Il gonfiore provocato dalla puntura d’ape quanto dura, bisogna preoccuparsi dopo ventiquattro ore, e cosa fare affinché passi in fretta? Sono tutte domande che si pone una persona dopo aver avuto la sfortuna di essere attaccata da un’ape. È importante essere informati perché con l’apitossina – il veleno dell’ape – non si scherza: se alcuni individui avvertono semplicemente dolore localizzato, bruciore e prurito, altri potrebbero essere colpiti da malessere generale o shock anafilattico. I test allergici, quindi, sono di fondamentale importanza e dovrebbero essere fatti da tutti, inoltre, se abitate in zone dove abbondano gli insetti, usare delle piante-repellenti sul balcone, in giardino e in piscina, vi farà correre sicuramente molti meno rischi, a tal proposito leggete anche: Come allontanare api, vespe e zanzare da balcone, giardino e piscina
Gonfiore e dolore
Uno dei primi sintomi che provoca l’apitossina è il gonfiore, anticipato da dolore acuto, bruciore e rossore; potrete notare, nella parte dove il pungiglione ha perforato la pelle, una zona di colore bianco, che si gonfierà nel giro di pochi minuti: un problema, questo, che potrete arginare efficientemente estraendo subitamente l’aculeo. Esistono zone del corpo in cui si avverte maggiormente il dolore dovuto alla puntura di ape, come la testa, dove è difficile individuare il pungiglione da estrarre a causa della lunghezza dei capelli; anche la zona attorno all’occhio è molto sensibile e può provocare problemi momentanei alla vista; è raro, ma può accadere, che l’ape punga sulla lingua o sulla faringe: non ci sono rimedi efficaci, in episodi sfortunati come questi, e bisogna recarsi rapidamente in ospedale, prima che il gonfiore renda impossibile il passaggio dell’aria ai polmoni.
Quanto dura il gonfiore?
Nella maggior parte dei casi, il gonfiore sparisce gradatamente in un arco temporale variabile, generalmente dopo quattro/cinque ore, tuttavia in alcuni casi potrebbe durare per 24 ore: nulla di preoccupante, perché ciò dipende sempre dalla velocità di reazione del vostro organismo – della sua capacità, cioè, di eliminare le tossine del veleno d’ape – e anche dalla prontezza che dimostrerete nel curare il gonfiore dovuto alla puntura con rimedi naturale.
Allergia e shock anafilattico
Ci sono delle persone che possono avere delle reazioni esagerate nei confronti dell’apitossina: queste noteranno un rossore intenso, un gonfiore che tende a diventare sempre più evidente, prurito a cui è difficile resistere. Questo, ovviamente, non significa essere in pericolo di vita, ma comunque è consigliabile rivolgersi al medico di fiducia, che saprà risolvere tutti i problemi causati dalla puntura d’ape nel giro di una settimana. Dovete sapere per tempo se siete allergici al veleno dell’ape: quando un allergico viene punto, prova immediatamente una sensazione di soffocamento e va incontro a uno shock anafilattico; in quel caso, deve avere a portata di mano medicine adatte prescritte dal proprio medico. Si può avere uno schock anafilattico anche quando si subiscono cinquanta o più punture di api, quando cioè la quantità di veleno nel corpo è più copiosa. Devono fare particolarmente attenzione i bambini, che non riescono a debellare facilmente l’apitossina: evitate che giochino in ambienti dove ci sono un gran numero di api e premuratevi che facciano un test allergico completo. Per approfondire, leggete anche: Morire per una puntura di vespa: capire cos’è uno shock anafilattico può salvarti la vita
Quando attacca un’ape?
Un’ape attacca solo quando si sente in pericolo (tranne in rari casi o per colpa di movimenti bruschi) perché muore dopo aver punto, quindi, il segreto per non essere punti è quello di stare a debita distanza da loro ed evitare movimenti repentini in loro presenza.
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Cosa fare per il gonfiore? I rimedi contro la puntura d’ape
Ci sono diversi rimedi casalinghi per il gonfiore dovuto alla puntura d’ape, che dovete utilizzare seguendo l’ordine con cui ve ne parlerò:
- non allarmatevi ed estraete dalla pelle il pungiglione attraverso una carta smussata (tipo la carta di credito);
- usate acqua ossigenata per disinfettare;
- per limitare al minimo il gonfiore, dovete stringere del ghiaccio avvolto da un panno sulla zona colpita per dieci minuti;
- una crema di aloe vera al 100% o l’unguento di calendula vi torneranno utili per rossore e prurito, inoltre sono efficaci anche per far sì che la pelle si rigeneri più in fretta;
- arrivati a questo punto, non dovete assolutamente grattare la parte di pelle gonfia: rischierete di peggiorare la situazione, soprattutto se avete le mani sporche;
- se dopo sei ore dalla puntura dell’ape avvertite ancora dolore o prurito, usate la polpa di banana fatta in casa o del prezzemolo, oppure potete riapplicare prima il ghiaccio e poi la crema di aloe vera o l’unguento di calendula.
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Se i sintomi sono gravi e non tendono a diminuire, non perdete ulteriore tempo e recatevi al più vicino Pronto Soccorso.
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La comparsa di difficoltà nella di lettura o di sdoppiamenti delle lettere, con sensazione di stanchezza agli occhi sono tutti i sintomi della presbiopia incipiente e l’uso dell’occhiale per vicino si rende “fisiologicamente” necessario nei soggetti normali oltre i 40-45 anni di età (e per i più “duri” finché le braccia sono sufficienti). Non vi è nessun beneficio nel sottoporre l’apparato visivo ad inutili affaticamenti cercando di rimandare nel tempo l’uso degli occhiali. Se, pur superata questa età, il paziente non avverte nessun disturbo nella visione da vicino, è probabile che abbia un buona capacità accomodativa o che sia leggermente miope e in tale caso l’uso degli occhiali per vicino potrà essere procrastinato nel tempo. In effetti, generalmente dopo i 40 anni, il meccanismo di messa a fuoco per vicino (di cui l’animazione al link accomodazione), incomincia a non essere così efficiente per perdita progressiva dell’elasticità del cristallino (con il passare degli anni si ha una progressiva e fisiologica perdita della capacità accomodativa dalle oltre 10 diottrie a 8 anni a 1 diottria a 60-65). Dapprima si avverte che ci vuole più tempo per la messa a fuoco nella lettura, poi si incomincia ad allontanare gli oggetti per vederli a fuoco, infine quando le braccia non sono più sufficienti ci si reca dall’oculista. La perdita di elasticità del cristallino rende impossibile l’aumento del suo potere diottrico (la sua capacità di assumere la forma sferica) e per tornare a vedere nitidamente abbiamo necessità di aggiungere al davanti dell’occhio delle lenti convergenti (positive) come quelle dell’ipermetropia. La comparsa dell’affaticamento nella visione per vicino varia anche in rapporto all’attività svolta (passare molte ore davanti al computer è ovviamente più affaticante rispetto a chi fa il rappresentante e utlizza prevalentemente la visione per lontano) e a difetti di vista associati come la miopia, ipermetropia, o l’astigmatismo , nonché alla presenza di disturbi della motilità oculare (come ad esempio, la frequente insufficienza di convergenza). Nel momento in cui quindi, ci si rende conto della crescente difficoltà alla lettura, è consigliabile effettuare una visita oculistica e su consiglio oculistico farsi prescrivere gli occhiali per vicino più adatti per le funzioni da svolgere da vicino (lettura, uso del computer, lavori manuali) per evitare lo sforzo visivo nella lettura prolungata, lo sdoppiamento delle lettere e gli altri sintomi di affaticamento visivo (bruciori, irritazione e arrossamento degli occhi sino alla cefalea). Infine la perdita di elasticità al di sopra i 65 anni, può cominciare ad associarsi alla perdita di trasparenza del cristallino (cataratta).
Le ghiandole sudoripare sono ghiandole esocrine tipiche dei mammiferi. Esse partecipano principalmente alla regolazione della temperatura corporea mediante l’emissione del sudore, ma i loro compiti non si limitano a questo. Si distinguono due tipi di ghiandole sudoripare: