Amare uno schizofrenico: come comportarsi con uno schizofrenico?

MEDICINA ONLINE TRISTE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DOPING DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE SAD COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN WALLPAPERChe atteggiamento adottare con una persona schizofrenica? Come gestire l’assunzione dei farmaci? Che fare in caso di crisi? Tante domande con le quali chi sta vicino ai malati si confronta regolarmente. La famiglia e la cerchia di familiari e amici rappresentano spesso il principale sostegno delle persone schizofreniche. Giocano un ruolo importante per aiutare il paziente nella sua vita quotidiana. Ma devono anche sapere identificare i segni premonitori di una ricaduta e riuscire ad affrontare episodi acuti.

I seguenti consigli valgono per chiunque stia vicino ad un paziente che soffre di schizofrenia, come famigliari, partner, colleghi e conviventi.

Creare un ambiente stabile

L’atteggiamento da adottare dipende dallo stadio della malattia e dallo stato di ansia o di agitazione della persona. Durante le crisi, è importante assicurare allo schizofrenico un ambiente il più stabile possibile. Le discussioni o le conversazioni troppo animate devono essere evitate in sua presenza. Al contrario bisogna rivolgerglisi con fare calmo e parole semplici, frasi brevi, spiegando semplicemente ciò che si fa o si sta per fare. È indispensabile provare a stabilire qualche regola riguardante ad esempio l’igiene o le sigarette, e provare a scandire la giornata con attività di routine (igiene personale, pasto, passeggiate…).

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Discutere senza imporsi

Queste regole renderanno più facile la vita in famiglia e aiuteranno il malato a strutturarsi. Se queste regole non sono rispettate, bisogna ricordargliele e provare a discutere con la persona il modo in cui preferirebbe che le cose fossero organizzate, senza criticarlo, né dargli la sensazione di imporgli delle azioni. La preferenza va data agli incoraggiamenti piuttosto che alle rimostranze. Infine bisogna evitare sollecitazioni eccessive, ad esempio, non insistere per un pasto al ristorante o con invitati e lasciargli sempre una possibilità di ritirarsi in un luogo tranquillo. Progressivamente sarà possibile incoraggiare la partecipazione alle attività quotidiane della casa o al tempo libero e aiutare la persona a ritrovare una certa autonomia. A questo stadio si impone ancora la vigilanza. Occorre esporgli chiaramente i rischi dell’alcool, della droga e del comportamento al volante sotto gli effetti del trattamento e identificare i segni di degrado che potrebbero seguire all’abbandono del trattamento.

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Restare in ascolto

La cerchia di familiari e amici gioca un ruolo importante nel far rispettare le prescrizioni e gli appuntamenti medici. Se un’altra persona, a casa, segue una terapia, può essere utile instaurare un momento in comune per l’assunzione dei farmaci, al fine di ridurre i rischi di dimenticanza o negligenza. È essenziale essere sempre attenti alle lamentele della persona schizofrenica, non negare né ridurre al minimo le sue paure o le sue preoccupazioni. Gli effetti collaterali dei farmaci possono essere fastidiosi. Alcuni sono transitori, scompaiono dopo qualche giorno di trattamento, altri possono essere corretti con farmaci o devono condurre a modificare la terapia. Infine occorre sforzarsi di convincere il malato a prendere i suoi farmaci, non serve a niente rassicurarlo e soprattutto non bisogna provare ad obbligarlo a prenderli, né somministrarglieli a sua insaputa.

Scoprire i segni di ricaduta

I cambiamenti di comportamento devono allertare sulla possibilità di una recidiva e portare a domandare rapidamente un consiglio medico. Si tratta spesso degli stessi segni che hanno segnato l’inizio della malattia: ripiegamento su se stesso, insonnia, allucinazioni, pensiero incoerente, trasandatezza… È importante fare attenzione a questi segni e spiegare al malato che devono portarlo subito dal medico per adattare il trattamento. Generalmente, è il frutto della propria esperienza, brancolando e adattandosi costantemente allo stato della persona schizofrenica, che si finisce per trovare l’atteggiamento più adatto. Tuttavia è importante poter beneficiare dell’esperienza di altre persone che curano e si può rimpiangere, a questo proposito, la mancanza di sostegno e di formazione per le famiglie.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Esame obiettivo: come si fa l’ispezione ed a cosa serve?

MEDICINA ONLINE MEDICO ESAME OBIETTIVO ANAMNESI PATOLOGICA FISIOLOGICA FAMIGLIARE VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME SUONI SEMEIOTICANell’esame obiettivo che si esegue in medicina generale, la fase della ispezione è una delle quattro metodiche di osservazione del paziente tipiche della semeiotica. Questa osservazione richiede l’utilizzo dell’occhio nudo ma a volte può aiutare una lente d’ingrandimento con una lampada fluorescente annessa e può includere altri sensi, come l’olfatto. Tutte queste informazioni possono indurre il lettore a sollecitare una eventuale visita medica dal medico di base, dal dermatologo o dal pediatra, mai all’autodiagnosi e ancora meno all’auto-terapia. Per confermare ogni segno indice di malattia (che può essere una semplice caratteristica distintiva della persona sana), ci sono procedure mediche che guidano il medico esperto (infatti lo studente di medicina nei primi anni si auto-esegue una serie di diagnosi più o meno infauste) verso la prescrizione di analisi, esami strumentali, e in ultima istanza terapie mediche e interventi chirurgici.

Durante l’ispezione, l’esaminatore osserva e annota:

Segni esterni:

  • caratteristiche corporee e simmetria generale. Corporatura: astenica, atletica, picnica, normo-conformati;
  • stato nutrizionale, peso, segni di ipovitaminosi di qualsiasi tipo;
  • colore della pelle: ricerca di eventuali forme di ittero, di discromia (decolorazione come nella pitiriasi) conferma di un eventuale ittero dall’osservazione del colore della sclera (parte bianca del bulbo oculare);
  • frequenza e ampiezza del respiro durante la respirazione;
  • osservazione di eventuali anomalie come “torace a botte” nell’enfisema, “petto carenato”;
  • movimenti dell’addome e di ogni lato del torace durante la respirazione
  • osservazione di anomalie come “addome batraciano”, cicatrici lungo la linea alba, oppure da appendicectomia, oppure da parto cesareo;
  • distribuzione del manto pilifero come l’ipertricosi nelle donne, ecc.;
  • divaricazione dei muscoli retti dell’addome
  • caratteristiche dell’ombelico: sito, forma, eventuale estroflessione, colore, eventuale infiltrazione;
  • andatura: ad esempio la claudicatio intermittens può essere un segno di vasculopatia periferica.

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Direzione dell’esame

Nella pratica medica consueta, si parte dalla testa per proseguire sul collo, tronco e braccia, gambe, per finire con i piedi. Per lo più si cercano alcuni particolari segni di patologie molto frequenti. Tutte le osservazioni vengono trascritte alla fine.

Testa

L’esame della testa deve comprendere palato, lingua, ugola, tonsille, palpebre, sclere e bulbi oculari.

  • Si osserva l’aspetto complessivo e l’espressione del viso (Facies).
  • Si cercano eventuali asimmetrie, tumefazioni evidenti, spesso delle ghiandole salivari.
  • Asimmetrie nei muscoli masticatori possono essere normali o patologiche.
  • La testa turrita è tipica della talassemia major.
  • Un palato arcuato può essere segno della Sindrome di Marfan.
  • Una lingua ingrossata e protrudente la si può riscontrare nell’amiloidosi.
  • L’ugola bifida la si riscontra nella sindrome di Loeys-Dietz.
  • Tonsille giallo-arancione nella Malattia di Tangier.

Occhi e contorno

  • Occhi: si cerca l’esoftalmo (sintomo di ipertiroidismo ), oppure deviazioni degli occhi (ad esempio verso l’esterno è un sintomo della paralisi del nervo abducente.
  • Si cercano macchie o papule giallastre, ossia xantelasmi attorno agli occhi (segno di ipercolesterolemia).
  • Tumefazioni peri-orbitarie si possono avere nel mixedema collegato all’ipertiroidismo, ma anche in altre patologie.
  • La presenza di chiazze violacee con teleangectasia sulle eminenze malari è definita “facies mitralica” e si associa a stenosi mitralica ed Ipertensione polmonare

Bocca

  • Eventuali deviazioni della rima orale possono essere dovute a paralisi del nervo facciale
  • Favella: spontaneamente si avvertono eventuali disturbi della parola, procedure che se non sono dovute ad alterazioni della lingua, palato o dei muscoli del viso formano parte dell’esame neurologico. Incoerenze del discorso possono essere in rapporto ad uno stato confusionale che se non dovuto a cause esterne (alcool, droga), richiede l’immediata visita al pronto soccorso, per escludere l’ictus.

Collo

  • Tumefazione della ghiandola tiroide (può essere collegata al gozzo o ad altre patologie).

Braccia

  • Indagare l’attività lavorativa per possibili ipertrofie o atrofie muscolari.
  • Osservare eventuale linfedema.

Seni

  • Simmetria in forma e dimensioni ed eventuali deviazioni e masse grossolane.
  • La retrazione della pelle a “buccia d’arancia” può essere un sintomo di tumore alla ghiandola mammaria
  • Osservare il capezzolo per rilevare eventuali variazioni come l’introflessione o secrezioni e malattia di Paget del capezzolo.

Addome

  • Osservazione di eventuali asimmetrie, cicatrici, disposizioni anomale di masse.
  • Il gonfiore all’addome può essere indice di ascite, che può essere indice di insufficienza cardiaca o di altri disturbi gastro-enterici, come epatite e altre gravi malattie.

Schiena

  • È uno dei luoghi preferenziali per le lesioni causate dalla radiazione solare: eritema solare, nei, ma anche il temibile melanoma.
  • Nelle persone costrette a letto sono frequenti le piaghe da decubito, pericolose perché possono infettarsi

Gambe

  • Osservazione di vene varicose ed eventuali altri circoli collaterali.
  • Osservazione di tromboflebiti, possibile causa di flebotrombosi.
  • Osservazione di alterazione dell’asse degli arti inferiori.

Piedi

  • Dita a “bacchetta di tamburo”, ma anche edemi declivi, sono segni di insufficienza cardiaca
  • Rilevare la presenza di colorazioni rossastre alle estremità dei piedi, se associate a piaghe con pus sono uno dei sintomi del diabete mellito avanzato.

L’ispezione durante l’esame obiettivo comporta anche l’uso di olfatto, come nel caso di eventuale odore tipico presente: acetonemia, odore di alcol, odori particolari in caso di necrosi massiva di tessuto, ecc.

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Microclisma: cos’è e come si usa in adulti e neonati

MEDICINA ONLINE ENTEROCLISMA PERETTA CLISTERE EVACUATIVO PULIZIA COLON MICROCLISMA INTESTINO STIPSI COSTIPAZIONE FECALOMA FECI DURISSIME TAPPO DIGIUNO DEFECAZIONE DIARREA ODORE CIBO TEMPIl microclisma, a volte chiamato “microclistere“, è un dispositivo usato per introdurre nell’ano piccole quantità di liquidi (120-400 ml); è indicato nella stipsi cronica, nelle colonpatie e nelle proctiti irritative.

Precisazione: in questo articolo descriviamo come fare un clistere tramite microclisma, l’apparecchio che vedete nella foto in alto, se cercate invece il metodo per fare il classico clistere con peretta oppure con enteroclisma, leggete:

Quando si usa?

Questo dispositivo medico, con glicerina o altri liquidi curativi, è particolarmente indicato, al posto del classico clistere a peretta o all’enteroclisma, per la sua azione delicata, in tutti coloro che soffrono di stitichezza ma al contempo hanno emorroidi, ragadi o colon irritabile, oppure nei bimbi piccoli. Può essere utilizzato tranquillamente dalle donne in gravidanza ed allattamento.

Come si applica?

La procedura è molto semplice:

  1. lubrificate con gel ipoallergenico la cannula del microclisma;
  2. introducete delicatamente la cannula all’interno del retto;
  3. premete fino in fondo il microclisma oppure fermarsi a metà secondo quanto riportato dalla posologia;
  4. il microclisma va tenuto sempre premuto fino all’estrazione completa dal retto onde evitare fenomeni di risucchio del contenuto;
  5. rimanere in posizione sdraiata, trattenendo il liquido;
  6. attendete l’evacuazione.

Dopo quanto fa effetto?

Un microclisma tende a fare effetto entro massimo 1 o 2 ore dall’applicazione.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

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Si può vivere senza mangiare cibo? Per quanto tempo?

MEDICINA ONLINE UOMO CHE MANGIA DOLCI CIBO MANGIARE DIETA DIMAGRIRE CRAVATTA CAMICIA GRASSI MASSA CORPOREA LAVORO UFFICIO STRESS MERENDA CALORIE.jpgCome nel caso della mancanza di bere acqua vista in questo articolo, anche senza mangiare si possono avere conseguenze gravi. Il vero Continua a leggere

Anguria: i modi per servirla a tavola

MEDICINA ONLINE RICETTA GRANITA ANGURIA LIGHT DOLCIFICANTE FACILE RAPIDA VELOCE BUONA FRESCA MACEDONIA DESSERT FRUTTA ESTATE CALDOL’anguria è la frutta dell’estate, da qualunque parte prospettiva la si guardi. Colorata, fresca, dal sapore non troppo invadente, arriva sulle tavole senza tante indecisioni. E ancora, è alimento semplice che richiama la voglia di leggerezza dal gusto alla facilità di degustazione. Parliamo dell’anguria, quel frutto ideale 365 giorni l’anno ma che con la stagione calda diventa davvero protagonista. E siccome è così presente nel menu dell’estate, forse vale la pena variare la messa in tavola giocando con tagli e formati diversi.

Fette o cubetti?

Partendo da alcuni dilemmi: l’anguria, è meglio servirla con o senza buccia? E ancora, è più opportuno scegliere la forma a fette o quella a cubetti? Proviamo a rispondere così. Per prima cosa, il modo più classico per servire un’anguria è appunto quello di dividerla in fette. Tagliando l’anguria al centro in due parti uguali, per poi continuare a tagliare in questa direzione. La misura delle fette oppure dei cubetti dipende dalla vostra idea di porzione, e dalla voglia che avete di facilitare il consumo per i vostri ospiti. Il cubetto è più facile da afferrare e da mangiare. Per la fetta forse è meglio accompagnare il piatto con forchetta e coltello. E con il tovagliolo, visto che l’anguria è molto succosa. Dal formato solido poi si passa a quello liquido. Qui l’alternativa è pensare alla modalità frullata. Per prepararla prelevate la polpa rimuovendo i semi, frullate il tutto, aggiungete una spruzzata di succo di limone filtrato e servite in un bicchiere possibilmente raffreddato in frigo.

Il cestino di anguria

Altra ipotesi è creare un cestino di anguria nel quale servire la frutta stessa. Per questo procedimento, tagliate il frutto nella parte superiore, lasciando un segmento di buccia di circa cinque centimetri. Poi rimuovete la polpa utilizzando un particolare strumento simile al dosatore utilizzato dai gelatai, in modo da formare tante piccole sfere, che una volta svuotato il cestino andranno inserite nuovamente all’interno.

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Trattamento chirurgico del diabete mellito

ChirurgiaIl diabete mellito abbreviato DM è una forma di diabete ovvero un gruppo di disturbi metabolici accomunati dal fatto di presentare una persistente instabilità del livello glicemico del sangue, passando da condizioni di iperglicemia, più frequente, a condizioni di ipoglicemia.

Trattamento chirurgico

Trapianto del pancreas

Il trapianto del pancreas ha come obiettivo quello di ridurre il bisogno di insulina esogena eliminando al contempo alcune delle manifestazioni più pericolose come iperglicemia e ipoglicemia, i risultati sono soddisfacenti ma solo in determinati pazienti, per via della terapia immunosoppressiva che potrebbe risultare pericolosa.

Trapianto delle isole di Langerhans

Il trapianto di isole di Langerhans HLA compatibili per via portografica ha dato risultati promettenti, sebbene ancora in studio. Ha una minor invasività rispetto al trapianto chirurgico di pancreas, che richiede fino al 30% di reintervento. Necessita comunque di immunosoppressione. Le fasi sono quelle di estrazione, isolamento e purificazione delle isole di donatore cadavere e quindi trapianto mediante infusione lenta attraverso la vena porta. Le isole vanno a finire negli spazi portali tra le cellule epatiche. Può essere associato a trapianto renale: ricordiamo infatti che nel diabete spesso si ha insufficienza renale con complicanze uremiche. Il trapianto di isole è correlato a un miglioramento dell’uremia. A cinque anni vi è l’80% di sopravvivenza di isole, ma già dopo 2 anni è necessario instaurare terapia insulinica.

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Chirurgia bariatrica

Una scoperta abbastanza recente che sta suscitando interesse da parte della comunità scientifica è rappresentata da un miglioramento del DM2 dopo interventi di chirurgia bariatrica, con le seguenti percentuali:

  • Procedure restrittive: miglioramento del diabete mellito di tipo 2 nel 40-70% dei casi (Bendaggio gastrico: 48%; Gastroplastiche: 72%).
  • By-Pass Gastrico: miglioramento nell’84% dei casi.
  • Diversione Biliopancreatica: miglioramento nella quasi totalità dei casi.

La chirurgia bariatrica quindi, uno strumento chirurgico di dimagrimento, può avere effetti positivi sulla cura del diabete. La posizione dell’American Diabetes Association è che gli interventi chirurgici per trattare l’obesità possono in alcune situazioni essere favorevoli a miglioramenti nel diabetico.
Tuttavia gli studi di lunga durata rimangono limitati, poiché i pazienti diabetici sono ad elevato rischio per la mortalità cardiovascolare postoperatoria.

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Trattamento farmacologico del diabete mellito

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICIl diabete mellito abbreviato DM è una forma di diabete ovvero un gruppo di disturbi metabolici accomunati dal fatto di presentare una persistente instabilità del livello glicemico del sangue, passando da condizioni di iperglicemia, più frequente, a condizioni di ipoglicemia.

Trattamento farmacologico

Nel DM di tipo 1, nel quale esiste carenza assoluta di insulina, e nel DM di tipo 2 resistente alla terapia dietetica e agli antidiabetici orali questo ormone deve essere somministrato come terapia sostitutiva mettendo in atto un protocollo di terapia insulinica. Oggi si usano insuline umane ricavate per sostituzione aminoacidica dell’insulina suina o prodotte da ceppi di Escherichia coli con opportuni inserimenti genetici. Esistono diversi tipi di preparazioni insuliniche classificate solitamente in base alla loro durata d’azione:

TIPO Agente ritardante AZIONE (ore)
inizio picco durata
Ad azione rapida

  • Insulina umana regolare o solubile
0,5 1,5 6-7
Analoghi ad azione rapida

  • insulina lispro
  • insulina aspart
  • insulina glulisina
0,1 0,75 4-5
Ad azione intermedia

  • insulina umana NPH
  • insulina umana lenta
protamina / zinco 1-3 4-7 10-16
A lunga durata d’azione

  • insulina umana ultralenta
Zinco 4,5 8-10 16-20
Analoghi ad azione ritardata

  • insulina glargine
  • insulina detemir
Punto isoelettrico: 7,4 1,5 >24

La somministrazione di insulina avviene mediante iniezione nel tessuto sottocutaneo (preferibilmente dell’addome). Lo schema terapeutico più vantaggioso prevede tre iniezioni di insulina regolare da somministrare prima dei pasti. A queste è utile associare prima di cena o prima di coricarsi un’insulina ad azione intermedia per coprire il fabbisogno notturno. Altri protocolli prevedono un’iniezione quotidiana di un analogo dell’insulina (glargine o detemir), che copre il fabbisogno basale, ed iniezioni ai pasti di insulina ad azione rapida o ultrarapida. Le insuline ad azione rapida permettono un più efficace controllo della glicemia postprandiale ma risultano meno efficaci nel mantenimento della glicemia nel corso dell’intera giornata; le insuline ad azione intermedia non sono risultate soddisfacenti per via del rischio concreto di ipoglicemie durante le prime ore della notte e di iperglicemia al risveglio.

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La somministrazione può avvenire mediante l’uso di un microinfusore che eroga insulina ad azione ultrarapida in maniera continua e modulata per le 24 ore. All’occorrenza (cioè principalmente ai pasti ma anche per correggere eventuali iperglicemie) l’apparecchio eroga un bolo, cioè una dose unica, regolabile in base alle necessità terapeutiche contingenti. Poco tempo fa la FDA ha approvato la commercializzazione negli Stati Uniti di una forma di insulina da assumere per via respiratoria. Le varie preparazioni servono a rendere più flessibile la terapia insulinica, adattandola alle differenti richieste metaboliche dei pazienti.

Ipoglicemizzanti orali

Sono disponibili 4 categorie di ipoglicemizzanti orali:

  1. Insulino-stimolanti
    • Sulfaniluree
    • Composti non-sulfanilureici: glinidi (repaglinide, nateglinide)
  2. Insulino-sensibilizzanti
    • Biguanidi: metformina
    • Tiazolidindioni: rosiglitazone, pioglitazone
  3. Inibitori delle a-glicosidasi intestinali
    • acarbosio, miglitolo
  4. Farmaci agenti sull’asse delle incretine
    • incretino-mimetici (exenatide) solo per via parenterale
    • inibitori della dipeptidil-peptidasi IV

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Papille gustative ingrossate: quando la lingua è infiammata

MEDICINA ONLINE LINGUA BOCCA FRENULO ANATOMIA FISIOLOGIA ORAL TONGUE LABBRA LEPORINO GENGIVE DENTI MANDIBOLA MASCELLA PAPILLE GUSTATIVE GUSTO CIBO FONAZIONE GLOSSODINIA PALATO SCHISILa lingua è una delle parti più sensibili del nostro corpo, non per niente è la responsabile del senso del gusto e ci aiuta a percepire e godere dei sapori in tutta la loro intensità. Tuttavia, in alcune occasioni, a causa di cibi che ci causano irritazioni, per delle infezioni, cattive abitudini o anche solo per avere una vita stressante, possono apparire brufoletti che irritano le papille gustative e provocano grande fastidio. Per risolvere questo problema, leggi con attenzione il mio articolo.

Evita di infiammarla ancora di più

In alcune occasioni crediamo che l’infiammazione delle papille gustative della lingua non abbia bisogno di essere curata allo stesso modo di un’infiammazione lieve o moderata in qualsiasi altra parte della nostra pelle, solamente per il semplice fatto di non essere in un punto a vista. Però la realtà è che queste lesioni richiedono anch’esse attenzione per diminuire il fastidio, ridurre il bruciore e favorire la cura. Di fronte ad una infiammazione alle papille gustative spesso ci troviamo tentati a raschiare, fregare o passare lo spazzolino da denti in maniera decisa sulla parte, aspettandoci che quello che sembra la bolla di un brufolo si apra. In realtà questo tipo di azioni peggiorano solo il problema e fanno si che la nostra lingua si infiammi ancora di più.

Leggi anche: Papille gustative della lingua: tipi, gusti, distribuzione e funzioni

Il freddo

Per curare l’infiammazione delle papille gustative la prima cosa che si deve fare è applicare qualcosa di freddo nella zona ai fini di diminuire i fastidi e alleviare l’infiammazione. La cosa più raccomandata da fare è bere dell’acqua molto fredda, trattenerla nella bocca per alcuni secondi e ingoiare. Ripeti il procedimento varie volte per almeno un paio di minuti: il freddo aiuterà ad alleviare in maniera notevole i fastidi del bruciore. Anche il latte freddo è un buon elemento per eliminare il bruciore dalla bocca. Come abbiamo già detto, il il freddo è una buona maniera per controllare il dolore e il gonfiore, per questo consumare alimenti freddi vi aiuteranno inoltre a ridurre il fastidio. Quindi mangia ghiaccioli, gelati di frutta o di yogurt se li hai a disposizione, perché la temperatura bassa genererà la sensazione di benessere per la lesione in questa parte del corpo che sicuramente sarà molto sensibile. Quando i brufoli compaiono a causa di una infezione, conviene usare un buon collutorio antibatterico con antisettici. Questo prodotto vi aiuterà a mantenere i batteri sotto controllo e a guarire più velocemente.

Leggi anche: Glossodinia, sindrome della bocca che brucia: sintomi e cure

Consigli

È molto importante che, se hai un’infiammazione alle papille gustative, la curi allo stesso modo di come faresti con una lesione esterna. In questo senso sarà importante migliorare la dieta e controllare quali alimenti vengono consumati. Per questo se vuoi curare l’infiammazione delle papille gustative nella bocca è necessario:

  • evitare gli alimenti troppo caldi o i cibi piccanti che aumentano il calore e i fastidi;
  • evitare gli alimenti croccanti come le patatine fritte, le arachidi, le noci o gli alimenti fritti, che faranno ancora più male alla lesione;
  • fare attenzione a non consumare eccessivamente condimenti, poiché le spezie causeranno bruciore e molestie nella lesione mentre è sensibile;
  • moderare l’assunzione di limone e agrumi.

Se l’infiammazione delle tue papille gustative dura più di 4 giorni vi consigliamo di contattare uno specialista perché potrebbe trattarsi di un’infiammazione pericolosa o potrebbe essere sintomo di altre malattie.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

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