I 10 motivi per smettere di fumare se vai in palestra o fai sport

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 MOTIVI SMETTERE FUMARE PALESTRA PESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneChiunque dovrebbe smettere di fumare, e non domani o tra un mese: dovrebbe smettere ORA, anche solo per vivere mediamente 11 anni in più o per risparmiare centinaia di migliaia di euro! Ma c’è una categoria in particolare che – per filosofia di vita – dovrebbe smettere ancora più delle altre e sono i frequentatori di palestra (e gli sportivi in genere). La cosa paradossale è che molti miei amici fumatori sono convinti che l’attività fisica costante possa adeguatamente controbilanciare i danni dal fumo, che suona più come una scusa che come una reale convinzione e lo dico con assoluta certezza visto che anche io sono stato un fumatore per ben 15 anni e quante sigarette ho fumato uscito dalla palestra convinto che l’allenamento costante mi desse una specie di “bonus salute” da spendere in nicotina. È vero l’esatto contrario: i fumatori sono penalizzati in partenza perché il monossido di carbonio (CO: prodotto della combustione come il gas di scarico delle automobili) riduce l’ossigenazione del sangue, provoca un incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e riduce la capacità respiratoria complessiva. Nessuno di questi fattori viene neanche lontanamente controbilanciato dal “bonus salute” fornito dall’attività sportiva.

L’unica cosa al mondo che può davvero bilanciare i disastrosi effetti nocivi del fumare è… smettere di fumare!

“Io fumo, ma mi sento bene!”

Classica frase che io stesso dicevo quando fumavo. Anche se il fumatore si sente perfettamente in forma, in realtà la sua efficienza è decisamente ridotta senza che se ne renda conto, come avere una Ferrari ed andare a 90 km/h anziché a 160 km/h: a 90 km/h hai comunque la sensazione di andare forte, ma senza il limitatore (cioè le sigarette) potresti andare a quasi il doppio della velocità. Il risultato di dipendere dalla nicotina è che un atleta fumatore, rispetto ad un atleta di pari grado (sesso, età, genetica, allenamento, alimentazione…) ma non fumatore:

  • ha performance minori;
  • ha minor accrescimento muscolare;
  • ha minor resistenza;
  • ha minore potenza;
  • ha bisogno di tempi di recupero più lunghi.

“Io fumo e non ho problemi a spingere in palestra”

Frase che mi sento dire da tutti i fumatori che frequentano la mia palestra e che io stesso ripetevo a me stesso quando a 20 anni squattavo mille chili dopo aver fumato. Facciamo chiarezza: tutto quello che ho prima detto non significa ovviamente che un atleta fumatore non possa raggiungere alte vette di performance, significa invece che, se smettesse di fumare, riuscirebbe ad avere delle performance decisamente migliori a parità di allenamento e questo è un fatto scientifico e non una mia opinione, confermato da spirometrie ed altre indagini mediche. Qualsiasi sia il vostro livello, riuscireste ad avere un livello migliore semplicemente buttando il pacchetto di sigarette che avete davanti. In parole ancora più semplici: se fumate e “spingete 100”, smettendo di fumare potreste “spingere 150 o ancora di più”.

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“Una volta ho smesso di fumare per tre mesi e non ho sentito differenze”

Altra scusa sentita mille volte, avendo fumato per quindici anni le conosco tutte queste frasi perché le dicevo anche io mentendo a me stesso. A questa affermazione rispondo che ovviamente, dopo aver smesso di fumare, le performance non diventano più elevate all’improvviso (specie se si è fumato per anni e non si è più giovanissimi), ma in maniera lenta e graduale e solo se si smette definitivamente di fumare e si persevera nell’astinenza per un periodo abbastanza lungo per permettere al proprio fisico di riprendersi dalla tossicodipendenza a cui è stato esposto. Anche se i miglioramenti, seppur piccoli, sono già visibili dopo pochi giorni dopo aver smesso, io stesso ho iniziato a notare performance macroscopicamente migliori solo da relativamente poco tempo, ed ho smesso da ben 4 anni! Purtroppo il fumo lascia dei danni che il corpo impiega moltissimo tempo a riparare: lo sapete che dopo che si è smesso di fumare passano 10 anni prima che il rischio di sviluppare un tumore torni ad essere accostabile a chi non ha mai fumato? Questo perché un fisico “cronicamente intossicato” ha bisogno di molto tempo per tornare ad essere efficiente ed in salute come un fisico di un non fumatore ed anzi, per certi versi, non tornerà mai del tutto ad essere equiparabile ad una persona che non abbia mai fumato in vita sua: un “ex fumatore” ha mediamente performance minori di un “mai fumatore”, a parità di condizioni.

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“Sono giovane e fumo poco”

Se siete giovani e fumate poche sigarette, potreste effettivamente risentire in maniera minore della cattiva influenza del fumo. La performance sportiva peggiora in maniera esponenziale all’aumentare delle sigarette ed andando avanti con gli anni: maggiore è il numero di sigarette fumate e maggiore sarà la distanza tra la sua performance e quella di un fumatore di pari grado a partire dai 25 anni in poi; tale distanza aumenterà inoltre in modo esponenziale all’aumentare degli anni. In parole semplici: se iniziate a fumare a 20 anni il fumo rappresenta un handicap lieve per le vostre performance, se iniziate a fumare a 40 anni il fumo rappresenta un handicap più importante. Se poi iniziate a fumare a 20 anni e continuate per altri 20, il fumo a 40 anni rappresenterà un handicap ancora più importante, visto che i danni si accumulano e si sommano anno dopo anno. Il fatto che fumare a 20 anni impatti meno sulla performance, non deve essere però l’ennesima scusa: se fumate poche sigarette dovreste sapere che il fumo non è né una cattiva abitudine, né un vizio ma è una vera tossicodipendenza, farmacologicamente simile a quella di un eroinomane o un cocainomane e quindi come tale tende a far aumentare la dose di sostanza anelata dall’organismo: ciò significa che probabilmente tenderete a fumare sempre più sigarette negli anni. Infine se siete giovani e fumatori, tenete a mente che le vostre performance sportive (e la salute) di quando avrete 40 o 60 anni, sono influenzate da quello che state facendo ora che ne avete 15 o 20, anche se smettete di fumare a 30. Ne vale davvero la pena?

I 10 motivi per smettere

Tutti dovrebbero smettere di fumare, sportivi o non sportivi. Ma per voi che fate sport ed amate la ghisa ci sono 10 motivi “speciali” per farvi spegnere l’ultima sigaretta:

1) I fumatori hanno livelli più bassi di testosterone e più alti di estrogeno rispetto ai non fumatori.

2) La capacità polmonare ridotta può indurre ad un più piccolo volume di ossigeno di raggiungere gli alveoli, con conseguente scambio alterato di gas e meno ossigeno nel corpo.

3) Il monossido di carbonio introdotto tramite il fumo di sigaretta,  sottrae ossigeno al sangue, inducendo effetti negativi sui tessuti. Una volta inalato, infatti, si combina, a livello alveolare, con grandi quantità di emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno, riducendo l’ossigeno disponibile. Quest’ultimo è invece importante al muscolo per funzionare correttamente: il risultato è una diminuzione nella forza muscolare, specie negli esercizi di resistenza.

4) Il cuore di un fumatore deve pompare mediamente di più per fornire l’ossigeno necessario, rispetto ad un fumatore di pari forma. Ciò determina maggiore affaticamento nel fumatore. La nicotina stessa tende inoltre ad aumentare la frequenza cardiaca che è il contrario di quello che dovrebbe essere uno degli obiettivi di uno sportivo.

5) Sfruttando meno il metabolismo aerobico si deve ricorrere a quello anaerobico: da qui una precoce formazione dell’acido lattico con precoce e maggiore spossatezza. Il senso di affaticamento prodotto dal fumo di sigaretta, può portare a non riuscire a rispettare una routine di allenamento regolare e costante.

6) Gli effetti sulla prestazione sportiva del fumo sono stati calcolati da uno studio pubblicato nel 1988 da Preventive Medicine. Gli scienziati non ebbero dubbi: la resistenza alla corsa, ad esempio, è notevolmente inferiore nei fumatori rispetto ai non fumatori (per ogni sigaretta fumata il tempo per completare la corsa aumenta di 40 secondi, fumare 20 sigarette ogni giorno rende gli atleti più vecchi di 12 anni quanto a capacità atletiche). In altre parole, chi ha 30 anni e fuma, corre come una persona che ne ha 42.

7) Fumare nel lungo periodo aumenta il rischio di infortuni ed aumenta il tempo di guarigione delle ferite: i fumatori con fratture della tibia, ad esempio, hanno bisogno di 4 settimane in più rispetto ai non fumatori per guarire ed hanno un maggior rischio di mancata guarigione completa.

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Fumi subito dopo l’allenamento?

Fumare subito dopo l’allenamento è ancora più nocivo, perché:

1) Il fumo restringe i passaggi di aria nei polmoni e rende più difficile respirare. Dopo l’esercizio fisico, il corpo richiede più ossigeno possibile per recuperare e ricostruire i muscoli, ma il fumo compromette questo normale processo.

2) Fumare dopo lo sport aumenta i livelli di monossido di carbonio nel flusso sanguigno, e ciò può avere effetti negativi sulla funzione del cervello, privandolo dell’ossigeno necessario. Dopo l’allenamento, ci si sente esausti e disorientati, ed il fumo aumenta il rischio di avere vertigini e altri effetti indesiderati.

3) Dopo l’allenamento la frequenza cardiaca ha bisogno di ristabilirsi a livelli normali, se si fuma la nicotina agisce da stimolante e la frequenza cardiaca aumenta, invece di diminuire.

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I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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La zona dove compare l’acne, rivela i tuoi problemi fisici e psicologici

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’acne affligge tipicamente gli adolescenti, tuttavia può manifestarsi in qualsiasi periodo della vita ed in un punto qualsiasi del nostro corpo. L’acne può avere moltissime cause, ma la posizione in cui si manifesta può, a volte, indicare una specifica causa.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (2).jpg

Per esempio, l’acne che si manifesta sulla mandibola, nella zona tra il mento e le orecchie, suggerisce una causa di tipo ormonale o ghiandolare, o anche essere collegata ad una alimentazione sbagliata, sbilanciata su grassi e zuccheri.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (3).jpgL’acne sulle spalle o al collo tende spesso ad essere causata da alterazioni ormonali o da forte stress e tende a peggiorare quando si è in ansia.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (4).jpg

La manifestazione a livello della schiena può indicare una disfunzione a livello del sistema nervoso o dell’apparato digerente.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (5).jpgL’acne sul petto e sul seno viene ad essere spesso provocato da una alimentazione sbagliata, da stress o da problemi a livello dell’apparato digerente.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (6).jpgL’acne sui gomiti o sulle braccia potrebbe indicare una carenza di vitamine o essere sintomo di una cattiva circolazione locale del sangue.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (7).jpgL’acne sulla pancia tende ad indicare alterato livello glicemico, spesso ipoglicemia.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZONA COMPARE ACNE RIVELA PROBLEMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene (8).jpgL’acne sui glutei o sulle zone intime può indicare una scarsa igiene, alterazioni a livello dell’apparato digerente, indumenti troppo stretti. L’acne sull’interno coscia e sulle gambe può essere determinato da allergie.

Ovviamente queste sono tutte indicazioni generali: ogni singolo caso deve essere studiato dal vivo dal medico ed ha cause assolutamente soggettive.

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Medico Chirurgo

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Distribuzione del grasso nell’uomo e nella donna: androide, ginoide e di tipo misto

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DISTRIBUZIONE CORPO OBESITA MASCHILE FEMMINILE ANDROIDE GINOIDE MISTA VISCERALE SOTTOCUTANEA ADDOME GLUTEI SOVRAPPESO ADIPE DIFFERENZEIl prof. Jean Vague, docente all’Università di Marsiglia, nei primi anni ’50 del secolo scorso, studiando la distribuzione del tessuto adiposo, introdusse la distinzione tra obesità androide ed obesità ginoide, osservando che alla prima si associava un maggior rischio di ipercolesterolemia, iperuricemia, ipertensione e ridotta tolleranza ai carboidrati, ed era quindi più pericolosa di quella ginoide. Oltre che dal punto di vista quantitativo (eccesso di massa grassa) le obesità vanno dunque indagate anche sotto l’aspetto qualitativo. Già in condizioni fisiologiche e di peso corporeo normale, maschio e femmina nella maggioranza dei casi si distinguono per una diversa distribuzione della massa adiposa: le forme corporee sono infatti legate al rapporto tra ormoni sessuali maschili (androgeni) e femminili (estrogeni), che porta appunto l’adipe a distribuirsi in modo leggermente diverso. Tale fenomeno diventa evidente nel periodo postmenopausale, nel quale, a causa del calo dei livelli estrogenici, si assiste ad una redistribuzione del grasso corporeo. In condizioni patologiche e di forte sovrappeso od obesità, tali differenze possono acuirsi e diventare molto visibili, dando luogo a tre principali tipi di fenotipo: obesità androide, obesità ginoide e obesità mista.

Obesità androide

L’obesità androide, detta anche “obesità centrale”, “obesità viscerale”, “obesità tronculare” od “obesità a mela”, è un fenotipo di distribuzione dell’adipe tipicamente (ma non esclusivamente) maschile, che si associa ad una maggiore distribuzione di tessuto adiposo nella regione addominale, toracica, dorsale e cerviconucale. L’obesità androide viene detta anche “viscerale” perché si associa ad un’elevata deposizione di adipe in sede intraviscerale (addominale o interna).

Obesità ginoide

L’obesità ginoide, detta anche “obesità periferica“, “obesità sottocutanea” od “obesità a pera“, è un fenotipo di distribuzione adiposa tipicamente (ma non esclusivamente) femminile, che si caratterizza per una distribuzione delle masse adipose nella metà inferiore dell’addome, nelle regioni glutee ed in quelle femorali. L’obesità ginoide viene anche detta “sottocutanea” perché il grasso è presente soprattutto nel compartimento sottocutaneo, con conseguente elevato rapporto tra grasso superficiale e profondo.

Obesità mista

L’obesità mista, detta anche “obesità di tipo misto“, “obesità di tipo intermedio” od “obesità intermedia”, è un fenotipo di distribuzione adiposa, che si caratterizza per una distribuzione omogenea delle masse adipose in tutte le parti del corpo, rappresentando quindi una “unione” tra l’obesità androide e quella ginoide. E’ meno diffusa rispetto alle altre due forme di obesità.

Distribuzione del grasso e sesso

Il termine “androide” deriva dal greco ἀνδρός (andrós), che significa “uomo”, mentre “ginoide” deriva dal greco γυνή (guné), che significa “donna”. Ciò potrebbe far pensare che l’obesità androide sia possibile solo nei maschi, mentre quella ginoide si verifichi esclusivamente nelle femmine: ciò è sbagliato. L’obesità androide, pur essendo più frequente negli uomini, può essere riscontrata anche nelle donne, mentre quella ginoide, pur più frequente nelle donne, può comparire anche negli uomini.

Qual è l’obesità più pericolosa?

Il lettore più attento dovrebbe avere già la risposta, almeno se ha letto l’introduzione di questo articolo. Tra quella androide e quella ginoide, l’obesità più pericolosa, per quanto riguarda le complicanze cardiovascolari e metaboliche, è quella androide, sia che si instauri nell’uomo sia che compaia nella donna. Questo ovviamente non significa che l’obesità ginoide sia salutare: ricordo infatti che l’obesità – in qualsiasi sua forma e soprattutto se di grado elevato – non è solo un fattore di rischio per numerose malattie, come quelle cardiovascolari ed il diabete, ma è anche essa stessa considerata dall’OMS una malattia.

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I 5 falsi miti sull’allenamento in palestra

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 5 FALSI MITI ALLENAMENTO IN PALESTRA ERRORI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Ano Pene.jpgAlcuni miti sono duri a morire, specialmente quelli che si tramandano da generazioni; ecco oggi una lista dei cinque più diffusi falsi miti sull’allenamento. Ovviamente sono errori e dubbi in cui un assiduo frequentatore di palestre non cadrebbe mai… ma sono molto diffusi invece tra i meno esperti.

1) Fare gli addominali ALTI e BASSI

Quanti di noi nel corso dell’allenamento distinguono gli esercizi per gli addominali bassi da quelli per gli addominali alti? Direi quasi tutti. Mi dispiace dirlo, ma gli “addominali bassi” non esistono! Infatti l’addome, nella sua parte centrale, è totalmente formato dal muscolo retto addominale. Nel corso dei piegamenti, quindi, l’intero muscolo viene sollecitato all’unisono. Una piccola differenza, invece, può esser fatta tra la parte destra e sinistra del retto addominale dato che il muscolo è separato nel suo mezzo dalla linea alba che consente di tendere le due porzioni del muscolo in modo indipendente, ma non del tutto! Rimane comunque di uso comune l’utilizzo della terminologia “addominali alti” ed “addominali bassi”, tanto che io stesso ho scritto un articolo chiamato: Come fare gli addominali alti, bassi e laterali (obliqui), consigli per livello base ed avanzato, come evitare i dieci errori più comuni [VIDEO]

2) Fare un solo allenamento lunghissimo a settimana

Un unico allenamento settimanale che duri magari varie ore, non serve praticamente a nulla, anzi può essere addirittura controproducente. Decisamente meglio invece fare 3-4 sedute di allenamento da circa 45 minuti in una settimana: trarrete giovamento sia per la vostra salute che per la vostra linea. Saranno infatti bruciate molte più calorie, avrete donato ai vostri muscoli una tonicità maggiore ed anche il vostro sistema cardiovascolare avrà una carica positiva.

Leggi anche: Sempre stanco dopo la palestra? E’ la Sindrome da sovrallenamento. Ecco gli errori ed i rimedi

3) Il dolore che proviamo il giorno dopo un allenamento è causato dall’acido lattico

Siamo chiari: l’acido lattico esiste, ma non è quella sostanza che fa sentire quel fastidiosissimo dolore il giorno dopo un duro allenamento. Infatti l’acido lattico è un metabolita che assicura energia al vostro muscolo quando siete sotto uno sforzo prolungato nel tempo. Questo sforzo, però, causa delle micro lacerazioni ai muscoli sollecitati. L’indebolimento muscolare ad insorgenza ritardata (DOMS), quindi, è causato da questi traumi muscolari che, come ogni cosa rotta, causa una forte sensazione di dolore. Ancor più sbagliato, poi, è provare a “smaltire l’acido lattico” con altra attività fisica intensa. Infatti una moderata attività fisica permetterà alle microlesioni di risanarsi con un’adeguata elasticità. L’esercizio intenso, invece, non farà altro che aggravare queste lesioni ed allungare i tempi di recupero.

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4) Più sudo e più dimagrisco

Sudare non è assolutamente un sinonimo della parola dimagrire. In realtà spesso chi suda tanto dimagrisce meno! Questa affermazione vi sembrerà una pazzia, ma non è così. La sudorazione è un meccanismo fisiologico che ha la finalità di abbassare o evitare di fa alzare troppo la temperatura del nostro corpo. Quando nel corso di un allenamento si suda tanto, la temperatura del corpo sta salendo molto. Questo porterà ad effettuare una seduta di allenamento molto breve poiché l’alta temperatura presuppone un forte sforzo. Se invece riuscissimo ad effettuare un allenamento non molto stressante, la temperatura del nostro corpo non salirebbe troppo e noi riusciremmo a fare un allenamento più duraturo e quindi con un dispendio maggiore di calorie.

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5) Se faccio attività fisica e non dimagrisco il mio allenamento è sbagliato

Dimagrire significa perdere massa grassa, non perder peso. Così può capitare che dopo una settimana di duro allenamento e di dieta ferrea la nostra bilancia mostri sempre lo stesso peso. Questo non significa che “ho problemi di metabolismo!”. Molto semplicemente, invece, la massa grassa persa è stata sostituita da uno stesso peso di massa magra. I vostri muscoli saranno più scolpiti, la vostra pancia sarà più piatta ma la vostra bilancia sarà bugiarda. Infatti sarete dimagriti, ma non avrete perso peso. Quindi se volete esser certi di star perdendo massa grassa, basta effettuare con regolarità un bioimpedenziometria, che vi dirà esattamente la percentuale di massa grassa, massa magra e acqua presente nel vostro organismo.

Leggi anche: Vuoi aumentare i tuoi muscoli? il vero allenamento comincia a tavola!

Con queste nozioni potete riprendere il vostro allenamento con molta più consapevolezza. Buon lavoro!

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Ma il vero amore è per sempre

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CASE BRUCIANO MUOIONO VERO AMORE PER SEMPRE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano.jpgLe case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre

Dal film “Il corvo – The Crow

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Le 20 droghe più potenti e pericolose al mondo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LE DROGHE PIU POTENTI PERICOLOSE MONDO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.gifDanno alla salute, livello di dipendenza e danno sociale. E’ questa la triade su cui si basa la classifica delle 20 droghe più pericolose al mondo emersa da uno studio condotto dal prof. David Nutt dell’università di Bristol e pubblicata sulla prestigiosa rivista “The Lancet”. Il risultato, ottenuto mediante un’inchiesta tra intervistati qualificati, stravolge decisamente le graduatorie governative delle sostanze più pericolose e proibite.

In 18° posizione troviamo la droga da discoteca per antonomasia: l’MDMA meglio conosciuta come ecstasy. Caratterizzata da un elevata psicotossicità, presenta forti analogie con la mescalina ed i suoi precursori sono sostanze presenti in piccole quantità nelle myristicacae (come la noce moscata ad esempio). L’MDMA agisce aumentando il rilascio di serotonina e induce distorsioni percettive con euforia, affabilità, caduta delle barriere inibitorie e aumento della libido, riduzione dell’ansia e della paura. C’è da dire che molti degli effetti della molecola sono strettamente connessi al setting e alle condizioni psicologiche dell’individuo che l’assume. L’azione di attivazione del sistema simpatico spiega gli effetti collaterali e breve termine quali la tachicardia,la secchezza della fauci, la sudorazione, i crampi addominali, la nausea e il vomito. L’ abuso cronico di ecstasy ha conseguenze molto pericolose e includono la comparsa di uno  stato d’ansia, attacchi di panico, turbe della memoria, irritabilità e fenomeni di flashback.

Posizione 17 per il GHB anche noto come “droga dello stupro” che negli anni novanta ha creato non poche rogne alle autorità statunitensi. Il γ-idrossibutirrato viene utilizzato in Italia a bassi dosaggi come presidio per il trattamento dell’alcolismo ma il suo impiego come sostanza d’ abuso è da ricollegare agli effetti psicostimolanti che determinano uno stato di euforia , aumento della sensazione tattile e del desiderio sessuale. I postumi saranno simili a quelli di una sbronza e sebbene i decessi conseguenti all’assunzione di questa sostanza siano molto rari, dosi elevate di questa sostanza possono causare vomito, nausea, sonnolenza, vertigini, disturbi respiratori, convulsioni e coma. Il GHB preso regolarmente induce dipendenza fisica e in alcuni casi psicologica.

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Il tetracannabinolo si colloca in posizione 11, due posti dietro il tabacco. Gli effetti della cannabis  sono molteplici: da uno stato euforico sognante, con senso di distacco dalla realtà, a una sensazione di coscienza doppia, da un aumento della capacità introspettiva a una sensazione di rallentamento della dimensione temporale. L’assunzione cronica  può indurre l’insorgenza di psicosi, difficoltà nell’articolare un discorso, disattenzione e soprattutto uno stato di demotivazione nel corso del quale si è portati ad anteporre la ricerca di una nuova dose a tutte le attività cardine della vita quotidiana incluso la propria igiene e l’interesse per il proprio aspetto fisico.

Posto numero 8, un attimo prima del tabacco delle sigarette, per l’anfetamina, che è un farmaco con proprietà anoressizzanti e psicostimolanti. Nel suo uso illegale la forma più diffusa oggi è lo speed (dall’inglese “velocità”). Lo speed può essere formato da anfetamine, sostanze metanfetaminiche, anfetamino-simili come l’efedrina. Il suo colore varia dal bianco, al giallo, al rosa, al marrone chiaro e dipende soprattutto dalle impurità contenute nei solventi usati nel processo chimico di realizzazione della sostanza. L’abuso dell’amfetamina causa una grave dipendenza fisica e psicologica, provoca inoltre un esaurimento fisico e malnutrizione/denutrizione estrema fino alla cachessia e alla morte.

Alla posizione numero 6, sorprendentemente alle spalle dell’alcool che detiene il 5 posto, troviamo la chetamina, anestetico generale che agisce sulla trasmissione glutammatergica e sul sistema simpatico, il cui impiego  in medicina è stato notevolmente ridimensionato. La chetamina ha  effetti molto caratteristici che la differenziano dagli altri anestetici e ne giustificano l’impiego come sostanza d’abuso. Conosciuta anche come special K o superacido, rientra nelle così dette “club drugs” per la sua capacita di indurre una condizione di delirio con alterata percezione della realtà, esperienze extracorporee ed allucinazioni.  Gli effetti si esauriscono nel giro di circa mezz’ora tuttavia gliutilizzatori cronici di chetamina manifestano una forma di dipendenza simile a quella da cocaina e pare che l’abuso di questa sostanza possa avere un ruolo rilevante nello sviluppo della schizofrenia.

Ed al primo posto della classifica, cosa troviamo? A detenere il primato in questa non certo onorevole classifica è l’eroina. Si tratta di un oppiaceo ottenuto dalla morfina e la cui azione è riconducibile a una riduzione dell’eccitabilità neuronale e della liberazione dei neurotrasmettitori. Gli effetti dell’eroina comprendono un senso di benessere e di pace accompagnato da un distacco dagli stress fisici e psichici; in molti si sono spinti a definire le sensazioni indotte dalla sostanza, simili a un orgasmo. Decisamente meno piacevoli le conseguenze sul sistema cardiovascolare con bradicardia e ipotensione, sulla cute con rush e prurito e sull’apparato respiratorio con importante depressione  e broncospasmo. Il tutto si esaurisce nel giro di 4-6 ore in caso di iniezione, mentre dura un po’ meno se la droga viene fumata o sniffata. Le crisi d’ astinenza da eroina compaiono dopo appena 6-8 ore dall’ultima assunzione e comprendono tremore, febbre, ansia, crampi addominali, vomito, sudorazione intensa inducendo il soggetto alla disperata ricerca di una nuova dose.

Non inserita nella classifica del prof. Nutt una nuova sostanza che si sta diffondendo ultimamente tra le nuove generazioni: si chiama Krokodil e viene dalle fredde terre della Russia ma si sta pericolosamente diffondendo in Europa occidentale. La scelta del nome è dovuta a uno degli effetti collaterali di questa droga che consiste nella comparsa sulla pelle di vaste macchie verdastri e squamose. Anche le autorità italiane sono allertate da questa nuova droga killer che è un surrogato fatto in casa dell’eroina con effetti, incredibile a dirsi, ancora più devastanti.

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Fasi del desiderio sessuale: qual è la migliore età per il sesso?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Cavitazione Dieta Peso Dimagrire Dietologo Nutrizionista Cellulite Cibo Psicologo Pene Studio Cuore Sex Amore Sessuologo Sesso ATTIVITA SESSUALE BELLEZZA PELLE RUGHEE’ sorprendente come nulla muti in fatto di sesso col passare degli anni. Almeno nella mente! Perché a 14 come a 80 anni uomini e donne sono sempre sessualmente attivi nella stessa misura. Certo il fisico non sempre aiuta, i problemi, la salute, l’intesa col partner sono fattori che influenzano l’erotismo, ma l’età avanzata, da sola, non influisce sulla libido. A 40 anni, soprattutto per le donne, si raggiungono i risultati più alti nella soddisfazione erotica, sia dal punto di vista qualitativo che da quello dell’intensità e della pratica di nuove fantasie.

Sono gli studiosi che lo dicono. l’Università del Texas con David Buss e i suoi colleghi hanno sottolineato come a 40 anni siano presenti fattori determinanti per l’amplificazione del piacere erotico : la maggiore consapevolezza del proprio e dell’altrui corpo e una maggiore disinibizione rispetto agli individui di 20 o 30 anni. Ma anche dopo i 40 anni il sesso è ugualmente appagante. Anzi, la sessualità matura, più mentale ed intensa, predilige i preliminari, si basa sull’intesa reciproca ed avvicina i partner. Dai 70 anni in poi, il sesso non sparisce dai pensieri degli individui. Con un’unica differenza, la donna, rispetto all’uomo, vive di più, ma pare che sessualmente si spenga prima di lui.

Alcuni studiosi dell’ Università di Chicago hanno pubblicato una ricerca in tal senso sul British Medical Journal. Non ditelo però a Jane Fonda che a 73 anni dichiara con orgoglio di avere una vita sessuale attiva e soddisfacente! Del resto la stessa Stacy Tessler Lindau, autrice della ricerca, ha constatato che il sesso è considerevolmente presente in tarda età negli uomini come nelle donne, ma solo se c’è la salute, una buona intesa col partner e l’assenza di problemi. E’ vero che ormai l’età media ha raggiunto i cento anni, di conseguenza non stupirà che una settantenne qualunque,oggi, abbia una vita sessualmente attiva, esca la sera e riesca anche a cambiare partner, pur senza essere Jane Fonda.

Effettivamente un’indagine del Censis ha rilevato che il 70% degli anziani tra i 61 e i 70 anni, uomini e donne, fanno regolarmente sesso e fra i 71 e gli 80 anni la percentuale si abbassa solo al 40%. In più chi pratica sesso a tutte le età gode di buona salute. Forse perchè il sesso influenza la salute o forse perché la salute stimola il sesso. Di certo le due cose vanno a braccetto. Secondo il Journal of the American Geriatric Society, comunque, chi pratica il sesso invecchia meglio. Tutto sta nel possedere la voglia di trarre sempre piacere dall’eros. Quella sì che è sempreverde, ma se non la si aveva a 20 anni è molto difficile che spunti in tarda età.

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Casa Iride: viaggio nella clinica delle vite sospese tra carezze e speranze di risveglio

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CASA IRIDE CLINICA VITE SOSPESE RISVEGL  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgC’è un luogo a Roma, dove ci si prende cura delle vite spezzate. Si chiama Casa Iride. Un posto dove le esistenze stanno sospese tra il cielo e la terra, incapaci di esserci e incapaci di andarsene, come Alessandra, che ha poco più di 40 anni e faceva la barista. Nelle foto che la sua mamma ha appeso al muro della stanza sul parco, sembra una concorrente di miss Universo. E’ mora, luminosa e ha gli occhi che dicono: guardami. Anche sua figlia era molto fiera di lei. Poi Alessandra ha sbandato con la macchina sulla strada ghiacciata ed è andata a sbattere contro un albero. Il suo corpo l’hanno tirato fuori dalle lamiere, ma un pezzo di lei si è perso da qualche parte che nessuno sa dove sia. Ecco. Le vite spezzate sono queste. Uomini e donne ridotte allo stato vegetativo a causa di gravi lesioni cerebrali, incastrate in un limbo irreale destinato a durare per un tempo infinito che nessun medico è in grado di pronosticare. Eluana Englaro è stata la più famosa di tutti. Poi è arrivato il silenzio. Come se il problema non esistesse più. Invece esiste ancora. Ed è enorme.  Ogni quindici secondi una persona subisce un trauma cranico. E ogni cinque minuti una di queste persone muore o diventa invalida, trascinando nell’invalidità tutta la famiglia.

Come ci si prende cura delle vite spezzate? A Casa Iride, struttura pubblica unica in Italia, una risposta ce l’hanno. Ci si arriva guidando verso Cinecittà e poi girando in via di Torre Spaccata. La si riconosce perché è incastrata nel verde e perché la struttura, in legno, sembra un quadro norvegese. Lì ci abitano due uomini e quattro donne prigionieri nell’acquario della loro mente, ma di fianco hanno i padri, le madri, i fratelli e le sorelle. «Casa Iride non è un ospedale, ma il posto dove queste persone abitano davvero. Hanno i loro spazi singoli, ma anche spazi condivisi, come la cucina o la palestra. I loro cari possono entrare e uscire quando vogliono, continuando a vivere un’esistenza accettabile. Siamo una grande famiglia». L’avvocato Francesco Napolitano, Claudio Taliento e la neurologa e psichiatra Maria Rachele Zylberman dell’Associazione Risveglio, si sono inventati questa formula che non esisteva poco meno di dieci anni fa. La Città Metropolitana di Roma ha messo a disposizione l’immobile, la Asl garantisce la parte infermieristico assistenziale e l’associazione Risveglio quella organizzativa. Ci sono infermieri, logopedisti, fisiatri, psicoterapeuti. E se uno degli inquilini ha un problema specifico – un’infezione, per esempio – viene portato all’ospedale, curato, e riportato a casa.

Le famiglie non sono più prigioniere e le spese si dimezzano. Patrick, che ha quasi 30 anni ed è arrivato qui quando ne aveva 29, è rimasto incastrato nel limbo per colpa di un incidente in motorino mentre stava andando a giocare a pallone. C’è suo zio che si prende cura di lui, mentre Daniela è arrivata due settimane fa. Ha due figli e un marito che le sta di fianco da mattina a sera. Una famiglia classica straziata da un incidente d’auto. Raffaella invece ha avuto un’ipossia. Anche lei era molto bella. Ed è entrata nel limbo durante un intervento chirurgico. Una anestesia sbagliata. Gianfranco, che faceva il vigile invece è rimasto prigioniero di un versamento cerebrale. Suo fratello non lo molla un momento. Qual è il loro futuro? Difficile dirlo. Non reagisco agli stimoli vocali e neppure a quelli acustici. O almeno così sembra.

Ma gli scienziati americani dicono che: «the absence of evidence is not the evidence of absence». L’assenza dell’evidenza non è l’evidenza dell’assenza. E’ un labirinto complicato come nessun altro. «I circuiti del dolore sono attivi. Ma non è detto che queste persone ne abbiano coscienza», spiega la professoressa Zylberman. Ci provano ogni giorno ad aiutarli un po’. Ma nessuno sa fino a che punto serva. «E’ nostro dovere garantire loro assistenza e attenzione», dice l’avvocato Napolitano.  Per Alice, che con i suoi 21 anni a Casa Iride è la più giovane, qualche speranza di miglioramento c’è. Il suo non è uno stato vegetativo, ma uno stato di minima coscienza. No ha avuto un incidente. Le hanno fatto male. A botte. Una persona che doveva volerle bene, La sua mamma la imbocca fissandola con curiosità, come se volesse orientarsi nella folla di ombre che intasano la testa della figlia. Alice abbozza un sorriso. Forse. E la segue con lo sguardo. Ha piccole reazioni. Il papà le accarezza la testa. Dice: «la mia bambina», con una tenerezza che spacca il cuore. Sei ospiti, una sola esperienza in Italia (che funziona meravigliosamente). Non è un po’ poco? «Lo è. E noi spingiamo perché il modello di Casa Iride si allarghi. La buona notizia è che la Asl ci ha appena comunicato l’intenzione di esportare questa esperienza anche in altri distretti», dice Napolitano. «Le famiglie che passano da noi si sentono più leggere. Aiutarle è un dovere. Mia moglie è rimasta per sei anni in stato vegetativo.

E a me e a mio figlio il mondo è crollato addosso. Poi è stato un tumore a chiudere la sua vita, portandosi via anche un pezzo di me. Eppure ogni volta che una persona spicca il volo personalmente dico: forse è meglio così, lei e la sua famiglia hanno sopportato un peso enorme. Ecco, noi cerchiamo di farci carico di parte di quel peso», dice Claudio Taliento.  E’ mezzogiorno. La cucina è piena. E c’è davvero un’aria casalinga. La mamma di Alice si rimette a imboccare la figlia, continuando con questa forma di accudimento che si spinge fino alle soglie del mistero.