Esistono mosche che pungono e si nutrono di sangue umano?

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTOI Ceratopogonidi, conosciuti come pappataci, sono piccoli ditteri che misurano tra l’1 e i 3 mm. Sono di colore scuro o nero e si nutrono di sangue sia umano che animale.

I Ceratopogonidi pungono a sciami, solitamente durante le prime ore del mattino, e provocano fastidiose e persistenti irritazioni cutanee. Le loro punture sono simili a quelle delle zanzare, con le quali spesso vengono confuse, ma un occhio attento può cogliere la differenza.

Alcune specie di Ceratopogonidi vivono nelle zone sabbiose, mentre altre nelle zone umide come cantine, crepe e fessure di muri e muretti e legnaie. È per questo che i metodi di disinfestazione devono differenziarsi.

Perché sono dannosi per l’uomo e per gli animali

Le punture dei Ceratopogonidi provocano reazioni cutanee che possono durare anche due settimane. Inoltre, questa specie di mosche porta agenti patogeni pericolosi per il bestiame, del quale spesso causano anche la morte, e per l’uomo.

La disinfestazione

Conoscere a fondo le specie di questi ditteri è fondamentale per una disinfestazione efficace. Vista la rapidità con la quale si riproducono e i danni che provocano, non è consigliabile agire da soli: per eliminare definitivamente i ceratopogonidi e conoscere le modailità di prevenzione da un’infestazione è sempre necessario rivolgersi a tecnici professionisti.

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Cambio di clima: prevenire e combattere gli effetti sulle articolazioni

MEDICINA ONLINE TUONO LAMPO FULMINE SAETTA DIFFERENZA NEVE GRANDINE PIOGGIA NEVISCHIO GHIACCIO TEMPORALE ROVESCIO TEMPESTA NEVE ARTIFICIALE TECNICA NATURALE TORNADO TROMBA D'ARIA URAGANO CICLONE TIFONEPrimavera e autunno sono caratterizzati da instabilità climatiche che si riflettono sull’organismo e provocano spesso una vera e propria sindrome che si traduce in mal di testa, irritabilità, depressione, insonnia, disturbi influenzali, tachicardia, stanchezza e dolori alle ossa.

La “sindrome meteoropatica” si manifesta ogni volta che cambia il tempo, in particolare quando piove, c’è vento o il caldo è particolarmente afoso e, in generale, ad ogni cambio di stagione.
Esistono molti studi in campo mondiale che dimostrano l’influenza del cambiamento di tempo (in particolare associato ad una perturbazione atmosferica in arrivo) proprio sulle ossa, le articolazioni, i muscoli, i nervi e i tendini.

L’ultima conferma che le condizioni meteo, specie nei cambi di stagione, si ripercuotono sui dolori reumatici, di cui soffrono milioni di persone in tutto il mondo, viene da studiosi argentini che hanno seguito, per un anno, un centinaio di pazienti affetti da osteo-artrite, artrite reumatoide e fibromialgia, confrontando le loro reazioni alle variazioni di temperatura, umidità e pressione con quelle di persone sane.

Il rapporto fra tempo e dolori reumatici è stato così confermato, pur avendo registrato che l’effetto meteo varia a seconda della patologia del paziente e della sensibilità individuale al clima, ad esempio:

– la fibromialgia è correlata con bassa temperatura e alta pressione atmosferica,
– l’artrite reumatoide con bassa temperatura, alta pressione ed elevata umidità,
– l’osteoartrite è influenzata da freddo e umidità. L’altalena climatica, invece, non ha influito sui soggetti sani.

Sono proprio tendini, guaine e borse a soffrire maggiormente della variazione termica e climatica, provocando fastidio in particolare all’inizio del movimento “a freddo” e causando un rallentamento dell’attività motoria, che in alcuni casi può raggiungere livelli anche notevoli. Un fenomeno che aggrava, soprattutto nei più anziani, uno stato di salute articolare magari già compromesso dall’artrosi, favorendo una tendenza all’immobilità.

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Anche la riduzione della pressione atmosferica può contribuire a far sentire maggiormente i dolori. Nelle giornate instabili, più fredde o umide, il risveglio può essere veramente “pesante”.

Che fare in questi casi?

– Un rimedio semplice ed efficace è quello di fare un bagno o una doccia molto calda al mattino, per “sciogliere” i muscoli.
– Inoltre è consigliabile essere ben protetti con indumenti caldi, che evitino durante il giorno il raffreddamento degli arti, del collo e della zona lombare.
– Uno degli accorgimenti più importanti è quello di mantenersi in moto il più possibile. Non solo passeggiate prolungate nelle ore più calde, ma anche ginnastica leggera, consigliata soprattutto ai più anziani. Oggi sono disponibili molte medicine per combattere il dolore, ma è sempre preferibile mantenere un corretto stile di vita e praticare regolarmente attività sportiva, per consentire la massima efficacia di ogni azione terapeutica.
– Anche i rimedi naturali possono rappresentare un valido sostegno; l’idroterapia, per esempio, è in grado di stimolare i meccanismi di termoregolazione. Rimedi casalinghi come l’idromassaggio e l’alternanza di caldo e freddo sotto la doccia, le spugnature fredde sono di sicuro giovamento.

Alcuni consigli per contrastare i disturbi del “mal di tempo”:

1. seguire una dieta ricca di vitamine (in particolare di vitamina C)
2. ridurre ansia e stress, dedicandosi ad attività piacevoli
3. vestirsi a strati per adattarsi ad eventuali cambi improvvisi di temperatura
4. programmare i propri impegni in base alle previsioni del tempo
5. consumare tisane rilassanti, concedendosi pause di relax
6. stimolare i meccanismi di termoregolazione con attività piacevoli all’aria aperta.

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Pandoro, panettone o torrone: quale mangiare per non ingrassare?

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE INGREDIENTI ZUCCHERO A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCELe feste natalizie portano ogni anno una gran quantità di dolci deliziosi ma anche molto calorici, come torrone, pandoro e panettone: quale scegliere per non ingrassare o comunque ingrassare il meno possibile? Il panettone generalmente possiede circa da 330 a 360 calorie per 100 grammi; il pandoro arriva fino a 410 calorie; il torrone si attesta generalmente sulle 460 calorie quindi teoricamente nessuno dei tre dolci è adatto ad un regime dietetico. Allora a Natale non si può proprio mangiarli in nessun modo? Non è così.

Il problema vero di pandoro, panettone e torrone, è che spesso vengono serviti in tavola alla fine dei pasti natalizi che già da soli non sono dei propriamente “ipocalorici” e vanno così ad aggiungersi a un menu già fin troppo abbondante. Per evitare un eccessivo apporto calorico, un trucco potrebbe essere quello di ridurre le calorie durante la cena, diminuendo le porzioni ad esempio di pasta.

Altro trucco è – se prevedete una cena abbondante – quello di limitare le calorie a pranzo o, comunque, nei giorni precedenti e successivi al periodo natalizio. Altro trucco è, ovviamente, quello di limitare le porzioni e di aumentare l’attività fisica prima, durante e dopo le feste.

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Astenia, sonnolenza, stanchezza: cosa li causa e come curarle

MEDICINA ONLINE STANCHEZZA COSA FARE ASTENIA SONNOLENZA LAVORO DORMIRE MALE REGOLE AIUTO CAUSE CURE MANCANZA DI FORZA DEPRESSIONE MUSCOLI SENZA FORZE MANCANZA DI ENERGIE SPORT MOVIMENTO.jpgChiunque può sentirsi stanco e assonnato più o meno occasionalmente, ma in genere è sufficiente una buona notte di sonno per recuperare e affrontare nuovamente con entusiasmo i mille impegni che caratterizzano i ritmi di vita attuali. Se tuttavia la stanchezza persiste da molte settimane, magari inspiegabilmente, è senza dubbio opportuno rivolgersi al medico per approfondire. I medici parlano in questo caso di astenia, il cui significato è una costante sensazione di esaurimento fisico, un sintomo che consiste nella riduzione di energia del soggetto colpito. La stanchezza non è una malattia di per sé, ma può essere il sintomo di una patologia, l’effetto collaterale di un farmaco o la conseguenza di uno stile di vita errato. Un disturbo caratterizzato da una stanchezza e una sonnolenza patologici è la sindrome da fatica cronica, che persiste per lunghissimi periodi senza trarre sollievo dal riposo.

Cause

Malattie

La sensazione di fatica, di stanchezza, di sonnolenza, è spesso un campanello d’allarme che l’organismo utilizza per segnalarci che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe; tra le condizioni che possono causare astenia troviamo ad esempio:

  • celiachia non curata, ossia l’intolleranza al glutine, che tra i diversi sintomi spesso si presenta anche con affaticamento, anemia e perdita di peso;
  • anemia, una delle spiegazioni più comuni di pazienti costantemente stanchi (soprattutto donne in età fertile, magari con mestruazioni abbondanti), causata spesso dalla carenza di ferro;
  • sindrome da fatica cronica, una condizione caratterizzata da stanchezza e affaticabilità debilitanti;
  • fibromialgia, una sindrome caratterizzata da dolore e stanchezza;
  • sindrome delle apnee notturne, una condizione caratterizzata dalla ripetuta interruzione della respirazione durante la notte, che quindi inficia pesantemente la qualità del riposo notturno;
  • ipotiroidismo, uno dei sintomi più comuni di una tiroide pigra è proprio l’astenia;
  • diabete, uno dei sintomi più comuni (ma spesso sconosciuti) è una stanchezza a lungo termine, accompagnata da sete e perdita di peso;
  • mononucleosi, un’infezione virale che colpisce la gola e che, soprattutto negli adulti, può causare stanchezza per mesi,
  • sindrome delle gambe senza riposo, una condizione caratterizzata dall’esigenza di muovere costantemente le gambe, anche di notte;
  • artrite reumatoide, una condizione dolorosa che colpisce le articolazioni e che spesso è accompagnata anche da stanchezza;
  • tumore, a prescindere dall’organo colpito molto spesso i pazienti colpiti da tumore vanno incontro a forte astenia (peggiorata dalle terapie).

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Farmaci

Moltissimi farmaci possono causare astenia, ma tra quelli più comunemente usati e in grado di dare questo effetto collaterale ricordiamo:

  • antistaminici,
  • antidepressivi,
  • farmaci per nausea e vomito (ad esempio Plasil),
  • farmaci per la cinetosi (mal d’auto),
  • chemioterapia e radioterapia.

Anche il recupero da un intervento chirurgico è assolutamente normale che possa richiedere tempo e causare affaticamento.

Emozioni

Le preoccupazioni emotive e altre condizioni psicologiche possono spesso causare astenia, ad esempio:

  • ansia (spesso legata anche all’insonnia),
  • attacchi di panico,
  • depressione,
  • lutti,
  • stress (per esempio per problemi finanziari o personali, come un divorzio o un lutto),
  • noia.

Come vedremo meglio in seguito l’attività fisica regolare può efficacemente contribuire a ridurre queste sensazioni, migliorando stato d’animo e benessere generale.

Stile di vita

Anche uno stile di vita sbagliato può avere un concreto impatto sull’energia disponibile:

  • restare svegli troppo a lungo la sera,
  • consumo eccessivo di caffeina,
  • consumo eccessivo di alcool,
  • alimentazione ricca di junk-food (ricca di calorie vuote).

Anche un peso significativamente diverso da quello ideale può essere causa di affaticamento, sia in caso di sovrappeso (ancor di più se si parla di obesità) che di sottopeso, anche se ovviamente per ragioni diverse. Un importante sovrappeso rende qualsiasi attività, anche se banale come camminare, molto più faticosa per l’organismo e la stanchezza si accumula più facilmente; se a questo sommiamo il fatto che spesso l’obesità si porta dietro numerosi altri problemi (apnee notturne, pasti abbondanti alla sera) è intuitivo comprende le cause di questo legame. Nel caso di importante sottopeso l’organismo potrebbe essere carente di scorte di energia e segnala queste difficoltà attraverso una costante sensazione di astenia. Possiamo infine aggiungere la gravidanza, una condizione e non una malattia, che tipicamente nel primo e nel terzo trimestre è spesso causa di stanchezza e sonnolenza anche intense.

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Stanchezza invernale

Moltissime persone patiscono i lunghi periodi invernali, a causa della riduzione delle ore di luce; con l’accorciarsi delle giornate i ritmi circadiani dell’organismo possono venire alterati con un aumento della produzione endogena di melatonina che si traduce rapidamente in un aumento della sonnolenza. La produzione di questo importante ormone è fortemente influenzata dalle ore di buio, quindi nel tardo pomeriggio viene anticipata la produzione e così aumenta il desiderio di andare a letto presto. In alcuni casi questo passaggio può influire così profondamente da permettere la formulazione di una vera e propria diagnosi di disturbo affettivo stagionale, considerato a tutti gli effetti un disturbo dell’umore collegato alla depressione.

Quando contattare il medico?

Se la stanchezza persiste per parecchie settimane senza alcun sollievo e apparentemente senza alcuna spiegazione, è sicuramente necessario valutare la situazione con il medico curante, che procederà a un’anamnesi (domande su sonno, attività quotidiane, appetito ed esercizio) e probabilmente alla prescrizione di esami del sangue.

Dove perdiamo energia inutilmente?

È possibile individuare alcune cause nascoste in grado di influenzare sensibilmente la nostra riserva di energia giornaliera, vediamo quali sono:

  • Rimanere per lunghi periodi immobili: Anche stiamo guardando la TV o leggendo un libro, è consigliabile cambiare periodicamente posizione, fare qualche rapido esercizio di stretching e magari anche fare qualche passo; l’organismo associa l’immobilità al sonno e così riduce attenzione, voglia di fare, …
  • Cattiva postura: Rimanere a lungo in posizioni sbagliate o poco ergonomiche è spesso causa di affaticamento alla colonna vertebrale, causato dalla necessità di compensare con la forza muscolare uno scorretto allineamento.
  • Diete troppo aggressive: Recuperare il peso forma è sicuramente consigliabile sotto tutti i punti di vista, ma procedere con una dieta troppo audace può essere controproducente: può far sentire di più la stanchezza e soprattutto dopo aver perso i primi chili rapidamente si andrà altrettanto rapidamente in una condizione di stallo metabolico che renderà molto più difficile perdere i restanti.
  • Chiudersi in casa: Ridurre eccessivamente l’esposizione al sole e all’aria esterna ha un concreto impatto sulla produzione ormonale e può causare astenia (oltre a causare carenza di vitamina D per insufficiente esposizione solare).
  • Eccesso di zuccheri: A colazione è corretto concedersi una parte delle calorie giornaliere derivanti dagli zuccheri, ma è bene non esagerare e possibilmente andrebbero associati alla fibra (per esempio alla frutta o a cereali integrali); in questo modo si beneficerà dell’energia a pronto assorbimento, ma senza patire un calo ipoglicemico a distanza di due ore, dovuto alla risposta insulinica dell’organismo.
  • Ansia e stress: Anche quando non si tratta di ansia patologica, vivere costantemente in tensione è causa di aumento del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna e tensione muscolare, tutte attività che tra le diverse conseguenze (anche in termini di rischio cardiovascolare) si traducono in un enorme e inutile dispendio energetico.
  • Eccesso di esercizio fisico: L’attività fisica, inutile dirlo, è consigliata a tutti: migliora l’umore, riduce il rischio cardiovascolare e fa stare bene. Esagerare, come tutte le cose, è però controproducente e può non dare modo all’organismo di recuperare.

Rimedi

Moltissimi casi di stanchezza e astenia sono dovuti a stress, carenza di sonno, dieta poco sana e altri fattori inerenti lo stile di vita: vediamo come affrontarle.

  • Preferire 5-6 spunti giornalieri ai 2-3 classici pasti abbondanti, questo permetterà di mantenere costanti i livelli di energia disponibile ed eviterà la sonnolenza dovuta agli eccessi.
  • L’attività fisica moderata deve essere un pochino stancante, ma se praticata regolarmente permette di mantenere in salute l’organismo e ridurre la stanchezza e la fatica sul lungo periodo, aumentando i livelli di energia disponibili. È molto importante iniziare con sforzi compatibili con il proprio stato di salute e grado di allenamento e in seguito aumentare gradualmente, senza voler a tutti i costi strafare.
  • Perdere peso se necessario, in modo da permette all’organismo di spendere meno energia a parità di attività (riferendomi anche e soprattutto al quotidiano, come camminare, salire le scale o anche solo lo stare in piedi).
  • Migliorare la qualità del sonno e dormire un numero di ore adeguato (in genere almeno 7-8 per un adulto).
  • Ridurre lo stress.
  • Ridurre la caffeina e il consumo di alcolici per favorire il riposo notturno.
  • Bere almeno 1.5 l al giorno di acqua (alcuni casi di stanchezza sono legati a una moderata disidratazione).
  • Esporsi quotidianamente e regolarmente al sole e all’aria aperta, magari mentre si fa attività fisica; l’esposizione al sole stimola la produzione ormonale dell’organismo e regola finemente i ritmi circadiani, aiutando il corpo a essere attento e attivo durante il giorno e riposare meglio durante la notte.

Rimedi che NON funzionano

Nonostante claim pubblicitari e parole di sedicenti esperti, girano moltissimi falsi miti che è bene sfatare.

  • Praticare diete o altri protocolli detossificanti non serve a nulla, non esiste anzi alcuna evidenza scientifica che l’organismo abbia bisogno di alimenti o integratori detox (detossificarsi da cosa poi?).
  • Non esistono cibi miracolosi, ma esistono evidenze che un’alimentazione varia e completa possa fare la differenza. È la varietà a essere importante, non l’eccesso di un singolo alimento.
  • Pur essendo estremamente utili in molte situazione, gli integratori multivitaminici non devono mai sostituire interamente un’alimentazione ricca di frutta e verdura, ma solo integrarsi con essa.

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Differenza tra fonendo, fonendoscopio, stetoscopio e stetofonendoscopio

MEDICINA ONLINE AUSCULTAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME VISCERI CUORE SUONI STETOFONENDOSCOPIO SEMEIOTICALo stetoscopio e il fonendoscopio sono due strumenti essenziali per valutare lo stato di salute del paziente. Si tratta di due dispositivi molto simili all’apparenza ma che in realtà vengono utilizzati per scopi molto diversi tra loro. Stetoscopio e fonendoscopio non sono la stessa cosa, anche se spesso i due termini vengono erroneamente utilizzati come sinonimi.

Se lo stetoscopio è lo strumento utilizzato per l’auscultazione del torace, il fonendoscopio (anche chiamato “fonendo“) viene usato per l’auscultazione dei visceri in generale. Nella maggior parte dei casi questi due termini vengono confusi e usati come sinonimi, nonostante il loro impiego sia piuttosto differente. Tutto dipende dalla tipologia di testina usata per l’auscultazione. Infatti, mentre lo stetoscopio ha una campana più larga ed ampia ed è impiegato per ascoltare i suoni più acuti e più semplici da udire, il fonendoscopio ha invece una campana più piccola e viene utilizzato per i suoni più cupi.

I dispositivi più moderni e professionali permettono di unire i due strumenti in un’unica soluzione chiamata stetofonendoscopio, il quale ha entrambe le campane. In questo modo è possibile eseguire delle diagnosi più accurate e stabilire con certezza le condizioni di salute del paziente.

Gli stetoscopi preferiti dal nostro Staff, sono:

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Differenza tra anamnesi patologica prossima e remota

MEDICINA ONLINE MEDICO ESAME OBIETTIVO ANAMNESI PATOLOGICA FISIOLOGICA FAMIGLIARE VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME SUONI  SEMEIOTICA.jpgCon “anamnesi” in medicina si intende la raccolta dalla voce diretta del paziente di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico a indirizzarsi verso una diagnosi di una certa patologia o verso un gruppo specifico di esami diagnostici, scremando tutte le possibilità meno probabili e gli esami che probabilmente possono essere di scarsa utilità per raggiungere la diagnosi. L’anamnesi patologica segue quella familiare e quella fisiologica, è relativa alle malattie del paziente e può essere prossima o remota.

Anamnesi patologica prossima

Definita anche “patologica recente” riguarda il disturbo per cui il paziente consulta il medico.

  • Vengono indagati la modalità di insorgenza dei disturbi, sul momento esatto della loro comparsa, sulla localizzazione, intensità, forma, carattere e irradiazione del dolore (se presente); la diuresi e minzione, l’alvo (feci); l’esito di eventuali esami eseguiti precedentemente e l’esito della terapia ove essa sia già stata effettuata. Vengono raccolte informazioni riguardo al sonno, sete e fame, astenia, ansia, tosse, starnuto, vomito, attività sessuale, dispnea, palpitazioni, prurito, eccetera).
  • Anamnesi farmacologica: medicinali prescritti o autosomministrati (farmaci da banco)
  • Anamnesi tossicologica: uso di droghe.

Anamnesi patologica remota

L’anamnesi patologica remota (APR) consiste nell’indagine cronologica e ordinata sulle malattie, traumi ed interventi chirurgici sofferti dal paziente nel passato.

  • Malattie infettive (in particolare quelle dell’infanzia) che abbiano lasciato una immunità permanente e che quindi non possono ripresentarsi. Ciò aiuta nella diagnosi differenziale.
  • Malattie le cui recidive (o manifestazioni a distanza) potrebbero essere responsabili della sintomatologia attuale del paziente, per esempio tubercolosi, tumori, epatite virale o la sifilide che può dare delle manifestazioni cliniche evidenti anche dopo alcuni anni.
  • Interventi chirurgici pregressi ad esempio in caso di tumori maligni che possono recidivare dopo intervalli di tempo molto lunghi. Possono agevolare l’indagine del medico qualora il paziente non sappia spiegare bene di cosa ha sofferto.
  • Traumi ossei pregressi (ad esempio fratture) possono essere indice di osteoporosi o rarefazione ossea da metastasi tumorali ossee o da mieloma multiplo.

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Cos’è l’anamnesi? Significato medico e come si fa con esempi

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO ANAMNESI PATOLOGICA FISIOLOGICA FAMIGLIARE VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME SUONI  SEMEIOTICA.jpgCon “anamnesi” in medicina si intende la raccolta – se possibile dalla voce diretta del paziente – di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico a indirizzarsi verso una diagnosi di una certa patologia o verso un gruppo specifico di esami diagnostici, scremando tutte le possibilità meno probabili e gli esami che probabilmente possono essere di scarsa utilità per raggiungere la diagnosi. L’anamnesi è importante per il medico soprattutto la prima volta che incontra un paziente, dal momento che egli – per il professionista – è, dal punto di vista clinico, un perfetto sconosciuto. La parola anamnesi deriva dal greco ἀνά-μνησις, “ricordo”.

Quando il paziente non può rispondere

Esistono alcune situazioni in cui il paziente non può rispondere alle domande del medico, oppure le sue risposte non sono attendibili, ad esempio:

  • neonati, lattanti o bimbi piccoli;
  • soggetti con patologie psichiatriche gravi;
  • soggetti in coma o con perdita di coscienza;
  • soggetti con patologie che impediscono di parlare, come chi ha sofferto di ictus cerebrale;
  • soggetti che non possono ricordare in modo adeguato, come persone anziane, con demenza senile, con Alzheimer;
  • soggetti che parlano una lingua diversa da quella del medico.

In questi casi rispondere alle domande sarà cura dei suoi familiari (per esempio i genitori nel caso di un lattante o i figli nel caso di un anziano). In alcuni casi non è possibile eseguire l’anamnesi (ad esempio soggetto sconosciuto che giunge in coma da solo al pronto soccorso).

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Perché una corretta anamnesi è così importante?

Raccogliere le informazioni corrette senza tralasciare informazioni, può aiutare enormemente a raggiungere una diagnosi corretta e nel minor tempo possibile. Purtroppo negli ultimi tempi, grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche per immagini e di laboratorio, i medici hanno perso interesse verso un’attenta anamnesi relegando sempre più la pratica ad un semplice questionario da svolgere in modo rapido e sbrigativo, dimenticandosi che l’anamnesi è in assoluto il miglior modo per ottenere informazioni importanti e, grazie alla statistica e all’esperienza, ottenere una diagnosi esatta o quantomeno indirizzare il paziente verso gli esami diagnostici più rapidi e meno invasivi possibili. L’anamnesi è – insieme all’esame obiettivo del malato – di fondamentale ausilio nella formulazione della diagnosi poiché ricostruisce le modalità di insorgenza ed il decorso della patologia in atto, investigando inoltre sulle possibili inclinazioni genetiche (predisposizione alle malattie genetiche e famigliari) del gruppo familiare verso l’insorgenza di determinati tipi di malattie (anamnesi familiare). In questo senso è anche utilizzata per l’avvio di programmi di sorveglianza per i soggetti a rischio.

Quali sono i vantaggi dell’anamnesi?

I vantaggi di una corretta anamnesi sono vari e riassumibili nei seguenti punti:

  • diagnosi più precisa;
  • diagnosi raggiunta più velocemente;
  • terapia intrapresa più rapidamente;
  • paziente sottoposto al minor numero di esami diagnostici possibile;
  • paziente sottoposto ad esami diagnostici il meno invasivi possibile;
  • paziente che assume farmaci corretti e non farmaci errati;
  • paziente che costa il meno possibile al sistema sanitario nazionale (cioè a tutti noi ed alle nostre tasse).

Tutto ciò determina in finale una maggiore possibilità di cura, in tempi brevi, con costi bassi per la collettività e meno disagio possibile per il paziente.

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Esempio di come una corretta anamnesi può aiutare il medico a fare diagnosi

Un paziente ultimamente si sente molto stanco ed assonnato e non capisce perché. Tramite l’anamnesi si scopre che suo padre è diabetico, che il paziente ha una dieta sbilanciata, che fa poca attività fisica ed è in sovrappeso, urina parecchio durante la giornata e non esegue da molto tempo una analisi del sangue. Già con una anamnesi di questo tipo il medico indirizzerà i suoi esami in una certa direzione per confermare il suo forte sospetto di diabete mellito. Dimenticarsi di raccogliere tutte le informazioni alla anamnesi potrebbe non far giungere a diagnosi o ritardarla e sappiamo quanto il fattore tempo è importante per alcune patologie.

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Come organizzare una diagnosi corretta

L’anamnesi si divide in più parti, principalmente una familiare e una personale. L’anamnesi personale si divide a sua volta in fisiologica, patologica remota e patologica prossima. La raccolta dei dati anamnestici sarà differente a seconda dell’età e del sesso della persona.

Raccolta delle generalità

Per primi vengono raccolti i dati relativi a nome, età, sesso, stato civile, luogo di nascita e di residenza. Tali dettagli servono per identificare la persona che si sta per interrogare. Questa parte viene redatta soltanto la prima volta che la persona viene all’osservazione del medico, diventando poi parte della scheda clinica (o della cartella clinica).

Alla raccolta delle generalità, seguono:

  1. l’anamnesi familiare;
  2. l’anamnesi fisiologica;
  3. l’anamnesi patologica prossima;
  4. l’anamnesi patologica remota.

Anamnesi familiare

L’anamnesi familiare prevede due soli ambiti: gli ascendenti (i genitori e i nonni) e i collaterali (fratelli e sorelle). Si indaga dunque sullo stato di salute dei genitori e dei collaterali del paziente o sulla loro eventuale età e causa di morte. Questo punto è molto importante per conoscere i fattori di rischio genetici (che possono essere visualizzati tramite un genogramma), ambientali, o l’eventuale predisposizione familiare. Alcune condizioni patologiche non si trasmettono con modalità ereditaria ma è provata la predisposizione familiare. Ne sono esempio l’ipertensione arteriosaessenziale, la cardiopatia ischemica, allergopatie, malattie del sistema immunitario. Possono anche essere richieste informazioni riguardo ai nonni soprattutto se si sospetta una malattia autosomica dominante a penetranza incompleta (vengono all’osservazione come fenotipi che saltano una generazione).

Qui di seguito troverete un esempio delle informazioni che necessariamente devono essere raccolte durante una corretta anamnesi.

Anamnesi personale fisiologica

  • Nascita: vengono chieste al paziente informazioni riguardo alla propria nascita, se a termine o no, e al parto se naturale (parto eutocico o parto distocico) o operativo (parto cesareo), il peso alla nascita, l’allattamento materno, mercenario o artificiale, primi atti dell’infanzia (dentizione, primi passi, prime parole) ed eventualmente profitto scolastico.
  • Pubertà: menarca, regolarità dei flussi mestruali, comparsa dei primi peli, profitto scolastico, sviluppo somatico (staturale e ponderale) e psichico.
  • Servizio militare: per accertare la presenza di eventuali evidenti patologie alla visita di leva.
  • Matrimonio e gravidanze: viene indagata l’attività riproduttiva, numero dei figli (parità) numero delle gravidanze e modalità dei parti, aborti, comparsa della montata lattea, allattamento. Vengono anche chieste informazioni sullo stato coniugale e sull’andamento del matrimonio in quanto il matrimonio può determinare l’insorgenza di alcune nevrosi (patologia del matrimonio)
  • Sessualità: si indaga, con discrezione, la vita sessuale del paziente, in particolare la presenza di problemi sessuali, disfunzione erettile, calo della libido, dispareunia, presenza di comportamenti a rischio per malattie sessualmente trasmissibili come rapporti sessuali promiscui e senza protezione.
  • Menopausa: età di esordio (precoce o tardiva) comparsa di manifestazioni e sintomi, eventuali complicanze, terapia sostitutiva.
  • Abitudini alimentari: quantità e qualità dell’alimentazione.
  • Stili di vita: uso di alcool, tabacco, sostanze stupefacenti. Sedentarietà. Relazioni sociali. Situazione economica, familiare, domiciliare, soprattutto nell’anziano spesso soggetto a modifiche del nucleo familiare e/o nei rapporti tra i congiunti oltre che soggetto a trasferimento di residenza.
  • Allergie ambientali, a farmaci o a sostanze.
  • Alvo: regolare o irregolare, frequenza, difficoltà o dolori alla defecazione.
  • Minzione: viene indagata la quantità, la frequenza e il colore; se è presente minzione notturna, o se la stessa causa bruciore.
  • Attività lavorativa: in questa fase si raccolgono informazioni sul tipo di attività che si svolge o che si è svolta, per comprendere se sia o sia stato in passato esposto ad agenti fisici, chimici o biologici o altre possibili condizioni potenzialmente responsabili di disturbi o malattie professionali. Proprio legati alla natura lavorativa della persona è stata individuata la maggior parte dei disturbi evidenziati, (un quarto dei casi) notificati grazie all’anamnesi.
  • Tratti strutturali della personalità: Informazioni sul profitto di studio o lavoro.
  • Tendenza a sovra o sottostimare l’importanza del proprio stato di salute. L’umore del paziente con particolare riferimento alla risposta psicologica allo stato di malattia (accettazione, volontà di guarire, il concetto di morte, fiducia nei medici).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra sepsi e Sindrome da risposta infiammatoria sistemica (SIRS)

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MIn medicina per sindrome da risposta infiammatoria sistemica, SIRS, si intendeva uno stato infiammatorio frutto della risposta dell’organismo (il sistema) ad una presunta noxa. Nel 2003, la validità clinica dei criteri diagnostici per la SIRS è stata ridimensionata, il nome SIRS non compare nelle stesure successive delle linee guida della campagna surviving sepsis e la originaria definizione è stata ampliata; tuttavia molti autori hanno continuato ad utilizzare tale termine per inerzia e perché dal punto di vista didattico sembra apparire ancora utile.

I criteri per definire la SIRS furono concordati nel 1992. La SIRS può essere diagnosticata quando sono presenti almeno due delle seguenti condizioni:

  • Frequenza cardiaca superiore a 90 battiti al minuto
  • Temperatura corporea inferiore a 36 °C o febbre alta (> 38 °C)
  • Aumento (tachipnea) o riduzione (bradipnea) della frequenza respiratoria
  • Numero di globuli bianchi nel sangue inferiore ai 4.000 per mm³ (leucopenia) o superiore ai 12.000 per mm³ (leucocitosi), oppure aumento superiore al 10% di forme immature di neutrofili.

Cause

  • Traumi;
  • complicazioni da interventi chirurgici;
  • ustioni;
  • pancreatiti acute;
  • immunodeficienza (come nel caso dell’AIDS).

La differenza principale con la sepsi risiede semplicemente nel fatto che quando esiste una causa sospetta o provata di infezione la SIRS viene chiamata sepsi. La misura del valore della procalcitonina può aiutare a differenziare l’origine batterica dell’infezione dalle cause di SIRS non infettiva.

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