Quanto tempo mi rimane da vivere? E se ho pochissimo tempo?

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Quanto tempo mi rimane da vivere?

Questa è forse la più dolorosa domanda che un medico si può sentire rivolgere. Una volta che la malattia viene denominata “terminale”, nessuno – neanche il miglior medico al mondo – può ovviamente prevedere con certezza quando sopraggiungerà la morte, né se questa arriverà davvero nel 100% dei casi. In campo medico può capitare di prevedere tre mesi di vita a pazienti che invece poi vivono per anni e viceversa. Anche se ciò avviene raramente, nulla vieta che i medici si siano sbagliati o che la malattia definita “incurabile”, possa effettivamente invertire la sua rotta per cause che la medicina non riesce ancora a spiegare. Rimane comunque una domanda assolutamente normale, ma a cui è oggettivamente molto difficile rispondere, soprattutto quando il paziente vorrebbe avere una risposta precisa e netta, per “pianificare” il tempo che gli rimane e sistemare le sue cose.

Non sono un numero

Il tuo medico non sarà in grado di darti una risposta esatta a questa domanda e questo avviene perché ognuno è diverso e nessuno può dire esattamente per quanto tempo vivrai. Puoi comunque chiedere, spiegando al medico che ovviamente non ti aspetti che la sua risposta sia completamente accurata. Il tuo medico – soprattutto se ha molta esperienza – dovrebbe essere in grado di darti un tempo stimato, in base a quanto tempo hanno vissuto altre persone con il tuo tipo e stadio di malattia. Potrebbe non darti un tempo preciso, bensì un arco temporale (ad esempio tra quattro e cinque mesi). Oppure potrebbe dirti qualcosa sul tipo “Con la sua malattia, a 5 anni dalla diagnosi è vivo il 10% dei pazienti”, il che significa che – tra 5 anni esatti – su 100 pazienti che hanno ricevuto la tua stessa diagnosi, 90 saranno purtroppo deceduti. Ricorda che la risposta del tuo medico è una stima basata su statistiche, ma che tu sei un essere umano e non un numero ed il tempo effettivo potrebbe essere più breve (ma anche più lungo) di quanto una o più ricerche possano dire. Certamente è più facile per un medico stimare un possibile arco temporale se sei già in cura da lui da tempo e conosce bene la tua anamnesi e lo stato di salute del tuo corpo: se ti vede per la prima volta è più difficile per un medico fare delle previsioni attendibili.

Ho pochissimo tempo…

E se il tuo medico ti ha detto che ti rimane un tempo molto breve, ad esempio alcune settimana di vita? Già ricevere una diagnosi di malattia terminale è drammatico, ma sentire che il tempo che rimane è molto ridotto rischia di essere il trauma che ci stende del tutto. Si tratta di un vero e proprio momento di shock nello shock. E’ un momento di totale disorientamento, dove però sarà necessario mantenere il sangue freddo per prendere alcune decisioni dolorose ma necessarie, come fare testamento e parlare ai propri famigliari (ad esempio ai propri figli, soprattutto se molto piccoli). E’ importante chiedere al medico come potrebbe evolvere la malattia ed il tuo corpo nelle settimane che seguono. Nella malattie terminali, come ad esempio un cancro al pancreas incurabile, in genere il corpo si indebolisce gradatamente, si perde l’appetito, si dimagrisce e – quando l’organismo si starà per spegnere – potresti non avere la forza per alzarti dal letto e di essere autonomo: sarà quindi importante pensare ora a chi potrebbe accudirti in quei momenti. Molte persone temono inoltre di provare molto dolore quando moriranno e ciò è possibile: i tuoi medici e infermieri però si concentreranno sul mantenerti il più possibile a tuo agio e facendoti provare la minor quantità di dolore possibile. Potresti a tal proposito informarti ora su medici anestetisti che possano seguirti nella terapia del dolore. In questi momenti drammatici potresti avere un aiuto importante da famigliari, amici, figure religiose (ad esempio il parroco della chiesa che eventualmente frequenti) e psicoterapeuti. Chi sta per morire attraversa delle tipiche fasi ed a tal proposito ti invito a leggere: Sto per morire: le 7 fasi di elaborazione del dolore e della morte

Se a te o ad un tuo caro è stata diagnosticata una malattia terminale e credi di non riuscire a gestire da solo o da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui, ti aiuterò ad affrontare questo difficile momento.

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Differenza tra anemia ed anemia mediterranea (talassemia)

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Cos’è l’anemia?

L’anemia è una condizione caratterizzata da calo di emoglobina nel sangue (l’emoglobina è la sostanza dei globuli rossi che trasporta ossigeno ai tessuti). Esistono moltissimi tipi diversi di anemia ed ognuna ha una causa specifica, ad esempio:

  • l’anemia aplastica è dovuta ad un difetto del midollo osseo che non produce abbastanza globuli rossi;
  • l’anemia megaloblastica è dovuta al fatto che il midollo produce sì globuli rossi, ma immaturi;
  • l’anemia sideropenica è dovuta alla carenza di ferro nell’organismo (il ferro è uno dei principali ingredienti dell’emoglobina);
  • l’anemia falciforme è dovuta ad un difetto di costruzione dell’emoglobina che fa assumere ai globuli rossi una forma di falce, la quale li fa “incastrare” e bloccare nel capillari.

L’anemia può anche essere causata da sanguinamento prolungato (come nel caso di chi soffre di emofilia) o da distruzione accelerata dei globuli rossi per difetti della milza e terapie farmacologiche.

Cos’è l’anemia mediterranea (talassemia)?

L’anemia mediterranea (anche chiamata “beta talassemia” in quanto si verifica una ridotta sintesi delle catene beta; denominata anche anemia di Cooley o semplicemente “talassemia”) è un tipo particolare di anemia, frequente nelle zone mediterranee, ed è una patologia a trasmissione ereditaria che si manifesta solo se si ricevono gli alleli mutati da entrambi i genitori. Chi presenta un solo allele mutato è microcitemico, non ha problemi di salute ma i suoi globuli rossi sono generalmente più piccoli della norma. La talassemia causa una riduzione della sintesi dell’emoglobina, con conseguente anemia ipocromica, cioè con globuli rossi poco colorati. Ci sono due varianti della talassemia; quella meno grave può essere asintomatica o solo lievemente sintomatica e non richiede alcuna cura, quella più grave può richiedere trasfusioni di sangue, somministrazione di emoglobina sintetica, rimozione chirurgica della milza e trapianto di cellule staminali ematopoietiche (cioè creatrici di globuli rossi).

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Leiomiosarcoma: il cancro del tessuto connettivo muscolare liscio

MEDICINA ONLINE TUMORE TUMOR CANCRO CANCER CELL CELLULA LEIOMIOMA TESSUTO OSSA MAMMELLA SENO TESTICOLO POLMONE METASTASI DIFFUSIONE STADIAZIONE LINFONODO SENTINELLA WALLPAPERLeiomiosarcoma (o “tumore maligno del tessuto connettivo muscolare liscio“), chiamato anche con l’acronimo “LMS“, è un tumore maligno del tessuto muscolare liscio. Non si deve confondere con il leiomioma, che è un tumore benigno originatosi dallo stesso tipo di tessuto. Il leiomiosarcoma è un cancro relativamente raro, si stima che sia il 5–10% di tutti i sarcomi dei tessuti molli, che sono a loro volta relativamente rari. I leiomiosarcomi possono essere molto imprevedibili. Possono rimanere dormienti per lungo periodo di tempo e poi ripresentarsi dopo anni. È un cancro resistente, in quanto generalmente non risponde a radioterapia o a chemioterapia. I migliori risultati ci sono quando può essere rimosso chirurgicamente con ampi margini di resezione, anche se piccolo e ancora in situ.

Leggi anche: Come nasce un cancro? Cosa sono i cancerogeni e come avviene la cancerogenesi?

Localizzazione

Le cellule del muscolo liscio costituiscono il muscolo involontario, che si può trovare in molte parti del corpo umano, tra cui utero, stomaco, e intestino, le pareti di tutti i vasi sanguigni, e la pelle. È perciò possibile che i leiomiosarcomi si formino in ogni parte del corpo (comprese le mammelle). Può essere trovato comunemente anche nell’utero, stomaco, piccolo intestino e retroperitoneo. Il leiomiosarcoma uterino deriva dal muscolo liscio nello strato muscolare uterino. Il leiomiosarcoma cutaneo deriva dai muscoli piloerettori nella pelle. Il leiomiosarcoma gastrointestinale potrebbe derivare dal muscolo liscio presente nel tratto gastrointestinale o, in alternativa, anche da un vaso sanguineo. I leiomiosarcomi della maggior parte degli altri siti primari retroperitoneali (nell’addome, dietro l’intestino), tronchi, organi addominali, etc.— si sviluppano dallo strato muscolare di un vaso sanguineo (la tonaca media). Così un leiomiosarcoma può avere una sede primaria di origine dovunque ci sia un vaso sanguineo nel corpo. Macroscopicamente i tumori hanno aspetto emorragico e morbido e microscopicamente segnati da pleomorfismo, abbondanti (15-30 al 10 campi a forte ingrandimento) figure mitotiche atipiche, e la necrosi coagulativa delle cellule tumorali.

Leggi anche: Come prevenire i tumori ed il cancro? I 10 cambiamenti consigliati

Trattamento

La terapia è esclusivamente chirurgica, con buona prognosi per le forme superficiali, che di solito sono di piccole dimensioni. Sono più problematiche le forme profonde e retroperitoneali che risultano perciò difficili da asportare e danno metastasi a distanza. Se i margini chirurgici del tumore sono stretti o poco chiari è stato dimostrato che la chemioterapia o radioterapia dia chiari benefici per la sopravvivenza. I leiomiosarcomi di origine uterina rispondono spesso ma non sempre a trattamenti ormonali.

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Quanto peso perdiamo ogni volta che andiamo in bagno?

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Quanto pesano le feci?

Uno studio inglese del 1992 ha raccolto dati sulla quantità di feci emessa quotidianamente da 20 diverse popolazioni, con questi risultati:

  • la quantità media di feci emessa in un giorno è stata di 106 grammi;
  • la quantità minima di feci giornaliere è stata 72 g;
  • la quantità massima è stata 471 g/die.

Questa grossa variabilità è dovuta alla variabilità individuale, all’eventuale presenza di patologie o altro, ma principalmente si verifica in base alla diversa quantità di fibre assunte con la dieta, fattore che determina anche le volte settimanali in cui si va di corpo. E’ interessante sottolineare che all’aumentare della quantità di feci emesse diminuisce il rischio di cancro al colon, quindi una alimentazione ricca di fibre, e la conseguente regolarità intestinale, è davvero – come accennato all’inizio dell’articolo – uno degli ingredienti di una vita sana. Per ridurre  drasticamente il rischio di cancro al colon, è necessario espellere almeno 150 grammi di feci al giorno (risultato che si ottiene consumando almeno 18 grammi di fibra giornalmente); a tal proposito leggi anche: Stitichezza acuta e cronica: tipi, cause, trattamenti medici e rimedi

Quanto pesa l’urina?

La quantità di urina emessa giornalmente è mediamente 1,5 litri in 3/5 volte, anche se questo dato è estremamente variabile in base a moltissimi fattori:

  • temperatura dell’ambiente;
  • quantità dei liquidi ingeriti;
  • caratteristiche dei cibi assunti (contenuto in acqua e sali);
  • caratteristiche dei liquidi perduti attraverso il tubo digerente, la traspirazione e la sudorazione;
  • eventuale presenza di patologie sistemiche, renali, vescicali o uretrali (tumori, calcoli, cistite…);
  • attività lavorativa e sportiva svolta.

Inoltre perdiamo liquidi in molti altri modi. Anche solo respirando espelliamo oltre 30 centilitri di acqua al giorno (quasi quanto una lattina di coca cola) e con il sudore, specie d’estate, anche molto di più. A tal proposito leggi anche:

In definitiva andare in bagno fa perdere peso?

L’urina che perdiamo ci farebbe effettivamente perdere circa un kg e mezzo al giorno di peso corporeo (badate bene: parlo di peso corporeo e non di massa grassa, quindi è disidratazione e non dimagrimento, come una semplice bioimpedenziometria può rilevare!), tuttavia i liquidi persi devono essere reintegrati giornalmente per evitare disidratazione, non a caso si consiglia di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno. Espellendo l’urina, a conti fatti, non perdiamo peso. Espellendo le feci si può anche arrivare a perdere due o tre etti ma ciò, più che per mantenere il peso forma, è importante per diminuire il rischio di cancro al colon-retto. Il vero segreto per dimagrire non è quello di pesare le vostre feci giornaliere, bensì è mangiare bene e fare tanta attività fisica, per aumentare la massa magra e quindi innalzare il metabolismo basale; a tale proposito leggi anche: Vuoi bruciare più calorie? Fai esplodere il tuo metabolismo!

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Nei normali e displastici: quali sono le caratteristiche?

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Un giovane adulto presenta in media da 10 a 20 nei. Generalmente, i nei normali (nevi melanocitici) hanno le seguenti caratteristiche:

  • DIAMETRO: di solito inferiore o uguale a 6 mm;
  • POSIZIONE: spesso concentrati sulla pelle esposta al sole del viso, del tronco, delle braccia e delle gambe;
  • INSORGENZA: più spesso nella prima infanzia fino a 35-40 anni;
  • UNIFORMITÀ: normalmente i nevi sono simili l’uno all’altro;
  • FORMA: simmetrica, rotonda o ovale;
  • BORDO: regolare, netto e ben definito;
  • COLORE: uniforme, di solito marrone, chiaro o scuro, o del colore della pelle;
  • EVOLUZIONE: il neo non cambia forma, dimensioni, colore o altre caratteristiche, oppure la cambia ma in tempi molto lunghi.

NEI DISPLASTICI

Questi nei sono generalmente grandi, “atipici” e rappresentano uno dei più importanti fattori di rischio per il melanoma: cioè non significa che chi li possiede ha necessariamente un tumore maligno della pelle, ma solo che ha un rischio più elevato di soffrirne. Clinicamente i nei displastici possono somigliare a un melanoma. Di solito, hanno le seguenti caratteristiche:

  • COLORE: variazione e irregolarità con puntini di color marrone, marrone scuro, rosso, blu o nero irregolarmente distribuiti;
  • DIAMETRO: generalmente superiore a 6 mm (le dimensioni della gomma di una matita), ma può anche essere inferiore;
  • FORMA: spesso asimmetrica; tracciando una linea nel mezzo, una metà appare chiaramente diversa dall’altra;
  • POSIZIONE: i nei a rischio sono spesso situati sulla pelle non esposta al sole;
  • EVOLUZIONE: il neo cambia forma, dimensioni, colore o altre caratteristiche, in breve tempo;
  • BORDO: irregolare e/o sfumato; il neo sembra sfumare verso la pelle circostante.

Per approfondire: Nei sospetti, riconoscere quelli normali ed i tumori: la regola ABCDE

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Biopsia del linfonodo sentinella: a che serve, perché è importante

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Esame del linfonodo sentinella durante l’intervento chirurgico

In genere è possibile esaminare il linfonodo/i sentinella durante l’intervento chirurgico. Significa che il chirurgo può scoprire durante l’operazione se i linfonodi contengono cellule tumorali e, se necessario,  asportare anche gli altri linfonodi sotto l’ascella (dissezione ascellare) la stessa anestesia. L’esame istologico intra-operatorio ma soprattutto l’esito istologico definitivo può portare a diverse situazioni:

  1. Se il linfonodo sentinella non contiene cellule tumorali, di solito anche gli altri linfonodi sono indenni e quindi non c’è necessità di asportarne altri.
  2. Se il linfonodo sentinella contiene solo cellule tumorali isolate o piccoli aggregati di cellule tumorali (detti micro-metastasi) di solito gli altri linfonodi sono indenni e quindi non c’è necessità di asportarne altri.
  3. Se il linfonodo sentinella contiene aggregati di cellule tumorali di dimensioni superiori a 2 mm (detti macro-metastasi) le probabilità che anche gli altri linfonodi contengano cellule tumorali aumentano: ciò indica diffusione metastatica e del tumore e prognosi peggiore.

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Mappatura dei nei e dermatoscopia in epiluminescenza per la diagnosi di melanoma

MEDICINA ONLINE DERMATOSCOPIA IN EPILUMINESCENZA MAPPATURA DEI NEI MAP DERMATOSCOPY SKIN PELLE CUTE NEO NEVO NEI NEVI DISPLASTICI CANCRO CANCEROSI TUMORE CARATTERISTICHE FORMA COLORE RILEVATO DIAGNOSI MELANOMA MORTE GRAVE.jpgSempre più diffusa, la dermatoscopia – anche chiamata mappatura dei nei – è una tecnica non invasiva che si utilizza per diagnosticare clinicamente le lesioni cutanee, soprattutto quelle pigmentate. Grazie a questo metodo, il medico può studiare la pelle osservandone le strutture non visibili ad occhio nudo. Nel caso del melanoma, la dermatoscopia è fondamentale per ciò che riguarda la diagnosi precoce.

La tecnica
È una tecnica molto semplice, efficace e rapida che si serve di un dermatoscopio (una lente di ingrandimento da 10 a 30 volte che incorpora una luce) per studiare i nei o le lesioni presenti sulla pelle. Spesso, per evitare la dispersione della luce a contatto con lo strato corneo, i dispositivi utilizzano una luce polarizzata; altre volte, basta una luce normale ma in questo caso dev’essere utilizzato un liquido incolore, per esempio un olio minerale. Attualmente esistono dei macchinari digitali (dermatoscopia digitale) che non solo permettono di visualizzare la lesione ma registrano le immagini in formato digitale in modo che il medico possa valutare l’evoluzione del neo o della lesione sospetta.

Come si svolge l’esame?
L’esame, è simile ad una ecografia, semplice, rapido e indolore. Si esegue appoggiando il dermatoscopio digitale sulla pelle del paziente e visualizzando sullo schermo del computer la lesione sospetta. Il computer, permette di creare una cartella clinica personalizzata ed una mappa delle lesioni neviche. Le immagini potranno essere confrontate con altre immagini della stessa lesione raccolte in controlli successivi, così da poter monitorare ogni minimo cambiamento.

Quali sono le controindicazioni? 
Non ha nessuna controindicazione. Ovviamente la pelle indagata dallo strumento deve essere integra, cioè non deve avere lesioni sanguinanti.

Quando si utilizza?
È una tecnica sempre più diffusa grazie ai bassi costi e alle informazioni che permette di ottenere. Essendo molto utile nello studio dei tumori cutanei pigmentati, viene utilizzata sempre più spesso per studiare le lesioni che abbiano queste caratteristiche. Per la sua capacità di distinguere un’alta percentuale di lesioni benigne e maligne, è fondamentale nella diagnosi precoce del melanoma, specie nei soggetti che hanno casi di tumore cutaneo in famiglia. Spesso, la dermatoscopia viene utilizzata quando si deve realizzare un controllo generale durante il quale il medico analizza tutta la superficie della pelle, impiegando tra i 40 e i 60 minuti per farlo.

Chi deve sottoporsi a dermatoscopia?
In generale, si raccomanda una dermatoscopia periodica soprattutto a quelle persone che:

  • hanno molti nei;
  • hanno nei con caratteristiche particolari (nei asimmetrici, di diverso colore, rilevati…);
  • hanno nei che apparentemente stanno cambiando caratteristiche;
  • hanno nei congeniti (presenti alla nascita) di grandi dimensioni (diametro superiore ad 1 cm) ;
  • hanno l’abitudine di esporsi a radiazioni ultraviolette (naturali o con lampade abbronzanti);
  • hanno subìto ripetute scottature solari subite in età pediatrica o nell’adolescenza;
  • hanno precedenti familiari di cancro alla pelle.

Quali sono le caratteristiche di un neo sospetto?
A tal proposito, leggi questi due articoli:

Ogni quanto va fatta?
Questo dipende dal livello di rischio del paziente. Soggetti con molti nei specie se atipici, che apparentemente stanno cambiando forma/colore/caratteristiche, con casi di tumore cutaneo in famiglia, dovrebbero fare l’esame ogni 3/6 mesi. Nei soggetti con minore fattore

Quali sono i vantaggi?
In primo luogo, è una tecnica molto rapida. Per non parlare del fatto che sia uno strumento che ha costituito un notevole passo avanti nella diagnosi precoce e nel trattamento dei melanomi maligni. Se sei preoccupato per una lesione alla pelle o vuoi semplicemente controllare i tuo nei, non esitare a chiedere al tuo medico una dermatoscopia.

Cosa succede se un neo è fortemente a rischio?
Se il neo è a rischio (per esempio sta cambiando caratteristiche), il medico valuta se continuare con dermatoscopie periodiche per osservare l’andamento del neo nel tempo, oppure può procedere con una escissione chirurgica seguita da un esame istologico che può chiarire la natura benigna o maligna della lesione.

Perché è così importante?
Il melanoma è un tumore maligno della pelle che può insorgere su un neo presente da tempo (anche dalla nascita), o su una zona di pelle normale e per la sua elevata tendenza invasiva è responsabile della maggior parte dei decessi dovuti a tumori cutanei. Studi statistici sulla popolazione dimostrano un costante aumento dell’incidenza del tumore negli individui di pelle bianca. Quindi nei confronti del melanoma, come verso tutti i tumori maligni, l’unico vero approccio terapeutico consiste nella prevenzione e nella diagnosi precoce. Infatti, il melanoma si può considerare l’esempio più chiaro di neoplasia maligna nella quale un precoce trattamento costituisce la chiave per la sopravvivenza. La visita medica periodica con dermatoscopia è importante perché è l’unica che permette questa diagnosi precoce salvavita.

Leggi anche:

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Nei sospetti, riconoscere quelli normali ed i tumori: la regola ABCDE

MEDICINA ONLINE NEO NEI NEVO NEVI NORMALI TUMORE PELLE CARATTERISTICHE FORMA DIMENSIONI COLORE.jpgI nei (o “nevi”, i due termini sono sinonimi) sospetti si riconoscono in genere abbastanza facilmente, perché sono diversi dagli altri e si presentano sotto forma di una macchia asimmetrica, con bordi irregolari o sfumati; non fanno male, ma il loro colore non è omogeneo. Devono essere oggetto di particolare attenzione, anche nel caso in cui compaia una nuova macchia scura che si evolve rapidamente, nell’arco di settimane o di mesi. La prevenzione si rivela la strategia più efficace, per contrastare con successo i tumori della pelle, come, per esempio, i melanomi, la cui incidenza è in crescita.

Caratteristiche dei nei sospetti: la regola ABCDE

Per riconoscere un neo o una macchia cutanea sospetta, una regola fondamentale è quella che si insegna ai futuri medici fin dall’esame di dermatologia all’università: la “regola ABCDE“. Tale regola è stata descritta per la prima volta nel 1985 da Robert Friedman della New York University School of Medicine. E’ un metodo clinico, basato sull’osservazione, che permette di identificare i cambiamenti nella morfologia del neo che sono più spesso associati con il melanoma. Ogni lettera corrisponde ad una caratteristica che devo evidenziare durante l’esame obiettivo: Asimmetria, Bordi, Colore, Dimensione, Evoluzione.

1) Asimmetria

I nei pericolosi sono spesso asimmetrici: significa che se li dividiamo virtualmente in due parti e le facciamo combaciare, queste non combaciano. Insomma hanno una forma “strana”, rispetto al tipico neo “sano”, in genere tondo/ovale e simmetrico e questo è il primo campanello di allarme da non sottovalutare.

2) Bordi

Quando un neo è sospetto, i suoi bordi sono frastagliati e sfumati e non netti e lineari come invece accade per i nei considerati comuni. La sensazione è quella di guardare una cartina geografica con linee irregolari.

3) Colore

Tra le caratteristiche sospette dei nei potenzialmente maligni anche il colore che è spesso molto particolare. Generalmente i nei hanno un colore omogeneo sulle tonalità del marrone, quelli pericolosi sono rossastri o neri, e manifestano, spesso, anche discromie, cioè hanno colori diversi al loro interno.

4) Dimensioni

Ai miei pazienti dico sempre di fare particolare attenzione anche alle dimensioni dei nei, che se sospetti sono spesso significative, soprattutto se il neo appare molto più grande di tutti gli altri nei presenti sul corpo. In generale, quando un neo supera i 6 millimetri di diametro va fatto controllare con costanza perché è di per sé potenzialmente a rischio: non significa che debba per forza sfociare in gravi patologie legate alla salute della pelle, ma è comunque più rischioso di tutti gli altri quindi è vivamente consigliato controllarlo. Ancora più indicativa della dimensione in sesno assoluto, tuttavia, è l’eventuale rapido aumento della dimensione del neo, come vedremo nel prossimo punto.

5) Evoluzione

Una caratteristica importante da osservare è l’evoluzione del neo in un dato arco temporale. Un neo probabilmente “sano”, in genere non cambia morfologia nel tempo o la cambia in modo molto lento. Quando è pericoloso, un neo, al contrario cambia morfologia e la cambia a volte anche in modo molto rapido ed evidente: ad esempio diventa più grande oppure assume un colore differente o ancora diventa frastagliato. L’evoluzione repentina di un neo è un campanello di allarme importante ed è per questo che il medico osserva il neo in un dato giorno e gli fa una foto, poi lo riosserva a distanza di tempo e gli scatta un’altra foto che poi metterà a paragone con la prima.

Alla regola ABCDE si possono associare altre quattro caratteristiche, che io ho denominato “regola IRPU”:

6) Insorgenza

Mentre i nei normali “nascono” più spesso entro l’eta di giovane adulto, al contrario quelli sospetti nella fascia di età adulta appaiono “dal nulla” dalla terza o quarta decade di vita in poi. I nei sospetti nella fascia di età pediatrica sono quelli congeniti, cioè quelli già presenti alla nascita o comparsi entro alcune settimane o mesi dalla nascita. Il melanoma in età pediatrica è comunque un tumore raro che costituisce circa il 2% dei melanomi al di sotto dei 20 anni.

7) Rilievo

I nei sani in genere sono “piatti” o lievemente sopraelevati rispetto al resto della pelle; al contrario un neo sospetto è in genere molto sopraelevato rispetto alla pelle circostante.

8) Posizione

Mentre i nei normali sono più spesso concentrati sulla pelle esposta al sole del viso, del tronco, delle braccia e delle gambe, al contrario quelli a rischio sono più spesso situati sulla pelle non esposta al sole.

9) Uniformità

I nei normali sono generalmente simili l’uno all’altro: ciò significa che – in uno stesso corpo – tutti i nei tenderanno mediamente ad avere caratteristiche anatomiche simili tra loro, quindi si “assomiglieranno” in termini ad esempio di colore, forma e dimensioni. I nei sospetti, al contrario, tendono ad essere macroscopicamente diversi da tutti gli altri.

IMPORTANTE: Ovviamente un neo che abbia tutte queste caratteristiche, non significa necessariamente cancro, come anche un neo che appaia del tutto normale, non significa necessariamente assenza di cancro. In caso di dubbio, recatevi da un dermatologo ed evitate sempre l’auto-diagnosi.

Leggi anche: Nei normali e displastici: quali sono le caratteristiche?

Controlli periodici

E’ bene fare controllare i nei sospetti ciciclamente, specie nel caso in cui compaia una macchia con aspetto rilevato nodulare o una lesione che somiglia ad una lentiggine e che presenta una porzione rilevata. Il medico procederà ad uno specifico esame, che consiste in una valutazione effettuata con il dermatoscopio. Si tratta di uno strumento ottico, attraverso il quale si osservano dei particolari che non sono visibili ad occhio nudo. In questo modo i nei anomali si possono riconoscere più facilmente. Per approfondire, leggi: Mappatura dei nei e dermatoscopia in epiluminescenza per la diagnosi di melanoma

Fattori di rischio

Ci sono dei fattori di rischio, che presuppongono un controllo più frequente e accurato:

  • l’avere molti nei;
  • l’avere cute molto chiara (fototipo chiaro);
  • l’avere capelli rossi e lentiggini;
  • il subire ripetuti traumi ad uno o più nei (banalmente anche indumenti troppo stretti possono lesionare un neo);
  • il far parte di una famiglia in cui c’è già stato uno o più casi di melanoma;
  • l’esporsi frequentemente a raggi solari e/o a lampade abbronzanti.

In caso di nei sospetti e famigliarità, è meglio toglierli attraverso l’asportazione chirurgica tempestiva. E’ importante però anche basarsi sulla diagnosi precoce, selezionando i soggetti a rischio, e non eccedere prendendo il sole, abituandosi ad una misura moderata fin da bambini ed usando creme con opportuni filtri solari ad ampio spettro anti UVA e UVB. I nei considerati a rischio, lo ripeto, sono quelli di grandi dimensioni, oltre i 20 centimetri, quelli che tendono a crescere velocemente, quelli molto scuri o con colori discordanti, quelli più grandi di 6 millimetri di diametro, quelli frastagliati, sfumati e sopraelevati, e quelli che sono localizzati in delle zone del corpo soggette a sfregamento.

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I tumori cutanei

I tumori della pelle sono classificati in base alle cellule da cui hanno origine. Si può trattare di carcinomi basocellulari, di carcinomi spinocellulari e di melanomi. I primi hanno origine dalle cellule basali, che si trovano nello strato più profondo dell’epidermide. I secondi si originano dalle cellule più superficiali, quelle che formano il cosiddetto strato spinoso. I melanomi possono manifestarsi a partire da una cute integra o a partire da nei preesistenti. I carcinomi, che sono anche i più diffusi, sono in genere più facili da curare. I melanomi sono più pericolosi, perché hanno la capacità di invadere i tessuti circostanti e inoltre, per mezzo della circolazione del sangue o linfatica, possono diffondere metastasi in differenti organi o tessuti.

Sindrome del nevo displastico

Alcune persone presentano nei normali e displastici in numero così elevato da essere classificati come affetti da “sindrome del nevo displastico”. Essi sono a particolare rischio di sviluppare un melanoma. Le persone con  una classica sindrome del nevo displastico presentano le tre caratteristiche seguenti:

  • 100 o più nevi;
  • uno o più nevi di diametro uguale o superiore a 8 mm;
  • uno o più nevi atipici.

Un rischio particolarmente alto di sviluppare un melanoma è presentato anche dalle persone affette da sindrome familiare con nevi atipici multipli e melanoma (FAMMM). Questi pazienti non solo hanno la sindrome del nevo displastico, ma hanno anche uno o più parenti di primo e secondo grado affetti da melanoma. Mentre i nei displastici compaiono spesso durante l’infanzia, nei pazienti affetti da FAMMM essi possono comparire a qualsiasi età. 

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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