Autunno: 10 consigli per affrontare il cambio di stagione al meglio

MEDICINA ONLINE RAIN TORNADO COLD WATER OMBRELLO TEMPO BOSCO FOGLIE SECCHE AUTUNNO INVERNO CLIMA METEO METEREOPATIA WINTER SNOW NEVE AUTUMN LEAVES WOODS WALLPAPER Alone-sad-girl-lonely-walk-with-umbrella-miss-you-imagesCon l’equinozio ci prepariamo ad accogliere l’autunno. Alcune persone amano molto questa stagione, altre sono invece sopraffatte dalla malinconia e avvertono la nostalgia dell’estate, soprattutto per via dell’abbreviarsi delle ore di luce. Ecco allora alcuni rimedi naturali e consigli utili per affrontare il cambio di stagione tra estate e autunno.

1) Aromaterapia

L’aromaterapia ci viene in aiuto per affrontare il cambio di stagione tra estate e autunno. In questo caso il consiglio è di scegliere essenze diverse per accogliere la stagione a seconda del momento della giornata: lavanda e vaniglia al mattino, arancio amaro, limone sandalo e legno di cedro alla sera.

2) Massaggi

Per evitare la secchezza della pelle che in alcuni casi è tipica della stagione autunnale, date spazio ai massaggi. Il consiglio è di scegliere olio di sesamo o un altro olio vegetale di base con cui vi trovate bene per i massaggi. Il momento ideale per un massaggio a base di olio è prima del bagno o della doccia. Gli impacchi oleosi e i massaggi del cuoio capelluto sono utili per rafforzare la chioma e per stimolare la circolazione, così da contrastare la classica caduta autunnale.

3) Cromoterapia

L’autunno è una stagione che porta con sé l’inizio del freddo, giornate ventose e cieli dal colore cupo che possono favorire il malumore. Se le tonalità accese delle zucche e delle foglie che cadono non bastano a risollevarvi il morale, scegliete colori caldi con cui vestirvi e di cui circondarvi, come giallo, rosso e arancione.

4) Dieta autunnale

I consigli alimentari per l’autunno riguardano soprattutto la scelta di prodotti di stagione. Scegliete frutta e verdura dai colori caldi e vibranti, che vi preparerà anche al successivo arrivo dell’inverno. Nel passaggio dall’estate all’autunno, potrete creare dei piatti molto colorati e salutari che richiamino entrambe le stagioni, sia grazie alla frutta che con la verdura.

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5) Difese immunitarie

Il cambio di stagione è uno dei momenti migliori per occuparsi del sistema immunitario e rafforzare le difese in modo naturale. Bevete succhi freschi, abbondate con le porzioni di frutta e verdura, condite i vostri piatti con zenzero e curcuma, raccogliete i frutti di bosco e gustateli freschi a merenda e a colazione, non dimenticate i probiotici e i cibi fermentati e bevete abitualmente una salutare tisana all’echinacea.

6) Attività fisica dolce

Agevolate il passaggio da una stagione all’altra abituando il vostro corpo ad un’attività fisica dolce. Cercate di fare delle passeggiate all’aria aperta anche in autunno, proprio come in estate, fino a quando le temperature lo permettono. Fate in modo che con l’arrivo del freddo la vostra vita quotidiana non diventi troppo sedentaria. Dunque, se rimanete in casa ad esempio la sera, dedicatevi allo yoga o ancora, se volete uscire, iscrivetevi ad un corso di pilates o di ginnastica dolce in palestra.

7) Rallentare il ritmo

Adattatevi al cambio di stagione rimanendo sempre attivi, ma concedetevi di tanto in tanto di rallentare il ritmo, soprattutto nelle ore serali. L’autunno è il momento in cui l’attenzione torna all’interiorità e ciò ci spinge alla riflessione. Trasformate gli attimi di pausa in momenti in cui prendervi cura di voi stessi, bevete una tazza di tè, leggete un libro, lavorate a maglia o giocate con i bambini.

8) Lota

Se avvertite i primi sintomi di raffreddore e sinusite, provate a contrastarli grazie allalota e alla pratica dello jala neti. Si tratta di uno stratagemma molto utile per liberare le prime vie respiratorie dagli accumuli di muco. La lota è un piccolo strumento che vi servirà per il vostro lavaggio nasale. Cercatela su internet e in erboristeria.

9) Ginkgo biloba

Tra i rimedi naturali consigliati per contrastare la disidratazione e la secchezza, a livello della pelle e degli organi, tipica dell’autunno, troviamo i ginkgo biloba. Ha potenti proprietà antinfiammatorie ed è ritenuto utile in caso di tosse, asma e allergie. Aiuta a migliorare la memorie e la concentrazione, dunque è utile per chi ritorna sui libri e deve affrontare gli esami universitari. Altri rimedi naturali utili sono l’ortica, la lobelia e la radice di liquirizia.

10) Benessere intestinale

Se l’autunno porta con sé stitichezza e disidratazione a livello dell’intestino, non dimenticate di bere qualche bicchiere d’acqua in più. Alcuni rimedi naturali utili per la regolarità intestinale sono il succo d’aloe, i semi di lino e i semi di chia, che con la formazione di sostanze mucillaginose concorrono a rendere meno difficoltoso il transito delle sostanze da espellere dal nostro corpo.

L’idea in più

Per affrontare il cambio di stagione e l’autunno, può essere utile rivolgersi ai consigli dell’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana. L’Ayurveda suggerisce di iniziare la giornata con una colazione a base di cereali, fiocchi d’avena o quinoa e di scegliere durante gli altri alimenti come zucche, carote, patate, tuberi e radici in generale, poiché si tratta di cibi legati alla terra, in grado di contrastare l’effetto eccessivo di Vata, che caratterizza l’autunno come stagione ventosa, che può portare con sé aridità e disidratazione a livello della pelle e dell’organismo. L’Ayurveda consiglia inoltre di circondarsi di profumi e aromi dolci, anche sotto forma di tisana, e di ascoltare i suoni piacevoli della natura, come la pioggia e l’acqua di un torrente che scorre, per concedersi un momento di relax. Il riposo a fine giornata, prima di coricarsi, in autunno è fondamentale per non ritrovarsi completamente privi di energia.

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Come superare la paura dell’acqua ed imparare a nuotare

MEDICINA ONLINE SOLE MARE PAURA DELL ACQUA FEAR OF SWIMMING SPIAGGIA PISCINA MARE DONNA COSTUME SEA SAND GIRL BEACH SWIMMING WALLPAPER HI RES PICS PICTURE PHOTO BEAUTIFUL VETRO UVA UVB ULTRAVIOLETTI RADIAZIONE NEO.jpgTra gli elementi della natura l’acqua, insieme al fuoco, è uno dei più potenti. Alcune persone hanno paura dell’acqua da sempre e non hanno mai imparato a nuotare. Per altri la paura dell’acqua potrebbe essere arrivata a seguito di un trauma. Con molta calma si può provare a superare la paura dell’acqua e ad imparare a nuotare in modo graduale.

Circa il 60% del nostro corpo è formato da acqua e quando eravamo nel pancione l’acqua era il nostro elemento naturale. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità per le mamme di scegliere il parto in acqua per la nascita di un nuovo bambino. Con il tempo però in alcune persone scatta un meccanismo di difesa e preferiscono non avvicinarsi troppo all’acqua e fare il bagno il mare o in piscina soltanto fino al punto in cui possono toccare il fondo con i piedi.

La paura dell’acqua si chiama idrofobia in psichiatria. Il termine idrofobia riguarda sia la paura dell’acqua che la paura del nuoto. La più comune è una forma moderata di idrofobia che consiste nella paura delle acque profonde in generale e in particolare dell’annegamento. Se avete paura dell’acqua, forse imparare a nuotare gradualmente vi potrebbe aiutare a superarla dato che saper nuotare dovrebbe ridurre il timore dell’annegamento.

La paura dell’acqua è una delle fobie più comuni, dunque non sentitevi soli. Se volete potete imparare a farvi coraggio e a superarla imparando a nuotare. Alcuni bambini nuotano naturalmente sin da piccoli e non hanno nessuna paura, probabilmente per via di un avvicinamento graduale all’acqua del mare grazie ai genitori e all’acqua della piscina con gli istruttori di nuoto giusti.

Innanzitutto cercate di capire da dove proviene la vostra paura dell’acqua. Potreste parlarne con molta calma con una persona di fiducia per capirne davvero l’orgine e per comprendere meglio le cause. Molte persone si sono avvicinate all’acqua e hanno provato a nuotare per la prima volta insieme a genitori che in un certo senso possono avere trasmesso loro la paura o possono averli traumatizzati in qualche modo senza volerlo. Avvicinatevi all’acqua in modo naturale, scegliendo una piscina piccola e dalle acque basse o un tratto di mare molto calmo e non affollato. In questo modo imparare almeno a galleggiare sarà più semplice e sicuro.

Camminare nell’acqua

Se avete paura di inoltrarvi verso il mare che diventa più profondo rispetto alla riva provate a farlo molto gradualmente, magari in compagnia di una persona amica che rispetti la vostra paura. Iniziate a fare delle lunghe camminate con l’acqua all’altezza prima delle caviglie e poi del ginocchio e mano a mano provate ad inoltrarvi più in là. Scegliete una giornata in cui il mare è calmo e magari preferite le prime ore di sole quando le spiagge non sono ancora affollate.

Imparare a galleggiare

Via via provate a lasciarvi andare nell’acqua e ricordate che il vostro corpo è capace di galleggiare senza problemi se non opponete troppa resistenza. Il modo migliore per imparare a galleggiare è quello di lasciarsi andare sulla schiena aprendo le braccia all’altezza delle spalle e seguendo il movimento di piccole onde. Se decidete di andare in piscina potrete trovare degli strumenti per imparare a galleggiare, tra tubi di spugna e tavolette.

Seguire un corso di nuoto

Seguire un corso di nuoto in piscina può essere il modo migliore per superare la paura dell’acqua dato che vista la presenza dell’istruttore accanto a voi non dovrete temere nulla e potrete regolare lo svolgimento delle lezioni di nuoto in base alle vostre esigenze.

Così via via potrete imparare a galleggiare, a immergervi con la testa sott’acqua e piano piano a nuotare nell’ambiente protetto della piscina per poi mettervi alla prova con coraggio in occasione della prima vacanza al mare.

Conoscere le basi del nuoto è importante per la propria sicurezza e per aiutare gli altri in caso di necessità. Saper nuotare può salvare una vita, non solo la vostra. Potreste partire proprio da questo punto di vista per superare la paura dell’acqua e nello stesso tempo indagare le ragioni più profonde della vostra situazione. Una volta scoperti i motivi della paura dell’acqua potrete superarla più facilmente e magari vi sentirete anche delle persone più libere e coraggiose.

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Differenza tra animale ed uomo

MEDICINA ONLINE UOMO VITRUVIANO DI LEONARDO ARTE ANIMALE UOMO DIFFERENZA FILOSOFIA RELIGIONE SCIENZA.jpgTra l’uomo e gli animali la differenza è qualitativa e fondamentale. Sta nella ragione teoretica e nella volontà, che è libera e capace di amare. E che è solo dell’uomo. Secondo i sostenitori dell’animalismo riduzionista, tra l’uomo e l’animale non c’è una differenza qualitativa bensì solo quantitativa, dovuta ad uno sviluppo più avanzato dell’uomo.
In realtà, però, tra l’uomo e l’animale sussistono molte differenze qualitative. Ne focalizziamo solo due, che tuttavia sono cruciali: la ragione teoretica e la volontà libera.

La ragione teoretica
L’animalismo afferma che l’intelligenza non è una prerogativa esclusiva dell’uomo, bensì è una caratteristica anche degli animali superiori. Tuttavia, bisogna replicare – già con Aristotele (Politica, I, 1253 a 10-18) – che la «conoscenza » degli animali superiori è qualitativamente inferiore a quella dell’uomo. Infatti, l’animale:
1. si accorge solo di alcune cose, cioè si accorge solo delle cose utili/dannose, piacevoli/dolorose, pericolose/vantaggiose e le altre cose del mondo non le percepisce nemmeno (al riguardo cfr. anche altri pensatori come Plessner, Gehlen, Scheler e Cassirer);
2. in merito a queste cose di cui si accorge, si interroga solo sull’utilità/dannosità, piacevolezza/ dolorosità, si domanda soltanto: «mi serve/non mi serve?», «è utile/disutile? », «è piacevole/doloroso?», «è pericoloso/ vantaggioso?». Dunque, la conoscenza animale è esclusivamente pragmatica-utilitarista. Invece l’uomo:
1. si accorge di tutte le cose e non solo di quelle che gli possono essere utili/nocive;
2. si interroga non solo sull’utilità/nocività, ecc. delle cose, ma anche sulla loro natura, cioè si chiede: «che cos’è questa cosa?», perché vuole conoscerla anche a prescindere dalla sua eventuale utilità/dannosità, vuole conoscere anche la verità sulle cose, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, vuole distinguere il bello e il brutto.

Dunque, la conoscenza umana non è solo pragmatica-utilitarista, bensì anche teoretica. Questa differenza si manifesta nella comunicazione: mentre la comunicazione animale si esprime mediante i versi ed è esclusivamente pragmatica (segnala un pericolo, richiede cibo, richiama l’attenzione, ecc.) o espressiva delle proprie sensazioni piacevoli/spiacevoli, viceversa la comunicazione umana si esprime attraverso la parola, non è solo pragmatica, bensì anche teoretica, cioè comunica la verità, la bellezza, il bene, ecc.

Da notare che la connessione tra ragione umana e linguaggio umano è già indicata dalla duplice accezione del temine greco logos, che vuol dire sia ragione, sia parola: solo chi ha logos = ragione (teoretica) può comunicare attraverso il logos = parola.

Tale dimensione teoretico-concettuale della ragione umana differenzia anche la stessa conoscenza pragmatica dell’uomo rispetto a quella animale. Come scrive Paolo Pagani (in un eccellente articolo, pubblicato all’interno di un prezioso volume collettaneo, cfr. bibliografia), una cosa è usare oppure adattare qualcosa per farne uno strumento, come fanno sia l’uomo sia gli animali; un’altra è fabbricare strumenti, come fa solo l’uomo. Il Professor Washburn (Berkeley) ha approntato negli anni ’60 degli esperimenti per far capire ai suoi studenti quale notevole abilità e competenza siano state necessarie ai nostri lontani antenati del Paleolitico per produrre anche i più elementari manufatti.

Ad esempio, diede agli studenti un semestre di tempo per produrre un utensile come quelli usati nel paleolitico: essi dovevano adoperare solo i materiali di cui gli uomini di quell’epoca disponevano in natura. Questi studenti sapevano quali strumenti sono stati prodotti dagli antenati in quell’epoca, perciò avevano un notevole vantaggio rispetto ad essi, perché sapevano già che cosa cercare di realizzare, cioè non avevano bisogno di ideare quale strumento fosse necessario per ottenere certi scopi. Eppure, nessuno degli studenti ci riuscì e ciò vuol dire che la capacità critica e l’abilità tecnica degli antenati sono stati «frutto di parecchi tentativi, i cui esiti dovevano essere tramandati di generazione in generazione attraverso il linguaggio simbolico (quindi concettuale)» (Pagani, p. 154).

È vero che nel 2000 una scimmia è stata indotta, dopo un lungo addestramento, a scheggiare delle pietre, ma ciò non smentisce la differenza qualitativa dell’uomo, bensì è solo un esempio di comportamento imitativo, simile a quello del pappagallo, la cui abilità di riprodurre articolazioni fonetiche degli esseri umani e di combinare alcuni fonemi non è prova né di una sua capacità di ragionamento nè di un linguaggio simbolico- concettuale-teoretico (ibidem).

Anche i tentativi recenti di addestrare le scimmie all’uso del linguaggio concettuale sono falliti. Gli sperimentatori sono riusciti a indurre una qualche capacità di associare dei fonemi ad oggetti, ma non ad insegnare strutture sintattiche: per riuscire a compiere l’associazione di fonemi a cose è sufficiente la memoria associativa, ma per usare regole sintattiche bisogna disporre della capacità di riconoscere appunto delle regole e di questo gli animali non sono capaci, come dimostra un esperimento: nascondiamo del cioccolato dentro alcuni cassetti, mettendolo la prima volta nel primo cassetto, la seconda volta nel secondo cassetto e così via, cioè applichiamo la regola per cui  ogni volta il cioccolato viene nascosto nel cassetto successivo rispetto a quello precedente. Gli esseri umani già a quattro anni scoprono ben presto questa regola; invece le scimmie, anche se le sottoponiamo ad un numero enorme di tentativi, non capiscono la regola e, alla luce della memoria associativa, si slanciano sempre verso il cassetto della volta precedente (ibid., p. 156).

La volontà libera e l’amore 
Inoltre, l’animale si comporta secondo il meccanismo stimolo-risposta, reagisce agli stimoli assecondando necessariamente i propri istinti, è come una tessera di un domino che riceve uno stimolo e, talvolta, lo ritrasmette.

Viceversa, l’uomo non risponde agli stimoli in modo necessario, bensì è in grado di scegliere un’azione (o un omissione) al posto di un’altra, è capace di non assecondare i suoi istinti, è capace di iniziare nuove sequenze di azioni invece che reagire necessariamente agli stimoli. Come dice Hannah Arendt, «Agire […] significa prendere un’iniziativa, incominciare» e «perché ci fosse un inizio fu creato l’uomo […]. Questo inizio non è come l’inizio del mondo, non è l’inizio di qualcosa ma di qualcuno, che è a sua volta un iniziatore. Con la creazione dell’uomo, il principio del cominciamento entrò nel mondo stesso, e questo, naturalmente, è solo un altro modo di dire che il principio della libertà fu creato quando fu creato l’uomo, ma non prima. […] Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può aspettare l’inaspettato», (Vita activa, Bompiani, 1958, pp. 187-188).

E attraverso l’azione l’uomo può «rovesciare […] la logica entropica», cioè la tendenza della natura all’aumento necessario del disordine, che è affermata dal secondo principio della termodinamica (L. Alici, Azione e persona: le radici della prassi, Vita e Pensiero, 2002, p. 26).
Inoltre, dato che (come abbiamo detto) gli animali sono sempre pragmatici-utilitaristi, ne segue che essi non sono capaci di amore gratuito, reagiscono alle cose solo in relazione alla convenienza/mancanza di convenienza con le loro esigenze vitali, con i loro istinti. Invece, l’uomo, in quanto è capace di non essere utilitarista-autointeressato, è capace di amare l’altro volendo il suo bene e cercando di realizzarlo.

L’animalismo ribatte in proposito: ci sono alcuni animali che sacrificano per amore la propria vita per altri animali, dunque essi non sono autointeressati, non sono pragmatici- utilitaristi. In realtà, però, questi loro comportamenti non sono realmente espressioni di amore gratuito e sono pur sempre autointeressati. Infatti:
1. il loro comportamento non è frutto di una scelta, bensì dettato dall’istinto, mentre l’amore è un atto libero;
2. gli animali che sacrificano la propria vita per i cuccioli considerano il cucciolo come un prolungamento di sé, lo percepiscono come una parte di sé, mentre l’amore materno-paterno vede nel figlio un soggetto autonomo (ovviamente se tale amore è “sano”, perché ci sono genitori umani che vogliono che i figli siano una loro continuazione).
2.1. La riprova di questo modo di considerare i cuccioli da parte degli animali si vede nel fatto che la cura animale si esaurisce nel momento del distacco del cucciolo dai genitori, mentre l’amore umano è sollecito verso i figli anche quando sono adulti, anche quando sono completamente autonomi e magari distanti migliaia di chilometri.

Ora, è gratuito ciò che si fa non a proprio vantaggio, bensì degli altri. Così, se il cucciolo è sentito istintivamente dall’animale come un prolungamento di sé, vuol dire che ciò che l’animale fa per il cucciolo lo fa in modo autointeressato per sé.

Per saperne di più…

Paolo Pagani, Appunti sulla specificità dell’essere umano, in Luca Grion (a cura di), La differenza umana. Riduzionismo e antiumanesimo, La Scuola, 2009, pp. 147-161.

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Italia: secondo paese al mondo per casi di doping

MEDICINA ONLINE DEATH DEAD MORTE BODY BUILDING DOPING LETTERA MUSCOLI COME RICONOSCERE UN DOPATO IN PALESTRA ATLETA TEST ANTIDOPING IPPOLITO RECORDL’Italia è il secondo paese al mondo per casi di doping a livello olimpico. Ma il doping si sta allargando a macchia d’olio anche nel settore giovanile e degli amatori, dal ciclismo all’atletica al nuoto, senza contare l’uso di sostanze illecite o pericolose nelle palestre. Purtroppo, mentre nel settore professionistico i controlli sono d’obbligo e vengono effettuati sia durante le competizioni che in fase di preparazione, nell’ambito amatoriale e giovanile il monitoraggio non è così frequente. Ma qualcosa sta cambiando: nel 2015 la Commissione per la Vigilanza ed il Controllo sul Doping istituita presso il Ministero della Salute ha presentato la relazione in Parlamento sui controlli antidoping effettuati nel 2014 soprattutto nei settori giovanili e amatoriali. Sono stati eseguiti test su 1.427 sportivi nel settore del ciclismo, dell’atletica leggera, del nuoto e del calcio. Di questi 58 sono risultati positivi: avevano assunto soprattutto diuretici, agenti mascheranti, ormoni e stimolanti.

I dati hanno confermato “la tendenza dei praticanti ad assumere grandi quantità di farmaci non vietati per doping e di prodotti salutistici. Tra gli atleti sottoposti a controllo, 1.040 (72,9% del totale) hanno dichiarato di aver assunto prodotti farmaceutici (compresi i prodotti omeopatici) e prodotti salutistici in genere”.

“Oggi c’è la cultura degli integratori”, commenta la deputata Paola Binetti (Ap) che sulla relazione ha presentato un’interpellanza parlamentare, notando che l’uso di sostanze dopanti e affini risulta cresciuto nei giovani 25-35enni, non solo nel ciclismo ma anche tra i frequentatori di palestre e tra i runner. In particolare ha puntato l’attenzione sull’aumento delle preparazioni galeniche comunicate per legge dalle farmacie al ministero della Sanità: diuretici, anabolizzanti e stimolanti. “Deidroepiandrosterone e testosterone sono stati i principi attivi più utilizzati”, spiega la Binetti.

“Farmaci legali, ma solo se usati a scopo curativo. Se vengono utilizzati da soggetti sani diventano doping. Il problema nel settore amatoriale è difficile da risolvere perché andrebbe scardinata la forma mentis del cosiddetto ‘aiutino’, del benessere ad ogni costo, dell’eterna giovinezza, del narcisismo. Prendere qualcosa, magari un integratore, che di per sé serve appunto a ‘reintegrare’ sali minerali o vitamine perse nell’attività fisica, può avere una valenza benefica e salutistica, ma poi può scattare il meccanismo di assumerlo prima dell’allenamento o della gara della domenica, non per reintegrare ma per arrivare prima, per andare più forte e non sfigurare con gli amici. Con la convinzione di non barare, ma di farlo per la salute. Il confine tra salutismo e doping è quindi molto labile e viene facilmente superato da chi non è consapevole del meccanismo. Incitato dagli attori di questo sistema, che muove somme di denaro enormi. Purtroppo è nelle palestre che si concentra il giro delle sostanze dopanti e affini, con l’incentivo di personal trainer che spesso non hanno un’adeguata preparazione”.

La legge lo punisce solo se c’è guadagno
Nelle palestre i controlli arrivano raramente, almeno che non finiscano in mezzo alle indagini dei Nas per traffico e commercio di sostanze dopanti. Chi fa uso personale di steroidi a fini estetici (senza quindi ricavarne vantaggi economici, che configurerebbe il reato di ricettazione) e non per le competizioni sportive non commette reato perché nuoce “solo” alla propria salute.

La legge anti-doping del 14 dicembre 2000, n. 376, definisce come doping “la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti” e “finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli sull’uso dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche” già indicate.

Per ciò che riguarda le sanzioni “salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni” e con la multa da lire 2.500 e 50mila euro per “chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive”. Le sanzioni si aggravano se vengono coinvolti dei minori.

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Antipsicotici (neurolettici): classificazione, usi e meccanismo di azione

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONII farmaci neurolettici (anche chiamati “antipsicotici“) sono un gruppo di psicofarmaci che agiscono su precisi target neurotrasmettitoriali (principalmente utilizzati tipicamente per il trattamento delle psicosi, schizofrenia, disturbo bipolare e nel disturbo depressivo cronico. Non sono indicati per il trattamento dell’insonnia in quanto non vi sono evidenze cliniche a favore del loro impiego.

Usi medici

Schizofrenia

L’effetto principale di un trattamento con antipsicotici è quello di ridurre i cosiddetti sintomi “positivi” della schizofrenia, ovvero deliri e allucinazioni. Tuttavia gli studi indicano che conseguentemente all’assunzione di neurolettici peggiorano gli episodi di apatia, mancanza di affetto emotivo, mancanza di interesse nelle interazioni sociali (sintomi negativi della schizofrenia) mentre dal punto di vista cognitivo si possono avere effetti come pensieri disordinati e una ridotta capacità di pianificare ed eseguire attività. In generale, l’efficacia del trattamento con antipsicotici nella schizofrenia sembra aumentare con la gravità dei sintomi di base. Le applicazioni di questi farmaci nel trattamento della schizofrenia includono il trattamento del primo episodio di psicosi, la successiva terapia di mantenimento e trattamento di episodi ricorrenti di psicosi acuta. È doveroso ricordare che i neurolettici non curano il disturbo all’origine, bensì dovrebbero attenuare i sintomi esteriori della malattia, quali deliri, allucinazioni e disforia.

Disturbo bipolare

Gli antipsicotici sono usati comunemente nel trattamento di prima linea negli episodi maniacali e misti associati a disturbo bipolare, spesso in combinazioni con stabilizzanti dell’umore come litio o valproato. Ill motivo di questa combinazione è il ritardo terapeutico degli stabilizzatori dell’umore di cui sopra (per ottenere gli effetti terapeutici del valproato sono di solito necessari circa cinque giorni dall’inizio del trattamento, mentre il litio solitamente richiede almeno una settimana prima di dare gli effetti terapeutici). Alcuni antipsicotici atipici (Lurasidone, Olanzapina e Quetiapina) si ritiene che abbiano l’efficacia nel trattamento della depressione bipolare come monoterapia, senza l’aggiunta di altri farmaci di supporto.

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Altri utilizzi

Oltre alle predette finalità gli antipsicotici possono essere usati come farmaci di seconda scelta nella cura del disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo post-traumatico da stress, disturbi della personalità, la sindrome di Tourette, autismo e agitazione in quelli con demenza, ma solo nel caso in cui i farmaci di prima scelta non abbiano avuto effetto. Le prove scarseggiano sull’utilizzo di antipsicotici atipici in disturbi del comportamento alimentare. Risperidone può essere utile per disturbo ossessivo-compulsivo.

Meccanismo di azione

Gli antipsicotici presentano un’azione prevalentemente antidelirante e antiallucinatoria. Vengono impiegati prevalentemente per la terapia della schizofrenia e di altre manifestazioni psicotiche: possono essere somministrati per via orale, intramuscolare o endovenosa: a dosaggi adeguati riducono il delirio, le allucinazioni, le anomalie comportamentali degli psicotici, favorendone il reinserimento sociale. Se assunti da un soggetto non psicotico, non producono uno stato di sedazione quanto piuttosto una estrema indifferenza agli stimoli ambientali e un fortissimo appiattimento emotivo (effetto atarassizzante). I siti d’azione principali dei farmaci antipsicotici sono le vie dopaminergiche, più in particolare quelle che da livello mesencefalico si proiettano verso l’area del pensiero situata nella corteccia. I bersagli sono i recettori della dopamina che vengono inibiti, in particolare è il blocco dei recettori D2 post sinaptici a generare i maggiori effetti terapeutici (gli altri target dopaminergici sono i recettori D1, D3, D4).

Classificazione

  • Antipsicotici tipici o di prima generazione

    • butirrofenoni
      • Aloperidolo, molto potente ed efficace, associa all’effetto terapeutico un’alta incidenza di effetti collaterali extrapiramidali
      • Droperidolo
    • fenotiazine
      • Alifatiche
        • Clorpromazina
        • Prometiazina
        • Acepromazina, utilizzata in ambito veterinario
      • piperaziniche
        • Perfenazina
        • Porcloperazina
        • Tioproperazina
        • Trifluoperazina
      • Piperidiniche
    • Tioxanteni
      • Zuclopentixolo
      • Clopentixolo
      • Tioxitene
  • Antipsicotici atipici o di seconda generazione

    • Benzammidi sostituite
      • Amisulrpide, associa l’antagonismo D2 (a basse dosi preferenzialmente presinaptico), all’agonismo per il recettore GHB.
      • Sulpiride, simile al composto correlato amisulpride.
      • Tiapride, mostra affinità preferenziale per il sistema limbico rispetto a quello striatriale
      • Varelipride, utilizzata però in ambito veterinario.
    • Dibenzodiazepine
      • Quetiapina, ha struttura simil dibenzodiazepinica, è considerato quello a maggior potenziale sedativo.
      • Clozapina, considerato un farmaco di seconda linea per i potenziali effetti collaterali anche gravi.
      • Olanzapina
    • Scheletro simil Azapironi
      • Lurasidone
      • Risperidone
      • Paliperidone, principale metabolita del risperidone
      • Ziprasidone, causa un minore aumento di peso rispetto ad altri antipsicotici
      • Perospirone
  • Terza generazione

    • Aripiprazolo, agonista parziale dei recettori D2 e di alcuni sottotipi serotoninergici. La sua efficacia è ancora oggetto di approfondimento.

Altri composti che non sono chimicamente o farmacologicamente correlati agli antipsicotici hanno mostrato in diversi studi potenziale neurolettico, tra questi ci sono farmaci approvati per altri disturbi psichiatrici (come il tofisopam) o composti di derivazione naturale come la sarcosina.

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Il motore di ricerca Microsoft ha un pene nello sfondo

MEDICINA ONLINE bing-pene-sfondo-microsoft PENIS.jpgNella giornata di ieri il motore di ricerca Bing.com, di proprietà di Microsoft, è diventato oggetto di numerosi post divertenti all’interno dei social network per via dello sfondo che mostrava nella homepage. Una delle caratteristiche di questo motore di ricerca è proprio quella di mostrare ogni giorno uno sfondo differente. Per la giornata di ieri, giovedì 17 agosto, il team del colosso di Redmond ha scelto di mostrare la spiaggia dell’isola di Brac, in Croazia.

Tuttavia gli utenti sono stati colpiti da un particolare che ha reso l’immagine virale. Nel dettaglio, analizzando l’immagine, un gruppo di utenti ha notato un pene disegnato sulla sabbia. La notizia è stata subito diffusa attraverso i social network come Twitter e Facebook e in poche ore il motore di ricerca ha subito un’impennata negli accessi proprio per via di questo strano dettaglio che i responsabili di Microsoft non avevano notato.

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Numerose le pagine Facebook che hanno riproposto lo screenshot della homepage di Bing.com con la forma fallica disegnata sulla sabbia. Una volta ricevuta la segnalazione il team di Microsoft ha provveduto a modificare l’immagine e ad eliminare il pene spiaggiato dallo sfondo del noto motore di ricerca.

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Brandon Blake, bambino culturista a 9 anni: 15 ore di allenamento

MEDICINA ONLINE BODY BUILDING BABY Brandon Blake Frank MedranoHa solo 8 anni ma è già una star del web il piccolo culturista Brandon Blake, grazie all’inatteso tributo riservatogli dall’idolo Frank Medrano. Tutto è cominciato dalla pubblicazione di una foto su Facebook da parte del campione di bodybuilding, colpito dalla precoce somiglianza del fisico del promettente palestrato col suo possente corpo scolpito da anni di duri allenamenti.

La dedizione del bambino prodigio alla ginnastica e lo spirito di sacrificio fuori dal comune di un aspirante budybuilder hanno colpito il gigante buono del culturismo a stelle e strisce, al punto di indurlo a postare l’immagine del giovanissimo talento riservandogli un appassionato omaggio: “Sono contento di avere trasmesso qualcosa a questa generazione e spero che Brandon sia sempre felice e forte.

Trampolino, pesi ed attrezzi da fitness sono il pane quotidiano del forzuto bimbo di casa Blake, disposto a mettere da parte giocattoli e regali di vario tipo per coltivare il suo ambizioso hobby con lo sguardo rivolto al futuro. L’appoggio della famiglia pare non manchi, anche perché i risultati di tali sforzi sono tangibili, soprattutto adesso che è arrivata la “benedizione” via web del celebre culturista americano, propenso ad incoronare il suo ammiratore come una sorta di erede designato.

E così, dalla dieta a base di verdure e carne all’esercizio quotidiano, passando per rinunce impensabili per un bambino di quella età, Brandon Blake si avvia a diventare una piccola celebrità, dall’alto dei suoi 25 kg di peso e di una muscolatura già perfetta, frutto di un lavoro duro (fino a 15 ore di esercizi) ma ben calibrato sul suo fisico e coordinato senza lasciare nulla al caso da un personal trainer amico di famiglia.

“Il padre gli ha permesso di coltivare i suoi interessi, diversamente da tanti genitori che spingono a fare football o altri sport, ha voluto precisare Andy Myers, istruttore di palestra incaricato da Mark Blake di seguire gli allenamenti del figlio e di curarne il corretto sviluppo. Sarà altrettanto semplice resistere alle sirene della popolarità, per Brandon e i suoi familiari?

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Differenza tra polipnea e tachipnea

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-differenza-ventilazione-polmonare-alveolare-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenzaCon il termine tachipnea (in inglese tachypnea o tachypnoea) si intende un grande aumento della frequenza respiratoria rispetto alla norma (16-20 atti respiratori al minuto nelle persone adulte).
L’aumento della frequenza respiratoria è fisiologico in caso di grandi sforzi, ma anche in caso di sforzi lievi ma protratti nel tempo o in soggetti poco allenati.
La tachipnea patologica si osserva a volte nei neonati prematuri (tachipnea transitoria del neonato) ed in molte altre patologie: nell’insufficienza cardiaca, negli stati febbrili, nelle turbe dei centri respiratori, nelle polmoniti, nelle sindromi dolorose della pleura e della parete toracica.

Con il termine “polipnea” (in inglese “polypnea”) si intende un aumento dei volumi dinamici polmonari, con aumento della frequenza degli atti respiratori (tachipnea) o dell’intensità di tali atti (iperpnea), come, ad esempio, dopo sforzi fisici intensi e prolungati; mediamente, la frequenza normale di tali atti è intorno ai 15-20 al minuto.

Quindi mentre nella tachipnea il respiro è molto frequente, nella polipnea il respiro è molto frequente ed ogni singolo atto respiratorio è molto intenso.

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