Lo spunto per scrivere questo articolo è nato alcuni mesi fa, da una particolare richiesta di un paziente di 80 anni, che era ricoverato per Continua a leggere
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“Può causare cancro”: procura di Torino avvia inchiesta su farmaco anti-diabete
La procura di Torino ha avviato un’inchiesta, condotta dai Nas, su un farmaco per la cura del diabete che potrebbe aumentare il rischio di cancro alla vescica. L’inchiesta è partita da un esposto presentato dall’associazione Promesa (Protezione professioni mediche e sanitarie). L’ipotesi di reato è commercio o somministrazione di medicinali guasti.
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Ecografia dinamica peniena: a che serve e come si svolge l’esame?
L’ecografia dinamica peniena, anche chiamata ecocolordoppler penieno, è una indagine utilizzata nella diagnosi della disfunzione erettile (impotenza). Sfrutta sonde ad alta frequenza (7.5-13 MHz) con modulo colordoppler, che permette di analizzare il flusso sanguigno del pene. L’esame non è pericoloso per la salute, visto che – al contrario della radiografia – si usano ultrasuoni e non radiazioni ionizzanti, tuttavia presenta il rischio di complicanze ed è considerato molto fastidioso dai pazienti.
Perché si chiama “dinamico” e quali farmaci vengono usati?
Il termine “dinamico” indica il fatto che durante l’esame si usano farmaci vasoattivi, come la papaverina e/o la prostaglandina PGE1 (Alprostadil – Caverject) iniettati direttamente nei corpi cavernosi del pene per indurre un’erezione. Si effettua quindi l’ecografia in condizioni basali e ripetendola ad intervalli prestabiliti dopo l’iniezione dei farmaci e ciò permette di studiare:
- stato di dilatazione delle arterie cavernose;
- velocità di afflusso del sangue all’interno dei vasi sanguigni penieni;
- i corpi cavernosi a riposo ed in erezione;
- morfologia del pene.
Oltre all’iniezione di farmaci, in alcuni casi il paziente visiona filmati erotici capaci di stimolare l’erezione.
Leggi anche: Testicoli piccoli: quali sono le cause e le dimensioni normali?
Quando si esegue e per chi è indicato?
L’ecocolordoppler penieno è generalmente indicato quando, esclusa una disfunzione erettile su base psicologica, si sospetta una disfunzione erettile causata da alterazioni vascolari (frequente in soggetti con aterosclerosi, diabete, ipertensione arteriosa). L’esame in genere viene prescritto quando le terapie orali per la disfunzione erettile (come il Viagra) non abbiano funzionato.
Come si svolge l’esame?
Il paziente è in decubito supino (cioè sdraiato a pancia in su) con il pene appoggiato alla parete anteriore dell’addome. Sul pene si passa una sostanza tipo gel per favorire gli ultrasuoni. Il medico passa sul pene la sonda ecografica. Il medico effettua una iniezione sul pene, che dovrebbe determinare una erezione, e passa nuovamente la sonda ecografica ad intervalli regolari.
Vedi anche: FOTO DI INIEZIONE SUL PENE
Quanto dura l’esame?
L’esame in sé richiede circa 20 – 30 minuti, salvo situazioni specifiche in cui il medico ha bisogno di più tempo per studiare situazioni anatomiche particolari.
Cosa succede al termine dell’esame?
Al termine dell’esame il paziente può tornare alle proprie attività giornaliere senza problemi. Può guidare. L’erezione indotta farmacologicamente può durare circa un’ora. Può perdurare un senso di fastidio al pene dovuto all’iniezione, che dovrebbe sparire in alcune ore.
L’esame è doloroso?
La parte dell’esame che include il passaggio della sonda ecografica non è dolorosa, tuttavia l’iniezione intracanvernosa dei farmaci è considerata “fastidiosa” (in alcuni casi “dolorosa”, secondo alcuni “estremamente dolorosa”) dalla maggior parte dei pazienti.
Quali i rischi e le complicanze?
Una possibile complicanza è il priapismo: un’erezione che dura oltre il tempo di efficacia del farmaco (cioè circa 1 ora) e che può diventare anche molto dolorosa. Il priapismo può essere trattato mediante iniezione di intracavernosa di etilefrina, ma in alcuni rari casi può richiede la detumescenza chirurgica. In rarissimi casi, l’iniezione può determinare danni più o meno gravi alle strutture del pene.
In caso di risultati positivi, quali altri esami sono necessari?
Le ecografia riscontra qualche danno, il medico potrebbe aver bisogno di altre indagini diagnostiche, come:
- ecografia prostatica transrettale;
- cavernosometria;
- cavernografia dinamica;
- arteriografia selettiva dinamica delle arterie peniene.
Queste indagini non sono sempre necessarie e, essendo alcune invasive e più rischiose, si usano solo quando l’ecografia peniena non sia riuscita a sciogliere il dubbio diagnostico. Per approfondire: Disfunzione erettile: arteriografia, cavernosometria, cavernosografia, esami neurofisiologici
Sullo stesso argomento, leggi: Disfunzione erettile: ecografia colordoppler dinamica del pene
Per approfondire, leggi:
- Disfunzione erettile (impotenza): tutti gli esami utili per la diagnosi
- Anamnesi medica e sessuologica nella diagnosi della disfunzione erettile
- Esame obiettivo nella diagnosi della disfunzione erettile
- Accertamenti ematochimici e ormonali nella diagnosi della disfunzione erettile
- Iniezione di alprostadil (PGE1) nella diagnosi della disfunzione erettile
- Disfunzione erettile: registrazione delle erezioni con erettometria notturna (Rigiscan®)
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Raggi infrarossi in medicina: diminuiscono il dolore e rilassano la muscolatura

I raggi infrarossi sono onde elettromagnetiche a bassa frequenza in grado di trasmettere calore, e proprio per via di questa caratteristica sono sempre più utilizzati anche a scopo terapeutico. Presenti negli studi medici che si occupano di riabilitazione, i raggi infrarossi sono generati da speciali lampade – solitamente al filamento di tungsteno con potenze fino a 1000 Watt – in grado di generare raggi IR a varie lunghezze d’onda. Lo spettro delle radiazioni emesse dalle lampade a tungsteno, in particolare, varia da 40.000 a 3.500 A e comprende, pertanto, raggi infrarossi, raggi visibili e, in piccola misura, anche ultravioletti; tuttavia la maggiore emissione riguarda i raggi infrarossi con lunghezza d’onda sui 10.000 A. Il calore che questi raggi trasmettono viene assorbito facilmente dal corpo, poiché penetra solo la superficie della cute e dei tessuti, e provoca una benefica vasodilatazione oltre che degli stimoli anche a un livello nervoso e muscolare. Il trattamento con infrarosso è indicato in particolare per curare dei disturbi specifici associati all’apparato circolatorio, scheletrico nonchè ai muscoli.
A cosa servono i raggi infrarossi nella medicina riabilitativa?
Gli infrarossi sono usati in riabilitazione, per contrastare contratture e dolori muscolari e preparare il muscolo a massaggi e trattamenti di fisioterapia.
Questo perché, direzionati sulla zona da trattare i raggi riscaldano in profondità, ciò determina una dilatazione dei vasi sanguigni presenti nella zona trattata con aumento della circolazione sanguigna locale e, di conseguenza una maggiore ossigenazione dei tessuti, che si rigenerano.
Si aggiunge, inoltre, un effetto stimolante sulle terminazioni nervose, che riduce il dolore e rilassa la muscolatura.
Sono quindi indicati per il trattamento dei dolori alla cervicale, per artrosi cervicale e lombare, per le contratture muscolari e per il trattamento delle piaghe da decubito. Utili anche per malattie da raffreddamento, per affezioni dell’orecchio, naso e gola.
Leggi anche: Dolore che interessa varie articolazioni (poliarticolare): cause e rimedi
Terapia casalinga con infrarossi
Vi riportiamo una lista di prodotti per la terapia ad infrarossi che potete usare comodamente a casa. Se soffrite spesso dei dolori appena elencati, acquistare una vostra lampada ad infrarossi o altri prodotti utili a contrastare il dolore, potrebbe essere un ottimo investimento per il vostro benessere e la vostra salute:
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Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari:
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Come si svolge una seduta di raggi infrarossi?
I raggi infrarossi possono essere impiegati per applicazioni generali o locali; in entrambi i casi il paziente viene fatto spogliare nella zona da trattare e disposto in una posizione idonea ad essere raggiunto dai raggi infrarossi (seduto o steso sul lettino). Nelle applicazioni generali si fa convergere sul paziente denudato la luce emessa da 4 lampade di infrarossi, che sono collocate alla distanza di 60-80 cm dal soggetto. E’ importante ricordare subito che in certi soggetti queste applicazioni possono produrre ipotensione ed impegno dell’apparato cardiocircolatorio. Nelle applicazioni locali (le più usate nella terapia riabilitativa) di solito vengono trattate superfici corporee di 30-40 cm di diametro, grazie ad una sola lampada di infrarossi. Nell’effettuare tali applicazioni bisogna seguire le norme sottoelencate:
- La parte da trattare deve essere denudata.
- La regione cefalica va protetta.
- La lampada generatrice deve essere collocata a distanza di almeno 50 cm dal paziente.
- I raggi devono essere perpendicolari alla superficie da irradiare.
- Il dosaggio deve essere basato sulla durata dell’irradiazione.
Quanto dura una seduta di raggi infrarossi e quante sedute sono necessarie?
Ovviamente questi dati variano in funzione del paziente, della patologia da trattare e dalla sua estensione/gravità. Mediamente la durata di ogni seduta è di 15 minuti ma può arrivare fino a 30. Solitamente si effettuano cicli di 10 sedute totali.
Vantaggi
I vantaggi degli infrarossi sono, in sintesi:
- Circolazione migliorata: grazie al calore emesso dalla lampada ad infrarossi la circolazione migliora notevolmente e questo, comporta un efficacia contro i dolori muscolari e “scioglie” qualsiasi contrazione muscolare istantaneamente.
- Profondità di azione: i raggi infrarossi penetrano nella pelle fino a parecchi centimetri all’interno del corpo ed arrivano dove nessuna crema è in grado di arrivare. Il calore penetrante promuove la guarigione e il ringiovanimento.
- Ossigenazione dei tessuti: la lampada ad infrarossi è capace di migliorare l’ossigenazione e l’idratazione dei tessuti all’interno della cute.
- Guarigione delle ferite migliorata: grazie ai raggi infrarossi e al potere del calore concentrato in un unica zona è capace di velocizzare la guarigione delle ferite grazie ad una migliore ossigenazione e circolazione.
- Rilassamento dei muscoli: la radiazione infrarossa è capace di rilassare qualsiasi muscolo del nostro corpo e calma il sistema nervoso.
- Azione anti-stress: il calore della lampada ad infrarossi, specie nei mesi più freddi, è capace di migliorare il nostro umore e combatte lo stress psico-fisico cronico.
Precauzioni
E’ importante che il medico faccia attenzione a tali avvertenze e precauzioni nell’uso dei raggi infrarossi:
- Non usare la lampada in qualsiasi zona della testa.
- La lampada deve essere tenuta a debita distanza dalla cute, la testa deve essere protetta.
- Non applicare oli essenziali, lozioni e creme per la pelle prima di utilizzare la lampada ad infrarossi.
- Coprite gli occhi. Non fissare direttamente la luce emessa dalla lampada.
I raggi infrarossi abbronzano?
Se pensate di abbronzarvi con la lampada ad infrarossi la risposta è no. Ad abbronzare sono i raggi ultravioletti e non gli infrarossi. Per approfondire, leggi: Differenza tra raggi infrarossi, ultravioletti e visibili
I raggi infrarossi in ambito curativo sono sicuri?
L’uso dei raggi IR a scopo terapeutico oggi è sempre più diffuso, anche perché non vi sono state riscontrate particolari controindicazioni per ciò che concerne il loro utilizzo. Tuttavia è sempre opportuno che i trattamenti siano seguiti da medici dalle mani esperte, al fine di scongiurare interventi sommari e sovraesposizioni che potrebbero causare ustioni cutanee o colpi di calore.
Quali sono le controindicazioni?
E’ importante ricordare che la terapia con infrarossi è controindicata o comunque da sconsigliare :
- In caso di gravi patologie cardiovascolari.
- In caso di febbre superiore a 38 gradi.
- In caso di varicosi, diabete, emofilia, tumore.
- In gravidanza, in allattamento e durante il ciclo mestruale.
- In pazienti al di sotto di 6 anni.
- In pazienti che hanno assunto da poco alcolici o stupefacenti.
I raggi infrarossi hanno effetti collaterali?
I possibili effetti collaterali dei raggi infrarossi sono principalmente dovuti al calore e sono principalmente:
- eritema;
- sudorazione;
- ipotensione arteriosa;
- colpi di calore;
- ustioni;
- svenimento.
L’eritema da infrarossi compare durante l’irradiazione e scompare subito dopo l’interruzione del trattamento. L’eritema è generato dall’intensa vasodilatazione superficiale, prodotta dall’elevazione termica. Nell’area irradiata si può manifestare una sudorazione più o meno profusa, a causa della stimolazione delle ghiandole sudoripare da parte dei raggi infrarossi. In alcuni soggetti si può verificare ipotensione arteriosa (abbassamento della pressione sanguigna) causata dalla vasodilatazione, se il trattamento copre ampie zone del corpo. Una severa ipotensione, soprattutto se il paziente è ipoteso, potrebbe determinare – nei casi più gravi – lo svenimento. Durante le applicazioni generali si possono avere episodi lipotimici nei soggetti cardiopatici. Le ustioni insorgono se l’intensità della sorgente è notevole e se esistono disturbi della sensibilità. Come già detto più volte, non si devono mai indirizzare i raggi infrarossi sul capo perché c’è il pericolo di colpi di calore. Per tali motivi è opportuno difendere il cranio con un copricapo allorquando si effettuano applicazioni sul rachide cervicale. La presenza di un medico esperto è efficace nel prevenire tutti gli effetti collaterali. Al contrario di altri professionisti – che applicano il macchinario e lasciano imprudentemente il soggetto da solo a ricevere i raggi infrarossi – io invece rimango accanto al paziente per tutta la durata del trattamento, per evitare episodi lipotimici ed ustioni causate tipicamente da movimenti del paziente che avvicina in modo incauto la zona trattata alla lampada.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Gravidanza e allattamento: posso assumere Tachipirina, Ibuprofene e Co-Efferalgan? Quante compresse?
La parola “farmaco” viene dal greco ” ϕάρμακον” che si può tradurre anche con la parola veleno. I farmaci sono in effetti – se non assunti in modo consapevole e sotto stretto controllo medico – dei veri e propri veleni. Ciò è ancora più vero durante gravidanza ed allattamento, periodi della vita di una donna in cui la maggior parte dei farmaci sono il più possibile vietati, per non danneggiare la salute del nascituro. Il paracetamolo rappresenta una eccezione.
Cos’è il paracetamolo?
Il paracetamolo, principio attivo contenuto in vari farmaci come la Tachipirina e l’Efferalgan, è usato per curare la febbre ed i dolori lievi. È usato tipicamente per curare i sintomi del raffreddore, dell’influenza, del mal di testa e dell’artrosi. È in commercio in diverse forme: sciroppo, gocce per neonati, in compresse, compresse effervescenti, buste ed in supposte. Molte donne mie pazienti, durante la gravidanza e l’allattamento, mi chiedono se sia possibile usare il paracetamolo e, se si, in quali quantità.
Posso assumere paracetamolo, Ibuprofene e Co-efferalgan in gravidanza e allattamento?
Contrariamente alla maggior parte dei farmaci, che in gravidanza ed allattamento NON possono essere assunti, il paracetamolo in gravidanza e in allattamento non è controindicato, ma va assunto con moderazione e solo se davvero necessario.
POSSONO essere assunti in gravidanza:
- Il paracetamolo, che troviamo nella Tachipirina e nell’Efferalgan;
- l’ibuprofene, come il Moment;
- gli antibiotici a base di amoxicillina ed eritromicina.
NON deve essere assunto in gravidanza il co-efferalgan, che oltre al paracetamolo contiene codeina; a tale proposito leggi anche: Differenze tra Efferalgan e Co-Efferalgan
Se avete mal di testa, febbre ed influenza, potete prendere le normali dosi di paracetamolo per adulti, ma solo per un breve periodo: se i sintomi non scompaiono, rivolgetevi subito al vostro medico curante. Molto utile il paracetamolo anche in caso di mastite che è una patologia che colpisce moltissime donne che allattano.
Assumere paracetamolo: con quale dosaggio?
Il dosaggio massimo di paracetamolo è 3 grammi al giorno, quindi 3000 mg/die il che significa che potete assumere ad esempio 3 compresse di Tachipirina 1000 mg, oppure 6 compresse di Tachipirina 500 mg al giorno. Il mio consiglio è comunque di rimanere entro la soglia di 2000 mg/die (quindi 2 compresse da 1000 mg o 4 da 500 mg) e di non superare i 3 giorni consecutivi di assunzione. Altro mio consiglio è quello di consultare comunque il proprio medico prima di assumere questo farmaco.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Dinitrofenolo (DNP): il ritorno della pillola dietetica mortale
L’Interpol ha diramato un avviso di allerta per i rischi alla salute di un farmaco illegale il 2,4-dinitrofenolo, noto anche come DNP. L’allarme è scattato in seguito alla morte di una donna in Regno Unito e all’episodio di un uomo francese che è stato ricoverato in gravi condizioni dopo aver assunto una non meglio precisata quantità di DNP.
Purtroppo non è la prima volta che si parla di decessi causati dal 2,4-dinitrofenolo: tra il 2007 e il 2013 anno sono stati registrati quasi sessanta casi di reazioni mortali dei quali si sospetta la causa sia l’assunzione di pillole a base di DNP. La storia di come il dinitrofenolo è diventato un potente farmaco dietetico e un anabolizzante per body builder è avvincente e merita di essere raccontata. Il composto chimico veniva utilizzato durante la prima guerra mondiale nelle aziende francesi per la produzioni di esplosivi (miscelato con l’acido picrico). Fu proprio nelle fabbriche che venne scoperta un’altra caratteristica del DNP: quella di accelerare il metabolismo degli operai favorendo la perdita di peso. Di conseguenza vennero commercializzati prodotti a base di DNP per la cura e il trattamento dei disordini alimentari e per favorire il dimagrimento. Già verso gli anni Trenta però vennero individuati gli effetti collaterali del farmaco, in uno studio pubblicato sull American Journal of Public Health nel 1934 condotto da Maurice L. Tainter, Windsor C. Cutting e A. B. Stockton assieme ai “benefici” del medicinale (in grado di far perdere quasi 1,5 kg di peso a settimana) venivano evidenziati i rischi che di una prolungata ed eccessiva stimolazione del metabolismo provocata dal DNB. L’entusiasmo durò poco, nel 1938, in seguito ad alcuni decessi il DNP fu classificato come estremamente pericoloso e non adatto al consumo umano. Non per molto però, nel 1960 venne scoperto che l’esercito russo era solito prescrivere il DNP per tenere alta la temperatura corporea dei soldati e consentire loro di resistere al freddo. Nel 1980 Nicholas Bachynsky inventò una cura dimagrante a base di dinitrofenolo che lo rese milionario. Ancora una volta le autorità (in questo caso la FDA) imposero di cessare la somministrazione.
Il medico finì in carcere dove però incontrò un altro dei protagonisti della storia del DNB: Dan Duchaine, colui che farà diventare il dinitrofenolo un prodotto per bodybuilder promettendo agli atleti una perdita del grasso corporeo quasi istantanea. Duchaine non era nuovo a cose del genere, non per nulla venne soprannominato il guru degli steroidi. Si arriva così ai giorni nostri, le pillole di DNP vengono vendute illegalmente (su Internet si trovano ad un prezzo intorno ai 180-2000 euro) sia a coloro che vogliono perdere peso come Eloise Parry, morta il 12 aprile dopo aver ingerito otto pillole di DNP sia ai bodybuilder.
La Food Standard Agency britannica ha preso molto sul serio la minaccia per la salute del DNB e ha lanciato una campagna per prevenire altri drammi causati dal dinitrofenolo. Gli effetti collaterali della molecola sono oggi noti e non ci sono dubbi circa la sua pericolosità: si va dal vomito al mal di testa alle difficoltà nel respirare fino febbre molto alta (che può superare i 43°) al coma e, come spesso è successo nella storia del DNB, alla morte. Il problema è che una volta innescata la reazione che “velocizza il metabolismo” questa non si arresta. Non è nemmeno necessario raggiungere dosaggi eccessivi, già due compresse di DNP possono uccidere; alla pericolosità intrinseca della sostanza va aggiunto il fatto che viene prodotta in laboratori illegali che non rispettano gli standard di sicurezza.
Articolo di Giovanni Drogo pubblicato su NEXT
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Obesità: in arrivo il pasto immaginario in pillola per ingannare organismo e bruciare i grassi
Il sogno di ogni persona in sovrappeso: una pillola che fa sparire piano piano i chili in eccesso. Ecco che dagli Usa potrebbe arrivare un pasto immaginario per ingannare l’organismo e indurlo a bruciare grassi nell’errata convinzione di aver assunto nuovi cibi. È la strategia messa a punto da un team di scienziati Usa: gli esperti hanno sviluppato una pillola in grado di ottenere un effetto dimagrante sfruttando questo piccolo inganno per il corpo. In pratica, spiega Ronald Evans, direttore del Gene Expression Laboratory del Salk Institute di La Jolla (California) e autore senior dello studio pubblicato su Nature Medicine, “questa pillola è come un pasto immaginario: invia gli stessi segnali che normalmente partono all’interno dell’organismo quando si ingeriscono grandi quantità di cibo”.
Continua la lettura su https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/06/obesita-pasto-immaginario-in-pillola-per-ingannare-organismo-bruciare-i-grassi/1317813/
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“Sono invincibile”, muore a 20 anni per il fisico perfetto: lo uccidono gli steroidi
L’inglese Oli Cooney, ventenne della contea metropolitana del West Yorkshire, ossessionato dagli anabolizzanti, è morto d’infarto il 22 settembre scorso, ad appena 20 anni. Aveva già avuto due attacchi di cuore, ma nonostante ciò non aveva abbandonato la palestra e soprattutto non aveva smesso di assumere farmaci dopanti, dopo aver iniziato a 16 anni. I medici, dopo l’ischemia al cuore determinata dall’abuso di varie sostanze dopanti, gli avevano diagnosticato danni cronici e gli avevano ordinato di stare lontano dagli steroidi e diminuire il carico di allenamento.
Secondo alcuni il ragazzo aveva smesso di prendere sostanze anabolizzanti, ma continuava a frequentare la palestra a ritmi esagerati. A chi gli faceva notare che questo stile di vita era molto pericoloso, Oli Cooney rispondeva di “essere invincibile”. I suoi genitori sperano che la storia del loro figlio possa servire a tutti quei ragazzi che amano fanno uso di steroidi, fungendo da monito a non assumerli. La madre di Oli ha raccontato al quotidiano Telegraph & Argus (da cui è anche presa la foto che vedete in alto): “Oli ha coltivato una passione sfrenata per il bodybuilding e sfortunatamente questa passione gli ha tolto la vita. Non vorremmo che nessuno passasse le pene dell’inferno che abbiamo vissuto. Non vorremmo che accadesse più”.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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