Differenza calorie, kilocalorie e Joule: 1 Kcal quante calorie sono?

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTASulle confezioni dei cibi incontriamo diverse diciture o sigle che fanno riferimento alle calorie. In Italia si usa Kcal o Cal per indicare la cosiddetta “grande caloria” (caloria alimentare), ovvero la quantità di energia che innalza la temperatura di 1kg d’acqua distillata da 14,5 a 15,5°. Kcal e Cal significano quindi la stessa cosa. Quando invece leggiamo cal con la c minuscola si sta parlando di “piccola caloria“, il cui riferimento è, come nella definizione di caloria, a solo 1g d’acqua distillata.

1 Kcal = 1000 cal

Nel sistema internazionale delle unità di misura si adotta invece il Joule (J) come sostituto della caloria, mentre il Kilojoule (Kj) rimpiazza la grande caloria.

1 Joule = 0,2388459 calorie
1 caloria = 4,1867999409 Joule

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E’ possibile farsi il bagno al mare o in piscina in gravidanza?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIAAssolutamente sì. Anzi, il nuoto, ancor meglio se al mare, è particolarmente indicato durante la gravidanza perché consente di mantenersi in forma senza fatica alleggerendo la pressione esercitata dal peso sul nervo sciatico. Sì, quindi, a nuotate e sì alle passeggiate lungo il bagnasciuga (con le gambe immerse fino alle ginocchia) per riattivare la circolazione e contrastare l’inevitabile ritenzione idrica tipica dei nove mesi di attesa. Nuotate e passeggiate devono essere affrontate ovviamente con molta calma e “lentezza” e mai nelle ore più calde della giornata.

Evitate solamente di passare dalle temperature troppo calde della tintarella, a quelle fredde dell’acqua; evitate infine sforzi elevati e prolungati. In ogni caso, gravidanza o no, è sempre preferibile fare il bagno insieme ad un’altra persona che possa soccorrerci in caso di difficoltà.

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Differenza tra insufficienza e stenosi valvolare

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE2 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaLe più diffuse patologie che riguardano la valvola mitralica (quella che collega atrio e ventricolo sinistri), sono la stenosi (restringimento) o l’insufficienza (perdita). Per capire quali siano le conseguenze delle due situazioni, occorre ricostruire il percorso effettuato dal sangue. Questo giunge al cuore attraverso il circolo polmonare dove il sangue si è arricchito di ossigeno, proprio attraverso la valvola mitrale che, quando è aperta, consente il flusso dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro. Richiudendosi, la valvola impedisce che il sangue torni indietro, dal ventricolo all’atrio.

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Semplificando, quando la valvola è troppo stretta (stenotica) non lascia entrare il sangue nel ventricolo, causando una congestione di sangue nell’atrio sinistro, e quindi a ritroso nel circolo polmonare. Per questo nei momenti in cui il soggetto compie azioni che richiedono sforzi di particolare intensità il cuore non riesce ad aumentare – come l’organismo richiederebbe – la quantità di sangue da pompare, sovraccaricando il circolo polmonare con il rischio di edema polmonare.

Se, al contrario, i lembi della valvola mitralica non si chiudono correttamente nel momento in cui il ventricolo pompa il sangue in periferia, si dice che la valvola perde (è insufficiente). In questo caso il sangue tende a tornare indietro, nell’atrio, ogni volta che c’è una contrazione del cuore, che per questo fatto è costretto a pompare più sangue per cercare di mantenere la giusta quantità da distribuire all’organismo. Il risultato è il cosiddetto “sovraccarico di volume” del cuore, che può essere portato avanti per mesi e anni senza avere sintomi, fino a quando l’insufficienza si sviluppa lentamente e progressivamente.

Entrambi i danni alle valvole (come anche la presenza di un prolasso mitralico), appaiono chiaramente ad un esame ecocardiografico effettuato con colordoppler.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra prosciutto di Parma e San Daniele

MEDICINA ONLINE PROSCIUTTO COTTO O CRUDO DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGSono due prosciutti naturali, buoni e noti in tutto il mondo, fatti solo con cosce di suini italiani, sale marino e una stagionatura a regola d’arte. Sono prodotti ad alto valore nutrizionale, facili da digerire, indicati per ogni dieta.
Sia l’uno che l’altro sono tutelati dai marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta).

E allora? Quali sono le differenze fra Prosciutto di Parma e Prosciutto di San Daniele? Le abbiamo riassunte in questo articolo. Buona lettura!

Il luogo di produzione

Come potrebbe essere altrimenti? Il luogo in cui nascono i due prosciutti è la differenza più banale. La zona di produzione del Prosciutto di Parma comprende una buona parte della provincia di Parma, per la precisione quella compresa fra l’Appennino, la Via Emilia e i corsi del torrente Stirone e del fiume Enza, nei pressi del confine con la provincia di Reggio Emilia. Le aziende aderenti al Consorzio del Prosciutto di Parma sono 150 circa.

Il territorio riservato alla produzione del San Daniele ha un’estensione assai più limitata. Il vero Prosciutto di San Daniele DOP può essere realizzato solo nell’omonimo comune del Friuli, in provincia di Udine. In questo caso, partecipano al suo Consorzio di Tutela solo una trentina di aziende specializzate.

La materia prima

Su questo punto, i due prodotti non presentano differenze eclatanti. Al contrario, sia il Prosciutto di Parma che il San Daniele sono ricavati dalle cosce suine di animali allevati in una decina di regioni del Centro-Nord Italia – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise. Se l’allevamento dei maiali è consentito in tutte queste regioni, non così è per la fase di lavorazione e per quella di stagionatura: in entrambi i casi, tutto deve avvenire nell’area di produzione indicata dai rispettivi disciplinari di produzione.

Oltre che la carne suina, per fare il Prosciutto di Parma e il San Daniele serve il sale marino. Né nell’uno né nell’altro caso possono essere usati altri ingredienti né, tanto meno, sostanze chimiche, conservanti o additivi vari.

La salatura

La salatura è una delle fasi più delicate della lavorazione dei prosciutti. In entrambi i casi, si usa solo il sale marino. Per il Prosciutto di Parma, le parti esterne, quelle della cotenna, sono trattate con sale umido; la carne vera e propria, al contrario, solo con il sale a secco.

Non così per il Prosciutto di San Daniele; nel caso dell’insaccato friulano, è ammessa solo la salatura a secco. Altra differenza sta nella pressatura, non contemplata dal disciplinare di produzione del Prosciutto di Parma, prevista, invece, per il San Daniele; la pressatura permette al sale di penetrare più in profondità nella carne suina, in modo da agevolare la stagionatura.

La stagionatura

Le cosce fresche usate per il Prosciutto di Parma devono pesare almeno 10 chilogrammi e la stagionatura non può mai essere inferiore ai 10 mesi, per i prosciutti fra i 7 e i 9 chili, o ai 12 mesi, se il prosciutto pesa più di 9 chili.
Per il Prosciutto di San Daniele, le cosce suine pesano almeno 12 chili e sono stagionate mai meno di 13 mesi.
La stagionatura dipende soprattutto dall’ambiente e dal clima. Anche in questo caso, fra Parma e San Daniele ci sono differenze. L’aria asciutta che scende dalle montagne e dalle colline friulane fa maturare più velocemente i prosciutti. Non a caso, quindi, il San Daniele ha un profumo e un aroma più complesso già verso i 20 mesi di stagionatura.

In generale, invece, l’aria che asciuga le cosce del Prosciutto di Parma è più umida, il che rallenta il processo di stagionatura ma consente, allo stesso tempo, di ottenere un prodotto più morbido.

Tutto questo per dire che, a parità di mesi di stagionatura, il San Daniele sembrerà sempre più maturo rispetto al Prosciutto di Parma.

Il gambo (o zampino)

L’avrai già notato. Il Prosciutto di Parma termina con un gambo corto. Al contrario, se hai avuto già occasione di tagliare un Prosciutto di San Daniele intero, ti sarai imbattuto nel suo zampino. Non si tratta solo di un vezzo estetico dettato dalla tradizione secolare dell’arte norcina friulana. La presenza dello zampino nel San Daniele agevola l’uscita dell’umidità dalla coscia durante la stagionatura. In più, il gambetto è la parte più dolce del prosciutto; questo accade perché, una volta appeso il prosciutto ad asciugare, il sale affluisce lentamente verso la parte più tondeggiante della coscia.

Il marchio e la forma

Come riconoscere i due prosciutti? Ogni prodotto ha il suo marchio distintivo. Nel caso del Prosciutto di Parma, è la celebre corona a cinque punte. La trovi impressa a fuoco su ogni prosciutto intero e stampata su ogni confezione di prodotto affettato in vaschetta.
Il San Daniele si fregia della coscia con lo zampino stilizzata.
Altra differenza sostanziale fra i due prosciutti sta nella forma. Il Prosciutto di Parma è tondeggiante. Il San Daniele ha una forma più allungata e schiacciata, quasi fosse una chitarra.

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Confessare un tradimento e riavvicinarsi al partner dopo averlo tradito

MEDICINA ONLINE TRADIMENTO GELOSIA SINDROME DI OTELLO OSSESSIONE GELOSIA PATOLOGICA NORMALE DIFFERENZE GEALOUS GIRL BOY MAN WOMAN LOVE WALLPAPER AMICIZIA RAPPORTO SESSO TRADIRE FIDANZATI MATRIMONIO MARITO MOGLIE SCOPRIRE HD.jpgIl tradimento nella coppia è sintomo di crisi, ma, come tutte le criticità, può diventare un’importante occasione di crescita, sia personale che della coppia stessa. Errare è umano, lo sappiamo, e cercare di rimediare ai propri errori è il primo passo di un percorso che rinforza e rende più profondo il rapporto. Se siamo pronti ad una sincera autoanalisi introspettiva per comprendere le motivazioni che ci hanno spinto a tradire e, soprattutto, ad accettare le reazioni del nostro partner, potremo davvero rinnovare la complicità che ci ha uniti e ricominciare assieme. Vediamo allora come riconquistare il partner dopo un tradimento e ricostituire la nostra coppia.

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Capire perché lo abbiamo fatto
Il primo passo è capire perché ci siamo lasciati andare. Che sia stata un’occasione estemporanea o un tradimento ripetuto (decisamente più grave), dobbiamo analizzarci a fondo per comprenderne le cause. E forse sarà la tappa più difficile di tutte. Perché indagare dentro sé stessi, con sincerità, può significare scoprire lati di noi che non ci piacciono, o che qualcosa nel rapporto con l’altro si è effettivamente incrinato, magari da tempo. Prima di decidere di volerlo riconquistare a tutti i costi è importante che ne siamo davvero sicuri: giocare con i sentimenti altrui è cosa ancor più nociva che troncare una relazione. Se capiamo che, in fondo, ciò che ci manca è una sicurezza, e non l’altra persona in quanto tale, tornare (o restare) insieme significherebbe protrarre nel tempo una conclusione inevitabile. E tanta sofferenza in più. Se invece siamo davvero certi che ciò che desideriamo è lui/lei, e che lo sbaglio commesso non ha significato, allora prepariamoci al secondo passo:

Confessare il tradimento
Venire a sapere di essere stati traditi da parte di altre persone è un duro colpo che rende estremamente difficile, se non impossibile, il perdono, specie se il tradimento si è ripetuto varie volte. Troviamo un momento adatto, rechiamoci insieme in un luogo rilassante (parlarne nel locale affollato dove di solito ci incontriamo con gli amici non è una buona idea) e parliamogli apertamente del fatto che abbiamo commesso un grosso errore. Non sono importanti i dettagli, per quanto dobbiamo aspettarci che ci verranno richiesti, ma le motivazioni. Di solito, non si tradisce senza un motivo; la nostra relazione stava attraversando un momento difficile? C’erano trascuratezza, noia, disagio? Questa è l’occasione per mettere in gioco tutte le carte, ed ammettere le colpe di entrambi.

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Accettare le sue reazioni
Accettare con umiltà le reazioni del partner alla nostra confessione, è una delle cose più difficili ma deve essere fatto: in fondo, abbiamo sbagliato noi. Certo, insulti e aggressività non dovrebbero mai essere permessi, ma non possiamo pretendere la tranquillità assoluta da chi ci è accanto. Se il partner dichiara di avere bisogno di tempo, concediamolo, sia a lui/lei, che a noi. Ci servirà per valutare adeguatamente la situazione. E rincorrere qualcuno che sfugge non è la soluzione migliore per ricominciare. Quando saremo entrambi pronti a riprovare, dimostriamogli che il nostro rapporto può essere ancora splendido, forse anche di più. Non lasciamoci andare alla routine, ma inventiamoci un nuovo modo di fare coppia; divertiamoci assieme, proviamo nuove esperienze, ma soprattutto siamo noi stessi. È questo che, all’inizio, ci ha fatto innamorare.

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Kestine (ebastina) 20mg compresse, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

KESTINE COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Ebastina.

Eccipienti

Nucleo: cellulosa microcristallina, lattosio, amido di mais pregelatinizzato, croscarmellosa sodica, magnesio stearato. Rivestimento: ipromellosa, macrogol 6000, titanio biossido.

Indicazioni

Trattamento sintomatico di riniti allergiche (stagionali o perenni) associate o meno a congiuntiviti allergiche; orticaria.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti; insufficienza epatica grave; bambini di eta’ inferiore a 12 anni;gravidanza e l’allattamento.

Posologia

>>Compresse 10 mg. Riniti allergiche: A dosi di 10 mg 1 volta al giorno, ebastina e’ efficace nell’alleviare i sintomi delle riniti allergiche; nei pazienti con sintomi piu’ gravi, comprese le riniti allergicheperenni, 1 dose unica di 20 mg 1 volta al giorno, puo’ essere di maggiore beneficio. Orticaria: la dose per gli adulti e’ di 10 mg 1 voltaal giorno. Nei pazienti con insufficienza epatica di grado lieve o moderato si consiglia di non superare il dosaggio giornaliero di 10 mg. La sicurezza e l’efficacia nei bambini di eta’ inferiore a 12 anni none’ stata studiata. >>Compresse 20 mg. Riniti allergiche: A dosi di 20mg 1 volta al giorno, ebastina e’ efficace nell’alleviare i sintomi delle riniti allergiche gravi. Nei pazienti con sintomi meno gravi e’ raccomandata una dose unica di 10 mg 1 volta al giorno. Nei pazienti coninsufficienza epatica di grado lieve o moderato si consiglia di non superare il dosaggio giornaliero di 10 mg. L’utilizzo e’ riservato agliadulti e bambini di eta’ superiore a 12 anni. Modo di somministrazione: ebastina puo’ essere assunta durante o lontano dai pasti.

Conservazione

Proteggere dalla luce. Conservare a una temperatura non superiore ai 30 gradi C.

Avvertenze

Usare cautela nell’utilizzo di ebastina nei pazienti in cui sia noto un rischio cardiaco, come quelli con sindrome dell’intervallo QT prolungato, ipopotassiemia, in trattamento con farmaci che inducono un incremento dell’intervallo QT o che inibiscono il sistema enzimatico CYP3A4, come gli antimicotici azolici e gli antibiotici macrolidi. Ebastinadeve essere utilizzata con cautela nei pazienti con insufficienza renale o con insufficienza epatica di grado lieve o moderato. Questo medicinale contiene lattosio: i pazienti affetti da rari problemi ereditaridi intolleranza al galattosio, da deficit di Lapp Lattasi o da malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere questo medicinale.

Interazioni

Sono state valutate le interazioni di ebastina in associazione con ketoconazolo o eritromicina (entrambi noti per l’effetto di prolungamentodell’intervallo QTc). Con queste associazioni, sono state osservate delle interazioni risultanti in un aumento dei livelli plasmatici di ebastina ma in un prolungamento di soli 10 msec circa dell’intervallo QTc maggiore di quello che si riscontra con ketoconazolo o eritromicinada soli. Non sono state riportate interazioni di ebastina con teofillina, warfarin, cimetidina, diazepam o alcool. Quando si somministra ebastina con il cibo, si osserva un aumento dei livelli plasmatici e dell’AUC del principale metabolita acido attivo dell’ebastina da 1,5 a 2 volte. Questo aumento non altera il valore di Tmax. L’assunzione di ebastina con il cibo non interferisce con il suo effetto clinico.

Effetti Indesiderati

Di seguito sono riportate le reazioni avverse segnalate durante l’usodi ebastina raggruppate secondo la classificazione sistemica e d’organo (SOC) e per frequenza. Molto rare (<1/1000). Patologie cardiache: palpitazioni, tachicardia; patologie gastrointestinali: bocca secca, dispepsia, dolore addominale, nausea, vomito generali; patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: astenia, edemaepatobiliari; esami diagnostici: anormalita’ nei test di funzionalita’ epatica; patologie del sistema nervoso centrale: sonnolenza, mal ditesta, vertigini, disestesia; disturbi psichiatrici: insonnia, nervosismo; patologie dell’apparto riproduttivo e della mammella: disturbi mestruali; patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: rash, orticaria, dermatite.

Gravidanza E Allattamento

La sicurezza di ebastina in gravidanza non e’ stata studiata nella donna. Studi sul ratto e sul coniglio non hanno mostrato effetti dannosi diretti o indiretti sullo sviluppo embrio-fetale, ne’ sul corso dellagestazione o sullo sviluppo peri e post-natale. Nell’animale non sonostati evidenziati effetti teratogeni. Tuttavia, non ci sono studi controllati sulla donna gravida e gli studi sulla riproduzione non sono sempre predittivi della risposta nell’uomo. Per questo motivo, ebastinadeve essere somministrata alle donne in gravidanza solo in caso di assoluta necessita’ e sotto il controllo del medico. L’uso di ebastina e’sconsigliato durante l’allattamento, poiche’ non e’ noto se nella donna ebastina viene escreta nel latte.

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Fa più ingrassare il prosciutto cotto o quello crudo? Quante calorie hanno?

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In verità il prosciutto cotto per via della sua lavorazione in salamoia, nitriti, nitrati, glutammati, ascorbati e latte in polvere, contiene un rilevante quantitativo di sale, grassi e carboidrati, per cui dal punto di vista nutrizionale non risulta esser particolarmente indicato per una dieta ipocalorica.

Grassi e sodio

A differenza di quello cotto, il prosciutto crudo è più leggero e possiede meno grassi (al di là del grasso visibile che si può rimuovere con facilità prima di mangiarlo). Ma non è finita qui: ha un quantitativo di proteine maggiore, un apporto elevato di vitamine del gruppo B e una discreta dose di sali minerali.
Alla luce di quanto detto, nonostante la scelta fra entrambi possa risultare già abbastanza scontata e palese, occorre precisare che non per tutti è possibile optare a primo colpo per il prosciutto crudo. Chi soffre di pressione alta e deve seguire un regime alimentare a basso contenuto di sodio, si vede costretto ad evitare il prosciutto crudo poiché a causa della sua salatura a secco, contiene molto sale.

Ha meno calorie il prosciutto cotto o quello crudo?

Per quanto riguarda invece l’apporto calorico, il prosciutto cotto contiene 215 calorie ogni 100 grammi mentre quello crudo ha all’incirca 330 calorie ogni 100 grammi. La differenza calorica non è abissale, per cui sgrassando opportunamente le fette di prosciutto prima di consumarle, se ne può ulteriormente ridurre l’apporto lipidico.
Pertanto quale fra i due tipi di prosciutto bisogna consumare se si vuole optare per un’alimentazione light e non compromettere la dieta? La scelta ricade sicuramente sul prosciutto cotto. Ha un contenuto calorico inferiore (ovvero 215 calorie), ha meno grassi (solo 14 grammi per 100 grammi) e contiene meno sale.

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Una persona su dieci muore a causa del fumo

MEDICINA ONLINE FUMARE FUMO SIGARETTE NICOTINA DIPENDENZA DROGA TOSSICODIPENDENZA CANCRO TUMORE POLMONI GRASSO SMETTERE INGRASSARE DIMAGRIRE METABOLISMO CENERE MOZZICONE GIOVANI TABACCONel mondo una persona su 10 muore per complicazioni legate al fumo. Circa il 50% di questi decessi avvengono negli USA, in Cina e in Russia. Nonostante nel corso degli anni siano state portate avanti campagne per cercare di eliminare la dipendenza dal fumo, le vittime della sigaretta sono ancora tante, troppe. I nuovi dati sono il frutto di una ricerca finanziata da Kelly Henning del Bloomberg Philanthropies e dalla Bill e Melinda Gates Foundation che è stata pubblicata su Lancet, una rivista medica molto nota nel Regno Unito.

Un numero sempre più alto

Secondo i ricercatori il numero delle vittime legate alla dipendenza da sigaretta è destinato ad aumentare nei prossimi anni, perchè nell’ultimo periodo i colossi del tabacco stanno investendo in altri mercati, in particolare in quelli dei paesi in via di sviluppo. Questo perchè in questi stati il numero dei fumatori è in crescita e nelle persone non c’è una coscienza di fondo sui danni che il fumo può comportare alla propria salute.

Emmanuela Gakidou, una delle studiose, commenta così la situazione: “Nonostante mezzo secolo di evidenze scientifiche su quanto faccia male alla salute delle persone fumare, un umo su 4 nel Mondo fuma ogni giorno . Il fumo rimane il secondo più importante fattore di rischio per le morti premature e la disabilità, per questo dobbiamo intensificare gli sforzi per ridurre questo fenomeno”.

1 Miliardo

Stando ai dati riportati dal Global Burden of Diseases report, che ha effettuato un sondaggio sulle abitudini degli abitanti di ben 195 paesi tra il 1995 e il 2015, si è scoperto che circa un miliardo di persone fuma quotidianamente. “Non abbiamo preso in esame i fumatori occasionali – spiega la Gakidou -, chi ha smesso e chi usa prodotti alternativi come, ad esempio, le gomme con la nicotina, altrimenti i dati sarebbero ancora più alti”.

Serve di più

Tuttavia nonostante questi valori sembrano dire il contrario, negli ultimi anni la lotta contro il fumo ha avuto anche qualche riscontro positivo. Tra il 1990 e il 2015 infatti, la prevalenza dei fumatori è scesa dal 35% al 25%. Quello che però preoccupa di più i vari istiti che tutelano la salute, è che il numero dei giovani fumatori è sempre in costante crescita. Per l’Oms servono azioni più mirate, ad esempio creando campagne informative all’interno degli istituti scolastici per cercare di aiutare ragazzi e ragazze a smettere di fumare.

“C’è un sentire comune che ci vede vincitori nella guerra contro il tabacco – concludono i protagonisti della ricerca – , ma siamo convinti che servano nuovi sforzi perché nel 2015 il numero di fumatori è stato alto. Servono nuove strategie e anche uno sforzo importante da parte della politica”.

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