Le feci più piccole e più grandi del mondo

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDEIl record per gli escrementi più piccoli del mondo va alle deiezioni dell’acaro: sono grandi un millesimo di millimetro e possono trasmettere allergie all’uomo. Il record per le feci più grandi del mondo va invece a quelle degli elefanti: ne producono fino a 6 kg in una singola evacuazione. Il sistema digestivo di un elefante non è molto efficiente e solo il 40% di quello che mangia (circa 250 kg. al giorno), viene digerito, mentre il resto viene espulso nel giro di 18 ore. Combinazione perfetta visto che il passaggio rapido del cibo crea subito spazio per del nuovo che entra, mentre la digestione incompleta risulta in feci, 150 kg al giorno, ricche di semi e frutti ancora intonsi che vengono disseminati insieme ad un concime eccezionale sul suolo.

Le feci “meno visibili” sono quelle prodotti dalla balena azzurra, una nuvola quasi trasparente che viene abbandonata nel mare. I più riconoscibili e anche i più dannosi per le malattie che possono portare sono gli escrementi di topo.

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Lingua: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE LINGUA BOCCA FRENULO ANATOMIA FISIOLOGIA ORAL TONGUE LABBRA LEPORINO GENGIVE DENTI MANDIBOLA MASCELLA PAPILLE GUSTATIVE GUSTO CIBO FONAZIONE GLOSSODINIA PALATO SCHISI.jpgLa lingua è un organo del corpo umano che occupa gran parte della cavità orale; è composta da varie strutture anatomiche: mucose, papille linguali (anche dette papille gustative) e vari muscoli.

Anatomia macroscopica

Costituisce la parete anteriore dell’orofaringe. La sua superficie dorsale costituita dalla mucosa linguale è convessa in ogni direzione ed è distinguibile in due parti, diverse sia per aspetto che per origine embriologica, dette corpo e radice della lingua, o porzione orale e porzione faringea. Esse sono divise da un solco a V rovesciata detto solco terminale, il cui apice costituisce una piccola cavità detta fondo cieco. È collegata posteriormente a un piccolo osso chiamato ioide e anteriormente ad un piccolo e sottile filamento detto frenulo o filetto. La lingua è dotata di papille gustative, ed è, appunto, il principale organo del gusto. Essa svolge la funzione di impastare il cibo con la saliva e di spingerlo sotto i denti affinché venga triturato, e quindi spinto giù per l’esofago. Il corpo della lingua costituisce i 2/3 del suo volume, è diviso longitudinalmente dal solco mediano, che origina posteriormente all’apice della lingua e termina anteriormente al solco terminale, presso il foro cieco. A bocca chiusa, la superficie inferiore del corpo della lingua è a contatto con il pavimento della bocca, l’apice con gli incisivi superiori, i margini laterali con le arcate gengivali e la superficie superiore con il palato duro e con il palato molle. La superficie dorsale è ricoperta dall’induito, una patina biancastra trasparente costituita dal precipitato contro il palato delle esalazioni dello stomaco attraverso l’esofago. Il colore, lo spessore, la consistenza e l’asportabilità dell’induito danno luogo ad indicazioni sullo stato della funzione digestiva. Sulla superficie superiore della lingua, anteriormente all’arco palatoglosso e posteriormente al solco terminale vi è un’area in cui sono presenti 4-6 pliche mucose che costituiscono i residui delle papille foliate, presenti e funzionali in molti animali, ma non nell’uomo. Le papille gustative si distinguono in filiformi, che appaiono sotto forma di una diffusa e minuscola punteggiatura, sono diffuse su tutta la superficie dorsale del corpo della lingua, in particolare presso l’apice, papille fungiformi, piccole, in rilievo e tondeggianti, meno numerose delle filiformi e distribuite anch’essa su tutta la superficie, e papille circumvallate, più rilevate e tondeggianti delle altre, disposte solo lungo il solco terminale. La mucosa della superficie inferiore è di colore rosso e di consistenza viscida. Due escrescenze mucose, dette pliche fimbriate, originano posteriormente e lateralmente alla base della lingua e si dirigono antero-medialmente definendo una zona triangolare. Medialmente a queste, superficialmente e seguendo il loro decorso, si diramano le due vene linguali profonde. Il frenulo linguale collega invece la superficie inferiore della lingua con il pavimento della bocca. Lateralmente, presso la sua base, sono collocate le due papille sottolinguali da dove sboccano, mediante un orifizio, i dotti delle ghiandole sottomandibolari. Gli orifizi delle ghiandole sottolinguali sono invece numerosi e collocati postero-lateralmente rispetto a quelli delle sottomandibolari La radice della lingua comprende la parte posteriore della lingua, cioè quella compresa anteriormente tra gli archi palatoglossi e posteriormente tra gli archi palatofaringei. La sua superficie presenta rilievi vagamente tondeggianti che costituiscono la sporgenza di noduli linfatici immersi nella lamina propria della mucosa linguale; l’insieme dei noduli linfatici costituisce la tonsilla linguale. Sull’apice di ciascun nodulo sboccano i dotti di ghiandole tubulo-acinose. Postero-lateralmente alla tonsilla linguale vi sono le due tonsille palatine, lunghe circa 1 cm, alloggiate in spazi tra l’arco palatoglosso e il palatofaringeo, detti fosse palatine. Posteriormente e inferiormente alla tonsilla linguale vi è una plica di cartilagine elastica, l’epiglottide, che presenta due pieghe glossoepiglottiche laterali ed una mediana.

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Anatomia microscopica

La mucosa della superficie dorsale è più spessa e aderente di quella della superficie ventrale, è inoltre irregolare per la presenza di numerosi rilievi di 1 – 2mm detti papille, suddivisibili in quattro tipi:

  1. Papille filiformi, sono le più numerose e sono presenti su tutta l’area antistante al V linguale e ai margini della lingua. Sono costituite da un asse connettivalecon estremità libera a punta rivestita da un epitelio pavimentoso pluristratificato cheratinizzato, svolgono un’azione meccanica di tipo abrasivo, non presentano recettori gustativi ma sono fornite di numerosi terminali nervosi (meccanocettori)
  2. Papille fungiformi, meno numerose delle filiformi e distribuite sulla superficie dorsale della lingua e soprattutto all’apice. Presentano un asse connettivale a forma di fungo rivestito di epitelio pluristratificato paracheratinizzato o squamoso in cui sono presenti terminali nervosi gustativi
  3. Papille circumvallate, sono 12 – 14 distribuite lungo la V linguale, chiaramente visibili a occhio nudo. Presentano un asse connettivale a fungo circondato da un solco di 2mm, entrambi rivestiti da numerosi calici gustativi, sul fondo del vallo sono presenti le ghiandole di Von Ebner (a secrezione sierosa, servono ad esercitare un’azione di pulitura del vallo)
  4. Papille foliate, presenti in numero di 4 – 6 per lato della lingua dietro il V linguale, si presentano come papille laminari intervallate da fessure e rivestite da epitelio squamoso molle con numerosi calici gustativi.

La radice è rivestita da un epitelio squamoso molle, che in corrispondenza dei rilievi mammellonati (sottostanti accumuli di tessuto linfoide), si invagina a formare le cripte tonsillari della tonsilla linguale. In fondo a queste cripte le ghiandole di Weber, ghiandole salivari a secrezione mucosa ricche di lisozima (glicoproteina ad azione battericida).

Origine embriologica

La Lingua compie le sue prime fasi di sviluppo durante la quarta e quinta settimana. I 2/3 anteriori originano da tre rilievi o tubercoli che si costituiscono dalla proliferazione del mesenchima sottostante il rivestimento entodermico del primo arco branchiale. Tali tubercoli si fondono in un unico corpo; questo fa salienza sulla superficie ventrale della porzione di faringe primitiva che resta inglobata all’interno del primo arco branchiale e che andrà a formare il pavimento della cavità orale definitiva. Il terzo posteriore della lingua, la radice, si sviluppa da un singolo tubercolo, la copula, che deriva principalmente dal mesenchima del terzo arco branchiale e in parte minore anche dal quarto arco. La radice ben presto si salda con la porzione anteriore, lungo la linea di fusione va a formarsi il solco terminale o V linguale; dal cui vertice una gemma epiteliale cordonale si affonda per dare luogo all’abbozzo della tiroide e del dotto tireoglosso. Durante la sesta e settima settimana la lingua aumenta di volume e si spinge in alto nelle primitive fosse nasali, nell’ottava settimana essa rientra nella cavità orale e contemporaneamente i processi palatini si saldano tra loro lungo la linea mediana realizzando la separazione tra cavità orale e nasale. Dagli archi branchiali derivano solo la componente connettivale ed epiteliale, i muscoli linguali derivano dai somiti occipitali i cui mioblasti, migrando nella lingua, portano con loro le fibre dell’ipoglosso da cui sono innervate.

L’apparato muscolare della lingua è costituito dalla muscolatura estrinseca e da quella intrinseca, per approfondire: Quali sono i muscoli che compongono la lingua?

Vasi e nervi della lingua

L’apporto ematico arterioso è garantito dall’arteria linguale, mentre il deflusso venoso dalla vena linguale. L’innervazione è fornita da cinque paia di nervi cranici e precisamente dal nervo ipoglosso, dal nervo linguale, dal nervo intermedio di Wrisberg (Ramo del Nervo faciale), dal nervo glossofaringeo e dal nervo vago.

Gusto

La nostra sensibilità gustativa ci permette di percepire:

  1. dolce
  2. amaro
  3. acido (o “aspro”)
  4. salato
  5. umami (in lingua giapponese significa “saporito” e indica il gusto del glutammato monosodico)

Le sensazioni di gusto sono recepite dai calici (o bottoni) gustativi, costituiti da cellule epiteliali modificate chiamate cellule gustative. Le cellule gustative hanno una vita media di circa una decina di giorni, quindi sono soggette a un continuo ricambio. Il loro compito è quello di analizzare la natura delle varie sostanze presenti nel cibo dopo che sono state disciolte nella saliva. Il contatto con differenti sostanze genera impulsi differenti che raggiungono il cervello, dove vengono percepiti e riconosciuti i sapori.

I calici gustativi sono localizzati in 3 dei 4 tipi di papille linguali:

  1. Papille foliate
  2. Papille fungiformi
  3. Papille circumvallate

mentre non sono presenti nelle Papille filiformi, che hanno funzione meccanica, trattengono il cibo, e non hanno calici gustativi.

I calici gustativi rispondono a tutti i tipi di sapori, ma in maniera differente l’uno dall’altro, sicché ad esempio ci saranno calici che reagiscono fortemente al salato, e più debolmente agli altri, ed altri che si comporteranno in maniera differente.

Un tempo si credeva che le papille gustative che si trovano nelle diverse zone fossero differenti le une dalle altre, mentre oggi è noto che ogni sapore è diffuso in tutta la lingua. La credenza che esse siano concentrate in zone particolari deriva da una cattiva traduzione di uno psicologo di Harvard (Edwin G. Boring) di un articolo in tedesco del 1901. La sensibilità ai sapori è diffusa in tutta la lingua e anche in altre parti della bocca, come l’epiglottide e il palato molle.

Le informazioni sono veicolate al nervo faciale (VII paio di nervi cranici) con la corda del timpano. La sensibilità gustativa viene inoltre raccolta dal glossofaringeo e dal vago e viene trasportata al Nucleo del Tratto Solitario e al nucleo Ventro Postero Mediale del Talamo, zona in genere di pertinenza trigeminale.

La lingua si muove per mezzo di due sistemi di muscolatura: quella “estrinseca” e quella “intrinseca”. La prima comprende tutti i muscoli “al di fuori” dell’organo in questione, mentre la seconda viene spesso definita come muscolatura propria (o interna) della lingua. La lingua è ricchissima di capillari e terminazioni nervose ed è per questo molto sensibile. Talvolta può capitare di mordersi la lingua e, data la sua sensibilità, il cosiddetto “morso sulla lingua” è particolarmente doloroso.

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Pandoro e dieta: calorie, carboidrati e valori nutrizionali

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUAIn generale possiamo dire che il pandoro è un dolce molto calorico, uno per questo andrebbe consumato in maniera limitata e non alla fine dei pasti come spesso si è soliti fare. In questo modo non si fa altro che appesantire il nostro intestino e mettere a rischio il peso forma. Per chi proprio non può rinunciare al pandoro sarebbe meglio mangiarne soltanto una piccola fetta dopo i pasti e preferirlo in altri momenti della giornata, come per esempio a colazione. Per conoscere il pandoro in termini di calorie, possiamo dire che il pandoro classico ha circa 410 calorie, quello al cioccolato 450 e quello farcito alla gianduia 420/450 per 100 grammi. Per quanto riguarda i carboidrati tutte tre le versioni del dolce si aggirano intorno ai 45-50 grammi, mentre i grassi corrispondono a circa 19-20 grammi.

Per rimanere in linea è meglio preferire le versioni classiche del pandoro, in modo da evitare le farcitura alla crema e cioccolato.

Pandoro classico

Calorie 100 gr Carboidrati Grassi Proteine Zuccheri
410 kcal 45,20 g 19,70 g 8,40 g 22,90 g

Visto che il pandoro tende non saziare velocemente, sarebbe meglio unire il consumo di una fetta di pandoro a una macedonia di frutta oppure usare come farciture del dolce dello yogurt magro. Al limite si possono mangiare le varianti leggere del pandoro, che contengono una quantità minore di grassi e zuccheri, ma questo non vuol dire che sia concesso esagerare.

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Andreas Munzer: i dosaggi degli steroidi del bodybuilder morto per emorragia

MEDICINA ONLINE ANDREAS MUNZER FARMACI LISTA ANNI ALLENAMENTO MUSCOLI PESI GINNASTICA GUINNESS RECORD MORTE DEAD DEATH CUORE PATOLOGIA STEROIDI DOPING SOSTANZE DOPANTI GH BODYBUILDER BODY BUILDING CULTURISTA.jpgAndreas Munzer era un campione di body building degli anni 90 noto per la sua definizione spaventosa e densità muscolare incredibile. Nato in Austria il 25 ottobre 1964, nei primi mesi del 1996 soffrì di un forte mal di stomaco e fu ricoverato in ospedale la mattina del 12 marzo 1996 dove gli fu trovata una emorragia gastrica. Alle 7 di sera, i medici avevano deciso di operarlo per fermare l’emorragia dallo stomaco, ma poco dopo il suo fegato e i suoi reni cedettero di funzionare. Munzer morì la mattina del 14 marzo. L’autopsia riscontrò, oltre all’emorragia gastrica, una quasi totale assenza di grasso sottocutaneo, un fegato che conteneva numerosi tumori, una ipotrofia testicolare ed una grave ipertrofia cardiaca (il cuore di Münzer pesava 636 grammi mentre il cuore di un uomo normale di solito pesa 300-350 g). La causa ufficiale della morte fu indicata come “insufficienza multiorgano distrofica”. Nel corpo del culturista furono trovate tracce di circa 20 farmaci diversi.

Dopo la morte di Muzer, furono anche svelati i dosaggi e i farmaci usati dal bodybulder, da lui stesso confessati ai medici poco prima di morire. Ecco la spaventosa lista:

Settimana 1-10

  • Ephedrine
  • Aspirin
  • Clenbuterol
  • Valium
  • Captagon
  • Cytomel

Settimana 1-5

  • 500mg Test Enanthate
  • 152 mg Parabolan
  • 150 mg Halostestin
  • 20 IU HGH
  • 20 IU Insulina

Settimana 6-8

  • 300mg Masteron
  • 152 mg Parabolan
  • 250 mg Winstrol Tab
  • 150 mg Halostestin
  • 50 mg Winstrol Inj
  • 24 IU HGH

Settimana 9-10

  • 200mg Masteron
  • 100mg Winstrol Inj
  • 200mg Halostestin
  • 400mg Winstrol Tab
  • 24 IU diarios HGH
  • Insulin
  • IGF-1

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Amigdala: connessioni, anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA PSICOSOMA.jpgCon “amigdala” anche chiamata “corpo amigdaloideo” (in inglese “amygdala” o “corpus amygdaloideum”) in medicina e anatomia si intende una parte del cervello che gestisce le emozioni, specialmente la paura ed il terrore. A livello anatomico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse di sostanza grigia facente parte del sistema limbico, posto sopra il tronco cerebrale, nella regione rostromediale del lobo temporale, al di sotto del giro uncinato (uncus) e anteriormente alla formazione dell’ippocampo. Ha una struttura ovoidale situata nel punto più basso della parete superiore del corno inferiore di ogni ventricolo laterale. È in continuità con il putamen, dietro alla coda del nucleo caudato.

Etimologia

Il termine “amigdala” deriva dal greco ἀμυγδαλή che significa mandorla, a descrivere la particolare sua forma, che ricorda appunto quella di una mandorla.

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Anatomia

Al suo interno, si distinguono almeno dieci o dodici aree, con proprie suddivisioni interne e con diverse funzioni. I singoli nuclei facenti parte del complesso dell’amigdala non hanno un nome specifico, pertanto ci si riferisce complessivamente ad essi come “nuclei basolaterali” e “nuclei corticomediali”: I “nuclei basolaterali” hanno connessioni (in alcuni casi reciproche) con la corteccia prefrontale, il giro del cingolo, l’insula, il giro paraippocampale, il subicolo e i giri del lobo temporale vicini, il nucleo dorsomediale del talamo, le aree motorie, il nucleo accumbens e il neostriato ventrale. Le principali afferenze provengono dal lobo temporale, dal giro del cingolo, dall’insula, dalla regione dorsomediale del talamo e da altri nuclei talamici specifici, come il corpo genicolato mediale. I “nuclei corticomediali” ricevono afferenze da quelle regioni encefaliche implicate nella risposta autonoma e in funzioni viscerosensoriali, come il bulbo olfattivo, il nucleo parabrachiale del ponte, i nuclei ipotalamici ventromediali e laterali.

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Connessioni dell’amigdala

L’amigdala invia impulsi all’ipotalamo per l’attivazione del sistema nervoso simpatico, al nucleo reticolare talamico per aumentare i riflessi, ai nuclei del nervo trigemino, del nervo facciale, alla zona ventrale tegmentale, al Locus ceruleus ed ai nuclei laterodorsali tegmentali.

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Funzioni dell’amigdala

L’amigdala è ritenuta il centro di integrazione di processi neurologici superiori come le emozioni, coinvolta anche nei sistemi della memoria emozionale. È attiva nel sistema di comparazione degli stimoli ricevuti con le esperienze passate e nell’elaborazione degli stimoli olfattivi. I segnali provenienti dagli organi di senso raggiungono dapprima il talamo, poi servendosi di un circuito monosinaptico, arrivano all’amigdala (vi è un fascio molto sottile di fibre nervose che vanno dal talamo all’amigdala); un secondo segnale viene inviato dal talamo alla neocorteccia. Questa ramificazione permette all’amigdala di cominciare a rispondere agli stimoli prima della neocorteccia. In questo modo l’amigdala è capace di analizzare ogni esperienza, scandagliando le situazioni ed ogni percezione. Quando valuta uno stimolo come pericoloso, per esempio, l’amigdala scatta come un sorta di grilletto neurale e reagisce inviando segnali di emergenza a tutte le parti principali del cervello; stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, (adrenalina, dopamina, noradrenalina), mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. Contemporaneamente, i sistemi mnemonici vengono “sfogliati” con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di paura. Mentre l’ippocampo “rimembra” i fatti, l’amigdala ne giudica la valenza emozionale. L’amigdala quindi fornisce a ogni stimolo il livello giusto di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, ne avvia l’immagazzinamento sotto forma di ricordo. L’amigdala è dunque l’archivio della nostra memoria emozionale, perciò analizza l’esperienza corrente, con quanto già accaduto nel passato: quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l’amigdala lo identifica come una associazione ed agisce, talvolta, prima di avere una piena conferma. Ci comanda precipitosamente di reagire ad una situazione presente secondo paragoni di episodi simili, anche di molto tempo fa, con pensieri, emozioni e reazioni apprese fissate in risposta ad eventi analoghi. L’amigdala può reagire prima che la corteccia sappia che cosa sta accadendo, e questo perché l’emozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero cosciente, e generalmente prima di esso.

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Dopo quanto tempo il cibo ingerito viene espulso con le feci?

MEDICINA ONLINE APPARATO DIGERENTE INTESTINO DIGIUNO ILEO DUODENO STOMACO ESOFAGO FEGATO PANCREAS DIGESTIONE FECI CRASSO COLON RETTO CROHN COLITE DIARREA VOMITO DIGERIRE SANGUE CIBO MANGQuesto dato dipende molto dalla variabilità individuale del soggetto, dal tipo di alimentazione e dalla presenza di eventuali patologie. In un individuo sano, con alimentazione bilanciata, ci vogliono dalle 2 alle 8 ore circa affinché il pasto attraversi i 7 metri di intestino, dove subisce una serie di trasformazioni chimiche per essere assimilato dall’organismo. Nell’intestino tenue enzimi e succo pancreatico trasformano chimicamente le molecole, in modo che la parete intestinale possa assorbirle. Ciò che avanza prosegue verso il colon, dove, prima dell’espulsione, viene disidratato e poi concentrato, dando forma al materiale fecale vero e proprio. In generale la maggioranza dei cibi ingeriti è pronta per essere espulsa dopo circa 6 ore dal pasto, anche se – come già prima ricordato – tale dato varia molto in funzione di vari fattori, come tipo di cibo ingerito, età del soggetto, stato di salute del soggetto ed eventuali patologie che rallentino o accelerino il transito intestinale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Ecocolordoppler cardiaco (ecocardio): funzioni, preparazione, gravidanza

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L’ecocardio o ecocolordoppler cardiaco transtoracico a riposo è Continua a leggere

Linfonodi: cosa sono, come riconoscerli, quando sono pericolosi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO LYMPH NODE SYSTEM HUMAN CORPO UMANO SISTEMA LINFATICO LINFONODO LINFA CIRCOLAZIONE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO.jpgI linfonodi, o ghiandole linfatiche, sono piccoli organi tondeggianti formati da tessuto linfoide, localizzati laddove si diramano i vasi linfatici. Tali ghiandole si presentano di grandezza molto variabile che va da 1 fino a 25 millimetri. Le ghiandole maggiormente percepibili, sono i linfonodi del collo quando si ingrossano o sono dolenti. Anatomicamente parlando, la struttura della linfoghiandola è costituita da un piccolo taglio, in cui penetrano, da una parte e fuoriescono dall’altra, i vasi sanguigni. All’interno dei linfonodi si trova la linfa, ovvero un liquido che deriva dal sangue, che contiene zuccheri, sali, proteine, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine e globuli bianchi. Questi ultimi servono per la difesa dell’organismo umano. In totale, si contano 600 ghiandole nel corpo, che sono disposte maggiormente in:

  • collo
  • ascelle
  • addome
  • inguine

I linfonodi possono trovarsi sia in catene lungo i vasi linfatici, che in gruppi, a formare linfocentri, di cui i più importanti sono quelli di inguine e ascelle. Questi ultimi sono centri ghiandolari importanti soprattutto per il controllo del tumore al seno: i linfonodi ascellari ingrossati, infatti, sono la prima via di diffusione del carcinoma della mammella. Nella maggior parte dei casi, la causa di un ingrossamento dei linfonodi è da ricercarsi in semplici infezioni, come quelle delle vie aeree nei casi di raffreddori e mal di gola, mentre soltanto una minima parte dei casi, come abbiamo già visto, è legata alla presenza di un tumore.

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A cosa servono i linfonodi?

Una delle prime domande che vengono in mente quando si parla delle ghiandole linfatiche è, a cosa servono i linfonodi? Questi sono delle unità anatomiche e funzionali del tessuto linfoide, poste lungo il decorso dei vasi linfatici, che assolvono a diverse e importanti funzioni, tra cui:

Filtro e difesa

I linfonodi rappresentano la prima risposta immunitaria a tantissime malattie più o meno gravi. Il loro principale ruolo è quello di produrre linfociti, cioè globuli bianchi, e filtrare particelle estranee all’organismo, come virus, batteri, eccetera. Pertanto, i linfonodi sono organi atti alla difesa dell’organismo.

Regolazione e drenaggio linfatico

Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti. A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi mossa dall’azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. I linfonodi possono essere definite delle stazioni di drenaggio.

Barriera immunologica

I linfonodi sono ghiandole che fungono da barriera immunologica contro le infezioni. Il loro ingrossamento avviene infatti in corrispondenza della risposta immunitaria. Entro pochi giorni, cioè dopo aver debellato completamente il nemico, ritornano alle loro dimensioni normali. Questo meccanismo di difesa si attiva molto spesso, anche se non è facile intuirlo ogni volta.

Quando e perché i linfonodi si ingrossano?

L’infiammazione dei linfonodi, in medicina, viene chiamata linfoadenite, che può colpire varie ghiandole del corpo ed essere curata con i normali antibiotici. La linfoadenomegalia, invece, riguarda anch’essa l’ingrossamento linfoghiandolare, ma in modo più accentuato perchè supera i 2 centimetri di diametro. Le linfoghiandole appaiono tumefatte e circoscritte nei processi infiammatori acuti, o nelle infezioni, nelle quali i linfonodi non solo si presentano ingrossati ma anche dolenti, soprattutto al tatto, come quando ad ingrossarsi sono i linfonodi inguinali. In tal caso si parla di linfonodi reattivi, definiti con quest’espressione in quanto reagiscono agli attacchi di virus e batteri. Di norma, i linfonodi si presentano elastici e duri, ma in presenza di un’infezione acuta, provocata da germi patogeni, tali formazioni si percepiscono alla palpazione per lo più di consistenza molle, con la cute sovrastante più rossa e lucente. Inoltre, i linfonodi, oltre che nelle patologie causate da infezioni acute, si possono presentare gonfi anche per effetto di altre cause, come ad esempio nelle infezioni croniche o neoplastiche. Ecco di seguito tutte le possibile cause che generano l’ingrossamento nei linfonodi:

  • Adenoidite
  • Artrite idiopatica giovanile
  • Brucellosi
  • Cellulite infettiva
  • Dengue
  • Difterite
  • Ebola
  • Faringotonsillite
  • Febbre emorragica di Marburg
  • HIV
  • Herpes genitale
  • Herpes zoster
  • Istoplasmosi
  • Leishmaniosi
  • Leucemia
  • Linfogranuloma venereo
  • Linfoma
  • Listeriosi
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Malattia di Chagas
  • Malattia di Kawasaki
  • Malattia di Lyme
  • Malattia di Whipple
  • Mastoidite
  • Melanoma
  • Mononucleosi
  • Onfalite
  • Otite
  • Parotite
  • Pediculosi
  • Rosolia
  • Sesta malattia
  • Sifilide
  • Sindrome da decompressione
  • Sindrome da stanchezza cronica
  • Toxoplasmosi
  • Tubercolosi
  • Tumore del seno
  • Tumore del pene
  • Tumore dell’ano
  • Tumore dell’uretra
  • Tumori della laringe.

Linfonodi ingrossati: quando preoccuparsi?

Il coinvolgimento dei linfonodi nelle patologie tumorali si manifesta con un aumento di volume che solo il medico può distinguere da quello che si può verificare in seguito a malattie infettive, infiammatorie o autoimmuni, casi che peraltro, come si è detto, sono molto più frequenti. Ma quando è necessario preoccuparsi di un linfonodo ingrossato? I principali indizi per capire la gravità del problema si basano sulle dimensioni, sulla sede del rigonfiamento e sulle caratteristiche tattili.
I linfonodi, interessati da un tumore, possono essere maggiori di quelli che si ingrossano in risposta a un’infezione, ma quel che fa la differenza è soprattutto il fatto che il loro diametro non torna alla normalità nel giro di qualche settimana; al contrario, tende ad aumentare con il tempo.
I tumori che spesso si manifestano con il rigonfiamento di uno o più linfonodi sono i linfomi, sia del tipo Hodgkin sia del tipo non-Hodgkin, ma anche le leucemie, soprattutto quelle croniche di tipo linfoide.

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Linfonodi e tumori

Tuttavia, i linfonodi sono elementi essenziali nella diagnosi di un tumore perché il loro ingrossamento può essere il primo segnale della maturazione della malattia, oppure il segno che si sta espandendo. Specialmente nel caso di tumore al seno, si parla di linfonodo sentinella, la cui analisi si rivela essenziale per comprendere la presenza o meno della malattia e la presenza di metastasi. L’ingrossamento dei linfonodi è dovuto nella stragrande maggioranza dei casi a cause del tutto benigne. I linfonodi possono tuttavia essere importanti nella diagnosi di cancro perché il loro ingrossamento può, seppur di rado, essere il primo segno di esordio della malattia oppure il segno che essa si sta diffondendo. In un primo tempo, l’aumento di volume dei linfonodi rispecchia solo la risposta infiammatoria dell’organismo nei confronti delle cellule neoplastiche, che riconosce come potenzialmente pericolose. In una fase più avanzata della malattia, invece, a determinare il rigonfiamento non è più solo la proliferazione delle cellule del sistema immunitario, ma può essere anche l’invasione del linfonodo stesso da parte delle cellule cancerose, che lo raggiungono passando attraverso i vasi linfatici dopo essersi distaccate dal tumore. Da qui, seguendo di nuovo le vie del sistema linfatico oppure riversandosi nel circolo sanguigno, le cellule trasformate possono colonizzare anche parti del corpo molto lontane dalla sede originaria del tumore, formando le metastasi.

Linfonodi nei bambini

I linfonodi ingrossati possono interessare anche e soprattutto i bambini. In questi soggetti, definiti a temperamento linfatico, le linfoghiandole si possono presentare leggermente ingrossate, senza superare comunque la grandezza di un pisello. Non è raro che l’ingrossamento dei linfonodi nei bambini sia associato ad altri sintomi, come febbre e mal di gola, tipici delle affezioni infantili. La stessa cosa potrebbe avvenire, anche se in misura minore, in presenza di carie ricorrenti e mai curate, per cui, almeno in questi casi, basterà curare il problema per risolvere la causa.

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