Ecografia della tiroide: a cosa serve, come si svolge e come ci si prepara all’esame

MEDICINA ONLINE TIROIDE NODULO IPOTIROIDISMO IBSA EUTIROX ORMONI TIROIDEI METABOLISMO BASALE COLLO GOZZO SINTOMI PARATIROIDI TIROIDECTOMIA TOTALE PARZIALE CHIRURGIA OBESITA INGRASSARE PESO PONDERALE CHIRURGIA ECOGRAFIAL’ecografia della tiroide è senza alcun dubbio l’esame diagnostico più importante per lo studio della morfologia della ghiandola tiroidea. Come tutte le tecniche ecografiche, si basa sulla differente capacità dei tessuti di riflettere gli ultrasuoni emessi da una sonda. L’apparecchio è in grado di registrare l’intensità delle onde riflesse, convertendole sullo schermo in segnali luminosi che ricostruiscono in tempo reale l’aspetto anatomico della tiroide.

L’ecografia tiroidea è dolorosa? Esistono effetti collaterali, rischi o controindicazioni?
L’ecografia tiroidea è un esame del tutto  indolore, inoltre tale indagine è assolutamente priva di rischi, effetti collaterali o controindicazioni. Può essere effettuato anche nelle donne in gravidanza.

L’ecografia tiroidea è dannosa per la salute?
No, è un esame sicuro e del tutto indipendente da radiazioni ionizzanti (quelle impiegate nelle radiografie) o sostanze radioattive. Gli ultrasuoni, dotati di un’altissima frequenza e non udibili all’orecchio umano, non determinano alcun danno ai tessuti umani.

Come si svolge e quanto dura una ecografia tiroidea?
L’ecografia tiroidea è un esame nella maggioranza dei casi molto rapido (dura mediamente dai 10 ai 15 minuti). Il medico vi inviterà a sdraiarvi sul lettino, a pancia in su e con lo sguardo rivolto all’indietro. Una volta in posizione sul lettino, una speciale sonda viene fatta scorrere lungo la regione anteriore del vostro collo (posizionato in iperestensione) preventivamente cosparso di una piccola quantità di gel.

Come ci si prepara all’ecografia della tiroide?
Prima dell’esame non è richiesta alcuna preparazione particolare; sarà semplicemente necessario rimuovere oggetti metallici come ad esempio gioielli portati al collo.

A che serve l’ecografia della tiroide ed a che serve il doppler?
L’ecografia tiroidea tiroide si rivela particolarmente utile nel definire il volume della ghiandola (gozzo), la presenza di processi infiammatori (tiroiditi), l’eventuale presenza di noduli e le loro particolari caratteristiche. In assenza di un nodulo rilevabile alla palpazione, l’ecografia tiroidea va eseguita nei soggetti in cui vi sia un sospetto di tireopatia, cioè di una patologia legata alla tiroide, o se esistano fattori di rischio genetico o ambientale per lo sviluppo di una patologia di tale natura. Associando la tecnica doppler all’ecografia è anche possibile studiare la vascolarizzazione della tiroide o di un singolo nodulo, traendone importanti informazioni circa la funzionalità e l’attività metabolica.

Quali sono i limiti dell’ecografia tiroidea?
L’ecografia della tiroide fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide, ma non sulla sua funzione. In parole povere l’ecografia ci può dire se una tiroide è piccola o grande, se contiene noduli o meno, se è infiammata od omogenea ma non può dire se la tiroide ha un deficit/eccesso funzionale (ipotirodismo o ipertiroidismo) o se ha una normale funzionalità (eutiroidismo). Pertanto la decisione se intraprendere o modificare una terapia tiroidea in atto NON può esser presa solo dopo una valutazione ecografica.

Quali altre tecniche diagnostiche della tiroide sono disponibili?
L’ecografia della tiroide è un indagine importantissima per quel che riguarda le patologie della tiroide, ma non è l’unica dal momento che – come abbiamo visto nel capitolo precedente – è una indagine che ha dei limiti. Gli aspetti funzionali della ghiandola, ad esempio, possono essere indagati attraverso un ulteriore esame diagnostico, chiamato scintigrafia tiroidea, mentre per cercare conferme al sospetto di malignità è necessario valutare il campione cellulare aspirato sotto guida ecografica (biopsia). Per approfondire:

L’ecografia della tiroide è una tecnica accurata?
L’accuratezza diagnostica dell’ecografia tiroidea è estremamente variabile, dipende essenzialmente dall’apparecchio utilizzato e da limiti tecnici paziente-correlati. La variabile più importante, essendo una tecnica diagnostica operatore-dipendente, è rappresentata dall’abilità e dall’esperienza del medico che la esegue.

Cosa succede alla fine dell’ecografia?
Terminata l’ecografia della tiroide, il gel viene rimosso ed il paziente può riprendere tranquillamente le proprie attività.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenze tra risonanza magnetica, TAC, PET, MOC, radiografia, ecografia ed endoscopia

MEDICINA ONLINE MORTE CLINICA BIOLOGICA MORTE CEREBRALE END LIFE OSPEDALE LETTO VENTILATORE MECCANICO STACCARE LA SPINA BRAIN DEATH ELETTROENCEFALOGRAMMA PIATTO FLAT EEG SNC CERVELLO TERMINALE MALATO COMA STATO VEGETATIVOTutte le tecniche menzionate nel titolo appartengono al campo della diagnostica per immagini; sono tecniche attraverso il quale è possibile osservare un’area di un organismo non visibile dall’esterno e vengono utilizzate per lo studio di varie patologie. La radiologia è la branca della medicina che principalmente si occupa di tutto ciò. Cominciamo con un lungo elenco di tecniche di diagnostica per immagini.

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TC

TC (Tomografia computerizzata)

La TC o Tomografia computerizzata (chiamata anche “TAC” da “tomografia assiale computerizzata”) si serve di un fascio di elettroni, per produrre delle radiazioni (fotoni X) che originano esternamente al corpo del paziente per vedere visualizzare una mappa di densità di tessuti ed organi. Quindi a differenza della PET, nella quale è il paziente ad essere radioattivo, nella TC la radiazione proviene da fuori. Quando le radiazioni attraversano il distretto del corpo umano in esame (mettiamo il torace, in caso di TC torace), esse vengono fissate su una virtuale “lastra” che si trova dalla parte opposta del corpo e ne creano una immagini fotografica. Il principio è lo stesso di una radiografia, solo che con la TC le immagini vengono acquisite a 360° intorno al corpo (da cui il termine “tomografia”). Ogni tessuto presenta un diverso indice di attenuazione delle radiazioni trasmesse da fuori, e così la “foto” ottenuta mostra una sostanziale ricostruzione della morfologia dei tessuti ed organi in esame. In complesso la TC è una metodica morfologica. La possibilità di iniettare endovena oppure per via orale delle sostanze (mezzi di contrasto), che cambiano l’attenuazione dei distretti dove di vanno a collocare, permette di aumentare l’accuratezza della TC nel differenziare i tessuti anche in parte dalla loro vascolarizzazione. Poiché la tomografia computerizzata, in tutte le sue varianti, impiega raggi X, l’esame è controindicato in gravidanza, specie se l’area da indagare è l’addome. In questi e in altri casi (per esempio in soggetti giovani), in cui è importante evitare l’esposizione a radiazioni ionizzanti, si preferisce ricorrere alla risonanza magnetica (o RM) che non comporta questo rischio oppure se possibile l’ecografia.
Molti pazienti infine temono di sottoporsi all’indagine per paura di soffrire di claustrofobia, come poteva accadere quando per l’esecuzione dell’esame il lettino su cui è adagiato il paziente entrava in una sorta di tunnel. Oggi il problema è superato perché le apparecchiature moderne sono aperte e il lettino, muovendosi, passa attraverso un cerchio di una profondità non superiore ai 50 cm. In caso di necessità è comunque possibile chiedere agli operatori un sedativo che aiuti a restare fermi per tutto il tempo necessario all’esecuzione dell’esame.

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Radiografia del torace

Radiografia

Per radiografia (RX) si può intendere l’immagine radiografica, o radiogramma, oppure la tecnica radiografica utilizzata per ottenere il radiogramma stesso. Tale tecnica si basa sull’interazione tra un fascio di fotoni (raggi X) diretti da una sorgente a un recettore, e la materia interposta, solitamente un corpo biologico. Gli atomi di tale corpo interferente impediscono al fotone di raggiungere il detettore, che quindi riprodurrà un’immagine fedele del corpo “in negativo”, essendo impressi sulla pellicola i fotoni che invece non vengono assorbiti. Poiché la radiografia usa radiazioni ionizzanti, deve essere sostituita – se possibile – dall’ecografia in donne incinte.

SENOLOGIA MAMMOGRAFIA SENO MAMMELLA

Mammografia

Mammografia

La mammografia è un tipo di radiografia in cui si comprime il seno tra due lastre per individuare la presenza di formazioni potenzialmente tumorali. Per approfondire: La mammografia: un esame rapido che può salvarti la vita

MEDICINA ONLINE SCINTIGRAFIA TIROIDEA COSTO RISULTATI NODULI CALDI FREDDI DIFFERENZA Thyroid scintigraphy

Scintigrafia tiroidea

Scintigrafia

La scintigrafia è un esame di medicina nucleare ottenuto mediante la somministrazione di un tracciante radioattivo che consente di evidenziare, a mezzo di particolari strumenti (gamma camera), l’accumulo preferenziale del tracciante nel tessuto che si intende studiare. I traccianti utilizzati possono essere costituiti da soluzioni saline di radioisotopi o da specifici radiofarmaci costituiti da molecole farmacologicamente attive alle quali viene legato il radioisotopo. La scintigrafia è utile per ottenere informazioni sulla fisiologia di alcuni organi, per esempio cuore, polmone, tiroide, circolazione sanguigna, oppure per individuare tessuti anomali come le metastasi. La generazione delle immagini sulle quali è basata la diagnosi, avviene in tempo reale sul monitor della consolle di acquisizione, ma le immagini spesso necessitano una successiva elaborazione e miglioramento che non ne permette l’esame immediato.
Nel caso della scintigrafia ossea, il radiofarmaco (metilendifosfonato, MDP, marcato con 99mTc) si concentra a livello del tessuto osseo in modo proporzionale all’attività osteoblastica locale, quindi è più concentrato nelle parti dove questa è più elevata, per es. fratture, traumi, metastasi osteoblastiche. Gli altri radiofarmaci principalmente usati sono il (Tallio 201), nella scintigrafia miocardica, il (Tc-99m pertecnetato), nella scintigrafia tiroidea ed il (99mTc-DMSA acido dimercaptosuccinico) nella scintigrafia renale.

Leggi anche: Scintigrafia tiroidea: risultati, captazione, noduli, costo

MOC (Mineralometria ossea computerizzata)

La Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) è una tecnica diagnostica utilizzata per valutare la mineralizzazione delle ossa. Misurando la densità della massa ossea può rilevare un’eventuale degenerazione dell’osso. La MOC è la tecnica di riferimento per prevenire, diagnosticare e controllare l’evoluzione dell’osteoporosi. Per approfondire: Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), a cosa serve, come si interpretano i risultati?

MEDICINA ONLINE Tomografia ad emissione di positroni PET Positron Emission Tomography tumori TAC TC CANCRO TUMORE DIAGNOSTICA PER IMMAGINI RISONANZA MAGNETICA

PET

PET (Tomografia ad emissione di positroni)

La PET (Tomografia ad emissione di positroni) è una metodica medico-nucleare, che adopera la radioattività di alcune sostanze per vedere la distribuzione della stessa nell’organismo del paziente al quale viene iniettata la sostanza. I traccianti utilizzati per la PET sono di diverso tipo, ma ognuno presenta delle caratteristiche tali che li permettono di vedere alcune funzioni particolari del corpo umano oppure dei vari tessuti. Esempio, il FDG (fluorodesossiglucosio) marcato con il fluoro 18 (radioattivo) serve per vedere il metabolismo dei glucidico, quindi le immagini PET con FDG ci daranno una mappa di distribuzione del tracciante e conseguentemente la mappa dell’attività metabolica dei vari tessuti. La PET è una metodica funzionale, cioè che “vede” la funzione dei tessuti ed organi e non solo la loro anatomia. Per approfondire:

MEDICINA ONLINE RISONANZA MAGNETICA

Risonanza magnetica

Risonanza magnetica

La RM o Risonanza Magnetica, dal termine stesso utilizza la risposta tissutale a vari stimoli elettromagnetici prodotti da un magnete esterno. La risposta ai vari stimoli è diversa per ogni tipo di composizione tissutale e permette quindi di fare una ricostruzione anche in questo caso delle morfologia ed in parte della funzione degli organi e tessuto corporei. Anche in tale caso è possibile utilizzare dei mezzi di contrasto, che presenteranno conseguentemente caratteristiche “magnetiche” diverse, e che permetteranno di vedere aumentare l’accuratezza della RM nel differenziare i tessuti anche in parte dalla loro vascolarizzazione. L’esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa, se si esclude la piccola puntura richiesta dall’eventuale iniezione di mezzo di contrasto nella vena del braccio.
Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l’esecuzione dell’esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia provocato dal fatto di rimanere chiusi in un grande cilindro per una certa quantità di tempo.

Per approfondire: Risonanza magnetica con e senza contrasto: come funziona ed effetti collaterali

Ultimamente si stanno diffondendo dei macchinari aperti di risonanza magnetica:

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Risonanza magnetica aperta

L’unico possibile rischio nel corso della risonanza magnetica è una reazione allergica alla sostanza usata come mezzo di contrasto, il gadolinio. Controindicata ai portatori di pacemaker. Leggi anche: Qual è la differenza tra risonanza magnetica aperta e chiusa?

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Ecografia del feto su donna incinta

Ecografia

L’ecografia o ultrasonografia è una metodica che permette di ottenere immagini degli organi interni del corpo umano utilizzando delle onde sonore che, però, non sono udite dall’orecchio umano e perciò sono chiamate ultrasuoni. Gli ultrasuoni partono dalla sonda situata all’esterno del corpo (o all’interno usando particolari sonde), si spostano come onde d’acqua prodotte da un sasso gettato in uno stagno e, come queste, se trovano un ostacolo, tornano indietro. Questi echi sono diversi in base al tessuto incontrato e sono interpretati dal computer che, in base ad essi, restituisce una immagine. Le ossa riflettono completamente gli ultrasuoni che tornano indietro tutti appena ne incontrano la superficie. Una cisti ripiena di liquido, invece, non fa resistenza alcuna ed è attraversata facilmente dalla onde ultrasonore. Tra questi due estremi c’è un’ampia varietà: ci sono strutture del corpo umano che lasciano passare una certa quota di ultrasuoni e ne rimandano indietro altri, come avviene, per esempio per il fegato, muscoli, tiroide e altri. La sonda, come prima accennato, udirà echi di ritorno più o meno forti. Il software interno della macchina trasforma gli echi in puntini più o meno scuri, in base alla intensità dell’eco, che formeranno le immagini che visibili sullo schermo.

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Ecografia mammaria

Le immagini ecografiche mostrano molti tipi di tessuti. Un grande pregio della ecografia rispetto ad altre metodiche è che permette di visualizzare una struttura in tempo reale con molti vantaggi (si pensi ad esempio alla visualizzazione di una articolazione in movimento). Inoltre l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti come invece avviene con la TC e con la radiografia, ciò la rende utile nello studio di tessuti in una donna incinta. 

Leggi anche: Cos’è una ecografia, a che serve e quali organi può indagare?

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Ecografia transvaginale

L’ecografia transvaginale è un tipo di ecografia (spesso eseguita in associazione all’ecografia pelvica) necessaria per studiare il collo dell’utero, l’utero stesso o le ovaie. La sonda, anziché essere “esterna” al corpo, viene rivestita di una sorta di profilattico ricoperto di gel e viene introdotta nella vagina. L’esame serve a trovare le possibili cause di infertilità , di sanguinamenti o di dolori pelvici. Inoltre è utile per studiare la natura delle cisti ovariche o delle formazioni uterine, e anche per individuare l’eventuale presenza di tumori. Per approfondire: L’ecografia transvaginale esplora gli organi genitali interni femminili

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Ecografia transrettale della prostata 

L’ecografia prostatica transrettale è una ecografia della prostata che, anziché essere effettuata con una sonda esterna – come avviene per la maggior parte delle ecografie – viene effettuata con una sonda interna che viene inserita nel retto tramite l’ano. In pratica la prostata è osservata dall’interno e non dall’esterno e ciò permette di analizzare le dimensioni e la morfologia della prostata in modo più accurato rispetto ad una ecografia “esterna”. Il “prezzo” di questa maggiore qualità diagnostica è però una procedura senza dubbio più fastidiosa e rischiosa per il paziente, rispetto alla classica ecografia, meno invasiva e rischiosa, per cui l’ecografia prostatica transrettale dovrebbe essere eseguita solo qualora l’ecografia standard abbia restituito una diagnosi dubbia. Per approfondire: Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

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Ecocolordoppler

Ecocolordoppler

L’ecocolordoppler è un tipo di ecografia è indicato per lo studio delle strutture vascolari e del loro flusso. Infatti, grazie alla colorazione effettuata mediante calcolatore, si può studiare il movimento e la direzione del flusso sanguigno. Il principio si fonda sulla associazione in tempo reale di una immagine ecografica bidimensionale con un segnale Doppler pulsato. Convenzionalmente, il colore rosso è attribuito alle strutture in avvicinamento alla sonda, mentre il blu per quelle in allontanamento.

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Endoscopia

Infine quando si parla di gastroscopia, colonscopia, cistoscopia o broncoscopia si intende una tecnica diagnostica endoscopica, cioè che prevede l’uso di un un endoscopio. Quest’ultimo è un tubo ottico munito di microcamere che trasmettono le immagini in uno schermo. Parlando di colonscopia (una delle tecniche endoscopiche più diffuse) occorre innanzi tutto distinguere tra la rettosigmoidoscopia, che esamina solo gli ultimi 50-60 cm circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon chiamata “sigma”, e la pancolonscopia, con cui invece si risale con uno strumento più lungo e flessibile lungo tutto l’intestino crasso fino a raggiungere, quando possibile, l’ultimo tratto dell’intestino tenue.
In entrambi i casi il paziente viene fatto sdraiare sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate. L’esame si esegue introducendo nel canale anale un tubo flessibile (sonda), collegato a una fonte di luce che consente di esaminare le alterazioni della superficie intestinale. Per approfondire: La colonscopia: cos’è, quando si fa, che rischi comporta, come ci si prepara ad affrontarla

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BRONCOSCOPIA POLMONARE BIOPSIA FA MALE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Broncoscopia

Quando l’endoscopio è usato per indagare le vie aeree più profondi, si parla di “broncoscopia”: in questo caso il broncoscopio è introdotto attraverso la bocca o il naso e può essere usato anche per prelevare un campione di tessuto. Per approfondire, leggi: Broncoscopia polmonare con biopsia: a cosa serve, fa male, è pericolosa?

Colonscopia virtuale

Negli ultimi anni sta prendendo piede una tecnica relativamente nuova chiamata colonscopia virtuale. La colonscopia virtuale sfrutta una tecnica chiamata TC spirale multistrato ed un software, in costante aggiornamento, capace di ricostruire sullo schermo le pareti coliche. La colonscopia virtuale usa radiazioni ionizzanti (non usate nella colonscopia tradizionale), in compenso però non è invasiva come la tradizionale. Per approfondire: Colonscopia tradizionale o colonscopia virtuale?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Osteoporosi: cause, diagnosi, cure, osteopenia, valori Z-score e T-score

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSTEOPOROSI MINEROLOMETRIA OSSEA COMPUTERIZZATA MOC DEXA Z SCORE T SCORE FRATTURA DIFFERENZE OSTEOPENIA OSSO OSSAL’osteoporosi è una osteopatia (cioè una malattia ossea) caratterizzata dalla riduzione quantitativa della massa ossea (si riduce il quantitativo minerale osseo, in particolare di calcio) e da alterazioni della microarchitettura dell’osso con conseguente aumentata fragilità ossea ed aumento del rischio di fratture da traumi minimi.

Differenza tra osteoporosi e osteopenia

Si parla di “osteopenia” quando i livelli di densità, quindi di massa ossea, scendono al di sotto della norma, ma ancora non si verificano le condizioni dell’osteoporosi. L’osteopenia è quindi una condizione meno grave dell’osteoporosi, tuttavia – nei pazienti con osteopenia – è importante impostare rapidamente una terapia, per evitare che la situazione si trasformi progressivamente in osteoporosi.

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Quanto è diffusa l’osteoporosi?

Dall’ultima indagine ISTAT si dichiara ammalato di questa patologia solo il 4,7% della popolazione totale e il 17,5% delle persone con oltre sessantacinque anni. Il dato reale in realtà, è molto più alto: il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi (studio epidemiologico multicentrico nazionale ESOPO). Solo una donna su due affetta da osteoporosi sa di esserlo. Stessa mancanza di consapevolezza su questa patologia riguarda un uomo su cinque. Il 50% delle persone che pensano di essere ammalate di osteoporosi non lo sono, mentre la metà di quelli realmente affetti dalla malattia non sa di esserlo (studio condotto da Istituto superiore di sanità, Istat, Ars della Toscana e Asl di Firenze).

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Fonte: Maggi S. et al., Quantitative heel ultrasound in a population-based study in Italy and its relationship with fracture history: the ESOPO study, Osteoporos Int (2006)

Cause e fattori di rischio dell’osteoporosi

In base alla causa, l’osteoporosi si divide in due grandi gruppi:

  • osteoporosi primaria: causata principalmente da una diminuzione dell’estrogeno (tipico della post-menopausa e dell’età senile) e favorita da altri fattori come scarso apporto di calcio con la dieta e vita sedentaria;
  • osteoporosi secondaria: causata da malattie non ossee, da farmaci (principalmente corticosteroidei) e sostanze tossiche.

Per capire le cause che primariamente portano ad osteoporosi, è necessario focalizzarsi su un fatto: le donne sono molto più colpite dall’osteoporosi rispetto agli uomini. Il 90% degli statunitensi con osteoporosi è di sesso femminile. La maggiore incidenza della malattia nelle donne (soprattutto con il progredire dell’età) è rapportata alla diminuzione dell’estrogeno, che si ha nella menopausa. Gli estrogeni favoriscono l’assunzione del calcio da parte delle ossa e ne inibiscono la loro distruzione, con conseguente perdita di calcio, quindi una diminuzione estrogenica può essere causa di osteoporosi primaria. L’uomo è più protetto, sia perché ha una certa produzione di estrogeni, sia perché ha un livello di testosterone che dura quasi tutta la vita, che in parte viene convertito in estrogeni. Questo fa sì che dai 50 anni in poi gli uomini perdano lo 0,4% del calcio corporeo all’anno, mentre nelle donne già dai 35 anni la perdita è già il doppio del valore maschile., con un peggioramento netto con la menopausa, perché le ovaie smettono di produrre estrogeni. Gli estrogeni calano di colpo, con minor assorbimento di calcio a livello intestinale, una minore produzione di calcitonina che inibisce la demineralizzazione, con il risultato totale che la menopausa accelera in modo importante l’osteoporosi. Con la menopausa la perdita di calcio accelera al ritmo del 3-6% all’anno nei primi cinque anni, per poi scendere all’1% all’anno. A questo ritmo, una donna perde circa il 15% della massa ossea nei primi dieci anni dall’inizio della menopausa e a 70 anni il calo può arrivare intorno al 30%.

Oltre alla ridotta secrezione di estrogeni, le principali cause e fattori di rischio che possono portare all’osteoporosi, sono:

  • malnutrizione per difetto (in particolare ridotta assunzione di calcio con la dieta);
  • vita sedentaria;
  • ingestione di bevande con ridotto contenuto di calcio (bevande gassate);
  • stress psicofisico prolungato;
  • età femminile superiore di 45 anni;
  • periodo post-menopausale;
  • fumo di sigarette;
  • assenza di gravidanza e di allattamento al seno.

Nella stragrande maggioranza dei casi la causa non è una sola, bensì più fattori di rischio concorrono nell’insorgenza dell’osteoporosi.

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Sintomi e segni di osteoporosi

Nelle fasi iniziali, l’osteoporosi può essere asintomatica, cioè non determinare alcun sintomo. Successivamente possono comparire:

  • mal di schiena;
  • abbassamento progressivo dell’altezza;
  • postura incurvata;
  • facilità a fratture.

L’osteoporosi si manifesta con sintomi solo quando è abbastanza grave da determinare microfratture o schiacciamento dei corpi vertebrali, con comparsa di dolore alla colonna vertebrale. L’osteoporosi aumenta molto il rischio di fratture di tutte le ossa del corpo, in particolare di vertebre, femore e polso. Nei soggetti anziani con osteoporosi, specie di sesso femminile, la frattura del collo del femore può essere provocata semplicemente da una banale caduta o dal sollevamento di un peso.

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Diagnosi di osteoporosi

L’OMS definisce l’osteoporosi utilizzando un parametro chiamato T-score. Questo parametro rappresenta il valore della densità ossea del paziente espresso come numero di deviazioni standard (DS) al di sopra o al di sotto rispetto alla densità ossea di un soggetto donna giovane adulto, che ha quindi raggiunto il picco di densità di minerale osseo. Il picco di densità di minerale osseo è la quantità massima di minerale osseo accumulata nel corso della propria vita, questo raggiunge il suo valore maggiore intorno ai 25/30 anni. Può essere influenzato oltre che da fattori genetici anche da fattori ambientali come: normale apporto di calcio con la dieta, normale e costante attività fisica, normale esposizione alle radiazioni ultraviolette che favoriscono la maturazione della vitamina D. Per giovane adulto ci si riferisce quindi ad un soggetto donna di circa 25/30 anni, di specifica etnia, con un normale stato di salute ed una normale attività fisica. La diminuzione del valore al di sotto di questo parametro ci consente di sapere se siamo in condizioni di osteopenia (modesta riduzione del contenuto minerale osseo) o osteoporosi franca, che può essere più o meno importante e che sottopone a rischio di fratture ossee al minimo trauma.
La tecnica che consente la diagnosi di osteoporosi è la densitometria ossea. La metodica più utilizzata è la densitometria a raggi X a doppia energia, chiamata DEXA, che consente la valutazione della quantità di osso sia trabecolare, che corticale. La DEXA permette la misurazione del contenuto minerale osseo a livello del rachide lombare, del femore prossimale e dell’intero scheletro. Al posto di DEXA talvolta MOC (acronimo di mineralometria ossea computerizzata): i termini DEXA e MOC sono sinonimi.

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T-score

In base al T-score ottenuto da una DEXA (MOC), si possono verificare tre situazioni:

  • un T-score maggiore o uguale a -1 DS indica osso normale;
  • un T-score compreso tra -1 e -2,5 DS indica osteopenia;
  • un T-score minore di -2,5 DS indica osteoporosi.

Un T-score uguale a 0 indica che il soggetto esaminato presenta una densità ossea uguale a quella media di una donna sana di circa 25/30 anni. Più il valore è basso rispetto allo zero, maggiore sarà la gravità dell’osteoporosi. Ad esempio:

  • un T-score di -3 DS indica osteoporosi;
  • un T-score di -3,5 DS indica una osteoporosi più grave;
  • un T-score di -4 DS indica una osteoporosi ancora più grave.

Un T-score superiore a 0 indica che il paziente ha una densità ossea migliore di una donna sana di circa 30 anni.

Z-score

La diagnosi di osteoporosi in alcuni casi si basa sul parametro chiamato Z-score, sempre ottenuto effettuando una DEXA (MOC). Mentre il T-score come abbiamo visto paragona la densità ossea del paziente espresso come numero di deviazioni standard al di sopra o al di sotto rispetto alla densità ossea di un soggetto giovane adulto donna (di circa 25/30 anni) di una specifica etnia, il Z-score paragona la densità ossea con quella media di soggetti di pari età, etnia e sesso del paziente. Il Z-score è quindi più attendibile in un ampia varietà di pazienti, come bambini, adolescenti e giovani adulti maschi, mentre il T-score ha più senso quando il paziente è una donna che ha superato i 30 anni (soprattutto se ha superato la menopausa) o è un uomo che ha superato i 50 anni.

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Quando usare il T-score e quando lo Z-score?

Il T-score andrebbe usato come riferimento per donne oltre i 30 anni, soprattutto se in post menopausa, e uomini oltre i 50 anni. Per tutti gli altri casi andrebbe valutato l’uso dello Z-score, soprattutto per bambini, adolescenti e giovani adulti maschi. In parole semplici:

  • il valore della densità ossea ottenuti da una DEXA in un paziente donna ultratrentenne o donna nel periodo post menopausale o uomo di oltre 50 anni, viene messo a paragone con quello di una donna di circa 30 anni (T-score);
  • il valore della densità ossea ottenuti da una DEXA in un paziente che non rientra nelle precedenti classi, viene messo a paragone con quello di un soggetto di pari età, sesso ed etnia (Z-score).

A titolo di esempio un bambino di 7 anni afroamericano o scandinavo userà i valori di riferimento diversi da quelli di una bambina di 10 anni asiatica o sudamericana. Per capire l’importanza di usare lo Z-score al posto del T-score in questo caso, si pensi al rischio che si avrebbe paragonando il risultato della DEXA (MOC) di un bambino sano di 9 anni a quello di una donna di 30 anni, ovvero quello che accadrebbe usando il T-score: al bimbo verrebbe diagnosticata l’osteoporosi nonostante abbia una normale una densità per la sua età.

Leggi anche: Quali sono le differenze tra MOC e DEXA nella diagnosi di osteoporosi?

Terapia dell’osteoporosi

La terapia si basa sulla somministrazione di calcio che in alcuni soggetti è in grado di rallentare il processo, ma non di curarlo. Altri farmaci usati sono gli estrogeni: nelle donne in menopausa, anche questi con effetti di prevenzione più che di cura della malattia. Usati anche gli androgeni, la calcitonina, i fluoruri. Di recente utilizzazione nella terapia dell’osteoporosi è una nuova classe di farmaci, i bifosfonati, analoghi del pirofosfato, caratterizzati dal legame P-C-P, notevolmente stabile e resistente alla degradazione chimica; la loro azione consiste nella inibizione sia del riassorbimento sia del turn over osseo attraverso l’interazione fisico-chimica con l’idrossiapatite e le modificazioni morfologiche, biochimiche e metaboliche degli osteoclasti (le cellule che degradano il tessuto osseo). Molto importante, come misura di supporto alla terapia farmacologica, sono un’adeguata attività fisica e un’alimentazione equilibrata.

Leggi anche: Classifica dei cibi e bevande con maggior quantità di calcio esistenti

Prodotti consigliati

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari:

Per approfondire: Cos’è la mineralometria ossea computerizzata (MOC), a cosa serve, come si interpretano i risultati?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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L’ecografia transvaginale esplora gli organi genitali interni femminili

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L’ecografia trans-vaginale o “ecografia transvaginale“, a volte abbreviata con ECO-TV o ETV o TVS (acronimo dall’inglese “Trans-Vaginal Sonography”) o TVU (da “Trans-Vaginal Ultrasonography) è una tecnica diagnostica per immagini, che indaga morfologia e stato di salute degli organi genitali interni femminili, usando una sonda ad ultrasuoni ad elevata frequenza che viene introdotta nella vagina.

Chi la effettua?

L’ecografia transvaginale viene effettuata dal medico ginecologo o da altro personale medico competente.

Quando si usa?

L’ecografia trans-vaginale viene effettuata in tre casi principali:

  • sospetto di patologie riguardanti l’apparato genitale femminile;
  • visualizzazione precoce della camera gestazionale nelle pazienti con sospetta gravidanza;
  • valutazione ostetrica della lunghezza cervicale e valutazione dell’eventuale funneling.

Quali patologie indaga?

L’elevata frequenza della sonda permette un alto potere risolutivo che consente l’osservazione e la misurazione di diverse patologie e condizioni, tra cui:

  • gravidanza extrauterina;
  • adenomiosi ed endometriosi;
  • malformazioni;
  • masse ovariche ed altre condizioni patologiche degli annessi (ad esempio cisti, PCOS…);
  • ascessi o processi infettivi localizzati;
  • iperplasia endometriale;
  • leiomiomatosi uterina;
  • neoplasie cervico-endometriali (cancro);
  • infertilità o sterilità;
  • polipi endometriali o cervicali.

Vantaggi

L’ecografia trans-vaginale, grazie all’uso di una sonda ad alta frequenza, permette di indagare in modo dettagliato utero, ovaie ed annessi, oltre che di controllare la gravidanza nel primo trimestre o nel quadro di tecniche di riproduzione assistita.
Rispetto all’ecografia pelvica trans-addominale (nella quale la sonda ecografica viene appoggiata sull’addome inferiore) permette una migliore visualizzazione di utero, endometrio, cervice uterina, tube di Falloppio, ovaie e dello spazio parauterino, comprensivo delle logge parieto-coliche e del cavo del Douglas. Tale maggior precisione e dettaglio è dato dalla vicinanza della sonda ecografica alle strutture da esaminare e dalla mancanza dello “scherma” rappresentato dagli organi e dai tessuti che inevitabilmente incontrano gli ultrasuoni nella via trans-addominale (in particolare vescica e tessuto adiposo, soprattutto se la donna è fortemente obesa).
Rispetto alle indagini eseguite con radiografia o con TC, l’ecografia trans-vaginale NON usa radiazioni ionizzanti, quindi può essere eseguita più volte in sicurezza ed anche nelle donne incinte, senza pericoli per il feto.

Svantaggi

Rispetto all’ecografia pelvica trans-addominale, l’ecografia trans-vaginale è certamente più invasiva, più fastidiosa e più rischiosa. In genere ha anche un costo maggiore rispetto all’ecografia pelvica trans-addominale. Non può essere eseguita nelle donne vergini (con imene intatto e non particolarmente elastico).
E’ una tecnica operatore-dipendente: la sua capacità di individuare eventuali patologie è fortemente legata all’esperienza del medico che la esegue.

Preparazione all’esame

La paziente viene invitata ad urinare prima dell’esame e, una volta a vescica vuota, viene fatta spogliare dalla vita in giù e distendere in un lettino per esami in posizione ginecologica. Talvolta, però, si richiede di avere la vescica piena (bere e non urinare nell’ora precedente all’esame) per effettuare anche l’ecografia pelvica esterna.

Procedura

L’ecografia transvaginale viene considerata una metodica moderatamente invasiva; mentre nell’ecografia tradizionale trans-addominale la sonda viene posizionata sulla parte bassa dell’addome, in quella trans-addominale la sonda viene introdotta all’interno della vagina. Tale sonda ha una elevata frequenza, è lunga e stretta, viene rivestita con materiale monouso (simile ad un profilattico) ed è di piccole dimensioni (poco più di 1 cm di diametro). La sonda viene inserita più facilmente in vagina grazie al gel per ultrasonografia, consentendo un ingresso agevole ed indolore.

Quanto dura?

L’esame si completa generalmente in 10 – 15 minuti, tranne quei casi in cui si rilevano anomalie che possono richiedere altro tempo per essere analizzate.

Cosa fare al termine dell’esame?

Al termine dell’indagine si può tornare alle normali attività giornaliere e lavorative. Non occorre farsi accompagnare da altre persone, visto che al termine dell’esame si è auto-sufficienti. Dopo l’esame si può tranquillamente guidare e gestire strumenti e mezzi pericolosi, visto che l’esame non induce sonnolenza.

L’esame è doloroso?

L’esame non è doloroso, tuttavia viene considerato fastidioso da molte pazienti. Si può avvertire fastidio e pressione soprattutto durante le fasi di penetrazione della sonda.

L’esame è rischioso?

L’esame, usando ultrasuoni, non è rischioso per la salute della donna, né per quella dell’eventuale feto. In rarissimi casi la sonda potrebbe determinare delle lesioni all’interno della vagina.

Controindicazioni

L’esame non presenta particolari controindicazioni. Non può essere eseguita nelle donne vergini (con imene intatto e poco elastico) che vogliano conservare l’integrità dell’imene.

L’ecografia trans-vaginale si può effettuare su una donna vergine?

Nelle donne vergini, con imene intatto, l’esame non può essere eseguito, salvo quei casi in cui l’imene intatto è comunque sufficientemente elastico da consentire l’esecuzione del test. E’ il medico a decidere se eseguire o non eseguire l’esame.

L’ecografia trans-vaginale si può eseguire con le mestruazioni?

L’indagine può essere eseguita in qualunque fase del ciclo mestruale e – se necessario ed urgente – anche in presenza di mestruazioni, tuttavia, preferibilmente non dovrebbe essere eseguita durante le mestruazioni.

Alternative

Se per qualche motivo non è possibile eseguire una ecografia trans-vaginale, si può eseguire al suo posto:

  • una ecografia trans-addominale (con sonda poggiata sulla parte inferiore dell’addome);
  • una ecografia  ecografia trans-rettale (con sonda inserita nell’ano).

Costo

Il prezzo di una ecografia trans-vaginale eseguita privatamente, oscilla in genere tra 80 e 250 euro.

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Colonscopia tradizionale o colonscopia virtuale: quale scegliere?

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBODella colonscopia tradizionale ne ho parlato qui. In questo articolo parlo invece di un relativamente nuovo sistema di colonscopia, denominata “virtuale”, nata nel 1994. La procedura è una buona alternativa alla colonscopia tradizionale realizzata grazie all’endoscopia.

Cos’è la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale (in inglese “virtual colonoscopy”, “CT colonography” o “CT pneumocolon” o “MR colonography”) è una procedura di diagnostica per immagini che permette di studiare le pareti interne del colon (intestino crasso) e del colon in maniera non invasiva, risparmiando al paziente il fastidio fisico e psicologico legato alla procedura tradizionale, che necessita dell’inserimento di una sonda endoscopica nell’intestino tramite l’ano).

Quali sono i vantaggi rispetto alla tecnica tradizionale?

Oltre all’indubbio vantaggio di evitare al paziente il fastidio dell’inserimento di una sonda nell’ano, altri vantaggi della colonscopia virtuale rispetto a quella tradizionale sono diversi:

  • è meno rischiosa (la sonda della colonscopia tradizionale in rari casi può lesionale l’intestino);
  • non servono sedativi. La mancanza di sedazione riduce anche il rischio globale della procedura poiché alcune persone possono avere reazioni avverse anche gravi (ad esempio shock allergico) ai farmaci sedativi utilizzati durante la colonscopia convenzionale;
  • la durata dell’esame è inferiore;
  • permette di studiare l’intero colon, mentre la colonscopia tradizionale in alcuni casi non permette la valutazione completa del colon destro (cieco);
  • fornisce immagini più chiare e dettagliate rispetto a una radiografia o ad una TC convenzionale;
  • le dimissioni sono immediate con possibilità di guidare e riprendere al più presto le normali attività giornaliere e lavorative senza alcun problema né fastidio residuo.

Infine la colonscopia virtuale, rispetto a quella tradizionale, fornisce un vantaggio secondario nel rivelare malattie o anomalie al di fuori del colon. Uno studio su adulti asintomatici sottoposti a colonscopia virtuale di routine ha rilevato che è stato rilevato circa un cancro extracolonico insospettato ogni 300 screening oltre a circa un cancro del colon-retto invasivo ogni 500 screening, per un tasso complessivo di circa un cancro insospettato di qualsiasi tipo rilevato ogni 200 screening. Il cancro del colon-retto invasivo è stato il tumore maligno più comune rilevato, seguito dal carcinoma a cellule renali.

Svantaggi

La colonscopia virtuale presenta alcuni svantaggi:

  • durante la colonscopia virtuale – al contrario di quel che avviene in quella tradizionale – NON è possibile effettuare tecniche diagnostiche e interventistiche come prelevare campioni di tessuto (biopsia) o rimuovere polipi, quindi è necessario eseguire comunque una colonscopia convenzionale se vengono rilevate anomalie;
  • allo stato attuale della tecnologia, la colonscopia virtuale NON ha lo stesso livello di dettaglio fornito da una colonscopia convenzionale, quindi polipi più piccoli tra 2 e 10 millimetri di diametro potrebbero non essere visualizzati nelle immagini;
  • ha una bassa capacità di individuare lesioni piatte (poco rilevate rispetto alla parete intestinale);
  • la colonscopia virtuale eseguita tramite TC espone il paziente a radiazioni ionizzanti che, seppur minime, ne impedisce l’esecuzione in gravidanza. Per lo stesso motivo la colonscopia virtuale non può essere effettuata troppe volte in un tempo ravvicinato, esattamente come avviene con una radiografia o una TC.

Nonostante i molti vantaggi forniti dalla tecnica virtuale, la colonscopia tradizionale con endoscopia è ancora oggi considerata il “gold standard” per lo screening del cancro del colon-retto dalla stragrande maggioranza delle comunità mediche e di ricerca

Quando si usa una colonscopia virtuale?

La procedura è usata per diagnosticare le malattie del colon e intestinali, tra cui polipi, diverticolosi e cancro al colon-retto. E’ usata quando, all’analisi delle feci, si riscontra presenza di sangue occulto o quando, per forte ansia, è impossibile eseguire una colonscopia tradizionale o il paziente si oppone fortemente all’inserimento della sonda nell’ano.

Con quali sintomi e segni si esegue l’esame?

La colonscopia virtuale potrebbe essere indicata in presenza di vari sintomi e segni, specie se fastidiosi e persistenti, tra cui:

  • dolori addominali;
  • sanguinamento rettale (occulto o macroscopico);
  • feci nere (melena);
  • stipsi cronica;
  • diarrea cronica;
  • anemia sideropenica di origine sconosciuta (potrebbe essere determinata da un sanguinamento intestinale causato dalla presenza di un tumore maligno);
  • tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci);
  • emissione di escrementi nastriformi o di altro materiale che può indicare la presenza di numerosi parassiti intestinali;
  • vomito fecaloide;
  • presenza di abbondante muco nelle feci;
  • sintomi e segni di occlusione o subocclusione intestinale;
  • sintomi e segni che potrebbero indicare la presenza di polipi, di diverticoli, di stenosi intestinale o di un cancro al colon-retto.

Per approfondire:

Quale tecnologia usa?

La colonscopia virtuale viene eseguita tramite tomografia computerizzata (TC, in questo caso si usano radiazioni ionizzanti, le stesse usate nelle radiografie) o mediante risonanza magnetica (MRI). La colonscopia virtuale tramite risonanza magnetica ha il vantaggio di non esporre il paziente alle radiazioni ionizzanti.

Controindicazioni

Non esistono controindicazioni particolari all’esecuzione di una colonscopia virtuale, tuttavia, se eseguita con tecnica TC, non deve essere eseguita in gravidanza ed è preferibile evitare di eseguire troppe volte l’esame in un tempo ravvicinato, dal momento che vengono usate radiazioni ionizzanti.

Gravidanza

La colonscopia virtuale eseguita con tecnica TC (tomografia computerizzata), dal momento che usa radiazioni ionizzanti, NON deve essere eseguita in gravidanza, poiché potrebbe avere un effetto teratogeno, ovvero determinare malformazioni nel feto. La colonscopia virtuale eseguita con tecnica RM (risonanza magnetica) può essere eseguita in gravidanza, ma solo in casi particolari. Durante la gravidanza, infatti, le risonanze magnetiche non sono controindicate in senso assoluto, anche se la prudenza consiglia di evitarle nelle prime 10-12 settimane a meno che non siano assolutamente indispensabili e urgenti. In definitiva quindi, durante la gravidanza, è comunque preferibile effettuare una colonscopia tradizionale, con endoscopia.

Come ci si prepara all’esame?

Sebbene i preparativi per la colonscopia virtuale varino, al paziente viene solitamente chiesto di assumere lassativi o altri agenti orali a casa il giorno prima della procedura per eliminare le feci dal colon. Una supposta viene anche utilizzata per pulire il retto da qualsiasi materia fecale rimanente. Al paziente può anche essere somministrata una soluzione progettata per ricoprire eventuali feci residue che potrebbero non essere state eliminate dal lassativo, chiamata “etichettatura fecale”. Ciò consente al medico (di solito un radiologo consulente), visualizzando le immagini 3D, di sottrarre efficacemente le feci residue, che altrimenti potrebbero dare risultati falsi positivi.

Procedura

La colonscopia virtuale si svolge nel reparto di radiologia di un ospedale o di un centro medico. Durante la procedura:

  • Il paziente viene posto in posizione supina (con la pancia verso l’alto) sul lettino.
  • Al paziente può essere somministrato un dosaggio di butilscopolamina (BUSCOPAN ®) per via endovenosa per ridurre al minimo l’attività muscolare nell’area.
  • Un tubo sottile può essere inserito nell’ano, in modo che l’aria possa essere pompata attraverso il tubo per gonfiare il colon per una migliore visualizzazione.
  • Il tavolo si muove attraverso lo scanner per produrre una serie di sezioni trasversali bidimensionali lungo la lunghezza del colon. Un programma per computer mette insieme queste immagini per creare un’immagine tridimensionale che può essere visualizzata sullo schermo video.
  • Al paziente viene chiesto di trattenere il respiro durante la scansione per evitare distorsioni delle immagini.
  • La scansione viene quindi ripetuta con il paziente sdraiato in posizione prona (con la pancia verso il basso).
  • Dopo l’esame, le immagini prodotte dallo scanner devono essere elaborate in un’immagine 3D che consente al medico di muoversi attraverso l’intestino come se stesse effettuando una normale colonscopia.
  • Eventuali anomalie sono valutate in genere da un medico radiologo, da un medico gastroenterologo e/o da un chirurgo generale.

Quanto dura l’esame?

L’esame dura circa 10-15 minuti.

L’esame è doloroso o fastidioso?

La colonscopia virtuale non richiede sedativi e non è doloroso, tuttavia alcuni pazienti possono trovare fastidioso l’inserimento del tubo sottile nell’ano, se previsto.

Dopo l’esame

Il paziente può riprendere la normale attività dopo la procedura, ma se vengono rilevate anomalie e il paziente necessita di una colonscopia convenzionale, può essere eseguita lo stesso giorno.

Prezzo

Il costo di una colonscopia virtuale effettuata privatamente oscilla generalmente tra i 120 ed i 500 euro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Colonscopia: cos’è, quando si fa, preparazione e rischi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COLONSCOPIA COSE QUANDO RISCHI PREPARA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa colonscopia è una procedura diagnostica e terapeutica mediamente invasiva usata per la visione diretta delle pareti interne del grosso intestino (colon). A tale scopo si utilizza una sottile sonda flessibile – chiamata colonscopio – munita di telecamera all’apice. Il colonscopio viene inserito previa lubrificazione per via anale e poi fatta risalire pian piano nel retto e negli altri tratti dell’intestino crasso, per incontrare nell’ordine:

  1. sigma,
  2. colon discendente,
  3. colon trasverso,
  4. colon ascendente,
  5. cieco.

Raggiunto l’ultimo tratto dell’intestino tenue, chiamato ileo, il colonscopio viene ritirato con altrettanta delicatezza.
Al fine di garantire una migliore visualizzazione della mucosa colica, durante la colonscopia si rende necessaria la distensione delle pareti intestinali, che viene ottenuta insufflando anidride carbonica attraverso il colonscopio; questo speciale strumento, oltre a fungere da videocamera e insufflare aria, può – all’occorrenza – pulire le pareti del colon con acqua, aspirare il contenuto intestinale o fungere da veicolo di strumenti chirurgici con cui eseguire prelievi di tessuto o asportare polipi.
La colonscopia non ha quindi fini esclusivamente diagnostici, ma può essere utilizzata anche per eseguire biopsie ed interventi terapeutici. Ad ogni modo, la sua applicazione principale rimane l’indagine dello stato di salute della mucosa colica, al fine di individuare eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni o masse tumorali nelle immagini che scorrono sullo schermo.

Come si svolge una colonscopia?

Il paziente viene fatto sdraiare ed il medico inserisce il colonscopio per via anale. Durante l’intera operazione il paziente si mantiene sdraiato sul fianco sinistro, ma può essere invitato dal medico ad eseguire piccoli movimenti; antidolorifici e tranquillanti possono essere somministrati per rendere più confortevole l’esame ed attenuare le sensazioni spiacevoli, specie in pazienti ansiosi o con bassa soglia del dolore. Nel complesso, l’indagine si protrae per circa 30-40 minuti.

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Colonscopia: le indicazioni

La colonscopia riconosce essenzialmente due grossi campi applicativi: lo screening del cancro al colon e la ricerca di elementi diagnostici in presenza di segni e sintomi di natura intestinale.

Cancro al colon

La colonscopia può essere eseguito come indagine di primo o secondo livello per lo screening del cancro al colon. Per la popolazione priva di fattori di rischio importanti oltre l’età, le linee guida consigliano di eseguire una colonscopia od una sigmoidoscopia tra i 58 ed i 60 anni, da ripetere ogni decennio. I due esami sono basati sugli stessi principi metodologici, con la differenza che la sigmoidoscopia si limita allo studio endoscopico dell’ultimo tratto del colon; il suo principale svantaggio è dato dal fatto che poco meno della metà dei polipi adenomatosi e dei tumori si forma nei tratti superiori, mentre dall’altro lato esibisce l’importante vantaggio di essere meno invasiva rispetto e di esporre il paziente ad un minor grado di rischio. La colonscopia, dall’altro lato, pur essendo considerata il “gold standard” per lo screening del tumore al colon, richiede una preparazione più fastidiosa, un tempo di esecuzione più lungo e presenta un rischio maggiore di effetti collaterali negativi (come perforazione intestinale e sanguinamento), che si possono verificare in 2-3 casi su 1000 esami. Per questo motivo, nelle persone a rischio medio-basso, la colonscopia trova principalmente applicazione come indagine di secondo livello dopo il riscontro di sangue occulto nelle feci o di polipi mediante sigmoidoscopia.
In presenza di altri fattori di rischio, come la poliposi del colon o la familiarità per questa ed altre forme tumorali, il medico può consigliare l’esecuzione di una colonscopia come indagine di primo livello a partire dai 40/50 anni di età ogni cinque o dieci anni.

Malattie intestinali

Oltre che nello screening del cancro al colon-retto, la colonscopia viene tipicamente utilizzata per indagare le origini di sintomi come dolori addominali, sanguinamento rettale, stipsi o diarrea cronica, frequenti alterazioni dell’alvo (periodi di stitichezza alternati ad episodi diarroici), anemia sideropenica di origine sconosciuta, tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci), emissione di escrementi nastriformi e abbondante presenza di muco nelle feci. Molti di questi sintomi sono riconducibili anche alle forme tumorali del cancro al colon-retto.

Rischi ed effetti collaterali della colonscopia

Per rispondere a questa domanda, leggi: Colonscopia: rischi, effetti collaterali e complicanze

Controindicazioni alla colonscopia

La colonscopia è sconsigliata in caso di diverticolite acuta, megacolon tossico e nel recupero da interventi chirurgici in questo tratto di intestino, per la maggiore suscettibilità al rischio di perforazioni intestinali. In alcuni casi la colonscopia tradizionale, quella di cui stiamo parlando, può essere sostituita dalla colonscopia virtuale.

Come ci si prepara ad una colonscopia?

Particolarmente indicati i lassativi osmotici – come isomalto, lattulosio, mannitolo, mannite, maltitolo e polialcoli in genere – che trattengono acqua nel lume intestinale per effetto osmotico e producono così feci fluide (è importante l’utilizzo insieme ad abbondante acqua). Particolarmente indicate le piante ad azione sedativa ed antispastica, come Valeriana, Passiflora, Camomilla, tiglio, menta piperita, biancospino, sambuco, vischio, luppolo, kava kava, Melissa ed Achillea millefoglie.
In vista della colonscopia è importante interrompere l’utilizzo di erbe medicinali in grado di diminuire la capacità coagulativa del sangue come gingko biloba ed aglio.

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La mammografia: un esame rapido che può salvarti la vita

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Dimagrire Tumore al seno 40 anni mammografiaPrima di soffermarmi sull’esame mammografico, mi sembra doveroso fare un accenno al carcinoma mammario che nei Paesi industrializzati è, per incidenza e mortalità, al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile. In Italia ogni anno il tumore al seno colpisce 31.000 donne e causa circa 11.000 decessi, rappresentando, così, la prima causa di morte per tumore nel sesso femminile. In generale è stato calcolato che in Italia una donna su 10 svilupperà il cancro della mammella nel corso della sua vita (alcune stime sono meno ottimistiche e parlano di una donna su 8). Contrariamente a quanto si pensi, anche l’uomo può essere colpito da tumore alla mammella, anche se con una frequenza estremamente più bassa rispetto alla donna. Soprattutto in passato, il segno abituale di presentazione era costituito da un nodulo o un ispessimento mammario palpabile e non dolente scoperto in genere dalla paziente stessa. Tra gli altri segni si annoveravano l’irritazione della pelle, l’alterazione, la retrazione, il dolore e la fragilità del capezzolo, la presenza di secrezione. Proprio allo scopo di una diagnosi precoce di tale patologia è importante eseguire costantemente l’ecografia mammaria e la mammografia.

Cos’è una mammografia?

La mammografia è una radiografia della mammella che permette la sua esplorazione in tutta la sua completezza e che offre la maggiore sensibilità, in particolare per i tumori in fase iniziale. La mammografia permette spesso di riconoscere la malattia anche quando non ci sono sintomi o la lesione non è ancora palpabile; ciò consente di intervenire precocemente aumentando la probabilità di guarire e di salvare la vita.  Per coloro che temono l’effetto negativo delle radiazioni ionizzanti, c’è da dire che le apparecchiature moderne, utilizzando bassi dosaggi di raggi X, consentono, senza rischi, la ripetizione routinaria dell’esame. Per sottoporsi alla mammografia non occorre alcuna preparazione prima dell’esame. Nelle donne fertili, è consigliato eseguire l’esame nella prima metà del ciclo, periodo in cui il seno è meno teso (e quindi più facilmente comprimibile) ed in cui è possibile escludere una eventuale gravidanza.
È bene ricordarsi che per il radiologo è importante avere termini di paragone con eventuali altre indagini effettuate, pertanto, è buona norma portare con sé tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza.
La mammografia è indicata in particolare dopo i 40 anni (o comunque nelle donne con adipe mammario molto sviluppato). Il seno, infatti, cambia con l’età: aumenta il tessuto adiposo – che appare scuro alla mammografia – mentre diminuisce il volume della ghiandola, che appare chiara. Su fondo scuro, quindi, ogni formazione sospetta diventa immediatamente visibile. Nelle donne più giovani, invece, in genere si verifica la situazione contraria: la massa della ghiandola (chiara) prevale sull’adipe (scuro), perciò è più difficile notare eventuali formazioni, specialmente se molto piccole. L’ecografia mostra invece gradazioni di grigio invertite rispetto alla mammografia, quindi risulta l’opzione migliore nelle donne più giovani (prima dei 35/40 anni) o comunque in quelle con massa ghiandolare che prevale su quella adiposa.

Per approfondire questo argomento, leggi: Differenza tra ecografia e mammografia nella diagnosi di tumore al seno

Come si esegue una mammografia?

La mammella della paziente viene posizionata su un apposito sostegno dell’apparecchio (il “mammografo”) e compressa mediante un piatto in materiale plastico detto compressore. Vengono eseguite, di base, due proiezioni (quella cranio-caudale e quella obliqua mediolaterale) per ogni mammella: in totale si ottengono quattro radiografie. Ulteriori proiezioni aggiuntive possono essere eseguite se necessario. L’acquisizione delle immagini dura pochi secondi. In tutto l’indagine dura generalmente una decina di minuti. Non vengono somministrati farmaci, anestetici né mezzo di contrasto, inoltre non è necessaria alcuna preparazione prima dell’esame.

Vedi: foto dello svolgimento di una mammografia

Cosa succede al termine dell’esame?

Al termine della radiografia si può tornare alle normali attività giornaliere e non serve essere accompagnati.

Leggi anche: L’ecografia mammaria: un esame innocuo ed indolore che ti può salvare vita

Mammografia, mestruazioni e menopausa

Nelle donne con il ciclo mestruale ancora presente, l’esame si esegue nella prima metà del ciclo, perché è il periodo in cui il seno è meno teso quindi facilmente può essere compresso nel macchinario. Inoltre in questa fase è possibile escludere una eventuale gravidanza che controindicherebbe l’esame.
Nelle donne dopo la menopausa l’esame è eseguibile in qualsiasi momento.

Leggi anche: Cos’è una ecografia, a che serve e quali organi può indagare?

Controindicazioni

L’esame è controindicato in gravidanza.

Rischi

Non vi sono particolari rischi relativi alla mammografia, tuttavia è opportuno ricordare che – essendo una radiografia – espone il corpo a radiazioni ionizzanti potenzialmente cancerogene quindi non bisognerebbe sottoporsi a troppe mammografie in tempi ristretti.

Leggi anche:

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Ecografia del seno: cos’è, a cosa serve e come si svolge

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE CONSULTO DIAGNOSI MEDICO DI BASE FAMIGLIA ANAMNESI OPZIONI TERAPIE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO PARERE IDEA RICHIESTA ESAME LABORATORIO ISTOLOGICO TUMORE CANCROL’ecografia della mammella è una modalità diagnostica basata sugli ultrasuoni, pertanto biologicamente innocua tanto che – nella maggioranza dei casi – viene usata anche durante la gravidanza, in grado di produrre immagini delle componenti anatomiche e strutturali del seno ma anche della sottostante parete toracica e delle stazioni linfonodali satelliti. Durante l’esame ecografico il medico può utilizzare la metodica Doppler per valutare l’eventuale presenza o assenza di flusso di sangue in un nodulo mammario.

Leggi anche: Differenza tra ecografia e mammografia nella diagnosi di tumore al seno

A cosa serve?

L’ecografia del seno è in grado di determinare se un’alterazione è solida (può trattarsi di un nodulo o pseudonodulo benigno o di tessuto tumorale) o liquida (cisti benigna) o ancora se ha struttura mista, in parte solida e in parte liquida. Gli ultrasuoni possono valutare anche altre caratteristiche strutturali di un tessuto alterato. L’indagine ecografica rappresenta un metodica di prima scelta anche per la rivalutazione delle dimensioni di un tumore dopo chemioterapia neoadiuvante e per valutare l’evoluzione di una flogosi o di un’alterazione post-traumatica.

Vedi anche: foto della sonda ecografica che passa sulla mammella

Come si svolge l’esame?

Durante l’ecografia al seno il medico muove la sonda sulla cute della paziente per esaminare i tessuti sottostanti, soffermandosi su alcuni punti che possono essere “sospetti”. Gli impulsi sonori diretti all’interno del corpo incontrano innumerevoli interfacce tessutali che li riflettono generando degli echi. Questi ultimi dopo essere tornati alla sonda vengono convertiti in impulsi elettrici e digitalizzati per essere elaborati dal computer contenuto nell’apparecchiatura. Gli impulsi elettrici elaborati restituiscono l’immagine sullo schermo. L’esame ecografico della mammella è di solito completato da una accurata anamnesi e dalla palpazione della mammella.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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