Ecocolordoppler cardiaco (ecocardio): funzioni, preparazione, gravidanza

MEDICINA ONLINE DOPPLER ECO COLOR ECOGRAFIA VASI CUORE ATRIO VENTRICOLO VALVOLE PROLASSO INSUFFICIENZA STENOSI SANGUE FLUSSO FLUSSOMETRIA DIREZIONE CALIBRO MISURA DIAGNOSI CARDIOLOGIA FLEBOLOGIA VARICI ARTI INFERIORI VENEChe cos’è l’ecocardio o ecocolordoppler cardiaco a riposo?

L’ecocardio o ecocolordoppler cardiaco transtoracico a riposo è Continua a leggere

Linfonodi: cosa sono, come riconoscerli, quando sono pericolosi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO LYMPH NODE SYSTEM HUMAN CORPO UMANO SISTEMA LINFATICO LINFONODO LINFA CIRCOLAZIONE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO.jpgI linfonodi, o ghiandole linfatiche, sono piccoli organi tondeggianti formati da tessuto linfoide, localizzati laddove si diramano i vasi linfatici. Tali ghiandole si presentano di grandezza molto variabile che va da 1 fino a 25 millimetri. Le ghiandole maggiormente percepibili, sono i linfonodi del collo quando si ingrossano o sono dolenti. Anatomicamente parlando, la struttura della linfoghiandola è costituita da un piccolo taglio, in cui penetrano, da una parte e fuoriescono dall’altra, i vasi sanguigni. All’interno dei linfonodi si trova la linfa, ovvero un liquido che deriva dal sangue, che contiene zuccheri, sali, proteine, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine e globuli bianchi. Questi ultimi servono per la difesa dell’organismo umano. In totale, si contano 600 ghiandole nel corpo, che sono disposte maggiormente in:

  • collo
  • ascelle
  • addome
  • inguine

I linfonodi possono trovarsi sia in catene lungo i vasi linfatici, che in gruppi, a formare linfocentri, di cui i più importanti sono quelli di inguine e ascelle. Questi ultimi sono centri ghiandolari importanti soprattutto per il controllo del tumore al seno: i linfonodi ascellari ingrossati, infatti, sono la prima via di diffusione del carcinoma della mammella. Nella maggior parte dei casi, la causa di un ingrossamento dei linfonodi è da ricercarsi in semplici infezioni, come quelle delle vie aeree nei casi di raffreddori e mal di gola, mentre soltanto una minima parte dei casi, come abbiamo già visto, è legata alla presenza di un tumore.

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A cosa servono i linfonodi?

Una delle prime domande che vengono in mente quando si parla delle ghiandole linfatiche è, a cosa servono i linfonodi? Questi sono delle unità anatomiche e funzionali del tessuto linfoide, poste lungo il decorso dei vasi linfatici, che assolvono a diverse e importanti funzioni, tra cui:

Filtro e difesa

I linfonodi rappresentano la prima risposta immunitaria a tantissime malattie più o meno gravi. Il loro principale ruolo è quello di produrre linfociti, cioè globuli bianchi, e filtrare particelle estranee all’organismo, come virus, batteri, eccetera. Pertanto, i linfonodi sono organi atti alla difesa dell’organismo.

Regolazione e drenaggio linfatico

Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti. A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi mossa dall’azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. I linfonodi possono essere definite delle stazioni di drenaggio.

Barriera immunologica

I linfonodi sono ghiandole che fungono da barriera immunologica contro le infezioni. Il loro ingrossamento avviene infatti in corrispondenza della risposta immunitaria. Entro pochi giorni, cioè dopo aver debellato completamente il nemico, ritornano alle loro dimensioni normali. Questo meccanismo di difesa si attiva molto spesso, anche se non è facile intuirlo ogni volta.

Quando e perché i linfonodi si ingrossano?

L’infiammazione dei linfonodi, in medicina, viene chiamata linfoadenite, che può colpire varie ghiandole del corpo ed essere curata con i normali antibiotici. La linfoadenomegalia, invece, riguarda anch’essa l’ingrossamento linfoghiandolare, ma in modo più accentuato perchè supera i 2 centimetri di diametro. Le linfoghiandole appaiono tumefatte e circoscritte nei processi infiammatori acuti, o nelle infezioni, nelle quali i linfonodi non solo si presentano ingrossati ma anche dolenti, soprattutto al tatto, come quando ad ingrossarsi sono i linfonodi inguinali. In tal caso si parla di linfonodi reattivi, definiti con quest’espressione in quanto reagiscono agli attacchi di virus e batteri. Di norma, i linfonodi si presentano elastici e duri, ma in presenza di un’infezione acuta, provocata da germi patogeni, tali formazioni si percepiscono alla palpazione per lo più di consistenza molle, con la cute sovrastante più rossa e lucente. Inoltre, i linfonodi, oltre che nelle patologie causate da infezioni acute, si possono presentare gonfi anche per effetto di altre cause, come ad esempio nelle infezioni croniche o neoplastiche. Ecco di seguito tutte le possibile cause che generano l’ingrossamento nei linfonodi:

  • Adenoidite
  • Artrite idiopatica giovanile
  • Brucellosi
  • Cellulite infettiva
  • Dengue
  • Difterite
  • Ebola
  • Faringotonsillite
  • Febbre emorragica di Marburg
  • HIV
  • Herpes genitale
  • Herpes zoster
  • Istoplasmosi
  • Leishmaniosi
  • Leucemia
  • Linfogranuloma venereo
  • Linfoma
  • Listeriosi
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Malattia di Chagas
  • Malattia di Kawasaki
  • Malattia di Lyme
  • Malattia di Whipple
  • Mastoidite
  • Melanoma
  • Mononucleosi
  • Onfalite
  • Otite
  • Parotite
  • Pediculosi
  • Rosolia
  • Sesta malattia
  • Sifilide
  • Sindrome da decompressione
  • Sindrome da stanchezza cronica
  • Toxoplasmosi
  • Tubercolosi
  • Tumore del seno
  • Tumore del pene
  • Tumore dell’ano
  • Tumore dell’uretra
  • Tumori della laringe.

Linfonodi ingrossati: quando preoccuparsi?

Il coinvolgimento dei linfonodi nelle patologie tumorali si manifesta con un aumento di volume che solo il medico può distinguere da quello che si può verificare in seguito a malattie infettive, infiammatorie o autoimmuni, casi che peraltro, come si è detto, sono molto più frequenti. Ma quando è necessario preoccuparsi di un linfonodo ingrossato? I principali indizi per capire la gravità del problema si basano sulle dimensioni, sulla sede del rigonfiamento e sulle caratteristiche tattili.
I linfonodi, interessati da un tumore, possono essere maggiori di quelli che si ingrossano in risposta a un’infezione, ma quel che fa la differenza è soprattutto il fatto che il loro diametro non torna alla normalità nel giro di qualche settimana; al contrario, tende ad aumentare con il tempo.
I tumori che spesso si manifestano con il rigonfiamento di uno o più linfonodi sono i linfomi, sia del tipo Hodgkin sia del tipo non-Hodgkin, ma anche le leucemie, soprattutto quelle croniche di tipo linfoide.

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Linfonodi e tumori

Tuttavia, i linfonodi sono elementi essenziali nella diagnosi di un tumore perché il loro ingrossamento può essere il primo segnale della maturazione della malattia, oppure il segno che si sta espandendo. Specialmente nel caso di tumore al seno, si parla di linfonodo sentinella, la cui analisi si rivela essenziale per comprendere la presenza o meno della malattia e la presenza di metastasi. L’ingrossamento dei linfonodi è dovuto nella stragrande maggioranza dei casi a cause del tutto benigne. I linfonodi possono tuttavia essere importanti nella diagnosi di cancro perché il loro ingrossamento può, seppur di rado, essere il primo segno di esordio della malattia oppure il segno che essa si sta diffondendo. In un primo tempo, l’aumento di volume dei linfonodi rispecchia solo la risposta infiammatoria dell’organismo nei confronti delle cellule neoplastiche, che riconosce come potenzialmente pericolose. In una fase più avanzata della malattia, invece, a determinare il rigonfiamento non è più solo la proliferazione delle cellule del sistema immunitario, ma può essere anche l’invasione del linfonodo stesso da parte delle cellule cancerose, che lo raggiungono passando attraverso i vasi linfatici dopo essersi distaccate dal tumore. Da qui, seguendo di nuovo le vie del sistema linfatico oppure riversandosi nel circolo sanguigno, le cellule trasformate possono colonizzare anche parti del corpo molto lontane dalla sede originaria del tumore, formando le metastasi.

Linfonodi nei bambini

I linfonodi ingrossati possono interessare anche e soprattutto i bambini. In questi soggetti, definiti a temperamento linfatico, le linfoghiandole si possono presentare leggermente ingrossate, senza superare comunque la grandezza di un pisello. Non è raro che l’ingrossamento dei linfonodi nei bambini sia associato ad altri sintomi, come febbre e mal di gola, tipici delle affezioni infantili. La stessa cosa potrebbe avvenire, anche se in misura minore, in presenza di carie ricorrenti e mai curate, per cui, almeno in questi casi, basterà curare il problema per risolvere la causa.

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Differenza tra coccodrillo, alligatore e caimano: come distinguerli?

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA COCCODRILLO ALLIGATORE  CAIMANO GAVIALE MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA COCRODILE WALLPAPER COCCODRILLO DEL NILO SFONDO HD.jpgCoccodrillo, alligatore e caimano sono confusi spesso, dal momento che molti pensano che i tre termini siano sinonimi. Anche se non si fa riferimento agli stessi animali, non si può negare che si assomiglino molto dal punto di vista fisico. Inoltre, hanno alcune caratteristiche che li distinguono rispetto ad altri rettili: sono molto rapidi in acqua, possiedono denti affilati e mandibole forti e sono molto intelligenti, soprattutto quando entra in gioco la loro sopravvivenza. Tuttavia esistono varie differenze notevoli (anatomiche, comportamentali e di adattamento) tra questi tre rettili che dimostrano che non si tratta dello stesso animale.

La classificazione scientifica

Con il termine “coccodrillo” di solito si generalizza e si fa riferimento a qualsiasi specie appartenente all’ordine Crocodylia. Tuttavia all’interno di tale ordine possiamo riconoscere tre famiglie:

  • Crocodylidae;
  • Alligatoridae;
  • Gavialidae (di cui è sopravvissuta solo una specie, il gaviale del Gange).

I coccodrilli propriamente detti appartengono alla famiglia Crocodylidaea.
Alla famiglia degli alligatoridi (Aligatoridae) appartengono diversi generi:

  • Alligator (di cui fa parte l’alligatore);
  • Caiman (di cui fa parte il caimano);
  • Melanosuchus;
  • Paleosuchus.

In definitiva, coccodrilli, alligatori e caimani appartengono tutti all’ordine Crocodylia, ma il coccodrillo appartiene alla famiglia Crocodylidae, mentre alligatore e caimano appartengono alla famiglia Aligatoridae, ma a due generi diversi.

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Differenze tra coccodrillo e alligatore: la bocca

Una delle differenze maggiori tra coccodrillo e alligatore è il muso. Il muso dell’alligatore è più ampio e, la parte inferiore, è a forma di U. Il muso del coccodrillo, invece è più stretto ed è a forma di V.
Esiste un’importante differenza anche per quanto riguarda i denti e la struttura della mandibola. Il coccodrillo ha entrambe le mandibole delle stesse dimensioni, per cui è possibile osservare i denti inferiori e superiori quando ha la bocca chiusa.
Al contrario, l’alligatore ha la mandibola inferiore più stretta della superiore e i denti inferiori sono appena visibili quando è a bocca chiusa.

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Differenze tra coccodrillo e alligatore: dimensioni e colore

Confrontando un esemplare di coccodrillo con uno di alligatore della stessa età, è possibile vedere che i coccodrilli sono più grandi degli alligatori.
Gli alligatori e i coccodrilli hanno la pelle di un colore simile, ma il coccodrillo possiede macchie e delle fossette sui bordi della cresta, caratteristica che l’alligatore non ha.

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Differenza tra coccodrillo e alligatore: comportamento e habitat

Come abbiamo visto, una grande differenza tra coccodrillo, alligatore e caimano è l’habitat. I caimani si trovano solo in Centro e Sud America e possono vivere solo in zone di acqua dolce, come gli alligatori. Il coccodrillo, invece, possiede delle ghiandole apposite per filtrare l’acqua situate nella bocca, quindi può sopravvivere anche in ambienti dove è presente l’acqua salata. Tuttavia, anche se possiedono tali ghiandole, è comune trovare diverse specie di coccodrilli che vivono in habitat caratterizzati dalla presenza di acqua dolce.
Questi animali presentano differenze importanti anche dal punto di vista comportamentale. Il coccodrillo, infatti, è molto aggressivo in natura, mentre l’alligatore è meno propenso ad attaccare gli esseri umani o a mostrare aggressività a meno che non si senta in pericolo.

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Altre differenze

Il caimano dagli occhiali o “caimano comune” è un rettile di modeste dimensioni appartenente alla famiglia Alligatoridae, caratteristico dell’America centrale e del Sud America settentrionale. Gli adulti misurano dai 2 ai 2,5 m. Di colorazione “oliva spento”, ha un rilievo osseo posto davanti agli occhi, da cui trae il nome ed è per questo che è chiamato anche caimano dagli “occhiali”. Come visto precedentemente, alligatori e caimani appartengono alla stessa famiglia, ma a due generi diversi. La differenza principale tra alligatore e caimano sta nel fatto che quest’ultimo non ha un setto nasale vero e proprio. Inoltre i caimani vivono in Sud e in Centro America, mentre le due specie di alligatori che vivono ancora oggi si trovano in Cina e negli Stati Uniti. In particolar modo quest’ultimo è pericoloso per gli esseri umani, insieme al caimano nero, che però è molto raro.

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Ulteriori differenze

Un’altra differenza è la disposizione dei denti: in alligatori e caimani la mascella superiore è più larga dell’inferiore, così quando hanno la bocca chiusa, i denti della mascella inferiore sono nascosti poiché si sistemano in apposite fossette della mascella superiore. Nei coccodrilli invece sia i denti della mascella superiore che dell’inferiore sono visibili a bocca chiusa, perché le due mascelle sono più simili in larghezza tra loro. In particolare, a bocca chiusa il quarto dente della mascella inferiore è facilmente individuabile in un coccodrillo e meno in un alligatore, poiché esso si inserisce in un apposito incavo della superiore. Nel gaviale invece non ci sono fossette per i denti e la mascella superiore è un po’ più larga di quella inferiore.
Altra differenza: le ghiandole del sale. Coccodrilli e gaviali hanno ghiandole del sale sulla lingua (in realtà sono ghiandole salivari modificate), per espellere il sale in eccesso che deriva da una vita in ambiente marino o di estuario. Alligatori e caimani sembrano aver perso questa capacità di espellere il sale in eccesso, poiché in genere vivono in ambienti d’acqua dolce. In ogni caso hanno comunque le ghiandole salivari, ma non modificate come quelle di gaviali e coccodrilli, quindi non sono funzionali rispetto a quest’obiettivo.
Un’altra differenza sta nei cosiddetti ISO (Integumentary Sense Organs), organi di senso tegumentari, noti anche come DPRS: acronimo inglese che sta per: recettori cutanei di pressione): si presentano come tanti piccoli punti neri disposti, sia in alligatori e caimani che in coccodrilli e gaviali, sul capo e soprattutto intorno al muso, ma coccodrilli e gaviali li hanno anche sulle squame del resto del corpo. Gli ISO percepiscono piccole variazioni di pressione, e localizzano la preda sott’acqua (è quindi logico che, in qualsiasi gruppo, siano più addensati sul muso).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI): meccanismo d’azione

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi.

Meccanismo d’azione

Gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina sono in grado di bloccare, probabilmente per inibizione competitiva, l’attività del “trasportatore della serotonina” (Serotonin transporter, SERT), una delle proteine trasportatrici di membrana deputate a raccogliere la serotonina, rilasciata dal neurone presinaptico, dallo spazio sinaptico per ritrasportarla all’interno del neurone presinaptico dove verrà riciclata (cioè inglobata in nuove vescicole, pronta per essere rilasciata al successivo impulso nervoso), oppure degradata da enzimi (i più importanti dei quali sono le monoammino ossidasi). Il blocco del reuptake si crede porti quindi ad un aumento della concentrazione di serotonina nelle sinapsi che può stimolare più a lungo i rispettivi recettori. Al di là del nome, gli SSRI non sono completamente selettivi verso il loro target farmacologico, dato che dimostrano una spesso non trascurabile affinità per altri meccanismi che contribuiscono all’instaurarsi di effetti collaterali: ad esempio la paroxetina è nota per interagire i recettori colinergici e ciò è causa di effetti collaterali. Inoltre la modulazione del tono serotoninergico è noto alterare indirettamente altri sistemi trasmettitoriali (come ad esempio quello dopaminergico) che possono contribuire sia all’instaurarsi dell’effetto terapeutico che di quelli collaterali.

Il loro razionale d’uso si basa sulla “ipotesi monoaminergica”, una teoria empirica secondo cui l’origine della depressione sarebbe da ricercarsi in una diminuzione della quantità di neurotrasmettitori nel cervello, in particolare della serotonina. Gli SSRI sono in grado di bloccare il processo di reuptake, e quindi aumentare la concentrazione di serotonina nel vallo sinaptico, entro poche ore dalla somministrazione, eppure gli effetti antidepressivi si cominciano a manifestare solo diverse settimane dopo l’inizio del trattamento. Non c’è una spiegazione univoca per questa latenza d’azione, le ipotesi più accreditate la imputano al fatto che affinché si manifestino gli effetti antidepressivi devono verificarsi degli adattamenti nei meccanismi di regolazione e nella chimica del neurone, come ad esempio la desensibilizzazione degli autorecettori della serotonina (che mediano un meccanismo regolativo nel rilascio di questa da parte del neurone di tipo feedback) e l’induzione di fattori neurotrofici, come il BDNF (la cui carenza, secondo più recenti teorie, sarebbe la responsabile della depressione). Più recentemente si è dimostrato che gli SSRI sono in grado di stimolare già a partire da dosi molto basse a cui sono inattivi nell’inibire il reuptake della serotonina, la sintesi di neurosteroidi quali ad esempio l’allopregnenolone: molti di questi composti influenzano la trasmissione cerebrale, agendo ad esempio da agonisti del recettore GABA-A e possedendo quindi effetto ansiolitico, e ciò può quindi contribuire agli effetti terapeutici degli SSRI ma anche ad alcuni collaterali.

Farmacocinetica comparata

I primi effetti clinici di questa classe di farmaci si manifestano a partire dalla seconda settimana e possono richiedere sino a quattro settimane e oltre per raggiungere la loro massima efficacia. La terapia viene normalmente protratta per alcuni mesi, anche dopo la risoluzione dei sintomi nell’ottica di una terapia di mantenimento e di prevenzione delle ricadute. Non creando tolleranza, dipendenza e sedazione, vengono preferiti alle benzodiazepine nella cura dei disturbi d’ansia generalizzata e nella gestione del disturbo da attacco di panico.

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Fecaloma: tappo di feci durissime, cause, sintomi e rimedi

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DIRETTORE MEDICINA ONLINE POSIZIONE CORRETTA SUL WC PER EVACUARE EVITARE STIPSI COSTIPAZIONE DEFECARE FECI FECALOMA MASSA BLOCCO INTESTINO COLON DIGESTIONE TAZZA EMORROIDI SQUATCon “fecaloma“, anche chiamato fecalitacoprolita, in medicina si indica un ammasso di feci disidratate e dure che si può formare nell’intestino Continua a leggere

Glutammato monosodico: cos’è ed in quali cibi trovarlo

MEDICINA ONLINE ACETO BALSAMICO DIETA CIBO FORMAGGIO FRUTTA VERDURA USO CARNE PESCE VINO CALORIE DIMAGRIRE CUCINA CUCINARE RICETTA LIGHTIl glutammato monosodico o, più semplicmente “gluttamato”, è il sale di sodio dell’acido glutammico, uno dei 23 amminoacidi naturali che costituiscono le proteine. E’ il responsabile di uno dei cinque gusti principali delle papille gustative della lingua, il gusto “umami”, che corrisponde grossolanamente a “saporito”.

In quali alimenti si trova il glutammato?

Il glutammato è uno degli amminoacidi più abbondanti in natura ed è possibile trovarlo in molti alimenti come latte, pomodori e funghi, oltre che in alcune alghe usate nella cucina giapponese. Il glutammato si trova inoltre in moltissimi cibi della nostra cucina naturalmente saporiti, in particolare è presente in cibi come la carne, il formaggio ed altri alimenti ricchi di proteine. Il parmigiano è il cibo che ne contiene di più: 1,2 grammi ogni 100. A temperatura ambiente si presenta come una polvere bianca cristallina, solubile in acqua. Il glutammato monosodico trova uso nell’industria alimentare come additivo ed è identificato dalla sigla E621. È l’ingrediente principale dei dadi da brodo e dei preparati granulari per brodo.

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Torrone bianco morbido: ricetta facile e deliziosa

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Ingredienti:

  • 300 gr di nocciole intere sgusciate senza pellicina
  • 60 gr di mandorle sgusciate senza pellicina
  • 100 gr di pistacchi sgusciati senza pellicina
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 50 ml di acqua
  • 100 gr di miele (meglio acacio o millefiori)
  • 2 albumi d’uovo
  • La scorza di un’arancia
  • La scorza di un limone
  • 2 fogli di ostia (si acquistano nei negozi di cake design)

Procedimento:

  1. Montare a neve gli albumi a neve ferma
  2. In un pentolino fate scaldare il miele e in un altro l’acqua con lo zucchero. Se avete un termometro alimentare la temperatura deve raggiungere i 140° per il miele e 130° per lo zucchero, se non lo avete, per capire quando è pronto deve fare delle bollicine sui bordi
  3. Mettete nel forno la frutta secca a 100° per 10 minuti in modo da farla tostare
  4. Unite ora lo zucchero bollente e il miele bollente al composto di albumi montando ancora con le fruste elettriche o nel robot da cucina
  5. Ora aggiungete la frutta secca (sempre bollente) e mescolate con un cucchiaio di legno
  6. In ultimo incorporate la buccia grattugiata dell’arancia e del limone
  7. Foderate uno stampo da forno con carta fono, mettete sopra l’ostia e poi versate il composto cercando di livellarlo
  8. Adagiate il secondo foglio di ostia e mettete in frigorifero per 15 minuti
  9. Ora potete sformare il torrone e tagliarlo in piccoli pezzi

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Palpazione nell’esame obiettivo: cos’è ed a che serve?

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO ANAMNESI VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME VISCERI CUORE SUONI STETOFONENDOSCOPIO SEMEIOTICAPer palpazione in campo medico, si intende una parte dell’esame obiettivo, dove il medico o l’infermiere utilizza le proprie mani a contatto col corpo del paziente esercitando pressioni, trazioni, penetrazione di organi ed apparati accessibili, sfregamenti, premiture per molteplici finalità:

  • valutazione di posizione, sede, dimensioni, forma, consistenza, continuità, movimenti e mobilità di un organo o tessuto (muscoli, fegato, tiroide, segmenti ossei, cuore, linfonodi, prostata, articolazioni, vescica, testicolo eccetera)
  • ricerca di segni clinici
  • individuazione di eventuali tumefazioni patologiche
  • determinazione della presenza ed entità di dolore evocato
    • punti dolorosi (ureterale, appendicolare, colecistico, eccetera)
    • per controllare i tender point della persona, a volte infatti la palpazione rimane l’unico mezzo diagnostico di alcune malattie come la fibromialgia e la sindrome del dolore miofasciale.
  • ricerca polsi arteriosi fisiologici e patologici
  • rilevazione di fremiti, crepitii, fremito vocale tattile (FVT)
  • valutazione della presenza ed entità di edema
    • tissutale, per esempio agli arti inferiori: segno della fovea
    • raccolto in cavità, ad esempio in addome: ascite (segno del fiotto)
  • per avere indicazioni sulla temperatura di un distretto corporeo (ad esempio un’articolazione infiammata)
  • valutazione dello stato di idratazione
  • studio della sensibilità ed evocazione di riflessi
  • corpi estranei

Le parti più analizzate sono il torace e l’addome.

La palpazione può essere superficiale, media o profonda.

Può essere condotta con una o, più frequentemente, con due mani (palpazione bimanuale).

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