologico, come la masturbazione, in una schiavitù giornaliera. Il masturbatore compulsivo spesso non si sente “malato”, né esternamento appare come tale, perciò non interviene ed il problema peggiora progressivamente, anche perché – rispetto ad altre tossicodipendenze – è facilmente occultabile dietro l’apparenza di una vita “normale”. La “vita masturbatoria” divenda un “oscuro passeggero” che accompagna l’individuo ed è in grado di interferire con la sua vita relazionale, sociale e professionale. Peggiorando anno dopo anno, i normali video pornografici cominciano ad apparire meno eccitanti del solito ed alcuni arrivano a compiere atti illegali per continuare a masturbarsi con sempre maggior piacere, cosa che può comportare conseguenze distruttive per la vita del paziente, portando ad esempio a divorzi, licenziamenti e processi penali.

Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Prostata: ogni quanto tempo fare il controllo del PSA?

MEDICINA ONLINE PENE PROSTATA GHIANDOLA PROSTATE GLAND MALE PUNTO L L POINT SEX SESSO VAGINA PARETE ANTERIORE ANO MASSAGGIO PROSTATICOTANTRA VULVA CLITORIDE STIMOLAZIONE VIDEO TOCCARE PRC’è un’idea abbastanza diffusa (perché istintiva): più controllo la mia salute, più sarò al sicuro da malattie. Quest’idea, semplice e banale, si è diffusa dovunque, soprattutto negli strati della popolazione più attenti alla propria salute ed ovviamente, dove c’è una richiesta, si crea subito un’offerta. I servizi di controllo delle malattie sono aumentati, ambulatori e centri privati, esami del sangue e di altro tipo che controllano tutti gli organi, test che si possono fare anche a casa. Sembra così evidente che mettere in discussione una cosa del genere crea imbarazzo.
Finché qualcuno ha riflettuto. Se faccio molti controlli, ovviamente, ho la possibilità di trovare molti problemi di salute, o meglio, di trovare qualche valore anomalo (che non per forza è segno di un problema di salute). Questi valori anomali mi obbligheranno ad approfondire le cose.
Oltre all’inevitabile perdita di denaro e tempo, oltre allo stress di una “anomalia”, sarò costretto ad effettuare altre analisi e queste analisi, tutte di approfondimento quindi più precise, sono molte volte invasive, anche rischiose. Tutto questo non significa che per forza farò bene alla mia salute, anzi, potrei anche fare molto male. Troverò malattie, disturbi, problemi ma trattarli, curarli, sarà sempre un guadagno di salute?
Alcune volte no. Se per esempio il trattamento fosse molto pesante e ricco di effetti collaterali dovrei metterlo sulla bilancia con il beneficio.
Chi farebbe radioterapia per un nevo cutaneo benigno? Nessuno. Proprio perché il rischio del trattamento sarebbe superiore al beneficio, meglio lasciarlo dov’è.
Chi toglierebbe un angioma al fegato? Nessuno: sottoporsi ad un intervento chirurgico espone a rischi ed effetti collaterali maggiori di quelli che causerebbe un angioma epatico.

Un esempio pratico

Se facessi continuamente un test del PSA (antigene prostatico, un esame che si usa per controllare anomalie della prostata), rischierei di trovare più frequentemente un valore anomalo, questo mi porterebbe ad eseguire altri esami, da quelli solo fastidiosi (visita, ecografia) a quelli più invasivi e pericolosi (biopsia). Se trovassi una malattia (per esempio un tumore) rischierei di dovermi sottoporre ad intervento chirurgico (e quelli sulla prostata possono essere molto invasivi ed invalidanti) ed a terapie anch’esse importanti e con effetti collaterali. A prima vista si potrebbe pensare che, vista la presenza di una malattia, l’intervento e le terapie siano giustificate ma non è sempre così. Nel caso della prostata, ad esempio, sappiamo che alcuni tipi di tumore hanno un’evoluzione molto lenta, lentissima, nell’ordine dei decenni e che, se per esempio la diagnosi la ricevessi a 70 anni, discutere sull’opportunità di operare o meno non sarebbe una cattiva idea, perché di fronte ad un grande intervento chirurgico, c’è la possibilità che la malattia diventi mortale quando la mia età sarà di 85 anni e quindi forse, morirò prima per altri motivi, dipende da tante cose. Insomma, la “linea di condotta” non sarebbe così scontata e lineare ma avrebbe bisogno di informazioni, valutazioni, confronti. Sono oltretutto tanti i fattori che possono influenzarla.
Per questo motivo non ha senso fare ogni anno – come consigliano alcuni medici – il dosaggio del PSA una volta superati i 50 anni, ma converrebbe farlo ogni tanto, per esempio ogni due anni o anche di più a meno che non si appartenga a particolari classi di rischio (parenti con tumore alla prostata) o compaiano dei sintomi come la pollachiuria. L’idea che convenga fare le cose spesso e non quando è giusto è sempre più diffusa nella medicina moderna, in tutti i suoi campi, ma questo non è sempre il cammino più adatto.

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Micropene: quanto misura, complicazioni, c’è una cura?

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE ANAMNESI VISITA ESAME OBIETTIVO IDIOPATICO SINTOMI DOLORE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO AIUTO DOTTORE INFERMIERE PRESCRIZIONE FARMACO DIAGNOSIPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, vi consiglio di leggere questo articolo: Com’è fatto il pene al suo interno?

La micropenia è una condizione anatomica in cui un uomo ha un pene inferiore a 2,5 volte la deviazione standard rispetto alle dimensioni medie di un pene umano normale (non eretto 8 centimetri di lunghezza; eretto tra 12 e 16 cm). Il pene di misure così inferiori alla media della popolazione, prende il nome di micropene. Secondo alcune ricerche statistiche, la condizione di micropene riguarderebbe un nuovo nato ogni 200-500. A determinare le esigue misure del micropene è in genere una carenza di testosterone nei primi anni di vita fino all’adolescenza. Tuttavia, esistono anche casi idiopatici – cioè privi di cause spiegabili – e altri dovuti a fattori ambientali.
La micropenia può venire diagnosticata fin dalla nascita. Alla nascita, la lunghezza media del pene disteso è di circa 4 cm. Il 92% dei neonati ha un pene di dimensioni comprese tra 2,4 e 5,5 cm. La lunghezza media del pene al principio della pubertà è di 7 cm, mentre in età adulta la taglia media di un pene in erezione è di circa 13,5 cm (alcuni studi indicano in Italia una lunghezza media di circa 15 cm). In età adulta in Italia in genere viene classificato come micropene un pene che misuri meno di 7 cm. Questo dato può variare in base alle dimensioni medie del pene in erezione di quel dato Paese, quindi un pene classificato come micropene in Congo, potrebbe aver dimensioni normali in Cina.
A parte le dimensioni ridotte, il micropene non soffre di alcun altro problema fisiologico (in particolare per quanto riguarda il prepuzio ed il canale dell’uretra), quindi – se non presenti altre patologie – il micropene può emettere sperma durante l’orgasmo. Il paziente può però soffrire di problemi psicologici, a parte alcuni casi in cui, se le dimensioni sono particolarmente ridotte, si possono avere problemi nell’urinare e nella penetrazione durante l’atto sessuale. La presenza del micropene può avere, in età adulta, almeno quattro conseguenze:

  • può rendere difficoltosa la minzione,
  • può pregiudicare la vita sessuale,
  • può compromettere la fertilità,
  • può indurre uno stato di poca autostima/sicurezza in se stessi e di depressione.

Grazie a determinati esami diagnostici, il medico può risalire alle cause del micropene e pianificare modi e tempi della terapia. Di solito, le cure ormonali hanno un’importanza fondamentale in età giovanile, in quanto in molti casi riescono a incrementare le dimensioni del pene, ma non in età adulta. Per le persone adulte, esiste la possibilità di intervenire chirurgicamente, con un’operazione chiamata falloplastica di allungamento.

Cos’è il micropene?

Il micropene è un pene di dimensioni nettamente inferiori agli standard di normalità. In genere, negli individui con micropene tutte le altre strutture annesse al pene (scroto, uretra, perineo ecc) sono normali, cioè non presentano alcuna anomalia.

FOTO DI UN MICROPENE

Dimensioni di un micropene

Per poter parlare di micropene, l’organo sessuale maschile deve avere delle dimensioni ben specifiche:

  • In un uomo adulto, il pene in erezione deve essere più corto di 7 centimetri (2,8 pollici).
  • Al principio della pubertà, il pene in erezione deve essere più corto di 4 centimetri (1,5 pollici).
  • In un neonato, il pene in erezione deve essere più corto di 1,5 centimetri (0,75 pollici).

Si ricorda ai lettori che – durante un’erezione – la lunghezza media del pene di un uomo adulto sano è di circa 13,5 centimetri (15 cm in Italia secondo alcuni studi).

Cause

Nella maggior parte dei casi, la presenza del micropene è dovuta a una produzione insufficiente di testosterone, il principale ormone sessuale maschile (o androgeno). Più raramente, è il frutto di cause sconosciute (micropene idiopatico) o di un’interferenza ambientale.

Micropene idiopatico

In medicina, il termine idiopatico, associato a una condizione patologica, indica che quest’ultima è insorta senza ragioni evidenti e dimostrabili.

Micropene da carenza di testosterone

Il micropene dovuto a una carenza di testosterone nel sangue è generalmente connesso ad alcune specifiche condizioni patologiche.
Tra queste condizioni patologiche, rientrano:

  • Disgenesia testicolare. È il termine medico che indica la presenza di una o più anomalie testicolari. Una possibile disgenesia testicolare è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno o entrambi i testicoli.
  • Difetti congeniti nella sintesi del testosterone o del diidrotestosterone. Un recente studio giapponese, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (Rivista sul Metabolismo e l’Endocrinologia Clinica), ha dimostrato che un numero consistente di uomini con micropene presenta delle mutazioni sul gene SRD5A2.
    Il gene SRD5A2 sintetizza un enzima particolare, noto come 5 alfa reduttasi, che in circostanze normali agisce sul testosterone e lo converte in diidrotestosterone. Il diidrotestosterone è l’ormone androgeno più potente dell’organismo, con un’attività che è 4-5 volte superiore a quella del testosterone.
  • Sindrome da insensibilità agli androgeni, nota anche come sindrome di Morris. È una condizione molto rara, che insorge a causa di una mutazione genetica ai danni del cromosoma sessuale X. Gli uomini che ne sono portatori presentano un normale corredo di cromosomi sessuali (cioè XY), ma non sviluppano i caratteri sessuali tipici del maschio. Ciò deriva dal fatto che le loro cellule non rispondono alla stimolazione degli androgeni, come invece avviene in un uomo sano (da qui il termine di insensibilità agli androgeni).
    Dal punto di vista anatomico, gli uomini con sindrome di Morris presentano diversi tratti somatici tipici delle donne.
  • Ipogonadismo maschile congenito. L’ipogonadismo maschile consiste in una diminuita funzionalità dei testicoli, il che comporta un’inadeguata produzione di androgeni e/o un deficit nella produzione di spermatozoi.
    Alcune cause di ipogonadismo maschile congenito sono: la sindrome di Klinefelter, la sindrome di Prader-Willi e la sindrome di Noonan.
  • Deficienza di gonadotropine, dovuta a una stimolazione inadeguata dell’ipofisi anteriore. Le gonadotropine sono ormoni in grado di regolare l’attività delle gonadi, cioè gli organi riproduttivi che producono i gameti(nell’uomo, sono i testicoli; nelle donne, sono le ovaie).
    Le più importanti sono il già citato ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo stimolante (FSH). La loro secrezione spetta all’ipofisi anteriore (o adenoipofisi).
  • Ipopituitarismo congenito (o insufficienza ipofisaria congenita). Consiste nella ridotta produzione di uno o più degli otto ormoni ipofisari. È una situazione diversa dalla precedente: nel caso in questione, non vi è una stimolazione alterata, ma un vero e proprio difetto a livello dell’ipofisi (ipoplasia ipofisaria, conseguente a una o più mutazioni genetiche).
    Si ricorda ai lettori che un altro ormone ipofisario stimolante la crescita del pene è l’ormone della crescita, noto anche come GH o somatotropina. Pertanto, un suo calo determina non solo un ridotto accrescimento scheletrico, ma anche il mancato sviluppo del principale organo genitale maschile.

Sintomi e complicazioni

La ridotta dimensione del pene – che rappresenta il segno caratteristico della condizione di micropene – può avere ripercussioni, talvolta anche gravi, a vari livelli. Per prima cosa un micropene può rendere difficoltosa la minzione, inoltre può risultare anche assai problematico durante i rapporti sessuali. Infine, può influire fortemente sulla sfera psicologica, inducendo nel portatore di micropene un senso di sfiducia in sé stesso e, in alcuni, uno stato di depressione, di isolamento sociale o di ideazioni suicidarie.

Fertilità alterata

Abbastanza di frequente, la presenza del micropene coincide con una condizione di infertilità, dovuta a una scarsa produzione di spermatozoi. L’infertilità deriva molto spesso dalle anomalie anatomiche e/o funzionali che interessano l’apparato riproduttivo (alterazioni dei testicoli, comunicazione ormonale inappropriata ecc).

Diagnosi

La diagnosi di micropene si basa su un semplice esame obiettivo, durante il quale si misura la lunghezza del pene del soggetto. L’individuazione dell’anomalia può avvenire già subito dopo la nascita, in quanto la lunghezza dell’organo genitale maschile in questione è già evidentemente ridotta in questa prima fase della vita.

Altri esami

In genere, dopo aver constatato la presenza del micropene, i medici prescrivono alcuni specifici esami diagnostici, per stabilire se il portatore dell’anomalia soffre di un qualche disturbo ormonale o di una delle patologie associate (disgenesia testicolare, ipopituitarismo congenito, difetti nella sintesi del diidrotestosterone, ipogonadismo congenito ecc). L’identificazione di queste problematiche è fondamentale per la pianificazione del trattamento più efficace (o quanto meno di un rimedio che possa limitare le conseguenze della condizione patologiche presente).

Preoccupazioni infondate

Nei ragazzi tra gli 8 e i 14 anni, la pubertà deve ancora avvenire o è iniziata da poco. Pertanto il pene non ha ancora assunto le sue dimensioni definitive.
Tutto ciò, se associato a:

  • presenza eccessiva di grasso sovrapubico, che nasconde l’organo genitale maschile;
  • robusta costituzione fisica già in giovane età,

può destare, in genitori e pazienti stessi, alcune preoccupazioni infondate e del tutto inutili, in quanto la situazione è destinata, prima o poi, a mutare.

Aumentare la lunghezza del pene con ausili meccanici

Esistono due tipi di strumenti per l’allungamento del pene: le pompe a vuoto e gli estensori. Le pompe a vuoto per l’allungamento penieno sono costituite da un cilindro in cui infilare il pene e di un meccanismo di pompaggio che fa espandere il pene oltre le sue normali capacità. Le pompe a vuoto, pur non fornendo guadagni macroscopici delle dimensioni, in alcuni soggetti potrebbero aumentare circonferenza e lunghezza del pene. Esempi di pompe a vuoto tecnicamente ben costruite, sono:

Le pompe Bathmate non sono tuttavia sempre disponibili su Amazon. Un prodotto più economico, ma comunque caratterizzato da buona costruzione, è questo: https://amzn.to/3qn4ILB
Un altra pompa peniena, ancora più economica ma comunque ben funzionante, è questa: https://amzn.to/3K7H6Ti

Un estensore penieno è una struttura composta da due anelli (uno da fissare alla base del pene, l’altro appena sotto il glande) uniti da aste metalliche ai lati, che vengono regolate in modo da tenere in trazione il pene, “stirandolo”, per ottenere un suo allungamento non chirurgico. Esempi di estensori tecnicamente ben costruiti, sono:

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile

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Per approfondire, leggi:

Trattamenti medici

In alcuni casi è possibile provare a correggere la condizione di micropene facendo ricorso sia a una terapia ormonale (quindi farmacologica) che ad una terapia chirurgica. A tale proposito leggi anche: Micropene: i trattamenti per un pene troppo piccolo

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Differenze tra orgasmo vaginale e clitorideo

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTUREQuando si parla di sessualità femminile, spesso di finisce a discutere sul fatto che esistano “orgasmo clitorideo” ed “orgasmo vaginale” nella donna, come due entità separate, piuttosto che come due facce della stessa medaglia. Esistono davvero due diversi tipi di orgasmo nella donna? Per la verità non tutti gli studi scientifici a riguardo vanno nella stessa direzione. Cerchiamo di analizzare la questione.

Tutto comincia con Freud

La terminologia di “orgasmo vaginale” è stata introdotta nei primi del ‘900 dal famoso neurologo e psicoanalista, fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud. Lo scienziato austriaco identificava l’orgasmo vaginale come una sorta di raggiungimento della piena maturità sessuale, in contrapposizione all’orgasmo clitorideo, che veniva considerato immaturo e tipico delle fasi precedenti alla maturità sessuale. Ricerche successive hanno portato alla scoperta addirittura di un terzo tipo di orgasmo: quello della cervice. Da allora questa classificazione è stata più volte messa in discussione da svariate ricerche, tuttavia questa distinzione a mio avviso esiste. La distinzione tra le aree che originano l’orgasmo vaginale e quello clitorideo è infatti supportata dalle osservazioni cliniche. È stato osservato, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica durante l’autoerotismo, che le aree sensoriali attivate nel cervello femminile sono diverse a seconda che l’orgasmo sia clitorideo, vaginale o cervicale.

Leggi anche: Contrazioni vaginali durante l’orgasmo femminile [VIDEO] Attenzione: immagini sessualmente esplicite

Differenze tra orgasmo vaginale e clitorideo

Le donne quindi, secondo vari studi scientifici, possono avere un orgasmo generato dalla stimolazione del clitoride, della vagina o dalla combinazione dei due. E allora, quali sono le differenze tra questi due tipi di orgasmo?
L’orgasmo clitorideo è il più comunemente sperimentato ed il più raggiungibile da tutte le donne, anche in tenera età. Il clitoride è esposto all’esterno e ciò lo porta ad essere stimolato facilmente dal partner durante l’atto sessuale, specie nella posizione “del missionario” dove il clitoride viene ad essere ripetutamente e ritmicamente stimolato dal pube dell’uomo durante la penetrazione.
Il clitoride è il primo che viene stimolato dalla donna in giovane età, ancor prima della penetrazione maschile, essendo facilmente accessibile senza traumi, al contrario delle pareti vaginali che sono difficilmente accessibili quando la donna è vergine, a causa dell’imene integro, il setto di membrana mucosa che ricopre parzialmente l’esterno dell’apertura della vagina.
Una volta raggiunto l’orgasmo clitorideo, il corpo è pervaso da un senso di calore, elettricità e contrazioni che possono durare vari secondi. Alcune donne comunque hanno un clitoride più sensibile rispetto ad altre e la sua stimolazione eccessiva o con un eccesso di pressione può essere vissuta come irritante da alcune donne e causare disagio piuttosto che piacere.
Mentre l’orgasmo clitorideo è stato provato almeno una volta nella vita da tutte le donne adulte, la stessa cosa non si può dire di quello vaginale: l’orgasmo vaginale è molto meno frequente (20% degli orgasmi) ed è legato alla penetrazione durante il rapporto. Viene provocato dalla pressione e la frizione di pene, dita o sex toys nell’area della parete frontale della vagina, dove in alcune donne è presente il punto G. La stimolazione vaginale provoca un orgasmo più intenso, di durata variabile, caratterizzato da una sensazione di profonda pulsazione delle pareti vaginali, specie quella anteriore dove si trova il punto G.

La distinzione tra i due tipi di orgasmo non è ancora universalmente accettata dalla comunità scientifica. E’ importante ricordare infine che la distinzione tra orgasmo vaginale e clitorideo ha purtroppo provocato negli anni in alcune donne, una profonda sensazione di inadeguatezza dovuta alla presunta incapacità di raggiungere l’uno o l’altro orgasmo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Le 5 frasi da non dire mai ad una donna mentre fate l’amore

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LUI AMA SESSO LEI INTESA SESSUALE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei AnoPer non rovinare il momento di intimità che avete creato con la vostra ragazza è molto importante che state attenti a quello che dite. A volte una frase fuori posto o mal interpretata può interrompere
il rapporto sessuale che state avendo con la vostra ragazza soprattutto se è il primo tra di voi e non siete ancora a vostro agio con lei e non sapete come comportarvi in determinati frangenti. Non bisogna farsi lasciarsi trasportare dall’euforia dell’amplesso e prestare un po’ di attenzione a quello che si dice. Di seguito elencheremo le frasi da non dire ad una donna mentre si fa l’amore.

1) Facciamo così? Alla mia ex piaceva!

Frasi del genere non sono molto apprezzate, anzi sono molto detestabili. Qualsiasi cosa si dica non si deve mai far riferimento alle proprie ex o ai rapporti sessuali avuti con altre donne. Far capire che pensate ad un altra donna mentre fate l’amore con la vostra ragazza non aiuta molto la vostra posizione quindi meglio lasciar perdere ogni confronto con le passate esperienze.

2) Non sei ancora venuta?

Chiedere ripetutamente al proprio partner se si è raggiunto l’orgasmo può produrre nella donna un sentimento di ansia che la porterà a perdere l’eccitazione con la quale ha cominciato il rapporto. Meglio non spingere questo tasto cercando di metterle fretta ma fatela sentire a suo agio visto che l’orgasmo è tanto importante per lei quanto lo è per voi. Se si ha comunque fretta di concludere l’atto sessuale è meglio usare più tatto cercando di farlo capire con altre espressioni che non contengano riferimenti al loro orgasmo.

3) Giulia… ehm Carla

Sbagliare il nome della vostra ragazza/compagna/moglie è già sbagliato normalmente, ma farlo mentre si sta consumando un rapporto sessuale distrugge tutta l’atmosfera creata. Il vostro evitabile errore porterà alla fine dell’amplesso e in più ad un litigio in cui la vostra ragazza vi interrogherà sull’origine di quel nome. Quindi state attenti e se proprio non vi ricordate il nome della persona con cui state facendo sesso non pronunciate nessun nome e limitatevi a chiamarla “Amore” o ” Tesoro”.

4) Ma… che ore sono?

Chiedere l’orario per monitorare il tempo trascorso solo perché si ha altro da fare in seguito non è un’idea saggia. La vostra richiesta farà capire alla ragazza con cui state facendo sesso che non siete così interessato al vostro rapporto ma che la vostra attenzione è tutta rivolta verso le prossime attività che vi aspettano. Se pensate che farete tardi al vostro prossimo impegno tenete sotto controllo l’orario da soli senza farne alcun riferimento con il vostro partner oppure fate sesso quando avete più tempo.

5) Ti amo!

Se state avendo un rapporto con una persona che conoscete appena o con cui state da poco insieme è meglio non affrontare certi argomenti durante il sesso. Molto probabilmente non provate davvero questi sentimenti e senza essere guidati dall’eccitazione o dagli ormoni non avreste mai detto “ti amo” a quella persona. Fate attenzione perché dire ” ti amo” paradossalmente può avere lo stesso effetto del dire le cose menzionate prima.

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La ragazza con due vagine [VIDEO]

In questo articolo: La ragazza con due vagine che ha dovuto perdere la verginità due volte, avevamo parlato di Hazel Jones, una 27enne inglese che ha la particolarità di possedere due organi genitali femminili. Oggi vi proponiamo una breve intervista in inglese dove la ragazza racconta la propria “malformazione” e di come la vive.

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Medico Chirurgo

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Com’è fatto il pene al suo interno?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTO PENE INTERNO UOMO SESSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl pene, anche chiamato verga o asta virile, è un organo maschile che appartiene sia all’apparato riproduttivo che a quello urinario. Apparentemente semplice, è in realtà un organo complesso e delicato.

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Anatomia del pene
La struttura del pene può essere distinta in tre parti:

  • radice del pene
  • asta del pene (o corpo del pene o asta peniena)
  • glande

1) Radice del pene
La radice (o crura) è la parte interna, nascosta e fissa del pene; è costituita dalle porzioni iniziali del corpo spongioso dell’uretra (bulbo) e dei due corpi cavernosi (radici), che si fissano nel perineo fornendo stabilità e ancoraggio all’asta del pene.

2) Asta del pene
L’asta del pene (o corpo del pene) è la parte esterna e mobile del pene, sormontata dal glande. Presenta una forma cilindrica e le sue dimensioni variano a seconda che si trovi in condizioni di riposo (flaccidità) o in erezione. Allo stato di flaccidità, l’asta del pene pende verticalmente verso il basso tra le due cosce, appoggiandosi allo scroto. Allo stato di erezione, invece, l’asta del pene modifica dimensioni e consistenza, allungandosi fino a 12-15 centimetri e inturgidendosi; inoltre, si solleva dallo scroto avvicinandosi all’addome. Un sottile strato di pelle avvolge e ricopre l’asta del pene lungo la sua interezza; in questa sede la cute è sottile e leggermente pigmentata, quindi più scura rispetto al colore della pelle delle rimanenti zone del corpo. La faccia superiore dell’asta (faccia dorsale) è costituita da due corpi cavernosi, mentre la faccia inferiore (ventrale) è costituita dal corpo spongioso (o corpo cavernoso dell’uretra). Il corpo spongioso e i corpi cavernosi sono le strutture erettili del pene: riempiendosi di sangue ne permettono l’erezione. Lungo la faccia inferiore dell’asta è possibile apprezzare una sporgenza longitudinale tubulare, determinata dall’uretra contenuta nel corpo spongioso. Nella parte nascosta del pene i due corpi cavernosi si continuano nelle due radici (o crura) destra e sinistra.

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3) Glande del pene
Detto anche “balano”, il glande è l’estremità distale del pene e rappresenta la terminazione del corpo spongioso. Si presenta di colore roseo-violaceo e ha forma di tronco di cono, utile a favorire la penetrazione in vagina. Il glande appare ingrossato alla base rispetto all’asta, dalla quale si separa per un breve restringimento detto solco balanoprepuziale, che delimita inferiormente il collo del pene. Alla base, dunque, il glande si espande formando un bordo arrotondando sporgente, detto corona del pene. In questa sede possono ritrovarsi delle piccole escrescenze bianco rosate, denominate papule perlacee peniene. La loro eventuale presenza è una caratteristica costituzionale dell’individuo priva di significato patologico. Nel pene normale allo stato di flaccidità, il glande è ricoperto da una strato di pelle scorrevole chiamato prepuzio.
Lo strato cutaneo interno del prepuzio, di colore più chiaro (rosato) si fonde con la corona del glande e si fissa posteriormente ad essa tramite una piega cutanea mediana chiamata frenulo (volgarmente “filetto”). Il frenulo, quindi, rappresenta il sottile lembo di pelle che unisce il glande al prepuzio. Nel pene normale in stato eretto il prepuzio scivola indietro lasciando il glande scoperto. Esistono però variabilità nella lunghezza del prepuzio, che ad esempio può non coprire completamente il glande durante lo stato flaccido o essere troppo lungo e adeso ad esso per scivolare all’indietro durante l’erezione. In quest’ultimo caso si parla di fimosi, mentre se il prepuzio si retrae solo fino al margine coronale del glande si parla di parafimosi.
La pratica della circoncisione consiste nella resezione del prepuzio; oltre al significato religioso, questa pratica ha una certa utilità nella prevenzione delle infezioni del pene e dell’accumulo di smegma (sporcizia).
A livello della corona e della superficie interna del prepuzio si registra un importante secrezione di materiale sebaceo, prodotto dalle ghiandole prepuziali (o ghiandole di Tyson); tale materiale, insieme alle cellule desquamate, è il principale costituente dello smegma, responsabile dell’odore del pene. Non tutti gli autori, però, concordano sull’effettiva esistenza di tali ghiandole.
All’apice del glande è presente l’orifizio uretrale esterno, cioè l’apertura con la quale l’uretra comunica all’esterno permettendo la fuoriuscita dell’urina, nella minzione, e dello sperma, nell’eiaculazione. Il glande è una zona erogena primaria; è infatti ricchissimo di terminazioni nervose preposte alla voluttà (piacere sessuale), che sono molto ben rappresentate anche sulla superficie interna del prepuzio e sul frenulo.

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Dimensioni e lunghezza del pene
Sebbene i valori medi pubblicati in letteratura differiscano leggermente tra loro, nei libri di testo e nelle varie fonti consultate si considera normale una lunghezza del pene allo stato eretto compresa tra 12 e 15 centimetri. Allo stato flaccido, invece, la lunghezza del pene scende a 9-10 centimetri. Per quanto riguarda la circonferenza del pene allo stato eretto, questa si aggira mediamente attorno ai 12 centimetri.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2015 ha concluso che la lunghezza media di un pene umano eretto è approssimativamente pari a 13,12 mm ± 1,66 cm; la stessa ricerca ha concluso che la lunghezza del pene flaccido ha una scarsa correlazione con la lunghezza del pene eretto (significa che un pene corto allo stato flaccido può allungarsi sensibilmente durante lo stato eretto, e viceversa). Pare invece più significativa la correlazione con la lunghezza del pene flaccido stirato manualmente e con l’altezza dell’individuo (significa che in genere – ma non sempre – all’aumentare di questi valori tende ad aumentare anche la lunghezza del pene eretto, e viceversa).

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Disturbi e malattie del Pene
Di seguito una lista delle patologie, dei disturbi e delle condizioni che più comunemente interessano il pene:

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