Come aumentare la massa dei pettorali senza panca piana

MEDICINA ONLINE MILITARY FITNESS ALLENAMENTO IN PALESTRA CASERMAPer incrementare la massa muscolare dei pettorali, è necessario aumentare la forza di base nelle distensioni su panca piana con bilanciere, almeno nel periodo invernale, dove l’alimentazione è più ricca e senza troppe restrizioni. In tutti i metodi, preparazioni questo concetto è inconfutabile. Questo aumento dei carichi, nelle distensioni su panca piana con bilanciere, serve all’atleta sia come stimolo diretto, per l’aumento della massa muscolare di pettorali, deltoidi e tricipiti , sia come stimolo per l’aumento dei carichi di altri esercizi sempre adibiti allo sviluppo pettorale, sappiate che un conto è effettuare croci con manubri con 10 kg ed un conto è di effettuarle, con la medesima tecnica di esecuzione, con 20 kg.  Da questa premessa si deduce che, l’esercizio principale e più importante nel campo del body building, per quanto concerne i muscoli pettorali è la PANCA PIANA CON BILANCIERE. E’ possibile avere un Incremento Massa Muscolare Pettorali senza Panca Piana? 

A molti atleti piace diversificare l’allenamento di body building usando nelle proprie routine anche macchine isotoniche ,  le quali non possono sostituire in toto la panca piana con bilanciere, ma con alcuni accorgimenti è possibile fare ugualmente un buon allenamento, soprattutto in fase di definizione muscolare dove i muscoli necessitano di uno stimolo variegato e da molti angoli.

Ad esempio se vi piace la macchina isotonica chest press potete effettuarla, anche come primo esercizio e magari come secondo esercizio potete inserire una panca inclinata o con manubri (da preferire) o con bilanciere.  La Chest press stimola il muscolo grande pettorale, muscolo stimolato anche dalla PANCA PIANA CON BILANCIERE, non darà lo stesso stimolo (come ho già detto) , però è un buon sostituto. Se, ad esempio, vi piace la peck deck vecchio stile , macchina fantastica a leveraggio , potete inserirla come secondo esercizio per stimolare il petto inserzione alta e magari come primo esercizio inserire le spinte con manubri su panca piana . Insomma avete diverse modalità per costruire una buona routine di allenamento, l’importante è di non sovrapporre alcuni esercizi che allenano la stessa area e con le stesse modalità.

Se fate la chest press è inutile fare anche le spinte con manubri su panca piana . Se fate le spinte su peck dec panca inclinata è inutile fare anche le spinte con bilanciere o manubri sempre su inclinata. Gli esercizi di spinta vanno selezionati con cura a seconda del vostro attuale obiettivo e la scheda di allenamento deve contenere esercizi diversi tra loro , in modo tale da stimolare da diverse angolazioni il muscolo.

Altro discorso rivestono i movimenti a croce i quali si possono anche sovrapporre (con le dovute motivazioni), l’importante è di non inserirne troppi ove invece di costruire , distruggerete troppa massa muscolare . Ad esempio se fate le croci con manubri come esercizio di stiraggio delle fibre muscolari del petto, forse è inutile inserire anche le medesime croci con manubri però su panca inclinata, magari potete inserire o un movimento a croce alla pectoral machine per colpire la zona centrale dei pettorali o una croce ai cavi per definire meglio il petto basso e dare più forma al petto . Inserire troppi esercizi potrebbe essere deleterio , cercate di adottare una tattica . Qui di seguito vi proponiamo alcuni abbinamenti che secondo noi possono essere utili alla vostra causa :

  • ALLENAMENTO TIPO 1

1.       CHEST PRESS

2.       SPINTE MANUBRI PANCA 30°

3.       CROCI AI CAVI

 

  • ALLENAMENTO TIPO 2

1.       SPINTE CON MANUBRI PANCA PIANA

2.       SPINTE PANCA INCLINATA PECK DEC

3.       PECTORAL MACHINE

 

  • ALLENAMENTO TIPO 3

1.       SPINTE ALLA PECK DECK PANCA PIANA

2.       CROCI CON MANUBRI PANCA INCLINATA

3.       CROCI AI CAVI

 

  • ALLENAMENTO TIPO 4

1.       PARALLELE

2.       SPINTE AL MULTYPOWER PANCA INCLINATA

3.       CROCI CON MANUBRI PANCA PIANA

Questi sono solo alcuni esempi di allenamenti che potete effettuare usando un mix di macchine, manubri e cavi senza per forza usare la panca piana con bilanciere.

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Differenza tra distorsione, lussazione, sublussazione e strappo muscolare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA DISTORSIONE LUSSAZIONE STRAPPO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pen.jpg

23 febbraio 2008, durante un incontro di Premier League,
Martin Taylor, difensore del Birmingham determina la frattura scomposta di tibia e perone della gamba sinistra di Eduardo Da Silva, all’epoca attaccante dell’Arsenal.

Distorsioni, lussazioni, sublussazioni e strappi muscolari possono verificarsi frequentemente in seguito a cadute o movimenti sbagliati – lo sa bene chi pratica assiduamente attività sportiva – tuttavia sono patologie diverse tra loro. Cerchiamo di capire cosa sono e quali fattori li differenziano, con parole semplici ed in maniera sintetica.

Cos’è una distorsione?

La distorsione è una lesione della capsula e dei legamenti, a volte  con lacerazione, ma senza rottura; provoca una fuoriuscita di sangue nella sede articolare per cui si verifica gonfiore e tumefazione. Ci può essere anche dolore intenso e il movimento è bloccato. Interessa di solito la caviglia, il ginocchio e il polso, è favorita da un tono muscolare insufficiente ed è provocata da un movimento brusco che sposta l’articolazione portando temporaneamente i capi articolari al di là dei limiti fisiologici. E’ più frequente negli adulti che nei bambini e la sua gravità è estremamente variabile  in quanto può comportare danni di varia entità alle componenti dell’articolazione: capsula, legamenti, tendini e menisco. La distorsione a carico della caviglia può portare a distorsioni recidivanti anche per tutta la vita, a causa di disfunzioni permanenti e mancanza di risposta muscolo-tendinea. In caso di distorsione è necessario mettere l’arto in posizione sollevata, applicare una borsa del ghiaccio e rivolgersi al medico, anche per escludere la presenza di fratture.

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Terapia delle distorsioni

Nella maggior parte dei casi, per risolvere una distorsione, basta riposo e fasciatura seguite a riabilitazione con esercizi e mezzi fisici (magnetoterapia, ultrasuoni…); per alcune distorsioni più gravi si ricorre ad immobilizzare con un’ingessatura come per le fratture, ma raramente si ricorre all’intervento chirurgico per ricostruire i legamenti lesionati, per evitare esiti permanenti o complicazioni come l’artrosi.

Cos’è una lussazione?

Quando la perdita di contatto dei due capi è permanente si parla di lussazione; questa  è frequente a livello della spalla e comporta la fuoriuscita della testa dell’omero dalla cavità in cui è alloggiato (cavità glenoide). Comporta lacerazioni più o meno gravi della capsula articolare e dei legamenti. Il dolore può essere più o meno intenso e aumenta tentando il movimento. Può essere causata da un trauma a livello di uno dei due capi articolari o a distanza, con un meccanismo in cui l’arto agisce da leva. La lussazione può essere associata a frattura.  Può interessare il gomito, il collo del piede o il ginocchio. Si deve intervenire sollevando l’arto e applicando un impacco freddo. Ci si deve sempre rivolgere a un medico tempestivamente per evitare complicazioni.

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Differenza tra lussazione e sublussazione

La lussazione è detta completa quando la perdita dei rapporti fra le due superfici articolari è totale; si parla invece di sublussazione (o lussazione incompleta) quando invece resta un contatto parziale tra le due superfici.

Differenza principale tra distorsione e lussazione

Mentre la distorsione consiste in una temporanea modificazione dell’articolazione che non comporta una perdita di contatto permanente tra le superfici articolari; nella lussazione invece si verifica perdita permanente completa o incompleta dei rapporti tra le due superfici articolari.

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Cos’è uno strappo muscolare?

Lo strappo muscolare è la rottura di fibre del  muscolo per eccessiva sollecitazione: torsione violenta, sforzo eccessivo, stiramento. Il dolore tende ad aumentare con il passare delle ore e limita il movimento; si possono anche verificare gonfiore ed ematoma. Se ad essere colpito è un arto, questo va sollevato e mantenuto fermo, si deve applicare una borsa del ghiaccio. Il medico darà le indicazioni necessarie su eventuali terapie. Per prevenire gli strappi muscolari è bene effettuare sempre un buon riscaldamento prima dell’attività fisica.

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Differenza tra abduzione, adduzione, flessione, estensione e rotazione

Che differenza c’è tra abduzione ed adduzione? E tra flessione ed estensione? Ed a cosa corrisponde la rotazione? E’ facile dire “movimento”, più difficile è capire esattamente un dato termine quale tipo di movimento indichi! Vediamolo oggi, con questa immagine che vi chiarirà ogni dubbio:

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I muscoli: come sono fatti, come funzionano e cosa rischiano quando ti alleni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME SONO FATTI I MUSCOLI Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Pettorali.jpg

Li usi in qualsiasi momento, anche in questo preciso momento. Anche se sei completamente immobile. I tuoi muscoli sono, assieme al tuo scheletro, una potentissima armatura, agile, flessibile, resistente, potente: un vero spettacolo di ingegneria edilizia della natura proprio ai tuoi comandi. Non proprio del tutto ai tuoi comandi: hai potere solo sui muscoli scheletrici (e neanche sempre, visto che alcuni stimoli possono determinare contrazioni involontarie anche in essi). La precisazione è doverosa, perché il sistema muscolare si compone di centinaia di muscoli che – in base al tipo di tessuto di cui sono composti (liscio o striato) – si dividono in:

  1. muscoli lisci viscerali: sono involontari e rivestono le pareti interne di organi come lo stomaco e l’intestino, lavorano senza che tu te ne accorga, specie dopo pasti abbondanti;
  2. muscoli striati cardiaci: costituiscono il cuore, che sappiamo essere un muscolo involontario, anche se particolari esercizi ed una adeguata respirazione possono permetterti di rallentare volontariamente le contrazioni cardiache;
  3. muscoli striati scheletrici: tutti quelli che controlliamo volontariamente e che sono atti al movimento. In questo articolo approfondisco con te l’anatomia e il funzionamento di questi ultimi.

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I muscoli scheletrici: come sono fatti?

I muscoli scheletrici sono così denominati perché sono legati alle ossa del nostro scheletro tramite i tendini. Sono formati da fasci di fibre muscolari, cellule polinucleate (cioè con più nuclei) di forma cilindrica e allungata. Queste contengono le miofibrille, strutture dentro cui sono presenti unità contrattili dette sarcomeri e dei filamenti di actina e miosina, due proteine, anch’esse protagoniste della contrazione muscolare. Sono le miofibrille a conferire al muscolo scheletrico la caratteristica striatura.

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Come funzionano i muscoli?

Quando decidiamo di compiere un movimento inviamo, attraverso il sistema nervoso, un impulso elettrico di muscolo. Tale impulso parte dal cervello e provoca lo scorrimento dei filamenti di actina e miosina. A causa di questa azione i filamenti si accorciano determinando la contrazione di tutto il fascio muscolare che fa muovere le ossa. Quando il muscolo si contrae, dando vita al movimento, sta mettendo in mostra tutte le sue proprietà, che sono:

  1. eccitabilità;
  2. conduttività;
  3. contrattilità;
  4. elasticità;
  5. viscosità.

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Quali fonti energetiche usano i muscoli?

I muscoli per contrarsi oltre allo stimolo nervoso necessitano di energia. Tale energia è data da un composto del fosforo, l’adenosintrisfofato, la cui sigla è ATP, che è presente nel muscolo in piccole quantità e che si esaurisce in pochi secondi di lavoro intenso. L’A.T.P. diventa ADP (adenosindisfosfato) e per produrre energia deve essere rigenerato. La ricostituzione dell’ATP avviene attraverso questi meccanismi:

  • Meccanismo anaerobico alattacido: utilizzo degli accumulatori di energia. Il principale accumulatore è la fosfocreatina C.P. che sciogliendosi fornisce all’A.D.P. il gruppo fosforico (p) per riformare A.T.P. Questo meccanismo avviene con un lavoro di breve durata sino a 10-15 secondi.
  • Meccanismo aerobico: con l’utilizzo dell’ossigeno. Questo meccanismo è in grado di demolire gli zuccheri e gli acidi grassi producendo energia e avanzando come scarti anidride carbonica ed acqua (facilmente eliminabili con la respirazione e la sudorazione). Questo meccanismo permette un lavoro molto a lungo nel tempo, ma a condizione che lo sforzo richiesto sia di moderata intensità.

I vari tipi di contrazione

Ci sono vari tipi di contrazione. Infatti, a seconda del carico che i muscoli devono sopportare si ha una certa tensione muscolare, la forza che il muscolo oppone per far fronte al carico stesso. In base al rapporto tra carico e tensione muscolare si genera una certa contrazione che può essere dinamica o statica.

Le contrazioni dinamiche si dividono in:

  1. isotoniche, che danno vita all’accorciamento del muscolo;
  2. pliometriche, dove si verifica l’allungamento del muscolo.

Le contrazioni statiche corrispondono a contrazioni isometriche, durante le quali la tensione muscolare non modifica la lunghezza del muscolo.

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I rischi a cui sono soggetti i muscoli

Quando ci muoviamo non pensiamo certo a questi processi che avvengono nel nostro corpo. Ma se qualcosa va storto ce ne accorgiamo subito. I muscoli, infatti, possono essere soggetti a pericoli come:

  1. la contrattura: si tratta di una contrazione involontaria e dolorosa di uno o più muscoli scheletrici che si presentano ipertonici al tatto. Spesso è dovuta ad allenamenti non preceduti da un adeguato riscaldamento;
  2. lo stiramento: è l’eccessivo allungamento di un muscolo, che può essere provocato da un movimento brusco. Può capitare di stirarsi un muscolo anche quando si fa attività fisica senza una congrua preparazione;
  3. lo strappo: più grave dello stiramento, consiste nella lacerazione delle fibre causata da una tensione muscolare troppo elevata. Questa circostanza può aver luogo, per esempio, quando si solleva qualcosa di molto pesante.

Insomma, avrai capito che se sottoponi il tuo corpo a sforzi che non può tollerare, le probabilità di incontrare sulla tua strada uno di questi infortuni aumentano in modo notevole.  Se fai sport o hai intenzione di cominciare, per evitare il rischio di lesioni muscolari, segui allenamenti adatti alla tua forma fisica e non saltare mai gli esercizi di riscaldamento.

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Perché abbiamo il singhiozzo, quando può diventare pericoloso e come farlo passare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE ABBIAMO SINGHIOZZO PASSARE Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Pene Capillari Pressoterapia Linfodrenaggi AntifumoTutti noi lo abbiamo provato almeno una volta nella vita e tutti noi ci siamo impauriti quella volta in cui è durato più a lungo del solito e abbiamo temuto che non ci passasse mai più. Sto parlando di quello che in gergo medico è il flutter diaframmatico sincrono (FDS), più semplicemente noto con il termine “singhiozzo”.

Cos’è il singhiozzo?

Il singhiozzo è una contrazione involontaria (contrazione mioclonica) del diaframma toracico (muscolo posto sotto i polmoni che divide torace da addome), che si ripete nel tempo ad intervalli più o meno regolari.

Perché viene il singhiozzo?

La causa scatenante è l’irritazione del nervo frenico, deputato proprio al controllo delle contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare un episodio di singhiozzo.

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Vari tipi di singhiozzo

In base alle sue caratteristiche, esistono varie tipologie di singhiozzo:

  • Isolato: è la tipologia di singhiozzo più comune, che tutti provano almeno una volta nel corso della propria vita, appare all’improvviso e ha una durata compresa tra qualche secondo e qualche minuto. Tende ad attenuarsi spontaneamente o con l’utilizzo dei classici “rimedi della nonna” a cui faremo cenno in seguito.
  • Acuto: è un tipo di singhiozzo che può durare fino a 48 ore e che è caratterizzato da contrazioni rapide e ripetitive. Non necessita quasi mai di trattamento medico, di solito scompare spontaneamente.
  • Cronico: è un singhiozzo che ha una durata superiore a 48 ore, anch’esso caratterizzato da contrazioni frequenti e rapide. Questo tipo di singhiozzo è frequente e ricorrente, e si può manifestare per alcuni giorni al mese o addirittura per alcune settimane al mese, alternato a periodi in cui non si manifesta. E’ necessario l’intervento del medico, come vedremo più avanti nell’articolo.

Quanto tempo passa da un sussulto e l’altro?

Il tempo tra un sussulto e l’altro può variare di molto essendo il singhiozzo a volte più ravvicinato, altre volte meno: alcuni singhiozzi hanno una frequenza di 4/minuto, mentre altri addirittura di 60/minuto, cioè un sussulto al secondo. Mediamente si verifica un sussulto ogni 6 secondi, cioè 10 al minuto.

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Quanto dura un singhiozzo?

La durata di un singhiozzo è estremamente variabile tra individuo ed individuo e tra episodio ed episodio. Un attacco di singhiozzo mediamente può durare da pochi minuti a meno di cinque minuti; tuttavia non ci sono regole precise ed alcuni casi particolari lo dimostrano. Lo statunitense Charles Osborne è entrato nel Guinnes dei primati per aver avuto il più lungo attacco di singhiozzo mai registrato. Il primo sussulto arrivò nel 1922 e durò fino al 1990, cioè dopo 68 anni e con una media di circa 30 sussulti al minuto che gli hanno fatto totalizzare 430 milioni contrazioni!

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Quali sono gli eventi che possono scatenare il singhiozzo?

Alcuni eventi che possono aumentare le possibilità di avere un attacco di singhiozzo, sono:

  • mangiare un pasto troppo abbondante;
  • mangiare troppo velocemente un cibo;
  • bere troppe bevande gassate;
  • bere troppi alcolici: l’eccessiva ingestione di bevande alcoliche può danneggiare la mucosa gastrica, provocandone l’infiammazione e indirettamente irritare il diaframma;
  • balzi di temperatura rapidi ed improvvisi;
  • fumo di sigaretta: un eccesso di nicotina può aumentare il rischio di insorgenza del singhiozzo;
  • stati di stress o di eccitazione elevati: quando ci si trova in una condizione stress/eccitazione si respira più velocemente e ciò può provocare l’irritazione del diaframma e quindi la comparsa del singhiozzo.

Come prevenire il singhiozzo?

Alla luce del paragrafo precedente, appaiono chiari gli accorgimenti da adottare per prevenire la comparsa del singhiozzo in soggetti che ne soffrono spesso: evitare una rapida ed eccessiva ingestione di cibo e liquidi, masticare bene il cibo prima di deglutirlo, limitare l’assunzione di bevande alcoliche ed evitare l’ingestione di alimenti troppo caldi o troppo freddi, non fumare, rilassarsi.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio del singhiozzo, sono:

  • sesso maschile: gli uomini corrono maggiori rischi di soffrire di singhiozzo prolungato rispetto alle donne;
  • gravidanza: una donna incinta ha una probabilità elevata di frequenti singhiozzi, questo perché l’aumento di volume dell’utero determina uno stimolo del nervo frenico;
  • essere appena nati: i neonati hanno frequentissimi attacchi di singhiozzo;
  • fattori emotivi: l’ansia, lo stress e l’eccitazione sembrano connessi ad alcuni casi di singhiozzo sia a breve sia a lungo termine;
  • interventi chirurgici: diversi fattori connessi agli interventi chirurgici probabilmente fanno aumentare il rischio di soffrire di singhiozzo prolungato. Tra di essi ricordiamo:
    • anestesia generale,
    • intubazione (tubicino collocato nella gola per aiutarvi a respirare),
    • allungamento del collo, necessario durante l’intubazione,
    • distensione addominale, frequente dopo gli interventi in endoscopia eseguiti mediante piccole incisioni,
    • manipolazione degli organi interni.

Quando il singhiozzo diventa “pericoloso” e quale patologie può indicare?

Il singhiozzo in se, non è un problema grave, tuttavia può diventarlo se dura troppo a lungo. In alcuni pazienti – circa uno su 100.000 – il singhiozzo può continuare anche per diversi mesi, causando problemi nutrizionali ed esaurimento. Inoltre il singhiozzo che si verifica frequentemente o che dura più di 48 ore (singhiozzo cronico) può essere una sorta di campanello di allarme che spinge il medico ad indagare con esami di laboratorio e diagnostica per immagini (specie indagini endoscopiche a esofago e trachea) alla ricerca di altra patologia come:

1) Lesione/irritazione di nervi. La causa più frequente del singhiozzo che dura per molto tempo è la lesione o l’irritazione severa del nervo vago o del nervo frenico. Tra le possibili cause delle lesioni o dell’irritazione di questi nervi ricordiamo:

  • peli o corpi estranei che toccano il timpano,
  • mal di gola o laringite,
  • presenza di un tumore, di un nodulo o del gozzo nella gola,
  • reflusso gastroesofageo.

2) Disturbi del sistema nervoso centrale. Il controllo del riflesso del singhiozzo può essere inibito da un tumore o un’infezione del sistema nervoso centrale, oppure da una lesione traumatica del sistema nervoso centrale, come ad esempio:

  • ictus,
  • sclerosi multipla,
  • tumori,
  • meningite,
  • encefalite,
  • lesioni traumatiche al cervello.

3) Varie patologie: diabete, esofagite, tracheite, polmoniti, pleurite, pericardite, insufficienza renale, epatopatie, reflusso gastroesofageo ed altre patologie gastroenteriche, laringite, faringite, cancro alle prime vie aeree, squilibri elettrolitici, Morbo di Parkinson, infezioni di varia natura.
4) Uso smodato di farmaci: cortisonici, barbiturici e di interesse psichiatrico.
5) Alcolismo.

Singhiozzo: quando chiamare il medico?

In alcuni casi il singhiozzo non deve essere sottovalutato. E’ necessario il parere del medico se:

  • Il singhiozzo è frequente, per esempio se lo avete ogni giorno per una settimana;
  • dura da più di 48 ore senza pause;
  • è talmente forte da impedirvi di mangiare o – soprattutto – respirare.

Effetti collaterali del singhiozzo

Il singhiozzo, specie quello prolungato, può determinare una serie di effetti collaterali andando ad interferire con la capacità di parlare e con la capacità di nutrirsi in maniera adeguata. Altro problema nel singhiozzo cronico può essere la difficoltà nell’addormentarsi e un sonno poco ristoratore. Il singhiozzo prolungato può inoltre rallentare la guarigione delle ferite dopo l’intervento chirurgico.

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Come far passare rapidamente il singhiozzo? Terapia medica

Un attacco di singhiozzo, in generale, si risolve senza alcun intervento, anche se molti rimedi domestici vengono spesso utilizzati per tentare di ridurne la durata. Il trattamento medico è a volte necessario nei casi di singhiozzo cronico:

  • farmaci: clorpromazina (antipsicotico), metoclopramide (Plasil® antinausea), baclofen (Lioresal® miorilassante);
  • sondino nasogastrico: se lo stomaco è disteso, è possibile fermare il singhiozzo ricorrendo al sondino nasogastrico, un tubicino sottile e flessibile inserito nel naso, che scende fino allo stomaco;
  • anestesia del nervo frenico: Se le terapie meno invasive non sono efficaci, il medico vi può consigliare un’iniezione di anestetico che blocchi il nervo frenico e fermi il singhiozzo;
  • terapia chirurgica con impianto che stimola il nervo vago. Un dispositivo a batteria, impiantato chirurgicamente nel torace, può essere programmato per provocare una lieve stimolazione elettrica del nervo vago. Questo intervento è usato soprattutto per la terapia dell’epilessia, ma può anche essere utile in caso di singhiozzo protratto;
  • agopuntura.

Come far passare rapidamente il singhiozzo? I “rimedi della nonna”

Alcuni rimedi, anche se non del tutto “scientifici” sembrano aiutare la cessazione del singhiozzo: ingoiare rapidamente un cucchiaino di zucchero semolato, respirare in una borsa di carta, fare i gargarismi con acqua molto fredda, ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi, favorire uno starnuto, assumere un cucchiaino d’aceto o di succo di limone puro, comprimere con le unghie degli indici un punto situato all’interno dei padiglioni auricolari. Il rimedio più pratico rimane forse quello consigliato più di 2000 anni da Ippocrate: trattenere il fiato e restare in apnea per 10-25 secondi. Questa manovra induce il diaframma a rilassarsi e deve essere preceduta da un’inspirazione profonda.

Curiosità sul singhiozzo

Nel momento della contrazione diaframmatica, il respiro viene temporaneamente interrotto: il nome “singhiozzo” viene del latino “singultus” proprio ad indicare l’atto di “catturare” il respiro mentre si singhiozza. Perché il singhiozzo determina il classico suono “hic“? L’azione involontaria del singhiozzo coinvolge un arco riflesso: attivato il riflesso si determina una forte contrazione del diaframma seguita, circa 0,25 secondi dopo, dalla chiusura delle corde vocali che si traduce appunto nel classico suono “hic“. Non a caso in lingua inglese il singhiozzo è denominato “hiccup”.

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Com’è fatto il cuore, a che serve e come funziona?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE2 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaIl cuore è un muscolo potente, all’incirca delle dimensioni di un pompelmo, di forma conica, posto leggermente a sinistra del centro del torace. E’ uno degli organi più potenti del corpo ed oggi cercherò di spiegarvi come è fatto e come funziona, nella maniera più semplice possibile! Per prima cosa partiamo dalla sua posizione nel corpo.

Dove si trova il cuore e che forma ha?

Il cuore è posto nel torace, dietro lo sterno che lo protegge, posizionato leggermente a sinistra e poggiato sul diaframma in una zona che viene chiamato mediastino anteriore. Ha la forma di un tronco di cono ad asse obliquo rispetto al piano, immaginate una specie di triangolo con una base che guarda in alto verso il vostro mento ed un apice a sinistra nel quinto spazio intercostale (lo spazio tra la quinta e la sesta costa).

Quali sono le dimensioni del cuore e quanto sangue può contenere?

Le dimensioni del cuore variano ovviamente molto da persona a persona ed in base al riempimento; per approfondire l’argomento leggi questo articolo: Quanto pesa e quanto sangue contiene un cuore?

Come è diviso il cuore al suo interno?

All’interno, è diviso in quattro cavità distinte:

  • due cavità superiori chiamate atrio destro e atrio sinistro;
  • due cavità inferiori, denominate ventricolo destro e ventricolo sinistro.

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Una spessa parete muscolare, il setto atrio-ventricolare, divide le due parti del cuore. Completano il cuore le quattro valvole cardiache, importantissime perché mettono in comunicazione atri con ventricoli, ed il cuore stesso con la circolazione esterna. Le valvole regolano il flusso unidirezionale del sangue cardiaco, impedendo che esso torni indietro creando reflussi che sono alla base di varie patologie.

Leggi anche: Valvole cardiache: cosa sono, quali sono ed a che servono

Da cosa è formato il cuore?

Il cuore è composto da tessuti sovrapposti:

  • il pericardio, una sacca sierosa che lo avvolge e protegge;
  • l’epicardio;
  • il miocardio, il “muscolo” del cuore;
  • l’endocardio, che costituisce le pareti interne del cuore.

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Il cuore è formato da tessuto muscolare striato involontario, ma a differenza degli altri muscoli del corpo umano il cuore è capace di generare da solo lo stimolo nervoso che ne assicura il movimento. Il miocardio, in particolare, è composto da fibre muscolari e da cellule cardiache chiamate miocardiociti. Queste cellule sono in grado di assicurare l’impulso nervoso necessario alla contrazione, cioè il battito cardiaco che permette la circolazione sanguigna. Il “generatore” di questo stimolo è il nodo seno atriale, posto tra vena cava superiore ed atrio destro, che trasmette l’impulso a contrarsi a tutto il cuore attraverso le fibre muscolari. Nel cuore si trovano anche fibre nervose autonome che costituiscono il plesso cardiaco, mentre il nervo vago e le fibre simpatiche connettono l’organo con il sistema simpatico, parasimpatico e sensitivo assicurando la coordinazione del cuore con gli stimoli cerebrali.

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Le valvole cardiache

Abbiamo visto che il cuore è diviso in quattro cavità: atrio destro e atrio sinistro superiormente e ventricolo destro e ventricolo sinistro inferiormente. Come già accennato prima, affinché non si verifichino “ingorghi”, ogni accesso nelle varie parti del cuore è regolato da un sistema di quattro valvole. Il sangue entra nell’atrio destro e nel sinistro, quindi, per passare nei ventricoli è necessario che si aprano la valvola tricuspide – a destra – e la valvola mitrale – a sinistra. A sua volta, per uscire dai ventricoli devono quindi essere superate la valvola polmonare (a destra) e la valvola aortica (a sinistra).

L’irrorazione sanguigna del cuore e l’infarto del miocardio

Il cuore necessita di un abbondante rifornimento di ossigeno e nutrienti che gli è fornito da un altrettanto abbondante quantità di sangue, assicurato dal sistema coronarico. Il sangue affluisce al cuore attraverso le arterie coronarie che si dipartono dall’aorta e rivestono il cuore con una fitta rete vascolare. L’arteria coronaria sinistra si divide in due rami principali; l’arteria coronaria destra decorre con un unico ramo; dai tre rami principali si dipartono numerosissime arterie di calibro progressivamente minore, in modo da raggiungere – con i rami più piccoli, i capillari –  tutte le cellule del tessuto cardiaco. Quando il miocardio non viene irrorato del tutto o non viene irrorato a sufficienza, a causa di un restringimento delle coronarie e di altri fattori concomitanti, il cuore e i suoi tessuti soffrono per la mancanza di ossigeno.Si parla in questi casi di ischemia del miocardio (cardiopatia ischemica o ischemia miocardica) che si concretizza nel temuto infarto del miocardio (o sindrome coronarica acuta). Altre patologie che possono colpire il cuore sono di origine infiammatoria, lesioni vallvolari e problemi della conduzione nervosa come l’aritmia.

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La grande efficienza del cuore

Il cuore è un organo straordinario, potente e resistente: durante l’attività fisica il cuore è in grado di pompare fino a 20-30 litri di sangue al minuto per assicurare il maggior fabbisogno di sangue da parte dei muscoli; a riposo il cuore fornisce circa 5 litri di sangue ossigenato al minuto. La pressione arteriosa considerata ottimale è compresa tra 130 (pressione sistolica o alta) e 80 (pressione diastolica o bassa) mmHg anche se tali valori variano molto in base al soggetto (età, costituzione…).

Come si muove il sangue all’interno del cuore e uscendo da esso?

Il movimento del sangue dentro al cuore è semplificato nell’immagine che segue. Per meglio capire come si muove il sangue all’interno del cuore ed all’uscita da esso, leggi questo articolo: Come si muove il sangue all’interno del cuore?

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Che significa sistole e diastole?

Il cuore garantisce la sua attività di pompa attraverso movimenti coordinati chiamati ciclo cardiaco. Tale ciclo si compone, di due fasi che si ripetono in media 70 volte al minuto a riposo: una fase di rilassamento (diastole) e una di contrazione (sistole). La circolazione si fonda sulla diversa pressione che il sangue esercita sulle strutture cardiache, provocandone la chiusura per evitare il flusso retrogrado.

  • Durante la fase di diastole, le valvole tra atri e ventricoli sono aperte, la muscolatura delle camere è rilassata e il sangue scorre liberamente tra camere e atri. In questa fase le valvole semilunari sono chiuse, impedendo che il sangue entri nei letti vascolari.
  • Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE1 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaDurante la sistole, atri e ventricoli si contraggono in maniera coordinata: prima gli atri (sistole atriale) e poi i ventricoli (sistole ventricolare). Nella contrazione ventricolare la pressione del sangue spinge l’alto le valvole atrio-ventricolari e ne provoca la chiusura, non permettendo che il sangue torni negli atri, e il sangue viene pompato nelle vene effluenti, vale a dire quelle attraverso il quale il sangue esce dal cuore.

La coordinazione tra sistole e diastole avviene – semplificando – grazie ad una specie di “percorso elettrico”: l’elettricità compie uno specifico schema nel cuore ed “attiva” le varie parti in maniera coordinata. Tale elettricità viene registrata da un apparecchio chiamato elettrocardiografo e determina le famose onde che vediamo nei tracciati elettrocardiografici. Per approfondire: Come si muove l’impulso elettrico cardiaco nel cuore?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il segreto per avere dei glutei perfetti

glutei donnaI glutei sono quella parte del nostro corpo che spesso non ci soddisfa e che vorremmo diversa da com’è e ciò è valido soprattutto per le donne che vedono i glutei come una ottima arma di seduzione. Secondo un sondaggio per il 42 per cento delle donne italiane i glutei rappresentano un vero e proprio problema, non solo fisico ma anche psicologico. I tanto odiati cuscinetti, anche chiamati con termine più raffinato “culotte de cheval”, non sono però così difficili da combattere: come fare?

Prima di partire bisogna conoscere il nostro nemico principale (la cellulite) ed è importante fare subito una “dolorosa” considerazione: la conformazione di base dei glutei è frutto di caratteri ereditari e costituzionali, per cui è possibile sicuramente migliorarne l’aspetto ma non pensare di stravolgerne le forme.

La strategia vincente per avere glutei tonici e dalla forma armoniosa passa attraverso l’attività fisica, l’alimentazione, la cosmetica ed eventualmente i trattamenti di medicina estetica. Trascurare uno o l’altro aspetto significa non ottenere i risultati che desideri: infatti una dieta senza esercizio fisico non ti darà tono ma anche il solo esercizio fisico non basta a ridurre i volumi senza una dieta equilibrata, inoltre sia esercizio fisico e dieta poco possono fare in presenza di accumuli adiposi profondi e smagliature ed è quei che cosmesi e medicina estetica entrano in gioco dando il loro imprescindibile contributo. Per avere un bel “lato b”, come ormai va di moda chiamarlo, punta su tre aspetti: pelle più elastica, via la cellulite e muscoli più tonici.

Muscoli potenti: no a vita sedentaria, si palestra, corsa e scuola di ballo 

I glutei sono tra i muscoli più forti del nostro corpo. Per mantenerli elastici e sodi ottimo è lo step, la corsa e gli importantissimi squat (i piegamenti sulle ginocchia): fare 20 minuti di esercizio quotidiano è senz’altro un ottimo investimento. In palestra si possono trovare anche macchine specifiche che assicurano glutei tonici. Uno dei peggiori nemici è dei glutei perfetti è la vita sedentaria che rende la pelle molle e rilassata. Per correre ai ripari prova ad iscriverti ad una scuola di ballo: ballare, soprattutto la danza del ventre o i balli latino-americani, ti aiuta a tonificare il girovita ed il fondoschiena. Ovviamente, ancor prima del tono, i volumi dei glutei si costruiscono a tavola quindi no a grassi e si a frutta e verdura.

Leggi anche: Glutei alti e sodi con squat ed altri facili esercizi da fare a casa

E la cellulite?

Anche la cellulite va combattuta : infatti è proprio in questa zona che si formano facilmente ristagni di liquidi. In questo caso ricorri a dei fanghi termali: i cui principi attivi in essi contenuti (quali sodio, iodio e bromo) hanno la proprietà di richiamare l’acqua in superficie facilitando lo smaltimento delle tossine. Basta un impacco due o tre volte la settimana per avere dei risultati evidenti in poco tempo. Anche le creme rassodanti anticellulite in commercio, anche se non fanno miracoli, possono comunque fare la loro parte per raggiungere il nostro scopo.

Pensiamo alla pelle

Le tecniche migliori per prendersi cura della pelle sono:

Per le più pigre

Per le inguaribili pigrone? C’è il push up per i glutei. Si chiama Biniki ed arriva da Los Angeles. Si tratta di una sorta di reggicalze fatto di elastici che, indossato sotto pantaloni, gonne ed abiti aderenti, solleva e sorregge i glutei regalando un fondoschiena stile brasiliano.

Il ruolo del medico

Ovviamente tutti questi consigli si sposano con uno stretto controllo medico, lo dico non per tirare “acqua al mio mulino” visto che questo è il mio lavoro. Il medico è importante nella fase di controllo dell’alimentazione, dell’attività fisica ottimale (né troppa, né troppo poca), nel controllo di eventuale patologie che riguardano il drenaggio dei liquidi. Inoltre il medico chirurgo estetico conosce esattamente molte tecniche invasive e non invasive per migliorare il vostro “lato b” in maniera rapida e sicura!  Tra le tecniche più usate sicuramente vi sono l’elettroporazione, la cavitazione (fatta dal medico e non dall’estetista), la criolipolisi, e molti sistemi per combattere le smagliature. Inoltre una tecnica ormai collaudata è la liposuzione, mentre l’ultima moda è la gluteoplastica.

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