In uno studio pubblicato qui, le concentrazioni di testosterone sierico di 28 volontari sono state analizzate giornalmente durante i periodi di Continua a leggere
Differenza tra prevenzione primaria, secondaria, terziaria e quaternaria con esempi
Con “prevenzione” si intende un ampio gruppo di attività, azioni ed interventi che mira a promuovere la salute dell’individuo e della collettività riducendo:
- la morbilità (il numero di malati in un dato periodo e gruppo);
- la mortalità;
- gli effetti dovuti a determinati fattori di rischio o ad una certa patologia (“profilassi”).
Tali obiettivi si ottengono con una serie di attività che non sono necessariamente mediche, ad esempio anche l’educazione alimentare nelle scuole è una forma di prevenzione, dal momento che i giovani studenti – imparando a mangiare in modo sano – avranno un minor rischio di sviluppare sovrappeso ed obesità, fattori di rischio per diabete, ipertensione, infarto del miocardio ed ictus cerebrale. Anche le campagne antifumo sono una forma di prevenzione di tutte le patologie correlate alla sigaretta, come il tumore del polmone e del pancreas. Iscrivere il proprio figlio a scuola nuoto è un altro esempio di prevenzione, perché una adeguata attività fisica previene le patologie cardiovascolari e polmonari. La prevenzione coinvolge quindi varie figure e professioni in campo sanitario ma non solo: medico, infermiere, fisioterapista, insegnante, psicologo, psicoterapeuta, genitore. In realtà virtualmente qualsiasi cittadino di uno Stato partecipa in ogni momento, direttamente o indirettamente, alla “prevenzione”.
Obiettivi
Gli obiettivi della prevenzione sono principalmente cinque:
- evitare la malattia nel singolo e nella popolazione;
- controllare la diffusione delle malattie nelle popolazioni;
- eradicare le malattie;
- favorire il reinserimento familiare, sociale e lavorativo del malato;
- aumentare la qualità della vita del malato.
Non tutti questi obiettivi sono oggi realisticamente raggiungibili. Esistono tre livelli di prevenzione, che si riferiscono ad atti e fasi diverse: primario, secondario e terziario. Ogni livello agisce in sinergia con gli altri due per raggiungere gli obiettivi prima elencati.
Prevenzione primaria
La prevenzione primaria è la forma principale di prevenzione, il suo obiettivo è l’adozione di interventi e comportamenti in grado di evitare o ridurre a monte l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia o di un evento sfavorevole. Lo scopo è quindi quello di evitare che una malattia si presenti, in individui sani. In parole semplici: “la malattia ancora non c’è e si vuole prevenirne la comparsa“. La maggior parte delle attività di promozione della salute verso la popolazione sono di questo tipo, in quanto mirano a ridurre i fattori di rischio da cui potrebbe derivare un aumento dell’incidenza di quella patologia. Frequentemente la prevenzione primaria si basa su azioni a livello comportamentale o psicosociale (educazione sanitaria, interventi psicologici e psico-educativi di modifica dei comportamenti, degli atteggiamenti o delle rappresentazioni). Esempi di prevenzione primaria sono rappresentati dalle campagne antifumo promosse dai governi, dall’educazione alimentare nelle scuole, dalla vaccinazione. Anche il semplice gesto di lavarsi le mani rappresenta un tipo di prevenzione primaria, da ciò si intuisce quanto sia importante il ruolo dei genitori e dei maestri nei primi anni di vita del bambino, per lo sviluppo di una corretta educazione alla salute.
Prevenzione secondaria
La prevenzione secondaria riguarda invece individui clinicamente sani che presentano un danno biologico già in atto, con lo scopo di guarire la lesione prima che la malattia si manifesti clinicamente. In parole semplici: “la malattia c’è già ma si vuole diagnosticarla il più presto possibile, ancora prima che il paziente si accorga di averla“. Lo strumento della prevenzione secondaria è la diagnosi precoce, la cui attuabilità e la cui utilità differiscono a seconda delle caratteristiche delle varie malattie. Lo strumento cardine è lo screening, che permette la precocità di intervento e aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi. Un esempio di prevenzione secondaria è lo svolgimento del Pap test e la mammografia nella popolazione femminile sana o il controllo della prostata negli uomini adulti, principalmente allo scopo di prevenire varie forme di tumore.
Per approfondire leggi: Test di screening: cos’è, definizione, prevenzione, esempi
Prevenzione terziaria
Con “prevenzione terziaria” si indica non tanto la prevenzione della malattia in sé, bensì dei suoi esiti più complessi. Nella prevenzione primaria, in parole semplici, la malattia è già presente e lo scopo di questo terzo livello di prevenzione è quello di evitare il più possibile le complicanze, le probabilità di recidive e la morte anche se – se prendiamo quest’ultimo caso – tutti i trattamenti terapeutici sono in un certo senso “prevenzione”, perché ovviamente sono tutti mirati all’evitare il decesso del paziente. Con prevenzione terziaria si intende anche la gestione dei deficit e delle disabilità funzionali consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale ed il miglior reinserimento del malato nel contesto familiare e sociale. Esempi di prevenzione terziaria sono tutte quelle misure riabilitative e assistenziali, volte al reinserimento familiare, sociale e lavorativo del malato, e all’aumento della qualità della sua vita (ad esempio misure di riabilitazione motoria; supporto psicologico; ecc.) .
Prevenzione quaternaria
Parallelamente alle tre forme di prevenzione appena citate, se ne sta diffondendo un quarto tipo, la “prevenzione quaternaria”, che indica la prevenzione di forme di iper-medicalizzazione, cioè del così detto “accanimento terapeutico”.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Differenza tra orbita e traiettoria
Con “orbita” in fisica ed astronomia si intende il percorso incurvato dalla gravitazione di un oggetto attorno a un punto nello spazio, ad esempio l’orbita di un pianeta attorno al centro di un sistema stellare, come il Sistema Solare. Le orbite dei pianeti sono normalmente ellittiche. L’attuale comprensione della meccanica del moto orbitale è basata sulla teoria della relatività generale di Albert Einstein, che spiega come la gravità sia dovuta alla curvatura dello spazio-tempo, con orbite che seguono le geodetiche. Per comodità di calcolo, la relatività è di solito approssimata con la legge di gravitazione universale, basata sulle leggi di Keplero relative al moto dei pianeti.
Con “traiettoria” si indica in geometria il luogo geometrico delle posizioni assunte dal centro di massa di un corpo in moto. In meccanica classica è in generale una curva continua e derivabile nello spazio euclideo tridimensionale. Può essere ricavata a partire dalla legge oraria, separandola nelle equazioni parametriche nel tempo delle tre coordinate estrinseche, mentre non è possibile il contrario poiché nella traiettoria non sono presenti informazioni sulla velocità.
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Feci galleggianti e maleodoranti: cause e quando chiamare il medico
In condizioni normali, le feci vanno a fondo nell’acqua del water; tuttavia, in diversi casi, associati soprattutto alla dieta, si possono verificare cambiamenti nelle feci, e le mutazioni della loro struttura possono causarne il galleggiamento. Le feci galleggianti di solito non dovrebbero preoccupare ed è molto probabile che tornino alla normalità senza alcun trattamento. Non si tratta di una malattia o di un disturbo, ma possono esserne il sintomo.
Cause
Le due cause principali delle feci galleggianti e maleodoranti sono un eccesso di gas e il malassorbimento (assorbimento insufficiente) delle sostanze nutritive. Alcuni cibi causano la presenza di gas nelle feci; tra questi si annoverano quelli che contengono grandi quantità di zucchero, lattosio, amido o fibre, come i fagioli, il latte, i broccoli, le mele, le bibite e le caramelle senza zucchero. Il malassorbimento può verificarsi quando le feci passano attraverso l’intestino troppo rapidamente, ad esempio in caso di diarrea, oppure quando l’organismo non elabora né assorbe correttamente le sostanze nutritive. In presenza di malassorbimento grave, le feci galleggianti possono emanare un forte odore e avere un aspetto oleoso. Una causa comune del malassorbimento è rappresentata dalle infezioni del tratto gastrointestinale, che possono essere di natura virale o batterica. Normalmente queste infezioni si risolvono senza alcun trattamento. Le feci galleggianti si presentano frequentemente nelle persone con intolleranza al lattosio, quando bevono o mangiano prodotti caseari. L’intolleranza al lattosio è l’incapacità di digerire il lattosio, ovvero lo zucchero che si trova nel latte e nei suoi derivati. L’ingestione di prodotti caseari da parte di persone intolleranti al lattosio può causare la formazione di gas nelle feci e diarrea, il che, a sua volta, può comportare malassorbimento.
Leggi anche: L’apparato digerente: cos’è, com’è fatto, a che serve e come funziona?
Le feci galleggianti possono inoltre essere dovute alle condizioni seguenti:
Celiachia
La celiachia è una malattia autoimmune che danneggia il rivestimento dell’intestino tenue quando si ingerisce il glutine. Per malattia autoimmune si intende una condizione in cui il sistema immunitario produce erroneamente sostanze (anticorpi) per combattere i propri tessuti. Il glutine è una sostanza presente soprattutto nei prodotti a base di frumento. La celiachia è una malattia ereditaria, i cui sintomi possono insorgere nell’infanzia o in età adulta. Non esistono cure per la celiachia e i sintomi scompaiono evitando il consumo di glutine.
Fibrosi cistica
La fibrosi cistica è una malattia ereditaria e spesso letale, che causa una produzione eccessiva di muco denso e appiccicoso nei polmoni e nell’apparato digerente. L’eccesso di muco nel pancreas impedisce un corretto assorbimento delle sostanze nutritive, e ciò può causare le feci galleggianti. Per la fibrosi cistica non esistono cure; i trattamenti, compresi quelli farmacologici, possono ridurre le feci galleggianti e altri sintomi della malattia.
Leggi anche: Quanto è lungo l’intestino in adulto e neonato (tenue e crasso)
Sindrome dell’intestino corto
La sindrome dell’intestino corto si ha quando l’intestino non assorbe correttamente le sostanze nutritive. Può manifestarsi a causa di un disturbo intestinale o quando manca una parte dell’intestino tenue per via di un difetto genetico o di asportazione chirurgica.
Altro
Tra le malattie genetiche estremamente rare che possono causare le feci galleggianti sono comprese le seguenti:
- sindrome di Bassen-Kornzweig (una malattia genetica per cui l’intestino non riesce ad assorbire i grassi);
- atresia biliare (un difetto di sviluppo dei dotti biliari che rende l’intestino meno capace di assorbire i grassi);
- deficit di disaccaridasi (insufficienza o assenza di enzimi, quali la saccarasi e l’isomaltasi, necessari per scomporre alcuni zuccheri e amidi).
Quando rivolgersi al medico?
Il medico va consultato quando si producono feci galleggianti per più di due settimane. Se il fenomeno è accompagnato da sangue nelle feci, capogiri, febbre o perdita di peso, occorre rivolgersi al medico immediatamente, poiché questi sintomi possono indicare una malattia o malassorbimento grave.
Leggi anche: Feci nere e melena: cause e cure in adulti e neonati
Diagnosi e trattamento
Il medico farà domande riguardanti la durata del disturbo, la dieta, l’anamnesi e altri sintomi. In casi rari, potrà prescrivere esami del sangue e delle feci per diagnosticare la causa specifica del fenomeno. Il trattamento, se necessario, dipenderà dalla causa del disturbo. In caso di infezioni batteriche, si possono prescrivere degli antibiotici, mentre, per la diarrea, farmaci antidiarroici. Il medico potrà inoltre consigliare di modificare la dieta.
Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?
In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig
Leggi anche: Capacità massima dello stomaco: si può “mangiare fino a scoppiare”?
Prevenzione
Se il disturbo non è accompagnato da altri sintomi, si può procedere a un trattamento domiciliare. Vi sono buone probabilità che il problema sia dovuto alla dieta, quindi è utile tenere un diario dei cibi che si consumano e della defecazione, annotando quando si sono manifestate le feci galleggianti, e identificando i cibi che potrebbero averle provocate. Tenendo traccia dell’assunzione di alimenti e della defecazione, si possono identificare i cibi che causano il disturbo; una volta individuati gli alimenti responsabili, è possibile evitarli in futuro.
I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Le 10 cose che non devi mai dire ad una donna gelosa
Non sono pochi i soggetti che diventano gelosi quando il rapporto con la persona che amano è particolarmente profondo. Con il passare del tempo, in particolare, è difficile pensare ad un’esistenza senza la propria metà. Per cercare di tenere a bada la gelosia dell’altro è importante evitare alcuni comportamenti; nella presente guida, a tal proposito, verranno indicate 10 frasi da non dire mai ad una donna gelosa.
1) Hai visto come sta bene la tua amica con il nuovo taglio di capelli? Dovresti farlo anche tu!
I capelli sono, per una donna, un motivo di vanto ed un elemento che contribuisce a renderle più affascinanti e femminili. È sufficiente considerare la cura cui vengono sottoposti quotidianamente attraverso lavaggi, balsami e lozioni. Già indicare alla propria compagna che non si apprezza particolarmente la sua capigliatura è “rischioso”; suggerire di copiare la pettinatura da un’altra donna potrebbe farla scattare se è particolarmente gelosa, perché penserà di non essere all’altezza dell’amica citata.
2) Il risotto preparato dalle tue amiche era proprio fantastico!
Anche al giorno d’oggi, nonostante il poco tempo a disposizione, sono molte le donne che amano mettersi ai fornelli per cucinare qualcosa di buono per la persona che amano. Anche nel caso in cui la propria compagna non sia in grado di preparare piatti da chef, sarebbe meglio non fare confronti con le ricette cucinate da un’amica. Considerando, inoltre, che viziarlo con il cibo è una delle prime strategie per conquistare un uomo, potrebbe pensare che l’amica che ha preparato qualcosa di buono miri ad altro.
3) Stasera esco con gli amici, ma non ti preoccupare, non ci saranno donne
Se molte donne gelose vogliono sapere per filo e per segno qualsiasi dettaglio di un’uscita con gli amici, non mancano diversi casi di dolci metà che non desiderano essere a conoscenza di cosa accadrà nel corso della serata, perché minore sarà il livello di preoccupazione. Pronunciare una frase che indichi espressamente come i compagni della serata siano solo uomini farà inevitabilmente scattare un livello alto di attenzione.
4) Guarda che rientro tardi perché ho un aperitivo con i colleghi di lavoro
Una donna è disposta ad attendere il proprio compagno a cena senza alcun problema, anche se questo vuol dire finire tardi di mettere a posto la cucina. Ma comunicare che si sta facendo tardi per andare a bere un aperitivo non verrebbe preso bene, soprattutto da una donna gelosa; ancor di più se, solitamente, l’aperitivo è l’ultimo pensiero in mente. Potrebbe esserci un’altra donna di mezzo.
5) Ho deciso di iscrivermi in palestra
Il fatto che un uomo decida di andare in palestra potrebbe indurre una donna ad esser più gelosa del solito, soprattutto se si tratta di una scelta improvvisa e non motivata da una condizione particolare del proprio fisico, magari dovuta a problemi di peso.
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6) Da domani mi faccio crescere la barba
Se un uomo ha trascorso la sua vita adulta radendosi la barba una volta al giorno e, di punto in bianco, manifesta il desiderio di cambiare look facendosi crescere baffi e pizzo, o una vera e propria barba, la donna potrebbe credere che sia stata un’altra ragazza a fargli cambiare idea. Più netto sarà il cambiamento, maggiori saranno i dubbi che affioreranno nella mente.
7) Oggi ho sentito la mia ex fidanzata, ma è stato per motivi di lavoro
Una frase del genere potrebbe portare ad un litigio senza fine, con il rischio che gli unici buoni rapporti, da quel momento in poi, finiscano per essere solo quelli con la ex ragazza. Per le donne molto gelose, la figura della ex deve scomparire al più presto, fin dalle prime settimane, per non tornare mai più.
8) Tu resta pure a casa, il piccolo lo porto io a fare un giro
Le donne sono perfettamente a conoscenza che un uomo che conduce un passeggino trasmette un’immagine irresistibile apparendo, allo stesso momento, come un padre amorevole e come un ragazzo dolcissimo. Lasciare che esca da solo, per le donne gelose, non sembra proprio essere la scelta migliore.
9) Voglio mettermi a dieta, basta con questa pancetta!
Ha sempre adorato la carne e ora non ne vuole più sapere perché desidera dimagrire, il tutto senza che la donna abbia mai manifestato perplessità sulla sua condizione fisica. Si tratterebbe di un comportamento che meriterebbe un approfondimento, per eliminare ogni dubbio sula presenza di un’altra donna.
10) Amore, sono stanco, mi metto subito a dormire
Che un uomo possa essere stanco non ci sono dubbi, soprattutto se trascorre la giornata saltando da un appuntamento di lavoro all’altro. Ma che l’uomo pronunci la stessa frase per una settimana di fila farà sospettare, inevitabilmente, una compagna gelosa.
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Tumore al cervello: operato mentre suona la chitarra e canta Yesterday
Un paziente brasiliano ha suonato la chitarra e cantato mentre veniva operato al cervello. E’ accaduto nell’ospedale di Tubarao a Santa Catarina, Stato meridionale del Paese sudamericano. Anthony Kulkamp Dias, 33 anni, doveva farsi togliere un tumore e i medici gli hanno consigliato di restare sveglio durante la chirurgia: visto che il carcinoma si trovava vicino all’area che controlla la parola e i movimenti, sarebbe stato così possibile individuare e fermare subito ogni eventuale lesione.
L’uomo, aiutato da farmaci e potenti anestetici locali, non ci ha pensato due volte: ha chiesto lo strumento e, tra gli altri brani scelti, ha intonato ‘Yesterday’ dei Beatles.Sei professionisti, tra cui una fonologa, hanno accompagnato l’intervento-concerto, che e’ durato circa nove ore.
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- Epilessia: come riconoscere un attacco e soccorrere un ammalato
- Differenza tra epilessia e convulsioni
- Differenza tra epilessia e sincope
- Differenza tra epilessia parziale e generalizzata
- Epilessia: riconoscere in tempo l’arrivo di una crisi e come comportarsi
- Epilessia infantile: come comportarsi col proprio figlio?
- Si può morire di epilessia?
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Epilessia infantile ed in adulti: cause, sintomi, diagnosi, cosa fare
Con il termine “epilessia” ci si riferisce ad un insieme di disturbi cerebrali che vanno da forme molto gravi, pericolose per la vita e invalidanti, a forme molto più benigne. In un soggetto affetto da questo disturbo la funzione neuronale (del sistema nervoso) viene disturbata e alterata, andando a causare anomalie in
- sensazioni,
- emozioni,
- comportamenti.
e talvolta manifestandosi come vere e proprie convulsioni, spasmi muscolari e perdita di coscienza. Le convulsioni sono il risultato di brevi cambiamenti della normale attività cerebrale e sono il segnale principale con cui si manifesta la malattia. Alcune convulsioni possono sembrare momenti di “imbambolamento”, altre causano la caduta del soggetto, tremori o scosse e la perdita di consapevolezza di quanto sta accadendo. La malattia in tutte le sue forme può avere molte possibili cause e quindi, ovviamente, può manifestarsi sotto forma di diversi tipi di crisi. È importante notare che manifestare un episodio come conseguenza di una febbre alta o a seguito di un trauma cranico NON significa necessariamente che il paziente soffra di epilessia, che viene ipotizzata solo in caso di due o più episodi. Tutti possono ammalarsi di epilessia, a qualsiasi età, ma la maggior parte delle diagnosi avviene nei bambini (epilessia infantile). Circa due terzi dei bambini affetti da epilessia guariscono definitivamente dalle convulsioni entro l’adolescenza.
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È bene ricordare che l’epilessia:
- non è l’unica causa delle convulsioni nei bambini,
- non è una malattia mentale,
- di solito non ha ricadute sulle capacità intellettive,
- non è contagiosa,
- di solito non peggiora con l’andare del tempo.
Cause
Le crisi di solito iniziano in un’età compresa tra 5 e 20 anni. Si rileva un ulteriore periodo a rischio, dopo i 60 anni, ma di fatto il disturbo può comparire a qualsiasi età. Per alcuni pazienti si osserva una qualche famigliarità per la malattia. In oltre la metà dei pazienti non è possibile individuare la causa esatta. Il cervello è un delicato e sofisticato equilibrio di cellule nervose che dialogano fittamente tra loro attraverso impulsi elettrici e chimici (neurotrasmettitori). Un qualsiasi tipo di danno può potenzialmente interferire in questo meccanismo così complesso e causare convulsioni e altri sintomi. Individuiamo quindi due categorie principali di epilessia:
- idiopatica (o primaria), dove non si rileva alcuna causa apparente (anche se talvolta è presente famigliarità);
- sintomatica (o secondaria), in cui è possibile individuare una possibile e plausibile causa, per esempio:
- malattie cerebrovascolari,
- tumore al cervello,
- traumi e infortuni severi,
- abuso di droga e/o alcool,
- infezioni (meningite, ma non solo),
- malformazioni del cervello sviluppate durante la gravidanza o incidenti durante il parto (che possono per esempio aver causato ipossia),
- disordini metabolici sottostanti.
Un bambino che abbia un genitore o un parente stretto affetto da questa malattia ha maggiori probabilità di ammalarsi. I ricercatori stanno cercando di determinare quali siano i fattori genetici specifici responsabili della malattia.
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Sintomi
La gravità, la frequenza e la durata delle convulsioni sono estremamente variabili (di norma possono durare da alcuni secondi a diversi minuti). Talvolta è difficile accorgersi che un soggetto è preda di convulsioni. La persona può sembrare confusa o in contemplazione di chissà cosa. Altre convulsioni causano la caduta del soggetto, tremori o scosse e la perdita di consapevolezza di quanto sta accadendo. Le convulsioni vengono classificate in due gruppi.
- Le convulsioni generalizzate, che interessano ambedue i lati del cervello.
- Le convulsioni focali, che interessano un’unica area cerebrale. Questo gruppo è anche detto convulsioni parziali.
Un soggetto epilettico può andare incontro a più di un tipo di convulsione. Le convulsioni possono spaventare: il paziente può perdere conoscenza, oppure avere spasmi od ancora dimenarsi violentemente. Le convulsioni più lievi lasciano confusi o inconsapevoli di ciò che li circonda. Alcune crisi sono talmente lievi che solo un occhio allenato può riconoscerle: il bambino o l’adulto può strizzare gli occhi o fissare il vuoto per un attimo prima di riprendere la normale attività. Durante le convulsioni è molto importante rimanere calmi e tenere il soggetto (bambino o adulto) sicuro. Si consiglia di:
- Tenere il soggetto lontano dai mobili, dalle scale o dai termosifoni.
- Mettergli qualcosa di morbido sotto la testa.
- Girarlo di lato (posizione laterale di sicurezza), in modo che la saliva possa fuoriuscire dalla bocca.
- Non mettergli nulla in bocca e nemmeno tentare di trattenerlo.
Cercate di annotare la frequenza delle convulsioni, come si comporta il malato durante un attacco e la durata delle crisi, poi riferite tutto al medico. Quando la crisi è terminata controllate che non manifesti segni di confusione, potrebbe aver bisogno di dormire e gli dovrebbe essere consentito. Non somministrate farmaci se non sotto prescrizione medica. I bambini che soffrono di crisi parziali potrebbero essere spaventati o confusi dall’accaduto. Fate loro coraggio e rassicurateli: voi siete lì vicino e tutto va bene. Di solito gli attacchi epilettici non mettono in pericolo la vita, ma se un attacco dura più di cinque minuti oppure vostro figlio sembra avere problemi di respirazione dopo una crisi, chiamate immediatamente un’ambulanza o andate subito al pronto soccorso. Chi ha un episodio convulsivo non soffre per forza di epilessia, le convulsioni possono anche essere causate da altri problemi medici. In particolare:
- Febbre alta,
- Ipoglicemia,
- Crisi di astinenza da alcol o droghe.
Convulsioni parziali
Ci sono due tipi principali di crisi parziali:
1) Crisi parziali semplici
In questa forma si rimane pienamente coscienti per tutto l’episodio e i sintomi possono includere:
- una strana sensazione generale, difficile da descrivere,
- un sensazione anomala nella pancia, a volte descritta a quanto si avverte scesi da una giostra,
- un intenso senso di déjà vu,
- percezione di un odore o sapore insolito,
- una sensazione di formicolio agli arti,
- un’intensa sensazione di paura o di gioia,
- rigidità o spasmi in una parte del corpo, come un braccio o mano.
Queste crisi sono talvolta note come “avvertimenti” o “aura”, perché possono precedere crisi più intense; spesso è possibile in questo modo prepararsi e avvertire chi sta accanto.
2) Crisi parziali complesse
Le crisi complesse sono caratterizzate dalla perdita di consapevolezza e non si riesce a ricordare ciò che è accaduto dopo l’episodio. I sintomi di una crisi parziale complessa si manifestano in genere sotto forma di comportamenti anomali, come:
- schioccare le labbra,
- strofinare le mani,
- emissione di rumori casuali,
- muovere le braccia,
- giocherellare con oggetti,
- adozione di una postura insolita,
- masticazione o deglutizione.
Durante una crisi parziale complessa il paziente non sarà in grado di rispondere a stimoli e domande esterne.
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Crisi generalizzate
Assenze
Le crisi di assenza (una volta chiamate piccolo male), colpiscono soprattutto i bambini, ma si verificano anche negli adulti. Causano la perdita completa di consapevolezza, di solito per un massimo di 15 secondi. La persona sembrerà fissare con lo sguardo assente nello spazio, anche se in alcuni casi si osservano movimenti di occhi e labbra. Non ci sarà alcun ricordo di quanto accaduto.
Le assenze possono verificarsi più volte al giorno e possono quindi influire sulle prestazioni di un bambino a scuola o diventare pericolose se si manifestano in situazioni delicate, come l’attraversamento di una strada trafficata.
Crisi miocloniche
Questi tipi di crisi epilettiche causano la contrazione di braccia, gambe o della parte superiore del corpo, come in caso di scossa elettrica. Spesso durano solo per una frazione di secondo e normalmente si rimane coscienti.
Gli scatti mioclonici accadono spesso nelle prime ore dopo il risveglio e possono verificarsi in combinazione con altri tipi di crisi epilettiche generalizzate.
Crisi cloniche
Simili alle crisi miocloniche, questo tipo di episodi manifestano una durata maggiore, fino a due minuti, e in alcuni casi può verificarsi perdita di coscienza.
Crisi atoniche
Sono causa di un improvviso rilassamento di tutti i muscoli, con la seria possibilità di caduta
Crisi toniche
Al contrario delle precedenti, questi episodi comportano un improvviso irrigidimento di tutti i muscoli, che possono comunque portare a perdita di equilibrio e caduta.
Crisi tonico-cloniche
In passato conosciute come grande male, si manifestano in due fasi:
- inizialmente il corpo diventerà rigido,
- poi si manifesteranno spasmi a gambe e braccia.
Spesso di perde coscienza e in alcuni casi è possibile perdere il controllo della vescica. Questo tipo di crisi è quello che la maggior parte della gente immagina come tipica crisi epilettica.
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Diagnosi
Informate il vostro medico se vostro figlio ha:
- convulsioni,
- momenti in cui fissa il vuoto,
- momenti di confusione o tremore,
- un peggioramento inspiegabile del rendimento scolastico.
Dopo un primo episodio convulsivo il soggetto dovrà ricorrere all’aiuto di un medico. Il medico indagherà le circostanze dell’episodio e ricercherà possibili cause. In genere, una persona con convulsioni viene sottoposta a esami diagnostici approfonditi come scansioni cerebrali. Questi esami non sono dolorosi. Il medico può indirizzarvi verso un neurologo, che si informerà sulla storia del paziente ed effettuerà una visita medica alla ricerca di prove che potrebbero suggerire problemi nel cervello o problemi neurologici in generale. Se il medico sospetta epilessia vi richiederà di effettuare degli esami che potrebbero comprendere:
- Elettroencefalogramma (EEG), che misura l’attività del cervello mediante sensori attaccati al cuoio capelluto, mentre il paziente è sdraiato su un letto. Di solito il medico vi chiederà di privare il bambino del sonno (cioè di mandarlo a dormire tardi e di svegliarlo presto) prima di questo esame, per niente doloroso, che dura circa un’ora.
- Una risonanza magnetica (MRI) oppure una tomografia computerizzata (TC): entrambe producono immagini del cervello.
Cura e terapia
Anche se l’epilessia non può essere curata in modo definitivo, per molte persone le crisi epilettiche possono essere controllate efficacemente attraverso
- farmaci,
- dieta,
- dispositivi,
- interventi chirurgici.
La maggior parte degli episodi convulsivi non causano danni al cervello. Non è raro per le persone con epilessia, soprattutto fra i bambini, sviluppare problemi comportamentali ed emotivi in conseguenza delle crisi epilettiche; le difficoltà possono insorgere in concomitanza a imbarazzo e frustrazione, bullismo, prese in giro che possono verificarsi a scuola e in altri contesti sociali. Il medico userà i risultati dei controlli e degli esami per decidere qual è il tipo di terapia migliore per il singolo caso.
I trattamenti più comuni includono:
- Farmaci. Gli anti-convulsivanti sono farmaci che limitano la diffusione dell’attacco nel cervello. Un piano ottimale di trattamento potrà richiedere adattamenti nelle dosi o nella tipologia di farmaci usati. I farmaci sono efficaci in circa 2 pazienti su 3.
- Chirurgia. Se le convulsioni originano da un’unica area del cervello (convulsioni focali), un intervento chirurgico che rimuova tale zona può arrestare episodi successivi o renderli più suscettibili a controllo farmacologico. La chirurgia è usata perlopiù quando l’area è situata nel lobo temporale del cervello.
- Altri trattamenti. Quando i farmaci sono inefficaci e la chirurgia non è perseguibile, possono essere tentate altre strade. Tra queste c’è la stimolazione del nervo vago, in cui viene impiantato un dispositivo elettrico nel torace (sotto o superiormente) per inviare impulsi a un grosso nervo nel collo. Un’altra possibilità è l’adozione di una dieta chetogenica, ricca di grassi, con pochi carboidrati e ipocalorica.
Persino i pazienti che rispondono bene ai farmaci a volte possono continuare ad avere le convulsioni (le cosiddette “convulsioni recidivanti”). Non significa che è necessario cambiare il farmaco somministrato, ma dovreste comunque avvisare il medico quando si verificano.
Prevenzione
Per prevenire la malattia si consiglia di:
- Fare il possibile per prevenire traumi cerebrali.
- Ridurre le probabilità di ictus e cardiopatia con un adeguato stile di vita.
- Adottare un piano vaccinale adeguato.
- Lavarsi le mani e preparare gli alimenti in sicurezza per prevenire infezioni come la cisticercosi.
Alcuni problemi in gravidanza e durante la nascita possono essere causa di epilessia, è quindi consigliabile attenersi sempre scrupolosamente alle indicazioni del ginecologo durante la gestazione. Per molti pazienti epilettici le crisi possono verificarsi senza alcun innesco evidente, ma si possono individuare alcune circostanze ad alto rischio:
- stress,
- mancanza di sonno,
- consumo di alcool,
- abuso di stupefacenti,
- mestruazioni,
- luci lampeggianti (in realtà colpisce solo il 5% delle persone con epilessia, , che prende il nome di fotosensibile),
Per prevenire le convulsioni, accertatevi inoltre di:
- assumere il farmaco o i farmaci seguendo la prescrizione,
- evitare le cause scatenanti (come ad esempio la febbre o la stanchezza),
- procedere regolarmente alle visite specialistiche programmate, anche se si sta rispondendo bene alla terapia.
Per gestire al meglio l’epilessia sono diversi i fattori importanti: è necessario alimentarsi e riposare correttamente e non essere stressati. Dovreste anche prendere altre precauzioni di buon senso, che vi permetteranno di controllare meglio la malattia e non correre rischi inutili. Ad esempio:
- I bambini piccoli dovrebbero fare il bagno solo sotto sorveglianza di un adulto, mentre quelli più grandi dovrebbero fare la doccia soltanto quando c’è qualcuno in casa con loro.
- Nuotare o andare in bicicletta da soli non sono buone idee per i bambini malati di epilessia (però possono divertirsi in sicurezza, se svolgono queste attività insieme ad altre persone). Quando vanno in bici è necessario che indossino il casco.
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Si può morire di epilessia? Cos’è la SUDEP?

Si muore di epilessia?
Soggetti con epilessia controllata dai farmaci e in buono stato di salute vivono generalmente una vita piena ed hanno un’aspettativa pari a quella di chiunque altro, tuttavia in essi esiste un rischio maggiore di morte precoce correlato all’epilessia anche se è certo che – con un controllo ottimale delle convulsioni e con le dovute precauzioni – è possibile ridurre tale rischio. I fattori che aumentano il rischio di morte precoce nel paziente epilettico sono:
- cadute o altri traumi conseguenti alle convulsioni. I traumi stessi sono potenzialmente mortali;
- convulsioni che durano più di 5 minuti. Questa condizione è nota come stato epilettico. Lo stato epilettico talvolta insorge quando un soggetto interrompe improvvisamente l’assunzione dei farmaci anti-convulsivanti;
- suicidio: i pazienti con epilessia possono avere un calo della qualità della vita dovuto sia alla malattia in sé che all’effetto collaterale di alcuni farmaci. Tale calo della qualità della vita conduce alcuni pazienti a stati depressivi che aumentano il rischio di ideazioni suicidarie;
- SUDEP (vedi oltre).
Ripetiamo comunque che, controllando l’epilessia con i farmaci, controllando la salute generale e controllando gli eventuali stati depressivi con farmaci e psicoterapia, l’aspettativa di vita è pari a quella dei soggetti sani.
Cos’è la SUDEP?
I soggetti epilettici possono anche, sia pur raramente, andare incontro a morte improvvisa e inattesa, la cosiddetta SUDEP (acronimo dall’inglese Sudden Unexpected Death in Epilepsy). Per definizione, si parla di SUDEP solo quando il decesso interessa pazienti con epilessia in buono stato di salute e in cui l’autopsia non riesce a riscontrare una causa del decesso. La SUDEP è idiopatica, cioè non ne sono note le cause con esattezza anche se la comunità scientifica sospetta che sia dovuta a una variazione del ritmo cardiaco durante un episodio convulsivo. Ricordiamo che la morte improvvisa dovuta ad alterazioni del ritmo cardiaco può avvenire anche in soggetti che NON soffrono di convulsioni. La SUDEP insorge prevalentemente nei pazienti epilettici con crisi epilettiche non controllate in particolare di tipo tonico-cloniche non trattate con alcun medicinale. Sebbene sia una delle principali cause di morte per i pazienti affetti da epilessia, l’incidenza è relativamente bassa, verificandosi all’incirca 1 caso ogni 1.000 persone affette da epilessia. I maggiori fattori di rischio per la SUDEP, sono:
- presenza di crisi epilettiche di tipo tonico-clonico generalizzate;
- insorgenza dell’epilessia in giovane età;
- paziente di età compresa tra i 20 e i 40 anni;
- avere crisi epilettiche non controllate nonostante l’assunzione di farmaci;
- non usare alcun farmaco.
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