Pompelmi e farmaci: un rapporto difficile

MEDICINA ONLINE FRUTTA NATURA SETE BERE SUCCO ARANCE AGRUMI LIMONI POMPELMI VITAMINE DIETASe assunti in una dieta comprendente agrumi, in particolare il pompelmo, alcuni farmaci possono rivelarsi pericolosi. Già 20 anni fa gli studiosi del Lawson health research institute di London (Canada) pubblicarono un elenco di medicinali che se assunti in una dieta comprendente agrumi, in particolare il pompelmo, potevano rivelarsi altamente pericolosi. Oggi il numero di farmaci che possono interagire in modo avverso con gli agrumi sono aumentati, se ne contano più di 80, e ogni anno la lista aumenta di 6 nuovi prodotti farmacologici.

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Mangiando la Nutella o cinque biscotti al giorno ti rovini la salute e causi la distruzione di 17 metri quadrati di foresta: attenzione all’olio di palma

nutellaCosa hanno in comune i canditi, un sapone, i carburanti, l’obesità, i cosmetici, i grissini, la Nutella e la deforestazione? Semplice: è l’olio di palma.

Chi ha l’abitudine di controllare le etichette dei prodotti alimentari prima di compiere un acquisto si sarà imbattuto nella dicitura “olio di palma” oppure “olio vegetale“, che, se non seguita da una ulteriore specificazione posta tra parentesi e riguardante il tipo di olio utilizzato, potrebbe nascondere proprio quest’olio di provenienza esotica e sempre meno ben visto sia dal punto di vista salutistico che ambientale.

A lasciare particolarmente sconcertati è la diffusione del suo impiego, che abbraccia non soltanto l’industria alimentare, ma anche il mondo della cosmesi, trattandosi di un olio considerato molto versatile, oltre che disponibile sul mercato a prezzi contenuti rispetto ad altri oli vegetali maggiormente pregiati. La sua presenza negli alimenti confezionati non interessa soltanto i comuni prodotti da supermercato, ma anche i cibi biologici, tra cui si possono individuare fette biscottate e biscotti per la colazione. E’ necessario dunque porre una particolare attenzione alle liste degli ingredienti in qualsiasi luogo si acquisti un prodotto ed a qualsiasi marchio si faccia riferimento.

L’olio di palma, nei comuni prodotti confezionati, non manca di essere utilizzato in prodotti sia dolci che salati, tra i quali è possibile individuare diversi tipi di alimenti da forno, come crackers e grissini, ma anche merendine di vario genere e biscotti, senza contare alcune delle creme spalmabili più diffuse (come la Nutella) ed alcuni tipi di margarina, oltre che alcune basi pronte fresche o surgelate per la preparazione di torte salate, pizze e focacce e differenti tipologie di pietanze precotte o prefritte.

Ciò che ci dovrebbe spingere ad evitare il consumo di prodotti contenenti olio di palma al fine di proteggere la nostra salute riguarda il suo elevato contenuto di grassi saturi, che può raggiungere anche il 50% nel caso dell’olio di palma derivato dai frutti e l’80% nell’olio di palmisto, derivato dai semi. Si tratta di oli spesso utilizzati a livello industriale per la frittura ed a livello cosmetico per la preparazione di creme, saponi e prodotti detergenti destinati alla cura della persona.

Il suo elevato contenuto di grassi saturi lo rende semi-solido a temperatura ambiente. Ciò avviene sia nel caso dell’olio di palma che dell’olio di palmisto, che viene impiegato soprattutto in pasticceria per la realizzazione di creme e farciture dolci, per le canditure e per la preparazione delle glasse. Il suo elevato contenuto di grassi saturi non è purtroppo controbilanciato da un’adeguata presenza di acidi grassi polinsaturi benefici, ritenuti in grado di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo LDL.

L’olio di palma trova inoltre impiego al di fuori dell’industria cosmetica ed alimentare, ad esempio nella produzione di biodiesel. Il biocarburante ottenuto a partire dall’olio di palma è stato però bollato dalla U.S. Environmental Protection Agency come non ecologico, in quanto la sua produzione è causa di emissioni di anidrdide carbonica superiori a quanto consentito perché un biocarburante venga considerato realmente “pulito”, oltre che per via degli ingenti costi ambientali legati alla sua produzione.

La coltivazione di palme da olio sta infatti prendendo piede sottraendo terreno a foreste dal valore inestimabile, comprese antiche foreste pluviali caratterizzate dalla presenza di ecosistemi irripetibili al mondo.

L’olio di palma insomma fa male alla salute delle persone e dell’ambiente per 3 motivi:

1) contiene dal 50 all’80% di grassi saturi (più del lardo!) ed ha la più bassa quantità di acidi grassi omega-3, quelli che proteggono il nostro organismo riducendo i rischi cardiovascolari.

2) è ovunque ma noi non lo sappiamo, quindi è un nemico subdolo.

3) è il principale responsabile della deforestazione in Asia Orientale (10 milioni di ettari in Indonesia, Malaysia e Thailandia) e in Africa Occidentale (4,5 milioni di ettari) e la deforestazione è indirettamente causa di malattie.

Infine il dato sconvolgente che mi ha spinto a scrivere l’articolo: le ultime ricerche hanno rilevato che se si mangiano 5 biscotti al giorno di una delle marche più diffuse (che contengono mediamente il 22,5% di olio di palma), oltre ad assumere un olio che è causa di obesità e di malattie cardio vascolari,  in un anno si consumano quasi 5 kg di olio, ovvero 17 m² di foresta. Non è un po’ troppo?

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La sciatalgia ti blocca? Ecco i rimedi e gli esercizi che ti salveranno!

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO YOGA RELAX MEDITAZIONE DONNA TRANQUILLITA MENTE RILASSAMENTO NATURA PALESTRA ESERCIZIO PESI MUSCOLI STRETCHING TAPPETINOViene descritto come un dolore insopportabile e caratteristico che non permette le normali attività lavorative e sociali. Vediamo di cosa si tratta e come combatterlo! In medicina per sciatalgia (anche chiamata “sciatica”) si intende un dolore che si estende alla gamba partendo dalla parte bassa della schiena (a livello lombare), in genere solo su un lato del corpo. In alcuni casi può associarsi mal di schiena e lombalgia. La causa primaria è una radicolopatia, o meno frequentemente una mielopatia o una neuropatia, ai danni della radice del nervo ischiatico (“nervo sciatico”), dovute a diversa origine: circa il 90% dei casi di sciatica sono dovuti ad una ernia del disco che determina avvicinamento di due vertebre lombari o di una vertebra lombare ed una sacrale, col risultato di determinare irritazione del nervo e dolore sul suo decorso. Altre patologie che possono portare alla sciatica, più rare, includono la spondilolistesi, la stenosi spinale, la sindrome del piriforme, la spondilosi vertebrale, la spondilite anchilosante, tumori pelvici, lesioni spinali, infezioni dei dischi vertebrali e compressione dovuta alla testa di un feto durante la gravidanza.

Terapie e consigli

La terapia di una sciatalgia dipende dalla causa a monte che l’ha determinata. Quando la causa della sciatica è l’ernia del disco a livello lombare o lombo-sacrale, la maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente nel corso di settimane o di qualche mese, con la disidratazione spontanea della massa polposa fuoriuscita, potendo però perdurare alcuni sintomi se le vertebre premono sui nervi. Sicuramente si raccomanda il riposo (o un esercizio fisico a basso impatto, sotto la supervisione di un fisioterapista o un personal trainer titolato, per rinforzare i muscoli della schiena e dei lombi), bere molta acqua (per favorire l’idratazione del disco erniato), eliminare il fumo di sigaretta, mantenere una postura corretta, lo stretching e l’evitare di alzare pesi curvando la schiena (in qualsiasi movimento la schiena deve infatti sempre rimanere diritta). E’ importante evitare le correnti d’aria ed i colpi di freddo. Molto importante, in caso di sovrappeso od obesità, seguire una dieta ipocalorica per ridurre il grasso corporeo.

Utili sono alcuni esercizi mirati, da eseguire preferibilmente con la supervisione di un fisioterapista o un personal trainer titolato. Ad esempio:

  • mettiti in posizione supina (stesi per terra con un tappetino, a pancia in alto), con le gambe distese e le braccia allungate lungo il corpo; le ginocchia vanno portate verso il petto, per essere circondate dalle braccia, in modo allungare le prime vertebre;
  • mettiti in posizione supina, piega le ginocchia mantenendo saldamente sul pavimento i piedi; appoggia la caviglia sinistra sul ginocchio destro tirando con entrambe le mani la coscia destra all’altezza dell’angolo del ginocchio) verso il petto. Mantieni questa posizione per alcuni secondi, poi ripeti con l’altra gamba;
  • mettiti carponi a terra sulle ginocchia, poi distendi la colonna vertebrale allungandoti all’indietro con le mani;
  • assumi una posizione supina e solleva la gamba, piegando il ginocchio che va preso con l’altra mano e tirato lievemente, fino a sentire la tensione delle prime vertebre e del bacino;
  • “esercizio del gatto”: mettiti carponi a terra sulle ginocchia poggiando le mani a terra posizionate sotto alle spalle; le ginocchia devono risultare allineate ai fianchi; ingobbisci la schiena formando una U rovesciata, contraendo gli addominali e spingendo verso l’alto; mantieni la posizione per alcuni secondi, poi rilascia ed arcua la schiena in senso opposto: incurvala spingendo i glutei in alto e l’addome verso il basso.

L’attività fisica regolare è ottima, ma deve essere eseguita senza sforzi intensi e sempre sotto la supervisione di un personal trainer titolato. Gli sport più adatti contro la sciatica sono:

  • passeggiata a passo medio/veloce;
  • nuoto;
  • acquagym.

Frequentemente i farmaci sono prescritti per il trattamento della sciatica, vi sono prove a sostegno degli antidolorifici. In particolare, i FANS (farmaci intinfiammatori come l’aspirina) sembrano migliorare il dolore immediato e tutti i FANS appaiono circa equivalenti nella loro efficacia, tuittavia consigliamo sempre l’uso di ibuprofene (massimo 1200 mg al giorno, divisi in due o tre assunzioni) per via della sua minore gastrolesività. In caso di dolori più lievi, sarebbe preferibile evitare i FANS, specie per chi soffre di gastrite, ed assumere paracetamolo (Tachipirina). In coloro con sciatica a causa della sindrome del piriforme, le iniezioni di tossina botulinica possono migliorare il dolore e la funzionalità. Vi sono prove anche per l’efficacia degli steroidi. Alcuni evidenze supportano l’uso del gabapentin per alleviare il dolore acuto nei pazienti con sciatica cronica.

La chirurgia per sciatica unilaterale comporta la rimozione di una parte del disco intervertebrale, una procedura conosciuta come discectomia. Sebbene in genere si hanno benefici a breve termine, quelli a lungo termine sembrano essere equivalenti all’approccio conservativo.[3][26] Il trattamento della causa sottostante della compressione è necessaria in caso di ascesso epidurale, tumori epidurali e sindrome della cauda equina.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SLa malattia da reflusso gastroesofageo, sigla MRGE (in inglese GERD, Gastro-Esophageal Reflux Disease o GORD, Gastro-Oesophageal Reflux disease), è una malattia di interesse gastroenterologico, causata da complicanze patologiche del reflusso gastroesofageo: si parla di “malattia” (MRGE) quando il reflusso causa sintomi (pirosi, rigurgito) o quando, con la gastroscopia, si evidenziano lesioni infiammatorie a carico dell’esofago (esofagite), o ulcere, o trasformazione metaplastica della mucosa (esofago di Barrett). La malattia presenta tendenza alle recidive.

Diffusione

In Europa la malattia è frequente nel 20% della popolazione, mentre nei Paesi asiatici è più contenuta.

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Cause

La malattia da reflusso gastroesofageo è spesso causata dal reflusso nell’esofago del contenuto dello stomaco e dei gas prodotti a livello intestinale che generano un reflusso duodeno-gastroesofageo. L’acido cloridrico e la bile che vengono a contatto in questo modo con la mucosa dell’esofago ne provocano l’infiammazione (esofagite) con possibile insorgenza di sintomi caratteristici, come la pirosi. Anche se occasionali piccoli reflussi sono considerati fisiologici, in alcuni casi la frequenza e l’intensità dei reflussi può assumere valenza patologica. Col tempo l’infiammazione può evolvere in danni al tessuto dell’esofago, sotto forma di erosioni e piccole ulcere. Altre cause del reflusso sono una diminuzione del tono del cardias (lo sfintere esofageo inferiore – SEI/LES), cioè la valvola che separa l’esofago dallo stomaco, in seguito all’assunzione di sostanze diverse, come cibi grassi, nicotina, caffeina, agrumi, alcolici ed anche alcuni tipi di farmaci; in casi più rari è dovuta al prolungato ristagno del bolo nello stomaco (si può ipotizzare una stenosi o pseudo-occlusione ileare o del tenue), per via di discinesie (disturbi motori) che rallentano il normale svuotamento dello stesso; altre volte la causa è da ricercare nell’assunzione di pasti troppo abbondanti; infine sono predisponenti tutte quelle condizioni che determinano un aumento della pressione gastrica, come l’obesità e la gravidanza. Per quanto sia stata lungamente studiata una possibile associazione tra l’infezione da Helicobacter pylori e la MRGE, essa non è mai stata accertata da studi epidemiologici, né è stato individuato un possibile meccanismo patogenetico con il quale il batterio provocherebbe la malattia. In taluni casi, addirittura, si è notata un’incidenza negativa legata all’eradicazione dell’H. pylori e l’eradicazione stessa parrebbe risultare inefficace per la prevenzione delle recidive.

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Sintomi e segni

I sintomi associati al reflusso si distinguono in esofagei ed extraesofagei. Non sempre la presenza dei sintomi è associata ad evidenza di esofagite mediante esami endoscopici e pH-metria. Tuttavia è proprio grazie a quest’ultimo esame che si è potuto associare alla MRGE anche sintomi extraesofagei. Alcuni di questi sintomi sono comuni anche a infezioni intestinali o a parassitosi.

Sintomi esofagei

I sintomi esofagei si suddividono in tipici e atipici. Fra i primi, sono particolarmente frequenti la pirosi (sensazione di bruciore retrosternale, talora irradiata al collo oppure posteriormente, tra le scapole) e il rigurgito (risalita non forzata del contenuto gastrico fino al cavo orale). Tra i sintomi atipici, si ricordano la disfagia (sensazione di difficoltà nella deglutizione, spesso legata ad alterazioni motorie correlate al reflusso), l’odinofagia (dolore legato alla deglutizione) ed il dolore toracico simil-anginoso (dolore retrosternale irradiato al mento, alla mandibola, alle braccia e tra scapole), che può indurre erroneamente a sospettare un infarto del miocardio.

Sintomi extraesofagei

  • Bronco-polmonari: tosse stizzosa o cronica, difficoltà respiratoria o asma, polmonite ab ingestis, ipersecrezione catarrale (aumentata produzione di muco, visibile sul piano glottico), emoftoe, apnee notturne, bronchiectasia
  • Oro-faringei: faringite (con o senza mal di gola), scialorrea, disfonia, raucedine, sensazione di nodo in gola (bolo faringeo), alitosi, prolasso dei tessuti molli (velopendulo), patina bianca sulla tonsilla linguare e raclage (sensazione di dover raschiare continuamente la gola per una forte presenza di muco che in realtà si rivela essere scarso e di difficile estrazione), vellicchio faringeo, disfagia orofaringea, rinite e peggioramento di sinusite.
  • Laringei: laringite cronica, laringite posteriore, ulcere e granulomi delle corde vocali

Diagnosi

La diagnosi di reflusso gastroesofageo patologico si effettua con la ph-impedenziometria o ph-metria esofagea delle 24 ore che consente di differenziare i reflussi fisiologici da quelli patologici. In alcuni casi, anche reflussi “fisiologici” possono provocare sintomi (“esofago irritabile o ipersensibile”). Per una diagnosi più coerente e certificabile soprattutto in casi di reflusso atipico, alcuni centri mettono a disposizione la Ph-metria con impedenziometria multicanale intraluminale, che permette di valutare se il refluito giunge fino in gola, in che entità ed in quale forma (liquido, gassoso o biliare). Nel caso in cui si rilevino solo reflussi gastro-esofagei (solitamente si verificano entro i 120 minuti dal pasto), la manometria gastro-esofagea può definire la tonia del cardias. Altri modi di indagine comprendono i test provocativi, il test di Bernstein, esami di radiologia, scintigrafia, istologia, endoscopia e manometria. È utile inoltre ricercare la presenza dell’Helicobacter pylori a livello gastrico, per stabilire la condotta terapeutica più adeguata.

Quali sono le possibili complicanze e qual è il rischio di tumore all’esofago?

Nei pazienti con reflusso gastroesofageo cronico, vi è un aumento del rischio di sviluppare tumore dell’esofago; per approfondire leggi questo articolo: Esofago di Barrett, tumore e reflusso gastroesofageo

Cura e trattamento

La cura della malattia da reflusso si basa su correzione dello stile di vita, sulla terapia famacologica e/o sulla terapia chirurgica. Per approfondire leggi questo articolo: Reflusso gastroesofageo: terapia farmacologica e chirurgica

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

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L’uso regolare di aspirina raddoppia il rischio di danni alla retina

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L’ASPIRINA E I DANNI ALLA RETINA

Lo studio del Westmead Millennium Institute for Medical Research di Sydney indica che l’uso regolare di aspirina è legato ad un aumento più che doppio nel rischio di contrarre degenerazione maculare legata all’età (Dmle), una patologia multifattoriale che colpisce la zona centrale della retina, detta macula, ed e’ una causa primaria di cecità per gli anziani. Il Centre for Vision Research dell’Istituto ha studiato quasi 2400 persone sopra i 50 anni per un periodo di 15 anni e ha scoperto che 63 avevano contratto Dmle neovascolare, o senile. Il direttore del centro Paul Mitchell scrive sulla rivista JAMA Internal Medicine che il 9,3% degli utilizzatori regolari di aspirina nello studio avevano contratto il disturbo dopo 15 anni, a paragone del 3,7% di chi non assumeva aspirina regolarmente il che corrisponde a un rischio di due volte e mezzo maggiore per gli utilizzatori regolari, indipendentemente dai precedenti di malattie cardiovascolari o dallo status di fumatori. Mitchell sottolinea pero’ che sarebbe prematuro concludere che l’aspirina causi la degenerazione maculare. ‘Se un paziente ha bisogno di aspirina per motivi clinici, malattie cardiache o cardiovascolari o altri disturbi gravi, naturalmente non deve fermare l’assunzione di aspirina, Se pero’ delle persone prendono aspirina per ragioni non cosi’ genuine e reali, dovrebbero valutarne l’opportunita”, spiega Mitchell.

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Ed anche il 2013 è arrivato: buon anno nuovo a tutti i lettori!

buon anno nuovo 2013

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Cosa si intende per ipertensione arteriosa e come fare a combatterla

Cosa si intende per ipertensione arteriosa e come fare a combatterlaL’ipertensione arteriosa è la malattia più diffusa a livello mondiale, soprattutto nei paesi più industrializzati, e rappresenta il principale fattore di rischio di una malattia cardiovascolare. In Italia circa il 15 – 20% della popolazione soffre di questa malattia.

Ma, che cos’è l’ipertensione arteriosa?

L’ipertensione arteriosa è l’aumento patologico e costante della pressione del sangue nelle arterie.
Nel nostro sistema circolatorio la pressione sanguigna dipende dal flusso di sangue che il cuore riesce a pompare e dalla resistenza che gli viene opposta dalle arterie.
La pressione varierà perciò a seconda che il cuore sia in fase di contrazione – sistole – o in fase di dilatazione – diastole –, fase in cui il flusso sanguigno è mantenuto dall’elasticità delle arterie.
Nella definizione della patologia è più importante la pressione minima (sistolica), perchè anche lievi aumenti possono avere conseguenze rilevanti, specialmente se abbinati ad altri fattori di rischio come il peso, l’ età, il sesso, la menopausa, l’indice vita/ fianchi, una predisposizione genetica, il diabete, l’attività fisica, ecc.
Un individuo è riconosciuto iperteso quando presenta valori di pressione arteriosa fra valori minimi e massimi compresi tra 96 – 110 mmHg e 160 – 180 mmHg.

I sintomi più comuni della ipertensione sono: pesantezza del capo, malessere generale, vertigini, stordimento, crampi, disturbi cardiovascolari (emorragie, insufficienza cardiaca, insufficienza renale, ecc) , ma l’ 80% degli ipertesi non presentano sintomi, situazione che aumenta il rischio di morte. Per questo molte volte l’ipertensione viene riconosciuta come “nemico silenzioso” ed è importante sottoporsi a frequenti misurazioni della pressione, specialmente per le persone a rischio, con precedenti familiari di ipertensione o per coloro che sospettano di soffrire di questo problema.
L’ipertensione provoca danni alle arterie, al cuore, ai reni, alla retina e al cervello, per questo è importante prevenire e curare questa alterazione.

Nel trattamento dell’ipertensione sono fondamentali tre aspetti: la dieta, l’attività fisica e la terapia. È importante sottolineare che la terapia medica da sola non può diminuire i livelli di pressione arteriosa se non viene accompagnata ad una dieta iposodica (controllata in sodio / sale) e da una corretta attività fisica. Solo i pazienti che adottano un cambio di vita hanno successo nel controllo della pressione.

Raccomandazioni per chi soffre d’Ipertensione

1) La prima cosa che si raccomanda per diminuire la pressione arteriosa è la riduzione dell’ apporto di sodio nell’alimentazione di ogni giorno.
La principale fonte di sodio è il cloruro di sodio, ovvero il sale di cucina, che utilizziamo tutti i giorni per dare sapore ai nostri cibi.
Ma molti altri alimenti, in un modo o nell’altro, apportano del sodio.
Perchè si limita l’apporto di sodio? Perchè il sodio aumenta il volume del sangue circolante, con conseguente aumento della pressione arteriosa e alterazione dell’equilibrio idrosalino.
La raccomandazione di sodio per un soggetto normale non iperteso è di 5 – 6 grammi di sale al giorno, mentre per l’iperteso va da 1 a 3 grammi, secondo i livelli di pressione arteriosa.

2) Il secondo passo è ridurre il peso, se il soggetto presenta obesità o sovrappeso, perchè per ogni chilo di sovrappeso che la persona ipertesa presenta, i livelli di pressione arteriosa aumentano del 8%.

3) Il terzo aspetto da considerare è l’attività fisica. Si è dimostrato che per gli ipertesi il miglior esercizio è la camminata in superficie piana per 1 ora al giorno, divisibile anche in due sezioni da 30 minuti. La frequenza deve essere di 3 volte alla settimana.

4) E al quarto posto si trova la terapia farmacologia, quando il caso è grave e nel caso in cui la dieta e l’attività fisica non siano sufficienti per mantenere stabili i livelli di pressione.

Altri fattori di rischio modificabili che devono essere controllati a fine di migliorare i livelli di pressione arteriosa sono:

Lo stress: se vivi una vita veloce, con molte responsabilità e poco tempo da dedicare al benessere e al relax, devi riflettere e cominciare a gestire meglio lo stress, cercando più tempo da dedicare a te stesso, perchè lo stress aumenta i livelli di pressione arteriosa. Bisogna acquisire un buon autocontrollo in alcune situazioni, per non soffrire inutilmente di stress. Esistono inoltre alcune tecniche di rilassamento molto efficaci come il yoga, corsi di rilassamento, ecc.
Riguardo all’alimentazione, una carenza di magnesio può provocare un aumento dei livelli di stress.

Come deve comportarsi una persona a cui sia stata diagnosticata una Ipertensione Arteriosa?

1) Ridurre il peso corporeo se ci si trova in sovrapeso o obesità.
2) Abolire il fumo.
3) Aumentare l’attività fisica.
4) Ridurre l’apporto di sale ed alcol.
5) Mantenere attraverso la dieta un adeguato apporto di potassio, calcio e magnesio.
6) Ridurre lo stress.

Raccomandazioni Dietetiche per l’iperteso
1) Aumentare il consumo di frutta e vegetali.
2) Consumare carne rossa (vitello) non più di tre (3) volte a settimana.
3) Non aggiungere sale alle pietanze, si può dare sapore al cibo con altri condimenti (prezzemolo, origano, aglio, pepe, ecc)
4) Consumare alcool con moderazione: non più di 2 bicchieri di vino al giorno per l’uomo e 1 per la donna.
5) Aumentare il consumo di pesce in quanto ricco di Omega – 3 ,specialmente il salmone ed il tonno.
6) Auntocontrollarsi con il consumo di dolci e bevande zuccherate.
7) Sostituire i formaggi salati con quelli non salati.
8) Eliminare il consumo di alimenti conservati in sale, lattine , insaccati, scatolame e affumicati.
9) Preferire il pane e la pasta ridotti in sale.

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Il reggiseno che può far crescere il tuo seno

MEDICINA ONLINE seno mammelle donna gravidanza cambia capezzoli areolaUn nuovo reggiseno promette di regalare al seno una taglia in più senza interventi chirurgici o integratori spendendo ‘solo’ 1.900 euro. E’ da oggi possibile secondo i produttori e distributori di ‘Brava‘, il reggiseno altamente tecnologico, da alcuni giorni in vendita in Italia. E’ un particolare reggiseno in silicone che sarebbe capace di sviluppare la riproduzione dei tessuti, ghiandole comprese, da tenere almeno 10 ore al giorno per dieci settimane. L’effetto sembrerebbe essere perenne, almeno a detta dei suoi inventori. Il reggiseno è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) autorità sanitaria americana e certificato dalla Società Americana di Chirurgia Plastica ASAPS.

Come funziona?

Brava si presenta come un semplice reggiseno sportivo mentre, in realtà, effettua una delicata, ma sostenuta pressione negativa (vacuum) provocando così la crescita di nuovo tessuto grazie ad un microcomputer che ne regola il funzionamento per quanto tempo lo si indossa. È basato quindi sul principio dell’espansione del tessuto, che sfrutta il meccanismo del corpo di guarigione e autogenerazione dei tessuti, per aumentare definitivamente il volume del tuo seno. I produttori del nuovo reggiseno sottolineano che le reazioni avverse all’uso del prodotto sono prevalentemente cutanee. La maggior parte delle irritazioni cutanee provengono sia da dermatite di contatto che da pulizia incorretta delle coppe.

Perché il seno si rilassa col tempo?

I seni sono formati da pelle, ghiandola, tessuto connettivo e tessuto adiposo e sono appoggiati al muscolo pettorale. La forma del seno dipende dunque dall’integrazione di vari tessuti. Il rilassamento dei seni o ptosi accade per ragioni diverse: più gravidanze, allattamento, dimagrimento rapido, genetica, gravità ed età. Come tutti i tessuti del corpo sono predisposti agli effetti della gravità nel tempo, il seno, visto che è un organo esterno e non è protetto dalle forze esterne, subisce maggiormente questi effetti. I tessuto connettivo che sostiene i seni è sempre sotto tensione d’ allungamento a causa degli effetti della gravità sul peso dei seni. Quest’effetto causa alla fine il rilassamento di questi legamenti, creando l’effetto d’abbassamento.

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