Differenza tra grassi ed oli con esempi

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Dieta Sessuologia PSA Pene Laser Filler Rughe Botulino ETICHETTA MENO CALORIE INGRASSIAMO PIUTutti i grassi sono costituiti da molecole organiche non solubili in acqua, con un alto potere energetico, pari a circa 9 kcal per grammo. In base allo stato in cui si trovano a temperatura ambiente si distinguono in solidi, come burro, lardo e margarina, e in liquidi (o oli) quali l’olio d’oliva, di mais e di girasole.

Grassi ed oli sono costituiti da una miscela di gliceridi, che sono biomolecole ottenute formalmente dalla condensazione (esterificazione) di un alcol (glicerolo) con un acido grasso. Le proprietà fisiche dei gliceridi dipendono dalla natura e dalla posizione reciproca degli acidi grassi, in particolare grassi ed oli sono costituiti da una miscela di trigliceridi. La differenza sostanziale tra grassi ed oli è la seguente:

  • i grassi sono costituiti essenzialmente da una miscela di trigliceridi che contengono acidi grassi saturi;
  • gli oli sono costituiti essenzialmente da una miscela di trigliceridi che contengono acidi grassi insaturi.

Ciò spiega anche il fatto che a temperatura ambiente i grassi sono solidi mentre gli oli sono liquidi, infatti la presenza di insaturazioni (e quindi di doppi legami carbonio-carbonio) nella catena idrocarburica degli acidi grassi presenti negli oli comporta la presenza di punti di rigidità e di deviazioni della catena. In presenza di doppi legami le forze di Van der Walls tra le catene idrocarburiche sono quindi ridotte in numero ed in intensità e di conseguenza i punti di fusione sono tanto più bassi quanto maggiore è il numero dei doppi legami carbonio-carbonio presenti nella catena.

  • Gli oli, che, come detto, presentano un maggior numero di insaturazioni, hanno pertanto punti di fusione più bassi e di conseguenza a temperatura ambiente sono liquidi.
  • I grassi, che presentano un minor numero di insaturazioni, hanno punti di fusione più alti e di conseguenza a temperatura ambiente sono solidi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Vomito: le cause più frequenti

MEDICINA ONLINE FECI VOMITO BOCCA VOMITO FECALOIDE CAUSE COLORE VERDE GIALLO ROSSO MARRONE BILIARE CAFFEANO CIBO ALIMENTARE DIGESTIONE NAUSEA STOMACO MAL DI PANCIA ACQUA NON DIGERITO PEZQuali sono le principali cause di questo problema fisiologico che moltissime persone sperimentano nell’arco della propria vita?

1) Gravidanza: il vomito è abbastanza comune tra le donne in gravidanza.

2) Congestione: il vomito si può verificare quando esiste un blocco della digestione a causa del freddo.

3) Virus intestinale: in caso di virus intestinale è possibile avere conati di vomito e vomito. La causa principale sono i rotavirus. Oltre al vomito è presente spesso la diarrea.

4) Batteri gastrointestinali: i batteri sono uno dei responsabili maggiori che possono provocare vomito.

5) Labirintite: la labirintite è un’infezione dell’orecchio interno che provoca vertigini e acufeni che a loro volta possono provocare vomito e conati di vomito per via della perdita di equilibrio.

6) Appendicite: l’infiammazione dell’appendicite è considerata un emergenza medica. Oltre al fortissimo dolore nella parte bassa destra del fianco si può manifestare il vomito.

7) Emicrania: quando di soffre di emicrania solitamente il vomito inizia con l’iniziare del mal di testa. In questo caso è necessario cercare di curare l’emicrania per sfuggire al vomito.

8) Intossicazione alimentare: l’avvelenamento da tossine è prodotto dai batteri che crescono negli alimenti conservati male. Attenzione a frutta e verdura ma anche a pesce e carne conservata male. Particolare attenzione anche a sottaceti. Insomma, massima attenzione a tutto quello che è conservato in modo non adeguato.

9) Mal di mare e mal d’auto: il mal di mare così comunemente chiamato è responsabile del vomito. La condizione medica viene denominata naupatia. E’ una sensazione di disturbo, che si manifesta in alcune persone quando viaggiano su imbarcazioni o similari. Anche il mal d’auto provoca in molti soggetti “sensibili” il vomito.

10) Medicine: molti farmaci possono essere responsabili del vomito. E’ opportuno ed obbligatorio leggere gli effetti collaterali anche dei comunissimi farmaci da banco che possono essere acquistati senza ricetta medica. I farmaci che più frequentemente determinano vomito sono molti, tra cui chemioterapici, analgesici, antibiotici (eritromicina), digossina, oppiacei, ipoglicemizzanti orali, contraccettivi; gli appositi farmaci emetici, come lo sciroppo di ipecacuana, hanno lo scopo preciso di procurare il vomito nel paziente.

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11) Reflusso gastroesofageo: molte persone sono affette dal comunissimo disturbo del reflusso gastroesofageo. Questa condizione medica a sua volta può provocare altri disturbi come il classico vomito.

12) Allergie alimentari: in caso di alcune allergie alimentari oltre alla comunissima “Asma” è possibile vomitare tutto quello che il nostro organismo considera “nemico”.

13) Privazione di cibo: quando rimaniamo a stomaco vuoto per molto tempo si produrrà più saliva ed automaticamente quando verrà “ingerita” provocherà dei conati di vomito.

14) Sovra-alimentazione: quando si beve o si mangia troppo è quasi automatico il “riflesso” dei conati di vomito. Bere troppo anche acqua o mangiare quantità di cibo in modo esagerato ad un singolo pasto provoca il “riflesso” del vomito.

15) Indigestione: l’indigestione è una tipica causa di vomito.

16) Abuso di alcol o droghe: l’assunzione di alcol e droghe può provocare il vomito.

17) Odori ed immagini sgradevoli: gli odori sgradevoli sono una delle maggiori cause che possono provocare vomito; anche osservare immagini sgradevoli possono provocare conati di vomito.

18) Vedere un’altra persona che vomita: è abbastanza comune che, quando una persona vomita, altri nelle vicinanze abbiano la nausea, in particolare quando se ne percepisce l’odore, spesso fino al punto di vomitare a propria volta.

19) Shock: quando una persona è colpita da uno shock qualsiasi esso è può vomitare.

20) Ematoma alla testa: un trauma alla testa con ematoma può essere la causa di vomito.

21) Ostruzioni: una qualsiasi ostruzione estrinseca (un tumore che dall’esterno preme sul canale digerente) o intrinseca (una ostruzione intestinale da ileo meccanico o paralitico) delle vie digerenti, può provocare vomito. Una ostruzione a livello del basso intestino può ad esempio determinare la comparsa di vomito fecaloide.

21) Malattie psichiatriche: il vomito può essere presente in alcune malattie psichiatriche come anoressia nervosa, bulimia, depressione.

22) Varie patologie e condizioni: il vomito è tipico di una quantità elevata di malattie e condizioni: malattie della tiroide e paratiroidi, colecistite, pancreatiti, idrocefalo, addome acuto, tumori di vario genere, ipertensione endocranica, emicrania, dispepsia, epatiti, uremia, chetoacidosi, insufficienza surrenalica, ipoglicemia ed iperglicemia.

 

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Meconio, transizione e svezzamento: feci diverse nel neonato

Mother interacting with baby girl at home.Spesso i neo-genitori si spaventano per qualche particolare delle feci del proprio bimbo che sembrano anomale, ma sono invece del tutto normali. Vediamo allora che caratteristiche hanno le feci del neonato, come cambiano nel tempo e quando è il caso di preoccuparsi.

Il meconio

Per i primi 2/3 giorni di vita, il neonato emette delle feci particolari, che prendono il nome di meconio. Sono di colore verde-giallastro-nerastro e di consistenza appiccicosa, tanto che a volte è difficile rimuoverle dal sederino. Il meconio è costituito da quello che c’era nell’intestino del feto durante la gravidanza, e cioè principalmente muco e liquido amniotico. È molto importante che cominci a essere emesso nelle prime 24 ore di vita del bambino: un’emissione tardiva, infatti, può essere il segnale di qualcosa che non va, per esempio la presenza di un ostacolo al transito nell’intestino, oppure un’anomalia metabolica che rallenta la peristalsi intestinale. anche una emissione precoce del meconio, ad esempio durante il parto (tipicamente nei bimbi nati post-termine), può essere problematica perché il meconio può finire nelle vie aeree del bambino, determinando una sindrome da aspirazione di meconio che può condurre a distress respiratorio e morte per insufficienza respiratoria.

MEDICINA NEONATO EMETTE MECONIO DOPO PARTO GRAVIDANZA BAMBINO LATTANTE BIMBO PEDIATRIA SINDROME DA ASPIRAZIONE DI MECONIO DURANTE NASCITA DISTRESS RESPIRATORIO MORTE INSUFFICIENZA RESPIRATORIA

Le feci di transizione

Dopo i primissimi giorni, il meconio viene sostituito dalle feci tipiche del bambino che sta cominciando ad alimentarsi normalmente. Come spiegato in un opuscolo del National Childbirth Trust, organizzazione no profit inglese che si occupa di gravidanza e salute dei bambini, il passaggio è graduale e segnato dalle cosiddette “feci di transizione”, che appaiono più verdastre e meno appiccicose.

“Quanta ne fa!”

A volte, i neogenitori si stupiscono di quante feci possa produrre un bambino: un neonato allattato, al seno, infatti, può scaricarsi anche dopo ogni pasto, ed è normale che sia così. Insieme all’abbondanza di urina, è proprio uno dei segni che si sta alimentando correttamente. Più raramente può farla meno spesso, anche una sola volta emissione al giorno, ma molto più abbondante.

Lo svezzamento

Quando, oltre al latte, il bambino comincia ad assumere altri cibi la sua flora batterica intestinale cambia drasticamente, e cambiano di conseguenza anche le feci, che poco a poco diventano sempre più simili a quelle dell’adulto: più dure, più scure – di colore marrone – più maleodoranti. Il cambiamento è più evidente per i bambini che fino a quel momento avevano preso solo latte materno, perché quelli alimentati con latte artificiale erano già andati incontro a modifiche della flora batterica. Un’altra caratteristica tipica delle feci dei bambini che hanno cominciato a mangiare altri cibi oltre al latte è la presenza di residui alimentari, in genere vegetali, per esempio piselli o pezzettini di carota. Niente paura, è tutto normale: si tratta di alimenti ricchi di fibre che noi non riusciamo a digerire, e che di solito vengono degradati da alcuni batteri presenti nell’intestino. Nei bambini la loro presenza dà luogo a un transito molto veloce, per cui finiscono nelle feci così come sono, ma non rappresentano in alcun modo un problema. I residui alimentari sono presenti anche nelle feci degli adulti, solo che in genere non le studiamo con la stessa attenzione che dedichiamo a quelle dei piccoli e quindi non ce ne accorgiamo. Infine, nel bambino svezzato può capitare che le feci assumano temporaneamente delle colorazioni particolari: verde, arancione, rosso. Anche in questo caso, se la consistenza è più o meno normale e il fenomeno è passeggero non c’è da preoccuparsi: dipende tutto da quello che si è mangiato, nel caso invece che il fenomeno si ripresenti spesso, è necessario consultare il pediatra.

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I muscoli e nervi che controllano i movimenti degli occhi

MEDICINA ONLINE MUSCOLI NERVI OCULARI OCCHI RETTO LATERALE MEDIALE SUPERIORE INFERIORE OBLIQUO SUPERIORE INFERIORE OCCHIO VISTA.jpgLapparato motore dell’occhio (o bulbo oculare) è formato da 6 muscoli estrinseci accolti nella cavità orbitaria: i loro tendini attraversano la fascia del bulbo (o capsula di Tenone) e prendono inserzione sulla sclera. I muscoli estrinseci sono rappresentati dai quattro muscoli retti:

  • muscolo retto superiore (RS);
  • muscolo retto inferiore (RI);
  • muscolo retto mediale (RM);
  • muscolo retto laterale (RL)

Gli altri due muscoli sono i muscoli obliqui:

  • muscolo obliquo superiore (OS);
  • muscolo obliquo inferiore (OI).

A tali muscoli si aggiunge il muscolo elevatore della palpebra superiore, il quale termina, invece, inserendosi sul tarso della palpebra superiore.
I quattro muscoli retti nascono nel fondo della cavità orbitaria da un tendine comune che, a guisa di piccolo anello, circonda il nervo ottico al suo ingresso nel foro omonimo. Dirigendosi anteriormente, i muscoli divergono fra loro e terminano inserendosi sulla sclera, al davanti dell’equatore del bulbo. Realizzano così una sorta di piramide, a pareti discontinue, il cui apice corrisponde all’anello tendineo comune (di Zinn) e la base al bulbo oculare. Anche i muscoli obliquo superiore ed elevatore della palpebra superiore nascono dal fondo della cavità orbitaria dove, però, prendono origine dal contorno del foro ottico, anziché dall’anello tendineo. Per quanto riguarda il muscolo obliquo inferiore, esso è l’unico dei muscoli dell’occhio ad avere il punto d’origine situato al davanti di quello d’inserzione sul bulbo oculare: esso, infatti, nasce non dal fondo dell’orbita, bensì dalla parte infero-mediale dell’apertura anteriore di questa. I due muscoli obliqui terminano inserendosi sulla sclera, al di dietro dell’equatore del bulbo; quanto al muscolo elevatore della palpebra, esso termina prendendo inserzione sul tarso della palpebra superiore e non sulla sclera, a differenza di tutti gli altri muscoli estrinseci del bulbo oculare.

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Movimenti oculari

I movimenti oculari presuppongono l’esistenza di un centro di rotazione che può considerarsi corrispondente al centro del bulbo oculare, e di alcuni assi di rotazione. I movimenti orizzontali dell’occhio si svolgono infatti su un asse verticale, mentre quelli verticali su un asse orizzontale; l’occhio può compiere, inoltre, movimenti ad obliquità varia su assi di rotazione variamente obliqui. È importante rilevare che i movimenti dei due bulbi oculari, al fine di assicurare una normale visione, devono essere solidali e perfettamente sincroni; la mancanza di tale condizione provoca la cosiddetta diplopia, consistente nella visione doppia degli oggetti. I movimenti dei due occhi sono solidali e sincroni in quanto all’azione di un determinato muscolo si affianca quella di tre muscoli:

  • dell’antagonista omolaterale,
  • del sinergista controlaterale,
  • dell’antagonista controlaterale.

Nell’osservazione di un oggetto lontano, i due assi visivi sono paralleli e tali si mantengono anche se gli occhi devono seguire l’oggetto in un suo eventuale spostamento; nell’osservazione di un oggetto vicino, gli assi visivi sono invece convergenti.

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I muscoli extraoculari ed i movimenti accoppiati

Come abbiamo visto, i movimenti dei muscoli oculari sono “accoppiati”. In altre parole il RM, il quale adduce, deve essere accoppiato contemporaneamente con il non movimento, con il rilasciamento del RL. Questa condizione si chiama legge dell’innervazione reciproca. Ciò è molto ragionevole: se si deve andare con un occhio in adduzione, il RL, ovviamente, si deve rilasciare. L’altra cosa importante è che i due occhi hanno una corrispondenza, ovvero i due muscoli, per esempio, che sono destinati al movimento di lateroversioni destra devono essere appaiati; quindi, il RL dell’occhio di destra si contrarrà insieme al RM dell’occhio di sinistra.

MEDICINA ONLINE NERVI CRANICI NERVO OCULOMOTORE III TROCLEARE IV ABDUCENTE VI OTTICO II OCCHIO MUSCOLI PALPEBRA CRISTALLINO PUPILLA IRIDE VISTA VISIONE LESIONE INFIAMMAZIONE VISIONE MOVIMENTO DEGLI OCCHI RETTO OBLIQUO EYE

Nervi

Conoscere l’anatomia del sistema nervoso dei nervi cranici è importante, anche perché permette di fare una diagnosi abbastanza semplice di una condizione di diplopia, per capire qual è il nervo che può essere interessato. I nervi cranici oculomotori sono tre:

  • Il III n.c. è l’oculomotore comune, il quale determina il movimento del RM, del RI, del RS e dell’OI;
  • Il IV n.c. è il trocleare, il quale determina il movimento dell’OS. Si chiama trocleare perché è presente una struttura chiamata troclea che funge proprio da puleggia, da carrucola, permettendo all’OS di fare un movimento particolare torsionale;
  • Il VI n.c., dato che determina i movimenti di abduzione, cioè di spostamento laterale, innerva il RL ed è detto abducente.

Gli unici due muscoli che non sono innervati dal III n.c. sono l’OS e l’RL.
Una particolarità molto importante è che il III n.c., oltre ad innervare i suddetti muscoli oculari, innerva anche il muscolo elevatore della palpebra ed, oltre a questo, è anche responsabile della motilità oculare intrinseca. Quindi, i movimenti della pupilla ed, in particolare, il muscolo sfintere dell’iride sono regolati dal III n.c., o piuttosto da fibre del parasimpatico che prendono a nodo il tragitto del III n.c. ed arrivano al muscolo sfintere della pupilla. È molto probabile che quando ci si trova di fronte ad una lesione del III n.c. si abbia contestualmente anche una media midriasi, cioè la risposta della pupilla sarà una risposta meno efficace, non sarà capace di costringersi. Già con queste informazioni si può avere un’idea di ciò che ci si deve aspettare in caso di una paralisi di uno di questi 3 nervi cranici. Un’altra cosa importante che riguarda i movimenti è che, come per i muscoli orizzontali e verticali, pure per i muscoli ciclo rotatori, i quali sono l’OS e l’OI, quando se ne contrae uno l’altro si deve decontrarre.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Glicerolo Carlo Erba soluzione rettale e supposte: posologia ed effetti collaterali

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLOIl glicerolo è un composto largamente impiegato in campo farmaceutico per le sue proprietà lubrificanti, osmotiche, emollienti ed idratanti. Per via rettale produce generalmente un’evacuazione entro 15-20 minuti. II meccanismo d’azione del glicerolo è di tipo iperosmotico:richiamando acqua nelle feci e producendo una disidratazione dei tessuti con cui viene a contatto. Tale disidratazione determina un effetto irritante locale che scatena contrazioni peristaltiche con conseguente stimolazione allo svuotamento dell’ampolla rettale. Il glicerolo, somministrato per via rettale, è in grado di promuovere la peristalsi e l’evacuazione del basso intestino in virtù della sua azione irritante e della capacità di ammorbidire la massa fecale ispessita. II glicerolo non presenta attività sistemica, quando somministrato localmente, in quanto non assorbito.

Glicerolo Carlo Erba viene venduto sotto forma di:

  • Glecerolo Carlo Erba Prima infanzia 900 mg supposte
  • Glecerolo Carlo Erba Bambini 1375 mg supposte
  • Glecerolo Carlo Erba Adulti 2250 mg supposte
  • Glecerolo Carlo Erba Bambini 2,25g soluzione rettale
  • Glecerolo Carlo Erba 6,75 g soluzione rettale

Indicazioni terapeutiche
Trattamento di breve durata della stitichezza occasionale.

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Posologia e modo di somministrazione
La dose corretta è quella minima sufficiente a produrre una facile evacuazione. È consigliabile usare inizialmente le dosi minime previste; chiedere al vostro medico a riguardo.

Supposte:

  • Adulti: 1 supposta adulti al bisogno, per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.
  • Adolescenti (12-18 anni):1 supposta adulti al bisogno, per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.
  • Bambini di età compresa tra 2-11 anni: 1 supposta bambini al bisogno, per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.
  • Bambini di età compresa tra 1 mese e 2 anni: 1 supposta prima infanzia al bisogno, per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.

Soluzione rettale:

  • Adulti: 1 contenitore monodose adulti al bisogno, per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.
  • Adolescenti (12-18 anni):1 contenitore monodose adulti al bisogno, per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.
  • Bambini di età compresa tra i 6-11 anni: 1 o 2 contenitori monodose bambini al bisogno, per un massimo di 1o 2somministrazioni al giorno.
  • Bambini di età compresa tra i 2 – 6 anni: 1 contenitore monodose bambini al bisogno per un massimo di 1 o 2 somministrazioni al giorno.

Modo di somministrazione

  • Supposte: Togliere la supposta dal suo contenitore e poi, se necessario, inumidirla per facilitarne l’introduzione rettale. Qualora le supposte apparissero rammollite immergere i contenitori, prima di aprirli, in acqua fredda.
  • Soluzione rettale: Per togliere il copricannula di sicurezza del contenitore monodose, appoggiare indice e pollice sulla ghiera rotonda posta sopra il soffietto e, con l’altra mano, piegare il copricannula fino a provocarne il distacco del corpo del contenitore. Durante l’operazione, non afferrare mai il soffietto, altrimenti si verificherebbe la fuoriuscita del medicinale prima dell’utilizzo. Può essere utile lubrificare la cannula con una goccia della soluzione stessa, prima di introdurla nel retto e premere il soffietto. Estrarre la cannula tenendo premuto il soffietto. Ogni contenitore deve essere utilizzato per una sola somministrazione; eventuale medicinale residuo deve essere eliminato.

Avvertenze

  • Nei bambini sotto i dodici anni il medicinale può essere utilizzato solo dopo aver consultato il medico.
  • I lassativi devono essere usati il meno frequentemente possibile e per non più di sette giorni. Una dieta ricca di liquidi favorisce l’effetto del medicinale. L’uso per periodi di tempo maggiori richiede la prescrizione del medico dopo adeguata valutazione del singolo caso. Il trattamento della stitichezza cronica o ricorrente, richiede sempre l’intervento del medico per la diagnosi, la prescrizione dei farmaci e la sorveglianza nel corso della terapia.
  • È inoltre opportuno che i soggetti anziani o in non buone condizioni di salute, consultino il medico prima di usare il medicinale. L’abuso di lassativi può causare diarrea persistente con conseguente perdita di acqua, sali minerali (specialmente potassio) ed altri fattori nutritivi essenziali. Nei casi più gravi di abuso è possibile l’insorgenza di disidratazione o ipopotassiemia, la quale può determinare disfunzioni cardiache o neuromuscolari, specialmente in caso di trattamento contemporaneo di glicosidi cardiaci, diuretici o corticosteroidi.
  • L’abuso di lassativi, specialmente quelli di contatto (lassativi stimolanti), può causare dipendenza(e, quindi, possibile necessità di aumentare progressivamente il dosaggio), stitichezza cronica e perdita delle normali funzioni intestinali (atonia intestinale).
  • Negli episodi di stitichezza, si consiglia innanzitutto di correggere le abitudini alimentari integrandola dieta quotidiana con un adeguato apporto di fibre ed acqua.
  • Quando si utilizzano lassativi è opportuno bere al giorno almeno 6-8 bicchieri di acqua, o altri liquidi, in modo da favorire l’ammorbidimento delle feci.

Controindicazioni

  • ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti;
  • dolore addominale acuto o di origine sconosciuta;
  • nausea o vomito;
  • ostruzione o stenosi intestinale;
  • sanguinamento rettale di origine sconosciuta;
  • crisi emorroidale acuta con dolore e sanguinamento;
  • grave stato di disidratazione.

Interazioni con altri farmaci
Non sono stati effettuati studi specifici di interazione.

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Gravidanza e allattamento
Non sono stati effettuati studi adeguati e ben controllati sull’uso del medicinale in gravidanza o nell’allattamento. Anche se non ci sono evidenti controindicazioni dell’uso del medicinale in gravidanza e durante l’allattamento, si raccomanda di assumere il medicinale solo in caso di necessità e dopo aver chiesto al vostro medico.

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchine
Il medicinale non altera la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari, tuttavia è possibile che durante il trattamento si manifestino degli effetti indesiderati, pertanto è bene conoscere la reazione al farmaco prima di guidare veicoli o usare macchinari.

Effetti collaterali
Effetti indesiderati osservati durante il trattamento negli studi clinici e integrati, sono:

  • dolori crampiformi dell’addome;
  • coliche addominali, diarrea;
  • irritazione.

Sovradosaggio
Non sono stati riportati casi di sovradosaggio. In ogni caso, dosi eccessive (abuso di lassativi-uso frequente o prolungato o con dosi eccessive) possono causare dolori addominali e diarrea persistente con conseguente perdita di acqua, sali minerali (specialmente potassio) e altri fattori nutritivi essenziali. Le perdite di liquidi ed elettroliti devono essere rimpiazzate. Gli squilibri elettrolitici sono caratterizzati dai seguenti sintomi: sete, vomito, indebolimento, edema, dolori alle ossa (osteomalacia) e ipoalbuminemia. Nei casi più gravi è possibile l’insorgenza di disidratazione o ipopotassiemie la quale può determinare disfunzioni cardiache o neuromuscolari, specialmente in caso di contemporaneo trattamento con glicosidi cardiaci, diuretici o corticosteroidi. L’abuso di lassativi, specialmente quelli di contatto (lassativi stimolanti), può causare dipendenza (e, quindi, possibile necessità di aumentare progressivamente il dosaggio), stitichezza cronica e perdita delle normali funzioni intestinali (atonia intestinale).

Speciali precauzioni per la conservazione
Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dall’umidità e lontano da fonti dirette di calore.

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Ovaio: anatomia, funzioni e patologie in sintesi

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Le ovaie (ovaio destro e sinistro) sono le ghiandole sessuali (gonadi) femminili, quindi l’uomo non le possiede (l’equivalente maschile sono i testicoli).
Si tratta di ghiandole di forma ovalare, di dimensioni variabili da 2,5 a 5 cm a seconda della fase del ciclo ovario e con un peso oscillante tra i 5 e i 10 grammi.
Le ovaie sono situate ai lati dell’utero, in prossimità delle pareti laterali della pelvi femminile. Le ovaie sono importanti sia dal punto di vista riproduttivo, in quanto producono le cellule germinali femminili o ovociti, sia dal punto di vista endocrinologico, in quanto secernono ormoni. L’ovario è rivestito esternamente da un epitelio superficiale, il quale è fragile e sottile ma ha un’elevata capacità rigenerativa, utile in seguito alla deiscenza del follicolo; questo epitelio poggia su uno strato connettivale denso detto falsa albuginea che delimita il parenchima dell’organo.
L’ovaio è composto da una regione centrale, detta midollare, e una più esterna, detta corticale. Nella regione corticale avviene la maturazione dei follicoli, che sono delle piccole strutture rotondeggianti contenenti ciascuno una cellula uovo.
Il processo di maturazione dei follicoli parte ad ondate. Contemporaneamente più follicoli iniziano il processo maturativo ma, tra tutti, solo uno riuscirà ad arrivare alla maturazione finale raggiungendo lo stadio di follicolo graafiano e solo quest’ultimo potrà liberare la cellula uovo. La cellula uovo, infine, potrà essere fecondata da uno spermatozoo e formare uno zigote che si impianterà nell’utero e che, evolvendo in embrione, darà inizio ad una gravidanza: questa è la principale funzione dell’ovaio.

Ovaio ed ormoni
Come prima accennato, l’ovaio – oltre alla funzione riproduttiva – svolge anche un’altra importante funzione: quella di produrre gli ormoni sessuali femminili (estrogeniprogesterone) importantissimi nella modulazione del ciclo mestruale. Pertanto il ciclo ovarico e il ciclo mestruale sono due entità nettamente differenti ma strettamente interconnesse tra di loro. L’insieme dei meccanismi ormonali che regolano il ciclo ovarico e quindi quello mestruale è molto complesso; i centri endocrini adibiti alla regolazione dei cicli sono posti nel cervello e sono l’ipotalamo e l’ipofisi.
Nell’ipotalamo vi è un centro neuroendocrino (il nucleo arcuato) che produce, ciclicamente e ad impulsi, una sostanza che determina il rilascio di ormoni, ovvero il GnRH (Gonadotropin-Releasing Hormone).
Il GnRH agisce su un’altra ghiandola endocrina (l’ipofisi) stimolando la sintesi di due ormoni detti gonadotropine (chiamate rispettivamente LH ed FSH) che a loro volta agiscono sull’ovaio determinando la maturazione dei follicoli e la sintesi di ormoni sessuali. Gli ormoni sessuali, a loro volta, agiscono sull’ipotalamo e sull’ipofisi regolandone e modulandone l’attività.
Si tratta, pertanto, di un complesso meccanismo di interazioni, stimolatorie e inibitorie, per il cui corretto funzionamento è richiesta una completa sincronizzazione di tutte le componenti coinvolte.

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Vasi e nervi
L’ovario ha una duplice irrorazione arteriosa:

  • Arteria ovarica: che origina dall’aorta discendente in prossimità della seconda vertebra lombare.
  • Rami ovarici dell’arteria uterina.

Le vene ovariche sono riunite in un plesso pampiniforme che a destra si scarica nella vena cava inferiore, a sinistra raggiunge la vena renale.
L’innervazione è costituita prevalentemente da fibre simpatiche, tuttavia sono presenti anche fibre parasimpatiche e sensitive.

Condizioni e patologie più diffuse
Proprio per la complessità di questi meccanismi è facile che insorgano dei problemi che, però, nella maggior parte dei casi, sono da considerare più che altro dei piccoli discostamenti da una condizione di perfetta normalità e non delle vere e proprie condizioni patologiche. Tra queste piccole alterazioni vanno ricordate la sindrome premestruale, che è data dall’insieme dei sintomi (irritabilità, cambiamenti d’umore, cefalea, gonfiore mammario) che compaiono in alcune donne durante il ciclo mestruale e la dismenorrea, cioè la presenza di mestruazioni così dolorose da impedire, nei giorni di flusso mestruale, anche le più banali attività quotidiane.
Altre condizioni parafisiologiche (ma che a volte possono essere anche una spia di vere e proprie patologie sottostanti) sono le irregolarità mestruali, mentre la mancanza di flussi mestruali per più di 6 mesi (amenorrea), in determinate fasce d’età, è sempre espressione di una condizione patologica.
La sindrome dell’ovaio policistico è un’altra patologia ovarica molto frequente caratterizzata da irregolarità mestruali, irsutismo e obesità che si accompagnano a altre disfunzioni metaboliche come l’aumento del colesterolo e dei trigliceridi.
Infine, anche per l’ovaio, come per tutte le altre ghiandole endocrine esiste la possibilità di sviluppo di tumori (tumori dell’ovaio) che possono avere un’aggressività clinica e una malignità variabile da caso a caso.

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Caterina Balivo denunciata: assolta dal Tribunale di Rimini

Caterina Balivo intervistata in tv a Porta a porta Rai 1

Caterina Balivo è stata assolta con formula piena, perché il fatto contestato non sussiste. La nota conduttrice televisiva era finita a processo a Rimini per diffamazione aggravata, a seguito di dichiarazioni rilasciate nel marzo 2009 durante una puntata di Porta a Porta, in cui aveva espresso opinioni generali sulle estetiste, giudicate diffamatorie da un’associazione di estetiste con sede nella città romagnola.

Nel corso della trasmissione condotta da Bruno Vespa, Balivo aveva affermato che alcune estetiste italiane effettuano sulle clienti iniezioni di collagene o botulino, procedure vietate agli estetisti e riservate esclusivamente ai medici. Continua a leggere

Donne e paura del sesso: il disturbo da avversione sessuale

MEDICINA ONLINE ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO TRISTE SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA TIMORE COPPIA MENTE PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE MATRIMONIO FIDANZATI UOMO DONNA LIBIDO SPERMA PIACERE SEXIn una società che vede la donna sempre più sessualmente disinibita e richiestiva, spesso rimane sullo sfondo tutta un’altra realtà femminile che a livello sessuale convive costantemente con sintomi fisici che provocano solo sofferenza, fastidio e frustrazione o che persino rifugge dalla sessualità.

Ci sono donne che spesso riferiscono ansia, timore o disgusto quando si trovano di fronte alla fattività di avere un rapporto sessuale o che rabbrividiscono al sol pensiero di toccare i genitali o le secrezioni da essi prodotte. Si tratta del disturbo da avversione sessuale.

La risposta di avversione può variare da un’ansia moderata al panico vero e proprio con ansia estrema, sentimenti di terrore, sensazione di svenimento, nausea, palpitazioni, vertigini e difficoltà di respirazione.

Sono donne che giornalmente si ingegnano per scongiurare il pericolo del rapporto sessuale costruendo elaborate strategie di fuga come l’andare a dormire presto o prima del partner, trascurando l’aspetto estetico, usando sostanze e dedicandosi in modo eccessivo ad attività lavorative, sociali, o alla famiglia. Quando ogni strategia di evitamento fallisce e sono “costrette” ad avere un rapporto sessuale provano un senso di repulsione e di contaminazione. Nei casi più gravi al fine di rifuggire occasioni prossime di sessualità queste donne possono votarsi alla castità e all’isolamento sociale.

Sono donne che spesso hanno alle spalle storie di violenza sia fisica sia psicologica, che hanno subito mutilazione genitali o che comunque hanno vissuto il rapporto sessuale in modo traumatico e/o doloroso.

La loro idea di sessualità spesso si ammanta di sensi di colpa e vergogna. Dettami religiosi e culturali unitamente alla scarsa informazione sessuale nel tempo concorrono alla costruzione di una sessualità negativa fino a sfociare in una sorta di “ripugnanza” verso l’atto sessuale e nei casi più estremi in una vera e propria fobia.

Il Disturbo da Avversione Sessuale può anche insorgere in associazione con altre disfunzioni sessuali come il calo del desiderio o la dispareunia.Questo disturbo compromette gravemente la vita affettiva e sociale, pregiudicando ogni possibilità di relazione sessuale.

Visto il corollario di variabili che concorrono all’instaurarsi del disturbo, il lavoro terapeutico si articola secondo una serie di step a partire dal fornire una corretta informazione sessuale, colmando così le lacune rispetto all’anatomia e alla fisiologia della risposta sessuale e andando a scardinare idee errate sulla sessualità date dai condizionamenti sociali, culturali e religiosi, per poi agire su eventuali aspetti traumatici all’origine del disturbo ed infine arrivare al trattamento sessuale vero e proprio che si sviluppa attraverso l’espletamento di tecniche mansionali specifiche.

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